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Ognuno di noi costruisce una narrazione di se stesso dignitosa, cioè accettabile dagli altri, e vive cercando di essere coerente con tale narrazione.
Ci sono libri che servono solo a rassicurare il lettore circa la propria dignità sociale, specialmente per quanto riguarda le proprie opinioni, in quanto coerenti con quelle dell'autore e della maggioranza degli altri lettori-sostenitori.
Le tradizioni sono esercizi e gare di imitazione. L'imitazione (cioè la riproduzione) di forme sociali è un valore "dimostrativo". Infatti, chi meglio imita le forme sociali della comunità di appartenenza dimostra una maggiore integrazione sociale e quindi una maggiore forza e resilienza. Anche le mode, in quanto forme sociali, costituiscono un terreno di competizione nella gara a chi è più "sociale", ovvero più conforme alle caratteristiche della comunità.
Un essere umano è disposto a mettere qualunque cosa in discussione, tranne la propria dignità, e in questa rientrano anche la propria salute mentale e la propria moralità. Per questo, forse, le persone non amano indagare le proprie motivazioni profonde, perché potrebbero mettere in discussione la propria dignità. Forse per lo stesso motivo la psicologia non è molto popolare, in quanto cerca di capire le vere ragioni del comportamnento umano, che non sono quasi mai quelle che le persone dichiarano e credono di conoscere. Perché l'autoinganno è la regola. Nietzsche diceva: "Nei singoli la follia è una rarità: ma nei gruppi, nei partiti, nei popoli, nelle epoche è la regola". L'autoinganno è il meccanismo che la mente usa per proteggere se stessa dal dolore causato da certe verità.
L'uomo sa (quasi sempre) cosa gli piace e cosa gli dispiace ma non sa perché certe cose (attività, persone, idee, oggetti ecc.) gli piacciono e certe altre gli dispiacciono, né vuole saperlo, anzi, ha paura di saperlo.
L'uomo ha infatti paura di mettere in discussione il suo essere, la sua personalità, le logiche e i meccanismi inconsci alla base delle sue strutture mentali, dei suoi pensieri, dei suoi sentimenti, del suo comportamento e della sua moralità. Insomma, ha paura di mettere in discussione la sua dignità sociale.
Il motivo di tale paura è che, nel profondo, nessuno può avere la certezza di essere totalmente innocente e socialmente accettabile.
Ciò che non si conosce non può essere messo in discussione. Perciò per i più è meglio non conoscere il perché dei propri piaceri e dei propri dispiaceri.
Esiste un bisogno, che io chiamo "di dignità", che è molto più diffuso e ponente di quanto possiamo immaginare, dato che agisce per lo più inconsciamente. Ho infatti il sospetto che quasi tutto ciò che facciamo (ad eccezione della soddisfazione di bisogni fisici) lo facciamo per ottenere o confermare una dignità sociale, ovvero un'appartenenza a qualche gruppo o categoria sociale accettato e rispettato dalla società, ovvero un'identità sociale accettabile.
Non solo in ognuno di noi agisce un'autocensura che ci impedisce di fare cose socialmente inaccettabili o mal viste, ma anche una sorta di senso del dovere che ci spinge a fare cose che hanno un valore rituale, significativo dell'appartenenza a certi gruppi o categorie sociali. Infatti, il non fare nulla, a meno che non si tratti di riposo, è considerato un comportamento asociale.