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Riflessioni di Bruno Cancellieri su

Poesia

36 articoli tratti dal blog "Il mondo visto da me"

Indice delle monografie | Indice degli articoli per anno

Collages di parole

Le poesie sono collages di parole.

Poesia e sogno

La poesia è l'oppio dei sognatori.

Poesia e sentimenti

Una poesia è un'esibizione di sentimenti.

Una definizione di poesia

Poesia: combinazioni suggestive di parole.

Contraddizioni poetiche

Chi teme di contraddirsi non potrà mai scrivere una buona poesia.

Incuranza del sole

Il sole continuerà a sorgere e a tramontare incurante delle mie pene.

L'attenzione al guinzaglio

Porto a spasso la mia attenzione
come un cane al guinzaglio.

Scopo della poesia

Lo scopo della poesia è suscitare certe emozioni e associarle a certe immagini o parole.

Il coraggio dei poeti, degli artisti e dei filosofi

I veri poeti, i veri artisti e i veri filosofi sono coraggiosi perché osano dire cose nuove.

Poesia e verità

La poesia è la forma di letteratura più onesta perché non pretende che ciò che dice sia vero.

Il bello della poesia

Il bello della poesia è che, a differenza della prosa, ognuno la può interpretare come più gli piace.

Indiscutibilità della poesia

Una poesia non si può discutere. Non può essere giusta o sbagliata, ma solo bella o brutta, commovente o insignificante agli occhi di chi la legge.

Sulla poesia

Una poesia è un sogno volontario ritmico. Come ogni sogno, è libera di prendersi qualsiasi licenza utile al suo ritmo o alla sua drammaticità.

Moscerini

Uno sciame di moscerini volteggia davanti alle chiome dei lecci. Ebbri di sole, impazziti danzano, s'inseguono, disegnano nuvole vorticose ora strette, ora ampie. Nessuno vuol stare da solo.

Prove di normalità

Mi preparo ai prossimi incontri
facendo prove di normalità.
Sarebbe stupido allarmare il prossimo
mostrandogli i miei poteri.
Per tutti sarò Normalman il timido, l'innocuo.

La durata del sentimenti

Ciò che ora mi piace
fra un'ora mi annoierà.
Domani forse mi piacerà di nuovo
per un po' di tempo.
Il piacere è sempre provvisorio,
forse anche il dolore.

Allusioni e illusioni poetiche

Una poesia è una raccolta di allusioni eleganti e ben ritmate, che nascondono o abbelliscono veritã brutali e inconfessabili, o riempiono di significato e di valore luoghi vuoti e insignificanti. Allusioni e illusioni.

Corpo delicato

Dove vai con quel corpo delicato
Sempre in cerca di carezze
Sempre attento a non ferirsi,
e a non farsi bruciare dal sole?
Forse qualcuna quel corpo
lo vorrebbe così com'è.

Tu ed io

Tu ed io.
Come ti vedo e ti tratto.
Come mi vedi e mi tratti.
Che bisogno ho di te?
Che bisogno hai di me?
Che paura ho di te?
Che paura hai di me?
Cosa ci facciamo, diamo, diciamo e chiediamo?

Il gioco del poeta

Il poeta è un giocatore di parole. Il gioco consiste nel mettere insieme parole in modo bello e suggestivo. Parole che da sole avrebbero solo un significato letterale, inserite in un bella composizione evocano emozioni libere dai vincoli della coerenza logica e contribuiscono ad una coerenza estetica.

Come scrivere una poesia


  1. Prendere un'antologia di poesie e aprire qualche pagina a caso

  2. Scegliere e annotare le parole che più ci piacciono, che più ci suscitano emozioni

  3. Scrivere la poesia usando le parole annotate, aggiungendo e togliendo ciò che riteniamo opportuno


Prima che sia troppo tardi

Ci spostiamo tra punti e momenti
di una realtà non voluta
tra compagnie soffocanti
e solitudini insopportabili.

Cerchiamo cose che non sappiamo
e moriamo a poco a poco
sperando che un buon fantasma
ci guidi in un porto amoroso.

Prima che sia troppo tardi,
prima che il desiderio svanisca
tentiamo una nuova teoria
nascondendo le tracce del pianto.

Cose di cui ho bisogno

Ho bisogno di un ostacolo da superare, un nemico da combattere, una sfida a cui rispondere, un padrone a cui ribellarmi, un problema da risolvere, un bisogno da soddisfare.

Una malattia da cui guarire, una minaccia da neutralizzare, una comunità a cui appartenere, un dio a cui obbedire, un premio da vincere, un primato da conquistare, una prigione da cui evadere, un mostro da cui fuggire, un rifugio in cui nascondermi.

Un mondo da esplorare, qualcuno da servire, qualcuno da dominare.

I giochi di Dio

Nella perfezione delle forme e delle formule, nella bellezza, l'uomo cerca il suo creatore e lo chiama Dio. Ma Dio non cerca l'uomo. Dio ha creato questo mondo e questo ci ha creati.

Dopo aver creato questo mondo, Dio è andato a crearne altri, inventando nuovi giochi e nuovi esperimenti, incurante delle precedenti creature.

Se vogliamo imitare Dio e continuare la sua opera, dobbiamo giocare, sperimentare, creare, nelle pause dei nostri conflitti e dei nostri dolori.

Parole

Parole per farvi sapere che esisto,
per attirare la vostra attenzione.
Parole per dirvi che ho bisogno di voi,
senza ammetterlo.
Parole per farmi ammirare per le mie virtù,
nascoste anche a me stesso.
Parole per darmi un'identità,
come un tatuaggio.
Parole per mostrare la mia superiorità,
in un'arte inutile e odiosa.
Parole per farmi amare,
anche se non lo merito.
Parole per restare in questo gregge,
ormai senza pastore.
Parole per giocare con voi,
a un gioco dove tutti vincono.

Nel mezzo del cammin

Nel mezzo del cammin di questa vita
mi ritrovai di fronte alla domanda
se fosse ben cambiare la mia mente
perché reagisca meglio a ciò che vede
e più sereno e savio in conseguenza
sia l'agir mio con altri e con me stesso.

Cambiar potevo ormai come volevo,
ma il voler mio non m'era ancora chiaro
e non sapea cosa voler volea.

Decisi allor di non cambiar programma
finché un sentor non me l'avesse detto
e intanto il mondo intorno a me guardare
senza una meta e senza giudicare.

Poesia contro la dittatura della ragione

Siamo tutti normalmente schiavi della ragione, che ci obbliga a comportarci in un certo modo, spesso a noi sfavorevole, generando in noi la paura di aver torto, sbagliare, deviare dagli insegnamenti ricevuti, dire o fare sciocchezze, cose mai dette o fatte da altri prima di noi, pazze, irragionevoli, incomprensibili, impertinenti.

Per liberarci da tale dittatura non c'è nulla di meglio che la poesia.

Infatti, il vantaggio della poesia sulla prosa è proprio la sua libertà dalla dittatura della ragione, e ciò che più attrae in un componimento poetico è una certa dose di follia, più o meno nascosta in un'armonia di stimoli verbali.

Senza di te tornavo (poesia di Pierpaolo Pasolini)

Senza di te tornavo, come ebbro,
non più capace d'esser solo, a sera
quando le stanche nuvole dileguano
nel buio incerto.
Mille volte son stato così solo
dacché son vivo, e mille uguali sere
m'hanno oscurato agli occhi l'erba, i monti
le campagne, le nuvole.
Solo nel giorno, e poi dentro il silenzio
della fatale sera. Ed ora, ebbro,
torno senza di te, e al mio fianco
c'è solo l'ombra.
E mi sarai lontano mille volte,
e poi, per sempre. Io non so frenare
quest'angoscia che monta dentro al seno;
essere solo.

L'infinito (di Giacomo Leopardi)

Sempre caro mi fu quest'ermo colle,
E questa siepe, che da tanta parte
Dell'ultimo orizzonte il guardo esclude.
Ma sedendo e mirando, interminati
Spazi di là da quella, e sovrumani
Silenzi, e profondissima quiete
Io nel pensier mi fingo; ove per poco
Il cor non si spaura. E come il vento
Odo stormir tra queste piante, io quello
Infinito silenzio a questa voce
Vo comparando: e mi sovvien l'eterno,
E le morte stagioni, e la presente
E viva, e il suon di lei. Così tra questa
Immensità s'annega il pensier mio:
E il naufragar m'è dolce in questo mare.

Doppie catene

Abbiamo bisogno e rigetto
gli uni degli altri,
amore e odio,
attrazione e repulsione.

Siamo vittime e carnefici,
ingannati e ingannatori,
prigionieri della nostra natura,
delle nostre abitudini,
della nostra memoria,
ignoranti di noi stessi,
colpevoli della nostra innocenza.

Siamo in cerca di illusioni,
di un mondo impossibile
fatto di sole cose belle,
dove tutto ci appartiene,
anche noi stessi,
dove l'io si confonde col noi,
gli altri non sono altri
e tutto è uno.

La mia prima poesia di quest'anno

Ho deciso di scrivere
questa poesia
per fingermi poeta.
Un poeta d'ammirare
e un poco amare,
per concedermi un po' di libertà
senza passare per pazzo,
ingenuo,
o sgrammaticato.

Non so ancora
di cosa parlare.
Scegli tu il tema,
dimmi cosa sogni,
e come potrei un attimo
consolarti.
Vorrei che questa poesia
ci leghi un momento,
che ogni verso
trovi una risposta,
non importa se sbagliata.
Non voglio farti pena
anche se soffro.
Aiutami ad illudermi,
illudiamoci insieme,
ne godremo.

Scrivere
oggi una poesia
è più facile che una volta.
Non ci sono più regole,
anzi la regola
è non avere regole.
Nessun verso è sbagliato,
basta che non sia banale.

[Bruno Cancellieri]

George Gray (da Antologia di Spoon River)

George Gray

I have studied many times
The marble which was chiseled for me—
A boat with a furled sail at rest in a harbor.
In truth it pictures not my destination
But my life.
For love was offered me and I shrank from its disillusionment;
Sorrow knocked at my door, but I was afraid;
Ambition called to me, but I dreaded the chances.
Yet all the while I hungered for meaning in my life.
And now I know that we must lift the sail
And catch the winds of destiny
Wherever they drive the boat.
To put meaning in one’s life may end in madness,
But life without meaning is the torture
Of restlessness and vague desire—
It is a boat longing for the sea and yet afraid.

---

Molte volte ho studiato
la lapide che mi hanno scolpito:
una barca con vele ammainate, in un porto.
In realtà non è questa la mia destinazione
ma la mia vita.
Perché l’amore mi si offrì e io mi ritrassi dal suo inganno;
il dolore bussò alla mia porta, e io ebbi paura;
l’ambizione mi chiamò, e io temetti gli imprevisti.
Malgrado tutto avevo fame di un significato nella vita.
E adesso so che bisogna alzare le vele
e prendere i venti del destino,
dovunque spingano la barca.
Dare un senso alla vita può condurre a follia
ma una vita senza senso è la tortura
dell’inquietudine e del vano desiderio-
è una barca che anela al mare eppure lo teme.

[Edgar Lee Masters]

Il primo gennaio (poesia di Eugenio Montale)

Il primo gennaio (da "Satura", di Eugenio Montale)

So che si può vivere
non esistendo,
emersi da una quinta, da un fondale,
da un fuori che non c’è se mai nessuno
l’ha veduto.
So che si può esistere
non vivendo,
con radici strappate da ogni vento
se anche non muove foglia e non un soffio increspa
l’acqua su cui s’affaccia il tuo salone.
So che non c’è magia
di filtro o d’infusione
che possano spiegare come di te s’azzuffino
dita e capelli, come il tuo riso esploda
nel suo ringraziamento
al minuscolo dio a cui ti affidi,
d’ora in ora diverso, e ne diffidi.
So che mai ti sei posta
il come – il dove – il perché,
pigramente rassegnata al non importa,
al non so quando o quanto, assorta in un oscuro
germinale di larve e arborescenze.
So che quello che afferri,
oggetto o mano, penna o portacenere,
brucia e non se n’accorge,
né te n’avvedi tu animale innocente
inconsapevole
di essere un perno e uno sfacelo, un’ombra
e una sostanza, un raggio che si oscura.
So che si può vivere
nel fuochetto di paglia dell’emulazione
senza che dalla tua fronte dispaia il segno timbrato
da Chi volle tu fossi…e se ne pentì.
Ora,
uscita sul terrazzo, annaffi i fiori, scuoti
lo scheletro dell’albero di Natale,
ti accompagna in sordina il mangianastri,
torni indietro, allo specchio ti dispiaci,
ti getti a terra, con lo straccio scrosti
dal pavimento le orme degli intrusi.
Erano tanti e il più impresentabile
di tutti perché gli altri almeno parlano,
io, a bocca chiusa.

http://www.gironi.it/poesia/montale.php

Bisogno di una sacra unità

Uno dei bisogni umani più forti è quello di unità, ovvero di sacro. Il sacro è infatti ciò che è talmente unito che qualsiasi separazione o divisione gli farebbe perdere la sacralità, ovvero, lo profanerebbe.

Sacro è dunque ciò che non può essere analizzato, razionalizzato, ragionato, spezzato, suddiviso, separato, disgiunto. Il sacro è l'Uno, e non ammette alternative, contrapposizioni, differenze o pluralità. E' l'unione perfetta, la fusione unitaria, l'omogeneità, la perfetta integrazione. E' irrazionale non nel senso dell'errore, ma della impossibilità di essere razionalizzato.

Indipendentemente dalla sua effettiva esistenza, l'Uno esiste come bisogno.

Quando nasciamo, non riusciamo a distinguere alcunché, nemmeno il nostro corpo da quello della madre o nutrice. Il mondo ci appare indistinto, ovvero un unico corpo o sostanza da cui non è possibile distinguere o separare nemmeno il soggetto. Ma col passar del tempo, le esperienze e l'educazione ci insegnano a dividere il mondo in oggetti sia concreti che astratti, cominciando col separare noi stessi dal resto del mondo. Man mano che la mente si sviluppa, cresce il numero di entità che vengono estratte dalla iniziale massa indistinta. Ogni parola, ogni forma, ogni essere vivente è così distinto dal resto del mondo.

La capacità di dividere la realtà in entità separate e delimitate, e di pensare in modo razionale (ovvero tenendo conto di oggetti e simboli distinti, con diversi significati e valori) è una delle caratteristiche principali che distinguono l'Homo Sapiens dagli altri animali, e il nostro vanto come specie suprema. Tuttavia questo meraviglioso e potentissimo meccanismo presenta degli inconvenienti. E' stressante perché complesso e conflittuale. Rende il mondo difficile da usare, ci offre troppe opzioni ognuna con i suoi vantaggi e svantaggi, tanto che è difficile scegliere responsabilmente cosa fare. E il rischio di sbagliare aumenta col numero delle opzioni e la complessità del "sistema".

Allora, quando lo stress e l'angoscia della complessità e della conflittualità raggiunge un certo livello, inconsciamente desideriamo tornare indietro nel tempo, a quando la nostra percezione del mondo era molto più semplice, le cose erano per lo più indistinte e in quantità minore,  le scelte più facili, il bene e il male chiaramente distribuiti in due semi-mondi ed eravamo accuditi da persone onnipotenti che pensavano e sceglievano per noi.

Il bisogno di unità, ovvero di sacro, corrisponde dunque al desiderio inconscio di tornare allo stato fetale o infantile, anche se negli adulti esso viene mistificato da religioni e filosofie pseudo-religiose.

Presa coscienza del nostro profondo bisogno di una sacra unità, non dobbiamo reprimerlo per timore di essere irrazionali, immaturi o schizofrenici. Cerchiamo invece di soddisfarlo periodicamente attraverso una religione o una meditazione, oppure lasciandoci affascinare dalla bellezza di cose e persone, dalla poesia o da forme artistiche. L'opera d'arte ben riuscita è infatti quella che ci offre visioni perfettamente integrate, dove ogni parte è in relazione armoniosa con tutto il resto.

Visto che non possiamo rinunciare alla nostra razionalità senza gravi conseguenze sul piano pratico, conviene dunque alternare momenti di riflessione razionale con il culto di una sacra unità.

Una selezione di Haiku

Di Matsuo Basho

Vieni, andiamo,
guardiamo la neve
fino a restarne sepolti.

Il canto delle cicale
non da’ segno
del loro vicino morire.

Verrà quest’anno la neve
che insieme a te
contemplai?

Ammalato nel mio viaggio,
il sogno percorre
pianure aride.

La prima neve
piega appena
le foglie dell’asfodelo.

Nobiltà di colui
che non deduce dai lampi
la vanità delle cose.

Non ti dimenticare
i fiori del susino
nel folto del bosco.

In questa terra
sono tutte vive
le cose che appaiono agli occhi.

Attraverso la landa d’estate
ci guida un uomo che porta
un fascio di fieno sul dorso.

Foglie cadute
nel giardino del dio,
trascurato nell’assenza.

Risvegliati, risvegliati!
farò di te un’amica,
farfalla che dormi.

L’ aroma sottile
di fiori sconosciuti
da ignote piante fiorite!

La farfalla
cambia dimora sul salice
ad ogni soffio di vento.

Maestà della quercia
noncurante
dei fiori!

L’erba estiva!
È tutto ciò che rimane
del canto dei guerrieri


Di altri autori

Tra la folta erba
di Saga,
tombe di belle donne.
[Shiki]

Senza nome,
l'erbaccia cresce in fretta
lungo il fiume.
[Chiun]

La lunga notte,
il rumore dell'acqua,
dicono quel che penso.
[Gochiku]

Albeggia,
nelle acque basse nuotano i pesci
sfuggiti ai cormorani.
[Yosa Buson]

In un villaggio di cento case
nemmeno un cancello
senza il suo crisantemo.
[Yosa Buson]

Tristezza:
per il bambino ammalato
una gabbia di lucciole.
[Yoshikawa Ryota]

Kaki di montagna:
è la madre a morderne
le parti aspre.
[Kobayashi Issa]

Paradisi ed inferni
sono vecchia mobilia
fatiscente.
[Hakuin]

Vi sono scorciatoie
nel cielo,
luna d'estate?
[Sute Jo]

In questo mondo
anche le farfalle
devono guadagnarsi da vivere.
[Kobayashi Issa]

Accatastata per il fuoco,
la fascina
comincia a germogliare.
[Boncho]

Nel campo dei meloni
il ladro, la volpe,
s'incontrano faccia a faccia.
[Taigi]

La prima cicala:
la vita è
crudele, crudele, crudele.
[Issa]

Come trasformare prosa in poesia

Ho fatto un semplice esperimento. Ho preso i primi due paragrafi di un articolo di giornale (https://www.internazionale.it/opinione/franco-lorenzoni-2/2021/09/14/scuola-primi-giorni), e li ho frammentati inserendo degli accapo dove mi sembravano appropriati. Credo che il risultato sia una poesia in piena regola:

 

Non si considera

mai abbastanza

quanto rilievo abbiano

i primi giorni di scuola

nell’imprimere

un segno all’anno che comincia.

 

Tra maestre e maestri

da anni si discute

di accoglienza

e spesso si prepara

qualcosa di speciale

per far sentire a loro agio

bambine e bambini.

Credo tuttavia

che il tratto che rivela

la qualità degli scambi,

che cominciano a prendere forma

all’avvio di ogni nuovo anno,

stia nella relazione

tra il conoscere e il conoscersi,

tra il bisogno di presentarsi

o ripresentarsi

agli altri

e lo sperimentare da subito,

il più presto possibile,

un incontro appassionato

con qualche conoscenza o linguaggio,

capace di aprirci

e aprire al nostro sguardo

il mondo che ci circonda.

 




Testo originale

Non si considera mai abbastanza quanto rilievo abbiano i primi giorni di scuola nell’imprimere un segno all’anno che comincia.

Tra maestre e maestri da anni si discute di accoglienza e spesso si prepara qualcosa di speciale per far sentire a loro agio bambine e bambini. Credo tuttavia che il tratto che rivela la qualità degli scambi, che cominciano a prendere forma all’avvio di ogni nuovo anno, stia nella relazione tra il conoscere e il conoscersi, tra il bisogno di presentarsi o ripresentarsi agli altri e lo sperimentare da subito, il più presto possibile, un incontro appassionato con qualche conoscenza o linguaggio, capace di aprirci e aprire al nostro sguardo il mondo che ci circonda.

Fonte: https://www.internazionale.it/opinione/franco-lorenzoni-2/2021/09/14/scuola-primi-giorni