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Riflessioni di Bruno Cancellieri su

Dominare

22 articoli tratti dal blog "Il mondo visto da me"

Indice delle monografie | Indice degli articoli per anno

Filosofia e dominazione

Anche filosofare serve a dominare.

Paradossi del potere

Si può comandare obbedendo e obbedire comandando.

Religione e dominazione

Dietro ogni religione c'è un bisogno di dominazione.

Fedeltà e sottomissione

Dietro il nobile manto della fedeltà si nasconde la sottomissione.

Dominio e libertà

Dominare una persona implica limitarne la libertà a proprio favore.

Sul controllo sociale

Ognuno vorrebbe controllare gli altri e non farsi controllare da essi.

Amore e dominazione

Chi desidera essere amato da una persona, in realtà vorrebbe dominarla.

Sulla sottomissione religiosa

Sottomettersi a Dio equivale a sottomettersi a coloro che credono in lui.

Schiavi-padroni

Siamo schiavi e padroni allo stesso tempo. Cerchiamo dunque di essere buoni schiavi e buoni padroni.

Sulle preoccupazioni dei potenti

La principale preoccupazione di chi ha conquistato il potere è come evitare che qualcuno glielo tolga.

Inferiorità e dominazione

Quanto più un umano si sente inferiore agli altri, e impotente, tanto più desidera dominarli, con la forza, la sapienza, la morale o la bellezza.

Sullo sfruttamento dell'uomo da parte del'uomo

Da sempre l'uomo approfitta della sua superiorità fisica e politica rispetto ad altri per imporre loro la sua volontà e ottenere da loro ciò che desidera.

Sulla schiavitù dell'uomo

L'uomo è fondamentalmente schiavo. Infatti la sua apparente libertà consiste nello scegliere il modo migliore di obbedire ai propri padroni interni ed esterni.

Religione e dominio

L'appellativo «signore» riferito a Dio, la dice lunga sulla natura autoritaria del cristianesimo, il cui scopo nascosto è il dominio politico e psicologico su tutte le genti.

Bisogno di padroni

Avere uno o più padroni o circostanze che impongono di fare o pensare certe cose può calmare l'angoscia di non sapere cosa fare o pensare e la paura di essere vittime e responsabili di decisioni sbagliate.

Libertà e sottomissione

In ogni momento dobbiamo decidere a chi/cosa (dentro o fuori di noi) obbedire. È importante scegliere il padrone migliore, il quale può essere diverso momento per momento. Forse la libertà umana consiste nella capacità di scegliere i propri padroni.

Libertà e tradimento

Il nostro inconscio ci impone di essere come gli «altri» ci vogliono, e ad essi fedeli, ma chi siano i nostri «altri» non è stabilito per sempre. Infatti la libertà consiste nel tradire i vecchi «altri» a favore di nuovi. Dietro la fedeltà si nasconde la sottomissione.

Donald Trump. In nomen omen

Credo che uno dei motivi del successo di Donald Trump sia il suo nome. Infatti "Trump" in italiano si traduce "briscola" e il verbo "to trump" si traduce "comandare". Immaginate un italiano di cognome Briscola. Chi dubiterebbe della sua leadership? Chi non lo voterebbe?

Sulla ricerca della cosiddetta Verità

Finché la ricerca della cosiddetta Verità è un fatto privato che non coinvolge il prossimo, non ci vedo problemi. Quando invece qualcuno cerca di convincere altre persone a credere in una certa Verità, ci vedo un dissimulato tentativo di dominazione dell'uomo sull'uomo.

Sulla competizione tra umani

La competizione tra esseri umani avviene su più campi (politico, economico, commerciale, scientifico, intellettuale, etico, estetico, atletico, ludico, religioso, artistico, ecc.) e mira a conferire all'individuo potere, possessi, disponibilità, privilegi, gloria, considerazione, ammirazione, venerazione, importanza, autorità, autorevolezza, priorità, libertà, rispetto ecc. In una parola: dominanza.

Infatti, ognuno cerca di ottenere la maggiore dominanza che le proprie doti gli consentono, nei campi (cioè nelle gerarchie) in cui è più competitivo.

Perfino tra gli schiavi ci può essere competizione per essere lo schiavo migliore, cioè il più obbediente e quello che meglio soddisfa i desideri del padrone.

Coloro che rinunciano a competere in una certa gerarchia lo fanno perché non si sentono sufficientemente competitivi. Tuttavia nessuno accetta di buon grado di essere posto al livello più basso di una gerarchia, ragione per cui i rinunciatari tendono a considerare le gerarchie in cui non sono competitivi come non importanti o immorali.

Siamo nati per servire

Ogni organismo vivente, o parte di esso, serve a qualcosa. Analizzando e ripercorrendo tutti i rapporti di servizio tra gli organi e tra gli individui di una specie vivente, vediamo che i beneficiari ultimi di tali servizi sono i geni della specie stessa. Infatti, i corpi (e le menti di cui sono parte integrante), sono veicoli, mezzi attraverso i quali i geni soddisfano il loro bisogno primordiale, quello di riprodursi attraverso una specie, strutturata in un modo particolare sia a livello individuale che di gruppo o sistema. L'evoluzione, mediante mutazioni genetiche, inventa strategie di riproduzione sempre più adeguate alle condizioni ambientali, alterando, nel corso delle generazioni che si succedono, le caratteristiche delle specie.

All'interno dell'individuo, la mente è al servizio del corpo, che la comanda attraverso i sentimenti. Infatti la mente non può far altro che obbedire ai sentimenti, cioè di servirli, di contribuire alla loro realizzazione e soddisfazione. Il problema nasce quando vi sono sentimenti conflittuali. Allora la mente deve decidere a quali sentimenti dare ragione e a quali torto, a quali dire sì e a quali no (per il momento). Il libero arbitrio consiste dunque nel decidere quale richiedente (o padrone), interno o esterno, servire.

Anche la società umana è basata su uno scambio di servizi. Nessuno può vivere senza godere dei servizi offerti da qualcun altro. La dignità sociale e il valore di un individuo consistono dunque nel rapporto tra i servizi che esso offre agli altri e i servizi altrui di cui usufruisce.

Il desiderio di vantaggio: radici psicologiche, antropologiche e politiche del conflitto umano

(Questo articolo è stato prodotto da ChatGPT come sviluppo di un mio breve articolo, dopo vari passaggi in cui ho chiesto  all'IA di approfondire certi aspetti con un certo approccio. Il prompt inziale da cui è iniziata la produzione di ChatPGT è riportato in fondo all'articolo)




Abstract

Il conflitto interpersonale è spesso letto come un disguido comunicativo o una divergenza occasionale di interessi. In realtà, esso affonda le sue radici in una dinamica più profonda e strutturale: la ricerca, consapevole o implicita, di un vantaggio. Questo saggio esplora come il concetto di vantaggio—nelle sue declinazioni psicologiche, simboliche e materiali—sia al centro dei rapporti sociali e alla base dei conflitti, intrecciandosi con desideri individuali, strutture culturali e dispositivi di potere. Attraverso lenti filosofiche, psicoanalitiche, antropologiche e politiche, si mostra come questa tensione sia ineliminabile ma, se compresa, possa essere trasformata in un’occasione di maturazione relazionale.

Introduzione

Ogni relazione umana si fonda, in ultima analisi, su un equilibrio instabile tra cooperazione e competizione. Se da un lato gli individui aspirano a vivere in società giuste e solidali, dall’altro ciascuno cerca di ottenere una qualche forma di vantaggio: economico, simbolico, emotivo, relazionale. Questo desiderio non è patologico, ma strutturale. È il motore che muove le interazioni, orienta le ambizioni e, inevitabilmente, genera tensioni.

Il conflitto interpersonale non va dunque interpretato come una deviazione accidentale dal vivere comune, bensì come espressione di una tensione permanente: ogni soggetto cerca di modellare il mondo—e le relazioni—secondo una configurazione che gli sia favorevole. Questo saggio intende indagare il ruolo del vantaggio nei conflitti umani, mostrando come esso sia una categoria trasversale che unisce l’individuale e il collettivo, l’inconscio e il politico.

Psicologia del vantaggio: desiderio, controllo, riconoscimento

Fin dall’infanzia, il soggetto sviluppa una relazione ambivalente con l’altro: egli è contemporaneamente fonte di cura e ostacolo, oggetto d’amore e di rivalità. Secondo Freud, il principio di piacere spinge l’individuo a cercare gratificazione immediata, mentre il principio di realtà impone mediazioni, rinunce, compromessi. Il bambino, per sopravvivere e affermarsi, impara a “negoziare” il proprio vantaggio all’interno di sistemi simbolici (famiglia, scuola, amicizie) che gli impongono limiti e ruoli.

Jung, da parte sua, sottolinea come la parte “ombra” della personalità—quella non riconosciuta o accettata—tenda a manifestarsi nella relazione con gli altri. Quando il vantaggio desiderato non è ottenuto, può emergere frustrazione, invidia, aggressività. Il conflitto, allora, diventa una modalità attraverso cui il soggetto tenta di riequilibrare una percezione di svantaggio, reale o immaginato.

Anche il bisogno di riconoscimento, ben illustrato da Hegel nella dialettica servo-padrone, è una forma di vantaggio simbolico: essere visti, ascoltati, rispettati. La sua assenza può generare conflitti profondi, spesso più intensi di quelli generati da disparità materiali.

Antropologia del vantaggio: status, ruoli, risorse

Tutte le culture umane, anche le più egalitarie, hanno elaborato sistemi per regolare l’accesso ai beni, al prestigio e al potere. L’antropologia strutturale ha mostrato come la parentela, i miti e i riti siano strumenti per distribuire vantaggi e svantaggi in modo codificato e simbolico. Bourdieu, con la sua teoria dei capitali (economico, culturale, simbolico, sociale), ha evidenziato come le differenze tra individui non siano solo materiali, ma anche disposizionali: l’“habitus” di una persona determina quali vantaggi essa consideri legittimi e desiderabili.

La contesa per il vantaggio attraversa tutte le società: chi ottiene cosa, chi decide, chi parla per primo, chi viene creduto, chi viene invitato. Anche nelle società che si dichiarano orizzontali, il vantaggio prende forme più sottili: influenza, carisma, accesso all’informazione. Come osservava Arendt, anche le forme più partecipative di organizzazione sono esposte alla formazione spontanea di élite.

Politica del vantaggio: ideologia, potere, gerarchia

Il vantaggio è anche al cuore della dimensione politica. Ogni sistema normativo è una negoziazione tra gruppi che cercano di mantenere o conquistare posizioni vantaggiose. Marx lo espresse chiaramente: le idee dominanti sono l’espressione degli interessi della classe dominante. Ma anche nei contesti democratici, apparentemente improntati all’uguaglianza, il gioco del vantaggio è onnipresente: nelle campagne elettorali, nelle trattative sindacali, nelle guerre culturali.

Foucault ha spostato l’attenzione dal potere come possesso al potere come relazione: il vantaggio, in questa prospettiva, non è un bene accumulabile, ma un effetto dinamico di pratiche, linguaggi e istituzioni. Chi controlla il discorso, chi stabilisce cosa è vero, giusto, desiderabile, esercita un vantaggio strutturale sugli altri.

Persino le utopie—anarchiche, comunitarie, spirituali—che cercano di abolire il vantaggio, finiscono per riprodurlo sotto altre forme: il più “puro”, il più coerente, il più generoso diventa, suo malgrado, il più influente. Il vantaggio è, in questo senso, un dato antropologico primario.

Conclusione

Il desiderio di vantaggio è parte costitutiva della natura umana. Esso può assumere forme distruttive—accaparramento, manipolazione, dominio—ma può anche essere motore di crescita, innovazione, impegno. I conflitti interpersonali nascono quando i desideri di vantaggio si scontrano senza riconoscimento reciproco, senza mediazione, senza ascolto.

Comprendere questa dinamica ci consente di uscire da una visione moralistica o ingenua del conflitto. Non si tratta di eliminare il vantaggio, ma di renderlo visibile, negoziabile, legittimo solo se non compromette la dignità e il riconoscimento dell’altro. Forse, come suggeriva Emmanuel Lévinas, l’inizio di ogni etica consiste nel vedere l’altro non come strumento, né come ostacolo, ma come fine.

Se vogliamo convivere in modo più giusto, non dobbiamo illuderci di cancellare il conflitto, ma imparare a governarlo. E questo inizia con una domanda radicale: quale vantaggio sto cercando? E a quale prezzo?



Prompt iniziale di Bruno Cancellieri a ChtGPT


Migliora e sviluppa il seguente testo:


Sui conflitti interpersonali

In un mondo ideale, l'uomo dovrebbe adattare la società ai bisogni propri e altrui.

Tuttavia questo adattamento è reso difficile dal bisogno di ciascuno di controllare gli altri, e di non essere controllato dagli altri.

Infatti ognuno ha una sua società ideale in cui ha un ruolo vantaggioso, e cerca di imporre agli altri il suo ideale di società. 

Gli ideali di società sono in astratto molto simili, ma vengono istanziati in modo diverso in quanto al ruolo, alla posizione gerarchica e hai possedimenti che ciascuno vorrebbe avere nell'ideale stesso.

Alcuni hanno proposto di eliminare ogni gerarchia, ma anche se ciò fosse possibile, rimarrebbe il problema della divisione del lavoro, dei ruoli, e della distribuzione dei beni, che comportano inevitabilmente delle differenze a vantaggio di qualcuno.

La ricerca del vantaggio sugli altri e la madre di ogni conflitto.