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Riflessioni di Bruno Cancellieri su

Attenzione

36 articoli tratti dal blog "Il mondo visto da me"

Indice delle monografie | Indice degli articoli per anno

Bellezza e attenzione

La bellezza cattura l'attenzione.

Autorità e attenzione

L'attenzione è la prima cosa che il dominatore esige dal dominato.

L'attenzione al guinzaglio

Porto a spasso la mia attenzione
come un cane al guinzaglio.

Sulla concentrazione dell'attenzione

Dirigere l'attenzione verso certe cose comporta il distoglierla da tutto il resto.

Attenzione e ordine

L'attenzione è catturata da ciò che percepiamo come straordinario. Tuttavia la vita dipende da ciò che è ordinario.

Attenzione e cambiamenti

La nostra attenzione è attratta dalle novità. Ciò che non cambia non viene notato. Anche per questo i vecchi problemi ancora attuali non vengono affrontati.

Sul libero arbitrio

Il libero arbitrio consiste nel dirigere volontariamente la propria attenzione in direzioni spaziali particolari, e il proprio pensiero verso idee particolari.

Competizione per l'attenzione

Intorno a me tante cose chiedono attenzione. Persone, merci, libri, giornali, cartelli pubblicitari, ogni cosa mi chiede e offre qualcosa. A chi o cosa dovrei dare la mia attenzione?

Libero arbitrio e attenzione

La forma più alta di libero arbitrio (ammesso che esso possa esistere) consiste nella scelta del luogo o dell'oggetto (fisico o mentale) in cui dirigere e mantenere la propria attenzione.

L'attenzione selettiva

Ci rifiutiamo inconsciamente di prendere in considerazione tutto ciò che potrebbe dimostrare lacune, errori, falsità, incongruenze o immoralità nella nostra visione del mondo, di noi stessi e degli altri.

Scegliere a cosa pensare e a cosa prestare attenzione

Non si può pensare a tutto ed essere attenti a tutto allo stesso tempo. Dobbiamo perciò, momento per momento, scegliere (consciamente o inconsciamente) a cosa pensare e verso cosa dirigere la propria attenzione.

A chi/cosa offrire la mia attenzione?

Intorno a me tante cose chiedono attenzione. Persone, merci, libri, giornali, cartelli pubblicitari, musiche, opere d'arte, ogni cosa chiede attenzione e offre qualcosa. A chi o cosa dovrei offrire la mia attenzione?

Funzioni dei tatuaggi

I tatuaggi, a mio parere, servono prima di tutto ad attirare l'attenzione sulla persona che li porta. In secondo luogo a conferirle una certa identità sociale, ovvero l'appartenenza ad una certa comunità, categoria, tipo o gruppo.

Differenze di importanza

La realtà è fatta di tantissime cose e ognuno di noi dà più importanza, e di conseguenza più attenzione, ad alcune piuttosto che ad altre. Questa differenza di importanze differenzia gli umani e rende difficile la loro comunicazione e cooperazione.

Libero arbitrio e risposte cognitivo-emotive

Il libero arbitrio consiste nella capacità e nella volontà di sorvegliare e di neutralizzare selettivamente le proprie risposte cognitivo-emotive agli stimoli esterni e interni. Si può esercitare quando ci si ricorda di farlo e finché lo si desidera.

Chi controlla l'attenzione e il pensiero?

L'io cosciente e l'inconscio competono per dirigere l'attenzione e il pensiero del soggetto dove questi processi provocano meno dolore e più piacere. Il guaio è che l'io cosciente e l'inconscio hanno spesso idee diverse circa le fonti del dolore e del piacere.

Automatismo vs. attenzione

L'interazione con persone o cose in movimento è sempre automatica. Tuttavia, durante l'interazione è possibile guidare il pensiero, ovvero dirigere l'attenzione, verso particolari idee o forme che possono indirettamente influenzare l'automatismo, rendendolo più o meno produttivo, ovvero soddisfacente.

Libero arbitrio e attenzione

Il libero arbitrio, ammesso che sia realmente possibile, si esercita, nella sua forma più alta, come scelta di ciò a cui pensare, ovvero come scelta di ciò a cui prestare la propria attenzione. Ciò è dovuto al fatto che non possiamo essere attenti a, ovvero coscienti di, più di una o due cose alla volta.

False promesse

I mezzi di comunicazione di massa, e specialmente internet, di gran lunga il più potente, sono immensi spazi popolati da simulacri di esseri umani che si contendono la nostra attenzione, il nostro denaro e/o il nostro sostegno con false promesse di piacere o di sicurezza.

Dicotomie e attenzione

A mio avviso le dicotomie non esistono in natura, se non nella mente degli esseri viventi. Sono, a mio avviso, determinate dai limiti dell'attenzione e quindi del pensiero cosciente. Attenzione che può essere diretta simultaneamente solo in pochissime direzioni (credo meno di cinque, più spesso una o due) rispetto all'infinità di direzioni teoricamente possibili.

Dove guardare?

Sulla Terra ci sono miliardi di persone. Non possiamo seguire né con gli occhi, né col pensiero le vite di tutti, la maggior parte delle quali sappiamo essere, a dir poco, miserabili. Dirigiamo allora la nostra attenzione dove la vista ci dà più piacere e meno dolore, e ci dimentichiamo dei più sventurati. Infatti la loro vista ci rattrista e noi non vogliamo essere tristi.

Evasione delle domande imbarazzanti

Nel dialogo tra due umani può succedere che il primo faccia al secondo una domanda la cui risposta rivelerebbe intenzioni inconfessabili e/o fallacie logiche da parte del secondo. In tal caso avviene normalmente che questo eviti di rispondere con qualsiasi pretesto o risponda in modo evasivo o non pertinente, anche a fronte di insistenze, da parte del primo, di ottenere una risposta puntuale e attinente alla domanda. Questo comportamento difensivo dell'interrogato rientra nei fenomeni psicologici del bias cognitivo e dell'attenzione selettiva.

Tutti contro tutti per l'attenzione

Siamo in guerra tutti contro tutti, individui, aziende, organizzazioni, istituzioni. L'oggetto della competizione è l'attenzione. Ogni essere umano, ogni organizzazione, cerca di ottenere l'attenzione delle persone per comunicare messaggi, istruzioni, inviti, ordini, proposte, illusioni, inganni, per farsi ascoltare, conoscere, capire, seguire, amare, preferire, aiutare, obbedire. Anche io, nel mio piccolo, combatto ogni giorno questa guerra sperando che qualcuno mi legga, mi capisca e mi voglia bene per quello che scrivo, che faccio e che sono.

Ansia parassita

L'ansia parassita è la sensazione di una minaccia incombente che si concretizzerà se non facciamo qualcosa per evitarla, ma non sappiamo cosa potrebbe accadere, e tanto meno cosa dovremmo fare per evitare che accada, e non ci sono motivi razionali che giustifichino tale stato d'animo. L'ansia parassita consuma le nostre energie psicofisiche, cattura la nostra attenzione e ci toglie tempo prezioso per attività piacevoli e produttive. Per combattere questo tipo di ansia è utile chiedersi quali siano le cose peggiori che ci possano capitare, e quasi sempre la risposta sarà: nulla di cui preoccuparsi.

Attenzione e libero arbitrio

Per esercitare il libero arbitrio occorre avere l'attenzione sulle possibili opzioni. Non si può scegliere liberamente e consciamente ciò che non si vede mentalmente o fisicamente al momento della scelta.

Il libero arbitrio consiste perciò soprattutto nella libertà di scegliere dove dirigere la propria attenzione. L'attenzione è un processo seriale. Si può fare attenzione ad una sola cosa alla volta. Un quadro, una sinossi, possono aiutare a fare attenzione a più cose insieme, anche se in realtà consentono un rapido passaggio dell'attenzione da una cosa all'altra raffigurate nel quadro.

Attenzione volontaria e involontaria

L'attenzione, ovvero la scelta della direzione e dell'oggetto della consapevolezza (o coscienza), può essere al tempo stesso volontaria e involontaria in misura relativa variabile. L'attenzione volontaria non può durare a lungo perché è stancante e ha presto bisogno di riposo. L'attenzione che crediamo volontaria è spesso in realtà involontaria. Un modo per evitare che l'attenzione sia comandata solo da agenti mentali interni inconsci e involontari è affidare la scelta dell'oggetto dell'attenzione ad uno o più agenti esterni, naturali o artificiali, come persone, computer, internet, social network, libri, ambienti inconsueti, TV, film ecc. scelti casualmente.

La coscienza come soggetto e oggetto

La vita di una persona dipende molto dalla direzione verso cui è rivolta la propria coscienza momento per momento.

Infatti la coscienza è direzionale, relazionale, oggettuale.

In altre parole, si è coscienti sempre di qualcosa, vale a dire che, cambiando l'oggetto della coscienza, la coscienza cambia, e può cambiare in meglio o in peggio in quanto alla sua utilità per la soddisfazione dei bisogni della persona che la contiene.

Pertanto, può essere utile chiedersi, momento per momento, quale sia l'oggetto della propria coscienza, e se sia opportuno rivolgerla verso un oggetto diverso, e quale sia l'oggetto più opportuno vedersi cui rivolgerla.

D'altra parte bisogna tenere conto del fatto che la scelta dell'oggetto verso cui rivolgere la coscienza (ovvero l'attenzione) è normalmente involontaria e inconscia.

In tal senso la coscienza è oggetto di altri soggetti, ovvero di altri agenti mentali, che prendono decisioni su di essa e per essa.

Attenzione e mass-media

L'attenzione è un processo importantissimo della mente umana. Chi controlla l'attenzione delle persone dirigendola in certe direzioni e distraendola allo stesso tempo da certe altre, controlla la loro mentalità, le educa con un certo orientamento e certe preferenze. Questo genera dipendenza e abitudine alla passività, cioè a farsi dire da altri a cosa pensare, cosa vedere, da cosa farsi stimolare, a cosa interessarsi, quali domande farsi e quali non farsi. Dirigere la propria attenzione in certe direzioni da noi scelte in modo volontario e consapevole, momento per momento, è un'abilità difficile e rara, che andrebbe insegnata e praticata per difendersi dall'influenza nefasta dei mass media. Questi, infatti, competono per catturare e sfruttare per i loro fini commerciali, politici e religiosi la nostra attenzione. L'attenzione è la risorsa più importante nelle interazioni sociali. Ognuno ha bisogno dell'attenzione di qualcun altro e cerca di ottenerla o dirigerla con varie strategie più o meno conscie, a volte subdole.

Sui limiti dell’attenzione e della volontà cosciente

Non è possibile essere simultaneamente attenti a più di uno, due, o al massimo tre aspetti della realtà.

Infatti l’attenzione verso una cosa inibisce l’attenzione verso qualsiasi altra cosa.

Il termine “concentrazione” illustra bene questo limite: il verbo concentrarsi implica prestare attenzione verso un unico centro.

Il comportamento umano, specialmente quello interpersonale, richiede l’esercizio simultaneo di innumerevoli meccanismi mentali, ognuno dei quali prende decisioni secondo certi algoritmi, ed è impossibile essere attenti a, o coscienti di, più di uno o due, o al massimo tre di essi.

Dato che una scelta volontaria richiede attenzione verso le relative opzioni, non è possibile esercitare la volontà cosciente su diverse scelte simultaneamente.

Infatti le interazioni sociali avvengono per lo più automaticamente e inconsciamente, poiché gli interattori possono prestare attenzione solo a qualche dettaglio più o meno significativo alla volta.

Attenzione selettiva

Quando ascoltiamo o leggiamo un messaggio, un articolo o una pagina di un libro, ciò che prendiamo in considerazione sono solo le parti che ci interessano, che non ci annoiano, che hanno un significato per noi, che rispondono alle nostre domande, che sono coerenti con la nostra visione del mondo, ovvero con la nostra mappa della realtà, e le parti che ci allarmano in quanto le percepiamo come una minaccia alla nostra integrità psichica e alla nostra dignità sociale.

Tutto il resto viene automaticamente filtrato e non memorizzato dal nostro cervello, nemmeno per un breve tempo, come se non esistesse. Questo vale anche per le eventuali domande presenti in un messaggio, che possono essere semplicemente ignorate, o ad esse viene risposto in modo non pertinente o evasivo.

Perciò, quando diciamo o scriviamo qualcosa a qualcuno, non illudiamoci che tutto ciò che diciamo o scriviamo verrà preso in considerazione. Alcuni psicologi chiamano questo fenomeno "attenzione selettiva".

Meditazione decisionale

In ogni momento noi scegliamo cosa fare e non fare, cosa pensare e non pensare, dove rivolgere la nostra attenzione e dove non rivolgerla. Lo facciamo spontaneamente, cosciamente o inconsciamente, senza seguire un metodo particolare. Mi chiedo se non sia possibile definire un metodo per prendere decisioni e fare scelte in modo più efficace, più utile, ovvero più soddisfacente rispetto ai nostri bisogni e fini innati e acquisiti.

Cerco allora, in questo documento, di definire un metodo per la presa di decisioni efficace che chiamo "meditazione decisionale" perché basato sulla guida dell'attenzione su un certo numero di oggetti mentali e materiali predefiniti opportunamente scelti, cioè sulla loro contemplazione come avviene nelle varie tecniche di meditazione.

Oggetti mentali e materiali da contemplare (in ordine casuale):
  • la mia salute oggi e in futuro

  • le comunità a cui appartengo

  • i miei poteri

  • il mio eros

  • le bellezze che mi circondano

  • il fatto che prima o poi morirò

  • la mia cultura

  • le persone importanti della mia vita

  • le mie paure

  • il mio coraggio

  • le cose che mi piacciono

  • i miei dolori

  • i miei problemi

  • i miei impegni

  • le mie responsabilità

  • la mia reputazione

  • le cose che potrei fare

  • [...]

  • quello che ora è meglio che io faccia


Io, me, attenzione, coscienza, volontà e automatismi - Autogoverno dell'attenzione

Un essere umano è composto da un io e un me. Il me è costituito da automatismi (animati da bisogni e volontà inconsci), mentre l'io è la sede dell'attenzione, della coscienza e della volontà cosciente. L'io può osservare il me ed esercitare su di esso la sua volontà, la quale è però limitata all'inibizione e attivazione di automatismi e alla direzione volontaria dell'attenzione.

Vi sono due tipi di automatismi
  1. Automatismi ad attivazione involontaria (ovvero automatismi autoattivanti o involontari)

  2. Automatismi ad attivazione volontaria (ovvero automatismi volontari)

La volontà cosciente può inibire sia gli automatismi volontari che quelli involontari, e può attivare solo quelli volontari.

La volontà cosciente può decidere dove rivolgere l'attenzione. A seconda di dove l'attenzione è rivolta, si attivano o inibiscono certi automatismi involontari.

La coscienza, guidata dall'attenzione, fluisce in modo seriale, come i fotogrammi di un film, mentre gli automatismi operano simultaneamente e in modo concorrente.

Durante l'interazione con un altro essere, l'attenzione si sposta, ognuno può influenzare l'attenzione dell'altro.

L'attenzione può essere catturata e diretta sia da elementi esterni che interni, questi ultimi sono automatismi o la volontà cosciente.

Attraverso il controllo dell'attenzione è possibile cambiare lo stato di coscienza di un individuo e perfino riprogrammare i suoi automatismi, cioè realizzare una psicoterapia. Perché ciò avvenga è necessario un certo metodo e un tempo sufficiente.

Cosa governa e dirige la mia attenzione e in quale direzione? Quanto sono capace di controllare la mia attenzione e di dirigerla dove decido consciamente e volontariamente?

Meditazione e attenzione

La meditazione è un modo per controllare volontariamente l'attenzione, per dirigerla verso certe direzioni evitandone altre. Le meditazioni si distinguono tra loro sia per la tecnica usata, sia, soprattutto, per le direzioni preferite. Ci sono meditazioni che si concentrano sul corpo del meditante, altre sulla natura in generale, altre su temi religiosi ecc.

La meditazione può avvenire con il solo pensiero, oppure usando oggetti, testi, immagini o suoni suggestivi da soli o in combinazione.

Qualsiasi metodo che si propone di controllare volontariamente la direzione della propria attenzione può essere considerato una forma di meditazione.

L'utilità della meditazione dipende dagli oggetti scelti e da quelli evitati. Una meditazione che allontana il soggetto dalla percezione della realtà è nociva, una che lo allontana da bisogni indotti e morbosi è utile.

In generale, una meditazione è utile se abitua il soggetto a fare attenzione a cose utili ed eticamente valide (in base al concetto di responsabilità personale) e a trascurare quelle inutili o eticamente negative. In ogni caso, la meditazione è utile nella misura in cui ci abitua ad assumere il controllo volontario della nostra attenzione e ad evitare di lasciarlo ad agenti esterni che potrebbero usarlo a nostro sfavore.

Chi fa frequentemente esercizi di meditazione ne ha beneficio anche al di fuori degli esercizi stessi, in quanto acquista l'abitudine a governare in modo ottimale la propria attenzione in qualsiasi momento, anche in situazioni impreviste.

"Regulation of attention is the central commonality across the many divergent meditation methods." (Cahn & Polich (2006)

"The need for the meditator to retrain his attention, whether through concentration or mindfulness, is the single invariant ingredient in... every meditation system." Goleman (1988)


Bisogno di attenzione

Mentre gli animali non umani hanno bisogno di attenzione solo da piccoli e nella stagione dell'accoppiamento, noi umani abbiamo sempre bisogno di attenzione, tranne alcune eccezioni, come, ad esempio, l'attenzione da parte della Guardia di Finanza o della burocrazia quando non siamo in regola, della polizia in uno stato repressivo, della criminalità e di chi vorrebbe sfruttarci, e l'attenzione che i timidi non vorrebbero ricevere in pubblico.

Riguardo all'attenzione, l'uomo è soggetto e oggetto. Come soggetto egli rivolge la sua attenzione a ciò che ritiene (consciamente e ancor più inconsciamente) più importante, utile, piacevole o pericoloso. Come oggetto egli ha bisogno di attenzione nella generale competizione tra umani affinché gli altri prendano in considerazione le proprie esigenze e lo aiutino a soddisfarle.

L'attenzione ha un costo e un prezzo perché è una risorsa limitata. Non possiamo dare la nostra attenzione che a poche cose o persone per volta, e, normalmente, rivolgere la propria attenzione verso qualcuno o qualcosa significa distoglierla da qualcun altro o qualche altra cosa. Da qui la gelosia e l'invidia, che a volte non hanno altro oggetto che l'attenzione.

In inglese l'attenzione "si paga" (to pay attention), in italiano "si presta"; in generale essa si dà e si riceve, e ognuno di noi è potenzialmente offerente e richiedente, dante e ricevente nella borsa dell'attenzione.

L'attenzione va dunque amministrata con giudizio, come il denaro, il tempo o i propri beni, compreso il proprio corpo e la propria mente.

Ricordiamoci dunque che tutti hanno bisogno di attenzione, e forse anche della nostra particolare attenzione, così come noi abbiamo bisogno dell'attenzione di qualcuno. Interagire significa anche e prima di tutto scambiare attenzione e attenzioni.

Tuttavia gestire le attenzioni (in senso attivo e passivo) non è semplice né facile. L'empatia ci può aiutare a comprendere sia il bisogno di attenzione dei nostri interlocutori, sia le direzioni in cui la loro attenzione è rivolta. Una domanda essenziale che dovremmo sempre farci è: Quanto il mio interlocutore è disposto a rivolgere la sua attenzione a me? Quanto desidera ricevere la mia attenzione? A quale scopo? Ovviamente la risposta è quasi sempre tentare ad indovinare, perché raramente il tema dell'attenzione reciproca viene affrontato esplicitamente.

Essere oggetto di attenzione da parte di un'altra persona può avere sensi e fini diversi. L'altro potrebbe essere interessato a noi per usarci o sfruttarci o farci del male, oppure per aiutarci, oppure per un comune godimento. Lo stesso vale ovviamente per noi stessi verso gli altri.

Per concludere: facciamo sempre attenzione all'attenzione, non diamola per scontata, cerchiamo di valutarla criticamente e consideriamola un bene prezioso, da non sprecare.

Altri articoli sull'attenzione.

Attenzione all'attenzione!

Ogni essere vivente, consciamente o inconsciamente, cerca di guidare l’attenzione degli altri (e a volte la propria), per portarla verso (o allontanarla da) certi luoghi, temi, oggetti, persone o idee.

È una guerra di tutti contro tutti perché l'attenzione (o l’assenza di essa) è il presupposto del potere, del dominio, della scienza, della manipolazione dell'uomo da parte dell'uomo, ma anche condizione per la conoscenza, il rispetto, la collaborazione, l'unione e la solidarietà tra esseri umani.

La bellezza, la grandiosità, la sorpresa, la violenza, la distruttività, lo spavento, la minaccia, possono servire a pilotare l'attenzione delle persone a cui tali espressioni sono rivolte. I giornali, le televisioni, il cinema, l'editoria, la pubblicità, fanno a gara per catturare l'attenzione del pubblico e influenzarlo a fare certe cose, a desiderare e comprare certe cose, a disprezzare certe altre cose, a pensare in un certo modo, a pensare a certe cose e non ad altre. In un giornale, ogni articolo, ogni foto è un tentativo di catturare l'attenzione del lettore e di influenzarlo inconsapevolmente in un certo modo e in una certa direzione, anche contro la sua volontà.

Un essere vivente normalmente può rivolgere la sua attenzione verso un solo oggetto alla volta. Perciò portare l’attenzione in una certa direzione significa distoglierla da altre. In altre parole, la guida dell’attenzione è un processo competitivo, esclusivo.

In un individuo la competizione per il governo dell’attenzione avviene tra i diversi agenti mentali che ne fanno uso, in particolare tra l’io cosciente e gli agenti mentali inconsci che presiedono ai diversi bisogni primari e secondari. Essi, infatti, competono per dirigere l’attenzione della persona dove ritengono più utile ai loro fini. A ciò si aggiunge il fenomeno dell’attenzione selettiva, cioè la tendenza a non prestare attenzione a tutto ciò che provoca sofferenza o imbarazzo. Assistiamo infatti a fenomeni in cui la psiche cerca specificamente di non rivolgere l’attenzione a un insieme di particolari cose o idee, col risultato di ignorarle, non percepirle, non ricordarle.

La realtà è fatta di un numero enorme di cose (forme, informazioni, oggetti, fatti, persone, fenomeni, meccanismi, ragioni, sentimenti, ricordi ecc.) che popolano il mondo fisico, sociale e individuale in cui ogni essere umano è immerso. La mente cosciente può essere attenta ad una sola cosa alla volta, quindi è importante rivolgere la propria attenzione, momento per momento, a ciò che è più importante, cioè più utile alla soddisfazione dei bisogni propri e altrui nel medio-lungo termine. Ciò richiede la capacità di capire cosa sia più importante in ogni momento e di dedicarvi la propria attenzione in modo cosciente e volontario, sottraendola, se necessario, alle influenze esterne e interne inconsce che cercano continuamente di catturarla. È una capacità rara, che può essere sviluppata con lo studio della natura umana e l'esercizio della volontà.

Così come l’esercizio fisico, l’esercizio volontario dell’attenzione richiede energia, e può essere fatto per una durata limitata, finché non sopraggiunge la stanchezza. Ma ne vale la pena.

Coscienza, pensiero, attenzione, interazione, meditazione, collage mentale, meditazione auditiva

Nella mia concezione della natura umana, l'io cosciente è la sede della coscienza, del pensiero, della percezione di forme, sentimenti ed emozioni, e della volontà. Esso può essere sveglio (cioè attivo), dormiente (cioè inattivo) o trovarsi in uno stato ibrido (cioè semi-attivo ovvero semi-dormiente). L'io cosciente è ciò che resta della psiche se si esclude l'inconscio e i suoi processi, cioè se si esclude il "me" (nella terminologia di William James e George H. Mead).

L'io cosciente rappresenta pertanto una parte molto piccola della psiche, anche se è quella che conosciamo (o ci illudiamo di conoscere) meglio. E' la parte cognitiva o conscia della psiche, che, per dimensione, equivale metaforicamente alla punta di un iceberg la cui la parte sommersa è costituita dall'inconscio,

L'io cosciente è molto limitato nel senso che è possibile essere coscienti (cioè consapevoli) solo di poche cose alla volta (suppongo una o due, per la maggior parte delle persone).

L'attenzione è la facoltà di dirigere e concentrare la coscienza, il pensiero e la percezione sensoriale su un particolare oggetto o idea. Non c'è attività pensante che non sia connotata dall'attenzione verso qualcosa, che può variare momento per momento.

Chi o cosa determina la direzione o l'oggetto verso cui rivolgere l'attenzione? Normalmente lo determina automaticamente l'ambiente esterno, mediante gli stimoli che esso invia alla coscienza attraverso i cinque sensi quando il soggetto interagisce con qualcuno o qualcosa. Una persona può tuttavia, entro certi limiti, rivolgere volontariamente l'attenzione in direzioni diverse da quelle che sarebbero scelte involontariamente e automaticamente. Ciò è possibile se il soggetto non è impegnato in una interazione con altre persone o cose, cioè quando è fermo, in silenzio, e preferibilmente con gli occhi chiusi, come durante una meditazione.

La meditazione, di qualunque tipo, è infatti una tecnica di controllo volontario dell'attenzione, che viene diretta vero oggetti concreti o astratti predefiniti, come parti del proprio corpo, immagini mentali, fantasie, pensieri o idee particolari. La meditazione può essere basata sulla ripetizione mentale di formule verbali o l'osservazione di immagini di valore simbolico, oppure sull'ascolto di direttive verbali pronunciate da un facilitatore umano o da un riproduttore automatico di suoni.

Una particolare forma di meditazione su cui ho fatto esperimenti su di me, consiste nel creare, all'interno di una cornice immaginaria, un collage mentale  di immagini e/o parole opportunamente scelte, in modo da ottenere una visione sinottica immaginaria di elementi conflittuali allo scopo di conciliarli e armonizzarli.

Un'altra forma di meditazione che ho sperimentato su di me con l'aiuto di un computer programmato allo scopo, consiste nell'ascoltare una sequenza di frasi prodotte mediante sintesi vocale, estratte a caso da una lista di testi opportunamente preparata. Questa tecnica, che io chiamo meditazione auditiva, a differenza del collage mentale sopra menzionato, non richiede sforzi da parte del fruitore e può essere completamente automatizzata, Per questi motivi essa è particolarmente efficace da un punto di vista terapeutico, ma anche pericolosa se praticata troppo spesso o troppo a lungo e senza la supervisione di uno psicoterapeuta. Infatti i cambiamenti indotti da una psicoterapia sono sempre traumatici e dovrebbero essere opportunamente diluiti nel tempo per permettere alla psiche di assorbire gli stress del cambiamento.