Il diavolo non è fuori di noi, ma parte di noi.
I demoni esistono e agiscono, ma solo nelle nostre menti.
Nell'inconscio di ognuno, e di conseguenza nella società, si combattono due dèmoni: quello della conservazione e quello del cambiamento.
Gli altri sono sempre dentro di noi, ci osservano e ci giudicano in ogni momento. Gli altri, non Dio. La voce della coscienza morale è la voce degli altri interiorizzati.
Per me, meditare consiste nell'ascoltare le volontà dei miei dèmoni, in quanto padroni e amministratori dei miei sentimenti, ovvero dei miei piaceri e delle mie sofferenze.
Non sono io ad avere bisogni, ma i miei demoni; non sono io ad essere soddisfatto o insoddisfatto, ma i miei demoni; io provo solo il piacere e il dolore che essi mi danno quando sono soddisfatti o insoddisfatti.
Mi sento come Galileo Galilei, che vedeva la terra girare intorno al sole, e veniva punito per questo. Io vedo i demoni che popolano la mia persona e quella di ogni altro umano, ma quando lo racconto mi prendono per pazzo o arrogante.
A mio avviso, in un certo senso, siamo tutti personaggi in cerca di autore, un autore (dio o daimon) che ci dica cosa fare e cosa dire, cosa non fare e cosa non dire, evitandoci l'angoscia di dover decidere con il nostro libero arbitrio.
Dobbiamo smetterla di pensare come se fossimo noi i padroni del nostro comportamento. I padroni sono i nostri demoni. Quello che possiamo fare per contrastare la dittatura dei nostri demoni è stimolare quelli che preferiamo, attraverso il pensiero, cioè pensando ad essi o guardando o ascoltando cose che li evocano.
L'io chiese all'usciere dell'assemblea dei dèmoni riunita in seduta segreta: "Cos'hanno deciso che io faccia?". L'usciere rispose: "Ci sono questi ordini, alcuni sono contrastanti, scegli tu quali eseguire, quando e in quale misura. Come sempre, sarai ricompensato col piacere quando avrai successo e punito col dolore quando fallirai nell'eseguire ciascun ordine.
Per me i dèmoni sono una metafora degli agenti mentali inconsci che presidiano i bisogni (sia innati che acquisiti) di una persona, nel senso che la motivano a fare e a pensare certe cose e la premiano e la castigano per mezzo dei sentimenti di piacere e dolore (in varie forme), costringendola a vivere come vogliono loro. Ascoltare la volontà dei propri demoni è intuire, attraverso i propri sentimenti, i loro comandi.
L’uomo non è padrone, ma schiavo, dei propri sentimenti. Questi hanno un insieme di padroni (che qualcuno chiama dèmoni), i quali usano i sentimenti per obbligare l’uomo a comportarsi come essi vogliono. All'uomo non resta dunque che conoscere le volontà di questi padroni, per obbedire loro ed essere premiato con sentimenti gradevoli, sapendo che in caso di disobbedienza sarà punito con sentimenti dolorosi.
Quando un demone ottiene la sua soddisfazione, la sua forza si attenua a vantaggio dei suoi competitori, che per un po' di tempo possono così prevalere. Viceversa, quando un demone è a lungo insoddisfatto, la sua forza cresce a svantaggio dei suoi competitori, che possono così essere superati. Ma se il superamento non avviene, il demone insoddisfatto potrebbe essere rimosso, ovvero i suoi bisogni anestetizzati per evitare il dolore della frustrazione.
Il demone della dignità è sempre all'opera, anche quando siamo soli. E' come se un essere umano non fosse mai solo, come se fosse sempre tenuto a rispondere agli altri delle sue scelte, compreso il modo in cui passa il suo tempo libero, compreso ciò che fa in solitudine. Perché tutto ciò che facciamo contribuisce a definire la nostra personalità, la nostra immagine sociale, dalla quale dipende la nostra accettabilità e rispettabilità da parte degli altri.
Io (inteso come il mio io cosciente) non dovrei decidere liberamente e autonomamente cosa fare e non fare momento per momento, perché non ho sufficienti criteri per farlo se non dei principi razionali che potrebbero non aver nulla a che fare con la vita, col dolore e col piacere. La decisione spetta ai miei dèmoni, cioè ai miei agenti mentali inconsci. Io devo solo ascoltare e decifrare le loro decisioni, conciliarle o arbitrarle in caso di confllitti, ed eseguirle.
Un demone può essere attivato volontariamente, ma la sua disattivazione è sempre involontaria.
Uno può decidere di attivare un certo demone volgendo il suo sguardo e/ pensiero a immagini o simboli (comprese le parole) che lo "evocano". Ma per farlo deve venirgli in mente di farlo, gli deve esse suggerito da qualcuno o qualcosa, come un libro, una foto, un film, un computer, una parola o frase, tutte cose che possono essere considerate "stimolatori di demoni".
L'uomo è comandato dai propri demoni. Il suo io è un osservatore passivo del proprio comportamento, se ne ignora le cause, cioè l'attività dei demoni. Questi si contendono il controllo della persona in un conflitto permanente. Se invece l'io è consapevole dei suoi demoni, allora può intervenire nel conflitto stimolando quei demoni che sono stati messi a tacere o rimossi da quelli più prepotenti. Per stimolare un certo demone occorre vedere o immaginare una parola, simbolo o immagine ad esso associati.
Gli altri sono sempre nella nostra testa, ci fanno compagnia, ci guidano, ci giudicano, ci lusingano, ci incoraggiano, ci minacciano, ci inibiscono, ci immobilizzano, ci fanno fuggire a seconda di cosa stiamo facendo, a cosa stiamo pensando e di quali siano i nostri desideri e le nostre intenzioni.
Non siamo mai soli, mai liberi dagli altri interiorizzati. Sono i ricordi consci e inconsci delle persone che abbiamo conosciuto nel corso delle nostre esperienze. Sono i nostri demoni. Ognuno ha un potere più o meno grande su di noi e compete con gli altri per controllarci. Essi sono spesso in conflitto tra di loro, e, per il nostro benessere, dobbiamo cercare di conciliarli, se non nella realtà esterna, almeno nella nostra mente.
Qualunque cosa vediamo o ascoltiamo stimola e attiva certi nostri demoni, li sveglia e promette loro qualcosa, così da suscitare il piacere o il dolore delle relative aspettative.
Ognuno ha una certa capacità e la responsabilità di scegliere quali demoni (propri e altrui) stimolare.
Ognuno dovrebbe scrivere il libro dei propri demoni e scegliere in ogni momento le pagine da sfogliare.
I demoni possono essere attivati singolarmente o pluralmente. Cioè è possibile, e può essere utile, attivare più demoni simultaneamente.
L'attivazione di un solo demone determina la disattivazione e/o frustrazione di tutti gli altri. Perciò è utile attivare simultaneamente tutti i bisogni che possono esserci utili.
Vedi anche Una comune visione del mondo.
Si potrebbe creare un'associazione in cui ognuno parla dei propri demoni e cerca di mettersi d'accordo con gli altri al fine di soddisfare i bisogni propri e altrui, cooperando in tal senso.
Affinché tale cooperazione sia efficace, è necessaria
una comune visione del mondo, che dovrebbe essere prerequisito per entrare a far parte dell'associazione.
L'associazione potrebbe intitolarsi "Comunità filosofica sistemica".
La spiritualità può essere concepita, in termini psicologici, come esistenza di forze inconsce e involontarie che influenzano i nostri comportamenti. Possiamo infatti supporre l'esistenza di uno o più spiriti o geni o dèmoni, che ci ricattano, premiano, puniscono, ci spingono a fare e a non fare certe cose, a pensare o a non pensare a certe cose, a credere e a non credere in certe cose, attraverso strumenti come piacere, dolore, paura, curiosità, atrtazione, repulsione, ansia ecc.
Posssiamo anche supporre che alcuni di questi spiriti siano buoni e altri cattivi, che quelli buoni ci dirigono nella direzione giusta e quelli cattivi nella direzione sbagliata e che l'arte della vita consiste nel distinguere gli spiriti buoni da quelli cattivi, nel seguire quelli buoni e nel resitere a quelli cattivi.
Sono un demonifero (portatore di demoni) in mezzo a tanti altri demoniferi.
Quando interagisco con una persona, in realtà i miei demoni interagiscono con i suoi.
Dovremmo smetterla di considerare le persone come fenomeni unitari, cioè guidati da una unica coscienza e dotati di una unica volontà. Ogni persona è un portatore di demoni autonomi, indipendenti e spesso antagonisti, che concorrono per determinare il comportamento della persona stessa.
Si potrebbe anche stabilire una tipologia umana beata sul modo in cui i demoni del soggetto si rapportano, ovvero il loro livello di conflittualità, e se, in caso di conflitto, questo dà luogo a paralisi oppure alla rimozione del demone più debole oppure ad un'alternanza di potere tra i demoni stessi.
Dentro di noi ci sono tutte le persone che abbiamo incontrato nel corso della nostra vita, e quelle immaginarie che vorremmo incontrare. Sono i nostri demoni, intesi in senso negativo, positivo o neutro. Non si tratta di entità metafisiche ma bioinformatiche, cioè di agenti mentali emergenti dalle attività dei nostri neuroni. Ognuno di questi demoni ci suggerisce, chiede, promette o minaccia qualcosa. Alcuni ci spingono ad andare in certe direzioni, altri altrove, e noi dobbiamo decidere a chi obbedire e a chi disobbedire, chi seguire e chi lasciare, chi ascoltare e chi non sentire. Le persone interiori, ovvero i nostri demoni, sono più importanti di quelle reali perché sono sempre attive dentro di noi e ci guidano in ogni momento, anche quando le persone reali corrispondenti non esistono più o sono diverse da quelle interiorizzate.
Vedi anche Il demone nella psicologia dei bisogni.
Ci sono domande che un agente mentale inconscio dentro di noi si fa continuamente e che determina le nostre emozioni, le nostre motivazioni involontarie e gran parte del nostro comportamento sociale. Su di esse si basa un'etica inconscia delle interazioni, per le interazioni. Ecco le domande.
- Ciò che feci, ciò che ho appena fatto, ciò che sto facendo, ciò che sto per fare, ciò che farò, che conseguenze avranno nelle mie interazioni con gli altri?
- Ciò che non feci, ciò che ho non appena fatto, ciò che non sto facendo, ciò che non sto per fare, ciò che non farò, che conseguenze avranno nelle mie interazioni con gli altri?
Le conseguenze potranno essere più o meno favorevoli alle interazioni con gli altri, ovvero potranno facilitarle o renderle difficili se non impossibili, potranno renderle più o meno gradevoli o sgradevoli, soddisfacenti o insoddisfacenti rispetto ai propri bisogni e desideri (consci e inconsci), e a quelli altrui. E, specialmente, potranno far aumentare o diminuire la stima, il rispetto, la benevolenza, l'attrazione, la cooperazione e l'aggressività degli altri verso noi e favorire o sfavorire la nostra appartenenza alla comunità a cui desideriamo appartenere.
Questo agente mentale somiglia vagamente al Super-io freudiano.
Nella mente di ognuno di noi ci sono un numero imprecisato di agenti mentali autonomi inconsci (che possiamo anche chiamare poeticamente "demoni") ognuno dei quali presidia un nostro bisogno, ovvero cerca la sua soddisfazione pilotando il nostro comportamento mediante sentimenti da essi generati a tale scopo, come gioia, sofferenza, attrazione e repulsione, paura, curiosità, angoscia, noia, rabbia, depressione, panico, entusiasmo, diffidenza ecc.
Se vogliamo usare razionalmente il libero arbitrio, ammesso che ciò sia possibile almeno in parte, dovremmo quindi cercare di capire cosa vogliono i nostri demoni, per poi decidere coscientemente e volontariamente in quale misura cercare di accontentarli.
Come si fa a percepire le volontà dei propri demoni? Attraverso l'analisi dei propri sentimenti e delle loro associazioni a idee, ipotesi, e opzioni. In altre parole, si tratta di prendere in considerazione varie ipotesi di comportamento e di immaginare di sottoporre ciascuna di esse ad un immaginario forum sentimentale in cui i vari demoni esprimono il loro giudizio su ogni ipotesi generando certi sentimenti, più o meno positivi o negativi, indicando in tal modo se sono favorevoli o contrari.
Ovviamente può accadere che i vari demoni esprimano giudizi contrastanti, rendendo la decisione della coscienza circa l'ipotesi da perseguire, ancora più difficile.
Dobbiamo dunque imparare a "sentire", capire, rilevare i nostri sentimenti, specialmente quando sono vaghi, deboli, conflittuali, censurati, repressi, rimossi.