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Riflessioni di Bruno Cancellieri su

Ecologia

41 articoli tratti dal blog "Il mondo visto da me"

Indice delle monografie | Indice degli articoli per anno

Un'ecologia di bisogni

Il mondo è un'ecologia di bisogni.

Come siamo fatti

Siamo tutti costituiti e diretti da automi viventi interdipendenti.

Il mondo come ecologia di motivazioni

Il mondo vivente è un'ecologia di motivazioni e di strategie di soddisfazione.

Influenze reciproche

Ognuno influenza la vita di altri in modi quantitativamente e qualitativamente diversi.

Influenza dell'ambiente

Ogni ambiente influenza chi ci vive. Per cambiare le influenze conviene cambiare ambiente.

Identità interattive

Noi siamo i modi in cui interagiamo col nostro ambiente sociale, naturale e mediatico.

Sul rispetto per l'ambiente

I nostri antenati non hanno fatto grandi danni all'ambiente perché non avevano i mezzi tecnici per farlo. 

Interazioni tra organismi e ambienti

I nostri organismi interagiscono con i loro ambienti per conservarsi e riprodursi, finché non si disgregano.

Conservatorismo e indifferenza

Non cambiare nulla nel proprio comportamento significa assistere con indifferenza al disfacimento della biosfera e della società.

Cause ed effetti visibili e invisibili

Le cose che vediamo sono effetto e causa anche di cose che non vediamo, e che possono essere più importanti di quelle che vediamo.

Incontri costruttivi, distruttivi e creativi

L'incontro tra due particolari entità (forme, idee, organismi ecc.) può danneggiare o rinforzare ciascuna di esse o dar vita a una terza entità.

Valutazione dei rischi ecologici

Per valutare i rischi ecologici che ci riguardano, prima che filosofi e politici, sono indispensabili fisici, chimici, biologi, etologi e ingegneri.

Ecologia di bisogni e di sistemi

Parti della mia persona interagiscono automaticamente tra loro e con parti del resto del mondo per soddisfare i loro bisogni o quelli di coloro che le usano.

L'uomo e la biosfera

Per la biosfera sarebbe stato meglio se l'homo sapiens non fosse mai venuto al mondo.

Cambiare o emigrare

L'ambiente (naturale e sociale) in cui viviamo ci influenza e ci condiziona, ma noi possiamo in una certa misura cambiarlo, cambiare il modo di interagire con esso oppure emigrare in un ambiente diverso.

Ecologie di bisogni e di volontà

Il microcosmo (cioè una mente) e il macrocosmo (cioè il mondo ad essa esterno) sono ecologie di bisogni e di conseguenti volontà. Perciò la questione fondamentale in ogni momento e in ogni luogo è: chi comanda?

Felici di morire

Dobbiamo essere felici di morire (al momento opportuno) perché la nostra morte è indispensabile per la sopravvivenza della nostra specie e quella dell'ambiente che ci ospita. Se nessuno di noi morisse, la vita diventerebbe impossibile.

Felicità = reciprocità

Ciò che conta per la felicità non è chi ha ragione e chi torto, le posizioni nelle gerarchie, il possesso di beni e privilegi o la conformità a certi modelli di pensiero e di comportamento, ma la reciprocità, ovvero l'utilità, l'aiuto e il desiderio reciproci tra esseri viventi.

Assoluto e relativo

Nulla è assoluto, tutto è relativo. Relativo alle relazioni. Ogni relazione è circolare. Ciò che è influenzato influenza a sua volta ciò che lo influenza. Ciò che non è in relazione con altre cose, che non influenza altre cose, che non è influenzato da altre cose, non esiste.

Ecologia dell'informazione

Ogni essere vivente riceve informazioni che condizionano la sua vita ed emette informazioni che condizionano la vita altrui, sceglie consciamente e/o inconsciamente i soggetti da cui ricevere informazioni, le informazioni a cui prestare attenzione, quelle da emettere e i soggetti a cui inviarle.

Interazioni tra volontà

Ciò che accade nella natura e nella società è il risultato di interazioni tra volontà interne agli esseri viventi a vari livelli di organizzazione, dalla cellula alla nazione. Tali volontà sono il risultato della composizione di bisogni e interessi più o meno simbiotici, sinergici e/o antagonisti.

Cambiare ambiente

Ogni volta che si cambia ambiente geografico il corpo deve adattarsi a nuove condizioni atmosferiche ed ecologiche. Ogni volta che si cambia ambiente sociale, la mente deve adattarsi a nuove condizioni etiche ed estetiche. Il cambiamento può essere stressante o rigenerante, noioso o divertente, difensivo o creativo.

Io e il resto del mondo - Una relazione fondamentale

Tra il mio io cosciente e il resto del mondo (compreso il mio inconscio e il resto del mio corpo) c'è una certa relazione, nel senso che, a seconda di ciò che penso e faccio, il resto del mondo reagisce in certi modi nei miei confronti (innescando piaceri e dolori) non casualmente, ma secondo certe logiche (cioè algoritmi) che conosco solo in parte.

Ecologia di motivazioni

Ognuno è portatore di motivazioni e di strategie di soddisfazione più o meno sinergiche o conflittuali o rispetto a quelle altrui. Tali motivazioni e strategie di soddisfazione inducono ognuno a cooperare e/o a competere con gli altri.

Vedi anche https://idee.dardo.eu/scheda?q=45&a=150

Il pensiero ecologico

Il pensiero ecologico consiste nel considerare la vita come risultato di interazioni tra esseri viventi a tutti i livelli, a partire dalle cellule. Attraverso queste interazioni vengono scambiate informazioni, sostanze ed energie necessarie alla vita, le quali vengono prodotte, espresse, percepite ed elaborate secondo programmi variabili presenti in ogni essere vivente.

Sulla saggezza

Saggio è l'io cosciente che contempla e cerca di soddisfare insieme i suoi bisogni, i bisogni altrui, i bisogni della sua specie, i bisogni delle altre specie, l'ecologia dei bisogni e delle epistemologie, nel passato, presente e futuro, privilegiando ciò che avviene qui ed ora, nella coscienza di essere uno strumento per la vita e l'evoluzione della propria specie in cooperazione con l'ambiente di cui ha bisogno.

Relazioni circolari di causa-effetto

La mia ipotesi è che non esistano cause prime, ovvero che ogni causa sia conseguenza di una o più altre cause. In altre parole, a mio parere, ogni cosa, evento, fatto, fenomeno è allo stesso tempo causa ed effetto di una o più altre cose, eventi, fatti, fenomeni. La causalità è dunque, secondo me, circolare, non lineare, e procede per infinite relazioni, e concatenazioni, ovvero maglie di reti energetiche spaziotemporali.

A che servono i rapporti umani

Ogni rapporto umano, che implica relazioni e soprattutto interazioni, è un fenomeno ecologico (per dirla con Bateson) in cui ognuno "serve" all'altro o "serve" l'altro (in modo transitivo e/o intransitivo, diretto e/o indiretto). Per "servire" qualcuno intendo soddisfare un bisogno, desiderio o motivazione di quello, sia di tipo materiale che immateriale, fisico o mentale, inclusa l'affermazione o conferma di una certa identità sociale desiderata.

Sulla responsabilità ecologica

C'è qualcosa che non mi è chiaro negli articoli e nei post che fanno appello ad un'assunzione di responsabilità ecologica e raccomandano cambiamenti di comportamento per migliorare la società e il pianeta. Non capisco se l'autore intende che anche lui si è comportato male e s'impegna a correggersi oppure se a correggersi debbano essere solo gli altri o i governi. In secondo luogo non capisco chi e come dovrebbe cambiare comportamento in pratica.

La missione di ogni vivente

La missione di ogni vivente è la vita della propria specie e dell'ambiente di cui essa ha bisogno.

Il bene, per un vivente, coincide con la cura di ciò che favorisce tale missione, il male con la cura e/o l'accettazione di ciò che la contrasta.

Il compimento di questa missione è sempre in atto, non è mai definitivo e richiede una collaborazione tra viventi, per diminuire il rischio di estinzione delle specie coinvolte.

Religione verso il mondo e sottomissione alla natura

La mia vita, il mio benessere o malessere, la mia felicità o infelicità, dipendono dal mio rapporto con il resto del mondo, cioè da come interagisco con le persone, con gli altri esseri viventi e con tutto ciò che mi circonda e con ciò che abita dentro di me; dipendono in particolare dal rispetto che ho per le loro esigenze, dalla mia obbedienza o disobbedienza alle loro richieste e dalla mia sensibilità alle loro proposte. La comprensione di questa inevitabile e indispensabile relazione suscita in me un sentimento di religione verso il mondo, e di sottomissione alla natura.

Il potere dei segni nel bene e nel male

Il linguaggio e la scrittura sono potentissimi strumenti di governo e di autogoverno, cioè di controllo e di autocontrollo. Essi permettono infatti di rievocare idee, ricordi, promesse e minacce, attrazioni e repulsioni, anticipazioni di piaceri e dolori, con dei segni.

Mediante tali mezzi l'uomo può fare grandi cose nel bene e nel male, cioè grande bene e grande male, molto bene e molto male, mentre gli altri animali sono molto limitati in tal senso. Per esempio, gli animali non umani non possono scatenare guerre tra popolazioni; infatti le loro guerre sono normalmente solo contro singoli individui (della loro o di altre specie).

Inconscio, amici e nemici

L'inconscio è un ecosistema virtuale popolato da amici (ovvero collaboratori) più o meno gelosi, e da nemici (ovvero concorrenti) più o meno leali.

La classificazione di ciascun ente inconscio in amico o nemico può essere più o meno univoca o ambigua, e più o meno variabile.

Per l'inconscio l'amicizia e l'inimicizia sono sempre reciproche, nel senso che se io considero una certa persona mia nemica, mi aspetto che a sua volta quella persona mi consideri suo nemico, e viceversa.

Il nostro comportamento verso gli altri è regolato dalla mappa inconscia delle nostre amicizie e inimicizie.

Cose relative e cose assolute

In natura, nessuna cosa ha un nome, né un significato né un valore indipendentemente dagli uomini. Sono questi che danno alle cose nomi, significati e valori come loro conviene, diversi da cultura a cultura, e perciò nomi, significati e valori possono cambiare, ovvero sono sempre relativi. Ciò che invece in natura esiste indipendentemente dagli uomini sono le strutture fisiche e biologiche, che definiscono le relazioni e interazioni tra le parti che costituiscono i sistemi viventi e non viventi ai vari livelli strutturali. A differenza dei nomi, significati e valori, che sono sempre relativi, si può dunque affermare che le strutture fisiche e biologiche siano assolute, e che tutto ciò che avviene dipende da esse, ovvero è relativo ad esse.

Cos'è una relazione (ecologica, sociale, formale ecc.)

Le seguenti riflessioni sono il risultato di una mia libera elaborazione del pensiero di Gregory Bateson.

Tra due entità (persone, altri esseri viventi o cose) esiste una relazione (unilaterale o bilaterale) quando in almeno una di esse c'è un algoritmo di comportamento che "riguarda" l'altra, nel senso che risponde in certi modi "programmati" alle azioni e/o posizioni (spaziali o attitudinali, reali o percepite) dell'altra.

In altre parole, c'è relazione tra due entità quando i comportamenti e le posizioni dell'una sono influenzati (in modi non casuali, ma logici e sistematici) dai comportamenti e dalle posizioni dell'altra.

Una relazione è dunque definibile come un particolare modello (in inglese, "pattern") di interazioni unidirezionali o bidirezionali (ovvero "circolari") tra due entità, tenendo presente che ogni entità può avere relazioni (simili o diverse) con molte altre entità.

In conclusione, a mio parere, capire una relazione significa capire gli algoritmi (consci o inconsci) che la regolano.

Il dilemma del prigioniero ecologico

Ispirato dal famoso "dilemma del prigioniero" descritto in tutti i trattati di sociologia, mi è venuta in mente la seguente riflessione.

Sembra confermato da (quasi) tutta la comunità scientifica che il pianeta è condannato ad un graduale macroscopico esaurimento delle risorse vitali se non correggiamo rapidamente i nostri consumi e il nostro stile di vita. Vedi https://it.wikipedia.org/wiki/Impronta_ecologica

Il dilemma è dunque: se riduco la mia impronta ecologica e gli altri non lo fanno, non avrò evitato la catastrofe planetaria, ma avrò solo rinunciato a comodità a vantaggio di coloro che non vi rinunceranno.

Ora, siccome la maggior parte della gente si disinteressa dei problemia ecologici, non potendo evitare la catastrofe, forse mi conviene continuare a vivere come ho sempre fatto.

Con questa logica la catastrofe è assicurata, anche perché i politici cercano di compiacere le masse, le quali non si interessano di problemi di livello superiore a quello dei propri interessi individuali, e nessuno stato è disposto a rinunciare alla propria sovranità a favore di una ipotetica autorità di livello superiore

Interazioni con esseri viventi vs. con macchine intelligenti

L’uomo ha un bisogno innato di interagire simbioticamente con altri esseri viventi e trae piacere da tali interazioni quando queste danno luogo ad una cooperazione.

La tecnica in generale, e l'informatica in particolare, hanno dapprima facilitato le interazioni naturali e reali, ma hanno poi finito per sostituirle (parzialmente o totalmente) con altre artificiali e virtuali.

Infatti oggi l’uomo interagisce sempre più con computer e macchine automatiche e sempre meno con esseri viventi e ambienti naturali.

A mio parere, le interazioni “meccaniche” non solo non soddisfano a sufficienza il bisogno genetico di interazione (causando frustrazioni), ma mettono l’uomo sempre più a rischio di essere controllato e manipolato su vasta scala da algoritmi creati non per il suo bene, ma per quello di altri.

Inoltre l’uomo, mentre impara ad interagire con le macchine, rischia di disimparare ad interagire con i suoi simili in modo “naturale”, ovvero non mediato dalle macchine stesse.

In conclusione, dovremmo vigilare affinché l’uso dell’informatica e delle telecomunicazioni non ci induca a rinunciare alle interazioni naturali, reali e dirette con altri esseri viventi, le sole in grado di farci stare "realmente" bene se scelte e gestite appropriatamente.

Utilità e funzionalità

Quando parliamo di utilità, riferendoci sia a cose che a persone, intendiamo normalmente (e giustamente) la capacità e la disponibilità (di una certa cosa o persona) di servire ad uno scopo, di soddisfare un bisogno o di recare un vantaggio, a favore di qualcuno.

Se ci si limita a una tale definizione, a mio avviso si trascura il fatto che una cosa o persona possa essere utile ad un’altra persona (il beneficiario) non solo o non tanto in quanto portatrice di vantaggi o servizi per il beneficiario, ma in quanto avente una certa funzione in un sistema (in senso ecologico e/o cibernetico) nel quale il beneficiario vive e di cui ha bisogno per vivere.

La funzione così intesa costituisce dunque un’utilità indiretta, la cui importanza potrebbe essere decisiva per il sistema e quindi per il bene del suo beneficiario o utente, specialmente quando il beneficiario o utente è parte del sistema stesso.

Questa riflessione, che nasce da una visione ecologica e sistemica della vita, della natura  della società, dovrebbe indurci a ritenere utili tante cose che a prima vista non ci sembrano tali, solo perché non ci “servono” direttamente, ma lo sono in quanto hanno una funzione nel sistema da cui la nostra vita dipende.

Il ruolo dell'io cosciente

Premessa: ciò che segue non descrive quello che normalmente avviene nella mente umana (infatti avviene normalmente tutt'altro), ma ciò che io considero salutare e auspicabile, ovvero un ideale di saggezza.

L'io (inteso come io cosciente) non è il padrone della vita della persona (intesa come l'insieme di corpo e mente o psiche) ma il suo servitore e aiutante. Esso non può e non deve decidere liberamente cosa fare della "sua" persona o cosa farle fare, ma le sue decisioni devono essere prese per il bene e l'interesse di essa, ovvero per soddisfare i suoi bisogni e le sue richieste, che sono espressione della sua natura.

L'io deve mettersi al servizio della persona che lo ospita. La persona comunica con il suo io e gli segnala i suoi bisogni e le sue richieste attraverso i sentimenti e le emozioni (che includono piacere, dolore, desideri, paure, attrazioni, repulsioni, amore, odio ecc.). Perciò l'io deve essere sempre in ascolto di questi e fare il possibile per soddisfarli, così come deve cercare di soddisfare gli enti esterni da cui dipende la vita la della sua persona, ovvero le altre persone e l'ambiente naturale.

L'io può e deve anche comandare se stesso e gli altri, ma deve farlo soltanto per obbedire alla sua natura interna e a quella esterna, che sono inseparabili ed in continua interazione, così come lo stesso io è in continua interazione con il resto della mente, della psiche e della persona, che sono inseparabili.

La conoscenza e la ragione debbono aiutare l'io a stabilire priorità e scegliere, momento per momento, a chi obbedire, chi servire, chi ascoltare, chi seguire, chi ignorare, a chi ribellarsi e chi combattere per il bene della persona e delle persone e cose da cui essa dipende.

Sia fatta la volontà di chi?

Un verso del Pater Noster auspica che sia fatta la volontà di Dio, e mi sembra cosa buona e giusta, perché se Dio è davvero Dio, ossia il creatore e padrone del mondo, allora fare qualcosa contro la sua volontà non può essere che disastroso. Tuttavia conoscere la volontà di Dio è cosa quanto mai difficile, se non impossibile.

Dobbiamo allora contentarci di conoscere, per quanto ci sia possibile, le volontà degli esseri non viventi (ovvero le leggi della fisica) e di quelli viventi (ovvero le leggi della biologia). Il problema è che le volontà degli esseri viventi sono molto spesso poco conosciute e mistificate, oltre che conflittuali e competitive, a tutti i livelli di organizzazione della vita, (cellula, organo, organismo individuale, famiglia, comunità, nazione ecc.).

L'uomo si trova in mezzo ad una quantità di esseri dotati di motivazioni più o meno simbiotiche, sinergiche o conflittuali e, essendone esso stesso dotato,  ha la capacità, e spesso la necessità, di scegliere con quali altri esseri allearsi e quali combattere, per soddisfare le proprie volontà. Inoltre l'uomo ha perfino la capacità di alterare le proprie volontà per adattarle a quelle altrui.

La vita sociale è dunque il risultato di interazioni più o meno cooperative od ostili, tra volontà diverse.

Succede inoltre che per ogni coppia di esseri viventi, come ad esempio due esseri umani A e B, vi sia una triade affettiva ABC per ogni entità C conosciuta da A e da B, verso la quale A e B hanno una disposizione affettiva più o meno positiva o negativa, che può essere più o meno concordante (p.e. quando sia A che B amano o odiano C) o contrastante (per esempio quando A ama C mentre B odia C, o viceversa). Ne consegue che se il segno dell'affetto AC è diverso dal segno dell'affetto BC, l'affetto AB tende ad essere negativo; al contrario, se gli affetti AC e BC sono dello stesso segno, l'affetto AB tende ad essere positivo, a meno che non vi sia competizione tra A e B per ottenere i favori di C.

Riepilogando, la vita di un essere vivente è resa problematica dalla presenza di tante volontà, sia all'interno che all'esterno dell'individuo, le quali possono essere più o meno antagoniste e richiedono scelte difficili e conflittuali. Infatti non si può stare in pace e armonia con tutti, ma bisogna scegliere con chi allearsi e chi combattere, altrimenti si rischia di diventare preda o servi di qualcuno. E allora, se dobbiamo essere servi, conviene scegliere intelligentemente i padroni migliori.

L'io cosciente si è infatti sviluppato nella filogenesi dell'Homo Sapiens per servire l'organismo, non per dominarlo, ed il suo primo compito è quello di stabilire quali volontà e bisogni interni ed esterni servire, quali ignorare e quali combattere.

Come risolvere i problemi

Per risolvere efficacemente un problema difficile, ritengo utile considerarlo come una serie di problemi interconnessi, da indagare con un approccio sistemico, socio-ecologico e complesso.

In primo luogo, è necessario rilevare le cause, gli effetti e le relazioni di causa-effetto che caratterizzano il problema da risolvere, esaminando i comportamenti di tutte le parti che interagiscono nel sistema in cui il problema si manifesta. Vale a dire che occorre indagare i meccanismi per cui il sistema (nel suo insieme) risponde in modi indesiderati o insoddisfacenti a certe cause, ovvero a certi eventi.

In secondo luogo, è necessario concepire uno o più cambiamenti nel sistema, tali da evitare e/o modificare le cause dei problemi oppure da inibire o modificare i meccanismi di risposta del sistema alle cause stesse. I cambiamenti devono tuttavia essere compatibili con la struttura delle parti del sistema che ne sono affette.

In terzo luogo, è necessario realizzare effettivamente i cambiamenti concepiti, superando eventuali resistenze al cambiamento da parte di una o più parti del sistema. Il superamento delle resistenze è particolarmente importante nei sistemi viventi. Infatti gli organismi e i loro organi hanno un istinto di autoconservazione che normalmente si oppone ad ogni tentativo di modifica della propria struttura, istinto che li induce a rigettare ogni inserimento di componenti estranee o eterogenee.

È ovvio che i problemi non saranno risolti (o potranno persino aggravarsi) se i cambiamenti risolutivi non sono realizzabili, sono insufficienti o controproducenti, oppure se l'analisi delle cause e/o dei meccanismi di risposta del sistema è errata o insufficiente.

Gli errori più comuni che facciamo nell'affrontare i problemi sono, da una parte, non usare un approccio sistemico e socio-ecologico, dall'altra, sottovalutare la complessità dei problemi e dei sistemi in questione.

Infatti a volte ignoriamo alcune delle parti e alcuni dei meccanismi in gioco nel sistema. Inoltre, spesso trascuriamo il fatto che ogni causa è conseguenza di un'altra causa (più o meno nota), e non consideriamo che la risposta di un sistema ad una certa causa può retroagire sulla causa stessa, modificandola e rendendo la soluzione inefficace. Per esempio, è ciò che avviene con l'uso di antibiotici che causano mutazioni negli agenti patogeni tali da renderli immuni agli antibiotici stessi.

A mio parere, ciò che rende più difficile la soluzione di un problema è, oltre alle caratteristiche del problema in sé, il mancato riconoscimento della sua complessità in senso sistemico. A ciò si aggiunge il fatto che spesso il problema da risolvere è mal definito, o che sia un "falso" problema dietro il quale si nascondono quelli veri.

Una volta definito correttamente il problema, prima di cominciare ad ipotizzare soluzioni, è utile porsi una serie di domande le cui risposte possono indicare in quali direzioni cercare le soluzioni stesse.

Concludendo, è difficile risolvere un problema che non sia stato indagato e compreso in modo esauriente.