Introduzione al caffè filosofico del 6/10/2021 sul tema “io cosciente e inconscio: funzioni, interazioni, conflitti”

Come al solito cominciamo con qualche definizione dei termini che useremo in questo incontro, e in particolare con quello di “inconscio”.

Sigmund Freud considerava l’inconscio una parte della mente in cui si trovano i contenuti psichici rimossi (cioè negati e dimenticati) in quanto incompatibili con la morale o le esigenze della vita sociale. Questo è l’inconscio psicoanalitico tradizionale. Nelle neuroscienze e nella psicologia non psicoanalitica il concetto di inconscio ha un significato più esteso.

Wikipedia: Il termine inconscio indica genericamente tutte le attività mentali che non sono presenti nella coscienza di un individuo. In senso più specifico, rappresenta quella dimensione psichica contenente pensieri, emozioni, istinti, rappresentazioni, modelli comportamentali, spesso alla base dell’agire umano, ma di cui il soggetto non è consapevole.

Per Tiziano Possamai (Inconscio e ripetizione) l’inconscio, è diverso da quello psicoanalitico tradizionale. Ne fanno parte tutti gli automatismi (motori, cognitivi, emotivi) interiorizzati dal soggetto durante la sua formazione e il suo sviluppo grazie alla ripetizione, volontaria o involontaria, di determinate esperienze e situazioni. Questa concezione dell’inconscio è oggi prevalente presso i neuroscienziati, i quali non riconosco l’inconscio freudiano come verità scientifica.

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Il tema di oggi si collega con quello dell’incontro precedente (libero arbitrio: realtà o illusione?), in quanto la risposta alla domanda sull’esistenza del libero arbitrio dipende molto dalla nozione di inconscio, vale a dire dipende da quanto le scelte di un essere umano sono effettuate dal suo inconscio, anche se il soggetto si illude di fare scelte volontarie e consapevoli. 

In tal senso, inconscio, come aggettivo, equivale a involontario, e inconscio come sostantivo, può essere definito come il luogo in cui, e il meccanismo da cui, viene deciso il comportamento del soggetto, al di fuori, o al di sotto, della coscienza. Io (come altri autori) preferisco usare il termine “io cosciente” piuttosto che coscienza, dato che quest’ultimo ha una connotazione morale molto limitativa. Definisco dunque “io cosciente” l’agente mentale che costituisce la parte consapevole e volontaria del governo della persona, in cooperazione o in conflitto con gli agenti mentali dell’inconscio.

Ciò di cui discuteremo stasera non dovrebbe limitarsi ad una definizione dei concetti di io cosciente e di inconscio, ma approfondire soprattutto tre aspetti fondamentali di essi: le loro funzioni vitali, le interazioni tra l’io cosciente e l’inconscio, e i possibili conflitti tra le motivazioni dell’io cosciente e quelle dell’inconscio.

Lascio a voi la parola, ricordandovi che chi pensa di non aver nulla da dire sul tema in discussione, può comunque fare domande agli altri. Infatti, a volte le domande sono più interessanti delle risposte.

2 commenti

  1. annalisa

    A volte le domande sono più interessanti delle risposte anche perché parlano di un’ apertura, almeno parziale da parte di chi fa la domanda, ad andare al di là di quel che sa o a riconoscere di non sapere, salvo poi che la domanda, e questo emerge anche dal modo in cui viene posta, non nasconda una ricerca di conferme a proprie idee o convinzioni da cui non si intende discostarsi o a volte non si riesce proprio a farlo perché ci sono delle spinte inconscie che abilmente ci determinano senza che ne abbiamo la minima consapevolezza. Idee, convinzioni che per questa via, a loro volta, nascondono dei bisogni inappagati o appagati solo in parte per di più attraverso l’ interiorizzazione di messaggi fuorvianti in ordine alle modalità per soddisfarli, che reclamano attenzione…
    Chi ha “concluso” la frase con i puntini sospensivi?
    Il mio inconscio o la mia parte conscia?
    Credo entrambi…
    Annalisa

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