Il benessere dipende dalla qualità delle interazioni.
Il male non esiste. Esistono azioni che causano dolori.
Il saggio vede il potenziale bene e male in ogni cosa e persona.
Gli stolti fanno del male inconsapevolmente, i saggi consapevolmente.
Nessuna cosa è buona sempre e dovunque, ma può esserlo in certe situazioni.
A mio parere, il bene e il male esistono solo nella mente degli esseri umani.
Tutto ciò che ci unisce è buono, non in sé, ma in quanto fattore di condivisione.
Certe persone vedono solo il male nel mondo, forse per sminuire quello che è in loro.
Ciò che conta è ciò che fa la differenza nel bene e nel male, nel piacere e nel dolore.
Grazie alle nuove tecnologie gli stupidi, i criminali e i dittatori possono fare molti più danni che in passato, a livello globale.
La questione non è se una certa cosa sia buona o cattiva, bella o brutta, vera o falsa, giusta o sbagliata, ma per chi e perché lo sia.
Ciò che mi piace in questo momento potrebbe annoiarmi o disturbarmi dopo qualche tempo. La ricerca di qualcosa che sia sempre buona è illusoria.
Essere amati da Dio è un'idea sciocca e ingenua, sia che Dio esista, sia che non esista. Uno che ti punisce se non credi in lui e se non lo ami, ti ama?
Sono certo che, se ogni umano avesse la possibilità materiale di distruggere ogni forma di vita sulla Terra, compreso se stesso, alcuni lo farebbero subito.
Colpevoli o innocenti, volontari o involontari, siamo comunque la causa dei mali della società, per tutto ciò che facciamo e ancor più per tutto ciò che non facciamo.
OK: due lettere per indicare il bene; KO: due lettere per indicare il male; OKKO quattro lettere per indicare la potenzialità di bene e male in ogni cosa. Ogni cosa è OKKO.
Dire che l'uomo è fondamentalmente buono è come dire che Dio ci ama. Beato chi ci crede. A mio avviso l'uomo è buono se gli conviene e finché gli conviene, o se crede che gli convenga.
Verità non coincide con bontà. Una verità è buona se ci aiuta a risovere i nostri problemi (specialmente per qunto riguarda i rapporti con gli altri), cattiva se è sfavorevole in tal senso.
Anche una cosa buona, alla lunga diventa cattiva. E' importante capire quando è opportuno smettere (temporaneamente o definitivamente) di usare ciò che è buono e cercare altri tipi di bontà.
A volte è bene fare del male a qualcuno, se non c'è altro mezzo per fermare il suo male. Non si può combattere il male col bene, ma solo con un male più grande. Questo è il male che il saggio fa consapevolmente.
Il bene è cooperazione e sincerità. Il male violenza e inganno. Tra il bene e il male c'è la competizione, che può essere buona o cattiva. Quella buona rispetta regole convenute, quella cattiva è sregolata.
Secondo me la filosofia, come le altre discipline umane e sociali, è divenuta autoreferenziale avendo perduto il riferimento al benessere psicofisico sostenibile dell'uomo, che dovrebbe essere il fine e la misura della buona filosofia.
Il bene e il male non esistono come entità a sé stanti. Ciò che esiste è il piacere e il dolore (fisici e mentali) e ciò che li può causare. Infatti gli umani chiamano "bene" ciò che causa loro piacere, e "male" ciò che causa loro dolore.
Consciamente o inconsciamente, l'uomo divide gli altri in amici e nemici, e desidera la distruzione dei propri nemici. Prima ancora, l'uomo, consciamente o inconsciamente, desidera essere amato da ogni altro, e classifica come nemici tutti coloro che non lo amano.
Che fare per risolvere i problemi della società? Studiare la natura umana, la quale è la causa prima di tutti i mali della società. Nonostante sia il tema più importante, esso è tra i meno studiati con un approccio scientifico a causa delle pressioni religiose e politiche.
Così ragiona l’inconscio:
- se il tuo bene comporta il mio male, o se il tuo male comporta il mio bene, allora voglio il tuo male;
- se il tuo male comporta il mio male, o se il tuo bene comporta il mio bene, allora voglio il tuo bene.
Il bene e il male non sono categorie assolute, ma relative ai rapporti interpersonali. Il bene è quando facciamo del bene a qualcuno, il male quando gli facciamo del male. Senza l'altro la morale non esiste. La morale è la qualità di ciò che facciamo e non facciamo agli altri, in termini di soddisfazione dei loro bisogni.
Esiste il male? Se rispondiamo "sì" e ci interessa combattere o evitare il male, allora dobbiamo cercare di capire dove esso si trovi, come si manifesti, cosa lo provochi e cosa possa vincerlo, e condividere i risultati delle nostre indagini con altre persone interessate a combatterlo o a evitarlo. Altrimenti ne saremo succubi e/o complici.
Le miserie della nostra società non sono il risultato della lotta tra il bene e il male (vinta dal male), ma di lotte tra stupidità e intelligenze, tra diverse stupidità, tra diverse intelligenze e tra diversi egoismi. In questo quadro si formano alleanze e cooperazioni a fini competitivi. Una cooperazione senza fini competitivi è rara e perciò nobile.
È difficile combattere il male se questo viene negato, occultato, mistificato, minimizzato, giustificato da noi stessi.
Si fa presto a dire "migliorare", ma rispetto a cosa? Cos'è il buono? Cos'è il bene al di fuori dei luoghi comuni e religiosi? Io credo che oggi si parli troppo poco e male dei bisogni umani, del piacere e del dolore (in tutte le loro forme), che secondo me sono la misura di ogni etica e pragmatica. Limitarsi a dire che si tratta di cose soggettive non ci aiuta, anzi ci fa smarrire, ci confonde.
Ogni umano dovrebbe sapere che per sopravvivere ha bisogno di altri umani, e che gli altri possono fargli del bene e/o del male.
Sulla base di tale realtà ogni umano adotta particolari strategie e tattiche, ovvero politiche, per ottenere dagli altri il bene ed evitare il male.
Inoltre ogni umano discrimina gli altri secondo la presunta probabilità di ottenere da essi il bene o il male e in quale misura.
Ogni essere umano, per ogni altro, è una possibile fonte di bene e male, cioè di piacere e dolore, gioia e sofferenza, premura e disturbo, cooperazione e competizione, favore e ostilità, ansia e sicurezza, stress e serenità, accoglienza ed esclusione, dominazione e sottomissione, protezione e violenza, verità e falsità, ecc.. L'arte di vivere consiste nel trovare il modo di ottenere dagli altri il massimo bene e il minimo male possibili.
Il male nella società è causato soprattutto dalla libertà e dalla competizione non limitate da leggi severe ed efficaci. Infatti, ciò che chiamiamo egoismo consiste essenzialmente nell'esercizio della libertà e della competizione senza freni morali. Di conseguenza, siccome l'uomo ha un bisogno innato di libertà e di competizione, Il bene nei rapporti sociali richiede un'accettabile limitazione della soddisfazione di tali bisogni. In altre parole, la vita sociale si basa su continui compromessi tra i bisogni sopra menzionati e le relative frustrazioni.
L'uomo può accusare, condannare e punire i suoi simili non solo per aver fatto una cosa ritenuta sconveniente, ma anche per non aver fatto una cosa ritenuta doverosa, o semplicemente per aver avuto pensieri o provato sentimenti ritenuti nocivi.
L'uomo è infatti al tempo stesso amico e nemico dell'uomo, il suo miglior amico e il suo peggior nemico.
Siamo animati dal bisogno e dal rigetto verso gli altri, ma non possiamo esprimere liberamente né il bisogno né il rigetto perché ogni cosa che facciamo e che non facciamo, che sentiamo e che non sentiamo può essere usata contro di noi.
Ogni umano può causare bene e male ad altri, dando o togliendo loro qualcosa.
L'arte di vivere, ovvero la saggezza, consiste nel comportarsi in modo tale da ottenere il massimo bene e il minimo male dagli altri, per quanto possibile data la propria costituzione, le proprie capacità e la propria situazione.
A tale scopo è importante la capacità di un umano di causare opportunamente il bene e il male ad altri, dando o togliendo loro qualcosa di buono o di cattivo, e la consapevolezza di tale capacità.
Al fine di una convivenza pacifica e produttiva, conviene tuttavia causare del male ad altri solo quando è strettamente necessario per favorire la giustizia, cioè l'equa ripartizione del bene.
Le persone infelici (ovvero normalmente insoddisfatte e perciò sofferenti) odiano e vorrebbero punire o distruggere coloro che ritengono (consciamente o inconsciamente) essere le cause delle loro insoddisfazioni e sofferenze.
Di conseguenza, per contrastare la distruttività umana, si pongono due problemi.
Il primo è quello dell'insoddisfazione dei bisogni propri e altrui, che dovremmo cercare di evitare attraverso una corretta conoscenza dei bisogni stessi e un'efficace politica di soddisfazione.
Il secondo è quello della corretta individuazione delle cause delle insoddisfazioni, in modo che la distruttività degli insoddisfatti non sia rivolta verso innocenti capri espiatori, ma verso le vere cause.
In ogni caso occorre tener presente che la felicità di un essere umano dipende soprattutto dalla qualità delle sue relazioni con gli altri.
Il male è, in concreto, il dolore che colpisce l'individuo, e il bene il piacere. Il dolore è il segnale della insoddisfazione di un bisogno, il piacere il segnale della soddisfazione.
Ognuno ha la possibilità di causare agli altri piacere e dolore (ovvero di soddisfare o frustrare i bisogni altrui) e ha bisogno degli altri, cioè della loro cooperazione, per evitare il dolore e ottenere piacere (ovvero per soddisfare i propri bisogni). Tuttavia la cooperazione può essere più o meno libera o forzata. Se un individuo non riesce ad ottenere spontaneamente la cooperazione altrui, può provare a chiederla negoziandola esplicitamente; se la negoziazione fallisce, può cercare di ottenerla con la forza.
Morale: per diminuire la violenza e il dolore nel mondo occorre essere tutti più sensibili ai bisogni altrui e all'altrui dolore, e cercare di negoziare pacificamente una cooperazione che consenta di soddisfare sia i bisogni propri che quelli altrui.
Ma purtroppo, di bisogni umani non si parla quasi mai.
Può capitare a tutti di fare del male e di provarne piacere, o di fare del male solo al fine di provare piacere. Lo stesso vale per il fare del bene. Chiediamoci allora perché fare del bene o del male può provocare piacere.
Suppongo che ciò sia dovuto al fatto che riuscire a fare del male o del bene a qualcuno è una manifestazione di potenza, ed è proprio la sensazione della propria potenza a dare piacere. Ciò potrebbe essere una diretta conseguenza del bisogno o desiderio di potenza che a mio parere è presente, più o meno, in ogni essere umano.
Ovviamente fare del male è un atto socialmente distruttivo, che può danneggiare anche chi lo compie, nel senso che può procurargli un dolore più grave del piacere ottenuto nel compiere il male stesso.
Conviene allora essere consapevoli del fatto che ognuno di noi è soggetto alla tentazione di fare del male per sentirsi potente e ottenere piacere. Solo grazie a tale consapevolezza possiamo resistere alla tentazione stessa, e cercare di ottenere piacere facendo piuttosto del bene a qualcuno.
Dagli altri dobbiamo aspettarci il bene e il male, secondo logiche consce e inconsce scritte nelle menti di ognuno, analogamente al software di un computer.
Tali logiche, che innescano sentimenti, cognizioni e motivazioni, tengono conto di vari fattori, tra cui il comportamento altrui in generale, e in particolare quello più o meno favorevole nei confronti del soggetto, nel passato e nel presente.
In altre parole, gli altri ci trattano a seconda di come ci percepiscono e di come noi li trattiamo, ovvero a seconda del bene e del male che esercitiamo verso di loro (o che essi percepiscono come tale).
Ovviamente la dinamica è reciproca. Infatti, le interazioni tra esseri umani sono caratterizzate da retroazione bidirezionale, vale a dire che le transazioni da A verso B sono influenzate da quelle da B verso A, e viceversa.
Pertanto, è della massima importanza conoscere le logiche secondo le quali noi e gli altri decidiamo (consciamente o inconsciamente) il bene e il male da esercitare nei confronti del prossimo.
Tale conoscenza ci permette di correggere e migliorare il nostro "software" al fine di ottimizzare i nostri rapporti con gli altri in termini di soddisfazione reciproca.
E' banale dire che in ogni cosa c'è il bene e il male, che ci sono vantaggi e svantaggi, ma non è così che la pensa il nostro inconscio. Per ammettere che una cosa sia buona e anche cattiva, a seconda dei punti di vista, dei momenti, delle circostanze, occorre fare uno sforzo razionale cosciente csenza il quale ogni cosa in un dato momento ci appare buona oppure cattiva oppure indifferente, o meglio: in un dato momento prevale, nella nostra percezione e sensazione, il buono o il cattivo, oppure le due valutazioni sono paritarie. Il giudizio, tuttavia, può cambiare in ogni momento.
La nostra mente, permettendo la contraddizione dei valori e delle cognizioni ci da un vantaggio evoluzionisticamente adattivo. Infatti, la possibilità di cambiare idee e valori rende la nostra vita più varia, e la varietà è fondamentale per la sopravvivenza della specie attraverso la selezione naturale. In altre parole, se fossimo sempre coerenti, se non cambiassimo mai idee, valori e punti di vista, non ci sarebbe evoluzione culturale.
Il buono di una cosa è ciò che ci procura direttamente o indirettamente piacere, ovvero ci aiuta ad ottenere cose che ci procurano piacere. Il cattivo di una cosa è ciò che ci procura direttamente o indirettamente dolore. Da parte loro, il piacere e il dolore sono la manifestazione e la "retribuzione" della soddisfazione o insoddisfazione di una o più motivazioni (ovvero di bisogni e loro derivati).
Quasi tutte le cose che interessano la vita umana possono procurare sia piacere che dolore, ovvero possono essere utili e dannose rispetto alla soddisfazione dei bisogni.
Per esempio, le religioni. Il buono di una religione è che ci ricorda che non siamo liberi di fare ciò che vogliamo, ma siamo schiavi di forze più grandi di noi (le leggi fisiche e biologiche della natura, della nostra specie, del nostro corpo e della nostra mente inconscia), che abbiamo dei doveri verso la natura, la nostra specie, gli altri e noi stessi, e che se non li assolviamo stiamo e/o staremo male noi stessi. Questo ci consente di formare società civili, regolate da solidarietà e norme morali. Il cattivo di una religione è invece il fatto che essa spesso e facilmente suscita odio, disprezzo o indifferenza verso chi non segue la stessa religione (sia esso ateo o seguace di un'altra religione), ostacola il progresso intellettuale affermando verità che tali non sono e punendo chi le mette in dubbio; e ostacola il progresso etico e civile affermando o imponendo come assoluti e non negoziabili valori che sono in realtà relativi e negoziabili.
Consideriamo gli esseri umani. Il buono di un essere umano è che può soddisfare i nostri bisogni di interazione, di collaborazione, di aiuto, di intimità, di sessualità, di riproduzione, di conoscenza, di scambio ecc. Il cattivo di un essere umano è che può ostacolarci, competere contro di noi, aggredirci, derubarci, sottometterci, limitare la nostra libertà, ingannarci, tradirci, distruggerci.
Consideriamo la vita in generale. Il buono e il cattivo della vita sono il piacere e il dolore che essa ci permette di provare, in un bilancio che è molto diverso da persona a persona e da momento a momento. Il fatto che il suicidio sia una causa di morte molto rara (in Europa circa 1% del totale) sembrerebbe indicare che il buono della vita prevale sul cattivo in tutto il mondo, seppure con percentuali diverse da paese a paese e da epoca ad epoca.