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Riflessioni di Bruno Cancellieri su

Casualità

82 articoli tratti dal blog "Il mondo visto da me"

Indice delle monografie | Indice degli articoli per anno

Un gioco d'azzardo

La vita è un gioco d'azzardo.

Libertà e casualità

Solo ciò che è casuale è libero.

Da cosa dipende il futuro

Il passato e il caso determinano il futuro.

Amore vs. paura del caso

Certe persone temono il caso, altre lo amano.

Caso e politica

Ogni scelta non casuale è una scelta politica.

Possibilità e impossibilità

Non tutto è possibile, ma non tutto è impossibile.

Caso ed evoluzione

L'evoluzione delle specie non è finalistica, ma casuale.

Passato, caso, presente e futuro

Il passato e il caso determinano il presente e il futuro.

Casualità vs. logica

Solo ciò che è casuale è illogico. Tutto il resto è logico.

Casualità e intenzionalità

L'uomo spesso considera intenzionali eventi casuali e viceversa.

La vita e il caso

Siamo nati per caso e per caso moriremo. Il caso dà le carte e noi giochiamo.

Cause ed effetti

Ogni causa è effetto di altre cause, e ogni effetto è causa di altri effetti.

Caso padrone

Siamo nati per caso, e per caso moriremo. Il caso è il vero padrone delle nostre vite.

Essenza della realtà

La realtà è ciò che accade, ovvero il risultato di una combinazione di caso e necessità.

Perché le cose esistono

Ogni cosa esiste in quanto risultato di combinazioni di casualità, leggi fisiche e motivazioni.

Il caso e la libertà

Tutto ciò che non è casuale non è libero, perché è soggetto a leggi o logiche. Solo il caso è libero.

Perché avviene ciò che avviene

Le cose avvengono per caso, per una logica scritta da qualche parte, o per un misto di caso e logica.

Caso vs. logica

Le cose avvengono per caso oppure per effetto di una logica, oppure per un misto di entrambe le cause.

Perché siamo ciò che siamo?

Ognuno è quello che è, in parte per necessità e in parte per caso (sia in senso genetico che culturale).

Tra deterministo e casualità

I fenomeni macroscopici sono completamente deterministici, quelli microscopici sono parzialmente aleatori.

Cosa misura il successo

Il successo di una persona è in piccola parte la misura dei suo valore e in gran parte quella della sua fortuna.

Il senso degli accadimenti

Tutto ciò che accade ha senso, anche se il senso è a noi sconosciuto o incomprensibile. Il caso è parte di esso.

Io, il caso e la necessità

Davanti a me, le due cose da cui la vita discende e dipende: il caso e la necessità, ovvero la libertà e la logica.

Sulle cause degli eventi

Le cause degli eventi sono combinazioni del caso, delle leggi della fisica e delle motivazioni degli esseri viventi.

Contentarsi della sorte

La maggior parte della gente si accontenta degli amici, degli amori e della religione che la sorte gli ha fatto incontrare.

Col senno di poi

Con le carte che il caso mi ha dato, avrei forse potuto giocare meglio? Certamente sì col senno di poi, ma col senno di allora?

Felicità e fortuna

La felicità dipende soprattutto dalla fortuna. Non comprendere e non accettare questa semplice verità ci rende ancora più infelici.

I perché delle cose

Chiedersi il perché delle cose non basta. Bisogna anche chiedersi il perché del perché e così via, in una catena infinita di cause-effetti.

Perché succede ciò che succede

Tutto ciò che succede, avviene per effetto di un insieme complesso di leggi fisiche, logiche, causalità e casualità che conosciamo poco e male.

Perché accade ciò che accade

Quel che accade, accade perché può o deve accadere secondo le leggi della fisica e del caso, e secondo le logiche delle menti degli esseri viventi.

Caso, logiche e leggi

Tutto ciò che non è casuale segue una o più logiche e leggi. Il problema è conoscere tali logiche e tali leggi. A volte è impossibile conoscerle tutte.

Ordine e caso

Tra ordine e caso ci vuole un certo equilibrio, senza il quale la vita non potrebbe sussistere. Guardiamoci dunque da eccessi di ordine come da eccessi di casualità.

Casualità vs. causalità

Io non credo che la casualità sia l'opposto della causalità. La casualità è causata da leggi fisiche. Ciò che rende una fenomeno casuale è solo la sua imprevedibilità.

La colpa dell'infelicità

È offensivo attribuire all'infelice tutta la colpa della sua infelicità. Infatti la colpa è triplice: prima di tutto della natura, poi degli altri, infine di se stessi.

La fortuna di essere felici

La felicità dipende dalla saggezza, dalla salute, dai rapporti sociali e da quelli economici, e tutte queste cose dipendono dalla fortuna, perciò la felicità dipende dalla fortuna.

Il senso delle cose che avvengono

Ogni cosa che avviene non casualmente ha un senso, ovvero è causata da certe leggi e/o da certe logiche. Compito della filosofia è capire il senso delle cose che avvengono non casualmente.

Senso e caso

Tutto ha un senso, anche se non riusciamo a capirlo, tranne ciò che avviene per puro caso. D'altra parte, è illusorio cercare un senso in ciò che è casuale, come pure pensare che nulla avvenga per caso.

Accettare il caso

E' dura accettare che il caso esiste, che molto dipende dal caso e che il caso non ha senso (è l'unica cosa che non ha senso). Su tale idea si basa l'esistenzialismo e io sono (anche) un esistenzialista.

Tutta la felicità possibile

Non voglio essere felice in assoluto, ma voglio che la mia vita sia la più felice possibile, per quanto mi sarà consentito dai bisogni, le risorse e i limiti che la natura e il caso mi hanno dato e mi daranno.

Senso e nonsenso

Se troviamo insensato un certo comportamento è solo perché non siamo abbastanza intelligenti o sapienti per comprenderlo, per vederne il senso, ovvero la causa e/o il fine. Solo ciò che è casuale non ha senso.

Volontà involontaria

La volontà è, in un certo senso, involontaria, in quanto segue regole o algoritmi, per lo più inconsci ed emotivi. L'unico modo per liberarsi dalla schiavitù delle motivazioni involontarie è scegliere "a caso".

Razionalità dell'assurdo

Anche le cose più assurde, le più misteriose e le meno prevedibili, nella misura in cui non sono casuali, seguono certe logiche. Logiche sconosciute, inconsce, ma pur sempre logiche e, in quanto tali, razionali.

Sull'(in)esistenza del caso

In tutto ciò che avviene, il caso ha un ruolo più o meno importante, di cui occorre tener conto. Pensare che nulla avvenga per caso è, a parer mio, una grande illusione alimentata da religioni e filosofie esoteriche.

Il caso ha un fine?

Il caso non ha fini ma può produrre effetti utili a certi fini. Anche la mente e la coscienza si sono formate per caso e quindi senza fini, ma si sono dimostrate, in moti casi, utili alla sopravvivenza della specie umana.

I tre fattori degli avvenimenti umani

Necessità (leggi della fisica), caso (aleatorietà dei fenomeni microscopici) e volontà (intenzionalità delle menti) sono i tre fattori che, in proporzioni variabili, determinano gli avvenimenti che hanno l'uomo come protagonista.

Ricetta della felicità

La felicità è possibile
e la ricetta è questa:
liberarsi e liberare,
capire ed essere capiti,
amare ed essere amati,
comunicare e cooperare,
e insieme giocare col caso.

Sui fatti

Un fatto è un'azione fatta da qualcuno e/o qualcosa, che ha avuto certi effetti su certe persone e/o certe cose. Capire un fatto significa capire chi/cosa, come, e perché ha fatto il fatto, e quali effetti il fatto ha avuto su certe persone o cose.

Esercizio del libero arbitrio

Esercitare il libero arbitrio in un dato momento significa scegliere se, in quel momento, pensare ed agire in modo automatico e involontario oppure fermarsi oppure cambiare pensiero e comportamento in modo volontariamente casuale, ovvero senza un fine particolare.

Sulle cause dei sentimenti

Dire che facciamo una cosa per amore è una banalità, una ovvietà, e non significa nulla. Sarebbe invece interessante sapere perché amiamo o odiamo qualcosa. Infatti l'amore e l'odio non sono cause prime, ma conseguenze di altre cause che raramente vengono investigate.

Libertà, casualità e il cosiddetto libero arbitrio

Solo ciò che è casuale è libero. Tutto il resto è soggetto (totalmente o parzialmente) a leggi o logiche non casuali, cioè predefinite, ovvero deterministiche. In tal senso il libero arbitrio è libero solo nella misura in cui è casuale, ovvero nelle sue componenti aleatorie.

Cos'è la nostra vita?

La nostra vita è il risultato di un enorme numero di eventi microscopici e macroscopici che avvengono simultaneamente, in ogni momento, nel nostro organismo e al di fuori di esso. Alcuni di tali eventi sono casuali, altri seguono logiche innate o apprese di cui siamo per lo più inconsapevoli.

Causalità e casualità del libero arbitrio

A mio parere, ogni causa è conseguenza di un'altra causa, ovvero non esistono cause prime. Ogni evento è puramente causale, puramente casuale o in parte causale e in parte casuale. Suppongo che anche il libero arbitrio rientri in questo paradigma, ovvero che non sia una causa prima, e che sia in parte causale e in parte casuale.

Caso, libertà e libero arbitrio

Le cose avvengono per caso e/o per effetto di leggi e/o di logiche (cioè programmi). Questo vale anche per l'esercizio del libero arbitrio. Solo il caso è veramente libero nel senso di imprevedible. Le leggi e le logiche possono offrire margini di libertà se prevedono o consentono una o più scelte casuali accanto a quelle obbligate.

Cause, effetti, interazioni

Una causa consiste in un'interazione tra due o più sistemi o tra due o più parti di un sistema. Lo stesso si può dire di un effetto. Infatti ogni causa implica uno o più effetti e ogni effetto implica una o più cause. Non ci può essere effetto senza cause, né causa senza effetti. E non possono esserci cause né effetti senza interazioni.

Di cosa parliamo quando parliamo di caso e casualità

Per casualità occorre intendere "imprevedibilità", "indeterminabilità", ovvero ciò che non è possibile determinare prima che accada, ma solo dopo, a causa della impossibilità pratica di conoscere e computare le variabili da cui dipendono certi eventi. Per esempio, il particolare miscuglio di geni (50% dalla madre e 50% dal padre) nella riproduzione sessuata.

Caso, leggi fisiche e leggi logiche

Qualunque comportamento o evento non casuale è determinato da una legge fisica e/o logica. Un algoritmo (anche detto programma, procedura, routine, software ecc.) è una legge logica a cui un computer o un essere vivente obbedisce in un certo momento. Tuttavia certi comportamenti o eventi sono parzialmente casuali e parzialmente determinati da leggi fisiche e/o logiche.

Sulla ricerca del senso

L'uomo cerca un senso in ogni accadimento, e lo trova anche in fatti che non hanno alcun senso in quanto casuali, cioè imprevedibili per qualsiasi mente. Infatti molte persone non credono nella casualità, e ne hanno orrore, come hanno orrore di tutto ciò per cui non trovano un senso, temendo che tutto ciò che appare loro senza senso abbia uno sconosciuto senso malefico.

Scegliere continuamente

Ogni essere vivente è sempre intento a scegliere, selezionare, decidere cosa fare, cosa pensare, cosa prendere, cosa lasciare momento per momento, per meglio soddisfare i propri bisogni, secondo i propri algoritmi. A volte la scelta è indecisa o indifferente, e per superare il tormento del dubbio si può decidere di affidarsi al caso o di far scegliere per noi un altro essere vivente.

Cause dei cambiamenti

I cambiamenti (nella natura e nella società) sono determinati da un complesso di cause concomitanti raggruppabili in tre tipi: (1) le leggi fisiche, (2) il caso, (3) gli algoritmi autoapprendenti, e quindi variabili, degli esseri viventi. Gli algoritmi viventi sono "intelligenze" (per lo più inconsce) ovvero gestori di informazioni e interazioni, cioè sistemi di governo, controllo e comunicazione.

Il mondo come rete di processi

Il mondo è una rete spazio-temporale di cause e conseguenze, costituite da processi che coinvolgono masse, energie e informazioni. Tali processi sono più o meno piacevoli, dolorosi o indifferenti per gli esseri viventi senzienti. Ogni essere vivente consiste in un sistema di aggregati di masse, energie e informazioni, interdipendenti e interagenti. Ogni causa è conseguenza di altre cause, e ogni conseguenza è causa di altre conseguenze.

Determinismo probabilistico dei sistemi complessi

Il determinismo dei sistemi complessi è generalmente probabilistico. La scienza può determinare la probabilità con cui un certo evento può verificarsi in un dato contesto, ma ad una probabilità corrispondono esiti incerti per definizione. Per questo l’evoluzione dei sistemi complessi (cioè il loro futuro) è imprevedibile nonostante il fatto che in essi si verificano eventi soggetti a probabilità ben determinate.

L'io e il caso

Uno dei criteri di differenziazione degli esseri umani è la personale relazione tra l'io cosciente e il caso. Ci sono infatti persone che non amano il caso, anzi lo temono, e cercano di programmare ogni cosa secondo regole ben note, in cui non vi è spazio per incertezze e improvvisazioni. Altre persone, invece, amano l'indeterminatezza, l'imprevisto, la sorpresa, e si divertono a giocare col caso. Inutile dire che le persone del secondo tipo sono molto più creative di quelle del primo tipo.

Libertà, determinazione, casualità, volontà

Il libero arbitrio è deterministico, e il determinismo è libero nella misura in cui è affetto dal caso.

Il caso concilia libertà e determinazione. Infatti il caso è libero per definizione, ed esso determina gli eventi nella misura in cui essi sono casuali.

Ogni evento è in parte determinato e in parte casuale.

Ciò che non è casuale e determinato, e questo vale anche per la volontà.

L'intelligenza dovrebbe servire anche a distinguere ciò che è casuale, cioè libero, da ciò che è determinato dalle leggi della natura.

Per chi crede che nulla avvenga per caso

Il caso esiste e agisce, per fortuna. La vita è un gioco fatto di caso e necessità. Se non ci fosse il caso non ci sarebbe alcuna forma di vita. Infatti l'evoluzione delle forme di vita è dovuta al caso, da cui dipendono le mutazioni genetiche e l'assortimernto dei cromosomi nella riproduzione sessuata. Ognuno di noi è responsabile di giocare al meglio le carte che il caso ci assegna. Chi crede che il caso non esiste è irresponsabile nella misura in cui dà al destino (o al "non caso") tutta la responsabilità di quello che succede. O vogliamo credere nell'esistenza e nell'opera di un grande burattinaio?

Geni, memi e virus, una questione di probabilità

La riproduzione dei geni, quella dei memi e quella dei virus dipendono tutte dalle probabilità che l’oggetto replicante possa essere efficacemente trasmesso da un individuo a più di un altro, ovvero che la probabilità di trasmissione “efficace” sia maggiore di 1. Se la probabilità è inferiore ad uno, la diffusione tende ad esaurirsi, se è maggiore di uno tende ad aumentare, se è uguale ad uno il numero di portatori del replicante resta costante. Pertanto, per evitare una pandemia di virus è importante prendere misure che portino la probabilità di diffusione a meno di uno. Causalità e casualità si fondono nella diffusione dei replicanti.

Il caso, lo spazio e il tempo

Il caso può riguardare sia lo spazio che il tempo. Per esempio, nella caduta dei capelli, il caso determina quale sarà il primo capello a cadere e quando cadrà. Si potrebbe anche dire che tutti i capelli sono destinati a cadere, prima o poi. Ciò che cambia è il momento in cui ciascuno di essi cadrà, momento che non è “scritto” da nessuna parte. In altre parole, la caduta di un capello è un evento deterministico in quanto “causato” da certe condizioni fisiche, ma il momento della caduta è casuale, cioè indeterminato a priori, nel senso che non è possibile prevedere in anticipo quando ci saranno tutte le condizioni per la caduta.

Cosa manca per il progresso

A mio parere, quello che manca oggi (come è mancato in passato) per un progresso civile più rapido non è la capacità di rilevare e analizzare i problemi e gli errori dei politici e degli elettori, ma quella di proporre dei cambiamenti di comportamento tali che i cittadini (in quanto singoli individui) siano motivati ad attuarli per primi, cioè senza attendere che diventino comportamenti "normali" a cui adeguarsi. Infatti le masse da sempre subiscono la storia e mai la determinano. Chi fa la storia sono le imprese di pochi individui coraggiosi e innovatori, i progressi scientifici e tecnologici, le leggi del mercato, le catastrofi naturali, gli sconvolgimenti politici e, soprattutto, il caso.

A causa del caso

Dappertutto causalità e casualità sono, a mio avviso, inseparabilmente collegate e intrecciate.

Infatti, ciò che esiste in ogni momento, le posizioni, le strutture, le forme dei vari elementi di cui è composto il mondo, ogni forma di vita, ogni storia individuale, mi sembrano il risultato della combinazione tra rigide leggi fisiche e il caso, cioè tra il determinismo fisico e sociale (che possiamo anche chiamare "necessità") e l'aleatorietà degli eventi. Questa dipende dalla concomitanza e dalla contestuale competizione tra forze (e intenzioni) di diversa intensità e diverso orientamento.

La separazione tra caso e necessità non esiste in natura, ma solo nelle menti umane.

Sul caso (citazione di Hubert Reeves)

"Attraverso uno straordinario rovesciamento delle cose il caso, noto soprattutto come agente di disorganizzazione e di disordine, diviene ora l’agente stesso dell’organizzazione. La natura ha “saputo” creare le strutture biochimiche che consentono di conservare i colpi fortunati e di ignorare invece i suoi insuccessi. È la “selezione” naturale. Einstein diceva: “Dio non gioca ai dadi”. Ma è sbagliato. Dio adora giocare ai dadi. E si capisce bene perché. Nel suo casinò, i simpatici croupier ignorano i colpi perdenti … Si trattava inoltre di inventare questo casinò. Come l’uomo preistorico riuscì a “imbrigliare” il cavallo per farsene un potente alleato, così la natura, attraverso l’invenzione del DNA, ha imbrigliato il caso." [Hubert Reeves]

Perché discutiamo del libero arbitrio?

Chiediamoci perché discutiamo del caso, della libertà, della scelta, del libero arbitrio e del determinismo. Perché questi temi ci stanno a cuore? Perché ne va della nostra responsabilità morale. Questo è il vero problema: in quale misura siamo moralmente responsabili del nostro comportamento, cioè delle nostre scelte? La risposta a tale domanda condiziona le nostre opinioni sul caso, sulla libertà, sulla scelta, sul libero arbitrio e sul determinismo. Sono opinioni "affettive", in quanto influenzate dalla paura di sentirci responsabili delle nostre meschinità o di scoprire che nemmeno i peggiori criminali sono moralmente responsabili di ciò che sono e di ciò che fanno. Queste scoperte potrebbero sconvolgere la nostra visione del mondo e di noi stessi.

Sul caso

A mio parere, il caso è imprevedibile e non predeterminato, ma è determinato da certe cause nel momento in cui accade.

A causa del caso (quindi causalmente e non casualmente) avvengono eventi casuali. Infatti il caso avviene (o interviene) quando è necessario in base alle leggi della natura (fisica e biologica), ed entro limiti di aleatorietà predeterminati, come ad esempio nel lancio di in un dado, che ha solo sei possibili esiti.

La variabilità e la diversità delle cose e degli esseri viventi sono dovute al caso. Esse sono sempre limitate in modi non casuali.

Senza l'intervento del caso la vita non sarebbe possibile, né la sua evoluzione, né la creatività umana.

Il libero arbitrio dipende dal caso. Altrimenti non sarebbe libero.

Evoluzionismo vs. disegno intelligente

Lo stato e le forme attuali della vita non sono il risultato di un disegno intelligente, ma dell'evoluzione, la quale è basata su mutazioni genetiche casuali e sulla selezione naturale. Se ci fosse stato un "disegnatore intelligente", non ci sarebbe stato bisogno dell'evoluzione: il mondo sarebbe stato creato sin dall'inizio così com'è oggi, né ci sarebbe bisogno di una futura evoluzione delle specie viventi.

Se vogliamo credere in un creatore intelligente, dobbiamo ammettere che la sua intelligenza si sia limitata a disegnare i meccanismi dell'evoluzione, ovvero delle mutazioni casuali.
Sarebbe infatti assurdo pensare, per esempio, che Dio intervenga ogni volta nel mescolamento dei geni che è alla base della riproduzione sessuata, ovvero credere che tale mescolamento non sia casuale.

La libertà non è libera

Ogni cosa, ogni evento, ogni fenomeno obbedisce a certe regole (cioè a certe leggi e/o logiche) predefinite.

Disobbedire ad una regola significa scegliere di obbedire ad una regola diversa.

Una particolare regola è costituita dal caso, che è una regola dagli esistiti imprevedibili.

In altre parole, nulla può avvenire se non per caso o per l'esecuzione di una legge o logica.

Questo vale anche per il comportamento di tutti gli esseri viventi. Pertanto, capire l'uomo significa capire le leggi e le logiche a cui il suo comportamento è soggetto.

Una regola può cambiare per effetto di altre regole.

In quanto alla libertà, anch'essa è soggetta a regole. Perciò la libertà non è mairealmente libera, pur essendolo in apparenza. Più precisamente, ciò che rende apparentemente libera una scelta, è la sua componente casuale.

Giocare col caso

Il caso è importantissimo. La vita è cominciata per caso e le specie viventi si sono evolute per caso. Anche la storia dell'umanità è il risultato di eventi casuali.

Le mutazioni genetiche (casuali) hanno prodotto nuove forme di vita. Quelle adattative sono sopravvissute, quelle disadattative no.

Lo stesso processo vale per i cambiamenti sociali.

Anche la creatività (intellettuale, artistica, etica, scientifica, tecnologica ecc.) è basata sul caso. Il cervello produce idee a caso, sia quando siamo svegli, sia durante il sonno. Quelle che "funzionano", ovvero hanno effetti interessanti o utili, vengono memorizzate, riutilizzate e trasmesse ad altre persone; quelle che non funzionano o producono danni, vengono abbandonate o si estinguono con la morte del proprietario.

Per avere idee nuove bisogna giocare col caso.

Agitare il cervello prima dell'uso.

Libertà, caso e necessità

La libertà è per definizione assenza di vincoli, e in natura non esiste qualcosa che non abbia qualche vincolo, nemmeno l'io cosciente e tanto meno l'inconscio. Quindi la libertà è sempre, più o meno, limitata e condizionata.

La libertà è fondata sulla scelta di un agente tra un certo numero di opzioni (margini di libertà). Il problema è dunque non tanto se la libertà esista o non esista, o quanto sia limitata o estesa, ma come avviene la scelta su cui essa si fonda; cioè chi/cosa agisce (cioè effettua) la scelta, e secondo quali criteri/logiche/leggi.

Una scelta non soggetta a criteri/logiche/leggi, è casuale per definizione, in quanto chiamiamo casuali i fenomeni che non seguono criteri/logiche/leggi, oppure che li seguono ad un livello infinitamente piccolo (come nel caso delle dinamiche atomiche, subatomiche e molecolari) e perciò imprevedibile, e comunque non controllabile da un'intelligenza.

Caso e/o necessità. Non c'è altro che spieghi perché avviene ciò che avviene.

Algoritmi parzialmente casuali

A mio avviso, nel nostro mondo le cose avvengono casualmente o secondo logiche (cioè algoritmi) che possono essere più o meno causali, cioè contenere dei passi in cui vengono prese decisioni a caso tra un certo numero, più o meno grande, di opzioni.

Ad esempio, credo che i sogni avvengano secondo algoritmi parzialmente casuali, cioè attingendo casualmente a contenuti della memoria personale (forse privilegiando quelli più vivi) e collegandoli secondo logiche che fanno uso della mappa cognitivo-emotivo-motiva del soggetto.

Penso, inoltre, che la vita in generale, e le interazioni su cui si basa, siano fenomeni regolati da algoritmi parzialmente casuali.

In particolare, suppongo che gli algoritmi biologici facciano ricorso al caso quando occorre scegliere tra opzioni di uguale "forza motivazionale". Con questo termine intendo la forza, cioè la spinta propulsiva, che un bisogno o un desiderio (cioè un agente mentale autonomo) ha in un certo momento.

Bisogni indiretti

Certi bisogni (o forse si dovrebbe dire gli oggetti di certi bisogni) possono essere dei mezzi per soddisfare altri bisogni (o forse dovrei dire dei mezzi per ottenere altri oggetti).

Il fatto è che quando sentiamo il bisogno o il desiderio di una certa cosa (materiale o immateriale), non possiamo quasi mai essere certi che l’oggetto del nostro bisogno o desiderio sia un fine o un mezzo, e, nel secondo caso, se quel mezzo permetta, realmente o solo illusoriamente, di ottenere l’oggetto finale.

Per giunta, non sappiamo nemmeno quanti siano i “gradi” per arrivare all’oggetto finale del nostro bisogno o desiderio, ovvero di quanti anelli sia composta la catena strumentale (causale) dei “mezzi” che deve essere soddisfatta per poter ottenere l’oggetto finale.

E allora, quando sentiamo il bisogno o il desiderio di qualcosa, forse dovremmo chiederci se ciò che vorremmo ottenere sia un fine o un mezzo, quale sia il fine di quel mezzo, e se quel mezzo sia realmente strumentale rispetto al nostro fine.

Coscienza come esperienza, ricordo, significazione e anticipazione del piacere e del dolore

La coscienza (intesa come consapevolezza) è segnata dal piacere e dal dolore, senza i quali non esisterebbe o sarebbe inutile.

La coscienza consiste infatti nel correlare cose (immagini, parole, concetti, persone, oggetti, forme, idee ecc.) con piaceri e dolori, in modo che certe cose vengono cercate se correlate col piacere, ed evitate se correlate col dolore.

La correlazione avviene per coincidenza esperienziale. Infatti se mentre facciamo esperienza di una certa "cosa" proviamo un certo dolore, verrà memorizzata una correlazione tra quella cosa e quel dolore come se fosse una causazione, cioè come se quella cosa fosse la causa di quel dolore. Lo stesso avviene nelle correlazioni col piacere. L'inconscio, infatti, non sa distinguere tra correlazione e causazione, e considera causazioni anche le coincidenze casuali o irripetibili.

È così che tutte le correlazioni tra cose e sentimenti memorizzate nella memoria di un individuo lo guidano volontariamente o involontariamente, consciamente o inconsciamente, nel cercare le cose correlate col piacere e nell'evitare quelle correlate col dolore.

Il meccanismo che ho descritto sopra è utile alla sopravvivenza in quanto il piacere è espressione della soddisfazione, mentre il dolore lo è della frustrazione, di qualche bisogno. Tuttavia considerare causazione una coincidenza casuale è spesso causa di superstizioni e di comportamenti irrazionali e controproducenti.

Siamo tutti schiavi e padroni

Non ha senso scegliere se essere schiavi o padroni come se si trattasse di condizioni mutuamente esclusive, perché siamo inevitabilmente sia schiavi che padroni di forze a noi esterne e interne.

Per "essere padrone" intendo essere capace di autogovernarsi, di volere e scegliere liberamente come comportarsi nei confronti di se stessi e degli altri. Per "essere schiavo" intendo la necessità di sottostare alle leggi della natura e agli impulsi interni, ovvero di soddisfare bisogni che non abbiamo scelto di avere.

Le proporzioni tra l'agire come schiavi e l'agire come padroni sono variabili momento per momento in modo poco controllabile e poco prevedibile.

La nostra libertà è comunque molto limitata e consiste essenzialmente nel "giocare" col caso per sfuggire alla programmazione del comportamento. Questo può avvenire pensando, facendo e vedendo cose parzialmente casuali. Infatti, prendere una decisione seguendo una
logica predefinita in cui non c'è una componente casuale, è un atto di obbedienza nei confronti della logica stessa, ovvero di un'abitudine. La differenza tra agire come schiavo o come padrone dipende da come viene scelta la logica a cui sottomettersi e il rigore con cui si obbedisce ed essa, ovvero se la scelta è libera, consapevole e revocabile oppure impulsiva e/o inconscia.

Si tratta quindi di scegliere quanta casualità introdurre in un processo altrimenti causale, ovvero quanto si vuole essere creativi.  Infatti la creatività è basata sul caso, ovvero sulla capacità di riconoscere l'utilità di particolari combinazioni di cose o idee modificate casualmente.

Concludendo, siamo sempre schiavi e padroni simultaneamente nel senso che in noi convivono agenti mentali "schiavi" e agenti mentali "padroni" ovvero "giocatori". I primi prevalgono sempre, ma lasciamo un certo spazio ai secondi, la cui estensione varia di momento in momento. Questo spazio consiste nel farsi, ogni tanto, guidare dal caso piuttosto che dalle abitudini. Infatti essere padroni significa scegliere liberamente da chi o cosa farsi guidare. Questo si ottiene chiedendo consiglio al caso su cosa fare per poi decidere se accettare o rifiutare il consiglio stesso.

Si può parlare dell'assurdo senza parlare del caso?

(Mio intervento al caffè filosofico di Lione il 5/4/2022 sul tema "Si può parlare dell'assurdo senza parlare del caso?")

Per gli esistenzialisti, e in particolare per Sartre e Camus, è assurda la condizione umana, in quando senza senso, senso, senza significato e senza ragione d’essere.

Io sono contrario all’uso che gli esistenzialisti hanno fatto dell’aggettivo “assurdo” applicato alla vita umana. Tale uso è secondo me fuorviante.

Infatti, secondo il dizionario Larousse, per assurdo s’intende in primo luogo “ce qui est contraire à la raison, au sens commun, qui est aberrant, insensé”.

Ebbene, in tal senso io non credo che la vita sia “assurda”. Penso piuttosto che essa non abbia uno scopo desiderabile o accettabile in senso antropomorfico, e infatti penso che sia governata dal caso e dalla necessità come dice il titolo del celebre libro di Jacques Monod, Ma non vedo nella vita quelle contraddizioni logiche e quei fatti contrari al senso comune, che giustificherebbero l’uso del l’aggettivo “assurdo”

Trovo in realtà la vita tutt’altro che assurda. Infatti la trovo piuttosto
regolare, fin troppo regolare, nel senso che ha delle leggi che non vengono mai contraddette.

Incerta sì, misteriosa sì, ma non assurda anzi, molto prevedibile.

Assurdo è un termine dispregiativo, che usiamo spesso verso ciò che ci ripugna o ci addolora.

Per quanto riguarda il caso, anch’esso mi sembra tutt’altro che assurdo.

Il caso è ambivalente: da una parte ci sconforta, dall’altra ci diverte. Da una parte ci sconforta se dà luogo a eventi indesiderati, e se pensiamo che noi umani siamo il risultato di mutazioni casuali; d’altra parte ci diverte in quanto ci permette delle variazioni e ci riserva delle sorprese, senza le quali la vita sarebbe monotona.

Il fatto che siamo il risultato di mutazioni casuali non è assurdo, ma, al contrario, è molto logico, e ha le sue “ragioni” e la sua utilità rispetto alla conservazione e all’evoluzione delle specie viventi. Il problema è che tale “verità” contraddice quelle religiose e ci lascia senza valori predefiniti.

Gli stessi valori sono dunque il risultato di mutazioni casuali, e questo ci sconcerta, perché significa che sta a noi definirli e cambiarli, con tutti i rischi sociali che ciò comporta.

Per finire, credo che nulla sia assurdo al di fuori delle conoscenze false e delle speranze infondate, conoscenze e speranze con le quali le religioni cercano di soggiogarci.

Perché facciamo ciò che facciamo?

Questa domanda, apparentemente oziosa, nasconde una problematica di immensa portata e di altissimo livello cognitivo. In essa ci sono infatti due parole che sono tra le più importanti per capire il mondo, la vita, la società, la coscienza ecc. Le parole sono  “perché” e “fare”.

La parola “perché” si riferisce a cause e/o a fini.

La parola “fare” si riferisce ad un’azione o ad una reazione, cose che caratterizzano ogni cosa e ogni essere vivente in quanto agente o reagente.

La domanda può dunque essere riformulata come segue: chi o che cosa determina, decide, o sceglie, il nostro comportamento? Quale componente della persona comanda la persona stessa? E secondo quali criteri o fini? 

E’ una domanda psicologica e filosofica al tempo stesso, e avere una risposta chiara, esauriente e convincente ad essa significherebbe avere una sapienza completa sia filosofica che psicologica (infatti per me filosofia e psicologia non sono separabili).

Non basta rispondere semplicemente: facciamo ciò che facciamo perché ci piace farlo, o perché così vogliamo, o perché si sembra giusto farlo. Infatti una tale risposta solleva immediatamente ulteriori domande come: perché ci piace ciò che ci piace? perché vogliamo ciò che vogliamo? perché ci sembra giusto ciò che ci sembra giusto? E anche se provassimo a rispondere a tali domande, sarebbe lecito, e forse  raccomandabile, chiedersi ogni volta il perché del perché.

Per rispondere alla domanda in oggetto occorre partire da un quadro di riferimento, cioè da una idea generale della struttura costitutiva e del funzionamento di un essere umano, cioè una chiara idea di cosa sia la natura umana.

Attualmente né in filosofia né in psicologia esiste una visione largamente condivisa tra gli studiosi, di come sia fatto e di come funzioni un essere umano specialmente per quanto riguarda i suoi pensieri, i suoi sentimenti, le sue intenzioni e il suo comportamento, sia volontario che involontario. Perciò proverò a rispondere alla domanda in oggetto a modo mio, sicuramente in modo incompleto, e senza far riferimento ad alcuna teoria filosofica o psicologica particolare sulla natura umana.

Ebbene, direi che facciamo ciò che facciamo perché siamo programmati in tal senso, perché il nostro sistema nervoso, nel quale viene deciso il nostro comportamento, è un sistema che elabora informazioni e prende decisioni sulla base di programmi che si sviluppano nel corso della vita a partire dal DNA e a seguito delle esperienze e dell’apprendimento, programmi tesi alla soddisfazione dei bisogni innati e acquisiti, alla minimizzazione del dolore e alla massimizzazione del piacere in tutte le loro forme.

In sintesi, quindi, direi che facciamo ciò che facciamo perché "eseguiamo" certi programmi che dipendono da tantissimi fattori, in parte prevedibili, in parte imprevedibili in quanto dipendono dal DNA e dalle esperienze, fattori molto variabili e con una certa dose di casualità.

Introduzione al caffè filosofico del 17/3/2022 sul tema “il senso della vita oggi”

L’espressione «senso della vita» è quanto mai vaga e il suo significato non univoco. Perciò, prima di parlare del senso della vita, ritengo utile esplorare i vari significati che possono essere associati a tale espressione.

In realtà è il termine «senso» che è problematico, anche quando viene usato con altri genitivi, come ad esempio «senso di un discorso», «senso di un comportamento», «senso di un evento», «senso di una legge» ecc.

Il vocabolario Treccani definisce il “senso” in vari modi, tra cui i seguenti:

  • la facoltà di ricevere impressioni da stimoli esterni o interni

  • l’esercizio della facoltà di sentire, l’attività degli organi di senso

  • coscienza, consapevolezza in genere

  • uno stato d’animo, una sensazione, un atteggiamento psichico

  • la capacità di sentire, in quanto presuppone un discernimento tra il reale e l’irreale, tra il bene e il male, tra il bello e il brutto, tra il conveniente e lo sconveniente ecc.

  • il contenuto e il valore significativo di un elemento linguistico (sinonimo di significato)

  • orientazione, direzione secondo la quale si effettua un movimento

Alla luce delle definizioni sopra elencate, il termine “senso della vita” credo possa essere inteso come “direzione” o “scopo” e al tempo stesso come “valore”, “significato” e “origine”. Potremmo perciò riunire tutte queste accezioni nella parola: “perché”, e sostituire l’espressione “il senso della vità” con “il perché della vita”, dove col termine “perché” s’intende una causalità e/o una finalità.

Possiamo allora farci domande come le seguenti:

  • da cosa ha origine la vita?

  • la vita esiste per qualche finalità?

  • la vita finisce o non finisce?

  • perché ogni vita prima o poi finisce?

  • a che, e a chi, serve la vita?

Io credo che noi umani ci poniamo tutte queste domande perché la vita è problematica a causa delle emozioni, che io considero come varie forme e intensità di dolore e/o di piacere, o loro anticipazioni. Perciò aggiungerei questa domanda:

  • perché esistono il dolore e il piacere?

Ovviamente le risposte saranno molto diverse a seconda che chi risponde sia credente in una certa religione, oppure ateo o agnostico.

Per i filosofi esistenzialisti, e in particolare per Albert Camus, la vita non ha alcun senso al di fuori di quello puramente biologico, per cui il problema più importante della filosofia è se valga la pena di vivere. Da tale affermazione consegue che chi non decide di suicidarsi deve dare egli stesso un senso alla propria vita, in modo da viverla nel migliore dei modi, ovvero con il minor dolore e il maggior piacere possibile, tenendo conto che siamo animali sociali, per cui per ottenere la cooperazione da parte degli altri occorre cercare di soddifare i bisogni e i desideri altrui, oltre che i nostri.

Per quanto detto sopra, credo che abbia “senso” chiederci:

  • come conviene comportarci, e in cosa conviene credere, affinché la nostra vita e quella delle persone per noi importanti sia la più piacevole e la meno dolorosa possibile?

Per concludere, il tema di questa sera contiene l’avverbio “oggi”, il che presuppone che il senso della vita sia stato interpretato, o sentito, in modo diverso nelle diverse epoche, e che il senso che attualmente troviamo in essa, o che noi stessi le diamo, è diverso da quello trovato o dato dai nostri predecessori. Aggiungerei perciò le seguenti domande:

  • quali sono le differenze di senso della vita nelle varie epoche e nelle varie culture?

  • quali sono i motivi di tali differenze?

A voi la parola!