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Il mondo visto da me - 2016

460 articoli postati nel 2016

Le feste come gare

2016-01-01   Festa
Le feste sono anche gare, dove si compete per mostrare le proprie abilità nel parlare, nel danzare, nel vestire, nel suonare, nel cantare ecc. e dove si possono mettere in mostra i propri corpi, i propri abiti, i propri gioielli, le proprie ricchezze, i lussi che ci si può permettere, i propri gusti, la propria cultura, la propria conoscenza delle tradizioni della comunità e la propria conformità ad esse.

Strategie sociali

2016-01-01   Filosofia
Ogni umano ha una strategia sociale (cioè un piano di medio/lungo termine) che determina il proprio comportamento momento per momento, cioè il modo dettagliato e particolare in cui interagisce con gli altri.

Ogni strategia sociale ha una parte conscia e una inconscia, una razionale e una emotiva, una volontaria e una involontaria. Il rapporto tra la parte conscia e quella inconscia varia da individuo a individuo, così come il rapporto tra quella razionale e quella emotiva e tra quella volontaria e quella involontaria. Anche il grado di complessità e finezza della strategia varia da persona a persona. Tali differenze dipendono dall'intelligenza, dal temperamento e dalle esperienze delle singole persone.

Una strategia sociale definisce scelte come le seguenti:

  • quale religione, pseudoreligione, filosofia, ideologia, scuola di pensiero seguire

  • quale stile di vita seguire

  • quale moralità praticare

  • quali libertà concedersi e a quali rinunciare

  • a quali comunità o categorie sociali appartenere

  • con chi allearsi e chi combattere

  • quale partito politico sostenere

  • con chi essere amico e con chi nemico

  • con chi interagire, con chi non interagire

  • chi frequentare, chi non frequentare

  • con chi avere rapporti sessuali e con chi non averli

  • quali persone rispettare/apprezzare e quali disdegnare/disprezzare

  • cosa rivelare e cosa nascondere della propria vita presente, passata e dei propri progetti

  • cosa rendere pubblico e cosa mantenere privato

  • quali linguaggi e culture conoscere e praticare

  • cosa considerare repellente o brutto

  • cosa considerare attraente o bello

  • come presentarsi agli altri

  • quali diritti rivendicare

  • a chi ribellarsi

  • a quali autorità, doveri, divieti, vincoli sottomettersi

  • chi considerare superiore e chi inferiore

  • chi sfidare e chi accettare come superiore

  • quali impegni prendere e quali rifiutare

  • chi amare e chi odiare

  • quanto essere spontanei (lasciarsi andare) e quanto autocontrollati

  • quanto essere rigorosi (ridigi) e quanto flessibili

  • quanto essere fedeli alle scelte precedenti

  • quali impegni mantenere e quali negligere

  • quali responsabilità assumere

  • chi accusare, chi condannare, chi perdonare

  • chi/cosa comprendere e chi/cosa non comprendere

  • chi/cosa accettare e chi/cosa rifiutare

  • quale status, ruolo gerarchico o funzionale cercare di assumere nella società

  • quali riconoscimenti cercare di ottenere

  • quali servizi cercare di ottenere

  • quali beni cercare di ottenere

  • quali risorse cercare di acquisire o mantenere

  • quanto denaro cercare di ottenere o mantenere

  • a chi/cosa credere e a chi/cosa non credere

  • quali precauzioni prendere e difese adottorare contro i rischi sociali

  • di cosa vergognarsi e di cosa essere fieri

  • con chi essere generoso e con chi avaro

  • con chi essere gentile e con chi aggressivo

  • quanto dare agli altri e quanto tenere per se

  • quanto tempo e risorse dedicare agli altri e quanto usare per sé

  • etc.


Introversa ad una festa

2016-01-02   Umorismo


La fine dei maestri e della saggezza

2016-01-02   Arroganza
Il concetto di maestro è oggi obsoleto, anzi, politicamente scorretto. Se oggi uno rivela di voler essere un maestro, è immediatamente considerato un arrogante, un presuntuoso, un ciarlatano, uno che cerca di dominare o ingannare gli altri, o un povero illuso. Infatti oggi quasi nessuno cerca maestri o vuole diventare un maestro, ad eccezione dei ciarlatani, delle loro vittime e di qualche isolato nostalgico o visionario. Conseguenza di questa tendenza è l'obsolescenza anche del concetto di saggezza. Infatti io credo che la saggezza consista nel cercare e scegliere maestri (più di uno), integrarli, usarli, superarli e diventare maestri di se stessi applicando le conoscenze acquisite, senza escludere, in tale processo, di diventare provvisoriamente maestri per qualcun altro.

Introversione e depressione

2016-01-02   Introversione
Agli estroversi gli introversi appaiono spesso come depressi anche quando non lo sono. Alcuni introversi sono anche depressi ma non tutti, come anche gli estroversi possono essere depressi. D'altra parte per un introverso forse è meglio passare per depresso che per presuntuoso, come appaiono spesso gli introversi assertivi (come me).

Meditazione organizzata

2016-01-02   Meditazione
Per "meditazione organizzata" intendo un tipo di meditazione che viene insegnato attraverso libri o corsi. E' scientificamente accertato che le persone che la praticano ricevono un reale beneficio nel senso che, grazie ad essa, si sentono meglio, più serene, meno ansiose, più produttive.
Come spiegare l'effetto positivo della meditazione organizzata? Io ipotizzo che la meditazione organizzata soddisfi il bisogno di comunità e appartenenza in quelle persone che ne sentono la mancanza, e che a causa di tale frustrazione soffrono di ansia. La pratica di una meditazione organizzata è in qualche modo simile a quella di una religione e può avere alcuni degli stessi effetti positivi. Come una religione, la meditazione fa sentire accomunati alle altre persone che la praticano, cioè produce un senso di appartenenza alla comunità delle persone "spirituali", fa sentire accettati e accettanti, approvati da un maestro in cui si ha fiducia, e in armonia con l'universo. Uno stato mentale piacevole che allevia l'angoscia della solitudine.



http://www.theatlantic.com/video/index/422337/mindfulness-gym/

Il primo gennaio (poesia di Eugenio Montale)

2016-01-02   Poesia
Il primo gennaio (da "Satura", di Eugenio Montale)

So che si può vivere
non esistendo,
emersi da una quinta, da un fondale,
da un fuori che non c’è se mai nessuno
l’ha veduto.
So che si può esistere
non vivendo,
con radici strappate da ogni vento
se anche non muove foglia e non un soffio increspa
l’acqua su cui s’affaccia il tuo salone.
So che non c’è magia
di filtro o d’infusione
che possano spiegare come di te s’azzuffino
dita e capelli, come il tuo riso esploda
nel suo ringraziamento
al minuscolo dio a cui ti affidi,
d’ora in ora diverso, e ne diffidi.
So che mai ti sei posta
il come – il dove – il perché,
pigramente rassegnata al non importa,
al non so quando o quanto, assorta in un oscuro
germinale di larve e arborescenze.
So che quello che afferri,
oggetto o mano, penna o portacenere,
brucia e non se n’accorge,
né te n’avvedi tu animale innocente
inconsapevole
di essere un perno e uno sfacelo, un’ombra
e una sostanza, un raggio che si oscura.
So che si può vivere
nel fuochetto di paglia dell’emulazione
senza che dalla tua fronte dispaia il segno timbrato
da Chi volle tu fossi…e se ne pentì.
Ora,
uscita sul terrazzo, annaffi i fiori, scuoti
lo scheletro dell’albero di Natale,
ti accompagna in sordina il mangianastri,
torni indietro, allo specchio ti dispiaci,
ti getti a terra, con lo straccio scrosti
dal pavimento le orme degli intrusi.
Erano tanti e il più impresentabile
di tutti perché gli altri almeno parlano,
io, a bocca chiusa.

http://www.gironi.it/poesia/montale.php

Comunità di gusti

2016-01-02   Condividere
I gusti non sono solo gusti, ma anche chiese in cui si ritrovano quelli che hanno gusti simili e si proteggono dagli altri.

Come scrivere una poesia

2016-01-02   Poesia

  1. Prendere un'antologia di poesie e aprire qualche pagina a caso

  2. Scegliere e annotare le parole che più ci piacciono, che più ci suscitano emozioni

  3. Scrivere la poesia usando le parole annotate, aggiungendo e togliendo ciò che riteniamo opportuno


Come le nuove idee vengono ricevute

2016-01-05   Creatività
Se uno dichiara di aver concepito o scoperto un'idea innovativa e utile, gli altri non sono subito interessati a conoscere, valutare e discutere quell'idea in sé, ma prima si preoccupano di sapere se quell'idea possa comportare per il suo portatore o per loro loro un vantaggio o uno svantaggio sociale. In particolare, si preoccupano di sapere se, come conseguenza di quell'idea, il loro prestigio, o quello del portatore, possa aumentare o diminuire, e cosa possa cambiare nel rapporto di prestigio tra loro. Solo se l'idea appare per loro vantaggiosa sono disposti a conoscerla, comprenderla ed eventualmente condividerla, altrimenti la osteggiano o ignorano a priori.

Sbagliare insieme o avere ragione da soli?

2016-01-05   Condividere
Credo che per la maggioranza degli umani sia meglio sbagliare insieme che avere ragione da soli, mentre per la maggioranza degli introversi sia meglio avere ragione da soli che sbagliare insieme. Che ne pensate?

Cosa succede quando due persone s'incontrano

2016-01-09   Interagire   |   Inconscio   |   Psicologia   |   Sfida
Il discorso che segue può essere utile a chi desidera comprendere le dinamiche psicologiche fondamentali insite nelle interazioni umane, allo scopo di migliorarne la qualità in termini di soddisfazione dei bisogni delle parti coinvolte. Come si vedrà, tali dinamiche dipendono molto dai repertori mentali personali con i quali vengono definite e caratterizzate: categorie di persone, comunità di appartenenza, ruoli, funzioni, affetti, strategie di interazione sociale e chiavi di interpretazione delle interazioni stesse.

L'incontro tra due persone X ed Y dà generalmente luogo ad una serie di azioni e reazioni riassumibili nelle seguenti fasi (dal punto di vista di X):

  1. Attribuzione ad Y di una o più categorie tra quelle presenti nel repertorio delle categorie umane di X.

  2. Attribuzione ad Y di posizioni, funzioni, ruoli, rango, valori, affetti ecc. nella visione del mondo, nelle comunità elettive e nella strategia di interazione sociale di X. Nota: tale attribuzione è conseguenza delle caratteristiche delle categorie umane attribuite ad Y nella fase 1.

  3. Ricezione di transazioni/espressioni verbali e non verbali emesse da Y e attribuzione ad esse di significati cognitivi ed emotivi tra quelli contenuti nel repertorio semantico di X. Esempi: richiesta o offerta (di beni, servizi, aiuto, protezione, informazioni ecc.), proposta (di cooperazione, scambio, assunzione di ruoli particolari, rapporto sessuale ecc.), asserzione, informazione, sottomissione, imposizione, ribellione, sfida, minaccia, aggressione, umiliazione, rifiuto, respingimento, resa, ecc.

  4. Modifica dello stato emotivo e cognitivo di X a seguito delle transazioni/espressioni emesse da Y e dei significati ad esse attribuiti da X

  5. Emissione di transazioni/espressioni verbali e non verbali verso Y scelte tra quelle contenute nel proprio repertorio delle transazioni/espressioni (sollecitate, non sollecitate e automatiche). Nota: le transazioni/espressioni emesse da X sono conseguenza delle proprie reazioni emotive e cognitive di cui alla fase 4.

  6. Ripetizione delle fasi 3, 4 e 5 fino alla fine dell'incontro.

Lo stesso si svolge da Y verso X.

Tutto ciò avviene in parte a livello conscio ma soprattutto a quello inconscio.

La dinamica dell'incontro è teoricamente prevedibile e tende a ripetersi con modalità analoghe nella misura in cui non ci sono variazioni, in ciascun individuo:

  • nel proprio repertorio delle categorie umane

  • nella propria visione del mondo

  • nelle proprie comunità elettive

  • nel posizionamento proprio e altrui all'interno delle comunità elettive (in termini di ruoli, rango, funzioni, affetti ecc.)

  • nella propria strategia di interazione sociale

  • nel proprio repertorio semantico (per l'interpretazione delle transazioni/espressioni ricevute)

  • nel propro repertorio delle transazioni/espressioni (sollecitate, non sollecitate e automatiche)

  • nei bisogni, negli eventi e nelle situazioni che lo spingono a mettere in atto particolari transazioni/espressioni


Bisogno di comunità

2016-01-17   Bisogni   |   Inconscio   |   Psicologia
Un essere umano ha due tipi di bisogni: quelli "animali" (cioè che si riscontrano anche in altre specie animali) e quelli "umani" (cioè che si riscontrano solo nella specie umana). Entrambi i tipi concorrono a determinare il comportamento umano, che non è altro che la ricerca di soddisfazione dei bisogni stessi attraverso certe strategie. Chi non riesce a soddisfarli soffre e tende ad ammalarsi fino a morire parzialmente o completamente.

La struttura portante della psiche è il bisogno di comunità. Una comunità, dal punto di vista psichico, è una struttura comportamentale condivisa da almeno due persone, caratterizzata da un insieme di forme e norme particolari che includono ruoli, obblighi, divieti, rituali, valori, autorità, gusti, pregiudizi, folclore, mode ecc.

Tutti gli esseri umani hanno un insopprimibile bisogno di comunità, più o meno conscio o inconscio, di origine genetica. Alcuni cercano di integrarsi nella comunità in cui si trovano conformandosi ad essa senza cercare di cambiarla; altri cercano di cambiarla per renderla più soddisfacente rispetto alle proprie esigenze. Altri ancora, non riuscendo a cambiarla, cercano di emigrare in un'altra comunità più soddisfacente e, se non ne trovano una adatta, cercano di crearla. Pochi ci riescono. Tra questi ci sono i fondatori di religioni, i dittatori e i leader politici, i rivoluzionari, i filosofi, i geni.

Innamoramento e amore

2016-01-17   Amare
In una coppia ci può essere amore senza innamoramento e innamoramento senza amore.

Paradosso della religione

2016-01-19   Religione
Più una persona prende sul serio una religione, cioè cerca di applicarne i precetti (così come espressi nelle sacre scritture) in modo rigoroso, e più essa è socialmente pericolosa. Per esempio, se dovessimo fare quello che Dio, nel Vecchio Testamento, ci chiede di fare, dovremmo uccidere tutti gli uomini che hanno rapporti omosessuali. Infatti in certi paesi mussulmani lo fanno davvero e anche nella civilissima Europa (Italia, Germania ecc.) fino agli anni 60-70 gli omosessuali venivano incarcerati.

Religione "fai-da-te"

2016-01-19   Religione
Pochi sono disposti a rinunciare ad una religione malgrado le sue assurdità, perché non sanno come sostituirla dal punto di vista etico. Così la maggior parte dei cosiddetti credenti professano una religione "fai-da-te", prendendo dalle Scritture solo le parti che a loro fanno comodo e ignorando il resto.

Cosa rende bella una fotografia

2016-01-19   Bellezza   |   Fotografia
La bellezza di una foto non si misura con la sua somiglianza al reale, ma con la bellezza delle sensazioni che riesce ad evocare.

Omeopatia e placebo

2016-01-23   Placebo
È provato che i farmaci finti (noti come "placebo") possono aiutare a guarire per un effetto psicosomatico. I rimedi omeopatici, essendo farmaci finti, possono quindi aiutare a guarire. Infatti non ci sono prove scientifiche che i farmaci omeopatici siano più efficaci di un placebo.

Media e comunità

2016-01-24   Media   |   Televisione
I giornali, la televisione e i media in generale contribuiscono a creare nei lettori e negli spettatori un'idea di comunità alla quale conformarsi o con la quale confrontarsi. Il giornale, come la TV, rappresenta infatti l'attualità di una comunità e dei suoi valori. Dice cosa è importante al momento, chi sono e cosa fanno i membri importanti della comunità, quali sono i linguaggi, le norme, le forme, gli usi e i costumi in voga, cosa vale e cosa non vale, cosa è "in" e cosa "out", cosa unisce e cosa divide i membri della comunità, chi vince e chi perde, chi merita gloria e chi disprezzo, cosa è bello e cosa brutto, chi comanda e chi ubbidisce, cosa fare e cosa non fare, cosa e dove comprare, cosa minaccia la comunità, gli amici e i nemici, le alleanze, i conflitti, le cooperazioni, le competizioni in vari campi, tra cui quello politico e amministrativo, i buoni e i cattivi, i capaci e gli incapaci, le speranze, le previsioni, di cosa piangere, di cosa ridere, cosa credere e cosa non credere, gli stereotipi e le categorie. Spiega i rapporti causa-effetto. In tutto questo evita di dire cose sconvenienti per qli interessi delle persone più importanti e degli opinion leader, e per la conservazione della comunità stessa.

Quanto vale il parere della maggioranza

2016-01-24   Valutare
Come risolvere la discrepanza tra come mi vedono gli altri e come mi vedo io? Chi ha la visione più completa e reale? La cosa si complica quando non tutti gli altri mi vedono nello stesso modo. Per esempio, se su dieci persone che mi conoscono (o credono di conoscermi) sono simpatico a due e antipatico a otto, o sono approvato da due e disapprovato da otto, che conclusioni devo trarne? Quanto conta il parere della maggioranza nella ricerca della verità? La democrazia dà sempre ragione alla maggioranza, e io sono democratico, tuttavia penso che la maggior parte degli esseri umani ancora oggi sia fondamentalmente ignorante e pronta a credere a cose false o inesistenti (come agli insegnamenti religiosi). E allora, meglio sbagliare con la maggioranza oppure avere ragione da soli o in minoranza?

Il libro come viaggio

2016-01-24   Letteratura
Leggere un libro è fare un viaggio in un territorio disegnato dall'autore, è avere un'esperienza virtuale. I luoghi che si visitano attraverso la lettura sono più o meno fantastici o reali, veri o falsi, piacevoli o spiacevoli, belli o brutti. Un libro può educare o diseducare, entusiasmare o annoiare, avvicinarci o allontanarci dalla verità, chiarire od offuscare, farci guadagnare o perdere tempo.

Zygmunt Bauman sui social networks

2016-01-27   Media   |   Social networks
Estratto da un'intervista a Zygmunt Bauman:
http://elpais.com/elpais/2016/01/19/inenglish/1453208692_424660.html

Q. You are skeptical of the way people protest through social media, of so-called “armchair activism,” and say that the internet is dumbing us down with cheap entertainment. So would you say that the social networks are the new opium of the people?

A. The question of identity has changed from being something you are born with to a task: you have to create your own community. But communities aren’t created, and you either have one or you don’t. What the social networks can create is a substitute. The difference between a community and a network is that you belong to a community, but a network belongs to you. You feel in control. You can add friends if you wish, you can delete them if you wish. You are in control of the important people to whom you relate. People feel a little better as a result, because loneliness, abandonment, is the great fear in our individualist age. But it’s so easy to add or remove friends on the internet that people fail to learn the real social skills, which you need when you go to the street, when you go to your workplace, where you find lots of people who you need to enter into sensible interaction with. Pope Francis, who is a great man, gave his first interview after being elected to Eugenio Scalfari, an Italian journalist who is also a self-proclaimed atheist. It was a sign: real dialogue isn’t about talking to people who believe the same things as you. Social media don’t teach us to dialogue because it is so easy to avoid controversy… But most people use social media not to unite, not to open their horizons wider, but on the contrary, to cut themselves a comfort zone where the only sounds they hear are the echoes of their own voice, where the only things they see are the reflections of their own face. Social media are very useful, they provide pleasure, but they are a trap.

Il piacere di torturare

2016-01-28   Psicologia
Ieri sera, su un canale TV tedesco, ho assistito ad un documentario su quello che accadeva nei campi di concentramento nazisti poco prima della fine della caduta del regime. Premesso che trovo lodevole il fatto che in Germania ancora oggi si diffondano certe informazioni nonostante gettino una luce sinistra sul loro popolo, quello che osservo è che la cosa più terribile avvenuta in quel momento storico non è il numero enorme di persone uccise dai nazisti, ma le torture, gli stenti e le umiliazioni che gli sfortunati hanno dovuto subire prima di essere uccisi o lasciati morire, e che per alcuni sono durate anni, oltre al piacere dimostrato da zelanti soldati e funzionari nel provocare le sofferenze delle persone condannate dal regime. E' bene ricordare che queste cose possono ripetersi in qualunque popolo e in qualunque momento, perché, come numerosi esperimenti di psicologia sociale hanno dimostrato, un essere umano, sotto la copertura responsabile di un'autorità morale, politica o tecnica superiore, è capace delle peggiori mostruosità e atrocità senza provare il minimo disagio, anzi, provandone in molti casi piacere.

Conflitti di interesse e interesse dell'umanità

2016-02-05   Etica   |   Economia
La vita sociale è un immenso groviglio di conflitti di interesse a tutti i livelli: individuale, familiare, professionale, corporativo, politico, economico, religioso, accademico, culturale, nazionale, internazionale, che è causa di enormi squilibri nella distribuzione dei beni, dei poteri e delle conoscenze. A causa del progresso teconologico, della globalizzazione e della finanziarizzazione dell'economia, tali squilibri tendono ad accentuarsi, soprattutto a causa della sudditanza del potere politico rispetto a quello finanziario e del fatto che computer e robot possono sostituire enormi quantità di lavoratori dando luogo a disoccupazione e riduzione di salari con conseguente diminuzione dei consumi e fallimento di industrie e attività economiche. Siamo ormai in un circolo vizioso che potrà essere arrestato solo superando i conflitti di interesse particolari in nome di un comune interesse a livello planetario: l'interesse dell'umanità. Perché questo possa avvenire è necessario che il senso di appartenenza a particolari comunità sia sostituito dal senso di appartenenza all'umanità universale, le cui caratteristiche sono da ridefinire superando le mistificazioni culturali causate nel corso della storia dai vari conflitti di interesse.

Capire una comunità

2016-02-09   Appartenere
Una persona mentalmente condizionata da una comunità a cui consciamente o inconsciamente appartiene non pensa liberamente né è consapevole dei condizionamenti che da essa riceve. Per capire una comunità senza subirne i condizionamenti, è necessario non farne parte mentalmente pur partecipando ad essa, e osservarla con distacco come farebbe uno straniero o una spia.


Il pericolo del libero studio della natura umana

2016-02-09   Inconscio   |   Psicologia   |   Valenza sociale   |   Sfida
Per ogni ipotesi di azione un meccanismo inconscio ne calcola la valenza sociale, cioè il vantaggio o lo svantaggio che deriverebbe dall'azione considerata, in termini di posizione nell'ambito della comunità di appartenenza. Se il risultato del calcolo è positivo, si produce un'emozione positiva (attrazione, piacere, euforia, amore ecc.) che motiverà la persona ad eseguire l'azione, altrimenti un'emozione negativa (repulsione, ansia, paura, depressione, odio ecc.) che la motiverà ad astenersene.

Anche lo studiare la natura umana e il discuterne ha una valenza sociale rispetto ai valori della comunità di appartenenza. Infatti le norme comunitarie possono stabilire (in modo formale o informale) chi è autorizzato a studiare la natura umana, e quali direzioni di tale studio sono lecite o illecite. Ignorare o sfidare tali prescrizioni può mettere a rischio l'appartenenza alla comunità.
Il crimine di eresia, punibile con la morte o la scomunica (cioè l'allontanamento dalla comunità) non esiste solo nelle religioni ma, informalmente, in qualunque comunità, e riguarda la concezione della natura umana, dell'etica, della giustizia, dell'estetica e della comunità stessa.



Il libero arbitrio come obbedienza o disobbedienza agli ordini delle emozioni

2016-02-10   Inconscio   |   Psicologia
Un computer biologico nel nostro inconscio decide le nostre emozioni e motivazioni di attrazione e repulsione rispetto ad ogni cosa, persona, idea o ricordo. Il nostro libero arbitrio decide se assecondare o resistere a tali emozioni. Un altro computer biologico nel nostro inconscio decide a cosa dobbiamo pensare in ogni particolare situazione. Il nostro libero arbitrio decide se assecondare quel flusso involontario di pensieri o resistere ad esso. Insomma, il nostro libero arbitrio non può prendere iniziative, ma solo reagire alle iniziative dell'inconscio scegliendo di obbedire o resistere (cioè disobbedire) ad esse.




La paura di star male

2016-02-11   Piacere e dolore   |   Paura
Certe persone starebbero bene se non avessero paura di star male.

Sulle colonne sonore

2016-02-12   Musica
Le colonne sonore sono come lo zucchero che aiuta a inghiottire qualsiasi cosa, coprendo i sapori repellenti e l'insipidità. Un artificio che i pubblicitari conoscono bene. La musica piace, incanta, diverte, attrae. Funziona benissimo, quasi con tutti.

Sul diritto e il dovere di giudicare

2016-02-13   Giudicare
Ci sono persone che giudicano (male) chi giudica, io invece giudico (male) chi non giudica. Credo che la critica sia il motore del progresso umano (non quello tecnologico ma quello umanistico), anche se non esiste una verità oggettiva. In ogni caso, anche chi crede e afferma di non giudicare, inconsciamente giudica, e come! Il non giudizio è una pia illusione della coscienza presuntuosa che crede di comandare ignorando che a comandare è qualcun altro, perché non siamo padroni in casa. Che poi la superiorità morale non esista è un'altra pia illusione (a mio modesto avviso). Comunque, viva la libertà di giudicare e di giudicare i giudici.

Mosaici di umanità

2016-02-14   Arte
Vedi la raccolta completa in http://mondovistodame.blogspot.it/p/mosaici.html



Gerarchie delle importanze

2016-02-16   Filosofia
Ogni filosofo, come ogni essere umano qualsiasi, ha il vizio di stabiliire una gerarchia delle importanze, minimizzando o ignorando tutto ciò che non rientra nel suo campo di studio preferito.

Il desiderio fondamentale

2016-02-16   Desiderare
Il desiderio fondamentale di ogni essere umano è quello di essere desiderato dai suoi simili.

Domande e risposte sull'inconscio

2016-02-17   Inconscio   |   Psicologia
1) Cosa vuole il mio inconscio?
2) Come agisce e si manifesta?
3) E' meglio assecondarlo o contrastarlo?
4) Posso cambiarlo?

Risposte

1) Il mio inconscio vuole che io faccia parte di una o più comunità con forme, norme e valori compatibili con la mia personalità, in posizione dignitosa, in cui sono accolto, rispettato, protetto, desiderato, amato, dove posso comunicare, interagire, giocare, cooperare e avere rapporti sessuali con altre persone senza riunciare alla mia libertà, senza subire violenze e senza rischi.

2) Per raggiungere il suo obiettivo l'inconscio mi spinge ad attuare una serie di strategie e azioni socialmente rilevanti, più o meno coerenti, a volte conflittuali, più o meno efficaci e a volte controproducenti. Esse si manifestano attraverso sentimenti, emozioni, attrazioni, repulsioni, desideri e paure.

3) Se voglio star bene è necessario che io assecondi selettivamente le richieste dell'inconscio scegliendo con intelligenza le strategie e le azioni più utili e produttive, evitando di mettere in atto quelle meno efficaci o controproducenti.

4) Non posso cambiare il mio inconscio, ma posso conoscerlo meglio attraverso lo studio della psicologia e la psicoterapia, per servirlo meglio. Tuttavia esso può cambiare spontaneamente come conseguenza di nuove esperienze.

La teoria dell'equilibrio cognitivo di Heider in due frasi.

2016-02-17   Valutare
Non mi piacciono le persone a cui piacciono cose o persone che non mi piacciono, e a cui non piacciono cose o persone che mi piacciono.

Mi piacciono le persone a cui piacciono cose o persone che mi piacciono e a cui non piacciono cose o persone che non mi piacciono.

Quantità e qualità della conoscenza

2016-02-18   Filosofia
La saggezza di una persona non dipende dalla quantità delle conoscenze da essa acquisite, ma dalla loro qualità, e più precisamente dalla loro verità e utilità rispetto alla soddisfazione dei bisogni umani.

Il giudizio sui sentimenti

2016-02-18   Emozioni e sentimenti
Succede che se ad una persona non dimostri i sentimenti che quella si aspetta o desidera, essa tende a pensare che tu sia incapace di quei sentimenti, come se fossi emotivamente handicappato.

Come vivere prima di morire

2016-02-19   Vita
Un giorno sarò morto. Fino ad allora obbedirò alle leggi della natura, dei miei geni e della società seguendo le indicazioni dei miei sentimenti. Quello che avverrà dopo non lo so e non credo che né io né altri lo sapremo mai, almeno da vivi. In caso di conflitto tra le leggi che ho menzionato, userò la ragione, le mie esperienze e le mie conoscenze scientifiche e umanistiche per trovare compromessi o scegliere tra le diverse opzioni, usando come criterio di giudizio la soddisfazione dei bisogni miei e altrui.

Il vero e il falso, il buono e il cattivo

2016-02-20   Bisogni
Non esiste il vero e il falso, il buono e il cattivo, ma il soddisfacente e l'insoddisfacente.

Umberto Eco

2016-02-20   Morte
Un genio è morto ieri, ma ci ha lasciato una splendida eredità. Ne è un esempio questo articolo.

http://espresso.repubblica.it/attualita/2016/02/20/news/umberto-eco-come-prepararsi-serenamente-alla-morte-sommesse-istruzioni-a-un-eventuale-discepolo-1.251268

Sulla percentuale di imbecilli

2016-02-20   Stupidità
"Gli imbecilli sono e saranno sempre in maggioranza ma alla fine sarà la minoranza a mettergli l'anello al naso e trascinarli come il bue al macello. E' sempre successo dai tempi del faraone. Santità, disse una volta Berlusconi, affacciato alla famosa finestra insieme al Papa, quante persone intelligenti pensa che ci sono in questa piazza? Caro Silvio, a buttarla lì, non più del 10%. Giusto, rispose il decaduto, io lavoro con gli altri 90%. Se è per questo anch'io, ribatté il Papa." [Enzo La Barbera]

Dialogo tra sordi

2016-02-21   Dialogo
Il problema è un altro. È tutta un'altra storia. Tu non vuoi capire, non vuoi vedere come stanno veramente le cose. Tu non mi ascolti e questo mi fa male. Non hai capito nulla. La vera questione, la verità è un'altra. Quello che hai detto non ha nulla a che vedere con la realtà. La realtà è assolutamente diversa. Tu non sei credibile. Devi fidarti di quello che dico, io ho esperienza di queste cose. Tu invece non ne sai nulla. Tu non puoi capire.

Bisogno di comunità vs. bisogno di verità

2016-02-22   Bisogni
Nella maggior parte degli esseri umani il bisogno di appartenere e sottomettersi ad una comunità reale o immaginaria, conscia o inconscia, è più forte del bisogno di verità (intendo verità scientifica). Per loro, in caso di conflitto tra l'indicazione della comunità e la verità, prevale la prima. Esempi di comunità: l'insieme degli appartenenti, membri, seguaci o fanatici di una religione, divinità, tradizione, patria, popolo, nazione, stato, etnia, tribù, famiglia, classe sociale, squadra di calcio, tifoseria, moda, stile di vita, mentalità, impresa, organizzazione con o senza scopo di lucro, gang, organizzazione criminale, club, partito politico, filosofia, ideologia, scuola di pensiero, setta, persona carismatica ecc.

Sul libero arbitrio

2016-02-23   Libero arbitrio
Il libero arbitrio consiste nello scegliere a quali forze (interne ed esterne) obbedire e a quali resistere. Ogni altra libertà e volontà è velleitaria e illusoria.

Bio a km zero

2016-02-23   Umorismo




Umberto Eco - Fenomenologia di Mike Bongiorno

2016-02-23   Filosofia   |   Arroganza   |   Media   |   Televisione
L'uomo circuìto dai mass media è in fondo, fra tutti i suoi simili, il più rispettato: non gli si chiede mai di diventare che ciò che egli è già. In altre parole gli vengono provocati desideri studiati sulla falsariga delle sue tendenze. Tuttavia, poiché uno dei componenti narcotici a cui ha diritto è l'evasione nel sogno, gli vengono presentati di solito degli ideali tra lui e i quali si possa stabilire una tensione. Per togliergli ogni responsabilità si provvede però a far sì che questi ideali siano di fatto irraggiungibili, in modo che la tensione si risolva in una proiezione e non in una serie di operazioni effettive volte a modificare lo stato delle cose.
Insomma, gli si chiede di diventare un uomo con il frigorifero e un televisore da 21 pollici, e cioè gli si chiede di rimanere com'è aggiungendo agli oggetti che possiede un frigorifero e un televisore; in compenso gli si propone come ideale Kirk Douglas o Superman. L'ideale del consumatore di mass media è un superuomo che egli non pretenderà mai di diventare, ma che si diletta a impersonare fantasticamente, come si indossa per alcuni minuti davanti a uno specchio un abito altrui, senza neppur pensare di possederlo un giorno.
La situazione nuova in cui si pone al riguardo la TV è questa: la TV non offre, come ideale in cui immedesimarsi, il superman ma l'everyman. La TV presenta come ideale l'uomo assolutamente medio. A teatro Juliette Greco appare sul palcoscenico e subito crea un mito e fonda un culto: Josephine Baker scatena rituali idolatrici e dà il nome a un'epoca. In TV appare a più riprese il volto magico di Juliette Greco, ma il mito non nasce neppure; l'idolo non è costei, ma l'annunciatrice, e tra le annunciatrici la più amata e famosa sarà proprio quella che rappresenta meglio i caratteri medi: bellezza modesta, sex-appeal limitato, gusto discutibile, una certa casalinga inespressività.
Ora, nel campo dei fenomeni quantitativi, la media rappresenta appunto un termine di mezzo, e per chi non vi si è ancora uniformato, essa rappresenta un traguardo. Se, secondo la nota boutade, la statistica è quella scienza per cui se giornalmente un uomo mangia due polli e un altro nessuno, quei due uomini hanno mangiato un pollo ciascuno - per l'uomo che non ha mangiato, la meta di un pollo al giorno è qualcosa di positivo cui aspirare. Invece, nel campo dei fenomeni qualitativi, il livellamento alla media corrisponde al livellamento a zero. Un uomo che possieda tutte le virtù morali e intellettuali in grado medio, si trova immediatamente a un livello minimale di evoluzione. La "medietà" aristotelica è equilibrio nell'esercizio delle proprie passioni, retto dalla virtù discernitrice della "prudenza". Mentre nutrire passioni in grado medio e aver una media prudenza significa essere un povero campione di umanità.
Il caso più vistoso di riduzione del superman all'everyman lo abbiamo in Italia nella figura di Mike Bongiorno e nella storia della sua fortuna. Idolatrato da milioni di persone, quest'uomo deve il suo successo al fatto che in ogni atto e in ogni parola del personaggio cui dà vita davanti alle telecamere traspare una mediocrità assoluta unita (questa è l'unica virtù che egli possiede in grado eccedente) ad un fascino immediato e spontaneo spiegabile col fatto che in lui non si avverte nessuna costruzione o finzione scenica: sembra quasi che egli si venda per quello che è e che quello che è sia tale da non porre in stato di inferiorità nessuno spettatore, neppure il più sprovveduto. Lo spettatore vede glorificato e insignito ufficialmente di autorità nazionale il ritratto dei propri limiti.
Per capire questo straordinario potere di Mike Bongiorno occorrerà procedere a una analisi dei suoi comportamenti, ad una vera e propria "Fenomenologia di Mike Bongiorno", dove, si intende, con questo nome è indicato non l'uomo, ma il personaggio.
Mike Bongiorno non è particolarmente bello, atletico, coraggioso, intelligente. Rappresenta, biologicamente parlando, un grado modesto di adattamento all'ambiente. L'amore intrinseco tributatogli dalle teen-agers va attribuito in parte al complesso materno che egli è capace di risvegliare in una giovinetta, in parte alla prospettiva che egli lascia intravedere di un amante ideale, sottomesso e fragile, dolce e cortese.
Mike Bongiorno non si vergogna di essere ignorante e non prova il bisogno di istruirsi. Entra a contatto con le più vertiginose zone dello scibile e ne esce vergine e intatto, confortando le altrui naturali tendenze all'apatia e alla pigrizia mentale. Pone gran cura nel non impressionare lo spettatore, non solo mostrandosi all'oscuro dei fatti, ma altresì decisamente intenzionato a non apprendere nulla.
In compenso Mike Bongiorno dimostra sincera e primitiva ammirazione per colui che sa. Di costui pone tuttavia in luce le qualità di applicazione manuale, la memoria, la metodologia ovvia ed elementare: si diventa colti leggendo molti libri e ritenendo quello che dicono. Non lo sfiora minimamente il sospetto di una funzione critica e creativa della cultura. Di essa ha un criterio meramente quantitativo. In tal senso (occorrendo, per essere colto, aver letto per molti anni molti libri) è naturale che l'uomo non predestinato rinunci a ogni tentativo.
Mike Bongiorno professa una stima e una fiducia illimitata verso l'esperto; un professore è un dotto; rappresenta la cultura autorizzata. È il tecnico del ramo. Gli si demanda la questione, per competenza.
L'ammirazione per la cultura tuttavia sopraggiunge quando, in base alla cultura, si viene a guadagnar denaro. Allora si scopre che la cultura serve a qualcosa. L'uomo mediocre rifiuta di imparare ma si propone di far studiare il figlio.
Mike Bongiorno ha una nozione piccolo borghese del denaro e del suo valore ("Pensi, ha guadagnato già centomila lire: è una bella sommetta!").
Mike Bongiorno anticipa quindi, sul concorrente, le impietose riflessioni che lo spettatore sarà portato a fare: "Chissà come sarà contento di tutti quei soldi, lei che è sempre vissuto con uno stipendio modesto! Ha mai avuto tanti soldi così tra le mani?".
Mike Bongiorno, come i bambini, conosce le persone per categorie e le appella con comica deferenza (il bambino dice: "Scusi, signora guardia...") usando tuttavia sempre la qualifica più volgare e corrente, spesso dispregiativa: "signor spazzino, signor contadino".
Mike Bongiorno accetta tutti i miti della società in cui vive: alla signora Balbiano d'Aramengo bacia la mano e dice che lo fa perché si tratta di una contessa (sic).
Oltre ai miti accetta della società le convenzioni. È paterno e condiscendente con gli umili, deferente con le persone socialmente qualificate.
Elargendo denaro, è istintivamente portato a pensare, senza esprimerlo chiaramente, più in termini di elemosina che di guadagno. Mostra di credere che, nella dialettica delle classi, l'unico mezzo di ascesa sia rappresentato dalla provvidenza (che può occasionalmente assumere il volto della Televisione).
Mike Bongiorno parla un basic italian. Il suo discorso realizza il massimo di semplicità. Abolisce i congiuntivi, le proposizioni subordinate, riesce quasi a rendere invisibile la dimensione sintassi. Evita i pronomi, ripetendo sempre per esteso il soggetto, impiega un numero stragrande di punti fermi. Non si avventura mai in incisi o parentesi, non usa espressioni ellittiche, non allude, utilizza solo metafore ormai assorbite dal lessico comune. Il suo linguaggio è rigorosamente referenziale e farebbe la gioia di un neo-positivista. Non è necessario fare alcuno sforzo per capirlo. Qualsiasi spettatore avverte che, all'occasione, egli potrebbe essere più facondo di lui.
Non accetta l'idea che a una domanda possa esserci più di una risposta. Guarda con sospetto alle varianti. Nabucco e Nabuccodonosor non sono la stessa cosa; egli reagisce di fronte ai dati come un cervello elettronico, perché è fermamente convinto che A è uguale ad A e che tertium non datur. Aristotelico per difetto, la sua pedagogia è di conseguenza conservatrice, paternalistica, immobilistica.
Mike Bongiorno è privo di senso dell'umorismo. Ride perché è contento della realtà, non perché sia capace di deformare la realtà. Gli sfugge la natura del paradosso; come gli viene proposto, lo ripete con aria divertita e scuote il capo, sottintendendo che l'interlocutore sia simpaticamente anormale; rifiuta di sospettare che dietro il paradosso si nasconda una verità, comunque non lo considera come veicolo autorizzato di opinione.
Evita la polemica, anche su argomenti leciti. Non manca di informarsi sulle stranezze dello scibile (una nuova corrente di pittura, una disciplina astrusa..."Mi dica un po', si fa tanto parlare oggi di questo futurismo. Ma cos'è di preciso questo futurismo?").Ricevuta la spiegazione non tenta di approfondire la questione, ma lascia avvertire anzi il suo educato dissenso di benpensante. Rispetta comunque l'opinione dell'altro, non per proposito ideologico, ma per disinteresse.
Di tutte le domande possibili su di un argomento sceglie quella che verrebbe per prima in mente a chiunque e che una metà degli spettatori scarterebbe subito perché troppo banale: "Cosa vuol rappresentare quel quadro?" "Come mai si è scelto un hobby così diverso dal suo lavoro?" "Com'è che viene in mente di occuparsi di filosofia?".
Porta i clichés alle estreme conseguenze. Una ragazza educata dalle suore è virtuosa, una ragazza con le calze colorate e la coda di cavallo è "bruciata". Chiede alla prima se lei, che è una ragazza così per bene, desidererebbe diventare come l'altra; fattogli notare che la contrapposizione è offensiva, consola la seconda ragazza mettendo in risalto la sua superiorità fisica e umiliando l'educanda. In questo vertiginoso gioco di gaffes non tenta neppure di usare perifrasi: la perifrasi è già una agudeza, e le agudezas appartengono a un ciclo vichiano cui Bongiorno è estraneo. Per lui, lo si è detto, ogni cosa ha un nome e uno solo, l'artificio retorico è una sofisticazione. In fondo la gaffe nasce sempre da un atto di sincerità non mascherata; quando la sincerità è voluta non si ha gaffe ma sfida e provocazione; la gaffe (in cui Bongiorno eccelle, a detta dei critici e del pubblico) nasce proprio quando si è sinceri per sbaglio e per sconsideratezza. Quanto più è mediocre, l'uomo mediocre è maldestro. Mike Bongiorno lo conforta portando la gaffe a dignità di figura retorica, nell'ambito di una etichetta omologata dall'ente trasmittente e dalla nazione in ascolto.
Mike Bongiorno gioisce sinceramente col vincitore perché onora il successo. Cortesemente disinteressato al perdente, si commuove se questi versa in gravi condizioni e si fa promotore di una gara di beneficenza, finita la quale si manifesta pago e ne convince il pubblico; indi trasvola ad altre cure confortato sull'esistenza del migliore dei mondi possibili. Egli ignora la dimensione tragica della vita.
Mike Bongiorno convince dunque il pubblico, con un esempio vivente e trionfante, del valore della mediocrità. Non provoca complessi di inferiorità pur offrendosi come idolo, e il pubblico lo ripaga, grato, amandolo. Egli rappresenta un ideale che nessuno deve sforzarsi di raggiungere perché chiunque si trova già al suo livello. Nessuna religione è mai stata così indulgente coi suoi fedeli. In lui si annulla la tensione tra essere e dover essere. Egli dice ai suoi adorati: voi siete Dio, restate immoti.

(Umberto Eco, Diario minimo, Mondadori, 1984)

Servire vs. sfruttare la comunità

2016-02-23   Etica
Nessun essere umano può vivere al di fuori di una comunità da servire e/o sfruttare. Il valore etico di un essere umano è direttamente proporzionale al suo servizio e inversamente proporzionale al suo sfruttamento della comunità. In formula matematica VALORE UMANO = SERVIZIO / SFRUTTAMENTO.

Sulla saggezza

2016-02-25   Inconscio
Mi piace definire la saggezza come la capacità di comprendere in ogni momento le esigenze e le richieste che provengono dal proprio corpo, dal proprio inconscio, dalle altre persone e dalla natura, e di adottare il comportamento più efficace, e il miglior compromesso possibile in caso di conflitti, per soddisfarle.

Sul divino amore

2016-02-26   Religione   |   Amare
Che Dio ami gli esseri umani mi sembra la balla più colossale della storia, basata unicamente sul desiderio che ciò sia vero, nonostante le infinite prove contrarie.

Strategie per chi si sente inferiore

2016-02-27   Status
Chi si sente inferiore ha due possibili strategie per tentare di equilibrare i rapporti di forza.

La prima consiste nel cercare di crescere, migliorare, arricchirsi, rinforzarsi materialmente e spiritualmente, darsi coraggio, superarsi, studiare, coltivarsi, allenarsi, abbellirsi, lavorare, guadagnare, svilupparsi, liberarsi, inventare, creare, costruire, farsi valere.

La seconda consiste nel cercare di indebolire, ostacolare, inibire, legare, imprigionare, impoverire, confondere, tenere all'oscuro, ingannare, impaurire, demoralizzare, disprezzare, respingere, snobbare, sminuire, imbruttire, sporcare, criticare, accusare, condannare, calunniare i concorrenti e di infondere in loro vergogne e sensi di colpa.

La faccenda è complicata dal fatto che oggi i concetti di superiorità e inferiorità sono diventati tabù, e la maggioranza della gente pensa che siamo tutti uguali e che nessuno è inferiore o superiore a qualcun altro né intellettualmente né moralmente. Questo modo di pensare ha conseguenze nefaste perché spinge la gente ad un conformismo amorale e ad una stagnazione della miseria umana.

Credo che Nietzsche e Alfred Adler approverebbero questa riflessione.

Schiavi del bisogno di appartenere

2016-02-27   Bisogni
Siamo tutti schiavi del nostro bisogno (genetico) di appartenere ad una comunità, che ci può spingere ad azioni eroiche o meschine. Dipende dai valori, forme e norme della comunità di riferimento. Pochi hanno la capacità di dire no alle pressioni del gruppo rischiando di esserne esclusi.

Perché la psicologia non è rispettata

2016-02-27   Inconscio   |   Psicologia   |   Paura di cambiare
Il motivo per cui la psicologia non è rispettata né dalle masse né dalla maggior parte delle élites intellettuali è dovuto a diversi fattori tra i quali due mi sembrano particolarmente significativi.

Il primo è il fatto che si tratta di una disciplina ancora troppo giovane, incompleta, riduzionista, disorganica, caotica, controversa, settaria e spesso velleitaria.

Il secondo è che essa è potenzialmente pericolosa a tutti i livelli della società. Infatti la psicologia, occupandosi dei meccanismi che determinano il comportamento umano individuale e sociale, ha, almeno in teoria, la capacità di demistificare, e in tal modo minare, le basi delle visioni del mondo individuali, delle culture, tradizioni, religioni, e del consenso politico. Alla luce della psicologia, le persone potrebbero infatti sottrarsi al conformismo inconsapevole e cambiare in modo incontrollato, e non c'è nulla
che faccia più paura, a livello inconscio, di un cambiamento
imprevedibile a livello individuale o sociale.

Filosofia vs. psicologia

2016-02-27   Inconscio   |   Filosofia   |   Psicologia   |   Paura di cambiare
Il fatto che filosofia e psicologia siano discipline distinte è, secondo me, una disgrazia. Tranne rarissimi casi (rappresentati ad esempio da William James e Luigi Anepeta), gli psicologi usano poco la filosofia e ancor meno i filosofi usano la psicologia. Il buon senso vuole che filosofia e psicologia abbiano lo stesso fine, cioè quello di migliorare le condizioni degli individui e della società. Se così non fosse dovrei pensare che il loro scopo è quello di manipolare la gente a fini politici, commerciali, religiosi o di discriminazione sociale, cosa che comunque avviene in molti casi.

Ma supponiamo che il fine sia solo il primo che ho detto. Ebbene, perché, malgrado l'obiettivo comune queste discipline si ignorano praticamente a vicenda? Secondo me, perché più forte della ricerca della verità, è la ricerca della supremazia da parte di intellettuali, accademici e professionisti, e per il timore che una delle due discipline possa rompere le uova nel paniere dell'altra, perché dicono cose diverse, usano linguaggi diversi, ed ognuna ha la presunzione di essere sufficiente allo scopo prefissato.

Si potrebbe fare filosofia della psicologia o psicologia della filosofia, ma filosofi e psicologi se ne guardano bene, per una sorta di rispetto reciproco come tra religioni diverse che si tollerano a vicenda evitando ciascuna di invadere il campo altrui. Insomma, per un tacito accordo di non disturbarsi reciprocamente. Invece io credo che i filosofi farebbero bene a criticare il sapere e il comportamento degli psicologi usando gli strumenti della filosofia, come gli psicologi farebbero bene a criticare il sapere e il comportamento dei filosofi usando gli strumenti della psicologia. Farebbero ancora meglio tutti quanti a smettere di chiamarsi filosofi o psicologi, e a farsi chiamere "umanologi" (o "panantropologi", termine coniato da Luigi Anepeta) e ad usare senza distinzioni tutte le discipline umane e sociali, e cioè, oltre alla filosofia e alla psicologia, anche la sociologia, l'antropologia, la neurobiologia, la psichiatria, la storia, la genetica, ecc.

Sia la filosofia che la psicologia non sono generalmente prese in considerazione dalle masse né da molte persone di elevata istruzione. Esse vengono infatti più insegnate che praticate. La filosofia viene da molti vista come una perdita di tempo, una fabbrica di aria fritta, mentre la psicologia viene da molti considerata roba per persone con disturbi mentali.

Il motivo per cui la filosofia è poco rispettata è dovuto secondo me alla sua cattiva reputazione di inconcludenza da una parte, e, dall'altra, per essere considerata (giustamente o ingiustamente) causa di ideologie catastrofiche, come il nazismo e il comunismo. Inoltre le religioni hanno sempre avuto la meglio sulle filosofie per motivi che la psicologia e la stessa filosofia potrebbero spiegare.

In quanto alla psicologia, il motivo per cui essa non è rispettata né dalle masse né dalla maggior parte degli intellettuali è, secondo, me legato a diversi fattori tra i quali due mi sembrano particolarmente significativi.

Il primo è che si tratta di una disciplina ancora giovane (molto più della filosofia), incompleta, riduzionista, disorganica, caotica, controversa, settaria e spesso velleitaria. Qualità che, troviamo anche in molte filosofie.

Il secondo è che essa è potenzialmente pericolosa a tutti i livelli. Infatti la psicologia, occupandosi principalmente dei meccanismi (consci e inconsci) che determinano il comportamento umano individuale e sociale, ha, in teoria, la capacità di demistificare, e in tal modo minare, le basi delle visioni del mondo individuali, delle culture, tradizioni, religioni, e del consenso politico. Alla luce della psicologia, le persone potrebbero infatti sottrarsi ad un conformismo inconsapevole e cambiare mentalità e comportamento in modo incontrollato, e non c'è nulla che faccia più paura, a livello inconscio, di un cambiamento imprevedibile a livello individuale o sociale.

Per concludere, auspico la formazione di un'unica disciplina organica (che si potrebbe chiamare umanologia o panantropologia), che organizzi in modo eclettico e integrato tutti i saperi accumulati dalle diverse discipline umane e sociali. In tal modo la cultura umanistica potrebbe ottenere il rispetto di cui oggi non gode a causa della sua frammentazione e disorganicità, ed essere più praticata che insegnata.

L'insidia del riduzionismo

2016-02-29   Conoscere
Non mi piacciono le persone che dicono una parte di verità con la presunzione che non ci sia altro di importante da dire. Si tratta dei riduzionisti, che riducono la complessità della natura umana a poche semplici spiegazioni. Il riduzionismo lo ammetto solo negli aforismi, dove esso è d'obbligo, in quanto gli aforismi sono piccoli frammenti di verità, ma non nei libri, nelle conferenze o nelle interviste. I riduzionisti hanno molto successo perché la gente preferisce una semplice falsità (o verità incompleta) ad una verità più complessa in quanto più completa. Per questo la cultura umanistica consiste spesso in una guerra tra riduzionisti, ognuno dei quali ha la presunzione di essere sufficiente.

Quando due persone s'incontrano (protocolli d'interazione)

2016-03-07   Interagire
Quando due persone s'incontrano, interagiscono rispettando inconsciamente dei protocolli di interazione. Il protocollo viene scelto tra quelli previsti per le varie circostanze nelle rispettive comunità di appartenenza interiorizzate.

Il protocollo stabilisce i segni (o forme), i significati, le norme (cioè ciò che è permesso, proibito e obbligatorio) e i valori (cioè ciò che è bello/brutto e buono/cattivo) e i margini di libertà applicabili all'interazione.

Chi vuole fondare una comunità di tipo nuovo dovrebbe cominciare col definire nuovi protocolli di interazione.



Per chi crede che nulla avvenga per caso

2016-03-11   Casualità
Il caso esiste e agisce, per fortuna. La vita è un gioco fatto di caso e necessità. Se non ci fosse il caso non ci sarebbe alcuna forma di vita. Infatti l'evoluzione delle forme di vita è dovuta al caso, da cui dipendono le mutazioni genetiche e l'assortimernto dei cromosomi nella riproduzione sessuata. Ognuno di noi è responsabile di giocare al meglio le carte che il caso ci assegna. Chi crede che il caso non esiste è irresponsabile nella misura in cui dà al destino (o al "non caso") tutta la responsabilità di quello che succede. O vogliamo credere nell'esistenza e nell'opera di un grande burattinaio?

Perché voglio ciò che voglio?

2016-03-13   Volontà
Perché voglio ciò che voglio? Una domanda che pochi si fanno e a cui ancora meno trovano una risposta sostenibile. Eppure è una domanda fondamentale per chiunque voglia conoscere e comprendere la natura umana e sé stesso. Ci illudiamo che la volontà sia una causa primaria e libera; in realtà essa è soprattutto un effetto, ed ha quindi una causa, anzi, una combinazione di cause involontarie e inconsce. Il libero arbitrio, se esiste, si riduce alla capacità consapevole di resistere alle proprie volontà e/o di stabilire delle priorità nella loro soddisfazione.

Perché voglio scrivere e pubblicare i miei scritti?

2016-03-13   Inconscio   |   Psicologia   |   Media   |   Bruno Cancellieri

Perché voglio scrivere e pubblicare i miei scritti? Cosa mi spinge a farlo? Cosa spero di ottenere facendolo? Forse sono spinto da una combinazione di diverse motivazioni consce e inconsce, che potrebbero essere, per esempio, una o più delle seguenti:

  • dimostrare la mia intelligenza, cultura, creatività, genialità, razionalità, sensibilità, profondità, empatia, moralità, senso artistico, senso dell'umorismo, abilità, eccellenza e superiorità intellettuale ed etica rispetto alla media degli esseri umani;

  • compensare le mie inferiorità in certi campi dimostrando superiorità in altri;

  • soddisfare il mio narcisismo, piacere agli altri, interessarli, affascinarli, attrarli, essere ammirato, amato, stimato, apprezzato, approvato, premiato, coccolato, desiderato, seguito, servito, obbedito;

  • manipolare i lettori, far loro credere che io sono meglio di quanto realmente sia;

  • dimostrare di meritare posizioni e trattamenti di privilegio nella società a causa delle mie superiorità ed eccellenze;

  • esercitare la mia capacità di logica, analisi e sintesi ed aumentare la mia competitività in tal senso; elaborare i miei pensieri e sottoporli al giudizio critico altrui per poterli migliorare e completare;

  • soddisfare i miei bisogni di interazione sociale, appartenenza, individuazione, potenza;

  • esibire la mia personalità per attrarre e incontrare persone a me affini; stabilire rapporti di amicizia e solidarietà con persone simili a me;

  • illudermi di conoscere la verità;

  • rendere conscio l'inconscio; fare auto-terapia per superare i miei disagi psichici; aumentare il mio autocontrollo e la mia consapevolezza delle motivazioni mie e altrui; studiare le vere motivazioni del comportamento umano e demistificare quelle mistificate; ribellarmi a comunità interiorizzate limitanti, frustranti, obbliganti, giudicanti e colpevolizzanti, che ancora mi condizionano;

  • ribellarmi a mio padre;

  • vendicarmi di tutti quelli quelli che mi hanno ingannato e manipolato e che cercano ancora di farlo, tra cui i predicatori di ogni religione;

  • farmi perdonare la mia arroganza e il mio disprezzo per gli altri;

  • aiutare gli altri a risolvere i propri problemi psicologici e a superare i propri disagi psichici;

  • definire e proporre un nuovo modello di comunità, in cui personalità di tipo simile al mio (specialmente gli introversi) sarebbero avvantaggiate rispetto ad altri tipi di personalità (specialmente gli estroversi);

  • definire e proporre un nuovo modello di comunità, in cui personalità di qualunque tipo, anche diverso dal mio, sarebbero avvantaggiate rispetto ai modelli attualmente diffusi;

  • contribuire alla fondazione di una nuova "scienza umanista" eclettica, organica e integrata (attingendo dal caos delle attuali discipline umane e sociali) da insegnare nelle scuole e/o divulgare attraverso i mass media, e contribuire così al progresso umano attraverso una migliore conoscenza della natura umana;

  • promuovere la formazione di "comunità umaniste" basate su un comune interesse per la nuova "scienza umanista";

  • perché credo che il mondo sarebbe migliore se ogni essere umano avesse un sito web attraverso il quale farsi conoscere e facilitare i suoi rapporti con gli altri.


Congelamento e scongelamento dei bisogni

2016-03-13   Bisogni   |   Psicologia
Quando un bisogno non può essere soddisfatto, per evitare il dolore causato dalla sua frustrazione, la psiche, inconsciamente, lo congela (o, per usare un termine psicoanalitico, lo "rimuove"). In tal modo il soggetto non sente più quel bisogno e non soffre più per la sua insoddisfazione, anche se la sua rimozione può dar luogo a disturbi psicosomatici e/o a strategie di evitamento consce o inconsce. Un bisogno può restare congelato per il resto della vita, oppure venire scongelato da un evento che ne facilita la soddisfazione. Lo scongelamento di un bisogno è un evento commovente per il soggetto, che può anche piangere quando si verifica, a causa del riemergere delle sofferenze causate dalla sua frustrazione.

Manipolati e manipolatori

2016-03-15   Manipolazione mentale
Siamo tutti, chi più e chi meno, manipolati e manipolatori.

Filosofie illusorie

2016-03-15   Filosofia   |   Psicologia
La storia della filosofia è pervasa di argomentazioni che non tengono conto del fatto che ciò che determina il comportamento dell'Uomo e il suo sentire e pensare non è la ragione o la coscienza o la volontà, ma dinamiche psichiche per lo più inconsce e involontarie rispetto alle quali i ragionamenti lasciano il tempo che trovano.
Qualunque filosofia che non tenga conto delle psicologie (e in particolare di quella psicodinamica) è illusoria. Uno dei primi filosofi che ha intuito la presenza di motivazioni inconsce e mistificate nell'agire umano e in certe filosofie è stato Nietzsche, a cui Freud deve molto. Ho usato il termine "psicologie" al plurale volutamente per indicare che non esiste una psicologia organica, ma ne esistono tante più o meno contrastanti e riduzioniste.

Il gioco delle volontà

2016-03-17   Gioco
Io voglio certe cose dagli altri. Gli altri vogliono certe cose da me. Io ho la capacità di soddisfare certe volontà altrui. Gli altri hanno la capacità di soddisfare certe mie volontà. Io non ho la capacità di soddisfare certe volontà altrui. Gli altri non hanno la capacità di soddisfare certe mie volontà. Io sono disposto a soddisfare certe volontà altrui. Gli altri sono disposti a soddisfare certe mie volontà. Io non sono disposto a soddisfare certe volontà altrui. Gli altri non sono disposti a soddisfare certe mie volontà.

Quali mie volontà gli altri soddisferanno? Quali volontà altrui soddisferò? Quali mie volontà gli altri non soddisferanno? Quali volontà altrui non soddisferò? Quanto soffrirò a causa dell'insoddisfazione di certe mie volontà da parte degli altri? Quanto soffriranno gli altri a causa dell'insoddisfazione di certe loro volontà da parte mia? Quanto godrò a causa della soddisfazione di certe mie volontà da parte degli altri? Quanto godranno gli altri a causa della soddisfazione di certe loro volontà da parte mia?

Cosa voglio dagli altri? Cosa vogliono gli altri da me? Quali volontà altrui ho la capacità di soddisfare? Quali mie volontà gli altri hanno la capacità di soddisfare? Quali volontà altrui sono disposto a soddisfare? Quali mie volontà gli altri sono disposti a soddisfare?

Quanto sono responsabile della felicità e infelicità altrui?

Quanto gli altri sono responsabili della mia felicità e infelicità?

Attraverso quali mezzi vengono espresse e represse, affermate e negate le volontà mie e altrui? Attraverso la cultura delle comunità di appartenenza di ciascuno, reali e interiorizzate.


Per una scienza organica della natura umana

2016-03-17   Natura umana
Io credo che se sin da bambini ci insegnassero come funzioniamo veramente, ci comporteremmo in modo più razionale, risolvendo i conflitti di interessi senza ipocrisie e preconcetti, attraverso negoziazioni rispettose dei bisogni altrui e dei nostri. Sapere come funzioniamo vuol dire prima di tutto sapere quali sono i bisogni umani, distinguendo quelli congeniti (genetici) da quelli acquisiti e imposti, e credo che già su questo aspetto ci sia molta ignoranza e mistificazione. Il problema è che ancora non esiste una scienza organica della natura umana, ma abbiamo un caos di teorie riduzioniste più o meno scientifiche.

L'accusa di arroganza

2016-03-18   Arroganza
Il vocabolario Treccani definisce l'arroganza come "insolenza e asprezza di modi di chi, presumendo troppo di sé, vuol far sentire la sua superiorità". Purtroppo tale termine viene invece spesso usato per qualificare chi esprime idee e opinioni diverse da quelle prevalenti nella comunità di appartenenza, specialmente per quanto riguarda i valori morali e, in minore misura, quelli intellettuali.

Infatti, ad eccezione della condanna della violenza e dello sfruttamento dei più deboli, sembra che la morale popolare, almeno in Italia, preveda ormai una sola colpa: quella di arroganza, intesa come il sentirsi, o il cercare di essere, migliori degli altri, e l'abitudine di giudicare il prossimo.

Questo tipo di moralità comporta una serie di conseguenze logiche e pratiche su cui conviene riflettere.

In base a tale moralità, nessuno avrebbe il diritto di giudicare i difetti morali altrui ad eccezione del grado di arroganza, che invece tutti dovrebbero, giudicare e condannare. L'arroganza sarebbe dunque il "peccato" più grave dopo la violenza e lo sfruttamento, e nessuno dovrebbe, ad esempio, accusare qualcuno di omissione di obbligo morale.

Conseguenza di tale moralità è, inoltre, che i concetti di bene e male, e la stessa etica, sono ormai diventati tabù o politicamente scorretti in quanto considerati come strumenti ed espressioni di arroganza. Infatti, normalmente è sufficiente che uno giudichi il bene e il male negli altri, per essere considerato arrogante. La giustificazione di tale opinione sarebbe che non esiste una definizione oggettiva del bene e del male e, pertanto, chi giudica si "arroga" una competenza completamente soggettiva e infondata. Il pericolo sarebbe dunque quello dell'arbitrarietà del giudizio per cui una persona buona potrebbe essere considerata cattiva e condannata ingiustamente, e viceversa, ragionamento che viene spesso accompagnato dall'evocazione dei capi di concentramento nazisti dove venivano sterminate persone ingiustamente considerate cattive.

La paura di essere considerati arroganti ha come conseguenza la banalizzazione dell'etica, ridotta alla sola condanna della violenza e dello sfruttamento dei più deboli, e ad un'idea di eguaglianza basata sulla stigmatizzazione del confronto etico tra esseri umani, per cui non è concepibile che una persona sia moralmente superiore ad un altra (ad eccezione degli ambiti sopra menzionati). E' perciò comprensibile che le persone che adottano questo modo di vedere temano e disprezzino i cosiddetti arroganti, perché questi si permettono di dare giudizi morali in base ai quali potrebbero essere ritenuti inferiori ad altri.

Il fatto è che, inconsciamente, abbiamo tutti paura di essere considerati peggiori rispetto alla media della comunità a cui apparteniamo, e di essere, per tale motivo, emarginati o esclusi dalla comunità stessa.

D'altra parte, la democrazia, eliminando giustamente le disuguaglianze dei diritti, ha purtroppo eliminato anche le disuguaglianze dei doveri morali (e dei conseguenti meriti). Questa tendenza egualitaristica generalizzata e assoluta ha come conseguenza la deresponsabilizzazione morale degli individui e lo scoraggiamento della ricerca dell'automiglioramento. Infatti, chi cerca di migliorare se stesso finisce immancabilmente per diventare migliore di qualcun altro, cosa che, se desiderata o percepita dall'interessato, viene immediatamente condannata come arroganza.

Per concludere, io sono dell'opinione che, proprio perché non esistono criteri oggettivi di moralità, ognuno dovrebbe cercare di costruire una sua morale personale o adottarne una più o meno condivisa con altre persone, che permetta una convivenza e un'interazione pacifica, costruttiva e soddisfacente con altre persone, basata sul rispetto delle esigenze di tutte le parti in gioco.

La spiritualità in chiave psicologica

2016-03-18   Psicologia   |   Demoni
La spiritualità può essere concepita, in termini psicologici, come esistenza di forze inconsce e involontarie che influenzano i nostri comportamenti. Possiamo infatti supporre l'esistenza di uno o più spiriti o geni o dèmoni, che ci ricattano, premiano, puniscono, ci spingono a fare e a non fare certe cose, a pensare o a non pensare a certe cose, a credere e a non credere in certe cose, attraverso strumenti come piacere, dolore, paura, curiosità, atrtazione, repulsione, ansia ecc.
Posssiamo anche supporre che alcuni di questi spiriti siano buoni e altri cattivi, che quelli buoni ci dirigono nella direzione giusta e quelli cattivi nella direzione sbagliata e che l'arte della vita consiste nel distinguere gli spiriti buoni da quelli cattivi, nel seguire quelli buoni e nel resitere a quelli cattivi.

Riconoscimento, benevolenza e autoillusione

2016-03-19   Socializzare
Uno dei bisogni umani più importanti è quello di riconoscimento. Ognuno ha bisogno di essere riconosciuto dagli altri per l'immagine che ha di sé stesso (cioè per ciò che crede e sente di essere) anche se questa non corrisponde alla realtà. E siccome tendiamo ad amare chi soddisfa i nostri bisogni e a odiare chi li frustra, tendiamo ad essere benevoli verso coloro da cui ci sentiamo riconosciuti, e malevoli verso coloro che non riconoscono i meriti, le qualità e la buona fede che crediamo di avere.

In altre parole, troviamo simpatici coloro che ci riconoscono e ci accettano per ciò che siamo (o crediamo di essere) e antipatici quelli che ci disconoscono, cioè non credono all'immagine che abbiamo di noi stessi e a come vogliamo apparire, e pertanto ci ritengono più o meno falsi, illusi, ignoranti, arroganti o presuntuosi.

Il riconoscimento e il disconoscimento si esprimono sia nella comunicazione verbale che in quella non verbale. La seconda è a volte la più significativa perché normalmente involontaria e difficilmente mistificabile.

Riconoscimento e disconoscimento sono normalmente reciproci, come la simpatia e l'antipatia che ne derivano. Infatti tendiamo a dare credito (e quindi riconoscimento) alle persone che ci riconoscono e discredito (e quindi disconoscimento) a quelle che ci disconoscono.

Conseguenza dei suddetti fenomeni è che tendiamo ad autoilluderci, cioè a vedere il male dove c'è il bene e il bene dove c'è il male, negli altri e in noi stessi.


Sull'ermeneutica di Gadamer

2016-03-20   Filosofia   |   Luigi Anèpeta
Il filosofo H. Gadamer ha rilevato che l’uomo non potrebbe vivere senza pre-giudizi, vale a dire senza l’apporto dei giudizi, delle opinioni, delle idee prodotte dalle generazioni precedenti. I pre-giudizi (sia in senso positivo che negativo) vengono interiorizzati nel corso delle fasi evolutive della personalità, nel corso delle quali il potere critico del bambino è notoriamente ridotto. Successivamente, nulla sulla carta vieta al soggetto di “ruminarli”, vale a dire di riportarli a galla dalle viscere della mente e di elaborarli. Sulla carta, però. [Luigi Anepeta]
(Fonte: http://www.nilalienum.it/Sezioni/Archivio/MistDemist.html)

Hans G. Gadamer, uno dei filosofi più influenti del Novecento, partendo dal fatto che l’uomo, gettato nella realtà storica con le sue limitate capacità di comprenderne la complessità, non può fare altro, consciamente e inconsciamente, che interpretarla - e l’interpretazione esclude che egli possa arrivare alla verità assoluta - è giunto a riabilitare il concetto di pre-giudizio, che l’Illuminismo razionalistico ha totalmente squalificato. Secondo Gadamer, un tessuto pre-giudiziale è costitutivo della soggettività umana come conseguenza della sua appartenenza storico-culturale. Per pre-giudizio egli intende ciò che gli uomini del passato hanno ritenuto valido e hanno selezionato, dunque la Tradizione culturale. Senza questo patrimonio di sapere, gli uomini dovrebbero ad ogni generazione ricominciare da capo. Essi hanno dunque bisogno di interiorizzare i pre-giudizi per giungere alla consapevolezza di sé e all’attività critica.
Gadamer riconosce che tra i pre-giudizi se ne danno anche di profondamente errati o addirittura aberranti, ma ritiene anche che, se si prescinde dal ritenere che le generazioni passate abbiano sbagliato in tutto, se ne diano di giusti e di profondi. [Luigi Anepeta]
(Fonte: http://www.nilalienum.it/Sezioni/Nietzsche/txt/lettura5.html)

Quella di tradizione costituisce la nozione centrale anche dell’ermeneutica. Che il soggetto conoscente sia sempre inserito in una tradizione, che l’esperienza umana sia costitutivamente radicata nel linguaggio da quella tramandato, attraverso cui soltanto può aversi un accesso all’‘essere’, sono i temi filosofici fondamentali dell’ermeneutica gadameriana. Il fatto che l’ermeneutica consideri la conoscenza come una questione di interpretazione mediata dal linguaggio e dalla tradizione a cui l’interprete stesso appartiene, e che, in tale prospettiva, la stessa verità non possa più essere pensata come il risultato incontrovertibile dell’applicazione di metodi oggettivi, ma sia essa stessa condizionata storicamente e quindi soggetta a mutare e ad arricchirsi nel corso dell’evoluzione storica, tutto ciò ha avuto, ancora una volta, l’esito di depotenziare un concetto di f. come ricerca di principi trascendentali e di un metodo come fondazione assoluta del sapere e della conoscenza. Di qui alcune conseguenze che hanno in larga misura condotto l’ermeneutica a incontrarsi con gli altri indirizzi che pure hanno teorizzato l’impossibilità di individuare criteri assoluti, metastorici, atti a garantire e giustificare la conoscenza. La ricezione dell’ermeneutica è andata infatti ben oltre la cultura accademica europea, e autori appartenenti all’area analitica, prevalentemente influenzati dalla f. dell’ultimo Wittgenstein (per es., S. Cavell, J. Margolis, H. Dreyfus, R. Rorty), ne hanno variamente sottoscritto e sviluppato le istanze, contribuendo a instaurare un dialogo tra le due aree che in tempi passati sarebbe apparso impensabile. [Enciclopedia Treccani]
(Fonte: http://www.treccani.it/enciclopedia/filosofia/)

Aforismi e citazioni sui pregiudizi

2016-03-20   Citazioni e aforismi
Moltissime persone credono di pensare quando stanno semplicemente riorganizzando i propri pregiudizi.
(William James)

Ogni parola è un pregiudizio.
(Friedrich Nietzsche)

Ritenere di non avere pregiudizi è il più comune dei pregiudizi.
(Nicolas Gomez Davila)

E' più facile spezzare un atomo che un pregiudizio.
(Albert Einstein)

Gli artisti mediocri si ammirano reciprocamente. Per loro ciò significa essere larghi di vedute e liberi dai pregiudizi.
(Oscar Wilde)

Un po' di cultura e molta memoria, congiunte a una certa arditezza nelle opinioni e nell'andar contro ai pregiudizi, danno le apparenze di una grande intelligenza.
(Luc de Vauvenargues)

La sostanziale differenza fra un'opinione e un pregiudizio è che un'opinione la si possiede, mentre da un pregiudizio siamo posseduti.
(Richard Nixon)

Lusingarsi di essere senza pregiudizi è di per sé un grande pregiudizio.
(Anatole France)

Alle razionalizzazioni manca in definitiva questo tratto dello scoprire e del rivelare; esse si limitano a confermare il pregiudizio emotivo esistente nell'individuo. La razionalizzazione non è uno strumento per penetrare la realtà, ma un tentativo a posteriori di armonizzare i propri desideri con la realtà esistente.
(Erich Fromm)

I pregiudizi di altre epoche ci risultano incomprensibili quando siamo accecati dai nostri.
(Nicolás Gómez Dávila)

Il pensiero non parte da un'osservazione o da un esperimento, ma da un pregiudizio. Il pregiudizio è lo strumento per appropriarsi intellettualmente dell'universo.
(Nicolás Gómez Dávila)

L'ignoranza è meno lontana dalla verità del pregiudizio.
(Denis Diderot)

I pregiudizi operano a tuo vantaggio, in apparenza. Ti tengono lontano da persone cose e idee che non conosci e che ti potrebbero dare dei fastidi. In realtà, essi operano contro di te, impedendoti di andare alla scoperta di ciò che non conosci.
(Wayne Dyer)

I grandi spiriti hanno sempre trovato la violenta opposizione delle menti mediocri. La mente mediocre è incapace di comprendere l'uomo che rifiuta d'inchinarsi ciecamente ai pregiudizi convenzionali e sceglie, invece, di esprimere le proprie opinioni con coraggio e onestà.
(Albert Einstein)

I pregiudizi, amico, sono il re del volgo.
(Voltaire)

È solo su cose che non interessano che si può dare un’opinione veramente senza preconcetti, che è indubbiamente il motivo per cui un’opinione senza preconcetti è sempre assolutamente priva di valore.
(Oscar Wilde)

Se dovessimo svegliarci una mattina e scoprire che tutti sono della stessa razza, credo e colore, troveremmo qualche altra causa di pregiudizio entro mezzogiorno.
(George David Aiken)

Ascoltare senza pregiudizi o distrazioni è il più grande dono che puoi fare a un’altra persona.
(Denis Waitley)

Piccolo è il numero di persone che vedono con i loro occhi e pensano con le loro menti.
(Albert Einstein)

Si può osservare che nelle discussioni politiche, religiose o d’altra natura la gente non vuole affatto conoscere la realtà delle cose, ma solo essere confermata nei suoi pregiudizi: è di una fede, non della verità, che ha bisogno.
(Mario Andrea Rigoni)

Le persone che hanno pregiudizi all’Inferno finiscono tutte insieme. Nello stesso posto. Un luogo comune.
(Dlavolo, Twitter)

L’idea che da tempo ci siamo fatti di una persona ci tappa occhi e orecchie.
(Marcel Proust)

Il pregiudizio è un’opinione senza giudizio.
(Voltaire)

Chiunque distrugge un pregiudizio, un solo pregiudizio, è un benefattore dell’umanità.
(Nicolas Chamfort)

Rinunciare a tutti i pregiudizi vuol dire rinunciare a tutti i principi. E chi non ha principi verrà dominato dalle impressioni del momento, sia in teoria che in pratica.
(Friedrich Heinrich Jacobi)

Senza l’aiuto del pregiudizio e dell’abitudine io non sarei in grado di attraversare la stanza.
(William Hazlitt)

L’occhio vede nelle cose solo quello che vi cerca, e vi cerca solo quello che già esiste nella mente.
(Ellery Queen)

Le opinioni fondate sul pregiudizio sono sempre sostenute con la più grande delle violenze.
(Lord Francis Jeffrey)

Il maggiore ostacolo alla scoperta della verità non è la falsa parvenza derivante dalle cose e inducente all’errore, e neppure, immediatamente, la debolezza dell’intelletto; invece l’opinione preconcetta, il pregiudizio che, come uno pseudo a priori, si oppone alla verità e quindi somiglia a un vento contrario che respinge la nave dalla direzione nella quale soltanto si trova la terra; talché timone e vela sono invano operosi.
(Arthur Schopenhauer)

Quando trattiamo con la gente, ricordiamo che non stiamo trattando con persone dotate di logica. Noi stiamo trattando con creature dotate di emozioni, creature agitate da pregiudizi e mosse dalla superbia e dalla vanità.
(Dale Carnegie)

La gente arriva a credere non sulla base di prove, ma in base a quello che trova attraente.
(Blaise Pascal)

I pregiudizi non sono mai del tutto cancellati, ma solo ridotti nella virulenza. Sotto l’impulso di rabbia, paura, o invidia, ritrovano la loro piena forza.
(Alfred Corn)

Chi ha paura dell'arroganza?

2016-03-21   Arroganza
Molto spesso, chi accusa una certa persona di arroganza lo fa perché si sente infastidito, disturbato da essa. E quando uno si sente disturbato da una persona, tende a spiegare il turbamento, o l'irritazione, con un difetto dell'altro, anziché proprio.

Consideriamo le intolleranze alimentari. Ci sono persone che sono intolleranti ai pomodori. Queste persone non direbbero mai che i pomodori sono cattivi o che abbiano dei problemi, ma che esse stesse hanno un problema o difetto relativamente ai pomodori.

Invece, quando l'intolleranza ha come oggetto una persona, difficilmente chi che ne è affetto pensa di avere in sé stesso un problema o difetto come causa dell'intolleranza stessa, ma è spesso convinto che il problema o difetto si trovi nella persona che col suo comportamento ha scatenato la reazione di intolleranza.

Molto spesso, quando non troviamo un motivo oggettivo per qualificare negativa mente una persona che ci irrita o ci disturba, l'accusiamo di arroganza, perché l'arroganza spesso disturba e irrita.

Chiediamoci perché.

Dal vocabolario Treccani apprendiamo che l'arroganza è "insolenza e asprezza di modi di chi, presumendo troppo di sé, vuol far sentire la sua superiorità". Questo mi induce a pensare che l'arroganza ci disturba perché tenta di dimostrare la nostra inferiorità, in altre parole ci umilia, e nessuno tollera di essere considerato inferiore o di essere umiliato.

A questo punto vorrei fare una serie di considerazioni logicamente concatenate.

La prima è che l'idea o ipotesi di essere inferiori a qualcun altro ci turba, anzi, direi che ci spaventa, probabilmente perché associata al rischio incoscio di essere emarginati o esclusi dalla comunità a causa della nostra inferiorità o inadeguatezza.

La seconda è che tendiamo a non riconoscere la superiorità altrui proprio perché, logicamenete, se una persona è superiore a noi, noi siamo inferiori ad essa.

La terza è che la psiche tende a rimuovere dalla consapevolezza e a spostare nell'incoscio le considerazioni suddette, per evitare al soggetto la sofferenza e angoscia di sentirsi inferiore o inadeguato e quindi a rischio di esclusione dalla comunità di appartenenza.

La quarta è che, sebbene la ragione della nostra irritazione o del nostro turbamento sia inconscia, l'irritazione e il turbamento stessi sono ben consci e quindi debbono essere in qualche modo giustificati senza mettere in discussione la propria adeguatezza e senza ammettere che abbiamo paura di scoprire di essere inferiori o insufficienti.

La quinta ed ultima è che, in conseguenza di quanto sopra, la psiche cercherà di dimostrare che la causa dell'irritazione è soltanto nell'altro che l'ha provocata e, non trovando nulla di oggettivamente criticabile nel comportamento altrui, ricorre all'accusa di arroganza, anche quando questa è oggettivamente infondata.

Morale: per evitare di essere considerati arroganti, meglio evitare di dire cose troppo intelligenti o che gli altri non sappiano già.





La felicità come servizio reciproco

2016-03-22   Psicologia   |   Reciprocità
Per convivere e interagire pacificamente e in modo produttivo e soddisfacente con gli altri, ovvero per essere felici, la cosa migliore che ciascuno possa fare è un servizio reciproco il più completo possibile e con il maggior numero possibile di persone. Cioè ognuno dovrebbe cercare di soddisfare il più possibile le esigenze altrui e incentivare gli altri a soddisfare le proprie. Perché questo avvenga è necessario che ognuno conosca le esigenze proprie e altrui in termini di bisogni innati e acquisiti, paure, desideri, sensibilità, volontà, gusti ecc. distinguendo quelle sane da quelle morbose, quelle produttive da quelle controproducenti, e che faccia conoscere agli altri le proprie.
Per capire ed esprimere le proprie esigenze e intuire quelle altrui, specialmente quelle inconsce, è necessaria una conoscenza profonda e demistificata della natura umana, ottenibile mediante una cultura umanista eclettica e organica, da insegnare prima possibile, anche ai bambini, e da approfondire e diffondere per tutta la vita, con ogni mezzo: letterario, artistico, pedagogico, accademico, giornalistico, psicoterapeutico, politico, economico ecc.

Sistema di interessi

2016-03-23   Motivazioni
La società è un sistema di interessi più o meno sofisticati, mistificati, nascosti.

Chi dovrebbe cambiare?

2016-03-24   Cambiare
Chi dovrebbe cambiare? Dovrei io cambiare il mio modo di essere per farmi maggiormente accettare dagli altri, per non irritarli, per soddisfarli, oppure gli altri dovrebbero cercare di capirmi e tollerarmi anche se sono diverso da loro e la penso diversamente? Dovrei io cercare di essere più simile a loro oppure loro più simili a me? In caso di disaccordo o conflitto, cosa dovrei fare? Adeguarmi al parere della maggioranza oppure battermi per affermare le mie ragioni anche se sono minoritarie e danno fastidio agli altri?
Le risposte a queste domande non possono essere razionali. Dentro ciascuno di noi si combattono il bisogno di appartenenza e quello di individuazione, a volte prevale l'uno, a volte l'altro. Il vincitore tra i due decide le risposte da dare.

Sul criticare

2016-03-24   Criticare
A nessuno piace essere criticato né direttamente, cioè come individuo, né indirettamente, cioè come tipo, categoria o gruppo al quale si appartiene. Inconsciamente la critica viene considerata un tentativo di diminuire il nostro status nella comunità di appartenenza, o di escluderci da essa per indegnità. Per questo alle critiche reagiamo emotivamente e in modo più o meno aggressivo e difensivo, spesso attaccando l'autorevolezza, la credibilità e la moralità della persona che ci critica, più che cercando di discutere razionalmente e lucidamente la validità e la fondatezza dei contenuti delle critiche.

In altre parole, ogni critica viene percepita come più o meno offensiva, e colui che la esprime viene percepito più o meno come un aggressore, a prescindere dai contenuti della critica stessa.

Ogni volta che esprimiamo un'opinione diversa da quella del nostro interlocutore su questioni che lo coinvolgono direttamente o indirettamente, rischiamo di offenderlo. Per evitare di offendere, irritare o disturbare una persona non c'è quindi altra soluzione che evitare di esprimere opinioni dissonanti rispetto alla visione che l'altro ha del mondo e di sé stesso.

Succede allora che le persone si schierano con quelli che la pensano come loro e contro coloro che la pensano diversamente e, all'interno degli schieramenti elettivi, la critica interna è proibita, mentre è obbligatorio criticare gli schieramenti avversi, e chi non lo fa viene visto con sospetto, come un potenziale traditore.

In tutto questo gioco la verità (ammesso che esista) è in vacanza o tenuta alla larga per evitare dispiaceri.

Verità e amore

2016-03-26   Amare
Nei rapporti umani quello che conta non è se ciò che l'altro dice sia vero o falso, ma in che misura l'altro ci accetta, rispetta, ama, apprezza, sostiene. Infatti tendiamo a credere che ciò che dicono le persone che ci amano sia più vero di ciò che dicono le persone che non ci amano.

Bibbia imbarazzante

2016-03-26   Religione   |   Psicologia
Il Dio del Vecchio Testamento è senza dubbio terrorista e genocida. Infatti, per costringere gli egizi a liberare gli ebrei, mandò un angelo ad uccidere tutti i primogeniti d'Egitto, tranne quelli ebrei, le cui case erano segnate col sangue dell'agnello sacrificale (questa è l'origine della Pasqua ebraica). Altro episodio di terrorismo genocida fu la distruzione di Sodoma e Gomorra, in cui perirono probabilmente più innocenti che "colpevoli", per non parlare del diluvio universale e di altri eventi terrificanti. Il Vecchio Testamento è infatti cosparso di episodi in cui Dio si mostra apertamente irascibile, geloso degli altri dei, crudele e ingiusto, peggio dei peggiori dittatori e terrorisiti della storia.

Forse per evitare l'imbarazzante contraddizione tra l'idea di un Dio infinitamente buono e misericordioso e i testi sacri che la smentiscono, per molti cattolici di oggi, il Vecchio Testamento è considerato obsoleto, superato dal Nuovo Testamento, in cui appare un Dio buono nella figura del Cristo. Tuttavia si tratta di una supposizione non confermata né autorizzata dalla gerarchia vaticana, che considera ufficialmente il Nuovo Testamento il compimento del Vecchio, vera e tuttora valida parola di Dio, e parte integrante delle Sacre Scritture. In altre parole, il Padre resta il Padre e il Figlio non lo sostituisce anche se a volte lo rappresenta, intermedia o intercede presso di Lui. Possiamo solo presumere che il Padre, dopo la crocefissione, e proprio grazie ad essa, si sia un po' calmato.

Che il Nuovo Testamento sia la continuazione e il compimento del Vecchio, del resto, è scritto anche nello stesso vangelo, in cui Cristo è visto come realizzazione delle profezie veterotestamentarie, e la sua storia ci mostra che Egli non cercò mai di riformare le Sacre Scritture, ma agì coerentemente con esse, facendosi immolare come sacrificio umano per placare l'ira di Dio (risalente all'offesa a lui fatta da Adamo ed Eva, punita con la cacciata dal Paradiso e col peccato originale per tutti i loro discendenti), e far riaprire le porte del Paradiso stesso, chiuse da allora (in questo senso Cristo è il nostro salvatore).

Oggi, la soluzione adottata del clero, con la complicità dei fedeli, per evitare di affrontare la natura spaventosa e politicamente scorretta del Dio biblico e di Cristo che si fa torturare e uccidere per compiacere suo padre, è quella di scoraggiare la lettura integrale della bibbia e di censurare (nel senso di ignorare o minimizzare) tutti i passaggi che costituiscono una dissonanza rispetto all'immagine di un Dio misericordioso e benevolo che il clero cerca di offrire. E infatti ai pochi che chiedono spiegazioni sulle evidenti ingiustizie divine, si riponde che si tratta di un mistero della fede che l'uomo non è in grado di spiegare e che pertanto è inutile (e forse anche pericoloso) indagare, per il rischio di perdere la fede stessa, che è il sommo bene.

Per capire la genesi, lo sviluppo e il senso della Bibbia da un punto di vista storico, sociologico e psicologico, consiglio a tutti la lettura del saggio "Facci un Dio" dello psichiatra Luigi Anepeta, che potete leggere in http://www.nilalienum.it/Sezioni/Opere/FacciUnDio.php o scaricare gratuitamente in formato PDF da http://www.nilalienum.it/Sezioni/Opere/facci_un_dio.pdf

Il valore di un essere umano (per una meritocrazia etica)

2016-03-26   Arroganza
Quando si parla di valori umani si parla normalmente di cose che hanno valore per un essere umano, ma quasi mai del valore di una persona per le altre. Secondo me ciò è dovuto ad una paura inconscia, presente in ognuno di noi, di essere giudicati e misurati in termini di valore (o utilità)  per la comunità di appartenenza; cioè la paura inconscia di non superare l'esame di dignità sociale e di essere respinti dalla comunità interiorizzata.

Che un essere umano abbia un valore più o meno grande per il prossimo è innegabile se il suo valore/disvalore consiste nella misura della sua utilità/nocività per gli altri, cioè del bene/male che esso fa agli altri. Tuttavia tale definizione ci turba perché contraddice la diffusa opinione che il valore di un essere umano sia assoluto, a priori e a prescindere dal suo effettivo comportamento, e che ogni essere umano meriti rispetto per solo il fatto di essere umano, e non per meriti particolari.

L'egualitarismo politico, nato per garantire a tutti l'uguaglianza dei diritti, è stato quasi ovunque accompagnato da un egualitarismo morale che ha annullato la meritocrazia etica affermando che tutti hanno pari dignità morale, col risultato di rendere l'etica inutile e impraticabile. Così come l'ideologia comunista ha rovinato l'economia dei paesi del socialismo reale, una specie di comunismo morale ha interrotto la corsa verso il miglioramento morale dell'umanità. Infatti, se siamo tutti moralmente uguali, perché cercare di migliorare? Qualsiasi tentativo di migliorare se stessi verrebbe interpretato dagli altri come tentativo di diventare migliore di essi, cioè superiori, e verrebbe quindi condannato come manifestazione di arroganza o tentativo di sopraffazione.

Io credo che per riattivare la corsa verso il miglioramento etico dell'umanità dovremmo abbattere il comunismo morale e affermare che gli esseri umani sono tutti moralmente diversi e riconoscere e onorare la superiorità etica di chi più e meglio contribuisce al bene comune, a tutti i livelli (microsociale e macrosociale).

Uno dei principi fondamentali di una meritocrazia etica dovrebbe essere che il comportamento morale non può limitarsi ad evitare di commettere atti nocivi verso gli altri, ma deve includere iniziative, sforzi e azioni costruttive tese a migliorare il benessere altrui.

A questo punto quasi tutti obietteranno: ma come è possibile misurare
oggettivamente il valore di una persona? Chi può farlo?  Chi può garantire che la
valutazione sia giusta e che non vi siano abusi? La risposta è semplice: una valutazione oggettiva è impossibile e io non prefiguro che le valutazioni morali possano essere oggetto di leggi e di trattamenti politici. La meritocrazia etica che immagino è un fatto puramente culturale. Ognuno dovrebbe sviluppare i propri criteri di valutazione e giudicare con la sua testa sulla base della propria formazione umanista, indispensabile per evitare errori grossolani di valutazione. E ognuno dovrebbe esprimere i propri giudizi morali sugli altri così come si esprimono giudizi su artisti e letterati.

Sulla Fede

2016-03-27   Psicologia
Quello che molti chiamano Fede (l'iniziale maiuscola è significativa) per me è un comunissimo meccanismo cerebrale sviluppatosi nel corso dell'evoluzione della specie umana per semplificarci la vita ed evitarci sofferenze psichiche. Prima o poi i neuroscienziati riusciranno a dimostrarlo scientificamente. Questo non è un argomento per negare l'esistenza di Dio in assoluto, ma piuttosto per negare l'esistenza di certi tipi di Dio a cui si crede soprattutto per fede e non per ragione, anzi, contro la ragione, come quello descritto dalla Bibbia. Insomma, la fede (con l'iniziale minuscola) è un dono, ma non di Dio, bensì dell'evoluzione biologica. Grazie a tale dono l'uomo ha inventato gli dei delle varie religioni, e non viceversa.

Questo argomento va usato con cautela perché potrebbe far male a chi crede che la Fede sia un dono di Dio. Se infatti si riuscisse a convincere tali persone che la loro visione del mondo ha delle grosse zone oscurate o deformate dalla loro fede, forse cadrebbero in uno stato di angoscia esistenziale dall'esito imprevedibile e sarebbero costrette a rivedere tutti i loro punti di riferimento intellettuali e morali.

Buona Pasqua?

2016-03-27   Festa
Per me oggi è un giorno come tutti gli altri, tranne per il fatto che miliardi di persone si dicono "buona Pasqua" senza altro motivo apparente che il dovere e/o piacere di rispettare una tradizione e di confermare al tempo stesso un legame sociale o affettivo. Siccome io non credo che questa tradizione sia una cosa buona o utile, anche per le sue origini e il suo simbolismo religioso che io critico, non vi dico buona Pasqua, ma che vi voglio bene, e non solo oggi, ma tutti i giorni. Con affetto, Bruno.

Chi ha paura delle nuove idee sull'Uomo?

2016-03-28   Confliggere
Dire qualcosa sul comportamento umano che non sia già noto a molti, che sia al di fuori dei luoghi comuni o contro di essi, suscita irritazione e attira le critiche di chi pensa di sapere tutto ciò che occorre sapere sulla natura della nostra specie e in particolare sul funzionamento del cervello e l'etica. Le critiche più comuni non si riferiscono ai contenuti particolari delle nuove idee (che vengono respinte in blocco) ma accusano l'autore di arroganza, narcisismo, snobismo, ignoranza, insensibilità, rigidità, incompetenza, impreparazione o secondi fini nascosti; affermano che il problema è un altro oppure che non sussiste; che interessarsi di certe cose è inutile, insano o pericoloso. In realtà le nuove idee fanno inconsciamente paura a chi le incontra, perché mettono in discussione i pregiudizi e i fondamenti intellettuali e morali della propria personalità.

Lacune logiche e paura dell'autocritica

2016-03-28   Paura di cambiare
Noi pensiamo secondo schemi e percorsi logici predefiniti dovuti alle nostre esperienze, a ciò che ci è stato insegnato e ai nostri pregiudizi inconsci. Tuttavia non ce ne accorgiamo, e ci illudiamo di pensare liberamente, volontariamente e razionalmente. Per poter pensare al di fuori dei nostri schemi e percorsi logici predefiniti, dovremmo essere consapevoli degli automatismi mentali che li sottendono, e fare uno sforzo di volontà per disattivarli. Tuttavia l'autoconsapevolezza è normalmente di breve durata perché stancante, normalmente sgradevole e scoraggiata dalla comune opinione che la spontaneità sia una virtù e l'autocontrollo un difetto del carattere.

Spesso i nostri pensieri sono errati, irreali, assurdi, incompleti, mistificati, pieni di lacune e forzature, ma non ce ne accorgiamo perché siamo abituati a non verificare criticamente la loro validità, non solo perché ciò richiederebbe un'autoconsapevolezza stancante e sgradevole, ma soprattutto perché abbiamo una paura inconscia che le nostre idee e opinioni siano errate, cosa che ci costringerebbe a cambiare qualcosa della nostra personalità. Di conseguenza, abbiamo una paura inconscia e una repulsione nei confronti dell'autocritica. Tuttavia tale paura è mistificata. Infatti ci illudiamo e vantiamo di esercitare l'autocritica, ma lo facciamo solo su una parte delle nostre idee e opinioni: quelle di cui siamo insicuri.

Bellezza e competizione

2016-03-29   Inconscio   |   Bellezza
Pare che una delle occupazioni (e preoccupazioni) più importanti per una donna sia la cura della sua bellezza. Basta sfogliare una rivista femminile per rendersene conto. Perché? Probabilmente per attirare e affascinare gli uomini, farli innamorare e tenerli legati a sé, farsi ingravidare ed avere la loro assistenza e protezione per sé stesse e per i figli.

La bellezza umana femminile è oggetto di una duplice competizione.

Prima di tutto una competizione tra le donne, per essere ognuna più bella delle altre così da essere preferita dagli uomini scelti come partner.

Allo stesso tempo una competizione tra gli uomini per ottenere il favore delle donne più belle.

Risultato è, almeno in teoria, che le donne più belle si accoppiano con gli uomini più interessanti per loro.

Cosa rende un uomo interessante per una donna? Secondo me, per una donna gli unomini più interessanti sono quelli che promettono le migliori chance di generare e allevare figli belli, sani e con le più alte probabilità di successo. Vale a dire gli uomini più belli, sani, intelligenti e ricchi.

Ovviamente, nella scelta del partner sessuale e coniugale intervengono molti altri fattori, come le affinità caratteriali e culturali, dinamiche nevrotiche, economiche, religiose, etiche ecc., ma quelli sopra esposti mi sembrano essere i fattori più naturali e universali anche se spesso vengono nascosti, rimossi nell'inconscio o mistificati.

Cosa c'è alla base del comportamento umano

2016-03-29   Psicologia
Secondo me (e secondo qualcuno dei miei maestri), alla base di ogni comportamento umano ci sono i bisogni e le paure primari e secondari, innati (cioè geneticamente determinati) e acquisiti, consci e inconsci, materiali e immateriali, sensuali e intellettuali, sani e morbosi. Tutta la vita psichica si fonda su di essi e consiste in strategie e automatismi, più o meno efficaci, per soddisfarli. La maggior parte riguarda le relazioni con gli altri esseri umani reali o interiorizzati, essendo essi gli oggetti principali dei nostri bisogni e delle nostre paure. I sentimenti (e le emozioni) gradevoli sono suscitati dalla soddisfazione di bisogni o dalla loro anticipazione, quelli sgradevoli dalla frustrazione di bisogni o dalla loro anticipazione.
A volte i bisogni sono rimossi dalla coscienza e/o mistificati perché considerati sconvenienti dalla comunità di appartenenza.

Perché piace ciò che piace e non piace ciò che non piace?

2016-03-31   Bisogni   |   Inconscio   |   Motivazioni
La mia risposta è che piace ciò che soddisfa un bisogno (anche se inconscio), e non piace ciò che lo frustra.

Allora occorre chiedersi, perché si hanno certi bisogni? La mia risposta è che la natura umana crea i bisogni come mezzi per soddisfare bisogni di ordine superiore, fino ad arrivare al bisogno primordiale, che è quello del gene, di riprodursi.

Ognuno, nel profondo del suo essere, ha bisogno di contribuire a riprodurre i propri geni o quelli dei propri avi. Questo bisogno si nasconde in tutte le opere dell'Uomo, dalle più atroci alle più sublimi.

Sulla genesi dei bisogni umani

2016-04-02   Bisogni   |   Inconscio   |   Psicologia
I bisogni umani sono poco conosciuti, nascosti e spesso mistificati. E' un tema relativamente poco studiato da filosofi, psicologi, biologi, neuroscienziati ecc.
Secondo me, i bisogni di un essere umano sono tutti tra loro collegati, nel senso che ogni bisogno è al servizio di un bisogno di ordine superiore, cioè filogeneticamente, ontogeneticamente o psicologicamente precedente, e complicati da fenomeni di sublimazione, in cui da un bisogno fisico può derivare un bisogno psichico o spirituale, con rimozione (nell'inconscio) del bisogno originario, come c'insegnano le teorie psicodinamiche.
Secondo me, qualsiasi comportamento umano è determinato da un insieme di bisogni fisici e psichici, più o meno coerenti e più o meno consci. Per semplicità mi piace dire che esiste un solo bisogno primario, quello dei geni, di riprodursi; tutti gli altri possono essere considerati secondari, cioè derivati da quello primario, a vari livelli funzionali.

Come affrontiamo le nuove idee

2016-04-02   Identità
Quando incontriamo una nuova idea, cerchiamo subito di verificare la sua compatibilità e coerenza con la nostra struttura mentale. In caso di incompatibilità o incoerenza (dissonanza cognitiva), ci sono due possibilità: (1) rigettiamo la nuova idea come falsa, sbagliata, assurda o insignificante; (2) trasformiamo la nostra struttura mentale per renderla compatibile e coerente con la nuova idea. Il secondo caso, che è possibile solo se ci sono dimostrazioni incontrovertibili della validità della nuova idea e/o forti pressioni sociali a suo favore, può essere traumatico, sconvolgente, doloroso a causa del sistema immunitario della psiche, che difende la sua identità contro tutto ciò che potrebbe alterarla e contro ogni causa di sofferenza.

Sporcaggio del cervello

2016-04-03   Religione
Non riesco a togliermi dalla testa che certe tesi come quelle esposte nell'articolo in http://chiesa.espresso.repubblica.it/articolo/212913 siano dannose per l'umanità, anche per l'autorevolezza della loro fonte: il penultimo papa (e tanti altri prima e dopo di lui). Un lavaggio, anzi uno sporcaggio, del cervello. Se la maggior parte della gente non si comporta in modo insano è solo perché non capisce o non prende sul serio certe tesi, e soprattutto non le mette in pratica nella vita reale. In sintesi: Cristo, col suo sacrificio, ha cancellato il peccato di Adamo e ci ha liberati da esso. Dio, che è sommo bene, per perdonare l'Uomo ha richiesto un sacrificio umano, quello di suo figlio, grazie al quale ha benevomente riaperto le porte del paradiso. Figuriamoci se non fosse stato buono, cosa avrebbe fatto. Il discorso del clero è: non cercate di capire la religione con l'intelligenza, è impossibile (S. Agostino diceva infatti che Dio si conosce meglio nell'ignoranza). Fate quello che diciamo noi e avrete la salvezza. Usate la fede, non la ragione. Abbiate fede (=fidatevi di noi).

Per amore della specie umana

2016-04-04   Etica
È arrivato il momento di cambiare la prospettiva dell'etica: non dobbiamo impegnarci solo per il bene e l'amore di noi stessi, per quello del coniuge, dei figli, dei parenti, degli amici, dei soci, del partito, di alcuni indigenti e bisognosi di aiuto, dei concittadini, della patria, della propria chiesa, di Dio, o per raggiungere il Nirvana. La nuova etica deve richiedere un impegno reale ed efficace per la conservazione e il benessere della specie umana a livello globale.

Il primo motivo di questo cambiamento è il fatto che, durante l'evoluzione della nostra specie, oltre ai ben noti bisogni fisici e a quelli egoistici e agli istinti aggressivi e distruttivi, si sono sviluppati anche bisogni e istinti altruistici e costruttivi che, come tutti i bisogni innati sani, conviene soddisfare per trarne piacere e salute psicofisica. Uno di questi è il bisogno di appartenenza e integrazione sociale, tanto diffuso e potente quanto mistificato e poco conosciuto, che può dar luogo a comportamenti virtuosi come la generosità verso il prossimo, ma anche viziosi come il conformismo, l'egoismo di gruppo e la paura del "diverso", e perciò va studiato e tenuto sempre sotto osservazione. E' importante che tutti ne siano consapevoli.

Il secondo motivo è che, a causa della globalizzazione e dello sviluppo tecnologico in generale e dei computer e di Internet in particolare (con i loro effetti costruttivi e distruttivi), se non ci dedichiamo al bene della specie a livello planetario, ci saranno sempre più infelicità, ingiustizie, povertà, malattie mentali e psicosomatiche, suicidi, guerre, inquinamento e altri cambiamenti ambientali che potrebbero portare all'estinzione dell'Homo Sapiens.

Tra le cose più urgenti di cui la specie umana ha bisogno per scongiurare una catastrofe forse irreparabile, è una limitazione delle nascite e un controllo demografico ed economico, sia per evitare una insostenibile sovrappopolazione della Terra, sia per distribuire geograficamente i suoi abitanti in modo conveniente per tutti, mediante un piano di emigrazione volontaria e di produzione economica razionale. Non possiamo più permetterci il lusso di procreare in modo incontrollato senza che i figli, i genitori e tutti gli altri ne paghino le conseguenze, a volte tragiche. Né ci possiamo permettere un mercato privo di regole e limitazioni.

Altra necessità urgente è impedire un'eccessiva differenza nella distribuzione delle ricchezze, ponendo limiti alla proprietà privata e tassando opportunamente le rendite finanziarie, in modo da scoraggiare gli investimenti finanziari a favore di quelli produttivi.

Un'altra cosa di cui c'è bisogno è una riforma dell'istruzione obbligatoria e della cultura accademica per quanto riguarda la natura umana, contro ogni oscurantismo, settarismo e riduzionismo, con un approccio eclettico, integrato, organico, sistemico, laico e interdisciplinare al patrimonio intellettuale offerto da tutte le scienze umane e sociali (filosofia, psicologia, sociologia, antropologia, neuroscienze, economia, politica, letteratura, arte ecc.).

E soprattutto, non dobbiamo continuare a parlare di "noi" e "loro", ma solo di "noi". "Loro", finché non ne sapremo nulla, sono solo gli eventuali extraterresti.

Ma affinché le cose sopra esposte si realizzino occorre superare la comune paura di cambiare.

Sul peccato di omicidio

2016-04-04   Religione
Ci sono molte religioni per cui uccidere è un grave peccato, tranne quando lo si fa in nome di Dio, nel qual caso si ha diritto ad un premio.

The Amsterdam Declaration (2002) of the International Humanist and Ethical Union (IHEU)

2016-04-04   Etica
Humanist principles

The official defining statement of World Humanism is:
  • Humanism is ethical. It affirms the worth, dignity and autonomy of the individual and the right of every human being to the greatest possible freedom compatible with the rights of others. Humanists have a duty of care to all humanity including future generations. Humanists believe that morality is an intrinsic part of human nature based on understanding and a concern for others, needing no external sanction.

  • Humanism is rational. It seeks to use science creatively, not destructively. Humanists believe that the solutions to the world’s problems lie in human thought and action rather than divine intervention. Humanism advocates the application of the methods of science and free inquiry to the problems of human welfare. But Humanists also believe that the application of science and technology must be tempered by human values. Science gives us the means but human values must propose the ends.

  • Humanism supports democracy and human rights. Humanism aims at the fullest possible development of every human being. It holds that democracy and human development are matters of right. The principles of democracy and human rights can be applied to many human relationships and are not restricted to methods of government.

  • Humanism insists that personal liberty must be combined with social responsibility. Humanism ventures to build a world on the idea of the free person responsible to society, and recognizes our dependence and responsibility for the natural world. Humanism is undogmatic, imposing no creed upon its adherents. It is thus committed to education free from indoctrination.

  • Humanism is a response to the widespread demand for an alternative to dogmatic religion. The world’s major religions claim to be based on revelations fixed for all time, and many seek to impose their world-view on all of humanity. Humanism recognizes that reliable knowledge of the world and ourselves arises through a continuing process of observation, evaluation and revision.

  • Humanism values artistic creativity and imagination and recognises the transforming power of art. Humanism affirms the importance of literature, music, and the visual and performing arts for personal development and fulfilment.

  • Humanism is a lifestance aiming at the maximum possible fulfilment through the cultivation of ethical and creative living and offers an ethical and rational means of addressing the challenges of our time. Humanism can be a way of life for everyone everywhere.

The Amsterdam Declaration explicitly states that Humanism rejects dogma, and imposes no creed upon its adherents.

Source: Wikipedia

Il Dalai-Lama sulle religioni

2016-04-05   Religione
Hanno ancora un senso le Religioni? Dopo l'attacco terroristico a Parigi, il Dalai Lama ha esordito con la frase: «Ci sono giorni in cui penso che sarebbe meglio se non ci fossero le religioni.» Alla domanda su cosa intendesse dire ha continuato così:  «La conoscenza e la pratica della religione sono state utili, questo è vero per tutte le fedi. Oggi però non bastano più, spesso portano al fanatismo e all'intolleranza e in nome della religione si sono fatte e si fanno guerre. Nel 21° secolo abbiamo bisogno di una nuova etica che trascenda la religione. La nostra elementare spiritualità, la predisposizione verso l'amore, l'affetto e la gentilezza che tutti abbiamo dentro di noi a prescindere dalle nostre convinzioni sono molto più importanti della fede organizzata. A mio avviso, le persone possono fare a meno della religione, ma non possono stare senza i valori interiori e senza etica.»

Primo Levi sulla filosofia

2016-04-05   Filosofia
“...era snervante, nauseante ascoltare i discorsi sul problema dell'essere e del conoscere, quando tutto intorno a noi era mistero che premeva per svelarsi: il legno vetusto dei banchi, la sfera del sole di là dai vetri e dai tetti, il volo vano dei pappi nell'aria di giugno. Ecco, tutti i filosofi e tutti gli esercizi del mondo sarebbero stati capaci di costruire questo moscerino? No, e neppure di comprenderlo: questa era una vergogna e un abominio, bisognava trovare un'altra strada. Saremmo stati chimici, Enrico ed io. Avremmo dragato il ventre del mistero con le nostre forze, col nostro ingegno: avremmo stretto Proteo alla gola, avremmo troncato le sue metamorfosi inconcludenti, da Platone ad Agostino, da Agostino a Tommaso, da Tommaso ad Hegel, da Hegel a Croce. Lo avremmo costretto a parlare." [Primo Levi, da "Il sistema periodico"]

Fonte: Cultura e metodo scientifico: prendere Proteo per la gola (articolo di Marco Furio Ferrario - http://stradeonline.it/scienza-e-razionalita/1858-cultura-e-metodo-scientifico-prendere-proteo-per-la-gola)

La mia utopia etica umanista

2016-04-07   Etica   |   Filosofia
Penso a un movimento dal basso, che parte da un visionario, a cui si aggiunge, per attrazione, un primo "compagno di ideali" e poi un altro, sempre per attrazione, facendo largo uso di internet per la condivisione di documenti selezionati con cura e notizie, poi altri ancora gradualmente, fino ad arrivare ad una crescita esponenziale e costituire una forza non politica ma elettorale, cioè capace di influenzare la politica attraverso i suoi voti. Come avvenne per il cristianesimo, prima che, con Costantino, diventasse una realtà politica e secolare. Bisognerà però partire da un'idea realistica, razionale, non religiosa, senza gli errori di tutti i movimenti utopici del passato, compreso il comunismo, falliti soprattutto per ignoranza della psicologia e, più in generale, della natura umana. Bisognerà evitare l'organizzazione monolitica piramidale, facilmente corruttibile. Penso ad un movimento basato su un'etica umanista e antropologica, da sviluppare a cura dei fondatori e dei primi sostenitori, che potrà essere sviluppata e modificata liberamente da chiunque altro, creando una rete di movimenti locali liberamente collegati, creando eventualmente un organismo federativo non vincolante. Un movimento che tenga conto del patrimonio di tutte le scienze umane e sociali (filosofia, psicologia, sociologia, antropologia, neuroscienze, genetica, economia, politica, letteratura, arte ecc.) opportunamente analizzate, vagliate, sintetizzate, oganizzate, semplificate e adattate in modo da poter essere insegnate nelle scuole pubbliche (già dalle elementari) e usate da tutti, non solo dagli specialisti.

Sull'evoluzione delle scienze e delle filosofie

2016-04-07   Filosofia
Le scienze, come le filosofie, non sono finite, devono evolvere per includere nel loro campo di indagine anche i fenomeni psicologici, sentimentali e spirituali per quanto essi possano essere oggetto di indagine. Scienze e filosofie debbono rispettarsi reciprocamente e completarsi le une con le altre. Per il resto, su tutto quello di cui non si può parlare, conviene tacere, diceva Wittgenstein. Infatti, con le scienze possiamo fare i conti e discutere, con le non-scienze ognuno può dire tutto e il contrario di tutto senza poter essere smentito. Alle non-sicenze non si può delegare proprio nulla, se non la non-indagine. D'altra parte anche quella di non indagare è una scelta legittima.

Chi ha paura della razionalità?

2016-04-08   Irrazionale
Molti danno la colpa del disagio e degli errori della società moderna (e soprattutto postmoderna) alla Razionalità, che negherebbe l'importanza dei sentimenti e delle emozioni. Secondo me si tratta di una concezione sbagliata, oltre che irrazionale. Infatti, non si può parlare di razionalità come se fosse una scienza unitaria e universalmente riconosciuta. La razionalità è una facoltà umana meravigliosa e potentissima, che può essere usata in modo produttivo o improduttivo, utile, inutile o dannoso, può essere più o meno veritiera o mistificante, completa o incompleta. Per esempio, nella mia razionalità i bisogni, i sentimenti, le emozioni, le motivazioni inconsce hanno una importanza fondamentale. Anche chi parla male della razionalità lo fa usando la sua. Smettiamola di calunniare la razionalità e cerchiamo di migliorarla e soprattutto di completarla.

Placebo sociale

2016-04-08   Placebo
Esempio di placebo sociale: la conversione ad una ideologia (o religione) che promette felicità e dignità sociale. Uno si converte e come conseguenza trova un gruppo di persone che lo accolgono nella comunità corrispondente a quella ideologia, lo lodano per la sua conversione, per la sua nuova personalità in cui l'ideologia è parte determinante. Questa accoglienza, approvazione e stima provoca una grande soddisfazione al bisogno di appartenenza di quella persona, con risultanti sensazioni di piacere e benessere, che rinforza la sua convinzione di aver fatto la scelta giusta, indipendentemente dai contenuti della scelta stessa.

Perché ho risentimento verso la Chiesa Cattolica

2016-04-09   Religione
Quando ero bambino, approfittando del fatto che non avevo ancora una capacità critica e che mi fidavo degli adulti, i preti mi fecero credere che c'è un uomo invisibile che vive nel cielo, che guarda quello che faccio ogni minuto di ogni giorno. E che l'uomo invisibile ha una lista di dieci cose specifiche che non vuole che io faccia. E che se faccio una qualunque di queste cose, mi manderà in un posto speciale, pieno di fuoco e fiamme e torture e angoscia, dove vivrò per sempre e soffrirò e griderò e brucerò fino alla fine dei secoli. Ma che lui mi ama! Ho creduto per diversi anni a queste ed altre cose assurde, come il peccato originale, e, nel profondo del mio inconscio un po' ci credo ancora. Permettetemi di avere un certo risentimento verso la Chiesa Cattolica che mi ha truffato e parzialmente rovinato il mio sistema nervoso inculcandovi paure assurde.
(da un discorso di George Carlin liberamente adattato)

Chi vuole migliorare la società?

2016-04-10   Etica
Per migliorare la situazione sociopolitica non basta astenersi da comportamenti incivili e disonesti. Bisogna organizzarsi e impegnarsi alla base, al livello dell'elettorato. Ma ciò richiede tempo, fatica, sacrifici, intelligenza e studio. La maggior parte della gente non è disposta a pagare il prezzo del cambiamento, si aspetta che siano altri a impegnarsi (i politici in particolare) e per questo, di fatto, accetta le cose come stanno, limitandosi, a parole, a esprimere inutili proteste, aspettando l'Uomo della Provvidenza.

Senso e caso

2016-04-10   Casualità
Tutto ha un senso, anche se non riusciamo a capirlo, tranne ciò che avviene per puro caso. D'altra parte, è illusorio cercare un senso in ciò che è casuale, come pure pensare che nulla avvenga per caso.

Accettare il caso

2016-04-10   Casualità
E' dura accettare che il caso esiste, che molto dipende dal caso e che il caso non ha senso (è l'unica cosa che non ha senso). Su tale idea si basa l'esistenzialismo e io sono (anche) un esistenzialista.

Noi e loro, una tragedia grammaticale

2016-04-11   Filosofia
Chi appartiene a noi? Chi appartiene a loro? Che differenza c'è tra noi e loro? Siamo meglio noi o sono meglio loro? Cosa mi lega a noi e cosa a loro? Cosa devo a noi e cosa a loro? Cosa mi aspetto da noi e cosa da loro? Chi ha avuto la tragica idea di includere "loro" ("essi") nei pronomi personali e nelle persone dei verbi? Non bastava il noi?

Sull'uso del mistero

2016-04-12   Mistificazione
Anche io credo nell'esistenza di cose inconoscibili, indefinibili, misteriose, ma non ci speculo sopra intellettualmente (né econonomicamente) come tanti religiosi e ciarlatani spiritualisti. Ci sono anche cose che una volta erano misteriose e sono oggi spiegate dalla scienza. Ma finché certe cose restano inconoscibili non cerco di interpretarle a mio comodo, per deresponsabilizzarmi o consolarmi con un placebo. Diceva Wittgenstein: "Su ciò di cui non si è in grado di parlare, si deve tacere". Altrimenti si rischia di dire cose che servono ad altri scopi che alla conoscenza della verità.

Aforismi di Nicolás Gómez Dávila

2016-04-12   Citazioni e aforismi
L'uomo preferisce discolparsi con la colpa altrui piuttosto che con la propria innocenza.

Per il lettore che sa leggere tutta la letteratura è contemporanea.

Adattarsi è sacrificare un bene remoto a un bisogno immediato.

Al cospetto di ogni verità un'angoscia segreta ci pervade.

Al volgo non interessa essere libero, ma credersi tale.

Amare è sentire la pressione del corpo assente contro il nostro.

Ammettere di buon grado che le nostre idee non hanno motivo di interessare chicchessia è il primo passo verso la saggezza.

(continua a leggere in http://it.dixxit.info/davila)

Siamo nati per servire

2016-04-12   Dominare
Ogni organismo vivente, o parte di esso, serve a qualcosa. Analizzando e ripercorrendo tutti i rapporti di servizio tra gli organi e tra gli individui di una specie vivente, vediamo che i beneficiari ultimi di tali servizi sono i geni della specie stessa. Infatti, i corpi (e le menti di cui sono parte integrante), sono veicoli, mezzi attraverso i quali i geni soddisfano il loro bisogno primordiale, quello di riprodursi attraverso una specie, strutturata in un modo particolare sia a livello individuale che di gruppo o sistema. L'evoluzione, mediante mutazioni genetiche, inventa strategie di riproduzione sempre più adeguate alle condizioni ambientali, alterando, nel corso delle generazioni che si succedono, le caratteristiche delle specie.

All'interno dell'individuo, la mente è al servizio del corpo, che la comanda attraverso i sentimenti. Infatti la mente non può far altro che obbedire ai sentimenti, cioè di servirli, di contribuire alla loro realizzazione e soddisfazione. Il problema nasce quando vi sono sentimenti conflittuali. Allora la mente deve decidere a quali sentimenti dare ragione e a quali torto, a quali dire sì e a quali no (per il momento). Il libero arbitrio consiste dunque nel decidere quale richiedente (o padrone), interno o esterno, servire.

Anche la società umana è basata su uno scambio di servizi. Nessuno può vivere senza godere dei servizi offerti da qualcun altro. La dignità sociale e il valore di un individuo consistono dunque nel rapporto tra i servizi che esso offre agli altri e i servizi altrui di cui usufruisce.

Sulla ricerca di senso

2016-04-13   Bisogni   |   Filosofia
La ricerca di senso nei fatti della vita corrisponde ad un bisogno umano profondo e innato. Il guaio è che molti trovano un senso in cose che non lo hanno, come gli avvenimenti casuali, e lo chiamano spirito, Dio, astrologia, magia ecc.. Lo fanno perché ne hanno bisogno, perché ciò li consola o li fa star bene, ma soprattutto perché li deresponsabilizza. Il guaio è che cercano di convincere altri a credere al senso che loro hanno inventato. Io, in quanto esistenzialista, credo che spetti all'Uomo dare un senso alla propria vita, agendo responsabilmente e senza ricorrere a forze soprannaturali.

Inconscio e ragione

2016-04-14   Inconscio
L'inconscio non ragiona, ma giudica. Il giudizio inconscio (bello, brutto, buono, cattivo, attraente, repellente) stabilito senza fare uso della ragione, precede e manipola quello conscio e sollecita la razionalizzazione (cioè la giustificazione razionale) di scelte già fatte.

Come gli altri (non) mi vogliono

2016-04-14   Inconscio
Nel mio inconscio (come in quello di ogni altro essere umano) c'è un dittatore che consiste nella volontà altrui (così come la percepisco) e mi costringe ad essere come essi mi vogliono e non come non mi vogliono. Come in ogni dittatura, c'è anche una resistenza che combatte per la libertà. Tale resistenza è più o meno forte e coraggiosa in ciascuno di noi e nei vari momenti della vita. Ma essa non riuscirà mai a sconfiggere la dittatura, perché ha bisogno di essa per vivere e non impazzire.

Imparare a fantasticare - Il potere dell'immaginazione

2016-04-15   Immaginazione
Vorrei imparare a fantasticare, a immaginare cose irreali ma verosimili. Vorrei poter inventare storie di personaggi più o meno simili a me, uomini e donne di ogni età e condizione sociale, temperamento e carattere. Situazioni diverse, in luoghi e tempi tra i più diversi, nel passato, presente e futuro. Gesti e azioni, pensieri, sentimenti ed emozioni di ogni specie. Forme, colori, suoni, norme, macchine, strumenti, linguaggi, riti, valori, motivazioni, intenzioni, esiti ed eventi di ogni tipo, casuali e non casuali.

Ma mi sento inibito a farlo. Perché? Temo forse che le storie che potrei produrre sarebbero brutte, noiose, patetiche, o farebbero scandalo e causerebbero la mia espulsione dalla società o dalla mia comunità elettiva interiore? A chi potrebbero dispiacere le mie fantasie? Ai miei genitori interiorizzati? Ai miei amici? A Dio? Quali perversioni e follie potrebbero scatenare in me? Come cambierebbero la mia immagine sociale? Rischierei di diventare un perdente?

D'altra parte mi sento attratto dall'idea di riuscire a inventare storie. Quali benefici e gioie potrei ricavarne? A chi potrebbero piacere?

Vorrei poter immaginare storie di amore e odio, rispetto  e disprezzo, umiltà e arroganza, vittorie e sconfitte, rivoluzioni, ribellioni e sottomissioni, illuminazioni e perdizioni, malattie e guarigioni, conflitti e pacificazioni, fedeltà e tradimenti, vergogna, perdono, punizioni, vendette, pentimenti, disperazione, speranza, tristezze e gioie. Chi me lo impedisce?

Potrei scrivere la storia di un uomo o donna, o di un uomo e una donna che volevano imparare a fantasticare e scrivere novelle e romanzi, e che alla fine si incontrano e si sposano. Un romanzo di formazione.

Scrivere è seminare

2016-04-15   Scrivere
Ogni cosa che scrivo è un seme da cui un giorno qualcosa verrà generato in me.

Partecipazione cooperativa - Cooperazione partecipativa

2016-04-16   Bisogni   |   Partecipare
In quanto esseri umani, abbiamo un assoluto bisogno di partecipare cooperativamente a contesti sociali. A tale fine, abbiamo bisogno di mezzi e libertà, e soprattutto di essere accettati dagli altri partecipanti. Per partecipazione intendo l'essere riconosciuti come parti di una comunità con un certo ruolo, e per cooperazione l'agire nel senso di una reciproca soddisfazione dei bisogni individuali, tra cui quello di mutuo aiuto, solidarietà e intimità, anche sessuale. Dato che facciamo normalmente parte di più comunità (coppia, familiari, amici, lavoro, chiesa, città, partito, patria, umanità ecc.), è necessario che vi sia compatibilità tra le diverse partecipazioni.

La partecipazione cooperativa, o cooperazione partecipativa, richiede sempre un prezzo da pagare. Infatti, in quanto cooperativa, essa impone a ciascuno di soddisfare in un certa misura i bisogni altrui, e di essere, almeno in parte, come vogliono gli altri. Il prezzo risulta troppo alto se richiede di rinunciare ad aspetti fondamentali della propria unica personalità, alle proprie inclinazioni profonde o alla partecipazione ad altri contesti ritenuti incompatibili. Ciò può indurre a preferire la non partecipazione al contesto troppo costrittivo e a cercarne altri, più congeniali o liberali, a cui partecipare.

Lo sconforto della verità

2016-04-16   Verità
Noi umani crediamo in ciò che ci conforta. Che sia vero o falso ci interessa poco. Invece per gli oltreumani la verità è più importante del conforto momentaneo.

Il mio autocensore e la valenza sociale di ogni cosa

2016-04-17   Inconscio   |   Arroganza   |   Autocensura   |   Valenza sociale   |   Meditazione
Qualunque cosa io faccia o pensi di fare (consciamente o inconsciamente), è sottoposta ad un'autocensura da parte di un mio meccanismo inconscio, che io chiamo "autocensore" e che ha il compito di stabilirne la valenza sociale, cioè in quale misura tale cosa contribuisca alla mia integrazione o emarginazione sociale. In altre parole, quanto sia utile o nociva al mio successo sociale.

Questo autocensore (che corrisponde in parte al super-io freudiano) esprime il suo giudizio di approvazione o disapprovazione suscitando in me sentimenti gradevoli e sgradevoli come gioia, autocompiacimento, sollievo, benessere, pienezza, appagamento ecc. oppure sensi di colpa, vergogna, ansia, angoscia, paura, panico ecc. Mediante tali strumenti, come fossero carote e bastoni, mi costringe a comportarmi in modi e forme a cui esso associa la più alta valenza sociale rispetto alla comunità (reale o interiorizzata) da cui la mia vita dipende maggiormente.

Anche mentre scrivo questa mia riflessione, il mio autocensore misura continuamente la valenza sociale di ciò che penso e scrivo, incoraggiandomi o scoraggiandomi a proseguire, mediante l'attivazione di sentimenti positivi o negativi. Infatti, in questo preciso istante provo un sentimento conflittuale. Da una parte mi sento incoraggiato a proseguire nella riflessione e scrittura, nella speranza che ciò che scrivo sarà apprezzato da chi lo legge, come un dono, un aiuto per una migliore conoscenza di sé stessi e degli altri; dall'altra mi sento scoraggiato a farlo, nel timore che un certo numero di persone mi giudicheranno arrogante e presuntuoso per questo mio parlare di cose che la maggior parte delle persone ignorano, di cui non si interessano, e che non riguardano la mia professione. Cose se volessi dimostrare di essere superiore agli altri o di poter fare un mestiere per cui non sono qualificato e di farlo meglio degli specialisti titolati.

Non posso disattivare il mio autocensore senza ricorrere a farmaci, droghe o esercizi di meditazione o autocontrollo specifici. Tuttavia ho la libertà di obbedirgli o disobbedirgli, pur sapendo che, in caso di disobbedienza o ribellione, mi punirà inviandomi sentimenti sgradevoli e/o dolorosi.

Il mio autocensore limita la mia libertà e creatività, ma mi protegge dal rischio di diventare asociale. Sarebbe dunque un errore liberarmene, ammesso che possa riuscirvi. E' un padre-padrone con cui dovrò sempre fare i conti.

Io penso che ogni essere umano abbia un autocensore come l'ho io, ma non tutti ne sono consapevoli.

Automatismi!

2016-04-19   Interagire   |   Empatia   |   Paura di cambiare
La vita è fatta essenzialmente di automatismi, cioè di risposte predefinite a stimoli provenienti dall'esterno o dall'interno dell'organismo. Questo è vero anche per gli esseri umani.

Questa verità è per noi umani difficile da accettare e, per non impazzire o morire di angoscia, preferiamo pensare che la nostra vita dipenda almeno in parte dalla nostra volontà e coscienza. Tuttavia, ammesso che il libero arbitrio esista, esso consiste nella possibilità di modificare parzialmente i nostri automatismi, non di disattivarli. L'eventuale disattivazione non può essere che momentanea.

In che misura possiamo cambiare i nostri automatismi? Vogliamo cambiarli? Perché e come dovremmo cambiarli? È pericoloso farlo? Abbiamo il diritto di cambiarli? Abbiamo il dovere di farlo? Come reagirebbero gli altri ai nostri cambiamenti? È umano o disumano cambiare i propri automatismi?

Gli automatismi sono utili alla conservazione della vita e hanno dimostrato la loro efficacia nel passato di ognuno. Essi si sono formati in modo automatico e cambiano in modo automatico, cioè spontaneamente. Cambiarli in modo volontario non solo è difficile, ma comporta il rischio che i nuovi automatismi siano meno efficaci dei precedenti per la conservazione della vita. È quindi sano aver paura di cambiare, perché cambiare, imparare, significa alterare i propri automatismi senza alcuna garanzia di migliorare il proprio stato e col rischio di peggiorarlo, data l'estrema complessità del comportamento umano e della vita sociale.

Ogni comportamento è sostanzialmente automatico, specialmente quando è tipico, caratteristico, ripetitivo. Lo stile di una persona è dovuto essenzialmente ad automatismi. Cioè a regole, algoritmi che impongono certi risultati in funzione di certi input. Un Picasso si riconosce da un Klee perché le loro opere sono state prodotte da due diversi stili, cioè automatismi. Ogni essere umano ha i suoi automatismi unici. Gli automatismi possono cambiare nel corso della vita, ma restano automatismi. Senza automatismi la vita non potrebbe continuare. Il DNA è parte fondamentale di molti automatismi. Tutto l'universo è il risultato di automatismi. Le leggi della fisica sono definizioni di automatismi. Due più due fa "automaticamente" quattro. Due corpi si attraggono "automaticamente" per effetto della legge di gravitazione universale. Se certi elementi o organismi sono messi insieme, si produrrà automaticamente un certo risultato teoricamentte prevedibile.

Perfino il pensiero è automatico.

Io sono automatico, come lo sono tutti gli altri umani, e gli animali e i vegetali, i minerali gli oggetti e le macchine. Come i computer. Tutte le cose del mondo sono automatiche. Cambiano solo le leggi che li regolano.

Siamo tutti fatti di hardware (hw) e software (sw). I sw dei diversi individui interagiscono automaticamente in vari modi, più o meno cooperativi, normativi e violenti. I risultati dell'interazione tra i sw di due individui qualsiasi dipendono dalle caratteristiche dei sw stessi, cioè dai rispettivi algoritmi.

Il sw di una persona può anche interagire con cose non viventi, naturali e artificiali (per esempio opere d'arte, spettacoli o risorse di vario tipo), tuttavia l'interazione non è mai avulsa dall'interazione passata, presente o futura con il sw di altri esseri umani, in quanto questi potranno giudicare quell'interazione e agire in funzione di quel giudizio.

L'interazione tra due sw umani è molto complessa perché comprende regole che riguardano anche l'interazione stessa e quella con altre persone o cose. Per esempio, l'interazione tra me e x può influenzare quella tra me e y.

Quando due persone interagiscono, in realtà sono i loro sw che interagiscono (automaticamente), secondo i rispettivi algoritmi.

La grande differenza tra il mio sw e quelli altrui è che nel mio c'è la consapevolezza del sw stesso e dei suoi automatismi, ma questa è del tutto assente nella maggior parte degli altri sw. Per questo motivo, se voglio interagire con gli altri, devo nascondere questa mia particolarità, che non sarebbe compresa e creerebbe turbamento o ostilità.

La mia consapevolezza del sw tende ad inibire i miei neuroni specchio e di conseguenza tende a limitare la mia empatia verso le persone meno consapevoli della propria natura, e questo mi crea problemi nelle interazioni con gli altri.

Neuroni specchio e spettacoli

2016-04-19   Empatia
I nostri neuroni specchio agiscono anche mentre assistiamo a spettacoli sportivi o teatrali, al cinema e perfino quando leggiamo romanzi o vediamo la pubblicità di un prodotto. Lo spettatore si immedesima nel personaggio osservato e prova sentimenti simili.

Reale e virtuale

2016-04-20   Realtà
Molti fanno l'errore di confrontare il virtuale (ad esempio gli incontri in internet) col reale come se fossero alternative mutualmente esclusive tra cui scegliere. Per me il virtuale è parte del reale e vi si può ricorrere quando il reale non è disponibile, o se è più soddisfacente del reale, o se aiuta a capire il reale o ad usarlo meglio. Virtuale e reale si intrecciano. Anche l'arte, la letteratura, il cinema, il teatro ecc. sono virtuali. Devono servire a migliorare il reale, non a sostituirlo.

Aiutare chi?

2016-04-21   Bisogni   |   Empatia   |   Aiutare
Io posso, in una certa misura, aiutare altre persone a soddisfare i propri bisogni.

Voglio farlo? Perché Chi aiutare? Chi non aiutare?

Come fare?

Prima di tutto devo comprendere i bisogni altrui. Per riuscirci ho due mezzi: l'empatia (che può sbagliare o essere carente) e la psicologia (che può anch'essa sbagliare). In entrambi i casi è necessaria l'osservazione degli altri, l'attenzione agli altri.

Amore vs. verità

2016-04-21   Amare
Una promessa d'amore, anche se illusoria, è molto più interessante di una promessa di verità. Dopo il cibo, l'Uomo ha bisogno soprattutto di amore, non di verità. La verità è buona se aiuta ad ottenere il cibo o l'amore, altrimenti è inutile o nociva.

Liberi di credere?

2016-04-21   Libero arbitrio
Non siamo liberi di credere in alcuna cosa, nemmeno nel libero arbitrio. La decisione di credere o non credere in qualcosa è involontaria.

Pensiero guidato

2016-04-21   Meditazione
L'attività pensante può essere spontanea (lo è normalmente e quasi sempre) oppure guidata. Il pensiero può essere guidato in due modi: autoguidato quando siamo noi stessi a guidarlo volontariamente e con una intenzione particolare, e alloguidato, quando è guidato da altre persone che ascoltiamo, o da spettacoli a cui assistiamo o da scritti che leggiamo o immagini che vediamo.

La modalità di guida del pensiero può essere inoltre canonica o non canonica. È canonica quando segue una prescrizione o schema rigido, non canonica quando si svolge in forma libera.

Per esempio, la meditazione e la preghiera sono attività di pensiero guidato molto diffuse in ogni tempo e cultura, sia nella forma alloguidata che autoguidata, sia in quella canonica che canonica.

Un modo innovativo, facile, creativo (e in certi casi perfino terapeutico) di guidare il pensiero è quello di sforzarsi di porre o porsi domande (a seconda se vogliamo guidare il pensiero altrui o il nostro). Per esempio, quando sono vicino fisicamente ad una persona x posso guidare il mio pensiero cercando di rispondere ad una serie di domande riguardanti quella persona, come le seguenti:

  • Di cosa x ha bisogno?

  • Di cosa x ha paura?

  • Cosa x desidera?

  • Quali sono i gusti di x?

  • Che progetti x ha?

  • Cosa farebbe piacere a x?

  • Cosa potrei fare per far piacere ad x?

  • Cosa potrei fare per aiutare x a raggiungere i suoi obiettivi?

  • Cosa potrei fare per irritare x?

  • Cosa x potrebbe fare di buono per me?

  • Che problemi x ha?

  • Cosa abbiamo in comune x ed io?

  • Cosa è incompatibile tra x e me?

  • Come x vede il mondo?

  • In cosa x crede? In cosa non crede?

  • Quanto x è in grado di capirmi?

  • Cosa x è in grado, non in grado di capire?

  • Che male x mi può fare?

  • Quali sono le persone più amate da x?

  • Quali sono i regali che x asprezza di più?

  • Quanto anni ha x?

  • Quando potrebbe morire x?

  • Che problemi di salute ha x?

  • Cosa fa piangere x?

  • Cosa fa ridere x?

  • Di cosa x è capace?

  • Di cosa x è incapace?

  • Qual'è la vita sessuale di x?

  • Chi sono gli amici di x?

  • etc.

E' anche possibile sforzarsi di porre o porsi domande improvvisate, su una cosa o persona particolare, sul suo passato, presente e futuro, senza alcun limite.

Pensiero automatico vs guidato

2016-04-21   Inconscio
Chi sono due modi di pensare: uno automatico e uno guidato (autoguidato o alloguidato). Senza accorgercene, involontariamente, passiamo dall'uno all'altro.

Quando pensiamo in modo automatico il pensiero è completamente spontaneo e involontario, determinato dai contenuti dell'inconscio, anche se siamo coscienti di ciò a cui stiamo pensando.
Quando pensiamo in modo guidato, il pensiero è determinato da ciò che ci guida, ovvero da stimoli che possono consistere in cose diversissime, tra cui: ricordi, letture, canzoni, immagini, luoghi, film, discorsi ecc.

Il pensiero guidato, se ripetuto un sufficiente numero di volte, diventa poi automatico.

Siccome noi pensiamo in modo prevalentemente automatico, è importante, per l'igiene del pensiero stesso, avere un certo controllo sul pensiero, e, in caso di pensiero automatico difettoso, correggerlo mediante un pensiero guidato appropriato, appropriatamente ripetuto.

Pensieri sull'igiene del pensiero

2016-04-21   Inconscio   |   Filosofia
Ogni essere umano è limitato nel pensare, confinato in certi schemi, diversi da persona a persona, ma con aspetti comuni nelle diverse culture e comunità.

Per ogni persona ci sono cose impensabili.

Dobbiamo pensare l'impensabile, fare uscire il pensiero dalle gabbie in cui ha sempre vissuto, sin dalla nascita. Dobbiamo appropriarci dei nostri pensieri e imparare a guidarli volontariamente e consciamente.

Si può pensare in senso verticale o orizzontale, cioè approfondire uno schema di pensiero (vincolante) o percorrere diversi schemi senza scendere in troppa profondità.

Ipnosi = controllo del pensiero dell'ipnotizzato da parte dell'ipnotista

Affabulatore = controllore del pensiero.

Ci lasciamo affabulare per essere accettati. Come avveniva da bambini.

Le scuole di pensiero sono limitanti e costringenti, proibiscono altre spiegazioi dei fenomeni, altri "sensi". Per esse, qualsiasi spiegazione non prevista da esse è sbagliata o irrilevante.

Gli altri ci insegnano a pensare, e restiamo legati al modo di pensare che ci è stato insegnato. Il bambino si lascia formare il proprio pensiero per compiacere i genitori e poi difficilmente riesce ad uscire dai limiti del pensiero acquisito. Noi pensiamo come gli altri ci hanno insegnato a pensare. Un pensiero autonomo è raro. Abbiamo paura di pensare in modo diverso, paura di impazzire e di essere emarginati.

Molte terapie hanno come scopo la sostituzione di un modo di pensare con un altro più sano, ma limitato anche esso. La migliore terapia è quella che rompe i limiti del pensiero e permette il pensiero creativo, senza alcun limite.

Ognuno cerca di pilotare il pensiero altrui.

Il pensiero è basato sul linguaggio e su una certa filosofia. Il pensiero è sempre limitato, tranne il pensiero consciamente e volontariamente creativo.

Il libero arbitrio consiste nel decidere in ogni momento se pensare in modo automatico oppure guidato, e, nel secondo caso, a chi o cosa affidare la guida del proprio pensiero. Consiste anche nel costruire gli oggetti e strumenti materiali, artistici, letterari, mediatici o informatici con i quali guidare il proprio pensiero.

Pensare in modo guidato è stancante e deve essere intervallato da periodi in cui è necessario pensare in modo automatico.

Anche quello che è scritto in un giornale è un tentativo di guidare il nostro pensiero.
Ogni forma di comunicazione è un tentativo di pilotare il pensiero altrui.

I neuroni specchio guidano i nostri pensieri in base alla percezione che abbiamo dell'altro.

La vita sociale è una competizione per il controllo del pensiero altrui.

Chi/cosa pilota il mio pensiero? Chi/cosa pilota il pensiero di x?

L'inconscio, essendo un programma, si può modificare mediante il pensiero guidato finché esso diventa automatico, cioè programmato. In tal modo sarà stato modificato il programma che lo determina.

Nessuno vuole cambiare il suo programma di pensiero, anche perché nessuno saprebbe come cambiarlo, cioè con quale nuovo programma sostituirlo.

La missione dell'Uomo

2016-04-23   Bisogni   |   Psicologia
Missione di ogni essere umano è contribuire alla vita e allo sviluppo sostenibile della propria specie usando il patrimonio genetico ereditato, la cultura appresa, le esperienze acquisite e la propria creatività. In questa missione sono inclusi l'autosostentanento, la riproduzione sessuale, l'allevamento della prole, il miglioramento, lo sviluppo e la diffusione della cultura, l'integrazione e la cooperazione sociale, e il morire per lasciare spazio alle nuove generazioni.

Ogni umano ha un bisogno primario, scritto nei priori geni, di compiere tale missione, dalla cui realizzazione dipende il suo grado di felicità. Tutte le esigenze umane (motivazioni, bisogni, desideri, pulsioni ecc.) derivano da tale bisogno primario, come strategie e mezzi, consci e inconsci, per soddisfarlo. Ogni esigenza che tende a frustrarlo è da ritenersi morbosa.

Le esigenze morbose, dette anche nevrosi, disturbi psichici o malattie mentali, sono dovute a mutazioni o predisposizioni genetiche o a culture disumane, sia nell'ambito familiare che sociale, o, più spesso, ad una combinazione di tali cause. Infatti, in una cultura rispettosa della natura umana, anche le persone con predisposizioni ai disturbi mentali raramente li sviluppano.

Uomo e natura

2016-04-23   Natura umana
L'Uomo è un animale artificiale.

Sul bisogno di riconoscimento

2016-04-29   Bisogni   |   Identità
Il bisogno di riconoscimento è funzionale al bisogno sociale (cioè di appartenenza, integrazione, interazione e cooperazione sociale) il quale è un bisogno primario, cioè geneticamente determinato, e da cui dipende la felicità umana. Senza una qualche forma di riconoscimento non è infatti possibile la vita sociale né il benessere psichico e il piacere che da essa dipende.

Ciò che vogliamo ci sia riconosciuto è la nostra stessa esistenza così come siamo, la nostra umanità, identità, dignità, normalità, conformità ai modelli sociali adottati, le nostre peculiarità, qualità, uno o più ruoli sociali da noi scelti, una certa utilità, bontà, bellezza, eleganza, sex appeal, affidabilità, saggezza, cultura, competitività, importanza, appartenenza a certe comunità o categorie a cui desideriamo appartenere (religiose, etniche, ceti sociali, mode, folclore etc.), doti, virtù, meriti, diritti, privilegi, competenze, capacità, immunità, una certa autorità e le superiorità che riteniamo di avere.

Il rapporto sessuale o amoroso costituisce una forma di riconoscimento molto appagante. L'accettazione del rapporto sessuale o amoroso con noi da parte del nostro partner costituisce infatti un forte ed esplicito segnale di riconoscimento, così come spesso interpretiamo il rifiuto del rapporto come segnale di non riconoscimento delle nostre qualità.

Non solo siamo continuamente in cerca di riconoscimento e temiamo di perderlo, ma tutto ciò che facciamo, pensiamo o desideriamo è continuamente sottoposto a un giudizio censorio inconscio preventivo e corrente per verificarne la valenza sociale, ovvero in quale misura esso può giovare o nuocere al nostro riconoscimento da parte degli altri. A seconda del verdetto, l'azione, il pensiero, il desiderio, vengono incoraggiati o inibiti. In altre parole, le motivazioni umane sono direttamente o indirettamente legate alla speranza di mantenimento o crescita del nostro riconoscimento da parte degli altri.

Ogni "altro" è un rappresentante dell'umanità. Se ci accetta, ci sentiamo accettati dall'umanità e quindi soddisfatti, se non ci accetta, o non lo riconosciamo come umano e non accettiamo il suo giudizio, oppure cadiamo nella tristezza, ansia, angoscia, paura, panico o depressione.

Il bisogno di riconoscimento esiste in ogni essere umano sano. Infatti, chi non lo ha è asociale. Tuttavia tale bisogno può essere patologico quando assume un'intensità eccessiva oppure forme irreali, come il voler essere riconosciuti per ciò che non si è o per più di ciò che si è. Un bisogno di riconoscimento è eccessivo quando, ad esempio, il riconoscimento c'è ma non viene percepito, o viene percepito in misura molto inferiore a quella reale.

La reciprocità è importantissima nel riconoscimento. Infatti, chi non è riconosciuto da una persona difficilmente la riconosce.

Purtroppo, sebbene ognuno abbia un forte bisogno di riconoscimento, spesso non è disposto a dare agli altri il riconoscimento di cui hanno bisogno, che desiderano, cercano o chiedono. In altre parole, in generale, il riconoscimento richiesto è minore di quello offerto.

Concludendo:

1) Abbiamo tutti un bisogno profondo, inconscio, dominante e ineluttabile di essere riconosciuti per ciò che siamo o vogliamo essere.

2) Ognuno ha il potere di soddisfare o frustare, consciamente o inconsciamente, volontariamente o involontariamente, il bisogno di riconoscimento che gli altri hanno.

3) Il riconoscimento è normalmente reciproco o assente. Chi non è sensibile al bisogno di riconoscimento da parte degli altri difficilmente riesce ad ottenere il riconoscimento di cui ha bisogno, e di conseguenza tende ad avere difficoltà nelle relazioni sociali.

4) Per aumentare il livello medio di felicità dell'umanità è necessario che aumenti la disponibilità al riconoscimento altrui da parte delle persone in cui essa è carente, in modo che la domanda e l'offerta di riconoscimento siano equilibrate e si incontrino.

Frustrazione del bisogno di riconoscimento come causa di alienazione e infelicità

2016-04-30   Bisogni
Ogni umano ha bisogno di essere riconosciuto, accettato e apprezzato per quello che è. Altrimenti, per non restare solo (situazione mortale) deve fingere di essere un altro (accettabile dagli altri) ma, anche riuscendoci, è infelice, perché fingere di essere un altro richiede uno sforzo stancante e sgradevole, non sostenibile. Per questo motivo, si cerca consciamente o inconsciamente di diventare realmente la persona che gli altri esigono e si finisce per odiare e disprezzare la propria vera natura. Questo fenomeno (morboso in quanto causa di infelicità) si chiama alienazione.

Umano, subumano, superumano, normoumano, disumano, oltreumano

2016-04-30   Conformismo   |   Paura di cambiare
Umano, subumano, superumano, disumano, oltreumano, sono categorie (consce e/o inconsce) con cui qualifichiamo soggettivamente noi stessi e gli altri.

Inconsciamente o consciamente, abbiamo tutti bisogno di essere riconosciuti come umani e paura di essere qualificati come disumani, perché abbiamo bisogno di essere socialmente integrati.

Una volta assicurata la qualifica di umani, cerchiamo, se possibile, di compensare le nostre inferiorità (autopercepite o segnalate dagli altri) rispetto alla media umana della comunità di appartenenza (che ci renderebbero subumani) sviluppando delle superiorità, cioè cercando di essere superumani in certi aspetti. Tuttavia la compensazione è difficilmente equilibrata, ed è normalmente insufficiente o eccessiva, a causa del fatto che è misurabile solo soggettivamente ed è soggetta a errori di autopercezione e di percezione dell'altro.

Il comportamento di un individuo può essere determinato da motivazioni conformiste o difformiste. Il conformismo può essere competitivo o gregario. Nel conformismo gregario si cerca di essere come gli altri, non superiori né inferiori, mentre nel conformismo competitivo su ceca di essere superiori agli altri pur rispettando gli schemi culturali della comunità di appartenenza (forme, norme e valori).
Il conformismo, in entrambi i casi, è normalmente accompagnato e connotato dalla paura di cambiare.

Il difformismo (o riformismo) è un modo di comportarsi (e la motivazione che lo determina) per cui si sente il bisogno di cambiare le forme, norme o valori della comunità di appartenenza, per renderli più adatti alle proprie inclinazioni, mentre nel conformismo si tende ad adattare le proprie inclinazioni alle aspettative altrui.

Il difformista è dunque un oltreumano, o transumano, ma viene facilmente percepito come disumano dai conformisti, e come tale emarginato dalla comunità.

Invece, l'oltreumano viene facilmente scambiato per superumano o per uno che cerca di esserlo.

Patologia del bisogno di riconoscimento

2016-04-30   Bisogni
Il bisogno di riconoscimento esiste in ogni essere umano sano. Infatti, chi non lo ha è asociale. Tuttavia tale bisogno può essere patologico quando assume un'intensità eccessiva oppure forme irreali, come il voler essere riconosciuti per ciò che non si è o per più di ciò che si è.

Un bisogno di riconoscimento eccessivo si da quando, ad esempio, il riconoscimento c'è ma non viene percepito, o viene percepito in misura molto inferiore a quella reale. Come dire che non basta mai.

Soddisfazione, cooperazione e miglioramento personale

2016-05-06   Cooperare
Per soddisfare i nostri bisogni abbiamo bisogno della cooperazione altrui. Il miglioramento personale non garantisce il miglioramento di tale cooperazione, infatti potrebbe peggiorarla. Il vero miglioramento personale è dunque quello che contribuisce a migliorare la cooperazione con gli altri al fine di una reciproca soddisfazione. Infatti, se la soddisfazione non è reciproca, dura poco.
È dunque importante avere una buona capacità di capire e soddisfare i bisogni altrui, e di capire e manifestare i propri.

Domande sui bisogni

2016-05-07   Bisogni
Di cosa/chi ho bisogno?
Quanto i miei bisogni sono soddisfatti?
In cosa sono insoddisfatto?
Chi/cosa può aumentare/diminuire la mia soddisfazione?
Chi posso soddisfare?
Come posso soddisfare gli altri?
Di chi/cosa gli altri hanno bisogno?
Quanto gli altri sono soddisfatti?
In cosa gli altri sono insoddisfatti?
Quanto mi illudo di soddisfare i miei bisogni?
Quanto gli altri si illudono di soddisfare i loro bisogni?
Quanto illudo gli altri di soddisfare i loro bisogni?
Quanto gli altri mi illudono di soddisfare i miei bisogni?
Quanto gli altri si illudono di soddisfare i miei bisogni?
Quanto mi illudo di soddisfare i bisogni altrui?

Empatia dei bisogni

2016-05-07   Bisogni   |   Empatia
Chiedersi continuamente, spontaneamente, per ogni essere umano reale o immaginario (compresi noi stessi), quali siano i suoi bisogni, il loro stato di soddisfazione e cosa possiamo fare per contribuire a soddisfarli.

La colpa dei mali dell'umanità

2016-05-07   Giudicare
Di fronte alle tragedie dell'umanità come le guerre, i genocidi, le dittature, l'emigrazione di massa, la fame e la povertà diffusa ecc., ci aspettiamo che i governi facciano qualcosa, che gli altri cambino qualcosa, ma il problema è la nostra incapacità di organizzarci per migliorare il mondo, e la nostra resistenza al cambiamento. Homo sapiens? Homo ignarus! Se non siamo nemmeno capaci di far funzionare un condominio, un municipio, la raccolta differenziata dei rifiiuti, come possiamo pensare di risolvere problemi molto più difficili come la pace nel mondo? Ci limitiamo a lamentarci, a scandalizzarci, cerchiamo dei colpevoli (i capitalisti, i poteri forti, la massoneria, il gruppo Bilderberg, i mass media, internet, l'Islam, il Vaticano, i preti, i politici e gli elettori degli altri partiti ecc.) e non ci sentiamo corresponsabili dei mali dell'umanità. La colpa è sempre degli altri.

Sul mistero di Dio

2016-05-07   Religione
Millenni di riflessioni e milioni di scritti sull'esistenza di Dio non hanno portato a nulla di concreto, nulla di dimostrabile. Ritengo quindi inutile continuare a riflettere su tale argomento in sé e per sé, in assenza di elementi nuovi. Invece ritengo estremamente interessante e utile riflettere su Dio come concetto psichico, come qualcosa che esiste realmente nella psiche, e che ha degli effetti enormi sulla società, sui sentimenti umani, e a volte anche sul corpo, come succede con i placebo. Non è il mistero di Dio che mi interessa o affascina, ma il mistero della psiche umana, che ha bisogno di creare Dio (nelle sue varie declinazioni) e di usarlo per farsi guidare da esso e per influenzare il comportamento altrui. Dio, dunque, come fenomeno psichico e storico.

Diversamente umani

2016-05-08   Natura umana
Siamo tutti diversamente umani.

I bisogni altrui

2016-05-08   Bisogni
Una delle qualità più utili che un essere umano possa avere è la capacità di far credere agli altri e a sé stesso di avere a cuore i bisogni altrui.

Il nostro posto nella visione del mondo altrui

2016-05-14   Conoscere
Qualunque cosa diciamo o facciamo comunica agli altri la nostra visione del mondo.

Ognuno di noi si fa un'idea (consciamente o inconsciamente) delle funzioni, del valore e dell'importanza che la propria persona ha nella visione del mondo di ogni altro e si comporta di conseguenza.

Tutti noi tendiamo infatti (consciamente o inconsciamente) a favorire i portatori di visioni del mondo in cui la nostra persona appare giusta e onorevole, e ad osteggiare i portatori di visioni del mondo in cui la nostra persona appare ingiusta o disonorevole.

Tutto è relativo

2016-05-14   Filosofia
Si dice spesso "tutto è relativo", come battuta banale e riempitivo retorico, senza rendersi conto della profonda verità di tale affermazione. In realtà ci comportiamo come se molte cose fossero assolute. Scambiare per assoluto ciò che è relativo può avere conseguenze catastrofiche a livello individuale e sociale.

Visioni del mondo e sistemi di valori

2016-05-14   Valutare
In ogni visione del mondo e sistema di valori c'è un'etica ed un'estetica che qualificano ogni persona come più o meno buona, giusta, bella. Ogni essere umano adotta una visione del mondo e un sistema di valori in cui la propria persona è giusta, accettabile, amabile, attraente, apprezzabile, ed è ostile ad ogni visione del mondo e sistema di valori in cui la propria persona è ingiusta, inaccettabile, detestabile, repellente, disprezzabile.

Come dovrebbe funzionare una psicoterapia

2016-05-14   Psicologia
La psicoterapia dovrebbe aiutare il paziente (cioè uno che ha emozioni indesiderate) a rendere coscienti le vere cause delle proprie emozioni e rielaborare (cioè eliminare o modificare) i relativi collegamenti di causa-effetto mediante la riproduzione o simulazione, in dosi controllate, delle cause individuate.

Sulla concezione del tempo

2016-05-15   Tempo
In un mondo in cui nulla si muove e nulla cambia, il tempo non esiste o è fermo. Il tempo è la percezione del movimento o mutamento.

Sulla funzione dell'arte

2016-05-15   Arte
Le opere d'arte e di poesia, quando sono riuscite, sono belle, affascinanti, confortanti, stimolanti, emozionanti, convincenti. Coltiviamole dunque, ma non illudiamoci che siano strumenti di conoscenza o di crescita. Le arti possono rendere attraente ciò che è buono ma anche ciò che è malvagio. Possono essere nocive quando distraggono eccessivamente dalla realtà, o quando vengono usate per differenziarsi da chi non le apprezza, non le capisce, non le coltiva. Le arti hanno una funzione sociale unificante e al tempo stesso discriminante.

Ragione vs. sentimenti

2016-05-16   Emozioni e sentimenti
Io penso che ciò che ci tiene in vita, ciò per cui vale la pena di vivere sono i sentimenti, che includono le emozioni, le passioni, il piacere, la pura del dolore, l'amore, il gusto. La ragione si è sviluppata filogeneticamente molto più tardi rispetto ai sentimenti, come strumento per facilitare la soddisfazione dei bisogni vitali. Siccome la ragione monitorizza la soddisfazione dei bisogni attraverso i sentimenti, ne consegue che essa è di fatto al servizio di questi. Vivere in modo ragionevole non avrebbe senso se non servisse a soddisfare i propri bisogni, vale a dire a produrre sentimenti desiderabili. D'altra parte, il bene è ciò che ci fa star bene, e il sentirsi bene è un sentimento, non uno stato razionale. Quello che la ragione può fare, e dovrebbe fare, è proporre la posticipazione di una soddisfazione immediata ed effimera a favore di una soddisfazione futura più intensa e/o duratura. La ragione dovrebbe anche servire a distinguere i bisogni (e i relativi sentimenti) sani da quelli morbosi e adoperarsi per soddisfare i primi e non i secondi. Ma queste cose sono difficili specialmente in assenza di un'adeguata conoscenza della natura umana, campo del sapere molto trascurato e controverso, sia a livello accademico che popolare. Per concludere, sia i sentimenti che la ragione possono essere sani e morbosi e l'optimum, secondo me, è una ragione sana al servizio di sentimenti sani.

Confusione tra spirito e inconscio

2016-05-21   Inconscio
Ciò che molti chiamano spirito consiste in fenomeni neurologici inconsci che danno luogo a particolari motivazioni e sentimenti involontari. Chi non riconosce l'esistenza di un'attività neurologica inconscia ed ha avuto un'educazione religiosa, tende a spiegare i fenomeni motivazionali e sentimentali involontari o irrazionali usando termini e concetti spiritualisti.

Bisogno e paura dell'Altro

2016-05-23   Bisogni   |   Coraggio
Ogni essere umano ha bisogno e paura degli altri. Bisogno perché senza la loro cooperazione non può sopravvivere né soddisfare un gran numero di esigenze fondamentali, paura perché gli altri possono fargli del male in vari modi attivi e passivi, tra cui negargli la cooperazione stessa. Ma non è consentito aver paura della persona del cui aiuto si ha bisogno, perché la paura dà luogo a comportamenti difensivi e/o aggressivi che inibiscono la propensione alla cooperazione da ambo le parti. In altre parole, per ottenere aiuto o collaborazione da una persona, bisogna rimuovere la naturale paura verso di essa, cioè credere e/o far credere che in quel caso tale paura non esista e che ci si fidi incondizionatamente. Tuttavia, per quanto uno possa sforzarsi, la paura dell'altro è insopprimibile e può al massimo diventare inconscia ed esprimersi in vari modi mistificati, come pretendere dall'altro che si sottometta, rinunci più o meno alla propria libertà, si disarmi o si leghi a noi con un contratto implicito o esplicito, ricorrendo eventualmente a terzi (come la Chiesa, lo Stato o le tradizioni popolari) per imporre all'altro il rispetto della fedeltà e la cooperazione richiesta e/o promessa.

La paura (conscia o inconscia) che uno ha degli altri varia in qualità e quantità da persona a persona. Essa dipende soprattutto da tre fattori: (1) il temperamento più o meno timido o coraggioso della persona, (2) la storia personale della persona cioè il male che essa ha ricevuto (o creduto di ricevere) dagli altri a partire da genitori, compagni, educatori ecc. e (3) il suo status attuale, cioè le risorse materiali e sociali di cui dispone per difendersi dal male che potrebbe provenire dagli altri, e il suo livello di autosufficienza e competitività.

La percezione del male che potrebbe provenire dagli altri può essere più o meno giustificata e realistica. Una persona che abitualmente lo sovrastima tende a sviluppare depressione, ansia o panico e comportamenti inutilmente o dannosamente evitanti. Al contrario, una persona che abitualemente lo sottovaluta è ad alto rischio di subire danni da parte degli altri a causa di una scarsità di precauzioni.

Per quanto detto sopra, è bene che ogni essere umano ammetta di aver paura degli altri e analizzi ragionevolmente tutto il male e il bene che potrebbe realisticamente ricevere da essi, allo scopo di rendere il proprio livello di paura adeguato alla realtà, evitando sopravvalutazioni e sottovalutazioni delle rispettive probabilità.

A tale scopo sarebbe utile sviluppare i quattro temi seguenti:

  • Bene che ho ricevuto e posso ricevere dell'altro.

  • Bene che ho fatto e posso fare all'altro.

  • Male che ho ricevuto e posso ricevere dall'altro.

  • Male che ho fatto e posso fare all'altro.

Vedi anche Bisogno e paura dell'altro. Chi è l'Altro?

Sul bene e il male

2016-05-24   Bene e male
Il bene e il male non sono categorie assolute, ma relative ai rapporti interpersonali. Il bene è quando facciamo del bene a qualcuno, il male quando gli facciamo del male. Senza l'altro la morale non esiste. La morale è la qualità di ciò che facciamo e non facciamo agli altri, in termini di soddisfazione dei loro bisogni.

Domande morali

2016-05-24   Etica
Vedendo una persona, chiedersi: che bene può farmi? Che male può farmi? Che bene posso farle? Che male posso farle?

Bisogno e paura verso uno stesso oggetto

2016-05-24   Bisogni
La coesistenza di bisogno e paura verso uno stesso oggetto può generare stress e altri disturbi mentali e dar luogo ad una dissonanza cognitiva che si risolve rimuovendo il bisogno, la paura, o entrambi (apatia e indifferenza) oppure in oscillazioni in cui a volte prevale il bisogno, altre volte la paura.

Al di fuori della scienza

2016-05-26   Emozioni e sentimenti
Al di fuori della scienza si può dire tutto e il contrario di tutto. Al di fuori della scienza ciò che conta non è la verità, ma i sentimenti, cioè ciò che piace o dispiace, che attrae o repelle, l'estasi o la paura.

Dieci comandamenti per l'Uomo di oggi

2016-05-27   Etica   |   Filosofia   |   Alain de Botton
Una società in cui la maggioranza delle persone seguisse questi comandamenti sarebbe la migliore che possiamo immaginare. Non si tratta di un'utopia, infatti ci sono già molte persone che li seguono, anche se purtroppo sono una minoranza.
The Book of LIfe è una splendida idea del filosofo Alain de Botton, il cui obiettivo è diffondere una filosofia pratica, cioè applicabile da tutti per il miglioramento della condizione umana.

http://www.thebookoflife.org/an-updated-ten-commandments/

Bene o male che Y può causarmi o che posso causare a Y

2016-05-30   Inconscio   |   Psicologia
Bene o male che Y può causarmi o che posso causare a Y. Si tratta di quattro domande fondamentali per la psiche, dove Y è una persona qualsiasi, conosciuta o sconosciuta:

  1. Che bene Y può causarmi?

  2. Che male Y può causarmi?

  3. Che bene posso causare a Y?

  4. Che male posso causare a Y?

Nel profondo del nostro inconscio queste domande vengono fatte continuamente e ad esse viene risposto senza inconsciamnete.

La psiche è (anche) una fabbrica di mistificazioni

2016-06-04   Psicologia
La psiche fabbrica continuamente mistificazioni in quanto, tra le sue varie funzioni, ha anche quella di rimuovere o mascherare inconsciamente ogni motivazione socialmente inopportuna o sconveniente, per esempio le pulsioni aggressive, distruttive, sessuali, di dominio e di paura.


Conservare vs. riformare

2016-06-05   Paura di cambiare
La storia dell'umanità e quella di ogni individuo sono segnate dallo scontro tra due tendenze opposte: quella conservatrice e quella riformatrice. Ogni essere umano, in ogni momento, desidera conservare certe cose e riformarne altre (sia a livello personale che di comunità), si allea con quelli che hanno simili obiettivi e si batte contro quelli che hanno obiettivi opposti. Può inoltre succedere che il riformatore diventi conservatore quando l'attuale ordine delle cose lo soddisfa e, viceversa, che il conservatore diventi riformista, quando l'attuale ordine non lo soddisfa più.
Tuttavia la tendenza conservatrice prevale normalmente su quella riformatrice e i cambiamenti sociali e individuali sono sempre eccezionali. Infatti l'individuo ha paura di cambiare perché ogni cambiamento individuale comporta il rischio di essere emarginato dalla comunità di appartenenza, di essere meno competitivi o di perdere vantaggi e privilegi.

La cattiveria degli infelici che sono causa dei propri mali

2016-06-07   Psicologia
Si può essere infelici o semplicemente di cattivo umore per diversi motivi, per esempio per come gli altri ci trattano, per disgrazie o inconvenienti mandatici dalla sfortuna, per una malattia di cui siamo più o meno responsabili, per un disturbo psichico o semplicemente per una visione del mondo sbagliata. Chi è infelice o semplicemente insoddisfatto, cerca normalmente di accusare qualcuno o qualcosa di esterno come causa del proprio stato indesiderato. Ci sono perfino persone che si ammalano per giustificare la propria infelicità. Difficilmente ammetteremo che la causa dei nostri mali è nella nostra mente e tenderemo a incolpare di essi altre persone, anche quando non ne sono responsabili. Accusare un innocente di essere la causa della propria infelicità, o semplicemente della propria insoddisfazione o fastidio è una forma di irresponsabilità e cattiveria peggiore che fare direttamente del male a qualcuno.

Musica come rito

2016-06-07   Musica
Ascoltare musica è (anche) un rito di appartenenza sociale, anche quando la si ascolta da soli.

Intelligenza e stupidità

2016-06-08   Intelligenza
Intelligenza e stupidità possono tranquillamente convivere nella mente di ognuno di noi, che è molto più complicata, variegata e volubile di come vorremmo, noi amanti della semplicità. D'altra parte l'intelligenza è la capacità di concepire idee complesse. Più siamo intelligenti e maggiore è la complessità che riusciamo a concepire e sopportare. In quanto alla stupidità, si tratta un blackout temporaneo o permanente dell'intellegenza che accade in certi percorsi logici quando questi generano emozioni dolorose.

Il piacere e il dolore dell'intelligenza

2016-06-08   Intelligenza
L'intelligenza è una fonte di piaceri e dolori che non tutti possono provare.

Etica e religioni

2016-06-09   Religione
Le religioni constituiscono (anche) direttive morali che tendono ad inibire compartamenti antisociali (pur con scarso successo in molti casi). D'altre parte le religioni possono istigare comportamenti antisociali e danneggiare gravemente e irreparabilmente le menti delle persone.
La questione è allora, secondo me, se per un'educazione morale più efficace di quella convenzionale le religioni siano indispensabili oppure possano essere sostituite da un'etica laica coerente con il sapere scientifico.
Molti temono infatti che senza religioni il mondo sprofonderebbe nel caos e nella violenza. Io credo che questo succederebbe se le religioni non venissero sostituite da un'educazione etica alternativa, non religiosa, e per questo sono a favore di tale sostituzione, che migliorerebbe la situazione perché baserebbe l'etica non su una rivelazione indimostrabile e poco credibile, ma su principi scientifici, su fatti dimostrabili, su valori oggettivi dal punto di vista del bene comune.
Il cuore dell'etica laica dovrebbe essere la conoscenza dell'uomo, soprattutto da un punto di vista psicologico, con un approccio eclettico e integrato a partire dal patrimonio delle scienze umane e sociali, comprese le neuroscienze.

A che serve la scienza?

2016-06-09   Filosofia
La scienza serve a prevederne il futuro sulla base del passato e a costruire macchine, strumenti e idee per cambiare la natura e la società e favore l'economia, la competitività, il potere, la collaborazione.

Il mistero, il sacro e la dottrina nelle religioni

2016-06-12   Inconscio   |   Psicologia   |   Bias cognitivo
Mistero significa non conoscenza, mentre le religioni hanno la presunzione di sapere perfettamente come stanno le cose laddove la scienza non arriva, anzi, spesso in contrasto con essa, e lo insegnano a bambini che non hanno capacità critica e forse non l'acquisiranno mai proprio a causa dell'insegnamento religioso e delle paure ad esso connesse. Infatti le religioni prosperano sul mistero (cioè sull'ignoranza) e temono la conoscenza e il progresso scientifico.

Il sacro significa sottomissione assoluta ad un ente esterno dotato di superpoteri, cosa che le religioni cercano di inculcare e spesso ci riescono. Il risultato è una deresponsabilizzazione morale dell'individuo che non deve cercare di definire il bene e male, ma prende per buono quello stabilito e rivelato dall'Ente stesso.

Le religioni sono una invenzione dell'uomo, infatti gli animali non le hanno. Se l'ente esterno dotato di superpoteri esistesse veramente, ce lo farebbe sapere senza misteri né indovinelli, e senza ricorrere ad intermediari.

La mia visione del mondo è che siamo parte del tutto e a nostra volta siamo costituiti da tante parti e ogni cosa è interdipendente e in relazione sistemica con tutto il resto, secondo le leggi della natura, di cui sappiamo poco, ma con quel poco dobbiamo fare i conti.

Le religioni riempiono le aree non coperte dalla scienza con le idee più disparate, e si offendono se qualcuno non le rispetta.

Le religioni sono un fenomeno psichico e sociale complesso importantissimo per i suoi possibili effetti politici, sociali e comportamentali, e come tale va studiato.

Parlare di religioni richiede cautela più che rispetto, perché le persone sottomesse ad una particolare religione possono offendersi se qualcuno ne contesta la verità o legittimità.

Le religioni cercano di propagarsi, di costituire una comunità e di influenzare in tal modo il comportamento altrui. Per questo vanno sempre viste con sospetto.

Un discorso particolare meritano le religioni personali, o religioni fai-da-te, che sono adattamenti e aggiustamenti di comodo di religioni comunitarie, dove vengono omesse le parti più difficili da osservare e quelle meno credibili. Queste religioni sono le più diffuse nei paesi industrializzati e sono particolarmente insidiose perché, con il loro relativismo etico, pur superando la morale religiosa canonica, ostacolano la diffusione di un'etica razionale.

la mente umana è capace di allucinazioni, illusioni e autoinganni, bias cognitivi ecc. E' provato scientificamente. Per non soffrire l'inconscio è capace di inventare una realtà inesistente, e di crederci, così come di non vedere realtà angoscianti. Il fatto che l'uomo abbia bisogno di un Dio che funzioni in un certo modo (bisogno molto diffuso) non vuol dire che quel Dio esista. Alcuni non possono sopportare l'assurdità dell'esistenza cioè la mancanza di senso, e finiscono per credere in una realtà spirituale confortante ma indimostrabile, altri (come gli esistenzialisti, come me) riescono a sopportare tale mancanza e cercano di dare essi stessi un senso alla loro vita senza ricorrere a religioni o correnti spirituali e senza cercare di fare proseliti.

Al di fuori della scienza si può credere in qualsiasi cosa purché non si affermi che sia vera né la si usi per influenzare gli altri a comportarsi in un certo modo. Come direbbe Wittgenstein, di ciò che non si conosce bisognerebbe tacere. Se la spiritualità resta un desiderio, ok, ma se diventa una dottrina no, no, no.

Per me, come per Spinoza, Dio e il mondo sono la stessa cosa e Dio probabilmente non ha nulla di antropomorfico. Mi piace pensare che Dio non ha creato il mondo, ma è il mondo stesso, fatto di spazio, tempo, massa, energia e informazione, tra loro interdipendenti. Che Dio non ha creato l'uomo, ma ogni uomo è una parte di Dio, una sua manifestazione. Quindi per me non ha senso parlare di rapporto tra l'uomo e Dio come se fossero due cose separate. Questa è la mia religione, ma si tratta di un'ipotesi indimostrabile. Il miglior compromesso tra la realtà e il mio desiderio.

Criticare vs. disprezzare

2016-06-13   Disprezzo
E' facile che una critica venga percepita come manifestazione di disprezzo e questo spiega perché è facile che una critica offenda. Criticare e disprezzare sono due cose diverse, ma non tutti riescono ad apprezzare la differenza.

Sulle credenze religiose

2016-06-16   Religione
Per millenni, miliardi di esseri umani hanno fatto, e ancora fanno, sacrifici, rinunce, rituali per ottenere favori da divinità immaginarie. Come dobbiamo giudicare l'intelligenza di tali credenti? O dobbiamo astenerci dal giudicarli? E come dovremmo reagire a chi ci propone di comportarci allo stesso modo?

Come ottenere ciò di cui si ha bisogno?

2016-06-16   Bisogni
Per ottenere ciò di cui si ha bisogno occorre:

  1. conoscere i propri bisogni, distinguendo quelli sani da quelli morbosi o indotti e rinunciando subito ai secondi;

  2. conoscere gli ostacoli materiali e sociali che si oppongono alla soddisfazione dei propri bisogni sani;

  3. definire strategie di superamento di tali ostacoli nella misura in cui sono superabili, altrimenti rinunciare alla loro soddisfazione.


Il gioco della volontà: agire e subire

2016-06-19   Inconscio   |   Gioco
L’essere umano ha due facoltà fondamentali: agire e subire. Per agire s’intende l’esercitare un’azione volontaria e cosciente a seguito di una scelta razionale, senza costrizioni o pressioni. Per subire s’intende l’esercitare un’azione involontaria conscia o inconscia a seguito di una costrizione o pressione esterna o interna.

Agire e subire sono interdipendenti. L’agire può essere inibito o favorito dal subire e viceversa.

Agire significa esercitare il libero arbitrio, cioè la libera volontà, ma questa potrebbe essere illusoria, cioè essere in realtà un effetto del subire inconscio.

Supponendo che il libero arbitrio esista davvero, osserviamo che esso è limitato sia nel tempo che nella potenza. Infatti l’agire è sempre limitato dal subire. Agire e subire concorrono nel determinare il comportamento dell’individuo.

E’ opportuno che chi agisce sia consapevole dei limiti dell’agire determinati dalla concorrenza del subire, per evitare illusioni di onnipotenza. Un agire intelligente e produttivo deve sempre fare i conti con gli effetti del subire e capire quando e quanto occorre resistere o cedere al subire.

In effetti, l’agire intelligente dovrebbe occuparsi soprattutto del subire, e avere come missione la soddisfazione dei bisogni all’origine di ciò che si subisce.

Infatti, i bisogni, e il loro stato di maggiore o minore soddisfazione, determinano sia i sentimenti e le emozioni, sia le pulsioni e gli imperativi che subiamo.

Subire è vitale, naturale e indispensabile e va assecondato dall’agire tranne quando è evidentemente pericoloso.

Il gioco della volontà consiste nell’agire percependo il subire e assecondandolo al fine della soddisfazione dei bisogni ad esso sottostanti, decidendo in ogni momento se lasciarsi andare nella direzione subita o se correggere tale direzione nei limiti concessi dallo stesso subire.

In altre parole, la volontà, cioè l’agire, non deve porsi come antagonista del subire, ma come suo servitore, tutore, amministratore, min

Computer interno e autoprogrammazione

2016-06-24   Automatismi
Ognuno viaggia con un personal computer interiore, che decide in ogni momento cosa fare e cosa pensare. Cambiare il software di questo computer è molto difficile. Per farlo occorrono tecniche particolari e tempi lunghi.

La vita è essenzialmente automatica. Per cambiare vita bisogna cambiare gli automatismi, sostituirli con nuovi automatismi. I cambiamenti desiderati saranno effettivi solo quando avranno prodotto nuovi automatismi.

Vita automatica

2016-06-24   Automatismi
La vita è essenzialmente automatica. Per cambiare vita bisogna cambiare gli automatismi, sostituirli con nuovi automatismi. I cambiamenti desiderati saranno effettivi solo quando avranno prodotto nuovi automatismi.

Un grande cambiamento

2016-06-24   Cambiare
Per una persona che tutta la vita ha cercato di cambiare, un grande cambiamento è decidere di non cambiare.

Piacere, dolore, saggezza, psicoterapia

2016-06-26   Psicologia
Gli esseri viventi sono automi programmati per cercare il piacere e fuggire il dolore. Nei loro programmi è infatti codificato ciò che procura loro piacere e ciò che procura loro dolore. Specialmente nell'uomo, i codici del piacere e del dolore possono essere diversi da individuo a individuo. Infatti, ciò che ad alcuni procura piacere ad altri può procurare dolore. Inoltre l'uomo può ingannare e ingannarsi facendo credere o credendo che qualcosa procuri piacere ad altri o a se stessi mentre invece procura loro dolore, e viceversa.
La saggezza consiste nel confutare tali inganni, e la psicoterapia nel correggere i codici errati del piacere e del dolore.


Differenza tra teoria e pratica nel comportamento umano

2016-06-26   Comportamento
Tra teoria e pratica, quando si parla di comportamento umano, la differenza è enorme. Infatti, in tale campo, qualsiasi teoria non è che una semplificazione cognitiva razionale e lineare di un particolare aspetto del comportamento, mentre nella pratica questo è il risultato della combinazione di miliardi di processi involontari, simultanei, concorrenti, automatici e inconsci.

Ragionare vs. vivere

2016-06-26   Ragionare
Ragionare è semplice, vivere è complicato.

Cosa cambiare di me

2016-06-27   Cambiare
Ci sono cose di me che non posso cambiare, altre che posso cambiare, ma a volte non riesco a distinguere le une dalle altre.

Fenomenologia neuroscientifica dello spirito

2016-06-27   Spiritualità
Lo spirito, o anima, è una persona dentro la persona. Non è soggetto alla ragione, ma ha le sue proprie leggi, che la ragione conosce poco e male. E' lo spirito che determina come ci sentiamo prima, durante e dopo aver fatto qualcosa, e specialmente se dobbiamo provare piacere o dolore, disperazione o speranza.

Lo spirito è la combinazione delle interazioni di miliardi di automi di cui il corpo umano è costituito, specialmente all'interno del cervello, alcuni dei quali interagiscono con l'ambiente esterno. Fisicamente lo spirito è la somma di tali automi, cioè il corpo stesso, ma ciò che determina le sue speciali proprietà è l'effetto combinato delle interazioni di cui i singoli automi e i loro raggruppamenti organici sono protagonisti.

Quello che la ragione può fare in questo sistema di interazioni è molto limitato e consiste nel decidere a quali stimoli sottoporre il corpo e la mente, cioè dove andare, cosa guardare, cosa ascoltare e quali azioni prendere, cioè cosa fare e non fare, soprattutto rispetto agli altri essere umani. Lo spirito reagirà autonomamente a tali stimoli e azioni secondo le proprie leggi, che la ragione dovrebbe cercare di capire o almeno intuire.

Le decisioni della ragione riguardano tuttavia solo il comportamento volontario, che è molto più limitato e semplice rispetto a quello involontario, il quale è preponderante ed estremamente complicato anche nelle sue espressioni più semplici, come il camminare e l'afferrare un oggetto.

Il bias cognitivo in politica

2016-06-28   Bias cognitivo
Ogni proposta politica ha vantaggi e svantaggi a breve, medio e lungo termine. Vantaggi per alcuni e svantaggi per altri, vantaggi per tutti e svantaggi per tutti. Vantaggi a breve termine e svantaggi a lungo termine o viceversa. Tuttavia tutti i partiti politici, e i loro seguaci, nei loro discorsi, vedono e prendono in considerazione solo i vantaggi della propria proposta politica e gli svantaggi di quelle dei loro avversari. Rispetto a questo fenomeno tutti i partiti sono uguali.

Diario delle interazioni con gli altri

2016-06-29   Interagire
Se è vero, come credo, che il livello di felicità di un essere umano dipende soprattutto dalla qualità delle sue interazioni con gli altri, allora ognuno di noi dovrebbe fare ogni giorno un rendiconto per registrare le interazioni avute e la loro qualità, cioè il relativo grado di soddisfazione per se stesso e per l'interattore, e dovrebbe riflettere su come rendere tali interazioni più soddisfacenti. Il classico diario intimo dovrebbe servire a questo.

Volendo usare un formulario per il rendiconto delle interazioni, questo potrebbe essere strutturato in righe e colonne, e le colonne potrebbero avere le seguenti intestazioni:
  • data

  • persona con cui ho interagito

  • durata approssimativa dell'interazione

  • oggetto/i dell'interazione (argomenti di conversazione e transazioni)

  • grado di soddisfazione per me

  • grado di soddisfazione per l'interattore

  • possibilità di migliorare l'interazione in futuro


Pelle dura e pelle delicata

2016-06-29   Differenze umane
Chi ha la pelle dura non può capire chi ha la pelle delicata, e viceversa.

Cambiare paradigma

2016-07-01   Filosofia   |   Citazioni e aforismi
Se un paradigma non copre tutti gli aspetti di un tema, occorre cambiare paradigma.

Il bisogno di interazione sociale - Interazionismo strutturale

2016-07-02   Interagire   |   Bisogni   |   Inconscio   |   Psicologia
L'interazione sociale non è solo un mezzo, ma anche un fine a sé stesso. Suppongo infatti che nel DNA umano vi sia un bisogno primario di interazione sociale. Se questo bisogno non viene soddisfatto ne derivano conseguenze nocive sia di tipo psichico che psicosomatico e pratico, che possono portare direttamente o indirettamente fino alla morte dell'individuo. Attraverso le interazioni con gli altri, infatti, si generano, durante l'età evolutiva e successivamente, i contenuti psichici e le abilità sociali, cioè la capacità di stabilire relazioni sociali e cooperare con altre persone per la propria sopravvivenza e/o piacere. In altre parole, attraverso le interazioni si impara sin da bambini ad interagire in modo sempre più elaborato e utile per (con)vivere nel migliore dei modi possibile.

Sono pertanto convinto che la felicità umana dipenda soprattutto da una soddisfacente quantità e qualità di interazioni con gli altri.

Interagire con altri è la cosa più importante per un essere umano, oltre ad essere indispensabile. E' necessario interagire a qualunque costo, con qualunque pretesto e non importa come. A lungo termine, qualunque tipo di interazione, anche violenta, anche umiliante, è meglio della non-interazione. Qualunque conversazione, anche stupida, assurda o insignificante, è meglio dell'assenza di conversazione. E una volta imparato ad interagire in un certo modo, secondo certe norme e regole, cioè con certi segni, simboli, significati, obblighi e divieti, è difficile cambiare modalità di interazione. Inoltre, esiste una paura inconscia di perdere la possibilità di interagire con gli altri, che ci rende conformisti, resistenti al cambiamento e pazienti rispetto alle ingiustizie.

Ognuno ha un bisogno (per lo più inconscio) di interagire con qualcun altro in qualche modo. Il bisogno umano più importante è proprio quello di interazione, che è ancora più importante del bisogno di essere riconosciuti, rispettati, accettati, amati, perché nessuno di tali stati può essere ottenuto e confermato ripetutamente e continuamente senza interazioni.

La paura della solitudine non è dunque paura della lontananza dagli altri, ma paura di non poter interagire con qualcuno, e il piacere della compagnia è in realtà il piacere di interagire. La frustrazione e la soddisfazione del bisogno di interazione sono, rispettivamente e in quantità direttamente proporzionale, la causa del dolore e del piacere mentale, dell'infelicità e della felicità.

Per concludere, ogni motivazione umana può, in ultima analisi, essere considerata come mezzo per interagire con altri in modo coesivo e cooperativo, ed evitare di perdere la possibilità di farlo.

Interazionismo strutturale: Teoria psicologica, sociologica e filosofica (in corso di sviluppo a cura di Bruno Cancellieri) che afferma l'esistenza di un bisogno primario di interazione sociale geneticamente determinato, e considera la stessa interazione sociale (nei suoi aspetti quantitativi e qualitativi) come generatore principale dei contenuti psichici e fattore essenziale della felicità e salute mentale di ogni individuo. L'interazionismo strutturale si ispira allo "interazionismo simbolico" di George Herbert Mead, alla "teoria struttural-dialettica" di Luigi Anepeta e alla "psicologia dei bisogni" di Bruno Cancellieri.


Vedi anche Antrolpologia interazionale.

Cambiare automatismi

2016-07-02   Psicologia
Dato che il comportamento umano è quasi totalmente automatico, per un essere umano cambiare significa cambiare i propri automatismi di risposta agli stimoli esterni ed interni.

Per cambiare automatismi non basta la volontà o l'intenzione di farlo, occorre un training efficace, nuove esperienze ed un certo tempo. Infatti, a tale scopo, occorre modificare certe connessioni cerebrali preesistenti creandone di nuove, affinché a certi stimoli siano associati nuovi riflessi. Può anche essere necessario sviluppare nuovi neuroni.

Ne consegue che qualunque psicoterapia è inefficace se non accompagnata da esercizi pratici, training e nuove esperienze per una durata sufficiente.

Per facilitare il cambiamento può essere utile viaggiare e cambiare abitazione, lavoro, relazioni e interazioni sociali, frequentazioni, associazioni, letture, preferenze, opinioni, hobbies, attività, abbigliamento, arredamento e qualunque altra abitudine.

Sui diritti umani e animali

2016-07-03   Diritti
In natura non esistono diritti. E' l'Uomo che li inventa e li assegna (o nega) a se stesso e/o ad altri esseri (inclusi gli animali e la natura stessa), secondo particolari strategie di vita conscie o inconscie. I diritti hanno un carattere religioso. Sono un'invenzione come l'idea di Dio, sono l'alternativa atea alla religione rivelata. Infatti nelle religioni rivelate vale solo il diritto del più forte, che è Dio, a cui tutti devono sottomettersi, e i diritti da Lui stabiliti, che favoriscono i suoi sostenitori. Nell'ateismo valgono invece i diritti convenzionali, stabiliti dall'uomo per l'uomo.

Sulla religiosità dello sport-spettacolo

2016-07-03   Bisogni   |   Inconscio   |   Psicologia
Ieri, guardando la partita Germania-Italia circondato da una ventina di tedeschi, ho avuto una ulteriore conferma del carattere religioso, profondo e inconscio dello sport-spettacolo. L'Uomo ha bisogno anche di circenses per affermare la propria appartenenza ad una comunità, un bisogno primario geneticamente determinato, a cui la psicologia accademica non ha ancora dato l'importanza che merita.

La non-gerarchia della psiche

2016-07-03   Inconscio   |   Psicologia
La psiche è una rete non gerarchica di agenti mentali che cooperano e competono per la sopravvivenza e lo sviluppo dell'individuo. La coscienza, o io cosciente, è soltanto uno di questi agenti, ed ha un potere molto limitato. Intatti la maggior parte del comportamento umano è automatico, involontario, inconscio, e incomprensibile per la coscienza stessa.

Paura della complessità e dell'intelligenza

2016-07-04   Intelligenza
Io suppongo che esista una paura inconscia della complessità, che ci inclina a preferire spiegazioni, metodi e strumenti semplici rispetto a quelli complessi (sia nelle cose materiali che in quelle intellettuali) anche quando quelli complessi sono più realistici, efficaci e comprensivi. Questa paura spiega il successo dei politici e degli intellettuali populisti, i quali basano la loro strategia su spiegazioni semplici delle crisi e delle difficoltà economiche, sociali, morali ed esistenziali, e promettono soluzioni semplici, anche quando queste peggiorerebbero la situazione creando ulteriori problemi.

La paura della complessità è anche paura dell'intelligenza, paura di chi è più intelligente di noi, perché l'intelligenza è legata alla capacità di comprendere la complessità, e quanto più uno è intelligente tanta più complessità riesce a comprendere, tollerare e sfruttare. Chi è più intelligente di noi ci disturba sia per la sua maggiore competitività intellettuale, sia perché ci prospetta una visione del mondo per noi incomprensibile e di conseguenza disarmante, inquietante, angosciante.

Che succede quando due persone interagiscono

2016-07-04   Interagire   |   Conformismo
Quando due persone interagiscono, prima di tutto c'è una fase di riconoscimento, in cui ognuno riconosce l'altro come persona particolare e/o tipo di persona, con certi attributi, cioè con una certa prevedibilità di comportamento.

Dopo il riconoscimento, ognuno percepisce (o intuisce) le intenzioni dell'altro e risponde ad esse secondo il proprio programma o copione di vita.

Durante l'interazione ognuno può prendere iniziative, cioè fare proposte o richieste all'altro. In ogni caso, ognuno risponde automaticamente alle intenzioni (percepite) dell'altro.

Riepilogando, i processi sono:

  • riconoscimento pregiudiziale

  • percezione delle intenzioni altrui

  • esplicitazione delle proprie intenzioni e richieste (limitate dalle proprie aspettative e dalla percezione dell'altro e delle intenzioni di quello)

  • reazione automatica alle intenzioni (percepite) dell'altro.

L'interazione è sostanzialmente automatica. Il programma di ciascuno contiene una serie molto numerosa di istruzioni condizionate strutturate nel seguente modo: se x è una persona di tipo y e manifesta intenzioni di tipo z, allora rispondere in modo k o fare una proposta o richiesta di tipo h.

Le combinazioni di y, a, i e h sono tantissime, forse centinaia o migliaia, per cui non possono essere gestite consciamente. Solo un computer può farlo. Ciò che possiamo invece fare, è considerare i vari tipi di persona che abbiamo memorizzato, come pure i vari tipi di intenzioni, di proposte e di risposte. In altre parole, non le combinazioni di queste cose, ma la tipologia di ciascuna di esse.

Esempi di tipi di persona percepiti nell'interazione:

  • Grado di intelligenza

  • Grado di bellezza fisica

  • Grado di eleganza

  • Livello di istruzione e conoscenza

  • Professione e specializzazione

  • Posizione filosofica e religiosa

  • Razza, etnia, nazionalità

  • Ambiente culturale di origine e attuale

  • Posizione politica

  • Grado di tradizionalismo

  • Grado di conformismo

  • Grado di introversione

  • Classe sociale

  • Status sociale

  • Livello di ricchezza

  • Grado di salute fisica

  • Grado di salute mental

  • Abilità, potenzialità, creatività

  • Risorse di cui dispone (qualità e quantità)

Esempi di tipi di intenzione percepiti nell'interazione:

  • Ritualizzare o confermare una comune appartenenza o una relazione reciproca

  • Rispettare insieme una tradizione come prescritto dalla stessa (conformarsi)

  • Interagire fine a se stesso (solo per mantenere viva una relazione)

  • Condividere le proprie esperienze

  • Condividere le proprie opinioni

  • Condividere i propri pensieri, emozioni, sentimenti, ricordi, pregiudizi, paure, desideri, bisogni

  • Eseguire un dovere o un ordine

  • Fare ciò che gli altri si aspettano che uno faccia

  • Condividere il proprio corpo

  • Avere un rapporto sessuale

  • Dare o ricevere riconoscimenti o apprezzamenti

  • Scambiare intimità, tenerezze, carezze

  • Scambiare beni o servizi

  • Scambiare informazioni o insegnamento

  • Stabilire una gerarchia, sottometterre l'altro o sottomettersi all'altro

  • Stabilire una cooperazione o alleanza

  • Negoziare un accordo

  • Danzare insieme

  • Cantare o suonare insieme

  • Rappresentare teatralmente un fatto sociale o una persona

  • Intrattenere l'altro

  • Giocare insieme

  • Scherzare insieme

  • Dare o ricevere stimoli

  • Aiutare o farsi aiutare

  • Curare o farsi curare

  • Guidare o farsi guidare

  • Indottrinare, plasmare, manipolare l'altro

  • Indurre o convincere l'altro a fare qualcosa o a credere in qualcosa

  • Sfruttare l'altro

  • Ingannare l'altro

  • Spaventare l'altro

  • Sfottere l'altro

  • Respingere l'altro

  • Esercitare violenza sull'altro

  • Aggredire l'altro


Domande sulle interazioni

2016-07-05   Interagire
Chi interagisce con chi? Chi vorrebbe interagire con chi? Come? Perché? Con quali intenzioni? Dove? Quando? Quanto? Per quanto tempo? Con quale consapevolezza? Con quali automatismi? In quali forme? Con quali norme? Con quali libertà? Con quali limiti? Con quali segnali e linguaggi? Con quali risultati? Con quali ostacoli, difficoltà e problemi?

Cosa determina il comportamento umano? Automatismi e volontà.

2016-07-06   Autogoverno
Il comportamento umano è il risultato dell'effetto di una grande quantità di motivazioni simultanee. Una di esse è la volontà, la quale non può avere il controllo totale del comportamento, ma solo di una piccola parte di esso. Infatti il comportamento è, nel suo insieme, quasi completamente involontario, automatico e inconscio, e se la volontà assumesse il controllo totale di esso, avremmo praticamente una paralisi della persona, poiché con la volontà possiamo eseguire solo azioni molto semplici, lente e una alla volta, mentre il normale comportamento si basa sulla simultaneità di molteplici azioni automatiche, veloci, inconsce e involontarie.

La volontà funziona in modo molto semplice emettendo comandi inibitori come: resta immobile, non rispondere, non agire; oppure: premi il bottone X, scappa, esegui la procedura Y, dopodiché la pressione del bottone, la fuga o l'esecuzione della procedura avvengono in modo automatico. In altre parole, la volontà si esprime come comando di inibizione o di esecuzione di un'attività o processo determinato, senza intervenire nel processo stesso, che resta automatico, cioè predefinito.

In altre parole, la volontà può solo scegliere tra l'inibizione e vari automatismi, ma non può cambiare gli automatismi nel breve periodo. Possiamo infatti ipotizzare l'esistenza di una volontà che intende modificare un automatismo in un certo modo, ma la sua riuscita non può essere immediata perchè la modifica di un automatismo richiede tempi biologici (che possono essere molto lunghi), addestramento ed esercizio, oltre ad idee chiare su quale automatismo si vuole cambiare e come cambiarlo.

La sensazione che abbiamo di governare il nostro comportamento momento per momento in modo cosciente e razionale è un'illusione in quanto le nostre stesse scelte e la loro attuazione sono continuamente determinate da automatismi che possono essere molto complessi e sofisticati, e che rendono prevedibile il nostro comportamento. Tali automatismi dipendono dal nostro carattere, il quale dipende dal nostro temperamento genetico, dalle nostre risorse interne ed esterne e dalle nostre precedenti esperienze.

Vedi anche I limiti della volontà, Io, me, attenzione, coscienza, volontà e automatismi - Autogoverno dell'attenzione, Il gioco della volontà: agire e subire, Perché voglio ciò che voglio? Volontà e bisogno, Automatismi!

Io, me, attenzione, coscienza, volontà e automatismi - Autogoverno dell'attenzione

2016-07-08   Autogoverno   |   Attenzione
Un essere umano è composto da un io e un me. Il me è costituito da automatismi (animati da bisogni e volontà inconsci), mentre l'io è la sede dell'attenzione, della coscienza e della volontà cosciente. L'io può osservare il me ed esercitare su di esso la sua volontà, la quale è però limitata all'inibizione e attivazione di automatismi e alla direzione volontaria dell'attenzione.

Vi sono due tipi di automatismi
  1. Automatismi ad attivazione involontaria (ovvero automatismi autoattivanti o involontari)

  2. Automatismi ad attivazione volontaria (ovvero automatismi volontari)

La volontà cosciente può inibire sia gli automatismi volontari che quelli involontari, e può attivare solo quelli volontari.

La volontà cosciente può decidere dove rivolgere l'attenzione. A seconda di dove l'attenzione è rivolta, si attivano o inibiscono certi automatismi involontari.

La coscienza, guidata dall'attenzione, fluisce in modo seriale, come i fotogrammi di un film, mentre gli automatismi operano simultaneamente e in modo concorrente.

Durante l'interazione con un altro essere, l'attenzione si sposta, ognuno può influenzare l'attenzione dell'altro.

L'attenzione può essere catturata e diretta sia da elementi esterni che interni, questi ultimi sono automatismi o la volontà cosciente.

Attraverso il controllo dell'attenzione è possibile cambiare lo stato di coscienza di un individuo e perfino riprogrammare i suoi automatismi, cioè realizzare una psicoterapia. Perché ciò avvenga è necessario un certo metodo e un tempo sufficiente.

Cosa governa e dirige la mia attenzione e in quale direzione? Quanto sono capace di controllare la mia attenzione e di dirigerla dove decido consciamente e volontariamente?

Attenzione e mass-media

2016-07-09   Attenzione
L'attenzione è un processo importantissimo della mente umana. Chi controlla l'attenzione delle persone dirigendola in certe direzioni e distraendola allo stesso tempo da certe altre, controlla la loro mentalità, le educa con un certo orientamento e certe preferenze. Questo genera dipendenza e abitudine alla passività, cioè a farsi dire da altri a cosa pensare, cosa vedere, da cosa farsi stimolare, a cosa interessarsi, quali domande farsi e quali non farsi. Dirigere la propria attenzione in certe direzioni da noi scelte in modo volontario e consapevole, momento per momento, è un'abilità difficile e rara, che andrebbe insegnata e praticata per difendersi dall'influenza nefasta dei mass media. Questi, infatti, competono per catturare e sfruttare per i loro fini commerciali, politici e religiosi la nostra attenzione. L'attenzione è la risorsa più importante nelle interazioni sociali. Ognuno ha bisogno dell'attenzione di qualcun altro e cerca di ottenerla o dirigerla con varie strategie più o meno conscie, a volte subdole.

Il fascismo secondo Ennio Flaiano

2016-07-09   Politica
Il fascismo è demagogico, ma padronale, retorico, xenofobo, odiatore di cultura, spregiatore della libertà e della giustizia, oppressore dei deboli, servo dei forti, sempre pronto ad indicare negli "altri" le cause della sua impotenza o sconfitta.

Il fascismo è lirico, gerontofobo, teppista se occorre, stupido sempre, ma alacre, plagiatore, manierista. Non ama la natura perché identifica la natura nella vita in campagna, cioè nella vita dei servi, ma è cafone, cioè ha le spocchie del servo arricchito.

Odia gli animali, non ha senso dell'arte, non ama la solitudine, né rispetta il vicino, il quale, d'altronde, non rispetta lui.

Non ama l'amore ma il possesso.

Non ha senso religioso, ma vede nella religione il baluardo per impedire agli altri l'ascesa al potere.

Intimamente crede in Dio, ma come ente col quale ha stabilito un concordato, do ut des.

È superstizioso, vuol essere libero di fare quel che gli pare, specialmente se a danno o fastidio agli altri.

Il fascista è disposto a tutto purché gli si conceda che lui è il padrone, il padre.

[Ennio Flaiano]

Attenzione e libero arbitrio

2016-07-09   Libero arbitrio   |   Attenzione
Per esercitare il libero arbitrio occorre avere l'attenzione sulle possibili opzioni. Non si può scegliere liberamente e consciamente ciò che non si vede mentalmente o fisicamente al momento della scelta.

Il libero arbitrio consiste perciò soprattutto nella libertà di scegliere dove dirigere la propria attenzione. L'attenzione è un processo seriale. Si può fare attenzione ad una sola cosa alla volta. Un quadro, una sinossi, possono aiutare a fare attenzione a più cose insieme, anche se in realtà consentono un rapido passaggio dell'attenzione da una cosa all'altra raffigurate nel quadro.

Psicopatie nascoste

2016-07-09   Psicopatia
Dopo ogni strage causata da uno psicopatico viene intervistato un vicino di casa che tipicamente dice: "Era una brava persona, educato, tranquillo. Non avrei mai pensato che avrebbe potuto causare una strage". Chissà quanti psicopatici ci sono intorno a noi, che sembrano brave persone.

Dietro le facciate della normalità

2016-07-09   Conformismo
Quanti mostri, quanti miserie, quante tragedie, quanta infelicità si nasconde dietro le facciate della normalità.

Meditazione e attenzione

2016-07-09   Attenzione   |   Meditazione
La meditazione è un modo per controllare volontariamente l'attenzione, per dirigerla verso certe direzioni evitandone altre. Le meditazioni si distinguono tra loro sia per la tecnica usata, sia, soprattutto, per le direzioni preferite. Ci sono meditazioni che si concentrano sul corpo del meditante, altre sulla natura in generale, altre su temi religiosi ecc.

La meditazione può avvenire con il solo pensiero, oppure usando oggetti, testi, immagini o suoni suggestivi da soli o in combinazione.

Qualsiasi metodo che si propone di controllare volontariamente la direzione della propria attenzione può essere considerato una forma di meditazione.

L'utilità della meditazione dipende dagli oggetti scelti e da quelli evitati. Una meditazione che allontana il soggetto dalla percezione della realtà è nociva, una che lo allontana da bisogni indotti e morbosi è utile.

In generale, una meditazione è utile se abitua il soggetto a fare attenzione a cose utili ed eticamente valide (in base al concetto di responsabilità personale) e a trascurare quelle inutili o eticamente negative. In ogni caso, la meditazione è utile nella misura in cui ci abitua ad assumere il controllo volontario della nostra attenzione e ad evitare di lasciarlo ad agenti esterni che potrebbero usarlo a nostro sfavore.

Chi fa frequentemente esercizi di meditazione ne ha beneficio anche al di fuori degli esercizi stessi, in quanto acquista l'abitudine a governare in modo ottimale la propria attenzione in qualsiasi momento, anche in situazioni impreviste.

"Regulation of attention is the central commonality across the many divergent meditation methods." (Cahn & Polich (2006)

"The need for the meditator to retrain his attention, whether through concentration or mindfulness, is the single invariant ingredient in... every meditation system." Goleman (1988)


Siamo tutti automi

2016-07-11   Interagire
Io sono un automa, così come le persone con cui interagisco. La nostra interazione è automatica. Le nostre coscienze non possono evitare che le nostre interazioni siano automatiche, possono solo decidere quali automatismi inibire e quali attivare.

Quello che la mia coscienza può fare è scegliere le persone con cui interagire, cioè quelle i cui automatismi sono ottimali rispetto ai miei e rifiutare le interazioni non convenienti. Oppure scegliere i limiti entro cui interagire con ciascuna persona.

Il confine tra "noi" e "loro"

2016-07-12   Comunità
L'umanità: dov'è il confine tra "noi" e "loro"?




La filosofia, la vita umana e la metafora dell'automobile

2016-07-12   Filosofia
Per imparare ad usare un'automobile in modo utile ed efficiente, senza danni per il conducente, per altre persone e per la stessa automobile, non c'è bisogno di conoscere la storia dei mezzi di trasporto dall'invenzione della ruota a quella del motore a scoppio e i vari modelli di auto che si sono succeduti, fino all'auto elettrica e quella fotovoltaica.

Un essere umano, costituito da corpo e mente, è come un'automobile di cui dobbiamo conoscere il funzionamento per poterla usare in modo utile ed efficiente e senza danni per noi e per gli altri. La filosofia dovrebbe essere il manuale d'istruzione della persona-automobile, e per l'utente non ci dovrebbe essere bisogno di conoscere la storia della filosofia, ma solo la parte pratica del suo stato dell'arte, cioè quella effettivamente applicabile, cioè utilizzabile.

Le automobili non sono state inventate per deliziare gli ingegneri o gli appassionati di meccanica o di storia dei mezzi di locomozione, ma per trasportare persone di qualunque livello di istruzione. La filosofia, similmente, non è stata inventata per deliziare gli appassionati di storia della filosofia o per dare lavoro ai professori di tale materia, ma per aiutare le persone, qualsiasi persona "di buona volontà", a vivere meglio. La filosofia di oggi ha fallito in questo, è diventata fine a se stessa ed autoreferenziale.

La tipica obiezione che fanno i difensori della filosofia attuale alle argomentazioni utilitaristiche e pragmatiche che la criticano è che essa non dovrebbe dare risposte o proporre soluzioni ma limitarsi a insegnare a pensare in modo chiaro e a farsi domande. Obiezione in apparenza sensata, che nasconde in realtà il tentativo di dare un manto di nobiltà ad una infinità di domande inutili e di argomentazioni inconcludenti. Come se, invece di costruire auto pronte per essere guidate, volessimo consegnare agli automobilisti un trattato sui problemi della motoristica con istruzioni più o meno astratte su come costruire un'auto, e aspettarci che siano gli automobilisti a costruire la propria da soli sulla base dei contenuti del trattato stesso.

La filosofia deve risolvere problemi, deve servire a cambiare la società, o almeno alcuni individui. Non deve proporre un'unica soluzione valida per tutti, ma una serie di possibili alternative realistiche e fattibili tra cui l'utente possa scegliere quella più utile o congeniale, per sé  e per la propria famiglia o comunità, così come si sceglie un'automobile. Se poi uno ne è capace, può anche modificare la sua auto o progettarne una nuova, ma questo riguarda pochissime persone.

Sinistra, destra ed evasione fiscale

2016-07-14   Politica   |   Economia
I partiti di sinistra e i loro elettori vorrebbero che le persone più ricche cedessero ai meno ricchi una parte delle loro ricchezze, cosa a cui si oppongono i partiti di destra e i loro seguaci. Ci sono poi la sinistra moderata e la destra moderata, cioè il centro-sinistra e il centro-destra, che sono disposti ad accogliere in una certa misura le richieste dei partiti opposti.

Per sapere se sei di sinistra o destra, e se lo sei in modo estremo o moderato, chiediti quanta parte delle tue ricchezze e dei tuoi beni saresti disposto a cedere a persone meno ricche di te, e in quale misura lo fai effettivamente attraverso le tasse o donazioni volontarie. Per ovvi motivi, quanto più sei povero tanto più tenderai ad essere di sinistra. In tal caso dovresti chiederti quanta parte delle tue ricchezze saresti disposto a cedere nel caso che diventassi ricco.

Gli evasori fiscali sono di destra nella misura delle tasse che evadono o che evaderebbero se potessero.

Sulla violenza maschile verso le donne

2016-07-15   Psicologia
Secondo me la violenza maschile verso le donne è il risultato di una problematica che genera violenza non solo sulle donne, ma anche sugli altri uomini e sui bambini, a partire dai propri figli. Non parlo solo di violenza fisica, ma soprattutto psicologica.

Per questo motivo credo sia utile affrontare il problema alla radice, che è quella della violenza del forte sul debole, indipendentemente dai sessi. Troppo facile condannare una violenza fisica quando succede un fatto di cronaca nera, ma il problema a monte non viene affrontato che da qualche raro filosofo e psicologo, senza arrivare a conclusioni condivise e senza suscitare interesse da parte delle masse e di conseguenza dei politici.

Il sangue nella Marsigliese

2016-07-15   Appartenere   |   Libertà   |   Storia
Vista la tragedia di Nizza di ieri, che mi ha molto turbato, forse è di cattivo gusto proprio oggi leggere criticamente la Marsigliese, tuttavia mi sembra interessante farlo non come critica del popolo francese, ma della mentalità patriottica diffusa più o meno in tutto il mondo, anche nei paesi islamici, almeno fino a qualche decennio fa.

Si tratta di un canto di guerra per guerrieri (come del resto anche l'inno di Mameli) un modo efficace per dare ai soldati il coraggio di farsi ammazzare in prima linea in nome dell'amour sacré de la Patrie, un po' come fanno i recrutatori di terroristi. Ho estratto alcuni versi che trovo piuttosto eloquenti in cui i nemici sono visti non come esseri umani ma come bestie feroci, sadici e impuri, che meritano risposte altrettanto feroci:

"Sentite nelle campagne muggire questi feroci soldati? Vengono fin nelle nostre (vostre) braccia a sgozzare i nostri (vostri) figli, le nostre (vostre) compagne! Alle armi, cittadini, formate i vostri battaglioni, marciamo, marciamo! (Marciate, marciate!)  Che un sangue impuro abbeveri i nostri solchi!"

In tempo di femminismo notare anche "i maschi richiami della libertà".

Testo completo in francese e italiano in https://it.wikipedia.org/wiki/La_Marsigliese

La pazzia non è una spiegazione

2016-07-15   Psicologia
Quando una persona compie un gesto insensato o mostruoso, si suole spiegarlo dicendo che si tratta di una persona con disturbi psichici, di un pazzo. Ma questa non può essere una spiegazione. È una tautologia. E ovvio che i pazzi fanno pazzie, altrimenti non diremmo che sono pazzi. La questione, allora, è perché quella persona ha disturbi psichici? Perché è impazzita? È nata pazza o ci è diventata? Che ruolo hanno avuto la società, la sua famiglia, la scuola che ha frequentato, le sue esperienze, nell'insorgere della sua pazzia? E chi chi può escludere che un giorno anche noi potremmo impazzire?

La mia idea è che "folle" non è ciò che è disumano o malvagio. Al contrario, la follia è umana! E' un fatto umano che secondo me non dipende solo da difetti fisiologici o organici del cervello, ma anche da pressioni e frustrazioni sociali e dall'incapacità di alcuni (che poi verranno chiamati folli) di adattarsi ad una società malata.

Libero arbitrio e menu delle opzioni

2016-07-15   Inconscio   |   Libero arbitrio
Non è possibile esercitare il libero arbitrio (ammesso che esista) senza avere in mente le opzioni tra cui scegliere. Quando l'opzione è una sola, la scelta è obbligata e in tal caso non si può parlare di libero arbitrio, ma piuttosto di obbedienza ad un unico impulso. Il problema del libero arbitrio diventa allora quello della percezione e consapevolezza delle effettive possibili opzioni.

Come facciamo a sapere quali sono le nostre opzioni? Come impariamo a conoscerle? Come facciamo a ricordarle, immaginarle, vederle, concepirle, pensarle, valutarle? Siamo davvero liberi e capaci di rilevare le nostre opzioni momento per momento? Oppure le opzioni che percepiamo sono determinate da stimoli involontari e inconsci esterni e interni e limitate e mistificate dai nostri disturbi e disagi mentali, e dal nostro inconscio in generale?

In ogni caso, se vogliamo esercitare il libero arbitrio dobbiamo prima rilevare le possibili opzioni, perché solo tra esse possiamo scegliere volontariamente e consapevolmente cosa fare o dove dirigere la nostra attenzione.

Si può affermare che per ogni opzione esista anche l'opzione negativa, cioè il non fare una certa cosa, quindi non esiste mai una opzione unica, tranne l'opzione di non fare nulla di nulla, ma, come già detto, un menu con una sola opzione non è un menu, ma una scelta obbligata. Perciò il menu più breve è quello in cui ci sono solo due opzioni: fare una cosa x e non farla.

Maggiore è il numero di opzioni più è difficile la scelta, a volte fastidiosa o addirittura dolorosa. Forse per questo, per amore della semplicità e per evitare responsabilità, preferiamo ridurre al minimo le opzioni tra cui scegliere, o lasciare che altri scelgano per noi.

La soluzione adottata dai più è quella di non porsi il problema del libero arbitrio e della responsabilità che è ad esso collegata, e di agire senza riflettere sulle proprie scelte, senza chiedersi se siano le migliori possibili, elogiando la spontaneità dell'agire e criticando o temendo coloro che riflettono abitualmente prima di scegliere cosa fare, i cosiddetti freddi calcolatori.

La mia paura che la mia libertà aumenti

2016-07-16   Inconscio   |   Psicologia   |   Paura di cambiare
Una conseguenza delle mie ricerche psicologiche è la paura che io possa riuscire ad aumentare drasticamente la mia libertà, e fare cose che non ho mai fatto prima; soprattutto cambiare me stesso e gli altri in modo considerevole.

Spesso questa paura ostacola le mie ricerche. Qualcosa nel mio inconscio si oppone ad un aumento della mia libertà, forse per evitare errori pericolosi nei miei rapporti con gli altri e con la natura, per evitare di impazzire, di perdere la mia natura umana, di diventare un mostro, di non essere più riconoscibile.

Maggiore libertà non solo comporta maggiore responsabilità morale, ma nuovi pericoli. Se fino ad oggi il mio comportamento è stato governato da agenti mentali diversi dal mio io cosciente, ed ora questo vuole assumere più potere, sarà esso capace di governare la mia persona in modo sano e sicuro almeno come prima? Cosa potrebbe succedermi di male? Cosa di bene?

La soluzione del dilemma è la gradualità dell'aumento di libertà. Questo aumento deve avvenire gradualmente, in modo che gli errori non abbiamo conseguenze troppo gravi e che possano essere corretti prima che avvenga l'irreparabile. Un aumento di libertà richiede l'apprendimento di nuove capacità, l'esplorazione di nuove possibilità, un certo sviluppo mentale.

L'obiettivo dovrebbe quindi essere quello di aumentare a poco a poco la mia libertà senza perdere la mia umanità o, ancora meglio, diventando ancora più umano.

Vedi anche La paura di cambiare.

Per diventare un'altra persona

2016-07-17   Psicoterapia
Per diventare un'altra persona (scopo della psicoterapia) bisogna superare la paura inconscia di diventare un'altra persona.

Infatti, per diventare un'altra persona, bisogna alterare la persona precedente e questa, giustamente, si difende.

Interazione dal vivo vs. scritta

2016-07-17   Interagire
Non c'è nulla di meglio di un'interazione dal vivo, ma quando questa non è possibile, meglio di niente è l'interazione a voce o scritta attraverso internet o il telefono. Quella scritta ha anche qualche vantaggio rispetto a quella dal vivo. Si può rileggere con calma quello che l'interlocutore ha scritto e si ha più tempo per riflettere prima di rispondere. Secondo me l'ideale è un mix tra interazione dal vivo e scritta.

La paura di cambiare

2016-07-17   Inconscio   |   Psicologia   |   Paura di cambiare
Una delle paure più importanti di un essere umano è quella di cambiare se stesso. Vorremmo cambiare il mondo esterno, gli altri, la nostra situazione economica e sociale, il nostro status, ma non noi stessi, cioè i nostri valori, le nostre abitudini, i nostri gusti, la nostra moralità, la nostra mentalità, la nostra personalità. Insomma, abbiamo paura di diventare un'altra persona.

Si tratta di una paura radicata nel nostro inconscio, forse dovuta ad un istinto di conservazione della mente e per questo difficilissma da superare. Tale paura boicotta ogni tentativo proprio o altrui di cambiare noi stessi. Se vogliamo cambiare dobbiamo fare i conti con tale paura e usare tecniche particolari per neutralizzarla temporaneamente. Eliminarla definitivamente è forse impossibile e pericoloso.

Per diventare un'altra persona (scopo della psicoterapia) bisogna superare la paura inconscia di diventare un'altra persona.

Infatti, per diventare un'altra persona, bisogna distruggere la persona precedente e questa, giustamente, si difende.

Vedi anche Paura di cambiare, empatia e dispatia.

Considerazioni strutturalistiche sul linguaggio e la comunicazione

2016-07-17   Linguaggio
Quando uno dice qualcosa, quella cosa non deve essere presa come compiuta e autosufficiente. Ogni cosa che viene comunicata ha un significato che si può capire solo in relazione ad una grande quantità di supposizioni, condizioni e nozioni di base a cui essa fa implicito o esplicito riferimento, prima fra tutte il significato letterale delle singole parole usate, ricavabile, ma non sempre e non sempre facilmente, dai dizionari linguistici.

In altre parole, chi fa un discorso, presuppone che l'uditore condivida certe cognizioni di base, senza le quali il discorso non avrebbe senso o non potrebbe essere considerato veritiero o valido.

Per quanto detto sopra, il problema più diffuso nella comunicazione, il fraintendimento, è spesso dovuto non tanto ad una cattiva comprensione del significato delle parole o frasi comunicate, ma ad una non sufficiente condivisione della struttura cognitiva generale di cui le cose dette fanno parte e che suppongono.

Di conseguenza, per migliorare la comunicazione, andrebbero studiate e confrontate le strutture cognitive generali dei comunicanti, più che analizzare il significato dei singoli messaggi scambiati.

Articolazioni della filosofia

2016-07-17   Filosofia




A che servono le mode

2016-07-19   Appartenere
Qualunque moda, anche la più stupida, può servire a riempire il nostro vuoto, a farci sentire meno isolati, meno diversi, più normali, a farci sentire parte di una massa umana che ci approva perché facciamo le stesse cose che fanno tanti altri.

Perché la convivenza umana è difficile

2016-07-20   Società



Imitazione sincronizzata

2016-07-20   Meditazione
Nel profondo del nostro essere c'è un grande bisogno di fare le stesse cose che fanno tanti altri, preferibilmente nello stesso momento. Qualsiasi occasione può andar bene, dalla meditazione in comune all'assistere ad una partita di calcio o ad una cerimonia religiosa o a un rito o festa qualsiasi. Questa imitazione / sincronizzazione ha un potere calmante e rassicurante.


Training dell'empatia e confronting

2016-07-21   Empatia
Uno strumento animato per allenarsi ad intuire quello che gli altri pensano e sentono e a confrontarsi con tali percezioni. Per saperne di più e creare delle liste di pensieri e foto personalizzate per pazienti particolari o per voi stessi, non esitate a contattarmi.

http://it.mindorganizer.net/1268/cartoon


Il gioco della felicità

2016-07-21   Gioco
È un gioco per due persone. A turno, ognuno dice all'altro come quello potrebbe aumentare il suo livello di felicità, usando la formula "Sarei un po' più felice se tu ....".
L'altro non è obbligato a fare quello che gli viene detto, ma è libero di farlo.
Tutto qui.

Apologia dell'ego

2016-07-22   Empatia
Oggi l'ego è molto bistrattato e svalutato. Invece è una cosa buona, indispensabile per vivere degnamente; basta usarlo con giudizio, intelligenza, passione, saggezza, comprensione, empatia. Senza ego siamo passivi e schiavi dei sentimenti. Un ego malato (e sono quasi tutti malati nella nostra civiltà) va curato, non messo a tacere. Ego non è una parolaccia, è l'io cosciente che media tra le esigenze della società e quelle della propria natura individuale. Le meditazioni che tendono a reprimere l'ego sono pericolose e ci allontanano dalla realtà. L'ego va migliorato, non annullato. Non confondiamo l'ego col narcisismo.

Condizionamenti

2016-07-22   Genetica
Ognuno è condizionato dai suoi geni e dalla sua storia particolare.

Sul disturbo causato da chi cerca di migliorare la società

2016-07-24   Arroganza
Una cosa che trovo interessante, quando racconto a qualcuno che io cerco soluzioni per migliorare la società, è la premura con cui il mio interlocutore mi dice che ciò è impossibile, senza nemmeno chiedermi in che direzione sto cercando, e cerca di scoraggiarmi, come se le mia ricerca fosse pericolosa, disdicevole, arrogante, velleitaria o totalmente inutile. Io credo che essa sia fastidiosa per coloro non la praticano, tanto che sentono il bisogno di giustificare (da un punto di vista etico) la loro rinuncia a tale ideale e di dimostrare che chi cerca il miglioramento della società non è migliore di chi non lo cerca.
Ognuno adotta i principi morali che lo assolvono.

Quali principi morali?

2016-07-24   Etica
Ognuno adotta i principi morali che lo assolvono.

Gli agenti dell'interazione umana

2016-07-24   Interagire
Quando due persone interagiscono, gli agenti che in realtà interagiscono sono i rispettivi automatismi cognitivo-emotivi, su informazioni provenienti dalle rispettive percezioni degli automatismi stessi.

Voler essere ciò che si è

2016-07-25   Identità
Quando uno arriva a dire "voglio essere ciò che sono", significa che ha raggiunto il massimo del suo processo di individuazione, di autorealizzazione, di autoguarigione. Se uno non può dirlo, allora dovrebbe dire chi, cosa, che tipo di persona vuole essere e operare per diventarlo.

Potere è volere

2016-07-28   Psicologia
Per esercitare la libertà di volere qualcosa, quella cosa bisogna poterla fare. Possiamo anche volere cose impossibili, ma in tal caso stiamo solo esercitando la libertà di volere, senza che questa conduca al risultato voluto. Infatti la volontà può anche essere fine a sé stessa, indipendentemente dal risultato voluto. Ci sono infatti persone che sono accomunate da una comune volontà, anche se ciò che vogliono è impossibile. In tal caso, però, la loro volontà permette loro di ottenere qualcosa, che non è l'oggetto della loro volontà, ma un sottoprodotto, cioè l'interazione con altre persone che condividono la stessa volontà, risutlato che può essere ancora più interessante e utile dell'oggetto della volontà stessa. Insomma si tratta in tal caso di una volontà illusoria che però può soddisfare bisogni collaterali.

Ma mettiamo da parte le volontà illusorie e torniamo all'assunto originale. Volere, in senso reale, anzi realistico,  significa scegliere tra diverse opzioni, e per "opzioni" intendo possibilità reali, cioè cose la cui realizzazione dipende dalla volontà del volente. Per esempio, se mi metto in viaggio con la mia automobile, posso "voler" andare in un certo luogo raggiungibile attraverso la rete stradale. Non posso voler andare sul pianeta Giove. O meglio se voglio realmente andare su Giove e credo che ciò mi sia possibile dimostro di essere uno psicopatico.

Se invece, ad esempio, voglio inventare qualcosa che migliori lo stato dell'umanità, non si tratta di volontà, ma di speranza, auspicio, augurio, desiderio, motivazione, preferenza, perché il miglioramento dell'umanità non dipende dalla nostra volontà se non in misura molto piccola, quasi nulla. Infatti, anche se tutti "volessero" il miglioramento dello stato dell'umanità, non è detto questo si avvererebbe, per ovvi motivi, cioè perché ognuno vorrebbe una società a modo proprio, per soddisfare le proprie esigenze, senza necessariamente soddisfare quelle altrui.

Per concludere, il detto "volere è potere" credo vada invertito per diventare "potere è volere", perché possiamo volere solo ciò che possiamo realmente fare, avere o prendere. Cerchiamo allora di capire come possiamo ampliare le nostre opzioni, cioò le nostre possibilità, i nostri poteri, le nostre reali opzioni. In tal modo riusciremo forse a evitare di volere cose per noi impossibili e a dedicarci a quelle possibili.



Monete da scambiare

2016-07-28   Interagire
Per interagire con altri umani, bisogna scambiare simboli che abbiano un valore o significato condiviso tra emittente e ricevente. La moneta è una buona metafora per indicare simboli che possono essere scambiati durante l'interazione, perché la moneta ha un valore riconosciuto e condiviso tra le parti che la usano.
Per interagire con una persona dobbiamo dunque disporre di "monete" attualmente valide e comunemente accettate.

Interazioni reali, virtuali e immaginarie

2016-07-28   Interagire
Noi possiamo interagire con altre persone nella realtà, cioè incontrandole fisicamente, oppure in modo virtuale, cioè incontrandole mediante mezzi di telecomunicazione, come internet, o supporti multimediali, come libri, giornali, registrazioni audio e video, oppure con il pensiero, i ricordi e l'immaginazione. In quest'ultimo caso si tratta di interazioni simulate.

Dal momento che la psiche si forma attraverso le interazioni e per le interazioni, non possiamo fare a meno di interagire, e ne abbiamo un bisogno costante che soddisfiamo attraverso interazioni reali e/o virtuali, tra cui quelle immaginarie.

Le interazioni virtuali sono meno rischiose e comode di quelle reali, ma sono più povere e possono essere illusorie e allontanarci dalla realtà, tanto da rendere le interazioni reali più difficili, se non impossibili.

Fare bella figura

2016-07-30   Bias cognitivo
Ognuno adotta la visione del mondo più conveniente, ovvero quella in cui fa la più bella figura.

Negoziare l'interazione - L'interazione creativa

2016-07-30   Interagire
L'interazione tra due esseri umani avviene normalmente in modo automatico e inconsapevole, nel senso che ad interagire sono i rispettivi automatismi mentali. L'interazione avviene secondo norme di comportamento comunemente accettate (consciamente o inconsciamente), che corrispondono a usi, costumi, regole, leggi, tradizioni, stili di vita ecc. della cultura a cui gli interagenti appartengono.

L'interazione, pur avendo dei margini di libertà, è fortemente limitata dalle dette norme. Per la precisione, la libertà nell'interazione consiste nella possibilità di proporre all'interlocutore norme o condizioni ulteriori rispetto a quelle convenzionali, oppure un allentamento o rimozione di alcune di stesse. L'esercizio di tale libertà è ciò che possiamo chiamare "negoziazione dell'interazione", ovvero un atto creativo che permette di superare i limiti convenzionali del comportamento. Qualunque proposta negoziale deve infatti indicare in modo esplicito o implicito le modalità non ovvie che si propone di adottare.

Poche sono le persone che hanno l'abitudine di negoziare le loro interazioni. Quasi tutti si limitano a scegliere le persone con cui interagire e quelle da evitare, e a seguire le norme che si è abituati a seguire senza prendere in considerazione la possibilità di adottare varianti rispetto alle norme stesse.

Quando un'interazione è insoddisfacente, prima di cessarla, potrebbe essere utile tentare di negoziarla creativamente in modo da soddisfare maggiormente le esigenze degli interagenti. Ma per questo ci vuole il coraggio di deviare rispetto alle norme convenzionali.

Il paradossale vantaggio del conformismo

2016-07-31   Bisogni   |   Conformismo
Nella letteratura umanistica il conformismo è solitamente visto come una criticabile debolezza umana dovuta soprattutto alla paura dell'emarginazone sociale, della solitudine e della responsabilità morale. Ma il conformismo può essere anche uno strumento di potere ed essere attraente anche per questo.

Abbiamo infatti bisogno degli altri, di interagire con gli altri, di essere approvati dagli altri, ma anche gli altri hanno questi bisogni, e noi possiamo approfittarne se ci poniamo come "gli altri" degli altri. Tuttavia, perché ciò avvenga, dobbiamo soddisfare certi requisiti, dobbiamo essere accettati come approvatori, e per questo dobbiamo conformarci alle norme, forme e valori comuni. Dobbiamo essere "rappresentativi" della società.

Al teatro, per esempio, ci sentiamo approvati (nella misura in cui ci comportiamo "normalmente") e approvatori (in quanto giudicanti), sia degli attori, sia del resto del pubblico. Perciò il teatro piace tanto, al di là dei contenuti messi in scena. Lo stesso vale per le partite di calcio e qualsiasi altro tipo di spettacolo o intrattenimento pubblico.

Il conformismo è fortemente motivante perché conformandoci, non solo ci sentiamo approvati, ma ci sentiamo approvatori, e questo è un potere enorme che ognuno può avere sugli altri, quello di giudicarli, perché ognuno ha paura del giudizio negativo e bisogno di quello positivo. Insomma, il conformismo non va visto solo come una forma di sottomissione, ma anche, paradossalmente,  di dominazione, di esercizio di potere. Altrimenti non si spiegherebbe perché è così diffuso e tenace.

Abbiamo bisogno di essere riconosciuti come "riconoscitori" e per acquisire tale qualità dobbiamo conformarci. Se non siamo accettati come "riconoscitori", non siamo rispettati, non siamo desiderati, non contiamo nulla.


Il compito degli intellettuali

2016-07-31   Interagire   |   Conformismo   |   Intellettuali
Il compito degli intellettuali, come quello di qualunque figura pubblica, come ad esempio presentatori e animatori culturali e televisivi, è quello di fornire paradigmi di interazione umana. Sono gli apostoli del conformismo, ognuno di un certo tipo di conformismo.

La mia prima poesia di quest'anno

2016-07-31   Poesia
Ho deciso di scrivere
questa poesia
per fingermi poeta.
Un poeta d'ammirare
e un poco amare,
per concedermi un po' di libertà
senza passare per pazzo,
ingenuo,
o sgrammaticato.

Non so ancora
di cosa parlare.
Scegli tu il tema,
dimmi cosa sogni,
e come potrei un attimo
consolarti.
Vorrei che questa poesia
ci leghi un momento,
che ogni verso
trovi una risposta,
non importa se sbagliata.
Non voglio farti pena
anche se soffro.
Aiutami ad illudermi,
illudiamoci insieme,
ne godremo.

Scrivere
oggi una poesia
è più facile che una volta.
Non ci sono più regole,
anzi la regola
è non avere regole.
Nessun verso è sbagliato,
basta che non sia banale.

[Bruno Cancellieri]

Biovettori e saggezza

2016-08-01   Bisogni   |   Saggezza
Il testo che segue riassume una mia ipotesi sulla natura degli esseri viventi, compreso l'Uomo, al fine di una definizione della saggezza.

Ogni essere vivente è costituito da una certa quantità di vettori vitali, o biovettori (bv), cioè organi portatori di vita. I bv sono tra loro interconnessi, intercomunicanti, interagenti e collaboranti (chimicamente ed elettricamente) al fine di permettere la vita propria e quella dell'organismo di cui sono parte integrante.

I bv sono organizzati a vari livelli, dalla cellula (o parte di essa) a organi pluricellulari più o meno complessi. In altre parole, un bv può essere costituito da un certo numero di bv di livello più basso e fa parte di un bv di livello più alto.

Tra le caratteristiche dei bv ci sono i bisogni, i quali consistono in sostanze, energie, informazioni e interazioni con altri bv o con l'ambiente, di cui un bv ha bisogno per svolgere la propria funzione vitale, cioè per sopravvivere e funzionare singolarmente, autonomamente, e per contribuire alla sopravvivenza e al funzionamento dell'organismo di cui fa parte.

Quando uno o più bisogni di un bv non vengono soddisfatti oltre una certa misura, si crea una situazione di disturbo del bv stesso, dei bv di cui esso fa parte e dei bv che lo costituiscono. Alcuni bv producono dolore o piacere quando un loro bisogno viene frustrato o soddisfatto. Piacere e dolore sono informazioni chimiche ed elettriche gestite da appositi bv che hanno la capacità di attivare o inibire altri bv in modo da minimizzare il dolore e massimizzare il piacere.

Anche l'io cosciente, sede della consapevolezza e della volontà, è un bv, ed è costituito a sua volta da un certo numero di bv. Ogni bv ha un certo numero di bisogni. Non esistono bv senza bisogni. In generale ogni bv ha bisogno di sopravvivere e di funzionare secondo la propria missione geneticamente determinata.

I tumori sono biovettori "impazziti" in quanto, anziché contribuire alla sopravvivenza e al funzionamento dell'organismo di cui sono parte, tentano di distruggerlo.

Un bv è costituito da hardware (cioè la parte materiale) e/o software (cioè la parte informativa), può essere congenito o formato o modificato durante la vita dell'individuo. Mentre l'hardware del bv è costruito secondo regole genetiche, il suo software si forma in base alle interazioni esperite durante la vita, specialmente in età evolutiva.

Mentre l'hardware di un bv è per definizione "giusto" e non modificabile se non chirurgicamente, il suo software può essere più o meno "giusto" ed è modificabile in una certa misura attraverso nuove esperienze e interazioni. Il software di un bv può essere considerato tumorale, o comunque malato, quando, anziché contribuire alla sopravvivenza e al funzionamento dell'individuo in cui opera, lo danneggia.

La saggezza, che secondo me dovrebbe essere l'oggetto e il fine della fiolosofia, consiste nel riconoscere l'esistenza e l'attività autonoma dei bv propri e altrui, e nel cercare di soddisfare i loro "giusti" bisogni in modo ottimale, a livello sia individuale che sociale, cioè proponendo e/o accettando compromessi tra le esigenze proprie e quelle altrui. In questo la saggezza è aiutata dalle scienze, dalle emozioni, dai sentimenti e soprattutto dalla cognizione e del piacere e del dolore proprio e altrui.

Come imparare una lingua

2016-08-01   Apprendere
Una lingua s'impara interagendo mediante essa.

Volontà vs. bisogno

2016-08-01   Bisogni
Tra volontà e bisogno c'è una differenza importante. Perché il bisogno è involontario, cioè non dipende dalla nostra volontà. Infatti possiamo volere o non volere una cosa di cui abbiamo bisogno, o, al contrario, aver bisogno di una cosa che non vogliamo, o volere una cosa di cui non abbiamo bisogno. Quindi l'importante, prima di tutto, è capire di cosa abbiamo bisogno e di cosa non l'abbiamo. Poi possiamo decidere razionalmente o emotivamente se volere o no qualcosa.

Bisogno e paura dell'altro. Chi è l'altro?

2016-08-03   Bisogni
L' Altro è un'entità variabile, comprende ed esclude esseri umani che non sono sempre gli stessi. Ognuno ha bisogno e paura di interagire con l'Altro, ma chi esso sia non è definito, e la sua definizione è un problema fondamentale. Ognuno ha il suo Altro, che può cambiare da un momento all'altro. Ognuno dipende dall'Altro. Chi è il mio Altro? Chi è stato? Chi sarà? Chi può essere? Chi voglio che sia? E il tuo? E il suo?

Vedi anche Bisogno e paura dell'Altro.

Perché la gente fa ciò che fa?

2016-08-03   Motivazioni
Perché ha paura di non farlo.
Perché le piace farlo.
Perché crede che facendolo starà meglio.
Perché crede che non facendolo starà peggio.
Perché è (o si sente) obbligata a farlo.
Perché ha bisogno di farlo.Perché crede di non poter fare altro.
Perché non sa fare altro.
Perché si diverte a farlo.
Perché è abituata a farlo.
Perché crede che sia giusto farlo.
Perché sente il dovere di farlo.
Perché facendolo si sente socialmente più integrata e accettata.
Perché non facendolo si sentirebbe a disagio, ansiosa.
Perché crede che sia bello farlo.
Perché è nella sua natura farlo.
Perché gli passa per la testa di farlo.
Perché è indotta da qualcuno o qualcosa a farlo.
Perché facendolo soddisfa i propri bisogni.
Perché è tradizione farlo.
Perché gli altri si aspettano che lo faccia.
Perché facendolo trasgredisce qualche cosa che vuole trasgredire.
Per dimostrare di non aver paura di farlo.
Perché ha deciso di farlo.
Perché è nella sua agenda.

La pericolosità del parlare di politica, religione, morale

2016-08-04   Inconscio
Parlare di politica, religione e morale è rischioso nella misura in cui il nostro interlocutore ha opinioni diverse dalle nostre sui temi trattati. E' il modo più rapido e facile per litigare, rompere amicizie, disprezzarsi, odiarsi, aggredirsi verbalmente o fisicamente. Perché le opinioni politiche, religiose e morali non sono semplici opinioni come quelle che possiamo avere su automobili, squadre di calcio, prodotti, aziende, animali ecc. Le nostre opinioni politiche, religiose e morali sono l'espressiona della nostra personalità. Noi "siamo" tali opinioni, e chi le contesta contesta noi come persone, chi le disprezza disprezza noi come persone, chi vorrebbe distruggerle vorrebbe distruggere noi come persone. Questo è ciò che avviene, almeno a livello inconscio.

Darwinismo neurale

2016-08-04   Psicologia
Una teoria di assoluta importanza da un punto di vista psicologico e filosofico, oltre che biologico, per capire la natura umana.

https://it.m.wikipedia.org/wiki/Darwinismo_neurale

Teoria della mappa cognitivo-emotiva

2016-08-05   Psicologia   |   Relazioni   |   Mappa cognitivo-emotivo-motiva   |   Empatia
Io suppongo che nel nostro cervello ci sia una mappa del piacere e del dolore, delle cognizioni e delle relazioni logiche, che io chiamo "mappa cognitivo-emotiva", che si è sviluppata nel corso della nostra vita per effetto delle interazioni avute con altri umani e con l'ambiente, le quali ci hanno procurato una certa quantità di piacere o dolore.

In questa mappa sono configurati elementi come persone, oggetti, luoghi, ricordi, immagini, idee, concetti, simboli, segnali, nomi, situazioni, opinioni, metodi, attività, principi filosofici, cognizioni, problemi, conflitti, norme, soluzioni, decisioni, obiettivi, strategie ecc.

Ogni elemento presente nella mappa ha una carica emotiva di piacere o dolore; costituisce, cioè, una promessa, anticipazione, aspettativa o minaccia di piacere o di dolore.

Gli elementi della mappa sono interconnessi da relazioni logiche (oltre che fisiche a livello neurale) di causa-effetto, analogia o appartenenza. La struttura della mappa è a forma di rete non gerarchica, come il worldwide web di Internet, in cui ogni elemento è potenzialmente collegato con qualunque altro.

Il piacere e il dolore sono direttamente collegati al grado di soddisfazione dei bisogni del soggetto, nel senso che la soddisfazione di questi è accompagnata da piacere, e l'insoddisfazione da dolore. Così come esistono bisogni primari (cioè innati), secondari o indotti, anche i piaceri e i dolori possono essere distinti in primari, secondari e indotti.

Ognuno vive, si comporta e si orienta consciamente o inconsciamente utilizzando la propria mappa cognitivo-emotiva, cercando di ottenere il massimo piacere e il minimo dolore, il che corrisponde alla massima soddisfazione dei propri bisogni.

L'anticipazione, o aspettativa, del piacere è essa stessa piacevole, così come dolorosa è l'anticipazione o aspettativa del dolore.

Emozioni come l'attrazione e la paura sono direttamente collegate all'anticipazione del piacere e del dolore.

Piacere e dolore sono determinanti nel giudizio estetico. infatti, la bellezza è piacevole in quanto costituisce una promessa o anticipazione di piacere, così come la bruttezza è spiacevole in quando costituisce una promessa o anticipazione di dolore.

Piacere e dolore sono determinanti anche nell'umorismo, che è basato sull'ambiguità della carica emotiva di una certa situazione, che si risolve in un brusco passaggio da una percezione preoccupante, cioè potenzialmente dolorosa, ad una totalmente rassicurante e quindi piacevole, della situazione stessa.

Grazie all'empatia, ognuno è più o meno capace di intuire la mappa cognitivo-emotiva delle persone con cui è in contatto e di comportarsi in modo da rispettare o soddisfare in una certa misura anche i bisogni altrui. Questo è importante ai fini della convivenza, della cooperazione e della solidarietà.

L'evocazione (cioè il pensiero, il ricordo o l'immaginazione) di un elemento di una mappa può procurare un'anticipazione del piacere o dolore ad essa associato. Possiamo in tal caso parlare di emozione, piacere e dolore "evocati". Dato che il piacere e il dolore evocati sono comunque emozioni reali, la psiche tende inconsciamente a rievocare gli elementi piacevoli della mappa e ad evitare, dimenticare o disattendere (cioè non "attenzionare")  quelli dolorosi.

Alcune zone di una mappa cognitivo-emotiva possono essere stabilmente nascoste, cioè "rimosse" dalla coscienza, se hanno una carica emotiva dolorosa oltre un certo limite e/o sono cognitivamente dissonanti, incoerenti, conflittuali o incompatibili rispetto al resto della mappa.

Possiamo dire che la mappa cognitivo-emotiva di una persona nevrotica sia "sbagliata" in quanto non funzionale alla soddisfazione dei suoi bisogni primari (anche se potrebbe soddisfare quelli secondari o indotti) e che dovrebbe essere corretta per consentire la guarigione dalla nevrosi stessa.

Per correggere la mappa può essere utile una psicoterapia accompagnata da nuove interazioni sociali reali (eventualmente precedute da interazioni preparatorie virtuali) atte a modificare le cariche emotive degli elementi della mappa. La correzione consiste nell'associare piacere ad un elemento a cui era associato dolore, o viceversa, oppure aumentare o diminuire la quantità di piacere o dolore associata ad un elemento, oppure associare piacere o dolore ad un elemento emotivamente neutro, o aggiungere alla mappa nuovi elementi dotati di una certa carica emotiva.

Per "nuove interazioni sociali" intendo interazioni con persone sia nuove sia abituali, purché effettuate con modalità nuove, cioè con intenzioni, cariche emotive, valutazioni e giudizi diversi da quelli abituali.

Per concludere, possiamo considerare le interazioni tra esseri umani come interazioni tra le rispettive mappe  emotive, che possono essere più o meno diverse a seconda del temperamento, dell'educazione e delle esperienze avute. Sono proprio tali mappe emotive che determinano il reciproco comportamento, specialmente per quanto riguarda la reciproca accettazione, approvazione, disapprovazione, attrazione, repulsione e la formazione di gruppi di appartenenza (vedi figura).

Vedi anche Struttura e funzionamento della psiche. Valenze emotive e libero arbitrioLa bellezza, la bruttezza, il bene, il male, Cambiare la propria mappa cognitivo-emotivaI continenti del mondo emotivo.

Come conosciamo i nostri bisogni

2016-08-05   Bisogni   |   Piacere e dolore
Conosciamo i nostri bisogni attraverso il piacere e il dolore che proviamo quando vengono, rispettivamente, soddisfatti e insoddisfatti.

Con chi interagire? Interazioni sistemiche

2016-08-06   Interagire   |   Relazioni
Questa semplice domanda rappresenta il problema fondamentale di ogni umano. Infatti ognuno ha bisogno, e al tempo stesso paura, di interagire con gli altri e deve definire una sua politica di interazione, in cui stabilisce con chi interagire o non interagire, e come interagire e non interagire con ciascuna persona con cui di decide di interagire.

Ciò che complica questa politica è il fatto che l'interazione con una persona ha un effetto anche nelle interazioni con tutte le altre. Infatti le interazioni non sono mai completamente private, e quando interagiamo con una persona facciamo riferimento anche alle nostre relazioni con le altre.

In un certo senso noi "siamo" le nostre interazioni con tutti gli altri, e ce le portiamo sempre dietro con i loro effetti e le loro implicazioni.

In altre parole, nessun individuo è isolato, ma è il centro di un sistema di relazioni, e quando interagisce con un altro, non lo fa come singolo elemento, ma come sistema. In un matrimonio, per esempio, non si sposano solo due persone, ma anche due famiglie e due costellazioni di amici.




A chi appartengo?

2016-08-06   Bisogni
Ogni umano "appartiene" ad altri. L'appartenenza corrisponde ad un bisogno, ma anche ad uno stato di asservimento. L'appartenenza è una limitazione di libertà, ma non possiamo fare a meno di appartenere per poter interagire con altri. Chi non appartiene a nessuno, chi non è soggetto a nessuno, chi non è sottomesso ad alcuna regola, è percepito come asociale, fa paura, e nessuno vuole interagire con lui.

Siamo tutti schiavi

2016-08-07   Automatismi
Siamo tutti schiavi, prigionieri e succubi dei nostri automatismi emotivi involontari che stabiliscono chi e cosa ci piace o ci fa soffrire, di chi e cosa abbiamo o non abbiamo bisogno, cosa vogliamo o non vogliamo, con chi vogliamo interagire o non interagire, come vogliamo interagire, cosa possiamo o non possiamo fare, cosa dobbiamo o non dobbiamo fare, cosa vale la pena di fare.

Se credete di aver capito l'idea, potete non leggere oltre. Continuando a leggere troverete esempi degli infiniti modi in cui i nostri automatismi ci condizionano, e potrete fare un esame di coscienza su vari aspetti del vostro comportamento.

I nostri automatismi stabiliscono, ad esempio, se essere allegri o tristi, teneri o aggressivi, sereni, arrabbiati, entusiasti o depressi, sicuri o dubbiosi, obbedienti o ribelli, accoglienti o chiusi, curiosi o annoiati, vigorosi o stanchi, ottimisti o pessimisti, motivati o disperati, sinceri o bugiardi, grati o ingrati, vili o eroi. A chi essere fedeli e chi tradire. Chi e cosa amare o odiare, se pensare o non pensare, a cosa pensare, chi o cosa guardare o non guardare, se ricordare o dimenticare, cosa ricordare, se essere distratti o attenti, a cosa essere o non essere attenti. Cosa costruire o distruggere, cosa cercare o fuggire. Cosa è bello o brutto, buono o cattivo, giusto, ingiusto o sbagliato, cosa è grande o piccolo, importante o non importante, utile, inutile o dannoso, cosa accettare o rifiutare, includere o escludere, cosa comprare o vendere, cosa gettare o conservare, chi abbandonare o non abbandonare. Di cosa aver paura o non averla, di chi o cosa innamorarci, cosa prendere o lasciare, chi e cosa apprezzare o disprezzare, chi lodare o biasimare.

Con chi allearci, chi combattere, chi difendere o offendere, chi imitare o non imitare, di chi avere compassione o non averla. A cosa credere o non credere. Di chi fidarci o diffidare, di cosa essere fieri o vergognarci, chi premiare o punire, quali tradizioni celebrare o ripudiare, chi giudicare o non giudicare, chi condannare o assolvere, chi perdonare o non perdonare, chi incolpare o giustificare, chi aiutare o non aiutare, con chi essere generosi o non esserlo, chi sfruttare o non sfruttare, di chi servirci o non servirci, chi diffamare o non diffamare, di chi essere gelosi o non gelosi, di chi essere invidiosi o non invidiosi, chi cercare o non cercare di superare, di chi vendicarci, chi vogliamo affrontare o non affrontare, a chi o cosa conformarci o non conformarci, quali mode seguire o non seguire, quali problemi porci o non porci, quali rischi correre o non correre, con chi e a quali giochi vogliamo giocare o non giocare, cosa mostrare o nascondere, cosa dire o tacere, chi e cosa scegliere, cosa chiedere o non chiedere, cosa rispondere alle domande, cosa esigere, cosa leggere o non leggere, studiare o non studiare.

Se essere socievoli o misantropi, se vogliamo stare soli o insieme ad altri, se vogliamo o non vogliamo fare quello che fanno gli altri. In compagnia di chi vogliamo stare o non stare, con chi vogliamo socializzare o non socializzare. Se essere rigidi o flessibili, cosa uccidere, lasciar morire o salvare. Chi rispettare, chi difendere, chi ignorare, chi respingere, chi insultare, chi derubare, chi aggredire, a chi offrirci o negarci, con chi fare sesso, se avere o non avere un'erezione, a cosa essere sensibili o insensibili. Cosa vedere o non vedere, cosa sognare, immaginare, cosa ci attrae o repelle, cosa intuire o non intuire, cosa comprendere o non comprendere, cosa criticare o non criticare, chi crediamo di essere, quali diritti e doveri crediamo di avere, di cosa ci sentiamo o non ci sentiamo responsabili, quali interessi abbiamo o non abbiamo, chi vogliamo essere, quali problemi vogliamo risolvere o evitare, cosa ci aspettiamo o non ci aspettiamo dagli altri. Di cosa scherzare o non scherzare, ridere o non ridere, piangere o non piangere. Come interpretare ciò che percepiamo. A chi legarci o non legarci, con chi impegnarci o non impegnarci, a quali attività o incontri partecipare o non partecipare, a chi o cosa appartenere o non appartenere, cosa mantenere o cambiare. Come divertirci, come riposare, come curarci.

La sede e il controllo della volontà

2016-08-07   Psicologia
Io voglio ciò che voglio, tuttavia, chi decide ciò che voglio non sono io, ma un agente dentro di me che non posso comandare. Nel breve periodo io posso solo decidere se fare ciò che voglio o non farlo. Nel medio e lungo periodo posso iniziare una psicoterapia o cambiare ambiente sociale per modificare, nel tempo, ciò che voglio.

Psicologia e romanzi

2016-08-07   Psicologia
La psicologia è teoria e analisi; il romanzo (come anche la poesia) è applicazione pratica e sintesi.

Far parte di un sistema sociale

2016-08-08   Interagire   |   Appartenere
Abbiamo tutti bisogno di essere parte attiva di un sistema sociale, con le sue regole e modalità di interazione. Esempi di sistemi sociali: una coppia, una famiglia, un gruppo, una schiera, un esercito, una folla, una tifoseria, il pubblico di uno spettacolo, una clientela, un elettorato, una banda di delinquenti, una società, un'associazione, una comunità, un club, un'organizzazione, un'impresa, un progetto, un movimento, una confraternita, una classe di studenti, un comitato, un'alleanza, un'amicizia, un'economia, un coro, un'orchestra ecc.

Far parte di un sistema sociale significa appartenere ad esso, esserne tributari e rinunciare a certe libertà, assumere doveri e diritti particolari, dal momento che ogni sistema ha le sue regole (forme, norme e valori) e solo chi le rispetta vi può appartenere.

Nell'appartenere ad un sistema sociale possiamo conformarci alle sue regole d'interazione convenzionali, oppure tentare di trasgredirle e sostituirle con nuove regole più congeniali, cercando di convincere gli altri membri del sistema ad adottarle. Ma se queste vengono rifiutate veniamo esclusi dal sistema. Cambiare è sempre rischioso.

Dio ti benedica?

2016-08-09   Religione
Sarebbe più giusto e significativo, anziché "Dio ti benedica", dire "io ti benedico". Se uno dice "io ti benedico" si assume la responsabilità della benedizione, e chi la riceve ottiene un omaggio reale, una dimostrazione di stima e affetto, e quindi di buona reputazione, da una persona reale, non da una figura che non esiste o non si cura di lui o non ha tempo né voglia di ascoltare o esaudire tutti gli auguri che in suo nome vengono irresponsabilmente pronunciati. Inoltre, dire "Dio ti benedica" ad un non credente potrebbero essere percepito come offensivo, ironico, o ridicolo.
Ma uno che dice "io ti benedico" passa per arrogante e presuntuoso. Questa è la cultura in cui viviamo

Il bene e il male che possiamo fare al prossimo e ricevere da lui

2016-08-11   Etica
Io posso fare al mio prossimo, e ottenere da lui, del bene e del male, cioè cose che procurano, rispettivamente, piacere e dolore. Quali sono i criteri e i meccanismi per cui un individuo fa del bene o del male al suo prossimo? Perché si fa del male? Perché non si fa solo del bene?

Diritti e doveri. Economia delle aspettative.

2016-08-12   Interagire
Le interazioni tra esseri umani sono insoddisfacenti quando non c'è corrispondenza tra le reciproche aspettative. Cioè quando l'uno si aspetta dall'altro dei comportamenti che l'altro non è disposto ad adottare. Avviene infatti spesso che l'uno tende ad attribuire all'altro dei doveri e delle responsabilità, e a se stesso dei diritti e delle libertà, che l'altro non riconosce o riconosce in misura insufficiente. In altre parole, ognuno vorrebbe dall'altro più di quanto l'altro sia disposto a dargli.

Il problema è aggravato dal fatto che spesso uno considera le proprie aspettative nei confronti dell'altro, come diritti e, di riflesso, come doveri dell'altro nei propri confronti, dando luogo, quando le aspettative vengono disattese, a rivendicazioni e risentimenti più o meno profondi e duraturi.

I rapporti umani sarebbero più facili e soddisfacenti se si evitasse di vederli in termini di diritti e/o doveri naturali. Infatti, diritti e doveri non esistono a priori, ma dovrebbero essere il risultato di negoziazioni, contratti o accordi espliciti, così che non ci siano fraintendimenti su di essi e ognuno possa scegliere, senza farsi illusioni e senza pretese irrealistiche, le persone più adatte con cui interagire.

Come ci vogliono gli altri, come vogliamo gli altri

2016-08-12   Bisogni
Dato che abbiamo bisogno degli altri per sopravvivere e avere una vita piacevole, non possiamo ignorare ciò che gli altri si aspettano o desiderano da noi.

Il problema nasce quando ci accorgiamo che siamo diversi da come gli altri ci vorrebbero o che non siamo disposti a dare agli altri o a fare per gli altri ciò che essi vorrebbero o esigono da noi.

In tal caso occorre valutare la possibilità di compromessi, sfruttando il fatto che anche noi siamo "altri" per gli altri, cioè che anche gli altri hanno bisogno di noi, e che anche noi abbiamo delle aspettative e dei desideri nei confronti degli altri. Perciò anche a gli altri potrebbe convenire un compromesso in cui uno rinuncia a qualche aspettativa e/o accetta di soddisfare qualche aspettativa dell'altro.



Cambiamenti cognitivi e subcognitivi. Differenze di tempi e cause.

2016-08-12   Psicologia
Un cambiamento nella parte conscia della psiche (cambiamento cognitivo) non comporta automaticamente un analogo cambiamento nella parte inconscia (cambiamento subcognitivo). Infatti, mentre un cambiamento cognitivo può essere istantaneo, o comunque molto rapido, un cambiamento subcognitivo ha bisogno di tempi piuttosto lunghi e soprattutto di un certa quantità e qualità di esperienze perché si produca. In altre parole, per cambiare i nostri automatismi mentali e in particolare le nostre reazioni emotive, abbiamo bisogno di tempi analoghi a quelli che ci sono voluti per formare tali automatismi, e di esperienze analoghe a quelle che hanno causato la loro formazione (con cariche emotive differenti). Invece, per provocare un cambiamento cognitivo può bastare un'immagine, un'idea, un pensiero, o la lettura di una frase.

La questione Renzi

2016-08-12   Politica
La questione non è se Renzi sia capace o incapace, democratico o autoritario, onesto o disonesto, ma se vi sia oggi un politico italiano più capace di lui nei fatti (a parole sono tutti bravi). Governare circondati da una massa di corrotti, e/o ingenui e/o incapaci non è facile. I nomi! Bisogna fare i nomi di coloro che sono in grado di sostituirlo senza peggiorare la situazione.

La struttura delle interazioni umane. Strutturalismo interazionale. Interazioni strutturate.

2016-08-13   Interagire   |   Valenza sociale
L'interazione tra due esseri umani può essere più o meno strutturata, cioè più o meno conforme a dei codici formali, i quali possono essere più o meno condivisi o convenuti implicitamente o esplicitamente. Le particolari strutture adottate (per lo più inconsciamente) in un'interazione forniscono il significato dei segnali e dei simboli che vengono emessi e percepiti durante l'interazione stessa, e stabiliscono i relativi limiti, libertà, obblighi, divieti, aspettative e conseguenze previste.

Ogni forma, norma, valore culturale costituisce un fattore potenzialmente strutturante delle interazioni umane. Le strutture interazionali includono i linguaggi, le religioni, le tradizioni, le mode, le leggi, i canoni etici ed estetici ecc.

Ogni individuo apprende una o più strutture interazionali sin dai primi giorni di vita, grazie alle interazioni con i propri genitori e con tutte le altre persone con cui si trova ad interagire.

Imparare ad interagire significa imparare strutture interazionali, che sono diverse da cultura a cultura e dipendono dalle particolari persone con cui l'individuo interagisce, ognuna delle quali, interagendo con lui, gli trasmette implicitamente (con l'esempio pratico) o esplicitamente (con l'insegnamento formale) le strutture interazionali da lei, a sua volta, apprese.

Una struttura interazionale può essere negoziata o adottata spontaneamente, unilateralmente, per lo più inconsciamente.

Il comportamento umano "pubblico", anche quello che non comporta un'interazione diretta con altri, ha una valenza sociale in quanto è "spendibile" socialmente e caratterizza socialmente chi lo esercita, e, come tale, è socialmente strutturato.

Un essere umano, avendo assolutamente bisogno degli altri per sopravvivere,  non è mai mentalmente solo perché anche nella solitudine la sua mente si prepara ai prossimi incontri o scontri con gli altri. Tutto egli fa per gli altri, con loro, per servirsi di loro o difendersi da loro. Prepararsi alle prossime interazioni col prossimo significa mettere a punto le proprie strategie sociali, le quali sono basate su particolari strutture interazionali. Si tratta, cioè, di scegliere le strutture interazionali ottimali e applicarle nel modo ottimale per ottenere i massimi vantaggi e i minimi svantaggi sociali.

Perché chi è solo è solo? Le ragioni della solitudine

2016-08-15   Solitudine
NOTA: questa è una bozza che aggiornerò tenendo conto dei vostri commenti e suggerimenti. Si tratta di una semplice analisi delle possibili cause della solitudine, che non propone soluzioni, ma solo spunti di riflessione.

I motivi (soggettivi o oggettivi) per cui uno si trova solo (volente o nolente) secondo me possono essere riassunti in due parole: egoismo e ignoranza. Facendo un'analisi più approfondita, tali motivi possono essere riconducibili ad uno o più dei dei seguenti fattori:

  • paura che il prossimo gli tolga o faccia perdere qualcosa (libertà, tempo, denaro, spazio ecc.)

  • paura che il prossimo gli faccia del male (violenza fisica o verbale, inganno, furto, sfruttamento, diffamazione, insulto, derisione ecc.)

  • paura che il prossimo lo domini, lo costringa ad essere diverso da come è o vuole essere

  • paura di essere rifiutato, emarginato, giudicato, condannato

  • paura di essere punito per le proprie idee e opinioni, per la propria libertà dalle norme sociali, per la propria non conformità, paura di essere scoperto

  • conflitto di interessi, competizione, desiderio di superare il prossimo

  • selezione sociale, scarsità di risorse o di attributi desiderabili (bellezza, ricchezza, salute, intelligenza, cultura ecc.)

  • scarsità di abilità sociali, non conoscenza pratica delle regole sociali, costumi, norme, forme, mode, valori comuni

  • carattere asociale, violento, irritante, pedante, petulante, vittimista, moralista, pretenzioso, invadente, volgare, rude, prevaricatore, noioso, insignifante, fastidioso

  • differenze di temperamento, carattere, intelligenza, cultura, lingua, istruzione, gusti, interessi, filosofia, religione, canoni etici ed estetici

  • mancanza di empatia, indifferenza emotiva, scarsa sensibilità, mancanza di interesse per gli altri

  • percezione negativa dei comportamenti e discorsi del prossimo in quanto noiosi, banali, disgustosi o nocivi

  • disturbi psichici, nevrosi, fobia sociale, paranoia ecc.


Segue un brainstorming di motivi per cui uno può trovarsi solo, da cui ho ricavato la sintesi sopra esposta:

  • perché troppo diverso dagli altri

  • perché ha interessi e gusti troppo diversi dagli altri

  • perché ha esigenze troppo diverse dagli altri

  • perché ognuno cerca di dominare, controllare o sfruttare il prossimo, ma non vuole essere da lui dominato, controllato o sfruttato

  • perché in passato ha subito violenze dal prossimo

  • perché ha paura del prossimo

  • perché è molto selettivo e cerca sempre persone più interessanti di quelle che incontra

  • perché ha paura di perdere la libertà in quanto la relazione sociale comporta una limitazione della libertà stessa

  • perché ha paura di impegnarsi

  • perché ha paura di essere rifiutato o emarginato

  • perché ha paura di essere giudicato o disprezzato

  • perché ha paura di essere punito per ciò che pensa del prossimo

  • perché ha un complesso di inferiorità

  • perché non ha abilità sociali, non conosce le regole dell'interazione sociale

  • perché non ha nulla da offrire al prossimo

  • perché è avaro

  • perché è timido

  • perché ha un aspetto o un odore repellente

  • perché è rozzo o volgare

  • perché non piace a nessuno

  • perché è arrogante

  • perché è antipatico a tutti

  • perché nessuno si fida di lui

  • perché non rispetta il prossimo

  • perché è misantropo

  • perché ha una fobia sociale

  • perché cerca un tipo di relazione irreale, perfetta, impossibile

  • perché pensa di essere sempre in credito e mai in debito di riconoscenza

  • perché non capisce i bisogni altrui

  • perché pensa di non aver bisogno di nessuno

  • perché ha paura che il prossimo gli chieda qualcosa

  • perché ha uno stile di vita incompatibile con quello del prossimo

  • perché disprezza il prossimo

  • perché non trova la persona "giusta" e non scende a compromessi

  • perché pensa di meritare compagnie migliori di quelle che trova

  • perché è perfezionista

  • perché è un disadattato

  • perché non vuole condividere le sue cose con altri

  • perché è depresso

  • perché è malinconico

  • perché la sua cultura d'origine è incompatibile con quella in cui vive attualmente

  • perché sente di non appartenere a nessun gruppo sociale

  • perché è possessivo o invadente

  • perché non si interessa di nessuno

  • perché non è capace di amare

  • ecc.


Chi soffre di solitudine?

2016-08-16   Solitudine
Pochi hanno il coraggio di dichiarare che soffrono di solitudine, come se si trattasse di una menomazione, di una dimostrazione di fallimento. Alcuni si autoingannano al punto di credere di goderne, come se fosse uno stato voluto. In realtà, come dice il noto proverbio tanto banale quanto profondo, si preferisce stare soli che male accompagnati.

Prove di normalità

2016-08-17   Poesia
Mi preparo ai prossimi incontri
facendo prove di normalità.
Sarebbe stupido allarmare il prossimo
mostrandogli i miei poteri.
Per tutti sarò Normalman il timido, l'innocuo.

Sulle masse e la democrazia (di Henri-Frédéric Amiel)

2016-08-18   Massa
"Le masse saranno sempre al di sotto della media. La maggiore età si abbasserà, la barriera del sesso cadrà, e la democrazia arriverà all’assurdo rimettendo la decisione intorno alle cose più grandi ai più incapaci. Sarà la punizione del suo principio astratto dell’Uguaglianza, che dispensa l’ignorante di istruirsi, l’imbecille di giudicarsi, il bambino di essere uomo e il delinquente di correggersi. Il diritto pubblico fondato sull’uguaglianza andrà in pezzi a causa delle sue conseguenze. Perché non riconosce la disuguaglianza di valore, di merito, di esperienza, cioè la fatica individuale: culminerà nel trionfo della feccia e dell’appiattimento. L’adorazione delle apparenze si paga." [Henri-Frédéric Amiel]

Le ragioni inconsce di fascisti, xenofobi, omofobi

2016-08-18   Inconscio   |   Odio
Nell'inconscio di uno xenofobo, omofobo o fascista c'è probabilmente una logica simile a questa: "Se io faccio di tutto per essere accettato e rispettato dagli altri comportandomi in un certo modo, conformandomi a certe norme e valori, rinunciando a certe libertà e poi arrivano gli immigrati (specialmente i mussulmani), gli omosessuali, gli hippy, con costumi, comportamenti e valori completamente diversi dai mei, e queste persone vengono accettate, rispettate, aiutate, allora io mi sento tradito, ingannato, emarginato e odio queste persone così diverse da me e coloro che e li proteggono, perché con la loro protezione dimostrano che tutti i miei sforzi per essere normale sono stati inutili, anzi controproducenti. E allora provo un profondo risentimento verso tutti i diversi e chi li rispetta, chi non li odia come li odio io."

Il peggior nemico della democrazia è la democrazia stessa

2016-08-18   Politica
Permettere a tutti, senza distinzioni, di votare (in nome del principio di Uguaglianza), alla lunga può distruggere la democrazia. Infatti, se a comandare sono gli eletti dai meno capaci, meno istruiti, meno saggi, meno volenterosi, meno coscienziosi, meno onesti, meno rispettosi delle leggi, ci dobbiamo aspettare malgoverno e degrado morale. Infatti l'uomo medio è poco istruito, conformista, pigro, egoista e poco motivato alla crescita personale. In una parola: mediocre. La democrazia è la dittatura della mediocrità. Cionnonostante, credo che una dittatura fascista o comunista sia ancora peggio.

Io sarei favorevole ad una democrazia in cui possono votare solo quelli che hanno superato un esame di educazione civica, cultura generale e alfabetismo funzionale.

La pari dignità di tutti come esseri umani, l'eguaglianza universale dei diritti, sono un'altra cosa, sulla quale non si discute. Per fare un esempio di esclusione accettabile, in certe facoltà universitarie c'è il numero chiuso e possono entrare solo i migliori. Questo non significa che gli esclusi non siano persone degne o non meritino rispetto.

"Le masse saranno sempre al di sotto della media. La maggiore età si abbasserà, la barriera del sesso cadrà, e la democrazia arriverà all’assurdo rimettendo la decisione intorno alle cose più grandi ai più incapaci. Sarà la punizione del suo principio astratto dell’Uguaglianza, che dispensa l’ignorante di istruirsi, l’imbecille di giudicarsi, il bambino di essere uomo e il delinquente di correggersi. Il diritto pubblico fondato sull’uguaglianza andrà in pezzi a causa delle sue conseguenze. Perché non riconosce la disuguaglianza di valore, di merito, di esperienza, cioè la fatica individuale: culminerà nel trionfo della feccia e dell’appiattimento. L’adorazione delle apparenze si paga." [Henri-Frédéric Amiel]

Schiavi delle aspettative di piacere e dolore

2016-08-19   Mappa cognitivo-emotivo-motiva
Siamo tutti schiavi delle aspettative di piacere e dolore in quanto la natura ci fa fare quello che vuole attraverso tali leve. Siccome tutti inseguiamo il piacere e fuggiamo il dolore (non mi riferisco solo a piaceri e dolori fisici, ma anche a quelli sentimentali, intellettuali, morali ecc.) e siccome nel nostro cervello (più esattamente nella nostra mappa cognitivo-emotiva), ad ogni idea o ipotesi di azione è associata una connotazione di piacere o dolore più o meno intenso, finiamo sempre per scegliere ciò che riteniamo possa portarci il massimo piacere e il minimo dolore nel breve o nel lungo termine. In altre parole, siamo tutti automi i cui programmi si sono sviluppati attraverso l'associazione di piacere o dolore alle esperienze passate. L'aspettativa del piacere o dolore legata ad ogni idea o ipotesi d'azione è ciò che determina le nostre scelte e le nostre credenze.

Miei aforismi selezionati e pubblicati da Aforismario.net

2016-08-20   Citazioni e aforismi   |   Bruno Cancellieri
Dei miei aforismi pubblicati in dixxit.info fino al 15/8/2016, il sito aforismario.net ha selezionato e pubblicato i seguenti:

  1. A chi ha avuto un passato difficile e un presente deludente non resta che la nostalgia del futuro.

  2. Agita la mente prima dell'uso.

  3. Auto epitaffio: Invece di viverla, passò la vita cercando di capirla.

  4. C'è arroganza e una certa ipocrisia anche nel dire "so di non sapere".

  5. C'è qualcosa di più pericoloso delle armi di distruzione di massa: le armi di distrazione di massa.

  6. Che Dio ami gli esseri umani mi sembra la balla più colossale della storia, basata unicamente sul desiderio che ciò sia vero, nonostante le infinite prove contrarie.

  7. Chi cerca di superare se stesso viene fatalmente percepito, dalla maggioranza delle persone, come uno che cerca di superare gli altri.

  8. Chi non condanna il male ne è complice.

  9. Ci dividono le differenze di sentimenti, più che le differenze di idee.

  10. Ci sono molte religioni per cui uccidere è un grave peccato, tranne quando lo si fa in nome di Dio, nel qual caso si ha diritto ad un premio.

  11. "Credere, obbedire, combattere" è stato sostituito da "Credere, obbedire, comprare". Siamo infatti tutti più o meno manipolati da preti, politicanti e commercianti.

  12. Credo di avere un dubbio, ma non ne sono sicuro.

  13. È felice chi crede di esserlo.

  14. È stupido rimproverare uno stupido di essere tale.

  15. Finché c'è speranza c'è vita.

  16. Homo homini ignarus.

  17. Homo sapiens? Homo ignarus!

  18. I voti degli stupidi sono indispensabili per vincere le elezioni.

  19. Il dramma della democrazia è che i voti degli stupidi e dei disonesti contano come gli altri, e sono in maggioranza.

  20. Il mio corpo non mi appartiene, sono io che gli appartengo.

  21. Il papa si fa chiamare "santità". Basterebbe questo per dimostrare che il cattolicesimo è una truffa.

  22. Il più grande nemico dell'umanità è l'umanità stessa.

  23. Il tribunale della natura mi ha condannato a morte ma non ha specificato il giorno dell'esecuzione.

  24. La condanna a morte di Socrate ci dice quanto sia pericoloso dimostrarsi più saggi dei propri interlocutori.

  25. La felicità è sempre un’illusione, anche quando la si raggiunge.

  26. La gente ha paura di chi non ha paura.

  27. La giustizia la vuole chi non ha il potere.

  28. La psiche è piena di categorie opposte, contrastanti, dissonanti, antagoniste, mutualmente esclusive. Quanto più si riesce a conciliare gli opposti, tanto più si è liberi, forti, produttivi, sani e sereni.

  29. La saggezza consiste nel non perdere di vista tutto il resto quando si guarda una parte del tutto.

  30. La storia della filosofia è piena di perle miste ad aria fritta. Il nostro compito è distinguere le une dall'altra.

  31. La verità è molto più complicata della falsità. Per questo la falsità è più popolare.

  32. Le paure ci limitano, specialmente quelle inconsce, specialmente la paura della vergogna, del giudizio, della sofferenza e la paura della stessa paura.

  33. Le persone normali non dicono mai quello che pensano veramente, solo i pazzi e gli sprovveduti lo fanno. Per questo c'è più realtà nei romanzi che nelle normali conversazioni.

  34. Le poesie sono collages di parole.

  35. Le scienze uniscono, le religioni dividono.

  36. L'importante è sapere cosa è importante.

  37. L'Italia sarebbe un paese meraviglioso se non ci fossimo noi italiani.

  38. L'unico modo per non scontentare nessuno è non essere mai esistito.

  39. L'uomo è fondamentalmente infelice perché è una bestia a cui non è consentito comportarsi come tale.

  40. L'uomo è un animale domestico.

  41. L'uomo è un animale metaforico.

  42. Mi piace definire la saggezza come la capacità di comprendere in ogni momento le esigenze e le richieste che provengono dal proprio corpo, dal proprio inconscio, dalle altre persone e dalla natura, e di adottare il comportamento più efficace, e il miglior compromesso possibile in caso di conflitti, per soddisfarle.

  43. Nietzsche diceva: diventa ciò che sei. Il problema è sapere ciò che si è. Quasi nessuno lo sa ma quasi tutti si illudono di saperlo.

  44. Noi introversi siamo tutti esperti di solitudine.

  45. Non c'è nulla di più noioso che le risposte senza domanda.

  46. Non si va da uno psicoterapeuta lacaniano per guarire da una nevrosi, ma per farne un'opera d'arte.

  47. Non siamo mai mentalmente soli perché anche nella solitudine la nostra mente si prepara ai prossimi incontri o scontri con gli altri. Tutto si fa per gli altri, con loro, per servirci di loro o difenderci da loro.

  48. Ognuno adotta i principi morali che lo assolvono.

  49. Ognuno è il centro dell'universo.

  50. Per la maggior parte della gente sbagliare insieme è meglio che avere ragione da soli. Questo spiega perché l'umanità si trova ancora in uno stato disastroso.

  51. Per piacere a Dio e agli esseri umani occorre offrire loro, in sacrificio, la propria libertà di pensare, sentire, agire.

  52. Più si è stupidi e meno si è consapevoli di esserlo.

  53. Qualcuno chiede perdono per il male che ha fatto. Nessuno per il bene che non ha fatto.

  54. Quanti mostri, quanti miserie, quante tragedie, quanta infelicità si nasconde dietro le facciate della normalità.

  55. Quasi nessuno è disposto a cambiare ma quasi tutti vorrebbero che gli altri cambino.

  56. Quasi tutti misurano il valore delle cose dal successo che esse hanno già riscosso.

  57. Ragionare è semplice, vivere è complicato.

  58. Se Dio è sommo bene, o non è onnipotente, oppure anche il diavolo lo è. Ma non credo che possano esistere due esseri onnipotenti, perché ognuno toglierebbe potere all'altro, a meno che non siano perfettamente d'accordo. Resta dunque una possibilità: che Dio non sia sommo bene.

  59. Se Dio esistesse non avrebbe bisogno di intermediari.

  60. Se si vuole volare tutti insieme, non bisogna volare troppo in alto.

  61. Selfie: strumento di comunicazione di chi non ha nulla da comunicare, non sa comunicare e sente il bisogno di ricordare agli altri che esiste.

  62. Si può fare del male anche senza fare nulla.

  63. Sia fatta la volontà della natura.

  64. Siamo tutti diversamente umani.

  65. Siamo tutti matti ma pochi lo sanno.

  66. Siamo tutti personaggi tragicomici, specialmente quelli che non ne sono consapevoli.

  67. Smettere di dare è come togliere.

  68. Socrate diceva che saggio è colui che sa di non sapere, io aggiungo che saggio è colui che sa di non essere libero di pensare e volere.

  69. Sono sicuro solo di una cosa: che nulla è sicuro.

  70. Tutte le religioni dividono (e discriminano) la gente in fedeli e infedeli, la scienza, invece, unisce.

  71. Tutti vorrebbero un mondo migliore, ma ognuno aspetta che siano gli altri a cambiare.

  72. Vorrei essere normale, ma non trovo norme che abbiano senso.


http://www.aforismario.net/2015/10/aforismi-inediti-autori-1.html


I continenti del mondo emotivo

2016-08-20   Mappa cognitivo-emotivo-motiva
Nel profondo della mente il mondo è diviso nei seguenti continenti (= "contenenti") emotivi:

  1. piaceri competitivi

  2. piaceri cooperativi

  3. piaceri liberi

  4. cose neutre

  5. dolori competitivi

  6. dolori cooperativi

  7. dolori liberi

Il continente dei piaceri competitivi contiene cose piacevoli che possono essere ottenute solo superando una competizione o conflitto con il prossimo o con il suo permesso.




Il continente dei piaceri cooperativi contiene cose piacevoli che possono essere ottenute solo grazie alla collaborazione, benevolenza o aiuto da parte del prossimo.





Il continente dei piaceri liberi contiene cose piacevoli che possono essere ottenute senza entrare in competizione o conflitto col prossimo e anche senza la sua collaborazione, benevolenza, aiuto o permesso.





Il continente delle cose neutre contiene tutte le cose che non sono né piacevoli né dolorose.





Il continente dei dolori competitivi contiene cose dolorose causate dalla volontà del prossimo con il quale si è in competizione o conflitto.





Il continente dei dolori cooperativi contiene cose dolorose causate dalla mancata cooperazione, benevolenza o aiuto da parte del prossimo.





Il continente dei dolori liberi contiene cose dolorose non causate dalla volontà del prossimo né dalla mancata cooperazione, benevolenza o aiuto da parte di esso.


Vedi anche Teoria della mappa cognitivo-emotiva.




La mia religione

2016-08-21   Piacere e dolore
La mia religione comprende due numi: la dea del piacere e il dio del dolore.

La visione dell'invisibile

2016-08-21   Inconscio
Quando si discute di etica, ognuno si aggrappa alla propria visione dell'invisibile come ad un salvagente, temendo che questo gli venga tolto. Ognuno sente il bisogno di criticare il pensiero dell'altro per difendere il proprio, come se le idee altrui fossero una minaccia per la propria integrità e reputazione. Fraintendere l'interlocutore, distorcere o estremizzare il senso delle sue parole per poterle squalificare è una forma di autodifesa molto comune. Tutto questo è involontario, inconscio, automatico. Lo fanno tutti, anche io.

Valori umani

2016-08-21   Valutare
Per un essere umano, ad eccezione di ciò che favorisce la sua sopravvivenza, che gli procura un piacere o allontana un dolore, ha valore solo ciò che può scambiare con altri, nella misura in cui può farlo. In altre parole, per un individuo ha valore solo ciò a cui altri individui attribuiscono valore.

Una selezione di Haiku

2016-08-21   Poesia
Di Matsuo Basho

Vieni, andiamo,
guardiamo la neve
fino a restarne sepolti.

Il canto delle cicale
non da’ segno
del loro vicino morire.

Verrà quest’anno la neve
che insieme a te
contemplai?

Ammalato nel mio viaggio,
il sogno percorre
pianure aride.

La prima neve
piega appena
le foglie dell’asfodelo.

Nobiltà di colui
che non deduce dai lampi
la vanità delle cose.

Non ti dimenticare
i fiori del susino
nel folto del bosco.

In questa terra
sono tutte vive
le cose che appaiono agli occhi.

Attraverso la landa d’estate
ci guida un uomo che porta
un fascio di fieno sul dorso.

Foglie cadute
nel giardino del dio,
trascurato nell’assenza.

Risvegliati, risvegliati!
farò di te un’amica,
farfalla che dormi.

L’ aroma sottile
di fiori sconosciuti
da ignote piante fiorite!

La farfalla
cambia dimora sul salice
ad ogni soffio di vento.

Maestà della quercia
noncurante
dei fiori!

L’erba estiva!
È tutto ciò che rimane
del canto dei guerrieri


Di altri autori

Tra la folta erba
di Saga,
tombe di belle donne.
[Shiki]

Senza nome,
l'erbaccia cresce in fretta
lungo il fiume.
[Chiun]

La lunga notte,
il rumore dell'acqua,
dicono quel che penso.
[Gochiku]

Albeggia,
nelle acque basse nuotano i pesci
sfuggiti ai cormorani.
[Yosa Buson]

In un villaggio di cento case
nemmeno un cancello
senza il suo crisantemo.
[Yosa Buson]

Tristezza:
per il bambino ammalato
una gabbia di lucciole.
[Yoshikawa Ryota]

Kaki di montagna:
è la madre a morderne
le parti aspre.
[Kobayashi Issa]

Paradisi ed inferni
sono vecchia mobilia
fatiscente.
[Hakuin]

Vi sono scorciatoie
nel cielo,
luna d'estate?
[Sute Jo]

In questo mondo
anche le farfalle
devono guadagnarsi da vivere.
[Kobayashi Issa]

Accatastata per il fuoco,
la fascina
comincia a germogliare.
[Boncho]

Nel campo dei meloni
il ladro, la volpe,
s'incontrano faccia a faccia.
[Taigi]

La prima cicala:
la vita è
crudele, crudele, crudele.
[Issa]

La mappa cognitivo-emotiva del nevrotico

2016-08-24   Mappa cognitivo-emotivo-motiva
Il nevrotico è uno che ha una mappa del piacere e del dolore (più esattamente "mappa cognitivo-emotiva") sbagliata, nel senso che, nella sua mente, a certe cose è associata un a certa aspettativa di piacere o dolore mentre nella realtà dei fatti, nel breve o lungo termine, quelle cose producono risultati sentimentali opposti a quelli attesi.

Si potrebbe dire che il nevrotico cerca o trova il piacere in ciò che gli porterà dolore e/o viceversa. In altre parole, il nevrotico, in un certo modo e in una certa misura, ha paura del piacere ed è attratto dal dolore.

La psicoterapia dovrebbe servire a rilevare e correggere gli errori della mappa cognitivo-emotiva del paziente.

Incantatori

2016-08-25   Politica   |   Manipolazione mentale
Il popolo non impara mai. Dopo ogni sconfitta, cerca il prossimo incantatore.

Donald Trump. In nomen omen

2016-08-26   Dominare
Credo che uno dei motivi del successo di Donald Trump sia il suo nome. Infatti "Trump" in italiano si traduce "briscola" e il verbo "to trump" si traduce "comandare". Immaginate un italiano di cognome Briscola. Chi dubiterebbe della sua leadership? Chi non lo voterebbe?

Should philosophy be on Youtube?

2016-08-26   Filosofia
"Umanizzare" la filosofia grazie a internet e ad un linguaggio comprensibile da tutti. Una filosofia "per pochi" è una cattiva filosofia, che serve a dividere anziché unire, a distinguere quei pochi in grado di capirla da tutti gli altri. Un interessante discorso sull'inutile astrusità di molti filosofi.

http://www.thebookoflife.org/the-humanities-on-tv/

Punto di partenza

2016-08-27   Religione   |   Dio
Nel ragionare del credente, Dio non è il punto di arrivo, ma di partenza.

L'espressione del dissenso

2016-08-27   Confliggere
Da un punto di vista semantico-emotivo (verbale o non verbale) ci sono tanti modi diversi di esprimere dissenso cognitivo o dissonanza affettiva. Eccone alcuni: pacatamente, rispettosamente, scherzosamente, seriamente, ironicamente, sarcasticamente, vagamente, puntualmente, dubitativamente, drammaticamente, indignatamente, moralisticamente, tragicamente, aggressivamente, cattedraticamente, dogmaticamente, vittimisticamente, pedantemente, offensivamente, arrogantemente, modestamente, umilmente, rigidamente, esplicitamente, implicitamente, indirettamente, nervosamente, rabbiosamente, sprezzantemente, bellicosamente ecc.

Al fine di evitare sterili polemiche o offese, credo che il modo migliore di esprimere dissenso sia: pacatamente, rispettosamente, senza drammatizzare, senza giudicare l'interlocutore o chi non condivide la propria opinione e senza pensare di possedere la verità assoluta. Con tanti punti interrogativi, senza punti esclamativi e senza parole tutte maiuscole o in grassetto.

Conoscenza delle mappe cognitivo-emotive

2016-08-29   Mappa cognitivo-emotivo-motiva
Ogni essere umano ha una sua personale mappa cognitivo-emotiva del mondo, che usa inconsciamente per "navigare", cioè per fare le sue scelte comportamentali. La conoscenza delle mappe emotive propria e altrui è essenziale per avere buone relazioni col prossimo.

Vedi Teoria della mappa mentale.

Libertà vs. serenità

2016-08-29   Libertà
I sorrisi sui volti di certi monaci e certe monache dimostrano quanto la rinuncia alla libertà possa essere per certe persone fonte di serenità.

Sui fondamenti dell'etica

2016-08-29   Religione
Io non so cosa sarà di noi dopo la morte, ma so benissimo che se ti do un pugno o ti respingo ti faccio male. Allora su cosa vogliamo fondare la nostra etica, su quello che avverrà dopo la morte o sul male (e il bene) che ci possiamo fare l'uno all'altro col nostro comportamento?

La banalità del piacere e del dolore

2016-08-31   Filosofia   |   Psicologia
Se mi limitassi a dire che ogni individuo ha i suoi gusti, che gli piacciono certe cose e non gli piacciono certe altre, sarebbe un discorso estremamente banale. Ma se mi chiedo perché ad un essere umano piacciono certe cose e non piacciono certe altre, allora il discorso si fa arduo, complesso e controverso. E se osservo che tutto quello che la gente fa lo fa per inseguire il piacere e fuggire il dolore in tutte le loro forme più o meno fisiche (dall'orgasmo sessuale all'ascesi mistica, dal dolore di una ferita alla paura di essere respinti o di morire), allora forse su una banale considerazione e sulle risposte ad una semplice domanda si possono costruire una filosofia, un'etica e una psicologia rivoluzionarie.

Struttura e funzionamento della psiche. Valenze emotive e libero arbitrio

2016-09-01   Bisogni   |   Inconscio   |   Mappa cognitivo-emotivo-motiva   |   Valenza sociale
Io suppongo che la psiche sia strutturata e funzioni come descritto nel seguito.



La psiche si sviluppa a partire da, e in funzione di, una quantità di bisogni primari (innati) e secondari (sviluppati a seguito delle esperienze). I bisogni primari principali sono quelli di (1) sopravvivenza e salute, (2) appartenenza e integrazione sociale, (3) eros e riproduzione sessuale, (4) libertà e individuazione, (5) potenza e dominio di tutto ciò che può favorire la soddisfazione di qualunque bisogno, (6) protezione e sicurezza contro tutto ciò che può ostacolare la soddisfazione di qualunque bisogno.


La psiche è popolata da una quantità di "oggetti mentali" cioè idee, ricordi, immagini, cognizioni, sensazioni e qualsiasi altra cosa appresa attraverso esperienze e suscettibile di essere riconosciuta o pensata.



La psiche ha la capacità di provare piacere e dolore, più o meno fisici o immateriali, in varie forme e intensità. Il piacere è legato alla soddisfazione dei bisogni (primari o secondari), il dolore alla loro insoddisfazione.




Per evitare il dolore, la psiche tende a rimuovere, cioè disattivare, i bisogni di cui non riesce ad ottenere la soddisfazione,






La psiche include un sistema motivazionale conscio e uno inconscio che determinano pensieri, impulsi, volontà, desideri, interessi ecc. finalizzati alla soddisfazione dei bisogni misurata attraverso la percezione del piacere e del dolore, cioè basati sulla ricerca del piacere e l'evitamento del dolore.



Nella psiche si sviluppano un rete conscia e una inconscia, di connessioni logiche di causalità o appartenenza tra oggetti mentali.



Per effetto di tali reti di connessioni, ad ogni oggetto mentale è associata una serie di cariche (o valenze) emotive più o meno grandi, cioè aspettative di piacere o dolore legate alla soddisfazione o frustrazione di vari bisogni. C'è una valenza emotiva per ogni oggetto mentale e per ogni bisogno, vale a dire:

  • una valenza emotiva sociale, cioè legata all'appartenenza e integrazione sociale

  • una valenza emotiva vitale, cioè legata alla sopravvivenza alla salute

  • una valenza emotiva erotico-sessuale, cioè legata alla soddisfazione erotico-sessuale

  • una valenza emotiva libertaria, cioè legata all'ottenimento e mantenimento della libertà e dell'individuazione

  • una valenza emotiva dominativa, cioè legata all'ottenimento e mantenimento del potere

  • una valenza emotiva protettiva, cioè legata alla protezione contro le avversità


Il comportamento di un individuo è determinato dall'effetto combinato delle valenze emotive dei suoi oggetti mentali, che gli fanno scegliere i pensieri e le azioni che permettono di ottenere il maggiore piacere e il minimo dolore. Il calcolo viene effettuato da meccanismi inconsci e consci simultaneamente. I meccanismi inconsci sono molto più veloci e immediati, di quelli consci, e li influenzano attraverso le anticipazioni di piacere e dolore, che sono essere stesse produttrici di piacere o dolore.





Normalmente, a livello conscio l'individuo decide quello che in realtà è stato già deciso a livello inconscio. Vale a dire che l'io cosciente obbedisce alle direttive dell'inconscio anche se ha l'illusione di esercitare il libero arbitrio, e solo eccezionalmente può porre un veto alle decisioni inconsce.

Vedi anche: Teoria della mappa cognitivo-emotiva, La bellezza, la bruttezza, il bene, il male, Cambiare la propria mappa emotiva.



La bellezza, la bruttezza, il bene, il male

2016-09-01   Bisogni   |   Mappa cognitivo-emotivo-motiva   |   Bellezza
Per me il bello è anticipazione di piacere, il brutto anticipazione di dolore (anticipazioni entrambe inconsce).

Il buono è ciò che dà piacere, il cattivo ciò che dà dolore (piacere e dolore fisici o immateriali).

Il piacere viene prodotto dalla soddisfazione (o anticipazione della soddisfazione) di un bisogno, e il dolore dalla frustrazione (o anticipazione della frustrazione) di un bisogno.

Una stessa cosa può piacere a qualcuno e dispiacere a qualcun altro, per questo il bene e il male sono relativi e non può esistere un'etica universale o a priori.

Tuttavia ritengo possibile un'etica (pubblica) condivisa, definita non a priori, ma come risultato di una negoziazione tra gli interessati.

Vedi anche: Teoria della mappa cognitivo-emotivaI continenti del mondo emotivoStruttura e funzionamento della psiche, Valenze emotive e libero arbitrio,

A che serve la filosofia

2016-09-01   Filosofia
La filosofia serve a difendersi dalla cattiva filosofia, quella che confonde le idee, aiuta il potere e giustifica l'irresponsabilità.

Cambiare la propria mappa cognitivo-emotiva

2016-09-02   Psicologia   |   Mappa cognitivo-emotivo-motiva   |   Empatia
Chi desidera cambiare se stesso? Perché uno dovrebbe voler cambiare e in cosa? Cambiare il proprio corpo? La propria mente? Il corpo si può cambiare, entro certi limiti molto ristretti, attraverso una dieta, una ginnastica, uno stile di vita particolare. E la mente? Cosa possiamo cambiare nella nostra mente? Aumentare le nostre capacità? Imparare qualcosa? Certo questo è possibile e normalmente utile.

Ma c'è un'altra cosa che potrebbe essere molto utile cambiare: la nostra "mappa cognitivo-emotiva", cioè le particolari associazioni tra idee ed emozioni, che si sono formate in noi nel corso delle nostre esperienze sin dalla nascita. Queste associazioni sono più o meno diverse da persona a persona e in certi casi possiamo dire che sono sconvenienti, malate, sbagliate al fine di una vita soddisfacente.

Per migliorare la propria mappa cognitivo-emotiva occorre prima di tutto riconoscere le associazioni "sbagliate", cosa molto difficile senza l'aiuto di uno psicoterapeuta. Ammesso che ci si riesca, ancor più difficile è modificare le associazioni stesse, cioè associare un'emozione positiva ad un'idea a cui era associata un'emozione negativa o nessuna emozione, oppure associare un'emozione negativa, o nessuna emozione, ad un'idea a cui era associata un'emozione positiva. Anche per attuare questa "rimappatura" delle associazioni emotive sbagliate l'intervento di uno psicoterapeuta può essere indispensabile.

E' l'empatia tra paziente e terapeuta che può, poco a poco, modificare la mappa cognitivo-emotiva del paziente. Infatti, in qualche modo, durante la psicoterapia, il paziente si fa influenzare, per empatia, dalla mappa cognitivo-emotiva del terapeuta, ammesso che essa sia più sana della propria.

Vedi anche Teoria della mappa cognitivo-emotiva, Struttura e funzionamento della psiche. Valenze emotive e libero arbitrio.

Religione vs. etica

2016-09-02   Religione
Se nelle scuole elementari e medie invece della religione cattolica si insegnasse l'etica mettendo a confronto vari tipi di etica antica e moderna, credo il livello di civiltà del nostro paese aumenterebbe notevolmente. Ma purtroppo ci sono troppe forze politiche che preferiscono lasciare al vaticano il monopolio dell'etica, col risultato che poi nessuno si interessa di etica dato che quella vaticana è insostenibile, incoerente e non credibile.

Affinità, dissonanze, compatibilità tra le nostre mappe cognitivo-emotive

2016-09-04   Mappa cognitivo-emotivo-motiva
Per convivere pacificamente e in modo soddisfacente e produttivo con altre persone è importante capire le emozioni dei nostri interlocutori, ma ancor più importante è capire le loro mappe cognitivo-emotive, cioè quali sono le cose (parole, gesti, oggetti, persone, simboli, idee, concetti. ipotesi ecc.) che suscitano in loro emozioni positive (piacere, sicurezza, simpatia, attrazione, eccitazione ecc.) e quelle che suscitano emozioni negative (dolore, disgusto, paura, rabbia, ansia, antipatia, repulsione, noia ecc.).
Per riuscire in tale intento, dobbiamo prima di tutto capire la nostra mappa cognitivo-emotiva e poi esaminare le affinità, dissonanze, compatibilità e incompatibilità  tra la nostra mappa cognitivo-emotiva e quelle dei nostri interlocutori.

Vedi anche Teoria della mappa cognitivo-emotivaStruttura e funzionamento della psiche. Valenze emotive e libero arbitrioLa bellezza, la bruttezza, il bene, il maleCambiare la propria mappa cognitivo-emotivaI continenti del mondo emotivo.

Paura e mistificazione delle proprie emozioni

2016-09-06   Psicologia   |   Mappa cognitivo-emotivo-motiva
Una delle emozioni più importanti per un essere umano è la paura che le proprie emozioni siano socialmente indegne, e di essere puniti o emarginati a causa della loro natura o della loro assenza. A causa di tale paura, tendiamo, consciamente o inconsciamente, a rimuovere, nascondere, censurare, mistificare o fingere le nostre emozioni, con gravi conseguenze per la nostra salute psichica e fisica.

Pubblicare la propria mappa cognitivo-emotiva?

2016-09-06   Psicologia   |   Mappa cognitivo-emotivo-motiva
La questione che inconsciamente tutti si pongono è: in quale misura la mia mappa cognitivo-emotiva è pubblicabile? Cosa di essa dovrei nascondere, mistificare, fingere o cambiare per non avere problemi con gli altri? Per non essere punito o respinto dalla società?

Vedi anche Teoria della mappa cognitivo-emotivaStruttura e funzionamento della psiche. Valenze emotive e libero arbitrioLa bellezza, la bruttezza, il bene, il maleCambiare la propria mappa cognitivo-emotivaI continenti del mondo emotivo.

Sulle emozioni (citazione di Luigi Anepeta)

2016-09-08   Mappa cognitivo-emotivo-motiva   |   Luigi Anèpeta
"Nessun animale si commuove guardando il cielo stellato o un paesaggio dall’alto di un colle, si esalta in seguito ad un successo, sviluppa la paura infinita del panico, sacrifica la sua vita per una causa giusta, si uccide per una delusione amorosa, si arrabbia al punto di sopprimere un simile, ecc. Fenomeni di questo genere vengono fatti rientrare nel quadro delle emozioni complesse, influenzate dalla cultura, o tout-court nell’ambito della patologia." (Luigi Anepeta)

In grazia di Dio

2016-09-09   Religione
L'idea di avere un rapporto speciale con Dio, di essere in armonia e buoni rapporti con lui, di godere della sua benevolenza e protezione, di essere una sua amata creatura, una sua parte, un suo testimone o un suo intermediario, è un potente placebo capace di far sentire i credenti forti, sicuri, ottimisti, privilegiati, e di rafforzare i loro meccanismi di auto-guarigione del corpo. Un placebo che gli atei non possono utilizzare. Parola di ateo.

La mia anima

2016-09-09   Mappa cognitivo-emotivo-motiva
La mia anima è la mia mappa cognitivo-emotiva.

Vedi Teoria della mappa cognitivo-emotiva.

Interazioni rituali e riti sociali

2016-09-10   Interagire   |   Bisogni   |   Partecipare
Nella civiltà attuale, come in quelle passate, il bisogno di interazione umana non può essere soddisfatto liberamente ma solo in forme e modi convenzionali. Questa restrizione della libertà di interazione è dovuta a due ordini di motivi.

Il primo è il controllo sociale da parte delle classi dominanti, specialmente quelle religiose, che vedono nella libertà (di pensiero e azione) dei sudditi (o "fedeli") una minaccia alla loro autorità.

Il secondo è il timore dei singoli individui di subire violenze o comportamenti indesiderati da parte degli altri nel caso in cui il loro comportamento non fosse soggetto a limiti di tipo morale.

A ciò si aggiunge l'educazione che abitua i bambini, in modo spesso irreversibile, a comportarsi in modo non libero ma soggetto ad usi e costumi della comunità a cui appartiene.

Da quanto esposto consegue che due persone che decidono di interagire lo fanno secondo forme e norme comuni, con una semantica, obblighi e divieti convenzionali. In tal senso si potrebbe dire che ogni interazione umana ha sicuramente una componente rituale (in quanto formalmente e moralmente normata), oltre ad una componente non rituale (ovvero libera o creativa) più o meno estesa. Va da sé che l'interazione è impossibile se i due interagenti non conoscono o non usano le forme rituali del caso, che debbono essere identiche, pena il fraintendimento.

Oltre al comportamento rituale tra due individui, le tradizioni comportano riti di gruppo che permettono (o richiedono obbligatoriamente) la partecipazione di più di due persone o dell'intera comunità. Mi riferisco alle feste e alle celebrazioni sacre e profane per varie occasioni.

L'importanza delle forme rituali di interazione non deve essere sottovalutata. Infatti, data l'incapacità della maggior parte degli esseri umani di interagire in modo libero e creativo, i riti sociali, sia di coppia che di gruppo, costituiscono l'unica possibilità di interagire. In tal senso possiamo parlare di un bisogno indotto di partecipazione (più o meno attiva e intraprendente) a riti sociali, anche se a volte essi possono risultare noiosi o restrittivi della libertà individuale.

Il fondamento della nostra vita e della nostra psiche

2016-09-10   Genetica
La nostra vita, la nostra psiche si fondano sui geni e le esperienze, vale a dire sull'impatto delle nostre particolari e uniche esperienze su un corpo costruito secondo il nostro particolare e unico codice genetico.

Come migliorare il comportamento

2016-09-10   Mappa cognitivo-emotivo-motiva
La mappa cognitivo-emotiva è al tempo stesso causa e conseguenza del comportamento.

Per migliorare la mappa cognitivo-emotiva bisogna modificare il comportamento, ma per migliorare il comportamento bisogna migliorare la mappa cognitivo-emotiva. Entrambi le cose si possono ottenere facendo il contrario di ciò che la nostra mappa cognitivo-emotiva ci spinge a fare, cioè facendo ciò che essa non vuole che facciamo e non facendo ciò che essa vuole che facciamo.

Tuttavia, questa strategia deve essere perseguita gradualmente e parzialmente, cioè solo per una piccola parte di quella parte della mappa cognitivo-emotiva che si desidera migliorare, altrimenti si rischia il collasso nervoso.

Vedi Teoria della mappa cognitivo-emotiva.

Libertà di cambiare

2016-09-10   Paura di cambiare
Oggi ho avuto una rivelazione straordinaria. Ho capito che sono libero di cambiare. Libero di cambiare idee, gusti, abitudini, compagnie, frequentazioni, impegni, luoghi, attività, oggetti, strumenti, risorse, mezzi, metodi, abbigliamento, arredamento, obiettivi, progetti, morale. Non so se userò questa libertà, ma la consapevolezza di poterlo fare cambia il mio modo di stare al mondo e la mia stessa visione del mondo.

Questa libertà mi fa un po' paura ma al tempo stesso mi eccita ed entusiasma, perché mi si prospetta la possibilità di fare cose nuove, mai fatte prima, di avere nuove esperienze.

A cosa è dovuta questa rivelazione? All'aver capito che il mio comportamento dipende dalla mia mappa emotiva, la quale dipende dal mio comportamento e che entrambi possono essere cambiati semplicemente decidendo di disobbedire a qualche comando proveniente dalla mappa emotiva stessa.

Sì, ora so che posso cambiare davvero e questo cambia tutto per me, anche se poi non cambierò nulla. Perché se non cambierò nulla sarà perché avrò liberamente deciso di non cambiare, non perché mi è impossibile cambiare.

Intanto già comincio a cambiare le mie fantasie, a pensare di essere diverso, di fare cose diverse dal solito, di avere nuove esperienze, e questo mi eccita, mi piace, mi diverte, mi fa sentire creativo.

Ora ho un mantra: posso cambiare la mia mappa emotiva e ho il coraggio e gli strumenti per farlo.


Vedi Come migliorare il comportamento.


Paura di cambiare, empatia e dispatia

2016-09-12   Psicologia   |   Paura   |   Empatia   |   Paura di cambiare
La miseria dell'umanità è dovuta principalmente alla comune paura inconscia di cambiare.

La paura di cambiare viene trasmessa per empatia.

Cosa impedisce ad una persona di cambiare religione, filosofia, mentalità, opinioni, etica, preferenze, gusti, comunità, stile di vita, amori, amici ecc. per altri più adatti a soddisfare i propri bisogni primari? La paura di cambiare. Questa paura ha origini interne ed esterne. Quella interna è dovuta alla difesa immunitaria della psiche, che si protegge contro qualsiasi tentativo di modificarne la struttura; quella esterna al fatto che chi cambia rispetto alle norme della comunità di appartenenza viene "normalmente" emarginato.

L'empatia rende difficile fare cose che fanno paura agli altri, anche quando si tratta solo della paura di cambiare. Così, a anche a causa dell'empatia, per non spaventare gli altri, per non essere emarginati, per paura della paura, si rinuncia a cambiare.

La persona creativa ha voglia di cambiare e si sente sola quando è circondata da persone che hanno paura di farlo.

Chi non ha paura di cambiare sceglie la migliore filosofia e cerca di migliorarla, non accetta acriticamente la filosofia dominante nella comunità a cui appartiene.

Quasi tutti hanno paura di cambiare e chi non ce l'ha viene visto dai più come una minaccia, ostacolato, scoraggiato, osteggiato.

Chi non ha paura di cambiare ha difficoltà a capire chi ce l'ha e viceversa.

Chi non ha paura di cambiare tende a disprezzare chi c'è l'ha, e viceversa.


Vedi anche La paura di cambiareLa paura inconscia della realtà.

Su Dio e l'amore

2016-09-13   Religione   |   Amare
Segue la mia risposta a una persona che affermava che l’intero cosmo ruota intorno all'amore, e che persino chi nega l’esistenza di Dio, in realtà lo ama.

L'idea che l'intero cosmo ruoti intorno all'amore è affascinante e consolante ma nessuno può dimostrare razionalmente che sia vera, e una dimostrazione non razionale non può essere spacciata per razionale. In quanto all'idea che persino chi nega l'esistenza di Dio in realtà lo ami, mi permetto di dubitarne. Infatti, a seconda di come si definisce la parola "Dio", io sono ateo o credente, lo odio o lo amo. In altre parole, senza definirlo chiaramente (cioè razionalmente), di Dio si può dire tutto e il contrario di tutto. Alla fine ognuno dice e crede ciò che è per lui più confortante. Insomma credo che sia una questione emotiva più che razionale. Sarebbe dunque corretto dire che a certe cose ci credo non perché siano vere, ma perché mi fa bene crederci.

Paure paradossali degli esseri umani - La paura di ragionare

2016-09-13   Paura   |   Irrazionale
Gli esseri umani hanno più o meno le stesse paure degli altri animali superiori, oltre a un certo numero di paure a cui solo i primi sono soggetti. Alcune paure sono facilmente comprensibili e condivisibili, come quella di essere disapprovati, puniti o emarginati, di perdere il lavoro ecc. Altre sono paradossali, poco comprensibili e spesso inconsce, nascoste o mistificate. Mi riferisco alle paure di cambiare, di esseri liberi e di ragionare (cioè pensare e percepire la realtà nei suoi fatti e nelle sue possibilità).

Sulla paura di cambiare vedi il mio articolo Paura di cambiare, empatia e dispatia.

Sulla paura di essere liberi vedi il mio articolo La mia paura che la mia libertà aumenti

Nel seguito tratto della paura di ragionare, e più precisamente della paura di ragionare sui fatti umani e di affrontare la realtà.

La facoltà di ragionare (o pensare o percepire la realtà) permette di fare analisi, sintesi, misure, confronti, previsioni e valutazioni riguardanti realtà, fenomeni ed esperienze di ogni tipo, relativamente al mondo fisico e a quello umano e sociale. Le scienze naturali si occupano di ragionare relativamente alla natura fisica, mentre le scienze umane e sociali, la filosofia e le religioni si occupano di ragionare sulla natura umana.

Ragionare sull'Uomo comporta inevitabilmente un'etica, cioè lo stabilire quale comportamento sia più o meno giusto o sbagliato, utile, inutile o dannoso rispetto a determinati fini sociali e in particolare rispetto al bene della comunità a cui si appartiene, a partire dalla definizione del bene e dei fini stessi.

Il ragionare sull'Uomo comporta di conseguenza una serie di problemi e di inconvenienti, dal momento che gli esiti del ragionare potrebbero determinare che il nostro comportamento è socialmente sconveniente o nocivo e dar luogo ad una nostra condanna ed eventualmente a una nostra punizione da parte degli altri membri della comunità, proprio in "ragione" degli esiti del comune modo di ragionare. Del resto, proprio su questo meccanismo si basa il diritto e la sua applicazione attraverso le leggi dello Stato, oltre alla morale religiosa.

Un modo per sfuggire al pericolo di essere condannati dalla ragione è quello di squalificarla, di abolirla o di annacquarla, di creare in essa delle lacune, dei vuoti utilizzabili per rendere impossibili dei giudizi morali certi e per giustificare comportamenti altrimenti reprensibili.

La ragione è come un poliziotto, davanti al quale non siamo mai rilassati perché non siamo mai sicuri di non aver fatto qualcosa di illegale, di irragionevole, di irrazionale, di stupido. D'altra parte è impossibile non comportarsi, anche e soprattutto, in modo irrazionale, e perciò dovremmo tutti essere tolleranti e comprensivi in tal senso, sia per quanto riguarda il comportamento altrui che il nostro. Come diceva infatti Leopardi, "nessun maggior segno di essere poco filosofo e poco savio, che voler savia e filosofica tutta la vita."

Gli esseri umani si distinguono, tra l'altro, per il loro atteggiamento nei confronti della ragione e del ragionare. Amano e coltivano la ragione coloro che si sentono in armonia con essa, che sanno di comportarsi in modo sufficientemente ragionevole, socialmente corretto, mentre temono e disprezzano la ragione coloro che sanno (consciamente o inconsciamente) di comportarsi in modo eccessivamente irragionevole o socialmente scorretto.

In realtà non esiste una Ragione universalmente accettata, come non esiste una verità unica e assoluta, ma ci sono diverse scuole di pensiero e di modi ragionare, per accontentare i vari modi di comportarsi e i vari sistemi morali. Ognuno infatti sceglie l'etica che lo assolve e combatte le etiche che lo condannano.

Per quanto riguarda le mie esperienze sul tema in oggetto. mi sono reso conto che spesso le persone con cui parlo sono infastidite, disturbate dalla mia razionalità così coerente, lucida, incisiva, inattaccabile e mi rimproverano implicitamente (a volte anche esplicitamente) di essere troppo razionale, di non lasciare spazio alle mie emozioni, di non esprimerle, o di essere del tutto incapace di averne. Ma io che so quanto siano forti e vive le mie emozioni e le mie passioni, penso che quelle critiche siano solo l'espressione di una paura di essere giudicati inadeguati o sbagliati rispetto alle "mie ragioni" o rispetto a qualunque ragione coerente e non lacunosa.

La maggior parte della gente non ama ragionare, evita di farlo per non autocondannarsi, e si sente a disagio quando interagisce con qualcuno che invece ama ragionare. I più preferirebbero parlare in modo poco razionale, soprattutto non critico, non giudicante, non etico e possibilmente apologetico del loro comportamento. Specialmente nella nostra epoca le emozioni sono "in" e la ragione è "out", come se le due cose fossero mutualmente esclusive, il che non è. Infatti, per me la ragione più "vera" è quella che assegna alle emozioni il posto più importante nell'universo umano pur tenendo conto delle conquiste (provvisorie per definizione) delle scienze sia naturali che umane e sociali.

E' importante, per gli amanti della ragione, come me, essere consapevoli di questa diffusa paura di ragionare per non mettere a disagio i nostri interlocutori con ragionamenti troppo coerenti, incisivi, consequenziali, insomma, troppo "razionali". Dovremmo infatti manifestare rispetto per le loro emozioni e le loro lacune razionali, anche quando esse coprono comportamenti socialmente irresponsabili o nocivi.

Vedi anche La paura inconscia della realtà.

Le paure inconsce della gente

2016-09-14   Paura
Secondo me, la maggior parte della gente (me compreso) è dominata e limitata da un insieme di dolorose paure inconsce tra cui quelle di essere abbandonati, rifiutati, esclusi, ignorati, isolati, ingannati, traditi, emarginati, umiliati, derisi, giudicati, criticati, confutati, accusati, puniti, declassati, di perdere potere, di sbagliare, impazzire, morire, liberarsi, ribellarsi, cambiare mentalità, morale, abitudini, comunità, atteggiamento, di essere responsabili, colpevoli, di ragionare, soffrire, della realtà e, soprattutto, di aver paura.

Credo inoltre che molti aspetti del comportamento e del modo di pensare della gente possano essere interpretati come evitamento di qualunque situazione, idea o ipotesi di comportamento suscettibile di risvegliare una o più di tali paure.

Se quanto ho supposto è vero, allora credo che l'unico modo per superare i limiti e le sofferenze derivanti da tali paure sia quello di prenderne coscienza, di guardarle in faccia e sfidarle sopportando la paura di farlo.

Vedi anche La paura inconscia della realtà,  Paure paradossali degli esseri umani - La paura di ragionare.

Compagnia e autogoverno. Come mi vogliono gli altri

2016-09-17   Mappa cognitivo-emotivo-motiva   |   Autogoverno
Posso esercitare l'autogoverno solo quando sono solo. Infatti, in compagnia di una persona sono inconsciamente, in gran parte, diretto da essa. In compagnia seguo passivamente i miei automatismi mentali determinati dalla mia mappa cognitivo-emotiva. In essa sono registrate le reazioni emotive che devo avere a tutto ciò che il mio interlocutore può dire o fare. Ma soprattutto tendo inconsciamente a mantenere verso il mio interlocutore l'immagine che di me gli ho già dato, il modo in cui mi sono presentato ad esso e nel quale mi riconosce. Non posso, non riesco ad essere diverso da quella immagine. In quel momento mi è impossibile cambiare. In compagnia sono come mi vogliono gli altri.

Amici e nemici

2016-09-17   Confliggere
Un soldato sa sempre chi sono gli amici e chi i nemici. Lo sa perché qualcuno glie lo ha detto e lui ci ha creduto senza esitazione e da allora combatte i nemici e aiuta gli amici.
Chi ha detto al soldato chi sono i nemici? Ovviamente glie lo ha detto il governo, e lui ci ha creduto senza esitare, perché tutti i suoi familiari e i suoi amici ci hanno creduto.

Bisogno degli altri

2016-09-18   Bisogni
Ho bisogno di alcuni, e alcuni di me, ma non sono gli stessi.

Religious people are less intelligent than atheists

2016-09-18   Religione
Religious people are less intelligent than atheists, according to analysis of scores of scientific studies stretching back over decades. Study found 'a reliable negative relation between intelligence and religiosity' in 53 out of 63 studies.

A new review of 63 scientific studies stretching back over decades has concluded that religious people are less intelligent than non-believers.

A piece of University of Rochester analysis, led by Professor Miron Zuckerman, found “a reliable negative relation between intelligence and religiosity” in 53 out of 63 studies.

According to the study entitled, 'The Relation Between Intelligence and Religiosity: A Meta-Analysis and Some Proposed Explanations', published in the 'Personality and Social Psychology Review', even during early years the more intelligent a child is the more likely it would be to turn away from religion.

Read the full article in: http://www.independent.co.uk/news/science/religious-people-are-less-intelligent-than-atheists-according-to-analysis-of-scores-of-scientific-8758046.html

Come conoscere se stessi

2016-09-19   Identità
Conoscere se stessi è soprattutto confrontarsi con gli altri, capire in cosa siamo uguali e in cosa diversi. Senza riferirsi agli altri la conoscenza di se stessi non ha senso ed è inutile.

Domande scomode

2016-09-19   Domande
Quasi nessuno risponde a una domanda scomoda o imbarazzante. Quasi tutti replicano che la domanda è irrilevante ("il problema è un altro"), impertinente o stupida, e rispondono ad altre domande, più comode, che l'interlocutore non ha posto.

Quantità e qualità del pensiero

2016-09-20   Pensare   |   Pragmatismo
I materialisti consigliano di pensare di più, gli spiritualisti di pensare di meno. Io che sono pragmatista consiglio di pensare meglio. Meglio di prima.

Insufficienza delle idee

2016-09-21   Idee
L'errore più comune di molti (filosofi e non filosofi) è credere che una cosa insufficiente sia sufficiente.

Quante volte vi è capitato di leggere un libro o un articolo in cui l'autore fa una dichiarazione del tipo: "io credo che questo sia il problema e questa la soluzione, ma probabilmente il problema è molto più complesso di come io lo vedo, e la soluzione anche, quindi spero che altri possano correggere, ampliare o completare le mie idee aggiungendovi tutto ciò che in esse manca per capire e risolvere i problemi efficacemente."?

A me non è mai capitato, eppure è quello ogni persona saggia dovrebbe pensare. Ogni autore tende a illudersi, e a illudere il suo pubblico, di aver detto tutto ciò che c'era di importante da dire su un certo tema, e che ciò che non ha considerato sia trascurabile.

E' un errore che faccio spesso anche io quando esprimo le mie idee.

"Whenever a theory appears to you as the only possible one, take this as a sign that you have neither understood the theory nor the problem which it was intended to solve.” [Karl Popper]

Distinguere la buona dalla cattiva filosofia

2016-09-22   Filosofia
Un mio amico mi ha chiesto: chi può giudicare e distinguere e in base a quali parametri la buona e la cattiva filosofia?

La mia risposta è che ogni essere umano può farlo se vuole e i parametri li può decidere egli stesso. Aggiungo che per me farlo è un dovere morale. Mi aspetto allora una obiezione del tipo: ma così sarà il caos perché ognuno avrà una diversa idea del bene e del male e ci sarà qualcuno che cercherà di imporre agli altri le sue idee in proposito.

A tale obiezione rispondo che è già così, nel senso che le filosofie e le religioni più diffuse sono quelle che io chiamo ideologie "fai-da-te" o "pick and mix" dove ognuno sceglie quelle che più lo aggradano (cioè quelle che lo assolvono o lo glorificano) e le modifica a suo piacimento eliminando le parti scomode o incomprensibili ed accentuando quelle più favorevoli. Resta il fatto che ognuno deve fare i conti con gli altri ed "aggiustare" la propria filosofia in modo da non essere emarginato e da essere accettato come partner, collaboratore, collega, amico ecc.

In quanto al rischio che qualcuno imponga agli altri la sua idea di bene e di male, questo è sempre avvenuto e sempre avverrà, nella misura in cui la gente lo permette (i più lo desiderano!).

Per quanto mi riguarda, i miei parametri di giudizio e valutazione sono relativi alla definizione dei fini individuali e comuni. Se ci poniamo un fine qualsiasi (difficile non farlo) allora il buono e il cattivo, il vero e il falso, il sufficiente e l'insufficiente possono essere definiti rispetto al raggiungimento di quel particolare fine. In altre parole, senza prima definire un fine (o un insieme di fini) non ha senso fare valutazioni. Potrei chiamare questo approccio "relativismo pragmatico". Insomma, dimmi qual è il tuo fine e ti dirò qual è, secondo me, il modo migliore per raggiungerlo (se ho un'opinione in merito).

Per concludere, l'alternativa a ciò che io propongo (cioè distinguere la buona dalla cattiva filosofia) è la neutralità e la tolleranza sistematiche, l'indecisione e l'inazione, o la decisione di non pensare e di non riflettere, di non farsi domande e di non cercare le risposte, di non giudicare, non valutare, non discutere, non prendere posizione, non avere obiettivi né responsabilità. Uno scenario oggi molto diffuso e che a me non piace.

Come superare il relativismo etico ed epistemologico

2016-09-22   Filosofia
Per me il relativismo (epistemologico e/o etico) si supera con la definizione del fine. Se ci poniamo un fine qualsiasi (difficile non farlo) allora il buono e il cattivo, il vero e il falso, il sufficiente e l'insufficiente possono essere determinati rispetto al raggiungimento di quel particolare fine. In altre parole, senza prima definire un fine (o un insieme di fini) non ha senso fare valutazioni.

Pensare di meno?

2016-09-22   Psicologia   |   Meditazione
Il nostro modo di pensare, i contenuti dei nostri pensieri possono essere più o meno sani, ovvero realistici, utili al nostro benessere e al raggiungimento dei nostri fini, e tali da permettere una convivenza pacifica e cooperativa con gli altri. Tuttavia, poche sono le persone che si interrogano sulla qualità dei propri pensieri, e ancora meno quelle che cercano di migliore il proprio modo di pensare mediante strumenti come lo studio, la riflessione o la psicoterapia.

Esistono tendenze ideologiche religiose o spiritualistiche che considerano il pensare (ovvero il ragionare)  un ostacolo alla crescita spirituale e al benessere personale, e invitano i propri seguaci a "pensare di meno" con l'aiuto di particolari tecniche di meditazione (o preghiera) e una letteratura orientata in tal senso.

Le pratiche di riduzione del pensiero hanno un certo successo, cioè alleviano effettivamente i disagi di chi le pratica. Ciò è coerente col fatto che, ad una persona esclude che i propri pensieri siano migliorabili, non resta che la scelta tra pensare o non pensare a certe cose. Ne consegue che a chi sa di pensare in modo non sano e non ha intenzione né la capacità di migliorare il proprio modo di pensare, conviene effettivamente pensare il meno possibile.

Tipi di aggressività

2016-09-23   Violenza
Esistono vari di aggressività tra cui:
quella che l'animale usa su un'altro per nutrirsene o sfruttarlo;
quella che l'animale usa per dominare il branco e/o il territorio;
quella che l'animale usa verso un altro da cui si sente minacciato.
Lo stesso vale per l'aggressività dell'uomo sull'uomo,

Realtà e mistero - Doppia mistificazione nel messaggio papale

2016-09-23   Religione
Citazione da un articolo di Gianni Cardinale da Avvenire, 5 aprile 2015 (scaricabile da qui):


Il Papa: non abbiate paura della realtà


Nella Veglia pasquale l'invito a «entrare nel mistero».


Non si può «vivere la Pasqua» senza «entrare nel mistero». Perché non si tratta di «un fatto intellettuale», non è solo «conoscere, leggere...», ma «è di più, è molto di più!». Lo ha ricordato papa Francesco nell'omelia preparata per la solenne Veglia pasquale celebrata ieri sera nella Basilica Vaticana. Ed «entrare nel mistero» significa capacità di «stupore» e «contemplazione», richiede di «non avere paura della realtà», di «non chiudersi in sé stessi», di «non fuggire davanti a ciò che non comprendiamo», di «non chiudere gli occhi davanti ai problemi», di «non eliminare gli interrogativi...». «Entrare nel mistero», ha riflettuto il Papa, significa andare oltre «le proprie comode sicurezze», e mettersi alla ricerca «della verità, della bellezza e dell'amore». Per «entrare nel mistero» ci vuole poi l'«umiltà» di «abbassarsi», di scendere dal piedistallo «del nostro io tanto orgoglioso», di «ridimensionarsi», riconoscendo quello che effettivamente siamo: dei «peccatori bisognosi di perdono». E per «entrare nel mistero» ci vuole «svuotamento delle proprie idolatrie» e «adorazione». Perché «senza adorare» non si può «entrare nel mistero».

Questo discorso si può riassumere nei seguenti punti:

  1. il mistero è più importante dell'intelletto e della conoscenza;

  2. entrare nel mistero significa:


    • essere capaci di stupore e contemplazione

    • non avere paura della realtà

    • non chiudersi in se stessi

    • non fuggire davanti a ciò che non comprendiamo

    • non chiudere gli occhi davanti ai problemi

    • non eliminare gli interrogativi

    • andare oltre le proprie comode sicurezze

    • mettersi alla ricerca della verità, della bellezza e dell'amore

  3. per entrare nel mistero ci vuole:


    • umiltà di abbassarsi

    • umiltà scendere al piedistallo del nostro io tanto orgoglioso

    • umiltà di ridimensionarsi

    • umiltà di riconoscere che siamo peccatori bisognosi di perdono

    • svuotamento delle proprie idolatrie

    • adorazione

Quello che il discorso non dice, ma che è sottinteso, è che per entrare nel mistero ci vuole la Fede cristiana, che è superiore all'intelletto e alla conoscenza e come tale non può essere messa in discussione né dall'uno né dall'altra. E' anche sottinteso che per avere la Fede cristiana è necessario il magistero della Chiesa cattolica.

Il discorso è molto abile perché mescola argomenti di buon senso e condivisibili  con altri del tutto privi di fondamento. Gli argomenti di buon senso sono quelli della lista del punto 2 (cosa significa entrare nel mistero). Occorre tuttavia osservare che essi non sono affatto legati al concetto di "mistero", ma sono raccomandabili in generale e in particolare per coltivare l'intelletto, la conoscenza della realtà e la responsabilità nei confronti del prossimo.

Un'altra mia critica a questo brano del discorso è che il concetto di mistero non è affatto chiaro e resta, in effetti un mistero, a cui ognuno potrebbe dare la forma, il colore e il valore che vuole, se non intervenisse poi la Chiesa a illustrarlo attraverso le sacre scritture e le encicliche papali.

Infine, trovo assolutamente inaccettabile la lista del punto 3 (cosa ci vuole per entrare nel mistero), in cui, ammesso che il mistero sia una cosa reale e buona, si invitano i lettori incondizionatamente, per raggiungerlo, ad umiliarsi, a non avere autostima, a considerarsi peccatori, ad ammettere di essere idolatri, e ad "adorare" (ovviamente le figure sacre del cristianesimo), che poi è la stessa cosa che idolatrare, solo che vengono chiamati idolatri gli adoratori di divinità "straniere".

Come non vedere in questa mistificazione del "mistero" e della realtà un tentativo di svalutare l'intelletto e la conoscenza allo scopo di guadagnare proseliti, indurre la gente a pensare di meno e soprattutto non in modo indipendente e fare di tutto ciò una virtù?

La paura inconscia della realtà

2016-09-23   Filosofia   |   Psicologia   |   Paura
Dopo tanti anni di riflessioni e ricerche, sono arrivato a pensare che uno dei fattori principali che ancora oggi determinano il comportamento umano e le relative inibizioni e limitazioni, sia la paura inconscia della realtà.

Per realtà intendo tutto ciò che esiste oggettivamente e indipendentemente dalla sua percezione da parte di qualcuno. Per esempio, il sole è un elemento oggettivo della realtà, che esiste e funziona in un certo modo anche senza che gli esseri umani lo percepiscano, e anche se non esistessimo. Questo vale per ogni altra cosa materiale (masse, energie, informazioni), tra cui le forme di vita vegetali e animali, comprese quelle umane.

Io penso dunque che esiste un'unica realtà "reale" o oggettiva,  e tante realtà percepite, o soggettive, quanti sono gli esseri capaci di percepirla, compresi, in questo momento, circa 7 miliardi di esseri umani.

La percezione (che è sempre soggettiva per definizione) della realtà passata, presente e futura ha un ruolo importantissimo nel comportamento dell'Uomo, e più precisamente nel funzionamento della psiche. La percezione, infatti, oltre a contribuire alle scelte individuali, è suscettibile di produrre emozioni più o meno piacevoli o dolorose, che dipendono dalla "mappa emotiva" di ciascuno di noi (vedi Teoria della mappa emotiva). Ne consegue che certe realtà e le rispettive percezioni possono farci soffrire o spaventarci, Per inciso, la paura di qualcosa è l'anticipazione o aspettativa di un dolore associato a quella cosa.

Come ormai molti psicologi hanno convenuto, la nostra mente tende inconsciamente e involontariamente a rimuovere e a non percepire (mediante meccanismi di attenzione e memoria selettive) tutto ciò che può farci star male o farci paura. Ne consegue che la percezione che ognuno di noi ha della realtà è una particolare versione della stessa filtrata e manipolata dalle nostre esperienze e dalle nostre mappe emotive, in modo da risparmiarci, per quanto possibile, sofferenze e paure.

La realtà che percepiamo è dunque una versione personale della realtà oggettiva, un suo adattamento, con addizioni e sottrazioni che la rendono sopportabile.

Ovviamente, questo meccanismo di alterazione compassionevole della realtà è esso stesso rimosso dalla coscienza, cioè è negato per non svelare e non rendere in tal modo inefficace la sua funzione, ovvero per non scatenare le sofferenze e le paure da cui quella manipolazione ci protegge. Questo spiega, ad esempio, la forte resistenza dei credenti nelle varie religioni, a qualunque tentativo di dimostrare che le loro credenze sono infondate, Lo stesso vale per molte convinzioni e opinioni non religiose.

Come i filosofi esistenzialisti ci hanno insegnato, la realtà oggettiva è in molti aspetti assurda, miserabile e spaventosa. Sta a noi scegliere di affrontarla con coraggio e accettarla (se non è migliorabile) oppure alterarne la percezione e la descrizione togliendovi qualcosa di reale o aggiungendovi qualcosa di irreale, per renderla sopportabile alla nostra psiche.





Vedi anche Paure paradossali degli esseri umani - La paura di ragionare.

L'arma vincente di ogni ciarlatano

2016-09-24   Falsità
L'arma vincente di ogni ciarlatano consiste nell'inserire qualche perla d'incontestabile verità e saggezza tra le falsità e le fantasie. Lo stesso vale per le sacre scritture di molte religioni.

L'arte del ciarlatano

2016-09-24   Falsità
L'arte del ciarlatano consiste nel prendere idee di successo e combinarle in modo nuovo, con parole nove, dando l'illusione di dire qualcosa di nuovo. Il problema è che la maggior parte delle idee di successo sono falsità e fantasie. Il segreto del successo del ciarlatano è dunque quello di inserire qualche perla d'incontestabile verità e saggezza tra le falsità e le fantasie. Lo stesso vale per gli autori delle sacre scritture di molte religioni.


I problemi della gente

2016-09-25   Filosofia
Ogni essere umano ha i suoi problemi più o meno gravi. Il problema è che quasi tutti tendono ad occuparsi dei propri problemi, ma non di quelli altrui, che non conoscono né vogliono conoscere.

Fanno eccezione alcuni che, sbagliando, pensano che gli altri abbiano gli stessi loro problemi, o problemi particolari che invece quelli non hanno, mentre hanno problemi che essi non conoscono, e in certi casi non hanno problemi importanti.

Inoltre, molti non conoscono i propri problemi, credono di conoscerli ma sono in realtà diversi da quelli che credono di avere.

In questa problematica situazione, a causa del fatto che affrontare problemi è spesso doloroso, molti cercano di non pensare né ai propri, né a quelli altrui, distraendosi o occupandosi con attività impegnative.

E' così che i problemi dell'umanità restano per lo più irrisolti.

Cosa vuole la gente?

2016-09-26   Bisogni   |   Desiderare
E' molto difficile rispondere a questa domanda. E' già difficile rispondere alla domanda "cosa voglio io?" e dato che non vogliamo tutti le stesse cose, come si fa a capire cosa vogliono gli altri?

Credo comunque che per rispondere alla prima domanda devo prima capire cosa voglio io e poi le differenze e le affinità tra ciò che voglio io e ciò che vogliono gli altri.

Cosa voglio io?

Dato che appartengo ad un ceto sociale benestante, non desidero aumentare le mie ricchezze, e dato che godo di una salute soddisfacente, non desidero migliorare la mia salute. Essendo inoltre soddisfatto della mia intelligenza, della mia cultura e delle mie capacità, non ho nemmeno il desiderio di diventare ancora più intelligente, più colto e più capace. I miei desideri riguardano piuttosto la qualità dei miei rapporti con gli altri. In sostanza, vorrei avere più amici, essere più riconosciuto e più amato.

Cosa vogliono gli altri?

La prima cosa che mi viene in mente è che coloro che sono meno competitivi (in termini di ricchezza, salute e capacità) desiderano diventare più competitivi, cioè più ricchi, migliorare la propria salute e aumentare le proprie capacità personali. Per quanto riguarda i miei desideri, non so in quale misura essi siano condivisi dagli altri.

Avere più amici: chi ha molti amici non desidera averne di più.

Essere riconosciuti: chi è abbastanza riconosciuto non desidera esserlo ancora di più.

Essere amati: chi si sente amato non desidera esserlo ancora di più.

Alla domanda "cosa vuole la gente?" si potrebbe dunque rispondere: quello che ad essa manca, ovvero: soddisfare i suoi bisogni insoddisfatti.

Il problema diventa allora capire quasi siano i bisogni umani, e in quale misura "la gente" riesce a soddisfarli.

Vedi anche Pragmatica dei bisogni.

Interdipendenza affettiva

2016-09-29   Interdipendenza
I membri di una famiglia, comunità, organizzazione di persone ecc., sono affettivamente interdipendenti nel senso che ognuno è sensibile, e risponde, al giudizio e all'affetto degli altri nei suoi confronti. In altre parole, i sentimenti di A verso B dipendono da come A percepisce i sentimenti di B verso A. Perciò A tende normalmente ad amare o apprezzare B se si sente amato o apprezzato da B, o ad odiarlo o disprezzarlo se si sente odiato o disprezzato da lui.
Può anche succedere che l'autostima di un membro del gruppo dipenda dalla sua percezione di come un altro lo stima nella misura della stima che ha per esso. Così, se A apprezza B e si sente da lui disprezzato, per effetto del meccanismo di risoluzione della dissonanza cognitiva e affettiva, ci possono essere due esiti: (1) A smette di apprezzare B e comincia a disprezzarlo, oppure (2) A continua ad apprezzare B ma comincia a disprezzare se stesso.

Vedi anche Ciò che sentiamo gli uni per gli altri.

Ciò che sentiamo gli uni per gli altri

2016-09-29   Interdipendenza
Ciò che sento per gli altri dipende da ciò che io credo gli altri sentano per me, e ciò che gli altri sentono per me dipende da ciò che gli altri credono io senta per loro.

Vedi anche Interdipendenza affettiva.

Il semplicismo di Beppe Grillo

2016-09-30   Politica
La mia opinione è che Grillo commette gli stessi errori di tanti rivoluzionari, soprattutto quello di credere che la sua visione della realtà sia sufficiente a capire e a risolvere i problemi politici, economici e sociali. E' un grande semplificatore che non si rende conto che i problemi sono molto più complicati di come li vede lui e riesce a convincere della validità delle sue idee milioni di persone "semplici" e ingenue. In altre parole, Grillo non dice cose sbagliate se prese singolarmente, ma insufficienti a risolvere i problemi e pericolose in quanto potrebbero aggravarli a causa della eccessiva semplicità, ingenuità, incompetenza e quindi insufficienza della sua visione rispetto alla complessità della realtà sociale, che è dovuta alla complessità della natura umana. L'uomo ha paura della complessità, ne è angosciato e preferisce visioni riduttive (e perciò false) a verità complesse che non è in grado di capire a causa dei propri limiti intellettuali e delle sue emozioni che condizionano il suo intelletto. Soprattutto, l'uomo aborrisce idee che potrebbero responsabilizzarlo rispetto ai problemi della società. I colpevoli sono sempre gli altri.

The three big questions of philosophy

2016-09-30   Filosofia
THE THREE BIG QUESTiONS OF PHILOSOPHY
https://www.psychologytoday.com/blog/theory-knowledge/201603/the-3-big-questions-philosophy

"Unfortunately, the golden age of philosophy has passed. The academy has instead moved into the age of empirical science (what do the data say?) and shallow economic utilitarianism (i.e., How can we maximize our wallets and our pleasures without harming others?). If there is any question about whether the waning of philosophy has taken a toll on our society, consider that in last night’s debate for the Republican nomination for the most powerful position in the world, the frontrunner took the time to assure us that he is well-endowed.

There is much emerging evidence that our shallow, unreflective systems of justification are threatening our very existence. As such, I hope there is a quick and profound return to reflecting on these questions with depth and sophistication."

Il mio "direttore" e l'interpretazione della sua volontà

2016-10-01   Libero arbitrio
Mi chiedo: cosa fare adesso? Se non sono soggetto a pressioni, e sono perciò libero di scegliere, decido di fare ciò che mi fa star meglio o allevia un mio disagio. E' come se dentro di me ci fosse un giudice/padrone che esige da me un certo comportamento e mi premia (col piacere) quando lo soddisfo e mi punisce (col dolore) quando non lo faccio. Il problema è che questo agente, che io chiamo "il mio direttore" non mi dice chiaramente cosa esige da me, e io devo continuamente cercare di interpretarlo o intuirlo.

Ci sono momenti in cui la volontà del mio direttore mi è più chiara, altri in cui lo è di meno o non lo è affatto. In quest'ultimo caso mi conviene non fare nulla e restare in ascolto di un segnale chiarificatore. Inoltre, sono sicuro che in certi momenti il mio direttore esige che io mi riposi e non faccia nulla di particolare.

Fini, mezzi, bisogni, strategie, etica

2016-10-01   Bisogni   |   Etica   |   Filosofia   |   Evoluzionismo
Nella mia visione del mondo ogni fine è un mezzo per raggiungere un fine di ordine superiore. Il fine ultimo (anzi, il primo in ordine logico) è quello insito nella natura umana, cioè la conservazione e riproduzione della specie umana, e più precisamente dei geni umani. Io chiamo questo fine "bisogno primordiale" e corrisponde al bisogno di riprodursi che hanno i geni di tutte le forme di vita e che si esprime attraverso un certo numero di "bisogni primari" o innati tipici di ciascuna specie.

Questo è il fondamento della mia etica, in quanto considero ogni attività umana una strategia o tattica per la soddisfazione dei bisogni primari.

Sia il bene che il male possono costituire strategie per soddisfare tali bisogni e ognuno sceglie o adotta l'uno o l'altro, anzi l'uno E l'altro in diverse dosi e combinazioni.

Ecco perché non ci può essere un'etica assoluta se non quella che si limita a dire che il bene è ciò che porta alla conservazione della specie umana e il male ciò che porta alla sua estinzione.

Ognuno si pone dei fini (ovvero dei mezzi o strategie, o bisogni secondari) per soddisfare i suoi bisogni primari, e la sua etica è relativa ad essi. In altre parole: per uno è bene tutto ciò che favorisce il raggiungimento dei suoi bisogni e male tutto ciò che li ostacola o frustra.

Credo anche che l'etica (intesa come morale) sia un fatto sociale, cioè che non abbia senso se non nell'interazione con altri esseri, e per questo motivo non può essere che negoziale, cioè risultante di un accordo o compromesso esplicito o implicito tra gli interessati. Se non è negoziale essa è imposta da un gruppo umano su un'altro. Ci sarebbe anche un'etica "ecologica" che riguarda il rapporto tra la specie umana e il resto dell'ambiente, ma di questa possiamo parlare altrove.

In conclusione, io credo sia eticamente doveroso, per il bene dell'umanità (cioè della specie umana) porsi il problema dell'etica e cercare continuamente di migliorarla (cioè renderla più efficace ed efficiente per la soddisfazione dei bisogni umani) negoziandola con gli altri.

Introduzione a Luigi Anepeta

2016-10-01   Psicologia   |   Introversione   |   Luigi Anèpeta
"Ufficialmente medico, psichiatra e psicoanalista (non selvaggio, ma selvatico quanto basta a non farsi intrappolare nelle convenzioni di una scuola), nel mio intimo, mi considero un panantropologo, vale a dire un uomo che condivide con altri, del passato e del presente, la vocazione a capire l'umanità e il mondo che essa finora ha costruito nei suoi molteplici aspetti, soprattutto in quelli che appaiono oscuri, equivocabili e incomprensibili." [Luigi Anèpeta]

Psichiatra critico, impegnato da molti anni a costruire un modello psicopatologico interdisciplinare che comprenda e spieghi i nessi reciproci tra soggettività e storia sociale, dopo aver partecipato alla stagione antistituzionale, Luigi Anepeta si è dedicato alla psicoterapia, alla formazione di operatori e alla ricerca.

Luigi Anepeta su se stesso
Autobiografia intellettuale


Introduzione

Ho conosciuto Luigi Anepeta nel 2008, quando ho assistito ad alcune sue conferenze sui “Grandi demistificatori” (Darwin, Nietzsche, Marx e Freud) e da allora lo seguo e, occasionalmente, lo aiuto nella gestione del suo sito web.


Essendo io introverso, inizialmente ho apprezzato Anepeta soprattutto come esperto di introversione, qualità alquanto rara anche in campo accademico. Leggendo il suo libro “Timido, docile, ardente - Manuale per capire ed accettare valori e limiti dell’introversione (propria o altrui)”, ebbi per la prima volta la sensazione di essere capito da un altro essere umano. Infatti, grazie a quel libro, è inziato un nuovo entusiasmante capitolo della mia vita.

Ho poi scoperto che le sue competenze vanno ben oltre l’introversione. Esse coprono infatti tutte le discipline umane e sociali con un approccio eclettico e integrato, a cui egli stesso ha dato il nome di “Panantropologia”. Le aree tematiche da lui trattate sono elencate in Aree tematiche per una formazione panantropologica.

Anepeta merita un posto di riguardo nelle scienze umane e sociali soprattutto per due sue scoperte.
La prima riguarda la genesi dei disturbi psichici, che per Anepeta è dovuta al conflitto e lo squilibrio tra i due bisogni umani fondamentali: quello di appartenenza / integrazione sociale e quello di individuazione / libertà. Infatti, nella sua teoria “struttural dialettica”, accanto al Super-io freudiano, Anepeta inserisce un nuovo agente psichico da lui definito “Io antitetico” che ha una funzione opposta a quella del Super-io e che è normalmente in conflitto dialettico con esso.

La seconda scoperta riguarda la natura e l’origine dell’introversione, che per Anepeta è dovuta ad una mutazione genetica che avviene in una minoranza di individui di ogni popolazione, una mutazione di tipo "neotenico", vale a dire che comporta un tempo di maturazione psichica più lungo (ma perciò anche più ricco), e la persistenza di caratteristiche psicofisiche giovanili.
Originale è anche la sua applicazione della teoria matematica delle catastrofi, all’erompere dei disturbi psichici.

Autore di centinaia di saggi, articoli, recensioni, conferenze, che sto collaborando ad organizzare nel database inpanantropologia.dardo.eu/documenti, Anepeta ha recensito testi di vari autori che hanno avuto un ruolo fondamentale nella sua formazione intellettuale, tra i quali Charles Darwin, Friedrich Nietzsche, Karl Marx, Sigmund Freud, Michel Foucault, Erich Fromm, Antonio Gramsci, Ronald Laing, Thomas Szasz.

Libri pubblicati in edizione cartacea o elettronica
















Articoli in evidenza












Siti Web




Documenti per una formazione panantropologica (database con criteri di ricerca)

 

Miscellanea






Scelta, libertà, opzioni, accessibilità

2016-10-02   Libertà   |   Libero arbitrio
Gli esseri umani si distinguono per la loro possibilità di scegliere, cioè per le opzioni che hanno e quelle che sono loro negate. In altre parole, la libertà di una persona è proporzionale alla quantità e diversità delle opzioni ad essa accessibili e inversamente proporzionale alla quantità e alla diversità delle opzioni ad essa inaccessibili.

Cosa determina la libertà di un individuo, cioè le opzioni ed esso accessibili? Fattori esterni e interni. I fattori esterni sono costituiti da leggi dello stato, pressioni sociali e violenze da parte di altre persone. I fattori interni sono costituiti da problemi e disturbi mentali, tra cui l'ignoranza, la rimozione di bisogni e paure ingiustificate.

I miei direttori e l'interpretazione della loro volontà

2016-10-02   Mente
Mi chiedo: cosa fare adesso? Se non sono soggetto a pressioni, e sono perciò libero di scegliere, decido di fare ciò che mi fa star meglio o allevia un mio disagio. E' come se dentro di me ci fossero una serie di giudici/padroni che esigono da me un certo comportamento e mi premiano (col piacere) quando li soddisfo e mi puniscono (col dolore) quando non li accontento. Il problema è che questi agenti, che io chiamo "i miei direttori" non mi dicono chiaramente cosa esigono da me, e io devo continuamente cercare di interpretarli o intuirli.

Ci sono momenti in cui le volontà dei miei direttori mi sono più chiare, altri in cui lo sono di meno o non lo sono affatto. In quest'ultimo caso mi conviene non fare nulla e restare in ascolto di segnali chiarificatori. Inoltre, sono sicuro che in certi momenti i miei direttori esigono che io mi riposi e non faccia nulla di particolare.

Succede spesso, inoltre, che le volontà dei miei direttori siano tra loro conflittuali. In quel caso il mio io cosciente, sede del mio libero arbitrio (ammesso che sia davvero libero) deve assumere il ruolo di "direttore generale" e stabilire quale dei miei direttori (che chiamo a questo punto "direttori dipartimentali") deve prevalere. Ancor meglio, il direttore generale deve cercare di trovare compromessi in modo da soddisfare, prima o poi, ognuno di essi, sapendo che, se uno non viene mai soddisfatto, prima o poi si dimetterà causando danni fisici e psicosomatici al mio organismo.

Amici, nemici, indifferenti - La valenza amicale

2016-10-03   Interagire   |   Psicologia   |   Mappa cognitivo-emotivo-motiva   |   Autoinganno
Nella mia mappa cognitivo-emotiva, ad ogni essere umano che conosco o che posso immaginare, è associata una valenza amicale cioè una quantità di amicizia o inimicizia. Un valore di valenza amicale pari a zero corrisponde ad una perfetta neutralità sentimentale, un valore positivo corrisponde ad un sentimento di amicizia e un valore negativo ad uno di inimicizia.

La valenza amicale non è fissa e può variare nel tempo e a seconda delle circostanze e delle esperienze. Essa è anche influenzata dalla percezione della valenza amicale altrui nei miei confronti.

Una valenza amicale negativa o neutra può essere espressa con maggiore o minore sincerità e può dare luogo a fenomeni psicoanalitici e psichiatrici come la rimozione, l'automistificazione e l'ansia, quando la ritengo "politicamente scorretta" o censurabile e temo che essa si riveli, scatenando una reazione indesiderata (di ostilità, indifferenza o minore amicizia) nelle persone oggetto di tale valenza e nei loro sostenitori.

Una valenza amicale positiva non comporta normalmente problemi di espressione o rivelazione, tranne nel caso in cui il mio grado di amicizia verso una persona, pur essendo positivo, è inferiore a quello da essa atteso.

In base a quali criteri si determina la mia valenza amicale verso una particolare persona? Credo, in base alla percezione della valenza amicale di quella persona verso di me, e di quanto quella persona possa essermi utile. Se infatti ritengo che la cooperazione con quella persona possa giovarmi nella realizzazione dei miei fini e percepisco un atteggiamento amichevole di quella persona verso di me, avrò verso di essa un atteggiamento amichevole, e viceversa. In altre parole, l'espressione di amicizia e disponibilità suscita sentimenti analoghi, come pure l'espressione di inimicizia e indisponibilità, dando luogo nel primo caso ad un circolo virtuoso, nel secondo ad uno vizioso.

In conclusione, la valenza amicale (mia e altrui) è spesso fonte di scontento e complicazioni nelle mie interazioni con gli altri e perciò oggetto di mistificazione esterna (ipocrisia) e interna (nevrosi).

Non è così anche per voi?

Vedi anche Teoria della mappa cognitivo-emotiva.

Per migliorare la società

2016-10-04   Miglioramento della società
Per migliorare la società bisogna cominciare a studiare la natura umana con un approccio multidisciplinare, multifattoriale, eclettico e integrato, senza divisioni accademiche, riformare in tal senso le scienze umane e sociali, e diffonderle a tutti i livelli e in ogni spazio, a partire dalle scuole elementari.

Il fine della vita

2016-10-04   Evoluzionismo
La mia modesta opinione: qualche miliardo di anni fa, quando è nata la prima forma di vita sulla terra, qual'era il fine di quegli esseri monocellulari? Secondo me solo quello di riprodursi, con varie strategie di riproduzione e trasformazione (questo è il senso dell'evoluzionismo darwiniano). Quando è nata la specie homo sapiens, il fine non è cambiato. Altri fini si sono aggiunti, ma come mezzi per raggiungere meglio il fine primario. Ogni fine è un mezzo per raggiungere un fine di ordine superiore.

Plasticità mentale e spirito critico

2016-10-05   Giudicare
La plasticità mentale diminuisce con l'età. È altissima nei bambini, poi si riduce enormemente negli adulti, che sono limitati dall'educazione ricevuta, a meno che non siano stati educati ad avere uno spirito critico verso tutto e tutti.

Manuale di autogoverno

2016-10-07   Autogoverno
Premessa sulla costituzione dell'essere umano e della sua mente

Io vedo l'essere umano come un organismo costituito da un complesso sistema di organi viventi (che io chiamo anche agenti) interconnessi e cooperanti attraverso lo scambio di sostanze chimiche, energie e informazioni. Tali scambi avvengono sia all'interno dell'organismo, sia con il mondo esterno, secondo programmi innati (cioè scritti nel codice genetico di ogni individuo) e acquisiti (come conseguenza delle particolari esperienze vissute da ciascuno). Tali scambi sono indispensabili per la vita e la riproduzione dell'Uomo.

Uno degli agenti più specifici che costituiscono l'Homo Sapiens, il più recente che si è formato durante la sua evoluzione e forse il più complesso, è l'io cosciente, Esso è al tempo stesso soggetto e oggetto della consapevolezza, delle percezioni, delle emozioni. dei sentimenti, della conoscenza e della volontà.

L'io cosciente corrisponde ad una piccola parte della mente, quella cosciente. Le altre parti possono essere raggruppate nel concetto di inconscio.

Autogoverno

L'attività fondamentale ed essenziale dell'io cosciente è l'autogoverno, cioè il governo, al livello più alto, dell'organismo di cui è parte. L'io cosciente non può esistere autonomamente in quanto la sua vita dipende totalmente da quella dell'organismo che è chiamato a governare. Ci sono infatti buoni motivi per ritenere che esso nasca con l'organismo e muoia con esso. In altre parole, direi che l'io cosciente è stato filogeneticamente prodotto dall'organismo per essere da lui governato ed ha motivo e ragione di esistere solo nella misura in cui riesce a svolgere efficacemente tale funzione. Vale a dire che l'io cosciente è al servizio dell'organismo, e non viceversa, anche se l'io cosciente è in grado di comandare alcune parti dell'organismo a cui appartiene, cioè i muscoli volontari.

Governando se stesso attraverso l'io cosciente, un individuo può, entro certi limiti ed in una certa misura, governare anche gli altri e l'ambiente che lo circonda. Perciò, per poter governare il più efficacemente possibile il mondo esterno (compresi gli altri), occorre saper governare se stessi in modo efficace.

I direttori motivazionali e il direttore generale

L'io cosciente, che io chiamo metaforicamente direttore generale (dell'organismo), non ha altro ruolo, funzione e fine che quello di trovare soluzioni per soddisfare il più possibile le esigenze di cinque agenti mentali inconsci (vedi nota) che presiedono ai bisogni primari e secondari (cioè innati e acquisiti) dell'individuo e alle strategie per la loro soddisfazione. Segue la lista degli agenti, che io chiamo metaforicamente direttori motivazionali, e delle loro aree di competenza e responsabilità:

  1. direttore della salute: salute fisica e mentale, alimentazione, evitamento del dolore, protezione, prevenzione, terapia, medicina, ambiente, inquinamento, clima, sopravvivenza, immortalità, spiritualità, DNA, emotività, mappa emotiva, empatia ecc.;

  2. direttore della comunità: interazioni, appartenenze, integrazione sociale, unioni, associazioni, alleanze, partecipazione, condivisione, famiglia, matrimonio, reputazione, solidarietà. cooperazione, amicizie, inimicizie, conformismo, ritualità, tradizioni, convenzioni, negoziazioni, gerarchie, giochi, puericultura, educazione, religione, etica, responsabilità, colpa, vergogna, onore, disonore, patria, lavoro, pace, guerra contro altre comunità ecc.;

  3. direttore del potere: libertà, competitività, creatività, immaginazione, conoscenze, abilità, intelligenza, sicurezza, aggressività, difesa, offesa, risorse materiali, economiche e mediali, sorveglianza e controllo degli altri, potere politico ed economico, sfruttamento, asservimento, privacy, status, successo, invidia, gelosia, dominio, possesso, guerra, armi ecc.;

  4. direttore dell'eros; sessualità, rapporti sessuali, innamoramento, amore erotico, erotismo, libido, intimità, riproduzione, pornografia, prostituzione, *filia ecc.;

  5. direttore della bellezza: fascino, incanto, ordine, armonia, arte, fotografia, musica, poesia, letteratura, romanzi, abbigliamento, make-up, profumi, arredamento, architettura, pulizia, purezza, estetica, gusto, umorismo, fantasia, chiarezza, semplicità, forma, struttura, affinità, continuità, novità, divertimento ecc..

Nota: questo raggruppamento dei bisogni umani in cinque categorie presiedute da "direttori" non ha un fondamento scientifico, ma costituisce una semplificazione di comodo per facilitare la comprensione dell'attività dell'io cosciente al fine di migliorarla. In realtà credo che il numero di agenti motivazionali sia molto maggiore e che forse essi non siano raggruppati, se non nella rappresentazione mentale che di essi una persona può avere.

Compiti, attività e strumenti del direttore generale

I direttori motivazionali sono connessi gli uni con gli altri e possono avere tendenze e comportamenti reciprocamente sinergici o conflittuali. Nei casi peggiori di conflitto, un direttore motivazionale può ridimensionarne, neutralizzarne o sopprimerne definitivamente un altro, con conseguenze più o meno gravi per la salute mentale e fisica dell'individuo, se ciò porta alla frustrazione prolungata o alla rimozione (in senso psicoanalitico) di un bisogno primario.

Dato che le esigenze dei direttori motivazionali sono spesso conflittuali, il compito principale del direttore generale è quello di risolvere i conflitti mediante compromessi e cercare di conciliare, armonizzare, censurare (quando occorre), promuovere e favorire le diverse esigenze, Tra l'altro egli dovrebbe valutare la relativa importanza, urgenza e validità dei vari bisogni e riconoscere quelli morbosi o superflui per censurarli quando possono nuocere alla soddisfazione di altri bisogni più sani ed importanti.

Per svolgere efficacemente il suo compito, il direttore generale deve saper ascoltare le esigenze dei direttori motivazionali, le quali non vengono espresse in modo esplicito ma attraverso emozioni, sentimenti e segnali più o meno intensi, tra cui attrazioni, repulsioni, piaceri, dolori, ansie, paure ecc. Inoltre deve avere una buona conoscenza della natura umana (propria e altrui) e delle situazioni correnti.

Il direttore generale può sviluppare le necessarie capacità e conoscenze attraverso vari mezzi come: conoscenza delle realtà altrui (esperienze, conoscenze, opinioni, sentimenti, gusti, mappe emotive, geni e memi), informazioni, percezioni, monitoraggio, ascolto, misure, dati oggettivi, statistiche, scienze naturali e sociali, ecologia, storia, logica, analisi, sintesi, studio, riflessione, introspezione, meditazione, pianificazione, organizzazione, amministrazione ecc.

Retribuzione del direttore generale

Il direttore generale viene premiato o punito in modo proporzionale al successo o insuccesso del suo operato, mediante il piacere e il dolore che verrà generato come conseguenza della soddisfazione o insoddisfazione dei vari bisogni dell'organismo.

Referendum e cognizione della realtà

2016-10-07   Bias cognitivo   |   Sociologia
Non vi dico come voterò al referendum. Vi dico solo che sono disgustato dalla faziosità di tantissime persone che vedono solo vantaggi da una parte e svantaggi dall'altra. Fenomeno che dimostra quanto sia difettoso il cervello umano nella cognizione della realtà.

Razionalità vs, irrazionalità

2016-10-09   Conoscere   |   Filosofia   |   Ragionare
La razionalità serve a dividere un oggetto, persona o fenomeno in varie parti (o aspetti) e a studiare le relazioni e interazioni tra di esse nello spazio e nel tempo. L'irrazionalità tende invece considerare un oggetto, persona o fenomeno indivisibile, e ad attribuirgli proprietà assolute e immutabili.

Marvin Minsky sulla causalità

2016-10-09   Filosofia   |   Causalità
Si direbbe che il nostro cervello ci spinga a rappresentare delle dipendenze. Qualunque cosa accada, non importa quando o dove, siamo inclini a domandarci chi o che cosa ne sia responsabile. Questo ci porta a scoprire spiegazioni che altrimenti non riusciremmo a immaginare e ci aiuta a prevedere e a regolare non solo ciò che accade nel mondo, ma anche ciò che accade nella nostra mente. Ma se queste stesse tendenze ci spingessero a immaginare cose e cause che non esistono? In tal caso inventeremmo falsi dei e superstizioni, e ne vedremmo la mano in tutte le coincidenze casuali. In realtà, forse, quella strana parola “io”, come quando si dice “Io ho avuto una buona idea”, riflette la stessa identica tendenza. Se siamo costretti a trovare una causa che causi tutto ciò che facciamo, ebbene, questo qualcosa ha bisogno di un nome. Tu lo chiami “io”. Io lo chiamo “tu”.

Fini, simpatia e antipatia. Ciò che regola i rapporti umani

2016-10-10   Interagire   |   Bisogni   |   Interdipendenza
Si interessano a me e mi trovano simpatico coloro che mi percepiscono come alleato rispetto ai propri fini. Al contrario, mi temono e mi trovano antipatico coloro che mi percepiscono come antagonista rispetto agli stessi fini. Anche io mi comporto così verso gli altri. I rapporti umani sono regolati dai fini di ognuno di noi e dalla nostra percezione conscia o inconscia dell'aiuto o impedimento che gli altri possono costituire per il raggiungimento dei fini stessi, i quali sono costituiti dai nostri bisogni primari e secondari, innati e acquisiti, consci e inconsci, autoprodotti e indotti dagli altri.

Bisogni, fini e mezzi

2016-10-10   Bisogni   |   Evoluzionismo
Secondo me, un fine è una strategia per soddisfare un bisogno. In altre parole, prima viene il bisogno e poi il fine, e il secondo è un mezzo per soddisfare il primo. Il fine si traduce poi in uno o più bisogni di ordine inferiore rispetto al precedente, i quali danno luogo ad altrettanti fini.
Ogni fine costituisce quindi un mezzo per raggiungere uno o più fini di ordine superiore ovvero per soddisfare uno o più bisogni di ordine superiore rispetto a quello associato al fine stesso.
Il bisogno (e il conseguente fine) di ordine più alto, il primo in ordine filogenetico, è il bisogno di riprodursi che hanno i geni di ogni specie.

La comunicazione creativa negata

2016-10-10   Interagire   |   Inconscio   |   Relazioni   |   Identità   |   Gerarchia
La difficoltà di comunicare in modo creativo da parte di quasi tutti gli esseri umani

Gli esseri umani mi sembrano fortemente limitati nelle loro capacità di comunicazione con persone al di fuori della loro cerchia di familiari, amici, colleghi, clienti e fornitori. Ed anche all'interno di tale cerchia, la comunicazione mi sembra molto limitata sia nei tipi di temi trattati, sia nella profondità del trattamento.

Esistono modi stereotipati di comunicare ai quali pochi riescono a sfuggire, e nella grande maggioranza dei casi la comunicazione obbedisce ad una serie di obblighi, divieti, paure, consuetudini che riguardano le persone con cui si può, non si può, si deve, non si deve, conviene, non conviene parlare e di cosa si può, non si può, si deve, non si deve, conviene, non conviene parlare, con tutte le combinazioni possibili (ad esempio, solo con certe persone si può parlare di certe cose).

Mi chiedo se queste limitazioni della libertà di comunicare siano dovute a scelte volontarie e consapevoli, a imposizioni più o meno esplicite da parte della cultura dominante oppure a forze involontarie più o meno consce. Quale che sia la causa o l'insieme di cause di tali limitazioni, io credo che esse abbiano un ruolo importante nei mali dell'umanità e nel ritardo del progresso civile.

La comunicazione tra due esseri umani ha generalmente uno o più scopi che possono essere di tipo:
  • rituale

  • collaborativo

  • commerciale

  • ludico

  • sessuale

  • violento

  • creativo

La comunicazione rituale serve ad affermare o confermare un'identità, un'appartenenza, una fedeltà, una sottomissione, una devozione, un'obbedienza, un ruolo sociale o una posizione gerarchica o funzionale nell'ambito di un sistema socioculturale comune.

La comunicazione collaborativa serve a coordinare attività produttive.

La comunicazione commerciale serve a coordinare uno scambio di beni, servizi o informazioni.

La comunicazione ludica serve a procurare stimolazione gradevole, piacere, divertimento, ilarità, allenamento fisico e mentale mediante simulazione di situazioni reali.

La comunicazione sessuale serve a stimolare o favorire l'unione sessuale a fini di piacere o di riproduzione.

La comunicazione violenta serve a imporre, attraverso minacce o lesioni, uno stato di sottomissione, sfruttamento, umiliazione, sconfitta o, nei casi estremi, a provocare l'annientamento di una persona o categoria di persone.

La comunicazione creativa serve a stimolare e facilitare, attraverso la conversazione e la discussione, la concezione di nuove idee e soluzioni utili alle persone che interloquiscono o ad altre.

Nel mondo attuale le comunicazioni rituali abbondano soprattutto in ambiti tradizionali, quelle collaborative sono abbastanza diffuse ma generalmente limitate ad ambiti aziendali, quelle commerciali sono molto diffuse (troppo, secondo me), quelle ludiche sono abbastanza diffuse tra i bambini ma poco tra gli adulti, la comunicazione sessuale è molto diffusa in forme più o meno esplicite, la comunicazione violenta è tragicamente diffusissima soprattutto in certe zone del pianeta e delle nostre città, la comunicazione creativa è molto rara.

La comunicazione creativa sembra essere oggetto di inibizione a livello di inconscio individuale e collettivo. Infatti la creatività è politicamente pericolosa perché in grado di minare le gerarchie politiche e religiose criticando le basi del loro potere. La comunicazione creativa è per definizione libera da schemi e condizionamenti, ma la libertà fa paura, come spiegato mirabilmente da E. Fromm in Fuga dalla libertà. La creatività richiede libertà e sviluppa ulteriormente la libertà stessa attraverso la concezione di nuove opzioni, compresa quella di stabilire nuove relazioni sociali al di fuori della propria cerchia. In altre parole, la creatività crea instabilità nelle relazioni sociali. La comunicazione creativa richiede e sviluppa l'intelligenza e questa è pericolosa perché tendenzialmente favorisce un ordinamento politico-sociale in cui le persone più intelligenti e creative potrebbero o dovrebbero occupare le posizioni gerarchiche più elevate, mentre sappiamo che fino ad oggi le cose hanno funzionato diversamente.

Per coltivare la creatività bisogna superare inibizioni inconsce (individuali e collettive) e trovare il coraggio di comportarsi in modo non conforme a quello imposto dalla subcultura di appartenenza, inclusa l'eventualità di rompere le relazioni con le persone a cui si è legati e che perciò cercano di scoraggiare il nostro desiderio di crescita e di libertà intellettuale e sentimentale. In altre parole, la creatività ci aiuta e ci spinge a cambiare, e perciò ad essa si oppongono (consciamente o inconsciamente) tutti quelli che non vorrebbero vederci diversi se non in modi ad essi favorevoli.

Coltivare la creatività è un'opportunità a disposizione di tutti per cambiare in meglio se stessi e il mondo. Fortunati quelli che hanno l'intelligenza e il coraggio di praticarla, anche se essa può comportare un isolamento sociale più o meno grande nei confronti di coloro che temono le sue conseguenze, destabilizzanti l'ordine sociale e mentale a cui sono abituati.

Oggi Internet dà a tutti la possibilità di comunicare con qualunque altra persona al mondo, conosciuta o sconosciuta, senza limiti di distanza e con strumenti di selezione molto sofisticati per facilitare l'incontro tra persone con caratteristiche e/o interessi affini. Ma queste enormi potenzialità vengono sfruttate ancora molto poco per i motivi detti sopra (fatta eccezione per i siti di incontri a sfondo sessuale). Spero che intorno all'obiettivo della comunicazione creativa possano nascere dei social network in grado di migliorare la situazione mediante la condivisione e la promozione di una mentalità aperta, tesa al reciproco arricchimento.

Servi, padroni e libertà

2016-10-11   Bisogni   |   Filosofia   |   Autogoverno
L'Uomo ha bisogno di servi e padroni, e della libertà di scegliere gli uni e gli altri. Servo è tutto ciò che ci può servire, padrone tutto ciò che ci può guidare e deresponsabilizzare: materie, oggetti, persone, idee, bisogni, passioni, religioni.

Onestà e politica

2016-10-11   Etica   |   Politica
Non dobbiamo chiedere ai politici di essere onesti (una pia illusione) ma agli onesti di occuparsi di politica dopo aver dimostrato di esserne capaci. Finché gli onesti si tengono fuori dalla politica limitandosi ad inveire contro i politici disonesti, questi continueranno indisturbati a fare i loro giochi.

La libertà fondamentale

2016-10-11   Libero arbitrio
La libertà fondamentale di un essere umano è quella di scegliere dove guardare e con chi o cosa interagire. Tale libertà è limitata dalle sue paure consce e inconsce che gli sottraggono una quantità di opzioni.

Meditazione decisionale

2016-10-11   Autogoverno   |   Attenzione   |   Meditazione
In ogni momento noi scegliamo cosa fare e non fare, cosa pensare e non pensare, dove rivolgere la nostra attenzione e dove non rivolgerla. Lo facciamo spontaneamente, cosciamente o inconsciamente, senza seguire un metodo particolare. Mi chiedo se non sia possibile definire un metodo per prendere decisioni e fare scelte in modo più efficace, più utile, ovvero più soddisfacente rispetto ai nostri bisogni e fini innati e acquisiti.

Cerco allora, in questo documento, di definire un metodo per la presa di decisioni efficace che chiamo "meditazione decisionale" perché basato sulla guida dell'attenzione su un certo numero di oggetti mentali e materiali predefiniti opportunamente scelti, cioè sulla loro contemplazione come avviene nelle varie tecniche di meditazione.

Oggetti mentali e materiali da contemplare (in ordine casuale):
  • la mia salute oggi e in futuro

  • le comunità a cui appartengo

  • i miei poteri

  • il mio eros

  • le bellezze che mi circondano

  • il fatto che prima o poi morirò

  • la mia cultura

  • le persone importanti della mia vita

  • le mie paure

  • il mio coraggio

  • le cose che mi piacciono

  • i miei dolori

  • i miei problemi

  • i miei impegni

  • le mie responsabilità

  • la mia reputazione

  • le cose che potrei fare

  • [...]

  • quello che ora è meglio che io faccia


Ragioni e punti di vista

2016-10-11   Etica   |   Giudicare   |   Ragionare
Ognuno ha ragione dal suo punto di vista. Perciò l'importante non è avere ragione, ma avere un punto di vista più alto.

I miei sentimenti, la mia volontà e i miei bisogni

2016-10-13   Bisogni   |   Emozioni e sentimenti   |   Libero arbitrio   |   Mappa cognitivo-emotivo-motiva
I miei sentimenti, le mie emozioni, le mie allegrie, le mie tristezze, i miei entusiasmi, le mie euforie, le mie paure, i miei coraggi, i miei sconforti, le mie motivazioni ecc. sono causati da circostanze ed eventi dipendenti dalla mia persona (oltre che dal comportamento altrui) ma indipendenti dalla mia volontà. Io posso tuttavia cercare di capirne le cause, prendere decisioni e agire al fine di modificare sia le circostanze e gli eventi che causano i miei sentimenti, sia la mia mappa cognitivo-emotiva (in cui sono programmate le mie reazioni emotive), nei tempi e nei modi possibili, necessari e appropriati al fine di soddisfare i miei bisogni in modo più "soddisfacente".

Il potere socializzante della musica

2016-10-13   Bisogni   |   Musica
Quando riascolto una musica che ho ascoltato insieme con altre persone con cui ho un buon rapporto, è come se quelle persone fossero di nuovo vicine a me durante l'ascolto. Questo è uno dei poteri della musica, costituire un rito e una conferma di appartenenza sociale che corrisponde ad un bisogno umano primario.

Cosa può vincere una paura

2016-10-16   Paura
Una paura può essere vinta solo da una paura più grande o da un incentivo più potente.

Cooperazione vs. competizione

2016-10-16   Competere   |   Cooperare
I rapporti umani sono segnati da due opposte tendenze naturali: l'istinto di cooperazione (senza il quale la specie umana si estinguerebbe) e quello di competizione, senza il quale non ci sarebbero progresso tecnologico, né, dittature, né guerre.

Da un punto di vista etico, la cooperazione è normalmente considerata un bene, mentre la competizione, in quanto opposta alla cooperazione, un male.

Come ci insegna la psicoanalisi, noi tendiamo a nascondere, anche a noi stessi, tutto ciò che in noi è immorale o politicamente scorretto, per cui finiamo per credere di essere più cooperativi e meno competitivi di quanto in realtà siamo.

Per esempio, l'invidia e l'arrivismo sono manifestazioni dell'istinto di competizione ed è difficile trovare uno che ammetta di essere invidioso o arrivista.

Purtroppo, l'istinto di competizione, sebbene rimosso nell'inconscio, non smette di agire per vie traverse e mistificate, col risultato che la vita sociale, e la conoscenza di se stessi, sono essenzialmente false perché ognuno cerca di sembrare più cooperativo e meno competitivo di quanto sia in realtà.

Sarebbe quindi meglio per tutti ammettere sinceramente, a se stessi e agli altri, che in ognuno di noi albergano entrambi gli istinti di cooperazione e di competizione.

Portatori abituali di ostilità

2016-10-16   Causalità   |   Autoinganno   |   Psicoanalisi
Ci sono persone che hanno una permanente carica di negatività (frustrazione, odio, rabbia, paura, aggressività ecc.) che cerca e coglie qualsiasi occasione per esprimersi. Tali persone sostengono che le proprie reazioni emotive siano causate da particolari circostanze, persone o eventi a loro esterni e ostili. In realtà quelle presunte cause sono solo pretesti per giustificare il malumore, il disagio e l'ostilità accumulati precedentemente. È difficile che uno ammetta di essere portatore abituale di ostilità.

Il desiderio di influenzare gli altri

2016-10-17   Interdipendenza   |   Desiderare
Ognuno vorrebbe influenzare il comportamento altrui in senso direttivo e limitativo. Cioè ognuno vorrebbe che l'altro faccia certe cose che a lui piacciono e non certe altre che a lui dispiacciono. E ognuno usa i mezzi e le risorse a sua disposizione per spingere o costringere l'altro a comportarsi secondo i propri desideri. Il senso del potere e tutto qui: poter determinare il comportamento altrui secondo i propri desideri. Chi ci riesce è potente, chi non ci riesce impotente.
Si tratta però di un desiderio che molti non ammettono e rimuovono nell'inconscio.

Il problema (e la paura) della responsabilità

2016-10-17   Etica   |   Inconscio   |   Filosofia   |   Psicologia   |   Libero arbitrio   |   Arroganza   |   Responsabilità   |   Gradimento
Il concetto di responsabilità è uno dei più problematici per l'umanità. Su di esso si basano l'etica, la politica e le dinamiche interpersonali. Essere responsabili di una situazione significa, infatti, avere avuto o avere ancora il potere e la libera volontà di determinarla nel bene o nel male.

L'Uomo tende ad assegnare ad una o più persone la responsabilità di qualunque cosa accada al mondo ad eccezione dei fenomeni puramente naturali. Molti pensano, infatti, che tutto ciò che accade avvenga per volontà di qualcuno, cioè di un essere umano o gruppo di esseri umani, oppure di Dio o altra entità spirituale.

E' difficile, per molti, ammettere che quasi tutto ciò che avviene nel mondo non è determinato dalla libera volontà umana né da quella divina. Infatti la volontà umana è in gran parte non libera ma deterministica, e quella divina è questione di fede e non è dimostrabile razionalmente. Ne consegue che quasi tutti cercano di dimostrare di non essere responsabili dei mali della società e di avere molti più meriti che demeriti.

Essere considerati responsabili di un male verso una o più persone è pericoloso e spaventoso, perché a ciò è associata l'idea di meritare perciò una punizione da parte del danneggiato o del resto della società, che, nei casi più gravi, potrebbe consistere nell'emarginazione sociale, violenze, pene detentive o perfino nella morte.

Siccome i mali della società sono sotto gli occhi di tutti, è importante avere un alibi per dimostrare di non esserne responsabili o corresponsabili. E allora, specialmente se si pensa che nulla avvenga per colpa di nessuno, è giocoforza che se noi non siamo responsabili del male, qualcun altro debba esserlo. Da qui la tendenza a cercare, non in noi stessi ma negli altri, i responsabili dei mali della società, cioè delle nostre sofferenze e di quelle altrui.

A tale scopo ci sono tantissime tesi, idee, congetture, teorie, e ideologie (politiche, economiche, storiche, religiose, spirituali, scientifiche ecc.) da cui si evince che certe persone non siano responsabili dei mali che affliggono la società, mentre lo siano altre persone. Tali supposizioni, deresponsabilizzanti per i loro proponenti e seguaci, sono sempre state popolari perché rispondono al bisogno di ogni essere umano di avere un alibi rispetto ai mali della società.

Da un punto di vista psicologico, il nostro bias cognitivo ci presenta una visione del mondo parziale e distorta in modo da essere deresponsabilizzanti per noi.

Da un punto di vista psicoanalitico, possiamo supporre che ognuno di noi tenda a rimuovere nell'inconscio ogni "prova" che potrebbe indebolire il nostro alibi rispetto ai mali della società.

La mia opinione è che ogni essere umano libero e capace di intendere e di volere sia, in proporzione alle sue capacità e possibilità, corresponsabile dei mali della società, a meno che non possa dimostrare di battersi efficacemente contro di essi (questo vale anche per la mia persona).

Infatti io credo che la responsabilità morale di un individuo non consiste solo nell'astenersi dal fare cose nocive come rubare, uccidere, mentire, ma include anche l'obbligo di impegnarsi attivamente, produttivamente, per il bene comune e il miglioramento della società.

Secondo me, per migliorare la società è indispensabile che i veri responsabili dei suoi mali ammettano la loro responsabilità o corresponsabilità e cerchino di migliorare il proprio comportamento, oppure che un'adeguato numero di persone combattano efficacemente per costringere i responsabili dei mali a correggersi.

Mi aspetto che gli argomenti che ho esposto in questo articolo siano sgraditi alla maggior parte della gente perché tendono a responsabilizzare ogni essere umano rispetto ai mali della società e a demistificare ogni tesi deresponsabilizzante.

Per questo mi aspetto una secca opposizione difensiva e controffensiva ai miei argomenti da parte dei più, consistente soprattutto in accuse, verso la mia persona, di arroganza, presunzione, ingenuità, ignoranza e mancanza di credenziali accademiche, anziché una pacifica discussione sulla fondatezza o infondatezza razionale delle idee che ho esposto.


Vedi anche Il peccato originale laico e la sua rimozione.

Il peccato originale civile

2016-10-18   Etica   |   Inconscio   |   Responsabilità
Anche nella sfera civile c'è un peccato originale che riguarda tutti gli esseri umani. Il fatto di essere nati homo sapiens, cioè un animale completamente dipendente dagli altri, implica dei doveri verso il prossimo, che tendiamo a disattendere per amore della nostra libertà individuale.

Non si fa mai abbastanza per il bene comune perché ancora di più ci interessa quello personale. Soprattutto, si fa troppo poco per combattere i mali della società e le loro cause. Per questo siamo costantemente nel peccato civile e, per evitare l'angoscia che esso ci provoca, lo rimuoviamo nell'inconscio.

Tuttavia, dal momento che i mali della società sono sotto gli occhi di tutti, non possiamo fare a meno di accusare qualcun altro di esserne responsabile. Viviamo quindi in una situazione di falsità permanente, cercando di dimostrare di avere più meriti che demeriti rispetto alla società e di non essere corresponsabili dei suoi mali,

Vedi anche Il problema (e la paura) della responsabilità.

Il bisogno di essere desiderati

2016-10-21   Interagire   |   Bisogni
Credo che uno dei bisogni umani più importanti (dopo quelli affini ai bisogni animali) sia quello di essere desiderati, al quale si accompagna la paura di essere indesiderati.

Per un essere umano essere indesiderato dagli altri costituisce un grave pericolo di esclusione sociale e quindi di morte, a meno che non vi sia un certo numero di persone che dimostrano di desiderarlo. Al contrario, essere desiderato assicura la possibilità di interagire in modo da soddisfare una grande quantità di bisogni la cui soddisfazione dipende dalla cooperazione altrui.

[da continuare]

La paura della virtù

2016-10-22   Paura   |   Coraggio
L'intelligenza di una persona disturba i meno intelligenti perché li fa sentire tali. Lo stesso vale per altre virtù o capacità, come la generosità, la conoscenza, il coraggio, l'eleganza, la laboriosità, la responsabilità, la razionalità ecc. Il contrario vale per molti difetti o incapacità. Infatti, ad esempio, la stupidità di una persona piace ai meno stupidi perché che li fa sentire tali. Questa è anche una chiave dell''umorismo.

Razionalità e semirazionalità

2016-10-22   Ragionare
Razionalità è la capacità di analizzare un tema o concetto, cioè di dividerlo nei suoi componenti (visibili o intuibili), di esaminare le funzioni e caratteristiche di ciascuno di essi, e le loro relazioni e interazioni.

La semirazionalità è una razionalità lacunosa, dove alcuni componenti e/o alcune relazioni e interazioni tra di essi sono ignorati, trascurati o minimizzati. Il motivo di tali lacune è da ricercare nell'ignoranza o nei meccanismi di difesa inconsci della psiche, che mirano ad evitare di scoprire una realtà in cui il soggetto risulta inadeguato rispetto al sistema di valori della comunità di appartenenza o indegno del potere o prestigio raggiunto.

Il desiderio dell'altro

2016-10-22   Interagire   |   Bisogni   |   Desiderare
Ognuno desidera essere desiderato da qualcuno per qualche motivo.

Chi desidera chi è perché?

Perché si desidera una persona? Per far sì che ci desideri, che ci serva, che ci dia qualcosa in cambio della nostra presenza o cooperazione.

Chi non desidera chi è perché?

Perché non si desidera una persona? Perché si pensa che quella persona non ci desidera, che non possa o voglia darci nulla, che non abbia nulla da darci, o che possa nuocerci.

[da continuare]

Cosa pensano veramente gli altri di noi?

2016-10-22   Interagire
Cosa pensano veramente gli altri di noi? Non possiamo mai saperlo con certezza perché difficilmente qualcuno ci dirà sinceramente quello che pensa di noi. Infatti, quando diciamo a qualcuno ciò che pensiamo di lui mentiamo per non ferirlo o per evitare che si comporti in modo a noi sfavorevole.

Inferiorità, moralismo, misantropia, antipatia

2016-10-22   Giudicare
Inferiorità, moralismo, misantropia, antipatia. Potrebbe essere una catena di cause ed effetti. A partire da una inferiorità oggettiva o percepita, possiamo diventare moralisti per cercare di arginare la prevaricazione dei forti sui più deboli o per compensare una inferiorità fisica o sociale con una superiorità morale o intellettuale. Dal moralismo è facile passare alla misantropia dato che quasi tutti gli esseri umani si comportano egoisticamente e ingiustamente nei confronti del prossimo. E il moralista e il misantropo si rendono fatalmente antipatici agli occhi delle persone che essi condannano o disprezzano direttamente o indirettamente.

Realtà e spiegazioni

2016-10-24   Filosofia   |   Psicologia   |   Causalità
Ci sono cose nella realtà che la gente chiama con nomi diversi credendo che si tratti di cose diverse. Ci sono stati psicoanalisti a loro insaputa, come ad esempio Nietzsche, che hanno ispirato gli psicoanalisti propriamente detti. Non mi preoccuperei di definire i campi accademici precisi nei loro confini per definire un concetto. Quello che conta sono gli effetti e gli affetti. Le spiegazioni possono essere più o meno scientifiche e basate su discipline intellettuali diverse ma a volte una spiegazione meno scientifica può essere più efficace e utilizzabile, ai fini pratici, di una scientificamente più rigorosa.

Una nuova piramide dei bisogni umani

2016-10-24   Bisogni   |   Filosofia   |   Psicologia
In alternativa o aggiunta alla famosa piramide di Maslow, propongo questa, basata sulla mia psicofilosofia dell'autogoverno di cui potete leggere in Manuale di autogoverno.





Domande sulla attitudine di una persona a interagire con altri

2016-10-24   Interagire   |   Metainterazione
Data una persona x:


  • Con chi x {è / non è} disposto a interagire?

  • In quali modi, ruoli, limiti, regole, condizioni x {è / non è} disposto a interagire?

  • Quanto è soddisfatto il bisogno di x di interagire?

  • Quali tipi di interazione x sta {cercando / evitando} e con quali tipi di persone?

  • Di quali tipi di interazione x ha bisogno e con quali tipi di persone?

  • Con quali persone x ha interagito in passato (sin dall'infanzia)?


Chi vuole cambiare?

2016-10-25   Cambiare
La gente non vuole cambiare ed è disturbata da chi le chiede di farlo.

La fede e i suoi benefici

2016-10-25   Bias cognitivo   |   Fede   |   Placebo
La fede è uno stato mentale in cui si è convinti che qualcuno o qualcosa (idea, comportamento, pratica, formula, procedura, disciplina, regola, metodo, credenza, tradizione, filosofia, religione, ecc.) ci procurerà un bene. È un'aspettativa di bene e, come tale, procura piacere. Vale a dire che anche la fede in qualcosa di assurdo può farci sentir bene (c'è una differenza tra sentirsi bene e star bene). La fede è dunque, per definizione, un placebo, che in latino significa letteralmente, appunto, "piacerò".

Con questo non voglio dire che aver fede sia credere in cose necessariamente assurde o false; infatti si può aver fede anche in cose vere e realmente benefiche. La differenza tra aver fede in un beneficio e prevederlo razionalmente è che nel primo caso la previsione (che possiamo definire fideistica) è emotiva, non razionale mentre nel secondo caso è razionalmente fondata. Ovviamente le due previsioni possono coesistere, tuttavia c'è sempre il rischio che una previsione fideistica possa influenzare una previsione razionale, per effetto del bias cognitivo.

Non bisogna tuttavia considerare la fede qualcosa da evitare in tutti i casi; infatti, se accompagnata da una coerente e non manipolata previsione razionale, la fede, agendo a livello emotivo, produce entusiasmo, piacere, motivazione, forza, tenacia, resistenza, sicurezza, carisma senza i quali è difficile portare avanti qualsiasi progetto di cambiamento, o la vita stessa.

Affidiamoci dunque alle persone e alle idee in cui crediamo razionalmente e godiamo dei benefici della fede stessa, anche se le nostre previsioni razionali non possono essere sicure al 100%.

Il bisogno (e il piacere) di ubbidire e servire, comandare e dominare

2016-10-26   Interagire   |   Bisogni   |   Psicologia
Io suppongo che tra i bisogni umani (innati e acquisiti) ci siano anche quelli di ubbidire e servire, e quelli di comandare e dominare. Si tratta di bisogni che sono spesso oggetto di disprezzo, censura, mistificazione e rimozione in senso psicoanalitico. Tuttavia essi agiscono anche quando non vengono riconosciuti e la loro insoddisfazione genera stress, ansia e altri disturbi psichici e psicosomatici.

Ci sono anche persone che hanno una paura (innata o acquisita) di dominare e comandare o di servire e ubbidire.

Suppongo che tali bisogni o paure siano presenti, con diversa intensità, in tutti gli esseri umani. Infatti certe persone sembrano avere un forte bisogno di dominare e uno scarso bisogno di servire, e in certe altre sembra che avvenga l'opposto. Ci sono anche persone che hanno bisogni di dominare e servire egualmente intensi e altre che li hanno egualmente scarsi. Su questo si potrebbe costruire una tipologia psicologica.

Come per tutti i bisogni, la soddisfazione dei bisogni di dominare e comandare, servire e ubbidire produce piacere, l'insoddisfazione dolore.

Suppongo che, per star bene e sentirsi bene, ognuno di noi dovrebbe alternare momenti in cui ha un atteggiamento di dominazione e comando, ad altri in cui ha un atteggiamento di servizio e obbedienza, rispetto agli altri, compatibilmente con il fine della convivenza pacifica. Queste alternanze dovrebbero essere proporzionali alle intensità dei rispettivi bisogni,

Per concludere, credo che la vita sociale si fondi proprio sui bisogni di cui sopra. oltre che sull'empatia che ci permette di capire i bisogni altrui.

Il problema del cambiamento personale

2016-10-27   Interagire   |   Cambiare   |   Gradimento
Credo che qualsiasi cambiamento di una persona abbia un impatto più o meno grande, favorevole o sfavorevole, nella vita di una o più altre persone e, il più delle volte, è favorevole ad alcuni e sfavorevole ad altri.

Per questo ogni cambiamento personale è, secondo me, problematico e anche per questo l'essere umano è poco propenso a cambiare, o ha una paura conscia o inconscia di farlo. Non parlo di cambiamenti esteriori come cambiare pettinatura o abito, ma di cambiamenti nel comportamento, soprattutto se riguardano una crescita personale, una responsabilità, una posizione politica, filosofica, etica o religiosa, lo stile di vita o interessi culturali.

Per esempio, la crescita personale di una persona, cioè una maggiore conoscenza, cultura, indipendenza intellettuale, libertà da condizionamenti, intelligenza, assertività, status sociale, può dare fastidio a coloro non beneficiano di tale cambiamento e si ritrovano sfavoriti nel confronto con chi è cresciuto più di loro. E' come se il loro status sociale fosse diminuito. Infatti lo status sociale di una persona è sempre relativo a quello altrui, e se quello di uno sale, quello altrui scende più o meno. Nello status ciò che conta è la differenza tra le persone.

Per concludere, chi intende cambiare nel senso di una crescita personale, deve tener conto del fatto che il suo cambiamento sarà probabilmente sgradito a qualcuno.

Intorno alla leggerezza

2016-10-28   Filosofia

Collegamenti


Italo Calvino, lezione sulla leggerezza
Roma vista dal drone
Vivere con più leggerezza (audio di Laura Campanella)

Aforismi


"... l'agile salto improvviso del poeta- filosofo che si solleva sulla pesantezza del mondo, dimostrando che la sua gravità contiene il segreto della leggerezza, mentre quella che molti credono essere la vitalità dei tempi, rumorosa, aggressiva, scalpitante e rombante, appartiene al regno della morte, come un cimitero d'automobili arrugginite." [Italo Calvino]

"Esiste una leggerezza della pensosità, così come tutti sappiamo che esiste una leggerezza della frivolezza; anzi, la leggerezza pensosa può far apparire la frivolezza come pesante e opaca." [Italo Calvino]

"La melanconia è la tristezza diventata leggera." [Italo Calvino]

"Nella vita tutto quello che scegliamo e apprezziamo come leggero non tarda a rivelare il proprio peso insostenibile. Forse solo la vivacità e la mobilità dell'intelligenza sfuggono a questa condanna." [Italo Calvino]

"Prendete la vita con leggerezza, che

"Bisognerebbe saper scrivere – e persino vivere – con leggerezza, spontaneità e sicurezza. Ma la leggerezza, perché non scada nel banale, richiede profondità; la spontaneità, perché non appaia stravaganza, richiede misura; la sicurezza, perché non si confonda con l’ottusità, richiede grande consapevolezza. È forse per questo che scrivere bene – come vivere bene – è cosí difficile?" [Giovanni Soriano]

"Attraversare il mondo in consapevole leggerezza." [Giovanni Soriano]

È mai possibile che la modestia seduca i nostri sensi più che la leggerezza della donna?

"Si è così profondi, ormai, che non si vede più niente. A forza di andare in profondità, si è sprofondati. Soltanto l'intelligenza, l'intelligenza che è anche "leggerezza", che sa essere "leggera", può sperare di risalire alla superficialità, alla banalità." [Leonardo Sciascia]

"Fare i cinici è pure un modo di dare leggerezza alla vita quando comincia a pesare." [Luigi Pirandello]

"Grazie alla sicura prospettiva della morte si potrebbe mescolare a ogni vita una preziosa e profumata goccia di leggerezza – e invece voi, stravaganti anime di farmacisti, ne avete fatto una goccia di veleno di pessimo sapore, per la quale tutta la vita diventa rivoltante." [F. Nietzsche]

"La leggerezza è propria dell'età che sorge, la saggezza dell'età che tramonta." [Cicerone]

Superiorità e antipatia

2016-10-28   Competere   |   Arroganza
Il motivo per cui chi mostra le proprie inferiorità ci è simpatico e chi non nasconde le proprie superiorità ci è antipatico, è che la superiorità degli altri ci inquieta, così come la loro inferiorità ci rassicura.

Vedi anche:
The charm of vulnerability
How to talk about yourself

Una differenza tra la donna e l'uomo

2016-10-28   Interagire   |   Filosofia
Una importante differenza tra la donna e l'uomo: raramente una donna si concede sessualmente ad una persona dell'altro sesso senza pretendere qualcosa in cambio, come ad esempio fedeltà, protezione o beni materiali o immateriali; un uomo, invece, lo fa normalmente.

Verità, opinioni, conflitti e bias cognitivo

2016-10-29   Competere   |   Verità   |   Bias cognitivo
Esprimere apertamente una opinione su un tema può facilmente dar luogo a conflitti, a livello personale, con coloro che su quel tema hanno una opinione diversa, ovvero che ritengono quella opinione falsa, inaccettabile o disturbante. Questo avviene specialmente con opinioni che hanno a che fare con il comportamento umano e, in particolare, con l'etica, i costumi sociali, le religioni, le filosofie e la politica.

Tendiamo infatti a trovare simpatici coloro che condividono le nostre idee, e antipatici quelli che non le condividono, e quando una persona ci è antipatica tendiamo a giustificare tale antipatia con colpe o difetti di carattere che attribuiamo ad essa e che sono più o meno fondati e affetti da bias cognitivo. Se poi esprimiamo apertamente tali attribuzioni agli interessati, scateniamo facilmente conflitti personali che possono auto-alimentarsi in un circolo vizioso fino a causare, nei casi più gravi, rotture di rapporti personali, calunnie e violenze verbali o fisiche.

Perché avviene tutto ciò?

Suppongo che ciò avvenga perché è in gioco lo status sociale delle persone coinvolte, le quali inconsciamente competono per il potere di deliberare chi ha ragione e chi torto, chi deve comandare e chi ubbidire, chi deve essere incluso e chi escluso dalla comunità, la distribuzione delle ricchezze, dei ruoli, dei privilegi e i diritti e doveri di ciascuno.

Infatti, di fronte ad una opinione altrui ci chiediamo: se fosse vera che figura ci farei? La mia immagine ne sarebbe avvantaggiata o svantaggiata? Risulterei lodevole o reprensibile? Innocente o colpevole? Apparirei giusto o sbagliato? Buono o cattivo? Autorevole o non autorevole? Degno o indegno? Capace o incapace? Se la risposta è a noi sfavorevole, cercheremo di dimostrare che quell'opinione è sbagliata e, viceversa, se la risposta è a noi favorevole sosterremo e condivideremo quell'opinione.

Per concludere, ogni volta che esprimiamo un'opinione sul bene e il male in qualsiasi aspetto del comportamento umano, rischiamo di scatenare un conflitto con le persone che risulteranno esplicitamente o implicitamente sfavorite da quell'opinione, e di essere da loro attaccati personalmente come reazione di difesa.

Contro di me

2016-10-30   Giudicare
Qualsiasi cosa io dica o faccia, non dica o non faccia, può essere usata contro di me.

L'uomo è un animale dialettico

2016-10-30   Filosofia
L'Uomo è un animale dialettico perché ha bisogni antitetici come: servire ed essere servito, conformarsi e differenziarsi, competere e cooperare. Saggio è colui che sa riconoscere, conciliare, armonizzare e soddisfare questi opposti.

Corpo delicato

2016-11-01   Poesia
Dove vai con quel corpo delicato
Sempre in cerca di carezze
Sempre attento a non ferirsi,
e a non farsi bruciare dal sole?
Forse qualcuna quel corpo
lo vorrebbe così com'è.

Cosa non piace alla gente

2016-11-01   Piacere e dolore
Alla gente non piace ciò che non capisce, che la spaventa o che si oppone ai propri interessi, alla propria autostima o alla propria comunità, oltre a ciò a cui è allergica per natura o educazione.

Coscienza, pensiero, attenzione, interazione, meditazione, collage mentale, meditazione auditiva

2016-11-01   Inconscio   |   Psicoterapia   |   Attenzione   |   Meditazione
Nella mia concezione della natura umana, l'io cosciente è la sede della coscienza, del pensiero, della percezione di forme, sentimenti ed emozioni, e della volontà. Esso può essere sveglio (cioè attivo), dormiente (cioè inattivo) o trovarsi in uno stato ibrido (cioè semi-attivo ovvero semi-dormiente). L'io cosciente è ciò che resta della psiche se si esclude l'inconscio e i suoi processi, cioè se si esclude il "me" (nella terminologia di William James e George H. Mead).

L'io cosciente rappresenta pertanto una parte molto piccola della psiche, anche se è quella che conosciamo (o ci illudiamo di conoscere) meglio. E' la parte cognitiva o conscia della psiche, che, per dimensione, equivale metaforicamente alla punta di un iceberg la cui la parte sommersa è costituita dall'inconscio,

L'io cosciente è molto limitato nel senso che è possibile essere coscienti (cioè consapevoli) solo di poche cose alla volta (suppongo una o due, per la maggior parte delle persone).

L'attenzione è la facoltà di dirigere e concentrare la coscienza, il pensiero e la percezione sensoriale su un particolare oggetto o idea. Non c'è attività pensante che non sia connotata dall'attenzione verso qualcosa, che può variare momento per momento.

Chi o cosa determina la direzione o l'oggetto verso cui rivolgere l'attenzione? Normalmente lo determina automaticamente l'ambiente esterno, mediante gli stimoli che esso invia alla coscienza attraverso i cinque sensi quando il soggetto interagisce con qualcuno o qualcosa. Una persona può tuttavia, entro certi limiti, rivolgere volontariamente l'attenzione in direzioni diverse da quelle che sarebbero scelte involontariamente e automaticamente. Ciò è possibile se il soggetto non è impegnato in una interazione con altre persone o cose, cioè quando è fermo, in silenzio, e preferibilmente con gli occhi chiusi, come durante una meditazione.

La meditazione, di qualunque tipo, è infatti una tecnica di controllo volontario dell'attenzione, che viene diretta vero oggetti concreti o astratti predefiniti, come parti del proprio corpo, immagini mentali, fantasie, pensieri o idee particolari. La meditazione può essere basata sulla ripetizione mentale di formule verbali o l'osservazione di immagini di valore simbolico, oppure sull'ascolto di direttive verbali pronunciate da un facilitatore umano o da un riproduttore automatico di suoni.

Una particolare forma di meditazione su cui ho fatto esperimenti su di me, consiste nel creare, all'interno di una cornice immaginaria, un collage mentale  di immagini e/o parole opportunamente scelte, in modo da ottenere una visione sinottica immaginaria di elementi conflittuali allo scopo di conciliarli e armonizzarli.

Un'altra forma di meditazione che ho sperimentato su di me con l'aiuto di un computer programmato allo scopo, consiste nell'ascoltare una sequenza di frasi prodotte mediante sintesi vocale, estratte a caso da una lista di testi opportunamente preparata. Questa tecnica, che io chiamo meditazione auditiva, a differenza del collage mentale sopra menzionato, non richiede sforzi da parte del fruitore e può essere completamente automatizzata, Per questi motivi essa è particolarmente efficace da un punto di vista terapeutico, ma anche pericolosa se praticata troppo spesso o troppo a lungo e senza la supervisione di uno psicoterapeuta. Infatti i cambiamenti indotti da una psicoterapia sono sempre traumatici e dovrebbero essere opportunamente diluiti nel tempo per permettere alla psiche di assorbire gli stress del cambiamento.

Dire (tutta) la verità fa perdere le elezioni

2016-11-01   Politica
La politica sarà sporca finché le persone oneste eviteranno di sporcarcisi le mani e la lasceranno in mano ai disonesti. Un altro motivo è che la gente comune, specialmente in Italia, non è in grado di giudicare se una politica è buona o cattiva per il bene comune, ma la giudica in relazione ai propri interessi individuali o di categoria. Così, il giorno delle elezioni vengono preferiti i candidati più abili non nel governare, ma nel far credere di essere migliori degli avversari, quelli che fanno promesse irrealizzabili e discorsi semplicisti, demagogici e populisti a cui la gente crede perché sono semplici e danno agli altri la colpa dei mali della società, deresponsabilizzando gli elettori stessi. La verità è troppo complicata per la gente comune e per questo è impopolare. In democrazia fa perdere le elezioni e i politici lo sanno benissimo

Sul conservatorismo della cultura accademica

2016-11-02   Politica   |   Cultura
Suppongo che la cultura accademica, per quanto riguarda le scienze umane e sociali e specialmente la filosofia e la psicologia, sia raramente rivoluzionaria o progressista, perché è obbligata a fare gli interessi della classe che la finanzia, cioè della classe dominante, la quale non vuole essere sostituita da una classe con idee più avanzate o radicali che potrebbero cambiare l'ordine sociale, la distribuzione delle ricchezze e i privilegi caratteristici dello status quo.


Sulla verità

2016-11-02   Filosofia   |   Verità
Prendiamo due elettori americani, uno pro Trump e uno pro Clinton, ognuno pensa che l'altro sia stupido e/o cattivo e/o ignorante perché vota per il candidato sbagliato. Qual'è la verità? Uno dei due ha ragione? Hanno entrambi ragione? Hanno entrambi torto? È possibile stabilire chi abbia più ragione? Esiste una verità in tale contesto? Ognuno pensa di essere nel vero, ma se la verità non esiste sbagliano entrambi. Oppure la verità esiste, e uno dei due pensa il vero, ma nessuno può saperlo. Come stanno veramente le cose?

Scopo della psicoterapia

2016-11-05   Psicologia   |   Psicoterapia
Secondo me, lo scopo di una psicoterapia dovrebbe essere quello di modificare le reazioni automatiche cognitive ed emotive ai vari stimoli percettivi, in modo che esse siano più utili alla soddisfazione dei bisogni primari del soggetto nel medio e lungo termine. In altre parole, la psicoterapia dovrebbe migliorare la mappa cognitivo-emotiva del soggetto, creando nuove associazioni di idee e di emozioni e neutralizzando o correggendo quelle disfunzionali.

The ten commandments of the ethical atheist

2016-11-06   Etica   |   Ateismo
1. Thou SHALT NOT believe all thou art told. Humans are generally very gullible. We believe are sorts of false statements, stories, reasoning, etc. We even continue to believe falsehoods after they have been proven untrue. History is full of amazing hoaxes often supported by religion and the teachings of the Church (see Science, Truth and the Church) or by others seeking power, popularity or fortune. We have been told the Earth was flat and has four corners which, if not careful, we may fall off. We have been told that the Earth is the center of the Universe. We have been told that sky if a fixed, firm structure to which the sun, moon and stars are affixed. We have been told that personalities and future events are predictable using astrology, card reading, crystal balls and palm reading. We have been told of prophecies by Nostradamas. We have been told of speaking with the dead, the dead rising, life after death, reincarnation and bending spoons, to name only a few. We must be more skeptical in what we are told, what we read and what we are exposed to through the various forms of broadcast media. When exposed to something new, do NOT accept what you hear without facts to support it. There are other agendas at work in your deception. You must always be on guard to protect yourself and your knowledge.

2. Thou SHALT seek knowledge and truth constantly. There are many adverse factors making it difficult for us to obtain knowledge and the truth. There is often no motivating factor driving others to present you with fair, factual, scientific truths. By weaving a complex web of lies, religions are able to control people and remain in power. Governments may hide facts and events for fear of scaring the public. There are more advertising dollars and higher ratings in broadcasting claims of communicating with the dead than in Kepler’s Laws of Planetary Motion. Therefore, we must take an active role in our own education and constantly seek the truth. It isn’t always obvious and is often very difficult to obtain. Thou SHALT make time to read non-fiction. Thou SHALT make time to view educational programs. Thou SHALT spend as much time in the library as you do in the mall or watching television.

3. Thou SHALT educate thy fellow man in the Laws of Science. People are generally lazy and hold onto currently held false beliefs. This condition is not acceptable to the ethical atheist. It is not good enough to sit comfortably with your knowledge of the Universe and look in pity at those who are still governed by lies, mythology and sensationalism. Scientific education is the only way to prevail. Only by increasing the comprehension of scientific truths can we hope to continue our progress past the Dark Ages. Only if the world contains more educated people can we hope to not have setbacks. Thou SHALT NOT sit silent and be a closet atheist. Thou SHALT enlighten thy neighbor.

4. Thou SHALT NOT forget the atrocities committed in the name of god. Many people have limited knowledge, or none at all, of the atrocities committed during the Inquisition, the Crusades, etc. by the Church and in the name of religion. Christians are not unique in their cruelty. For example, Muslim civilizations often imprison, torture or kill those attempting to convert their citizens to Christianity. (See Atrocities in the Name of Religion – coming soon…) Few are even remotely aware of these atrocities or think, “Oh, that was a long time ago and could never happen again”. However, it hasn’t been that long ago and is still occurring today in countries like Bosnia, Rwanda, Burundi, Somalia, Israel, Tibet and Afghanistan. Thou SHALT fear a repeat of history.

5. Thou SHALT leave valuable contributions for future generations. The nature of knowledge gain is that new truths are most often found by building upon known facts. If every generation were required to start fresh in its quest for knowledge, our progress would be severely impacted. Our children will not have to go back and prove that the earth is not flat. They will not have to rediscover the atom. It is important that our generation, and all those that follow, leave scientific knowledge and resources for our offspring to build upon. Write a book. Publish an article. Develop a web site. Leave money to organizations that further science and education.

6. Thou SHALT live in peace with thy fellow man. This should not need stating, but murders, torture, wars and brutality are ever present in all civilizations on earth and have been for all of recorded history. Most of the large scale wars, as well as suicide bombers, are driven by religious beliefs and the belief in an afterlife. Even though many religions claim to be against killing, they promote that killing for god is divine and will ensure a special status in the afterlife. If we didn’t have these widespread mythological beliefs, there would likely be a massive decrease in the killings.

7. Thou SHALT live this one life thou hast to its fullest. We do not believe in an afterlife nor that we will be reincarnated to live again in another form. It is, therefore, imperative that we live this one life we have to its fullest. We should not live in a puritanical way, starving ourselves of pleasures, in hopes that it somehow makes us better or that we will be judged more favorably in our “next life”. However, in living our lives to the fullest, we must always be conscious of our actions to ensure that they do not have adverse effects on our fellow man.

8. Thou SHALT follow a Personal Code of Ethics. Everyone should have their own personal code of ethics that drives their behavior. What this contains is an individual undertaking, but current laws are a good starting point. Many of the commandments of the Bible can be summarized by this commandment. For example, it should be self-evident that murder, lying and stealing should be avoided and honoring your mother and father are necessary, assuming of course that they are worthy of this respect (e.g. they are not beating/raping you or otherwise abusing you). In general, a personal code of ethics would not cause harm to others, would be anchored in truth and would strive to make society a better place.

9. Thou SHALT maintain a strict separation between Church and State. It is extremely dangerous to mix the mind controlling, fear generating, mythological beliefs of religion with the governing aspects and power of the state. History is full of examples. Many who founded the United States knew this and were willing to die to escape the horrors of Europe. We know that freedom can be measured by the separation of church and state.

10. Thou SHALT support those who follow these commandments. Get involved! Our progress in the last 250 years has been ard fought. Do not sit idle and let us suffer setbacks. Religious conservatives are highly organized and well funded. They continue to spread lies. They are trying to rid our schools of teaching evolution. They are infiltrating government. They are targeting our children’s young, impressionable minds. We must support those who follow these commandments in every way possible. Support scientific and atheist organizations by submitting writings, donating money, etc. (donations are often tax deductible). Purchase books and subscribe to magazines. Attend seminars. All of these provide backing and support to continue valuable efforts. Worthy organizations include (but are not limited to): Americans United for Separation of Church and State, American Atheists, CSICOP – The Committee for the Scientific Investigation of Claims of the Paranormal and the Skeptical Inquirer Magazine, The Skeptic’s Annotated Bible, The Center for Inquiry, EvolveFish, Online Library of Literature, your local library, etc. (For more, see Links of the Ethical Atheist.)

Source: http://www.ethicalatheist.com/docs/ten_commandments.html

The 10 Commandments of Logic

2016-11-06   Filosofia   |   Verità   |   Logica

  1. Thou shalt not attack the person’s character, but the argument. (Ad Hominen fallacy)

  2. Thou shalt not misrepresent or exaggerate a person’s argument in order to make them easier to attack. (Straw Man fallacy)

  3. Thou shalt not use small numbers to represent the whole. (Hasty Generalization fallacy)

  4. Thou shalt not argue thy position by assuming one of its premises is true. (Begging the Question fallacy)

  5. Thou shalt not claim that because something occurred before that it must be the cause. (Post Hoc/False Cause fallacy)

  6. Thou shalt not reduce the argument down to two possibilities. (False Dichotomy fallacy)

  7. Thou shalt not argue that because of our ignorance the claim must be true or false. (Ad Ignoratum fallacy)

  8. Thou shalt not lay the burden of proof onto the person who is questioning the claim. (Burden of Proof Reversal fallacy)

  9. Thou shalt not assume that “this” follows from “that” when there is no logical connection. (Non Sequitur fallacy)

  10. Thou shalt not claim that because a premise is popular that it must be true. (Bandwagon fallacy),


Dimensioni della realtà e meditazione sinottica

2016-11-07   Inconscio   |   Filosofia   |   Psicoterapia   |   Meditazione   |   Orientarsi
[BOZZA]

Ai fini della conoscenza e del benessere, suppongo che la realtà, dal punto di vista di un individuo della specie umana, sia scomponibile in diverse dimensioni interconnesse e interdipendenti, alcune delle quali non possono esistere separatamente, ma solo insieme ad altre. Per esempio, la fisica relativistica ci insegna che lo spazio e il tempo dipendono l'uno dall'altro, e infatti per misurare l'uno si usa l'altro. Altro esempio: l'essere umano non può esistere senza la società, e viceversa.

Per cominciare, ho scomposto la realtà nelle seguenti dimensioni, o domìni di conoscenza o esperienza:

La Natura, costituita dal mondo non vivente e da quello vivente. Il secondo dipende dal primo e non viceversa. Il primo è infatti quello che c'era prima che nascesse la prima forma di vita e che ci sarebbe se ogni forma di vita si estinguesse.

Il Mondo vivente, costituito dalle varie forme di vita, tra cui vegetali, animali ed esseri umani.

L'Umanità, costituita da tutti gli individui della specie homo sapiens, passati, presenti e futuri. L'umanità dipende dal mondo vivente, ma non viceversa. Se infatti la specie umana si estinguesse, la vita sulla terra continuerebbe (forse meglio).

La Cultura, costituita da tutto ciò che l'umanità ha prodotto in forma trasmissibile da individuo a individuo, e che ha effettivamente trasmesso influenzando in qualche modo i riceventi.

Le Persone, dimensione costituita dagli "altri", cioè dai membri dell'umanità con cui il soggetto interagisce o potrebbe interagire.

Il Me, costituito dalla parte materiale e da quella psichica inconscia del soggetto. Il me è importante soprattutto per i bisogni che che lo animano e lo tengono in vita (oltre a garantire la conservazione della sua specie), e gli automatismi cognitivi ed emotivi che lo caratterizzano e che determinano il suo comportamento, sia volontario che involontario, conscio e inconscio. Nelle persone nevrotiche il me è spesso represso, nascosto, frustrato, rimosso, non realizzato. Il me è come il bambino del soggetto, irrazionale e molto vulnerabile.

L' Io, meglio denominato "io cosciente", costituito dalla parte conscia del soggetto. L'io è sede e della percezione cosciente di forme, sensazioni, sentimenti, emozioni, e agente della volontà. Rispetto al me, l'io è la parte adulta o genitoriale, razionale e dura del soggetto, e il suo compito è quello di accudire il me e di soddisfarne i bisogni, che il me esprime producendo emozioni.

Per semplicità, ho poi ridotto le dimensioni alle seguenti cinque, che ho chiamato dimensioni cardinali della realtà:

  • Natura

  • Cultura 

  • Persone

  • Me 

  • Io 

La riduzione consiste nel fatto che nel termine cultura ho accorpato anche l'umanità, e nel termine natura anche il mondo vivente ad eccezione dell'umanità, intendendo quindi per natura tutta la realtà che esisterebbe se la specie umana non fosse mai nata o si fosse estinta.

Successivamente ho scomposto ogni dimensione cardinale in cinque sotto-dimensioni, in ognuna delle quali sono contemplati uno o più aspetti essenziali della vita umana, come indicato nella lista seguente.

DIMENSIONI CARDINALI DELLA REALTÀ

N = Natura (= tutto meno umanità e cultura)
C = Cultura, conoscenza
P = Persone (ognuna costituita dal suo io e dal suo me)
I = Io (parte conscia del mio sé)
M = Me (parte inconscia del mio sé)

Nota: S = Sé: la mia persona, costituita dal mio io e dal mio me)

NATURA - sottodimensioni

Sp = spazio, luoghi, volumi...
Te = tempo, passato, futuro...
Ma = massa, materie, pesi...
En = energia, potenza, forze, velocità...
In = informazioni (non culturali), vita, genetica, evoluzionismo, vegetali, animali...

CULTURA - sottodimensioni

Le = letterature, linguaggi, musiche...
ST = scienze, tecnologie, macchine...
Me = media, registrazioni, comunicazioni...
Ar = arte, manufatti, prodotti, musiche, danze...
So = società, istituzioni, civiltà, religioni, folclore, memi...

PERSONE - sottodimensioni

c|c = competere|cooperare...
d|r = dare|ricevere, servire|essere servito, commercio...
n|v = negoziare|violare...
i|s = intimità|separazione, rapporti sessuali...
c|d = conformarsi|differenziarsi, empatia...

IO - sottodimensioni

Os = osservare, percepire, sentire, riconoscere...
Ri = ricordare, pensare, immaginare...
Ra = ragionare, analizzare, calcolare, prevedere, valutare...
Sc = scegliere, decidere, orientarsi...
Ag = agire, interagire, governare, fare, produrre...

ME - sottodimensioni

bS = bisogno di salute fisica e mentale: corpo fisico, sistema nervoso, alimentazione, evitamento del dolore, protezione, prevenzione, terapia, medicina, ambiente, inquinamento, clima, sopravvivenza, immortalità, spiritualità, emotività, DNA, ecc.

bC = bisogno di comunità: integrazione sociale, appartenenza, interazioni, altruismo, essere, desiderati, unioni, associazioni, alleanze, partecipazione, condivisione, famiglia, matrimonio, reputazione, solidarietà. cooperazione, amicizie, inimicizie, conformismo, ritualità, tradizioni, convenzioni, negoziazioni, gerarchie, giochi, puericultura, educazione, religione, etica, responsabilità, colpa, vergogna, onore, disonore, patria, lavoro, pace, guerra contro altre comunità ecc.

bP = bisogno di potere: libertà, individuazione, indipendenza, competitività, egoismo, creatività, immaginazione, conoscenze, abilità, intelligenza, sicurezza, aggressività, difesa, offesa, risorse materiali, economiche e mediali, strumenti, sorveglianza e controllo degli altri, non conformismo, autonomia, potere politico ed economico, sfruttamento, asservimento, privacy, status, successo, invidia, gelosia, dominio, possesso, guerra, armi ecc.

bE = bisogno di eros: sessualità, rapporti sessuali, innamoramento, amore erotico, erotismo, libido, intimità, riproduzione, pornografia, prostituzione, ogni forma di *filia ecc.

bB = bisogno di bellezza: fascino, incanto, ordine, armonia, arte, forma, fotografia, musica, poesia, letteratura, romanzi, abbigliamento, make-up, profumi, arredamento, architettura, pulizia, purezza, estetica, gusto, umorismo, fantasia, chiarezza, semplicità, forma, struttura, affinità, continuità, novità, divertimento ecc.

A cosa mi serve tutto ciò?

Il motivo per cui ho scomposto la realtà in un numero finito di dimensioni e sotto-dimensioni è che in tal modo posso pensare in modo più efficace al fine della soddisfazione dei bisogni umani miei e altrui. Infatti, quando io penso a qualsiasi cosa, persona o idea, per comprenderla cerco di metterla in relazione alle dimensioni cardinali e alle loro sotto-dimensioni, cioè di esaminare i possibili rapporti di causa-effetto, associazioni, affinità, interazioni, sinergie, conflitti, problemi ecc. con ciascuna di esse.

A tale scopo ho inventato una tecnica, a cui ho dato il nome di meditazione sinottica, che può essere considerata una forma di psicoterapia mirata alla comprensione di qualsiasi elemento (oggetto, persona, idea). Per comprensione intendo affrontamento, accettazione, conciliazione e armonizzazione con il resto della realtà esterna e interna al soggetto. Essa consiste nel visualizzare mentalmente la figura sotto riportata, costituita da un pentagono principale i cui vertici sono le dimensioni cardinali, ognuno dei quali costituito a sua volta da un pentagono i cui vertici rappresentano le rispettive sotto-dimensioni. Al centro del pentagono principale, all'interno di un immaginario televisore, che io chiamo "psicoscopio", occorre posizionare l'elemento (x) che si desidera comprendere. Quindi occorre interrogarsi sulle possibili relazioni tra x e ciascuna dimensione cardinale e sotto-dimensione.

E' una specie di protesi immaginaria, utile per migliorare il modo in cui pensiamo sottraendo, almeno in parte, l'attività pensante all'arbitrio dell'inconscio, quando esso è disfunzionale per certi aspetti.

Per facilitare la meditazione sinottica ho sviluppato un'applicazione web utilizzabile mediante il sito web http://it.mindorganizer.net. Dopo essersi registrati nel sito, occorre creare una o più liste di frasi opportunamente scelte e usare la modalità di visualizzazione "psicoscopio" per vedere le frasi una alla volta al centro della figura, sullo schermo dello psicoscopio. Un automatismo opzionale permette di cambiare la frase, scelta a caso, ogni cinque secondi. Una opzione ad hoc permette inoltre di udire ogni frase grazie alla sintesi vocale. Una demo è disponibile in http://it.mindorganizer.net/1298/meditazione.

I rapporti tra il mio me e i me altrui

2016-11-07   Interagire
Quando si parla di rapporti umani occorre intendere esattamente tra chi e chi, considerando che ogni essere umano ha una parte conscia (l'io) e una inconscia (il me).

Infatti, il rapporto tra me ed una persona x è scomponibile nei seguenti rapporti, ognuno dei quali è bidirezionale :

  • tra il mio io e l'io di x

  • tra il mio io e il me di x

  • tra il mio me e l'io di x

  • tra il mio me e il me di x

  • tra il mio io e il mio me

  • tra l'io di x e il me di x


Tali rapporti possono essere più o meno coerenti, e convergenti.



Il rapporto più problematico è quello tra il me dell'uno e il me dell'altro, perché i me sono inconsci e irrazionali. Tuttavia quello è il rapporto più importante sia perché prevalente, sia perché ha a che fare con la soddisfazione dei bisogni.

Solitudine ed egoismo

2016-11-08   Solitudine   |   Egoismo
Esiste un rapporto di causa-effetto tra egoismo e solitudine? Credo di sì, anche se credo che la solitudine abbia anche altre cause, prima fra tutte l'ignoranza.

Tra egoismo, ignoranza e solitudine esiste un rapporto di causa-effetto reversibile, nel senso che, non solo l'egoismo e l'ignoranza causano la solitudine, ma, a sua volta, la solitudine è causa di ignoranza e di egoismo.

Per farla breve, siccome la solitudine è normalmente insopportabile, per evitarla conviene essere altruisti e interessarsi alla cultura intesa come conoscenza degli altri.

Vedi anche Chi soffre di solitudine?, Perché chi è solo è solo? Le ragioni della solitudine, Solitudine e compagia, Tutto per gli altriIl bisogno di interazione sociale - Interazionismo strutturale, Importanza della condivisione, Normalità della solitudine,  Bisogni umani e selezione/competizione sociale

Il bambino in corpo (l'io e il me)

2016-11-08   Bisogni   |   Inconscio
Suppongo che in ogni essere umano si nasconda il fantasma di un bambino più o meno frustrato, timido, vile, egoista, capriccioso, geniale, curioso, aggressivo, tenero, affettuoso, cocciuto, ignorante, bugiardo, violento, lascivo, arrogante, petulante, disobbediente, impaziente, ribelle ad ogni educazione e cambiamento, che tiranneggia il suo portatore scatenando in lui sentimenti, emozioni, paure, entusiasmi, disperazioni e pulsioni irresistibili. Un bambino con cui è impossibile ragionare e che è disposto a venire a patti solo alle sue condizioni. Per ottenere qualcosa da lui c'è un unico modo: promettergli, in cambio, di soddisfare un suo desiderio e mantenere la promessa. Ignorarlo o deluderlo è pericoloso, perché è vendicativo e capace di punire il suo portatore con sofferenze e malattie anche gravi, e di inibire la sua intelligenza.

Penso dunque che in ogni adulto ci sia un genitore (l'io cosciente, o semplicemente, l'io) e un bambino (l'inconscio, che io chiamo anche il me). Il problema è che spesso l'io ignora o punisce il bambino, non cerca di capire e soddisfare i suoi bisogni e desideri, cioè non si comporta come un buon genitore, con le conseguenze di cui sopra.

Questa mia visione è ispirata all'Analisi transazionale di Eric Berne.





Vedi anche Dimensioni della realtà e meditazione sinottica.

Viaggiare con le parole

2016-11-10   Letteratura
Qualsiasi parola può essere usata come punto di partenza per un viaggio infinito, attraverso analogie, affinità, sinonimi, contrari, assonanze, cause ed effetti, conseguenze logiche, provocazioni, stimoli, incanti, ricordi, domande ecc.

Io sono due (due in uno)

2016-11-10   Autogoverno
Io sono due: Brunello e Brunone, il bambino e il genitore, ma paradossalmente il secondo è generato dal primo per fargli da servo, guardia e tutore. Due in uno. Da quando l'ho capito non mi sento più solo, né inutile.

Dividere l'individuo

2016-11-11   Filosofia
Suppongo che ogni essere vivente, compresi gli umani, sia un sistema (cioè una rete) di interattori, cioè un insieme di agenti che interagiscono tra loro e con l'ambiente esterno. Suppongo che l'io cosciente sia uno di questi. Suppongo inoltre che ogni agente sia a sua volta costituito da un certo numero di interattori di ordine inferiore, fino al livello cellulare e molecolare.

Suppongo che possa essere utile percepire noi stessi e gli altri non come entità indivisibili (individui) ma come insiemi di interattori di vario ordine, come ad esempio l'io e il me, che io chiamo metaforicamentte il genitore e il bambino. Credo che il concetto di individuo (che etimologicamnete significa non divisibile) non corrisponda alla realtà in quanto un essere umano, come ogni altro essere vivente, è in realtà costituito da insiemi di agenti, anche se essi, pur essendo dotati di vita propria e di autonomia, non possono sopravvivere separatamente, avendo bisogno l'uno degli altri.




Vedi anche Io sono due (due in uno), Il bambino in corpo (l'io e il me), I rapporti tra il mio me e i me altrui, Dimensioni della realtà e meditazione sinottica.

Paura del libero arbitrio, di noi stessi, di impazzire

2016-11-12   Libero arbitrio   |   Paura   |   Paura di cambiare
Non possiamo esercitare liberamente e impunemente il libero arbitrio perché la psiche, che teme di essere cambiata, è sua nemica e si difende da esso con l'angoscia e il panico.

Potremmo infatti finire per aver paura di qualcosa di incontrollabile che agisce dentro di noi e che potrebbe comportarsi in modo pericoloso per la nostra persona, fino a causarne la follia o la morte per suicidio o incidente.

Essere i primi a pensare una cosa completamente nuova e al di fuori del lecito può essere angosciante. Potremmo credere di non essere più umani. Ma se qualcuno quella cosa la pensa e la dice prima di noi, ciò ci rassicura.


Per una strategia sociale ed esistenziale

2016-11-12   Interagire   |   Filosofia
(1) Ho bisogno di qualcuno. (2) Potrei essere utile a qualcuno. (3) Per poter interagire pacificamente e cooperativamente occorre rispettare protocolli di comunicazione e interazione condivisi. Su questi assiomi si fonda la mia strategia sociale ed esistenziale.

L'arte come strumento di soggezione

2016-11-13   Religione   |   Bellezza   |   Arte
L'arte sacra dimostra come la bellezza possa essere usata efficacemente per soggiogare le menti delle persone.

Questo pensiero mi è venuto oggi, quando in una bellissima chiesa di Monaco (Heilig-Kreuz-Kirche), ho assistito per caso ad un battesimo. La chiesa era vuota, tranne per il gruppo dei prtecipanti al battesimo. L'unica persona ragionevole era la neonata che piangeva. Gli altri erano felici di affidare alla madre chiesa il cervello di quella creatura perché ci scrivesse le stesse cose che erano state scritte nel loro.

How to medidate (by Sam Harris)

2016-11-13   Meditazione
https://www.samharris.org/blog/item/how-to-meditate

https://www.samharris.org/podcast/item/mindfulness-meditation

http://marc.ucla.edu/body.cfm?id=22&oTopID=22 

http://www.samharris.org/media/killing-the-buddha.pdf

Killing the Buddha (by Sam Harris)

2016-11-13   Religione
Un lucido esame critico delle religioni e del buddismo in particolare.

http://www.samharris.org/media/killing-the-buddha.pdf

Religioni paradossali

2016-11-13   Religione
Il paradosso di alcune religioni, specialmente quelle basate sulla Bibbia o sul Corano, è che esse sono compatibili con il vivere civile e la legalità soltanto se non vengono prese sul serio, cioè se non vengono presi in considerazione e applicati molti dei precetti presenti nelle loro sacre scritture.

Essere, appartenere e i limiti della libertà

2016-11-14   Filosofia   |   Psicologia   |   Libertà   |   Libero arbitrio   |   Paura   |   Identità
Ogni appartenenza ha le sue regole, cioè i suoi obblighi e divieti formali e sostanziali, che non sono altro che limitazioni della libertà del soggetto. Malgrado ciò, o forse grazie a ciò, l'Uomo non può fare a meno di appartenere a qualcuno o qualcosa, e ha giustamente paura della libertà assoluta perché questa corrisponde al nulla, all'indifferenziato, alla morte.

L'Uomo ha infatti bisogno di una libertà relativa, all'interno di limiti imposti dalle sue appartenenze. Essere significa appartenere. Essere qualcosa o qualcuno significa appartenere alla categoria rappresentata da quella cosa o da quella identità, nella sua particolare definizione, cioè delimitazione formale e sostanziale. Una cosa che non è delimitata non esiste. Per questo la libertà totale, cioè l'assenza di limiti, specialmente in un essere umano, fa paura.

Prendiamo ad esempio lo spazio vuoto intergalattico. Non ne conosciamo i limiti esterni, ma esso ha comunque dei limiti interni, che sono costituiti dalla presenza di corpi e materie celesti. Infatti, dove è presente un corpo celeste, lo spazio non è vuoto ma occupato, e questo rappresenta un suo limite. Se lo spazio fosse completamente e infinitamente vuoto, se non contenesse né corpi celesti né materia in alcun punto, esso non esisterebbe in quanto non sarebbe né visibile né misurabile.

L'essere si definisce dunque dai suoi limiti. Chiedermi "chi sono" equivale a chiedermi quali siano i miei limiti, ovvero i miei obblighi e i miei divieti, ovvero ciò che posso e che non posso fare, pensare, esprimere. L'unico modo per raggiungere la libertà assoluta è morire. Finché siamo in vita siamo limitati non solo dalla nostra costituzione fisica, ma anche da quella psichica, specialmente dal bisogno di appartenenza sociale presente in ogni essere umano come bisogno primario, cioè scritto nel nostro DNA.

Quando percepiamo le altre persone e ci chiediamo chi siano, cioè a quali tipi umani o identità appartengano, in fondo ci chiediamo quali siano le loro regole di funzionamento, ovvero i loro limiti, ciò che da essi ci possiamo e non ci possiamo aspettare. E quando non riusciamo a rispondere a queste domande, quando non riusciamo a intuire i limiti di una persona e quella ci sembra totalmente indefinita, cioè libera, quindi anche priva di freni morali, quella persona ci fa paura e preferiamo evitarla o contribuire a distruggerla.

Per essere integrati nella società dobbiamo quindi mostrare di essere soggetti a delle regole, a obblighi e divieti, di avere dei limiti. Ma dobbiamo mostrarlo anche a noi stessi per non impazzire. Pazzia è infatti non sapere più chi siamo. Se non abbiamo limiti che ci definiscono non siamo niente e nessuno, non esistiamo nemmeno come persone, siamo solo ammassi di cellule senza umanità, siamo dei mostri.

Per concludere, ammesso che il libero arbitrio esista e che siamo in grado, in qualche misura, di esercitarlo, questo non può consistere nell'esercizio della libertà assoluta, ma nello scegliere a quali regole sociali sottometterci, cioè a quale etica ed estetica conformarci, per non impazzire, per non morire.

Decantazione delle idee

2016-11-14   Inconscio   |   Intelligenza   |   Idee   |   Memoria
Perché un'idea diventi efficace, essa deve essere decantata, cioè deve passare nella memoria a lungo termine e poter agire inconsciamente. Solo così può eercitare efficacemente la sua azione combinatoria insieme ad altre idee già decantate o in via di decantazione.

Limiti delle mappe cognitivo-emotive

2016-11-17   Mappa cognitivo-emotivo-motiva
Siamo tutti caratterizzati e limitati dalle nostre mappe cognitivo emotive (MCE). Perciò da una persona non possiamo aspettarci comportamenti diversi da quelli consentiti o richiesti dalla sua MCE, cioè incompatibili con essa.

Nessuno è libero né capace di pensare, capire o fare qualsiasi cosa. Ognuno è infatti limitato dalla sua MCE. Quando interagiamo con una persona è bene dunque chiederci quali siano i limiti della sua MCE e se le cose che vorremmo dirgli o proporgli di fare sono compatibili con essa.

Le discussioni sul referendum sono un test psicologico

2016-11-17   Psicologia   |   Bias cognitivo
Il buono delle discussioni su questo referendum è che in queste occasioni, dove bisognerebbe usare la razionalità, le persone mettono a nudo il loro livello di intelligenza, le loro conoscenze e ignoranze, e i loro bias cognitivi. E' così che persone di cui si aveva una certa stima appaiono sotto una luce nuova che fa mutare il giudizio, e persone di cui non si sapeva molto acquistano una connotazione positiva o negativa. Questo referendum vale più di tanti testi di psicologia. E' esso stesso una specie di test psicologico.

Omofobia e criminalità di S. Agostino

2016-11-17   Religione
Nel libro III delle Confessioni, Agostino scrive: "Si devono detestare e punire dappertutto e sempre i vizi contrari alla natura, per esempio i vizi dei sodomiti, che se pure tutti i popoli della terra li praticassero, la legge divina li coinvolgerebbe in una medesima condanna per il loro misfatto, poiché non ha creato gli uomini per fare un tale uso di se stessi."

E' un'esortazione a detestare e punire gli omosessuali. Secondo la legge italiana attuale è un reato.

Che io sappia, la Chiesa Cattolica non ha mai ufficialmente criticato S. Agostino né questo genere di pensieri, né li ha considerati superati. Se è così, essi rappresentano dunque ancora oggi la dottrina ufficiale della Chiesa Cattolica.

S, Agostino è ancora santo nonostante i suoi pensieri criminali.

L'impero del DNA

2016-11-17   Genetica
Non si può chiedere ad un cane di comportarsi come un uomo, o viceversa. Ognuno deve obbedire al suo DNA.

Sulle differenze di opinione

2016-11-17   Mappa cognitivo-emotivo-motiva   |   Bias cognitivo
Mi è passata la voglia di discutere nel merito del referendum costituzionale, mi sembra un dialogo tra sordi dove ognuno vede solo gli argomenti che vanno a favore della sua scelta o assegna loro il peso maggiore e considera trascurabili gli argomenti opposti. Quello che non finisce di meravigliarmi, anche se ormai è una cosa a cui sono abituato, è il fatto che persone di elevata cultura, istruzione e intelligenza abbiano opinioni così diverse su un tema chiaramente definito, come la riforma costituzionale. Questo fatto, secondo me, la dice lunga sulla nostra ignoranza sulla natura umana e mi induce ad un amaro pessimismo sul futuro dell'umanità.

Renzi e la dissonanza cognitiva

2016-11-18   Politica   |   Bias cognitivo
Il caso Renzi è un ottimo esempio per spiegare il fenomeno della dissonanza cognitiva. Per molti molti italiani che lo considerano malvagio, l'idea che Renzi possa fare qualcosa di buono per l'Italia e che ci riesca acquistandone dei meriti, determina nelle loro menti una situazione di stress psicologico tale che, per risolverla, le loro menti negano a priori la bontà del suo operato oppure cercano in esso, e immancabilmente trovano, motivazioni e ricadute malvagie.

Perle del Catechismo

2016-11-18   Religione   |   Etica
Permettimi un'autocitazione: "Il paradosso di alcune religioni, specialmente quelle basate sulla Bibbia o sul Corano, è che esse sono compatibili con il vivere civile e la legalità soltanto se non vengono prese sul serio, cioè se non vengono presi in considerazione e applicati molti dei precetti presenti nelle loro sacre scritture."

Se ai bambini in certe parrocchie vengono risparmiate le parti più assurde e pericolose del catechismo, questo conferma il paradosso che ho descritto.

Che nella Chiesa vi siano o vi siano state persone eccellenti non significa che la Chiesa come istituzione e pratica clericale non meriti aspre critiche. Che sia opportuno, utile, conveniente o doveroso esprimere tali critiche, ognuno lo decide per sé.

Di seguito alcune perle del catechismo, tratte dal sito del Vaticano http://www.vatican.va/archive/ITA0014/_INDEX.HTM

"Le Sacre Scritture contengono la Parola di Dio e, perché ispirate, sono veramente Parola di Dio".

"Dio è l'Autore della Sacra Scrittura nel senso che ispira i suoi autori umani; Egli agisce in loro e mediante loro. Così ci dà la certezza che i loro scritti insegnano senza errore la verità salvifica"

"Il peccato è “una parola, un atto o un desiderio contrari alla legge eterna” [Sant'Agostino, Contra Faustum manichaeum, 22: PL 42, 418; San Tommaso d'Aquino, Summa theologiae, I-II, 71, 6]. E' un'offesa a Dio. Si erge contro Dio in una disobbedienza contraria all'obbedienza di Cristo."

"Tra i peccati gravemente contrari alla castità, vanno citate la masturbazione, la fornicazione, la pornografia e le pratiche omosessuali."

"La regolazione delle nascite rappresenta uno degli aspetti della paternità e della maternità responsabili. La legittimità delle intenzioni degli sposi non giustifica il ricorso a mezzi moralmente inaccettabili (per es. la sterilizzazione diretta o la contraccezione)."

"Chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel suo cuore"

Il catechismo è pieno di assurdità pericolose per la salute mentale di chi ci crede. L'etica deve essere basata su principi laici e razionali, specialmente sul rispetto dei diritti umani universali, di cui non c'è traccia nel catechismo.

Vi risparmio i passi della Bibbia che incitano alla violenza e al genocidio.

La presunzione delle religioni

2016-11-19   Religione
Le religioni hanno sempre scoraggiato (se non punito) la libera ricerca nelle scienze naturali e ancor di più in quelle umane e sociali, ostentando la presunzione di sapere tutto ciò che è importante sapere sulla natura e sull'Uomo. Per chi pretende di conoscere la volontà di Dio, ogni conoscenza che non rientri in tale volontà è inutile o pericolosa.

La natura di una persona

2016-11-19   Natura umana   |   Filosofia
Una persona è un essere definito da diversi aspetti, tra i quali la massa corporea, la forma e la struttura del corpo, le informazioni (codice genetico, bisogni, motivazioni, ricordi, mappa cognitivo-emotiva) sentimenti, energia consumata ed energia prodotta.

Siamo tutti vittime e carnefici

2016-11-20   Etica
Ogni essere umano è in una certa misura vittima dell'incomprensione, dell'egoismo, dell'ignoranza e della stupidità altrui, e a sua volta causa delle altrui sofferenze.

Religione fai-da-te

2016-11-20   Religione
La religione più diffusa al mondo è la religione fai-de-te, anche detta "pick & mix" (scegli e mescola). Si basa su una delle tante religioni organizzate, di solito quella con cui uno è stato educato o quella prevalente nella propria comunità, e consiste nel prendere da essa solo alcuni elementi, pochissimi rispetto al vasto contenuto dei sacri testi, cioè quegli elementi che uno ritiene non troppo scomodi da rispettare e sopratutto che non lo fanno sentire in colpa. Ad esse si possono poi aggiungere idee personali o prese da altre religioni, tali che, nell'insieme così selezionato e combinato, la propria persona ne esca buona, giusta e saggia.

Testo e contesto della riforma costituzionale

2016-11-21   Politica
Il contesto della riforma costituzionale non mi piace, ma il testo sì. Al referendum voterò per il testo, non per il contesto. Il contesto cambierà, il testo resterà. Quindi, ammesso che i fautori del NO abbiano ragione nel detestare il contesto della riforma, questo non cambia la mia valutazione del testo, che per me è chiaro e migliorativo rispetto alla situazione attuale. Per questo voterò SI.

Cambiare è morire e rinascere

2016-11-25   Cambiare   |   Paura   |   Paura di cambiare
Cambiare mentalità non è come cambiare abito, casa, amici, lavoro ecc. Cambiare mentalità equivale a morire e a rinascere diversi. L'Uomo ha paura di cambiare perché ha paura di morire e, rinascendo, di non riconoscersi e di non essere riconosciuto dagli altri.

I maestri della felicità

2016-11-25   Felicità
Chi vuole insegnare agli altri come essere felici, deve prima di tutto dimostrare di esserlo.

Reazioni al cambio dei limiti

2016-11-26   Cambiare
Come reagiranno gli altri quando mi vedranno cambiare i miei limiti? Come reagirà il mio inconscio, soprattutto quella parte che custodisce tali limiti?

Cosa ho inventato

2016-11-26   Creatività
Io non ho inventato nulla. Ho solo selezionato, messo insieme e connesso idee altrui che ritengo utili alla soddisfazione dei bisogni umani, a cominciare dai miei.

George Gray (da Antologia di Spoon River)

2016-11-27   Poesia
George Gray

I have studied many times
The marble which was chiseled for me—
A boat with a furled sail at rest in a harbor.
In truth it pictures not my destination
But my life.
For love was offered me and I shrank from its disillusionment;
Sorrow knocked at my door, but I was afraid;
Ambition called to me, but I dreaded the chances.
Yet all the while I hungered for meaning in my life.
And now I know that we must lift the sail
And catch the winds of destiny
Wherever they drive the boat.
To put meaning in one’s life may end in madness,
But life without meaning is the torture
Of restlessness and vague desire—
It is a boat longing for the sea and yet afraid.

---

Molte volte ho studiato
la lapide che mi hanno scolpito:
una barca con vele ammainate, in un porto.
In realtà non è questa la mia destinazione
ma la mia vita.
Perché l’amore mi si offrì e io mi ritrassi dal suo inganno;
il dolore bussò alla mia porta, e io ebbi paura;
l’ambizione mi chiamò, e io temetti gli imprevisti.
Malgrado tutto avevo fame di un significato nella vita.
E adesso so che bisogna alzare le vele
e prendere i venti del destino,
dovunque spingano la barca.
Dare un senso alla vita può condurre a follia
ma una vita senza senso è la tortura
dell’inquietudine e del vano desiderio-
è una barca che anela al mare eppure lo teme.

[Edgar Lee Masters]

Ridere facilmente

2016-11-27   Umorismo
Beati coloro che ridono facilmente perché con la stessa facilità si contentano.

Governare un popolo

2016-11-27   Psicologia   |   Politica
Non sono gli stati che devono essere governati, ma i popoli, e qualsiasi analisi politica che non tenga conto della psicologia del popolo da governare è fallace in quanto insufficiente.

Il bias cognitivo in sintesi

2016-11-28   Bias cognitivo
Ognuno vede solo ciò che conferma le proprie opinioni, e considera irrilevante tutto il resto.

L'io, l'inconscio e il cambiamento

2016-11-28   Cambiare   |   Paura di cambiare
L'io vorrebbe cambiare ma l'inconscio non vuole e boicotta, mediante l'ansia, l'angoscia e il panico, ogni tentativo di cambiamento esistenziale sostanziale.

Bisogni insoddisfatti e resistenza al cambiamento

2016-11-29   Bisogni   |   Cambiare   |   Paura di cambiare
Il dramma (e in molti casi la tragedia) dell'umanità consiste nel fatto che abbiamo bisogni primari insoddisfatti, per soddisfare i quali dovremmo cambiare strutturalmente mentalità, ma la nostra psiche si oppone ai cambiamenti strutturali e boicotta ogni tentativo in tal senso generando ansia, angoscia, panico e malattie mentali e psicosomatiche, e rimuovendo i bisogni frustrati. L'io cosciente è progressista, ma l'inconscio è conservatore.

Il dilemma fondamentale

2016-11-29   Cambiare   |   Paura di cambiare
Se cambi, rischi. Se non cambi, rischi. Cambiare o non cambiare? Questo è il problema.

Domande sui cambiamenti

2016-11-30   Cambiare
La sera, prima di addormentarmi, sto prendendo l'abitudine di chiedermi: "cosa è cambiato oggi in me o intorno a me? Chi ha voluto e causato questi cambiamenti? Cosa ho fatto affinché avvenissero o non avvenissero? Cosa ho cercato di cambiare o non cambiare in me e intorno a me?"

Dialettica mantenimento/cambiamento

2016-11-30   Cambiare
La vita è una ricorrente dialettica tra le forze del mantenimento e quelle del cambiamento.

L'arte di vivere

2016-11-30   Cambiare
L'arte di vivere consiste nel capire cosa e quando è opportuno cambiare, oppure mantenere.

Menu della volontà (verbi fondamentali)

2016-12-01   Bisogni   |   Libertà   |   Libero arbitrio
La volontà si esercita scegliendo di agire ad uno o più dei fini espressi dai seguenti verbi: cambiare, conservare, ripristinare, generare, realizzare, produrre, riprodurre, fecondare, sviluppare, comporre, immaginare, ripetere, disseminare, distruggere, obbedire, dominare, istruire, insegnare, guidare, formare, conformare, riformare, correggere, aumentare, diminuire, allontanare, avvicinare, unire, dividere, raccogliere, disperdere, incontrare, trovare, perdere. Tuttavia ognuno di queste azioni viene esercitata per soddisfare qualche bisogno. Non esiste volontà senza bisogno.

Il male dell'eccessiva semplificazione

2016-12-01   Politica   |   Complessità
Le cose, specialmente in politica, sono molto più complicate di come vorremmo e di come la maggior parte della gente è in grado di capire. Semplificare eccessivamente una realtà complicata significa renderla falsa. La visione della realtà della maggior parte delle persone è troppo semplice. Per queste persone le cause dei mali della società sono ben localizzate e delimitate. Per me no, e credo che una delle cause dei mali sia proprio l'eccessiva semplificazione della percezione della realtà.

Il bisogno di conservazione di ogni essere vivente

2016-12-02   Bisogni   |   Cambiare   |   Identità   |   Paura di cambiare
Ogni essere vivente ha bisogno di continuare ad essere ciò che è, cioè di rimanere sé stesso, di non cambiare identità. Ogni volontà è la manifestazione di un bisogno e la volontà principale di ogni essere vivente, e il suo bisogno principale, sono quelli di conservare ed esercitare la propria identità. Perché cambiare identità, cioè personalità, natura, significa morire come un certo essere, e rinascere come un altro e di questo l'inconscio ha paura.

Giudicare l'incomprensibile

2016-12-03   Intelligenza   |   Bias cognitivo
Ci sono persone che credono che tutto ciò che non riescono a capire sia irrilevante, stupido o mostruoso.

Medeo e il Medeismo, una religione razionale

2016-12-03   Religione   |   Etica   |   Natura umana   |   Psicologia   |   Autogoverno
Medeo è il dio Me, il dio che è dentro di me, la natura incarnata in me. È il mio me, cioè la mia persona considerata senza il mio io cosciente. È la parte inconscia della mia persona. Il mio io cosciente è il suo servo e tutore, che ascolta ed esegue la sua volontà, soddisfa i suoi bisogni, lo protegge dai pericoli e lo aiuta a risolvere problemi.

Ogni essere umano ha il suo Medeo.

Io, cioè il mio io cosciente, prego Medeo di dirmi cosa devo e non devo fare, pensare e non pensare, dire e non dire, cercare e non cercare. Io mi pongo in adorazione e contemplazione davanti a Medeo, cerco di entrare in comunicazione con Lui per capire le sue volontà e compierle.

Io sono pentito e chiedo perdono a Medeo per tutte le volte che ho agito contro la sua volontà, e prometto di dedicare la mia vita al raggiungimento dei suoi fini.

Medeo sarà il dio del terzo millennio, su di Lui si fonderà la religione di cui l'umanità ha bisogno, il Medeismo.

Il Medeismo sarà una religione razionale, basata sulle scoperte scientifiche, soprattutto su quelle psicologiche e neurobiologiche, su tutto il patrimonio delle scienze umane e sociali e sulla cultura in generale. Sarà la base di un nuovo umanesimo e di un'etica razionale e negoziata.

Vedi anche Manuale di autogoverno.

Il referendum e l'irrazionalità della ragione

2016-12-04   Mappa cognitivo-emotivo-motiva   |   Ragionare   |   Irrazionale
La vicenda del referendum sulla riforma costituzionale ha messo in evidenza problemi che vanno ben oltre il quesito referendario e il panorama politico italiano. Si tratta di problemi che riguardano la natura umana, e in particolare il funzionamento della mente. Tre cose mi hanno soprattutto colpito, addolorato e al tempo stesso incuriosito da un punto di vista scientifico:
  1. il fatto che persone molto intelligenti, istruite e oneste abbiano fatto scelte opposte;

  2. la certezza assoluta che molti hanno espresso sulla validità della propria scelta e l'invalidità di quella opposta, al punto da non vedere nulla di positivo nella seconda;

  3. il disprezzo esplicito o implicito che molte persone hanno manifestato verso coloro che hanno scelto di votare in modo opposto al loro.

Poche, infatti, sono le persone con cui ho parlato, che abbiano espresso dubbi sulla propria scelta e non abbiano manifestato disprezzo o commiserazione per chi ha fatto una scelta diversa dalla loro.

Da questa esperienza ricavo che la ragione è spesso irrazionale e stupida ma di questo pochi sono consapevoli. Ognuno pensa che la sua ragione sia quella giusta e che quella degli altri che la pensano in modo opposto al loro, non esista.

Questa tesi si dimostra da sé, a meno che non crediamo che tutti quelli che hanno scelto diversamente da noi siano stupidi, ignoranti o disonesti.

Verità e falsità

2016-12-04   Verità
Spesso quello che chiamiamo falsità non è altro che una verità incompleta, insufficiente, inefficace, insoddisfacente.

Quando gli stolti cominciano a parlare

2016-12-04   Intelligenza   |   Bias cognitivo
Diceva Molière: "uno stolto che non dice verbo non si distingue da un savio che tace". Quando lo stolto comincia a parlare mette in mostra il suo livello di intelligenza, le sue lacune mentali e i suoi bias cognitivi.

Democrazia e mediocrità

2016-12-05   Politica
La diffusione di una opinione non è correlata con il suo livello di intelligenza o verità. Una sciocchezza resta una sciocchezza anche se è sostenuta dal 90% di una popolazione. La democrazia, che, nonostante la sua pericolosità, ritengo il sistema di governo meno pericoloso finora sperimentato, affida il potere alla maggioranza della popolazione, cioè alla sua parte più comune, ovvero la più mediocre, non a quella più saggia o eccellente. È sciocco, infatti, pensare, all'indomani di una elezione popolare, che abbia vinto l'opinione migliore solo perché maggioritaria. La voce del popolo non è la voce della saggezza o del buon senso, è solo la voce media del popolo, cioè quella più comune. Detto questo, può anche succedere che, in un referendum, prevalga l'opinione più saggia, ma ciò è aleatorio e indimostrabile.


Il valore dell'utilità

2016-12-05   Etica
Essere utile e non dannoso a me stesso e agli altri. Questo è il mio ideale, il mio obiettivo, la mia motivazione, il mio bisogno e desiderio, il valore più importante in cui credo. Ma non mi è facile raggiungerlo né praticarlo.

I comandamenti di Maria Montessori per i genitori

2016-12-05   Apprendere
Questi sono i comandamenti che Maria Montessori ha destinato a genitori, educatori ed insegnanti.

I bambini imparano da ciò che li circonda.
Se critichi troppo un bambino, imparerà a giudicare gli altri.
Se elogi regolarmente un bambino, imparerà a valorizzare ciò che lo circonda.
Se dimostri ostilità ad un bambino, imparerà a litigare con gli altri.
Se sei corretto con il bambino, imparerà ad essere corretto con gli altri.
Se umili e ridicolizzi un bambino, diventerà una persona timida ed insicura.
Se un bambino cresce sentendosi al sicuro, imparerà a fidarsi degli altri.
Se denigri spesso un bambino, crescerà con un malsano senso di colpa.
Se accetti regolarmente le idee di un bambino, imparerà a sentirsi valorizzato. Se lo incoraggi nelle sue scelte e nelle piccole imprese di ogni giorno, acquisirà sicurezza in se stesso.
Se il bambino vive in un’atmosfera piacevole in cui può sentirsi utile, imparerà a trovare amore e serenità nel mondo.
Non parlare male di tuo figlio, né quando è vicino a te né quando è assente.
Ascolta sempre tuo figlio e rispondi alle sue domande.
Devi essere disponibile ad aiutare tuo figlio se cerca qualcosa ed essere in grado di passare inosservato se riesce a trovarla autonomamente.
Rispetta tuo figlio anche quando ha commesso un errore. Imparerà a correggersi da solo col passare del tempo.
Parla sempre in maniera gentile e costruttiva con tuo figlio, offrigli sempre il tuo lato migliore.

Fonte: www.scuola.store/comandamenti-maria-montessori-per-genitori/

Preghiera

2016-12-06   Bisogni
Dio, fammi capire di cosa ho bisogno e di cosa non ho bisogno.

Strategie del desiderio

2016-12-06   Bisogni
Ognuno desidera essere desiderato ma diverse sono le strategie del desiderio, cioè, per cosa e da chi essere desiderati.

In generale ognuno desidera essere desiderato per ciò che è: la donna vuole essere desiderata in quanto donna, l'uomo in quanto uomo, il bambino in quanto bambino, il commerciante in quanto commerciante, l'operaio in quanto operaio, il maestro in quanto maestro ecc.

Ogni persona ne desidera altre da cui essere desiderata. Perciò, per essere desiderabile da una certa persona, io dovrei desiderarla o farle sperare che io la possa desiderare. Se quella persona non crede che io possa desiderarla, non mi desidererà.

Se una persona mi desidera per ciò che non sono, o che non sono disposto a fare, io non posso desiderarla. Se mi desidera per ciò che sono, posso desiderarla, purché soddisfi certi requisiti, e in particolare che non mi chieda ciò che non sono disposto a darle.

Vita e informazioni - Per una bioinformatica

2016-12-08   Filosofia   |   Psicologia   |   Vita   |   Informatica
Si ha la vita quando le trasformazioni tra massa ed energia in un corpo di qualsiasi tipo sono regolate da informazioni capaci di riprodursi. La principale sede e fonte di informazioni è il DNA; un'altra importante è il sistema nervoso e la psiche in esso contenuta, che è capace di autosvilupparsi.

In filosofia si parla ancora troppo poco dell'importanza delle informazioni per la vita, specialmente per la buona vita, ovvero per la felicità, il piacere e il dolore. In psicologia se ne parla di più. Filosofia e psicologia dovrebbero fondersi in una "bioinformatica", anche in considerazione del fatto che certe informazioni, prodotte da una persona o dal suo ambiente possono ammalare o guarire la persona stessa, o renderla più o meno felice.

Cause e rimedi (improbabili) della crisi economica

2016-12-09   Politica
Se la disoccupazione aumenta la colpa non è dei governi o dei cosiddetti "poteri forti", ma soprattutto del continuo progresso tecnologico che sempre di più sostituisce i lavoratori con computer e robot (aumentando la produttività), e della concorrenza dei paesi più poveri dove si lavora in condizioni di semischiavitù, senza garanzie e con rischi per la salute.

Non c'è e non potrà esserci lavoro per tutti, a meno che non si riduca mediamente di almeno il 30% l'orario di lavoro, cosa che però renderebbe ancora meno competitive le aziende che lo facessero, rispetto a quelle in cui l'orario di lavoro è più lungo. Ovviamente bisognerebbe anche proibire alle persone di lavorare più di 5 ore al giorno.

Solo le persone più competitive e fortunate riescono e a trovare un lavoro (con salari mediamente in diminuzione), le altre sono condannate alla miseria, a meno che non si stabilisca un salario di cittadinanza per tutti, tassando massicciamente le grandi ricchezze per coprire l'esborso, ma questo indurrebbe i più ricchi ad emigrare e a spostare le loro attività economiche in paesi in cui la tassazione è più favorevole. Occorre anche dire che, in una economia globalizzata, il miglioramento dell'economia di un paese corrisponde spesso al peggioramento di quella di qualcun altro per effetto della concorrenza.

I governi sono impotenti rispetto a questo immenso problema, che può essere risolto solo a livello globale se i singoli paesi rinunceranno alla loro sovranità a favore di uno stato federale mondiale o almeno continentale.

Altrimenti ci dobbiamo aspettare un ulteriore livellamento delle condizioni di vita tra i paesi più ricchi e quelli più poveri (con l'impoverimento di quelli più ricchi), un ulteriore aumento della disoccupazione e del divario tra i ricchi (sempre più ricchi e meno numerosi) e i poveri (sempre più poveri è più numerosi) e la scomparsa del ceto medio.

Sperare in altre soluzioni è ingenuo e illusorio; prometterle è demagogico.

Paradossi

2016-12-09   Autogoverno
Se smetto di cercare comincio a trovare, se smetto di comandare comincio a dominare, se smetto di lottare comincio a vincere, se smetto di pensare comincio a vedere, se smetto di parlare comincio ad ascoltare, se smetto di possedere comincio a liberarmi, se smetto di chiedere comincio a dare, se rinuncio a capire comincio a capire, se rinuncio a cambiare comincio a cambiare.

"Uniti contro" vs. "uniti per"

2016-12-09   Politica
Nel referendum costituzionale hanno prevalso le persone unite contro un certo cambiamento, le quali hanno impedito a quelle unite a favore di esso di realizzare il loro obiettivo. Non intendo qui discutere sul fatto che il cambiamento proposto dalla riforma fosse un male o un bene (l'ho fatto ampiamente altrove). Qui osservo invece che il popolo italiano si è quasi sempre dimostrato incapace di unirsi, di organizzarsi, per cambiare o realizzare qualcosa, e quelle poche volte che si è unito, lo ha invece fatto contro qualcosa (ad esempio, cobtro il comunismo, il fascismo, l'ordine, la disciplina, la legalità, la libertà, l'ateismo ecc). Questo, secondo me, è uno dei peggiori vizi del popolo italiano.

Libri demagogici

2016-12-09   Politica   |   Letteratura   |   Manipolazione mentale
Così come esistono politici demagogici, che dicono al popolo solo ciò che il popolo ama sentirsi dire, esistono libri demagogici, che funzionano allo stesso modo. Sia i primi che i secondi vanno per la maggiore, mente i politici e i libri che cercano di disilludere la gente vengono per lo più ignorati o osteggiati.

Opinioni vs. realtà

2016-12-11   Verità   |   Bias cognitivo
Ognuno vede solo gli elementi della realtà che confermano le proprie opinioni, le quali sono sempre più semplici della realtà stessa. L'errore sta nel credere completa una visione incompleta.

Perché parliamo e scriviamo

2016-12-11   Bisogni
Il motivo principale per cui tanta gente parla e scrive (anche su Facebook) non è per dire qualcosa di costruttivo e utile, ma per affermare o confermare la propria appartenenza ad una comunità di pensiero e di comportamento. Non importa se il pensiero è bacato o idiota, ognuno pensa come può, e non tutti sono capaci di pensieri intelligenti, complessi e realistici. Ma non importa, perché il bisogno di appartenenza che ci spinge ad esprimerci è fortissimo, è un bisogno primario scritto nel DNA e supera di gran lunga il bisogno di verità e di progresso.

Un incubo

2016-12-12   Natura umana   |   Paura   |   Gradimento
La scorsa notte ho sognato che mi ero iscritto, in locale pubblico, per fare una presentazione, di circa quattro ore, sulla natura umana. Più si avvicinava l'ora d'inizio, più ero pentito di aver preso quell'impegno. Avevo paura di non farcela, ma soprattutto dell'ostilità del pubblico che non avrebbe gradito sentirsi dire come è fatto, come funziona, i suoi difetti, i suoi errori, le sue illusioni, le sue menzogne, i suoi inganni e autoinganni, le sue mistificazioni, le sue nevrosi, le sue paure, i suoi bisogni, la sua stupidità, la sua viltà, i suoi limiti, le sue miserie, le sue colpe, i suoi doveri. Mi sono svegliato sollevato e contento che fosse solo un sogno, ma preoccupato per la mia latente tentazione di raccontare agli altri la mia visione della natura umana.

Far parte di un sistema sociale

2016-12-12   Interagire   |   Bisogni   |   Appartenere   |   Società
Ogni essere umano è parte di uno o più sistemi sociali, il che significa che esso interagisce in modo simbiotico con le altre parti di ciascun sistema a cui appartiene (cioè con le altre persone e i loro prodotti), scambiando beni, servizi, informazioni, contatti fisici, intimità ecc.

Un essere umano sano di mente non può vivere senza far parte di un sistema sociale, cioè senza interagire con altre persone secondo le regole del sistema stesso. Tali regole sono sono formali e semantiche, cioè consistono in forme, norme, obietttivi, valori e disvalori su cui i contraenti sono d'accordo.

Un sistema sociale può essere una coppia, una famiglia, un gruppo di amici, una comunità, un'azienda, una cooperativa, un villaggio, una città, un'associazione, una patria o qualsiasi altra cosa dotata di regole di appartenenza specifiche, più o meno diverse da quelle che caratterizzano altri sistemi sociali.

Per appartenere ad un sistema sociale è necessario confermare l'appartenenza ad esso mediante appositi atti e interazioni. Tali atti comprendono un certo modo di vestire, certi comportamenti e non comportamenti, conversazioni su certi temi e non su certi altri, giochi e, in generale, il rispetto di certe forme, tradizioni e consuetudini.

Per esempio, quando due persone appartenenti allo stesso sistema sociale si incontrano, esse debbono riconoscersi mediante saluti, gesti o conversazioni pacifiche, ovvero debbono scambiare o condividere qualcosa.

Si dice che ogni essere umano abbia bisogno di riconoscimento. Infatti, il riconoscimento di cui abbiamo bisogno è la rinnovata conferma che apparteniamo allo stesso sistema sociale di chi ci riconosce. Il riconoscimento è dunque una rassicurazione di appartenenza ad un sistema sociale di cui abbiamo bisogno di far parte e dal quale abbiamo paura di essere esclusi.

Senza una ricorrente rassicurazione di appartenenza ad un sistema sociale desiderato, la psiche sviluppa una crescente ansia, per evitare la quale le persone sono spinte a incontrare altre persone e a scambiare con esse segni di riconoscimento in qualsiasi forma, la più semplice delle quali consiste nel fare insieme cose simili, come, ad esempio, assistere ad uno spettacolo sportivo o musicale o partecipare ad una funzione religiosa.

E io, di quali sistemi sociali faccio parte, voglio far parte o non voglio far parte, e in quali ruoli?

Per un essere umano sano di mente è impossibile non far parte di uno o più sistemi sociali, in uno o più ruoli tipici di ciascun sistema. Possiamo solo, eventualmente, scegliere il sistema sociale di cui vogliamo far parte, i ruoli che in esso vogliamo giocare e, in minima misura, contribuire a cambiare le regole del gioco del sistema stesso.

Le regole del gioco di un sistema sociale

2016-12-12   Interagire   |   Società
Per un essere umano sano di mente è impossibile non far parte di uno o più sistemi sociali, in uno o più ruoli tipici di ciascun sistema. Possiamo solo, eventualmente, scegliere il sistema sociale di cui vogliamo far parte, i ruoli che in esso vogliamo giocare e, in minima misura, contribuire a cambiare le regole del gioco del sistema stesso.

Vedi anche Far parte di un sistema sociale.

Libri di carta vs. e-books

2016-12-13   Letteratura
Un libro di carta ha qualcosa in più rispetto ad un libro elettronico. Lo si può possedere, può fungere da amuleto, da simbolo, da ricordo. Riempie lo spazio fisico, è un luogo reale, un compagno di vita. Possiamo guardarlo, toccarlo, annusarlo.Ci commuove. Possiamo stabilire una relazione con esso, che così diventa parte del nostro ambiente, della nostra vita.

Il codice sociale in ogni individuo

2016-12-13   Interagire   |   Gerarchia   |   Genetica
Così come in ogni cellula c'è il DNA del corpo intero, nella mappa cognitivo-emotiva di ogni umano ci sono le regole dell'intero sistema sociale da esso percepito (forme, norme e valori, obblighi, divieti, libertà, gerarchie), nel rispetto delle quali esso interagisce con gli altri appartenenti allo stesso sistema.

Religiosità dei media

2016-12-14   Religione   |   Identità   |   Gerarchia   |   Media
Mi trovo in un negozio di giornali e libri. Ogni giornale, rivista, libro, mi pare un oggetto religioso, nel senso che illustra uno stile di vita, forme, norme, valori, gerarchie, una comunità di pensiero e di comportamento. Leggere un certo giornale, rivista o libro, significa confermare la propria appartenenza al sistema sociale da esso rappresentato, e prepararsi ad adeguare il proprio comportamento a quanto in esso contenuto. In altre parole, significa acquisire o confermare una certa identità, un certo modo di essere, e la conoscenza del linguaggio e delle forme per esprimerlo e per interagire con altre persone di simile appartenenza. Hegel diceva che "il giornale è la preghiera del mattino dell'uomo moderno" e nonostante io non ami questo filosofo, credo che in questo caso abbia detto una grande e profonda verità.

Il tabù delle gerarchie e della competizione

2016-12-14   Interagire   |   Competere   |   Gerarchia   |   Arroganza   |   Sfida
Il tema della gerarchia in un sistema sociale è spesso censurato e mistificato. Si cerca infatti spesso di nascondere il fatto che esiste una concorrenza più o meno violenta per ottenere e mantenere le posizioni gerarchiche più elevate, cioè per avere più potere, più possedimenti, più autorità, più prestigio, più onore, più stima, più gloria.

Coloro che occupano le posizioni più elevate, e quindi le classi e le persone dominanti in ogni campo, tendono infatti a giustificare in vari modi le loro stesse posizioni privilegiate e non vedono di buon occhio, e osteggiano coloro che le mettono in discussione, le contestano o le sfidano.

Spesso, inoltre, ci sono alleanze tra il potere politico e quello religioso per legittimare e giustificare reciprocamente i poteri stessi, al punto che la contestazione del potere politico può essere considerata un peccato religioso, e la contestazione del potere religioso un reato civile o politico.

Tutta la vita sociale, la cultura e perfino la scienza sono tanto impregnate di lotta per il predominio gerarchico quanto impegnate a nascondere e a negare la lotta stessa e i loro conflitti di interesse.

Risultato è che l'umiltà e la modestia sono considerate virtù e la presunzione e l'arroganza difetti. Tutto ciò serve solo a scoraggiare la competizione, a vantaggio di chi dalla competizione avrebbe da perdere.

Un evento emozionante

2016-12-14   Gerarchia
Una delle cose più emozionanti nella vita di un umano è il cambio della sua posizione gerarchica, o l'illusione di esso.

La confusione dei sistemi sociali

2016-12-14   Società
Mentre in passato l'essere umano apparteneva ad un unico sistema sociale, oggi esso appartiene a più sistemi sociali, può cambiare sistema sociale ed è confuso sulle regole dei sistemi sociali a cui appartiene.

Cosa c'è scritto nel DNA

2016-12-15   Interagire   |   Genetica
Nel DNA non c'è scritto solo come devono svilupparsi i diversi organi, ma anche come essi devono interagire tra loro e con l'ambiente esterno. Così nella psiche c'è scritto non solo come dobbiamo essere, ma anche come noi dobbiamo rapportarci con le altre persone. Ciò che apprendiamo dopo la nascita sono strategie per realizzare il piano scritto nel DNA.

Sistema di sistemi

2016-12-15   Società
L'Uomo è un sistema di agenti fisici e mentali, la società è un sistema di esseri umani, dunque un sistema di sistemi. L'unica cosa che resta per me un mistero è l'esistenza del sentimento, cioè del piacere e del dolore, il suo inizio e la sua fine, il suo legame con la vita di ogni essere capace di godere e di soffrire.

La trasmissione dell'inganno

2016-12-17   Autoinganno   |   Manipolazione mentale
Quando ero bambino, avevo la sensazione che la gente intorno a me mi ingannasse, mi mentisse, volesse farmi credere cose assurde e impossibili, per farsi gioco di me, per divertirsi altre mie spalle. Ora che sono adulto capisco che quelle persone mi ingannavano davvero, ma non lo facevano volontariamente, né ne erano coscienti, perché esse stesse erano state ingannate, ma non se ne erano mai accorte.

Bellezza e potere

2016-12-17   Bellezza   |   Arte
La bellezza è anche uno strumento di potere. Per questo i potenti amano circondarsi di cose belle che la gente comune non può permettersi. La bellezza vince e convince, affascina, incanta. Per questo la bellezza è un valore ed ha un costo.

Santità vs. ateismo

2016-12-18   Religione
In pubertà mi trovai a scegliere tra la santità e l'ateismo. Infatti non potevo essere cristiano senza essere un santo, sarebbe stato incoerente, e siccome la santità mi sembrava impossibile da raggiungere, oltre che non interessante, scelsi l'ateismo.

Qualcuno peggio di noi

2016-12-19   Etica
Abbiamo bisogno di qualcuno peggio di noi, per non sentirci i peggiori.

Arti e letterature come strumenti psicoterapici

2016-12-19   Psicoterapia   |   Arte   |   Letteratura
Arti e letterature, nella loro immensa varietà, hanno diverse funzioni, capacità, effetti, fini, usi. Possono essere usate per soggiogare o liberare, far godere o soffrire, insegnare o confondere, unire o dividere, incantare o svegliare, ingannare o demistificare, attrarre o spaventare, ammalare o guarire.

Arti e letterature hanno la capacità di evocare idee e sentimenti cioè di attivare parti della mappa cognitivo-emotiva dell'osservatore o lettore, simulando percezioni reali. Vedere una persona reale o vedere un suo ritratto, possono infatti attivare le stesse idee e sentimenti.

Un'opera d'arte o di letteratura è una composizione, cioè un insieme di elementi in una certa relazione tra loro, ognuno dei quali è in grado di attivare, inconsciamente e simultaneamente, uno o più elementi della psiche, suggerendo (e in certi casi sviluppando) connessioni logiche di identità, affinità o causa-effetto tra gli elementi stessi, ed evocando al tempo stesso sentimenti ed emozioni che dipendono dalla particolare mappa cognitivo-emotiva dell'osservatore o lettore.

In conseguenza di tali capacità, le opere d'arte e di letteratura, intese come composizioni figurative o testuali, possono essere usate al fine di influenzare e modificare la psiche di una persona verso uno stato desiderato, dal momento che esse possono stimolare e modificare le associazioni e reazioni cognitivo-emotive della persona stessa.

E' dunque possibile usare arti e letterature anche a fini psicoterapici, a condizione che le composizioni artistiche e letterarie vengano scelte o costruite in modo opportuno, al fine di produrre cambiamenti favorevoli al benessere psichico del paziente.

Perché ciò avvenga, occorre prima di tutto individuare i problemi psichici del paziente, che consistono essenzialmente in desideri insoddisfatti, paure e conflitti, se si escludono problemi psichiatrici di origine fisico-chimica.

Successivamente, occorre trovare o creare composizioni figurative, testuali o miste (come, ad esempio, dei collages) in grado di evocare i problemi psichici già individuati e di attivare le risposte emotive corrispondenti. Questo permette di avere a disposizione un "laboratorio" o "realtà virtuale" in cui fare un training in cui le reazioni emotive possono essere volontariamente attivate dal soggetto al fine di studiare le reazioni stesse e di attenuarle o neutralizzarle, se necessario, mediante la ripetizione dell'osservazione o attivando simultaneamente, mediante apposite composizioni, risposte emotive di segno opposto. Questo si ottiene giustapponendo composizioni diverse, o osservando una composizione che comprende elementi che diano luogo a dissonanze cognitive, tali da produrre reazioni emotive conflittuali.

Si tratta, in altre parole, di mettere insieme, di vedere insieme, elementi cognitivamente ed emotivamente contrastanti, dove convivono il buono e il cattivo, il bello e il brutto, la fortuna e la sfortuna, il successo e l'insuccesso, l'amore e l'odio, la speranza e la disperazione ecc. relativamente a qualsiasi tema emotivamente problematico, in modo tale da neutralizzare risposte emotive estreme, eccessive, rozze, unidirezionali e favorire risposte più equilibrate, articolate, armoniose, concilianti.

E' ciò che io chiamo "effetto sinottico" o "psicoterapia sinottica".

Due padroni

2016-12-20   Bisogni   |   Libertà   |   Autogoverno
Io ho due padroni, quasi sempre in lotta tra di loro: il mio bisogno di appartenenza sociale e il mio bisogno di libertà. Quando si affrontano io mi fermo e aspetto che si mettano d'accordo o che uno dei due venga messo a tacere.

L'arte unisce e divide

2016-12-20   Appartenere   |   Arte
L'arte unisce e divide perché è uno strumento di affermazione di un'appartenenza sociale. Unisce coloro che hanno le stesse appartenenze e li divide da coloro che hanno appartenenze diverse.

Cosa unisce e cosa divide

2016-12-20   Appartenere   |   Arte
Ogni opera d'arte o d'ingegno può unire o dividere le persone nel senso che, a seconda dell'atteggiamento che si ha verso di essa, si è uniti a quelli che hanno un atteggiamento simile e divisi rispetto a coloro che hanno un atteggiamento diverso.

Infatti, unisce il comune apprezzamento o disprezzo verso qualsiasi cosa, divide un diverso apprezzamento.

Atteggiamenti affettivi e appartenenze sociali

2016-12-20   Mappa cognitivo-emotivo-motiva
Mentre mi guardo intorno ed esploro il mondo, mentre osservo un oggetto, qualcosa dentro di me elabora le conseguenze dei miei possibili atteggiamenti affettivi verso quell'oggetto. Quali implicazioni ci possono essere se quell'oggetto mi piace? E se non mi piace? Se io lo amo, lo adotto, lo uso, lo indosso, lo porto a casa? O se lo disprezzo, lo rompo, lo distruggo, lo butto via? Come reagiranno gli altri? Perché tra loro ci sono alcuni che amano quel tipo di oggetto, altri che lo odiano. Per alcuni quell'oggetto può essere come una bandiera patria, un simbolo della loro appartenenza sociale, per altri può essere come la bandiera o il simbolo di un nemico da combattere, un nemico che vuole la nostra distruzione.

Avere un atteggiamento affettivo verso un particolare oggetto significa quindi affermare la propria appartenenza al gruppo di persone che hanno un atteggiamento simile e la propria non appartenenza al gruppo che ha un atteggiamento diverso. Così, a seconda del gruppo al quale desideriamo appartenere, tenderemo ad avere verso l'oggetto, lo stesso atteggiamento affettivo tenuto dalla maggior parte dei membri di quel gruppo.

Il potere dell'informazione nella vita di una persona

2016-12-26   Natura umana   |   Psicologia   |   Mappa cognitivo-emotivo-motiva
Può essere sufficiente un bit d'informazione (un "sì" piuttosto che un "no", un "vero" piuttosto che un "falso", una condanna piuttosto che un'assoluzione ecc.) per uccidere una persona. Quel bit può causare un infarto, un suicidio, una decisione tragica per sé e/o altre persone. La psiche è un immenso sistema informativo che elabora continuamente informazioni provenienti dall'esterno e dall'interno e decide azioni volontarie e involontarie (compresa la propria ristruttuzazione e il proprio sviluppo) in base ai risultati delle elaborazioni stesse.

Confondere la parte con il tutto

2016-12-27   Etica
Tutti i filosofi, tutti gli esseri umani, hanno detto cose buone, miste ad altre inutili o cattive. Purtroppo molti fanno l'errore di considerare tutto buono ciò che è solo parzialmente buono, e viceversa, tutto cattivo ciò che è solo parzialmente cattivo, confondendo la parte con il tutto. Questo errore si chiama idealizzazione e generalizzazione.

La chiave della psicoterapia

2016-12-27   Psicoterapia
La psicoterapia funziona se costituisce un'esperienza di segno diverso da quelle precedenti, cioè se riesce a cambiare la mappa cognitivo-emotiva del paziente in quanto esperienza formativa alternativa.

In tal senso la cosa più importante non è la teoria psicologica sottostante, ma il transfer come processo pratico, per cui il terapeuta deve impersonare l'Altro in modo diverso da come L'Altro è stato percepito e rappresentato dal paziente prima della terapia.

Il terapeuta, attraverso l'interazione col paziente, deve riuscire a fargli cambiare idee e soprattutto sentimenti per quanto riguarda l'Altro, a far nascere in lui la speranza e la fiducia che l'Altro sia diverso e migliore di come lo ha finora conosciuto, più interessante, più attraente, meno pericoloso, e gli faccia venir voglia di stabilire con lui un nuovo tipo di rapporto, più sano e soddisfacente.

Lo studio del terapeuta dovrebbe dunque costituire la palestra in cui il paziente si allena a interagire con l'Altro in modo diverso e più soddisfacente, e il terapeuta deve fare da coach in questa attività.

In molti casi, inoltre, il terapeuta deve sostituire i genitori del paziente in quanto educatori alla vita, cioè ai sani rapporti con gli altri, correggendo il loro operato.

Invidia della felicità

2016-12-27   Felicità
Ci sono persone incapaci di godere, che invidiano quelli che ne sono capaci e fanno di tutto per impedirglielo.

Bisogno del bisogno

2016-12-28   Bisogni
Ogni essere vivente ha bisogni specifici, cioè caratteristici della propria specie, e può sopravvivere e riprodursi soltanto se quei bisogni vengono soddisfatti. Ciò equivale a dire che un essere vivente ha bisogno di avere dei bisogni e che questi vengano periodicamente soddisfatti. Se in un essere non ci fossero bisogni, o se i suoi bisogni non fossero mai insoddisfatti (il che vuol dire che non sarebbero dei bisogni), non ci sarebbe vita in quell'essere, perché esso non dovrebbe fare nulla per soddisfarli, e non avrebbe motivazioni, né piacere (perché il piacere deriva dalla soddisfazione di un bisogno) né dolore (perché il dolore deriva dalla insoddisfazione di un bisogno).

Sistemi sociali

2016-12-29   Società
Ogni essere umano è parte di uno o più sistemi sociali, il che significa che esso interagisce in modo simbiotico con le altre parti di ciascun sistema a cui appartiene (cioè con le altre persone e i loro prodotti), scambiando beni, servizi, informazioni, contatti fisici, intimità.

Pubblicità come prostituzione

2016-12-29   Pubblicità
In molti messaggi pubblicitari, specialmente fotografici e cinematografici, vedo una forma nascosta di prostituzione illusoria, eticamente peggiore di quella convenzionale in quanto promette qualcosa che sa di non poter mantenere. Mi riferisco soprattutto alle promesse di amore, sesso, prestigio, integrazione sociale.

Sistema dialettico della psiche

2016-12-29   Mente


La psiche è un complesso sistema informatico biologico, che si differenzia da un computer elettronico soprattutto per la presenza delle sensazioni, tra cui i sentimenti, le emozioni, il piacere, il dolore, la consapevolezza di esistere come entità autonoma separata dal resto del mondo, e la percezione dello spazio e del tempo.

Un sistema è un insieme di parti o agenti che interagiscono per svolgere una funzione che non è presente in alcuno degli agenti stessi, ma è il prodotto dell'interazione. Per questo, il sistema è qualcosa di più della somma delle sue parti considerate separatamente.

Ogni sistema può essere un sottosistema di un sistema di ordine superiore. Il corpo umano è un sistema, come lo è una famiglia, un'organizzazione, un gruppo sociale, uno stato. La stessa biosfera è un sistema, la cui vita dipende dall'interazione delle parti che la compongono.

Un essere umano, o persona, è un sistema composto da varie parti o agenti, ognuno con una funzione particolare, che scambiano massa e energia e informazioni gli uni con gli altri allo scopo di mantenere in vita l'organismo e di permettere la sua riproduzione. Possiamo raggruppare gli agenti che compongono il sistema "persona" in due gruppi: la "psiche" e il "resto del corpo". Tra i due gruppi avvengono continuamente scambi di informazioni nel senso che cambiamenti nella psiche possono causare cambiamenti nel corpo, e vice-versa. Ad esempio, la fame è un bisogno generato dallo stomaco, che determina nella psiche una motivazione alla soddisfazione della fame stessa.

[da continuare]

Come dare gioia a qualcuno

2016-12-29   Interagire
Per dare gioia ad una persona, la prima cosa da fare è capire di cosa essa ha bisogno, cosa le manca, e poi, se possibile, cercare di darglielo. Altrimenti, occorre almeno esprimere ad essa riconoscimento per i suoi bisogni insoddisfatti, mostrare comprensione, approvazione, solidarietà.

La musica come strumento di potere

2016-12-29   Musica
La musica è come una droga leggera che incanta e dà piacere e conforto. Essa viene usata per promuovere emotivamente idee benefiche o malefiche, come l'amore, la fratellanza, ma anche l'indottrinamento religioso e militare. È perciò anche uno strumento di potere, come la bellezza in generale.

Cose di cui ho bisogno

2016-12-30   Bisogni   |   Poesia   |   Sfida
Ho bisogno di un ostacolo da superare, un nemico da combattere, una sfida a cui rispondere, un padrone a cui ribellarmi, un problema da risolvere, un bisogno da soddisfare.

Una malattia da cui guarire, una minaccia da neutralizzare, una comunità a cui appartenere, un dio a cui obbedire, un premio da vincere, un primato da conquistare, una prigione da cui evadere, un mostro da cui fuggire, un rifugio in cui nascondermi.

Un mondo da esplorare, qualcuno da servire, qualcuno da dominare.

Il piacere del movimento e la noia dello stare

2016-12-30   Felicità
La vita comporta continui cambiamenti di stato all'interno di un organismo vivente. Quando non avvengono più cambiamenti di stato, l'organismo muore. Il piacere e il dolore non sono proprietà di stati particolari, ma di particolari cambiamenti di stato.

La felicità non è dunque associata ad uno stato fisso, ma al movimento e al lavoro che producono un certo cambiamento di stato. In altre parole, è nel fare e nel realizzare che si prova piacere, non nel contemplare o nell'usare ciò che si è fatto o realizzato. Si dice infatti che il bello del viaggio non sia la meta, ma il percorso per raggiungerla.

Poesia contro la dittatura della ragione

2016-12-31   Libertà   |   Ragionare   |   Poesia
Siamo tutti normalmente schiavi della ragione, che ci obbliga a comportarci in un certo modo, spesso a noi sfavorevole, generando in noi la paura di aver torto, sbagliare, deviare dagli insegnamenti ricevuti, dire o fare sciocchezze, cose mai dette o fatte da altri prima di noi, pazze, irragionevoli, incomprensibili, impertinenti.

Per liberarci da tale dittatura non c'è nulla di meglio che la poesia.

Infatti, il vantaggio della poesia sulla prosa è proprio la sua libertà dalla dittatura della ragione, e ciò che più attrae in un componimento poetico è una certa dose di follia, più o meno nascosta in un'armonia di stimoli verbali.

Sullo scambio di auguri

2016-12-31   Interagire   |   Tradizioni
Non vedo l'ora che finiscano le feste, e non ricevere più auguri da nessuno, specialmente dalle decine di membri dei gruppi Whatsapp e Facebook a cui sono iscritto, e non sentirmi obbligato a ricambiare. Che vuol dire "buon Natale", "buon anno", "buone feste", "buon compleanno" ecc.? Che vuol dire "ti auguro"? Io mi auguro che tutti (amici ed estranei) stiano bene, che passino una buona giornata ogni giorno dell'anno, che facciano una buona vita. Perché dovrei augurarglielo solo a Natale o a Capodanno, a Pasqua ecc.? E che mancanza di fantasia in tutte queste frasi fatte!

So che scambiarsi gli auguri è un modo per confermare una relazione sociale e recare messaggi sottintesi come "io ho pensato a te, tu per me esisti, sei importante, non ti ho dimenticato". Oppure per dire semplicemente "mi sei simpatico" o "ti voglio bene", cioè "desidero il tuo bene". Ma perché non dirlo esplicitamente, se è vero? E perché dirlo solo in occasione delle feste comandate? E' come se queste occasioni costituissero dei censimenti comunemente accettati in cui le persone si scambiano dichiarazioni di relazione sociale o devozione, più o meno sincere, opportuniste o conformiste.

A volte ho anche il sospetto che si facciano gli auguri per dire "io esisto, ricordati di me, pensa a me".

C'è qualcosa che non mi convince e mi disturba in queste tradizioni.

Con questo non intendo offendere nessuna delle persone che mi hanno fatto gli auguri, e che ovviamente ricambio con affetto. Anzi, con questo scritto intendo spiegare perché io non prendo mai l'iniziativa di fare gli auguri ad alcuno, e che, se non lo faccio, non significa che non voglia loro bene.