Se Dio fosse un utente di Facebook, i suoi 'mi piace' sarebbero molto desiderati.
Se per essere gradito ad A devo essere sgradito a B, e viceversa, devo fare una scelta dolorosa tra (1) essere sgradito ad A, (2) essere sgradito a B e (3) essere sgradito a entrambi.
Il 'mi piace' nei social network risponde ad un bisogno fondamentale dell'uomo, quello di essere gradito ad altri. Vuoi fare felice una persona? Dille che la gradisci, manifestale gratitudine.
Nel rapporto tra due umani, ognuno di essi dovrebbe chiedersi: che cosa il mio interlocutore gradirebbe che io gli dicessi o gli facessi? E che cosa io gradirei che il mio interlocutore mi dicesse o mi facesse?
Ognuno ha bisogno di essere gradito al maggior numero possibile di altre persone, ma è impossibile essere graditi da coloro che non gradiamo. Per questo molti gradiscono a priori, e perciò evitano di giudicare, qualsiasi essere umano.
Per molte persone lo scopo inconscio della conversazione è, oltre a scambiarsi informazioni utili su ciò che succede, avere conferme e approvazioni della propria visione del mondo, della propria personalità e della propria dignità sociale. A quelle persone qualsiasi discorso in contrasto con tali scopi non è gradito.
Per mantenere l'ordine in una società ci vuole il potere. Per avere e mantenere il potere bisogna fare cose ingiuste, disoneste e/o disporre di molto denaro, privilegi e/o genialità. Non basta l'intelligenza, la cultura e tanto meno l'onestà. Tuttavia, per ottenere e mantenere il potere si possono usare modi più o meno intelligenti, ovvero più o meno graditi ai governati.
Ad un essere umano non interessa tanto se l'altro sia bravo, buono, giusto, bello o intelligente, ma soprattutto come l'altro si pone nei suoi confronti, sia cognitivamente che emotivamente.
In altre parole ciò che conta per un umano è quanto egli sia gradito all'altro.
Infatti ognuno tende a gradire coloro da cui si sente gradito, e a non gradire coloro da cui non si sente gradito.
Ciò che stiamo facendo o che ci accingiamo a fare ha una valenza sociale, ovvero potrà essere usato con vantaggio o svantaggio nelle future interazioni sociali, oppure potrebbe convenire nasconderlo in quanto potrebbe non essere gradito agli altri. Chiediamoci dunque, quando ci accingiamo a fare qualcosa, quale sia la sua valenza sociale in relazione a vari tipi o gruppi di persone e scegliamo di conseguenza cosa ci conviene fare e cosa non fare.
Condividere il tempo significa fare esperienza delle stesse cose alle stesso momento con altre persone; significa partecipare, cioè far parte, insieme ad altri, di uno stesso accadimento; significa essere in un processo insieme ad altri, non da soli. La solitudine è infatti mancanza di condivisione del tempo. L'evento che viene condiviso può essere più o meno favorevole e più o meno gradito a ciascun partecipante, per questo a volte si preferisce la solitudine nonostante il bisogno di condivisione.
La scorsa notte ho sognato che mi ero iscritto, in locale pubblico, per fare una presentazione, di circa quattro ore, sulla natura umana. Più si avvicinava l'ora d'inizio, più ero pentito di aver preso quell'impegno. Avevo paura di non farcela, ma soprattutto dell'ostilità del pubblico che non avrebbe gradito sentirsi dire come è fatto, come funziona, i suoi difetti, i suoi errori, le sue illusioni, le sue menzogne, i suoi inganni e autoinganni, le sue mistificazioni, le sue nevrosi, le sue paure, i suoi bisogni, la sua stupidità, la sua viltà, i suoi limiti, le sue miserie, le sue colpe, i suoi doveri. Mi sono svegliato sollevato e contento che fosse solo un sogno, ma preoccupato per la mia latente tentazione di raccontare agli altri la mia visione della natura umana.
Se vuoi piacere ad una persona, devi prevalentemente essere, pensare, sentire, desiderare e comportarti come a lei piace. Altrimenti devi farglielo credere con l'inganno.
La vita sociale si regge su tale adattamento o inganno, poiché siamo interdipendenti e non possiamo soddisfare i nostri bisogni senza la collaborazione altrui, che è discrezionale.
Per ottenere la collaborazione di una persona, hai dunque bisogno di piacerle, cioè di essere a lei gradito. Inoltre, per essere gradito ad una persona, devi farle credere che la gradisci a tua volta, cioè che ti piace, anche se non è vero. Infatti il gradimento e il suo contrario sono normalmente reciproci.
Se il gradimento reciproco con una certa persona è impossibile e non puoi fare a meno della sua collaborazione, puoi tentare di ottenerla con l'inganno, con la violenza o con l'intercessione di altre persone a cui quella persona è sottomessa.
Quando due persone s’incontrano, si pone il problema della scelta del tema di conversazione o del contesto di interazione, che auspicabilmente dovrebbe essere gradito a entrambe le parti. Di solito colui che meno si cura del gradimento altrui sceglie il tema o il contesto che preferisce, e lo impone all’altro. A quest'ultimo non resta che subire tale scelta, oppure opporsi esplicitamente ad essa. Raramente il tema o il contesto vengono negoziati apertamente prima dell’interazione.
Quando più di due persone s’incontrano, trovare un tema o contesto gradito a tutti è ancora più difficile, e una negoziazione ancora meno probabile, tanto più quanto maggiore è il numero dei presenti. In tal caso succede normalmente che le persone più estroverse e quelle meno attente ai desideri altrui conducano la conversazione nella direzione da loro preferita, col risultato che i meno interessati al tema o al contesto scelto dagli altri non partecipano attivamente né piacevolmente alla conversazione o interazione.
Per questo di solito le persone si incontrano e interagiscono preferibilmente con persone simili riguardo ai temi di conversazione e ai contesti di interazione preferiti.
Credo che qualsiasi cambiamento di una persona abbia un impatto più o meno grande, favorevole o sfavorevole, nella vita di una o più altre persone e, il più delle volte, è favorevole ad alcuni e sfavorevole ad altri.
Per questo ogni cambiamento personale è, secondo me, problematico e anche per questo l'essere umano è poco propenso a cambiare, o ha una paura conscia o inconscia di farlo. Non parlo di cambiamenti esteriori come cambiare pettinatura o abito, ma di cambiamenti nel comportamento, soprattutto se riguardano una crescita personale, una responsabilità, una posizione politica, filosofica, etica o religiosa, lo stile di vita o interessi culturali.
Per esempio, la crescita personale di una persona, cioè una maggiore conoscenza, cultura, indipendenza intellettuale, libertà da condizionamenti, intelligenza, assertività, status sociale, può dare fastidio a coloro non beneficiano di tale cambiamento e si ritrovano sfavoriti nel confronto con chi è cresciuto più di loro. E' come se il loro status sociale fosse diminuito. Infatti lo status sociale di una persona è sempre relativo a quello altrui, e se quello di uno sale, quello altrui scende più o meno. Nello status ciò che conta è la differenza tra le persone.
Per concludere, chi intende cambiare nel senso di una crescita personale, deve tener conto del fatto che il suo cambiamento sarà probabilmente sgradito a qualcuno.
L'uomo ha una doppia natura: quella del servo e quella del padrone o, detto in termini meno duri, quella del fornitore e quella del cliente.
Infatti ognuno ha bisogno degli altri ma per poterli usare deve servirli in qualche modo. La società è basata sul servizio reciproco, senza il quale essa si disintegra o diventa violenta.
Ognuno di noi è perciò, simultaneamente e/o alternativamente, servo e padrone ovvero fornitore e cliente, in rapporti bilaterali o trilaterali. Nei rapporti bilaterali una persona A serve una persona B affinché, immediatamente o in tempi divertiti, B possa servire A in modi più o meno simili. Nei rapporti trilaterali una persona A serve una o più persone B per farsi, in cambio, servire da una o più persone C, ovvero per ottenere "crediti di servizio" spendibili con altre persone C.
Il denaro è un esempio di credito di servizio. Altri esempi sono le promesse, più o meno esplicite, di favori, aiuti e ricompense di qualsiasi tipo.
Una società è pacifica e serena quando i ruoli di servo e padrone, o fornitore e cliente, sono liberamente negoziati (esplicitamente o implicitamente, direttamente o indirettamente) e mutualmente riconosciuti, accettati e graditi. È violenta o depressiva quando non c'è accordo sull'assegnazione dei ruoli oppure essi sono squilibrati, nel senso che qualcuno non ritiene il proprio servizio sufficientemente ricompensato da crediti di servizio, oppure questi non vengono onorati come previsto.
A mio parere, affinché un'interazione tra due persone sia soddisfacente per ambo le parti, debbono essere soddisfatte molte condizioni, tra cui le seguenti:
- l'interazione deve essere desiderabile o desiderata da ambo le parti
- il linguaggio verbale e non verbale utilizzato deve essere comprensibile nello stesso modo da ambo le parti
- l'interazione deve rispettare regole morali accettate da ambo le parti
- le parti devono avere visioni del mondo, culture, caratteri e temperamenti compatibili
- ciascuna parte deve soddisfare qualche bisogno dall'altra
- nessuna parte deve dire o fare cose che possono disturbare o offendere l'altra
- nessuno parte deve giudicare l'altra se non richiesta
- ci deve essere coerenza tra ciò che ciascuna parte dice e il suo comportamento effettivo
- nessuna parte deve chiedere all'altra ciò che essa non è in grado di capire, fare o dare
- ci deve essere un equilibrio tra ciò che ciascuna parte dà e ciò che riceve
- le parti devono avere almeno un interesse convergente e nessun interesse incompatibile
- l'interazione non deve essere in contrasto col sistema morale di alcuna parte
- l'interazione non deve essere in contrasto con le norme etiche, estetiche e intellettuali delle comunità a cui le parti appartengono
- l'interazione non deve avere un costo troppo elevato in termini di energia, tempo, impegno, denaro, finzione per alcuna delle parti
- l'interazione non deve essere osteggiata da persone importanti per alcuna delle parti
- l'interazione non deve implicare rinunce ad altre soddisfazioni importanti per alcuna delle parti
- i temi di conversazione, le logiche di discussione e le attività comuni devono essere graditi da ambo le parti
- l'interazione non deve essere censurabile dal Super-io di ciascuna parte
- ecc.
Il concetto di responsabilità è uno dei più problematici per l'umanità. Su di esso si basano l'etica, la politica e le dinamiche interpersonali. Essere responsabili di una situazione significa, infatti, avere avuto o avere ancora il potere e la libera volontà di determinarla nel bene o nel male.
L'Uomo tende ad assegnare ad una o più persone la responsabilità di qualunque cosa accada al mondo ad eccezione dei fenomeni puramente naturali. Molti pensano, infatti, che tutto ciò che accade avvenga per volontà di qualcuno, cioè di un essere umano o gruppo di esseri umani, oppure di Dio o altra entità spirituale.
E' difficile, per molti, ammettere che quasi tutto ciò che avviene nel mondo non è determinato dalla libera volontà umana né da quella divina. Infatti la volontà umana è in gran parte non libera ma deterministica, e quella divina è questione di fede e non è dimostrabile razionalmente. Ne consegue che quasi tutti cercano di dimostrare di non essere responsabili dei mali della società e di avere molti più meriti che demeriti.
Essere considerati responsabili di un male verso una o più persone è pericoloso e spaventoso, perché a ciò è associata l'idea di meritare perciò una punizione da parte del danneggiato o del resto della società, che, nei casi più gravi, potrebbe consistere nell'emarginazione sociale, violenze, pene detentive o perfino nella morte.
Siccome i mali della società sono sotto gli occhi di tutti, è importante avere un alibi per dimostrare di non esserne responsabili o corresponsabili. E allora, specialmente se si pensa che nulla avvenga per colpa di nessuno, è giocoforza che se noi non siamo responsabili del male, qualcun altro debba esserlo. Da qui la tendenza a cercare, non in noi stessi ma negli altri, i responsabili dei mali della società, cioè delle nostre sofferenze e di quelle altrui.
A tale scopo ci sono tantissime tesi, idee, congetture, teorie, e ideologie (politiche, economiche, storiche, religiose, spirituali, scientifiche ecc.) da cui si evince che certe persone non siano responsabili dei mali che affliggono la società, mentre lo siano altre persone. Tali supposizioni, deresponsabilizzanti per i loro proponenti e seguaci, sono sempre state popolari perché rispondono al bisogno di ogni essere umano di avere un alibi rispetto ai mali della società.
Da un punto di vista psicologico, il nostro bias cognitivo ci presenta una visione del mondo parziale e distorta in modo da essere deresponsabilizzanti per noi.
Da un punto di vista psicoanalitico, possiamo supporre che ognuno di noi tenda a rimuovere nell'inconscio ogni "prova" che potrebbe indebolire il nostro alibi rispetto ai mali della società.
La mia opinione è che ogni essere umano libero e capace di intendere e di volere sia, in proporzione alle sue capacità e possibilità, corresponsabile dei mali della società, a meno che non possa dimostrare di battersi efficacemente contro di essi (questo vale anche per la mia persona).
Infatti io credo che la responsabilità morale di un individuo non consiste solo nell'astenersi dal fare cose nocive come rubare, uccidere, mentire, ma include anche l'obbligo di impegnarsi attivamente, produttivamente, per il bene comune e il miglioramento della società.
Secondo me, per migliorare la società è indispensabile che i veri responsabili dei suoi mali ammettano la loro responsabilità o corresponsabilità e cerchino di migliorare il proprio comportamento, oppure che un'adeguato numero di persone combattano efficacemente per costringere i responsabili dei mali a correggersi.
Mi aspetto che gli argomenti che ho esposto in questo articolo siano sgraditi alla maggior parte della gente perché tendono a responsabilizzare ogni essere umano rispetto ai mali della società e a demistificare ogni tesi deresponsabilizzante.
Per questo mi aspetto una secca opposizione difensiva e controffensiva ai miei argomenti da parte dei più, consistente soprattutto in accuse, verso la mia persona, di arroganza, presunzione, ingenuità, ignoranza e mancanza di credenziali accademiche, anziché una pacifica discussione sulla fondatezza o infondatezza razionale delle idee che ho esposto.
Vedi anche Il peccato originale laico e la sua rimozione.
A mio parere, una delle leggi fondamentali che regolano l’attività dell’inconscio è quella che io chiamo la “legge del gradimento”. Infatti suppongo che una motivazione fondamentale, conscia o inconscia, di ogni umano sia quella di essere graditi ad una certo numero di altri umani, Ciò è dovuto al semplice fatto che, in mancanza di tale gradimento, è difficile per un individuo ottenere dagli altri la cooperazione indispensabile per sopravvivere e per soddisfare i propri bisogni.
Col termine “gradire” io intendo una gamma di disposizioni cognitive ed emotive di diversa qualità e intensità, che includono amare, piacere, approvare, stimare, rispettare, provare simpatia, fascino, affinità, solidarietà, fiducia, interesse, curiosità ecc. nei confronti di una persona.
Tuttavia, essere graditi agli altri non è facile, e a volte è impossibile, per vari motivi, e questa difficoltà o impossibilità è a mio avviso una delle maggiori cause d'infelicità per tutti gli esseri umani.
Essere graditi è difficile in primo luogo perché per ottenere il gradimento di una certa persona, uno deve corrispondere alle aspettative, agli ideali e ai valori di quella persona. In poche parole, uno deve essere come l’altro lo vuole.
Ovviamente ci può essere una discrepanza più o meno grande tra il tipo di persona desiderata dall’altro è il tipo di persona che si è. Quando tale discrepanza diventa rilevante, uno può essere tentato di cambiare la propria personalità per adattarla al tipo richiesto, ma questo adattamento può essere praticamente impossibile, o avere un costo che non vale la pena di pagare.
In secondo luogo, essere graditi è difficile per ragioni di competizione. Infatti, un umano può cooperare con un numero limitato di altri umani, e si trova perciò a scegliere con chi entrare in una relazione cooperativa. La scelta delle persone con cui relazionarsi non è casuale, ma normalmente selettiva, nel senso che si scelgono, consciamente o inconsciamente, le persone che maggiormente corrispondono ai propri tipi ideali. Di conseguenza, può sempre succedere, date due persone che si gradiscono reciprocamente, che ne sopraggiunga una terza che risulti maggiormente gradita, e quindi preferibile, per una di esse. Ne consegue spesso che il rapporto iniziale sia sostituito da uno nuovo stabilito con la persona sopraggiunta. In tal caso può nascere una competizione tra due persone per ottenere il maggior gradimento da parte della terza, competizione che termina normalmente con l’esclusione del perdente.
Inoltre può succedere che il gradimento tra due persone A e B non sia reciproco. Cioè che A sia gradito a B, ma B non sia gradito ad A. Ovviamente, in assenza di reciprocità di gradimento, una relazione è impossibile oppure dura poco.
A fronte delle difficoltà sopra descritte, la mente conscia, e ancor più quella inconscia, di ogni umano sono continuamente occupate nel cercare di stabilire cosa convenga fare e cosa convenga non fare per ottenere il maggior gradimento possibile dal maggior numero possibile di persone al minor costo possibile in termini di necessità di sacrificare parte della propria natura e/o dei propri beni.
C’è inoltre la necessità di stabilire quale sia il numero sufficiente di persone da cui essere graditi, numero che comunque non può essere inferiore a uno. Tuttavia si può decidere di prendere una posizione sgradita a tutte le persone conosciute nella speranza di essere graditi da qualcuno che ancora non si è incontrato. Allo stesso tempo è necessario stabilire i tipi di persone dalle quali cercare di esere graditi.
Un’altra costante occupazione della mente umana consiste nello stabilire il limite entro il quale è tollerabile e conveniente adattarsi ai desideri e alle aspettative di un’altro, e oltre quale limite tale adattamento è intollerabile o non conveniente.
Per concludere, credo che nessun umano possa sfuggire alla legge del gradimento sopra descritta, e che perciò ci convenga obbedire ad essa in modo consapevole, intelligente e razionale.
Quando una persona A incontra una persona B, ciascuna ha dei desideri nei confronti dell’altra. Quando un certo numero di desideri di A nei riguardi di B vengono soddisfatti, possiamo dire che A gradisca B (relativamente a quei desideri).
È interessante osservare che normalmente A desidera essere gradito a B e viceversa, e che una delle condizioni per cui B gradisca A e che A gradisca B, e viceversa. In altre parole, il gradimento, come pure lo sgradimento, sono normalmente reciproci.
Che cosa una persona A dovrebbe fare, e cosa non fare, per essere gradita a una persona B? Più precisamente, cosa dovrebbe fare una persona A in generale, e cosa in particolare verso una persona B, affinché sia gradita a questa?
Proviamo ad affrontare il problema con un approccio sistemico, e chiediamoci come A dovrebbe comportarsi per essere gradito a B. Tuttavia dobbiamo, prima di tutto, chiederci se A può essere gradito a B semplicemente conformando il proprio comportamento ai desideri di B, oppure se ci possono essere impedimenti al gradimento di A da parte di B che non dipendono dal comportamento di A, ma da altre condizioni, come l’appartenenza di A a certe categorie o gruppi.
Per esempio, supponiamo che A abbia una carnagione nera e che B provi repulsione per qualsiasi persona di carnagione nera. In tal caso A non potrà mai essere gradito a B, qualsiasi cosa faccia o non faccia (dato che non può cambiare il colore della sua pelle).
Altri esempi di impossibilità di gradimento sono proprietà, qualità e appartenenze non modificabili o solo parzialmente modificabili come: la nazionalità, l’etnia, l’aspetto fisico, il livello di intelligenza, le parentele, la reputazione pubblica ecc.
Sgombriamo per ora il campo dai casi di impossibilità di gradimento indipendenti dal comportamento o non riparabili, e occupiamoci dei casi in cui sia possibile ottenere il gradimento semplicemente adattando il proprio comportamento ai desideri altrui.
Affinché ciò avvenga ci sono i seguenti presupposti:
- A deve conoscere i desideri di B che lo riguardano;
- A deve avere la capacità e la possibilità di modificare il proprio comportamento per accontentare B;
- Il costo per A della modifica del suo comportamento per accontentare B deve essere inferiore al valore (per A) del gradimento di A da parte di B.
Affinché A possa conoscere i desideri di B che lo riguardano, ci sono due vie. La prima è che B dica esplicitamente ad A come desidera che A si comporti (in generale, e verso B in particolare). La seconda è che B sia tanto intelligente, colto e sensibile da interpretare i desideri di B senza che questo li riveli esplicitamente.
Cosa può desiderare una persona A da una persona B? Faccio alcune ipotesi:
- che B trovi A di suo gradimento;
- che B trovi A simpatico, interessante, attraente, buono, intelligente, sapiente ecc.;
- che B sia sempre disponibile ad aiutare A;
- che B sia sempre disponibile a servire A;
- che B sia sempre disponibile a collaborare con A;
- che B non nasconda nulla ad A;
- che B non dica mai bugie ad A;
- che B non competa con A;
- che B non faccia sentire A inferiore in alcun campo;
- che B non critichi e non disapprovi A;
- che B non rimproveri nulla ad A;
- che B non chieda ad A di aiutarlo oltre una certa misura;
- che B non chieda ad A di servirlo oltre una certa misura;
- che B rispetti la sfera privata di A e non voglia conoscere i suoi segreti;
- che B non ostacoli i progetti di A;
- che B non sia amico dei nemici di A;
- che B non sia nemico degli amici di A;
- che B non faccia perdere troppo tempo ad A;
- che B non abbia idee o opinioni contrarie a quelle di A;
- che B abbia gusti affini a quelli di A;
- che B abbia preferenze politiche affini a quelle di A;
- che B abbia voglia di incontrare A;
- che B abbia voglia di conversare con A;
- che B abbia interessi simili a quelli di A;
- che B non sia più bravo, più intelligente, più abile, più competitivo di A;
- che B non appartenga a categorie o gruppi disprezzati da A;
- che B non apprezzi persone disprezzate da A;
- che B non disprezzi persone apprezzate da A;
- che B non ami persone odiate da A;
- che B non odi persone amate da A;
- ecc.
Dalla precedente lista si può avere un’idea di quanto possa costare per A essere gradito a B e della misura in cui tale gradimento sia possibile. In altre parole, si può avere un’idea della compatibilità tra A e B.
Considerazioni conclusive
Il gradimento tra individui è un tema molto importante perché da da esso dipendono le possibilità di cooperazione e i rischi di conflitto tra noi e gli altri. Perciò è opportuno chiedersi in quale misura siamo graditi agli altri, cosa possiamo fare per aumentare il gradimento e se ne vale la pena, considerando la misura in cui gli altri ci sono graditi.