Ognuno è condizionato dai suoi geni e dalla sua storia particolare.
Chi sono? Un esemplare della specie umana, e rifiuto ogni altra etichetta.
Siamo il miscuglio casuale di geni da cui la nostra storia ha avuto inizio.
In natura il finalismo sembra esistere solo nella mente degli esseri viventi.
La vita di un individuo è causata dei suoi geni e serve alla loro riproduzione.
La coscienza nasce e muore (nascerà e morirà) filogeneticamente e ontogeneticamente.
Ogni umano é il risultato della combinazione tra i propri geni e le proprie esperienze.
Non si può chiedere ad un cane di comportarsi come un uomo, o viceversa. Ognuno deve obbedire al suo DNA.
La nostra personalità è il risultato di una combinazione casuale di geni e di esperienze più o meno comuni.
Siamo prodotti da geni e memi. Possiamo tuttavia produrre nuovi memi e neutralizzare o cambiare quelli esistenti.
La vita di un individuo serve a mantenere quella della sua specie. La vita di una specie serve a mantenere se stessa.
Ogni organismo vivente è il mezzo, lo strumento, il metodo, il progetto, il sistema, la strategia con cui i suoi geni si riproducono, e non il contrario.
Che ci siano differenze tra umani è indiscutibile. Discutibili sono invece la natura, l'origine e gli effetti di tali differenze, specialmente da un punto di vista civile e morale.
A cosa serve il dolore? A educare. È il modo in cui la natura, ovvero lo spirito della specie, costringe i propri funzionari a fare il loro dovere (scritto nei propri geni) punendoli quando non lo fanno.
La nostra vita, la nostra psiche si fondano sui geni e le esperienze, vale a dire sull'impatto delle nostre particolari e uniche esperienze su un corpo costruito secondo il nostro particolare e unico codice genetico.
La vita ha bisogno di bisogni, nel senso che consiste nella soddisfazione di bisogni e non potrebbe riprodursi se non avesse bisogno di farlo. Inoltre il piacere e la felicità dipendono dalla soddisfazione di bisogni di vario tipo.
L'assoluto è estremamente più semplice del relativo e per questo più attraente. Esso semplifica le nostre scelte, che altrimenti rischierebbero di essere troppo esitanti, cosa che, per la conservazione della specie, potrebbe essere deleterio.
Dato che siamo geneticamente uguali ai nostri antenati di 20000 anni fa, si può affermare che i nostri bisogni innati siano gli stessi dell'uomo di allora, e che tutti gli altri bisogni dell'uomo odierno siano indotti dalla cultura in cui vive.
Chi nasce serpente deve vivere come un serpente, chi nasce lumaca, come una lumaca, chi nasce aquila, come un'aquila. Non possiamo vivere che come il nostro patrimonio genetico ci obbliga a vivere, nei limiti da esso imposti e con le libertà da esso concesse.
La vita è basata su, e dipende da, una continua elaborazione e generazione di informazioni, a partire dal DNA. Per non morire (come specie) dobbiamo trasmettere una quantità di informazioni, da noi ereditate ed elaborate, a coloro che ci succederanno, e che essi a loro volta elaboreranno e trasmetteranno ad altri.
Così come in ogni cellula c'è il DNA del corpo intero, nella mappa cognitivo-emotiva di ogni umano ci sono le regole dell'intero sistema sociale da esso percepito (forme, norme e valori, obblighi, divieti, libertà, gerarchie), nel rispetto delle quali esso interagisce con gli altri appartenenti allo stesso sistema.
Riguardo alla “volontà”, per non cadere nell'errore prospettico antropocentrico dobbiamo pensare alla natura com’era prima dell'avvento dell'uomo, e ancora prima dell'avvento dei mammiferi, cioè quando è nata la prima forma di vita sulla Terra. Dov'era allora la volontà? Per me già esisteva e consisteva nel bisogno del gene, di riprodursi.
Nel DNA non c'è scritto solo come devono svilupparsi i diversi organi, ma anche come essi devono interagire tra loro e con l'ambiente esterno. Così nella psiche c'è scritto non solo come dobbiamo essere, ma anche come noi dobbiamo rapportarci con le altre persone. Ciò che apprendiamo dopo la nascita sono strategie per realizzare il piano scritto nel DNA.
La vita di un essere umano è motivata e condizionata dall'evitamento del dolore e dalla ricerca del piacere, seguendo nozioni e strategie apprese attraverso l'interazione con gli altri ed altre esperienze. Il dolore e il piacere sono i mezzi mediante i quali la natura ci spinge a fare il nostro dovere biologico, ovvero a soddisfare i nostri bisogni primari da cui dipende la conservazione della nostra specie.
Vorrei essere l'araldo di una nuova filosofia/religione agnostica, logica, antropologica, psicologica, ecologica, cibernetica, sistemica, etica, sentimentale, umanista, genetica, evolutiva, eclettica, olistica, relazionale, comunitaria, transdisciplinare, ispirata al pensiero di Gregory Bateson, Edgar Morin, Yuval Harari ed altri scienziati-filosofi che hanno proposto nuovi paradigmi di comprensione della natura in generale e di quella umana in particolare.
Immaginate che, al momento del vostro concepimento, in cui la metà dei geni di vostro padre si sono mescolati con la metà dei geni di vostra madre, il caso avesse scelto in modo diverso quelli che dovevano partecipare al nuovo essere: non pensate che la vostra vita sarebbe stata e sarà molto diversa, come può essere diversa la vita di due gemelli eterozigoti? Ecco, immaginate dunque di non essere voi stessi, ma un vostro gemello eterozigote, di sesso uguale o diverso, con cui non siete d'accordo su tutto.
Suppongo che il cervello umano sia predisposto geneticamente a credere in qualche divinità e ad aggregarsi in nome di qualche sacralità. Forse questa disposizione ha costituito un vantaggio evolutivo. Ma non è detto che oggi, con lo sviluppo della cultura che c'è stato, tale tendenza sia ancora vantaggiosa per la specie. Potrebbe essere la sua rovina. Sicuramente è una tendenza vantaggiosa per coloro che la sfruttano. Come il sobrio può avere la meglio sull'ubriaco, così chi è libero da credenze può avere la meglio sui credenti, in quanto individui meno liberi.
Credo sia concettualmente sbagliato e fuorviante dire che il comportamento sia determinato per un x% dal DNA e un y% dall'esperienza, dove x+y=100. Il DNA è il programma di partenza, che viene continuamente modificato dall'esperienza e dallo sviluppo organico. Non credo sia possibile stabilire quale frazione del comportamento non sia stata influenzato o modificata da ciò che è avvenuto dopo la nascita. Direi dunque che il comportamento dipende per il 100% dal DNA, per il 100% dalle esperienze e per il 100% dallo sviluppo organico dell'individuo, percentuali non sommabili.
La riproduzione dei geni, quella dei memi e quella dei virus dipendono tutte dalle probabilità che l’oggetto replicante possa essere efficacemente trasmesso da un individuo a più di un altro, ovvero che la probabilità di trasmissione “efficace” sia maggiore di 1. Se la probabilità è inferiore ad uno, la diffusione tende ad esaurirsi, se è maggiore di uno tende ad aumentare, se è uguale ad uno il numero di portatori del replicante resta costante. Pertanto, per evitare una pandemia di virus è importante prendere misure che portino la probabilità di diffusione a meno di uno. Causalità e casualità si fondono nella diffusione dei replicanti.
In ogni cellula c'è tutto il DNA dell'individuo. È come se ogni cellula avesse ricevuto il manuale di istruzioni per la costruzione dell'intero corpo e l'indicazione di quale paragrafo del manuale la cellula debba realizzare.
Volendo traslare questo concetto a livello sociale, immaginiamo che ogni individuo abbia il progetto di costruzione di un'intera comunità e l'indicazione di quale parte del progetto esso sia tenuto a realizzare. In tale parte sono specificate, tra l'altro, le possibili interazioni con gli altri individui e la logica con cui esse dovrebbero svolgersi.
Tuttavia il progetto comprende solo le strutture fisse e prevede che quelle variabili vengano aggiunte e modificate durante la vita, attraverso le esperienze.
Io vedo il mondo vivente come un ecosistema di bisogni (e loro derivati) che assumono varie forme e interagiscono in vari modi cercando di soddisfare se stessi, in molti casi attraverso la soddisfazione dei bisogni altrui.
Per "bisogni" intendo i bisogni propriamente detti (ovvero necessità la cui soddisfazione è indispensabile per la sopravvivenza dell'individuo e/o della specie) e tutte le loro forme derivate, come desideri, aspirazioni, gusti, progetti, strategie e motivazioni varie.
Tra essi ci sono i miei bisogni e quelli delle persone con cui mi capita di interagire, bisogni che sono più o meno conflittuali, sinergici, convergenti, divergenti, simmetrici, complementari ecc.
I bisogni più antichi nella storia evolutiva sono quelli dei geni, che hanno bisogno di riprodursi per non estinguersi. Da essi sono derivati tutti gli altri.
Ognuno di noi è nato dalla congiunzione di due cellule: un uovo e uno spermatozoo. Dov’eravamo prima di tale congiunzione? Eravamo dispersi e replicati in una infinità di cellule: un uovo e centinaia di milioni di spermatozoi.
Dopo la nostra morte saremo di nuovo dispersi in un’infinità di cellule in continua trasformazione, per lo più in forma di batteri, oltre a materia non vivente. Che ci piaccia o no, è così.
Credere che al momento del nostro concepimento, o poco dopo, uno spirito misterioso, proveniente non si sa da dove, sia entrato nel nostro embrione, può farci piacere, può confortarci, ma di questo non abbiamo alcuna prova, né alcun indizio, solo, da parte di alcuni, un desiderio e una speranza.
Se in noi c’è uno spirito, questo si è formato dopo il nostro concepimento, così come si è formato il nostro corpo, secondo istruzioni, cioè programmi, scritti nel nostro codice genetico. E’ così, a meno che non esistano, in natura, agenti che non rispettano le leggi della natura, o che vi sia un’altra natura, a noi sconosciuta, che interagisce in modi misteriosi con la natura che conosciamo.
Possiamo anche supporre che quello spirito in cui alcuni sperano, o qualcosa di analogo, fosse già nell’uovo e in ogni spermatozoo. Possiamo anche supporre che ve ne sia uno in ogni nostra cellula.
In materia di spirito possiamo fare solo ipotesi supposizioni che ci confortano e che ci guidano nel nostro comportamento. Nient’altro che ipotesi e supposizioni, senza alcuna pretesa di verità.
Importanza e centralità dei bisogni
Io considero i bisogni il fondamento di qualunque forma vivente. Essi possono essere distinti in congeniti (cioè innati, geneticamente determinati e immutabili) e acquisiti (cioè formatisi come risultato di esperienze, e modificabili).
I bisogni possono essere distinti in bisogni di ottenimento e bisogni di evitamento (di qualcosa).
Io vedo la mente come un sistema di agenti autonomi intercomunicanti, per lo più inconsci e involontari, alcuni dei quali hanno la funzione di sviluppare strategie e logiche di comportamento per la soddisfazione dei bisogni congeniti. Tali strategie e logiche comportano la formazione di una molteplicità di bisogni acquisiti quali mezzi per ottenere la soddisfazione di quelli congeniti o di altri bisogni acquisiti.
Origine dei disagi mentali e scopo della psicoterapia
Io considero il disagio mentale un effetto della mancata soddisfazione di uno o più bisogni congeniti a causa di ostacoli esterni e interni, paure, conflitti tra bisogni (spesso rimossi dalla coscienza) e/o strategie di soddisfazione inadeguate.
La cura del disagio mentale, cioè la psicoterapia, dovrebbe aiutare il paziente a portare alla coscienza i suoi bisogni insoddisfatti e le cause della loro insoddisfazione in modo da poter gestire razionalmente le paure, i conflitti e le incompatibilità tra bisogni (sia al proprio interno che rispetto ai bisogni altrui), e correggere le strategie per la loro soddisfazione che si sono dimostrate inadeguate.
Supporti grafici della psicoterapia
L’efficacia e l’efficienza di una psicoterapia possono essere aumentate mediante l’uso di informazioni registrate (scritti, fotografie, collages) che il paziente stesso può produrre, preferibilmente con l’assistenza di un terapeuta, e di repertori, questionari, formulari e guide che il terapeuta può mettere a disposizione del paziente; tali strumenti hanno lo scopo di aiutarlo ad individuare ed evocare i bisogni insoddisfatti e stimolare i suoi agenti inconsci a riprogrammarsi in modo più adeguato.
Importanza dei ruoli o funzioni sociali
I bisogni di un essere umano possono essere soddisfatti solo mediante l’interazione e cooperazione (diretta o indiretta) con altri esseri umani. Le interazioni umane sono generalmente regolate da culture, o civiltà, interiorizzate a livello inconscio, che definiscono forme, norme, valori, linguaggi e ruoli attraverso i quali (e solo attraverso i quali) sono possibili interazioni non arbitrarie e quindi non violente.
Ogni ruolo corrisponde ad una o più funzioni sociali, ovvero a comportamenti attraverso i quali un’individuo contribuisce alla soddisfazione dei bisogni propri e altrui.
La scelta o assegnazione dei ruoli può essere competitiva, e dar luogo a conflitti interni ed esterni, ovvero tra i diversi bisogni del soggetto, e tra i bisogni del soggetto e quelli altrui.
Un ruolo non condiviso, non consensuale, velleitario, confuso, indeciso o falso, e quindi non facilmente attuabile, può ostacolare la soddisfazione di uno o più bisogni e causare in tal modo sofferenze e disturbi mentali.
Resistenza al cambiamento
Uno dei bisogni più potenti della psiche è quello di mantenere la propria struttura resistendo (inconsciamente e involontariamente) ad ogni tentativo, proveniente dall’interno o dall’esterno, di cambiarla. Questo rende molto difficile ogni psicoterapia in quanto finalizzata ad un cambiamento strutturale della psiche. La Psicoterapia sinottica è particolarmente indicata per superare la resistenza del paziente al cambiamento.
Fondamenti genetici della Psicologia dei bisogni
Come Richard Dawkins insegna ne “Il gene egoista”, alla radice del comportamento di ogni essere vivente, vi è la “necessità” dei suoi geni di riprodursi usando i vari mezzi e modi che essi hanno sviluppato nel corso dell’evoluzione e che sono stati codificati nel DNA della specie. Da tale generale necessità sono “emersi”, nel corso dell’evoluzione, in maniera tuttora misteriosa, i “bisogni” ovvero i meccanismi omeostatici motivazionali e sentimentali (basati sul piacere e il dolore, e collegati con la coscienza negli animali che ne dispongono) che spingono l’organismo e l’io cosciente a procurarsi, quando occorre, ciò che è “necessario” per garantire la sopravvivenza e la conservazione della specie.
Chiamo tali meccanismi bisogni primari, mentre col termine bisogni secondari mi riferisco a quelli che vengono sviluppati nel corso della vita di un individuo come mezzi o obiettivi intermedi per soddisfare i primi.
Tutti i bisogni (sia primari che secondari) sono ordinati funzionalmente nel senso che ogni bisogno ha il compito di soddisfare uno o più bisogni di ordine superiore e viene soddisfatto attraverso la soddisfazione di bisogni subordinati. In altre parole, ogni bisogno è servito da altri bisogni e serve altri bisogni, fino al bisogno primordiale delle forme viventi, che è quello del gene, di riprodursi.
Volendo estendere al mondo non vivente il concetto di bisogno, si potrebbe inoltre dire che tutte molecole (sia inorganiche che organiche, compresi i geni) e le particelle elementari hanno “bisogno” di rispettare le leggi della fisica.
Per soddisfare i suoi bisogni (primari e secondari), un essere umano ha bisogno di interagire e collaborare con altri esseri della sua specie. Questa collaborazione può essere ostacolata da una serie di fenomeni quali:
- la competizione per ottenere e difendere:
- le posizioni più elevate nella gerarchia sociale
- i partner sessuali più attraenti
- le risorse economiche
- la proprietà privata
- il tentativo reciproco di asservimento tra esseri umani
- la voglia di libertà e di trasgredire le norme sociali
- la repressione delle trasgressioni e dei tentativi di sovvertire i privilegi acquisiti
Gli esseri umani perseguono i propri interessi interagendo con i propri simili in modo più o meno cosciente, volontario, produttivo e libero. Il grado di soddisfazione dei bisogni umani appare da sempre tragicamente basso. Fame, povertà, guerre, violenza, disuguaglianze, ingiustizie, corruzione, oppressione, irresponsabilità, disinteresse per l’etica, ignoranza, falsità, mistificazioni, stress, incomunicabilità, condizioni di lavoro ai limiti della sopportazione, disoccupazione, negazioni dei diritti civili, deprivazioni e violenze sui bambini, discriminazioni di ogni tipo (sessuali, razziali, etniche, religiose, politiche ecc.), sono realtà ancora largamente diffuse. Tale situazione è il prodotto del comportamento umano che, a sua volta, è il risultato di processi che avvengono nella mente degli individui.
Tali processi, ancora poco conosciuti e spesso oggetto di disinformazione e mistificazione, andrebbero attentamente studiati al fine di renderli più adeguati alla soddisfazione dei bisogni umani su larga scala.
In queste pagine propongo, a tale scopo, la costituzione di una disciplina psicologica che considera i bisogni umani il punto di partenza e di arrivo dell’indagine e della prassi: di partenza in quanto essi sono l’origine e lo strumento della vita, e di arrivo in quanto la loro soddisfazione dovrebbe essere il fine dell’umanità e quindi di ogni psicologia e psicoterapia.
Questa disciplina dovrebbe usare tutto il patrimonio disponibile di scienze umane e sociali in modo eclettico, integrato, organico e soprattutto pragmatico, cioè finalizzato al raggiungimento del massimo grado di benessere psicofisico a cui l’uomo possa aspirare.
Vedi anche Comprendere la natura umana.
Fonti della Psicologia dei bisogni
La Psicologia dei bisogni si fonda sui lavori di diversi autori, tra i quali:
- Ricerche neuroscientifiche (Antonio Damasio e altri autori)
- Psicologia sociale (autori vari)
- Psicoanalisi di Sigmund Freud e altri
- Psicologia individuale di Alfred Adler
- Interazionismo simbolico di George H. Mead
- Teoria dei bisogni intrinseci di Luigi Anepeta
- Analisi transazionale di Eric Berne
- Evoluzionismo darwiniano e genetica di Richard Dawkins
- Semantica generale di Alfred Korzybski
- Cibernetica ed ecologia della mente di Gregory Bateson
- Pensiero complesso di Edgar Morin
- Psicologia umanista di Erich Fromm
- Costruttivismo radicale di Paul Watzlawick
- Psicologia della forma (Gestalt)
- Filosofia di D. Hume, A. Schopenhauer, F. Nietzsche e altri
- Ecc.