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Le preferenze non condivise dividono.
La condivisione dei gusti è quasi sempre il risultato di un condizionamento culturale.
L'uomo tende naturalmente a disapprovare e a disprezzare, consciamente o inconsciamente, chi non condivide i suoi gusti o le sue opinioni.
Se agli altri piace una cosa che a me non piace, o se a me piace una cosa che agli altri non piace, c'è un problema, perché la convivenza pacifica e la cooperazione richiedono una condivisione di valori, di gusti, e di interessi.
Cosa fare in quei casi? Potrei cercare di immaginare che ciò che piace agli altri piaccia anche a me, e che ciò che non piace agli altri non piaccia nemmeno a me.
Questo esercizio potrebbe facilitare la comprensione e la tolleranza reciproca.
Il comportamento umano è generalmente irrazionale, nel senso che gli umani fanno soprattutto, non ciò che è presumibilmente utile per sé e/o per altri, ma ciò che a loro piace, ed evitano di fare soprattutto, non ciò che è presumibilmente nocivo per sé o per altri, ma ciò che a loro non piace.
Questa realtà è ancora più grave per quanto riguarda la cooperazione e la convivenza sociali, rese difficili dalla non condivisione delle preferenze e dei gusti.
Questa non condivisione costringe le persone coinvolte ad una triste scelta: accettare situazioni sgradite o separarsi dalle persone con gusti non affini ai propri.
Quando due o più persone interagiscono, lo scopo dell'interazione può essere più o meno cooperativo e/o competitivo. L'interazione può inoltre essere più o meno rituale, nel senso che può servire ad affermare o a confermare una comune appartenenza ad una certa comunità o ad una certa classe o categoria di persone.
L'interazione rituale consiste nella condivisione, più o meno sincronizzata, di certe forme di comportamento, ed è particolarmente efficace, ad esempio, nel cantare o nel ballare insieme, nel partecipare ad una gara, nell'assistere insieme ad uno spettacolo o ad un rito, o nel condividere certe letture, certi gusti, e certe opinioni.