L'attenzione è la prima cosa che il dominatore esige dal dominato.
Gli esseri umani si dividono (in modo più o meno netto) in pecore, pastori, cani da pastore e lupi.
Come diceva Stendhal, la bellezza è una promessa di felicità. Purtroppo è una promessa spesso non mantenuta.
I concetti-chiave della natura umana: emozione, appartenenza, interazione, cooperazione, autorità, gerarchia, competizione.
Un rito serve anche a confermare una gerarchia, e di solito l'organizzatore del rito è il rappresentate della massima autorità.
Avere uno o più padroni o circostanze che impongono di fare o pensare certe cose può calmare l'angoscia di non sapere cosa fare o pensare e la paura di essere vittime e responsabili di decisioni sbagliate.
L'uomo ha bisogno di modelli da seguire e di autorità a cui sottomettersi, senza i quali non saprebbe comme cooperare con i suoi simili. La creatività consiste nella capacità di creare nuovi modelli e nuovi principi di autorità, o di modificare in misura più o meno grande i modelli e i principi precedenti. La libertà non è creativa in sé, ma è necessaria per permettere i cambiamenti, come difesa contro il conservatorismo.
Forse noi umani abbiamo bisogno di essere costantemente in relazione con un'autorità che ci premia se ci comportiamo secondo il suo volere, e ci castiga se non lo facciamo.
Quest'autorità corrisponde a quella che i bambini riconoscono nei genitori come inevitabile e indiscutibile.
Il bisogno di autorità, causato della totale dipendenza dei bambini dagli adulti (e oggetto di imprinting), può costituire il fondamento inconscio di ogni religione.
In tal senso, le divinità possono essere considerate sostituti inconsci dei genitori o dei care giver.
Ci sono "operatori culturali" (autori, interpreti, giornalisti, editori ecc.) che devono il loro successo al loro ruolo di "assolutori". Essi infatti, con i loro discorsi, cono le loro particolari narrazioni, dicono al loro pubblico (un pubblico selezionato e con particolari caratteristiche) che essi appartengono ai buoni, ai giusti, ai saggi, alle vittime della stupidità e malvagità altrui. Dicono, in altre parole, proprio ciò che le persone hanno bisogno di sentirsi dire, perché ognuno ha soprattutto bisogno di essere assolto dalle colpe che l'umanità, da quando esiste, non fa che attribuire agli "altri" diversi da "noi", ai comuni "nemici". La colpa è sempre stato uno strumento di potere politico e religioso.
Il bambino generalmente si aspetta dai genitori premi e castighi legati rispettivamente all'obbedienza e alla disobbedienza, e prova piacere nel primo caso, e dolore nel secondo.
Putroppo i genitori generalmente fanno credere al bambino che la sua obbedienza sia assolutamente necessaria (e indiscutibile) in base a principi morali generali e astratti, e non per soddisfare l'interesse dei genitori stessi.
Ma nessuno premia nè castiga un adulto come fa un genitore. Inutile dunque cercare i premi, e fuggire i castighi, tipici della relazione bambino-genitore. A un adulto si applicano solo premi e castighi da parte di altri adulti, cioè ricompense che dipendono solo dalla misura in cui l'adulto soddisfa gli interessi di altri adulti come lui.
Tuttavia nell'inconscio spesso sopravvivono e continuano ad agire strutture mentali di origine infantile che generano ansie e tristezze, oltre che gioie, infondate. Si tratta del presentimento di castighi o di premi da parte di figure di status superiore come lo erano i propri genitori, figure poi sostituite da ipostasi come il gruppo, la comunità, la patria, o qualche divinità o entità spirituale.
Una psicoterapia dovrebbe pertanto servire, tra l'altro, a individuare le strutture mentali inconsce in cui agiscono presentimenti di premi e castighi di origine infantile, allo scopo di neutralizzarne gli effetti indesiderati, come inibizioni, manie, compulsioni, depressioni, ansie, paure, attacchi di panico ecc.
Mi pare che l'uomo abbia un assoluto bisogno di autorità. Il concetto di autorità può implicare posizione gerarchica, potere, responsabilità, dominio, maestria, capacità, arbitrio, indipendenza, comando, istituzione, prestigio, competenza, conoscenza, ma soprattutto implica una superiorità politica, morale, intellettuale o spirituale rispetto a coloro che dispongono di minore autorità, con i privilegi che da tale superiorità derivano.
Io credo che l'uomo abbia un profondo bisogno di stabilire la propria posizione gerarchica rispetto quella di ogni altro. Così, due umani che interagiscono cercano prima di tutto, consciamente o inconsciamente, di stabilire chi dei due abbia maggiore autorità e, in caso di parità, quale sia l'autorità comune a cui essi si sottometteranno, e che stabilirà le regole della loro interazione.
Infatti, le regole di una interazione possono essere stabilite arbitrariamente da uno degli interattori (quello di maggiore autorità relativa) oppure da un arbitro terzo (una persona concreta o astratta) a cui i due accettano di obbedire, come ad esempio una religione o un ideale etico.
Una parte importante dell'identità sociale di un individuo consiste proprio nelle autorità politiche, morali, intellettuali o spirituali che l'individuo riconosce e a cui obbedisce, e/o che cerca di imporre agli altri.
Senza regole, senza direzioni, senza comandi, senza richieste, senza ordini, senza servizi, senza la conformità e l'obbedienza ad una o più autorità, l'interazione cooperativa è impossibile, ed è per questo che l'uomo deve di volta in volta scegliere se imporre all'altro la propria autorità, accettare l'autorità dell'altro o scegliere l'autorità terza comune più adatta a favorire la cooperazione.
Io, tanto per cominciare, vorrei sapere cosa gli esseri umani (in generale) vogliono sapere, per capire se io e gli altri vogliamo sapere le stesse cose o cose diverse. Suppongo infatti che gli esseri umani si differenzino (anche) in ciò che desiderano (e si curano di) sapere.
Ecco una cosa che tutti vogliamo sapere: chi comanda, cioè chi ha potere su di noi e sugli altri, ovvero a chi dobbiamo obbedire e chi dobbiamo soddisfare (o non scontentare) per evitare le loro punizioni.
Una classica risposta a tale domanda è “Dio”. Infatti Dio (per chi ci crede) è la massima autorità, da cui dipende tutto ciò che è successo, che succede e che succederà, compreso il nostro destino prima e dopo la nostra morte. Ma questa risposta non è sufficiente perché Dio (per chi ci crede) permette che esistano altre autorità oltre la propria, e dà loro la libertà e il potere di comandare e di decidere le sorti dei loro subordinati.
Credenti o no, noi vogliamo comunque sapere chi (tra i mortali) comanda, ovvero vogliamo conoscere le varie gerarchie sociali (politica, religiosa, economica, accademica, intellettuale, morale, estetica, ecc.) perché, volenti o nolenti, siamo imbrigliati, incastrati, imprigionati in una quantità di gerarchie, di cui occupiamo posizioni particolari.
Oltre a conoscere le gerarchie in cui siamo posizionati, vogliamo anche sapere come si fa a salire nelle scale gerarchiche, e come evitare che altre persone ci sorpassino facendoci scendere di uno o più gradini.
La risposta alla precedente domanda è “imitare i superiori”. Infatti, se vogliamo salire in una gerarchia, dobbiamo imitare il comportamento di coloro che sono sopra di noi ed evitare (se possibile) di imitare quelli a noi subordinati.
Potremmo dunque dire che vogliamo sapere chi ci conviene imitare, anche perché non si può vivere in società senza imitare qualcuno dei suoi membri.
Oltre la conoscenza delle gerarchie, potremmo supporre che gli esseri umani vogliano anche sapere come funziona la natura, compresa quella umana, e le cause degli eventi e dei comportamenti. Tuttavia succede che i poteri (politico, religioso, economico, accademico ecc.) scoraggino tali ricerche occupandosi di fornire risposte preconfezionate secondo i propri interessi e le proprie convenienze.
Così, per paura di essere puniti dalle autorità o emarginati dalle comunità di appartenenza, evitiamo di farci troppe domande sulla nostra natura e prendiamo per buone le risposte tramandate dalle tradizioni, che non osiamo mettere in discussione.