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Riflessioni di Bruno Cancellieri su

Essere

23 articoli tratti dal blog "Il mondo visto da me"

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Essere e appartenere

Appartengo, dunque sono.

Sentimenti ed esistenza

Soffro e godo, dunque sono.

Essere vs. rappresentare

Rappresentare non significa essere.

Esistenza e relazione

Io esisto solo in relazione a qualcos'altro.

Essere ed equazione

Ogni volta che usiamo il verbo essere scriviamo un'equazione.

Essere, fare, giudicare

Non giudicare l'essere, ma le conseguenze del fare e del non fare.

Sull'uso del verbo essere

Il verbo più usato è «essere», ma pochi sanno cosa significhi e cosa implichi.

Sull'assoluta relatività dell'essere

L'essere, in senso identitario, è sempre relativo. Infatti nessuno è la stessa cosa per tutti.

Il pericolo dell'essere se stessi

Puoi essere te stesso senza pericolo solo se la persona con cui interagisci tollera ciò che sei.

Cosa siamo?

Ognuno, ogni cosa, è ciò che è capace di fare, ovvero è i modi in cui è capace di agire e reagire al suo interno e verso l’esterno.

Essere vs. accadere

Si può osservare e misurare l'accadere, non l'essere. L'accadere consiste in una interazione. L'essere è ciò che immaginiamo in seguito all'accadere.

Psicoterapia del non essere

Credo che l’astensione dall’uso del verbo essere, e la sua sostituzione con verbi che esprimono relazioni e interazioni possono costituire una psicoterapia più efficace di tante altre.

Essere vs. consistere in

Se sostituissimo sempre il verbo «essere» (in senso identitario) con il verbo «consistere in», forse i nostri discorsi diventerebbero più chiari e più pragmatici. Proviamo dunque, invece di dire "cosa è X"? a dire: "in cosa consiste X?"

Le conseguenze dell’essere

Se proprio vogliamo parlare di essere (o di Essere), io chiedo: quali sono le sue conseguenze? Infatti l’essere esiste solo se ha conseguenze, cioè effetti, implicazioni, relazioni, funzioni, interazioni. In altre parole, un essere che non ha nessuna di tutte queste cose non esiste, o è, a tutti gli effetti, come se non esistesse.

Essere per interagire

L’essere (o l’Essere, se qualcuno preferisce l’iniziale maiuscola) non è fine a se stesso, ma all’interazione con il resto del mondo, senza la quale nulla può esistere. Dimmi come interagisci e ti dirò chi sei. In realtà l’essere non esiste. Esiste solo l’interagire. In altre parole, una cosa “è” i modi in cui interagisce col resto del mondo.

Sulla relatività dell'essere

L'essere, cioè il fatto di essere qualcosa, è sempre relativo ad altri o ad altre cose. Infatti "essere" è sempre essere-per-qualcuno o essere-per-qualcosa. Essere per se stessi non significa nulla, anche perché nulla esiste che non interagisca con qualcos'altro e nessun essere (vivente o non vivente) è indipendente dall'ambiente in cui vive, se non altro per la forza di gravità. Comunque, "essere" ed "esistere" sono sinonimi.

Essere, fare, forme e differenze

L'essere è il soggetto del fare. Un essere che non faccia nulla non esiste in quanto non ha effetti, ovvero non causa differenze. Un essere si caratterizza dal suo fare, dagli effetti del suo fare (cioè dalle differenze che causa), e dalla sua forma. Anche le forme hanno effetti in quanto informano, e le informazioni causano differenze. Dunque non chiedere cosa una cosa sia, ma cosa faccia, che forme abbia e quali differenze causi.

Sull'esistenza delle cose

Qualsiasi cosa pensata, anche se irreale, esiste e agisce. Infatti esiste nella mente di chi la pensa, e agisce in essa, anche se non esiste e non agisce al di fuori di essa. Ciò che esiste in un una mente influenza il comportamento della persona a cui la mente appartiene.

D'altra parte, tutto ciò che esiste al di fuori della persona, ma non interagisce con essa, non influenza il suo comportamento, come se non esistesse.

Sulle prove dell’inesistenza di Dio e di altre amenità

Non ha senso dimostrare l'inesistenza di qualcosa (per esempio "Dio"), tanto meno se non si specifica il luogo fisico in cui la cosa non esisterebbe e le sue caratteristiche fisiche, indispensabili per poterla riconoscere.

Le dimostrazioni si applicano solo alle esistenze, non alle non esistenze.

Insomma, dire che non c'è prova dell'inesistenza di X è una sciocchezza, e questo vale per qualsiasi valore di X, incluso Dio, Babbo Natale, Pinocchio ecc.

Essere e divenire

Separare l'«essere» dal «divenire» mi pare un grave errore, perché non è possibile l'essere senza il divenire, e viceversa. In altre parole, essere e divenire sono la stessa cosa, come pure il tempo individuale e quello storico. La chiave per capire la realtà, il mondo, la storia, la psiche, è il concetto di relazione, ovvero di interazione. Il concetto di «essere» è totalmente sterile se esaminato indipendentemente delle interazioni e dalle relazioni, dalle cause e dagli effetti.

Essenzialismo vs. relazionismo

La maggior parte della gente descrive il mondo in termini qualificativi, distinguendo cose, persone e idee in buone o cattive, belle o brutte, vere o false, amiche o nemiche, gradevoli o sgradevoli, come se fossero categorie essenziali, ovvero assolute e immutabili.

Una minoranza di persone, invece, spiega il mondo in termini sistemici, ovvero mediante concetti dinamici e mutevoli come bisogni, desideri, interessi, relazioni, funzioni, interazioni, nell'ambito di sistemi ecologici.

Sull'impossibile uguaglianza delle cose

Il segno di uguale, che esprime equazioni tra due termini, si può applicare soltanto a numeri, forme, o qualità. D'altra parte una forma è costituita da numeri, ovvero da una formula in cui certi numeri vengono messi in relazione tra loro, e una qualità consiste nella quantità o frequenza di certe forme.

Ciononostante, il verbo essere è spesso usato come segno di uguale tra entità che non sono né numeri, né forme, né qualità.

Ciò è insensato, dato che due cose separate non possono mai essere la stessa cosa. Infatti è lecito dire che sono uguali soltanto due numeri, due forme o due qualità che si riferiscono a certi aspetti di due cose diverse.

In altre parole, anche se due cose hanno la stessa forma o le stesse qualità, esse non sono per questo uguali. Le loro forme e qualità possono essere uguali, ma esse occupano luoghi e/o tempi diversi, pertanto restano sempre due cose diverse.

Ergo sum

Consumo, ergo sum.
Dialogo, ergo sum.
Interagisco, ergo sum.
Collaboro, ergo sum.
Manifesto, ergo sum.
Guido, ergo sum.
Seguo, ergo sum.
Vendo, ergo sum.
Regalo, ergo sum.
Ricevo, ergo sum.
Rubo, ergo sum.
Compro, ergo sum.
Chiedo, ergo sum.
Obbedisco, ergo sum.
Distruggo, ergo sum.
Punisco, ergo sum.
Controllo, ergo sum.
Possiedo, ergo sum.
Faccio del male, ergo sum.
Faccio del bene, ergo sum.
Cerco, ergo sum.
Scelgo, ergo sum.
Divido, ergo sum.
Unisco, ergo sum.
Partecipo, ergo sum.
Condivido, ergo sum.
Giudico, ergo sum.
Aggredisco, ergo sum.
Combatto, ergo sum.
Mi sacrifico, ergo sum.
Pulisco, ergo sum.
Scrivo, ergo sum.
Disegno, ergo sum.
Cambio, ergo sum.
Penso, ergo sum.
Mangio, ergo sum.
Lavoro, ergo sum.
Soffro, ergo sum.
Piango, ergo sum.
Mi drogo, ergo sum.
Mi masturbo, ergo sum.
Faccio l'amore, ergo sum.
Abbraccio, ergo sum.
Amo, ergo sum.