Chi è poco competitivo nel gioco della razionalità preferisce giocare a quello dell'irrazionalità.
Per definizione, l'irrazionale non può tener contro del razionale, ma il razionale può e dovrebbe tener conto dell'irrazionale.
Siamo tutti schiavi di madre natura che ci fa fare tutto ciò che vuole usando le leve del piacere e del dolore, dell'attrazione e della repulsione. Diventeremo ragionevoli solo nella misura in cui la ragione sarà in grado di procurarci piaceri e cose attraenti. Altrimenti continueremo a comportarci in modo irrazionale.
L'inconscio è uno stupido dittatore che ha un potere immenso sui nostri pensieri, sentimenti e motivazioni. La sua logica è automatica, prevedibile, irrazionale, impulsiva, rigida, inesorabile, ostinata, resistente, gelosa, vanitosa, soggettiva, settaria, pavida, ignorante, ingannevole, semplicistica, fondamentalista, assoluta, egocentrica, intollerante, irresponsabile, autodifensiva, conservatrice.
Irrazionale significa non divisibile, non analizzabile, non misurabile, non ragionevole, non discutibile, non logico, non relativo, ma assoluto e a volte sacro, qualcosa che si deve accettare o rifiutare in blocco, non parzialmente, proprio perché non può essere diviso in parti. L'irrazionale non può essere compreso, descritto o spiegato razionalmente ma solo mediante termini a loro volta irrazionali, o sentimentali. L'irrazionale è una invenzione umana, che non esiste al di fuori delle nostre menti.
Molti danno la colpa del disagio e degli errori della società moderna (e soprattutto postmoderna) alla Razionalità, che negherebbe l'importanza dei sentimenti e delle emozioni. Secondo me si tratta di una concezione sbagliata, oltre che irrazionale. Infatti, non si può parlare di razionalità come se fosse una scienza unitaria e universalmente riconosciuta. La razionalità è una facoltà umana meravigliosa e potentissima, che può essere usata in modo produttivo o improduttivo, utile, inutile o dannoso, può essere più o meno veritiera o mistificante, completa o incompleta. Per esempio, nella mia razionalità i bisogni, i sentimenti, le emozioni, le motivazioni inconsce hanno una importanza fondamentale. Anche chi parla male della razionalità lo fa usando la sua. Smettiamola di calunniare la razionalità e cerchiamo di migliorarla e soprattutto di completarla.
Non ci possiamo sempre sentire in colpa o corresponsabili dei mali della nostra società, altrimenti la nostra vita sarebbe permanentemente triste, noiosa, angosciosa, insopportabile.
Ma non possiamo nemmeno sentirci sempre innocenti o non responsabili, altrimenti ci rendiamo complici dei mali sociali.
Ci vorrebbe un giusto dosaggio, in termini temporali, tra senso di responsabilità e senso di irresponsabilità, per esempio 20% : 80% rispettivamente. Ma se mi guardo in giro, ho l'impressione che la maggior parte della gente si senta responsabile dei problemi sociali lo 0% del tempo.
Io lo spiego con fatto che il "sentire" è un fenomeno determinato dall'inconscio e, mentre la razionalità ha il senso della misura (come rivela l'etimologia della parola "ragione"), l'inconscio, che è irrazionale, tende a misurare e a decidere in termini binari (tutto o niente, sempre o mai, 100% o 0%, acceso o spento, attivo o inattivo, presente o assente, vero o falso, bello o brutto, buono o cattivo ecc.).
Difficile, quindi, che l'inconscio ci faccia sentire parzialmente responsabili e parzialmente irresponsabili. L'inconscio usa normalmente la congiunzione "o", quasi mai la "e".
L'interazione sociale civile tra due persone è possibile solo se almeno uno dei due è capace di assumere l'attitudine dell'altro, ovvero di capire il punto di vista, le motivazioni e le preferenze dell'altro.
Infatti, l'uomo è l'unico animale capace di farlo, anche se vi riesce solo in parte e spesso in modo insufficiente per interagire in modo costruttivo.
Ovviamente, capire non significa approvare o condividere. Tuttavia, per poter approvare o disapprovare è neccessario prima capire, altrimenti l'approvazione o disapprovazione sarà infondata e irrazionale.
La cosa più importante per un essere umano, dopo aver soddisfatto i suoi bisogni fisici, è avere dei buoni rapporti con gli altri. Per avere buoni rapporti con gli altri è necessario comprendere gli altri, ovvero capire i punti di vista, le motivazioni e le preferenze delle persone con cui si interagisce, ma questo è tanto più difficile quanto più uno è diverso dall'altro.
Ne consegue che la pace sociale e la cooperazione sono tanto più difficili quanto maggiori sono le differenze tra i membri di una comunità.
Tuttavia una società può progredire solo grazie alle persone che sono molto diverse dagli altri e perciò capaci di innovare.
Un essere vivente ha molteplici bisogni (o desideri) che non possono essere soddisfatti tutti allo stesso tempo. Per questo esiste in ogni essere vivente un meccanismo, o algoritmo, interno, che stabilisce le rispettive priorità nella ricerca della soddisfazione, in modo tale da concentrare gli sforzi su un bisogno alla volta.
Una delle cose che differenziano gli esseri umani è la priorità che assegnano ai diversi bisogni, ovvero quale soddisfare prima e quale dopo, e dove investire le proprie limitate risorse. In altre parole, due persone possono essere d'accordo sul fatto che certe cose siano importanti e utili, ma in disaccordo su quale cosa abbia maggior valore, o sia più urgente, rispetto a un'altra.
Come stabiliamo, momento per momento, le nostre priorità? Penso che ciò avvenga sia in modo razionale che irrazionale. Razionalmente quando ci rendiamo conto che A deve essere soddisfatto (o realizzato) prima di B perché, per esempio, A è prerequisito indispensabile di B. Irrazionalmente quando la pulsione che proviamo verso A è più forte di quella verso B.
Detto ciò, si potrebbe fondare una tipologia di personalità basata sulla tendenza a stabilire priorità in modo razionale o irrazionale, ovvero attraverso l'analisi dei prerequisiti o secondo la prevalenza delle diverse pulsioni.
La vicenda del referendum sulla riforma costituzionale ha messo in evidenza problemi che vanno ben oltre il quesito referendario e il panorama politico italiano. Si tratta di problemi che riguardano la natura umana, e in particolare il funzionamento della mente. Tre cose mi hanno soprattutto colpito, addolorato e al tempo stesso incuriosito da un punto di vista scientifico:
- il fatto che persone molto intelligenti, istruite e oneste abbiano fatto scelte opposte;
- la certezza assoluta che molti hanno espresso sulla validità della propria scelta e l'invalidità di quella opposta, al punto da non vedere nulla di positivo nella seconda;
- il disprezzo esplicito o implicito che molte persone hanno manifestato verso coloro che hanno scelto di votare in modo opposto al loro.
Poche, infatti, sono le persone con cui ho parlato, che abbiano espresso dubbi sulla propria scelta e non abbiano manifestato disprezzo o commiserazione per chi ha fatto una scelta diversa dalla loro.
Da questa esperienza ricavo che la ragione è spesso irrazionale e stupida ma di questo pochi sono consapevoli. Ognuno pensa che la sua ragione sia quella giusta e che quella degli altri che la pensano in modo opposto al loro, non esista.
Questa tesi si dimostra da sé, a meno che non crediamo che tutti quelli che hanno scelto diversamente da noi siano stupidi, ignoranti o disonesti.
Gli esseri umani hanno più o meno le stesse paure degli altri animali superiori, oltre a un certo numero di paure a cui solo i primi sono soggetti. Alcune paure sono facilmente comprensibili e condivisibili, come quella di essere disapprovati, puniti o emarginati, di perdere il lavoro ecc. Altre sono paradossali, poco comprensibili e spesso inconsce, nascoste o mistificate. Mi riferisco alle paure di cambiare, di esseri liberi e di ragionare (cioè pensare e percepire la realtà nei suoi fatti e nelle sue possibilità).
Sulla paura di cambiare vedi il mio articolo
Paura di cambiare, empatia e dispatia.
Sulla paura di essere liberi vedi il mio articolo
La mia paura che la mia libertà aumenti
Nel seguito tratto della paura di ragionare, e più precisamente della paura di ragionare sui fatti umani e di affrontare la realtà.
La facoltà di ragionare (o pensare o percepire la realtà) permette di fare analisi, sintesi, misure, confronti, previsioni e valutazioni riguardanti realtà, fenomeni ed esperienze di ogni tipo, relativamente al mondo fisico e a quello umano e sociale. Le scienze naturali si occupano di ragionare relativamente alla natura fisica, mentre le scienze umane e sociali, la filosofia e le religioni si occupano di ragionare sulla natura umana.
Ragionare sull'Uomo comporta inevitabilmente un'etica, cioè lo stabilire quale comportamento sia più o meno giusto o sbagliato, utile, inutile o dannoso rispetto a determinati fini sociali e in particolare rispetto al bene della comunità a cui si appartiene, a partire dalla definizione del bene e dei fini stessi.
Il ragionare sull'Uomo comporta di conseguenza una serie di problemi e di inconvenienti, dal momento che gli esiti del ragionare potrebbero determinare che il nostro comportamento è socialmente sconveniente o nocivo e dar luogo ad una nostra condanna ed eventualmente a una nostra punizione da parte degli altri membri della comunità, proprio in "ragione" degli esiti del comune modo di ragionare. Del resto, proprio su questo meccanismo si basa il diritto e la sua applicazione attraverso le leggi dello Stato, oltre alla morale religiosa.
Un modo per sfuggire al pericolo di essere condannati dalla ragione è quello di squalificarla, di abolirla o di annacquarla, di creare in essa delle lacune, dei vuoti utilizzabili per rendere impossibili dei giudizi morali certi e per giustificare comportamenti altrimenti reprensibili.
La ragione è come un poliziotto, davanti al quale non siamo mai rilassati perché non siamo mai sicuri di non aver fatto qualcosa di illegale, di irragionevole, di irrazionale, di stupido. D'altra parte è impossibile non comportarsi, anche e soprattutto, in modo irrazionale, e perciò dovremmo tutti essere tolleranti e comprensivi in tal senso, sia per quanto riguarda il comportamento altrui che il nostro. Come diceva infatti Leopardi, "nessun maggior segno di essere poco filosofo e poco savio, che voler savia e filosofica tutta la vita."
Gli esseri umani si distinguono, tra l'altro, per il loro atteggiamento nei confronti della ragione e del ragionare. Amano e coltivano la ragione coloro che si sentono in armonia con essa, che sanno di comportarsi in modo sufficientemente ragionevole, socialmente corretto, mentre temono e disprezzano la ragione coloro che sanno (consciamente o inconsciamente) di comportarsi in modo eccessivamente irragionevole o socialmente scorretto.
In realtà non esiste una Ragione universalmente accettata, come non esiste una verità unica e assoluta, ma ci sono diverse scuole di pensiero e di modi ragionare, per accontentare i vari modi di comportarsi e i vari sistemi morali. Ognuno infatti sceglie l'etica che lo assolve e combatte le etiche che lo condannano.
Per quanto riguarda le mie esperienze sul tema in oggetto. mi sono reso conto che spesso le persone con cui parlo sono infastidite, disturbate dalla mia razionalità così coerente, lucida, incisiva, inattaccabile e mi rimproverano implicitamente (a volte anche esplicitamente) di essere troppo razionale, di non lasciare spazio alle mie emozioni, di non esprimerle, o di essere del tutto incapace di averne. Ma io che so quanto siano forti e vive le mie emozioni e le mie passioni, penso che quelle critiche siano solo l'espressione di una paura di essere giudicati inadeguati o sbagliati rispetto alle "mie ragioni" o rispetto a qualunque ragione coerente e non lacunosa.
La maggior parte della gente non ama ragionare, evita di farlo per non autocondannarsi, e si sente a disagio quando interagisce con qualcuno che invece ama ragionare. I più preferirebbero parlare in modo poco razionale, soprattutto non critico, non giudicante, non etico e possibilmente apologetico del loro comportamento. Specialmente nella nostra epoca le emozioni sono "in" e la ragione è "out", come se le due cose fossero mutualmente esclusive, il che non è. Infatti, per me la ragione più "vera" è quella che assegna alle emozioni il posto più importante nell'universo umano pur tenendo conto delle conquiste (provvisorie per definizione) delle scienze sia naturali che umane e sociali.
E' importante, per gli amanti della ragione, come me, essere consapevoli di questa diffusa paura di ragionare per non mettere a disagio i nostri interlocutori con ragionamenti troppo coerenti, incisivi, consequenziali, insomma, troppo "razionali". Dovremmo infatti manifestare rispetto per le loro emozioni e le loro lacune razionali, anche quando esse coprono comportamenti socialmente irresponsabili o nocivi.
Vedi anche La paura inconscia della realtà.