Ognuno desidera essere desiderato.
L’uomo desidera anche cose di cui non ha bisogno.
Conviene non desiderare cose impossibili o inutili.
I desideri sonno la parte superficiale dei bisogni.
Un desiderio è la messa in moto di uno o più bisogni.
Ognuno desidera che qualcuno soddisfi i propri desideri.
Ciò che soprattutto l'uomo desidera è il potere sugli altri.
Un desiderio può essere vinto solo da un desiderio più forte.
Ogni umano desidera che gli altri soddisfino i propri desideri.
Le domande sono desideri. Desideri di sapere certe cose su certe cose.
In ogni momento ognuno desidera ottenere qualcosa dal resto del mondo.
I desideri sono realtà anche se non si realizzano. Infatti essi determinano i comportamenti.
Il desiderio fondamentale di ogni essere umano è quello di essere desiderato dai suoi simili.
Rispondere ad una domanda di qualcuno, è renderegli un servizio, cioè soddisfare un suo desiderio.
Il desiderio di un certo tipo di oggetto precede il desiderio di un oggetto particolare di quel tipo.
Quando siamo depressi pensiamo che nessuno ci possa soddisfare e che non possiamo soddisfare nessuno.
I nostri principali desideri sono appartenenza, status e libertà. Soddisfarli tutti insieme è impossibile.
Ogni umano vorrebbe avere un controllo sui desideri altrui, per assicurarsi che non vadano contro i propri.
L'interesse, la volontà, il desiderio, il bisogno, la paura, orientano e deformano la percezione della realtà.
La felicità è l'effetto temporaneo dell'avverarsi dei propri desideri o dell'illusione che essi stiano per avverarsi.
In ogni momento confrontiamo la realtà percepita con quella desiderata e cerchiamo di eliminare ogni discrepanza tra le due.
Ognuno vorrebbe che gli altri condividano le proprie idee, i propri valori, i propri sentimenti, i propri gusti e i propri progetti.
Una cosa che quasi tutti desiderano dagli altri è il riconoscimento dello status che essi credono di meritare (rispetto a quelli altrui).
Nessun comportamento è disinteressato. Tuttavia gli interessi possono essere molto diversi, da quelli più materiali a quelli più spirituali.
Più di ogni altra cosa, l'uomo ha bisogno di essere amato, e desidera tutto ciò che ritiene (consciamente o inconsciamente) utile in tal senso.
La cooperazione tra persone è condizionata dalla condivisione di valori, cioè di opinioni su cosa sia più desiderabile e cosa meno desiderabile.
Ciò che l'uomo segretamente più desidera è che gli altri obbediscano ai suoi voleri, cioè che pensino come lui vuole e facciano ciò che lui vuole.
L'attrazione fisica per persone di sesso opposto non termina quando termina la capacità di riproduzione o la capacità di provare piacere sessuale.
Sono certo che, se ogni umano avesse la possibilità materiale di distruggere ogni forma di vita sulla Terra, compreso se stesso, alcuni lo farebbero subito.
Ognuno desidera certi comportamenti da persone libere di scegliere se soddisfare o no i desideri altrui, e cerca di influenzare a proprio favore tale scelta.
La vita umana oggi: otto miliardi di portatori di bisogni e desideri. Bisogni e desideri da comprendere, conciliare, regolare e soddisfare per quanto possibile.
L'attrazione o la repulsione verso un certo oggetto (cosa o persona) è in realtà il desiderio o la paura di interagire e di entrare in relazione con quell'oggetto.
Status e potere sono intimamente connessi. Infatti lo status conferisce potere e viceversa, ed entrambi sono oggetto di desiderio e di competizione per ogni essere umano.
Spesso confondiamo i nostri desideri con la realtà. L'uomo cerca la bellezza, la semplicità, l'armonia, tutte cose che in natura non ci sono anche se crediamo di vederle.
Siamo servi dei nostri desideri e delle nostre paure. Tuttavia senza di essi e senza di esse saremmo morti. Perciò abbiamo paura di non avere, e desideriamo avere, gli uni e le altre.
Non esiste una definizione scientifica, né oggettiva, del concetto di felicità. Ognuno la definisce a suo modo. Siamo solo d'accordo, forse, che sia qualcosa di desiderabile e di desiderato.
Se uno desidera qualcosa, fa tutto ciò che è libero di fare e che è capace di fare, ovvero che ha il potere di fare, per ottenerla. Questo vale anche per i desideri riguardanti il comportamento altrui.
L'autogoverno di una persona comporta il rinunciare (temporaneamente o definitivamente) alla soddisfazione di certi bisogni o desideri, per consentire la soddisfazione di bisogni e desideri più importanti.
Credo che il fine ultimo di ogni istinto, bisogno, desiderio, motivazione, sia la sopravvivenza, direttamente o indirettamente. Il "fine" della vita è la vita stessa (la vita dell’individuo e/o della specie).
Per soddisfare i propri bisogni bisogna poterlo fare. Per questo ogni umano desidera il potere più ampio che gli è possibile ottenere, e ad un prezzo che può permettersi di pagare in termini di sforzi e di risorse.
In una persona mentalmente sana bisogni e desideri coincidono, nel senso che essa desidera ciò di cui ha bisogno. Una persona non mentalmente sana desidera cose di cui non ha bisogno, e/o non desidera cose di cui ha bisogno.
Una paura è un forte desiderio di evitare un dolore. In tal senso la paura può essere definita come "desiderio negativo", che compete con altri desideri, positivi o negativi, per decidere l'azione o l'inazione del soggetto.
Quale pensi che sia la percentuale di umani che hanno bisogno di essere desiderati da almeno un altro umano di proprio gradimento? Quale pensi che sia la percentuale di umani che riescono a soddisfare tale bisogno? Tu ci riesci?
Il Vangelo dice: ama il prossimo tuo come te stesso. Ma gli umani non desiderano essere amati dal prossimo come lui ama se stesso; infatti ogni umano desidera essere desiderato dal prossimo in quanto corpo e mente diversi dai propri.
Una stessa cosa può essere attraente in un certo momento, repellente in un’altro. Infatti le motivazioni, ovvero i bisogni e i desideri, oscillano in un continuum tra un valore massimo positivo e un valore minimo negativo diversi per ciascuna persona.
Siamo guidati e dominati dai nostri bisogni e dai nostri desideri, dato che essi sono involontari e che da essi dipendono i nostri piaceri e i nostri dolori, le nostre gioie e le nostre sofferenze. Infatti, un desiderio può essere vinto solo da un desiderio più forte.
Ognuno desidera qualcosa dagli altri ed è oggetto di desideri da parte degli altri. I comportamenti degli uni verso gli altri sono orientati alla soddisfazione di tali desideri e dipendono da come e quanto questi vengono soddisfatti.
L'uomo desidera sempre più potere perché più ha potere, maggiori e più efficaci sono i propri poteri sugli altri, da usare al momento opportuno per soddisfare i propri bisogni e i propri desideri. Il potere è infatti la capacità di influenzare o controllare altre persone.
Ognuno umano ha certi desideri, più o meno consci, relativamente ad altri umani, e cerca di realizzarli consciamente o inconsciamente usando i mezzi di cui dispone. Di ogni persona dovremmo dunque chiederci: cosa desidera che io faccia, che io creda, che io pensi e che io senta?
Tutto ciò che un essere umano comunica agli altri ha un fine nascosto, spesso inconfessabile, spesso nascosto anche al comunicatore: quello di influenzare, secondo i propri desideri (spesso incofessabili), i pensieri, i sentimenti e i comportamenti dei destinatari della comunicazione.
Ciò che trovo interessante nei resoconti storici è l'umanità delle persone di allora, è scoprire in loro gli stessi bisogni e desideri delle persone attuali, sebbene in forme e modi diversi, data la differenza delle circostanze. In altre parole mi colpisce l'universalità, nel tempo e nello spazio, delle motivazioni umane.
L'esistenza di confini politici tra diversi paesi dimostra la tendenza dell'uomo al possesso sovrano, cioè esclusivo, di territori. Infatti due stati sovrani soddisfano il desiderio di sovranità di due persone anziché di una sola. Presumo che, consciamente o inconsciamente, ogni umano vorrebbe essere sovrano del territorio più grande possibile.
Ciò che desideriamo non sono cose, ma situazioni in cui tra noi e l’apparente oggetto di desiderio c’è una certa relazione.
In altre parole, in realtà noi desideriamo inconsciamente certe relazioni — e di conseguenza certe interazioni — con certe cose, e questo vale per cose di qualsiasi tipo, come oggetti materiali, persone, informazioni, idee, denaro, riconoscimenti ecc.
L’uomo è valutato e giudicato dai propri simili anche in merito ai propri bisogni e ai propri desideri. Per questo è indotto ad “aggiustare” i propri bisogni e i propri desideri secondo le aspettative e le esigenze altrui, finendo per non sapere se i suoi bisogni e i suoi desideri sono autentici, innati, originali, oppure finti, copiati, artificiali, costruiti per compiacere gli altri e fare “bella figura”.
A giudicare dal comportamento della gente in tutto il mondo e in ogni tempo, mi pare che l'uomo abbia un profondo bisogno di superare tutto ciò che si oppone o potrebbe opporsi alla realizzazione dei suoi desideri, e quindi di superare anche gli altri umani in tutte le possibili scale gerarchiche, tra cui quelle della forza, intelligenza, sapienza, ricchezza, potere, bontà, moralità, bellezza, conformità ecc.
In ogni individuo le richieste degli altri non espresse esplicitamente da quelli sono espresse dal proprio inconscio ad opera di quella struttura mentale che Freud ha chiamato "super-io". Dovremmo imparare a distinguere, tra le richieste espresse dal nostro inconscio, quelle che sintentizzano i desideri altrui appresi attraverso le esperienze passate, e quelle che si riferiscono a desideri originali, autentici e sanamente egoisti di noi stessi.
Quando la realtà ci fa soffrire desideriamo qualcosa di diverso, di irreale, e dal desiderare cose diverse dalla realtà nascono le illusioni e le speranze impossibili, che pure ci consolano (almeno per un certo tempo).
Se a una persona della mia comunità piace una certa cosa, è probabile che io sia attratto da quella stessa cosa.
Questo fenomeno mi sembra corrispondere al «desiderio mimetico» teorizzato da René Girard.
Questo fatto è ben sfruttato dall'industria della pubblicità, che mostra persone a cui piacciono i prodotti che si vogliono vendere.
D'altra parte, la condivisione di piaceri e desideri è un importante fattore di coesione sociale.
La convivenza civile impone una censura dei desideri che coinvolgono altre persone. Infatti dire tutto ciò che si desidera dagli altri può essere imbarazzante o scandaloso.
Tuttavia si tratta di una censura per lo più inconscia, tale che anche il soggetto del desiderio finisce per non sapere quali siano i suoi reali desideri nei riguardi degli altri, e per mistificarli, ammettendo solo desideri ammissibili e giustificando il proprio conmportamento verso gli altri con ragioni di comodo, false, superficiali o marginali.
Ognuno vorrebbe influenzare il comportamento altrui in senso direttivo e limitativo. Cioè ognuno vorrebbe che l'altro faccia certe cose che a lui piacciono e non certe altre che a lui dispiacciono. E ognuno usa i mezzi e le risorse a sua disposizione per spingere o costringere l'altro a comportarsi secondo i propri desideri. Il senso del potere e tutto qui: poter determinare il comportamento altrui secondo i propri desideri. Chi ci riesce è potente, chi non ci riesce impotente.
Si tratta però di un desiderio che molti non ammettono e rimuovono nell'inconscio.
Ognuno desidera essere desiderato da qualcuno per qualche motivo.
Chi desidera chi è perché?
Perché si desidera una persona? Per far sì che ci desideri, che ci serva, che ci dia qualcosa in cambio della nostra presenza o cooperazione.
Chi non desidera chi è perché?
Perché non si desidera una persona? Perché si pensa che quella persona non ci desidera, che non possa o voglia darci nulla, che non abbia nulla da darci, o che possa nuocerci.
[da continuare]
L'analisi relazionale è una disciplina intellettuale che cerca di rispondere alla seguente questione fondamentale: quali relazioni una persona desidera stabilire con le altre, e come si comporta a tale scopo, ovvero con quali mezzi, risorse, poteri, logiche, strategie, tattiche, narrazioni cerca di realizzare tali relazioni?
In altre parole, l'Analisi relazionale cerca di capire le relazioni desiderate da ciascuna persona, e come essa interagisce con le altre al fine (conscio o inconscio) di realizzare tali relazioni.
I processi sociali interattivi principali considerati dall'Analisi relazionale sono la cooperazione, la competizione, l'imitazione e la selezione.
Come posso, in questo momento, ottenere un piacere sostenibile?
Suppongo che il piacere sia una ricompensa che il corpo (che include la mente) offre all'io cosciente quando ottiene ciò che desidera o di cui ha bisogno, piuttosto che qualcosa che l'io cosciente possa volontariamente immettere o provocare nel corpo.
Se ciò è vero, la risposta alla domanda iniziale la può dare solo il corpo.
Chiedo dunque al mio corpo di cosa ha bisogno e cosa desidera, in questo momento, sapendo che se gli faccio avere ciò che desidera, o di cui ha bisogno, lui mi ricompenserà con del piacere.
La domanda inziale deve dunque essere sostituita dalla la domanda: "cosa desidera, e di cosa ha bisogno, in questo momento, il mio corpo?"
Certi bisogni (o forse si dovrebbe dire gli oggetti di certi bisogni) possono essere dei mezzi per soddisfare altri bisogni (o forse dovrei dire dei mezzi per ottenere altri oggetti).
Il fatto è che quando sentiamo il bisogno o il desiderio di una certa cosa (materiale o immateriale), non possiamo quasi mai essere certi che l’oggetto del nostro bisogno o desiderio sia un fine o un mezzo, e, nel secondo caso, se quel mezzo permetta, realmente o solo illusoriamente, di ottenere l’oggetto finale.
Per giunta, non sappiamo nemmeno quanti siano i “gradi” per arrivare all’oggetto finale del nostro bisogno o desiderio, ovvero di quanti anelli sia composta la catena strumentale (causale) dei “mezzi” che deve essere soddisfatta per poter ottenere l’oggetto finale.
E allora, quando sentiamo il bisogno o il desiderio di qualcosa, forse dovremmo chiederci se ciò che vorremmo ottenere sia un fine o un mezzo, quale sia il fine di quel mezzo, e se quel mezzo sia realmente strumentale rispetto al nostro fine.
Siamo servi dei nostri desideri e delle nostre paure. Tuttavia senza di essi e senza di esse saremmo morti. Perciò abbiamo paura di non avere, e desideriamo avere, gli uni e le altre. Ma possiamo anche avere paura dei nostri desideri e/o delle nostre paure.
Desideri e paure sono involontari, ma possono essere stimolati e provocati mediante certe attività inventate a tale scopo, come la pornografia, gli sport estremi, l'agonismo. certi spettacoli e certe forme d'arte.
Ogni desiderio comporta la paura di non realizzarlo, così come ogni paura comporta il desiderio di scampare ad essa.
La vita è un miscuglio improvvisato, un gioco, una tragicommedia di desideri e di paure. Anche l'umorismo fa leva sui nostri desideri e sulle nostre paure, spesso inconfessabili.
Infatti l'effetto umoristico si produce quando una sottile paura si trasforma improvvisamente (per un cambio di contesto) nella soddisfazione di un sottile desiderio. Quanto più i desideri e le paure di cui si nutre una battuta umoristica sono immorali e nascosti, tanto più essa è raffinata ed efficace.
Il lato oscuro dell’empatia è la tendenza ad imitare i sentimenti di attrazione e di repulsione delle persone nei confronti delle quali si prova empatia.
In altre parole, tendiamo ad imitare i desideri delle persone per cui proviamo empatia, cioè ad amare ciò che esse amano, a odiare ciò che esse odiano, ad apprezzare ciò che esse apprezzano, a disprezzare ciò che esse disprezzano, e questo vale sia per i sentimenti verso le cose che verso terze persone.
A causa di questa tendenza, l’empatia può essere molto dannosa, in quanto può costituire un efficace mezzo di propagazione di sentimenti negativi, come l’odio o il disprezzo verso certe categorie di persone.
In tal senso, a mio avviso il razzismo è conseguenza dell’empatia, come pure il “desiderio mimetico” teorizzato da René Girard.
Infatti ritengo che il fenomeno dell'imitazione non sia solo volontario, ma ancor più spesso involontario. Intendo dire che tendiamo naturalmente, istintivamente, a copiare i comportamenti e i sentimenti dei nostri simili, e più precisamente, di coloro che consideriamo nostri simili.
Se un essere vivente ha provato un piacere ottenendo o facendo una certa cosa, suppongo che in esso c'era il bisogno, il desiderio o la volontà di ottenere o di fare quella cosa.
Se così non fosse, dovrei credere che il piacere sia un fenomeno casuale, o causato da combinazioni (materiali o logiche) indipendenti da bisogni, da desideri, e da volontà.
Inoltre, dopo aver provato un piacere, è possibile che nell'essere vivente si produca il bisogno, il desiderio o la volontà di provarlo ancora, cioè di ripetere l'esperienza del piacere.
Aggiungerei che il piacere è un fenomeno involontario in quanto non può essere ottenuto semplicemente volendolo. Infatti, per ottenerlo occorre fare o ottenere cose capaci di produrlo. Possiamo chiamare queste cose "cause", "mezzi" o "intermediari" del piacere.
Il fenomeno del piacere mi sembra un ritrovato dell'evoluzione per garantire la sopravvivenza e la riproduzione delle specie più evolute, un meccanismo che costringe certe specie (che possiamo classificare come "senzienti") a comportarsi in certo modi e non in altri.
Il fenomeno del piacere resta per me misterioso, come pure quelli del bisogno, del desiderio e della volontà. Suppongo tuttavia che tali fenomeni siano interconnessi.
Ragionamenti analoghi valgono, mutatis mutandis, anche per il dolore.
L'uomo fa ciò che fa perché "sente" e "conosce" il bisogno e/o il desiderio di farlo, cioè ne è cosciente sentimentalmente e cognitivamente. Tale consapevolezza è un fenomeno involontario tipicamente umano di origine genetica, che ha sostituito gli istinti (inconsapevoli) tipici degli altri animali.
Dopo la nascita, la cultura della comunità di appartenenza mistifica e censura i bisogni e i desideri di ogni individuo e ne crea e induce di nuovi.
Mentre i bisogni sono necessità geneticamente o culturalmente determinate, i desideri sono mezzi per soddisfare dei bisogni.
Se un desiderio non può essere realizzato, può essere sostituito con un altro al fine di soddisfare i bisogni correlati.
Se un bisogno genetico non può essere soddisfatto, l'organismo (inclusa la mente) muore o si ammala.
Se un bisogno culturalmente indotto non può essere soddisfatto, l'organismo soffre, ma non muore e non si ammala, o si ammala solo temporaneamente.
La soddisfazione di un bisogno o la realizzazione di un desiderio suscitano piacere e/o gioia. La frustrazione di un bisogno o la non realizzazione di un desiderio suscitano dolore e/o sofferenza.
È importante conoscere e demistificare i bisogni genetici, distinguerli da quelli indotti e soddisfarli coltivando e realizzando desideri appropriati.
Supponendo che ogni umano desideri essere desiderato da altri umani, mi sono chiesto quali siano le condizioni necessarie affinché un umano desideri interagire con un particolare altro.
Suppongo che la prima condizione sia quella di nascondere il proprio desiderio di essere desiderati, e di far credere che non desideriamo nulla dagli altri (se non essere rispettati). Infatti chi chiede esplicitamente o implicitamente di essere desiderato è generalmente visto come una persona fastidiosa, che vorrebbe indurci a fare qualcosa che non facciamo spontaneamente, e che comunque non possiamo fare a volontà, dal momento che i desideri sono involontari.
Un’altra fondamentale condizione è quella di impersonare un modello di persona che l’altro trova desiderabile. In altre parole, si tratta di conoscere i modelli di “persona desiderabile” della persona da cui desideriamo essere desiderati, e di impersonare uno di essi. Insomma, si tratta di “essere” come l’altro desidera che noi siamo, e quindi di pensare e fare ciò che l’altro desidera che noi pensiamo e facciamo.
Naturalmente, essere come l’altro ci vuole ha un costo che potrebbe non valere la pena di essere pagato. Perciò è importante poter scegliere le persone per noi desiderabili, da cui essere desiderati al costo più basso possibile.
(Mio intervento al caffè filosofico di Lione il 13/10/2022 sul tema «Doit-on assouvir tous nos désirs ?»)
Dobbiamo soddisfare tutti i nostri desideri? La mia risposta a questa domanda è: dipende. Dipende dai tipi di desideri, dalla loro frequenza, da quanto è facile la loro soddisfazione, da quanto costa (non solo in termini di denaro ma anche di fatica e di effetti collaterali sulla salute) e dalle relative conseguenze morali e sociali.
A proposito degli effetti collaterali della soddisfazione dei desideri, dovremmo confrontare il piacere che si prova nel momento della soddisfazione (come, ad esempio, il mangiare un cibo delizioso, l’avere un rapporto sessuale o l’assumere una droga) e il piacere o dolore che si prova nell’intervallo tra due soddisfazioni.
Intendo dire che la soddisfazione di un desiderio, sebbene provochi un piacere nel momento della soddisfazione, potrebbe provocare dolori o altri inconvenienti in altri momenti, tali che gli effetti collaterali dolorosi potrebbero pesare più del piacere della soddisfazione stessa.
Dato che, a mio avviso, ciò che conta nella vita è la felicità media, non quella di un certo istante, secondo me la persona saggia è quella che sa prendere in considerazione il piacere della soddisfazione e il dolore provocato dagli effetti collaterali, e astenersi dalla soddisfazione dei desideri quando gli effetti collaterali negativi pesano di più.
Inoltre bisogna anche tener conto del fatto che la frustrazione dei bisogni e desideri "naturali", cioè non indotti dalla società o dalla cultura, può comportare non solo sofferenza, ma anche disturbi mentali e difficoltà nelle relazioni sociali.
Non è facile, per un essere umano, sapere di cosa abbia veramente bisogno, cosa desideri veramente, cosa veramente gli piaccia e cosa veramente non gli piaccia. Non è facile perché tali verità, se incompatibili con i bisogni, i desideri e le aspettative altrui, potrebbero essere sgradite agli altri, potrebbero dar luogo a critiche, disprezzo, derisione, emarginazione, isolamento o repulsione da parte degli altri.
Infatti, dato che per soddisfare i propri bisogni ogni umano ha bisogno della cooperazione di un certo numero di altri, per ottenere tale cooperazione egli è costretto ad “adattare” i propri bisogni e desideri palesi ai bisogni, ai desideri e alle aspettative di coloro da cui dipende la soddisfazione dei propri bisogni.
Così, a forza di adattare, nascondere e dissimulare agli altri i nostri bisogni e desideri, finiamo per vivere una vita non autentica, senza nemmeno esserne consapevoli.
Conviene pertanto chiederci spesso: di cosa ho veramente bisogno? Cosa desidero veramente? Cosa mi manca veramente? Queste domande richiedono coraggio, perché le risposte autentiche potrebbero turbarci e rendere conflittuali i nostri rapporti con gli altri.
D’altra parte, la soddisfazione di bisogni e desideri non autentici non solo non dà piacere, ma è anche causa di frustrazione, di delusione, di tristezza.
Riguardo alle domande sopra menzionate, suggerisco una risposta generica: ciò che desideriamo veramente e che probabilmente ci manca, è soprattutto l’amore inteso come unione fisica e spirituale, e interazione, con altri esseri umani, per una comune e reciproca soddisfazione. Una cosa tanto semplice da dire quanto difficile da realizzare per tanti motivi complessi, che conviene indagare.
E' molto difficile rispondere a questa domanda. E' già difficile rispondere alla domanda "cosa voglio io?" e dato che non vogliamo tutti le stesse cose, come si fa a capire cosa vogliono gli altri?
Credo comunque che per rispondere alla prima domanda devo prima capire cosa voglio io e poi le differenze e le affinità tra ciò che voglio io e ciò che vogliono gli altri.
Cosa voglio io?
Dato che appartengo ad un ceto sociale benestante, non desidero aumentare le mie ricchezze, e dato che godo di una salute soddisfacente, non desidero migliorare la mia salute. Essendo inoltre soddisfatto della mia intelligenza, della mia cultura e delle mie capacità, non ho nemmeno il desiderio di diventare ancora più intelligente, più colto e più capace. I miei desideri riguardano piuttosto la qualità dei miei rapporti con gli altri. In sostanza, vorrei avere più amici, essere più riconosciuto e più amato.
Cosa vogliono gli altri?
La prima cosa che mi viene in mente è che coloro che sono meno competitivi (in termini di ricchezza, salute e capacità) desiderano diventare più competitivi, cioè più ricchi, migliorare la propria salute e aumentare le proprie capacità personali. Per quanto riguarda i miei desideri, non so in quale misura essi siano condivisi dagli altri.
Avere più amici: chi ha molti amici non desidera averne di più.
Essere riconosciuti: chi è abbastanza riconosciuto non desidera esserlo ancora di più.
Essere amati: chi si sente amato non desidera esserlo ancora di più.
Alla domanda "cosa vuole la gente?" si potrebbe dunque rispondere: quello che ad essa manca, ovvero: soddisfare i suoi bisogni insoddisfatti.
Il problema diventa allora capire quasi siano i bisogni umani, e in quale misura "la gente" riesce a soddisfarli.
Vedi anche Pragmatica dei bisogni.
In questo articolo propongo una chiave di comprensione e di soluzione dei conflitti umani basata sui concetti di desiderio e di potere. Suppongo infatti che le interazioni competitive e cooperative tra gli esseri umani siano determinate dai loro desideri e dalle strategie da essi messe in atto per realizzarli, che possono richiedere l’uso di certi poteri dell’uomo sull’uomo.
Prima di argomentare la mia tesi, ritengo necessario osservare che nel pensiero comune, quando si parla di desiderio, s’intende generalmente la motivazione a ottenere un certo oggetto concreto o astratto (cosa o persona); a mio avviso, in realtà, ciò che si desidera è piuttosto una situazione di cui fa parte, oltre al soggetto, l’oggetto del desiderio, o questo costituisce un mezzo per ottenere la realizzazione della situazione stessa.
Inoltre, ritengo necessario considerare che, affinché le situazioni desiderate si avverino, può essere necessario il possesso di capacità che consentano di realizzare le situazioni stesse, ovvero un certo grado di potere, specialmente nel caso in cui la soddisfazione di un desiderio richieda la cooperazione di altre persone o la neutralizzazione di persone concorrenti.
Il potere è dunque strumentale alla realizzazione dei propri bisogni e desideri, e, in quanto tale, è esso stesso oggetto di desiderio.
Detto questo, possiamo azzardare la tesi per cui i problemi sociali, ovvero i problemi di convivenza e i conflitti tra umani, sono in realtà conflitti tra desideri antagonisti.
Due desideri possono essere tra loro conflittuali, o non conflittuali, e quelli non conflittuali possono essere condivisi o non condivisi.
Due desideri sono conflittuali (ovvero incompatibili, o antagonisti) quando la soddisfazione dell’uno impedisce la soddisfazione dell’altro.
Due persone possono condividere certi desideri, ovvero possono desiderare entrambe certe situazioni. Oppure possono desiderare situazioni diverse, ma compatibili, nel senso che la realizzazione dell’una non impedisce la realizzazione dell’altra.
A complicare le cose c’è il fatto che spesso il desiderio di una certa situazione si accompagna al desiderio che altre persone desiderino la stessa situazione. In altre parole, se ad esempio io desidero occupare una certa posizione gerarchica in un’organizzazione, al contempo desidero che anche gli altri desiderino che io occupi tale posizione. Se invece qualcuno desidera occupare quella posizione al posto mio, impedendomi quindi di occuparla, possiamo considerare conflittuale quel desiderio.
Possiamo a questo punto parlare di situazioni esclusive e di situazioni inclusive. Una situazione esclusiva è una situazione che può essere realizzata solo per una persona (in concorrenza con altre), mentre una situazione inclusiva può essere realizzata per un numero illimitato di persone, senza concorrenza.
Una situazione esclusiva comune è quella in cui una sola persona può assumere un certo ruolo, come, ad esempio, quello di capo di un’organizzazione o leader di un gruppo o di una coppia.
Per realizzare il desiderio di una situazione esclusiva (a proprio favore e a sfavore dei concorrenti) può essere necessario usare certi poteri o capacità sia per impedire ad altri di assumere il ruolo desiderato, sia per ottenere la collaborazione di altri per ottenere il ruolo stesso.
Per concludere, al fine di comprendere le dinamiche sociali conflittuali, conviene analizzare gli avvenimenti in termini di portatori di desideri, di situazioni desiderate più o meno esclusive o inclusive, e dell’esercizio di poteri sulle altre persone al fine di contrastare i concorrenti e di ottenere l’aiuto di alleati per realizzare le situazioni desiderate.
(Mio intervento al "Café Philo Lyon" del 23-11-2021 sul tema "Si può soddisfare il desiderio con la realtà?")
Per giustificare la mia risposta vorrei spiegare la mia idea del concetto di desiderio e delle dinamiche di cui esso è protagonista. E’ una spiegazione che qualcuno potrebbe considerare più psicologica che filosofica, ma per me non c’è alcuna differenza tra filosofia e psicologia.
Per giustificare la mia risposta vorrei spiegare la mia idea del concetto di desiderio e delle dinamiche di cui esso è protagonista. E’ una spiegazione che qualcuno potrebbe considerare più psicologica che filosofica, ma per me non c’è alcuna differenza tra filosofia e psicologia.
Io credo che i desideri siano dei meccanismi biologici essenziali per la sopravvivenza e la conservazione dell’individuo e della specie. Consistono nella ricerca del piacere e nell’evitamento del dolore (sia fisico che mentale). A loro volta il piacere e il dolore sono gli strumenti con i quali il corpo e l’inconscio controllano e dirigono il comportamento dell’individuo e l’attività mentale.
A mio parere i desideri si sviluppano a partire dai bisogni primari e secondari, cioè quelli innati e quelli acquisiti, in quanto mezzi per soddisfare i bisogni stessi. Io divido i bisogni umani primari nelle seguenti categorie: biologici, di integrazione sociale, di libertà, di dominazionee competizione, di conoscenza, di bellezza e piacere, e di coerenza (evitamento di sgradevoli dissonanze cognitive).
Per me la felicità consiste nella soddisfazione periodica, ciclica dei desideri sani, cioè quelli che conducono alla soddisfazione dei bisogni primari, e nella soppressione dei desideri insani, cioè quelli che non portano alla soddisfazione dei bisogni primari o la inibiscono.
Un fatto molto importante a proposito dei desideri è ciò che io chiamo anticipazione del piacere e del dolore, fenomeno tipicamente umano per cui la previsione di un piacere è essa stessa fonte di piacere, così come la previsione di un dolore è essa stessa fonte di dolore. E siccome il desiderio di qualcosa implica la previsione del piacere che l’ottenimento della cosa comporterebbe, il desiderio è già fonte di piacere, finché permane l’ottimismo circa il suo successo. In tal senso, il contrario del desiderio è la paura, che è fonte di dolore in quanto previsione di dolore.
Credo che esistano due tipi di desiderio: (1) il desiderio di qualcosa che ci manca e di cui abbiamo bisogno. Questo è regolato da meccanismi omeostatici (fisici e mentali), che fanno aumentare il desiderio proporzionalmente alla mancanza. (2) l’attrazione di qualcosa che stimola un nostro istinto, come ad esempio l’attrazione sessuale, o l’attrazione di un bell’oggetto o di una bella forma, che viene suscitata nel vederlo, attrazione che non c’è quando l’oggetto non è in vista. In tal senso possiamo dire che l’attrazione è la percezione di una promessa di piacere o di felicità.
Esiste tuttavia un desiderio di piacere generico, senza un oggetto determinato, che è presente soprattutto in chi ha provato del piacere, e desidera rinnovare tale esperienza.
Tornando alla domanda iniziale, alla quale ho già risposto, aggiungo, e concludo, che a volte scambiamo la realtà così com’è con quella che desideriamo che sia, per evitare il dolore associato a verità insopportabili. Questa mistificazione della realtà, se da una parte ci protegge dal dolore della verità, dall’altra rende più difficile la soddisfazione dei nostri desideri e quindi dei nostri bisogni.