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Riflessioni di Bruno Cancellieri su

Odio

20 articoli tratti dal blog "Il mondo visto da me"

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Logica dell'odio

Ti odio perché tu mi odi.

Uniti nell'odio

L'odio unisce più dell'amore. Anche l'odio verso chi non ama.

Odio, disprezzo, paura

Il disprezzo è la giustificazione dell'odio, ma l'odio è la vera causa del disprezzo.

Capire ciò che si detesta

È difficile capire una persona o una cosa se verso di essa si provano emozioni negative.

Sulla giustificazione dell'odio

Non solo gli umani odiano, ma quel che è peggio, giustificano il loro odio con argomenti odiosi.

Sulla giustificazione dell’odio

Chi odia qualcuno o qualcosa trova quasi sempre argomenti razionali per giustificare il proprio odio.

L'illusione della reciprocità dei sentimenti

È illusorio credere che amando saremo amati e odiando saremo odiati. Amore e odio non sempre sono reciproci.

Conflittualità dei sentimenti

Una cosa che rende difficile e dolorosa l'esistenza di un essere umano è la conflittualità dei suoi sentimenti: Amore e odio, attrazione e repulsione, desiderio e paura verso uno stesso oggetto, anche simultaneamente.

Paura di non odiare

Tra le varie paure che affliggono gli esseri umani c'è quella di non odiare ciò che gli altri odiano. Infatti si può essere giudicati e condannati anche per la propria mancanza di odio verso certe persone o certe cose che la maggioranza della gente odia.

Autocensura dell'odio e del disprezzo

A volte ci convinciamo e crediamo di amare qualcuno che in realtà odiamo, di rispettare qualcuno che in realtà disprezziamo. Infatti il super-io ci impone di rimuovere, ovvero di nascondere a noi stessi, ogni odio e ogni disprezzo politicamente scorretti.

Sull'odio verso i creditori

Se non vuoi farti odiare da qualcuno, non prestargli denaro che non sei disposto a regalargli nel caso in cui non potesse o volesse restituirtelo. La restituzione di un prestito dovrebbe essere volontaria, per definizione. Così ci insegnano i nuovi greci.

Sulle cause dei sentimenti

Dire che facciamo una cosa per amore è una banalità, una ovvietà, e non significa nulla. Sarebbe invece interessante sapere perché amiamo o odiamo qualcosa. Infatti l'amore e l'odio non sono cause prime, ma conseguenze di altre cause che raramente vengono investigate.

La giustificazione dell'odio

L'uomo è l'unico animale capace di odiare. Ma non si contenta di odiare, cerca sempre di giustificare il suo odio attribuendo all'odiato qualche colpa o un odio precedente. "Mi hai fatto arrabbiare" è la giustificazione più comune di ogni aggressione fisica o verbale.

Le ragioni inconsce di fascisti, xenofobi, omofobi

Nell'inconscio di uno xenofobo, omofobo o fascista c'è probabilmente una logica simile a questa: "Se io faccio di tutto per essere accettato e rispettato dagli altri comportandomi in un certo modo, conformandomi a certe norme e valori, rinunciando a certe libertà e poi arrivano gli immigrati (specialmente i mussulmani), gli omosessuali, gli hippy, con costumi, comportamenti e valori completamente diversi dai mei, e queste persone vengono accettate, rispettate, aiutate, allora io mi sento tradito, ingannato, emarginato e odio queste persone così diverse da me e coloro che e li proteggono, perché con la loro protezione dimostrano che tutti i miei sforzi per essere normale sono stati inutili, anzi controproducenti. E allora provo un profondo risentimento verso tutti i diversi e chi li rispetta, chi non li odia come li odio io."

Sull'odio inconscio

L'essere umano è capace di amare e di odiare. Quando l'oggetto del nostro amore ci delude, l'amore si trasforma facilmente in odio. La società ci insegna ad amare i membri della nostra famiglia e comunità e ad odiare o ad essere indifferenti verso quelli che non ne fanno parte. Così, odiare i membri della nostra famiglia o comunità è un tabù che viene normalmente rimosso (in termini psicoanalitici), ma non cessa di esistere e di operare a livello inconscio. Dovremmo avere il coraggio di ammettere che siamo capaci di odiare, e che effettivamente odiamo, anche alcuni membri della nostra famiglia o comunità, senza sentirci necessariamente in colpa per questo. Soltanto dopo possiamo e dobbiamo chiederci se questo odio è giustificato ed eventualmente superarlo. In altre parole, per superare il nostro odio verso qualcuno o qualcosa bisogna prima ammettere che esso esiste e agisce, altrimenti esso difficilmente smetterà di condizionarci inconsciamente.

Rimozione dell'odio

La rimozione (dalla coscienza) del proprio odio o disprezzo per gli altri è causa di falsità, ipocrisia, mistificazione, confusione, inibizione, depressione, schizofrenia ecc. Se l'odio c'è, esso non va negato, ma analizzato, elaborato, ragionato, motivato, criticato.

Se si desidera smettere di odiare, non basta dire "non voglio odiare", perché l'odio è un sentimento, e i sentimenti non sono comandabili dalla coscienza, ma vengono suscitati da logiche inconsce, involontarie, automatiche.

Possiamo cercare di non vedere il nostro odio, di non pensarci, di negare la sua esistenza, ma così facendo lo rendiamo subdolo, ne siamo manipolati e perdiamo la possibilità di elaborarlo razionalmente.

La rimozione dell'odio dalla coscienza è un ingenuo tentativo di evitare la vendetta degli odiati, ma è più facile nascondere il proprio odio a se stessi che agli altri.

Sulla (non) libertà di amare e di odiare

Se è vero che amore e odio sono sentimenti, e in quanto tali involontari, ne consegue che non siamo liberi di amare o di odiare chi vogliamo. Tutt’al più possiamo agire sulle cause ambientali e psicodinamiche che favoriscono in noi l’amore o l’odio, per esempio attraverso una psicoterapia.

Comunque sia, il fatto di vivere in società limita la nostra libertà di amare e di odiare chi vogliamo, perché siamo giudicati dagli altri anche per ciò (e per chi) amiamo e odiamo.

Infatti, se A odia B e non lo nasconde, B tiene conto di tale odio nel suo comportamento verso A. E’ infatti probabile che B, sentendosi odiato da A, lo odi a sua volta, e cerchi di punirlo in qualche modo per quel sentimento.

Ciò avviene spesso anche in caso di assenza di amore, ovvero in caso di indifferenza affettiva.

Per quanto sopra, chi vive in società è praticamente obbligato a nascondere i suoi sentimenti se questi non sono “politicamente corretti”, e/o a fingerne di “appropriati”, al fine di mantenere buoni rapporti con gli altri. Questi occultamenti e queste simulazioni cominciano in età infantile, e sono così frequenti da diventare automatismi, col risultato che non sappiamo più quali siano i nostri veri sentimenti verso gli altri.

Infine, nelle religioni, odiare Dio (o anche semplicemente non amarlo) è considerato un peccato grave, forse il più grave di tutti, e a causa di ciò nessun credente è libero di odiare Dio o di non amarlo, pena un castigo illimitato e inesorabile.

Empatia, odio ed equilibrio affettivo

Il concetto di empatia (https://it.wikipedia.org/wiki/Empatia) viene normalmente usato con una connotazione positiva. Infatti, quando si pensa all’empatia si fa di solito riferimento alla percezione e al rispecchiamento di sentimenti altrui come la gioia e la sofferenza. Ma che succede quando la persona che ci sta di fronte prova sentimenti di odio o di disprezzo verso una certa cosa, una certa persona o una certa categoria di persone?

Se l’empatia è involontaria ed è dovuta ai “neuroni specchio”, credo che essa si applichi a qualunque sentimento, quindi anche a quelli “politicamente scorretti”. Perciò credo che, a causa dell’empatia, anche l’odio e il disprezzo manifestato da una persona A possono essere rispecchiati in una persona B che osserva A, a meno che B non odi o disprezzi A, nel qual caso l’empatia sarebbe automaticamente inibita (infatti, in tal caso, sarebbe inibita anche un’empatia per sentimenti “politicamente corretti”).

A tale proposito, io credo che ci sia una sinergia tra il fenomeno (o meccanismo) dell’empatia e quello del cosiddetto “equilibrio cognitivo” (che io preferisco chiamare “equilibrio affettivo”), teorizzato da Fritz Heider nel 1958 (https://it.wikipedia.org/wiki/Teoria_dell'equilibrio_cognitivo). Intendo dire che i sentimenti positivi o negativi suscitati dalla necessità di stabilire un equilibrio affettivo (in uno schema triangolare) possono essere innescati o facilitati dell’empatia.

Per esempio, se tra A e B esiste un rapporto di reciproca stima o affetto, e A manifesta odio o disprezzo per una cosa o persona C, è probabile che B provi anche odio o disprezzo per C, sia per empatia, sia per neutralizzare una dolorosa situazione di squilibrio affettivo.


Triangolazioni affettive, comunità sentimentali

Secondo la teoria dell'equilibrio cognitivo di Fritz Heider, nella relazione tra due umani una grande importanza ha la concordanza o discordanza di sentimenti verso terzi (cose, persone, idee, atti ecc.).

La condivisione di simpatie e antipatie, apprezzamento e disprezzo, amore e odio, rispetto e indifferenza verso certe entità contribuisce infatti a determinare un legame affettivo positivo, simpatia, fiducia, attrazione ecc. tra due persone. Al contrario, una discordanza affettiva verso una certa entità contribuisce a determinare sfiducia, ostilità, repulsione ecc.

Il rapporto tra due persone dovrebbe perciò essere visto come una serie di triangoli in cui due vertici rappresentano le persone stesse e il terzo qualsiasi entità verso la quale esse hanno dei sentimenti, ovvero un rapporto affettivo, o indifferenza. Questi triangoli affettivi possono essere più o meno concordi o discordi, consonanti o dissonanti nei confronti delle entità terze, e il grado di concordanza contribuisce a determinare il rapporto affettivo tra le due persone di riferimento.

A livello di gruppo, si può dire che una comunità sia caratterizzata (anche) da una comunanza (cioè concordanza e condivisione) di sentimenti, ovvero di amore, odio, simpatie, antipatie e indifferenze verso certe entità particolari (cose, persone, idee, atti ecc.).

Le figure che seguono illustrano diverse triangolazioni affettive equilibrate e squilibrate tra due persone A e B verso una entità terza X.





Il capodanno per Antonio Gramsci

[Antonio Gramsci, 1 gennaio 1916, "Avanti!", edizione torinese, rubrica "Sotto la Mole"]

Ogni mattino, quando mi risveglio ancora sotto la cappa del cielo, sento che per me è capodanno.

Perciò odio questi capodanni a scadenza fissa che fanno della vita e dello spirito umano un’azienda commerciale col suo bravo consuntivo, e il suo bilancio e il preventivo per la nuova gestione. Essi fanno perdere il senso della continuità della vita e dello spirito. Si finisce per credere sul serio che tra anno e anno ci sia una soluzione di continuità e che incominci una novella istoria, e si fanno propositi e ci si pente degli spropositi, ecc. ecc. È un torto in genere delle date.

Dicono che la cronologia è l’ossatura della storia; e si può ammettere. Ma bisogna anche ammettere che ci sono quattro o cinque date fondamentali, che ogni persona per bene conserva conficcate nel cervello, che hanno giocato dei brutti tiri alla storia. Sono anch’essi capodanni. Il capodanno della storia romana, o del Medioevo, o dell’età moderna.

E sono diventati così invadenti e così fossilizzanti che ci sorprendiamo noi stessi a pensare talvolta che la vita in Italia sia incominciata nel 752, e che il 1490 0 il 1492 siano come montagne che l’umanità ha valicato di colpo ritrovandosi in un nuovo mondo, entrando in una nuova vita. Così la data diventa un ingombro, un parapetto che impedisce di vedere che la storia continua a svolgersi con la stessa linea fondamentale immutata, senza bruschi arresti, come quando al cinematografo si strappa il film e si ha un intervallo di luce abbarbagliante.

Perciò odio il capodanno. Voglio che ogni mattino sia per me un capodanno. Ogni giorno voglio fare i conti con me stesso, e rinnovarmi ogni giorno. Nessun giorno preventivato per il riposo. Le soste me le scelgo da me, quando mi sento ubriaco di vita intensa e voglio fare un tuffo nell’animalità per ritrarne nuovo vigore.

Nessun travettismo spirituale. Ogni ora della mia vita vorrei fosse nuova, pur riallacciandosi a quelle trascorse. Nessun giorno di tripudio a rime obbligate collettive, da spartire con tutti gli estranei che non mi interessano. Perché hanno tripudiato i nonni dei nostri nonni ecc., dovremmo anche noi sentire il bisogno del tripudio. Tutto ciò stomaca.

Aspetto il socialismo anche per questa ragione. Perché scaraventerà nell’immondezzaio tutte queste date che ormai non hanno più nessuna risonanza nel nostro spirito e, se ne creerà delle altre, saranno almeno le nostre, e non quelle che dobbiamo accettare senza beneficio d’inventario dai nostri sciocchissimi antenati.