Il mondo visto da me - 2014
152 articoli postati nel 2014
2014-01-01 Scrivere
Scrivere i propri pensieri è prepararsi a dirli a qualcuno che incontreremo.
2014-01-01 Etica
L'uomo è sempre stato, direttamente o indirettamente, consciamente o inconsciamente, influenzato da altri esseri umani. Questo assicura una certa moralità. Un uomo totalmente libero dalle influenze altrui sarebbe troppo pericoloso.
2014-01-06 Festa
Cari amici, non offendetevi se non vi auguro buon Natale o buone feste, il fatto è che sono allergico alle tradizioni senza senso. Vi auguro invece tanta salute e saggezza per tutti i vostri giorni futuri, senza alcuna sincronizzazione o relazione con date, feste o tradizioni particolari. Un affettuoso abbraccio a tutti!
2014-01-13 Etica
In questo
articolo si tratta della scoperta di differenze in dimensione e attività di un'area cerebrale connessa con l'altruismo.
2014-01-15 Scrivere
Credo che ognuno dovrebbe tenere un blog (eventualmente sotto pseudonimo) per far conoscere le proprie idee e aspirazioni a tutti gli altri esseri umani in modo da facilitare gli incontri, le interazioni e la mobilitazione per il progresso civile.
2014-01-16 Comunicazione
Ho una reazione allergica quando sento dire "tipologia" invece di "tipo", "estrapolare" invece di "estrarre", "problematica" invece di "problema" ecc.. Non si tratta di sinonimi, infatti i significati sono diversi. E poi, anche se il significato fosse lo stesso, perché usare una parola difficile e al posto di più una facile e più chiara? Per sembrare più colti?
2014-01-20 Interagire | Filosofia | Psicologia
Auspico che venga fondata una nuova disciplina umanistica, il cui nome potrebbe essere "Antropologia interazionista" basata sul concetto di interazione, da applicarsi come strumento di analisi e sintesi ad ogni campo e livello del sapere.
Obiettivo di questa disciplina sarebbe quello di rivedere e riscoprire ogni aspetto della vita e dell'essenza dell'uomo e della società attraverso il filtro del concetto di interazione.
A tale scopo questa disciplina attingerebbe, con un approccio eclettico e integrato, a tutte le discipline e scienze umane, tra cui psicologia, psicologia sociale, sociologia, antropologia, filosofia, biologia, medicina ecc.
Il fine ultimo di tale approccio sarebbe quello di migliorare l'umanità a livello individuale, sociale, ed ecologico.
La disciplina si fonderebbe sull'assioma che ogni organismo o organo vivente vive e sopravvive solo attraverso l'interazione con una quantità di altri esseri circostanti, ad esso simili o di altra natura, interazioni che debbono rispondere a particolari criteri determinati geneticamente o culturalmente.
La prassi di questa disciplina consisterebbe nel porsi domande come le seguenti rispetto a qualsiasi organismo o organo vivente che si desidera studiare, capire, cambiare e, soprattutto, migliorare o ottimizzare:
- con chi l'organismo o organo X interagisce e con chi deve evitare di interagire per la propria sopravvivenza, salute o benessere psicofisico?
- a quali scopi interagisce? cioè per ottenere cosa?
- cosa viene trasmesso e ricevuto tra gli interattori? (transazioni costituite da massa, energia, materiali, oggetti, informazioni, immagini, suoni, simboli, documenti ecc.)
- in che modo vengono percepite / interpretate / classificate / reagite a livello conscio o inconscio le transazioni ricevute dagli interattori in gioco?
- quando, per quanto tempo, con quale frequenza avviene o dovrebbe avvenire l'interazione per un effetto ottimale?
- quali sono le condizioni affinché certe interazioni possano avvenire e avere gli effetti desiderati?
- quali conflitti o incompatibilità ci possono essere tra le varie possibilità di interazione?
- le interazioni possono dar luogo a organismi di livello superiore? quali e a quali condizioni?
- per quanto riguarda la storia delle persone o delle loro opere: con chi e come ha interagito la persona (o la sua opera) in passato? con quali modalità ed esiti? Le sue interazioni hanno influenzato la vita di altre persone? In che modo?
- ecc.
Le risposte a queste domande, e un continuo affinamento e arricchimento delle stesse domande e risposte costituirebbero il corpo di questa nuova disciplina che consentirebbe di riscoprire il mondo vivente (allo scopo di migliorarlo) attraverso una nuova chiave di comprensione molto più semplice, efficace ed efficiente di quelle tradizionali, libera dai condizionamenti di una cultura troppo influenzata da religioni, norme, consuetudini e soffocata dal conformismo.
2014-01-20 Conformismo | Introversione
Credo che gli introversi siano mediamente meno conformisti degli estroversi.
2014-01-20 Scrivere
Io credo che la forma letteraria aforistica usata da Nietzsche in gran parte delle sue opere abbia caratteristiche molto simili al blog. Se Nietzsche fosse vissuto oggi, probabilmente terrebbe un blog, e che blog!
2014-01-20 Interagire | Psicologia
Secondo l'Enciclopedia della psicologia di U. Galimberti, la gelosia è "lo stato emotivo determinato dal timore, fondato o infondato, di perdere la persona amata nel momento in cui questa rivela affezione verso un'altra persona".
Usando un approccio interazionista, per spiegare la gelosia dobbiamo mettere al primo posto il bisogno primario di interazione sociale (comune ad ogni essere umano) e le varie strategie inconsce che esso può adottare per soddisfare tale bisogno e, una volta soddisfatto, evitare che le interazioni abituali vengano in futuro a mancare.
Non possiamo quindi fare a meno di considerare che le interazioni umane avvengono in un regime di concorrenza e relativa carenza di "risorse" nel senso che non tutte le persone sono disposte ad interagire con chi lo vorrebbe, senza contare che una persona può interagire solo con un numero limitato di persone per ovvi motivi pratici.
Si presuppone inoltre che, chi può, sceglie, sia pure inconsciamente, le persone con cui interagire in funzione del massimo vantaggio (in termini materiali o spirituali) che prevede possa ottenere dall'interazione stessa.
Da ciò consegue che, per un soggetto, il rischio (reale o percepito) di perdita della possibilità di interazione con la persona amata è inversamente proporzionale al proprio grado di competitività sessuale o sociale (reale o percepito), e quindi anche alla propria autostima, e direttamente proporzionale all'attrattività della persona amata, che la espone alle attenzioni di potenziali rivali.
Un'altra considerazione da fare riguarda l'esclusività delle interazioni e cioè l'idea che una persona che abbia un certo tipo di interazioni con qualcuno non abbia diritto di avere lo stesso tipo d'interazione anche con altri.
Parlando di relazioni coniugali o amorose questo è generalmente il caso nella maggior parte delle culture, ma non possiamo escludere che l'esigenza di esclusività abbia anche origini genetiche, come suggerito dal comportamento di molti animali in cui i maschi non tollerano che le loro femmine siano oggetto di attenzione da parte di altri maschi e sono pronti a rischiare la vita per respingerli aggredendoli.
Volendo trascurare le origini genetiche, potremmo supporre che se la cultura di riferimento di un individuo ammettesse la promiscuità sessuale o la poligamia, forse la gelosia non esisterebbe o sarebbe molto meno sentita, anche perché sarebbero possibili situazioni in cui l'individuo non perderebbe del tutto la possibilità di interagire con la persona amata dividendo parzialmente con un'altra persona il
tempo di interazione della prima.
Un altro elemento da considerare è l'
economia delle interazioni di un soggetto, cioè con quante altre persone esso interagisce e in che modo, cioè la qualità delle sue interazioni.
Ci sono persone che, per motivi che non voglio qui analizzare, hanno molte interazioni con tante persone diverse, tali da soddisfare globalmente a sufficienza i propri bisogni di interazione, mentre altre tendono a concentrare le loro interazioni su poche persone, arrivando al caso limite di avere una sola persona con cui interagisce in modo soddisfacente.
E' evidente che la gelosia sarà tanto più forte quanto più il tempo di interazione sarà concentrato solo sulla persona amata.
Riepilogando, i fattori principali alla base della gelosia sono:
- il bisogno primario di continuare ad interagire con la persona amata
- un timore eccessivo che l'interazione possa cessare per:
- la presenza di concorrenti temibili
- una scarsa competitività del soggetto (reale o percepita)
- l'attrattività della persona amata
- il principio morale interiorizzato dell'esclusività delle relazioni erotiche o coniugali, che impedisce la condivisione con altre persone del tempo di interazione
- la concentrazione del tempo di interazione "buona" del soggetto solo sulla persona amata, che la rende in tal modo insostituibile, e tragica la sua eventuale perdita
Se è vero, come credo, che una certa dose di gelosia sia sana, vediamo come si può affrontare il caso di una persona affetta da gelosia eccessiva o morbosa, per ridurre tale sentimento a proporzioni accettabili.
La soluzione potrebbe essere quella di convincere il soggetto a sottoporsi ad una psicoterapia in cui verranno analizzati e discussi i fattori sopraelencati che agiscono nella sua particolare gelosia, eventualmente con tecniche di desensibilizzazione facendo uso di scenari ipotetici, costruiti in collaborazione tra paziente e terapeuta, in cui si immagina che la persona amata interagisca in vari modi con altre persone.
In tale terapia verrà soprattutto esaminato il grado di autostima del soggetto e si cercherà di determinare se la sua autovalutazione sia fondata o infondata, tenendo conto del fatto che una valutazione infondata potrebbe essere stata causata da errori educativi o traumi subiti in giovane età, per cui un approccio misto, cognitivista e psicodinamico potrebbe essere appropriato.
Lo stesso metodo si applicherà a tutti gli altri fattori sopra elencati, finché il paziente avrà acquisito consapevolezza dei fenomeni in gioco e la capacità di valutarli realisticamente e con il dovuto distacco.
2014-01-21 Bisogni | Inconscio | Psicologia

In questo schema Maslow ha riassunto qualli che a suo avviso sono i bisogni fondamentali comuni a tutti gli esseri umani. Si tratta di bisogni geneticamente determinati, vitali, radicati nell’inconscio. E’ importante soddisfarli per essere felici il più possibile ed evitare disagi psichici e disturbi psicosomatici. Ma prima di poter soddisfare i bisogni di un certo livello, secondo Maslow occorre che i bisogni del livelli inferiori siano soddisfatti.
A mio avviso l'analisi di Maslow trascura la presenza di bisogni "politicamente scorretti", come il bisogno di dominare, controllare o influenzare gli altri per indurli a servirci o a cooperare con noi.
Infatti, senza la cooperazione da parte degli altri, gli umani non possono sopravvivere. Perciò è naturale che vi sia in essi una motivazione ad assicurarsi tale cooperazione con qualsiasi mezzo.
2014-01-23 Introversione
Premessa
Introverso ed estroverso sono termini coniati da C.G. Jung nel suo libro "Tipi psicologici" pubblicato nel 1921. Gli stessi termini sono stati usati nelle opere di altri studiosi con varie definizioni più o meno simili a quella di Jung. Non esiste una definizione accademica dell'introversione/estroversione universalmente riconosciuta.
Questo non deve sorprenderci perché la psicologia in generale, nonostante le intenzioni o le prestese della maggior parte dei suoi studiosi, non può essere considerata una scienza, come è vero anche per la filosofia e la religione. Il che non vuol dire che essa non debba avvalersi dei contributi di scienze come la medicina e la genetica.
Solo una parte della psicologia può essere affrontata col metodo scientifico, e le teorie della personalità (ambito in cui si colloca il concetto di introversione) non possono esserlo perché si interessano di ciò che nell'uomo è meno misurabile e verificabile oggettivamente. Ne consegue che qualsiasi definizione dell'introversione non può essere vista che come l'opinione di uno studioso con un numero più o meno grande di sostenitori.
Nel linguaggio comune popolare, d'altra parte, il termine "introverso" è molto usato con una connotazione negativa generalmente condivisa, ingiusta quanto ignorante e superficiale, in pratica come sinonimo di timidezza e scarsa socialità, cosa che costituisce forse il maggior motivo di sofferenza per gli introversi.
Il testo che segue è una sintesi delle informazioni che ho raccolto sull'introversione da varie fonti, tra cui, principalmente, gli scritti di Luigi Anepeta, che considero il più autorevole studioso italiano della materia.
Essendo io introverso, la mia esposizione è affetta da conflitto di interessi.
Definizione dell'introversione
Introversione ed estroversione sono tipi di personalità opposti che si differenziano per una serie di aspetti comportamentali, emozionali, ed intellettuali più o meno soggettivi. Premesso che una stessa persona può manifestare caratteristiche di entrambi i tipi simultaneamente o ciclicamente (pur con uno sbilanciamento più o meno grande a favore di uno dei due) le caratteristiche tipiche dell'introverso possono essere riassunte come segue:
Caratteristiche condivise da quasi tutti gli studiosi
- maggior interesse per la realtà interiore che per quella esterna, maggiore tendenza alla riflessione e all'introspezione, all'esplorazione e all'esame critico dei propri pensieri, idee, fantasie, sentimenti, conflitti, inibizioni, paure etc; maggior interesse verso pensieri e astrazioni che verso persone e cose concrete;
- minor bisogno di compagnia; bisogno di ricaricarsi in solitudine dopo un certo tempo speso in compagnia; maggiore capacità di star bene e divertirsi anche da soli;
- tendenza ad avere amicizie meno numerose ma più profonde
- minor bisogno di stimoli esterni; minore tolleranza agli eccessi di stimolazione esterna; maggiore capacità di auto-stimolazione;
- temperamento più calmo, docile e paziente
Caratteristiche condivise da un minor numero di studiosi
- tendenza, prima di parlare, a riflettere sulle cose da dire; tendenza ad ascoltare più che a parlare, tranne per gli argomenti che conosce molto bene;
- atteggiamento più critico e meno tollerante verso i mali della società e le persone che li causano; tendenza a giudicare e a giudicarsi;
- maggior bisogno di approvazione;
- spiccato interesse per questioni etiche e morali; senso della giustizia più disinteressato, cioè sentito anche quando le vittime delle ingiustizie sono persone con cui ha poco a che fare; idealismo etico; maggiore tendenza a sviluppare sensi di colpa; maggiore capacità di autocritica;
- motivazione al progresso civile e al miglioramento della società, a cui si sforza di contribuire in qualche modo piuttosto che cercare di adattarsi alla società così com'è;
- maggiore empatia per gli altri, maggiore senso di responsabilità e del dovere, rispetto per il prossimo, preoccupazione di non dispiacere o nuocere agli altri; maggiore capacità di intuire gli stati d'animo e le aspettative altrui;
- insofferenza per la superficialità, la banalità, il conformismo e i fenomeni di massa; preferenza per una comunicazione più profonda, creativa e meno conformista;
- maggiore selettività nelle relazioni sociali con preferenza verso persone affini o che dimostrano di apprezzare le sue peculiarità; maggiore riservatezza nei confronti delle persone che non percepisce come affini;
- tendenza ad investire molta energia psichica e impegno morale nei rapporti sociali; si aspetta un uguale comportamento dagli altri, rimanendo spesso deluso;
- tendenza a parlare seriamente e a prendere sul serio quello che gli altri dicono, con conseguenti frequenti delusioni;
- difficoltà a parlare in pubblico spontaneamente senza una sufficiente preparazione e senza conoscere bene l'argomento; preferenza per conversazioni con poche persone;
- spiccata sensibilità verso la poesia, l'arte e la filosofia; maggiore curiosità e vivacità intellettuale;
- maggiore dipendenza dalle aspettative dei genitori e minore dipendenza dalle aspettative del gruppo dei coetanei;
- tendenza a non rivelare le proprie idee e i propri sentimenti (specie quelli più nobili) per evitare di passare per arrogante, presuntuoso, moralista, rompiscatole, guastafeste o antisociale; la necessità di nascondere la propria vera natura comporta un cospicuo dispendio di energia psichica nelle situazioni sociali, dove perciò si stanca rapidamente e presto desidera ritirarsi dalla compagnia per potersi ricaricare;
- tendenza ad apparire arrogante e presuntuoso agli occhi della maggior parte degli estroversi, a meno che non mostri i segni di una timidezza che possa giustificare in altro modo la sua ritrosia verso gli altri;
- tendenza ad apparire flemmatico, indifferente e passivo anche provando forti emozioni;
- tendenza a lavorare in profondità piuttosto che in vastità; tendenza al perfezionismo;
- tendenza a sottovalutarsi;
- maggiori capacità auto-didattiche;
- maggiore predisposizione alla timidezza, a causa della cattiva considerazione di cui l'introverso è oggetto da parte della maggioranza estroversa che lo considera psicologicamente inferiore, socialmente inetto e/o antisociale; tale considerazione negativa può facilmente determinare nell'introverso inconsapevole un senso di inferiorità e di inadeguatezza che possono portarlo a vergognarsi di essere quello che è;
- rischio di sviluppare una delle seguenti sindromi:
- introversione diligente: sforzo continuo per farsi apprezzare e amare dagli altri sacrificando la propria individualità incompresa e originalità, con conseguenti possibili nevrosi;
- introversione oppositiva: stato permanente di ostilità verso la società con conseguente isolamento e/o psicosi;
- neotenia accentuata (neotenia = conservazione di caratteristiche fisiche e psichiche giovanili e maturazione sessuale e intellettuale più lenta e psicologicamente più ricca e complessa).
NOTA: tutte le caratteristiche sopra esposte potrebbero essere derivate in qualche misura da una maggiore neotenia e/o da altri fattori genetici ancora sconosciuti. Il rapporto tra neotenia e introversione è una scoperta di Luigi Anepeta.
Citazioni da "Tipi psicologici" di C. G. Jung
...il primo (l'estroverso) si orienta in base ai fatti esterni così come sono dati, l'altro (introverso) si riserva un'opinione che s'interpone fra lui e la realtà obiettiva. [...] Quando uno pensa, sente e agisce, in una parola, vive in modo direttamente corrispondente alle circostanze obiettive e alle loro esigenze [...] è estroverso. La sua vita è tale che l'oggetto, in quanto fattore determinante, possiede manifestamente nella sua coscienza un'importanza maggiore che non la sua opinione soggettiva. Perciò egli non si aspetta mai di imbattersi in qualche fattore assoluto nel suo mondo interiore, dato che fattori di tal genere egli li ravvisa solo all'esterno.[...] nell'introverso tra la percezione dell'oggetto e il comportamento dell'individuo s'inserisce un punto di vista soggettivo che impedisce che il comportamento assuma un carattere corrispondente al dato obiettivo. [...] La coscienza dell'introverso vede sì le condizioni esterne, ma elegge a fattore determinante l'elemento soggettivo. [...] Mentre il tipo estroverso si richiama prevalentemente a ciò che a lui giunge dall'oggetto, l'introverso si appoggia piuttosto su ciò che l'impressione esterna mette in azione nel soggetto."
Riferimenti
Luigi Anepeta: Vademecum sull’introversione
Luigi Anepeta: Introversion as a way of being (Vademecum on introversion)
Luigi Anepeta: Timido, docile, ardente... Manuale per capire ed accettare valori e limiti dell'introversione (propria o altrui)
Tutti i testi di Luigi Anepeta su introversione e disagio psichico
Personality Theories (George Boeree)
Carl Jung (George Boeree)
Hans Eysenck and other temperament theorists (George Boeree)
Trait Theories of Personality (George Boeree)
The Ultimate Theory of Personality (George Boeree)
Commento critico al saggio "Personality Theories" di C. G. Boeree (Luigi Anepeta)
Introversione (Nicola Ghezzani)
Introvert (about.com)
Extraversion and introversion (wikipedia.org)
Caring for your introvert (theatlantic.com)
Introversion and the Energy Equation (psychologytoday.com)
2014-01-25 Psicologia
Guardare una foto o un video o leggere una notizia su un giornale o passeggiare per la città guardando cosa fa la gente, poi elencare i fenomeni umani rilevati, suddivisi nelle seguenti categorie:
- Bisogni primari
- Bisogni secondari
- Strategie di soddisfazione
- Obiettivi
- Paure
- Interazioni e transazioni
- Relazioni
- Sentimenti
- Soddisfazioni
- Frustrazioni
- Insuccessi
- Sfide
- Rituali di appartenenza
- Violenze
- Aiuti
- Proposte di interazioni e di relazioni
- ecc.
2014-01-26 Arte

L'estasi della Beata Ludovica Albertoni è un'opera di Gian Lorenzo Bernini del 1674, custodita nella Chiesa di San Francesco a Ripa a Roma. Sarà perché sono ateo, ma a me questa scultura fa pensare ad un orgasmo.
2014-01-27 Percezione
L’aggettivo “sinottico” etimologicamente si riferisce al “vedere insieme”.
Vedere un oggetto da solo o insieme ad un altro oggetto comporta nella mente una differenza significativa: vedendo insieme due oggetti si produce una comunicazione tra gli agenti mentali ad essi corrispondenti.
Questa comunicazione potrebbe avere diversi effetti, tra cui:
- Stimolare un’idea creativa in cui i due oggetti in combinazione o relazione tra loro, producono qualcosa di desiderabile
- Scatenare reazioni emotive di disagio nel caso in cui i due oggetti rappresentano o evocano situazioni di conflitto ancora vive nell’inconscio o frustrazioni o problemi importanti irrisolti
L’utilità della percezione sinottica come stimolatore della creatività è evidente, ma anche quando la percezione sinottica suscita emozioni sgradevoli o dolorose essa può rivelarsi utile. Infatti grazie ad essa possiamo ottenere un effetto terapeutico che consente di:
- Conciliare esigenze e motivazioni (ovvero agenti mentali) conflittuali
- Trovare il coraggio di confrontarsi con le proprie entità critiche, cioè quegli aspetti di se stessi o della società, che fanno paura o addolorano
- Neutralizzare le reazioni emotive indesiderate e dannose, rispetto alle proprie entità critiche, attraverso un processo noto come “desensibilizzazione sistematica”
2014-01-27 Psicoterapia
Un blog può essere un eccellente strumento di auto-terapia se usato per esprimere la propria personalità in un immaginario confronto con gli altri, che sono rappresentati dai lettori (reali o potenziali) del blog stesso.
Il blog facilita l'integrazione della mente in quanto permette di vedere insieme, e quindi armonizzare, conciliare, accettare i diversi aspetti della propria personalità, anche quelli conflittuali.
Il blog stimola la creatività in quanto la lettura di ciò che si è scritto stimola nuove associazioni di idee e nuovi pensieri, che, una volta registrati, ne stimolano a loro volta di nuovi. È quindi un particolare tipo di "brain storming".
2014-01-28 Psicologia

2014-01-28 Conoscere
Il patrimonio letterario mondiale, costituito da tutti i testi scritti dall'inizio della civiltà umana, è pieno di "conoscenze". Molte di queste sono tra di loro incoerenti o conflittuali. Molte sono ridondanti e dicono le stesse cose con parole diverse, più o meno numerose.
Bastano queste considerazioni per rendersi conto che di tutte queste conoscenze alcune sono utili, altre inutili, altre dannose. Alcune sono originali, altre sono imitazioni più o meno buone dell'originale.
Per chiunque voglia accrescere o migliorare le proprie conoscenze è dunque essenziale acquisire la capacità di valutare e quindi scegliere, nella letteratura mondiale, le informazioni utili, scartando (ed eventualmente criticando) quelle inutili e quelle dannose.
Un criterio di valutazione molto semplice è quello di rispondere alla domanda: ammesso che questa conoscenza sia vera, che uso se ne può fare? Con quali risultati? A chi possono giovare quei risultati? Quanto è applicabile?
Particolarmente insidiose sono le conoscenze i cui autori sono persone di grande prestigio, come professori universitari, per cui leggendo i loro testi e non riuscendo a comprenderne il senso o l'utilità, si tende a pensare di non esserne all'altezza, mentre si tratta spesso di "aria fritta", cioè di informazioni che, anche se "vere" da un punto di vista puramente logico, sono inapplicabili o sono elaborazioni senza alcun effettivo valore aggiunto, di idee di altri autori, oppure ovvietà.
2014-01-29 Inconscio | Valenza sociale
Mentre mi accingo a scrivere questa riflessione, sento che dentro di me si combattono due forze opposte. L’una mi spinge ad integrarmi nella società così com’è e quindi a comportarmi in modo da essere accettato dagli altri, l’altra, che considera la società opprimente e malata, mi spinge a sottrarmi alle restrizioni imposte dalla società stessa, e a fare qualcosa per migliorarla correggendone errori e difetti, e quindi a comportarmi in modo diverso dalla norma o in contrasto con essa.
Il conflitto tra queste due forze mi ha provocato in passato e continua a provocarmi stress, inquietudine, insoddisfazione, frustrazione e sofferenza, ed un comportamento spesso incostante, incoerente, inibito e inconcludente. Esso influenza anche la scrittura di questo documento, il quale può avere una valenza sociale integrante o disintegrante, a seconda delle considerazioni e valutazioni di tipo etico-politico che da esso emergono, e, in particolare, del grado di critica sociale che il documento esprime e dell’accettazione di cui è oggetto da parte della società.
Mentre scrivo, qualcosa nel mio inconscio si chiede se quello che sto scrivendo mi avvicina o allontana dagli altri; se la risposta è “mi allontana dagli altri” allora tendo a sentirmi triste e depresso e la mia voglia di scrivere viene inibita così come la mia creatività. Al tempo stesso, qualcos’altro nel mio inconscio si chiede se quello che sto scrivendo è conformista/conservatore oppure anticonformista/progressista; se la risposta è “conformista/conservatore” anche in questo caso mi sento triste e depresso e la mia voglia di scrivere e la mia creatività vengono inibite.
Io credo che tra le due forze, quella che mi spinge verso l’integrazione sociale sia radicata negli strati più profondi dell’inconscio mentre la forza che mi spinge verso l’anticonformismo progressista sia radicata negli strati più coscienti della mente, cioè nell’io. E direi che nell’evoluzione umana la spinta all’integrazione sociale sia filogeneticamente più antica e quella al progresso, più recente.
2014-01-29 Introversione | Luigi Anèpeta
Ottima descrizione della condizione introversa tratta dal sito della LIDI (
www.legaintroversi.it).
Caratteristiche specifiche del genotipo introverso
- Un corredo di emozioni superiore alla media, associato ad un’intelligenza solitamente vivace e talora essa stessa superiore alla media.
- Una sensibilità sociale che comporta l’intuizione immediata degli stati d’animo e delle aspettative altrui.
- Un senso di pari dignità e di giustizia precoce, persistente e d’intensità spesso drammatica.
- Un orientamento di tipo idealistico, che comporta il riferimento ad un mondo caratterizzato da rapporti interpersonali corretti e delicati.
- Una vocazione sociale altamente selettiva, che, per realizzarsi, richiede un certo grado di affinità e di sintonia con l’altro.
- Un’affettività molto intensa che tende a stabilire con il mondo (persone, natura, cultura, oggetti, animali) rapporti significativi e profondi.
- Un orientamento incline alla riflessione, all’introspezione e alla fantasia più che all’azione.
- Una predilezione per interessi intellettuali e creativi.
- Un corredo di bisogni (d’appartenenza e d’individuazione) piuttosto ricco.
Elementi che sottendono il malessere degli introversi
- Un vissuto persistente di inadeguatezza e di inferiorità, che talora arriva alla vergogna di essere come si è.
- Un’avversione più o meno marcata (fino al limite della fobia) nei confronti della sensibilità emozionale.
- Un sentimento di solitudine scarsamente rimediabile, che può esprimersi in una tendenza progressiva all’isolamento o a tentativi di socializzazione e di normalizzazione forzata, solitamente con scarso esito.
- Una tendenza a confrontarsi ossessivamente con gli altri, che comporta spesso il paradosso di un’invidia intensa e, nel contempo, un atteggiamento interiore ipercritico nei loro confronti, di cui viene rilevata impietosamente la superficialità, la rozzezza, la scarsa sensibilità.
- Una tendenza a ruminare sulle proprie problematiche, senza venirne a capo.
- Un senso complessivo di un’esistenza faticosa, penosa, a volte dolorosa.
Leggi il testo completo in
Vademecum sull'introversione, di Luigi Anepeta
2014-01-30 Psicologia
Oggi mi è venuta l'idea di un nuovo tema da affrontare, a cui ho dato il titolo provvisorio "Diritto/dovere, forme e conseguenze del giudicare". È un tema tabù, politicamente scorretto, provocante e inquietante. Ha enormi implicazioni psicologiche oltre che filosofiche, sociologiche e politiche. Ha un posto centrale nella vita psichica anche quando si cerca di ignorarlo. Sottintende domande come le seguenti:
- Chi ha il diritto di giudicare, in quali contesti, con quali fini, modalità e limiti?
- Chi ha il dovere di giudicare, in quali contesti, con quali fini, modalità e limiti?
- In quali forme l'uomo giudica i propri simili?
- Quali sono i meccanismi psichici consci e inconsci, volontari e involontari, che intervengono nel giudicare gli altri e se stessi? Quali sono i possibili esiti, implicazioni e conseguenze dei giudizi?
- Come reagiscono coloro che sono, o si sentono, direttamente o indirettamente giudicati?
2014-01-30 Comportamento
Il comportamento umano è determinato da vari fattori. Tra i più i più importanti ci sono le abitudini e i freni inibitori.
Questo avviene anche mentre scrivo questi pensieri, i quali sono infatti influenzati dalle mie abitudini e dai miei freni inibitori.
Affinché il comportamento di un soggetto sia creativo e non ripetitivo, esso deve pertanto resistere all'azione condizionante delle proprie abitudini e dei propri freni inibitori, vale a dire che esso deve fare qualcosa di diverso dal proprio solito o da esso considerato immorale. In altre parole, qualcosa di insolito o diversamente morale.
Per far questo occorre mette in discussione la validità delle proprie abitudini e dei propri principi morali.
In questo modo sarà possibile trasformare il comportamento ripetitivo in comportamento creativo.
Per concludere, cerchiamo di essere creativi comportandoci in modo insolito e moderatamente spregiudicato!
2014-01-31 Umorismo

2014-02-02 Gioco
Il gioco è una metafora della vita sociale: un insieme di regole e margini di libertà, i cui confini, nella società, non sono purtroppo così ben definiti e consci come nel gioco.
2014-02-02 Amare
Nell'amore romantico e/o coniugale vale normalmente la regola del tutto o niente.
Infatti, normalmente, se non si può avere l'amore esclusivo di una certa persona, si preferisce rinunciare del tutto ad essa anche al costo di restare soli.
Io non sono sicuro che ciò sia giusto o inevitabile, perché non so quanto esso derivi da un bisogno primario, cioè geneticamente determinato, oppure da un bisogno secondario, cioè culturalmente determinato.
Tenderei a pensare che derivi da entrambi, e che una cultura più evoluta potrebbe aiutarci a tollerare o accettare la non esclusività amorosa (mi riferisco alla poligamia e all'adulterio) senza grossi problemi.
2014-02-03 Relazioni
In una relazione umana duale (cioè tra due esseri umani) si pone la questione della compatibilità tra i due soggetti presi indipendentemente dagli altri (compatibilità interna), e la compatibilità tra la relazione in oggetto e possibili relazioni tra ciascuno dei due soggetti ed altre persone (compatibilità esterna).
Per quanto riguarda la compatibilità interna ci sono, oltre alle questioni di affinità caratteriale e culturale, questioni di "economia" interna alla relazione, vale a dire di corrispondenza tra domanda e offerta tra i due soggetti. In altre parole, la questione è se il soggetto A è disposto a dare al soggetto B ciò che questo si aspetta o esige da A, e viceversa.
Per quanto riguarda la compatibilità esterna, la questione è se le "regole" che condizionano la relazione tra i soggetti A e B impongono degli obblighi, restrizioni o divieti rispetto a relazioni (già in atto o potenziali) di A o B con altre persone.
Tutto ciò considerato, ogni soggetto (A), di fronte alla eventualità di stabilire una relazione con un altro (B) dovrebbe fare una serie di domande e a se stesso e al potenziale partner, oltre ad una serie dichiarazioni, come le seguenti:
Questionario relazionale precauzionale
Domande che A dovrebbe porre a se stesso:
- conosco B abbastanza bene per decidere se è opportuno che io ci stabilisca una relazione?
- quali sono le mie esigenze nei confronti di B?
- quali sono le esigenze di B nei miei confronti?
- sono disposto a, e in grado di, soddisfare le esigenze di B?
- B è disposto a, e in grado di, soddisfare le mie esigenze?
- se io e B stabiliamo una relazione, quali sono le esigenze di B riguardo alla possibilità che io abbia certe relazioni con altre persone? Quali obblighi e restrizioni B intenderebbe applicare alle mie altre relazioni?
- se io e B stabiliamo una relazione, quali sono le mie esigenze riguardo alla possibilità che B abbia certe relazioni con altre persone? Quali obblighi e restrizioni intenderei applicare alle altre relazioni di B?
Domande che A dovrebbe porre a B:
- mi conosci abbastanza bene per decidere se è opportuno che tu stabilisca una relazione con me?
- quali sono le tue esigenze nei miei confronti?
- sei disposto a, e in grado di, soddisfare le mie esigenze?
- se stabiliamo una relazione, quali sono le tue esigenze riguardo alla possibilità che io abbia certe relazioni con altre persone? Quali obblighi e quali restrizioni intenderesti applicare alle mie altre relazioni?
Dichiarazioni che A dovrebbe fare a B:
- queste sono le mie esigenze nei tuoi confronti: ...
- queste sono le cose che sono disposto a, e in grado di, fare per te: ...
- queste sono le cose che non sono disposto a, o in grado di, fare per te: ...
- se stabiliamo una relazione, considera le seguenti mie esigenze alla possibilità che tu abbia certe relazioni con altre persone, e i seguenti obblighi e restrizioni che intenderei applicare alle tue relazioni con altre persone: ...
- se stabiliamo una relazione, considera che io mi riterrei libero di stabilire relazioni dei seguenti tipi con altre persone: ...
2014-02-05 Bellezza
(Traduzione da un post in inglese trovato dsu Facebook)
Un tizio era seduto in una stazione della metropolitana di Washington DC e ha iniziato a suonare il violino; era una fredda mattina di gennaio. Ha suonato sei pezzi di Bach per circa 45 minuti.
In quel lasso di tempo, dato che era l'ora di punta, si calcola che siano passate dalla stazione 1.100 persone, la maggior parte delle quali dirette al lavoro. Dopo tre minuti, un uomo di mezza età ha notato che c'era un musicista che suonava.
Rallentò il passo, si fermò per qualche secondo, poi si affrettò per rispettare i suoi impegni. Un minuto dopo, il violinista ricevette la sua prima mancia: una donna gettò i soldi nella cassetta e, senza fermarsi, continuò a camminare.
Pochi minuti dopo, qualcuno si appoggiò al muro per ascoltarlo, ma l'uomo guardò l'orologio e riprese a camminare.
Era chiaramente in ritardo per il lavoro. Quello che prestò più attenzione fu un bambino di 3 anni. Sua madre lo seguiva in fretta, ma il bambino si fermò a guardare il violinista.
Alla fine, la madre lo spinse con forza e il bambino continuò a camminare, voltandosi continuamente.
Questo gesto fu ripetuto da molti altri bambini.
Tutti i genitori, senza eccezioni, li costrinsero ad andare avanti. Nei 45 minuti in cui il musicista suonò, solo 6 persone si fermarono e rimasero per un po'.
Circa 20 gli diedero dei soldi, ma continuarono a camminare al loro ritmo normale. Raccolse 32 dollari. Quando finì di suonare e calò il silenzio, nessuno se ne accorse.
Nessuno applaudì, né ci fu alcun riconoscimento.
Nessuno lo sapeva, ma il violinista era Joshua Bell, uno dei musicisti più talentuosi al mondo. Aveva appena suonato uno dei brani più complessi mai scritti, con un violino del valore di 3,5 milioni di dollari.
Due giorni prima di suonare nella metropolitana, Joshua Bell aveva fatto il tutto esaurito in un teatro di Boston dove i biglietti costavano in media 100 dollari.
Questa è una storia vera. L'esibizione in incognito di Joshua Bell nella stazione della metropolitana è stata organizzata dal Washington Post come parte di un esperimento sociale sulla percezione, il gusto e le priorità delle persone.
L'idea era questa: in un ambiente comune, a un'ora strana: riusciamo a vedere la bellezza? Ci fermiamo ad apprezzarla? Riconosciamo il talento in un contesto inaspettato?
Una delle conclusioni possibili di questa esperienza potrebbe essere: se non abbiamo un momento per fermarci ad ascoltare uno dei migliori musicisti del mondo che suona la musica più bella mai scritta, quante altre cose ci stiamo perdendo?
2014-02-05 Domande
Il mondo è pieno di risposte a domande inutili. Prima di prendere in considerazione una risposta, è importante chiedersi quale sia la domanda a cui essa cerca di rispondere, e se sia una domanda importante o futile.
Il problema nella trasmissione della cultura è che le risposte vengono trasmesse prima delle domande, anzi, molto spesso le domande sono ignorate, vietate o considerate indiscrete. Ma quel che è peggio, molto spesso non viene nemmeno in mente che si possano (o si debbano) fare domande su certi fatti. Infatti, fare domande richiede una capacità critica che non tutti possiedono, anche perché tale capacità viene spesso scoraggiata o repressa dalle autorità parentali, religiose e politiche.
Per migliorare la società bisogna migliorare e aumentare le domande prima ancora che le risposte, e porre domande che non abbiamo mai osato porre.
Le domande più interessanti riguardano i motivi e la cause per cui certi fenomeni avvengono, soprattutto i fenomeni sociali e comportamentali umani, e la possibilità che tali fenomeni possano essere cambiati, in quali modi e con quali metodi.
Per capire se stessi e i problemi di compatibilità e convivenza tra persone, la prima cosa da fare è porre una serie di domande come: di cosa ho bisogno e perché, come reagisco (con quali idee e sentimenti) alle cose che mi capitano, cosa mi aspetto agli altri, cosa sono disposto a dare agli altri o a fare per loro, cosa do e cosa prendo dagli altri, cosa accetto e cosa rifiuto dagli altri ecc.
2014-02-06 Bisogni | Paura
Penso che nell'uomo ci siano tre paure fondamentali dalle quali derivano tutte le altre, e che danno origine alla maggior parte dei sentimenti, i quali sono legati alla percezione e alla diminuzione delle paure stesse:
- la paura di morire (essere aggrediti, feriti, mutilati, ammalarsi, non avere di che nutrirsi, ripararsi, proteggersi o difendersi, non essere autosufficienti ecc.)
- la paura dell'isolamento sociale (essere abbandonati, non essere amati, essere puniti, rifiutati, emarginati ecc.)
- la paura di sbagliare (fare cose e comportarsi in modi che aumentano il rischio di morire e dell'isolamento sociale, fare cose proibite, non essere in grado di affrontare le difficoltà e i problemi che si presentano, perdere la ragione, essere o apparire stupidi, essere disapprovati)
In assenza di esse forse i sentimenti non esisterebbero.
Queste tre paure sottintendono rispettivamente tre bisogni primari:
- il bisogno di sopravvivenza fisica
- il bisogno di integrazione sociale
- il bisogno di potere sulla natura e la società
Le tre paure fondamentali, così come i tre bisogni primari ad esse associati, sono gerarchicamente interdipendenti in quanto:
- l'isolamento sociale può condurre alla morte
- lo sbagliare e la perdita di potere possono condurre all'isolamento sociale
L'uomo è motivato consciamente o inconsciamente a fare tutto il possibile per diminuire i rischi di morte, isolamento sociale e perdita di potere, a ridurre le relative paure e a provare i sentimenti di benessere e piacere che scaturiscono dalla loro diminuzione.
2014-02-07 Comunicazione
L'incomunicabilità è uno dei miei temi preferiti. Circa 40 anni fa era molto di moda, soprattutto nel cinema, ora se ne parla, secondo me, troppo poco, forse perché si parla mediamente in modo più superficiale e volgare, e questo fatto paradossalmente diminuisce il problema. In altre parole, se vuoi farti capire devi essere superficiale e/o volgare.
2014-02-08 Arroganza
"Non ci si faccia illusioni: in tutti i tempi, su tutto il globo terrestre e in tutte le circostanze, è esistita una congiura, ordita dalla natura stessa, di tutte le teste mediocri, dappoco e ottuse contro lo spirito e l'intelligenza. Contro lo spirito e l'intelligenza esse sono, tutte insieme, compagne fedeli e numerose. O si è forse così ingenui da credere che esse, invece, aspettino la superiorità per riconoscerla, venerarla e proclamarla tale, sì da vedere poi se stesse ridotte a nulla?" (Arthur Schopenhauer)
2014-02-08 Conoscere | Informazione

Di informazione ce n'è troppa, di conoscenza (buona e cattiva) un po' meno, ma sempre comunque troppa e soprattutto frammentaria e dispersa; quello che manca è un sistema per selezionare, organizzare, integrare le conoscenze e facilitarne l'applicazione. Su questo ci si dovrebbe concentrare piuttosto che continuare ad accrescere la quantità di informazioni, che, nel web, aumenta a dismisura ogni giorno, aggravando la situazione e generando ulteriore confusione. La libertà incontrollata (in questo caso la libertà di produrre e diffondere informazione) può portare al caos.
2014-02-09 Etica
La maggior parte della gente usa i termini "etica" e "morale" come sinonimi, tuttavia, per "morale" bisognerebbe intendere l'insieme delle consuetudini sociali legate ad una certa tradizione culturale o gruppo sociale, e per "etica" la riflessione razionale sul bene e sul male, cioè cosa debba considerarsi bene e male non in base a dei costumi particolari, ma in base a principi universali.
Parlando di etica occorre fare riferimento ai diritti umani universali. Si può allora dire che il male, in senso etico, consiste nella violazione dei diritti umani universali.
Parlando invece di morale, si può dire che il male consiste nella violazione delle norme morali vigenti in un certo gruppo sociale.
2014-02-09 Libertà
La libertà può essere, a seconda dei casi, utile, inutile o dannosa. L'ideale è una libertà condizionata, come nei giochi e nell'arte.
L'arte di vivere, per me, consiste nel conciliare i bisogni antagonisti di libertà e appartenenza, facendo in modo che i legami, di qualunque tipo, non siano fissi, ma creativamente variabili.
2014-02-09 Citazioni e aforismi
La gloria è il sole dei morti.
Chi dice arte, dice menzogna.
La malattia del nostro tempo è la superiorità. Ci sono più santi che nicchie.
La tanto bramata fama è quasi sempre una prostituta incoronata.
L'amore che si basa sul denaro e sulla vanità genera la più ostinata delle passioni.
La chiave di tutte le scienze è senza dubbio il punto di domanda.
Lo schiavo ha la propria vanità, non vuole obbedire che al più grande dei despoti;
Mai un marito sarà così ben vendicato come dall'amante di sua moglie.
Quando non si vuol essere ingannato dal gioco delle marionette, bisogna entrare senz'altro nella baracca, e non contentarsi di guardare attraverso i buchi della tenda.
Quei bordelli del pensiero che si chiamano giornali.
Non sai che ognuno ha la pretesa di soffrire molto più degli altri?
Chi mai può vantarsi d'esser capito? Moriamo tutti incompresi.
La potenza non consiste nel colpire forte o spesso, ma nel colpire giusto.
Le donne, quando non amano, hanno tutto il sangue freddo di un vecchio avvocato.
Nessuna donna viene abbandonata senza ragione. È un assioma scritto in fondo al cuore di ogni donna; di qui il furore di quelle abbandonate.
Una delle sventure delle persone molto intelligenti è di non poter fare a meno di capire tutto: i vizi non meno che le virtù.
Una notte d'amore è un libro letto in meno.
2014-02-10 Etica
Mi sono ispirato ai "I nuovi dieci comandamenti atei" di Richard Dawkins, ai quali ho apportato diverse modifiche formali e sostanziali cercando di ottenere un documento più completo, efficace e accettabile da un maggior numero di persone.
1. Non fare agli altri quello che non vorresti fosse fatto a te e cerca di ripagare gli altri e la società per quello che da loro hai avuto; non danneggiare nessuno, tranne in caso di difesa personale o protezione civile.
2. Tratta tutti gli esseri umani con rispetto, lealtà, onestà ed equità, senza discriminare alcuno per motivi di razza, religione, orientamento sessuale, intelligenza, invalidità o classe sociale. Rispetta anche chi si comporta in modo disonesto o incivile, ma fa il possibile per impedirgli di nuocere a te e agli altri.
3. Obbedisci alle leggi dello stato democratico, mantieni gli impegni presi e compi responsabilmente i tuoi doveri; non tollerare che siano commesse illegalità da chiunque e contribuisci all'applicazione della giustizia sia come cittadino che come pubblico funzionario o eletto.
4. Nei conflitti cerca una soluzione pacifica se possibile; evita gesti e atteggiamenti aggressivi, ostili, offensivi o umilianti; affronta le divergenze con calma e ragionevolezza e se un accordo o un compromesso è impossibile adotta le misure appropriate per difendere i tuoi interessi nel rispetto della legalità.
5. Rispetta l'ambiente naturale e quello urbano, contribuisci a tenerli sani e puliti e difendili da chi li inquina, deturpa o impoverisce denunciando gli abusi alle autorità e agli uffici pubblici competenti.
6. Cerca di correggere i tuoi difetti e di accrescere la tua cultura per meglio convivere con gli altri e meglio contribuire al bene comune facendo le scelte politiche e amministrative più sagge sia nel ruolo di elettore che di eletto.
7. Rispetta sempre il diritto degli altri di dissentire da te e di avere stili di vita diversi dai tuoi, purché non danneggino nessuno.
8. Metti in discussione e verifica le idee tue e degli altri (cominciando da quelle dei tuoi genitori ed educatori) e scarta quelle che sono contraddette dai dati reali; formati opinioni indipendenti sulla base del tuo raziocinio e della tua esperienza; non permettere che il conformismo, le religioni e i mezzi di comunicazione di massa ti inducano a comportamenti contrari al tuo benessere e al progresso civile. Non indottrinare i tuoi figli ma insegna loro a pensare con la propria testa, ad analizzare i dati e a dissentire anche da te, se occorre.
9. Non mettere al mondo figli se non sei in grado di occupartene e di garantire loro il necessario per una crescita sana e serena, e un'istruzione adeguata alle sfide della società attuale. A tale scopo usa contraccettivi efficaci quando occorre.
10. Godi della tua vita sessuale e lascia che gli altri godano della propria quali che siano le loro inclinazioni, purché nessuna delle persone coinvolte venga danneggiata.
2014-02-11 Psicologia
"Ho stigmatizzato da tempo il dato comune a tutte le scienze umane e sociali, vale a dire l'imperialismo per cui ciascuna di esse - e in particolare la psicologia, la sociologia e l'antropologia culturale - presume di essere depositaria della giusta metodologia e delle chiavi esplicative dei fenomeni umani. L'imperialismo è solo l'indizio della fragilità di queste discipline che tendono ad avallarsi come scienze, mentre sono ancora e solo saperi contrassegnati, tra l'altro, proprio in conseguenza della loro pretesa totalizzante, da indefinite contraddizioni.
L'impasse penso che potrà essere superato solo in virtù di una nuova disciplina, che da tempo definisco
panantropologia, che integri tutte le discipline che hanno qualcosa da dire sull'uomo e i fatti umani (dalla genetica e dalla neurobiologia alla storia sociale)."
(Luigi Anepeta)
2014-02-14 Differenze umane
Parlare di differenze umane è diventato politicamente scorretto, anzi, un vero e proprio tabù. E' vero, qualche decennio fa se ne parlava troppo e a sproposito, con conseguenze tragiche (vedi il fascismo e il nazismo, Lombroso, Le Bon ecc.), ma siamo passati da un estremo all'altro e questo è ugualmente deprecabile. Bisognerebbe parlarne in quantità moderata e con un approccio scientifico, ma chi ci prova viene subito accusato di nazismo. Chiaro che poi quello risponde per le rime.
La faccenda è molto complicata, ma purtroppo l'uomo ha una pericolosa tendenza a semplificare tutto: buono o cattivo, bianco o nero, intelligente o stupido, inferiore, uguale o superiore. La realtà è che un individuo può essere superiore ad un altro in alcuni aspetti e inferiore in altri ecc. Fare di ogni erba un fascio è da fascisti e anche da comunisti.
2014-02-14 Conformismo
Quando tanti fanno la stessa cosa nello stesso momento la creatività è a zero, e le pecore, felici di fare la cosa giusta al momento giusto, e orgogliose della loro normalità, seguono docilmente il padrone che le tosa e le munge, felice anche lui grazie alla lana e al latte che ne ricava.
2014-02-14 Citazioni e aforismi
Amare tutta l'umanità può riuscire più facile del tollerare una sola persona.
Ci sono caratteri che per star bene devono far star male gli altri.
Il senso del diritto è innato. Il senso del dovere è imposto.
L'amore nasce per appetito, dura per fame e muore per sazietà.
L'indipendenza economica consente l'inestimabile lusso di scegliersi le compagnie da evitare.
L'inizio dell'amore è spesso simultaneo,. Non così la fine. Da ciò nascono le tragedie.
La diligenza maschera con scrupoloso zelo la mancanza d'intelligenza.
Nessuno è infallibile. La creazione dell'uomo ne è la prova.
Quando una donna dichiara di stimare un uomo è sottinteso che non lo ama.
Raramente la forza della ragione prevale sulla ragione della forza.
Se fosse vero che le sofferenze rendono migliori l'umanità avrebbe raggiunto la perfezione.
Siamo posseduti da ciò che possediamo.
Diffidare di tutto e tutti è indice di scarsa fiducia nelle proprie facoltà.
Il successo non prova nulla circa la qualità di un'opera.
L'entità dell'errore è commisurata alla statura di chi lo commette.
La solidità del matrimonio poggia sull'elasticità delle parti.
Le più diffuse credenze traggono la loro forza dall'inverificabilità.
Le rivoluzioni più clamorose non fanno rumore.
Man mano che aumenta la saggezza diminuiscono le occasioni di utilizzarla.
Per comandare bisogna riuscire a trovare chi è disposto ad ubbidire.
Per sottrarsi alla fatica di pensare, i più sono persino disposti a lavorare.
2014-02-17 Letteratura
Se riesci a mantenere la calma
quando tutti intorno a te la stanno perdendo;
Se sai aver fiducia in te stesso quando tutti dubitano di te
tenendo però in giusto conto i loro dubbi;
Se sai aspettare senza stancarti di aspettare
o se calunniato non rispondi con calunnie
o se odiato non dai sfogo all’odio, senza tuttavia sembrare troppo buono
né parlare troppo da saggio;
Se sai sognare senza fare dei sogni i tuoi padroni;
Se riesci a pensare senza fare dei pensieri il tuo fine;
Se sai incontrarti con il successo e la sconfitta
e trattare questi due impostori allo stesso modo;
Se riesci a sopportare di sentire la verità che tu hai detto
distorta da imbroglioni che ne fanno una trappola per ingenui;
Se sai guardare con serenità alle cose e agli affetti distrutti
e ricostruirli con i tuoi strumenti ormai logori;
Se sai mettere insieme tutte le tue vittorie
e rischiarle in un solo colpo a testa e croce e perdere, e ricominciare da capo
senza mai lasciarti sfuggire una parola su quello che hai perso;
Se sai costringere il tuo cuore, i tuoi nervi, i tuoi polsi
a sorreggerti anche dopo molto tempo che non te li senti più
e così resistere quando in te non c’è più nulla
tranne la volontà che dice loro “resistete”;
Se sai parlare con i disonesti senza perdere la tua onestà
o passeggiare con i re senza perdere il comportamento normale;
Se non possono ferirti né i nemici né gli amici troppo premurosi;
Se per te contano tutti gli uomini, ma nessuno troppo;
Se riesci a riempire l’inesorabile minuto dando valore ad ogni istante che passa
tua è la Terra e tutto ciò che vi è in essa
e – quel che più conta – tu sarai un uomo, figlio mio!
Rudyard Kipling
2014-02-19 Politica
La verità è molto più complicata della falsità. Per questo la falsità è più popolare. I politici semplificatori (come Berlusconi, Grillo, Mussolini, Lenin e tutti i grandi demagoghi) sono i più pericolosi perché attraggono irresistibilmente le masse sempliciste e frustrate. Poi troveranno tutte le scuse del mondo per giustificare il loro fallimento e il fallimento dello stato che promettevano di risollevare.
2014-02-26 Condividere
Per la maggior parte della gente sbagliare insieme è meglio che avere ragione da soli. Questo spiega perché l'umanità si trova ancora in uno stato disastroso.
2014-03-02 Religione
Dio non si interessa della nostra sorte. Infatti non siamo siamo stati creati da lui, ma da sue creature (le leggi naturali), e gli siamo completamente indifferenti, sia da vivi che da morti. E' occupato in altre faccende o si è suicidato dopo aver creato il mondo.
2014-03-05 Comunicazione | Scrivere
"Non vi è nulla di più facile che scrivere in modo che nessuno possa capire; come, invece, nulla è più difficile che esprimere pensieri significativi in modo che ognuno debba comprenderli. L'astrusità è parente dell'assurdità, e ogni volta è infinitamente più probabile che essa celi una mistificazione piuttosto che una qualche intuizione profonda. […] Un autore nulla dovrebbe temere più del palese sforzo di far vedere più spirito di quanto non abbia; ciò, infatti, risveglia nel lettore il sospetto che abbia assai poco spirito."
(Arthur Schopenhauer)
2014-03-06 Religione
Noi atei non abbiamo capito che combattere le religioni con la sola razionalità è inutile e perdente. Il successo delle religioni è dovuto al fatto che esse danno qualcosa, soddisfano dei bisogni profondi consci e inconsci. Se togliamo la religione a certe persone, queste avranno disturbi emotivi terribili e insopportabili. Noi atei, invece di proporre la semplice rinuncia alla religione, dovremmo quindi inventarci qualcosa di sostitutivo della religione che possa soddisfare in modi più razionali quegli stessi bisogni. I bisogni non si possono ignorare o eliminare, ma semmai trasformare. Amen.
2014-03-06 Religione
La religione soddisfa essenzialmente due bisogni: quello di sfuggire alla morte e quello di appartenere ad una comunità in cui vige un sistema morale condiviso.
Il primo bisogno, per un ateo, potrebbe essere più o meno soddisfatto, consciamente o inconsciamente, da una visione agnostica dell'universo che non esclude eventualità inconoscibili tra cui l'esistenza di (e una compartecipazione a) una dimensione spirituale non antropomorfa ma comunque immortale, oppure attraverso la propria eredità genetica e/o culturale o la gloria o il ricordo che uno può lasciare di sé.
Il secondo bisogno potrebbe essere soddisfatto dall'appartenenza ad una comunità di persone unite da ideali etici laici e razionali e da un comune impegno per il progresso civile dell'umanità.
In entrambi i casi si tratta di meccanismi di soddisfazione principalmente irrazionali o inconsci, perché anche gli atei hanno un inconscio e sono sede di fenomeni irrazionali. Inutile quindi controbattere le mie argomentazioni con contro-argomentazioni che fanno appello solo alla ragione.
2014-03-06 Saggezza
Da giovane ero un perfezionista, specialmente nel lavoro. Poi ho cominciato a capire che "il meglio è nemico del bene", e la svolta è arrivata con la lettura di Peter Drucker, con la sua massima "Doing the right thing is more important than doing the thing right". La cosa ha avuto e continua ad avere una portata esistenziale, e così ho cominciato ad apprezzare la libertà dalla perfezione in tutte le cose. Infatti la perfezione è una forma di tirannia.
D'altra parte la perfezione è utile, anzi indispensabile, ma solo come riferimento teorico. Cercare di raggiungerla al 100% è una pazzia e un inutile dispendio di risorse. In moltissimi casi vale la regola del 20-80: con il 20% di sforzo si ottiene l'80% del risultato, con il restante 80% di sforzo si ottiene (forse) il restante 20% del risultato.
2014-03-07 Filosofia
Ecco due mirabili esempi di aria fritta insegnata e apprezzata nelle università. Se non ci capite nulla e provate un senso di disgusto e irritazione rallegratevi perché vuol dire che la vostra mente non è inquinata dall'oscurantismo accademico:
Da
Essere e Tempo di Heidegger:
"L'Esserci non è soltanto un ente che si presenta fra altri enti. Onticamente, esso è piuttosto caratterizzato dal fatto che, per questo ente, nel suo essere, ne va di questo essere stesso. La costituzione d'essere dell'Esserci implica allora che l'Esserci, nel suo essere, abbia una relazione d'essere col proprio essere.
Il che di nuovo significa: l'Esserci, in qualche modo e più o meno esplicitamente, si comprende nel suo essere. È peculiare di questo ente che, col suo essere e mediante il suo essere, questo essere è aperto ad esso. La comprensione dell'essere è anche una determinazione d'essere dell'Esserci. La peculiarità ontica dell'Esserci sta nel suo esser-ontologico."
Da
L'Essere e il Nulla di Jean-Paul Sartre:
"L'essere della coscienza, in quanto coscienza, è tale da esistere a distanza da sé come presenza a sé; questa distanza nulla che l'essere porta nel suo essere, è il nulla. Ne viene che affinché esista un sé, occorre che l'unità di questo essere comporti il suo proprio nulla come nullificazione dell'identico. Il per-sé è l'essere che si determina esso stesso ad esistere come tale da non poter coincidere con sé stesso. Così il nulla è questo buco d'essere, questa caduta dell'in-sé in quel sé in virtù di cui si costituisce il per-sé. Il nulla è la messa in questione dell'essere da parte dell'essere, cioè proprio la coscienza o per-sé."
2014-03-08 Festa
Chiedo scusa a tutte le donne che conosco (in primis a mia moglie e mia figlia) per non aver fatto loro auguri né regali in occasione della festa della donna. Questo non significa che non abbia per loro una grande considerazione e gratitudine, al contrario. Il problema è dovuto ad un disturbo mentale di cui sono affetto, non ancora repertoriato nel DSM (manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali). Si tratta di una allergia verso tutte le feste "comandate".
2014-03-09 Citazioni e aforismi | Televisione
Uno Stato democratico non può essere migliore dei suoi cittadini.
Una democrazia non può esistere se non si mette sotto controllo la televisione, o più precisamente non può esistere a lungo fino a quando il potere della televisione non sarà pienamente scoperto.
Chi ha da dire qualcosa di nuovo e di importante ci tiene a farsi capire. Farà perciò tutto il possibile per scrivere in modo semplice e comprensibile. Niente è più facile dello scrivere difficile.
Dovremmo rivendicare, nel nome della tolleranza, il diritto a non tollerare gli intolleranti.
In realtà non c'è nessuna storia dell'umanità, c'è soltanto un numero illimitato di storie, che riguardano tutti i possibili aspetti della vita umana. E uno di questi è il potere politico.
Quelli tra noi che non espongono volentieri le loro idee al rischio della confutazione non prendono parte al gioco della scienza.
2014-03-09 Miglioramento della società
Se nessuno prende una posizione etica, se nessuno riconosce l'importanza del concetto di "miglioramento sociale" e tutti lo considerano solo retorica, se nessuno sente il diritto/dovere di giudicare gli altri, allora il mondo va alla deriva, e temo che sarà una deriva disastrosa. Anche se nessuno ha la formula del bene, ognuno dovrebbe cercarlo il bene, e prendere posizione al fianco di coloro che riconosce (pur senza certezza) come miglioratori del mondo e contro quelli che riconosce come suoi peggioratori. Altrimenti ognuno fa quello che gli pare astenendosi dall'impegno per il progresso civile, tutti si deresponsabilizzano riguardo allo stato della società e l'etica diventa solo inutile retorica. Poi non meravigliamoci se Berlusconi ancora comanda democraticamente in Italia.
2014-03-12 Etica | Inconscio | Filosofia | Psicologia
Una delle più importanti conquiste dell'umanità, che dobbiamo a Sigmund Freud, è stata la scoperta, o meglio la supposizione, dell'inconscio e del super-io, oltre al metodo terapeutico psicoanalitico che permette di ridurne gli effetti nocivi. Il super-io è un entità psichica inconscia che giudica e condanna ingiustamente, cioè morbosamente, la persona che lo ospita, la quale si sente inconsciamente obbligata ad espiare in qualche modo la pena richiesta dalla condanna attraverso l'auto-impedimento della soddisfazione di legittimi bisogni o lo sviluppo di malattie psicosomatiche.
Lode e gratitudine dunque a Freud e alla psicoanalisi, ma attenzione al male che può annidarsi nell'altra faccia della medaglia. Infatti, credo che una certa ideologia psicoanalitica superficiale entrata gradualmente nella cultura popolare a partire dagli anni sessanta abbia contribuito a determinare una generale avversione per tutto ciò che ha a che fare con il giudizio morale, senza fare tante distinzioni, al punto che ogni giudizio morale (a parte quelli banali riguardanti i crimini più evidenti) viene ormai visto come "moralistico" e quindi deleterio o comunque pericoloso. Il risultato di questa tendenza è il dilagare di un nichilismo passivo, rassegnato, rinunciatario e irresponsabile, dal momento che pochi hanno pensato di sostituire i precetti moralistici forgiati dalla religione e incarnati dal super-io con altri laici e razionali, realmente utili alla comunità. In altre parole, ci si è preoccupati di demolire il senso inconscio del dovere e di affermare il diritto di fare tutto ciò che sentiamo giusto, senza mettere sotto scrutinio razionale il senso soggettivo del giusto, del buono e del bello. A livello sociale la conseguenza è che si è persa la spinta verso il bene comune e il progresso civile, di cui nessuno si sente più responsabile così come dei mali della società stessa. In altre parole, la nostra società sta andando moralmente alla deriva anche grazie all'ideologia popolare modernista (di cui una certa idea della psicoanalisi è parte integrante) che ha predicato la liberazione dalle costrizioni moralistiche non riuscendo più a distinguere il morale dal moralista.
La storia dell'Uomo ha dimostrato che l'etica e la morale non sono innate (se non in forme animali, come quelle che riscontriamo nei primati), ma il risultato di una educazione morale. Guardiamoci intorno: solo le religioni parlano ancora di morale e impegno sociale, in forme discutibili, spesso retrograde in quanto legate ad una rivelazione divina, con il risultato che spesso chi abbandona una religione abbandona anche la morale ad essa associata, senza sostituirla con una migliore. Per il resto, l'etica viene studiata negli ambienti accademici come branca della filosofia, senza alcun impatto pratico nella vita politica e sociale, dove è infatti vista con sospetto o repulsione, come una minaccia autoritarista o, nel migliore dei casi, un argomento inutile e noioso.
Io credo che questa tendenza generale alla dismissione della morale stia portando l'Uomo e la società al disastro, e auspico che psicologi e psicoterapeuti facciano la loro parte per rivalutare l'etica e la morale riconoscendo che accanto ad un super-io morboso da mettere a tacere ce ne debba essere uno sano da nutrire anche e soprattutto in sede psicoterapeutica (dove altrimenti?). Perché come è vero che non si può essere felici da soli, non si può convivere felicemente con altri umani senza rispettare una morale condivisa. Trovo edificanti in tal senso gli insegnamenti di Albert Camus ed Erich Fromm, esempi mirabili, anche se purtroppo fuori moda, di nichilismo virtuoso, attivo, responsabile e progressista.
2014-03-12 Bruno Cancellieri
Cosa vorrei lasciare ai posteri? La mia visione del mondo, la mia lista di autori buoni e autori cattivi, la mia lista di idee giuste e idee sbagliate, di libri ed opere d'arte da conoscere. Una serie di consigli.
2014-03-13 Psicologia
Non si può essere "felici" da soli, ma la felicità dipende dalla qualità delle nostre relazioni col prossimo, a partire dal partner coniugale, i familiari, gli amici, i colleghi, e via di seguito. Affinché tra due persone ci sia una relazione "felice" o "sana" occorre che vi sia un linguaggio e un sistema di valori sufficientemente condiviso, altrimenti la relazione è caotica e prona alla violenza, cioè all'imposizione della volontà individuale dell'uno sull'altro con qualsiasi mezzo, tra cui la forza.
Un sistema di valori condiviso può essere determinato o da una tradizione (come quella tramandata e imposta da una religione) oppure, e qui sta la novità che io prefiguro, negoziato civilmente e creativamente tra le parti interessate.
Vorrei introdurre il concetto di rapporto umano mediato o immediato, mediato da un sistema di riferimento (di valori e significati) comune, oppure non mediato in tal senso. Mi riesce difficile pensare che un rapporto immediato possa svilupparsi e reggere senza gravi problemi. O meglio, per me un rapporto "immediato" è quello tipico delle bestie, che in realtà è mediato dagli istinti ed ha anche i suoi vantaggi, ma penso che gli umani non possano ritornare allo stadio bestiale senza conseguenze catastrofiche.
Parlando allora di rapporto mediato, il solo possibile per un umano civilizzato, si tratta di scegliere tra una mediazione tradizionale basata su valori conformistici di stampo religioso o modernista (mi riferisco al consumismo amorale) oppure una mediazione creativa, basata su valori "inventati" e negoziati tra le parti, basata sul compromesso. Premesso che "etica" è il ragionamento astratto sui possibili sistemi morali, mentre "morale" è una particolare serie di regole di comportamento che si decide o si sente il dovere di seguire, quando io uso il termine "morale condivisa" intendo uno strumento indispensabile per la buona qualità, produttività e non-violenza dei rapporti umani e quindi per la salute mentale. Detto questo, mi domando chi dovrebbe occuparsi di queste cose se non il professionista/consulente di discipline umanistiche, cioè lo psicologo, il filosofo, il sociologo, l'antropologo.
Giustamente uno psicoterapeuta non dovrebbe passare al paziente/cliente la propria idea di società (sarebbe infatti una imperdonabile forma di proselitismo filosofico/politico). Infatti non si tratta di indottrinare nessuno con una qualsivoglia visione del mondo particolare, ma di far capire al paziente che è necessario, dopo la liberazione dalle catene del super-io, (ri)costruire un proprio sistema di valori condivisibile, qualunque esso sia. Perché il problema della società non è tanto il fatto che i valori attualmente condivisi siano errati, ma il fatto che non vi siano più valori, o che essi non siano condivisi, e che lo stesso concetto di "valore" è diventando praticamente obsoleto.
Riepilogando, io non sono in favore di una particolare morale ma credo che ogni essere umano debba sviluppare creativamente e razionalmente una propria morale (vale a dire un sistema di valori) il più possibile condivisibile con altre persone e tale da rendere i rapporti umani più "umani". Ovviamente non prefiguro un unico sistema di valori condiviso da tutta l'umanità, ma tanti diversi, condivisi da gruppi più o meno grandi, per ogni gusto, sensibilità e desiderio individuale.
2014-03-21 Libertà
Esercitare la libertà significa scegliere liberamente e consciamente a quali stimoli esporci, dove stare, con chi stare, cosa guardare, cosa ascoltare, cosa leggere, a cosa pensare, di cosa parlare, cosa cercare, cosa fare. Ciò che sceglieremo avrà una doppia influenza su di noi: susciterà dei sentimenti e questi contribuiranno a modificare le nostre strategie inconsce. Possiamo spostarci e viaggiare fisicamente o mentalmente e il viaggio ci cambierà in modi che dipenderanno dai luoghi che avremo scelto.
2014-03-23 Religione
Il papa ha detto ai mafiosi che andranno all'inferno. Chissà quante pernacchie gli sono ritornate!
Non sarebbe più produttivo che Sua Santità inviasse una circolare a tutti i preti del mondo obbligandoli, pena la scomunica, a non intrattenere alcun rapporto con i mafiosi e a ricordare ogni domenica ai fedeli durante la messa che i mafiosi sono il cancro della società, e che è peccato avere rapporti d'affari con loro?
2014-04-07 Psicologia
Dire "sono un po' psicologo anch'io" è patetico e ridicolo in quanto siamo tutti psicologi in una certa misura o dovremmo esserlo il più possibile, dato che, a differenza di altre discipline, la psicologia ci riguarda personalmente, nel senso che l'oggetto di studio siamo noi stessi, per cui non interessarsi di psicologia è come non voler avere specchi in casa.
Il guaio è che di psicologia non ce n'è una sola, ma, a causa del fatto che, non trattandosi di una scienza, in questo campo ognuno può dire qualunque cosa senza poter essere smentito, ci sono una miriade di teorie psicologiche (ne ho contate più di 20 solo tra quelle riconosciute accademicamente) con le idee più disparate, ognuna che si prende molto sul serio, pretendendo di essere la più vera e la più completa, e quasi tutte si ignorano (quando non si disprezzano) a vicenda, come le religioni.
Anche per questo molti non si interessano di psicologia o la disprezzano. Io credo che ci sia un forte bisogno di una psicologia eclettica e integrata, che raccolga organicamente il meglio di ogni teoria psicologica conosciuta.
2014-04-07 Filosofia | Psicologia
Nessuno ha mai verificato con metodo scientifico l'esistenza del super-io, tuttavia io suppongo che esso esista in qualche modo, e faccio uso di questo concetto nella mia vita di tutti i giorni perché è una chiave che mi permette di spiegare tante cose del funzionamento della mente mia e degli altri. Lo stesso vale per tanti altri concetti psicologici.
Come recita il vocabolario Treccani, il termine "scienza" ha due significati, essendo l' "insieme delle discipline (1) fondate essenzialmente sull’osservazione, l’esperienza, il calcolo o (2) che hanno per oggetto la natura e gli esseri viventi, e che si avvalgono di linguaggi formalizzati".
Quindi parliamo di una scienza in senso fisico/matematico, che applica il metodo scientifico per verificare ciò che afferma, e una scienza in senso lato che è un insieme di teorie e opinioni non necessariamente verificabili scientificamente.
In altre parole, dobbiamo distinguere le scienze in verificabili e non verificabili.
La psicologia (ad eccezione delle neuroscienze) è ovviamente una scienza non verificabile, e insistere nell'affermare che sia verificabile non le fa bene, le toglie credibilità.
Cosa dovremmo pensare di un filosofo che affermi che la sua filosofia è una scienza verificabile? La psicologia è molto simile alla filosofia, anzi, io le metterei insieme in un'unica disciplina, perché l'una non può fare a meno dell'altra se non vuole essere orba e monca.
2014-04-09 Psicologia | Empatia
Vari esperimenti scientifici hanno dimostrato che terapie dei più diversi indirizzi danno risultati molto simili almeno per disturbi come la depressione o l'ansia sociale. Quindi sembrerebbe che quello che funziona in una psicoterapia non sia la particolare tecnica, ma soprattutto l'empatia del terapeuta, il suo incoraggiamento ad analizzarsi, mettersi in discussione e cambiare, il fatto di poter parlare con qualcuno dei propri problemi intimi e l'effetto placebo di chi confida che quel terapeuta e quella tecnica lo aiuteranno.
2014-04-15 Psicologia
In ogni insegnamento c'è un conflitto di interessi. Il prete, il filosofo, lo psicologo, il maestro, il politico, il genitore e chiunque cerchi di insegnare ad altri la propria visione del mondo, ne trae sempre un vantaggio perché in quella visione la sua persona ha normalmente un ruolo buono, giusto, utile e soprattutto degno e meritevole di avere un certo potere e privilegio sugli altri. Difficilmente qualcuno insegna ad altri una visione in cui la propria persona risulti inutile, colpevole, indegna, spregevole, miserabile, falsa o insignificante.
Di conseguenza, quando ascoltiamo o leggiamo qualcuno, non dimentichiamo mai che chi parla è in conflitto di interessi e quello che dice non può essere obiettivo né imparziale. Ognuno cerca implicitamente e indirettamente di convincere gli altri (e se stesso) di essere buono e giusto, e la verità che cerca di affermare è sempre coerente con tale presunzione fondamentale.
2014-04-17 Vita
La mia vita è un esperimento di cui sono la cavia. L'esperimento finirà nel momento della mia morte. Spero di poter lasciare un resoconto che qualcuno possa utilizzare per continuare l'esperimento con la sua vita.
2014-04-17 Tempo
Il presente non esiste, esistono solo il passato e il futuro. Il presente non esiste perché dura zero secondi.
La psiche è una macchina che programma il futuro (anche quello immediato) sulla base del passato, cioè dei ricordi consci e inconsci, anche quelli di pochi attimi prima (che fanno comunque ormai parte del passato). Sia il passato che il futuro possono essere più o meno vicini, ma sono comunque passato e futuro. Dove comincia e dove finisce il nunc (l'adesso)? Se non siamo in grado di rispondere a questa domanda, allora Il nunc (adesso) non esiste, è solo un'illusione.
2014-04-28 Psicologia | Paura di cambiare
In ognuno di noi esiste, in misura più o meno grande, una generica paura inconscia di cambiare, che boicotta ogni tentativo di cambiare abitudini, soprattutto quelle mentali, anche se migliorative. E' la mente che, per un istinto di autoconservazione, si difende da qualsiasi cosa che possa cambiarla, limitando la nostra creatività e immaginazione, ricorrendo a volte a disturbi psicosomatici per dissuaderci dall'intraprendere azioni che possano provocare dei cambiamenti.
2014-05-14 Religione
Per me quello dell'esistenza di Dio è un falso problema. Io posso anche ammettere che Dio esista e che abbia creato il mondo o che sia il mondo stesso, La vera questione è: cosa Dio si aspetta da noi, come si rapporta con noi, se ci premia o castiga per il nostro comportamento, se interferisce arbitrariamente nel nostro comportamento e cose di questo genere. Potrebbe anche darsi (chi può dimostrare il contrario?) che Dio esista ma sia completamente indifferente al destino degli esseri umani.
2014-05-20 Relazioni
I mass media e la pubblicità ci dicono continuamente cosa dobbiamo avere o come dobbiamo essere per star bene, mentre la cosa più importante è avere rapporti umani soddisfacenti, che dipendono soprattutto da ciò che chiediamo e offriamo agli altri, più che da ciò che possediamo o siamo.
2014-05-21 Empatia
Questionario per conoscere e capire qualsiasi persona (compresi noi stessi):
Bisogni, paure, frustrazioni, piaceri, dolori, richieste, offerte, averi, appartenenze, relazioni, storia, esperienze, segreti, successi, insuccessi, realizzazioni, disgrazie, sfortune, conoscenze, idee, opinioni, giudizi, pregiudizi, empatia, sentimenti, risentimenti, corpo, geni, bellezza esteriore, bellezza interiore, carattere, temperamento, intelligenza, creatività, abilità, handicap, potenza, disagi, problemi, tensioni, malattie, nevrosi, colpe, responsabilità, errori, inganni, illusioni, ambizioni, desideri, progetti, interessi, valori, strategie, abitudini, ossessioni, gabbie mentali, dipendenze, libertà ecc.
2014-05-22 Giudicare
Io credo che in molti di noi ci sia la tendenza inconscia a relazionarsi con persone che percepiamo come peggiori di noi dal punto di vista morale e ad evitare quelle che percepiamo come migliori. Questo spiegherebbe anche il grande successo della TV spazzatura che esibisce intenzionalmente personaggi moralmente deprecabili.
Credo che il motivo di tale tendenza sia la paura di mettere in discussione il proprio valore morale. Infatti, al cospetto di chi è migliore di noi, è inevitabile il confronto e tutto ciò che ne consegue in termini di lesione dell'amor proprio e dell'autostima. Ognuno vorrebbe far credere di essere il meglio possibile, e teme qualsiasi cosa o persona che possa smentirlo.
Un altro effetto di tale paura è l'opinione diffusa che nessuno abbia il diritto di giudicare nessun altro, che non è altro che un espediente per evitare di essere giudicati sapendo inconsciamente di avere dei difetti morali che non si vuole ammettere di avere.
2014-06-06 Politica
Quando in Italia il costo finale di una grande opera pubblica è quasi due volte maggiore del costo preventivato (vedi ad esempio il MOSE), cosa si fa? Nulla di speciale, lo si considera un fatto normale, inevitabile, prevedibile, tanto che forse sarebbe più serio moltiplicare direttamente per due tutti i preventivi, sin dall'inizio. Inutile protestare, scendere in piazza, indagare, cercare i responsabili e farli pagare per l'inganno e il furto alla collettività. Per la maggioranza degli italiani rubare allo Stato non è un crimine, ma qualcosa che sarebbe da fessi non fare quando se ne ha la possibilità. Il furto alla collettività è una festa a cui tutti (senza distinzione di partito o religione) vorrebbero essere invitati per avere una fetta della torta. Così siamo quasi tutti noi italiani. Poi non ci sorprendiamo se l'Italia sta andando in bancarotta e non diamo la colpa all'Europa o ad altri "cattivi".
2014-06-06 Politica
D'accordo, l'austerità non fa che aggravare il problema. Ma ci vogliono idee nuove e un po' di mea culpa da parte del popolo italiano sarebbe d'obbligo. Comunque una politica di espansione all'inizio fa aumentare il debito pubblico e l'Italia è già ostaggio dei suoi finanziatori. Difficile ottenere altri prestiti se non a condizioni capestro. L'alternativa è la bancarotta ma non sono sicuro che sia una buona idea per l'Italia per ovvi motivi. D'altra parte nessun paese europeo è disposto a regalarci soldi, così come i veneti non sono disposti a regalare i soldi ai siciliani. La verità è che nessuno ha la soluzione. C'è sempre una soluzione semplice ad un problema complesso, ed è sempre sbagliata.
2014-06-13 Comprendere | Disprezzo
Non si dovrebbe mai disprezzare alcun essere umano, nemmeno quelli più dannosi. Il disprezzo è la manifestazione dell'incapacità di comprendere. Quando si disprezza un essere umano, implicitamente e inconsciamente si auspica la sua inesistenza, in quanto si considera che il mondo sarebbe migliore se quella persona non esistesse. Il disprezzo è quindi una specie di condanna a morte auspicata. La persona che si sente disprezzata lo capisce e reagisce di conseguenza, cioè con disprezzo invece che con autocritica. L'atteggiamento ideale verso coloro che si comportano in modo dannoso per sé e/o gli altri è la comprensione critica, che è il contrario dell'incomprensione sprezzante. D'altra parte è stupido disprezzare gli stupidi, poiché nessuno sceglie di essere stupido. Stupidi si nasce o si diventa a causa di una disposizione genetica e/o di un'educazione stupida. La stupidità è un handicap normalmente inguaribile.
2014-06-14 Criticare
La critica sociale è l'attività intellettuale più ingrata e difficile da far accettare, sebbene essa sia ciò di cui la società ha più bisogno per migliorare. Perché a nessuno piace essere criticato, e alle critiche quasi tutti reagiamo con cieca aggressività.
2014-06-15 Psicologia | Paura di cambiare
Come convincere la gente a cambiare? La gente ha paura di cambiare, di prendere iniziative per superare lo status quo e di assumersi responsabilità sociali. Bisogna studiare meglio il fenomeno psicologico della resistenza al cambiamento. Se non riusciamo a rimuovere questo ostacolo, tutte le teorie di miglioramento, anche le più sane e valide, rimarranno sulla carta, e sarà il solito parlarsi addosso che lascia il tempo che trova.
Quando si teorizza e si auspica un miglioramento sociale, a chi lo si chiede? Chi dovrebbe agire e cominciare a cambiare? E in che modo praticamente?
La critica sociale è l'attività intellettuale più ingrata e difficile da far accettare, sebbene essa sia ciò di cui la società ha più bisogno per migliorare. Perché a nessuno piace essere criticato, e alle critiche quasi tutti reagiamo con cieca aggressività.
Se la società va male, qualcuno dovrà pure considerarsi responsabile, e invece no, ognuno pensa che sia colpa di altri e che a cambiare debba essere qualcun altro. Le teorie per cui la società va male per colpa di pochi cattivi che sfruttano tanti buoni sono ingenue, ridicole e patetiche. La società va male per colpa di tanti irresponsabili e ignoranti, cioè per colpa della maggioranza degli esseri umani.
2014-06-16 Solitudine
Uno dei principali fattori della condizione umana è la paura di restare soli. Essa ci accompagna dalla nascita alla morte e rende possibile ogni sorta di abuso e manipolazione mentale, sia nei bambini che negli adulti.
Un altro fattore importante è la paura di perdere la libertà, ma questa è molto meno forte e diffusa rispetto alla prima.
Queste paure, determinate geneticamente, si presentano, alla nascita, con intensità diverse da persona a persona e vengono accentuate o attenuate a seguito delle esperienze individuali, specialmente quelle infantili, soprattutto nei rapporti con genitori, educatori e l'ambiente socioculturale in generale.
Gli effetti principali della paura di restare soli sono la sottomissione materiale ed intellettuale nei confronti di genitori ed educatori, e il conformismo.
Gli effetti principali della paura di perdere la libertà sono la resistenza ad un'educazione coercitiva, lo spirito critico e la creatività intellettuale e artistica.
2014-06-19 Religione
Meno male che Dio ci ama, immaginate cosa potrebbe succederci se non ci amasse!
2014-06-21 Religione | Conformismo | Adattamento
Pochissimi nascono idioti, quasi tutti ci diventano a causa di una educazione familiare e di una cultura che scoraggiano il pensiero critico e il cambiamento, costringendo il bambino al conformismo e all'adattamento allo status quo. Risultato è che il disadattamento è dai più considerato una insufficienza mentale, e i genitori rivolgono ai propri figli il trattamento che hanno subito da piccoli, assicurando la trasmissione dell'idiozia alle generazioni future.
2014-06-25 Introversione
«In singolare contrasto col mio senso ardente di giustizia e di dovere sociale, non ho mai sentito la necessità di avvicinarmi agli uomini e alla società in generale. Sono proprio un cavallo che vuole tirare da solo; mai mi sono dato pienamente né allo stato, né alla terra natale, né agli amici e neppure ai congiunti più prossimi; anzi ho sempre avuto di fronte a questi legami la sensazione di essere un estraneo e ho sempre sentito bisogno di solitudine; e questa sensazione non fa che aumentare con gli anni. Sento fortemente, ma senza rimpianto, di toccare il limite dell'intesa e dell'armonia con il prossimo. Certo, un uomo di questo carattere perde così una parte del suo candore e della sua serenità, ma ci guadagna una larga indipendenza rispetto alle opinioni, abitudini e giudizi dei suoi simili.»
(Albert Einstein, Come io vedo il mondo)
2014-07-31 Psicologia
Che il capitalismo sia perverso e malefico credo che ormai lo hanno capito quasi tutti. Il guaio è che nessuno ha capito come superarlo, al di là di un generico, ingenuo e irrealistico hopeful thinking.
Secondo me il problema e la sua soluzione sono di tipo psicologico, ma la psicologia è politicamente scorretta e fa paura a tutti, sia al popolo che ai governanti (con poche eccezioni), oltre al fatto che è ancora rudimentale, lacunosa, confusa e deludente.
L'errore di Marx è stato soprattutto la sua ignoranza psicologica, per cui si è illuso che la società potesse migliorare insegnando e applicando alla politica e all'economia principi razionali.
Per quanto acuta e veritiera fosse la sua analisi, Marx sottovalutava la potenza e l'irrazionalità dell'inconscio, cose che hanno fatto finora fallire tutti gli esperimenti di socialismo reale e continueranno a farli fallire.
Il mondo migliorerà (forse) quando la psicologia sarà sufficientemente evoluta (quella attuale non lo è abbastanza) e insegnata nelle scuole a tutti i livelli. Per questo mi interesso di psicologia.
2014-07-31 Psicologia
Non credo che la colpa sia sempre di qualcun altro. La società siamo noi, la facciamo noi, quindi il problema è in noi, nella nostra psiche.
Tra la mia psiche, la tua e quella degli "altri" ci sono moltissime cose in comune a cominciare dai meccanismi determinati geneticamente che poi danno luogo a personalità diverse a seconda delle esperienze personali.
Anche la tua analisi, come la mia, e quella di coloro che difendono, tollerano o combattono lo stato della società hanno origine dalle nostre rispettive mentalità.
Il comportamento dell'Uomo è determinato dalla sua psiche, che agisce soprattutto a livello inconscio. Quindi ogni problema relativo al comportamento umano (compresa l'economia e la politica) è di tipo psicologico.
I pensieri sono guidati dalle emozioni, le emozioni sono involontarie, quindi i pensieri sono involontari. La nostra visione del mondo e di noi stessi è piena di menzogne, autoinganni e illusioni determinati e mantenuti inconsciamente dalle nostre emozioni.
Senza una chiave di comprensione psicologica continuiamo ad ingannarci.
2014-08-02 Psicologia
Il mondo è ancora oggi, come in passato, pieno di atrocità e violenze a tutti i livelli, da quello individuale a quello di stato.
I mezzi d'informazione attirano l'attenzione solo su alcune di esse ignorandone altre, facendo una selezione di convenienza sia per attrarre più pubblico, sia per favorire interessi politici particolari.
Così, in questi giorni si parla molto delle atrocità commesse nel quadro del conflitto tra israeliani e palestinesi, dimenticandone altre. Alcuni prendono posizione a favore di una parte, altri cercano di essere imparziali, altri ancora (la maggioranza) si disinteressano di queste atrocità, finché non ne sono coinvolti materialmente.
Alcuni invocano genericamente la pace, alcuni inveiscono contro la parte che considerano colpevole, ma le atrocità continuano indisturbate secondo la legge del più forte.
Quasi nessuno capisce che la colpa delle atrocità è soprattutto della natura umana, che è ancora poco conosciuta e molto mistificata, e che è sostanzialmente la stessa negli israeliani e nei palestinesi, nei fascisti e nei comunisti.
Per ottenere la pace e ridurre le atrocità umane è indispensabile comprendere la natura umana, e per questo occorre investire molto di più nelle scienze umane e sociali e in particolare nella psicologia e nelle neuroscienze, e insegnarle su vasta scala a cominciare dalle scuole elementari.
Bisogna dare ai giovani gli strumenti per migliorare il mondo, e non limitarsi a insegnare loro come adattarsi e conformarsi ad esso.
2014-08-08 Etica | Filosofia
Chi vuole migliorare il mondo dovrebbe diventare editore web (oggi chiunque lo può fare a costo nullo) e fare pubblicità agli autori e alle opere che ritiene più utili al miglioramento del mondo e farli conoscere pubblicandone estratti significativi.
Così come la pubblicità sta distruggendo il mondo, la pubblicità potrà salvarlo.
Se milioni di persone facessero pubblicità a cose buone, questa pubblicità sarebbe più forte della pubblicità a cose cattive o inutili. Sarebbe un modo per diffondere i veri valori umani, non quelli che fanno gli interessi di qualche venditore o politico.
2014-08-25 Religione
Non sottovalutiamo la preghiera.
Oltre ad avere un effetto placebo essa è utile ai potenti per tenere i sudditi preganti lontani da idee rivoluzionarie.
Miliardi di ore passate da esseri umani a pregare. Uno spreco colossale.
Però grazie alle preghiere si sono (con)formate le menti di miliardi di persone a credere nelle stesse illusioni e ad adottare comportamenti restrittivi comuni.
La preghiera è una specie di training autogeno consolatorio, socializzante e disciplinante.
2014-08-25 Arroganza
Se A è e superiore a B, allora B è inferiore ad A. Ma questa idea non piace a B, specialmente se si tratta di una inferiorità intellettuale e/o morale, e (a meno che A non sia così bravo da nascondere le sue doti) B farà di tutto per trovare dei difetti in A per negare o ridimensionare la sua superiorità, e, non trovandoli, dirà che A è arrogante e presuntuoso, e che la sua superiorità è relativa e soggettiva, che nessuno ha il diritto di valutare il livello di qualità morale e intellettuale di nessuno, e che in realtà siamo tutti uguali.
Le persone moralmente e intellettualmente superiori sono dunque costrette, se non vogliono rendersi antipatiche e attirarsi l’ostilità dei mediocri, a nascondere le loro doti migliori.
Questo provoca danni sia a livello individuale che sociale. A livello individuale viene danneggiata la mente delle persone migliori, che, per essere accettate dagli altri sono costrette a nascondere le loro doti, in molti casi anche a se stesse, come se fossero cose di cui vergognarsi. Si arriva così al paradosso che il senso di inferiorità e la timidezza colpiscono soprattutto le persone iperdotate. A livello sociale viene danneggiata la società perché, dato che il progresso civile è prodotto dai contributi delle persone migliori, scoraggiare il riconoscimento delle superiorità ostacola il progresso stesso.
Questo problema non si pone nel confronto di qualità fisiche, in particolare della bellezza e delle capacità atletiche e sportive. Al contrario, le persone esteticamente ed atleticamente superiori sono oggetto di un vero e proprio culto.
Il concetto di eccellenza è dunque un tabù solo per quanto riguarda l’intelletto (inteso come capacità di concepire nuove idee utili alla società) e la morale. Perché? Credo che ciò sia soprattutto la conseguenza dell’educazione religiosa che, da una parte, riserva al clero il diritto di valutare la moralità e la sapienza delle persone, e, dall’altra, applica criteri di valutazione per cui il massimo della moralità coincide con l’estremo sacrificio personale (caratteristico dei santi martiri) e il massimo della sapienza coincide con la teologia.
I mass media, pilotati dai poteri politici, economici e religiosi, ostacolano ulteriormente la coltivazione e il riconoscimento dell’eccellenza morale e intellettuale nel tentativo di inibire l’esercizio del senso critico, pericoloso per quei poteri, in quanto si basano sull’obbedienza acritica e la manipolazione dei cittadini - consumatori - fedeli.
Viviamo dunque in una dittatura della mediocrità, che in politica si incarna nella demagogia. Questa approfitta del fatto che in democrazia il voto di uno stupido o di un irresponsabile vale quanto quello di una persone superiore, per cui è la quantità, e non la qualità degli elettori, a determinare i governi.
Per concludere, per avere successo nella società occorre rendere omaggio alla mediocrità e nascondere le proprie doti intellettuali e morali, o, meglio, non averne affatto. È il trionfo della modestia coercitiva usata dai mediocri (ormai al potere) come arma contro l’espressione dell’eccellenza nei campi in cui più si distingue l’uomo dalla bestia.
2014-08-28 Saggezza | Arroganza
Da quando ero bambino cerco la saggezza e spero di incontrare persone più sagge di me. Ne ho incontrate virtualmente molte come autori di libri, articoli giornalistici, post in Internet ecc. ma pochissime di persona.
So che chiunque, leggendo queste righe, potrà pensare che sono presuntuoso, arrogante e quindi tutt'altro che saggio, e forse è anche vero. Ci tengo però a precisare che per "saggio" io intendo uno che cerca di diffondere esplicitamente la saggezza, non di nasconderla o usarla solo per sé. Infatti le persone che parlano di saggezza, se si escludono i preti e i ciarlatani, sono rarissime. In altre parole, io non credo di essere più saggio della maggior parte della gente, credo piuttosto che la maggior parte della gente non ama parlare di saggezza, come se si trattasse di un argomento pericoloso, socialmente e politicamente scorretto.
Malgrado i problemi di accettazione sociale e antipatia che la mia ricerca comporta (in quanto fa facilmente apparire arrogante chi la pratica), sento il dovere (e il piacere) di continuare a cercare la saggezza nella forma di "saggi" intesi come scritti di carattere umanistico (filosofico, psicologico, sociologico, storico, letterario, artistico ecc.) e scientifico, e di contribuire a diffonderne la conoscenza con tutti i mezzi a mia disposizione, sia a voce (soprattutto nei dialoghi con i miei familiari e amici), sia pubblicando, in siti web miei o altrui, consigli di lettura e recensioni di scritti che ritengo particolarmente saggi, cioè veritieri, utili, efficaci e profondi.
Se molti facessero qualcosa di simile a quanto ho detto, la società diventerebbe più saggia sia perché stimolerebbe la ricerca della saggezza, sia perché sarebbe più facile, per chiunque, trovarla.
2014-08-31 Religione
La religioni funzionano così: io sono un sacerdote nel senso che ho un contatto diretto con Dio, che le persone comuni non possono avere.
Dio mi ha incaricato di insegnare agli uomini che obbedendo alle sue leggi, essi otterranno la massima felicità nella vita ultraterrena, e si salveranno dalle pene dell'inferno riservate ai miscredenti.
Chiunque mi ostacoli in questa opera pia deve essere messo a morte o comunque non deve essere lasciato libero di agire e di esprimere le proprie idee se esse contraddicono le mie, in quanto impedire la salvezza ultraterrena di un essere umano è un crimine imperdonabile.
Con questa logica sono state e continuano ad essere massacrate, torturate, terrorizzate, deportate miliardi di persone in guerre di religione, inquisizioni, genocidi ecc.
2014-09-06 Realtà
La realtà è unica e oggettiva, ma la sua percezione è sempre parziale, soggettiva e perciò falsa, se pretende di essere esauriente e assoluta.
Quello che ognuno di noi considera realtà è una semirealtà di comodo.
Quando due individui dibattono tesi avverse, ciascuno cerca di imporre la propria semirealtà come realtà tout court.
Insomma, ognuno ha le sue ragioni e nessuno ha completamente ragione.
2014-09-08 Religione
"La Chiesa ha sempre insegnato che l’immensa miseria che opprime gli uomini e la loro inclinazione al male e alla morte non si possono comprendere senza il loro legame con la colpa di Adamo e prescindendo dal fatto che egli ci ha trasmesso un peccato dal quale tutti nasciamo contaminati. […] Tuttavia, la trasmissione del peccato originale è un mistero che non possiamo comprendere appieno." [dalla versione corrente del Catechismo della Chiesa Cattolica]
In altre parole, le miserie del mondo dipendono fondamentalmente dal peccato originale, (non dall'ignoranza, dalla stupidità, dalla malvagità e dalla pazzia di individui e gruppi). Ogni nuovo nato nasce contagiato dal peccato di Adamo, come da una malattia e deve soffrire per questo, perché Dio ha stabilito che i figli devono pagare le colpe dei genitori. Questo è vero e giusto semplicemente perché così è scritto nei libri sacri, anche se non si capisce perché, e come si possa definire buono e giusto uno che stabilisce certe regole in totale contrasto con i diritti umani più elementari (potete immaginate che una simile regola venga inclusa nella Costituzione di uno stato?).
Tuttavia si tratta di un mistero a cui è obbligatorio credere. I misteri della fede vanno accettati senza cercare di svelarli. Dio non ama che qualcuno cerchi di svelare i suoi misteri. Se cerchiamo di capirci qualcosa Egli si offende e ci punisce. Non credere nel peccato originale è peccato. Siete stati avvertiti.
2014-09-09 Giudicare
Capire (prima di giudicare) è una delle cose più importanti e più difficili per una vita saggia e felice (per quanto si possa essere felici). Invece si tende a giudicare senza capire, anzi meno si capisce e più si giudica.
2014-09-10 Filosofia
"C'è motivo di temere che anche il nostro tempo rifiuti la filosofia e che anche in esso, ancora una volta, la filosofia non sia che nuvole. Filosofare, infatti, è cercare e ammettere che ci sono cose da vedere e da dire. Ora, al giorno d'oggi non si cerca più molto. Si «ritorna» a questa o a quella tradizione, la si «difende». Le nostre convinzioni si fondano non su dei valori o su delle verità percepite, quanto piuttosto sui vizi o sugli errori delle convinzioni che rifiutiamo. Amiamo poche cose se ne detestiamo molte. Il nostro pensiero è un pensiero in ritirata o in ripiegamento. [...] Le idee cessano di proliferare e di vivere, scadono al rango di giustificazioni e di pretesti, sono reliquie, punti d'onore, e ciò che si chiama pomposamente il movimento delle idee si riduce alla somma delle nostre nostalgie, dei nostri rancori, delle nostre timidezze, delle nostre fobie." (Maurice Merleau-Ponty)
2014-09-10 Filosofia
Non bisogna meravigliarsi se la filosofia non è popolare. Ecco come si esprimono due autori annoverati tra i massimi filosofi del nostro tempo.
"L'Esserci non è soltanto un ente che si presenta fra altri enti. Onticamente, esso è piuttosto caratterizzato dal fatto che, per questo ente, nel suo essere, ne va di questo essere stesso. La costituzione d'essere dell'Esserci implica allora che l'Esserci, nel suo essere, abbia una relazione d'essere col proprio essere. Il che di nuovo significa: l'Esserci, in qualche modo e più o meno esplicitamente, si comprende nel suo essere. È peculiare di questo ente che, col suo essere e mediante il suo essere, questo essere è aperto ad esso. La comprensione dell'essere è anche una determinazione d'essere dell'Esserci. La peculiarità ontica dell'Esserci sta nel suo esser-ontologico." [Heidegger - Essere e Tempo]
"L'essere della coscienza, in quanto coscienza, è tale da esistere a distanza da sé come presenza a sé; questa distanza nulla che l'essere porta nel suo essere, è il nulla. Ne viene che affinché esista un sé, occorre che l'unità di questo essere comporti il suo proprio nulla come nullificazione dell'identico. Il per-sé è l'essere che si determina esso stesso ad esistere come tale da non poter coincidere con sé stesso. Così il nulla è questo buco d'essere, questa caduta dell'in-sé in quel sé in virtù di cui si costituisce il per-sé. Il nulla è la messa in questione dell'essere da parte dell'essere, cioè proprio la coscienza o per-sé." [Sartre – L'Essere e il Nulla]
Citazioni tratte dall'articolo del filosofo Giovanni Gaetani: "
La filosofia contro se stessa. Albert Camus, o un filosofo fuori dalla filosofia" che consiglio a tutti di leggere.
Ed ecco alcuni passi del saggio di Cacciari “Drammatica della prossimità”.
«Anche questo mandatum è pleroma, non katalysis della Legge, salvezza del nomos stesso nel suo radicale rinnovarsi».
«Il Signore si ab-solve e si ad-prossima, senza mai che la relazione possa risolversi in astratta identità, in Unum est. L’Uno è Unus ed ek-siste, patibilis et patiens…Ma se il Sé non diventa capace di odiare la propria philautia (ed in ciò consiste il significato autentico di metanoia, di conversio), di fare esegesi di sé al prossimo…? ».
«Il Figlio che è uomo, noi, i figli, nel cuore del Theós Agape. La sua sovrabbondanza, il suo essere Agathós, potremmo dire, custodisce in sé ab aeterno tutti i loro pathemata. Dio è proximus perché plesios in sé – e per questo può essere vinto d’amore per il plesios che incontra e invocarne la philia».
E che dire della prosa del sommo Hegel?
"Il signore è la coscienza essente per se. Non si tratta più soltanto del concetto della coscienza essente-per -sé, bensì della coscienza che è per sé in quanto mediata con sé da un altra coscienza ; e all'essenza di quell'altra coscienza appartiene l'essere sintetizzata con un essere autonomo, cioè con la cosalità in generale ". [da Fenomenologia dello spirito]
2014-09-10 Politica
La soluzione per uscire dalla crisi politica, economica, morale, sociale ci sarebbe ma è irrealizzabile: cambiare la mentalità della maggioranza degli italiani. Ma chi si rende conto che farebbe bene a cambiare mentalità? Nessuno. Ognuno pensa che a cambiare debba essere qualcun altro perché nessuno si sente corresponsabile dei mali della società. Quindi aspettiamo che la mega-catastrofe in arrivo apra gli occhi alla gente, come avvenne con i tedeschi del fine-guerra. Io credo che ciò che ha reso i tedeschi di oggi così diligenti sia stata la tremenda umiliazione, vergogna e distruzione di beni dovuta alla sconfitta bellica che ha messo in luce gli errori, gli orrori, la stupidità e la follia del popolo tedesco in quanto si è lasciato ipnotizzare da uno come Hitler. A causa di ciò i tedeschi di oggi non sono presuntuosi come altri popoli, la catastrofe e la vergogna li ha resi saggi ed efficaci. Invece l'Italia, ritiratasi dalla guerra prima della sua conclusione e avendo subito perdite molto minori, soprattutto per quanto riguarda gli effetti dei bombardamenti, e anche grazie alla Resistenza ha evitato la grande catastrofe, e anche per questo ci sono ancora tanti fascisti in Italia.
2014-09-11 Bellezza
Ci sono alcuni esseri umani che non hanno nulla di meglio da offrire che il proprio corpo, e in esso, più che nella propria mente, investono le proprie risorse, per renderlo sempre più forte, bello e sano. In quanto alla loro mente, pensano, invece, che va bene così com'è.
2014-09-13 Autoinganno
Di chi fidarsi? Di nessuno, nemmeno di quelli che danno consigli come questo. Perché l'autoinganno è la norma, come è normale ingannare consciamente o inconsciamente gli altri. Se non ci credete vi consiglio di leggere il fondamentale libro di Daniel Goleman
"Menzogna, autoinganno, illusione". A meno che non preferiate continuare ad illudervi, ad autoingannarvi e ad ingannare gli altri in buona o cattiva fede.
2014-09-15 Musica
Secondo me, la musica non cambia la gente né in meglio né in peggio.
Essa Incanta, affascina, distrae, piace, lenisce le ferite, unisce temporaneamente (a volte invece divide), ma non credo che cambi nessuno. Finita la musica, tutto riprende come prima, ognuno per la sua strada, la solita strada. Come il Natale. Finite le feste, tutto è come prima.
A volte le parole di una canzone, magnificamente incorniciate, amplificate, veicolate da una bella musica cambiano qualcosa nella società, ma non una musica senza parole.
Una buona musica è come un bicchiere di buon vino, fa bene al momento, ma, finito il suo effetto, tutto è come prima.
Che la musica, da sola, cioè senza parole, non abbia alcun effetto sul progresso civile, è dimostrato dal fatto che è apprezzata sia da progressisti e conservatori, da santi e criminali, e non è oggetto di censura da parte dei poteri politici e religiosi.
2014-09-16 Informatica
Nel bene e nel male, il nuovo è già arrivato, e continuerà ad arrivare, attraverso internet.
Disprezzare il ciberspazio e lasciarlo nelle mani delle persone peggiori non è una buona idea.
Le persone migliori devono cercare di occupare il più possibile questo spazio per contrastare la stupidità e la follia collettiva.
2014-09-19 Psicologia | Domande | Gioco | Socializzare
Si tratta di un gioco di società a cui possono partecipare da due a 10-15 persone. Esso prevede che, a turno, un partecipante ponga una qualsiasi domanda ad uno o più altri partecipanti a sua scelta, oppure a tutto il gruppo. Se la domanda è rivolta ad uno o più partecipanti particolari, ciascuno di essi può rispondere se lo desidera, oppure rifiutarsi di farlo. Se la domanda è rivolta a tutto il gruppo, tutti quelli che lo desiderano possono rispondere, a turno.
Le domande possono riguardare fatti, idee, opinioni e sentimenti personali, oppure argomenti di interesse generale. Per esempio, un partecipante può chiedere consigli relativamente a suoi problemi o progetti, oppure chiedere le opinioni altrui su un determinato argomento o fare domande sui fatti personali di un partecipante particolare.
Non è ammesso dire cose che non siano né domande né risposte.
E' vietato dare giudizi di valore sulle persone o dibattere sulla validità dei punti di vista propri e altrui. Si possono esprimere opinioni soltanto su richiesta.
Le domande dovrebbero essere "aperte", cioè non richiedere una risposta chiusa (come ad esempio un sì o un no, oppure la scelta tra opzioni predefinite oppure un numero), ma l'espressione di un pensiero completamente libero.
Le risposte non dovrebbero durare più di due-tre minuti.
All'inizio del gioco viene nominato un moderatore il cui ruolo principale è quello di invitare, a turno, i partecipanti a fare domande e a rispondere. Esso deve inoltre intervenire per censurare il mancato rispetto delle regole o comportamenti non pertinenti o disturbanti da parte di qualcuno. Il moderatore deve anche evitare che qualcuno monopolizzi il gioco, e fare in modo che tutti i partecipanti abbiano la possibilità di porre domande e di rispondere a domande altrui, compatibilmente col tempo a disposizione. Infine, deve incoraggiare le persone più timide o taciturne a partecipare attivamente al gioco.
Variante 1: domande a tema libero
In questa variante le domande possono essere relative a qualunque tema a scelta dell'interrogante. Il tema può essere diverso per ogni domanda ed è consentito fare più domande sullo stesso tema .
Variante 2: domande a tema predefinito
In questa variante, all'inizio del gioco, i partecipanti scelgono a maggioranza un tema di comune interesse e in seguito sono ammesse solo domande pertinenti con tale tema. In qualunque momento la maggioranza dei partecipanti potrà decidere di cambiare tema.
Scopo del gioco
Questo gioco serve ad educare e allenare le persone a comunicare in modo più significativo, creativo, libero, profondo, originale, coraggioso e al di fuori di schemi precostituiti.
Serve anche ad educare le persone ad interessarsi dei pensieri altrui, ad evitare dibattiti inconcludenti e a dire solo cose che interessano sicuramente l'interlocutore, Infatti,
- fare una domanda a qualcuno è una dimostrazione di rispetto e interesse verso l'interrogato
- l'interrogato ha la possibilità di esprimere informazioni, idee o opinioni sapendo che esse interessano l'interlocutore, e che difficilmente direbbe a qualcuno senza essere sollecitato a farlo
- l'interrogato non ha bisogno di difendersi da critiche o obiezioni dato che queste non sono ammesse
- l'interrogante ottiene solo informazioni di suo interesse
A seconda della personalità, delle motivazioni e dell’umore dei partecipanti, il gioco può avere effetti ludici, informativi, istruttivi, socializzanti, psicoterapeutici ecc. In ogni caso esso permette ai partecipanti di allenarsi a socializzare, a mettere in discussione qualsiasi cosa (a cominciare da se stessi), ad aprirsi agli altri e a prendere in considerazione le idee, i punti di vista e i sentimenti altrui.
Importanza delle domande
Fare una domanda aperta e non retorica presuppone che non si conosca già la risposta e che si è aperti ad apprendere qualcosa di nuovo. Non fare mai domande significa credere di sapere già tutto ciò che è importante sapere.
Ma non fare domande può anche essere la scelta prudente di chi preferisce non comunicare in modo profondo per non mettere a nudo le proprie carenze intellettuali, morali e sentimentali, e per evitare che l’altro scopra che non siamo così sani e normali come cerchiamo di apparire.
Nel mondo circolano troppe risposte preconfezionate a domande che nessuno fa, e poche genuine domande in cerca di risposta, specialmente per ciò che riguarda i fatti umani.
Viviamo in una società solo apparentemente libera, dove le persone non osano interagire in modo creativo, fuori dagli schemi, né mettere in discussione i luoghi comuni. Si teme di apparire strani, disadattati o ipodotati.
La “normalità” resta un culto al quale si sacrifica la creatività e la libera iniziativa. Si confonde la normalità con la salute mentale e si spendono enormi energie per apparire normali.. Perciò le persone evitano normalmente di fare domande (agli altri e a se stessi) a meno che non ci siano le condizioni esterne per cui ci si aspetta che vengano fatte domande di un certo tipo. Il senso dell’opportunità e il “bon ton” sono tiranni invisibili che vietano di porre domande che possano, a ragione o a torto, essere considerate indiscrete, inappropriate o impertinenti.
Questo gioco, rendendo lecito, anzi, richiesto, porre domande, può aiutare ad aprirsi e a comunicare al di fuori delle gabbie mentali in cui normalmente si abita.
2014-09-21 Filosofia
Una filosofia che non è capace di mettere in dubbio anche se stessa non è affidabile.
2014-09-21 Religione
Il modo più semplice (anche se non sempre riesce) per allontanare una persona dalla religione è fargli leggere certi passi della Bibbia. Se uno seguisse questi precetti divini finirebbe immediatamente in un carcere o in un manicomio criminale. Tuttavia il Vaticano continua a confermare che la Bibbia (tutta la Bibbia, senza eccezioni, nuovo e vecchio testamento) è parola di Dio.
2014-09-21 Religione
Cristianesimo, islamismo, giudaismo, sono religioni violente, atroci e psicotiche. Se un cristiano, musulmano o ebreo è una persona sana di mente e rispettosa degli altri significa che non prende sul serio interamente la sua religione, ma ne prende solo alcune parti che considera valide, ignorando le altre, senza l'autorizzazione o l'approvazione delle autorità religiose.
2014-09-24 Religione
Una volta chiesi al mio prof di religione se è giusto che Dio punisca i figli per le colpe dei genitori (come è detto esplicitamente nel secondo comandamento). Lui mi rispose, pressappoco, che si tratta di un mistero della fede che non possiamo comprendere e dobbiamo solo accettare come ogni altra volontà divina, che è buona e giusta in quando divina. Quella risposta mi convinse a diventare ateo.
2014-09-24 Psicologia
Freud è stato uno dei grandi demistificatori dell'umanità, insieme a Nietzsche, Darwin e Marx.
Sebbene oggi tutti più o meno sappiano (almeno superficialmente) chi sia stato Freud, il suo insegnamento è sostanzialmente ignorato, se non disprezzato, al di fuori dell'ambiente psicoanalitico e di una parte degli intellettuali. Penso che il motivo della sua impopolarità di fatto (a dispetto della sua popolarità di nome) sia proprio la sua qualità di demistificatore.
Infatti le persone che temiamo e odiamo di più sono i demistificatori perché, smascherando le nostre false ragioni, minano le fondamenta della nostra visione del mondo e di noi stessi. La loro stessa esistenza è un attentato alla nostra buona reputazione.
Per questo, se ci sentiamo oggetto delle loro critiche, cerchiamo in tutti i modi di squalificarli (ricorrendo anche alle calunnie se necessario), e cerchiamo di minimizzare o far passare per difetti le loro virtù. Ovviamente tutto ciò avviene inconsciamente e non viene mai confessato.
Questo vale anche per gli psicologi che non sono capaci di mettere in dubbio la validità della loro scuola di formazione.
2014-09-24 Religione
Secondo comandamento: "Non ti farai immagini scolpite né alcuna figura di quanto è in alto nei cieli né di quanto è in basso sulla terra, né di quanto è sotto la terra, nelle acque. Non ti prostrerai davanti ad essi né renderai loro un culto perché io, Jahve tuo Dio, sono un Dio geloso che punisce la colpa dei padri sui figli fino alla terza e quarta generazione di coloro che mi odiano, ma che usa benevolenza fino alla millesima generazione di coloro che mi amano e osservano i miei precetti."
Viva la sincerità con la quale Jahve ammette di essere geloso, irascibile e poco preciso nel punire e nel premiare!
2014-09-24 Differenze umane
Anche in Germania ci sono gli stronzi, i ladri, gli evasori, i razzisti ecc, ma presumo che siano in percentuale minore che in Italia e siano soggetti a una giustizia più severa, efficace ed efficiente.
In questo momento in Germania c'è mancanza di manodopera specializzata e trovare lavoro è facile in quasi tutti i settori (per esempio per i tecnici informatici, elettrotecnici, falegnami ecc).
Monaco è una città dove regna l'armonia, l'ordine, l'efficienza, il rispetto reciproco e per i beni comuni, e i prezzi dei beni di consumo sono più bassi che in Italia (a parte l'espresso e il cappuccino).
In Germania gli italiani sono generalmente considerati simpatici, rispettati e invidiati per le bellezze del nostro paese e il nostro stile di vita (se sapessero come le cose stanno veramente...).
Anche nella TV tedesca ci sono alcuni programmi di basso livello come quelli delle TV di Berlusconi ma il livello medio è più alto e c'è una scelta di canali gratuiti eccellenti, belli e istruttivi, e più volte mi è capitato di vedere reportage sull'Italia più istruttivi e informativi di quelli che si vedono nel nostro paese.
Perché questa differenza rispetto alla situazione italiana? Sono forse i tedeschi una razza superiore? Ovviamente no. E allora perché non possiamo fare come loro? Perché non copiamo le loro istituzioni, le loro politiche, le loro leggi, le loro televisioni, le loro industrie?
Dopo la seconda guerra mondiale tedeschi e italiani eravamo entrambi poverissimi e socialmente rovinati da regimi dittatoriali. Perché ora loro stanno molto meglio di noi? Io non ho la risposta, credo che ci siano diversi motivi, ma penso che uno di essi sia la diffusa presunzione degli italiani di non aver nulla da imparare dagli altri popoli.
2014-09-27 Sesso
Il sesso, per l'uomo è un fine, per la donna un mezzo. Per l'uomo è la felice conclusione di un percorso pieno di speranze, per la donna il felice inizio di un percorso pieno di speranze.
2014-09-28 Musica
La colonna sonora musicale di un video, film o discorso registrato è un modo per incantare lo spettatore e indurlo ad associare certe emozioni alle cose che vede e/o alle parole che sente, in modo che queste vengano percepire come belle, buone, rassicuranti o brutte, cattive, inquietanti, secondo il tipo di musica scelto dal realizzatore.
La colonna sonora musicale serve, infatti, a manipolare lo spettatore.
Provate a togliere la musica da uno spot pubblicitario, da un documentario, da un qualunque film, il risultato sarà che lo percepirete in modo più realistico, crudo e con maggiore capacità critica e lucidità, cioè in modo "spassionato". Se volete esaminare un programma televisivo da un punto di vista sociologico, premete il tasto "mute" del vostro telecomando. La comunicazione non verbale sarà più evidente e comprensibile.
Siamo talmente abituati alle colonne sonore musicali che chiunque, dovendo produrre un video, si sente obbligato ad aggiungervene una, con risultati a volte ridicoli, kitsch o irritanti.
A volte le colonne sonore disturbano e rendono più dificoltosa la comprensione delle parole pronunciate dagli attori od oratori.
Le colonne sonore musicali sono un po' come le risate registrate aggiunte alle battute pronunciate in serie TV che vorrebbero essere comiche, come se gli spettatori non fossero in grado di decidere autonomamente quando ridere, o per rassicurarli del fatto che non sono i soli a trovare una cosa comica o ridicola, evitando un dubbio altrimenti inquietante.
Anche in molti negozi, specialmente di abbigliamento, c'è spesso una colonna sonora incessante di musiche e canzoni alla moda, a volte assordanti. Evidentemente la gente spende più facilmente sotto l'effetto della musica, meglio se molto ritmata, come mucche che fanno più latte quando nelle stalle viene diffusa musica sinfonica (non so se è vero).
Oppure la musica di sottofondo (a volte dovremmo dire di
soprafondo), serve a intontire i commessi per far loro dimenticare la noia di un lavoro ripetitivo, trasformando in un ininterrotto rave party la giornata di lavoro.
Anche in molti ristoranti non si può stare senza che un televisore o una radio faccia da colonna sonora al nostro pranzo, con tanto di pubblicità ai negozi del quartiere o a materassi a prezzi scontati.
Abbiamo bisogno di colonne sonore rituale che ci facciano sentire uniti agli altri. Abbiamo paura del silenzio, paura di riflettere, di capire, di svegliarci dalle illusioni e dalle spiegazioni troppo semplici, paura di comunicare in modo non mistificato e non regolato dalle consuetudini. La colonna sonora musicale ci dà le emozioni che non siamo capaci di provare in silenzio. Emozioni decise da qualcun altro.
2014-09-30 Conoscere
Più importante di una particolare conoscenza (o cognizione) è l'uso che ne facciamo e la verifica di una serie di aspetti ad essa relativi, tra cui: validità, applicabilità, utilità ed effetti per l'individuo e la società, oltre a: organizzazione, conservazione, reperibilità, accessibilità, comprensibilità, diffusione, controllo, comunicazione, condivisione, apprendimento, consapevolezza, memoria, evoluzione, manipolazione e mistificazione. Tutte cose che, messe insieme, io chiamo "metaconoscenza".
2014-10-02 Vita
Ognuno vive la sua vita, in un certo modo, una vita più o meno simile a quella dei suoi simili. Qualcuno si chiede che senso abbia la sua vita, a cosa e a chi serva, quali sono le opzioni e cosa comporti ciascuna di esse. Qualcun altro si chiede se abbia senso interrogarsi sul senso della vita.
2014-10-02 Religione
Nemmeno Bergoglio rinuncia al titolo di "Sua Santità" come se fosse già santo conclamato. Tutti i papi sono narcisisti per tradizione.
2014-10-03 Umorismo
La differenza tra l’amore e il sesso, è che il sesso allevia le tensioni e l’amore le provoca.
Il mondo si divide in buoni e cattivi. I buoni dormono meglio ma i cattivi, da svegli, si divertono molto di più.
Io non so se Dio esiste. Ma se esiste, spero che abbia una buona scusa.
Se vuoi far ridere Dio, raccontagli i tuoi progetti.
Il mio unico rammarico nella vita è di non essere qualcun’altro.
Ringrazio Dio di non avermi fatto nascere donna. Avrei passato tutto il giorno a toccarmi le tette!
Il sesso senza amore è un’esperienza vuota. Ma fra le esperienze vuote è una delle migliori.
Il ballo è una manifestazione verticale di un desiderio orizzontale.
La masturbazione è fare sesso con qualcuno che ami.
Il tempo è il modo in cui la natura impedisce che tutto accada contemporaneamente.
La vita è divisa in cose orribili e cose miserabili.
Credo che ci sia qualcosa là fuori che ci osserva. Purtroppo, è il governo.
Essere bisessuali raddoppia immediatamente le possibilità di avere un appuntamento il sabato sera.
Non è che ho paura di morire. È solo che non voglio esserci quando succede.
Il sesso è sporco? Solo quando è fatto bene.
2014-10-04 Media
Da quando esistono i mass-media l'umanità privilegia l'organizzazione temporale delle informazioni rispetto a quella spaziale (cioè analitica). Intendo dire che normalmente le informazioni vengono percepite, usate e memorizzate più come "notizie" che come "conoscenze". In altri termini, si tende a collocare ogni conoscenza nel tempo, e a privilegiare le più recenti rispetto alle meno recenti, proprio come si fa con le notizie, a cui si attribuisce valore e destano interesse nella misura in cui sono attuali.
Questo fenomeno non riguarda solo i testi, ma anche le immagini, la musica, la cinematografia ed ogni altro tipo di informazioni. Esso, secondo me è dovuto a diversi ordini di fattori, come i seguenti.
- Il bisogno, presente in ogni essere umano, di condividere socialmente la realtà e le informazioni che la rappresentano o che ne fanno parte. E questo è molto più facile con le informazioni attuali, in quanto si presume che le notizie raggiungano tutti simultaneamente.
- I fatti recenti sono molto meno numerosi dei fatti storici e per questo più facilmente gestibili.
- E' molto più facile organizzare cronologicamente le informazioni che in qualunque altro modo, dato che l'organizzazione cronologica richiede praticamente solo un data di riferimento, mentre altri metodi di organizzazione comportano un sistema universalmente condiviso di categorie che ancora, purtroppo, non esiste.
Questo fenomeno presenta gravi inconvenienti, come i seguenti.
- Le informazioni "inattuali" tendono ad essere dimenticate o trascurate a favore di quelle più attuali, indipendentemente dal loro valore intrinseco, come se l'attualità fosse un criterio di valore e tutto ciò che è vecchio valesse meno di ciò che è più nuovo.
- Capita che più volte si "reinventi la ruota", cioè si scrivano cose che non sono altro che idee del passato vestite con abiti nuovi, con grande spreco di risorse intellettuali ed editoriali, oltre che di tempo del lettore.
- Non si fanno sforzi sufficienti per creare un sistema universale di categorie che permetta di collocare e reperire facilmente le informazioni del passato, anche ai fini di una loro valutazione.
Auspico pertanto che gli intellettuali si dedichino alla costituzione e promozione di un sistema universale di organizzazione delle informazioni indipendente dall'attualità e collocazione storica delle stesse. E auspico che la gente non si limiti a parlare solo delle novità, ma anche delle cose buone del passato, "decronizzando" i buoni testi, le musiche, i film ecc. che sono ancora validi anche se vecchi o antichi.
Insomma, privilegiare la qualità rispetto all'attualità.
2014-10-06 Religione
Il comportamento dei cattolici fondamentalisti (come ad esempio quello delle "sentinelle in piedi") si spiega con la psicologia e si combatte con l'educazione dei bambini (lezioni di etica laica e psicologia invece che di religione). Gli adulti fondamentalisti sono irrecuperabili. Il loro comportamento può essere preso in considerazione come esempio di fondamentalismo nei corsi di etica e psicologia oppure per fare della satira. Combattere il fondamentalismo con argomenti razionali è tempo perso.
2014-10-08 Conoscere
Siamo tutti, più o meno, incompleti. Ogni conoscenza è, più o meno, incompleta. Capire l'incompletezza è il primo passo verso una maggiore completezza. Guardiamoci da chi pretende che la sua conoscenza su qualsiasi tema sia completa.
2014-10-12 Competere
A forza di migliorare se stessi si finisce per diventare migliori di altri anche non volendo, e questo dà fastidio a chi viene superato. Quindi per migliorare ci vuole coraggio.
2014-10-22 Miglioramento della società
Per migliorare il mondo, secondo me, bisogna educare le nuove generazioni (e rieducare le attuali per quanto possibile) ad utilizzare le scienze umane e sociali per soddisfare al meglio i bisogni naturali propri e della maggior parte degli esseri umani.
Ciò comporta la necessità di conoscere e analizzare i bisogni umani (distinguendoli in sani, malati, rimossi e mistificati) e le cause della loro insoddisfazione.
A tale scopo ogni persona di buona volontà dovrebbe impegnarsi per individuare e promuovere (specialmente attraverso blog e social network) i testi più utili della letteratura scientifica e umanistica, inclusi quelli giornalistici.
In ogni caso, il mondo non migliorerà se un congruo numero di persone non si impegneranno in tal senso.
2014-10-23 Apprendere
Io credo che l'apprendimento e la valutazione critica di qualsiasi testo letterario, scientifico, tecnico, filosofico, politico, economico, commerciale o giornalistico sarebbero facilitati da una trattazione strutturata come segue:
- SINOSSI: riassunto delle principali tesi, affermazioni e raccomandazioni espresse dal testo.
- CONTESTO: quadro di riferimento, assunzioni e conoscenze preliminari indispensabili per la comprensione del testo.
- PREGI: indicazione degli elementi più efficaci, convincenti e verificabili espressi nel testo.
- DIFETTI: indicazione degli elementi meno efficaci, meno convincenti e meno verificabili espressi nel testo.
- BENEFICI: indicazione dei benefici (e dei relativi beneficiari) che potrebbero scaturire dall'adozione o applicazione di quanto espresso nel testo.
- INCONVENIENTI: indicazione degli inconvenienti (e delle relative vittime) che potrebbero scaturire dall'adozione o applicazione di quanto espresso nel testo.
2014-10-25 Intelligenza
Io credo che l'intelligenza dipenda (anche) dalla capacità di gestire la complessità.
Infatti le persone più intelligenti possono ragionare considerando un numero di aspetti interconnessi più grande rispetto a quanti ne riescono a considerare quelle meno intelligenti.
Così, se un fenomeno è causato da molteplici cause, le persone più intelligenti saranno in grado di vederne e prenderne in considerazione un numero maggiore rispetto a quelle meno intelligenti.
In altre parole, tanto meno una persona è intelligente, tanto più semplice è la sua visione del mondo.
E siccome la verità è più complicata della falsità, le persone meno intelligenti preferiranno spiegazioni semplici anche se false, rispetto a quelle complesse anche se vere.
2014-10-31 Mistificazione
Facendo tesoro di ciò che Marx, Freud e Nietzsche ci hanno insegnato, conviene sospettare sistematicamente delle motivazioni "ufficiali" del comportamento umano, compreso il mio. Le vere motivazioni, censurate, possono essere altre, come la difesa e conservazione dell'assetto economico della società con le ingiustizie di cui beneficiamo, le pulsioni libidiche, il gregarismo, la volontà di potenza e il risentimento dei più deboli verso i più forti.
2014-11-02 Complessità
La natura è molto complessa, la vita è il fenomeno naturale più complesso, e quella dell'uomo è forse la più complessa di tutte. Ciò nonostante, l'uomo cerca ostinatamente di spiegare i fenomeni umani e sociali nel modo più semplice possibile. Spiegare in modo semplice fenomeni complessi è l'errore più comune che l'uomo continua a fare da quando esiste. La spiegazione semplice di un fenomeno complesso è normalmente falsa in quanto incompleta. Ma l'uomo preferisce semplici falsità a verità complesse.
2014-11-04 Interagire | Gioco
In questo articolo immagino la costituzione di una comunità di persone di un certo tipo a cui io appartengo.
Finalità
- passare il tempo in compagnia in modo piacevole e costruttivo
- soddisfare in modo equilibrato il bisogno di appartenenza (integrazione e interazione sociale, riconoscimento) e il bisogno di individuazione (libertà, creatività, differenziazione) di ciascun partecipante
- produrre idee e comportamenti nuovi superando l’immobilismo conformista
- favorire la crescita personale e l’auto-miglioramento
Caratteristiche generali
Il gruppo creativo
- può essere costituito da un numero qualsiasi di persone, a partire da due
- è informale e non richiede alcuna organizzazione stabile, non ha una gerarchia, né cariche istituzionali
- è una microsocietà aperta e pacificamente inserita nella macrosocietà
- costituisce un’alternativa a forme tradizionali e rituali di convivialità come quelle legate a feste e ricorrenze religiose e laiche
- si basa sulla comunicazione orale più che su quella scritta
- si riunisce in qualunque luogo fisico o spazio internet, privilegiando i luoghi fisici come abitazioni private o locali pubblici
- può eventualmente essere supportato da strumenti informatici come i social network; in tal caso la comunicazione per via telematica non sostituisce quella dal vivo ma è preparatoria di quest’ultima
Aspetti operativi
- la conduzione delle riunioni è affidata ad un moderatore scelto di comune accordo tra i presenti all’inizio di ogni riunione; compito principale del moderatore, oltre a far rispettare le regole convenute, è incoraggiare la partecipazione attiva di tutti i presenti cercando al tempo stesso di contenere eventuali comportamenti invadenti o tentativi di monopolizzare l’attenzione
- all’inizio di ogni riunione, si dovrebbe scegliere, a maggioranza, l’attività da svolgere, eventualmente prendendo spunto dagli esempi riportati nella lista allegata, che potrà essere liberamente modificata dal gruppo
- alla fine di una riunione si possono stabilire di comune accordo le attività e i temi per la successiva
- è auspicabile che si formino gruppi creativi in ogni città, quartiere, villaggio; chiunque può prendere l’iniziativa di creare un gruppo creativo proponendolo alle persone che conosce
- una persona può partecipare alle attività di uno o più gruppi creativi e frequentare a sua discrezione quelli che preferisce senza obbligo di continuità
Esempi di attività che possono essere svolte in un gruppo creativo
- il gioco delle domande: conversazione tra due o più persone in cui non si può dire nulla che non sia una domanda o la risposta a una domanda
- poesia collettiva: si costruisce insieme una poesia, a turno ogni partecipante aggiunge un verso
- racconto collettivo: si costruisce insieme un racconto, a turno ogni partecipante aggiunge una frase
- puzzle di parole: una persona sceglie un aforisma o citazione di qualunque autore, mescola le parole e le presenta agli altri. Ognuno cerca di ricostruire la frase intera, in un colpo solo oppure gradualmente, indovinando pezzi della frase
- ridere insieme: ciascuno porta alla riunione qualcosa di umoristico (film, video, audio, storielle, barzellette ecc.) da vedere o ascoltare insieme
- sogno collettivo: si inventa insieme un sogno, a turno ogni partecipante aggiunge una frase
- carezze al buio: a turno, ognuno viene bendato e gli altri lo accarezzano o massaggiano in qualunque parte del corpo a scelta, escluse le zone erogene principali (seno, pube, natiche); la persona da carezzare può stare in piedi o essere distesa su un tavolo o un divano.
- conferenza: si invita un persona (esterna o interna al gruppo) molto competente su una certa tematica, a tenere una conferenza su un tema di interesse comune
- associazioni di idee: si parte da una parola o frase, e a turno ognuno dice una parola che associa alla precedente
- collage di parole: usando dei post-it, su una parete, a turno, ognuno attacca un biglietto con una parola o frase scelta liberamente
- intervista: si sceglie un volontario da intervistare e tutti gli altri gli fanno domande come giornalisti in una sala stampa
- discussione a tema: si sceglie un tema e a turno ogni partecipante esprime le sue idee e opinioni sul tema
- cosa so fare: a turno, ognuno dice cosa sa fare bene e che potrebbe mettere a disposizione degli altri come consigli oppure aiuto pratico
- critica cinematografica: ognuno a turno commenta un film che tutti (o quasi) hanno visto (insieme o da soli)
- rassegna stampa: ogni partecipante racconta agli altri le notizie che ha letto e che potrebbero essere di interesse per gli altri
- ricerche: un partecipante viene incaricato di fare una ricerca su un tema di interesse comune per poi relazionare in gruppo
- escursioni e visite: si decide insieme cosa vistare, incaricando un partecipante di raccogliere informazioni per guidare la visita
- improvvisazioni drammatiche: si stabilisce un "canovaccio" teatrale e si improvvisa una scena (i personaggi sono interpretati da volontari)
- proposte di legge: si propone un problema sociale da risolvere e ognuno a turno propone una legge per affrontarlo e ne descrive i contenuti essenziali; ad ogni giro ognuno può modificare la sua proposta tenendo conto di quelle degli altri
- la nuova società: a turno ognuno descrive come vorrebbe cambiare la società
- persone preferite: a turno ognuno indica una delle persone preferite (del passato o del presente) spiegando il perché
- brainstorming e mappe mentali: scegliere un tema o un problema da risolvere e fare un brainstorming e/o una mappa mentale su di esso
- regali: ognuno, a turno, dice cosa regalerebbe ad ogni altro
- catena melodica: a turno, ognuno canta per pochi secondi una melodia inventata (usando solo vocali), ognuno di seguito all’altro, cercando di completare la parte precedente.
- catena ritmica: a turno ognuno batte con le mani un ritmo per pochi secondi, cercando di rispondere o completare il ritmo precedente
- catena folle: a turno ognuno dice qualcosa di pazzesco, cercando, se possibile di completare o seguire quanto detto dal precedente
- il bene e il male: si tratta di creare insieme un manuale di etica; ognuno, a turno dice una cosa che considera un bene e un’altra che considera un male
- il tribunale: si immagina un tribunale in cui una persona famosa del passato o del presente è giudicata; a turno, ognuno deve dire una cosa a favore dell’imputato e una cosa contro
- la ricetta della felicità: a turno, ognuno dice qualcosa sulla sua idea su cosa sia necessario per essere felici
2014-11-04 Differenze umane
L'umanità si divide in pastori, pecore, finte pecore, cani da pastore e cani sciolti.
2014-11-08 Comprendere | Arroganza
Paradossalmente, per essere comprensivi e non sprezzanti nei confronti di una persona che si comporta in modo immorale o stupido bisogna sentirsi superiori ad essa.
Infatti, se io penso di essere più intelligente, più colto, di avere una maggiore conoscenza della natura umana, di me stesso e della società, di avere un maggior senso di responsabilità, di avere una maggiore capacità di capire le cause e le conseguenze del mio comportamento, allora posso "comprendere" che quella persona commetta errori morali e intellettuali che io non commetterei.
Se invece penso che quella persona sia dotata quanto me o più di me in tutte quelle cose che ho detto sopra, come posso tollerare che si comporti in un modo che io ritengo immorale o stupido?
2014-11-09 Miglioramento della società
Per migliorare il mondo ci vogliono idee e soluzioni nuove, perché quelle del passato sono sbagliate o insufficienti. Quindi meglio cercare nuove idee che insistere con quelle vecchie così come sono conosciute e applicate.
Possiamo, anzi dobbiamo, utilizzare le migliori idee del passato, sapendo che ad esse manca qualcosa perché funzionino in modo soddisfacente.
Dobbiamo dunque trovare ciò che ad esse manca e completarle con nuove idee finché non dimostreranno, nella pratica, di essere efficaci.
2014-11-10 Bisogni
Uno dei più grandi problemi dell'umanità e la casua di tante tragedie è il bisogno e i continui tentativi (consci e/o inconsci), da parte di ogni essere umano, di limitare la libertà altrui adducendo giustificazioni più o meno mistificate e negando le reali motivazioni e intenzioni.
Per un essere umano la libertà costituisce una risorsa e un vantaggio competitivo e siccome viviamo in una società basata sulla competizione, se un individuo vuole essere più competitivo può agire in due direzioni: aumentare la propria libertà e/o diminuire quella degli altri.
Il bisogno che un individuo ha di restringere la libertà altrui aumenta nella misura in cui esso accetta di limitare la propria libertà per essere accettato dagli altri, per compiacerli o per obbedire a leggi e regole sociali scritte e non scritte, e nella misura in cui si sente più debole e meno dotato rispetto agli altri.
Ci sono tanti modi per limitare la libertà di un altro, per esempio: assoggettarlo, impoverirlo, limitare il suo territorio, imporgli certe regole morali e il rispetto di certe tradizioni o consuetudini, abituarlo a pensare in modo poco intelligente e poco creativo, ingannarlo, tenerlo all'oscuro di conoscenze che lo avvantaggerebbero, costringerlo ad assumere impegni contrattuali o morali ecc.
La questione è ulteriormente complicata dal fatto che la libertà costituisce un fattore moralmente responsabilizzante, nel senso che più si agisce liberamente e più si è considerati moralmente responsabili delle proprie azioni.
Perciò, dal momento che l'uomo teme normalmente di essere accusato di immoralità dai gruppi a cui appartiene o vorrebbe appartenere, cercherà, per quanto gli è possibile, di dimostrare di non agire in piena libertà ma nel rispetto di norme, regole, doveri e impegni assunti esplicitamente o implicitamente.
Ne consegue un'ipocrisia di fondo per cui le persone cercano di essere libere senza apparire tali, oppure rinunciano alla libertà in cambio dell'appartenenza sociale.
Nel secondo caso subentra l''invidia, la gelosia e l'odio (consci e/o inconsci) nei confronti di coloro che invece non hanno rinuciato alla loro libertà, o lo hanno fatto in misura minore.
2014-11-10 Bisogni | Inconscio | Psicologia
Secondo me la psicologia dovrebbe insegnarci a scoprire le vere motivazioni, intenzioni e cause dei comportamenti e dei sentimenti umani, che sono normalmente diverse da quelle che gli interessati dichiarano e di cui sono consapevoli.
Infatti, i bisogni fondamentali che determinano (consciamente o inconsciamente) i comportamenti e i sentimenti umani sono essenzialmente
(1) i bisogni fisici e sessuali,
(2) il bisogno di appartenenza e interazione sociale,
(3) il bisogno di individuazione e libertà e
(4) il bisogno di potenza intesa come strumento per facilitare la soddisfazione di ogni altro bisogno in un contesto sociale competitivo e di risorse scarse rispetto alle richieste.
Una diretta derivazione del bisogno di potenza è il bisogno (conscio e/o inconscio) di restringere la libertà altrui o almeno fare in modo che non sia superiore alla propria, in modo da mantenere un vantaggio competitivo ed impedire che l'altro usi la sua superiorità e libertà per farci violenza o limitare la nostra stessa libertà.
2014-11-11 Psicologia
Il grado di libertà di un essere umano rispetto ad un gruppo sociale è inversamente proporziale al suo grado di appartenenza al gruppo stesso. Infatti una libertà totale comporta un'appartanenza nulla, e un'appartenenza totale comporta una libertà nulla.
Perciò ogni essere umano che non voglia rinunciare completamente alla sua libertà è costretto ad accettare compromessi con il gruppo a cui vuole o deve appartenere. Tali compromessi comportano sempre una restrizione della propria libertà secondo le regole imposte del gruppo ai suoi membri.
Oltre al confronto tra la libertà che un individuo vorrebbe avere e quella che il gruppo di appartenenenza è disposto a concedergli o a tollerare, è importante il confronto tra la libertà di un individuo e quella degli individui con cui esso interagisce.
Un individuo appartenente ad un certo gruppo sociale accetta difficilmente una restrizione della propria libertà se tale limitazione non vale anche per gli altri membri. Altrimenti cercherà di far espellere dal gruppo, o isolare, quelli che si prendono libertà superiori alle proprie.
Infine, essendo la libertà un fattore competitivo, in una società competitiva ogni individuo cerca di limitare il più possibile la libertà altrui con tutti i mezzi possibili, soprattutto economici e psicologici, mistificando le vere intenzioni con false giustificazioni di ogni tipo.
Queste dinamiche, che scaturiscono da sentimenti come invidia, gelosia e risentimento verso le persone più libere da condizionamenti, sono tipiche delle mentalità bigotte ma si riscontrano spesso anche tra i non credenti.
2014-11-12 Solidarietà
Nel mondo c'è troppo poca solidarietà perché l'umanità possa uscire dallo stato miserabile in cui si trova da sempre.
Ci si chiede se la solidarietà (o la sua mancanza) sia dovuta all'influenza di una certa educazione o cultura, oppure ad un fatto innato, cioè geneticamente determinato. Che la solidarietà e l'altruismo siano basati sull'empatia e che questa sia geneticamente determinata, è un fatto ormai ampiamente dimostrato, come pure che le inclinazioni genetiche possono essere attenuate o accentuate da una certa educazione e cultura.
Esistono però altri fattori importanti, ma di cui si parla poco, che determinano la qualità e la misura della solidarietà negli individui: mi riferisco al fatto che l'empatia è un processo biologico limitato dalla numerosità, dallo spazio, dal tempo e da criteri di affinità relativamente alle persone e alle situazioni che la suscitano.
Il limite numerico riguarda il fatto che non si può rispondere empaticamente che ad un piccolo numero di persone alla volta. Anzi, si potrebbe dire che la risposta empatica in un dato momento sia inversamente proporzionale al numero di persone che la provocano. Essa, infatti, non si moltiplica, ma si diluisce con l'aumentare del numero di persone che ne possono beneficiare.
Per fare un esempio, se una persona mi mostra la sua sofferenza, avrò una certa risposta empatica. Se le persone diventano due, la mia risposta totale sarà la stessa, ma sarà divisa (cioè diluita) tra due persone, quindi ognuna di esse ne riceverà la metà, come pure la metà della mia attenzione, dal momento che l'attenzione, come l'empatia, non è moltiplicabile.
Il limite di spazio riguarda il fatto che la risposta empatica diminuisce con la distanza tra chi stimola l'empatia e chi la prova. Per esempio, siamo molto più empatici verso persone sofferenti a noi vicine che verso quelle a noi lontane.
Il limite di tempo riguarda il fatto che la risposta empatica è inversamente proporzionale all'intervallo di tempo tra il momento (passato o futuro) dell'evento doloroso e il momento attuale. In altre parole, quanto più l'evento è lontano nel tempo, tanto minore sarà la risposta empatica. Questo vale anche per gli eventi futuri prevedibili. Cioè, quanto più a lungo termine è la previsione di una sciagura, tanto minore sarà la nostra preoccupazione e la relativa risposta empatica.
Il limite di similarità riguarda invece il fatto che noi rispondiamo empaticamente in modo proporzionale alla similarità, o affinità, che sentiamo di avere rispetto alla persone che ci mostrano la loro sofferenza. L'affinità può riguardare differenziatori di cultura, religione, razza, professione, ideologie, orientamenti sessuali, livello economico ecc.
A questo punto vorrei, come esempio di problematica di solidarietà, fare alcune considerazioni sul fenomeno dell'immigrazione clandestina via mare verso l'Italia. Questa provoca ogni anno centinaia di vittime. In tale contesto, ad ogni sciagura, si versano fiumi di parole sia da parte di ambienti laici che religiosi per esprimere solidarietà per le vittime e rimproverare il governo e i politici di non fare abbastanza per evitare le sciagure stesse. Recentemente, infatti, il papa Bergoglio ha gridato "Vergogna! Vergogna!" all'indomani di uno di questi tragici eventi in cui è morto un numero di persone particolarmente alto.
In tale contesto io osservo prima di tutto che, se non ci fossero queste gravi sciagure, la stampa non si occuperebbe del problema degli sbarchi clandestini, né della sorte degli interessati, i quali rischiano la vita per emigrare perché la loro vita è disumana e insopportabile. Ma questo non ci tocca perché si tratta di persone lontane dai nostri occhi e comunque numerosissime.
Inoltre non capisco cosa dovrebbe fare il governo per evitare le sciagure; forse dovrebbe imbarcare su navi militari i clandestini presso le coste di partenza (per esempio in Egitto o Tunisia) e portarli in Italia in tutta sicurezza? Oppure, visto che i clandestini provengono da paesi ancora più remoti come la Siria, l'Afganistan, il Sud Sudan ecc. e affrontano viaggi per terra molto pericolosi, il governo italiano potrebbe imbarcarli su aerei militari dai loro paesi di argine per volare direttamente verso l'Italia evitando i rischi del viaggio per terra e di quello per mare? In caso affermativo, si dovrebbe stabilire quante persone trasportare e, siccome il numero di richiedenti sarebbe altissimo rispetto alle reali possibilità, quali criteri di selezione applicare, sapendo che gli esclusi tenteranno di immigrare clandestinamente con i soliti metodi, e quindi non si riuscirebbe comunque ad evitare le sciagure di cui abbiamo parlato all'inizio.
Anche volendo essere solidali cosa dovremmo fare? Forse ogni famiglia italiana dovrebbe ospitare nella sua abitazione una famiglia siriana o afgana o sudanese? Dovremmo costruire case per ospitare tutti i profughi che sono pronti a rischiare la vita pur di lasciare il loro paese? E dare loro un lavoro decente? Con quali soldi? Con quali datori di lavoro? Con quale economia? L'Italia dovrebbe fare altri debiti per ospitare milioni di profughi sapendo che comunque ci sarebbero clandestini che moriranno in mare perché non saranno stati inclusi nei contingenti di profughi che l'economia e la finanza italiana è in grado di assorbire?
Mi piacerebbe sentire la proposta del papa a tale proposito.
Purtroppo la solidarietà non solo è limitata per i motivi che ho detto sopra, soprattutto quello della numerosità dei candidati da beneficiarne, ma è anche mistificata e spesso ipocrita.
Si direbbe che esiste un "campo empatico" intorno ad ognuno di noi, al di fuori del quale le persone che soffrono ci sono indifferenti. Finché il barcone di clandestini riesce ad arrivare con successo in Italia, i clandestini restano al di fuori del nostro campo empatico; appena il barcone va in avaria, essi entrano improvvisamente nel campo empatico, ma allora è spesso troppo tardi per fare qualcosa. In altre parole, non è tanto il grado di sofferenza di una persona a stimolare la nostra risposta empatica, ma la distanza spaziale e temporale della manifestazione del dolore rispetto al "qui ed ora".
Per concludere, non si può affrontare intelligentemente e produttivamente il tema della solidarietà se non si è consapevoli della sua natura e dei suoi limiti, che ho cercato di esporre in questo articolo.
2014-11-15 Psicologia
Nel profondo della nostra psiche esistono pronomi come "io", "tu", "esso/essa", "noi", "voi", "essi", "gli altri", "tutti/ognuno", "nessuno", "qualcuno" e giudizi morali come "buono", "cattivo", e giudizi intellettuali come "intelligente", "stupido". E' impossibile non associare in modo più o meno stabile tali giudizi ai detti pronomi, perché ciò avviene inconsciamente e involontariamente. Ne consegue che ognuno di noi ha i suoi pregiudizi morali e intellettuali inconsci, che possono corrispondere più o meno alle nostre opinioni consapevoli.
Ecco alcuni esempi di giudizi/pregiudizi morali:
• io sono buono, tu sei cattivo
• io sono buono, gli altri sono cattivi
• noi siamo buoni, gli altri sono cattivi
• noi siamo buoni, voi siete cattivi
• siamo tutti ugualmente buoni/cattivi
• io sono migliore/peggiore di te
• io sono migliore/peggiore degli altri
• noi siamo migliori di voi
• ecc.
Sostituendo nella lista "buono" con "intelligente" e "cattivo" con "stupido" otteniamo una lista di esempi di giudizi/pregiudizi intellettuali.
Io credo che ognuno dovrebbe prendere coscienza della presenza di pregiudizi morali e intellettuali nella propria psiche e chiedersi quanto essi corrispondano alla realtà. In caso di non corrispondenza, è raccomandabile una psicoterapia o auto-terapia per cercare di correggere quei pregiudizi che contrastano con la realtà.
Detto ciò, credo che in realtà siamo tutti parzialmente buoni, parzialmente intelligenti, parzialmente cattivi e parzialmente stupidi, ma in misura diversa da persona a persona. Ma siccome misurare oggettivamente la bontà e l'intelligenza è impossibile, è giusto che ognuno valuti moralmente e intellettualmente se stesso e gli altri in modo soggettivo.
2014-11-17 Psicologia
La vita di un uomo comporta continue oscillazioni fisiologiche, più o meno frequenti, tra due sentimenti opposti: il sentimento di appartenenza / integrazione / interazione sociale e il sentimento di individuazione / differenziazione / libertà, che scaturiscono dai due bisogni primari corrispondenti.
Ad ogni oscillazione ci può essere un cambiamento, più o meno drammatico, dei termini dell'appartenenza e dell'individuazione.
L'inibizione di uno dei due sentimenti, se prolungata oltre una certa misura, può causare disturbi psichici più o meno gravi.
2014-11-18 Bisogni
Il problema fondamentale dell'umanità è il fatto che ogni individuo ha bisogno di collaborare con altri per sopravvivere in modo soddisfacente, ma, al tempo stesso, ogni individuo può costituire una minaccia per gli altri in quanto potenziale aggressore o sfruttatore.
A ciò si aggiunge il fatto che ogni essere umano, se ne ha la libertà e la possibilità, cerca di scegliere gli esseri umani con cui interagire e di cambiarli e usarli per soddisfare i propri bisogni, mentre nessun essere umano, se può evitarlo, è disponibile a farsi rifiutare, cambiare o usare per soddisfare i bisogni altrui.
La soluzione di queste antinomie potrebbe essere una continua negoziazione razionale e demistificata tra individui interessati a collaborare per un comune interesse e ad evitare guerre e sopraffazioni.
2014-11-18 Libertà
Io credo che per vivere serenamente in società bisogna non essere liberi di pensare liberamente o è necessario nascondere la propria libertà di pensiero.
Quasi tutti pensano di avere una sufficiente libertà di pensiero e di esercitarla normalmente; pochi si rendono conto di quanto sia raro e difficile uscire dalle proprie gabbie mentali.
In ogni caso, tanto minore è la libertà di pensiero di un individuo, tanto maggiore è la sua paura e ostilità, conscia o inconscia, nei confronti di coloro che mostrano di averne di più, soprattutto per quanto riguarda le questioni morali ed esistenziali.
2014-11-21 Competere | Differenze umane | Arroganza | Empatia
La valutazione delle differenze umane è un tema, spinoso, pericoloso, praticamente tabù. Tuttavia è una faccenda estremamente importante da molti punti di vista: psicologico, psicopatologico, psicosociologico, antropologico, politico, giuridico, etico, morale ecc.. Per questo ho deciso di indagarla.
Cominciamo col termine “valutare”. Dato che stiamo parlando di differenze umane, per valutare intendiamo l’attribuire un valore ad un individuo in un certo ambito, in modo comparato rispetto al valore attribuito ad un altro (o al valore medio attribuito ad un insieme di altri), dando per scontato che non tutti gli individui hanno identico valore nell’ambito considerato, altrimenti la valutazione non avrebbe alcun senso né utilità. In generale, “valutare” è sinonimo di “giudicare”, anche se il secondo termine è più usato nelle valutazioni di tipo morale, per cui si può dire che giudicare equivale a valutare moralmente.
Così come due esseri umani, messi l’uno di fronte all’altro, non possono non comunicare (anche il silenzio è un messaggio), analogamente essi non possono fare a meno di valutarsi reciprocamente e di autovalutarsi. Le valutazioni sono normalmente più inconsce che consce. Possiamo riferirci alla valutazione inconscia col termine di “percezione”.
Cerchiamo ora di identificare i possibili ambiti delle valutazioni. E’ difficile perché non esistono ambiti “standard” comunemente riconosciuti e accettati.
Gli ambiti più importanti che vengono considerati nella valutazione di un essere umano sono, secondo me, i seguenti:
- intellettuale (intelligenza, capacità di analisi e sintesi di situazioni e fenomeni complessi, capacità critica, capacità di risolvere problemi, di seguire e capire idee altrui, capacità di comunicare, di concepire nuove idee, di prevedere il futuro, creatività)
- morale (rispetto per il prossimo e i beni comuni, giustizia, non violenza, generosità, solidarietà, altruismo, lealtà, sincerità, mantenimento degli impegni presi, onestà, legalità ecc.)
- competitivo (capacità di superare, vincere gli altri, proteggersi e difendersi dagli altri)
- temperamentale / sentimentale (empatia, introversione, estroversione, passionalità, flemmaticità, erotismo, sensualità, senso dell’umorismo, pavidità, coraggio, allegria, malinconia ecc.)
- estetico (bellezza, eleganza, attrattività, fascino, bruttezza, ripugnanza)
- medico (salute fisica e mentale, resistenza alle malattie, robustezza, fragilità, vitalità)
- pragmatico individuale (capacità di risolvere i propri problemi,, di soddisfare i propri bisogni, di guadagnare denaro)
- pragmatico sociale (utilità sociale, capacità di risolvere i problemi altrui, di soddisfare i bisogni altrui, di aiutare gli altri, di guidare gli altri nel perseguire con successo interessi comuni)
E’ facile valutare, anche senza misurarla con uno strumento, la statura fisica di un individuo e dire, ad esempio, che A è più alto di B. Ma se parliamo di differenze in ambito intellettuale, morale, psicologico, psicosociologico ecc. le cose si complicano e diventano pericolose al punto tale che la maggior parte della gente preferisce astenersi dal valutare, tranne in casi eclatanti o di particolare coinvolgimento, come quando ci si ritiene vittime di ingiustizie.
La valutazione di un individuo (in un certo ambito) da parte di un altro comporta una serie di problematiche come le seguenti
- è praticamente impossibile evitare di confrontare (consciamente o inconsciamente) la valutazione dell’altro con la propria autovalutazione, ragion per cui ogni valutazione comporta l’affermazione di una superiorità, inferiorità o uguaglianza del valutatore rispetto al valutato
- è raro che due persone siano perfettamente uguali in un certo ambito di valutazione, per cui, prendendo a caso due individui, normalmente uno risulterà superiore all’altro nell’ambito considerato in una certa misura (soggettiva o oggettiva)
- nel caso in cui il valutatore si valuti inferiore rispetto al valutato, si pongono problemi come i seguenti:
- se la valutazione è coerente (cioè complementare) con quella che il valutato fa di se stesso, si determina un rapporto pacifico in cui la persona inferiore riconosce la superiorità dell’altro (riconoscimento che l’altro accetta) con le conseguenze del caso, come ad esempio l’accettazione di una posizione gerarchica inferiore o di un rapporto allievo verso maestro, da parte della persona che si considera inferiore
- se invece ognuno si sente inferiore all’altro (caso piuttosto raro) allora si può creare una situazione di stallo in cui ognuno si aspetta che sia l’altro ad assumere un ruolo guida e di maggiore responsabilità nelle attività collaborative, e tenterà di dare all’altro la responsabilità di eventuali di errori o insuccessi
- nel caso, invece, in cui il valutatore si valuti superiore rispetto al valutato, si pongono problemi come i seguenti:
- se la valutazione è coerente (cioè complementare) con quella che il valutato fa di se stesso, vale quanto detto sopra nel caso corrispondente.
- se invece ognuno si sente superiore all’altro (caso piuttosto frequente) allora si può creare una situazione di conflitto in cui ognuno cerca di dimostrare il suo valore non riconosciuto dall’altro e di raggiungere posizioni gerarchiche più alte in virtù della sua presunta superiorità
Da un punto di vista dinamico, si possono ipotizzare due orientamenti opposti:
- l’accettazione del proprio valore così come esso viene autovalutato o valutato dagli altri
- il bisogno o desiderio di migliorare il proprio valore per ottenere vantaggi di vario tipo; parleremo in questo caso di bisogno di compensazione
Il bisogno di compensare una valutazione ricevuta, o autovalutazione, ritenuta scarsa rispetto alle proprie ambizioni, può interessare sia l’ambito in cui viene determinata la scarsità di valore, sia, nel caso in cui si ritiene impossibile un miglioramento in tale ambito, altri ambiti in cui il miglioramento è relativamente più facile. Per esempio, se io ritengo di non poter aumentare il mio valore nelle discipline sportive perché il mio fisico non me lo consente, potrei dedicarmi alla coltivazione di discipline intellettuali, dove sono più dotato, e lì potrei eccellere sempre di più anche se già mi trovo ad un livello abbastanza alto. Questo fenomeno può spiegare l’accanimento di certe persone nel coltivare certe discipline o a perseguire “missioni” di utilità sociale; in altre parole queste persone spesso si comportano così non per un genuino bisogno di superare se stessi, ma per compensare sentimenti di inferiorità incolmabili in altri ambiti, ed essere, in fin dei conti, più competitivi in senso lato.
Esprimere valutazioni su aspetti “umani” di persone o categorie di persone, o autovalutazioni, è sempre pericoloso perché chi ascolta le valutazioni non può fare a meno di chiedersi quale sia il proprio valore nell’ambito considerato, anche se la valutazione non lo riguarda direttamente. Intendo dire che, direttamente o indirettamente, ognuno si sente coinvolto nella valutazione di qualsiasi altro essere umano. In altre parole, se A valuta B in un certo modo (positivo o negativo), C non può fare a meno di chiedersi quanto sia simile a B, e se riscontra qualche somiglianza, proietterà su se stesso la valutazione che A ha fatto di B, e reagirà come se A avesse valutato C invece di B. Per questo motivo, volendo essere “politicamente corretti” non si dovrebbe mai giudicare nessuno, né positivamente né negativamente. Infatti anche un giudizio positivo di A verso B potrebbe essere “preso male” da C se questo si sente carente, rispetto a B nell’ambito della valutazione.
Ma essere “politcamente corretti”, se può essere utile per evitare di offendere qualcuno, non aiuta la società a progredire, anzi, rischia di impoverirla moralmente. Perché la moralità di una società dipende moltissimo dai giudizi morali di cui i suoi membri sono oggetto e/o soggetto, e, in assenza di giudizi morali, verrebbe a mancare una fondamentale motivazione a comportarsi eticamente.
Parlando di autovalutazioni, non possiamo fare a meno di ricordare che la mente umana è “normalmente” vittima di autoinganni e illusioni, a causa del meccanismo incoscio che cerca di allontanare dalla coscienza tutto ciò che può essere doloroso o sgradevole per il soggetto, come ad esempio una autovalutazione negativa, soprattuto in ambito morale. Questo fa sì che normalmente le persone si sopravvalutino, cosa più evidente nelle personalità narcisistiche.
D’altra parte certe religioni (tra cui il cristianesimo) tendono a inculcare nei loro adepti un autodisprezzo (come nel caso del mito del peccato originale) e questo può portare a sottovalutazioni ingiustificate quanto dannose, che colpiscono soprattutto le persone più sensibili e ingenue.
Per concludere, io credo che i rapporti umani migliorerebbero se la valutazione delle differenze umane venisse affrontata in modo aperto, razionale e demistificato, superando la sindrome del “politicamente corretto” e fosse oggetto di metacomunicazione e ricerche scientifiche psicosociologiche.
2014-11-22 Religione
Discutere sull'esistenza o non esistenza di Dio è una perdita di tempo.
Infatti, ciò che importa non è stabilire se Dio esista o no, ma cosa esso (qualsiasi cosa sia) voglia da noi e cosa possiamo o dovremmo fare nei suoi confronti (ammesso che non ci ignori completamente).
Ognuno può definire Dio come vuole: un bosone, il big bang, l'universo, le leggi della fisica oppure un vecchio minaccioso, possessivo, geloso e irascibile, terribilmente ingiusto e crudele, come lo descrive la Bibbia.
A seconda della definizione di "dio", la risposta alla domanda sulla sua esistenza cambia.
2014-11-22 Inconscio | Bellezza
Quando ero bambino per me bello e buono erano sinonimi nel senso che ciò che era bello era anche buono e ciò che era brutto era anche cattivo, e viceversa.
Oggi so che le cose non stanno così, anche se, riflettendo, forse c'era qualcosa di vero in quelle mie equazioni infantili.
Mi sono messo a riflettere sul significato e l'importanza della bellezza per un essere umano o un animale. Infatti certe specie animali sono sensibili alla bellezza, sicuramente nella scelta dei partner sessuali, ma forse anche in altri ambiti. Basta pensare alla bellezza dei fiori che attrae certi insetti che contribuiscono all'impollinazione e in tal modo alla riproduzione delle rispettive piante.
Si potrebbe dunque pensare che la bellezza sia uno strumento evoluzionistico, cioè strumentale alla riproduzione ottimale di una specie.
Ma se la bellezza potrebbe essere "buona" in senso simbiotico o eugenetico, in altri ambiti non sembra esserci alcuna relazione tra bellezza e bontà, potendosi dare situazioni in cui la bellezza è nociva. In natura basta pensare a certi funghi, tanto belli quanto velenosi, e in ambito sociale, a certe donne, tanto belle quanto pericolose e costose (le "mangiatrici di uomini").
Eugenetica a parte, la bellezza non è né buona né cattiva, tuttavia è certo che essa abbia un potere di attrazione, più o meno ipnotico e probabilmente anche generatore di piacere fisico (stimolando la produzione di endorfine nel cervello). Per tale motivo tutti la cercano, sia per goderne in quanto consumatori, sia per sfruttarla come strumento di potere politico, religioso, commerciale o sociale, o semplicemente per attrarre i partner sessuali più competitivi.
La bellezza è potente e possederla è al tempo stesso
• una fonte di piacere
• una dimostrazione di potere
• un mezzo competitivo per esercitare potere attraverso il fascino e lo stupore
Prendiamo ad esempio l'uso della bellezza nella religione. I papi non hanno mai badato a spese per costruire templi il più possibile "stupendi". La bellezza di una chiesa era ed è ancora un mezzo per facilitare la fede e la sottomissione, perché nell'inconscio della gente bello equivale a buono, e se la chiesa è bella è anche buona. Inoltre essa mostra la sua potenza attraverso la sua bellezza e in tal modo impone rispetto e sottomissione. E poi si va più volentieri in una chiesa bella che in una brutta, perché in quella più bella si prova più piacere. Per tutti questi motivi la Chiesa ha sempre avuto un rapporto stretto con l'arte e ha commissionato la maggior parte delle opere d'arte dell'antichità, oltre ad un cospicuo repertorio musicale di alta qualità.
Per concludere questa riflessione, penso che, di fronte alla bellezza, una mente accorta dovrebbe sempre essere consapevole del fatto che essa può essere usata per fini non necessariamente "buoni".
2014-11-24 Comunicazione
Negli anni sessanta e settanta si parlava molto di "alienazione" e "incomunicabilità", non solo negli ambienti intellettuali, ma anche in quelli popolari.
Non era raro, infatti, sentire quei termini perfino nelle trasmissioni televisive di maggiore ascolto. Poi, con il fallimento dell'ondata rivoluzionaria sessantottina, essi sono andati in disuso e oggi sono totalmente assenti dal linguaggio corrente.
Forse perché le persone sono mediamente meno alienate e comunicano meglio rispetto a prima? Ovviamente no. Il fatto è che si è sviluppata sempre più la tendenza a "far finta di essere sani" (come dice il titolo di una famosa canzone di Giorgio Gaber, del 1973) che ha avuto come effetto principale la negazione dell'alienazione e dell'incomunicabilità.
A causa di tale tendenza, oggi non solo siamo ancora più alienati e incapaci di comunicare rispetto agli anni 70, ma non ce ne rendiamo nemmeno conto o abbiamo paura di ammetterlo perfino a noi stessi. Per questo è sempre più difficile guarire da quei mali.
2014-11-25 Giudicare
La maggior parte degli esseri umani non tollera comportamenti non conformi alla cultura dominante, e ancor più la loro ostentazione.
A seconda del loro temperamento, i "diversi" reagiscono fingendosi normali o esibendo orgogliosamente la loro diversità. La reazione del secondo tipo viene interpretata come una provocazione dai "normali", che ne sono irritati in misura più o meno grande a seconda della loro mentalità.
Prendiamo ad esempio gli introversi. Se si dichiarano orgogliosi della loro diversità diventano immediatamente bersaglio della maggior parte degli estroversi, che reagiscono accusandoli di arroganza e presunzione. Il desiderio di ostentare la propria diversità è una comprensibile reazione orgogliosa alla frustrazione di essere normalmente trattati come subumani e questo vale, ad esempio, sia per gli omosessuali che per gli introversi.
Occorre riflettere sul fatto che quando negli anni sessanta in Germania venivano incarcerati due uomini solo perché scoperti in atti sessuali da una apposita polizia che li spiava a seguito di una spiata, e la notizia veniva riportata sui giornali, la maggior parte dei lettori trovava la cosa buona e giusta.
La cosa terribile non è il fatto che certe leggi erano criminali e assurde (come i loro estensori), ma che la maggioranza del popolo le approvava.
Questa mentalità è ancora molto diffusa, specialmente negli ambienti cattolici e di destra.
2014-11-26 Confliggere
Litigare è facilissimo, tutti ne siamo capaci, anche i più stupidi e ignoranti. Convivere e interagire pacificamente è difficile perché richiede doti che pochi possiedono.
La dote fondamentale necessaria per vivere pacificamente è la conoscenza della natura umana. Essa ci viene data dalle scienze umane e sociali (specialmente le psicologie), le quali sono purtroppo ancora molto indietro rispetto alle scienze della natura e alla tecnologia. Infatti sono ancora confuse, frammentarie, controverse.
Si investe troppo poco nelle scienze umane e sociali, anche perché la maggior parte delle persone non è interessata ad esse e preferisce restare nell'ignoranza di ciò che determina il loro comportamento.
2014-11-27 Interagire | Psicologia
In questo articolo immagino la costituzione di comunità orientate al miglioramento della società.
Introduzione
La comunità evolutiva (CE) è un’associazione informale costituita da un piccolo numero di persone (minimo 2, massimo 25-50) il cui scopo è quello di raccogliere, condividere, concepire e sperimentare idee efficaci per far evolvere l’umanità verso forme di convivenza, interazione e collaborazione il più possibile rispettose dei bisogni e dei diritti di ogni essere umano.
La comunità evolutiva è un ambiente in cui ogni membro può soddisfare i due bisogni umani fondamentali: quello di appartenenza e quello di individuazione. Si soddisfa il bisogno di appartenenza in quanto si può interagire e collaborare in modo efficace e intenso; si soddisfa il bisogno di individuazione in quanto si ha la possibilità di esprimere, all’interno della comunità, la propria originalità e creatività senza timore di suscitare ostilità o critiche conformistiche.
Organizzazione della CE
La CE non ha una struttura direttiva formale. Ad ogni riunione viene eletto a maggioranza un moderatore che la conduce e, se utile, ne fa un resoconto.
Eventuali incarichi sono assegnati dalla maggioranza dei membri per una durata di tempo variabile.
All’occorrenza, la CE può chiedere ai membri il pagamento di una quota di iscrizione e/o la partecipazione alle spese comuni. In tal caso è necessaria la nomina di un amministratore della cassa.
Attività interne ed esterne
I membri della CE interagiscono mediante discussioni, interazioni e simulazioni, allo scopo di valutare e ottimizzare idee e proposte avanzate da ciascuno (ogni membro può proporre temi su cui riflettere collettivamente).
Dato lo scopo della CE, le idee trattate riguardano soprattutto le scienze e discipline umane e sociali, e in particolare psicologia, sociologia, psicologia sociale, filosofia, etica, politica, antropologia, comunicazioni di massa, internet, storia, economia, letteratura ecc..
Le attività della CE non sono segrete né confidenziali. Ogni membro è libero di farle conoscere all’esterno a chiunque e come meglio crede, anche al fine di incentivare ulteriori richieste di partecipazione.
Eventuali attività e contatti tra una CE e personalità o istituzioni esterne sono lasciate alla libera iniziativa dei membri.
Crescita e moltiplicazione delle CE
Non ci sono requisiti formali per poter entrare a far parte di una CE, se non la condivisione dei suoi obiettivi.
L’accettazione di nuovi membri è soggetta all’approvazione della maggioranza dei membri attivi, i quali possono anche espellere quei membri il cui comportamento non è ritenuto coerente o compatibile con gli obiettivi della CE.
Quando i membri di una CE raggiungono un numero consistente (circa 25-50) essa si scinde in due o più CE.
Luoghi d’incontro e mezzi di comunicazione
La CE si riunisce periodicamente e/o estemporaneamente in luoghi fisici come abitazioni private, locali pubblici, luoghi aperti, oppure ambienti virtuali come Skype (in cui si possono fare conversazioni con un massimo di 25 persone), social network, forum o altre piattaforme di comunicazione via Internet.
Le comunicazioni tra i membri avvengono soprattutto a voce, di persona, via telefono o piattaforme vocali internet (con o senza webcam) e, se utile, anche per iscritto via email o altri mezzi telematici.
La CE utilizza, se possibile, un sito web per condividere il materiale raccolto e prodotto, sia all’interno che all’esterno della comunità stessa, offrendolo sia al il pubblico che ad altre CE, e pubblicizzare la CE nei mass media.
Collegamenti e federazione tra CE
Le comunità evolutive possono registrarsi in un sito web in cui sono elencati i recapiti e gli indirizzi dei rispettivi siti web.
E’ auspicabile la formazione di una federazione che favorisca la condivisione delle risorse e coordini le attività di tutte le CE a livello nazionale e comunale, nella prospettiva che esse possano, in prospettiva futura, avere un peso politico e influenzare le scelte parlamentari e governative.
Temi di particolare interesse per le CE
Le CE si interessano soprattutto di problematiche riguardanti l’interazione tra esseri umani a livello individuale e di gruppo, come, ad esempio, le difficoltà di comunicazione e di reciproca accettazione, il conformismo, le differenze umane, l’intolleranza per le diversità, l’educazione dei bambini e dei giovani, la manipolazione delle masse attraverso i mass media, la solitudine, l'egoismo, la scarsità di senso civico, l’etica, la libertà di espressione e di azione, le religioni, l'economia, la globalizzazione economica, l’ecologia, il divario tra ricchi e poveri, l’assistenza alle persone svantaggiate, la solidarietà ecc. [da completare].
2014-11-28 Miglioramento della società
Protestare è facile quando non si ha nulla da perdere facendolo. La protesta può anche diventare un fenomeno di massa e in certi casi riuscire a far perdere voti ad un partito. Per il resto è inefficace e comunque non garantisce che il nuovo partito egemone sia migliore di quello decaduto.
Tuttavia, la protesta fa sentire i protestatari a posto con la coscienza civile e soddisfa il loro bisogno di appartenenza. Per questo la gente protesta spesso e volentieri se farlo costa poco e non è rischioso, specialmente se permette, come bonus, di socializzare con gli altri protestatari. Infatti anche la protesta, quando raggiunge un certo livello di popolarità, può diventare un fenomeno conformistico.
Ma, per migliorare la società, la protesta è inutile se non accompagnata da un impegno e un sacrificio individuale, da un investimento personale di tempo e/o denaro commisurato all'importanza e urgenza del problema che si vuole risolvere, dall'esposizione di idee chiare sulle soluzioni che si intende proporre e dalla dichiarazione del costo che si è disposti a pagare personalmente perché la giustizia si compia.
2014-11-30 Interagire | Psicologia
Le triadi psichiche
La vita psichica si sviluppa sulla base di un numero indefinito di triadi (consce e/o inconsce) i cui componenti sono l’io, l’altro e gli altri, che indico rispettivamente con le lettere I, X e A. Ciascun componente comunica gli altri due, come gli angoli di un triangolo.
In termini matematici, mentre l’io (I) è una costante (tranne in casi di psicopatie), l’altro (X) e gli altri (A) sono variabili. X può essere un qualsiasi individuo vivente o morto, e A un qualsiasi insieme di individui (il cui numero può variare da uno a infinito) di cui X può fare o non fare parte.
Tra I e X ci possono essere rapporti immediati o mediati rispetto ad A. Il rapporto immediato è tale se è indipendente dai giudizi e dalle prescrizioni di A; il rapporto mediato è tale se rispetta i giudizi e le prescrizioni di A, specialmente per quanto riguarda la morale e le tradizioni.
Tra I e A ci possono essere rapporti (reali o percepiti da I) di accettazione, esclusione, onore, disonore, gloria, infamia, premiazione, punizione ecc..
Le interazioni tra I e X
Le interazioni tra due individui si possono dividere nei seguenti tipi:
- simboliche (comunicazioni verbali e non verbali)
- statuali (assunzioni o cessioni di diritti - specialmente diritti di possesso - e/o di attributi gerarchici)
- corporali (azioni con effetti sul corpo del ricevente e/o dell’emittente)
Le comunicazioni sono costituite da sequenze di messaggi che si possono dividere nei seguenti tipi:
- interrogativi (richieste di informazioni)
- informativi responsivi (fornitura di informazioni in risposta a messaggi interrogativi)
- informativi non responsivi (fornitura di informazioni non in risposta a messaggi interrogativi)
- propositivi (proposte o inviti a fare qualcosa insieme o separatamente)
- imperativi (affermazioni di assunzione di diritti e/o attributi gerarchici che riguardano il ricevente)
- sottomissivi (affermazioni di cessione di diritti e/o attributi gerarchici che riguardano il ricevente)
- incentivi e disincentivi per conto dell’emittente (promesse, ricatti e minacce relativi a comportamenti ipotetici del ricevente, dipendenti dalla volontà dell’emittente)
- incentivi e disincentivi per conto di terzi (previsione di conseguenze relativamente a comportamenti ipotetici del ricevente, indipendenti dalla volontà dell’emittente)
- rituali (affermazioni di appartenenza e/o sottomissione rispetto a entità collettive, condivise o non condivise tra emittente e ricevente)
Aspettative d'interazione
Rispetto ad una qualsiasi triade e alle possibili interazioni al suo interno, la psiche ha quasi sempre delle aspettative, nel senso che le prevede e le percepisce in modi che dipendono dalle proprie esperienze. Tali aspettative possono essere più o meno realistiche. Un individuo con aspettative decisamente e permanentemente non realistiche può essere ritenuto affetto da psicopatologie.
2014-12-02 Potere
Di cosa sarebbe capace l'uomo se non fosse inibito?
2014-12-03 Paura di cambiare
Se uno cerca di cambiare il mondo deve aspettarsi dagli altri reazioni contrarie. Gli altri, infatti, si preoccupano, consciamente o inconsciamente, di sapere quale sarà la loro posizione nel nuovo mondo, se saranno più ricchi o più poveri, più o meno liberi, se dovranno lavorare di più o di meno, se avranno più o meno potere e privilegi, se saranno più o meno al sicuro da rischi, se le loro appartenenze subiranno variazioni, se avranno maggiori doveri, minori diritti ecc.
Non è possibile migliorare il mondo per tutti. Qualunque cambiamento è migliorativo per alcuni e peggiorativo per altri e un mondo nuovo fa paura a tutti quelli che hanno qualcosa da perdere.
2014-12-04 Politica
Io penso che il criterio da seguire per decidere se concedere o rifiutare un bambino in adozione ad una data coppia che lo richiede è che essa sia formata da due persone che dimostrino con un ragionevole grado di certezza, a seguito di un esame condotto da uno psicologo, di essere affidabili, sensibili, amorevoli nei confronti dei bambini, coscienziosi e responsabili.
Il fatto che siano omosessuali o eterosessuali è e deve essere irrilevante, altrimenti saremmo omofobi e io credo che l'omofobia sia una idiozia oltre che un crimine.
Potendo scegliere tra una coppia eterosessuale e una omosessuale a parità di affidabilità, sensibilità, coscienziosità, amorevolezza e responsabilità, forse sarei tentato di scegliere quella eterosessuale per puro conformismo, ma dovendo scegliere tra lasciare il bambino in orfanotrofio per qualche anno in più (o per sempre) piuttosto che affidarlo ad una coppia omosessuale che si dimostra affidabile, sensibile, coscienziosa, amorevole e responsabile non avrei esitazioni e penso che negare l'affidamento in tal caso sarebbe una ingiustificata violenza nei confronti del bambino.
2014-12-07 Criticare
Farsi voler bene da una persona è facilissimo. Basta fare e dire solo ciò che le piace ed evitare qualsiasi argomento di conversazione che la disturba. Soprattutto, bisogna evitare di criticarla direttamente o indirettamente.
2014-12-08 Conformismo | Tradizioni
I rituali del Natale sono rituali di appartenenza ad una comunità di persone accomunate dal rispetto dei rituali del Natale.
Non è un gioco di parole né una tautologia. Si tratta infatti di rituali fini a se stessi che non hanno ormai alcun senso se non quello di celebrare un'appartenenza e di goderne insieme. Essa viene periodicamente confermata attraverso il rispetto delle tradizioni che la caratterizzano. A questo servono le feste.
Detto con parole volgari, il Natale è una piacevole (ma non per tutti) ammucchiata nel segno di una tradizione autoreferenziale, il cui significato religioso ormai si è completamente perso.
Chi sceglie di non rispettare la tradizione del Natale rischia di isolarsi dalla comunità e di apparire strano, estraneo o straniero.
Non tutti godono nel celebrare le feste natalizie. Molti si annoiano, ma sopportano e rispettano questa tradizione per evitare di estraniarsi dalla comunità. Infatti il Natale è anche un modo per misurare il livello di sottomissione degli individui allo "spirito" della comunità.
2014-12-11 Mente
Una mente è come un popolo. Un popolo è una moltitudine di persone più o meno diverse, unite in certe cose e divise in altre, ognuna delle quali cerca di vivere o sopravvivere a modo suo, alcune in silenzio, altre cercando di far sentire le loro voci. Persone più o meno intelligenti e stupide, buone e cattive, sprovvedute, mediocri, eccellenti. Così come i popoli non sono tutti uguali, anche le menti non sono tutte uguali.
2014-12-11 Poesia | Attenzione
Porto a spasso la mia attenzione
come un cane al guinzaglio.
2014-12-11 Psicologia
"Le cœur a ses raisons que la raison ne connaît point" (il cuore ha le sue ragioni, che la ragione non conosce affatto, citazione di Blaise Pascal).
E' arrivato il momento di superare questo dualismo. Se la ragione non comprende le ragioni del cuore, è solo perché è una ragione ancora incompleta e immatura.
La ragione deve evolvere in modo tale da capire, attraverso la ricerca scientifica, le ragioni e i motivi dei sentimenti e mettere questi al centro dei suoi interessi, perché da essi dipende il benessere psico-fisico.
2014-12-11 Attenzione
Ogni essere vivente, consciamente o inconsciamente, cerca di guidare l’attenzione degli altri (e a volte la propria), per portarla verso (o allontanarla da) certi luoghi, temi, oggetti, persone o idee.
È una guerra di tutti contro tutti perché l'attenzione (o l’assenza di essa) è il presupposto del potere, del dominio, della scienza, della manipolazione dell'uomo da parte dell'uomo, ma anche condizione per la conoscenza, il rispetto, la collaborazione, l'unione e la solidarietà tra esseri umani.
La bellezza, la grandiosità, la sorpresa, la violenza, la distruttività, lo spavento, la minaccia, possono servire a pilotare l'attenzione delle persone a cui tali espressioni sono rivolte. I giornali, le televisioni, il cinema, l'editoria, la pubblicità, fanno a gara per catturare l'attenzione del pubblico e influenzarlo a fare certe cose, a desiderare e comprare certe cose, a disprezzare certe altre cose, a pensare in un certo modo, a pensare a certe cose e non ad altre. In un giornale, ogni articolo, ogni foto è un tentativo di catturare l'attenzione del lettore e di influenzarlo inconsapevolmente in un certo modo e in una certa direzione, anche contro la sua volontà.
Un essere vivente normalmente può rivolgere la sua attenzione verso un solo oggetto alla volta. Perciò portare l’attenzione in una certa direzione significa distoglierla da altre. In altre parole, la guida dell’attenzione è un processo competitivo, esclusivo.
In un individuo la competizione per il governo dell’attenzione avviene tra i diversi agenti mentali che ne fanno uso, in particolare tra l’io cosciente e gli agenti mentali inconsci che presiedono ai diversi bisogni primari e secondari. Essi, infatti, competono per dirigere l’attenzione della persona dove ritengono più utile ai loro fini. A ciò si aggiunge il fenomeno dell’
attenzione selettiva, cioè la tendenza a non prestare attenzione a tutto ciò che provoca sofferenza o imbarazzo. Assistiamo infatti a fenomeni in cui la psiche cerca specificamente di non rivolgere l’attenzione a un insieme di particolari cose o idee, col risultato di ignorarle, non percepirle, non ricordarle.
La realtà è fatta di un numero enorme di cose (forme, informazioni, oggetti, fatti, persone, fenomeni, meccanismi, ragioni, sentimenti, ricordi ecc.) che popolano il mondo fisico, sociale e individuale in cui ogni essere umano è immerso. La mente cosciente può essere attenta ad una sola cosa alla volta, quindi è importante rivolgere la propria attenzione, momento per momento, a ciò che è più importante, cioè più utile alla soddisfazione dei bisogni propri e altrui nel medio-lungo termine. Ciò richiede la capacità di capire cosa sia più importante in ogni momento e di dedicarvi la propria attenzione in modo cosciente e volontario, sottraendola, se necessario, alle influenze esterne e interne inconsce che cercano continuamente di catturarla. È una capacità rara, che può essere sviluppata con lo studio della natura umana e l'esercizio della volontà.
Così come l’esercizio fisico, l’esercizio volontario dell’attenzione richiede energia, e può essere fatto per una durata limitata, finché non sopraggiunge la stanchezza. Ma ne vale la pena.
2014-12-13 Bellezza
La bellezza attrae e cattura l'attenzione, così come la minaccia di una disgrazia o di una violenza. Assai meno attraggono la bontà e la tranquillità. Così, per avere l'attenzione che vogliamo, dobbiamo cercare di essere il più possibile belli o inquietanti, dire o fare cose belle o inquietanti, vestirci o truccarci in modo bello o inquietante...
2014-12-14 Religione
Ecco una raccolta di versetti coranici che incitano esplicitamente alla violenza più brutale. Cose simili si trovano anche nella Bibbia, e ciò che mi colpisce è la riluttanza dei religiosi sia musulmani che cristiani, a tutti i livelli, a prendere coscienza della presenza di tali incitamenti nei loro libri fondamentali, e a rifiutarli. Insomma, l'ostinazione a difendere la sacralità delle scritture arrampicandosi sugli specchi o, più semplicemente, ignorando ogni contraddizione. Mettono così a dormire la propria capacità critica verso le proprie tradizioni. Essa resta però sempre molto attiva nei confronti delle altre religioni e ancor più degli atei.
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«In verita’, coloro che avranno rifiutato la fede ai nostri segni li faremo ardere in un fuoco e non appena la loro pelle sara’ cotta dalla fiamma la cambieremo in altra pelle, a che meglio gustino il tormento, perché Allah e’ potente e saggio» (Sura 4:56).
"La ricompensa di coloro che fanno la guerra ad Allah e al Suo Messaggero e che seminano la corruzione sulla terra e’ che siano uccisi o crocifissi, che siano loro tagliate la mano e la gamba da lati opposti o che siano esiliati sulla terra: ecco l'ignominia che li tocchera’ in questa vita; nell'altra vita avranno castigo immenso" (Sura 5;33)
“Uccidete gli infedeli ovunque li incontriate. Questa e’ la ricompensa dei miscredenti.” (Sura 2:191)
“Vi e’ stato ordinato di combattere, anche se non lo gradite. E' possibile che abbiate avversione per qualcosa che invece e’ un bene per voi, e può darsi che amiate una cosa che invece vi e’ nociva. Allah sa e voi non sapete. ” (Sura 2:216).
«Instillerò il mio terrore nel cuore degli infedeli; colpiteli sul collo e recidete loro la punta delle dita... I miscredenti avranno il castigo del Fuoco! ... Non siete certo voi che li avete uccisi: e’ Allah che li ha uccisi» (Sura 8:12-17).
«Profeta, incita i credenti alla lotta. Venti di voi, pazienti, ne domineranno duecento e cento di voi avranno il sopravvento su mille miscredenti» (Sura 8:65).
«Quando poi saranno trascorsi i mesi sacri ucciderete gli idolatri dovunque li troviate, prendeteli, circondateli, catturateli ovunque in imboscate! Se poi si convertono e compiono la Preghiera e pagano la Decima, lasciateli andare» (Sura 9:5).
«Combattete coloro che non credono in Allah e nell'Ultimo Giorno, che non vietano quello che Allah e il Suo Messaggero hanno vietato, e quelli, tra la gente della Scrittura, che non scelgono la religione della verita’, finche’ non versino umilmente il tributo, e siano soggiogati. Dicono i giudei: "Esdra e’ figlio di Allah"; e i cristiani dicono: "Il Messia e’ figlio di Allah". Questo e’ ciò che esce dalle loro bocche. Li annienti Allah. Quanto sono fuorviati!» (Sura 9:29-30).
«O voi che credete! Se non vi lancerete nella lotta, Allah vi castighera’ con doloroso castigo e vi sostituira’ con un altro popolo, mentre voi non potrete nuocerGli in nessun modo» (Sura 9:39).
«[gli ipocriti e i miscredenti] Maledetti! Ovunque li si trovera’ saranno presi e messi a morte.» (Sura 33:61).
«Quando incontrate gli infedeli, uccideteli con grande spargimento di sangue e stringete forte le catene dei prigionieri» (Sura 47:4).
2014-12-23 Bisogni | Identità | Tradizioni
Le feste, i riti e le varie forme tradizionali (che nel seguito chiamo semplicemente “riti”) servono ad unire, a confermare delle unioni tra persone, a confermare l’appartenenza a certe unioni, raggruppamenti o categorie di esseri umani e, in ultima analisi, la stessa identità delle persone.
Attraverso la celebrazione di un rito, l’individuo conferma agli altri e/o a se stesso di appartenere al gruppo umano di cui tale rito costituisce una forma caratteristica di riconoscimento e che lo differenzia dagli altri gruppi, cioè dai gruppi che non riconoscono né richiedono tale rito.
La celebrazione di un rito è anche un atto di obbedienza ad un padre (metaforico o metafisico) comune.
Uno dei dieci comandamenti è “ricordati di santificare le feste” perché nel santificare la festa l’individuo conferma la sua sottomissione al dio a cui la festa è dedicata, e la sua fratellanza rispetto alle altre persone che riconoscono lo stesso padre e ad esso si sottomettono.
Il rito è dunque una dichiarazione di unione, di fratellanza, di sottomissione ad un’autorità comunemente accettata.
Chi non celebra il rito dichiara implicitamente di non appartenere al gruppo caratterizzato da tale rito.
La celebrazione di un rito è dunque rassicurante nel senso che rassicura i confratelli e le autorità sulla propria fedeltà al gruppo, allontanando i sospetti di infedeltà e il rischio delle relative ritorsioni.
Dopo la celebrazione del rito ci si sente “a posto con la coscienza” rispetto al gruppo a cui si ha bisogno di appartenere o non si è costretti ad appartenere. Ci si sente come uno che ha “fatto il proprio dovere” ed appartiene perciò a pieno titolo al gruppo.
Si può simultaneamente appartenere a gruppi di vari livelli.
Un primo livello è quello della coppia di coniugi, partner, amici o parenti. In questo caso il rito è costituito da un ricorrente scambio di visite, attenzioni, informazioni, auguri, doni, tenerezze, rapporti sessuali ecc.
Un altro livello è quello della famiglia. In questo caso il rito è costituito dal mangiare insieme e dal fare cose insieme, come viaggiare, visitare mostre e musei, trascorrere insieme vacanze ecc.
Un altro livello è quello del gruppo di amici. In questo caso il rito è costituito dal fare cose insieme, come ballare, mangiare, assistere a spettacoli teatrali, cinematografici, musicali, sportivi, viaggiare, visitare mostre e musei, trascorrere insieme vacanze, drogarsi ecc.
Altri livelli sono costituiti da comunità di vario tipo, nazionalità, razze, professioni, religioni, filosofie, stili di vita, classi sociali, tifoserie sportive ecc.. Ognuno di questi gruppi ha i suoi riti che gli aderenti celebrano, rispettano, onorano come conferme di appartenenza e fedeltà ai gruppi stessi.
Il rito è anche un modo per affermare o confermare un’identità. Una persona ha una certa identità nella misura in cui celebra i riti caratteristici di quella identità.
Chi celebra il rito esige che anche gli altri membri dello stesso gruppo lo facciano, altrimenti non li considera più “congruppali” (commilitoni, camerati, connazionali, correligionari, amici, familiari ecc.).
La celebrazione del rito è necessariamente ricorrente, con una periodicità che varia a seconda del tipo di rito. L’effetto del rito infatti ha una durata limitata e, se non rinnovato, si annulla.
I riti servono a rigenerare l'idea e il senso del noi.
L'arte, l'artigianato, la fotografia, il teatro, il cinema, la letteratura, la musica, contribuiscono ai riti e sono essi stessi dei riti.
I sacrifici comuni, le vittorie comuni, i beni comuni possono anche funzionare da riti.
2014-12-31 Interagire | Psicologia
Nella psiche, accanto all'io, si trova un agente che possiamo chiamare il '"noi". Alla guida della volontà e della coscienza c'è a volte l'uno, a volte l'altro. Quando è il noi a guidare, l'individuo adotta la mentalità del gruppo a cui al momento sente di appartenere, cioè i canoni etici, estetici e intellettuali del gruppo stesso.
Il noi è variabile nel senso che un individuo può appartenere a diversi gruppi allo stesso tempo e le sue appartenenze possono cambiare nel tempo.
Quando è l'io a guidare, l'individuo è in grado di fare scelte indipendenti dalle mentalità dei gruppi a cui appartiene, come se, al momento, non appartenesse ad alcun gruppo.
Quando due individui comunicano, sono possibili diverse combinazioni di ruoli: io-io, io-noi, noi-io, noi-noi. In tal caso, il noi può riferirsi al gruppo costituito dalla stessa coppia in comunicazione.
Dati due individui, i rispettivi noi possono essere più o meno simili, cioè possono avere più o meno cose in comune. L'interazione tra due individui è tanto più difficile quando più diversi sono i rispettivi noi e i rispettivi io.
Ogni individuo ha un io e un noi più o meno sviluppati rispetto quelli degli altri. In ognuno l'io può essere più o meno sviluppato e forte rispetto al noi.
In alcuni l'io è quasi inesistente rispetto al noi e quest'ultimo prevale quasi sempre in caso di conflitti; in altri avviene l'opposto.