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Riflessioni di Bruno Cancellieri su

Futuro

40 articoli tratti dal blog "Il mondo visto da me"

Indice delle monografie | Indice degli articoli per anno

Tutti morti

Prima o poi saremo tutti morti.

Da cosa dipende il futuro

Il passato e il caso determinano il futuro.

Futuro e noia

La vita sarebbe molto noiosa se conoscessimo il futuro.

Futuro e presente nella mente e nel corpo

La mente fa progetti mentre il corpo vive alla giornata.

Visionari e illusionari

Non dobbiamo confondere i visionari con gli illusionari.

Presenza del passato del futuro

Passato e futuro sono sempre presenti nella mente umana.

Quando la vita?

La vita è adesso. Il passato e il futuro sono solo idee.

Passato, caso, presente e futuro

Il passato e il caso determinano il presente e il futuro.

Sui sogni e le loro conseguenze

I sogni sono imprevedibili, come pure le loro conseguenze.

Immaginazione e creatività

Immaginare un futuro diverso dal presente stimola la creatività.

Pensare il futuro

Pensare il futuro è combinare in modo nuovo pezzi del proprio passato.

Relazione tra passato e futuro

Il passato e il caso determinano il futuro, sia nella realtà fisica che in quella mentale.

Sull’intelligenza

L'intelligenza è la capacità di prevedere il futuro sulla base del passato e del presente.

L'uomo e il futuro

L'uomo è forse l'unico animale capace di immaginare il futuro e di anticipare futuri dolori e futuri piaceri.

Facendo ciò che mi piace fare

Sto facendo ciò che in questo momento mi piace fare, anche se ciò potrebbe avere conseguenze per me spiacevoli nei giorni a venire.

Il futuro delle religioni

Cosa ci fa pensare che le religioni, che in passato hanno causato o permesso gravi atrocità, nel futuro ci aiuteranno a migliorare la società?

Scienza e previsione del futuro

La scienza può prevedere il futuro solo quando è in grado di misurare tutte le variabili che lo determinano. Una di esse, il caso, non è misurabile.

Il futuro dipende dal presente

Ciò che scelgo di fare in questo momento determinerà in parte il mio futuro e le opzioni che il futuro mi presenterà, tra cui potrò scegliere cosa fare.

A che serve l'io?

L'io serve, tra altre cose, a mediare tra i desideri del proprio corpo e quelli dei corpi altrui, e tra i bisogni attuali e quelli futuri (propri e altrui).

Cosa fa la mente quando non ha nulla da fare

Quando qui ed ora non abbiamo nulla da fare, nessun problema da risolvere, nessun compito da eseguire, la nostra mente immagina il futuro sulla base del passato.

Sul futuro che ci spetta

Se uno spirito ti dicesse che in futuro non potrai avere nulla di più di quanto già possiedi, ma alcune cose in meno, che faresti? Come vivresti? Saresti infelice?

Il futuro è in ciò che consumiamo

Da ciò che consumiamo (cose materiali e immateriali) dipende il futuro del pianeta, della società e di noi stessi. Scegliamo dunque con cura ciò che acquistiamo e usiamo.

Per un futuro sopportabile

Gli animali vivono solo nel presente, noi umani più nel futuro che nel presente. Infatti la maggior parte del nostro comportamento serve ad assicurarci un futuro (più o meno lontano) sopportabile.

Coscienza tra passato, presente e futuro

La coscienza è il processo in cui si confrontano le nuove esperienze con le precedenti, ciò che si vede e si sente nel presente con ciò che si è visto e sentito nel passato, confronto da cui scaturisce la previsione e il presentimento del futuro.

Conoscenza e previsione

La conoscenza dovrebbe servire a prevedere il futuro date certe caratteristiche del presente e certe ipotesi progettuali. Se uno non riesce a prevedere il futuro nonostante le sue conoscenze, vuol dire che queste non sono buone e/o non sono sufficienti.

Convenienza delle scelte

Le azioni che scegliamo di fare (o di non fare) in questo momento avranno una certa influenza (più o meno importante) su ciò che succederà (o non succederà) in futuro a noi e agli altri. Per questo è bene chiederci quanto e in che senso le nostre scelte siano convenienti per noi e per gli altri.

Prevedere emozioni future

La previsione, o aspettativa, di piaceri e dolori futuri è causa di piaceri e dolori presenti. Questa condizione ci lega al futuro e ci impedisce di vivere solo nel presente. Infatti, se non pensiamo al futuro siamo presi dalla paura di possibili futuri dolori che non stiamo cercando di impedire.

Corpo, mente, passato, presente e futuro

La mente proietta il futuro in base al passato, mentre il corpo vive il presente. Per il corpo, il passato e il futuro non esistono, esiste solo il presente. Per la mente il presente non esiste, esistono solo il passato e futuro. Per questo il corpo e la mente sono spesso in conflitto tra di loro.

Il mio futuro

Il mio futuro sarà determinato da un insieme di fattori:
- il mio passato
- il mio presente, ovvero le scelte e le azioni che sto facendo
- il racconto del mio passato e del mio presente, che faccio a me stesso e agli altri
- come gli altri risponderanno alle mie azioni e ai miei racconti
- il caso

Tra passato e futuro

E' difficile per noi esseri umani vivere nel presente senza essere condizionati dal passato e dall'idea del futuro, perché il nostro passato è ciò che siamo, il software del nostro comportamento che si è sviluppato nel corso della nostra esistenza, e il futuro è l'aspettativa del piacere e del dolore, che ci rende diversi dagli altri animali e rende possibile la civiltà, la cultura e l'etica. Si potrebbe dire che trascurare il futuro non sia umano.

Sapere vs. capire

Molti non capiscono ciò che sanno, o si illudono di capire ciò che non capiscono.

Capire significa scoprire perché avviene ciò che avviene, ovvero conoscere le molteplici cause dei fatti e le loro molteplici conseguenze.

Capire implica la capacità di prevedere il futuro in base a ciò che si è capito di ciò che è stato.

L'educazione, l'istruzione, non dovrebbero limitarsi a diffondere il sapere, ma anche aiutare a capire ciò che si sa.

Futuro e saggezza

Una differenza essenziale tra l'uomo e gli altri animali è che questi vivono solo nel presente, mentre l'uomo è quasi sempre condizionato dalla sua idea del futuro ed è capace di provare dolore e piacere anticipando dolori e piaceri che potrebbero capitargli in momenti indeterminati. Perciò la saggezza, che gli altri animali non conoscono, consiste nel trovare il modo migliore di vivere che consenta di ottenere il minor dolore e il maggior piacere in un presente e un futuro indissolubilmente legati.

Chi deve cambiare?

Ormai è chiaro che, se il comportamento dell'umanità non migliora, rischiamo catastrofi planetarie e la perdita prematura di miliardi di vite umane a causa di guerre tra stati, guerre civili, povertà, cambiamenti climatici e inquinamento ambientale.

La questione è: chi dovrebbe cambiare e in che modo?

Il problema è che nessuno vuole cambiare e tutti pensano che a cambiare debbano esse altri.

Ciò è dovuto alla diffusa ignoranza sulla natura umana. Se questa ignoranza non verrà superata, saranno i dittatori a stabilire chi deve cambiare.

Saggezza e previsione del futuro

A mio parere, la vera saggezza consiste nella preveggenza, cioè nella previsione del futuro, date certe condizioni. Infatti non credo si possa definire saggio chi aveva previsto eventi importanti che non si sono avverati, o aveva escluso che potessero accadere eventi importanti che sono invece accaduti.

Stabilire se un’azione sia più o meno buona ha senso solo nella prospettiva delle conseguenze dell’azione stessa nel futuro immediato e in quelli a breve, a medio e a lungo termine, laddove per conseguenze intendo piaceri e dolori, soddisfazioni e frustrazioni, eventi fausti ed eventi infausti per certe persone.

Chiedereste consigli su cosa sia opportuno fare a qualcuno che è solitamente incapace di prevedere il futuro in relazione a certe condizioni?

Tuttavia saggezza è anche capire quando è stolto fare previsioni, data la complessità della situazione.

Il futuro è già scritto?

Mi riesce difficile credere che il futuro sia già scritto, ovvero che il destino esista, a meno che non ammettiamo che il futuro sia già avvenuto e noi lo stiamo semplicemente rivivendo esattamente come lo abbiamo vissuto in un passato di cui non abbiamo memoria. Idea pazzesca, assurda ma affascinante e intellettualmente stimolante. Penso che piacerebbe a Nietzsche.

Aggiungo che, anche in tale ipotesi, dato che non abbiamo memoria del futuro (ovvero di ciò che è passato e che si sta ripetendo) mi sembra imprevedibile prevedere il futuro se non per quanto riguarda quello immediatamente prossimo, ovvero ciò che avverrà tra un attimo, e comunque in misura molto limitata.

Infatti tutto ciò che avviene in un dato momento dipende da ciò che c'era, ed è avvenuto un momento prima, non due o più momenti prima, perché la realtà cambia in ogni momento e non siamo in grado di conoscerla momento per momento, ma solo, e parzialmente, in alcuni momenti.

Il senso del presente e del futuro

La religione ci ha insegnato a vivere non per il presente, ma per il futuro, un futuro incerto, ambiguo e poco credibile, in cui dovremmo essere premiati o puniti per ciò che facciamo o non facciamo adesso. Questa supremazia del futuro sul presente ci rende psichicamente malati perché ci fa trascurare i bisogni dei nostri corpi (in cui sono incluse le nostre menti), i quali bisogni sono per il presente, non per il futuro.

Bisognerebbe perciò cercare di vivere ogni momento della nostra vita nel modo più soddisfacente possibile, pensando al futuro solo coma continuazione ed evoluzione del presente, non come qualcosa che gli dia un senso. Il presente ha un senso di per sé, e anche se non ne avesse, non sarebbe certo un futuro sconosciuto a poterglielo dare.

Un altro errore che facciamo è quello di pensare al futuro come qualcosa di individuale, di personale. In tale ottica si tratta di un futuro effimero perché per ogni essere vivente esso finisce nel nulla, con la sua morte. Dobbiamo invece pensare soprattutto al futuro della nostra specie, e dell'ambiente di cui essa ha bisogno per sopravvivere. Vivere appieno il presente significa fare il nostro dovere di membri della nostra specie, che continuerà a vivere e ad evolvere dopo la nostra morte individuale.

Promesse, aspettative, speranze, previsioni ecc.

Suppongo che l’uomo sia l’unico animale capace di sperare e di disperare, e di godere e di soffrire per aspettative di scenari futuri più o meno desiderabili. Suppongo inoltre che tali caratteristiche siano derivate dalla capacità, anch’essa esclusivamente umana, di prevedere il futuro, almeno in termini probabilistici, e di immaginarlo.

Molte speranze e disperazioni sono l’effetto di promesse o minacce espresse da individui o da intere culture. Se (non) farai, o (non) hai fatto, la cosa X ti succederà la cosa Y. Questa è la struttura logica elementare di ogni promessa, aspettativa, speranza, previsione ecc. E’ la stessa logica su cui si fondano, implicitamente o esplicitamente, le morali, le estetiche, le filosofie, le politiche e le culture in generale.

Ovviamente, le aspettative, le speranze e le previsioni di un individuo o di una collettività possono essere più o meno realistiche, fondate e razionali. Tuttavia anche quelle più assurde possono avere effetti reali per il benessere e il malessere di un soggetto e delle persone con cui esso interagisce. Basti pensare alle religioni, che, pur essendo basate su conoscenze e previsioni totalmente prive di fondamento razionale, costituiscono la base di molti sistemi sociali più o meno felici.

Da un punto di vista psicoterapeutico è importante far luce sulle aspettative del paziente riguardo al futuro, e valutarne la fondatezza, dato che aspettative irrealizzabili o basate su falsi presupposti possono dar luogo a frustrazioni e sofferenze più o meno gravi sia per il soggetto che per le persone con cui interagisce.

Chiediamoci dunque cosa ci aspettiamo dal futuro e su quali promesse e premesse si basano le nostre previsioni. In altre parole, chiediamoci quanto siano fondati e affidabili i presupposti su cui abbiamo costruito le nostre aspettative, speranze e disperazioni.

Subire vs. determinare il nostro futuro

Dobbiamo scegliere se subire un futuro che altri decideranno, oppure esserne decisori e attori. Nel secondo caso dobbiamo cambiare mentalità, ovvero modi di pensare, a cominciare da noi stessi. Ma chi di noi pensa di pensare in modo inadeguato? Quasi nessuno, quindi il futuro lo subiremo.

La rivoluzione, quando ci sarà, consisterà nel rivoluzionare il nostro modo di pensare.

Non vedo un futuro nel senso che non riesco a prevederlo, ma arriverà e non sappiamo chi ci guadagnerà e chi ci perderà. Ci saranno morti, feriti e beneficiati.

Investigare la natura umana, a mio parere, è la cosa più importante da fare se vogliamo cambiare e determinare il nostro futuro. Ma dobbiamo farlo allo scopo di cambiare il nostro personale modo di pensare, per renderlo più adeguato alla realtà.

Prendiamo ad esempio la domanda "come interagirò con le persone che incontrerò?" Nessuno si fa domande del genere, nessuno mette in discussione il suo modo di interagire o di pensare. Se fossimo obbligati a rispondere a tale domanda, quasi tutti risponderebbero "come al solito, spontaneamente". E così non cambieremo nulla, ma subiremo i cambiamenti determinati dal caso, dalla natura e/o da altri.

Per prevedere il futuro è necessario conoscere il presente. Ma cosa vuol dire conoscere? Come si fa a conoscere? Con quale epistemologia? Con quali concetti? Con quali presupposti? Chi può dire di conoscersi? E come si può conoscere se stessi se non si conosce la natura umana in generale?

Ognuno "conosce" a suo modo, ma ciò che "conosce" è solo una personale e abbreviata "versione" della realtà, più o meno utile ai propri fini, e per ridurre la propria angoscia esistenziale.

Non si può conoscere il particolare se non rispetto al generale, non si può conoscere il dettaglio se non rispetto all'insieme.

E allora cerchiamo prima di tutto di conoscere la natura umana in generale, rinunciando alla presunzione di conoscerla già abbastanza. Solo dopo potremo conoscere noi stessi e agire in modo adeguato per un futuro migliore.

Ognuno può cambiare la propria vita attraverso le esperienze, lo studio, la psicoterapia ecc., ma in che misura un individuo può determinare cambiamenti nella società in cui vive? Poco o niente, a meno che non si formino movimenti di persone unite da ideali intellettuali o morali comuni. Oggi tali ideali non ci sono, o sono poco diffusi, ognuno ha una cultura e un'etica fai-da-te, e per questo subiremo il futuro, non lo determineremo.

Passato, presente, futuro: in cosa consistono?

Quando comunichiamo, usiamo disinvoltamente verbi in cui ci riferiamo al passato, al presente e al futuro, come se questi concetti fossero chiari, ovvi e condivisi da tutti. In effetti non ho mai assistito ad un dibattito sulla definizione di questi termini.

Confesso di non conoscere le principali teorie e spiegazioni riguardanti il tempo, che alcuni filosofi e fisici ci hanno fornito. So soltanto che il tempo non è assoluto, ma relativo allo spazio, così come questo è relativo al tempo, per cui dovremmo a rigore parlare sempre di spazio-tempo. Per di più, è accertato che la durata del tempo dipende dalla velocità in cui ci si muove, a causa del fatto che non c’è nulla che possa viaggiare ad una velocità superiore ad un certo limite, che è quello della luce. Tuttavia per quanto riguarda la nostra vita pratica, la nostra mente percepisce sia il tempo che lo spazio come entità assolute, indipendenti e lineari.

Credo pertanto che per un non specialista sia utile discutere del tempo, ovvero dei tempi passato, presente e futuro, in senso psicologico più che fisico.

Il tempo è importante soprattutto per stabilire i rapporti di causa-effetto, in quanto la causa precede l’effetto nel tempo. In tal senso possiamo dire che ciò che avviene nel presente è causato da ciò che è avvenuto in passato, e ciò che esiste o avviene nel presente è causa di ciò che avverrà nel futuro. fatto salvo ciò che avviene totalmente o parzialmente per caso.

Detto ciò, mi pongo alcune domande: 

  • Cosa contengono per ognuno di noi, rispettivamente, il passato, il presente e il futuro?

  • Da dove proviene il contenuto dei tre tempi?

  • Quanto siamo obiettivi e sinceri nel rievocare il nostro passato?

  • Rievocare certe esperienze può essere tanto doloroso da indurci a rimuoverle dalla memoria?

  • Quando possiamo “archiviare” definitivamente un’esperienza come passata, cioè non più attiva e attuale?

  • È possibile distinguere nettamente passato, presente e futuro?

  • Quanto dura il presente?

  • Il presente esiste o è solo il confine tra passato e futuro?

  • In che misura  il passato di una persona influenza il suo futuro?

  • In che misura il futuro (immaginario) di una persona influenza il suo presente e il suo passato?

  • In che misura il nostro futuro dipende dalla nostra volontà?

  • Cosa ci insegna il passato?

Non ho le risposte, ma uso queste domande come stimoli per riflettere sul nostro rapporto con il tempo.

Sul futuro del lavoro

[Mio intervento al caffè filosofico del 20/1/2022 sul tema "Il futuro del lavoro"]

Indovinare il futuro è molto difficile e io non sono dotato in quest’arte. Tuttavia, dato che mi si chiede di indovinare il futuro del lavoro, non voglio sottrarmi, e dirò la mia anche se molto probabilmente le cose andranno diversamente da come immagino.

Prima di azzardare a immaginare il futuro del lavoro, vediamo com’è cambiato il lavoro negli ultimi cinquant’anni. Confronterò il lavoro com’era quando avevo vent’anni con quello che è adesso nel nostro paese. Cercherò di delineare delle tendenze, ipotizzando che esse continueranno nei prossimi venti anni.

I cambiamenti più importanti sopravvenuti negli ultimi cinquant’anni che hanno influenzato anche il mondo del lavoro sono stati, a mio avviso:

  • lo sviluppo della tecnologia informatica, delle  telecomunicazioni e dei mass media

  • l’invenzione e lo sviluppo di internet con tutti relativi servizi

  • il fallimento di tutti i tentativi di stabilire il socialismo reale di stampo marxista, e il consolidamento del capitalismo

  • la globalizzazione del commercio dovuta alla maggiore rapidità e ai minori costi dei trasporti e delle telecomunicazioni

  • la sostituzione di gran parte del lavoro manuale e intellettuale con soluzioni di informatica generale e di intelligenza artificiale

L’ultimo punto è a mio avviso il più importante per quanto riguarda il lavoro. Tale sostituzione, con l’andar del tempo è stata sempre meno compensata dalla creazione di nuove opportunità di lavoro, con il risultato di una crescente disoccupazione a partire dagli ultimi 20-10 anni.

Se le tendenze che ho delineato continueranno senza freni e senza l’intervento di novità politiche o economiche, credo la disoccupazione non potrà che aumentare, come pure lo squilibrio tra ricchi e poveri, i secondi sempre più numerosi rispetto ai primi.

Arriveremo ad un punto in cui tale squilibrio non sarà più sostenibile, in quanto i poveri non avranno più abbastanza denaro per acquistare i beni e i servizi prodotti dai ricchi. Saranno perciò necessari interventi statali a favore dei meno abbienti. Il reddito di cittadinanza sarà perciò sempre più diffuso e più cospicuo. Di conseguenza la società sarà sempre più divisa in due classi: coloro che lavorano e coloro che non lavorano. Infatti non ci sarà abbastanza lavoro per tutti a causa del progresso tecnologico, per cui le industrie affideranno alle macchine sempre più attività prima svolte da persone.

Allo stesso tempo dovremmo inventare nuove occupazioni per coloro che non lavorano, e qui sta per me la grossa incognita. Quali possono essere i “nuovi lavori”? Probabilmente qualcosa che ha a che vedere con l’educazione, con la formazione e con la soddisfazione del bisogni non materiali, come quelli di appartenenza, di comunicazione e di interazione sociale.

Per far fronte a tali esigenze, mi aspetto uno sviluppo delle scienze umane e sociali, come la filosofia e la psicologia. Spero in una nuova generazione di intellettuali creativi, dato che i saperi attualmente disponibili sono a mio avviso largamente insufficienti per affrontare le sfide del futuro del lavoro e della vita umana in generale.