Attendi mentre estraggo gli articoli...


Riflessioni di Bruno Cancellieri su

Bellezza

87 articoli tratti dal blog "Il mondo visto da me"

Indice delle monografie | Indice degli articoli per anno

Bellezza e placebo

La bellezza è un placebo.

Sul potere della bellezza

Alla bellezza si perdona tutto.

Bellezza e attenzione

La bellezza cattura l'attenzione.

Bellezza e illusione

La bellezza è un'illusione ottica.

Eleganza e semplicità

L’eleganza si veste di semplicità.

Arte e bellezza

L'artista è un fabbricante di bellezza.

Il buono, il bello e il vero

Il buono, il bello e il vero raramente coincidono.

Cultura ed estetica

Ogni nuova cultura richiede nuovi tipi di estetica.

Parlare di estetica

Parlare di estetica è un fatto estetico, non logico.

Estetica dell'inquadramento e della cornice

Qualsiasi immagine è bella se ben inquadrata e ben incorniciata.

Sugli effetti della bellezza

La bellezza è uno stupefacente, e può creare assuefazione e dipendenza.

Il mestiere degli artisti e dei poeti

Gli artisti e i poeti sono produttori e trafficanti di forme stupefacenti.

Il valore della bellezza

La bellezza si può far valere (persino vendere), compresa quella del proprio corpo.

Quando l'estetica influenza l'etica

Da bambino pensavo che le persone "brutte" fossero anche cattive. Colpa di Walt Disney?

Giochi estetici

I giochi estetici sono quelli in cui vince chi produce o riproduce le forme più affascinanti.

Arte e bellezza

Una volta arte e bellezza andavano sempre insieme. Da quasi un secolo hanno preso strade diverse.

Bellezza e incomprensione

La bellezza non aiuta a capire, perché incanta, e una persona incantata non ha capacità critica.

Cos'è un artista

Un artista è un inventore, costruttore, scopritore, raccoglitore o portatore di forme affascinanti.

Struttura e dettagli

Cambiare un dettaglio senza cambiare la struttura portante è a volte impossibile, o di cattivo gusto.

Cosa dimostra la bellezza

La bellezza è un'attraente dimostrazione di intelligenza (naturale o artificiale) o di salute fisica.

Bellezza e religioni

La bellezza e la magnificenza dei templi sono mezzi incantevoli usati dalle religioni per fare proseliti.

Unione, condivisione, gerarchie

Due persone sono unite nella misura in cui condividono certe gerarchie etiche, estetiche, logiche e politiche.

Sulla bellezza delle persone

Le persone che puntano tutto sulla loro bellezza non hanno altro da offrire che la loro bellezza (finché dura).

Etica ed estetica dell'infelicità

L'infelicità è brutta, cattiva e socialmente svantaggiosa. Perciò conviene illudersi o fingere di essere felici.

Sciocchezza, bellezza, saggezza

Una sciocchezza ben vestita e ben truccata può passare per una perla di saggezza. La bellezza aiuta a vendere e a convincere.

Bellezza e informazione

La bellezza di una cosa o di una persona è inversamente proporzionale alla quantità di informazione necessaria per descriverla.

Sull'utilità di certe regole

Certe regole servono solo a creare effetti estetici, o a distinguere coloro che vi obbediscono da coloro che non vi obbediscono.

Cosa rende bella una fotografia

La bellezza di una foto non si misura con la sua somiglianza al reale, ma con la bellezza delle sensazioni che riesce ad evocare.

Bellezza ed evoluzione

Se l'evoluzione ha reso l'uomo sensibile alla bellezza forse essa comporta un vantaggio adattivo per la nostra specie.

Arte, bellezza, società

L'arte è bellezza sociale: coniuga bellezza formale e condivisione sociale. Non è arte se manca anche una sola delle due componenti.

Il bello, il buono e il vero

Quand'ero bambino credevo che il bello, il buono e il vero fossero la stessa cosa. Da adulto ho capito che sono qualità indipendenti.

Per chi e perché

La questione non è se una certa cosa sia buona o cattiva, bella o brutta, vera o falsa, giusta o sbagliata, ma per chi e perché lo sia.

L'incanto della musica

La musica "incanta". Quante ore un essere umano può restare incantato senza perdere il contatto con una realtà che ha poco di incantevole?

Bellezza, bontà, intelligenza

La bellezza non implica la bontà e nemmeno l'intelligenza. Tuttavia l'uomo è attratto dalla bellezza più che dalla bontà e dall'intelligenza.

Estetica e conformismo

Pochi hanno il coraggio di trovare brutte, cose che quasi tutti trovano belle, e, viceversa, di trovare belle, cose che quasi tutti trovano brutte.

L'oppio dei popoli

L'arte, la musica, la poesia ed ogni forma di bellezza, incluse quelle di cui si servono le religioni, sono l'oppio dei popoli, e anche io ne faccio uso.

Incanto dell'arte

Un artista è una persona capace di conferire bellezza a qualunque idea o progetto, anche a quelli più malvagi e più malsani facendoli apparire desiderabili.

Il bello del cambiamento

La primavera non sarebbe così bella se non fosse preceduta dall'inverno.
E il paradiso non sarebbe così bello se non fosse preceduto dall'inferno.

Bellezza e società

L'adorazione di uno stesso dio costituisce motivo e strumento di coesione sociale, così come l'adorazione di un certo tipo di bellezza ovvero di stile estetico.

Sarebbe bello

Sarebbe bello se ciò che è bello fosse anche buono e vero, e se ciò che è brutto fosse anche cattivo e falso. Sapremmo allora riconoscere facilmente il bene e la verità.

Desideri vs. realtà

Spesso confondiamo i nostri desideri con la realtà. L'uomo cerca la bellezza, la semplicità, l'armonia, tutte cose che in natura non ci sono anche se crediamo di vederle.

Sulla poesia

Una poesia è un sogno volontario ritmico. Come ogni sogno, è libera di prendersi qualsiasi licenza utile al suo ritmo o alla sua drammaticità.

Bellezza e competizione

Una persona che cerca di aumentare la propria bellezza vorrebbe essere più bella di altre persone. La bellezza è terreno di competizione. Lo stesso vale per la bellezza dei manufatti.

L'impossibile cattura della bellezza

La bellezza non si può catturare perché anche le cose più belle, se possedute e ripetute stancano. La bellezza, per sedurre e affascinare, deve essere nuova o esser vista con occhi nuovi.

Le conseguenze della bellezza

La bellezza non insegna nulla, si limita a sedurre. Ma può essere usata da un insegnante per rendere seducenti i propri insegnamenti e da un dittatore per rendere seducenti i propri ordini.

Mistificatori e demistificatori

Gli intellettuali si possono dividere grosso modo in due categorie: mistificatori e demistificatori. Sia gli uni che gli altri possono essere più o meno intelligenti, raffinati e affascinanti.

Comunità e requisiti di partecipazione

Ogni comunità ha i suoi riti e rituali di appartenenza, i suoi giochi di status, le sue verità, la sua etica e la sua estetica. Possiamo chiamare tutte queste cose requisiti di partecipazione.

Cattivo gusto

Per me cattivo gusto è mescolare il pulito con lo sporco, il bello col brutto, l'elegante con lo sciatto, la saggezza con la stupidità, la verità con la falsità, i tacchi alti con i blue jeans.

Niente è sempre buono

Niente è sempre buono, sempre utile, sempre piacevole. Ogni cosa può essere buona, utile, piacevole solo in certe occasioni, per certe persone, a certe condizioni, e per un limitato periodo di tempo.

Attrazione generale

Una donna si fa bella per attrarre gli uomini, ma non tutti, solo quelli che a lei piacciono. Il problema è che può attrarre anche quelli che a lei non piacciono, e questo può avere conseguenze indesiderate.

La bellezza non salverà il mondo

Contrariamente a quello che ha detto un personaggio di Dostoevskij, la bellezza non salverà il mondo. Infatti da sempre la bellezza è stata usata come strumento di potere e di manipolazione dell'uomo sull'uomo.

Abitudine alla bruttezza

Col tempo ci si abitua a tutto, anche alla propria bruttezza fisica e morale, e a quella delle persone e dei luoghi abitualmente frequentati, che col tempo diventano più familiari, più normali, più sopportabili.

Sulla percezione della bellezza

Nella mente umana c'è un congegno che, alla percezione della bellezza, inietta nel cervello una certa quantità di droga stupefacente che dà piacere, allevia il dolore, e allenta le autocensure consce e quelle inconsce.

Verità spietata

Un proverbio dice che "il medico pietoso fa la piaga puzzolente". Lo stesso si potrebbe dire del filosofo e dello scienziato in cerca della verità, perché questa non ha nulla a che vedere con la pietà, né con la bontà, né con la bellezza.

Bellezza e potere

La bellezza è anche uno strumento di potere. Per questo i potenti amano circondarsi di cose belle che la gente comune non può permettersi. La bellezza vince e convince, affascina, incanta. Per questo la bellezza è un valore ed ha un costo.

Campi della filosofia

La filosofia si divide in logica, etica ed estetica, che sono tra loro intrecciate. Infatti possiamo parlare di logica dell'etica, logica dell'estetica, etica della logica, etica dell'estetica, estetica della logica ed estetica dell'etica.

Bellezza e ingiustizia

La natura è ingiusta. A certe persone dà la bellezza, ad altre la nega, indipendentemente dai meriti. E la società non fa nulla per compensare questa ingiustizia, anzi l'accentua favorendo le persone piú belle a svantaggio delle meno belle.

Pericolo della bellezza

La bellezza attrae e cattura l'attenzione, distrae, confonde, affascina, incanta, inganna, fa girar la testa, incute rispetto, suscita piacere, speranza e desiderio di possesso e di perfezione. La bellezza è un pericolo piacevole e un pericoloso piacere.

Droghe informative

La bellezza, la speranza, la fede, la meditazione, l’illusione, sono droghe informative dell’apparato cognitivo che ci aiutano a sopportare l'assurdità e i dolori della vita. Consistono tutte in promesse di felicità.

Quattro categorie di piacere

Ci sono quattro categorie di piacere: il piacere estetico, il piacere etico, il piacere logico, e il piacere fisico. Bello è ciò che piace esteticamente, buono è ciò che piace eticamente, geniale è ciò che piace logicamente, voluttuoso è ciò che piace fisicamente.

Investire nel corpo o nella mente

Ci sono alcuni esseri umani che non hanno nulla di meglio da offrire che il proprio corpo, e in esso, più che nella propria mente, investono le proprie risorse, per renderlo sempre più forte, bello e sano. In quanto alla loro mente, pensano, invece, che va bene così com'è.

La bellezza come strumento di persuasione

La bellezza fa sembrare vero ciò che è falso, nobilita ciò che è ignobile, dà un senso a ciò che è insensato, incanta e in tal modo diminuisce la capacità critica. Per questo la bellezza viene normalmente usata per accompagnare ogni rito di appartenenza sociale civile e religioso.

Una definizione della bellezza

La bellezza è la piacevole emozione che si prova osservando lo spettacolo dell'integrità di un insieme di parti (oggetti, forme o eventi), tra cui esistono evidenti relazioni funzionalmente, matematicamente, o logicamente armoniose e coerenti, ovvero dove le parti sono in accordo le une con le altre.

Il gioco del poeta

Il poeta è un giocatore di parole. Il gioco consiste nel mettere insieme parole in modo bello e suggestivo. Parole che da sole avrebbero solo un significato letterale, inserite in un bella composizione evocano emozioni libere dai vincoli della coerenza logica e contribuiscono ad una coerenza estetica.

Opera d'arte

Un’opera d’arte è, a mio avviso, una composizione (cioè una configurazione, un mettere insieme) di forme elementari tale da costituire una forma complessa con un certo stile, cioè rispettando certe regole formali in termini di obblighi, divieti e libertà, per quanto riguarda sia le forme elementari che quella complessa.

Le conseguenze della bellezza

Coltiviamo la bellezza (è un bisogno umano), ma senza dimenticare che essa incanta, affascina, disarma, cattura, stupisce, distrae ecc. La bellezza è anche un'arma di distrazione e di manipolazione di massa. Vedi l'uso che ne fanno le religioni, le classi dominanti, i pubblicitari, le industrie per vendere i loro prodotti ecc.

L'importanza di essere belli o inquietanti

La bellezza attrae e cattura l'attenzione, così come la minaccia di una disgrazia o di una violenza. Assai meno attraggono la bontà e la tranquillità. Così, per avere l'attenzione che vogliamo, dobbiamo cercare di essere il più possibile belli o inquietanti, dire o fare cose belle o inquietanti, vestirci o truccarci in modo bello o inquietante...

Sessualità e competizione

In molti casi le donne competono per gli uomini più potenti, e gli uomini per le donne più belle (nei limiti di ciò a cui possono realisticamente aspirare). Accade anche che una donna cerchi un uomo forte, ma non così tanto da opporsi alla sua intenzione di dominarlo, e che un uomo cerchi una donna bella, ma non così tanto da essere desiderata da uomini più competitivi.

Il potere della bellezza

Una donna che si fa bella, lo fa per donare agli altri (specialmente agli uomini) la sua bellezza affinché ne godano, oppure per rendersi attraente, ovvero per aumentare il suo potere di attrazione e legame sugli uomini o il suo valore nella borsa della formazione delle coppie? Altrimenti per quale altro motivo potrebbe farlo? Non credo che lo faccia per piacere a se stessa.

Sull'arte

Ciò che conta nell'arte è la condivisione della visione di una "cosa" (oggetto o spettacolo), e di una interpretazione della stessa ritenuta importante. Il contenuto, la forma, la bellezza della cosa non hanno importanza; l'importante è che la visione e l'interpretazione della stessa siano condivise, cioè effettuate insieme con altre persone, e che la cosa sia ritenuta importante collettivamente. In tal senso, una cosa può essere arte per alcuni e non arte per altri, arte in un certo momento storico, e non arte in un altro momento.

Ingiustizia nella distribuzione della bellezza

Il corpo di una bella donna (e in misura minore quello di un bel uomo ) ha un valore di mercato che sarebbe sciocco ignorare e dal quale la bella persona trae un innegabile vantaggio in termini di competitività nella ricerca del partner sessuale e anche non sessuale. Le persone meno belle considerano questo fatto un'ingiustizia nei loro confronti ma dovrebbero capire che ad essere ingiusti non sono gli esseri umani, ma la natura e il caso, ovvero la fortuna. Perciò non dovrebbero risentirsi verso chi ad esse preferisce altre persone più belle.

L'arte come strumento di soggezione

L'arte sacra dimostra come la bellezza possa essere usata efficacemente per soggiogare le menti delle persone.

Questo pensiero mi è venuto oggi, quando in una bellissima chiesa di Monaco (Heilig-Kreuz-Kirche), ho assistito per caso ad un battesimo. La chiesa era vuota, tranne per il gruppo dei prtecipanti al battesimo. L'unica persona ragionevole era la neonata che piangeva. Gli altri erano felici di affidare alla madre chiesa il cervello di quella creatura perché ci scrivesse le stesse cose che erano state scritte nel loro.

Il senso della bellezza

Per quanto se ne parli e per quanto possiamo percepire come bello il parlarne, la bellezza resta un fenomeno misterioso, di cui si può dire qualsiasi cosa senza che si possa dimostrare o smentire. Parlare di bellezza è tautologico: è bello ciò che troviamo bello. Inoltre la bellezza non dà senso alle cose ma è senso in se stessa, un senso tautologico, appunto. Semmai la bellezza nobilita le cose, anche le più cattive. Al limite fa sembrare buono perfino ciò che è cattivo. La bellezza è bella per definizione, ma ognuno la sente e la vive a modo suo. Ognuno ha il suo "senso" della bellezza e i suoi criteri di giudizio estetico. Intorno alla bellezza e ai gusti si costruiscono culture, subculture e gruppi sociali. I gusti ci uniscono e ci differenziano.

Le conseguenze della bellezza

La bellezza produce vari effetti, più o meno desiderabili.

Per esempio, scatena la competizione per il possesso o l’usufrutto di ciò che è più bello, competizione che può essere basata sulla violenza o sul potere economico. Scatena anche la competizione per la cooperazione con i partner più belli, cosa che dà luogo ad una selezione sociale in cui le persone più belle sono favorite a dispetto del principio di uguaglianza.

Un altro effetto della bellezza è il suo uso come arma di persuasione e di sottomissione. Infatti l’uomo tende a credere tanto più in certe persone o idee quanto più esse sono belle o accompagnate da ornamenti o discorsi belli. La bellezza delle chiese, la pubblicità, il commercio e certe ideologie la dicono lunga a tale riguardo.

Sicuramente la bellezza ha anche effetti positivi in quanto motiva le persone alla ricerca e alla produzione di ciò che è bello, e la bellezza spesso coincide con la salute, la funzionalità, l’abbondanza, la conoscenza ecc., tuttavia vedere solo il lato positivo della bellezza può essere svantaggioso e causare sofferenze in termini di frustrazione.

Cosmopolitan

Oggi mi è capitato tra le mani il numero di agosto 2015 di Cosmopolitan, "il mensile femminile più letto nel mondo". L'ho sfogliato e letto qualche articolo. 188 pagine, di cui una su tre contenenti solo pubblicità di cosmetici e abbigliamento. Gli articoli parlano quasi esclusivamente di sesso, moda e personaggi dello spettacolo. Il sesso è presentato come obiettivo da raggiungere, come misura del successo, ma anche come occasione di tradimento. La bellezza femminile e maschile (cioè una certa idea di bellezza o stile), e l'amore (dai primi incontri all'indispensabile accoppiamento sessuale) sono i motivi conduttori della rivista. Mi sono chiesto: a cosa serve una rivista come questa? Che funzione e che impatto ha nel comportamento sociale e individuale e nella mentalità dei lettori? Perché viene letta? Io credo che essa nasconda un messaggio più o meno esplicito che dice pressappoco così: "La sola cosa che conta per una donna è attrarre e farsi penetrare e possibilmente mantenere e proteggere da un uomo bello e di successo. Noi vi aiutiamo, con i nostri consigli, a raggiungere tale obiettivo, cioè a diventare più bella e interessante possibile, a individuare gli uomini più belli e interessanti, e a comportarvi in modo da attrarli a voi e non perderli dopo che li avrete conquistati. Tutto il resto è noia".

Cause del piacere estetico

Il piacere estetico, cioè il piacere insito nella percezione di forme artistiche, poetiche, letterarie, spettacoli teatrali, forme biologiche, spettacoli naturali ecc. può avere diverse cause sommabili, come le seguenti.

  • l’effetto neurologico della bellezza intrinseca di certe forme

  • la piacevole sensazione di appartenere ad una comunità (più o meno elitaria) di persone che apprezzano certe forme di bellezza

  • la piacevole sensazione derivata dallo status competitivo di conoscitore di certe forme di bellezza

  • la piacevole sensazione derivata dallo status competitivo di possessore di certe forme di bellezza (opere d’arte, di artigianato, arredamenti, proprietà immobiliari di particolare bellezza ecc.)

  • il piacere dell’immaginazione stimolata da certe forme di bellezza.

  • ecc.


La bellezza, la bruttezza, il bene, il male

Per me il bello è anticipazione di piacere, il brutto anticipazione di dolore (anticipazioni entrambe inconsce).

Il buono è ciò che dà piacere, il cattivo ciò che dà dolore (piacere e dolore fisici o immateriali).

Il piacere viene prodotto dalla soddisfazione (o anticipazione della soddisfazione) di un bisogno, e il dolore dalla frustrazione (o anticipazione della frustrazione) di un bisogno.

Una stessa cosa può piacere a qualcuno e dispiacere a qualcun altro, per questo il bene e il male sono relativi e non può esistere un'etica universale o a priori.

Tuttavia ritengo possibile un'etica (pubblica) condivisa, definita non a priori, ma come risultato di una negoziazione tra gli interessati.

Vedi anche: Teoria della mappa cognitivo-emotivaI continenti del mondo emotivoStruttura e funzionamento della psiche, Valenze emotive e libero arbitrio,

Bellezza e competizione

Pare che una delle occupazioni (e preoccupazioni) più importanti per una donna sia la cura della sua bellezza. Basta sfogliare una rivista femminile per rendersene conto. Perché? Probabilmente per attirare e affascinare gli uomini, farli innamorare e tenerli legati a sé, farsi ingravidare ed avere la loro assistenza e protezione per sé stesse e per i figli.

La bellezza umana femminile è oggetto di una duplice competizione.

Prima di tutto una competizione tra le donne, per essere ognuna più bella delle altre così da essere preferita dagli uomini scelti come partner.

Allo stesso tempo una competizione tra gli uomini per ottenere il favore delle donne più belle.

Risultato è, almeno in teoria, che le donne più belle si accoppiano con gli uomini più interessanti per loro.

Cosa rende un uomo interessante per una donna? Secondo me, per una donna gli unomini più interessanti sono quelli che promettono le migliori chance di generare e allevare figli belli, sani e con le più alte probabilità di successo. Vale a dire gli uomini più belli, sani, intelligenti e ricchi.

Ovviamente, nella scelta del partner sessuale e coniugale intervengono molti altri fattori, come le affinità caratteriali e culturali, dinamiche nevrotiche, economiche, religiose, etiche ecc., ma quelli sopra esposti mi sembrano essere i fattori più naturali e universali anche se spesso vengono nascosti, rimossi nell'inconscio o mistificati.

Cos’è la bellezza?

A mio parere, per una persona, è “bella” ogni cosa (oggetto, persona, luogo, suono, immagine, scritto, idea ecc.) che in quella persona suscita una sensazione piacevole mediante la percezione delle forme e/o informazioni che quella cosa emana.

Si potrebbe perciò dire che in realtà non è bella la cosa ritenuta bella, ma belle sono le informazioni che essa emana attraverso il suo aspetto, i suoi movimenti e il suo linguaggio.

Quando il piacere suscitato da una cosa bella raggiunge un certo livello di intensità, possiamo parlare di “incanto”.

In altre parole, una cosa estremamente bella è “incantevole”, in quanto incanta, affascina, stordisce, stupisce il suo percettore, come per effetto di una droga (infatti le droghe vengono chiamate anche “stupefacenti”).

Pertanto, la bellezza potrebbe essere definita come una droga non chimica, ma costituita da informazioni percepite ed elaborate dal sistema nervoso del percettore in modo soggettivo, secondo logiche e meccanismi che certi neuroscienziati (come il prof. Semir Zeki, docente di neuroestetica) stanno ricercando.

In quali casi le informazioni emanate da una cosa sono percepite come “belle” dal percettore? Non siamo ancora in grado di rispondere scientificamente a questa domanda, tuttavia possiamo ipotizzare che la bellezza di una cosa sia un effetto della semplicità, dell’armonia e della purezza (in senso matematico e informatico) delle sue forme e del suo linguaggio.

A tal proposito, io credo che uno dei bisogni umani primari sia quello di bellezza (intesa nel senso detto sopra). La bellezza è infatti soddisfacente e disarmante, vale a dire che quando siamo sotto il suo effetto, la vita ci sembra più piacevole, più sopportabile, più amichevole, più felice (o meno infelice).

È per questo, a mio avviso, che la bellezza (delle cose e delle persone) è stata sempre sfruttata dall’uomo per convincere la gente a comprare certi prodotti, a seguire certi leader, a sottomettersi a certe autorità, a credere in certe religioni e ad accettare certe relazioni sociali, tra cui, in primis, quelle erotiche e quelle coniugali.

Il piacere della bellezza

Piace ciò che è bello o è bello ciò che piace? Sono vere entrambe le cose perché il piacere è dato dalla soddisfazione di un bisogno, e la bellezza è un bisogno umano. Pertanto proviamo normalmente un piacere quando percepiamo la bellezza in una delle sue varie forme e manifestazioni, attraverso i nostri sensi. Bellezza di corpi, immagini, suoni, parole, odori, sapori, sensazioni tattili, carezze, massaggi, movimenti, leggerezza, comodità, temperatura, salute, orgasmo. Ma anche bellezza di pensieri, idee, storie, racconti, ricordi.

Tuttavia il bisogno di bellezza e la sensibilità alla bellezza hanno intensità diverse da persona a persona e possono venir meno quando altri bisogni non sono soddisfatti.

La bellezza incanta, affascina, conforta e consola. E' fonte di gioie e piaceri ed ha perciò un valore sia per l'individuo che come oggetto di condivisione sociale. Per questo può costituire oggetto di dono o commercio.

I produttori di bellezza sono gli artisti, i poeti, gli scrittori, gli artigiani, gli architetti, i designer, ma anche le persone che arredano la propria casa, che curano il proprio giardino, che apparecchiano la tavola, che scelgono come vestirsi, pettinarsi, truccarsi, che cercano di fare un bel lavoro.

Vedi anche Bello vs. buono, Bellezza e potere, Sulla bellezzaBellezza e competizione, Ingiustizia nella distribuzione della bellezza, La musica come strumento di potere, L'arte come strumento di soggezione, La bellezza, la bruttezza, il bene, il male.





Chi è in grado di riconoscere la bellezza e il talento in un contesto inusuale?

(Traduzione da un post in inglese trovato dsu Facebook)


Un tizio era seduto in una stazione della metropolitana di Washington DC e ha iniziato a suonare il violino; era una fredda mattina di gennaio. Ha suonato sei pezzi di Bach per circa 45 minuti.

In quel lasso di tempo, dato che era l'ora di punta, si calcola che siano passate dalla stazione 1.100 persone, la maggior parte delle quali dirette al lavoro. Dopo tre minuti, un uomo di mezza età ha notato che c'era un musicista che suonava.

Rallentò il passo, si fermò per qualche secondo, poi si affrettò per rispettare i suoi impegni. Un minuto dopo, il violinista ricevette la sua prima mancia: una donna gettò i soldi nella cassetta e, senza fermarsi, continuò a camminare.

Pochi minuti dopo, qualcuno si appoggiò al muro per ascoltarlo, ma l'uomo guardò l'orologio e riprese a camminare.

Era chiaramente in ritardo per il lavoro. Quello che prestò più attenzione fu un bambino di 3 anni. Sua madre lo seguiva in fretta, ma il bambino si fermò a guardare il violinista.

Alla fine, la madre lo spinse con forza e il bambino continuò a camminare, voltandosi continuamente.

Questo gesto fu ripetuto da molti altri bambini.

Tutti i genitori, senza eccezioni, li costrinsero ad andare avanti. Nei 45 minuti in cui il musicista suonò, solo 6 persone si fermarono e rimasero per un po'.

Circa 20 gli diedero dei soldi, ma continuarono a camminare al loro ritmo normale. Raccolse 32 dollari. Quando finì di suonare e calò il silenzio, nessuno se ne accorse.

Nessuno applaudì, né ci fu alcun riconoscimento.

Nessuno lo sapeva, ma il violinista era Joshua Bell, uno dei musicisti più talentuosi al mondo. Aveva appena suonato uno dei brani più complessi mai scritti, con un violino del valore di 3,5 milioni di dollari.

Due giorni prima di suonare nella metropolitana, Joshua Bell aveva fatto il tutto esaurito in un teatro di Boston dove i biglietti costavano in media 100 dollari.

Questa è una storia vera. L'esibizione in incognito di Joshua Bell nella stazione della metropolitana è stata organizzata dal Washington Post come parte di un esperimento sociale sulla percezione, il gusto e le priorità delle persone.

L'idea era questa: in un ambiente comune, a un'ora strana: riusciamo a vedere la bellezza? Ci fermiamo ad apprezzarla? Riconosciamo il talento in un contesto inaspettato?

Una delle conclusioni possibili di questa esperienza potrebbe essere: se non abbiamo un momento per fermarci ad ascoltare uno dei migliori musicisti del mondo che suona la musica più bella mai scritta, quante altre cose ci stiamo perdendo?

L'art est-il plus intellectuel ou plus sensuel ?

(Mon intervention au café philosophique de Lyon le 29/9/2020 sur le thème : L'art est-il plus intellectuel ou plus sensuel ?)

À mon avis, l'art est sensuel et intellectuel à des degrés divers selon les personnes. Chez certains, l'effet et l'intérêt sensuels prévalent, chez d'autres, les  aspects intellectuels. Nietzsche a examiné ces deux aspects dans son premier livre ("La naissance de la tragédie à partir de l'esprit de la musique"), et les a appelés dionysiaque et apollinien.

Pour Nietzsche, l'art figuratif est principalement apollinien, tandis que la musique est dionysiaque. L'apollinien, c'est-à-dire le rationnel et l'intellectuel, qui pour Nietzsche a pour progéniteur néfaste Socrate, nous incite au nihilisme parce qu'il nous montre le caractère éphémère et insensé de la vie, tandis que le dionysiaque nous arrache au pessimisme nihiliste en nous faisant sentir en harmonie avec la nature (au sens physique, non intellectuel). En fait, l'ivresse du dionysiaque enchante, et par conséquent atténue ou inhibe le jugement sévère de l'intellect.

Il est évident que ces deux aspects peuvent coexister et coexistent effectivement dans presque toutes les œuvres d'art, ce qui nous aide à les concilier, car l'un serait létal sans l'autre.

Je crois qu'avec l'art moderne et contemporain, la division entre intellectuel et sensuel, ou entre apollinien et dionysiaque, n'est pas suffisante pour comprendre et qualifier l'art.

En fait, je crois qu'une œuvre d'art doit être intellectuellement stimulante, ou sensuellement fascinante, ou l'ensemble des deux, c'est-à-dire qu'elle doit stimuler la pensée en provoquant des questions, l'inhiber ou la diriger dans certaines directions souhaitées par l'artiste. L'important est qu'il ne laisse pas indifférent, qu'il suscite une certaine réaction, sans exclure la répulsion.

Dans l'art antique et pré-moderne, l'œuvre d'art devait avant tout fasciner par sa beauté, et en même temps célébrer, c'est-à-dire glorifier, des personnes, des lieux, des événements, des institutions, des religions, etc.

Dans l'art moderne et contemporain, en revanche, l'œuvre d'art doit avant tout rompre avec le passé ou le déconstruire, au nom d'un renouveau, même si celui-ci n'est que suggéré. Il doit donc frapper à la fois comme une nouveauté, ou un changement, et comme une observation impitoyable des aspects méprisables de notre civilisation et de notre culture qui doivent être surmontés.

Aujourd'hui, en effet, n'importe quoi, dès lors qu'il est découpé, encadré et exposé dans un musée ou une maison privée, constitue une œuvre d'art et une incitation à penser, ou à déconstruire une pensée. Même un cadre vide. Est-ce plus intellectuel ou plus sensuel ? Cela dépend de l'observateur.

(Versione italiana)

Bello vs. buono

Quando ero bambino per me bello e buono erano sinonimi nel senso che ciò che era bello era anche buono e ciò che era brutto era anche cattivo, e viceversa.

Oggi so che le cose non stanno così, anche se, riflettendo, forse c'era qualcosa di vero in quelle mie equazioni infantili.

Mi sono messo a riflettere sul significato e l'importanza della bellezza per un essere umano o un animale. Infatti certe specie animali sono sensibili alla bellezza, sicuramente nella scelta dei partner sessuali, ma forse anche in altri ambiti. Basta pensare alla bellezza dei fiori che attrae certi insetti che contribuiscono all'impollinazione e in tal modo alla riproduzione delle rispettive piante.

Si potrebbe dunque pensare che la bellezza sia uno strumento evoluzionistico, cioè strumentale alla riproduzione ottimale di una specie.

Ma se la bellezza potrebbe essere "buona" in senso simbiotico o eugenetico, in altri ambiti non sembra esserci alcuna relazione tra bellezza e bontà, potendosi dare situazioni in cui la bellezza è nociva. In natura basta pensare a certi funghi, tanto belli quanto velenosi, e in ambito sociale, a certe donne, tanto belle quanto pericolose e costose (le "mangiatrici di uomini").

Eugenetica a parte, la bellezza non è né buona né cattiva, tuttavia è certo che essa abbia un potere di attrazione, più o meno ipnotico e probabilmente anche generatore di piacere fisico (stimolando la produzione di endorfine nel cervello). Per tale motivo tutti la cercano, sia per goderne in quanto consumatori, sia per sfruttarla come strumento di potere politico, religioso, commerciale o sociale, o semplicemente per attrarre i partner sessuali più competitivi.

La bellezza è potente e possederla è al tempo stesso

• una fonte di piacere
• una dimostrazione di potere
• un mezzo competitivo per esercitare potere attraverso il fascino e lo stupore

Prendiamo ad esempio l'uso della bellezza nella religione. I papi non hanno mai badato a spese per costruire templi il più possibile "stupendi". La bellezza di una chiesa era ed è ancora  un mezzo per facilitare la fede e la sottomissione, perché nell'inconscio della gente bello equivale a buono, e se la chiesa è bella è anche buona. Inoltre essa mostra la sua potenza attraverso la sua bellezza e in tal modo impone rispetto e sottomissione. E poi si va più volentieri in una chiesa bella che in una brutta, perché in quella più bella si prova più piacere. Per tutti questi motivi la Chiesa ha sempre avuto un rapporto stretto con l'arte e ha commissionato la maggior parte delle opere d'arte dell'antichità, oltre ad un cospicuo repertorio musicale di alta qualità.

Per concludere questa riflessione, penso che, di fronte alla bellezza, una mente accorta dovrebbe sempre essere consapevole del fatto che essa può essere usata per fini non necessariamente "buoni".

L'arte è più intellettuale o più sensuale?

(Mio intervento al caffè filosofico di Lione, il 29/9/2020 sul tema: L'art est-il plus intellectuel ou plus sensuel?)

A mio avviso, l’arte è sensuale e intellettuale in misura diversa da persona a persona. In alcuni prevalgono l’effetto e l’interesse sensuali, in altri quelli intellettuali. Nietzsche aveva esaminato questi due aspetti nel suo primo libro (“La nascita della tragedia dallo spirito della musica”), e li aveva chiamati dionisiaco e apollineo.

Per Nietzsche l’arte figurativa è prevalentemente apollinea, mentre la musica è senz’altro dionisiaca. L’apollineo, ovvero il razionale e intellettuale, che per Nietzsche ha in Socrate il nefasto capostipite, ci induce al nichilismo in quanto ci mostra la caducità e assurdità della vita, mentre il dionisiaco ci risolleva dal pessimismo nichilista facendoci sentire in armonia con la natura (in senso fisico, musicale, non intellettuale). Infatti l'ebbrezza del dionisiaco incanta, e in tal modo attenua o inibisce il severo giudizio dell’intelletto. 

Ovviamente, i due aspetti possono convivere, e normalmente convivono in quasi tutte le opere d’arte, aiutandoci a conciliare i due aspetti, dato che ognuno di essi, senza l’altro, sarebbe letale.

Io credo che con l’arte moderna e contemporanea la divisione in intellettuale e sensuale, o apollineo e dionisiaco, non sia più sufficiente per capire e qualificare l’arte.

Infatti io credo che un’opera d’arte debba essere intellettualmente stimolante, o sensualmente affascinante, o un misto delle due cose, ovvero debba stimolare il pensiero suscitando domande, inibirlo o dirigerlo in certe direzioni volute dall’artista. L’importante è che non lasci indifferenti, che susciti qualche reazione, senza escludere la repulsione.

Nell’arte antica e pre-moderna, l’opera d’arte doveva soprattutto affascinare con la sua bellezza, e al tempo stesso celebrare, cioè glorificare, persone, luoghi, eventi, istituzioni, religioni ecc.

Nell’arte moderna e contemporanea, invece, l’opera d’arte deve soprattutto rompere con il passato e decostruirlo, in nome di un rinnovamento anche se solo accennato. Deve dunque colpire sia come novità, o cambiamento, sia come osservazione impietosa di aspetti spregevoli della nostra civiltà e cultura che devono essere superati.

Oggi, infatti, qualunque cosa, nel momento in cui viene ritagliata, incorniciata ed esposta in un museo o in una casa privata, costituisce un’opera d’arte e uno stimolo per pensare, o per decostruire un pensiero. Perfino una cornice vuota. È questo un fatto più intellettuale o più sensuale? Dipende dall’osservatore.

(Version française)

Bisogno di una sacra unità

Uno dei bisogni umani più forti è quello di unità, ovvero di sacro. Il sacro è infatti ciò che è talmente unito che qualsiasi separazione o divisione gli farebbe perdere la sacralità, ovvero, lo profanerebbe.

Sacro è dunque ciò che non può essere analizzato, razionalizzato, ragionato, spezzato, suddiviso, separato, disgiunto. Il sacro è l'Uno, e non ammette alternative, contrapposizioni, differenze o pluralità. E' l'unione perfetta, la fusione unitaria, l'omogeneità, la perfetta integrazione. E' irrazionale non nel senso dell'errore, ma della impossibilità di essere razionalizzato.

Indipendentemente dalla sua effettiva esistenza, l'Uno esiste come bisogno.

Quando nasciamo, non riusciamo a distinguere alcunché, nemmeno il nostro corpo da quello della madre o nutrice. Il mondo ci appare indistinto, ovvero un unico corpo o sostanza da cui non è possibile distinguere o separare nemmeno il soggetto. Ma col passar del tempo, le esperienze e l'educazione ci insegnano a dividere il mondo in oggetti sia concreti che astratti, cominciando col separare noi stessi dal resto del mondo. Man mano che la mente si sviluppa, cresce il numero di entità che vengono estratte dalla iniziale massa indistinta. Ogni parola, ogni forma, ogni essere vivente è così distinto dal resto del mondo.

La capacità di dividere la realtà in entità separate e delimitate, e di pensare in modo razionale (ovvero tenendo conto di oggetti e simboli distinti, con diversi significati e valori) è una delle caratteristiche principali che distinguono l'Homo Sapiens dagli altri animali, e il nostro vanto come specie suprema. Tuttavia questo meraviglioso e potentissimo meccanismo presenta degli inconvenienti. E' stressante perché complesso e conflittuale. Rende il mondo difficile da usare, ci offre troppe opzioni ognuna con i suoi vantaggi e svantaggi, tanto che è difficile scegliere responsabilmente cosa fare. E il rischio di sbagliare aumenta col numero delle opzioni e la complessità del "sistema".

Allora, quando lo stress e l'angoscia della complessità e della conflittualità raggiunge un certo livello, inconsciamente desideriamo tornare indietro nel tempo, a quando la nostra percezione del mondo era molto più semplice, le cose erano per lo più indistinte e in quantità minore,  le scelte più facili, il bene e il male chiaramente distribuiti in due semi-mondi ed eravamo accuditi da persone onnipotenti che pensavano e sceglievano per noi.

Il bisogno di unità, ovvero di sacro, corrisponde dunque al desiderio inconscio di tornare allo stato fetale o infantile, anche se negli adulti esso viene mistificato da religioni e filosofie pseudo-religiose.

Presa coscienza del nostro profondo bisogno di una sacra unità, non dobbiamo reprimerlo per timore di essere irrazionali, immaturi o schizofrenici. Cerchiamo invece di soddisfarlo periodicamente attraverso una religione o una meditazione, oppure lasciandoci affascinare dalla bellezza di cose e persone, dalla poesia o da forme artistiche. L'opera d'arte ben riuscita è infatti quella che ci offre visioni perfettamente integrate, dove ogni parte è in relazione armoniosa con tutto il resto.

Visto che non possiamo rinunciare alla nostra razionalità senza gravi conseguenze sul piano pratico, conviene dunque alternare momenti di riflessione razionale con il culto di una sacra unità.

Come può l’eleganza essere, allo stesso tempo, un modo di vestire, un modo di parlare e una teoria?

(Mio intervento al Caffè filosofico di Lione del 8/2/2022 sul tema "Comment l'élégance peut à la fois être une tenue, une parole et une théorie?")

Il dizionario Larousse definisce “eleganza” come segue:

  • Qualità di qualcuno che si distingue per gusto, scelta dell'abbigliamento, maniere aggraziate, ecc

  • Qualità di ciò che è di sobria bellezza e buon gusto

  • Qualità di ciò che viene espresso con precisione e piacevolezza, con sobria chiarezza, senza pesantezza

  • Qualità di qualcuno, del suo comportamento, che mostra distinzione morale o intellettuale

In sintesi, credo si possa dire che ciò che fa l’eleganza è allo stesso tempo la distinzione (cioè la differenza, fonte di meraviglia, rispetto a ciò che è comune), la semplicità, la leggerezza e la finezza delle forme di qualunque cosa: corpo umano, abito, arredamento, comportamento, linguaggio, idea, discorso, teoria, formula matematica ecc.

Volendo cercare il contrario di eleganza, non ho trovato nulla di meglio che il termine “kitsch” inteso come “comune”, “grossolano”, "pesante", “eccessivo”.

Non credo che l'eleganza sia misurabile oggettivamente. Intendo dire che una cosa che è elegante per qualcuno, può non esserlo per un altro. Diciamo infatti che è una questione di gusti, e dei gusti non si discute, come recita il detto latino: “de gustibus non est disputandum”. Tuttavia credo che quanto più una persona è elegante, tanto più essa è sensibile all’eleganza, cioè sa riconoscerla negli altri, per una sorta di affinità elettiva.

Io credo che il concetto di eleganza sia strettamente legato a quello di bellezza. Direi infatti che l’eleganza è un particolare tipo di bellezza, vale a dire: una bellezza raffinata e delicata.

Per tale ragione, credo che per definire l’eleganza occorra prima definire la bellezza.

Ebbene, io credo che “bello” (per qualcuno) è qualsiasi cosa  (oggetto, persona, luogo, suono, immagine, scritto, idea ecc.) che suscita una sensazione piacevole mediante la percezione delle forme e/o informazioni che quella cosa emana. In tal senso, confrontando due cose belle, direi che la più elegante è quella che comporta la minore quantità di informazioni, ovvero quella che ha la formula descrittiva, generativa, o genetica, più piccola e/o più semplice.

Per me è fondamentale l’aspetto emotivo della bellezza, e dell’eleganza, vale a dire il piacere mentale che essa suscita, in senso ormonale. Quando questo piacere supera una certa soglia si può parlare di “incanto”.

In altre parole, una cosa estremamente bella o estremamente elegante è “incantevole”, in quanto incanta, affascina, stordisce, stupisce il suo percettore, come per effetto di una droga (infatti le droghe vengono chiamate anche “stupefacenti”).

Pertanto, la bellezza (e ancor più l’eleganza) potrebbe essere definita come una droga non chimica, ma costituita da informazioni percepite ed elaborate dal sistema nervoso del percettore secondo logiche e meccanismi che alcuni neuroscienziati (come il prof. Semir Zeki, docente di neuroestetica) stanno studiando.

A tal proposito, io credo che uno dei bisogni umani primari sia quello di bellezza (intesa nel senso detto sopra). La bellezza è infatti soddisfacente e disarmante, vale a dire che quando siamo sotto il suo effetto, la vita ci sembra più piacevole, più sopportabile, più amichevole, più felice (o meno infelice).

È per questo, a mio avviso, che la bellezza (delle cose e delle persone) è stata sempre sfruttata dall’uomo per convincere la gente a comprare certi prodotti, a seguire certi leader, a sottomettersi a certe autorità, a credere in certe religioni e ad accettare certe relazioni sociali, tra cui, in primis, quelle erotiche e quelle coniugali.

Per concludere, non credo di aver fatto un discorso elegante, se non altro perché ci ho messo dentro troppe cose.

Gerarchie dell’inconscio - Lo status come regolatore della vita sociale

Il comportamento umano (di cui fa parte anche il pensiero) è determinato da motivazioni per lo più inconsce. Tra queste, alcune sono simili a quelle di altri animali, altre sono tipicamente ed esclusivamente umane. 

Data l'interdipendenza degli esseri umani, le motivazioni tipicamente umane sono incentrate sul bisogno di cooperazione sociale e includono ogni strategia e tattica che possa facilitare la cooperazione stessa.

La cooperazione sociale ha un costo in termini di obblighi e di limitazioni della libertà individuale in quanto nessun umano concede la sua cooperazione “gratuitamente”. Infatti ognuno esige, in cambio della propria cooperazione, un adeguato bene o un’adeguata cooperazione, ovvero certi comportamenti e certe limitazioni di comportamento da parte di coloro con con cui coopera.

Dato il bisogno (e/o desiderio) umano di libertà, la motivazione umana fondamentale consiste nell’ottenere la massima cooperazione col minimo “costo”, cioè mantenendo la massima libertà (compresa quella di interrompere la cooperazione, o di modificarne i termini, quando si vuole)  riducendo al minimo i necessari impegni per quanto possibile.

La cooperazione sociale è regolata da leggi (scritte e non scritte) stabilite da tradizioni e da autorità comunemente riconosciute, leggi che devono essere accettate e rispettate come condizione per poter cooperare. Tali leggi, diverse in ogni gruppo sociale, stabiliscono forme, norme, valori, obblighi e libertà nelle relazioni cooperative. In quasi tutte le società democratiche, tra le libertà riconosciute c’è quella di scegliere i propri partner nei vari ambiti. In altre parole, ognuno può scegliere con chi cooperare e con chi non cooperare.

Il fatto che nessuno sia obbligato a cooperare con qualcuno (cioè che la cooperazione sia un diritto ma non un dovere) fa sì che la cooperazione non sia mai garantita (tranne nell’infanzia, da parte dei genitori verso i figli), ma sia soggetta all’”attrattività” della propria persona. In altre parole, quanto più una persona è “attraente” in un certo ambito, tanto più facilmente trova persone interessate a cooperare con essa in quell’ambito.

La probabilità di trovare persone disponibili a cooperare con se stessi è anche determinata dalle risorse di cui un individuo può disporre per “comprare” o imporre la cooperazione stessa. In altre parole, tale probabilità è legata al “potere” politico ed economico di cui la persona dispone.

Per quanto detto sopra, possiamo ipotizzare la presenza, nella logica dell’inconscio, di due tipi di gerarchie sociali, che io chiamo “gerarchie capacitive” e “gerarchie attrattive”.

Per “gerarchia capacitiva” intendo una scala comparativa della capacità (cioè del potere) di imporre ad altri regole di cooperazione (obblighi e libertà) a cui sottostare, oppure di “comprare” una certa cooperazione.

Per “gerarchia attrattiva” intendo una scala comparativa dell’attrattività (nel senso di desiderabilità) dei membri di una certa comunità in un certo ambito, ovvero della probabilità di essere scelti come partner di cooperazione nell’ambito considerato.

I principali ambiti delle gerarchie capacitive sono: politica, economia, finanza, scienze, facoltà accademiche, media, istituzioni sociali, organizzazioni, imprese ecc.

I principali ambiti delle gerarchie attrattive sono: bellezza della persona e dei suoi averi, salute, intelligenza, cultura, competenze tecniche, capacità varie, moralità, conformità ai costumi sociali e alle mode, ecc. Tuttavia, una posizione più alta in una gerarchia capacitiva rende una persona generalmente anche più “attraente” per una cooperazione.

Io suppongo che nell’inconscio di ogni umano vi sia un meccanismo omeostatico che in ogni momento misura la posizione (o "status") della persona nelle varie gerarchie capacitive e attrattive, e attiva comportamenti tesi ad evitare decrementi e a favorire incrementi degli status stessi. Infatti, quanto più lo status è basso in quante più gerarchie, tanto più si perde potere, autorevolezza, autorità, competitività, attrattività, dignità e appartenenza sociale, ovvero tanto più ci si avvicina all’emarginazione sociale, all’isolamento e alla “morte civile”. Suppongo che così l'inconscio "ragioni" e "funzioni".

Ovviamente, la misura degli status propri e di quelli altrui (che vengono continuamente confrontati a livello inconscio) è sempre soggettiva e deve fare i conti con le reciproche misure fatte dagli altri ed espresse in modi più o meno espliciti e più o meno pubblici. Quando le valutazioni reciproche differiscono in senso sfavorevole per noi (nel senso che la stima che l'altro ha per noi è inferiore alla nostra autostima) può nascere in noi un'antipatia, una rabbia e un senso di ingiustizia verso l'altro. Tali reazioni emotive possono dar luogo, da parte nostra, a comportamenti aggressivi tesi ad imporre all'altro le nostre valutazioni, ovvero ad umiliarlo, a fargli capire che sbaglia, che ha certi difetti, che vale meno di quanto crede, e che, di conseguenza, merita uno status (in un certo ambito) più basso di quello che ritiene di avere, e comunque più basso rispetto al nostro.

Ogni società è caratterizzata da un certo grado di competitività, nel senso che alcune sono più competitive di altre. Comunque in ogni società c’è una continua, "normale", competizione per i ranghi più alti possibili nelle varie gerarchie, specialmente quelle in cui uno si sente più competitivo, mentre si rinuncia normalmente a competere nelle gerarchie in cui si sa di avere poche probabilità di ottenere buone posizioni.

In tale quadro ci sono persone che assumono (o a cui viene conferito) il ruolo di facilitatori dell’ascesa gerarchica in un certo ambito. Si tratta di intellettuali, professori, giornalisti, autori, artisti, architetti ecc. e dei cosiddetti “influencer”, che, per professione, forniscono insegnamenti e consigli su come salire o evitare di scendere in certe scale gerarchiche.

Io suppongo che al giorno d’oggi vi sia una generale rimozione (in senso psicoanalitico) dell’interesse per le gerarchie sociali e della motivazione a raggiungere e mantenere status più alti possibili in quanti più ambiti possibili. In altre parole, tale motivazione viene spesso negata, mistificata e dissimulata, malgrado il fatto che, da sola, potrebbe spiegare la maggior parte dei comuni comportamenti sociali.

Ritengo che la tendenza a conquistare e a difendere status desiderabili dovrebbe essere moderata per evitare eccessi distruttivi sia a livello sociale che individuale, e psicopatie come il narcisismo, la megalomania e la depressione nervosa. Tuttavia nessuna moderazione è possibile se non riconosciamo e non ammettiamo la presenza, in ognuno di noi, di motivazioni come quelle che ho descritto in questo articolo, che necessitano di una moderazione.