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Il mondo visto da me - 2015

253 articoli postati nel 2015

Soli o male accompagnati

2015-01-01   Etica
In teoria è "meglio soli che male accompagnati", ma la pratica dimostra che è "meglio male accompagnati che soli". Per superare tale contraddizione ignoriamo, minimizziamo, tolleriamo, accettiamo o consideriamo pregi i difetti dei nostri accompagnatori. Un'altra soluzione è quella di applicare i nostri principi etici solo all'interno dei gruppi di cui ci consideriamo membri, lasciando che si faccia qualsiasi male al di fuori di essi.

L'animale più pericoloso

2015-01-04   Conoscere
L'uomo è l'animale più pericoloso. Il suo difetto principale è la riluttanza ad usare la scienza per conoscere la propria natura, preferendo affidarsi al sapere religioso e alle tradizioni.

Per chi crede che la Bibbia sia parola di Dio

2015-01-05   Religione
Se la Bibbia, specialmente il Vecchio Testamento, fosse veramente parola di Dio, cosa che non posso credere, Egli dovrebbe vergognarsi e chiederci perdono per le cose che ha detto o ispirato ai suoi interpreti. Probabilmente chi ne parla bene non l'ha letta tutta ma solo le parti politicamente corrette e moralmente edificanti. Ci sono parti che andrebbero censurate per crudeltà, istigazione all'assassinio, omofobia ecc.. A chi vuole posso fornire qualche citazione molto eloquente ed esplicita, che non ha bisogno di interpretazioni. Io credo che il Vaticano farebbe bene, nel suo interesse e quello dell'umanità, a dichiarare che la Bibbia non corrisponde alle intenzioni di Dio, ma contiene solo sue interpretazioni umane, in alcuni casi fallaci, da censurare e condannare. Il modo più semplice e veloce per diventare atei è leggere integralmente il Vecchio Testamento, in particolare i passi che i preti non citano mai.

Interrogativi ed esclamativi

2015-01-06   Differenze umane
Le persone si dividono in due categorie: gli interrogativi e gli esclamativi.

Categorie di uomini e donne

2015-01-07   Differenze umane
Le donne si dividono in quattro categorie principali:

1. quelle che concedono il loro corpo a pagamento (in denaro o in natura), dette anche prostitute, escort, professioniste del sesso, meretrici, mantenute, troie, mignotte ecc.;
2. quelle che concedono il loro corpo gratuitamente e a piacer loro, dette anche donne di facili costumi, di ampie vedute, moralmente evolute, allegre, disinibite ecc.;
3. quelle che concedono il loro corpo solo a fronte di sufficienti garanzie di protezione ed esclusività sessuale e affettiva (vale a dire di monogamia), dette anche donne oneste, per bene, serie ecc.
4. le finte serie, cioè quelle che si fingono serie ma sono in realtà di facili costumi o prostitute

Alcune donne, nel corso della vita, cambiano più volte la categoria di appartenenza, altre non la cambiano mai.

Gli uomini si dividono in quattro categorie principali:

1. i clienti delle prostitute, detti anche puttanieri;
2. i monogami, cioè quelli che non hanno mai più di una relazione sessuale allo stesso tempo;
3. i poligami, cioè quelli che hanno più di una relazione sessuale allo stesso tempo;
4. i finti monogami, cioè quelli che si fingono monogami ma sono in realtà poligami o puttanieri.

Alcuni uomini, nel corso della vita, cambiano più volte la categoria di appartenenza, altri non la cambiano mai.

L'origine delle religioni

2015-01-07   Religione
Nell'evoluzione della nostra specie, siamo arrivati ad un punto che abbiamo capito che prima o poi saremo morti. E' stato l'inizio dell'angoscia esistenziale, per neutralizzare la quale ci siamo inventati delle storie che ci dessero l'illusione dell'immortalità: le religioni.

Scienza e religioni

2015-01-10   Religione
Uno non crede in un teorema matematico, in una formula chimica, in una legge fisica perché è nato in un certo luogo, in una certa famiglia, in una certa etnia. La scienza è una e universale. Tutto il resto è opinione, come le religioni, a cui si crede perché si è nati in certi luoghi, in certe famiglie, in certe etnie.

Perché si crede in un dio

2015-01-10   Religione
Molti credono non perché vedono o capiscono, ma perché hanno bisogno di credere o paura di non credere.

Perché il terrorismo islamico

2015-01-10   Religione
Certe persone si uccidono o si fanno uccidere pur di non morire insensatamente e inutilmente. È il caso dei terroristi islamici che credono, col martirio, di assicurarsi un posto d'onore in paradiso. Il loro torto è quello di prendere alla lettera alcuni passi del Corano, cosa che per fortuna la maggior parte dei musulmani non fa, per pigrizia, disattenzione, ignoranza, mancanza di coraggio, opportunismo o scetticismo. Il problema non è l'Islam, ma la natura umana che è incline all'autoillusione.

Il pentimento di Dio

2015-01-10   Religione
Dio è migliorato col tempo. Infatti nel Vecchio Testamento era geloso, irascibile, sadico, brutale.

Poi ha capito che la cosa era politicamente scorretta, controproducente, si è pentito, e nel Nuovo Testamento è diventato buono.

Anche gli dei sbagliano, ma possono migliorare. Perdoniamolo dunque.

Per una riforma delle religioni

2015-01-10   Religione
La mia critica del cristianesimo non è così fanatica da non farmi vedere che in tutte le sacre scritture, di tutte le religioni, ci sono perle di saggezza e di toccante poesia (la Bibbia e il Corano non fanno eccezione). In ogni libro sacro ci sono fiori ed orrori. Se si censurano tutte le parti brutali restano quelle belle e condivisibili.

Ma le religioni ufficiali si ostinano a non censurare le parti assurde e violente e questo per me è pericoloso e inaccettabile. Perché continuare a camminare in campi minati? Perché non sminarli invece di aggirare le mine, far finta che non esistano o minimizzarne l'importanza? E' a causa e in nome di quelle parti del Corano che avrebbero dovuto essere censurate (cosa che nessun imam ha fatto) che è stato commessa la strage di Charlie Hebdo.

La maggior parte dei credenti sono persone per bene, non guardano e non danno importanza a tutto ciò che di rivoltante c'è nelle sacre scritture per concentrarti sulle parti buone, ma io credo che il campo religioso debba essere sminato per il bene dell'umanità. Per questo non perdo occasione di criticare le religioni a volte amaramente, a volte scherzandoci sopra.

Io non chiedo ai credenti di smettere di credere in Dio, ma di denunciare le barbarie e le assurdità di cui sono piene le sacre scritture e che vengono tollerate come "misteri". Insomma, le religioni dovrebbero riformarsi cominciando col sostituire le sacre scritture con nuovi testi eticamente accettabili.

Le religioni non devono avere il monopolio della morale né della saggezza. Esiste una letteratura laica e atea che ha molto da dare per una formazione etica di bambini e adulti. Perché limitarsi all'insegnamento religioso? Come si possono seguire gli insegnamenti di un'organizzazione che ha commesso atrocità per tanti secoli (e continua a farlo in certi ambiti, come quello della contraccezione, causando innumerevoli vittime ogni anno) senza mai pentirsene e che continua ad affermare ufficialmente che un libro che contiene un'infinità di orrori e violenze è vera parola di Dio?

La causa di tutti i mali e beni dell'umanità

2015-01-12   Cervello
La causa prima di tutti i mali e beni dell'umanità risiede nella costituzione e biologia del cervello umano, la quale è il risultato dell'evoluzione genetica.

Per questo, per migliorare la società, la prima cosa da fare dovrebbe essere cercare di capire come funziona il cervello mediante la ricerca scientifica.

Tuttavia, sia le autorità religiose che quelle politiche cercano di evitare che la gente si interessi di queste cose e ci riescono benissimo, sfruttando una particolare proprietà del cervello umano.

Per una chiesa dei non credenti

2015-01-12   Religione
L'unione fa la forza, lo sanno tutti. Perciò, purtroppo, i credenti e i fanatici sono più forti e influenti dei non credenti, dei liberi pensatori.

Infatti i credenti e i fanatici sono uniti dalle dottrine in cui credono, dai loro riti, dogmi, slogan, tradizioni, pastori, profeti, demagoghi, mentre i non credenti, i liberi pensatori sono indipendenti, pensano col proprio cervello, sono isolati, divisi, tutti diversi, non organizzati, non sentono di appartenere a nessuna fazione, confraternita, categoria, nazione o religione ma solo all'umanità.

Per combattere le unioni degli oscurantisti, dei fanatici, degli esaltati, dei razzisti, dei fondamentalisti, degli integralisti, degli imbecilli contro i liberi pensatori, questi dovrebbero cercare di unirsi in una chiesa virtuale, fondata unicamente sul sapere scientifico, con propri rituali, feste e segni distintivi che favoriscano la cooperazione e il senso di appartenenza, per formare una comunità in grado di competere contro le forze dell'ignoranza e della stupidità, altrimenti queste continueranno a dominare il mondo come avviene da sempre.

Questa chiesa dovrebbe anche cercare di togliere alle religioni il monopolio dell'insegnamento della morale a bambini e adulti. Suggerisco un nome: "Chiesa laica dei liberi pensatori".

Il papa comprensivo vero i terroristi islamici

2015-01-15   Religione
Anche papa Bergoglio sfrutta la tragedia di Parigi per portare acqua al suo mulino. Dice che se uno offende la madre di qualcuno poi si deve aspettare un pugno, sottolineando che la cosa è normale.

Bell'avvertimento subliminale. Le figure religiose equiparate ai genitori e guai a chi li deride. Si possono criticare ma non deridere. Il riso è più pericoloso e offensivo della critica seria.

Come dire: se ridi di questo pupazzo è come se insultassi mia madre o mio padre, quindi non farlo se no ti ammazzo.

Visto che Dio, nonostante la sua onnipotenza stranamente non è capace di difendersi da solo, si fa difendere da assassini psicotici verso i quali le autorità religiose e il popolo dei fanatici credenti hanno una strana comprensione.

Il mistero del comandamento scomparso

2015-01-16   Religione
Nei dieci comandamenti che mi hanno insegnato al catechismo ne manca uno che si trova nella Bibbia (Esodo 20:2-17) al secondo posto, e che recita:

"Non farti scultura, né immagine alcuna delle cose che sono lassù nel cielo o quaggiù sulla terra o nelle acque sotto la terra. Non ti prostrare davanti a loro e non li servire, perché io, il Signore, il tuo Dio, sono un Dio geloso; punisco l'iniquità dei padri sui figli fino alla terza e alla quarta generazione di quelli che mi odiano, e uso bontà fino alla millesima generazione, verso quelli che mi amano e osservano i miei comandamenti."

Per evitare di ridurre da dieci a nove il numero dei comandamenti, nel catechismo il decimo comandamento originale ("Non desiderare la casa del tuo prossimo; non desiderare la moglie del tuo prossimo, né il suo servo, né la sua serva, né il suo bue, né il suo asino, né cosa alcuna del tuo prossimo") è stato trasformato in due comandamenti separati ("non desiderare la donna d'altri" e "non desiderare la roba d'altri").

Altre modifiche riguardano il comandamento originale "non commettere adulterio" (riguardante per definizione solo il matrimonio), che è diventato "non commettere atti impuri" (riguardante tutta la vita sessuale, anche quella prematrimoniale e solitaria).

E' evidente che il catechismo ha censurato la Bibbia omettendo l'imbarazzante secondo comandamento originale, e l'ha inasprita per quanto riguarda le faccende sessuali. Ma si tratta di censure e modifiche mai dichiarate né giustificate al popolo dei fedeli. Insomma, una censura subdola, che la Chiesa cerca di nascondere. Infatti pochissimi ne sono a conoscenza.

Perché il vaticano, nonostante la sua censura del Vecchio Testamento, si ostina a dire ufficialmente che la Bibbia è vera parola di Dio?

Che succede quando due persone diverse si incontrano

2015-01-17   Differenze umane
Gli esseri umani, si sa, sono tutti diversi, ma le differenze possono essere più o meno grandi.

Che succede quando due persone con mentalità molto diverse si incontrano? Può succedere di tutto: antipatia, sospetto, incomprensione, paura, odio, disprezzo, violenza ecc.

Cosa determina la differenza di mentalità tra due esseri umani? L'ignoranza.

L'ignoranza è la matrice della diversità. Così come le conoscenze scientifiche avvicinano le persone, le rendono più simili.

Sulla trasmissione e propagazione di religioni e tradizioni

2015-01-18   Religione   |   Inconscio   |   Psicologia
Religioni e tradizioni si trasmettono da genitori a figli e si propagano da persona a persona per effetto del bisogno di appartenenza e integrazione sociale, uno dei bisogni umani più forti e profondi.

Infatti, sia le religioni che le tradizioni consistono in una serie di riti e segnali che definiscono e confermano, in chi li esprime, l'appartenenza alla comunità che tali riti e segnali rappresentano, e vengono accettate come condizione indispensabile per poter appartenere alla comunità stessa.

Dato che l'esclusione dalla comunità sarebbe una tragedia insopportabile per la maggior parte degli esseri umani, è impensabile, per essi, non rispettare le religioni e le tradizioni in cui sono nati e che gli sono state insegnate.

Tutto ciò avviene nell'inconscio degli individui e viene poi razionalizzato come scelta volontaria e cosciente mediante l'autoinganno, che è uno dei meccanismi fondamentali della psiche.

Religioni, ateismi, filosofie, psicologie, neuroscienze.

2015-01-19   Filosofia
Ogni autore offre dell'uomo una visione parziale perché ha le sue preferenze e inclinazioni (intellettuali e sentimentali) verso quelle che più gli convengono o lo fanno stare meglio.

Per difenderci da tale parzialità, anche dalla nostra, dovremmo evitare di usare al singolare termini come religione, ateismo, filosofia, psicologia, neuroscienza e considerare il sapere come una pluralità di teorie e resoconti più o meno veri, contrastanti e tutti fatalmente incompleti.

Bisogni, strategie di soddisfazione e sentimenti

2015-01-21   Bisogni
Gli esseri umani sono portatori inconsapevoli di bisogni più o meno forti, di strategie più o meno efficaci per la loro soddisfazione e di sentimenti che esprimo il loro grado di soddisfazione attuale e la fede o sfiducia nella loro soddisfazione futura.

Se non mi capite

2015-01-21   Comprendere
Se non mi capite ci sono diverse possibili spiegazioni:

  • dico cose senza senso

  • dico cose errate o false

  • mi esprimo male o in modo incompleto

  • uso un linguaggio che non conoscete

  • non ascoltate con attenzione

  • non siete in grado di capire ciò che dico

In ogni caso spero che non disprezziate le cose che non capite o chi le dice. Non è giusto disprezzare ciò che non si capisce solo perché non lo si capisce.

Può inoltre succedere che capiate una cosa diversa da quella che intendo, e questo è il caso più comune, grave, pericoloso e difficile da evitare. Succede specialmente se dico cose nuove, che non sapevate già o che contraddicono le vostre convinzioni.

Tutto ciò considerato, le vostre critiche sono benvenute, e, ancor più, le vostre richieste di chiarimenti.

Siamo tutti ciarlatani

2015-01-27   Religione
Siamo tutti ciarlatani, più o meno consapevoli, più o meno brillanti, con più o meno successo. Le biblioteche sono piene di opere di ciarlatani, smascheratori di ciarlatani e autori che appartengono ad entrambe le categorie. Il massimo della ciarlataneria è rappresentato dai libri sacri delle religioni rivelate, che sono anche i best-seller.

Sull'introversione

2015-01-28   Psicologia   |   Introversione
E' inutile o dannoso parlare di introversione senza mettersi d'accordo sul significato di questo termine così abusato e malinteso anche tra gli psicologi, figuriamoci tra la gente comune. La maggior parte degli psicoterapeuti non dà alcuna importanza all'introversione, non la prende per niente in considerazione e questo la dice tutta. Per me è impossibile capire cosa sia l'introversione senza aver letto (e capito) quello che su di essa hanno scritto Carl G. Jung (il creatore del termine) e Luigi Anepeta.

Tutti contro tutti per l'attenzione

2015-01-29   Attenzione
Siamo in guerra tutti contro tutti, individui, aziende, organizzazioni, istituzioni. L'oggetto della competizione è l'attenzione. Ogni essere umano, ogni organizzazione, cerca di ottenere l'attenzione delle persone per comunicare messaggi, istruzioni, inviti, ordini, proposte, illusioni, inganni, per farsi ascoltare, conoscere, capire, seguire, amare, preferire, aiutare, obbedire. Anche io, nel mio piccolo, combatto ogni giorno questa guerra sperando che qualcuno mi legga, mi capisca e mi voglia bene per quello che scrivo, che faccio e che sono.

La vita come opera d'arte

2015-01-30   Vita
Voglio fare della mia vita un'opera d'arte. Mi sono svegliato con questa intenzione e poi ho trovato, grazie a Google, che qualcosa di simile l'aveva scritta Gabriele D'Annunzio. La cosa non mi ha fatto piacere perché con questa persona non credo di avere molto in comune, a parte una certa dose di narcisismo.

Per amore o per interesse

2015-01-30   Amare
Normalmente ci si sposa per amore o per interesse. I più raffinati amano per interesse.

Come essere simpatici

2015-01-31   Valutare
Per essere simpatici bisogna avere il coraggio di mostrare le proprie fragilità, non indossare corazze e non mostrare risentimento per chi è più forte. E se uno non ha fragilità dovrebbe fingere di averne.

Lo scopo della Bibbia e del Corano

2015-02-02   Religione
La Bibbia e il Corano sono stati scritti per sottomettere la gente al volere delle autorità religiose (colluse con quelle politiche o coincidenti con esse) inculcando nelle menti delle persone, a cominciare da quelle infantili, il terrore per la collera di un Dio spietato e per un'eterna punizione fatta di fiamme e solitudine. Insomma questi libri sacri sono strumenti di sottomissione. Dei due, il Corano è il meno ipocrita. Infatti la parola "Islam" significa, appunto, "sottomissione".

Tipi di amore

2015-02-16   Amare
Esistono diversi tipi di amore ed è importante saperli distinguere. Questi sono quelli che mi vengono in mente:

  1. L'amore sessuale/erotico: è l'istinto sessuale.

  2. L'amore generoso: è il desiderio di aiutare qualcuno senza aspettarsi nulla in cambio e senza desiderare che la persona amata cambi qualcosa nella sua personalità o nel suo comportamento in un senso che noi consideriamo auspicabile. Include il desiderio che la persona amata si liberi o si mantenga libera da legami o obblighi, compreso quello di ricambiare l'amore ricevuto. E' il tipo di amore più raro e nobile.

  3. L'amore sfruttatore: è il desiderio di essere serviti dalla persona amata.

  4. L'amore possessivo: è il desiderio di tenere la persona amata legata a sé e di limitare la sua libertà di essere e fare ciò che vuole

  5. L'amore economico: è il desiderio di scambiare qualcosa con una certa persona secondo la formula del "do ut des".

  6. L'amore gregario: è il desiderio di rinunciare alla propria libertà per appartenere a qualcuno o ad una collettività che ci protegga, aiuti, guidi e deresponsabilizzi.

  7. L'amore estetico: è l'incantesimo o fascino più o meno ipnotico che si subisce di fronte alla bellezza.

  8. L'amore compassionevole (empatico): è il desiderio di aiutare chi soffre e di lenire il suo dolore, quando la vista della sofferenza altrui provoca sofferenza in sé.

  9. L'amore grato: è il desiderio di ricompensare la persona che ci ha fatto del bene.

  10. L'amore diritto/dovere: è l'amore considerato un diritto o un dovere come conseguenza di una promessa formale (matrimonio) o informale

  11. L'amore conformista: è l'amore che si prova perché è normale provarlo, quasi tutti lo provano e non provarlo sarebbe inumano

  12. L'amore masochista: è il desiderio di essere maltrattati dalla persona amata.

  13. L'amore sadico: è il desiderare che una persona subisca i nostri maltrattamenti e non possa o non voglia ribellarsi.

  14. L'amore di sé: è il culto di se stessi, il narcisismo, l'egoismo puro.

  15. L'amore vanitoso: è il desiderare una persona per il prestigio che essa ci può conferire.

  16. L'amore divertente: è il desiderare una persona perché ci fa divertire.

  17. L'amore rassicurante: è il desiderare una persona che aumenta la nostra autostima e ci fa sentire degni di essere amati.

  18. L'amore dipendente: è il desiderare una persona senza la quale si pensa di non poter vivere.

  19. L'amore pauroso: è l'amore che si prova per paura di ritorsioni in caso di sua assenza; appartiene a questo tipo l'amore verso Dio, che è imposto con la minaccia dell'inferno.

  20. L'amore reciproco: è il desiderio di essere desiderati; si annulla appena la persona amata smette di manifestare interesse per noi.

  21. L'amore a pagamento: è il desiderio di ottenere prestazioni sessuali sulla base di un pagamento in denaro, senza alcun altro impegno o dovere.

  22. L'amore presunto o illusorio. Ovvero il credere di amare quando non si ama, e il credere di essere amati quando non si è amati.

  23. L'amore cieco o aberrante: è l'amore che ci fa vedere nella persona amata cose che non esistono e non ci fa vedere cose che esistono.

  24. L'amore trasformativo, che ci fa traformare la persona amata in una persona unica, insostituibile, la migliore possibile per noi.

  25. L'amore per l'affinità: è l'amore per chi è (o crediamo che sia) a noi affine.

  26. L'amore per l'amicizia: è l'amore per chi è (o crediamo che sia) nostro amico.

  27. L'amore curioso: è l'amore per ciò che è nuovo e che abbiamo voglia di scoprire.

  28. L'amore strumentale: è l'amore per chi ci aiuta a risolvere un problema o a raggiungere un obiettivo.

  29. L'amore per la verità e la conoscenza.

  30. L'amore per la propria libertà: il desiderio di essere sempre liberi di scegliere (di fare e pensare) quello che riteniamo giusto e/o utile a noi e agli altri senza pressioni da parte di nessuno.

In un rapporto umano questi tipi di amore sono normalmente mescolati tra loro con intensità variabili.

Per concludere: l'amore è una parola usata per indicare cose diversissime, anche opposte. Una parola con cui si può mistificare e nobilitare il piacere, il desiderio e il bisogno di avere, di dare, di interagire, di appartenere ecc.

L'accusa di non ascoltare

2015-02-16   Empatia
Mi capita, a volte, di essere accusato da qualcuno, di non ascoltare quello che gli altri mi dicono, di non prendere in considerazione il punto di vista altrui, o di non avere empatia in generale.

In realtà il mio accusatore si riferisce al fatto che non sono d'accordo con le sue idee, insinuando che ciò avvenga sempre e con tutti.

A tale persona non viene in mente che io possa averla ascoltata attentamente, aver preso attentamente in considerazione il suo punto di vista, aver compresi i suoi sentimenti, ma che, alla fine, io abbia ritenuto infondate o false le sue affermazioni per una serie di motivi che non mi chiede di esporre, né è intenzionato a conoscere e a discutere.

Dio e i suoi intermediari

2015-02-17   Religione
Penso sia giusto considerare ingannatori (e forse anche ingannati) coloro che affermano che le sacre scritture riflettono la parola e le intenzioni di Dio. Mi rifiuto di credere che Dio, se esistesse, avrebbe bisogno di libri sacri per farsi conoscere dagli esseri umani. Nella sua onnipotenza e perfezione avrebbe sicuramente metodi più efficaci, efficienti e a prova di errore, e soprattutto non ricorrerebbe all'intermediazione di una casta sacerdotale ma si rivolgerebbe direttamente agli interessati.

Per migliorare il mondo

2015-02-18   Miglioramento della società
Il mondo diventerà buono quando non ci saranno  più i "noi" e i "loro" ma saremo tutti individui liberi e degni di rispetto senza distinzioni di appartenenza, affinità e provenienza, rispettosi dei diritti umani, primo fra tutti quello di essere diversi, di pensare e fare cose diverse.

Per questo occorrerà superare nazionalità, religioni, conformismi, pregiudizi e gabbie mentali.

Infatti l'uomo è per natura generalmente buono e solidale con quelli che percepisce come appartenenti al "noi" e cattivo o indifferente verso quelli che vengono percepiti come "loro", cioè non "noi".

Cultura e società

2015-02-20   Letteratura
La cultura letteraria, l'istruzione, la lettura interessano un essere umano nella misura in cui lo uniscono, e facilitano la sua interazione, con altri individui della comunità di appartenenza o di elezione.

Ci sono comunità in cui la cultura letteraria ha un ruolo aggregante, altre in cui essa viene ignorata o disprezzata.

Per invogliare le persone a coltivarsi, informarsi, studiare, leggere, non basta migliorare la qualità della documentazione oggetto di lettura ma indagare il rapporto tra comunità e cultura, e trovare il modo di presentare la cultura come socialmente aggregante e integrante.

Per esempio, bisognerebbe incoraggiare la creazione di circoli culturali dove persone in cerca di compagnia possono incontrare e interagire con altre persone sulla base di comuni interessi letterari o scientifici.

Chi è disposto a cambiare?

2015-03-03   Cambiare
La società può migliorare nella misura in cui una sufficiente quantità di singoli individui migliorino se stessi, cioè cambino la loro mentalità e il loro comportamento.

Èinutile analizzare correttamente i problemi sociali e concepire teorie sagge e intelligenti per migliorare la società se poi gli individui non sono disposti a cambiare il proprio comportamento.

Quasi tutti aspettano che i cambiamenti avvengano esternamente ad essi e che sia qualcun altro a produrli o causarli. Questo è il vero, fondamentale problema che spiega lo stato miserabile dell'umanità.

Provate a chiedere a qualcuno di cambiare la propria mentalità e il proprio comportamento. Sarete fortunati se non verrete insultati o presi per idioti.

La difesa immunitaria dell'identità psichica

2015-03-04   Inconscio   |   Psicologia   |   Identità
Io credo che la psiche, così come il corpo fisico, abbia un sistema automatico e inconscio di difesa immunitaria che "normalmente" rigetta ogni elemento estraneo capace di alterarne l'identità.

Così come nel caso dei trapianti di organi, il corpo tende a rigettare il nuovo organo riconosciuto come "estraneo", così la mente umana tende inconsciamente (attraverso il fenomeno della percezione selettiva e altri meccanismi inconsci) a respingere quegli input che vengono interpretati come tentativi di alterazione della propria struttura o identità, indipendentemente dalla qualità benefica o malefica della potenziale alterazione.

Questo spiega la tenace resistenza al cambiamento da parte della grande maggioranza degli esseri umani, e quindi anche la lentezza del progresso civile in quanto esso richiede un cambio di mentalità da parte dei membri della società.

A causa di questo fenomeno, io credo che per migliorare la società non basti fare delle buone analisi delle cause dei problemi umani e delle loro soluzioni, ma occorra trovare il modo di superare le difese immunitarie di ogni identità psichica, che ne impediscono anche i cambiamenti migliorativi.


Sentirsi minacciati dalle idee altrui

2015-03-05   Identità
Citazione da "Anatomia della distruttività umana" di Erich Fromm.

L'uomo non deve sopravvivere solo fisicamente, ma anche psichicamente. Ha bisogno di conservare un certo equilibrio psichico per non perdere la capacità di funzionare; per l'uomo ogni elemento necessario alla conservazione del suo equilibrio psichico ha la stessa importanza vitale di quel che serve al suo equilibrio fisico. Per prima cosa, l'uomo ha un interesse vitale a conservare il proprio schema di orientamento. Da esso dipendono la sua capacità di agire e, in ultima analisi, il suo senso di identità. Se altri mettono in dubbio il suo schema di orientamento con le loro idee, reagirà a tali idee come a una minaccia vitale. Potrà razionalizzare questa reazione in diversi modi. Dirà che le nuove idee sono intrinsecamente «immorali», «incivili», «pazze» o qualsiasi altro aggettivo possa scegliere per esprimere la sua ripugnanza, ma questo antagonismo in realtà si forma perché «lui» si sente minacciato.

Cosa scegliere (le opzioni fondamentali)

2015-03-07   Scegliere




Passare per arrogante

2015-03-08   Arroganza
Sono abituato a passare per arrogante quando esprimo le mie idee.

Questo avviene forse perché arrogante lo sono veramente oppure perché, normalmente, non uso frasi dubitative come "ho l'impressione che ... ma non ne sono certo" oppure, "potrebbe forse essere che ....", e perché mi piace lo stile aforistico, alla Nietzsche e alla Wilde, secco, sintetico, ossimorico, quindi tutt'altro che esaustivo né dubitativo. E forse anche perché le idee che esprimo sono spesso inusuali e provocatorie.

Così, fatalmente, vengo spesso preso per uno troppo sicuro di sé e saccente. La cosa mi preoccupa più o meno a seconda della stima e dell'affetto che ho per la persona che mi giudica.

Che ci crediate o no, io non sono sicuro di nulla e non mi fido di nessuno, tanto meno di me stesso e delle mie idee. Sono incline ad un ironico sospetto sistematico verso tutto e tutti, me compreso (capisco che possa essere irritante), sono un cacciatore di mistificazioni, e questa attitudine me l'ha insegnata la psicoanalisi.

Ciò non toglie che penso con la mia testa, ho idee prese in prestito da altri e altre prodotte da me, spesso in termini di ipotesi non dimostrabili ma plausibili, e mi piace esprimerle e discuterle con chi è disposto a farlo, non per convincere qualcuno che ho ragione e che "ce l'ho più lungo" in termini di cervello, ma perché considero la discussione (se fatta con un sincero desiderio di capire l'interlocutore) un arricchimento reciproco.

Purtroppo molti, di fronte a questo mio invito, preferiscono liquidarmi come presuntuoso e tirarsi indietro senza discutere, come se non valesse la pena di perdere tempo a interloquire con uno come me, molto sicuri, loro sì, del proprio giudizio.

Il disprezzo per ciò che non si è in grado di capire

2015-03-08   Disprezzo
Quando uno non è in grado di capire un altro, invece di ammettere la propria incapacità di capire, preferisce accusare l'altro di essere sbagliato, assurdo, malato o perfino maligno, nocivo, insopportabile, qualunque cosa pur di non ammettere i propri limiti e di non mettere in discussione le proprie certezze, e i propri pregiudizi.

Psicoanalisi?

2015-03-13   Psicologia
Psicanalisi? Quale psicoanalisi? Ce ne sono tante. Anche gli psicoanalisti, ve ne sono di molto diversi, più o meno ortodossi rispetto alle idee freudiane.

È un mondo variegato, dove c'è il bene e il male.

Parlare della psicoanalisi, come pure della psicologia, in generale senza esaminare le differenze tra i vari approcci non credo sia utile.

Bisognerebbe usare questi termini solo al plurale: "le psicoanalisi", le "psicologie"...

Copioni mentali

2015-03-22   Comportamento
Ognuno recita inconsapevolmente un copione. Il mio è quello di uno studioso di copioni.

I copioni di due individui possono essere più o meno simili e compatibili.

Un copione può essere più o meno rigido e con spazi di improvvisazione, libertà e creatività più o meno ampi, cioè, con una maggiore o minore capacità di evolvere e cambiare.

Per andare d'accordo e cooperare, due individui dovrebbero recitare solo le parti compatibili dei rispettivi copioni.

Personalità = prevedibilità

2015-03-25   Identità
Personalità = identità psichica = prevedibilità del comportamento e del non-comportamento = copione mentale = difesa immunitaria dell'identità psichica contro ogni cambiamento strutturale.

Tollerare il cambiamento

2015-03-26   Cambiare
C'è un limite alla quantità di cambiamento interno ed esterno che un essere umano possa tollerare. Questo limite è diverso da persona a persona.

Le ipotesi di cambiamento nella mente inconscia

2015-03-28   Psicologia   |   Identità
Nel profondo della psiche si fanno continuamente ipotesi di cambiamento, suggerite dagli avvenimenti e dalle interazioni con l'esterno. Si ipotizzano cambiamenti di comportamento, personalità, politica, ruoli, appartenenze, alleanze, atteggiamenti, aspirazioni, esigenze, strategie, azioni, reazioni ecc..

Ogni ipotesi viene inconsciamente sottoposta ad un giudizio di compatibilità rispetto ai bisogni fondamentali del soggetto specialmente per quanto riguarda i rapporti umani. Così, ognuno si chiede inconsciamente, per ogni cambiamento ipotizzato, quanto esso sia favorevole o sfavorevole rispetto ai propri bisogni fondamentali, e quali rischi comporti rispetto alla loro soddisfazione.

La maggior parte delle ipotesi di cambiamento vengono rigettate in quanto ritenute inconsciamente troppo rischiose per quanto riguarda la qualità dei rapporti umani. Infatti, ogni cambiamento, nella misura in cui modificherebbe l'identità psichica "pubblica" del soggetto, potrebbe perturbare i rapporti sociali stabiliti sulla base dell'identità precedente e invalidare il "contratto sociale" implicitamente convenuto con i diversi interlocutori.

Infatti, ogni volta che cambiamo qualcosa della nostra identità psichica dobbiamo "rifare i conti" e "riscrivere i contratti sociali" con gli altri, bisogna vedere come gli altri reagiscono al nostro cambiamento, quanto lo possono accettare o contrastare, e quali attriti e conflitti esso può generare. E siccome non si può mai essere sicuri di come gli altri reagiranno al nostro cambiamento, cambiare è sempre rischioso.

Per questo cambiare se stessi è così difficile e raro.

Differenze di quota

2015-03-31   Differenze umane
Da un punto di vista intellettuale ed etico, ogni essere umano è capace di volare più o meno alto, con un limite massimo diverso da individuo a individuo.

Le differenze dipendono da vari fattori, tra cui, soprattutto, il DNA individuale, l'educazione ricevuta, la storia personale e il caso.

Non tutti accettano di buon grado queste differenze di quota massima. Alcuni trovano scandaloso perfino parlarne, altri le negano, altri le combattono e fanno di tutto affinché quelli che volano più in alto di loro cadano, colpendoli con critiche infondate screditanti e calunniose.

Infatti, ognuno di noi tollera difficilmente l'ipotesi della propria inferiorità rispetto agli altri membri della comunità di appartenenza, perché inconsciamente teme, a causa di tale inferiorità, di essere escluso dalla comunità stessa.

L'attenzione selettiva

2015-04-02   Attenzione
Ci rifiutiamo inconsciamente di prendere in considerazione tutto ciò che potrebbe dimostrare lacune, errori, falsità, incongruenze o immoralità nella nostra visione del mondo, di noi stessi e degli altri.

La domanda giusta

2015-04-02   Domande
Fare la domanda giusta è più importante che trovare la risposta giusta.

Prevedibilità del comportamento umano

2015-04-02   Comportamento
Gli esseri umani sono più o meno prevedibili nel loro comportamento, e ancor più nel loro non-comportamento.

La prevedibilità delle persone e delle cose annoia le persone imprevedibili e tranquillizza quelle prevedibili.

L'imprevedibilità delle persone e delle cose inquieta le persone prevedibili e attrae quelle imprevedibili.

La prevedibilità è associata ad una scarsa capacità di cambiamento di abitudini, opinioni, punti di vista, desideri, paure e obiettivi. Prevedibilità e creatività sono inversamente proporzionali.

La paura di far paura

2015-04-02   Paura
Siccome l'imprevedibilità nel comportamento umano inquieta la maggior parte della gente, ognuno di noi cerca di essere (o almeno di sembrare) prevedibile, conformandosi ai modelli di comportamento accettabili dal gruppo di appartenenza. Infatti, chi inquieta gli altri rischia l'isolamento e l'emarginazione. E' così che si diventa conformisti: per paura di far paura.

La calunnia verso chi parla di progresso umano

2015-04-02   Arroganza
Spesso chi parla di miglioramento individuale e collettivo passa per un illuso, utopista, presuntuoso, arrogante, giudicante, accusatorio, superbo, noioso, pedante, narcisista, saccente, disturbatore ecc.

Gli vengono tipicamente attribuite intenzioni "naziste" come se, potendolo, sterminerebbe quelli che volano troppo basso dal punto di vista intellettuale o etico o li ridurrebbe in schiavitù.

È la normale reazione di chi non tollera l'idea di essere "meno" di qualcun altro in questi due campi. Come se l'essere "meno" intellettualmente o eticamente significasse non essere degni di appartenere alla comunità, che è ciò che fa più paura inconsciamente.

Ma è assurdo pensare che intellettualmente e moralmente tutti gli esseri umani siano allo stesso livello e che non si debba cercare di salire al livello più alto possibile, ciascuno secondo le proprie capacità, non necessariamente a scopo competitivo, ma di auto-realizzazione.

Quale libertà

2015-04-03   Libertà
L'Uomo vuole la libertà di rimanere schiavo, ignorante, illuso, irresponsabile.

Il volo del cristianesimo

2015-04-05   Religione
Gesù fu crocifisso (dal popolo, che gli preferì Barabba) perché esortava tutti a volare alto, cosa fastidiosa per la maggioranza. Il cristianesimo divenne religione popolare e statale quando cambiò strategia e cominciò ad esortare il popolo a volare basso, e a perseguitare quelli che volevano volare sempre più in alto, ancora più in alto degli stessi sacerdoti.

Criticare vs. disprezzare

2015-04-06   Criticare
Ci sono persone che non sanno distinguere una critica da una manifestazione di disprezzo, arroganza, aggressività.

La tragedia dell'amore

2015-04-07   Amare
Tutti abbiamo bisogno di essere amati, ma amare non è un dovere ed essere amati non un diritto.

L'egocentrismo dei deboli

2015-04-08   Differenze umane
Le persone fragili, vulnerabili, insicure, con scarsa autostima, timorose, permalose, pessimiste, vittimiste, diffidenti, invidiose, gelose, sono sempre occupate a proteggersi dal male che si aspettano dagli altri e non hanno interesse per i pensieri, sentimenti, sofferenze, fragilità e bisogni altrui.

Sulla falsa autostima

2015-04-08   Valutare
Ci sono persone la cui autostima dipende totalmente dai giudizi, apprezzamenti e attenzioni da parte delle persone che le circondano. In realtà queste persone non hanno una vera autostima e basta poco per deprimerle o farle sentire offese. Basta una critica, una mancanza di attenzione per scatenare la loro rabbia o disperazione. La vera autostima non può venire dagli altri, ma da se stessi, dalla propria visione di sé e del mondo, dai propri principi intellettuali ed etici, che dovrebbero essere basati su una cultura aperta e universale più che sulle esperienze fatte con le particolari persone che la sorte ci ha fatto incontrare.

Critica (politicamente scorretta) dell'Uomo medio

2015-04-10   Criticare
Col termine "Uomo medio" intendo un essere umano ideale rappresentativo di tutti gli esseri umani adulti di ambo i sessi attualmente viventi, cioè la persona più simile alle altre, la meno diversa, la più normale, la più comune, la meno strana.

Definito il concetto di "Uomo medio", mi chiedo se il suo comportamento debba essere criticato oppure considerato un modello di "normalità" nel senso di salute mentale, giustizia, valore, correttezza, accettabilità, dignità ecc.

La mia opinione è che l'Uomo medio sia da compatire e da criticare allo stesso tempo. Devo inoltre confessare che io non lo amo, però nemmeno lo odio, né lo disprezzo, né lo temo. Lo compatisco e lo critico soltanto.

Lo compatisco perché l'Uomo medio soffre molto e spesso, anche se tende a nascondere le sue sofferenze per paura di essere giudicato male dagli altri, di essere considerato debole, perdente, depresso, bisognoso, noioso, fallito ecc. e di essere per questo respinto dalla comunità.

Egli soffre per tanti motivi, tra cui: paure di vario tipo, nevrosi, frustrazioni, delusioni, scarso riconoscimento e scarso affetto da parte degli altri, scarsità di risorse economiche con tutte le conseguenze su libertà, salute, dignità, autostima ecc., disoccupazione, solitudine, senso di inferiorità, obblighi e divieti, violazioni dei suoi diritti, angoscia esistenziale per il fatto di dover morire, di essere soggetto a malattie e dolori, di non sapere cosa succederà dopo la morte, di avere responsabilità verso altre persone e tanti dubbi su come comportarsi per non essere escluso dalla comunità di appartenenza, incapacità di gestire i conflitti in modo pacifico, ignoranza sulla natura umana in generale e sulla propria natura individuale in particolare, impossibilità di pensare in modo libero da condizionamenti sociali, incapacità di affrontare problemi complessi, impossibilità di cambiare mentalità, incapacità di percepire e giudicare obiettivamente e disinteressatemente le cose che accadono ecc.. Ma, soprattutto, l'Uomo soffre della paura di cambiare.

Lo critico perché, a causa di molte delle cose che ho elencato sopra, si comporta male verso gli altri, causando sofferenze alle persone con cui interagisce, e a se stesso. Infatti le sofferenze di un essere umano sono soprattutto causate dal comportamento di altri esseri umani nei suoi confronti, cioè: l'Uomo medio fa del male all'Uomo medio.

Ciarlatani, demagoghi, fondamentalisti, ignoranti cercano di far credere all'Uomo medio che le sue sofferenze dipendano non dall'Uomo medio suo simile, ma da particolari categorie sociali a cui esso non appartiene (il partito al governo, gli elettori degli altri partiti, i capitalisti, i sindacati, i padroni, i fascisti, i comunisti, gli ebrei, gli atei, gli omosessuali, gli immigrati, i criminali ecc.) ma si tratta di menzogne. L'Uomo medio soffre soprattutto a causa dello stesso Uomo medio, che non ha ancora imparato a vivere pacificamente, a riconoscere le falsità con cui viene manipolato sin da bambino (da altri Uomini medi), e ad usare la cultura umanistica e scientifica per migliorare se stesso e la società a cui appartiene.

Critica dell'umiltà e del non criticare

2015-04-12   Arroganza   |   Paura di cambiare
La maggior parte della gente considera l'umiltà un valore, e trova simpatiche le persone umili.

La persona umile è quella che non critica e non giudica nessuno in quanto non si sente all'altezza di farlo.

Il motivo principale per cui l'umiltà è così popolare e simpatica è che l'Uomo comune non tollera di essere giudicato e criticato, né direttamente né indirettamente e si sente a proprio agio con le persone umili (cioè non troppo elevate né intellettualmente né eticamente) perché non si aspetta di essere da loro criticato.

Al contrario, con le persone che hanno grandi conoscenze culturali e scientifiche ed un comportamento irreprensibile, l'Uomo comune si sente a disagio perché teme, inconsciamente, di essere giudicato da loro anche quando non esprimono esplicitamente alcuna critica.

Essere criticati fa inconsciamente paura perché viene visto, nella profondità della psiche, come un rischio di esclusione dalla comunità di appartenenza, oppure  come una richiesta di cambiamento della personalità, laddove la psiche tende a mantenere la propria struttura e a resistere a qualsiasi cambiamento, anche migliorativo.

Per tali motivi è molto diffusa sia la paura di essere giudicati, sia quella di giudicare (per non essere giudicati arroganti e non diventare antipatici), con il risultato che l'Uomo comune giudica e critica solo le persone che non appartengono alla propria comunità.

Tale sindrome costituisce un freno al miglioramento della società in quanto l'assenza di critiche fa venir meno l'incentivo a migliorare il proprio comportamento, e scoraggia il cambiamento perché cambiando comportamento si rischia di essere criticati, mentre, se il proprio comportamento non viene generalmente criticato, è più prudente continuare a fare quello che già si sfa facendo.

Per uscire da questa impasse e contribuire al miglioramento della società occorre avere il coraggio di criticare apertamente anche le persone a noi vicine quando si comportano in modo scorretto.

Critica dell'Uomo ordinario

2015-04-13   Criticare
L'Uomo ordinario dice: noi siamo buoni, gli altri cattivi. L'Uomo straordinario dice: noi siamo cattivi come gli altri. L'Uomo ordinario dice: nessuno ha il diritto di criticarmi. L'Uomo straordinario dice: criticatemi, perché pensando alle vostre critiche potrò cambiare in meglio.

Criticare o non criticare

2015-04-15   Criticare
Criticare o non criticare, questo è il dilemma. Infatti, se critico mi faccio odiare da tutti quelli che direttamente o indirettamente sono toccati dalle mie critiche; se non critico sono complice di tutte le stupidità e malvagità di cui io e i miei simili siamo capaci.

La particolarità della realtà e la saggezza

2015-04-16   Realtà
La realtà, ogni realtà, è fatta di molte parti. Nessuno può vederle tutte. Ci sono parti che nessuno vede, altre che solo alcuni vedono, altre che quasi tutti vedono.

Ognuno pensa e ragiona in base alle parti che riesce a vedere.

Quando due persone sono in disaccordo, ognuna ha ragione se si considerano solo le parti che essa vede.

Il disaccordo, infatti, il più delle volte non è dovuto ad un diverso modo di ragionare o ad una diversa logica, ma al fatto che alcune parti importanti di una realtà sono viste dall'uno e non dall'altro.

Le persone più sagge sono quelle vedono il maggior numero di parti.

Reazioni alle critiche

2015-04-17   Criticare
Se A critica B, la reazione di B dipende soprattutto da due condizioni:

  • se A può dimostrare che la critica è fondata

  • se B può dimostrare che la critica è infondata

Se B pensa che la critica sia infondata ma non è in grado di dimostrarlo, reagirà con rabbia, indignazione, aggressività o ansia e cercherà di screditare A in tutti i modi possibili, compresa la calunnia.

Se B pensa che la critica sia infondata ed è in grado di dimostrarlo facilmente al di là di ogni dubbio, reagirà con calma producendo la relativa dimostrazione.

Se B pensa che la critica sia fondata e che A sia in grado di dimostrarlo, reagirà con sconforto, depressione, disperazione o pentimento.

Se B pensa che la critica sia fondata ma che A non è in grado di dimostrarlo, l'accetterà o rifiuterà in base alla propria onestà. Se la rifiuta, cercherà di screditare A in tutti i modi possibili, compresa la calunnia.

Disprezzare vs. criticare

2015-04-17   Criticare   |   Disprezzo
Ci sono persone che non criticano mai, ma disprezzano. Disprezzare è molto più facile che criticare, anche i più sprovveduti sono in grado di farlo. Per criticare ci vogliono argomenti logici, prove, fatti, conoscenze, competenze, capacità di ragionare e discutere, un certo grado di razionalità e così, quando se ne siamo sprovvisti, preferiamo disprezzare, anziché criticare, le persone che ci danno fastidio o ci inquietano.

Elogio della critica

2015-04-17   Comprendere
Io critico chi non critica mai e non consente a nessuno di criticarlo. Lo comprendo, perché si tratta di una disposizione involontaria e inconscia, e lo critico allo stesso tempo, perché la critica è il motore del progresso civile e personale.

Se vuoi essere mio amico devi essere disposto a criticarmi e consentire che io ti critichi.

Il mio ideale, in quanto umanista, è la COMPRENSIONE CRITICA dei fatti umani.

Più diritti e meno doveri

2015-04-18   Diritti
Tutti vogliono più diritti e meno doveri. Ma è impossibile che tutti abbiano più diritti senza che qualcuno abbia più doveri. Perciò dobbiamo metterci d'accordo per stabilire chi debba avere più diritti e chi più doveri, e su quali debbano essere i rispettivi diritti e doveri.

Misoneismo

2015-04-18   Paura di cambiare
Il nuovo è osteggiato da coloro che ne sono svantaggiati in quanto incapaci di capirlo, utilizzarlo o adattarsi ad esso.

Il bisogno di accudimento e riconoscimento

2015-04-19   Interagire   |   Bisogni
Per sopravvivere, un bambino ha un bisogno assoluto di essere accudito. L'accudimento infantile comprende la nutrizione, la pulizia, la cura fisica, la stimolazione sensoriale, la comunicazione, il contatto e la manipolazione fisica (carezze ecc.), l'intrattenimento, l'interazione ludica e forse anche altre cose.

Nel caso in cui l'accudimento sia condizionato dagli educatori ad un certo comportamento (cioè all'essere "bravo" in un certo modo) il bambino può inconsapevolmente sviluppare un bisogno secondario compulsivo di comportarsi secondo le aspettative dell'educatore, cioè di essere "bravo" come richiesto. Tale bisogno potrebbe permanere inconsciamente per tutta la vita.

Se l'accudimento non viene ottenuto in misura insufficiente dal bambino, questo può sviluppare un'ansia cronica e un senso di inadeguatezza, cioè di non essere abbastanza "bravo" da meritare l'accudimento di cui ha assoluto bisogno. Tali sentimenti possono inconsciamente permanere anche nell'età adulta.

A volte, nelle persone che hanno avuto un deficit di accudimento fisico e/o affettivo, si sviluppano depressioni nervose che hanno la funzione di far regredire il paziente ad uno stato infantile, nell'illusione che, mostrandosi il paziente inerme e bisognoso di accudimento, le persone che lo circondano si commuovano e soddisfino quel bisogno mai sopito.

A complicare la situazione, c'è il paradosso che, quanto più uno si sforza di essere "bravo" (secondo lo schema mentale interiorizzato nell'infanzia), cioè di comportarsi sempre più da "grande" e cerca, coltivandosi, di crescere sempre di più intellettualmente e moralmente, tanto più esso viene percepito dagli altri come forte, dominante, duro, giudice severo, critico, arrogante, antipatico, non bisognoso di affetto, e tanto meno essi saranno disposti a offrigli quell'affetto e quel riconoscimento di cui ha disperatamente bisogno.

Infatti, chi cerca di superare se stesso viene fatalmente percepito, dalla maggioranza delle persone, come uno che cerca di superare gli altri.

Le conseguenze del superare se stessi

2015-04-19   Competere
Chi cerca di superare se stesso viene fatalmente percepito, dalla maggioranza delle persone, come uno che cerca di superare gli altri.

Come farsi voler bene

2015-04-19   Giudicare
Per farci voler bene da qualcuno e metterlo a suo agio dobbiamo fargli credere e sentire che comprendiamo e giustifichiamo il suo comportamento, che lo accettiamo così com'è, che non ci sentiamo superiori a lui in alcun modo e che non lo criticheremo mai perché non troviamo in lui nulla di criticabile, né ci sentiamo all'altezza di giudicarlo, né pensiamo di avere il diritto di farlo.

Sullo spirito critico

2015-04-21   Criticare
Lo spirito critico è osteggiato, disprezzato o sminuito da chi non ce l'ha o ha paura di essere giudicato e di giudicare. Gli esseri umani si differenziano anche nel grado di spirito critico che possiedono.

Difficilmente andranno d'accordo e si ameranno due persone che hanno spirito critico in misura molto diversa.

Chi ha un forte spirito critico lo dimostra anche quando tace, e la sua stessa esistenza inquieta chi ha paura di giudicare e di essere giudicato.

Siamo tutti demagoghi

2015-04-21   Politica
Quasi tutti i politici sono demagoghi perché il loro obiettivo prioritario è vincere le prossime elezioni.

Nessun politico dice ai propri elettori che dovrebbero migliorare il loro comportamento. Dice invece che la colpa dei problemi sociali ed economici è dei politici e degli elettori degli altri partiti.

La gente ci crede facilmente e vota il demagogo di turno perché questo li rassicura sul fatto di essere persone che non hanno nulla di criticabile e nessuna responsabilità per lo stato miserabile della società.

Anche noi che non facciamo politica, nel nostro piccolo, siamo demagoghi, perché per avere la benevolenza del prossimo, ci asteniamo dal criticarlo.

Sulle tragedie dell'immigrazione clandestina in mare

2015-04-21   Politica
A prescindere da considerazioni etiche, credo che, diminuendo il rischio, per i migranti clandestini, di morire in mare, il loro flusso aumenterebbe.

In altre parole, più efficienti sono i soccorsi, più aumenta il numero di richiedenti soccorso. Questa è fredda logica.

Estremizzando il concetto, l'unico modo per annullare il rischio di tragedie, sarebbe quello di togliere ogni limite all'immigrazione, cioè far entrare chiunque legalmente e incondizionatamente.

In tal caso, siccome le persone che fanno una vita insopportabile nel loro paese (al punto di preferire una morte probabile) sono centinaia di milioni, dovremmo permettere che decine di milioni di persone entrino e restino in Italia senza restrizioni.

Immaginatevi cosa comporterebbe per il sistema sanitario nazionale, per la disoccupazione e dove andrebbero ad abitare.

I costi sarebbero enormi e andrebbero ad aumentare il nostro debito pubblico (già vicino alla bancarotta), per non parlare dei costi sociali (vedi l'ostilità di gran parte di italiani).

Non dico se aprire le frontiere sarebbe una buona o una cattiva idea, dico solo che chi protesta per l'inefficienza dei soccorsi dovrebbe essere cosciente che sta implicitamente chiedendo alle autorità di diminuire o togliere del tutto le restrizioni all'immigrazione.

Non so se se ne rendono conto. O c'è qualcosa che mi sfugge?

Pregiudizio, nongiudizio e postgiudizio

2015-04-22   Giudicare
L'alternativa al pregiudizio (uno dei più grandi mali dell'umanità) non è il nongiudizio (purtroppo molto diffuso) ma il postgiudizio, cioè il giudizio a posteriori basato sull'analisi dei fatti, mai definitivo e sempre modificabile data la variabilità dei fatti stessi.

La pietà è inversamente proporzionale alla distanza

2015-04-23   Empatia
Per noi europei l'importante è che i profughi non muoiano alle nostre frontiere o nei nostri paesi. Nessun problema se muoiono in casa loro o altrove.

Siamo tutti bravi a piangere i morti vicini e a protestare indignati contro l'incapacità dei governi nel gestire l'immigrazione clandestina, ma quanti di noi sono disposti a rinunciare ad una parte di stipendio per aiutare quei disperati in casa loro, ospitarli o finanziare una guerra contro i loro carnefici?

Ingiustizia e sadismo nella Bibbia

2015-04-23   Religione
Che pensereste di un padre di due figli, che, per confermare il suo potere assoluto su di loro, mostrasse, senza alcun valido motivo, benevolenza e apprezzamento solo verso il primo dei due, ignorando il secondo (nonostante i suoi sacrifici per ingraziarsi il padre), e pretendendo che quest'ultimo accetti il suo arbitrio senza ribellarsi?

Vi stupireste se il figlio ignorato cominciasse ad odiare il fratello più fortunato fino al punto di desiderarne o causarne la morte?

E' esattamente quello che è avvenuto nella favola di Caino e Abele. Per questo ho più rispetto e comprensione per Caino che per quel Dio ingiusto e sadico, che sapeva benissimo come sarebbe andata a finire e, non contento della sua atrocità, forse per la rabbia dovuta alla ribellione di Caino, ha fatto discendere proprio da lui l'umanità, seminando ingiustizie e tragedie.

I miei amici

2015-04-24   Amicizia
Siccome io non appartengo a nessuna subcultura o classe sociale particolare, i miei amici sono molto diversi tra loro.

Comunisti, fascisti, democristiani, atei, credenti, ricchi, poveri, semianalfabeti, neolaureati, capitalisti, operai, commercianti, professionisti, contadini, giovani e anziani.

Sono così diversi che non li faccio mai incontrare, perché non potrebbero andare d'accordo.

Ognuno di loro mi porta la sua parziale visione della realtà e le sue ragioni. Io le metto tutte insieme, con quelle che ricavo dai libri che leggo, e il risultato è la mia visione del mondo.

Effetto placebo, omeopatia e persone-placebo

2015-04-25   Psicologia   |   Luigi Anèpeta
Uno dei fenomeni più sorprendenti e affascinanti della psiche è l'effetto placebo, la cui efficacia terapeutica è scientificamente dimostrata.

Io penso che l'effetto placebo non si ha solo riguardo ai farmaci, ma anche rispetto alle varie promesse di felicità che ci arrivano esplicitamente o implicitamente da tutte le parti.

Penso che ci siano anche persone-placebo, cioè persone che ci fanno credere che ci renderanno felici sposandole, seguendole, frequentandole, applicando i loro consigli.

Il guaio è che spesso queste persone-placebo si rivelano delle delusioni. Ma prima che la delusione arrivi possono realmente farci star bene.

La responsabilità sociale

2015-04-27   Responsabilità
Più si è intelligenti, istruiti, liberi, economicamente sicuri e in salute, più si è corresponsabili dello stato della società in cui si vive.


Sul giusto dosaggio tra il senso di responsabilità e quello di irresponsabilità

2015-04-27   Inconscio   |   Irrazionale
Non ci possiamo sempre sentire in colpa o corresponsabili dei mali della nostra società, altrimenti la nostra vita sarebbe permanentemente triste, noiosa, angosciosa, insopportabile.

Ma non possiamo nemmeno sentirci sempre innocenti o non responsabili, altrimenti ci rendiamo complici dei mali sociali.

Ci vorrebbe un giusto dosaggio, in termini temporali, tra senso di responsabilità e senso di irresponsabilità, per esempio 20% : 80% rispettivamente. Ma se mi guardo in giro, ho l'impressione che la maggior parte della gente si senta responsabile dei problemi sociali lo 0% del tempo.

Io lo spiego con fatto che il "sentire" è un fenomeno determinato dall'inconscio e, mentre la razionalità ha il senso della misura (come rivela l'etimologia della parola "ragione"), l'inconscio, che è irrazionale, tende a misurare e a decidere in termini binari (tutto o niente, sempre o mai, 100% o 0%, acceso o spento, attivo o inattivo, presente o assente, vero o falso, bello o brutto, buono o cattivo ecc.).

Difficile, quindi, che l'inconscio ci faccia sentire parzialmente responsabili e parzialmente irresponsabili. L'inconscio usa normalmente la congiunzione "o", quasi mai la "e".

Domande fondamentali

2015-04-30   Domande
Che posto/ruolo/funzione/valore ho io nelle visioni del mondo degli altri, a cominciare da quelle dei miei familiari, amici e collaboratori? E che posti/ruoli/funzioni/valori hanno gli altri nella mia visione del mondo?

La visione del mondo di un bambino

2015-04-30   Percezione
Anche un bambino ha una visione del mondo. La visione del mondo di un adulto non è necessariamente più vera di quella di un bambino, ma solo più complessa.

Sulla Panantropologia

2015-04-30   Psicologia   |   Luigi Anèpeta
"La panantropologia è un modello antropologico che integra biologia, psicologia, psicoanalisi, sociologia e storia sociale, e allude alla possibilità che si realizzi un salto di Civiltà, atto a promuovere la formazione e l’azione di esseri consapevoli, critici e perpetuamente impegnati nel compito di migliorare se stessi e lo stato di cose esistente nel mondo." (Luigi Anepeta)

"Ho stigmatizzato da tempo il dato comune a tutte le scienze umane e sociali, vale a dire l'imperialismo per cui ciascuna di esse - e in particolare la psicologia, la sociologia e l'antropologia culturale - presume di essere depositaria della giusta metodologia e delle chiavi esplicative dei fenomeni umani. L'imperialismo è solo l'indizio della fragilità di queste discipline che tendono ad avallarsi come scienze, mentre sono ancora e solo saperi contrassegnati, tra l'altro, proprio in conseguenza della loro pretesa totalizzante, da indefinite contraddizioni.
L'impasse penso che potrà essere superato solo in virtù di una nuova disciplina, che da tempo definisco panantropologia, che integri tutte le discipline che hanno qualcosa da dire sull'uomo e i fatti umani (dalla genetica e dalla neurobiologia alla storia sociale)."
(Luigi Anepeta)

Corrispondenza con l'inconscio e riflessioni asincrone

2015-05-02   Inconscio
Riflettere significa farsi domande e rispondervi. Normalmente quando ci facciamo una domanda cerchiamo la risposta immediatamente. Questa arriva subito se si tratta di una domanda che ci siamo già fatti in passato e per cui esiste già una risposta nella nostra memoria conscia o inconscia. Se invece la domanda è nuova, la risposta potrebbe richiedere un'elaborazione più o meno lenta che coinvolga tutte le risorse mentali, specialmente quelle inconsce. Volere una risposta immediata ad una domanda nuova può dar luogo ad una risposta affrettata, sbagliata, incompleta, inutile, affetta da pregiudizi e bias (tendenze). In altre parole, potrebbe produrre una risposta vecchia ad una domanda che, sebbene nuova, viene assimilata ad una vecchia.

Detto questo, credo che se vogliamo che la nostra visione del mondo progredisca, si arricchisca e corrisponda sempre di più alla realtà, dovremmo sforzarci di farci domande nuove (anziché le solite), e non cercare risposte immediate, ma aspettare che la mente trovi le risposte migliori nei tempi richiesti dalla fisiologia del cervello.

Durante il sonno e l'attività onirica, nel cervello avvengono cambiamenti importanti. Il cervello elabora ed organizza le percezioni avvenute durante la veglia precedente (unitamente al materiale precedentemente accumulato) e costruisce nuove "risposte" a futuri stimoli, o rinforza, indebolisce o modifica risposte costruite in precedenza a stimoli già noti. Dato che le domande sono un particolare tipo di stimolo (intellettuale piuttosto che materiale), anche le risposte alle domande possono formarsi durante il sonno.

Per sfruttare la capacità del cervello di elaborare risposte durante il sonno, consiglio a tutti il seguente esercizio.

La sera, a letto, aspettando di addormentarci, facciamoci delle domande nuove ma non cerchiamo subito una risposta. Ripetiamoci le domande più volte finché il sonno non sopravviene. Probabilmente, svegliandoci al mattino, arriveranno le risposte.

Sarebbe come, adando a dormire, spedire al nostro inconscio una lettera con le domande, e, al risveglio, trovare la lettera con le risposte nella nostra cassetta postale interna.

Inoltre, quando riflettiamo durante la veglia, evitiamo di cercare risposte immediate. Definiamo nel modo più chiaro e profondo le nostre domande e facciamo una pausa tra la loro formulazione e la ricerca delle risposte. Se non vogliamo accontentarci di risposte affrettate e superficiali, diamo tempo al nostro inconscio di trovare le risposte, specialmente se si tratta di domande nuove.

L'insegnamento del nazismo – la banalità della manipolabilità umana

2015-05-02   Manipolazione mentale
Quello che il nazismo ci ha insegnato è la facilità con cui un intero popolo può essere manipolato da una singola persona. Non è l'eccezionalità di Hitler che ci deve sorprendere, ma la banalità del fenomeno della manipolazione mentale di massa.

Questo fenomeno non è noto alle masse stesse, le quali sono ancora oggi suscettibili di essere vittime di manipolazioni sempre nuove, e in effetti continuano ad essere manipolate da singole persone che manovrano apparati propagandistici molto efficienti,  e da diversi poteri (politici, religiosi, economici, mediatici) alleati nel mantenere i popoli manipolali.

E i manipolati diventano a loro volta inconsapevoli manipolatori.

Interazioni sociali e protocolli di comunicazione umana

2015-05-03   Interagire
Domande preliminari

Due individui, X e Y, si incontrano. Che messaggi o segnali si scambiano? Cosa propongono o promettono l'uno all'altro? Cosa si aspettano l'uno dall'altro? Cosa vorrebbero l'uno dall'altro? Cosa vorrebbe fare l'uno all'altro? Cosa vorrebbero sapere l'uno dall'altro? Cosa ognuno vorrebbe mostrare o nascondere all'altro? Quanto sono sinceri i messaggi che si scambiano? Cosa temono l'uno dall'altro? Cosa temono da terzi? Che linguaggio usano per comunicare? Quali sono i limiti alla loro libertà di interazione? Quali transazioni sono considerate immorali o illegali da loro o da terzi? Quali sono i diritti e i doveri (da ambo le parti) che l'interazione dovrebbe rispettare? Quali bisogni o desideri (delle due parti o di terzi) l'interazione dovrebbe soddisfare? Perché X e Y dovrebbero o vorrebbero interagire? Cosa cercano di ottenere interagendo? Cosa sperano che avvenga, per effetto della loro interazione, nel migliore dei casi? Cosa temono che avvenga nel peggiore dei casi? Come la loro possibile interazione è influenzata dal ricordo di altre interazioni con le stesse o altre persone?

I protocolli di comunicazione informatici

Le comunicazioni tra umani hanno modalità simili, per certi aspetti, a quelle tra computer o tra i sottosistemi e i programmi che si trovano al loro interno. Un computer scambia messaggi con altri computer e presta loro dei servizi rispettando dei cosiddetti "protocolli di comunicazione".

Un protocollo di comunicazione è un insieme di norme che definiscono la sintassi (cioè il formato) e la semantica (cioè il significato) dei messaggi e dei dati scambiati tra due stazioni ricetrasmittenti (cioè tra computer, componenti di computer o, più in generale, tra qualsiasi coppia di "agenti" capaci di ricevere, trasmettere e interpretare dei messaggi, e prendere decisioni e agire in funzione di tali input o in risposta ad essi).

Per quanto riguarda le comunicazioni tra computer (e quelle tra un computer ed un umano), è l'ingegnere informatico che inventa e formalizza i protocolli di comunicazione. Successivamente il programmatore ne tiene conto nella scrittura dei programmi che definiscono il comportamento del computer, col risultato che le comunicazioni in cui il computer stesso è coinvolto rispetteranno rigorosamente le regole sintattiche e semantiche dei protocolli adottati ed eseguiranno alla perfezione quanto richiesto.

I protocolli di comunicazione umani

Anche nelle comunicazioni tra esseri umani (come pure tra animali) si possono riconoscere dei protocolli di comunicazione sebbene nel caso degli esseri viventi le cose siano molto più complicate.

Innanzi tutto nell'Uomo e negli altri esseri viventi occorre distinguere tra protocolli innati (cioè geneticamente determinati) e acquisiti (cioè dovuti alle esperienze e all'educazione). Mentre negli animali i protocolli di comunicazione sono generalmente innati e solo eccezionalmente acquisiti (come nel caso degli animali addomesticati), nell'Uomo i protocolli acquisiti sono di gran lunga prevalenti rispetto a quelli innati. Nel caso dei computer è invece ovvio che non esistono protocolli innati ma solo acquisiti.

Come esempi di protocolli innati nella comunicazione umana, pensiamo a quello che sottende la comunicazione tra il neonato e la mamma, o tra due esseri umani che non parlano la stessa lingua e provengono da culture completamente diverse, o quelli attraverso cui comunicano gli avversari in una guerra brutale o tra chi agisce e chi subisce una violenza fisica.

Finalità dei protocolli

La finalità di un protocollo informatico è quella di permettere la collaborazione (cioè lo scambio di dati o servizi) tra computer, dove uno assume il ruolo di "client" (cioè richiedente del servizio) e l'altro di "server" (cioè fornitore del servizio). Per esempio, se nel computer A c'è bisogno di conoscere l'età dell'impiegato X e questa informazione è contenuta nel computer B, allora, rispettando un certo protocollo di comunicazione prestabilito e noto ad entrambi i computer, il computer A chiede al computer B l'informazione desiderata e il computer B, dopo averla trovata, la invia al computer A. Il protocollo adottato da entrambi i computer definisce il formato e il significato della richiesta e della risposta affinché il computer A possa formulare la richiesta in modo tale che il computer B possa interpretarla e formulare la risposta in modo tale che il computer A possa capirla perfettamente, senza possibilità di errori.

La finalità di un protocollo umano è invece quella di permettere la collaborazione tra esseri umani per una vasta gamma di possibilità e obiettivi, grazie all'espressione da parte delle persone in gioco, di ciò che ciascuna chiede e/o è disposta a offrire all'altra o a fare per essa. Infatti, mentre i computer, comunicando, possono tipicamente assumere solo i ruoli di "client" o "server", gli esseri umani possono assumere ruoli molto più complessi e meno chiaramente definiti, e più o meno consapevoli.

Gli artefici dei protocolli

Una differenza importante tra la comunicazione informatica e quella umana è che, mentre i computer comunicano rispettando protocolli definiti e scelti da entità esterne (l'ingegnere informatico e il programmatore) nella comunicazione umana coloro che inventano, alterano e "caricano in memoria" un protocollo in un essere umano sono altri esseri umani, ed, eccezionalmente, gli stessi individui interessati. Nel caso in cui siano altri umani, alla figura dell'ingegnere informatico corrisponde quella del leader carismatico o capo religioso o politico, mentre alla figura del programmatore corrisponde quella dell'educatore o del propagandista. Invece, nel caso in cui è l'individuo stesso l'artefice dei protocolli di comunicazione adottati, si tratta di una persona creativa, non conformista, la cui vita potrebbe avere due diversi esiti: (1) isolarsi sempre più in quanto i nuovi protocolli di comunicazione da lui definiti e proposti agli altri vengono rifiutati dai suoi simili determinando incomunicabilità e riluttanza a comunicare o (2) diventare un leader carismatico che convince altre persone ad adottare i protocolli di comunicazione da lui definiti.

Regole linguistiche e regole etiche

Un protocollo umano definisce non solo una serie di regole formali e semantiche ma anche una serire di obblighi, divieti, doveri e diritti che le interazioni umane basate su tale protocollo dovrebbero rispettare. Quindi non soltanto prescrizioni di tipo linguistico, ma anche etico. Queste ultime sono necessarie nella misura in cui un essere umano ha un certo grado di libertà. Infatti i computer, non avendo alcun grado di libertà (a meno che in essi vengano espressamente programmati comportamenti aleatori o causali) non ha necessità di regole morali. Il computer è fatto per reagire in modo esattamente predeterminato a certi input e non può scegliere arbitrariamente come comportarsi. L'Uomo ha invece questa facoltà e infatti il suo comportamento è, in una certa misura, imprevedibile e arbitrario. Le regole etiche servono proprio a limitare tale libertà individuale.

Protocolli consci e inconsci

I protocolli umani sono tipicamente inconsci. Nelle interazioni umane essi vengono rispettati inconsapevolmente, così come inconsapevole è la loro formazione e difficilmente definibile la loro struttura e il loro contenuto. Tuttavia essi sono sempre presenti nelle menti degli individui e hanno una funzione vitale per la vita sociale.

Da tali protocolli dipende la qualità, l'efficacia, l'efficienza, la complessità, la variabilità e la prevedibilità delle interazioni e del comportamento. Infatti, i protocolli agiscono inconsapevolmente anche quando l'individuo si trova da solo, dato che l'Uomo è talmente dipendente dall'interazione con i suoi simili, che è sempre occupato a interagire con essi o a prepararsi per le future interazioni.

Dato che i protocolli umani sono normalmente inconsci e vengono acquisiti inconsciamente, è molto difficile che essi siano sottoposti ad una critica razionale, da parte degli interessati o di osservatori esterni, al fine di un loro miglioramento cioè al fine di rendere i protocolli stessi più adeguati alla soddisfazione dei bisogni degli interessati.

Conclusione: La metainterazione e la negoziazione esplicita dei protocolli di comunicazione

Da quanto sopra si evince che la vita degli umani potrebbe migliorare se questi fossero in grado di analizzare ed esaminare criticamente i loro protocolli di comunicazione, migliorarli e negoziarli esplicitamente con i propri interlocutori, piuttosto che seguire e subire inconsapevolmente protocolli definiti e inculcati in loro da altri che non avevano necessariamente a cuore la felicità degli interessati o erano sprovvisti di strumenti intellettuali ed etici adeguati.

A tale scopo propongo la fondazione di una disciplina (e al tempo stesso di una pratica) che chiamerei "Metainterazione" in cui viene definito un metodo teorico/pratico per l'analisi dei protocolli di comunicazione umana (sia in generale che riferita a particolari coppie di interlocutori) e un linguaggio per la definizione e negoziazione di nuovi protocolli di comunicazione più adeguati ai bisogni e agli interessi degli individui.


 

Tesi, distorsioni e calunnie

2015-05-06   Confliggere
A chi non riesce a trovare argomenti razionali contro una tesi sgradita non resta che distorcerla e/o calunniarne l'autore.

Cosa tiene in vita un matrimonio

2015-05-06   Paura   |   Solitudine
Molti matrimoni sopravvivono solo per la paura, di uno o entrambi i coniugi, di restare soli.

Un vizio più grave della superbia

2015-05-07   Giudicare
Accusare qualcuno di superbia solo perché non riconosce come vere le nostre ragioni è un vizio più grave della superbia stessa.

Quelli che... (a proposito del criticare)

2015-05-18   Criticare
Quelli che non criticano nessuno, quelli che criticano tutti, quelli che criticano chi critica, quelli che criticano chi non critica, quelli che criticano chi è diverso da loro, quelli che criticano solo i nemici e i competitori, quelli che fanno autocritica, quelli che criticano chi fa autocritica, quelli che non sanno distinguere una critica da un insulto, quelli che si sentono criticati senza esserlo, quelli che non si accorgono di essere criticati, quelli che hanno paura di criticare, quelli che non tollerano le critiche, quelli che non tollerano la parola "critica", quelli che disprezzano chi critica, quelli che criticano le persone di cui sono gelosi o invidiosi, quelli che respingono le critiche a priori e a prescindere, quelli che si arrabbiano se qualcuno critica qualcun altro, quelli che diventano aggressivi se vengono criticati, quelli che non sanno discutere una critica, quelli che sono presi dal panico all'idea di essere criticati, quelli che criticano solo chi li critica, quelli che criticano chi si occupa degli affari altrui, quelli che criticano chi è meglio di loro, quelli che criticano chi non li apprezza, quelli che criticano chi la pensa diversamente da loro, quelli che criticano il pensiero critico, quelli che non criticano per non rendersi antipatici, quelli che non criticano perché pensano che nessuno abbia il diritto di criticare, quelli che credono che criticare sia un dovere oltre che un diritto, quelli che non criticano per diplomazia, quelli che criticano coloro che dicono quello che pensano, quelli che criticano coloro che non dicono quello che pensano, quelli che sanno che qualunque cosa uno faccia o non faccia, sarà criticato, quelli che non temono di essere criticati, quelli che criticano chi si occupa di critica, quelli che pensano che criticare sia un atto di superbia, quelli che accusano di superbia coloro che non prendono per buone le loro critiche, quelli che confondono l'umiltà con l'astensione dalle critiche, quelli che, anziché discutere le critiche che ricevono, cercano di squalificarne la fonte, quelli che non possono fare a meno di criticare le assurdità e le ingiustizie del mondo, quelli che non possono fare a meno di criticare chi pubblica articoli sul criticare.

Apologia della riflessione e della non spontaneità

2015-06-04   Introversione
Spesso sento dare consigli del tipo: lasciarsi andare ogni tanto, non controllarsi troppo, essere più spontanei, non riflettere troppo prima di interagire, non pensare troppo, non ragionare troppo, evitare che l'io, la coscienza o la razionalità reprimano o tolgano spazio ai sentimenti, alle emozioni ecc.

E' vero che nel modo di ragionare di molte persone non c'è spazio per emozioni e sentimenti, e questi vengono considerati sostanzialmente inutili o addirittura nocivi. Bisogna tuttavia considerare che la ragione, come la verità, non è una, ma ce n'è una (o più di una) per ogni essere umano. Per esempio, nella mia ragione i sentimenti sono la cosa più importante, senza la quale non vale la pena di vivere, e per questo penso che bisognerebbe usare l'intelligenza e la razionalità di cui si dispone, per riconoscere i sentimenti, capirne le origini e trovare il modo di soddisfare i bisogni umani da cui essi dipendono. In tal caso la ragione non sarebbe tiranna, ma ancella rispetto ai sentimenti e alle emozioni.

La ragione è uno strumento sviluppatosi nel corso dell'evoluzione della specie umana per permettere ad essa di sopravvivere più facilmente. Io non credo che la ragione sia un male in sé o che si possa ragionare troppo. Invece credo che si debba cercare di ragionare meglio, riconoscendo cosa sia più importante, utile o piacevole di volta in volta. La ragione, come l'intelligenza, può essere usata per fare del bene o del male, per dare piacere o dolore, per guarire o ammalare. Cerchiamo di usarla per essere tutti felici il più possibile.

Capisco anche che, a chi agisce normalmente in modo spontaneo e involontario e non è abituato a riflettere sul suo comportamento (né prima, né durante, né dopo), possa dare fastidio che il suo interlocutore rifletta e ragioni prima di parlare o agire. E' quello che avviene normalmente quando un estroverso interagisce con un introverso. E' un problema irrisolvibile a meno che anche il primo cominci a riflettere sulle proprie azioni prima di compierle, cioè ad essere un po' meno spontaneo quando occorre.

La spontaneità, come l'estroversione e l'introversione, non sono né virtù né vizi. Sono tratti del carattere come tanti altri, e vanno rispettati per quello che sono. Consigliare ad una persona di essere più spontanea è come consigliare a qualcuno di cambiare il colore degli occhi. Possiamo consigliare a qualcuno di ampliare o correggere le sue conoscenze, ma non di astenersi dall'usare le conoscenze di cui dispone, a meno che esse non siano errate.

Per concludere, io credo che per migliorare il mondo e noi stessi (nel senso di una maggiore felicità) bisognerebbe ragionare meglio e non di meno, anzi occorrerebbe ragionare tutti un po' di più, ma nel verso giusto, soprattutto tenendo presente gli atuoinganni e le autoillusioni a cui la ragione stessa è soggetta.

Come non farsi criticare

2015-06-05   Criticare
Ogni volta che dico una cosa, qualcuno mi critica perché non ne ho detta un'altra che considera più importante. Per far contenti tutti bisognerebbe tacere o parlare del meteo.

La vita è un compromesso

2015-06-08   Autocensura
La vita è un oscuro e instabile compromesso tra ciò che vorremmo e ciò che possiamo (avere, essere, fare), complicata dal fatto che non sappiamo ciò di cui abbiamo veramente bisogno, né ciò che veramente possiamo, dal fatto che i nostri stessi desideri e la verità sono oggetto di censura e autocensura, e dal fatto che i bisogni insoddisfatti si gonfiano fino a scoppiare o vengono rimossi. Cosi le nostre aspirazioni e le conseguenti frustrazioni hanno alti e bassi.

Il bisogno di interazione e l'interdipendenza dei bisogni

2015-06-11   Interagire   |   Bisogni   |   Psicologia
(Nota: per "bisogno" 'intendo una motivazione involontaria più o meno cosciente, che può essere innata (bisogno primario) o acquisita (bisogno secondario) nel corso dell'esistenza dell'individuo; per "desiderio" intendo invece una motivazione cosciente prodotta dalla psiche sulla base delle esperienze vissute, che promettte la soddisfazione di uno o più bisogni particolari)

Perché le persone si incontrano, fanno conversazione, cercano la compagnia, insomma, interagiscono in vari modi? Perché ne sentono il bisogno. E perché ne sentono il bisogno? Perché attraverso l'interazione soddisfano altri bisogni. Quali? Possiamo ipotizzare l'esistenza di vari bisogni che vengono soddisfatti interagendo. Per esempio, quello di appartenenza, cioè il bisogno che venga riconosciuta la proptia dignità sociale, l'appartenenza ad una comune comunità dove vige una certa solidarietà. Un altro potrebbe essere quello di realizzare la propria sessualità o giocosità innata. Un altro quello di condividere le proprie convinzioni, idee, scoperte, creazioni, produzioni, innovazioni, diversità, e cercare la loro approvazione e/o il loro elogio. Un altro quello di ottenere il necessario per vivere in termini di beni, servizi e aiuto in caso di bisogno. Un altro quello di indurre gli altri a servirci, ecc.

I bisogni umani tra cui si possono distinguere quelli innati e quelli acquisiti (cioè sviluppati dopo la nascita per effetto di condizionamenti ambientali), sono interdipendenti nel senso che la soddisfazione di un bisogno facilita la soddisfazione di uno o più altri bisogni. Viceversa, certi bisogni non possono essere soddisfatti se non sono soddisfatti uno o più bisogni condizionanti o facilitanti.

Per fare alcuni esempi, noi abbiamo bisogno di respirare perché la respirazione permette di arricchire il sangue di ossigeno, di cui abbiamo bisogno per sviluppare energia muscolare, di cui abbiamo bisogno per muoverci, di cui abbiamo bisogno per procurarci il cibo, di cui abbiamo bisogno per mangiare e nutrirci, di cui abbiamo bisogno per sopravvivere e così via.

Volendo definire una gerarchia dei bisogni, possiamo dire che il bisogno di ordine più "basso", cioè il più remoto nella filogenesi, è quello della stessa riproduzione dei geni della nostra specie. Infatti ogni gene ha un bisogno fondamentale ed essenziale, quello di riprodursi.

Allo scopo di riprodursi, i nostri geni hanno sviluppato una particolare strategia di specie che ha dato luogo alla formazione della particolare specie, "homo sapiens". Questa strategia include il fatto che, attraverso la crescita e l'accoppiamento sessuale, da un invidivuo vengano generati altri individui che veicoleranno i propri geni, che in tal modo si riprodurranno. Affinché sia possibile ad un "homo sapiens" di crescere fino all'eta riproduttiva, di accoppiarsi e di generare altri individui, è necessario che esso sia protetto e accudito fino all'età in cui potrà accoppiarsi. Questo implica non solo che il bambini "hanno bisogno" di essere protetti e accuditi, ma anche che i genitori "hanno bisogno" di proteggere e accudire i loro piccoli.

Tutti sanno che l'uomo è un animale sociale nel senso che non è in grado di sopravvivere da solo, cioè senza l'aiuto o il contributo di altri esseri umani. Questo implica che l'individuo "ha bisogno" degli altri. Più esattamente, l'individuo "ha bisogno" di un atteggiamento cooperativo da parte degli altri, cioè che gli altri siano disposti ad aiutarlo a soddisfare i propri bisogni. In caso contrario l'individuo si aspetta di morire di stenti. Questo determina un'ansia sociale latente inconscia, per lenire la quale abbiamo costantemente bisogno di conferme da parte degli altri, che essi sono disposti ad aiutarci e a cooperare con noi in caso di bisogno. Interagire con gli altri serve soprattutto a questo, a lenire la nostra ansia sociale sistematica, a rassicurarci non una volta per tutte, ma ogni giorno.

I desideri implicano la convinzione inconscia che, raggiungendo l'oggetto del desiderio, si ottenga automaticamente la soddisfazione di uno o più bisogni correlati con l'oggetto stesso. Ci sono una grande quantità di desideri di possesso di beni materiali o di posizioni sociali che implicano la convinzione che, ottenendo quello che si desidera, si otterrà automaticamente una sufficiente disponibilità, da parte degli altri, ad aiutarci, servirci o cooperare con noi per soddisfare i nostri bisogni. Il mondo della pubblicità conosce molto bene e sfrutta questo fenomeno per indurre nel pubblico il desiderio di acquistare certi prodotti o servizi.

Non solo la pubblicità, ma anche la cultura, la religione, la scuola, certi insegnamenti tradizionali, cercano di inculcare nell'individuo desideri nei confronti di certi modi di essere e di certi riconoscimenti da parte di certe autorità. A volte, però, il raggiungimento di quanto desiderato lascia l'individuo insoddisfatto, o addirittura più frustrato di prima, quando c'era almeno l'illusione di una futura soddisfazione. Chiamiamo "alienati" quei desideri che non conducono ad alcuna soddisfazione di bisogni "naturali" o "primari".

Come liberarsi dei desideri alienati? Riflettendo su tutti i nostri desideri, cercando di capire quali sono i bisogni che i vari desideri promettono di soddisfare e se, alla luce di un esame razionale, sia credibile che il raggiungimento degli oggetti del desiderio comporti realmente la soddisfazione di bisogni "sani". Tale riflessione deve infatti anche comprendere l'analisi critica dei propri bisogni, per capire se si tratta di bisogni primari, cioè innati e naturali, oppure bisogni secondari acquisiti sulla base di esperienze, e che potrebbero essere essi stessi più o meno sani o alienati.

Per concludere, dato che i bisogni sono inconsci e i desideri consci, se si scopre di avere dei desideri alienati, occorrerebbe cercare di superarli o correggerli mediante uno sforzo di volontà e un autoconvincimento, se invece si scopre di avere bisogni alienati, per correggerli o eliminarli potrebbe essere necessaria una psicoterapia.

Tu sei OK

2015-06-11   Bisogni
Forse il bisogno più comune e importante di ogni essere umano è quello di sentirsi dire, ogni giorno, dal maggior numero di persone: "Tu sei OK".

Il bello del ballo e il bisogno d'interazione sincrona

2015-06-14   Interagire   |   Bisogni
Il ballo è praticato con piacere in quasi tutte le culture del passato e del presente. Io credo che il motivo stia nel fatto che l'atto del ballare comporta un'interazione sincrona tra le persone che ballano, e/o tra chi balla e chi suona, e per il fatto che interagire sincronicamente con altri corrisponde ad un bisogno umano innato, riconducibile ad un più generale bisogno di appartenenza e integrazione sociale. In altre parole, ballando si conferma la propria appartenenza ad una comunità, perché ballare è anche un rito di appartenenza e partecipazione.

Anche attività come giocare, suonare, cantare, viaggiare, lavorare insieme, conversare, essere spettatori "dal vivo" di eventi sportivi, teatrali, cinematografici, musicali, artistici, circensi, politici, religiosi, cerimonie, celebrazioni, riti ecc. soddisfano lo stesso bisogno di interazione sincrona ed è per questo che continuano ad essere praticate in tutte le culture.

Tornando al ballo, esso piace in modo particolare forse perché comporta anche simbologie sessuali più o meno esplicite. Infatti ballare è anche un rito di corteggiamento.

Per quanto sopra, il ballo e le altre forme di interazione sincrona che non hanno uno scopo pratico se non quello di divertire o ritualizzare, e perciò da alcuni considerate frivole o improduttive, dovrebbero essere prese sul serio e considerate importanti, se non indispensabili, in ogni società "sana". Si tratta infatti di divertimenti o rituali utili a soddisfare un bisogno (quello appartenenza e integrazione sociale) la cui frustrazione potrebbe nuocere alla salute mentale e di conseguenza anche quella fisica.

Lo stato dell'arte della psicologia

2015-06-16   Psicologia
Sono frustrato per la confusione che vedo regnare ancora oggi nella psicologia (come, del resto,  in quasi tutte le altre discipline umane e sociali). C'è un'abbondanza di autori e testi psicologici che affollano librerie, biblioteche, università, siti internet, ma non mi sembra che vi sia alcuna unità di linguaggio, concezione, valutazione, né organizzazione della materia in questione se non all'interno di particolari scuole di pensiero più o meno ristrette, al punto di fare sembrare tutte le scuole psicologiche delle sette ideologiche.

Ogni autore "caposcuola" vede la psicologia a modo suo, e valuta a modo suo quello che hanno scritto gli altri autori, privilegiandone alcuni a svantaggio di altri e ignorandone molti, dando importanza a certi concetti e minimizzandone o ignorandone altri. Lo stesso vocabolario dei termini psicologici non è universale, ma ogni termine viene spiegato in relazione al particolare autore che lo ha coniato o usato. In altre parole, ogni autore usa un suo vocabolario personale, soggettivo, strumentale e coerente con la propria visione del mondo psichico.

Invece, se consideriamo le scienza naturali, come la matematica, la fisica, la chimica, la biologia, la medicina vediamo che esiste un largo consenso tra gli scenziati di tutto il mondo, sulla maggior parte delle teorie scientifiche, oltre che sulle pratiche, con qualche eccezione per le cosiddette "medicine alternative". Chi potrebbe mettere in dubbio l'universale validità del teorema di Pitagora nella meccanica classica?

Credo che il caos delle psicologie (il plurale è d'obbligo) sia dovuto innanzitutto al fatto che la maggior parte dei concetti che riempiono i testi di psicologia non sono scientificamente dimostrabili, per cui chiunque può dire tutto e il contrario di tutto, come nelle religioni e nelle filosofie, senza poter essere confutato con argomenti scientifici. In secondo luogo, al fatto che ogni teoria psicologica implica una certa visione filosofica della natura umana, con risvolti etici, politici, religiosi, e ideologici in genere, molto controversi. In terzo luogo al fatto che pochi autori resistono alla tentazione di diventare famosi con il ruolo di maestri, profeti, guide ideologiche o spirituali. Insomma, un certo conflitto d'interessi non si può escludere nella motivazione di ogni autore.

Come mi vogliono gli altri

2015-06-18   Interdipendenza
Si fa presto a dire "sii te stesso, non come ti vogliono gli altri". Ma se nessuno mi vuole io sono morto.

Sulla felicità e la sua durata

2015-06-18   Felicità
La felicità non è uno stato, ma un cambio di stato, il superamento di una resistenza, la soddisfazione di un bisogno, una vittoria, un successo, una guarigione, una vendetta, un perdono ottenuto, lo scampare ad un pericolo. Per questo dura così poco. Appena la situazione, anche la migliore, si stabilizza, sopraggiungono la noia e l'apatia. La felicità non è nell'avere né nell'essere, ma nel divenire. Una felicità duratura richiede un cambio continuo. La staticità e la ripetitività sono nemiche della felicità.

Chi si occupa della nostra psiche

2015-06-19   Psicologia
La nostra psiche è troppo importante per non occuparcene personalmente e lasciare che se ne occupino solo psicologi e preti.

Luoghi comuni

2015-06-21   Umorismo
Un'esilarante pagina facebook sui luoghi comuni più comuni


https://www.facebook.com/events/827342114028667/830720627024149/




Ergo sum

2015-06-23   Essere
Consumo, ergo sum.
Dialogo, ergo sum.
Interagisco, ergo sum.
Collaboro, ergo sum.
Manifesto, ergo sum.
Guido, ergo sum.
Seguo, ergo sum.
Vendo, ergo sum.
Regalo, ergo sum.
Ricevo, ergo sum.
Rubo, ergo sum.
Compro, ergo sum.
Chiedo, ergo sum.
Obbedisco, ergo sum.
Distruggo, ergo sum.
Punisco, ergo sum.
Controllo, ergo sum.
Possiedo, ergo sum.
Faccio del male, ergo sum.
Faccio del bene, ergo sum.
Cerco, ergo sum.
Scelgo, ergo sum.
Divido, ergo sum.
Unisco, ergo sum.
Partecipo, ergo sum.
Condivido, ergo sum.
Giudico, ergo sum.
Aggredisco, ergo sum.
Combatto, ergo sum.
Mi sacrifico, ergo sum.
Pulisco, ergo sum.
Scrivo, ergo sum.
Disegno, ergo sum.
Cambio, ergo sum.
Penso, ergo sum.
Mangio, ergo sum.
Lavoro, ergo sum.
Soffro, ergo sum.
Piango, ergo sum.
Mi drogo, ergo sum.
Mi masturbo, ergo sum.
Faccio l'amore, ergo sum.
Abbraccio, ergo sum.
Amo, ergo sum.

Aforismi sulla pazzia delle masse

2015-06-23   Psicopatia   |   Citazioni e aforismi   |   Massa
"Talvolta un pensiero mi annebbia l'io: sono pazzi gli altri o sono pazzo io?" (Albert Einstein)

"Ci sono più pazzi che savi, e nel savio stesso c'è più pazzia che saggezza." (Nicolas de Chamfort)

"In un'epoca di pazzia, credersene immuni è una forma di pazzia." (Saul Bellow)

"Gli uomini sono così necessariamente pazzi che il non essere pazzo equivarrebbe a esser soggetto a un altro genere di pazzia." (Blaise Pascal)

"Nei singoli la follia è una rarità: ma nei gruppi, nei partiti, nei popoli, nelle epoche è la regola." (F. Nietzsche)

"Siamo tutti un po matti, ma la maggior parte di noi non lo sa, perché frequentiamo soltanto gente con il nostro tipo di pazzia. Vedi dunque quale opportunità ti offro, per apprendere l’uno dall’altro. Solo quando si incontrano persone con pazzie diverse, nasce la possibilità di scoprire gli errori del proprio tipo di follia." (Albert Einstein)

"La maggior parte della gente era matta. E la parte che non era matta era arrabbiata. E la parte che non era né matta né arrabbiata era semplicemente stupida." (Charles Bukowski)

"Un uomo 'sano di mente' è uno che tiene sotto chiave il pazzo interiore." (Paul Valery)

"Si ritiene ingenuamente che, se certi sentimenti o certe idee sono condivisi dai piú, essi sono giusti. Niente è piú lontano dal vero. La convalida consensuale in sé non ha nulla a che vedere con la salute mentale. Come c’è una folie à deux, cosí c’è una folie à millions. Il fatto che milioni di persone condividano gli stessi vizi non fa di questi vizi delle virtú, il fatto che essi condividano tanti errori non fa di questi errori delle verità, e il fatto che milioni di persone condividano una stessa forma di malattia mentale non fa che questa gente sia sana." (Erich Fromm)

"I think that we're all mentally ill. Those of us outside the asylums only hide it a little better - and maybe not all that much better after all." (Stephen King)

"When we remember we are all mad, the mysteries disappear and life stands explained." (Mark Twain)

"We do not have to visit a madhouse to find disordered minds; our planet is the mental institution of the universe." (Goethe)

"In a mad world, only the mad are sane." (Akiro Kurosawa)

 

Chi ha paura dell'etica?

2015-06-24   Inconscio   |   Coraggio
Nonostante la sua importanza per la vita sociale, l'etica è molto trascurata sia a livello accademico che popolare, ad eccezione dei contesti religiosi, che ne detengono praticamente il monopolio e lo esercitano secondo principi tradizionali vecchi di secoli.

Di etica si parla poco e male, cioè in modo approssimativo e superficiale a livello popolare, mentre, a livello accademico, se ne parla in modo talmente astratto, e a volte astruso, che i trattati di etica sono inutilizzabili nella vita pratica, oltre che incomprensibili ai più.

Come spiegare la ritrosia della gente ad occuparsi di etica nonostante la sua importanza per tutti gli esseri umani e per la società?

Secondo me una possibile spiegazione è che vi sia, in ognuno di noi, una paura inconscia di essere giudicati moralmente perché riteniamo, sempre inconsciamente, di non essere del tutto innocenti.

Per l'inconscio, un giudizio morale negativo equivale all'esclusione dalla comunità, ad una punizione, alla perdita di dignità sociale, al pubblico disprezzo e altre cose terribili di questo tipo, per evitare le quali, la soluzione più semplice è liberarsi dell'etica, negarne l'importanza, considerarla addirittura nociva, o semplificarla e banalizzarla ad un punto tale che sia facile, per l'interessato, risultare innocente.

Le scuse tipiche che danno le persone per giustificare la loro riluttanza ad occuparsi di etica sono: "nessuno può stabilire con certezza cosa sia bene o male", "in nome di principi etici sono stati commessi crimini contro l'umanità", "discutere di etica divide le persone, crea conflitti" ecc.

Più aumenta la nostra libertà di comportarci come più ci piace, più aumenta la nostra responsabilità morale e più abbiamo paura dell'etica, perché essa comporta un giudizio morale implicito.

La soluzione? Accettare questa paura e, nonostante essa, occuparci di etica, parlarne con le persone che ci circondano e affrontare con coraggio e consapevolezza qualsiasi giudizio morale implicito risutante dei ragionamenti che faremo insieme agli altri.

 

Per un "laboratorio sociale"

2015-06-25   Interagire   |   Bisogni   |   Psicologia   |   Gioco
(bozza di manifesto per la costituzione di un'associazione culturale informale)

Col termine laboratorio sociale s'intende un gruppo informale di persone accomunate dall'intenzione di concepire, sperimentare e realizzare nuovi modelli di comunità, associazione, aggregazione e interazione sociale più soddisfacenti di quelli tipici della cultura e dei costumi correnti.

Il termine soddisfacente si riferisce ai bisogni umani sani, partendo dall'idea che molti non hanno una chiara consapevolezza di quali siano i propri reali bisogni, hanno bisogni repressi e altri alienati.

Ai fini della definizione del laboratorio sociale, uso per semplicità il termine bisogno per intendere qualsiasi motivazione, aspirazione, passione, desiderio, bisogno, sia conscio che inconscio, innato o acquisito, autoprodotto o indotto dall'esterno.

Per bisogni alienati s'intendono bisogni non autoprodotti, ma indotti dalla naturale predisposizione umana a farsi plasmare da genitori, educatori ed ambiente sociale (in modo difficilmente reversibile), dalla inclinazione al conformismo, dalla fisiologica resistenza al cambiamento e da una cultura di massa che ci manipola a vantaggio dei poteri economici, politici e religiosi nel senso che tende a ridurre l'uomo al ruolo di consumatore, investitore, lavoratore, servitore, elettore, patriota, militante, credente ecc., secondo schemi comportamentali e motivazionali predefiniti, anziché favorire il libero sviluppo delle potenzialità e differenze individuali e l'autodeterminazione a livello individuale e sociale.

Distinguere i bisogni sani da quelli alienati è uno dei principali obiettivi del laboratorio sociale, perché le sue attività sono fondate proprio su tale differenziazione, per favorie la soddisfazione dei primi e respingere i secondi.

Una volta che i partecipanti al laboratorio sociale hanno raggiunto un sufficiente accordo circa l'identificazione dei bisogni umani sani e di quelli alienati, ognuno può proporre e sperimentare con gli altri, modalità di interazione, aggregazione e azione coordinata, che soddisfino, in ognuno dei partecipanti, il bisogno di appartenenza e di interazione sociale, il bisogno di libera individuazione e differenziazione, e l'aspirazione ad influire sull'organizzazione della società a partire dalla pubblica amministrazione locale.

L'obiettivo interno al laboratorio è, oltre a favorire la soddisfazione dei bisogni individuali dei partecipanti come sopra esposto, quello di migliorare la conoscenza di se stessi, degli altri e delle dinamiche di interazione di gruppo.

L'obiettivo esterno al laboratorio è invece quello di contribuire a rendere le cose pubbliche e il loro funzionamento più soddisfacenti rispetto ai bisogni umani sani, realizzando così una democrazia virtuosa ed efficace in alternativa alla democrazia malata che è sotto gli occhi di tutti.

Un principio fondamentale del laboratorio sociale è che qualsiasi teoria sulla natura umana deve trovare riscontro, accettazione ed applicazione nel rapporto reale tra individui reali (almeno due), altrimenti resta un esercizio di erudizione fine a sé stesso e riservato ad una cerchia di intellettuali.

Un altro principio importante è che non esiste una verità assoluta, ma ognuno è portatore di una verità soggettiva, per cui ogni partecipante deve avere la possibilità di far valere il proprio punto di vista al pari di quelli altrui. A tale scopo, ad ognuno è riservato un certo tempo per esprimersi senza essere interrotto o invalidato dagli altri.

Esistono tante buone iniziative di promozione sociale e aggregazione, ognuna caratterizzata da una particolare ideologia, filosofia o interesse particolare. A causa della loro specificità o riduttività, quasi tutte presentano dei limiti nel numero di persone che riescono a coinvolgere in modo permanente. Il laboratorio sociale, a differenza delle altre iniziative, ha l'ambizione di sviluppare modelli associativi di interesse umano generale, che possano attrarre molte persone in modo permanente, cioè non solo finché dura l'effetto novità e curiosità, e che possano diffondersi su vasta scala, ma senza una struttura piramidale da un punto di vista organizzativo e politico. Infatti, quando il numero di partecipanti di un laboratorio supera una certa soglia, è previsto che esso si scinda in due o più laboratori indipendenti, anche se accomunati da idee simili sul progresso umano.

Le attività svolte nel laboratorio sociale comprendono:
  • studio, discussioni, conferenze su temi umanistici (psicologia, sociologia, storia, economia, politica, filosofia, neuroscienze, genetica ecc.) a partire dalla migliore letteratura disponibile nelle discipline umane e sociali, con un approccio eclettico e non ortodosso (ogni partecipante può proporre i suoi autori preferiti o le sue idee originali)

  • workshop di educazione al dialogo e alla dialettica tra idee divergenti, basati sul rispetto reciproco e la metacomunicazione, anche per individuare e neutralizzare le dinamiche nocive o improduttive che possono verificarsi nelle interazioni tra le persone

  • attività conviviali varie (gastronomiche, artistiche, turistiche, sportive ecc.)

  • giochi di società miranti a favorire la comunicazione, il dialogo, l'interazione e la collaborazione tra persone

  • social network e spazi su social media dedicati al laboratorio, per facilitare la conoscenza reciproca e il dialogo tra i partecipanti al laboratorio anche via internet

  • pubblicazione su apposito sito web dei risultati delle ricerche e delle attività di gruppo, per  aumentare l'efficacia e la produttività del gruppo (evitando di reinventare cose su cui si è già lavorato), per favorire la coesione tra i partecipanti e per attrarre nuove adesioni


Filosofia dei bisogni

2015-06-27   Bisogni   |   Inconscio   |   Filosofia   |   Psicologia
Ogni comportamento umano è il risultato di una strategia più o meno consapevole, per la soddisfazione di un complesso di bisogni ricorrenti più o meno consci o inconsci, repressi o espressi, più o meno frustrati, sani, morbosi, autoprodotti o indotti dall'esterno.

Senza il concetto di bisogno (in senso esteso) i comportamenti umani sono incomprensibili e inspiegabili e, in quanto tali, difficilmente modificabili.

Nei "bisogni" occorre includere anche gli "antibisogni", cioè le paure e le repulsioni, ovvero i bisogni di evitare qualcosa.

Tutto parte dal bisogno dei geni di ogni specie, compresa quella umana, di riprodursi. Da quel bisogno primordiale si sviluppano tutti gli altri, come tattiche o strategie per soddisfare i bisogni di ordine superiore.

In ogni specie vivente, il corpo con i suoi organi non è che un mezzo per permettere ai geni di quella specie di riprodursi. Lo sono anche il cervello umano e la psiche, che permettono la riproduzione dei geni attraverso un complesso di bisogni intermedi, a vari livelli funzionali, che si sono formati nel corso della filogenesi della specie e si sviluppano nell'ontogenesi di ciascun individuo.

In altre parole, ogni bisogno è derivato da un bisogno di ordine superiore rispetto al quale è strumentale. Vale a dire che nessun bisogno è fine a stesso, ma ciascuno è il mezzo per soddisfarne un altro precedente. Per esempio, il bisogno di mangiare "serve" a soddisfare il bisogno di nutrimento delle cellule del corpo, mentre il bisogno di denaro serve a soddisfare il bisogno di mangiare e altri bisogni. Altro esempio: il bisogno di avere un rapporto sessuale serve al bisogno di riproduzione dei geni e ad altri bisogni, come quello di riconoscimento, appartenenza o prestigio sociale, che, a loro volta, servono altri bisogni.

Col termine bisogno in senso esteso intendo qualsiasi motivazione, aspirazione, passione, volontà, intenzione, preferenza, desiderio, inclinazione, tensione, paura, repulsione, bisogno, sia conscio che inconscio, costruttivo o distruttivo, innato o acquisito, autoprodotto o indotto dall'esterno.

La maggior parte degli esseri umani non hanno una sufficiente consapevolezza di quali siano i propri reali bisogni, hanno idee sbagliate o riduttive su di essi, hanno bisogni repressi e altri morbosi.

Per bisogni morbosi intendo bisogni non autoprodotti, ma indotti dalla naturale predisposizione umana a farsi plasmare da genitori, educatori ed ambiente sociale (in modo difficilmente reversibile), dalla inclinazione al conformismo, dalla fisiologica resistenza al cambiamento e da una cultura di massa che ci manipola a vantaggio dei poteri economici, politici e religiosi nel senso che tende a ridurre l'uomo al ruolo di consumatore, investitore, lavoratore, servitore, elettore, patriota, militante, credente ecc., secondo schemi comportamentali e motivazionali predefiniti, anziché favorire il libero sviluppo delle potenzialità e differenze individuali e l'autodeterminazione a livello individuale e sociale.

Un bisogno può essere morboso sia in senso qualitativo che quantitativo. Nel primo caso si tratta del bisogno di qualcosa di cui non abbiamo veramente bisogno; nel secondo, si tratta di un bisogno di qualcosa in misura esagerata per eccesso o difetto rispetto alla quantità di cui abbiamo veramente bisogno.

La soddisfazione di un bisogno morboso, nel medio o lungo termine, si dimostra più utile che dannosa per il benessere dell'individuo.

Distinguere i bisogni sani da quelli morbosi dovrebbe essere uno dei principali interessi di ogni essere umano, per favorie la soddisfazione dei primi e la neutralizzazione dei secondi, specialmente nella negoziazione dei rapporti umani.

Per riassumere:

  • Ogni attività di un essere vivente (compreso l'Uomo) è finalizzata alla soddisfazione di un sistema di bisogni presenti in esso

  • Nessun bisogno è fine a se stesso, ma ogni bisogno è funzionale alla soddisfazione di un altro bisogno;

  • Il bisogno primario (da cui sono derivati tutti gli altri) in ogni essere vivente è quello della riproduzione dei suoi geni

  • Un bisogno può essere più o meno sano o morboso per il benessere dell'individuo a medio e lungo termine;

  • Distinguere i bisogni sani da quelli morbosi è essenziale per favorire la soddisfazione dei primi e la neutralizzazione dei secondi


Effetti delle nuove esperienze

2015-06-30   Bisogni
Ogni esperienza veramente nuova cambia la mente nel senso che vi introduce nuove vie per soddisfare bisogni, ne libera o risveglia alcuni repressi o dormienti, ne reprime o neutralizza altri, o ne induce o produce di nuovi.

Teoria della relatività affettiva

2015-06-30   Motivazioni
Un piccolo spazio/tempo pieno di cose interessanti ci appare più grande di un grande spazio/tempo vuoto.

Pragmatica dei bisogni

2015-07-02   Bisogni   |   Psicologia
Ogni comportamento umano è il risultato di una strategia, più o meno consapevole, per la soddisfazione di un complesso di bisogni consci e inconsci, repressi ed espressi, più o meno frustrati, sani, morbosi, autoprodotti o indotti dall'esterno.

Ogni essere umano ha un complesso sistema di bisogni. Col termine bisogno, in senso esteso, intendo qualsiasi motivazione, aspirazione, passione, volontà, intenzione, preferenza, desiderio, inclinazione, attrazione, tensione, paura, repulsione, bisogno più o meno frequente, più o meno conscio, costruttivo o distruttivo, innato o acquisito, autoprodotto o indotto dall'esterno.

La Pragmatica dei bisogni è un indirizzo psicologico che studia i rapporti umani come risultato dell'interazione tra individui visti come portatori di bisogni e di tattiche e strategie per la loro soddisfazione.

Il suo primo obiettivo è quello di scoprire e analizzare i bisogni di ciascuna delle persone coinvolte, soprattutto quelli inconsci, inespressi, rimossi, non compresi o fraintesi.

Secondo obiettivo è quello di valutare la "salute" e l'urgenza dei bisogni emersi, cioè capire quanto ogni bisogno sia sano o morboso per il benessere dell'individuo a medio e lungo termine, quanto sia socialmente accettabile, innocuo o nocivo per le altre persone coinvolte, e quanto ogni bisogno sia impellente.

Terzo obiettivo è studiare la compatibilità tra i bisogni delle persone in gioco e le possibilità di azione, negoziazione e collaborazione per una soddisfazione ottimale del massimo numero di bisogni di tutte le persone coinvolte.

 

Fare politica col sedere degli altri

2015-07-03   Politica
Noi italiani siamo un popolo meraviglioso (nel senso che il nostro comportamento desta meraviglia). Incapaci di risolvere i nostri problemi nazionali diamo consigli ai greci su come risolvere i loro, che sono molto più gravi e complicati. E così noi italiani consigliamo in massa ai greci di rispondere "no" al referendum, mentre pare che la maggioranza greca sia orientata verso il "si".

Sul complottismo

2015-07-03   Politica
Il complottismo è la spiegazione con cui i popoli ignavi si deresponsabilizzano. I cosiddetti "poteri forti" fanno il comodo loro perché il popolo li lascia fare per poi lamentarsi senza cambiare nulla. E' la democrazia, bellezza!

Il destino della Grecia

2015-07-03   Politica
Il destino della Grecia è non stato deciso dall'oligarchia finanziaria europea, ma dai greci, e mi sembra che ancora non lo abbiano capito. Lo stesso vale, mutatis mutandis, anche per noi italiani. Solidarietà al popolo greco significherebbe pagare di tasca nostra i loro debiti e investire i nostri soldi nel loro paese. A queste condizioni la solidarietà non è scontata, vista la situazione economica e finanziaria italiana. Vogliamo che siano i tedeschi (gli unici non indebitati rimasti) a regalare i loro soldi ai greci (e a noi) e li accusiamo di essere criminali e/o egoisti se non lo fanno? La cosa mi perplime. Questo è fare politica col sedere degli altri. Va bene occuparsi della Grecia, ma chi si occupa dell'Italia? E cosa facciamo per l'ìtalia oltre a lamentarci dei poteri forti e a chiedere ulteriori prestiti a mamma Europa per pagare i nostri debiti? Speriamo anche noi che un bel giorno qualcuno li paghi solo in nome della solidarietà? Dovrebbe pagarli la Merkel? E perché? Detto questo, forse (ma non ne sono sicuro) non conviene far fallire la Grecia o farla uscire dall'euro, ma non per soliderietà o giustizia (cose che non possiamo esportare non avendole nemmeno in Italia), bensì per un sano pragmatismo.

Un mondo di bisogni

2015-07-04   Bisogni
Il mondo è pieno di portatori di bisogni, per soddisfare i quali ogni portatore ha bisogno della collaborazione di altri portatori.





Bisogni umani e selezione/competizione sociale

2015-07-05   Interagire   |   Bisogni   |   Orientarsi
Ogni essere umano, per soddisfare i suoi bisogni, ha bisogno della collaborazione di altre persone. Ma quali?

Ogni essere umano libero ha la possibilità di scegliere le persone con cui interagire per una reciproca soddisfazione. Di conseguenza, ogni essere umano può essere scelto, o no, da altri.

L'interazione felice, cioè quella che soddisfa ambedue le parti, è possibile solo quando due persone si scelgono reciprocamente e interagiscono a tale scopo. Infatti io posso scegliere una certa persona, ma se questa non mi sceglie, cioè preferisce interagire con un altro, il rapporto è impossibile.

Ogni essere umano ha bisogno di essere scelto da qualcun altro, altrimenti resta solo e non riesce a soddisfare i suoi bisogni. Per essere scelto deve essere in una certa misura competitivo, cioè deve risultare interessante almeno quanto il suo potenziale concorrente.

Da qui nasce l'ansia della competizione, ovvero la paura, più o meno conscia, di non essere abbastanza competitivi e di rimanere perciò soli e insoddisfatti.

Come vincere l'ansia della competizione ed essere sufficientemente competitivi per farci scegliere da altre persone?

Prima di tutto bisogna capire che più sono alti i nostri requisiti nella scelta delle persone, più è necessario essere competitivi, cioè "all'altezza" delle nostre esigenze. Per esempio, se cerchiamo persone con un'intelligenza superiore ad un certo livello, dobbiamo essere anche noi sopra quel livello. Lo stesso criterio si applica alla bellezza, all'onestà, alla ricchezza, alla cultura ecc.

In secondo luogo, bisogna capire che la competitività di un essere umano è multifattoriale nel senso che uno può essere più competitivo in un certo aspetto e meno in altro, ed è difficile che una persona corrisponda a tutti i criteri di selezione posti.

In terzo luogo, dobbiamo considerare non solo in quale misura il candidato è in grado di, e disposto a, soddisfare i nostri bisogni, ma quanto noi siamo in grado di, e disposti a, soddisfare i suoi. Infatti, se si chiede più di quanto si è disposti a offrire, l'interazione felice è praticamente impossibile.

Purtroppo viviamo in una cultura che ci ha insegnato due cose fondamentali:

- che conviene essere il più possibile competitivi in tutti i campi possibili per essere scelti come partner e non restare soli, quindi conviene cercare di diventare sempre più ricchi, più belli, più sani, più colti, più popolari ecc.

- che conviene cercare il partner che ci offre di più chiedendoci di meno.

I rapporti umani sono spesso trattati come rapporti d'affari, cioè finalizzati al massimo profitto; in pratica si tratterebbe di "offrirsi" al prezzo più alto e con i costi più bassi.

Una tale visione è causa di stress e insoddisfazione perché ognuno vorrebbe fare "un affare", e per di più misurando il dare e l'avere con la sua bilancia personale che tende a minimizzare l'avere e massimizzare il dare.

Insomma, spesso uno chiede più di quanto l'altro sia disposto a, e in grado di, dare. Il risultato è una situazione di stallo, di solitudine e di carenza di interazione.

Come superare lo stallo e l'ansia da competizione, e interagire con reciproca soddisfazione?

Prima di tutto occorre prendere coscienza dei propri bisogni, neutralizzare quelli morbosi e stabilire cosa realisticamente chiedere al potenziale partner.

In secondo luogo prendere coscienza dei bisogni del potenziale partner e di ciò che siamo realisticamente disposti a, e in grado di, dare e fare per soddisfarli.

Se ci accorgiamo che non c'è compatibilità tra la domanda e l'offerta anche dal punto di vista di una sola delle due parti, conviene orientarsi verso altri partner potenziali, con i quali seguire lo stesso procedimento, finché non se ne trova uno con cui sembra esserci compatibilità.

Se la ricerca non dà esito positivo per un certo numero di volte, occorrerà diminuire le proprie esigenze e/o aumentare la propria disponibilità a soddisfare i bisogni altrui.

Qualcuno troverà questo procedimento cervellotico, freddo, arido, senza sentimenti. Sicuramente si tratta di un approccio razionale che però prende i sentimenti (propri e altrui) in seria considerazione in quanto manifestazioni di bisogni. Soddisfare i bisogni equivale infatti a soddisfare i sentimenti (e viceversa).

A chi rifiuta un approccio razionale non resta che affidarsi soltanto al cuore o all'istinto, ma, come si vede dal crescente numero di separazioni e divorzi, con scarsa probabilità di successo.

Sulla pornografia

2015-07-05   Immaginazione
Uno medium pornografico (foto, film, spettacolo ecc.) è come un'opera d'arte: stimola la fantasia e provoca sentimenti. Un certo tipo di fantasia e un certo tipo di sentimenti che qualcuno considera antisociali e per questo vorrebbe proibire.

Di chi fidarsi

2015-07-05   Psicologia
Non fidarsi di nessuno, nemmeno di se stessi. E' il grande insegnamento della psicologia.

Cosa manca perché la società migliori

2015-07-06   Politica
In democrazia non basta che qualcuno abbia buone idee. Di libri e blog pieni di buone proposte ce ne sono tanti. L'idea che manca (a me, a voi, al mondo accademico) è come migliorare la mentalità degli elettori. Il problema, in sintesi, è quello della qualità dell'elettorato. E' un problema per ora insolubile.

Politica dal basso

2015-07-06   Politica
Quando in democrazia i cittadini si tengono lontani dalla politica attiva e si limitano a scegliere tra i partiti politici, questi finiscono per corrompersi. Per evitare la corruzione, i cittadini dovrebbero organizzarsi e far politica anche, e soprattutto, dal basso.

Sull'odio verso i creditori

2015-07-06   Odio
Se non vuoi farti odiare da qualcuno, non prestargli denaro che non sei disposto a regalargli nel caso in cui non potesse o volesse restituirtelo. La restituzione di un prestito dovrebbe essere volontaria, per definizione. Così ci insegnano i nuovi greci.

Bibbia e politica

2015-07-06   Politica
Il Vecchio Testamento è fascista. Il Nuovo comunista. Per non far torto a nessuno dei due, i cristiani, a cominciare da San Paolo, si sono fatti democristiani.

L'economia non è una scienza

2015-07-08   Filosofia   |   Economia
MI fa paura constatare che tra gli economisti accademici vi siano opinioni così discordanti. L'analisi e le ricette (quando ci sono) per uscire dalla crisi globale e risolvere il caso greco lo dimostrano. L'economia mi sembra più una filosofia che una scienza, dove ogni studioso vede solo una parte del problema semplificandolo pericolosamente.

Essere normali

2015-07-09   Conformismo
Vorrei essere normale, ma non trovo norme che abbiano senso.

Il mito del buon pastore

2015-07-09   Politica
Le pecore si lamentano perché il pastore le sfrutta, ma anziché organizzarsi per scegliere meglio il pastore e controllare il suo operato, si limitano a scegliere il pastore che sembra più generoso tra i candidati che si presentano alle elezioni.

Sull'intolleranza per le visioni del mondo diverse dalle proprie

2015-07-10   Confliggere
Molte persone non tollerano il fatto che qualcuno possa avere visioni del mondo, valori e bisogni molto diversi dai propri. In tal caso cercheranno di trovare difetti nella visione del mondo dell'altro, interpretandola, se occorre, in modo incompleto, distorto o esagerato, perché l'ipotesi che quella sia migliore o più vera della propria, a livello incoscio, minerebbe le fondamenta della loro personalità, mentalità e dignità sociale.

La paura dell'indipendenza del pensiero

2015-07-12   Paura
Il pensiero, inteso come attività del pensare, pur avendo infiniti gradi di libertà, è confinato entro schemi precostituiti diversi da persona a persona.

Ciò che impedisce al pensiero di valicare tali limiti è la paura inconscia dell'indipendenza del pensiero stesso.

Noi abbiamo paura di pensare in modo indipendente perché abbiamo inconsciamente paura di impazzire, di diventare disumani, di non essere riconosciuti degni di appartenere alla società, di non essere "normali" secondo i criteri dell'Altro generalizzato (come definito da George H. Mead). Si tratta quindi di paure direttamente legate al bisogno, geneticamente determinato, di appartenenza e integrazione sociale.

Inoltre, non solo abbiamo paura dell'indipendenza del nostro pensiero, ma anche di quella del pensiero altrui, perché essa potrebbe dar luogo a comportamenti per noi incomprensibili, imprevedibili, incontrollabili, asociali, pericolosi e competitivi fuori dalle regole comunemente accettate.

Per questi motivi passiamo gran parte della vita a limitare il nostro pensiero e a criticare e perseguitare il pensiero altrui quando sconfina dai nostri schemi precostituiti.

Sinottico dell'esistenza umana

2015-07-17   Motivazioni






Sulla filosofia professionale

2015-07-19   Filosofia
La maggior parte dell’attività del filosofo di professione consiste nel commentare e criticare quello che hanno detto altri filosofi del passato o contemporanei. E’ quasi impossibile trovare un filosofo professionale che dica qualcosa senza citare altri filosofi per lodarli o invalidarli in tutto o in parte. Per questo la filosofia professionale è difficile da capire, complessa, caotica e fine a se stessa, per questo è ignorata (se non disprezzata) al di fuori degli ambienti intellettuali.

La comunità elettiva

2015-07-20   Inconscio   |   Psicologia   |   Gerarchia
Ogni essere umano ha nel suo inconscio una comunità ideale (che chiameremo "comunità elettiva") a cui ha bisogno di appartenere (in una posizione onorevole) e da cui teme di essere escluso. E’ una comunità in cui valgono particolari valori etici ed estetici, gerarchie, diritti, doveri, obblighi, divieti, riconosciuti, ricercati e condivisi dai suoi membri. Infatti i valori professati da un individuo corrispondono a quelli della propria comunità elettiva, nel senso che sono riconosciuti, “spendibili” o scambiabili in essa.

La comunità elettiva può corrispondere ad una comunità reale, cioè un gruppo di persone conosciute particolari, oppure può essere immaginaria. In tal caso l’individuo la cerca o tenta di crearla. Può anche succedere che un individuo abbia più di una comunità elettiva, ognuna con valori diversi. In tal caso, per l'individuo, è come avere denaro in diverse valute, ciascuna spendibile in una comunità diversa.

Se un individuo si sente parte di più di una comunità elettiva e vi sono incompatibilità o conflitti tra i valori delle rispettive comunità, in esso possono prodursi rinunce, frustrazioni, inibizioni e disturbi psichici (dalla depressione, agli attacchi di panico, alla schizofrenia) e psicosomatici. Data la forza insopprimibile del bisogno umano di appartenenza, un individuo che non si sente parte di alcuna comunità elettiva (né reale né immaginaria) è normalmente infelice e tende a comportarsi in modo asociale e a sviluppare nevrosi e psicosi.

Ogni individuo viene percepito (e percepisce se stesso) come più o meno "rappresentativo" di una comunità, e in tal senso al suo giudizio viene attribuita una importanza più o meno grande. La mancanza di autostima può essere dunque dovuta ad un senso di non-rappresentatività o non appartenenza comunitaria.

I conflitti tra individui vengono percepiti come conflitti tra le diverse comunità (o concezioni di comunità) che essi rappresentano oppure come competizioni per posizioni gerarchiche ambite nell'ambito della comunità. Parliamo dunque di conflitti esterni o interni alla comunità.

A volte un individuo sente il bisogno di ribellarsi ad una comunità di cui ha fatto o fa ancora parte, ma per farlo ha bisogno di alleati, cioè di una comunità alternativa che lo sopporti nella rivolta.

Ogni essere umano può essere "collocato" psicologicamente in una o più comunità elettive in una certa posizione gerarchica e in un certo stato di grazia. Quest'ultimo rappresenta il livello di accettazione e approvazione di cui gode da parte dei comembri della comunità di riferimento rispetto alla posizione gerarchica assunta.

Ogni collocazione può essere più o meno soddisfacente per l'interessato. Quando è insoddisfacente oltre un certo limite, il soggetto può avere disturbi psichici o considerare  l'eventuale migrazione ad un'altra comunità potenzialmente più soddisfacente.

Aspetti formali

L'appartenenza ad una particolare comunità elettiva deve essere confermata periodicamente attraverso la conformazione a forme, e la celebrazione di rituali, specifici della comunità stessa, come la partecipazione a feste e riti,  abbigliamenti, arredamenti, linguaggi, cibi, attività ecc. tipici della comunità stessa. In altre parole, far parte di una comunità significa far parte delle sue forme caratteristiche.

Sulla fede nell'omeopatia

2015-07-29   Falsità
Le discussioni infinite sull'efficacia o meno dei farmaci omeopatici sono interessanti non tanto per capire se l'omeopatia funzioni o no, ma per dimostrare l'ostinazione dell'intelligenza umana nel sostenere tesi illogiche contro ogni evidenza reale.

La verità è che non ci sono prove scientifiche (cioè ripetibili) che un farmaco omeopatico sia più efficace di un placebo. D'altra parte è vero (cioè sceintificamente dimostrato) che i placebo hanno un effetto terapeutico. Ergo, se uno sostituisce la sostanza omeopatica con acqua senza farlo sapere al paziente e a quelli che lo curano, il risultato terapeutico non cambia.

Un'etica basata sul piacere e il dolore

2015-08-01   Etica
Il piacere è un'emozione associata alla soddisfazione di un bisogno, tranne nei casi di piaceri artificiali, cioè indotti da sostanze chimiche.

Il piacere viene sentito nel momento in cui un bisogno viene soddisfatto. Una volta saziato il bisogno, il piacere scompare per tornare quando il bisogno si risveglia e viene nuovamente soddisfatto.

Per quanto riuarda il dolore, ve ne sono di due categorie. Quello fisico (prodotto da lesioni o disfunzioni fisiche) e quello psichico. Quest'ultimo è sintomo di frustrazione di bisogni.

Se consideriamo i bisogni umani "sani" la misura di ogni valore, allora la ricerca del piacere e l'evitamento del dolore, propri e altrui, dovrebbero essere il dovere morale fondamentale.

Progresso tecnologico e disoccupazione

2015-08-02   Filosofia
Molti non hano ancora capito che maggiore automazione, maggiore razionalizzazione della produzione, maggiore produttività = maggiore disoccupazione. Ve lo dice un informatico. Per un nuovo posto di lavoro di informatico o di esperto di robotica o di ricerca e sviluppo se ne perdono più di uno per l'esecuzione del lavoro. Per far fronte a questo problema le vecchie ricette (e quelle attuali) sono ridicole. Per ridurre la discoccupazione ci vuole un cambio di filosofia a livello globale, un nuovo umanesimo. Una rivoluzione culturale profonda. Ma quasi nessuno lo ha ancora capito.

Sull'homo sapiens

2015-08-02   Comprendere
L'homo sapiens è un animale capace di riflettere su se stesso come specie e come individuo. Tuttavia riflettere non significa necessariamente capire, né essere in grado di controllare il proprio comportamento, che resta comunque quasi completamente automatico.

Critica individuale e sociale

2015-08-03   Criticare
Gli umani hanno paura di essere criticati perché inconsciamente una critica è vista come una minaccia di esclusione dalla comunità. Perciò fanno di tutto per evitare critiche e disprezzano e osteggiano coloro che li criticano direttamente, indirettamente o anche solo potenzialmente. La critica, specialmente quella sociale, è politicamente scorretta per definizione, e causa di ostracismo. Per questo è così rara. È praticamente un tabù che pochi osano sfidare, pagandone le conseguenze.

Donne senza desideri sessuali

2015-08-04   Religione
Nei 10 comandamenti biblici ce n'è uno che dice "non desiderare la donna d'altri". Ma non ce n'è uno che dica "non desiderare l'uomo d'altre". Perché? Evidentemente per il Signore è inconcepibile che le donne possano avere desideri sessuali.

Catechismo della Chiesa cattolica

2015-08-04   Religione
Più che la Bibbia, il "Catechismo della Chiesa cattolica" [1] è la migliore guida per decristianizzarsi senza fatica e senza dubbi. Approvato nel 2005 da Benedetto XVI, strutturato in forma di 598 domande e risposte ordinate per temi, brevi e precise, generalmente tautologiche, autoreferenziali, astruse, fondamentaliste, politicamente tendenziose, evasive, questo volumetto è tutto un fiorire di imbarazzanti e sfacciati insulti al buon senso e all'intelligenza dei lettori. Per il suo bene, la Chiesa dovrebbe metterlo all'indice, ritirare tutte le copie in circolazione e farlo cadere nell'oblio.

La Bibbia è meno pericolosa del Catechismo perché molto più confusa, non strutturata tematicamente, e scritta in un linguaggio spesso poetico ed arcaico, di difficile consultazione e comprensione, dove è difficile distinguere il realismo dalla metafora, la favola dal fatto storico.

Credo che la Chiesa insista volutamente e strategicamente nel confermare la verità di certi scritti assurdi e a volte rivoltanti, perché in tal mondo educa i suoi fedeli già in età infantile (approfittanto della loro incapacità di intendere e di distinguere il senso dal non-senso) ad accettare l'assurdo come verità, ad inibire lo spirito critico e, soprattutto, a considerare il clero come unica e insostituibile autorità intellettuale e legittimo intermediario e interprete tra l'uomo e Dio.

Infatti, se gli scritti ecclesiali avessero qualche senso, sarebbe possibile analizzarli, criticarli, denunciarne le incoerenze, l'irrazionalità, l'infondatezza. Ma ciò è inutile in un testo che è illogico dall'inizio alla fine e usa la fede come strumento per trasformare in verità assoluta l'assurdo, l'incredibile, l'indimostrabile a favore del potere politico del clero. In tal modo si scoraggia una loro lettura critica ed educa i catecumeni al blackout razionale.

La scienza unisce, la religione divide. Infatti un altro vantaggio dell'assurdità degli scritti ecclesiali è che grazie ad essa la gente si divide in credenti (cioè i fedeli su cui il clero può contare stabilmente per il sostegno politico ed economico) e non credenti (cioè i critici e gli avversari politici). Una divisione che il clero ha bisogno di monitorare costantemente, per la propria sopravvivenza.

[1] Catechismo della Chiesa cattolica - Compedio. (Libreria Editrice Vaticana - Città del Vaticano - ristampa luglio 2005) - Sito web


Inconscio

2015-08-05   Inconscio   |   Irrazionale
L'inconscio è uno stupido dittatore che ha un potere immenso sui nostri pensieri, sentimenti e motivazioni. La sua logica è automatica, prevedibile, irrazionale, impulsiva, rigida, inesorabile, ostinata, resistente, gelosa, vanitosa, soggettiva, settaria, pavida, ignorante, ingannevole, semplicistica, fondamentalista, assoluta, egocentrica, intollerante, irresponsabile, autodifensiva, conservatrice.

Razionalizzazione

2015-08-05   Luigi Anèpeta
"Razionalizzazione. Con questo termine, E. Jones ha indicato le procedure con cui un soggetto cerca di dare una spiegazione che risulti coerente sul piano logico e accettabile sul piano morale di un sentimento, di un’azione, di una condotta di cui non vuole scorgere le motivazioni profonde. La razionalizzazione è dipendente dalle ideologie di riferimento, e realizza, con esse, una miscela tossica di mistificazione."
[Luigi Anepeta]

Comprensione critica

2015-08-05   Comprendere   |   Luigi Anèpeta
"[Occorre passare] dall’intolleranza interiore nei confronti degli altri e di sé alla pietas, ad uno sguardo cioè che ci restituisce, dentro e fuori di noi, l’umanità come una specie maldestra che, ossessionata dalla paura e dal dolore, adotta quasi costantemente rimedi che sono peggiori del male." [Luigi Anepeta]

Reciprocità dei sentimenti

2015-08-06   Emozioni e sentimenti
Simpatia, antipatia, amore, odio, stima, disprezzo, ostilità, ospitalità, fiducia, diffidenza, sono normalmente reciproci.

Essere amato e rispettato come bambino

2015-08-09   Amare
Ogni tanto vorrei essere amato e rispettato come bambino. Vorrei non dover essere adulto, marito, padre, educatore, amministratore, lavoratore, datore di lavoro, cittadino, forte, virile, saggio, affidabile, responsabile, competitivo, normale. Vorrei essere amato e rispettato incondizionatamente, per il solo fatto di esistere. Vorrei essere amato e rispettato senza dover amare e rispettare. Vorrei essere amato e rispettato per quello che sono e che sono stato, non per quello che dovrei essere e che gli altri si aspettano da me. Per le mie differenze e specialità, non per le mie conformità.
Forse da bambino non sono stato abbastanza amato e rispettato come bambino, e ne ho ancora bisogno. Forse questo è vero anche per molti altri.

Cosmopolitan

2015-08-09   Bellezza
Oggi mi è capitato tra le mani il numero di agosto 2015 di Cosmopolitan, "il mensile femminile più letto nel mondo". L'ho sfogliato e letto qualche articolo. 188 pagine, di cui una su tre contenenti solo pubblicità di cosmetici e abbigliamento. Gli articoli parlano quasi esclusivamente di sesso, moda e personaggi dello spettacolo. Il sesso è presentato come obiettivo da raggiungere, come misura del successo, ma anche come occasione di tradimento. La bellezza femminile e maschile (cioè una certa idea di bellezza o stile), e l'amore (dai primi incontri all'indispensabile accoppiamento sessuale) sono i motivi conduttori della rivista. Mi sono chiesto: a cosa serve una rivista come questa? Che funzione e che impatto ha nel comportamento sociale e individuale e nella mentalità dei lettori? Perché viene letta? Io credo che essa nasconda un messaggio più o meno esplicito che dice pressappoco così: "La sola cosa che conta per una donna è attrarre e farsi penetrare e possibilmente mantenere e proteggere da un uomo bello e di successo. Noi vi aiutiamo, con i nostri consigli, a raggiungere tale obiettivo, cioè a diventare più bella e interessante possibile, a individuare gli uomini più belli e interessanti, e a comportarvi in modo da attrarli a voi e non perderli dopo che li avrete conquistati. Tutto il resto è noia".

Conoscere vs. capire le persone

2015-08-09   Comprendere
Conoscere e capire sono due cose diverse. Infatti si può conoscere senza capire e capire senza conoscere. Ci sono persone che, nonostante si frequentino da anni, ancora non si capiscono e altre che si capiscono dopo essersi frequentate solo per pochi giorni.

Conoscere una persona significa aver acquisito le informazioni utili per riconoscerla, mentre capire una persona significa avere gli elementi per spiegare e prevedere il suo comportamento.

Per capire una persona dobbiamo usare un quadro di riferimento e una visione del mondo che sono di quella persona, non i nostri. Dobbiamo conoscere e accettare gli aspetti di quella persona che non hanno uguali in noi, e considerare le esperienze di quella persona che noi non abbiamo mai fatto.

Quanto più una persona è diversa da noi, tanto più è difficile capirla, perché tendiamo a classificarla in base alle nostre esperienze e ai valori della comunità a cui apperteniamo, ignorando i suoi.

Se le differenze di opinione o di comportamento ci spaventano, disgustano, irritano o annoiano, difficilmente riusciremo a capire le persone diverse da noi.

Quel che è peggio è che tendiamo a disprezzare tutto ciò che non siamo in grado di capire, oppure a capire in modo errato, cioè a trovare false spiegazioni per idee e comportamenti diversi dai nostri. Questo può avvenire anche tra coniugi e tra genitori e figli.

Gloria e miseria dei libri

2015-08-10   Letteratura
Un libro può essere utile e piacevole, ma anche inutile, dannoso o sgradevole.

Un libro ci può far conoscere cose che altrimenti non conosceremmo, esperienze di altre persone che non avremmo altrimenti occasione di fare, ci può far capire cose che altrimenti non riusciremmo a capire, ma ci può anche ingannare, farci scambiare falsità per verità, verità per falsità, complessità per semplicità o semplicità per complessità.

Un libro ci può far guadagnare tempo o perderlo.

Un libro ci può stimolare, ipnotizzare, far viaggiare con la fantasia, liberare la nostra creatività, ma può anche farci paura, riempirci di pregiudizi e chiuderci in gabbie mentali.

Un libro può aprire o chiudere la nostra mente.

Un libro può liberarci o renderci schiavi.

Un libro può darci consigli utili o guidarci alla rovina.

Un libro può distrarci o farci concentrare su qualcosa. Farci evadere dalla realtà o riportarci in essa.

Un libro può essere una salutare o morbosa masturbazione mentale, o una guida per orientarci nella realtà.

Un libro può essere fonte di piacere o dolore, gioia o tristezza, entusiasmo o disperazione.

Un libro può farci scoprire chi siamo e chi non siamo, di cosa abbiamo bisogno e di cosa non abbiamo bisogno.

E' importante saper scegliere i libri da leggere e dosare il tempo di lettura.


Normalità della solitudine (di Rainer Maria Rilke)

2015-08-10   Solitudine
“In the deepest and most important things, we are unutterably alone, and for one person to be able to advise or even help another, a lot must happen, a lot must go well, a whole constellation of things must come right in order once to succeed.”
[Rainer Maria Rilke]

Malgoverno e inerzia sociale

2015-08-11   Politica
La volontà di noi cittadini contro il malgoverno non conta nulla, perché siamo incapaci di mobilitarci in modo organizzato per il bene comune. Ci limitiamo a lamentarci, tra amici. L'inerzia, l'indifferenza, l'ignoranza, l'autoindulgenza e l'individualismo della gente sono i migliori alleati dei cattivi politici.

Il diritto di essere tristi

2015-08-11   Emozioni e sentimenti
Viviamo in una società così profondamente malata che non possiamo mostrarci tristi senza essere considerati malati, stupidi o miserabili, e trattati di conseguenza. In realtà un essere umano sano che non abbia rapporti umani soddisfacenti non può non essere triste, specialmente quando è consapevole della propria solitudine e della incomprensione da parte degli altri.

Inoltre, quanto più una persona cresce e migliora in senso etico ed intellettuale, quanto più si eleva sopra la mediocrità, tanto più aumentano la solitudine e l'incomprensione, a cui si aggiungono la diffidenza e l'ostilità da parte degli altri, che non vedono di buon grado le qualità in cui non sono competitivi.

D'altra parte la tristezza di una persona può essere percepita dagli altri come atto di accusa nei loro confronti, come se fosse dovuta ad una richiesta negata, ad un bisogno che non hanno soddisfatto, accusa respinta a priori.

Allora, quando siamo tristi, dobbiamo trovare una giustificazione tollerabile dalle persone che ci circondano, alle quali interessa soprattutto dimostrare che non sono responsabili di quella tristezza, e che hanno fatto tutto quanto in loro potere per evitarla.

Concludendo, se sei triste perché ti senti incompreso, non rispettato, non amato dalle persone che ti sono vicine, sei costretto a nascondere la verità per evitare che queste si risentano e diventino ancora più fredde o ostili nei tuoi confronti, e cerchino di dimostrare che, se sei triste, la colpa è solo tua. Infatti nessuno ha il diritto di accusare gli altri della propria tristezza, anche se, normalmente essa è causata proprio dal comportamento altrui.

Dio gioca a nascondino

2015-08-11   Religione
Se vi capita, divertitevi a chiedere ad un prete perché, se Dio è onnipotente, ha bisogno dei preti per insegnare la religione e non l'insegna direttamente Lui a tutti gli esseri umani in ogni parte del mondo, quando raggiungono l'età della ragione, eventualmente attraverso lo Spirito Santo. Tra l'altro si eviterebbe quell'imbarazzante fenomeno delle religioni che sono diverse per zone geografiche, proprio a causa dei diversi intermediari presenti sul posto. Perché Dio parla direttamente solo ad un piccolissimo numero di persone privilegiate? Perché gioca a nascondino e premia chi lo trova e castiga chi non ci riesce?

Ritagli di realtà

2015-08-12   Realtà
Con un ritaglio di realtà si può dimostrare qualsiasi tesi.

Libertà naturali e sociali

2015-08-14   Etica   |   Libertà
Ogni essere umano è per natura libero di essere stupido e ignorante nella misura in cui non danneggia altri umani, ma anche di difendersi dai danni che possono derivargli dal libero comportamento degli altri, e cercare perciò di porre dei limiti alla libertà altrui con la forza o altri mezzi.

Psicologia teorica e pratica

2015-08-15   Psicologia
La psicologia "tout court" dovrebbe chiamarsi psicologia teorica. Infatti esiste anche una psicologia pratica, costituita da soprattutto da biografie e romanzi, in cui si possono osservare gli effetti dell'attività psichica nella vita reale o immaginaria delle persone. Psicologia teorica e pratica dovrebbero convivere e procedere unite nella mente dello studioso e dell'osservatore per una reciproca verifica a vantaggio di entrambe, ma questo avviene molto raramente.

Introversione-estroversione: polarità o tratti sommabili?

2015-08-15   Introversione
Comincio a pensare che introversione ed estroversione non siano i due poli, mutulmente esclusivi, di un unico tratto, ma due tratti sommabili. Intendo dire che ogni essere umano potrebbe avere una certa quantità di introversione e una di estroversione, diverse da persona a persona, quantità che, anziché escludersi mutualmente, si sommerebbero.
Così, per esempio, ci potrebbero essere persone molto introverse e molto estroverse allo stesso tempo, altre molto introverse e poco estroverse o viceversa, altre (il caso peggiore) poco introverse e poco estroverse: cioè quasi completamente apatiche, indifferenti, inerti.
Che ne pensate della mia ipotesi?
Se fosse vera, non avrebbe senso contrapporre introversi ed estroversi, ma, semmai i molto introversi con i poco introversi, e l'estroversione non sarebbe mai un difetto, ma sempre una qualità, una risorsa utile e desiderabile.

Amazon: il costo umano della produttività e dell'efficienza illimitata

2015-08-15   Economia
Articolo impressionante sulle condizioni di lavoro presso Amazon, una delle aziende più efficienti e di successo nel mondo, che disumanizza i suoi impiegati e crea disoccupazione a livello globale.

http://www.nytimes.com/2015/08/16/technology/inside-amazon-wrestling-big-ideas-in-a-bruising-workplace.html?_r=0

Importanza della condivisione

2015-08-16   Condividere
Per il benessere psichico e il buon umore, è importante condividere qualcosa di sostanziale con altre persone. La condivisione, che non può essere una tantum, ma va rinnovata continuamente e deve essere bilaterale, serve a farci sentire parte della società, accettati, accolti, rispettati, desiderati. Senza tale percezione siamo facilmente vittime di ansia, depressione, panico, misantropia, angoscia, disperazione, senso di solitudine, tristezza e disturbi psicosomatici.

Amore, condivisione, felicità

2015-08-17   Amare
Amare una persona è desiderare di condividere cose con essa. Amare una cosa è desiderare di condividerla con altre persone. Felicità è condivisione di cose importanti e innocue, con persone gradevoli.
Si possono condividere tante cose: i propri corpi, speranze, illusioni, idee, pensieri, beni mobili e immobili, obiettivi, progetti, paure, sentimenti, gusti, luoghi, conoscenze, princìpi, fedi, oggetti, spazi, tempi, ricordi, piaceri, dolori, ma anche odii, disgusti, disprezzi, invidie, ostilità, distruttività.

La paura del confronto

2015-08-20   Arroganza
Una delle cose che più disturbano un essere umano è il confronto, in termini etici o intellettuali, rispetto a un altro, o alla media degli altri membri della comunità di appartenenza.

L'ipotesi di essere peggiore di un altro, a livello inconscio, è terrificante perché implica il rischio di essere, a causa di ciò, esclusi dalla comunità o relegati ad un rango inferiore. Per proteggere la psiche da tale inquietante eventualità, un meccanismo di difesa inconscio provvede ad evitare ogni occasione di confronto in termini etici e intellettuali, a non percepire le differenze di valore tra esseri umani (comprese le proprie inferiorità ma, paradossalmente, anche superiorità), e a considerare inopportuno, sconveniente, deprecabile, temerario, vizioso, asociale lo stesso atto del confrontare, col risultato che, se uno osa accennare o alludere direttamente o indirettamente al fatto che esistono persone migliori di altre, anche senza fare nomi, viene tacciato di presunzione e arroganza, e suscita antipatia. Al tempo stesso l'umiltà, intesa come astensione dal giudizio comparativo, viene da molti considerata la somma virtù.

Infatti mi aspetto che una buona parte delle persone che leggeranno questa mia riflessione ne saranno disturbate e penseranno che sono presuntuoso e arrogante, e che mi ritengo superiore a loro, cosa infondata dal momento che non so nemmeno chi mi leggerà. Tuttavia alcune di queste persone interpreteranno questo mio scritto come il tentativo di dimostrare che sono migliore di loro, e mi condanneranno per questo, che sentiranno come un insulto personale.

Vi chiederete allora perché, sapendo che così mi rendo antipatico a molti, ogni tanto scrivo cose in cui esplicitamente o implicitamente parlo di valori umani in senso comparativo, specialmente della necessità di migliorare il proprio comportamento a livello individuale e colletttivo. La risposta è: perché lo sento non solo come un diritto, ma come un dovere morale, in quanto penso che il progresso civile dipende dalla diffusione del giudizio di valore etico e intellettuale sul comportamento umano. Infatti, se nessuno osa giudicare, se criticare è tabù, viene a mancare la motivazione a migliorare, anzi, si arriva all'assurdo di aver paura di migliorare per evitare il rischio di essere accusati di arroganza, e di voler essere superiori agli altri.

Per quanto mi riguarda, io non cerco di essere superiore agli altri, ma a me stesso. Tuttavia, a chi cerca di migliorare se stesso capita involontariamentte, strada facendo, di superare qualcun altro. E adesso lapidatemi.

La condivisione del gusto per le arti

2015-08-22   Condividere
Se la felicità dipende dalla condivisione di cose gradevoli, le arti (in senso esteso) possono in essa giocare un ruolo importante. Condividere con altri il piacere che le arti possono dare non solo è fonte di ulteriore piacere, ma può anche essere un mezzo per selezionare le persone per affinità, in modo che la condivisione avvenga soprattutto con le persone di simili gusti e sensibilità.

I processi alle intenzioni

2015-08-22   Giudicare
Ci sono persone che ti criticano non perché ritengono che quello che fai o dici sia sbagliato, ma perché sono disturbati dalla tua esistenza o dalla tua diversità. Non potendo allontanarti o distruggerti, ti attribuiscono difetti che non hai dopo aver fatto un processo soggettivo alle tue intenzioni.

Avere la coscienza a posto

2015-08-22   Etica
Tutti hanno la coscienza a posto anche i peggiori criminali. La psiche ha dei meccanismi di difesa (basati sull'autoinganno e la percezione selettiva) che fanno in modo, tranne rare eccezioni, che abbiamo sempre la coscienza a posto. Un posto privilegiato e inattaccabile nella nostra visione del mondo.

Transcending Human Madness and the Over-Developed Ego

2015-08-23   Meditazione
La società è malata di mente, per me non ci sono dubbi. Questo articolo attribuisce la malattia ad un ego troppo sviluppato che si è formato quando l'uomo ha abbandonato lo stato primitivo per vivere nella civiltà. Consiglia la meditazione come rimedio. Secondo me la questione è molto più complessa, ma l'articolo dice cose condivisibili che meritano di essere prese in considerazione.

Leggi l'articolo

Condivisione, competizione, individuazione, evoluzione

2015-08-23   Condividere
La condivisione di tutto ciò che è possibile condividere è la situazione ideale, ottimale per il benessere sociale e individuale. E' il bene supremo. I nemici della condivisione sono la competizione e l'individuazione.

Nella competizione uno cerca di avere più potere o beni, o cose migliori, di un altro e per questo ha bisogno di riservare a sé stesso (ed eventualmente a familiari, amici e alleati) cose che non è disposto a condividere con tutti gli altri.

Nell'individuazione, uno cerca di condividere cose diverse da quelle normalmente condivise dagli altri, cioè di cambiare gli oggetti di condivisione. Perciò smette di condividere le cose che giudica inutili o nocive e propone agli altri di condividere nuove cose ritenute migliori.

Dopo una crisi di condivisione causata da competizione, la condivisione riprende allorché le persone accettano certe disuguaglianze e privilegi come giustificate (da una filosofia o religione) o come il male minore rispetto al caos sociale che un conflitto continuo produrrebbe.

Dopo una crisi di condivisione causata da individuazione, la condivisione riprende allorché le persone accettano l'evoluzione dai vecchi oggetti di condivisione ai nuovi. In altre parole, quando le rivoluzioni si perfezionano e ciò che era trasgressivo diventa normale.

Sia fatta la volontà di chi/cosa?

2015-08-25   Volontà
Io, cioè il mio io cosciente, il mio libero arbitrio (bisognerebbe coniare un nuovo pronome per indicare questa entità, per esempio "ioc") sono di fronte a infinite mutevoli volontà, sia interne che esterne al mio corpo, alcune convergenti, altre divergenti, altre antagoniste, altre ancora scorrelate, e posso decidere (se la libertà non è un'illusione) quali di esse assecondare o servire, e quali ignorare o reprimere.


Crimini a sfondo religioso

2015-08-27   Religione
Giustamente ci fanno orrore i soldati dell'ISIS che decapitano i loro prigionieri per la gloria di Allah. Ma allora perché non ci fa orrore Abramo che per la gloria di Javeh avrebbe sgozzato suo figlio se un angelo non l'avesse fermato? In quanto a responsabilità morale, è come se Abramo avesse effettivamente sgozzato suo figlio. Il fatto che glielo abbia chiesto Dio non lo giustifica. Chiunque può avere una visione o ricevere un insegnamento in cui il suo dio gli comanda di uccidere qualcuno. Perché, per i cristiani e gli ebrei, Abramo è un eroe da imitare, mentre i soldati dell'ISIS sono bestie sanguinarie?


A cosa serve una religione

2015-08-29   Bisogni   |   Religione
Una religione può avere diverse funzioni tra cui le seguenti:
  • confortante: con le sue credenze (che gli atei considerano illusioni) allevia l'angoscia di affrontare una vita e un mondo sensa senso, il dolore e la morte

  • morale: fornisce un'etica con cui tenta di regolare e limitare i rapporti umani per evitare una competizione sfrenata di tutti contro tutti.

  • comunitaria: soddisfa il bisogno di appartenenza e condivisione

  • politica: facilita la sottomissione della gente al potere, educandola all'obbedienza e al rispetto dell'autorità non democratica.

  • economica: permette ad alcuni di avere un lavoro (il clero e i suoi collaboratori) e in certi casi di arricchirsi e salire nella scala sociale

Tali funzioni possono essere presenti in combinazioni e pesi diversi da persona a persona e da religione a religione.

Felicità ed endorfine

2015-08-31   Luigi Anèpeta
"Data la complessità dell’apparato mentale umano, sembra piuttosto che la felicità, intesa come espressione soggettiva di uno stato di attivazione del sistema endorfinico, dipenda dall’insieme dei rapporti che il soggetto intrattiene con il mondo e dall’uso attivo delle sue potenzialità." (Luigi Anepeta)

Perché tante persone sono sole pur non volendolo?

2015-08-31   Relazioni   |   Differenze umane   |   Empatia
Credo che ciò sia dovuto ad una combinazione di diversi possibili fattori individuali e sociali, come i seguenti:

  • siamo tutti diversi (per predisposizioni ed esperienze) ma non vediamo né capiamo abbastanza le diversità umane

  • viviamo in una società che scoraggia l'analisi delle differenze umane, come se fosse un'attività pericolosa, e cerca di farci credere che siamo più uguali di quanto non siamo veramente

  • ognuno tende a giustificare il proprio comportamento, anche quando questo causa danni o sofferenze ad altri

  • viviamo in una cultura che non favorisce la conoscenza della natura umana da un punto di vista antropologico, psicologico e sociologico, per cui capiamo poco noi stessi e ancora meno gli altri

  • viviamo in una società in cui il livello generale di empatia è in continua diminuzione, col risultato che abbiamo sempre più difficoltà a intuire i sentimenti e i pensieri altrui

  • uno vorrebbe dall'altro più di quanto è disposto a dargli

  • ognuno vorrebbe comandare sull'altro o che si faccia quello che più gli aggrada anche se ciò non corrisponde alle preferenze altrui

  • ognuno crede di dare più di quanto riceve e i conti non tornano mai

  • ognuno è in qualche misura selettivo e discriminante e non trova facilmente persone che gli piacciano e a cui piaccia, e difficilmente si contenta delle persone che trova

  • ognuno vede bene i difetti altrui ma non i propri

  • ognuno tende ad usare il prossimo per soddisfare i propri bisogni ma non si preoccupa abbastanza di conoscere e soddisfare quelli altrui

  • viviamo in una società malata dove essere normali significa essere malati, ma abbiamo paura di non essere normali perché temiamo di essere emarginati

  • molte persone non si rendono conto di essere noiose e insignificanti, e non fanno nulla per migliorare e rendersi più interessanti

  • alcuni, avendo da bambini avuto cattive esperienze con gli altri (compresi i genitori) si aspettano dal prossimo più dispiaceri che piaceri

  • alcuni sono tanto vulnerabili e suscettibili che si sentono offesi facilmente anche quando il proprio interlocutore non dice né fa alcunché di offensivo

  • la maggior parte delle persone è concentrata su se stessa, si mostra e si racconta continuamente ed usa gli altri come gratificazione o soddisfazione per ogni sorta di bisogno

  • raramente c'è compatibilità tra quello che vorremmo dagli altri e quello che gli altri sono capaci di, e disposti a, darci

  • molti, a causa di una certa educazione, cercano persone ideali anziché reali

  • alcuni vengono scartati perché considerati "fuori mercato", cioè non al passo con i tempi, non alla moda, non abbastanza belli, chic, sani, "in", insomma, non abbastanza "normali"

  • alcuni vengono scartati perché considerati non abbastanza ricchi o senza un lavoro ben retribuito e sicuro

  • alcuni vengono scartati perché considerati troppo anziani o troppo bisognosi di assistenza o aiuto, o troppo giovani o immaturi

  • alcuni vengono scartati perché considerati non abbastanza intelligenti, colti, brillanti, raffinati, creativi, liberi, intraprendenti, coraggiosi, attivi, vivaci, coscienziosi, maturi, onesti

  • alcuni vengono scartati perché considerati troppo introversi o estroversi,  superficiali o profondi, seri o allegri,  di destra o di sinistra, razionali o irrazionali, duri o sentimentali, religiosi o atei, dominanti o sottomessi

  • alcuni vengono scartati perché considerati non abbastanza sottomessi alla propria autorità o ai propri desideri o non abbastanza rispettosi delle proprie idee, convinzioni e credenze

  • alcuni non hanno tempo né energia per stabilire o coltivare relazioni interpersonali a causa di stress da sovraccarico di lavoro o condizioni di vista difficili

  • alcuni non hanno le idee chiare sul tipo di persona che desiderano o sanno cosa non vogliono ma non cosa vogliono


Principi per una convivenza sana e cordiale

2015-09-02   Etica


I confini dell'empatia - Come affrontare il problema dei migranti

2015-09-03   Politica   |   Empatia
Le notizie che i giornali ci danno ogni giorno sul flusso e le sofferenze dei rifugiati che arrivano in Europa da paesi in guerra o in condizioni di difficile sopravvivenza, e le reazioni del pubblico espresse nei social network, mi fanno riflettere sulle motivazioni del comportamento della gente comune e delle autorità su questo tema. e su come il problema dovrebbe essere affrontato, cioè in modo pragmatico piuttosto che emotivo.

Le reazioni del pubblico variano in uno spettro agli estremi del quale troviamo da una parte quelli che gridano allo scandalo e si indignano per l'assenza di umanità o empatia da parte di chi non fa abbastanza per accogliere i migranti in condizioni di sicurezza, igiene e confort. Dall'altra quelli che non vogliono avere migranti nei loro comuni e si indignano perché le autorità spendono soldi per sostenere i migranti con vitto, alloggio e cure mediche mentre tanti connazionali non hanno una casa né un lavoro. Al centro dello spettro troviamo gli indifferenti, che pensano che la questione non li riguardi o che il problema non sia rilevante.

Per quanto riguarda i pubblici poteri e i partiti politici, questi sono quasi paralizzati nel timore di scontentare il loro elettorato con una politica troppo favorevole o troppo ostile nei confronti degli immigrati. A livello di Unione Europea prevale la confusione e l'inazione, per gli stessi motivi.

Per quanto mi riguarda, io credo che il problema sia dovuto al fatto che l'empatia ha dei confini geografici. Infatti sappiamo da tanti anni che un terzo della popolazione del pianeta è sottoalimentata e che ogni giorno migliaia di persone, in tutto il mondo, muoiono a causa della fame e delle guerre, ma finché queste persone sventurate soffrono e muoio a casa loro, la cosa non ci turba più di tanto.

Tuttavia, appena quei disperati varcano i confini dell'Europa, essi entrano immediatamente nella nostra zona mentale affettiva, sia in termini di empatia (soprattutto per le persone di sinistra) sia di paura (soprattutto per quelle di destra).

A ciò si aggiunge il fatto che, più e meglio i rifugiati vengono accolti, più aumenta (in modo esponenziale) il loro flusso, e maggiore è la spesa per accoglierli, e peggiori le conseguenze dal punto di vista dell'integrazione e della concorrenza lavorativa. Infatti, paradossalmente, l'aumento continuo del flusso di rifugiati è dovuto proprio al miglioramento della loro accoglienza da parte di governi e organizzazioni umanitarie, così come l'aumento della popolazione mondiale è anche dovuto ad un miglioramento della medicina, la quale, se guarisce le persone, non è però in grado di sfamarle o di trovare loro un lavoro. E così il numero di affamati e disoccupati su scala planetaria non diminuisce.

Occorre anche dire che non più di un secolo fa, quasi tutti i paesi europei, senza obiezioni da parte della propria popolazione né delle rispettive comunità religiose, si sono sentite in diritto di occupare, colonizzare e sfruttare altri paesi senza chiedere il loro permesso. Infatti alcuni dicono che quello che oggi sta succedendo con i migranti sia una "vendetta della storia".

Detto questo, cosa propongo?

Prima di tutto una diffusione e discussione delle considerazioni che ho esposto qui sopra, affinché la gente si renda conto che il problema è molto più complicato di come lo vede e che, a volte,  "il medico pietoso fa la piaga puzzolente".

Secondo, che coloro che sono per l'accoglienza dei rifugiati paghino una speciale tassa per finanziare le strutture di accoglienza. Così come avviene in Germania dove chi si dichiara appartenente ad una particolare chiesa paga tasse speciali che gli altri non pagano, e che servono a sostenere le chiese stesse.

Terzo, che l'Unione Europea adotti una comune legge per stabilire quote e criteri di ammissione e distribuzione dei rifugiati e un compenso per i comuni che li accolgono (finanziato dalle tasse dei pro-accoglienza).

Quarto, che le persone che non hanno i requisiti per restare in Europa vengano immediatamente arrestate e riportate forzatamente nei paesi di provenienza, anche contro la loro volontà, senza possibilità di appello all'autorità giudiziaria, a cura di uno speciale corpo di polizia paneuropeo.

Altrimenti prepariamoci a una immigrazione di massa e incontrollata, con conseguenze disumane sia per i migranti (ma sempre meglio che morire di stenti a casa loro) che per le popolazioni autoctone.

Perché soffriamo?

2015-09-05   Filosofia
Perché abbiamo dei bisogni che non riusciamo a soddisfare.

E perché non riusciamo a soddisfare certi nostri bisogni?

Ci sono bisogni la cui soddisfazione richiede la collaborazione di altre persone, che però non sono sempre disposte a collaborare con noi a tale scopo, così come noi non siamo sempre disposti a collaborare con gli altri per soddisfare i loro bisogni.

Ci sono bisogni la cui soddisfazione richiede un certo grado di intelligenza, ma questa a volte è insufficiente.

Ci sono bisogni la cui soddisfazione richiede un certo grado di conoscenza di sé stessi, degli altri e del mondo, ma questa a volte è insufficiente, a volte distorta.

Ci sono bisogni la cui soddisfazione richiede un certo grado di salute mentale, ma questa a volte è insufficiente, a volte compromessa in modo irreversibile.

Ci sono bisogni la cui soddisfazione richiede un certo grado di autocontrollo, ma questo a volte è insufficiente.

Ci sono bisogni la cui soddisfazone richiede un ambiente sociale e naturale diverso da quello attuale, ma non sempre si può cambiare l'ambiente sociale o naturale, o spostarsi in un ambiente migliore.

Ci sono bisogni che non conosciamo o che consideriamo illeciti e per questo non cerchiamo di soddisfarli. D'altra parte ci sono bisogni artificiali, indotti dalla pubblicità e dal consumismo, i quali, anche se soddisfatti, non ci fanno stare bene.

Ci sono bisogni la cui soddisfazione richiede fortuna, ma questa non sempre è a noi favorevole.

Sul successo

2015-09-08   Etica
Avere successo, da un punto di vista umanistico, è riuscire a migliorare la vita di qualcuno senza peggiorare quella di nessuno. Più precisamente, è avere un bilancio positivo ponderando da una parte a quante persone, e in quale misura, abbiamo migliorato la vita e, dall'altra, a quante, e in quale misura, l'abbiamo peggiorata.

Sugli aforismi

2015-09-08   Citazioni e aforismi
Non credo gli aforismi servano a favorire dibattiti, ma semmai le riflessioni. Sono a metà tra la prosa e la poesia. Una forma d'arte. Più si aggiungono precisazioni ad un aforisma (del tipo "anche", "in generale"; "in parte" ecc.) e più esso perde di effetto. Accetterei una critica sulla qualità dell'aforisma in quanto aforisma, non per la sua riduttività. Quasi tutti gli aforismi sono riduttivi, assoluti, estremi, provocanti, arroganti per natura, un po' come le poesie. L'importante per me è che quello che dice un aforisma sia vero in certi casi e in una certa misura.

Paura di ricordare

2015-09-14   Paura
Ci sono cose che abbiamo paura di ricordare e che per questo dimentichiamo. Questa paura limita la nostra intelligenza e la nostra affettività.

Terrorismo divino

2015-09-14   Religione
Dietro la maschera della somma bontà di Dio si nasconde un feroce dittatore. I credenti hanno una tale paura di lui che non osano considerarlo tale. Anche Fantozzi diceva in buona fede al suo crudele capo "com'è buono lei!". I dittatori non si contentano di avere l'obbedienza dei sudditi, vogliono anche il loro rispetto e lo impongono con la violenza e il terrore.

La paura della mostruosità

2015-09-14   Inconscio   |   Conformismo
Nell'incoscio di ogni umano si nasconde una paura insidiosa: quella di essere anormali, sbagliati, cattivi, brutti, inadeguati, schifosi, indegni della società, mostruosi, disumani e di essere per questo respinti, esclusi, rifiutati, disprezzati, emarginati, isolati, puniti, distrutti. Per l'inconscio, chi giudica queste qualità non possiamo essere noi stessi, ma sono sempre gli altri, cioè l'Altro generalizzato che abita in ognuno di noi. La paura inconscia, l'ansia di questo giudizio assoluto (per l'inconscio tutto è assoluto) ci limita sia intellettualmente che emotivamente e ci stressa per tutta la vita. Per alleviare lo stress ricorriamo sin da bambini ad una serie di espedienti e strategie, come il conformismo, l'illusione di essere giusti, il nascondere anche a noi stessi la nostra vera natura e il rinunciare alla libertà di esprimere tutto il nostro potenziale.

La paura dell'omosessualità

2015-09-14   Paura
La paura di essere omosessuali può rendere omofobi. Questa paura è dovuta al fatto che in tutti gli esseri umani c'è una componente omosessuale più o meno grande. In alcune culture ed epoche storiche, questa paura non c'era o era debole, anche perché il paganesimo, per esempio, non era omofobo come il cristianesimo o l'islamismo.

Leggi l'articolo New Science Confirms Homophobic Men Have Intense Homosexual Impulses.

Le quattro fasi dello sviluppo della personalità

2015-09-14   Paura   |   Coraggio
1) Paura della paura
2) Paura del coraggio
3) Coraggio della paura
4) Coraggio del coraggio

Come manipolare le masse

2015-09-15   Massa
Un compendio eccellente per imparare a manipolare le masse.

16 basic principles of mass indoctrination

 

Dialogo tra un uomo e una donna

2015-09-16   Amare
Dialogo tra un uomo e una donna che si sono conosciuti da poco.
Lui: "Se ti piaccio possiamo fare l'amore".
Lei: "Ma io ti piaccio?"
Lui: "Certo! Come mille altre donne".
Il resto lo potete immaginare.

La ragione e il torto

2015-09-17   Filosofia
Nessuno ha ragione o torto in tutto. L'importante è distinguere in cosa un autore, un politico, un genitore, un coniuge, un amico, un nemico ha ragione e in cosa ha torto, secondo noi e secondo altri. Occorre diffidare di coloro che in una persona vedono solo il giusto o l'errato, il bene o il male.

Bias cognitivo

2015-09-18   Bias cognitivo
Ci sono individui che ignorano, sminuiscono o disprezzano qualunque idea o persona che contrasti con la propria formazione.

Moscerini

2015-09-18   Poesia
Uno sciame di moscerini volteggia davanti alle chiome dei lecci. Ebbri di sole, impazziti danzano, s'inseguono, disegnano nuvole vorticose ora strette, ora ampie. Nessuno vuol stare da solo.

Frustrati e invidiosi

2015-09-18   Invidia
Ci sono individui caratterialmente frustrati, che, essendo incapaci di soddisfare i propri bisogni più o meno sani, sono invidiosi delle persone soddisfatte, non hanno a cuore il loro bene, né si compiacciono dei loro successi e delle loro fortune.

Sul capitalismo e le differenze di ricchezza tra cittadini

2015-09-19   Politica   |   Economia
La caratteristica essenziale del capitalismo come regime politico è il fatto che non ci sono limiti alle differenze di ricchezza tra cittadini. Infatti, in uno stato capitalista, è legale che uno abbia una ricchezza pari e zero e un'altro una ricchezza pari a mille volte la ricchezza media dei cittadini. Mi chiedo se questa assenza di limiti nelle differenze di ricchezza sia una cosa conveniente da un punto di vista economico, ma soprattutto se sia giusta da un punto di vista etico. Io sento che essa è ingiusta, e mi stupisco del fatto che quasi tutte le religioni accettano questa assenza di limiti, come pure la maggior parte degli esseri umani in ogni epoca storica (forse nella preistoria non era così).

Contratture antalgiche della psiche

2015-09-20   Psicologia
Le contratture antalgiche dei muscoli (che servono a determinare una postura di minor sofferenza) hanno un equivalente nella psiche, dove, a causa di esperienze dolorose, specialmente se avvenute in età immatura, vengono involontariamente e inconsciamente adottate strategie difensive di inibizione ed evitamento con rimozione del ricordo doloroso.

Tra le esperienze dolorose che possono dar luogo a contratture antalgiche psichiche, vi sono le frustrazioni di bisogni primari come quello di affetto e di accoglienza. Tali frustrazioni inducono una rimozione, o anestesia, dei bisogni stessi. Il soggetto ottiene in tal modo di lenire la propria sofferenza, al prezzo, però, di rinunciare per sempre al piacere di soddisfare i bisogni frustrati rimossi, limitando, in tal senso, le propre potenzialità e la propria vita sia nella sfera individuale che in quella dei rapporti con gli altri.

Le contratture antalgiche psichiche e la rimozione dei ricordi dolorosi e dei bisogni frustrati possono durare (e limitare) una vita intera in assenza di una psicoterapia efficace o di esperienze che diano luogo ad una rielaborazione delle esperienze dolorose rimosse.

Sfidare le sofferenze

2015-09-22   Sfida
Per essere mentalmente sani, forti e liberi non bisogna aver paura di soffrire né di ricordare sofferenze passate. La paura di soffrire o di soffrire di nuovo ci limita, riduce la nostra vita alle opzioni meno rischiose. Senza il rischio di soffrire non c'è gioia possibile. La sicurezza e la rimozione dei ricordi delle sofferenze ci rendono aridi e inibiti. Le sofferenze non vanno evitate, ma sfidate, combattute.

La psicologia in una frase

2015-10-01   Psicologia
Le paure ci limitano, specialmente quelle inconscie.
In questa frase è sintetizzata gran parte della psicologia e psicoterapia.

Sul rispetto reciproco tra credenti e atei

2015-10-03   Religione   |   Reciprocità
Credenti e atei non possono rispettarsi, ma, nel migliore dei casi, tollerarsi.
Infatti, il credente considera l'ateo una pecorella smarrita, uno che non vede, uno a cui manca qualcosa (la grazia di Dio), uno che non ha ancora trovato una cosa preziosa che il credente ha invece trovato che da cui ricava un bene immenso. Insomma un minorato. Oppure una minaccia, uno che potrebbe allontanare da Dio (il sommo e indispensabile bene) i suoi familiari, amici e concittadini e renderli a loro volta pericolosi e infelici.
Viceversa l'ateo considera il credente un illuso, che sbaglia e vede cose che non esistono, che non è in grado di vedere le contraddizioni e assurdità delle scritture e degli insegnamenti religiosi.
Insomma, il rispetto reciproco tra credenti e atei è solo un'ipocrisia politcamente corretta che serve ad evitare guerre di religione.

Sulla paura del giudizio

2015-10-04   Giudicare
Una delle paure più profonde e insidiose per la maggior parte degli esseri umani è la paura di essere giudicati. Essa viene inculcata nei bambini soprattutto dalla religione e dall'educazione genitoriale e scolastica. Il giudizio universale dell'Apocalisse è infatti quanto di più spaventoso e sadico sia contenuto nella Bibbia.

Essere giudicati negativamente significa, a livello inconscio, rischiare di perdere la dignità sociale, di essere puniti, emarginati, rifiutati, esclusi, cosa che per un animale sociale come l'Uomo, significa spesso, praticamente, la morte o comunque una condizione di vita miserabile.

Talmente forte è la paura inconscia del giudizio che molte persone organizzano la propria esistenza in modo tale da evitare il più possibile occasioni in cui possono essere giudicati, e persone giudicanti. Molte altre fanno il contrario: si preparano al giudizio cercando ossessivamente la perfezione e addirittura cercano il giudizio stesso sperando di poterlo superare positivamente.

La vergogna, la timidezza, l'inibizione, la paura di sbagliare, la paura di fare una brutta figura, sono tutte espressioni della paura del giudizio.

Se, da una parte, la paura del giudizio può indurre le persone a migliorarsi, essa produce danni incalcolabili in quanto limita la libertà e la vita della persone, che, per sfuggire a un giudizio dai risultati incerti e perciò rischioso, rinunciano ad esprimere la propria vera natura e a realizzare il loro potenziale. La paura del giudizio limita la creatività, il piacere del gioco e la comunicazione aperta, spontanea e creativa.

Le paure ci limitano

2015-10-04   Paura
Le paure ci limitano, specialmente quelle inconscie, specialmente la paura della vergogna, del giudizio, della sofferenza, e della stessa paura.

L'amore non esclusivo

2015-10-05   Amare
Molte persone preferiscono rinunciare all'amore piuttosto che accettare un amore non esclusivo.

Come piacere a Dio e agli esseri umani

2015-10-12   Religione
Per piacere a Dio e agli esseri umani occorre offrire loro, in sacrificio, la propria libertà di pensare, sentire, agire liberamente.

Il mio ateismo

2015-10-13   Religione
Io credo in Dio come principio ed essenza della nautura, ma non credo che possiamo interagire con lui più di quanto già facciamo con la natura stessa. Noi non possiamo fare qualcosa di speciale per lui né lui può fare qualcosa di speciale per noi. Insomma, inutile cercare di comunicare con lui e credo che quello che ci accadrà dopo la morte è indipendente dal nostro comportamento durante la nostra vita. In altre parole, non credo ci siano regole da seguire per ingraziarsi Dio e avere un trattamento privilegiato né prima né dopo la morte. In questo senso sono ateo. Credo invece che ci siano regole da seguire per vivere nel modo più soddisfacente possibile, ma senza uno speciale intervento divino.

L'inconscio non è storia passata

2015-10-14   Inconscio
Sebbene affondi le sue radici nel passato, l'inconscio è sempre vivo e influenza la nostra vita attraverso manie e inibizioni. E il materiale rimosso non è inerte, perché è protetto da guardie del corpo che, per impedire che venga svegliato, ci obbligano a vivere in un certo modo e ad ignorare o evitare certe opzioni. Insomma, l'inconscio continua a condizionarci e limitarci in ogni momento. Anche quando crediamo di essere padroni di noi stessi, siamo schiavi del nostro inconscio.

Conciliare gli opposti

2015-10-15   Confliggere
La psiche è piena di categorie opposte, contrastanti, dissonanti, antagoniste, mutualmente esclusive. Quanto più si riesce a conciliare gli opposti, tanto più si è liberi, forti, produttivi, sani e sereni.

Psicoterapia del compromesso

2015-10-15   Psicoterapia
Separare l'io dal me e cercare il miglior compromesso tra le rispettive esigenze.

Separare razionalmente l'io dal me

2015-10-16   Inconscio
Con “io” intendo l’io cosciente, pensante e volente. In altre parole, la parte conscia e logica della mente. Con “me” intendo il resto della mente e della persona, con i suoi organi, meccanismi, automatismi, emozioni, sentimenti e irrazionalità. Anche l’inconscio, con le sue motivazioni e strategie autonome rispetto all’io, fa parte del me. E’ utile, nei nostri pensieri, considerare separatamente l’io dal me perché queste realtà possono avere esigenze (bisogni, motivazioni, strategie) contrastanti, che occorre conciliare e armonizzare (se necessario mediante compromessi) per evitare sofferenze, disturbi mentali e insuccessi. E’ bene che l’io cerchi di accontentare e soddisfare il più possibile il me, come un genitore il suo bambino, mentre è bene che il me rispetti l’io e gli obbedisca per quanto possibile, sostenibile e giusto, come un bambino verso il suo genitore.





Tutte le opere dei musei francesi

2015-10-17   Arte
http://art.rmngp.fr/fr




Esagono della saggezza (occhiale magico)

2015-10-25   Inconscio   |   Psicologia   |   Relazioni   |   Saggezza
Introduzione

L’esagono della saggezza o occhiale magico serve a meditare su tutto ciò che è importante per te, ad affrontare nel modo più saggio qualsiasi problema e a vedere ogni cosa o persona nella prospettiva ottimale. Osservando ripetutamente lo schema, fino a poterlo rivedere con l’immaginazione ogni volta che vuoi, riesci a guidare il tuo pensiero in modo produttivo rispetto alla soluzione dei problemi che intendi affrontare, primo dei quali è trovare il giusto rapporto e atteggiamento verso le persone e le cose che ti circondano.

Pertanto l’esagono della saggezza può essere considerato una rappresentazione olistica del mondo e di te stesso, con tutte le relazioni possibili tra le parti in gioco.

I vertici dell’esagono rappresentano sei entità descritte nel seguito, ognuna delle quali ha proprietà e aspetti specifici, ed esprime esigenze e interessi cioè bisogni, volontà, desideri, imperativi, leggi, norme ecc. che possono essere tra loro più o meno contrastanti o in armonia, compatibili o incompatibili, e dar luogo a competizione, selezione, cooperazione o guerra tra le parti in gioco.

Nell’esagono si assume che ogni essere umano, e in particolare l’osservatore dell’esagono stesso, sia diviso in due parti ben distinte, l’IO e il ME, come descritte nel seguito.

Bene supremo e scopo della saggezza contenuta dell’esagono, è l’armonizzazione delle esigenze e interessi impliciti nelle diverse entità. In altre parole, la migliore conciliazione e cooperazione possibile tra le parti in gioco.

Le linee (non tratteggiate) che collegano tutti i vertici dell’esagono tra loro, rappresentano le possibili interrelazioni, di cui si tratta nella sezione “Le relazioni tra i vertici dell’esagono”.

Le linee tratteggiate che collegano i vertici dell’esagono all’entità “proprietà” denotano il fatto che ogni vertice è portatore di proprietà, esigenze e interessi di vario tipo.

Le linee tratteggiate che collegano l’entità “proprietà” ai concetti di competizione, selezione, cooperazione e guerra, indicano i possibili rislutati della confluenza delle varie esigenze e interessi in gioco.

NOTA: nel seguito, per soggetto, s’intende l’osservatore dell’esagono.

I vertici dell’esagono


IO: Si tratta della parte del soggetto in cui risiedono coscienza, volontà, ragione, libero arbitrio, obiettivi, pensiero, autocontrollo, razionalità, coraggio, sentimenti, serenità, intelligenza, saggezza, amore, humour, comprensione critica, agenda.

ME. Si tratta della parte del soggetto che contiene tutto ciò che non è compreso nell’IO, cioè corpo, inconscio, bisogni, paure, motivazioni, automatismi, pregiudizi, emozioni, spontaneità, esperienze, manie, abitudini, odio, disprezzo, repulsione, gabbie mentali, percezioni, linguaggi, capacità, incapacità, irrazionalità, piacere, dolore, empatia, malattie, disturbi mentali, memoria, status sociale oggettivo e soggettivo.

ALTRI: Si tratta di tutte le altre persone al di fuori del soggetto conosciute o presunte, viste attraverso le esperienze del soggetto stesso in cui ha avuto a che fare con altri esseri umani. In questa entità sono compresi sia singoli individui particolari, sia categorie di persone e tipi psicologici che il soggetto ha costruito nella sua mente, con le loro caratteristiche.

NATURA: si tratta della natura intesa come l’insieme dei fenomeni naturali, minerali e biologici, e comprende quindi minerali, vegetali e animali, lo spazio, il tempo, l’energia, le leggi della fisica e della chimica, il caso e la necessità, l’universo e ciò che lo ha generato. Comprende anche Dio, per chi crede nella sua esistenza.

CULTURA: si tratta di tutto ciò che può essere comunicato e tramandato tra esseri umani sia a voce che in forma scritta (analogica o digitale) o mediante opere d’arte e di ingegno. Comprende i linguaggi e le forme di comunicazione, il patrimonio letterario umanistico e scientifico e la storia dell’umanità così come si ricava dal patrimonio stesso. Include i media come libri, giornali, televisione, internet, registrazioni sonore e cinematografiche.

?: è uno spazio dove scrivere il nome di qualsiasi persona o cosa che il soggetto decide di prendere in considerazione come oggetto di studio, riflessione, domanda, interesse, curiosità o problema da risolvere.

Le relazioni tra i vertici dell’esagono


Ogni vertice è potenzialmente in relazione con ciascun altro. Le relazioni possono essere di tipo affettivo o transattivo.

Le relazioni affettive possono essere:

Attrattive: amore, attrazione, ammirazione, apprezzamento, rispetto, desiderio, simpatia, accettazione, approvazione, gradimento, inclusione, dedizione

Repulsive: odio, repulsione, disprezzo, paura, ostilità, antipatia, rifiuto, accusa, disapprovazione, sgradimento, esclusione, ribellione

Le relazioni transattive possono includere aiuto, collaborazione, informazione, istruzione, prestazione lavorativa, prestazione sessuale, contrasto, ostacolo, aggressione, violenza, distruzione ecc.

Il processo decisionale


Nel disegno è indicato il continuo processo decisionale che riguarda sia l'IO che il ME e che consta di tre fasi: domande, opzioni, scelte e decisioni. Infatti, sia l'IO che il ME si pongono domande, determinano le  opzioni disponibili e decidono cosa scegliere e il da farsi, a volte in accordo, a volte in disaccordo.

Istruzioni per l’uso dell’esagono


Osserva il disegno dell’esagono ripetutamente fino a memorizzarlo in modo tale da poterlo rivedere con l’immaginazione ogni volta che vuoi.

Ogni volta che decidi di studiare, affrontare e/o comprendere una certa entità (persona, cosa, fenomeno, problema o domanda), immagina di metterla nello spazio contrassegnato con ?.

Dopo aver inserito con l’immaginazione l'entità che vuoi prendere in considerazione nello spazio ? , osserva l’esagono così modificato e prova a seguire con la mente le relazioni tra i diversi vertici, immaginando tutte le possibili relazioni affettive e transattive, le esigenze e gli interessi  delle parti in gioco, la loro compatibilità e competitività, e le possibilità e opportunità di conciliazione, cooperazione, competizione, selezione e guerra. Subito dopo, fatti delle domande per completare il quadro conoscitivo ed esamina le opzioni disponibili, e poi scegli quelle che ritieni più appropriate e prendi le decisioni del caso.

Questo esercizio, dopo un certo numero di volte che lo pratichi, può cambiare qualcosa nel tuo modo di vedere, agire e sentire, nel senso di conciliare e soddisfare al meglio le esigenze e gli interessi tuoi e di tutte le altre parti in gioco al fine di raggiungere la maggiore armonia possibile per l’insieme.

Usa dunque l'esagono come un occhiale  con qui osservare qualsiasi cosa, concreta o astratta.

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Matrimonio bavarese

2015-10-27   Fotografia


I limiti della volontà

2015-10-29   Psicologia
La volontà ha quattro generi di limiti:

  • limiti di sovranità

  • limiti di libertà

  • limiti di dominio

  • limiti ambientali

I limiti di sovranità sono dovuti al fatto che la volontà non è autonoma, ma il risultato di volontà di ordine superiore (o inferiore, a seconda delle scuole di pensiero religiose o psicologiche). In altre parole, c'è qualcosa, nell'individuo, che determina ciò che esso "deve" volere.

I limiti di libertà sono dovuti al fatto che la volontà implica una scelta tra diverse opzioni di azione o comportamento, e le opzioni "note" sono limitate in quanto determinate dalle particolari esperienze del soggetto: più numerose e varie le esperienze (dirette o indirette), maggiori le opzioni.

I limiti di dominio consistono nel fatto che la volontà può agire solo su una parte del corpo e della mente del soggetto, quella "volontaria", mentre ci sono ampie zone del corpo e della mente che non sono soggette alla volontà del soggetto, ma ad altri meccanismi e automatismi da essa indipendenti. Questo è evidente nella divisione dei muscoli in volontari e involontari, per cui è ragionevole ipotizzare che anche nel cervello ci siano parti volontarie e parti involontarie.

I limiti ambientali consistono nel fatto che, data una certa costituzione del soggetto, le risorse a sua disposizione e l'ambiente in cui opera, ci sono cose che possono e cose che non possono realizzarsi a causa delle leggi naturali e dei costumi sociali caratteristiche dell'ambiente stesso.

La persona saggia è cosciente dei limiti della propria volontà e si regola di conseguenza.


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Motivazioni del cambiamento

2015-10-30   Cambiare
Rispetto al cambiamento, si possono avere diverse motivazioni:

  • non cambiare

  • cambiare per avere di più

  • cambiare per avere di meglio

  • cambiare per migliorare l'ambiente sociale e/o naturale


Ciclo del cambiamento

2015-10-30   Cambiare
I cambiamenti avvengono secondo un ciclo costituito dalle seguenti fasi:

  • subire

  • obbedire

  • voler cambiare (disobbedire)

  • concepire il cambiamento

  • realizzare il cambiamento

  • ricominciare da capo


Scelta continua

2015-10-30   Scegliere
In ogni momento scegliamo se accettare o cercare di cambiare quello che ci sta succedendo. Ogni persona sana di mente è responsabile di questa scelta. Possiamo anche scegliere di accettare temporaneamente quello che succede, prendendo tempo per riflettere e decidere se cercare di cambiare qualcosa al momento successivo più opportuno.

Mente a due velocità

2015-11-01   Inconscio
L'io cosciente può cambiare in un attimo: basta una scoperta. L'inconscio, invece, per cambiare ha bisogno di mesi e in certi casi di anni.

Le conseguenze del successo

2015-11-01   Filosofia
Raggiungere il successo implica ottenere nuovi amici e nuovi nemici.

Cosa rende noiosa una persona

2015-11-06   Valutare
Sintesi delle risposte che trovo più interessanti alla domanda "What makes a person boring"? (da quora.com):

  • incapacità di capire se l'interlocutore è interessato ad ascoltare quello che gli viene detto.

  • non avere alcun senso dell'umorismo, non saper ridere di nulla

  • non avere nulla da dire che non si sappia già

  • non avere nulla da dire di interessante per l'interlocutore

  • disinteresse per le opinioni dell'interlocutore

  • parlare troppo o troppo poco rispetto all'interlocutore

  • insistere a parlare di una certa cosa quando l'interlocutore vorrebbe cambiare argomento

  • parlare solo di cose lo riguardano direttamente

  • parlare sempre e solo di un certo argomento

  • parlare di cose che non interessano l'interlocutore

  • essere troppo giudicante o moralista

  • essere troppo lamentoso

  • essere troppo pessimista

  • cercare sempre di giustificare il proprio comportamento

  • essere dogmatico

  • non avere alcuna passione

  • credere di sapere più degli altri

  • dire cose ovvie e che tutti sanno

  • dire cose già dette in altre occasioni

  • disinteresse a parlare di cose nuove

  • essere troppo verboso, cioè usare troppe parole per dire cose che potrebbero essere dette con molte meno.

  • prendersi troppo sul serio

  • sopravvalutarsi

  • essere troppo prevedibile

  • mancanza di curiosità

  • mancanza di senso critico

  • vantarsi


Spazio-tempo

2015-11-07   Filosofia   |   Scienza
Chi può escludere che la mia esistenza sia solo un cursore che si muove in uno spazio-tempo infinito già determinato che comprende tutto il passato e tutto il futuro? E' un'ipotesi come tante altre, non meno realistica di altre.

Atto di umiltà

2015-11-08   Filosofia
Dobbiamo fare atto di umiltà e rassegnarci alla nostra ignoranza riguardo alla realtà e al fatto che quello che vediamo è solo una piccola parte di essa, per di più filtrata e alterata dai nostri mezzi mentali, soprattutto quelli inconsci e irrazionali. Tuttavia, per vivere abbiamo bisogno di una rappresentazione semplificata e pratica del mondo. L'importante è che sia condivisa con altri almeno quanto basta per una convivenza pacifica e costruttiva.

Perché ci sono tanti politici disonesti e falsi

2015-11-09   Politica
Il motivo per cui in parlamento e nella pubblica amministrazione ci sono tanti politici disonesti e falsi è che ci sono tanti cittadini disonesti i quali, alle elezioni, eleggono i candidati che si mostrano più tolleranti verso la disonestà, e tanti cittadini ingenui e ignoranti che credono alle bugie dei candidati più falsi. In somma, il problema ha origine nell'elettorato e non si risolve se non migliora la qualità media dei cittadini.

Nichilista attivo

2015-11-09   Bruno Cancellieri
Mi considero un nichilista attivo in quanto cerco di dare un senso, con la mia vita e il mio pensare, a ciò che non lo ha. Infatti, nulla ha senso in sé o a priori e tanto meno un senso oggettivo. Il senso alle cose dobbiamo inventarlo e darlo noi umani vivendolo, ognuno secondo la propria natura. Camus docet.

Una macchina per risolvere problemi

2015-11-10   Problemi
L'Uomo è (anche) una macchina per risolvere problemi ma spesso non capisce quali siano quelli più importanti o non sa definirli correttamente. Così finisce per risolvere problemi trascurabili e trascurare quelli importanti.

Il problema più importante

2015-11-10   Interagire   |   Bisogni   |   Comprendere
Il problema più importante è come interagire con gli altri nel modo durevolmente più utile e piacevole per tutti. La soluzione, in generale, include la comprensione critica del comportamento proprio e altrui, il superamento dei conflitti di interessi mediante compromessi e la cooperazione per il perseguimento degli interessi comuni non conflittuali.

Integrare le scienze umane

2015-11-14   Filosofia   |   Psicologia
Per poter incidere positivamente nella società, le scienze umane e sociali (specialmente filosofia, psicologia, neurobiologia, sociologia e politologia) dovrebbero integrarsi in un'unica disciplina, che potrebbe essere definita "Panantropologia", come proposto dallo psichiatra Luigi Anepeta. Finché rimarranno terreni di specializzazione separati da muri accademici non ci aiuteranno a migliorare significativamente la condizione umana.

Solitudine e compagnia

2015-11-18   Solitudine
Solitudine e compagnia non sono mutualmente esclusive, non sono partiti tra cui scegliere. Entrambe sono stimolanti e produttive e l’arte di vivere implica la capacità di conciliarle e armonizzarle, di viverle entrambe nella combinazione più soddisfacente.

Importanza delle storie

2015-11-19   Storia
Ogni persona o cosa ha una storia. Chiediamoci allora, di ogni persona o cosa, quale sia la sua storia. Nessuna storia è bella o brutta, buona o cattiva, ma ognuna è interessante e vale la pena di conoscerla. Una storia non si può cambiare, ma conoscerla, capirla può cambiare molte cose per chi l'apprende. Questo vale anche per la propria storia. A volte due storie si incontrano per caso o per una scelta volontaria, proseguono insieme per un certo tempo e poi si separano quando non ci sono più le condizioni per una soddisfazione reciproca.

Teoria degli emotori sociali

2015-11-20   Interagire   |   Bisogni   |   Psicologia
Il nostro comportamento, i nostri pensieri, le nostre motivazioni ed emozioni sono determinati da agenti mentali inconsci tra cui due particolarmente importanti, che io chiamo "emotori sociali" in quanto generatori di motivazioni ed emozioni (desiderate e indesideate) che riguardano direttamente o indirettamente le nostre relazioni e i nostri comportamenti sociali.

I due emotori sociali sono:
  • Il bisogno di ottenere o mantenere, e la paura di perdere, un sufficiente grado di appartenenza, integrazione e interazione sociale

  • Il bisogno di ottenere o mantenere, e la paura di perdere, un sufficiente grado di libertà e individuazione

L'emotore dell'appartenenza sorveglia continuamente il grado di appartenenza, integrazione e interazione sociale. Se questo è (inconsciamente) percepito come troppo basso rispetto al livello minimo desiderato, l'emotore genera una motivazione a fare cose che possano aumentarlo. Se la sua tendenza è percepita (inconsciamente) in diminuzione, l'emotore genera tristezza, depressione, ansia o panico allo scopo di inibire i comportamenti ritenuti causa della diminuzione. Se invece essa è percepita in aumento, l'emotore genera euforia, ottimismo o piacere per incentivare il soggetto a proseguire i comportamenti ritenuti causa dell'aumento.

L'emotore della libertà sorveglia continuamente il grado di libertà e di individuazione. Anche in questo caso, se questo è (inconsciamente) percepito come troppo basso rispetto al livello minimo desiderato, l'emotore genera una motivazione a fare cose che possano aumentarlo. Se la sua tendenza è percepita (inconsciamente) in diminuzione, l'emotore genera tristezza, depressione, ansia o panico allo scopo di inibire i comportamenti ritenuti causa della diminuzione. Se invece essa è percepita in aumento, l'emotore genera euforia, ottimismo o piacere per incentivare il soggetto a proseguire i comportamenti ritenuti causa dell'aumento.

Occorre considerare che la valutazione (inconscia) circa gli effetti di un certo comportamento ai fini dell'appartenenza e della liberà può essere più o meno sana, cioè realistica. Uno degli obiettivi di una psicoterapia dovrebbe infatti consistere nel valutare se il soggetto ha una corretta cognizione (conscia o inconscia) di cosa sia realmente utile o dannoso per la sua appartenenza e la sua libertà.

Per concludere, chi cade in uno stato di tristezza, depressione, ansia o panico, dovrebbe chiedersi se ciò è dovuto ad una (reale) diminuzione del grado di appartenenza e/o di libertà, e considerare che è difficile conciliare l'appartenenza con la libertà, in quanto si tratta di due condizioni che tendono ad essere mutualmente esclusive.

Sulla saggezza

2015-11-20   Saggezza
Socrate diceva che saggio è colui che sa di non sapere, io aggiungo che saggio è colui che sa di non essere libero di pensare e volere.

Il bello del banale

2015-11-20   Valutare
Siamo talmente abituati a considerare la banalità una qualità disprezzabile che non ci accorgiamo che molte cose che rendono dolce o sopportabile la vita sono banali. E poi ci sono banalità che nascondono significati profondi. Dovremmo imparare a guardare le banalità senza pregiudizi e senza pre-emozioni.

Le quattro cose più importanti

2015-11-21   Psicologia
Le quattro cose più importanti per un essere umano sono:

  • la sua salute

  • le sue appartenenze (attive e passive)

  • le sue libertà

  • le sue interazioni con gli altri umani

Queste cose corrispondono infatti alle quattro esigenze fondamentali di ogni umano.

Normalmente, la soddisfazione di ognuna di esse favorisce la soddisfazione delle altre, (e, viceversa, l'insoddisfazione di ognuna di esse rende più difficile la soddisfazione delle altre), tuttavia, in certe culture, l'esigenza di appartenere ad un gruppo sociale e quella di essere liberi di comportarsi in modo non conforme alle norme del gruppo, sono incompatibili e mutualmente esclusive, per cui una persona può essere costretta a rinunciare a soddisfare una di esse.

Quando una persona percepisce (a torto o a ragione, consciamente o inconsciamente)  che una o più di queste esigenze non sono sufficientemente soddisfatte rispetto al grado minimo di soddisfazione necessario (determinato dai suoi geni e dal suo caratterre acquisito), la sua psiche attiva certe emozioni e motivazioni che danno luogo a comportamenti atti ad aumentare il grado di soddisfazione delle esigenze in questione.

Quando una persona percepisce (a torto o a ragione, consciamente o inconsciamente) che sia in atto una tendenza alla diminuzione della soddisfazione di una o più di queste esigenze, la sua psiche genera malumore, ansia, paura, panico o aggressività (verso gli altri e/o verso se stessi) che danno luogo a comportamenti atti ad impedire che la soddisfazione delle esigenze in questione diminuisca, e a riportarla ad un grado sufficiente.

Quando una persona percepisce (a torto o a ragione, consciamente o
inconsciamente) che sia in atto una tendenza ad un aumento della soddisfazione di una o più di queste esigenze, la sua psiche genera piacere, interesse, entusiamo o euforia che spingono la persona a perseguire i comportamenti percepiti come favorevoli all'aumento della soddisfazione.


Chi vuole interagire con chi e perché?

2015-11-23   Interagire   |   Psicologia
Ogni umano ha bisogno di interagire con altri umani, per desiderio o costrizione. Tuttavia ognuno ha una certa libertà, più o meno grande, di scegliere le persone con cui interagire. Quando veniamo al mondo questa libertà è nulla, e l'unica interazione possibile è quella con la madre o chi ne fa le veci. Crescendo, si aprono ulteriori possibilità che dipendono molto dal tipo di cultura in cui si vive.

Perché un umano cerca di interagire con altri umani? Per una molteplicità di motivi consci e incosci, tra cui i più importanti sono i seguenti:

  • per mantenere o migliorare la propria salute soddisfacendo i propri bisogni pratici (nutrizione, protezione, sicurezza, previdenza, scambio di beni e servizi ecc.)

  • per ottenere o mantenere appartenenze attive e passive (essere accettati dalla comunità, essere affiliati o dipendenti rispetto ad altri, avere un potere sugli altri, stabilire alleanze, solidarietà ecc.)

  • per ottenere o mantenere un certo grado di libertà (per uscire da uno stato di suberdinazione, servitù o restrizione, o per evitare di entrarvi)

  • per soddisfare bisogni di stimolazione psicofisica reciproca (cooperazione, gioco, sport, rapporti sessuali)

Come accennato sopra, un umano ha una certa libertà di scelta circa le persone con cui interagire, il che comporta anche il rischio che nessuno voglia interagire con esso. L'interazione è infatti oggetto di selezione e competizione. Inoltre un'interazione può essere più o meno consensuale o imposta, con la violenza o ricatti materiali o psicologici.

Sulla natura umana (ubbidire e comandare)

2015-11-24   Interagire   |   Inconscio   |   Psicologia
Ogni essere umano è costituito da due parti più o meno sviluppate: il suo io (cioè la sua parte conscia) e il suo me (cioè il suo corpo e il suo inconscio). Esse sono in continua interazione e comunicazione tra di loro e con il mondo esterno, costituito dagli altri esseri umani, dalle culture e dalla natura.

Ogni essere umano ha due funzioni fondamentali: ubbidire e comandare, e si trova ad ubbidire e/o a comandare al suo io, al suo me, agli altri, alle culture e alla natura in varie modalità, combinazioni e variazioni spaziali e temporali. In altre parole, in ogni momento un essere umano obbedisce e/o comanda ad una o più persone e/o a cose interne e/o esterne. Al suo interno, in particolare, è sempre in atto una interazione tra il suo io e il suo me in quanto una parte cerca continuamente di comandare l'altra, non sempre riuscendoci.

Chi volesse migliorare le sue condizioni o fare una psicoterapia dovrebbe chiedersi a chi o a cosa sta obbedendo e/o cercando di comandare, e a quali fini, per poi decidere eventualmente di ubbidire e/o comandare di più o di meno rispetto a certe persone o cose, e di cambiare i relativi fini.

Il piacere dell'obbedienza e del comando

2015-11-24   Inconscio   |   Gerarchia
Ogni cosa o persona ubbidisce e comanda ad altre cose o persone. Sia il comandare che l'ubbidire sono caratteristici della natura umana e fonti di piacere e conforto.

Obbedire e comandare sono due verbi oggi politicamente molto scorretti e rimossi dalla coscienza collettiva in quasi tutte le culture occidentali e democratiche , ma vivi e vegeti nell'incoscio di ogni essere umano e si manifestano in forme dissimulate, mascherate o sublimate.

Io sento, intuitivamente, che tutti noi esseri umani, anche i più democratici, anche i più anarchici, abbiamo bisogno sia di ubbidire che di comandare a qualcosa o a qualcuno, anzi, a più cose e più persone simultaneamente o alternatamente.

Anche nei rapporti amorosi obbedienza e comando possono intrecciarsi.

Le burocrazie e le gerarchie politiche, militari, religiose, industriali, accademiche, sono i sistemi in cui, per eccellenza, ognuno obbedisce e comanda allo stesso tempo, e non senza un piacere più o meno celato.

E' la natura umana, facciamocene una ragione e smettiamo di negare ipocriticamente e rimuovere nell'inconscio questi bisogni e piaceri "naturali".

Paradossi del potere

2015-11-25   Dominare
Si può comandare obbedendo e obbedire comandando.

Sull'addomesticamento dell'Uomo

2015-11-25   Obbedienza
L'Uomo è un animale domestico, è scritto nei suoi geni, inutile ignorare questo fatto. Senza la sua addomesticabilità (che implica l'obbedire e il comandare) la nostra specie sarebbe estinta da un bel po'. Perciò la questione non è come evitare di obbedire e comandare, ma come obbedire meglio e in modo più selettivo, e come comandare meglio.

Sull'odio inconscio

2015-11-29   Inconscio   |   Psicologia   |   Amare   |   Odio
L'essere umano è capace di amare e di odiare. Quando l'oggetto del nostro amore ci delude, l'amore si trasforma facilmente in odio. La società ci insegna ad amare i membri della nostra famiglia e comunità e ad odiare o ad essere indifferenti verso quelli che non ne fanno parte. Così, odiare i membri della nostra famiglia o comunità è un tabù che viene normalmente rimosso (in termini psicoanalitici), ma non cessa di esistere e di operare a livello inconscio. Dovremmo avere il coraggio di ammettere che siamo capaci di odiare, e che effettivamente odiamo, anche alcuni membri della nostra famiglia o comunità, senza sentirci necessariamente in colpa per questo. Soltanto dopo possiamo e dobbiamo chiederci se questo odio è giustificato ed eventualmente superarlo. In altre parole, per superare il nostro odio verso qualcuno o qualcosa bisogna prima ammettere che esso esiste e agisce, altrimenti esso difficilmente smetterà di condizionarci inconsciamente.

Gli italiani e il rispetto per i luoghi pubblici

2015-12-01   Etica   |   Letteratura
"Osservando sul luogo le magnifiche costruzioni che quell' uomo creò [il Palladio], e vedendole lordate dai bassi e triviali bisogni degli uomini, vedendo di quanto i progetti sopravanzassero per lo più le forze degli esecutori materiali, e come questi splendidi monumenti di un elevato spirito umano mal si adattino alla vita comune, non si può non pensare che lo stesso avviene per ogni cosa; poca gratitudine si ottiene infatti dagli uomini quando si cerca di innalzare le loro intime esigenze, di dar loro una grande idea di se stessi, di farli capaci della bellezza di un'esistenza autentica e nobile. Ma se li si incanta con le frottole perché possano tirare avanti giorno per giorno, se insomma li si peggiora, allora si è ben accetti; e perciò la nuova epoca si diletta di tante scipitaggini. Dico questo non per denigrare i miei amici; dico solo che gli uomini sono così e che non c'è da mervigliarsi se tutto va come va'" . [Johann Wolfgang Goethe da "Viaggio in Italia"]

I cinque assiomi della comunicazione umana (da Paul Watzlawick)

2015-12-02   Comunicazione

  1. Non si può non comunicare

  2. Nella comunicazione occorre distinguere i contenuti dagli scopi relazionali

  3. La punteggiatura nella comunicazione (cioè dove si pone il punto di inizio dello scambio) determina la percezione dei rapporti di causa-effetto

  4. La comunicazione può essere analogica (non-verbale) o numerica (verbale)

  5. Nella comunicazione il rapporto può essere simmetrico (le parti si considerano pari) o complementare (una delle parti considera l'altra inferiore o superiore)


Cos'è un essere umano?

2015-12-04   Filosofia   |   Psicologia
Per renderci conto del caos e dell'ignoranza che regnano nella conoscenza delle cose più importanti per l'Uomo, proviamo a chiedere a filosofi, psicologi, antropologi, medici, religiosi e gente comune: "cos'è un essere umano?". Non troveremo due risposte uguali, ma un'enorme varietà di risposte, più o meno semplici o complesse, comprensibili o astruse e molti ammetteranno di non avere una risposta. Per me un essere umano è un essere capace di chiedersi cosa sia e incapace di rispondere a tale domanda in modo chiaro, oggettivo e condiviso dalla maggior parte dei suoi simili.

Alcune risposte:
  1. "The image of God." (Book of Genesis)

  2. "A god in ruins." (Ralph Waldo Emerson)

  3. "The measure of all things." (Protagoras)

  4. "An intelligence served by organs." (Ralph Waldo Emerson)

  5. "A reasoning animal." (Seneca)

  6. "But a reed, the most feeble thing in nature, but he is a thinking reed." (Pascal)

  7. "A tool-using animal." (Thomas Carlyle)

  8. "A tool-making animal." (Benjamin Franklin)

  9. "An ingenious assembly of portable plumbing." (Christoper Morley)

  10. "Nature's sole mistake." (W.S. Gilbert)

  11. "But breath and shadow, nothing more." (Sophocles)

  12. "This quintessence of dust." (Shakespeare)

  13. "A featherless biped." (Plato)

  14. "The naked ape." (Desmond Morris)

  15. "An animal that makes dogmas." (G.K. Chesterton)

  16. "A political animal." (Aristotle)

  17. "Animal so lost in rapturous contemplation of what he thinks he is as to overlook what he indubitably ought to be." (Ambrose Bierce)

  18. "The symbol-using (symbol-making, symbol-misusing) animal, inventor of the negative (or moralized by the negative), separated from his natural condition by instruments of his own making, goaded by the spirit of hierarchy (or moved by the sense of order), and rotten with perfection." (Kenneth Burke)

  19. "The only animal that laughs and weeps; for he is the only animal that is struck with the difference between what things are, and what they ought to be." (William Hazlitt)

  20. "The only animal that contemplates death, and also the only animal that shows any sign of doubt of its finality." (William Ernest Hocking)

  21. "The only animal for whom his own existence is a problem which he has to solve." (Erich Fromm)

  22. "The only animal that learns by being hypocritical. He pretends to be polite and then, eventually, he becomes polite." (Jean Kerr)

  23. "The only animal whose desires increase as they are fed; the only animal that is never satisfied." (Henry George)

  24. "The only animal which devours his own kind, for I can apply no milder term to the governments of Europe, and to the general prey of the rich on the poor." (Thomas Jefferson)

  25. "The only animal that laughs and has a state legislature." (Samuel Butler)

  26. "The only animal that can remain on friendly terms with the victims he intends to eat until he eats them." (Samuel Butler)

  27. "The Animal that Blushes. He is the only one that does it or has occasion to." (Mark Twain)

  28. "A noisome bacillus whom Our Heavenly Father created because he was disappointed in the monkey." (Mark Twain)

  29. "The poorest, clumsiest excuse of all the creatures that inhabit this earth. He has got to be coddled and housed and swathed and bandaged and upholstered to be able to live at all. He is a rickety sort of a thing, anyway you take him, a regular British Museum of infirmities and inferiorities." (Mark Twain)


Importanza del plurale

2015-12-06   Filosofia   |   Psicologia
Quando parliamo, usiamo troppo spesso il singolare al posto del plurale. Infatti diciamo più spesso amore che amori, religione che religioni, cultura che culture, potere che poteri, bellezza che bellezze, istinto che istinti e quando si usano certe parole come libertà, o salute, si intende più il significato al singolare che al plurale.

Lo stesso vale per le discipline di studio umane, come la filosofia, la psicologia, la sociologia, la storia, l'economia, la politica, la letteratura ecc. come se esistesse una sola filosofia, una sola psicologia, una sola storia, una sola letteratura ecc.

La realtà è tuttavia plurale, e quando si parla al singolare si intende solo una piccola parte di essa, un suo aspetto tra tanti altri. Inoltre, parlando al singolare astratto si generalizza e le generalizzazioni sono spesso improprie ed erronee.

Faremmo bene quindi a parlare più spesso di filosofie, psicologie, storie, religioni, libertà (al plurale), ecc. per non dimenticare la pluralità della realtà e delle visioni del mondo, e ricordarci che nessuno possiede la verità nella sua interezza.


Sull'immacolata concezione

2015-12-08   Religione
La maggioranza (anzi la quasi totalità) dei cattolici pensa erroneamente che l'immacolata concezione si riferisce alla concezione di Cristo in verginità. Invece si riferisce al fatto che la Madonna, secondo il dogma proclamato nel 1854, sarebbe l'unico essere umano ad essere nato senza peccato originale. Bell'esempio di privilegi e favoritismi tra parenti.

Non capisco che bisogno c'era di un tale dogma, ma ognuno ha i suoi limiti.

Per fortuna, essendo ateo (anche se battezzato) non sono tenuto a credere a questo né agli altri dogmi sulla logica e la giustizia divina. Così non devo nemmeno fare violenza al mio buon senso e alla mia ragione.

Circoli virtuosi e viziosi

2015-12-14   Interdipendenza
Ciò che penso dell'altro determina ciò che l'altro pensa di me, e ciò che l'altro pensa di me determina ciò che penso dell'altro. Sono circoli che possono essere virtuosi o viziosi.

Le stanze della conoscenza dell'Uomo

2015-12-15   Natura umana
Ogni autore di scienze umane e sociali che ho incontrato nella mia strada vorrebbe far credere di aver trovato la chiave, la vera e unica chiave, per la comprensione della natura umana, spesso dicendo le stesse cose dette da autori che lo hanno preceduto, ma usando un diverso vocabolario, a volte più complicato e difficile. E' un peccato di presunzione molto umano e diffuso anche tra i non intellettuali. In realtà ogni chiave apre la porta di una stanza in cui sono presenti alcuni aspetti dell'umanità. Se vogliamo capirci qualcosa dobbiamo perciò usare il maggior numero possibile di chiavi e aprire il maggior numero possibile di stanze, sapendo che, in ogni caso, non avremo una conoscenza completa di ciò che siamo.

La società perfetta

2015-12-16   Società
La società perfetta è quella in cui ognuno è aiutato dagli altri a soddisfare i propri bisogni primari.

Demistificare le scienze umane e sociali – Elogio del "pick and mix" culturale

2015-12-17   Filosofia
A differenza delle scienze naturali, caratterizzate da una sistematicità e un generale consenso da parte degli scienziati di tutto il mondo, le discipline umane e sociali (filosofia, sociologia, psicologia, antropologia ecc.) sono un caos di opinioni e posizioni settarie, arbitrarie spesso astruse, che obbligano chi vorrebbe acquisire una sufficiente conoscenza dell'Uomo a districarsi in una confusione di proposte difficili persino da reperire e classificare, oltre che da decifrare, anche a causa della mancanza di un vocabolario universalmente accettato.

Tale confusione nasconde mistificazioni e conflitti di interessi. Infatti le scienze umane e sociali hanno un impatto nella politica, nella religione, nell'economia, nell'etica e possono favorire o contrastare autorità politiche, religiose, accademiche e l'autorità dei singoli nelle famiglie e nei contesti sociali locali.

Inoltre va tenuto presente che la conoscenza è sempre stato uno strumento di potere e motivo di rispetto verso colui che è riconosciuto come più sapiente. Per questo, criticare un autore e pretendere di avere una teoria migliore della sua, corrisponde ad affermare di avere un'autorevolezza maggiore, di valere di più, e quindi di meritare maggiore credito, riconoscimento, e quindi potere, nella società.

Cosa dovrebbe fare allora chi cerca di conoscere la natura umana attingendo al patrimonio scientifico e letterario disponibile? Prima di tutto diffidare e sospettare di ogni proposta culturale e intellettuale, non affidarsi mai ad un solo autore o ad una sola scuola di pensiero o religione, e poi praticare il "pick and mix", cioè cercare di assaggiare (direttamente o attraverso riassunti e commenti) il maggior numero di proposte, rifiutare quelle più astruse, e scegliere le idee che ci sembrano più convincenti contenute in ognuna di esse, per costruire una propria personale antropologia. Il tutto con un approccio pragmatico, vale a dire, chiedendosi, di ogni idea, a cosa, chi e perché essa sia utile, e, se applicata, quali cambiamenti potrebbe produrre, o impedire, nella propria vita e in quella del prossimo.

Farmaci e droghe costituiti da parole

2015-12-18   Cambiare
Particolari combinazioni di parole possono agire sulla psiche come farmaci psicotropi e droghe, causando cambiamenti temporanei e permanenti.

Uso della psicologia da parte di non psicologi: rischi ed effetti collaterali

2015-12-18   Arroganza   |   Bias cognitivo
Prima di entrare nell'argomento è utile che io dica alcune cose su di me. Non sono laureato e l'unico mio titolo di studio è un diploma di scuola media superiore con specializzazione in elettronica ed energia nucleare ottenuto col minimo dei voti. Le mie conoscenze di psicologia e di altre scienze umane e sociali (filosofia, sociologia, neuroscienze ecc) sono autodidattiche, frammentarie, parziali e in molti casi ottenute attraverso fonti enciclopediche e citazioni anziché dalla lettura diretta dei vari autori. Ciò nonostante, ho scritto un saggio di psicologia ("Psicologia dei bisogni e della resistenza al cambiamento"), ho inventato un nuovo tipo di psicoterapia ("Psicoterapia sinottica") e, spesso e volentieri, esprimo le mie idee sui fatti umani in generale e su quelli dei miei interlocutori, usando concetti presi dalla letteratura psicologica e umanistica, e, più raramente, miei originali.

Non tutti accettano di buon grado il mio uso della psicologia nelle conversazioni. Infatti, a volte, a causa di ciò che dico, vengo implicitamente o esplicitamente accusato di saccenza, presunzione, arroganza, narcisismo, eccessiva tendenza a giudicare, senso di superiorità e cose simili. In certi casi vengo anche rimproverato, implicitamente o esplicitamente, di fare lo "psicologo abusivo", nel senso di non avere il curriculum di studi né esperienza sufficiente per parlare di psicologia con competenza, e di avere un atteggiamento "professorale" fuori luogo, cioè quello di uno che vorrebbe insegnare qualcosa a chi non la sa, con la segreta motivazione di dimostrare di sapere di più, e di ragionare meglio, del suo interlocutore.

Ottengo reazioni di questo tipo sia da parte di non psicologi che di psicologi. L'insofferenza o antipatia che i miei discorsi a volte suscitano in certe persone mi rattrista e mi spinge a cercare di capire la natura del problema, e a individuare possibili errori da parte mia o dei miei interlocutori.

In tale ricerca non posso fare a meno di usare le mie conoscenze psicologiche. Se non lo facessi, quali strumenti di comprensione mi rimarrebbero? Ascoltare solo le emozioni mie e altrui? Fidarmi acriticamente di chi mi critica, specialmente se si tratta di persone legalmente abilitate ad esercitare la professione di psicologo? Confrontare il numero delle persone che mi stimano con quello di quanti mi considerano arrogante e dar ragione alla maggioranza? Nessuno di questi criteri mi sembra affidabile, quindi cercherò, anche in questo caso, di usare la psicologia.

A questo punto vorrei aprire una parentesi per spiegare come io considero la psicologia e le scienze umane e sociali in generale.

A differenza delle scienze naturali, caratterizzate da una sistematicità e un generale consenso da parte degli scienziati di tutto il mondo, le discipline umane e sociali (filosofia, sociologia, psicologia, antropologia ecc.) sono un caos di opinioni e posizioni settarie, arbitrarie, spesso astruse, che obbligano chi vorrebbe acquisire una sufficiente conoscenza dell'Uomo a districarsi in una confusione di proposte difficili persino da reperire e classificare, oltre che da decifrare, anche a causa della mancanza di un glossario e di teoremi universalmente accettati.

Tale confusione nasconde mistificazioni e conflitti di interessi. Infatti le scienze umane e sociali hanno un impatto nella politica, nella religione, nell'economia, nell'etica,  possono favorire o contrastare autorità politiche, religiose, accademiche e possono essere usate per giudicare da un punto di vista etico e pragmatico il comportamento dei singoli nelle famiglie, nei gruppi, nelle organizzazioni e nelle istituzioni.

Inoltre occorre tener presente che la conoscenza è sempre stata uno strumento di potere e motivo di rispetto verso colui che è riconosciuto come più sapiente. Per questo, criticare un autore e pretendere di avere una teoria migliore della sua, corrisponde ad affermare di avere un'autorevolezza maggiore, di valere di più, e quindi di meritare maggiore credito, riconoscimento, e quindi potere e privilegio, nella società.

Cosa dovrebbe fare allora chi desidera conoscere la natura umana attingendo al patrimonio scientifico e letterario disponibile? Prima di tutto diffidare e sospettare di ogni proposta culturale e intellettuale, non affidarsi mai ad un solo autore o ad una sola scuola di pensiero, e poi praticare il "pick and mix" (cogli e mescola), cioè assaggiare (direttamente o attraverso riassunti, citazioni e commenti) il maggior numero possibile di proposte, rifiutare quelle più astruse e inconcludenti, scegliere le idee che ci sembrano più convincenti e usarle per costruire una propria personale visione del mondo e dell'Uomo. Il tutto con un approccio pragmatico, vale a dire, chiedendosi, di ogni idea, a cosa, chi e perché essa sia utile e, se applicata, quali cambiamenti potrebbe produrre, o impedire, nella propria vita e in quella del prossimo. Questo è ciò che ho sempre cercato di fare.

Chiarito il mio punto di vista sulle scienze umane e sociali, torno all'argomento in oggetto, per esaminare i rischi e gli effetti collaterali dell'uso della psicologia da parte dei "non psicologi".

Prima di tutto vorrei chiarire il significato del termine "psicologo" facendo un parallelo con quello di "filosofo". Infatti, io penso che la filosofia e la psicologia non dovrebbero essere due discipline distinte, ma una unica.

Cos'è un filosofo? Ci sono due categorie di filosofi: quelli che insegnano filosofia (in realtà si dovrebbe dire la storia della filosofia), e quelli che si comportano con filosofia, cioè usano la filosofia (una certa filosofia, perché le filosofie sono tante e in contrasto tra loro) come guida per vivere e interagire col prossimo. Infatti, un professore di filosofia nella sua vita privata potrebbe non seguire alcuna filosofia o vivere contraddicendo la filosofia che insegna e, viceversa, ci sono persone che seguono una filosofia senza insegnarla, o senza nemmeno rendersi conto di vivere secondo una certa filosofia.

Analogamente ci sono due tipi di psicologi: quelli che insegnano psicologia (una certa psicologia, perché le psicologie sono tante e in contrasto tra di loro) o la praticano come psicoterapeuti, e quelli che si comportano con psicologia, cioè la usano come guida per vivere, capire se stessi e gli altri, e interagire col prossimo nel modo più soddisfacente per tutti.

Ebbene, io mi considero uno psicologo del secondo tipo, ma a volte sono percepito come uno che cerca di assumere, indegnamente, il ruolo del "maestro psicologo". D'altra parte penso che in tale percezione ci sia qualcosa di reale nella misura in cui spiegare le proprie idee costituisce una forma di insegnamento nei confronti delle persone a cui quelle idee non vengono in mente a causa delle proprie minori conoscenze. Questo è vero in qualsiasi campo. Infatti, senza accorgercene, tutti noi, ogni tanto, chi più chi meno, assumiamo consciamente o inconsciamente, il ruolo di maestro quando diciamo a qualcuno cose che non sono scontate o che l'altro non conosce.

Come ho detto sopra, la conoscenza è anche potere, e quando si tratta della conoscenza dell'uomo e dei meccanismi dell'interazione umana, il potere può essere molto pervasivo e insidioso, e può avere conseguenze importanti a livello familiare, politico, religioso, etico, accademico ed economico.

Secondo me c'è, nei più, la tendenza a nascondere la propria ignoranza, come se, ammettendola, dovessero accettare un ruolo subordinato nella società, o addirittura l'emarginazione o l'esclusione sociale. Questa tendenza può diventare inconscia al punto da causare la rimozione (in termini psicoanalitici) dell'ignoranza stessa, cosicché uno finisce per credere di sapere tutto quello che occorre per essere rispettato ed accettato dagli altri e per interagire in modo giusto e produttivo. In altre parole, ognuno crede di avere ragione. Chiamerei questo fenomeno "la paura inconscia di avere torto".

La psicologia fa paura a certe persone perché è potenzialmente in grado di spiegare i "veri" motivi del loro comportamento e, come tale, rilevare e rivelare i loro "torti" o errori. Per tale motivo, molte persone vorrebbero che solo lo psicologo a cui si rivolgono quando hanno dei problemi che non riescono a gestire, sia autorizzato a mettere in discussione il loro comportamento e cercarne i motivi, così come i cattolici si confessano solo col prete. Per queste persone, uno che "fa psicologia" al di fuori del setting terapeutico e senza un'abilitazione ufficiale ad esercitare la professione di psicologo o psicoterapeuta, costituisce una minaccia, perché rischia di far venire alla luce motivazioni, torti ed errori inconfessabili, al di fuori di un contesto riservato e protetto dal segreto professionale. Questo, secondo me, spiega l'irritazione di cui io sono oggetto quando uso gli strumenti della psicologia nell'indagare e discutere il comportamento umano. In altre parole, credo che tale irritazione nasconda la paura incoscia di essere giudicati, e condannati ad una posizione sociale di minore prestigio e dignità. Tale paura è inversamente proporzionale all'autostima e alla sicurezza di sé dell'interessato.

In realtà la psicologia non serve a giudicare, ma piuttosto a demistificare, smascherare le vere motivazioni all'origine dei comportamenti di individui e gruppi. E questa funzione demistificatrice  fa paura a chi, consciamente o inconsciamente, ha qualcosa da nascondere.

La psicologia riguarda tutti noi esseri umani, costituisce il libretto di istruzioni dei nostri congegni consci e inconsci, e, in quanto tale, dovrebbe interessare chiunque, non essere confinata nelle aule universitarie, negli studi psicoterapeutici, negli uffici dei consulenti o dei pubblicitari, nei media, o riguardare solo chi è affetto da disturbi e malesseri mentali. Dovrebbe essere oggetto di discussione quando si affronta qualsiasi tema che abbia a che fare con il comportamento dell'Uomo in generale o di persone particolari. Il comportamento umano non può essere compreso razionalmente senza usare chiavi psico-filosofiche e non c'è nessun giustificato motivo per cui la psicologia non dovrebbe essere insegnata nella scuola dell'obbligo e usata comunemente nelle conversazioni e discussioni che riguardano la società e gli individui. Purtroppo, invece, la psicologia è generalmente trascurata, se non ignorata, temuta o disprezzata. Anche nel mondo accademico si osserva una ingiustificabile assenza di interdisciplinarità e cooperazione tra le diverse specializzazioni umanistiche, cosicché, ad esempio, molti filosofi non usano mai concetti psicologici e, viceversa, molti psicologi non usano mai concetti filosofici, come se ogni disciplina bastasse a se stessa. Questo avviene anche tra diverse scuole di psicologia che si ignorano a vicenda, per non parlare di quando si disprezzano esplicitamente. Scuole che operano come sette ideologiche gelose e rivali l'una dell'altra.

Una parte di responsabilità di questo stato di cose è da addebitare alle autorità religiose, per cui la psicologia costituisce una minaccia, dato che il fenomeno religioso può essere spiegato in termini psicologici tali da minare potenzialmente le basi delle religioni stesse, che invece interpretano il comportamento umano, il benessere e il malessere, in termini teologici.

Anche le autorità politiche sono parzialmente responsabili del poco rispetto di cui gode la psicologia. Questa, infatti, costituisce una minaccia al potere politico, perché esso è basato sulla demagogia e la manipolazione delle masse, che la psicologia è in grado di svelare e demistificare, potendo così minare le basi del consenso politico.

A questo punto, ritengo doveroso fare l'avvocato del diavolo e cercare motivazioni inconfessabili o comunque criticabili nel mio comportamento. E' un esercizio che faccio spesso, da quando ho capito, grazie proprio alla psicologia, che non ci si può fidare delle spiegazioni di nessuno, neanche delle nostre, perché ogni mente tende a filtrare tutto ciò che può mettere in discussione la propria dignità sociale, e altera la realtà in modo da avere un'immagine di sé accettabile e rassicurante.

Ecco dunque la mia ipotesi autocritica. Da bambino avevo un doppio complesso d'inferiorità, in quanto avevo una costituzione fisica debole e delicata, e provenivo da una famiglia di origini umili in cui la cultura, l'estetica e il divertimento non erano considerati importanti, anzi, erano visti con diffidenza, come pericoli rispetto ai valori familiari dominanti che erano il successo nel lavoro e la sicurezza economica. In più, mio padre era piuttosto autoritario e, sebbene non avesse mai letto un libro, credeva di conoscere la vita meglio di tanti intellettuali che parlavano in televisione e non perdeva occasione per vantarsene, usando il suo successo nel commercio come prova. Queste cose mi facevano sentire emarginato rispetto ai miei compagni di scuola e di quartiere, ed erano causa di frustrazione e timidezza.

Come ci insegna la psicologia individuale di Alfred Adler, a fronte di un complesso di inferiorità la psiche tende a sviluppare strategie compensative, cioè a cercare la superiorità in campi dove questa è possibile. Credo di avere un certo talento in diverse attività tra cui l'analisi e la sintesi, la logica, l'argomentazione, la sensibilità rispetto ai temi etici, sociali, filosofici e psicologici, e uno spirito critico capace di rilevare facilmente incoerenze, contraddizioni e lacune nei discorsi altrui e miei. Inoltre, i risultati dei test d'intelligenza a cui mi sono sottoposto hanno generalmente dato risultati lusinghieri. E' lecito, quindi, sospettare (e infatti lo sospetto) che la mia passione per la psicologia e la mia tendenza a esprimere idee e opinioni "intelligenti" e in chiave psicologica, siano nate da un bisogno di compensare inferiorità che inconsciamente ancora sento, e di ottenere una rivincita rispetto a persone che inconsciamente invidio e continuo a percepire con risentimento come miei "emarginatori". Inoltre non escluderei che ci sia ancora in me una rivalità inconscia nei confronti di mio padre, sebbene egli non sia più in vita.

Ammettiamo che questi sospetti circa le "vere" cause del mio "psicologare" siano (ancora) fondati, dovrei forse per questo smettere di interessarmi di psicologia e di usarla per capire me e gli altri? Smettere di criticare le masse, gli individui e certi intellettuali per lo stato miserabile in cui si trova ancora l'umanità? Lasciare che di psicologia si occupino solo i professionisti di questa materia? Autocensurarmi e tacere ogni volta che penso di aver trovato una spiegazione psicologica del comportamento di qualcuno?

Terminata l'arringa dell'avvocato del diavolo e avviandomi a concludere queste mie riflessioni, ritengo che usare spiegazioni psicologiche e/o psicoanalitiche durante una conversazione con persone che temono di essere giudicate o messe in discussione (la maggioranza!) è sempre rischioso, anche quando si parla in termini astratti o si fa riferimento a persone non presenti: questo modo di fare può facilmente generare negli ascoltatori irritazione, sconforto, ansia e, nei casi più gravi, reazioni aggressive scomposte, miranti a invalidare e punire lo "psicologo abusivo" accusandolo di arroganza e altre qualità negative senza alcun fondamento oggettivo o razionale. Infatti in queste situazioni, di solito chi reagisce non entra nel merito delle spiegazioni psicologiche espresse dall'altro (anche perché spesso non è in grado di argomentare contro di esse) ma mira solo a svalutare la persona che le ha espresse, attaccando la sua personalità e facendo un processo tendenzioso alle sue intenzioni, con esiti facilmente prevedibili. Così facendo, queste persone danno una dimostrazione pratica di come funzionano i meccanismi del "bias cognitivo" e dell'attenzione selettiva, di cui si può trovare un'ottima descrizione nel libro di Daniel Goleman "Menzogna, autoinganno, illusione".

Sappia allora, chiunque voglia applicare la psicologia nella sua vita di tutti i giorni per capire se stesso e gli altri, che questa nobile aspirazione ha pericolosi effetti collaterali: l'ostilità e la calunnia da parte di coloro che hanno paura della psicologia o di psicologi che temono sia messa in discussione la propria formazione.

Non sto dicendo che sia meglio astenersi dall'esprimere opinioni personali in termini psicologici specialmente quando si è in compagnia, ma di mettere in conto, prima di farlo, i possibili effetti collaterali sopra descritti, che saranno diversi a seconda dell'intelligenza, del carattere, dell'autostima, delle conoscenze psicologiche e dell'ortodossia intellettuale delle persone coinvolte.

A che serve la psicologia

2015-12-19   Psicologia
La psicologia dovrebbe servire a capire se stessi e gli altri e a demistificare le motivazioni dei comportamenti propri e altrui. Purtroppo di psicologie ce ne sono tante e spesso si ignorano o disprezzano a vicenda. Quelle che considero più utili ci insegnano a non fidarci di nessuno, nemmeno di noi stessi quando cerchiamo di giustificare le nostre azioni e inazioni.

Il rischio della virtù

2015-12-20   Arroganza
La parola "virtù" è per molti obsoleta, specialmente per quanto riguarda l'etica e l'intelletto. Le persone che cercano di essere più virtuose sono sempre meno e viste con fastidio o sospetto dai più. Cercare di essere virtuosi viene spesso percepito come cercare morbosamente di superare gli altri, mentre il vero virtuoso cerca di superare solo sé stesso. Non è colpa sua se, cercando di superare se stesso, supera involontariamente qualcun altro, ma ciò non gli viene perdonato dalle persone superate. Pochi pensano che il perseguimento delle virtù possa essere un bisogno sano e una fonte di piacere. Perciò al virtuoso conviene nascondere le proprie virtù a coloro che non le sopportano. In questo modo ridurrà il rischio di essere considerato presuntuoso, arrogante, saccente, narcisista, represso, nevrotico, rigido, giudicante, troppo severo ed esigente con sé stesso e gli altri, ecc.


Sul riconoscere la superiorità altrui

2015-12-20   Status
La maggior parte della gente riconosce la superiorità di qualcuno solo se questa è stata ufficialmente riconosciuta da un'autorità istituzionale o dalla maggioranza della comunità di appartenenza. Per il resto, il più conosce il meno ma il meno non conosce il più. Conviene dunque nascondere le proprie superiorità a chi non sa o non vuole riconoscerle. Infatti a nessuno piace sentirsi inferiore ad altri.

Il bene e il male delle feste

2015-12-20   Interagire
Le feste sono una occasione per stare insieme, per interagire, e quindi soddisfare il bisogno di appartenenza e di interazione sociale. A volte, però, una festa può essere opprimente se costringe a ripetere riti inutili e a conformarsi a certe mentalità. Ogni festa dovrebbe offrire spazi di libertà e creatività.

Esigenze, emozioni, interazioni, responsabilità

2015-12-23   Interagire
Ogni umano è portatore di esigenze più o meno vitali (bisogni, desideri, capricci).

Le esigenze umane, per essere soddisfatte, hanno bisogno dell'interazione con altri umani.

Le emozioni (tra cui il piacere e il dolore) di un umano sono il riflesso della soddisfazione o insoddisfazione delle proprie esigenze.

Ogni umano ha la capacità, e la responsabilità, di soddisfare od ostacolare la soddisfazione delle esigenze di qualcun altro e di causare in tal modo le emozioni piacevoli o spiacevoli corrispondenti.

Ogni umano ha la capacità e la responsabilità di esprimere le proprie esigenze, chiedere agli altri aiuto per soddisfarle e offrire il proprio aiuto per soddisfare quelle altrui.

Quando un umano percepisce un altro umano, il primo cerca soprattutto di determinare in che misura il secondo può favorire od ostacolare la soddisfazione delle proprie esigenze. Più raramente cerca di determinare quali siano le esigenze del secondo e in quale misura egli potrà favorire od ostacolare la loro soddisfazione. I rapporti umani sarebbero molto più soddisfacenti per tutti se ognuno cercasse di conoscere le esigenze altrui.

Le conseguenze delle tradizioni

2015-12-23   Tradizioni
Le tradizioni, come le religioni (che sono tradizioni per eccellenza), uniscono e dividono allo stesso tempo. Uniscono quelli che le seguono ma dividono questi da quelli che non le seguono.

La paura inconscia della libertà altrui

2015-12-24   Inconscio
Una paura inconfessabile (e perciò inconscia) è presente più o meno in tutti gli umani: quella della libertà altrui. Essa si accompagna con la tendenza ad imporre agli altri la propria visione del mondo, la propria filosofia, la propria religione, la propria politica, le proprie gerarchie, le proprie aspetttive, il proprio stile di vita. Ciò avviene perché l'Uomo è un animale sociale competitivo ed usa le tradizioni (come le religioni), le ideologie, le leggi per limitare la competizione che, se lasciata libera, può essere spietata ed è perciò spaventosa. Da quando la libertà di pensiero e di espressione è ufficialmente diventata un diritto umano universale, il desiderio di limitare la libertà altrui non si è estinto, ma è stato rimosso nell'inconscio, da dove continua ad operare in forme mascherate, sublimate e mistificate.

La funzione del "like"

2015-12-24   Piacere e dolore
Non si può negare che un "like" faccia sempre piacere e tiri su il morale. E' piccolo segno di riconoscimento, anche se superficiale, effimero, di breve di durata e non impegnativo. Ci dice che, per un attimo, esistiamo per qualcuno. E' per questo che Facebook ha tanto successo.

Consumismo e cultura

2015-12-25   Media   |   Economia
Il consumismo influenza anche il modo in cui la cultura viene vista e usata. Infatti oggi molti “consumano” la cultura nel senso che, il giorno dopo aver letto un libro o un articolo, lo ritengono superato, non più utile, e si apprestano a consumare altre novità. In altre parole, oggi per molti vale solo ciò che è attuale. Pochi leggono le opere letterarie e apprezzano l’arte del passato, come se non avessero più nulla di importante da dirci. Questo, secondo me, è dovuto a diversi fattori, tra i quali:

  • L’industria editoriale ha bisogno di incentivare l’acquisto di novità letterarie e giornali per assicurarsi un giro d’affari che sarebbe scarso se la gente leggesse preferibilmente opere del passato, poco costose e facilmente reperibili nel mercato dell’usato.

  • Le opere nuove hanno la presunzione di valere più di quelle che le hanno precedute. Questa presunzione si applica sia ai loro autori che ai loro lettori che, leggendo le novità, si illudono di diventare più colti, più informati, più saggi dei loro predecessori.

  • La mancanza di consenso riguardo al valore e all'importanza delle opere del passato, da parte delle autorità accademiche. In altre parole, manca una biblioteca essenziale universalmente riconosciuta, che stabilisca la relativa importanza di ciascuna opera del passato.

  • L’illusione che ciò che è nuovo sia più gradevole e divertente dell’antico

Risultato di questa tendenza è la pubblicazione di tante opere inutili, spesso minestre riscaldate di idee del passato, di valore più modesto di quelle da cui prendono ispirazione.

Carezze e riconoscimenti

2015-12-25   Socializzare
Abbiamo tutti bisogno di carezze e riconoscimenti sia fisici che metaforici, e allora non abbiamo paura di chiederli e di darli, e non solo a Natale. Vi accarezzo, vi riconosco e vi chiedo di accarezzarmi e riconoscermi quanto più spesso possibile, anche senza un'occasione particolare.

Bisogno di feedback

2015-12-27   Bisogni   |   Inconscio
Qualsiasi cosa facciamo, diciamo o pensiamo dà luogo, nel nostro inconscio, ad un immaginario feedback da parte di persone per noi importanti che abbiamo interiorizzato. Per questo tendiamo a fare, dire o pensare cose che possono ottenere un feedback positivo e ad evitare di fare, dire o pensare cose che possono ottenere un feedback negativo, indipendentemente dal loro valore intrinseco e oggettivo. L'aspettativa di un feedback positivo ci fa star bene, quella di un feedback negativo male. Inoltre abbiamo normalmente un bisogno di feedback così forte che preferiamo un feedback negativo a nessun feedback. Tutto questo avviene nel nostro inconscio senza che ce ne accorgiamo.

Come (non) ottenere carezze e riconoscimenti

2015-12-27   Competere
E' infantile pensare che per ottenere carezze e riconoscimenti occorra essere bravi e diligenti. Quello che conta, invece, è soddisfare i bisogni e i desideri degli altri, i quali, a differenza dei nostri genitori, sono spesso infastiditi dal fatto che uno sia più bravo e diligente di loro.

Viva la libera immaginazione!

2015-12-29   Umorismo

Conoscere per interagire

2015-12-29   Interagire
Conoscere qualcuno (compreso sé stesso) significa conoscerne bisogni, desideri, paure, gusti, storia, interessi, piaceri, dolori, temperamento, carattere, abitudini, progetti, cultura, capacità, limiti, vincoli, impegni, libertà, tasti dolenti, rimozioni ecc.

Solo se abbiamo una buona conoscenza di noi stessi e di una data persona possiamo scegliere saggiamente se interagire con essa e in che modo, cioè cosa chiederle e cosa offrirle per una reciproca soddisfazione.

In altre parole, per un'interazione soddisfacente tra due persone è utile che ciascuna di esse abbiano una buona conoscenza di sé e dell'altra, manifesti le proprie esigenze e sia disposta a soddisfare quelle dell'altra.


A che serve l'albero di Natale

2015-12-29   Appartenere
L'esistenza di una comunità e l'appartenenza ad essa si manifestano attraverso la celebrazione dei riti che la caratterizzano. L'albero di Natale è uno di essi. Lo si fa per dimostrare (inconsciamente) a se stessi e agli altri di appartenere ad una comunità che a Natale fa l'albero di Natale. È un rito di appartenenza che rassicura chi lo fa e chi lo guarda, perché una persona che non appartiene a nessuna comunità (ed è quindi moralmente libera) fa paura a tutti, anche alla persona stessa.
Siamo tutti terrorizzati o depressi all'idea di non appartenere a nessuna comunità.

Sulla malattia mentale

2015-12-30   Psicopatia
Non esiste una separazione tipologica tra i malati di mente e i sani di mente, ma un continuum tra il molto malato e il molto sano, e ogni essere umano si trova in un punto variabile, non misurabile oggettivamente, di questo continuum.

Ignoranza dell'uomo sull'uomo

2015-12-30   Conoscere   |   Natura umana
Homo homini ignarus.

A che servono le feste

2015-12-30   Bisogni
L'esistenza di una comunità e l'appartenenza ad essa si manifestano attraverso la celebrazione dei riti che la caratterizzano. Le feste sono riti sociali tra i più importanti. Si celebrano per dimostrare (inconsciamente) a se stessi e agli altri di appartenere ad una comunità che celebra quel tipo di feste. Sono riti di appartenenza che rassicurano chi vi partecipa e chi guarda i partecipanti, perché una persona che non appartiene a nessuna comunità (ed è quindi moralmente libera) fa paura a tutti, anche alla persona stessa.

Siamo tutti terrorizzati o depressi all'idea di non appartenere a nessuna comunità.
Le feste sono anche una buona occasione per stare insieme e incontrare persone conosciute e sconosciute, cosa di cui ogni umano ha bisogno. Queste cose si potrebbero fare anche al di fuori di feste ma in tal caso sarebbero meno interessanti perché non avrebbero la funzione "comunizzante", la quale, infatti, richiede la manifestazione e il rispetto di un vincolo sociale.

Le feste sono anche esami. Attraverso l'impegno e il dispendio con cui una persona celebra una festa, viene misurata pubblicamente la sua appartenenza alla corrispondente comunità e la sua posizione di potere e il suo prestigio all'interno di essa. Maggiore l'impegno, maggiore l'intregrazione; maggiore il dispendio, maggiore il potere e il prestigio. Chi non partecipa alla festa si esclude dalla rispettiva comunità, chi non lo fa con un dispendio adeguato dimostra di avere poco potere o prestigio o di essere avaro, e quindi socialmente non attraente.

Le feste sono anche gare, dove si compete per mostre le proprie abilità nel parlare, nel danzare, nel vestire, nel suonare, nel cantare ecc. e dove si possono mettere in mostra i propri corpi, i propri abiti, i propri gioielli, le proprie ricchezze, i lussi che ci si può permettere, i propri gusti, la propria cultura, la propria conoscenza delle tradizioni della comunità e la propria conformità ad esse.

Il capodanno per Antonio Gramsci

2015-12-31   Odio   |   Festa
[Antonio Gramsci, 1 gennaio 1916, "Avanti!", edizione torinese, rubrica "Sotto la Mole"]

Ogni mattino, quando mi risveglio ancora sotto la cappa del cielo, sento che per me è capodanno.

Perciò odio questi capodanni a scadenza fissa che fanno della vita e dello spirito umano un’azienda commerciale col suo bravo consuntivo, e il suo bilancio e il preventivo per la nuova gestione. Essi fanno perdere il senso della continuità della vita e dello spirito. Si finisce per credere sul serio che tra anno e anno ci sia una soluzione di continuità e che incominci una novella istoria, e si fanno propositi e ci si pente degli spropositi, ecc. ecc. È un torto in genere delle date.

Dicono che la cronologia è l’ossatura della storia; e si può ammettere. Ma bisogna anche ammettere che ci sono quattro o cinque date fondamentali, che ogni persona per bene conserva conficcate nel cervello, che hanno giocato dei brutti tiri alla storia. Sono anch’essi capodanni. Il capodanno della storia romana, o del Medioevo, o dell’età moderna.

E sono diventati così invadenti e così fossilizzanti che ci sorprendiamo noi stessi a pensare talvolta che la vita in Italia sia incominciata nel 752, e che il 1490 0 il 1492 siano come montagne che l’umanità ha valicato di colpo ritrovandosi in un nuovo mondo, entrando in una nuova vita. Così la data diventa un ingombro, un parapetto che impedisce di vedere che la storia continua a svolgersi con la stessa linea fondamentale immutata, senza bruschi arresti, come quando al cinematografo si strappa il film e si ha un intervallo di luce abbarbagliante.

Perciò odio il capodanno. Voglio che ogni mattino sia per me un capodanno. Ogni giorno voglio fare i conti con me stesso, e rinnovarmi ogni giorno. Nessun giorno preventivato per il riposo. Le soste me le scelgo da me, quando mi sento ubriaco di vita intensa e voglio fare un tuffo nell’animalità per ritrarne nuovo vigore.

Nessun travettismo spirituale. Ogni ora della mia vita vorrei fosse nuova, pur riallacciandosi a quelle trascorse. Nessun giorno di tripudio a rime obbligate collettive, da spartire con tutti gli estranei che non mi interessano. Perché hanno tripudiato i nonni dei nostri nonni ecc., dovremmo anche noi sentire il bisogno del tripudio. Tutto ciò stomaca.

Aspetto il socialismo anche per questa ragione. Perché scaraventerà nell’immondezzaio tutte queste date che ormai non hanno più nessuna risonanza nel nostro spirito e, se ne creerà delle altre, saranno almeno le nostre, e non quelle che dobbiamo accettare senza beneficio d’inventario dai nostri sciocchissimi antenati.

Le feste come esami

2015-12-31   Festa
Le feste sono anche esami. Attraverso l'impegno e il dispendio con cui una persona celebra una festa, viene misurata pubblicamente la sua appartenenza alla corrispondente comunità e la sua posizione di potere e prestigio all'interno di essa. Maggiore l'impegno, maggiore l'intregrazione; maggiore il dispendio, maggiore il prestigio. Chi non partecipa alla festa si esclude dalla rispettiva comunità, chi non lo fa con un dispendio adeguato dimostra di avere poco potere o prestigio al suo interno o di essere avaro, e quindi socialmente non attraente.