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La mente è un sistema informatico.
Le nostre menti sono programmate da altri esseri umani. Non c'è dunque da meravigliarsi che siano così piene di errori.
In informatica, come in medicina e nella vita in generale, c'è chi preferisce occuparsi di hardware e chi di software. Io appartengo alla seconda categoria.
Una certa forma o configurazione costituisce un'informazione solo se c'è qualche apparato biologico o meccanico per cui essa ha un certo significato come dato o comando.
Ogni comportamento umano è regolato da logiche, per lo più inconsce, che possiamo cercare di ricostruire facendo ingegneria inversa, ovvero ipotizzando l'esistenza di certi programmi che, date certe circostanze, attivano certe azioni.
La vita dipende da informazioni (a cominciare da quelle scritte nel DNA e da quelle percepite provenienti dall'esterno e dall'interno) e dal modo in cui esse vengono elaborate, il quale consiste a sua volta in informazioni (ovvero programmi) che si sviluppano a seguito delle esperienze fatte dell'essere vivente.
Nel bene e nel male, il nuovo è già arrivato, e continuerà ad arrivare, attraverso internet.
Disprezzare il ciberspazio e lasciarlo nelle mani delle persone peggiori non è una buona idea.
Le persone migliori devono cercare di occupare il più possibile questo spazio per contrastare la stupidità e la follia collettiva.
C'è un piacere riservato agli informatici che i non informatici non potranno mai provare: quello di scrivere un programma elegante nella logica e nel codice. Una bellezza interiore invisibile agli utenti. Ci sono infatti molte cose che avvengono in un programma, che non hanno alcun rapporto con l'interfaccia uomo/macchina ma servono solo ad amministrare i dati di lavoro nel modo più efficace ed efficiente.
Vorrei essere l'araldo di una nuova filosofia/religione agnostica, logica, antropologica, psicologica, ecologica, cibernetica, sistemica, etica, sentimentale, umanista, genetica, evolutiva, eclettica, olistica, relazionale, comunitaria, transdisciplinare, ispirata al pensiero di Gregory Bateson, Edgar Morin, Yuval Harari ed altri scienziati-filosofi che hanno proposto nuovi paradigmi di comprensione della natura in generale e di quella umana in particolare.
Si ha la vita quando le trasformazioni tra massa ed energia in un corpo di qualsiasi tipo sono regolate da informazioni capaci di riprodursi. La principale sede e fonte di informazioni è il DNA; un'altra importante è il sistema nervoso e la psiche in esso contenuta, che è capace di autosvilupparsi.
In filosofia si parla ancora troppo poco dell'importanza delle informazioni per la vita, specialmente per la buona vita, ovvero per la felicità, il piacere e il dolore. In psicologia se ne parla di più. Filosofia e psicologia dovrebbero fondersi in una "bioinformatica", anche in considerazione del fatto che certe informazioni, prodotte da una persona o dal suo ambiente possono ammalare o guarire la persona stessa, o renderla più o meno felice.
La divisione più importante, per la conoscenza, è quella tra essere vivente e essere non vivente, tra vita e non vita. La vita emerge dalla non vita e usa questa, ma funziona in modi diversi e secondo principi che non si riscontrano nella non vita. La vita si basa infatti sull'informazione (a cominciare dal DNA), la quale non esiste nella non vita, se non come simulazione o registrazione della vita, come avviene nei computer. È l'informazione che determina le forme della vita, le strategie e i comportamenti degli esseri viventi, ovvero le loro interazioni, dagli organismi monocellulari a quelli più complessi. La vita dipende dalla qualità delle informazioni, dalla loro percezione, interpretazione e dalle reazioni ad esse, in altre parole, dalla loro esecuzione e applicazione.
Platone credeva che le forme reali fossero copie imperfette di forme ideali che risiedono in un altro mondo, che lui chiamava Iperuranio.
La matematica e i computer ci dimostrano che non c'è bisogno di immaginare un altro mondo per spiegare le forme di questo mondo. Le forme reali sono infatti il risultato di formule matematiche e di algoritmi programmabili, mentali o informatici, che permettono di costruire forme e di misurarne il livello di perfezione.
Insomma, le forme reali sono il risultato di formule concepite da esseri umani ed eseguibili da persone e/o da computer, non copie più o meno perfette di entità sovrannaturali.
Matematica e cibernetica hanno dimostrato il carattere illusorio dell'idealismo e la sua falsità come spiegazione della realtà. In altre parole, le "idee" sono reali e risiedono nel mondo fisico e nelle menti umane in quanto informazioni.
Il disegno e la realizzazione di un sistema informatico consiste nello specificare e sviluppare una serie di funzioni, i sottosistemi che le forniscono, e i collegamenti, ovvero le interazioni, tra i sottosistemi stessi. Questa attività si chiama, in gergo tecnico, "system integration" e richiede la definizione dei grandi blocchi funzionali prima di sviluppare e descrivere le funzioni e i dati di dettaglio.
In psicologia, che è l'informatica della mente, sarebbe bene usare lo stesso procedimento, ovvero rappresentare a grandi blocchi tutte le funzioni della mente, i componenti che le realizzano, le modalità con cui essi comunicano tra loro e i dati che vengono utilizzati dagli algoritmi e scambiati tra i blocchi. Invece vediamo che ogni psicologo parla di uno o più componenti della mente separatamente, ovvero senza fornire un quadro d'insieme né le regole dell'integrazione di ciascun componente con il resto della mente. Anche perché il quadro d'insieme, che viene considerato implicito, in realtà non è definito da alcun psicologo, e tanto meno è condiviso da autori diversi.