Guai a chi non sa mentire!
Le parole servono a mentire.
Solo gli ingenui sono sinceri.
Credere in falsità ci rende falsi.
La verità è nuda, la falsità vestita.
Le falsità uniscono più delle verità.
L'amore è il sentimento più mistificato.
La filosofia serve a svelare gli inganni.
Chi non dice mai bugie non è sano di mente.
Le falsità si dividono in inganni e illusioni.
L'uomo è un animale costretto ad essere sociale.
L'uomo è un animale che crede nelle sue finzioni.
L'uomo è un animale bugiardo, che nega di esserlo.
Per molti le verità sono noiose, le falsità eccitanti.
Cosa dirò e cosa nasconderò alle persone che incontrerò?
La società è così falsa che solo chi sa mentire sopravvive.
La verità è pericolosa. Per questo la falsità è così popolare.
Se ti dicessi che sei stupido, falso e cattivo, cosa mi diresti?
Per l'inconscio è meglio condividere falsità che non condividere nulla.
La verità è irritante per chi vive nella menzogna e nell'autoinganno.
Più che ad affermare verità, la filosofia dovrebbe servire a svelare falsità.
Il vero e il falso sono mescolati così bene che la pura verità è incredibile.
L'uomo tende a considerare vero ciò che gli piace, e falso ciò che non gli piace.
Una comunità può essere basata sul comune credere in un comune insieme di falsità.
Ogni volta che sento o vedo un messaggio pubblicitario, perdo un po' di fiducia nell'umanità.
Sapere che certe idee sono false è più importante che sapere che certe altre idee sono vere.
L'uomo è lacerato dal conflitto tra il bisogno di conoscere la verità e quello di nasconderla.
Fingersi stupidi richiede una grande intelligenza, e fingersi pazzi un grande equilibrio mentale.
La verità è molto più complessa e imbarazzante delle falsità. Per questo la falsità è più popolare.
Quanto più una verità è semplice tanto più è falsa. Ma anche una verità complessa può essere falsa.
Se non avessimo bisogno e paura gli uni degli altri non saremmo possessivi, né vili, né violenti, né falsi.
Non si può dimostrare la verità né la falsità di una proposizione il cui significato non sia chiaro e univoco.
Ogni cultura è un miscuglio di verità e falsità. Il nostro compito è quello di distinguere le prime dalle seconde.
Dire a una persona che ciò in cui crede è falso equivale a dirle che essa funziona male. Insomma è una offesa grave.
A forza di mentire e di cercare e inventare prove della verità delle nostre menzogne, finiamo per crederci anche noi.
La psicologia è importante almeno quanto la filosofia, perché ogni conoscenza è soggetta agli autoinganni della mente.
Ognuno racconta i fatti in modo tale che la propria figura risulti buona e giusta.
Senza il linguaggio saremmo meno sapienti e meno intelligenti, ma anche meno stupidi perché non crederemmo a tante falsità.
Gli esseri umani, me compreso, mi fanno pena perché sono costretti a mentire e a credere alle menzogne altrui e alle proprie.
Per essere amato, un essere umano è disposto a fare qualsiasi cosa, buona o cattiva, e a credere in qualsiasi cosa, vera o falsa.
L'uomo è disposto a credere in qualsiasi cosa che comporti premi, vantaggi, piaceri o conforto per chi crede, o punizioni per chi non crede.
L'amore divino è un grande imbroglio di certe religioni. Il trucco è questo: se non credi che Dio ti ami, lui ti punisce, quindi è meglio crederci.
Ignorare o denunciare le falsità, questo è il dilemma. Denunciarle significa inimicarsi coloro che vi credono, ignorarle essere complici di un inganno.
Conoscere il pensiero dei grandi della storia della filosofia è utile in quanto ci permette di denunciare con competenza i loro errori e le loro lacune.
Nascondere il disprezzo è stressante specialmente per le persone più sincere. Per questo molti si astengono dal disprezzare anche le cose più spregevoli.
A volte non riusciamo a capire un discorso semplicemente perché è falso. Non comprendere una falsità ci salva dall'essere ingannati e dal propagare l'inganno.
Il massimo della ciarlataneria è la promessa del Paradiso come ricompensa per l'obbedienza alle disposizioni di chi si presenta come intermediario tra Dio e l'uomo.
Se vi dicessi che sono felice fareste bene a dubitarne. Infatti potrei dirlo (e crederci mentendo a me stesso) per ostentare una mia presunta superiorità filosofica.
La ragione per cui non conviene mentire (salvo eccezioni) non è di ordine morale, ma pragmatico. È che la menzogna, se scoperta, fa perdere credibilità al mentitore.
È pericoloso dire a uno stupido che è stupido, a un ignorante che è ignorante, a un incapace che è incapace, a un immorale che è immorale. Perciò la sincerità è rara.
Il discorso del ciarlatano: tu stai male a causa di una certa, semplice causa e io posso indicarti o fornirti gli strumenti per eliminare o neutralizzare quella causa.
Ci sono persone che mentono sapendo di mentire e altre che mentono non sapendolo, ovvero ignorando che ciò che vedono, pensano e dicono è totalmente o parzialmente falso.
Tra la maggior parte degli umani c'è un tacito accordo per cui nessuno vede la falsità dell'altro, né la propria. Questa è la base del rispetto reciproco e dell'autostima.
Il filosofo studia ciò che appare, lo psicologo ciò che è nascosto, il filosofo cerca le verità, lo psicologo le falsità, specialmente quelle involontarie e inconsapevoli.
Tutti i ciarlatani, in mezzo alle falsità, dicono qualcosa di sensato e ovvio, facile da capire, con cui non è possibile essere in disaccordo, altrimenti nessuno li seguirebbe.
La ragione dovrebbe sempre diffidare di se stessa. Lo stesso vale per l'io cosciente. Tuttavia, la ragione e l'io cosciente dovrebbero sempre diffidare di chi si oppone altre loro affermazioni.
L'arma vincente di ogni ciarlatano consiste nell'inserire qualche perla d'incontestabile verità e saggezza tra le falsità e le fantasie. Lo stesso vale per le sacre scritture di molte religioni.
Molto di ciò che ci viene detto è parzialmente o completamente falso, e molte cose importanti ci vengono nascoste. Queste considerazioni dovrebbero essere la base di ogni ricerca filosofica e psicologica.
Per quanto riguarda la conoscenza, l'uomo non ha bisogno di verità ma di approvazione e di condivisione. Infatti per un essere umano è meglio condividere una falsità che non poter condividere una verità.
Uno dei mali dell'attuale civiltà occidentale è la massa di false promesse di felicità da cui siamo circondati, promesse che si contendono la nostra attenzione per venderci qualcosa o indurci a sostenere certi leader.
L'uomo ha bisogno di certezze perché ha bisogno di condividere saperi, e le incertezze non si possono condividere. Perciò per l'inconscio è meglio avere false certezze condivisibili che sincere incertezze non condivisibili.
La maggior parte dell'umanità si è fatta sempre imbrogliare da sacerdoti, teologi, ciarlatani, cattivi filosofi, cattivi psicologi ecc. Di questo non si è mai preoccupata. Ora si preoccupa di essere imbrogliata da un computer?
Non mi fido degli "interpreti" della Bibbia. Mi pare che cerchino di confondere, cioè mistificare, ciò che per me è terribilmente chiaro. In altre parole, mi pare che cerchino di imbrogliarci per farci accettare l'inaccettabile.
La diffusione di fake-news più o meno mascherate da buone intenzioni è un virus che attacca le menti, si replica e danneggia la società. E’ un dovere morale denunciare tale fenomeno e coloro che ne sono responsabili attivi o passivi.
L'uomo è l'animale più stupido e malvagio, specialmente quando è organizzato in società, in quanto crede nelle cose più assurde e teme le verità che lo riguardano. Oggi in Nigeria un uomo è stato condannato a 24 anni di reclusione per blasfemia.
Non dobbiamo mai escludere la possibilità che una certa persona (qualunque persona, anche quelle che ci amano) ci inganni. Perché molti ingannano inconsciamente e involontariamente se stessi e gli altri. Perché siamo tutti ingannati e ingannatori.
Siamo circondati, sommersi da falsità, a cominciare dalla pubblicità commerciale, dalla propaganda politica, dal proselitismo religioso e dalle opinioni delle masse amplificate dai social media. È difficile difendersi da tante falsità senza isolarsi.
Posso anche ammettere che esista un Dio creatore, ma chi parla di Dio attribuendogli piani, fini, intenzioni, desideri, volontà, pensieri o azioni ritengo sia un ciarlatano. Dio, se esiste, non è conoscibile. Pertanto descriverlo è un imbroglio o una fantasia.
Yuval Harari ci insegna che, da sempre, ciò che unisce gli umani e permette l'organizzazione sociale è la condivisione, non di verità, ma di narrazioni, indipendentemente dal loro grado di verità. Anzi, si è visto in molti casi che le falsità uniscono più delle verità.
L'ignoranza e la falsità sono contagiose, anzi, epidemiche. Intere popolazioni possono esserne affette, con percentuali di casi vicine al 100%. L'ignoranza e la falsità si trasmettono soprattutto attraverso l'educazione familiare e scolastica, e i mezzi di comunicazione di massa.
Ciò che dice un singolo scienziato può essere più o meno vero, ma ciò che dice la maggioranza degli scienziati è molto probabilmente vero. D'altra parte, la probabilità che la maggior parte degli scienziati dicano falsità è molto più bassa della probabilità che le dica un amico.
Noi tendiamo a pensare che se una persona ha detto alcune cose vere e importanti, tutto ciò che quella persona dice sia vero e importante, e viceversa, se una persona ha detto alcune cose false o non importanti, tendiamo a pensare che tutto ciò che essa dice sia falso o non importante.
Ci sono due tipi di falsità: quelle che affermano l'esistenza di qualcosa che non esiste, o l'inesistenza di qualcosa che esiste, e quelle che considerano una parte della realtà affermando che sia la sola rilevante, ignorando o nascondendo altre parti che contraddicono le loro affermazioni.
Ci sono due tipi di falsità: (1) quelle che affermano l'esistenza di qualcosa che non esiste o l'inesistenza di qualcosa che esiste, e (2) quelle che prendono in considerazione una parte della realtà affermando che sia la sola rilevante, ignorando o nascondendo altre parti che la contraddicono.
I mezzi di comunicazione di massa, e specialmente internet, di gran lunga il più potente, sono immensi spazi popolati da simulacri di esseri umani che si contendono la nostra attenzione, il nostro denaro e/o il nostro sostegno con false promesse di piacere o di sicurezza.
La percezione della realtà è il risultato di inquadrature, filtri e trasformazioni di informazioni, come avviene nella fotografia. In tal senso una fotografia è una falsa (oltre che ridotta) riproduzione della realtà. A maggior ragione è falsa la nostra percezione. Spesso consiste in "fotografie" ritoccate e in fotomontaggi.
Da quando siamo nati, innumerevoli persone, direttamente o indirettamente, ci dicono ciò che è vero, ciò che e buono, ciò che e bello e i loro contrari, e ci danno consigli e raccomandazioni, spesso contrastanti. A chi credere? Con quale metodo possiamo distinguere il vero dal falso, l'utile dall'inutile, il benefico dal nocivo?
Purtroppo non conviene dire a una persona che è ignorante, stupida, falsa o cattiva, perché si offenderebbe e reagirebbe aggressivamente. Pertanto viviamo nella paura di giudicare, e di conseguenza rispettiamo la cattiveria, l’ignoranza, la stupidità e la falsità, con tutti i disturbi mentali e i problemi sociali che tale rispetto comporta.
Denunciare una falsa notizia è scortese verso chi crede sia vera, e anche un po' offensivo, in quanto implica che è stupido o ignorante chi ci crede. Invece diffondere una falsa notizia non è scortese, né offensivo, anzi, facendolo si ottiene la gratitudine e la stima di coloro che usano la falsa notizia per confermare le proprie idee e opinioni.
La società è sistematicamente falsa, perché la verità è politicamente scorretta. Infatti non possiamo dire agli altri cosa veramente pensiamo di loro, cosa veramente vorremmo da loro e cosa veramente saremmo disposti (e non disposti) a offrire loro. E siamo talmente abituati a mentire, che finiamo per credere alle nostre stesse menzogne.
La vita e il mondo sono troppo complessi e misteriosi perché un essere umano possa vivere una vita tranquilla e decidere cosa fare momento per momento con una certa sicurezza. Perciò abbiamo bisogno di inventare un mondo alternativo più semplice e di vivere come se quel mondo inventato fosse vero. È così che funzionano le religioni e certe filosofie.
Ci sono due tipi di conoscenze: positive e negative. Le prime riguardano ciò che è vero, le seconde le false conoscenze, cioè il sapere che certe cose che certe persone affermano, è falso. Le false conoscenze sono nocive nella misura in cui ci danno false idee (o mappe) della realtà, e di conseguenza ci inducono a fare false previsioni del futuro, e a comportarci in modi per noi svantaggiosi.
L'arte del ciarlatano consiste nel prendere idee di successo e combinarle in modo nuovo, con parole nove, dando l'illusione di dire qualcosa di nuovo. Il problema è che la maggior parte delle idee di successo sono falsità e fantasie. Il segreto del successo del ciarlatano è dunque quello di inserire qualche perla d'incontestabile verità e saggezza tra le falsità e le fantasie. Lo stesso vale per gli autori delle sacre scritture di molte religioni.
La cultura è piena di autori che insegnano falsità e sciocchezze facendo leva sull'ignoranza inconsapevole dei propri lettori. Questi falsi maestri hanno successo grazie al fatto che i lettori, a causa della loro ignoranza, li sopravvalutano. Fanno discorsi che non disturbano nessuno e non richiedono molta intelligenza per essere capiti, ma richiedono più intelligenza per vedere che si tratta di idee inutili, inconsistenti o nocive. Si tratta di ciarlatani che dicono anche cose sensate (come specchietti per le allodole) su uno sfondo di ciarlatanerie. Non faccio nomi per non offendere nessuno.
Le discussioni infinite sull'efficacia o meno dei farmaci omeopatici sono interessanti non tanto per capire se l'omeopatia funzioni o no, ma per dimostrare l'ostinazione dell'intelligenza umana nel sostenere tesi illogiche contro ogni evidenza reale.
La verità è che non ci sono prove scientifiche (cioè ripetibili) che un farmaco omeopatico sia più efficace di un placebo. D'altra parte è vero (cioè sceintificamente dimostrato) che i placebo hanno un effetto terapeutico. Ergo, se uno sostituisce la sostanza omeopatica con acqua senza farlo sapere al paziente e a quelli che lo curano, il risultato terapeutico non cambia.
Compito principale della filosofia e della psicologia dovrebbe essere quello di svelare le falsità, le dissimulazioni, gli inganni, le mistificazioni, le affermazioni infondate e quelle infalsificabili.
Purtroppo, però, in molti casi sia la filosofia che la psicologia contribuiscono a deformare la realtà e a proporne una inesistente, a vantaggio di qualcuno.
Uno dei modi di esercitare il potere è infatti quello di nascondere la verità e di far credere agli altri ciò che li induce a comportarsi in un certo modo favorevole all'autorità. Perché ogni autorità si fonda su una certa "verità".
Nei rapporti interpersonali ognuno cerca di capire o di interpretare i sentimenti e i pensieri altrui, e li giudica in quanto più o meno vantaggiosi o svantaggiosi rispetto alla propria persona.
Perciò ogni umano è portato a nascondere i propri pensieri e sentimenti verso gli altri, o a fingerli, al fine di evitare ostilità e punizioni nei casi in cui essi siano sgraditi alle autorità religiose o politiche, o alle persone della cui cooperazione egli ha bisogno.
La continua dissimulazione dei propri pensieri e e dei propri sentimenti conduce ognuno a credere alle proprie falsità e a rimuovere nell'inconscio ogni pensiero e sentimento intollerabile alle persone di cui non può fare a meno.
I saggi sono condannati alla solitudine perché sono rari, e gli stolti, che costituiscono la stragrande maggioranza della gente, vedono i saggi come strani, noiosi, provocatori, utopisti, esigenti, giudicanti, pignoli, rigorosi, austeri, presuntuosi, arroganti ecc.
Gli stolti amano gli umili, ma non i saggi. I saggi, infatti non sono umili, anche se sanno che conviene sembrarlo per essere accettati e amati.
Gli stolti si guardano bene dal diventare saggi perché per loro è meglio sbagliare insieme che avere ragione da soli. Perciò se appartenete a quel piccolo numero di persone che cercano di capire la natura umana, non fatevi illusioni: più la capirete e più sarete soli.
Gli stolti amano la falsa saggezza, quella dei ciarlatani (accademici e non), inutile, illusoria e spesso dannosa, ma facile da condividere. Perché per l'uomo ciò che conta non è la verità, ma la condivisione, fosse anche la condivisione di falsità. La verità è molto più complessa e imbarazzante delle falsità; per questo la falsità è più popolare.
A mio avviso, l'uomo "normale" (conforme alle norme di comportamento della propria comunità) non è autentico: è portatore di contraddizioni e falsità che nasconde agli altri e a se stesso, e non riesce a vedere le proprie incoerenze.
L'uomo normale ha paura di essere giudicato e di giudicare la maggioranza degli altri membri della propria comunità perché, se lo facesse, questa lo punirebbe emarginandolo. Si limita dunque a giudicare i suoi avversari (cioè quelli che la pensano diversamente da lui) e gli "anormali" (cioè le minoranze, i diversi, gli outsider, i capri espiatori e gli orditori di presunti complotti).
Affinché tutto questo fili liscio, tra gli uomini che condividono lo stesso tipo di "normalità" c'è un tacito accordo: ognuno si astiene dal vedere e dal criticare le contraddizioni e le falsità altrui, oltre che le proprie.
Infatti è difficile criticare gli altri senza criticare indirettamente anche se stessi, dato che noi umani siamo simili in quanto a bisogni, difetti e contraddizioni.
A differenza degli altri animali, che competono e/o collaborano francamente, gli umani competono continuamente in modo dissimulato, cercando di far passare la competizione per cooperazione, ingannando in tal senso non solo gli altri, ma anche sé stessi. Ciò avviene da quando esistono le religioni, le quali cercano di contenere la competizione a favore della cooperazione nell’ambito del gruppo a spese dei gruppi esterni, verso i quali la competizione viene invece premiata.
Inoltre, mentre gli altri animali competono apertamente usando forza bruta e minacce di violenza, gli umani competono usando, oltre alla forza fisica, ogni altra capacità di cui dispongono, come l’intelligenza, l’educazione, la bellezza, il denaro, la cultura, le narrazioni più o meno false, e perfino la morale. Dominanza e gerarchie sono tuttavia raramente esplicite, pur essendo implicitamente riconosciute da tutti, e oggetto di competizione a tutti i livelli.
Io credo che la competizione tra umani sia dovuta ad un istinto insopprimibile. Pertanto penso che sarebbe meglio per tutti se essa venisse esercitata in modo aperto e sincero, demistificato. Ci risparmieremmo parecchi disturbi mentali e molta infelicità.
L'uomo, come molte altre specie biologiche, è un animale competitivo (in senso intraspecifico), oltre che cooperativo.
Tuttavia la cultura occidentale, specialmente dopo l'affermazione del cristianesimo, tende a qualificare la competizione come immorale, col risultato che essa viene normalmente praticata in modi dissimulati e mistificati.
Infatti, gran parte dei comportamenti umani è motivata dalla competizione rispetto a gerarchie politiche, economiche, sociali, erotiche, intellettuali, razionali, scientifiche, accademiche, artistiche, mediatiche, religiose, sportive, biologiche, morali, estetiche ecc.
Tuttavia questa naturale competizione è, per il motivo suddetto, normalmente negata consapevolmente e ipocritamente, e/o rimossa inconsciamente (in senso psicoanalitico).
Tali negazioni e rimozioni possono dare luogo a disturbi mentali a causa del doppio vincolo tra, da una parte, la naturale (e auto-premiante) motivazione a competere, e, dall'altra parte, la gerarchia morale che loda (e a volte premia) chi meglio riesce a nascondere e a dissimulare la motivazione stessa (deprecando, e a volte punendo chi non vi riesce).
A mio avviso, l'uomo è, consciamente o inconsciamente, fondamentalmente falso in quanto ignora, nasconde, dissimula e mistifica alcune sue importanti motivazioni verso gli altri, specialmente se sono censurate dalla comunità di appartenenza.
Ciò vale soprattutto per quanto riguarda la competizione, ovvero il bisogno di superare gli altri nelle varie gerarchie (economica, intellettuale, morale, estetica, fisica ecc.) e quello di essere privilegiati o prioritari nella formazione delle relazioni, cioè nello scegliere i partner, nell'essere scelti come partner e nel respingere le persone concorrenti, antagoniste, disturbanti o comunque indesiderate (in quanto non conformi alle proprie aspettative o sfavorevoli rispetto ai propri interessi).
Invidia, gelosia, arrivismo, egoismo, narcisismo, razzismo e altri sentimenti e atteggiamenti considerati normalmente come "difetti" sono infatti molto più diffusi di quanto possiamo immaginare, anche se quasi nessuno crede o ammette di esserne affetto.
Fortunatamente, data la nostra interdipendenza, noi esseri umani siamo anche motivati a cooperare con gli altri per ottenere vantaggi comuni, motivazione che viene normalmente celebrata, esaltata e, a volte, premiata dalla comunità di appartenenza. Tuttavia anche la motivazione a cooperare può essere oggetto di dissimulazione, in quanto tendiamo a farla apparire più grande di quanto sia in realtà.
Insomma, siamo tutti, chi più, chi meno, ipociriti.
Se è vero che amore e odio sono sentimenti, e in quanto tali involontari, ne consegue che non siamo liberi di amare o di odiare chi vogliamo. Tutt’al più possiamo agire sulle cause ambientali e psicodinamiche che favoriscono in noi l’amore o l’odio, per esempio attraverso una psicoterapia.
Comunque sia, il fatto di vivere in società limita la nostra libertà di amare e di odiare chi vogliamo, perché siamo giudicati dagli altri anche per ciò (e per chi) amiamo e odiamo.
Infatti, se A odia B e non lo nasconde, B tiene conto di tale odio nel suo comportamento verso A. E’ infatti probabile che B, sentendosi odiato da A, lo odi a sua volta, e cerchi di punirlo in qualche modo per quel sentimento.
Ciò avviene spesso anche in caso di assenza di amore, ovvero in caso di indifferenza affettiva.
Per quanto sopra, chi vive in società è praticamente obbligato a nascondere i suoi sentimenti se questi non sono “politicamente corretti”, e/o a fingerne di “appropriati”, al fine di mantenere buoni rapporti con gli altri. Questi occultamenti e queste simulazioni cominciano in età infantile, e sono così frequenti da diventare automatismi, col risultato che non sappiamo più quali siano i nostri veri sentimenti verso gli altri.
Infine, nelle religioni, odiare Dio (o anche semplicemente non amarlo) è considerato un peccato grave, forse il più grave di tutti, e a causa di ciò nessun credente è libero di odiare Dio o di non amarlo, pena un castigo illimitato e inesorabile.
Da un punto di vista fisico, il mondo in cui viviamo è lo stesso per tutti, per cui possiamo dire che esso sia fisicamente condiviso. Purtroppo, però, esso non è necessariamente condiviso da un punto di vista psicologico, cioè per quanto riguarda il modo in cui il mondo viene percepito, conosciuto, compreso e apprezzato dai vari individui.
Infatti, quando parliamo di “visione del mondo” dobbiamo riconoscere che ognuno ha la sua, la quale è più o meno diversa da quelle altrui.
Tra i vari “aspetti” di una visione del mondo vi è l’idea di come debba essere una comunità ottimale, vale a dire quali dovrebbero essere i suoi principi, le sue forme, i suoi valori, e le sue gerarchie.
La coesistenza di una condivisione fisica del mondo con una non condivisione psicologica dello stesso è un fatto problematico, nel senso che genera non poche sofferenze ad ogni individuo, e innumerevoli conflitti di cui sono piene la storia dell’umanità o ogni storia personale.
A tal proposito dobbiamo prima di tutto osservare che per la maggioranza degli esseri umani il mondo “è” come ciascuno lo vede, e non come lo vedono gli altri, se lo vedono diversamente. In altre parole, per quasi tutti, ogni visione del mondo alternativa alla propria è falsa, irreale, incompleta o inutilmente più complicata.
Il motivo di tale opinione è che se un individuo A ritenesse che la visione del mondo da parte di B fosse più vera della propria, A si sentirebbe indegno di appartenere ad una comunità di persone sane di mente. Sarebbe per A una situazione catastrofica, talmente dolorosa che non potrebbe avere che due esiti: il primo, che è di gran lunga il più comune, sarebbe quello di rimuovere tale ipotesi a priori, cioè di non prenderla in considerazione. La seconda sarebbe quella di adottare la visione del mondo di B, cioè di fare di B il proprio maestro di vita.
Nella maggioranza dei casi, dunque, ogni individuo tende a non prendere in considerazione, e quindi a non rispettare, ogni visione del mondo alternativa alla propria, e di conseguenza a non rispettare come sapienti coloro che ne sono portatori.
Questa è mio avviso una delle principali tragedie dell’umanità.
«Ama il prossimo tuo come te stesso», è la regola fondamentale del messaggio cristiano.
Ebbene, io considero il cristianesimo una causa di schizofrenia e di ipocrisia di massa, proprio a causa del suo comandamento dell’amore. Infatti nei vangeli l’amore viene letteralmente comandato, obbligato, perfino l’amore verso i propri nemici, e chi non obbedisce a tale comandamento non può dirsi cristiano, e merita la punizione che Dio riserva a chi gli disubbidisce. Per di più i vangeli affermano che Dio ci ha amato e ci ama, e che dovremmo amare il prossimo anche per gratitudine verso di Lui.
Per un ateo come me, si tratta di un’assurdità, di una sciocchezze, di una follia. Ma per chi crede in Dio, e crede che Dio ci ami, e crede che Dio ci comandi di amare, è una tragedia che lo induce a disprezzare e odiare se stesso e gli altri. Infatti l’amore è un sentimento involontario e spontaneo, e non può essere ottenuto per effetto della volontà di obbedire a qualcuno, a qualcosa, o a se stessi.
Non ha senso dire a qualcuno “ti voglio amare”. O si ama o non si ama una persona, e l’amore può essere più o meno grande, più o meno ricorrente, mai totale, mai permanente. Ma Gesù ci ordina di amare tout court. Se io ordino a me stesso di amare, e l’amore non nasce, allora sono colpevole di aver disobbedito a Gesù, colpevole sia verso Dio, sia verso il prossimo, almeno verso il prossimo cristiano, che si aspetta di essere amato per un diritto sancito dallo stesso Dio. E allora mi sento in colpa, e mi disprezzo in quanto peccatore, in quanto empio. A questo punto il super-io mi viene in aiuto nascondendo a me stesso il fatto che non amo quasi mai gli altri, e illudendomi di amare gli altri anche se in realtà mi sono indifferenti, o li odio. Di conseguenza mostrerò a me stesso e agli altri un falso amore, e vivrò nell’angoscia che gli altri si accorgano della mia dissimulazione.
La cultura cristiana è caratterizzata dall’ipocrisia e dalla schizofrenia per quanto riguarda l’amore verso gli altri e verso lo stesso Dio, che nel profondo del nostro inconscio odiamo perché ci ha incatenati con un doppio vincolo: se non vogliamo amare gli altri siamo colpevoli di deliberata disobbedienza verso DIo; se vogliamo amare gli altri e non ci riusciamo (perché più spesso non ci riusciamo), siamo colpevoli di falsità dato che siamo costretti a simulare un amore inesistente. L’unica via d’uscita è l’ateismo, e il considerare l’amore né un dovere, né un diritto, ma come un evento più o meno fortunato, un fatto biologico, non religioso, né etico.
La cultura europea, almeno per la mia generazione, è ancora impregnata di cristianesimo, e costringe anche me a simulare amori che non provo, e a temere che la mia inautenticità venga scoperta.
Come ci dice il vocabolario Treccani, l’inganno consiste in una falsa opinione, un errore di valutazione, o una illusione.
In un inganno possiamo distinguere un emettitore (l’ingannatore), un ricevitore (l’ingannato), e un messaggio (o informazione) che asserisce una falsità presentandola come verità.
Un inganno può essere consapevole o inconsapevole. È consapevole quando l’emettitore sa che l’informazione comunicata è falsa, è inconsapevole quando l’emettitore crede che l’informazione comunicata sia veritiera pur non essendo tale.
Per definizione, noi crediamo che ciò in cui crediamo sia vero, altrimenti non ci crederemmo. Tuttavia può succedere che crediamo in falsità. Questo tipo di inganno può essere dovuto alla ricezione di una informazione falsa proveniente da una fonte che riteniamo affidabile, oppure da una erronea elaborazione mentale di una nostra esperienza. Nel secondo caso possiamo parlare di “autoinganno”. Il termine “inganni della mente” che costituisce il titolo del caffè filosofico di questa sera, è da intendersi, appunto, come “autoinganno”.
A mio avviso esistono due categorie di autoinganni: quelli non funzionali e quelli funzionali. Gli autoinganni non funzionali non hanno alcuna utilità, e sono dovuti ad errori involontari e inconsapevoli della mente o del sistema nervoso in generale. Gli autoinganni funzionali servono invece ad un certo scopo inconscio, che può essere quello di ottenere un piacere o di evitare un dolore.
Daniel Goleman, nel suo libro “Menzogna, autoinganno illusione", ci insegna che la nostra attenzione e i nostri pensieri non sono volontari, ma “pilotati” da meccanismi automatici inconsci il cui scopo è la ricerca del piacere e l’evitamento del dolore. Qui per dolore si intendono soprattutto l’angoscia, la paura, e lo stress mentale dovuti a incoerenze, contraddizioni, perdita di autostima, non conformità, emarginazione sociale, ecc. e per piacere s’intendono sensazioni di sicurezza, autostima, conformità, integrazione sociale, coerenza, non contraddizione ecc. In tal senso, l’errore che è alla radice dell’autoinganno consiste in lacune cognitive e salti di logica provocati dai meccanismi di cui sopra, per tutelare il benessere mentale del soggetto.
Gli autoinganni hanno generalmente una rilevanza sociale nel senso che possono essere funzionali al mantenimento di buone relazioni sociali. Infatti se viviamo in un ambiente sociale in cui la maggior parte degli altri credono in certe falsità, condividere le false credenze costituisce un fattore di coesione sociale, come ci spiega Yuval Noah Harari in questa citazione:
“Anche se dobbiamo pagare un prezzo per disattivare le nostre facoltà razionali, i vantaggi di una maggiore coesione sociale sono spesso così grandi che storie inventate normalmente prevalgono sulla verità nella storia dell’umanità. Gli studiosi lo hanno saputo per migliaia di anni, ed è per questo che [...] hanno dovuto scegliere se servire la verità o l’armonia sociale. Dovrebbero mirare a unire le persone facendo in modo che ognuno creda alla stessa falsità, o dovrebbero far conoscere la verità al prezzo della disunione? Socrate scelse la verità e fu condannato a morte. Le più potenti istituzioni sociali della storia (clero cristiano, mandarini confuciani, ideologi comunisti ecc.) hanno fatto prevalere l’unione sulla verità. Per questo erano così potenti.” [Yuval Noah Harari]
Tratto da https://www.nytimes.com/2019/05/24/opinion/why-fiction-trumps-truth.html
Anche Steven Pinker collega l’autoinganno alle emozioni e ai rapporti sociali, come spiegato nella seguente citazione:
"Trivers, portando alle sue logiche conseguenze la sua teoria delle emozioni, nota che in un mondo pieno di macchine rivelatrici delle falsità la miglior strategia è quella di credere alle proprie menzogne. Non puoi far scoprire le tue intenzioni nascoste se non pensi che siano le tue intenzioni. Secondo questa teoria dell'autoinganno, la mente cosciente nasconde a se stessa la verità per meglio nasconderla agli altri. Ma la verità è utile, e perciò dovrebbe essere registrata da qualche parte nelle mente, ben protetta dalle parti che interagiscono con le altre persone." [Steven Pinker]
Il tema dell’autoinganno mi sta molto a cuore perché lo ritengo fondamentale per comprendere la natura umana e i mali della società. Ad esso ho dedicato un lungo capitolo del mio libro “Psicologia dei bisogni” che vi invito a leggere per un approfondimento del tema stesso (https://psicologiadeibisogni.dardo.eu/autoinganno/).
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