Siamo tutti diversamente intelligenti.
Le religioni sono test d'intelligenza.
L'uomo è un animale che fa di necessità virtù.
Non ci vuole molto ingegno per essere normali.
Più si è intelligenti, più connessioni si vedono.
Bisogna essere molto intelligenti per fingersi stupidi.
Chi non vede i difetti altrui non vede nemmeno i propri.
Intelligenza è fare le domande giuste al momento giusto.
Non dire ciò che pensi a chi non è in grado di capirlo.
I limiti stimolano l'ingegno, le libertà lo impigriscono.
L'intelligenza non garantisce la saggezza, né la felicità.
Ognuno adotta la filosofia più adatta alla sua intelligenza.
Non parlare di intelligenza con chi è meno intelligente di te.
I poco intelligenti non amano coloro che parlano di intelligenza.
Misurare la forza è molto più facile che misurare l'intelligenza.
Un'intelligenza semplice non può capire un'intelligenza complessa.
L'intelligenza è il grado di complessità che si riesce a concepire.
Parlare con sé stessi è segno di follia o di intelligenza superiore.
Molti sopravvalutano la propria intelligenza, pochi la sottovalutano.
Essere considerati deficienti da deficienti è nell'ordine delle cose.
Più si è intelligenti, più si è capaci di mentire in modo raffinato.
Tu non sei completamente intelligente e io non sono completamente stupido.
I meno intelligenti tendono a sottovalutare l'importanza dell'intelligenza.
L'intelligenza è una fonte di piaceri e dolori che non tutti possono provare.
Meno si è intelligenti, meno si è capaci di valutare la propria intelligenza.
Dimmi come usi i social network e ti dirò qual'è il tuo livello d'intelligenza.
Per capire la psicologia ci vuole un grado di intelligenza che molti non hanno.
Il più conosce il meno, dice un proverbio, ed io aggiungo: il meno non conosce il più.
È stupido voler apparire più intelligenti dei propri interlocutori.
A volte, dietro l'amore per la concretezza si nasconde una scarsa capacità di astrazione.
Un grande problema dell'umanità è che i meno intelligenti non riconoscono di essere tali.
L'intelligenza è la capacità di prevedere il futuro sulla base del passato e del presente.
Non conviene dire agli altri cose più intelligenti di quanto essi siano in grado di capire.
Per valutare l'intelligenza di una persona bisogna avere un'intelligenza uguale o superiore.
Essere apprezzati è più importante che essere geniali. Per questo in giro ci sono pochi geni.
Intelligenza è anche la quantità di cose interconnesse a cui uno può pensare contestualmente.
Siamo tutti diversamente intelligenti e ognuno valuta l'intelligenza altrui usando la propria.
Fingersi stupidi richiede una grande intelligenza, e fingersi pazzi un grande equilibrio mentale.
L'intelligenza emotiva è la capacità di comprendere e conciliare i bisogni propri e quelli altrui.
La bellezza è un'attraente dimostrazione di intelligenza (naturale o artificiale) o di salute fisica.
Un'intelligenza artificiale non è più intelligente né più sapiente dei dati con cui è stata istruita.
Lo spirito è forte ma la carne è debole, e quanto più debole è la carne, tanto più forte è lo spirito.
L'intelligenza artificiale comporta dei rischi, ma l'intelligenza umana comporta rischi molto maggiori.
Per convivere pacificamente con gli altri non bisogna mostrarsi più intelligenti né più morali di loro.
Ci sono persone che credono che tutto ciò che non riescono a capire sia irrilevante, stupido o mostruoso.
L'intelligenza della maggioranza degli esseri umani è di un grado insufficiente per capire i propri errori.
Un modo sicuro per rendersi antipatici a qualcuno è dimostrare di avere un'intelligenza maggiore della sua.
Noi siamo intelligenti e buoni, loro stupidi e cattivi. Questo è il messaggio sottinteso in tanti discorsi.
Per fare buon uso dell'intelligenza artificiale bisogna avere un sufficiente grado di intelligenza naturale.
Trovare un senso in cose senza senso (come i fenomeni casuali) non è segno di intelligenza, ma di stupidità.
Se vuoi farti benvolere da qualcuno non dire cose troppo elevate rispetto alle sue capacità di comprensione.
Il grado d'intelligenza di una persona è proporzionale al grado di complessità che essa è in grado di comprendere.
Più che difendere certe verità, l'uomo cerca di difendere la propria reputazione di persona intelligente e sapiente.
Il genio di una persona non ancora famosa può essere apprezzato solo da persone molto intelligenti e non conformiste.
Una persona è tanto più intelligente quanto più alto è il grado di complessità dei suoi pensieri e dei suoi sentimenti.
Per andare d'accordo con gli altri bisogna limitare la propria intelligenza ad un livello compatibile con quella altrui.
Attribuire ad una persona più intelligenza di quella che ha può condurre a fatali errori di comunicazione e interazione.
La società è piena di individui che sopravvalutano la propria intelligenza. Ovviamente io potrei essere uno di loro. E voi?
Un effetto della scarsità di intelligenza è l'incapacità di rilevare contraddizioni logiche nei discorsi e nelle narrazioni.
Ognuno conosce il mondo in base alle sue esperienze dirette e indirette, alla propria intelligenza e alla propria sensibilità.
Ognuno usa la propria intelligenza per valutare la propria intelligenza. Non c'è da meravigliarsi se uno stupido si crede intelligente.
La storia dell'umanità è la storia della lenta e ancora incompiuta migrazione dalla legge del più forte alla legge del più intelligente.
Certe persone molto intelligenti sono considerate stupide da chi non è abbastanza intelligente per valutare il loro grado di intelligenza.
E' nelle difficoltà che l'uomo mostra il meglio e il peggio di sé. Quando non ci sono grossi problemi tutti sembrano buoni e intelligenti.
La bellezza non implica la bontà e nemmeno l'intelligenza. Tuttavia l'uomo è attratto dalla bellezza più che dalla bontà e dall'intelligenza.
Una metaintelligenza è un’intelligenza che capisce i propri meccanismi e può cambiarli. Molti umani sono intelligenti, pochi metaintelligenti.
L'intelligenza è anche la capacità di distinguere tra i fenomeni e tra i concetti, ovvero di percepire le differenze nelle forme e nei contesti.
E' meglio non essere più intelligenti del necessario. L'intelligenza non deve essere fine a se stessa, ma aiutarci a soddisfare i nostri bisogni.
L'io (sia quello cosciente che quello inconscio) è soggetto e oggetto allo stesso tempo, e questa coincidenza crea una grande confusione intellettuale.
I più intelligenti devono aspettarsi l'ostilità dei meno intelligenti, a meno che i primi non nascondano ai secondi la loro superiorità intellettuale.
Una persona di una certa intelligenza convivere difficilmente con una molto più intelligente perché non tollera di aver sempre torto in caso di disaccordo.
Invece di affermare che il proprio interlocutore è scarsamente intelligente (affermazione sempre offensiva), conviene dire che siamo diversamente intelligenti.
Chiedi a una persona come affronterebbe un certo problema o conflitto e dalla risposta ti farai un'idea della sua intelligenza, della sua cultura e della sua moralità.
Un'intelligenza vivace ha sempre bisogno di nuovi stimoli, nuove forme, ed è annoiato dalle ripetizioni e da ciò che è amorfo. Questa noia è il motore della creatività.
Il successo di una persona dipende più dalle proprie motivazioni che dalle proprie capacità. Tuttavia le motivazioni di una persona sono influenzate dalle proprie capacità.
È giusto che i più intelligenti dominino i memo intelligenti? Solo se i più intelligenti sono anche i più saggi.
Che rapporto c'è tra saggezza e intelligenza?
A parer mio, per filosofare sono necessari una sufficiente quantità di tempo libero da impegni, dolori, stress e preoccupazioni, e un sufficiente grado di cultura e di intelligenza.
Tra le cose che condividiamo con altri ci sono certe idee sull'intelligenza, la ragionevolezza, la razionalità, la stupidità, la follia; idee che applichiamo anche quando siamo soli.
Se vuoi essere simpatico al tuo interlocutore, non fargli vedere che sei più intelligente di lui, anzi fagli credere di essere più intelligente di te. La gente ama tanto l'umiltà altrui.
Gli intellettuali si possono dividere grosso modo in due categorie: mistificatori e demistificatori. Sia gli uni che gli altri possono essere più o meno intelligenti, raffinati e affascinanti.
I fanatici di qualsiasi ideologia o teoria sono persone non abbastanza intelligenti per comprendere gli errori, le falsità e i limiti dell'ideologia o teoria che essi sostengono senza riserve.
Gli umani sono pronti a consacrare e a imitare modelli di comportamento compatibili con le proprie capacità intellettuali, la propria visione del mondo, la propria morale, e i propri interessi.
L'intelligenza serve a riconoscere oggetti e forme, e a metterli in relazione nello spazio e nel tempo per poter prevedere il futuro in termini di oggetti, forme, posizioni, relazioni e interazioni.
Ognuno ha ragione dal suo punto di vista, ma i punti di vista sono diversamente ampi. Infatti ognuno vede solo ciò che conferma le sue opinioni e che non mette in discussione la propria intelligenza.
La mente serve a risolvere problemi. Se non ha problemi da risolvere, si atrofizza. Più importanti e complessi sono i problemi che essa affronta, più la mente si sviluppa e più aumenta l'intelligenza.
Noi non amiamo il sapere in generale, ma solo quello ci conviene, cioè quello che ci conferisce dei vantaggi sugli altri e che non è più complesso di quanto la nostra intelligenza riesce a comprendere.
Ogni rito richiede l’adattamento del livello d’intelligenza individuale al livello medio dei partecipanti al rito stesso. In altre parole, ogni rito consiste nella condivisione di un'intelligenza limitata.
Un analfabeta sa di essere tale. Un analfabeta funzionale non sa di esserlo. Tuttavia l'analfabetismo funzionale non è una proprietà binaria (presente o assente) ma graduale da un minimo ad un massimo.
Diceva Molière: "uno stolto che non dice verbo non si distingue da un savio che tace". Quando lo stolto comincia a parlare mette in mostra il suo livello di intelligenza, le sue lacune mentali e i suoi bias cognitivi.
Per capire l'intelligenza di una persona bisogna essere almeno altrettanto intelligenti. Di conseguenza, dell'intelligenza di una persona possiamo capire solo una parte, quella che riusciamo a raggiungere con la nostra.
Ogni essere umano sa fare bene certe cose (cioè risolvere bene certi problemi) e male o per niente certe altre. In tal senso si può parlare di intelligenza solo al plurale: le varie intelligenze (e stupidità) di una persona.
Quanto minore è l'intelligenza di una persona, tanto più semplice è la propria visione del mondo. Infatti l'intelligenza di una persona può essere definita come il grado di complessità a cui il proprio pensiero può arrivare.
Ci sono due processi intellettuali fondamentali: (1) comprendere un fenomeno (in termini di oggetti, cause ed effetti) e (2) trovare le parole per descriverlo (cioè per comunicare ad altri la propria comprensione del fenomeno).
Ci sono individui che non riescono ad accettare il fatto di essere meno intelligenti o meno saggi di altri, e perciò cercano in tutti i modi di trovare lacune o contraddizioni in ciò che le persone migliori di loro fanno o dicono.
Nelle questioni intellettuali gli stupidi non hanno nemici perché non vengono presi in considerazione. Al contrario, le persone geniali hanno molti nemici nelle persone che si sentono minacciate da conoscenze che non posseggono e non condividono.
Le persone si possono classificare secondo un continuum e un miscuglio ai cui estremi ci sono l'intellettuale e il muscolare. Il primo preferisce scommettere sulla capacità e la bellezza dell'intelligenza, il secondo sulla forza e la bellezza fisica.
E' nelle emergenze e nei disastri che si evidenziano con i fatti le virtù e i difetti degli esseri umani. Siamo infatti tutti buoni, bravi, coraggiosi, altruisti e intelligenti quando la vita sociale si svolge nella norma e ci sono risorse per tutti.
I discorsi che esprimono un certo grado di intelligenza disturbano
coloro la cui intelligenza è di grado inferiore, perché i meno
intelligenti non sono in grado di capire tali discorsi e di conseguenza
si sentono inadeguati.
L'intelligenza e la conoscenza non sono buone in sé, ma lo sono nella misura in cui contribuiscono alla soddisfazione dei nostri bisogni. Infatti esistono cattive intelligenze e cattive conoscenze, cattive in quanto causano sofferenze a certi esseri umani.
Tra i motivi per cui molte persone inesperte di informatica hanno paura dell'intelligenza artificiale c'è il fatto che essa aumenta il potere dei tecnici e degli imprenditori informatici (i soli che capiscono come essa funziona), e diminuisce quello degli altri.
Perché un'idea diventi efficace, essa deve essere decantata, cioè deve passare nella memoria a lungo termine e poter agire inconsciamente. Solo così può eercitare efficacemente la sua azione combinatoria insieme ad altre idee già decantate o in via di decantazione.
In tempi di crisi vengono messe pragmaticamente alla prova le intelligenze degli umani, specialmente quelle degli intellettuali di professione.
Al di fuori della loro cerchia c'è poco rispetto per gli intellettuali. La causa di tale mancanza di rispetto è da ricercare sia negli errori di molti intellettuali, sia nella difficoltà dell'uomo di ammettere di essere intellettualmente inferiore ad una suo simile.
Nella mente avvengono continuamente connessioni logiche tra enti mentali, quando ciò non viene impedito da autocensure o pregiudizi. Per diventare più intelligenti, creativi e aperti è necessario rompere quanti più possibili isolamenti ingiustificati tra enti mentali.
A proposito della presunta mancanza di creatività dell'intelligneza artificiale, il problema. a mio avviso, non è la qualificazione dell'intelligenza artificiale, ma di quella umana, che mi sembra per molti aspetti e per molte persone meno creativa di quella artificiale.
Il fatto che l'intelligenza, o meglio, le intelligenze di una persona non si possano misurare, non impedisce che esistano notevoli differenze nei relativi gradi da persona a persona, e che ognuno di noi li misuri intuitivamente, consciamente o inconsciamente, in modo del tutto arbitrario.
Per quale livello intellettuale di lettori è stata scritta la Bibbia? A mio avviso per un livello molto basso, anche se preti e teologi vorrebbero farci credere che essa contiene messaggi che solo persone preparate ad hoc e di notevole intelligenza (come loro) possono interpretare e capire.
L'intelligenza artificiale è sgradevole e spaventosa per molti perché svilisce la loro intelligenza e istruzione, perché dimostra che una macchina può pensare, scrivere, argomentare, risolvere problemi, programmare meglio di loro. È un affronto alla propria autostima e la paura di divenire sempre più irrilevanti.
Un soggetto dotato di un'intelligenza molto superiore rispetto alle persone con cui interagisce può avere grandi difficoltà nelle interazioni stesse. Ciò è dovuto ad un'eccessiva differenza tra le rispettive visioni del mondo, ed è tanto più vero quanto meno gli altri riconoscono la superiorità intellettuale del soggetto.
L'intelligenza può essere definita come la capacità di creare, nel proprio cervello, modelli della realtà. Tali modelli sono usati dalla mente per "ri-conoscere" certe situazioni e agire in esse (o meglio, reagire ad esse) in modi prestabiliti o calcolati al momento, secondo certi algoritmi in parte innati, in parte appresi.
Ognuno sa che non tutti siamo ugualmente intelligenti (in senso cognitivo), ma nessuno accetta l’idea terrificante di avere un’intelligenza inferiore alla media, e di non essere perciò in grado di capire cose che altri capiscono. Infatti la maggior parte della gente sopravvaluta la propria intelligenza.
Questa epidemia è un test d'intelligenza. Sentire le diverse opinioni sulla pericolosità o banalità del virus, sulla sicurezza o nocività del vaccino, sulla legittimità o illegittimità delle misure di contenimento emanate dal governo, sui complotti mondiali per soggiogare e sfruttare la gente, fa capire come certe persone ragionano e sragionano.
Le miserie della nostra società non sono il risultato della lotta tra il bene e il male (vinta dal male), ma di lotte tra stupidità e intelligenze, tra diverse stupidità, tra diverse intelligenze e tra diversi egoismi. In questo quadro si formano alleanze e cooperazioni a fini competitivi. Una cooperazione senza fini competitivi è rara e perciò nobile.
L'intelligenza non è una proprietà singolare, ma si può essere diversamente intelligenti in diversi contesti. In altre parole, ad esempio, una persona può essere superintelligente in un contesto A e imbecille in uno B, laddove un contesto è una particolare configurazione di idee a cui sono associate particolari risposte emotive e motivazionali, oltre che cognitive.
Forse l'IA ci turba perché ci induce a porci domande e a sollevare dubbi non tanto sulla presunta intelligenza dell'IA stessa, quanto sulla nostra sedicente intelligenza. Infatti scoprire che qualcuno (o qualcosa) è più intelligente di noi ci umilia, in quanto ci pone di fronte ai nostri limiti e alle nostre inferiorità. Una scoperta di cui non possiamo essere fieri.
Ci sono fenomeni sociali per capire i quali è necessario un certo grado di intelligenza e di cultura. Ma se diciamo a una persona che non è abbastanza intelligente e/o colta per capire certi fenomeni, questa si offende. Così, per non offendere nessuno, lasciamo che ognuno si illuda di poter capire tutto ciò che capiscono gli altri per quanto riguarda i rapporti interpersonali.
Uno dei peccati meno tollerati è quello di presunzione, ovvero presumere di conoscere la verità meglio del prossimo o di essere moralmente o intellettualmente più dotati di esso. La punizione consiste nell'antipatia. Perciò chi non vuole rendersi antipatico deve evitare di essere migliore del prossimo e, nel caso per disavventura già lo fosse, cancellare ogni traccia della propria superiorità.
L'emergenza Covid ha costituito un test di intelligenza funzionale. Molti non hanno superato il test, nel senso che non hanno capito la situazione in termini di probabilità di danni per sé e per gli altri, connessi alla vaccinazione, alla non vaccinazione, e all'uso e al non uso dei vari green pass. In altre parole, molti hanno dimostrato di non essere capaci di valutare la probabilità e l'entità del danno nei vari casi.
Purtroppo non tutti sono in grado di comprendere la complessità dei problemi, ovvero la molteplicità delle cause di ogni conseguenza e la molteplicità delle conseguenze di ogni causa. Molti tendono a pensare, semplicisticamente, che ogni causa ha una sola conseguenza, e che ogni conseguenza ha una sola causa. Il grado d'intelligenza di una persona è proporzionale al grado di complessità che essa è in grado di comprendere.
Spesso consideriamo assurde o false cose che non siamo abbastanza intelligenti, istruiti e sani di mente per comprendere. Tuttavia, se siamo abbastanza intelligenti, istruiti e sani di mente, siamo in grado di capire che certe affermazioni a cui altri credono sono false o assurde. In ogni caso è controproducente dire cose che i nostri interlocutori non sono abbastanza intelligenti, istruiti e sani di mente per comprendere.
Non è che uno stupido pensi in modo illogico. Infatti ciò che determina il grado di intelligenza di un pensiero non è la sua logicità o razionalità, ma la sua complessità. Intendo dire che anche i più stupidi pensano in modo logico, ma la loro logica è più semplice di quella con cui pensano i più intelligenti. Infatti questi, nei loro ragionamenti, prendono in considerazione concetti e collegamenti logici che gli altri ignorano.
La democrazia è la dittatura della mediocrità. La dittatura è il governo del più forte. Un governo del più intelligente è praticamente impossibile perché forza e intelligenza non vanno insieme, anzi, sono generalmente i più deboli quelli che sviluppano maggiormente la loro intelligenza, per compensare la loro inferiorità fisica e politica.
A ciò si aggiunge il fatto che l'intelligenza è un fenomeno molto complesso e vario.
Se il mio interlocutore non mi capisce ci possono essere varie possibili cause, anche concomitanti, come le seguenti:
- mi sono espresso male;
- ho detto cose false o assurde;
- il mio interlocutore non è abbastanza intelligente o istruito per capirmi;
- il mio interlocutore mi detesta;
- il mio interlocutore non mi ascolta o mi ascolta solo in parte.
L'intelligenza è la capacità di comprendere fenomeni complessi. Più un fenomeno è semplice, più basso è il livello di intelligenza richiesto per comprenderlo. Molte persone si illudono di capire fenomeni la cui complessità supera i limiti della propria intelligenza. Ciò avviene quando esse semplificano un fenomeno complesso fino al punto da poterlo comprendere, e non si rendono conto che il fenomeno così compreso non è quello reale, ma una sua semplificazione di comodo.
Suppongo che la causa principale del caos e delle disgrazie politiche e sociali che ancora oggi stiamo vivendo sia la stupidità media di noi umani. Purtroppo parlarne è politicamente scorretto, perché se cominciamo a discuterne emerge subito un problema terribile: chi è più stupido e chi lo è di meno? Questione che cozza contro il principio di "uguaglianza" o di "pari dignità". Continuiamo dunque a illuderci che siamo tutti ugualmente intelligenti, o a fingerci tali, idea che ci porterà alla rovina.
Per imparare a dialogare in modo intelligente, è necessario un interlocutore difficile, qualcuno che non sappia dialogare in modo intelligente.
È troppo facile dialogare in modo intelligente con persone che sono abituate a dialogare in modo intelligente.
Il dialogo intelligente si basa sullo scambio di brevi domande e brevi risposte. È così che Socrate dialogava.
L'intelligenza si esprime più nelle domande che nelle risposte. Domande non retoriche, ovviamente.
Qualcuno mi ha detto che il pensare dell'intelligenza artificiale (come ChatGPT) manca di originalità.
La stragrande maggioranza degli umani pensano in modo per nulla originale, ma condizionato dalla cultura in cui sono cresciuti. Non dobbiamo confrontare l'intelligenza artificiale con quella dei grandi pensatori, ma con quella della maggior parte dei pensatori. E allora la prima è vincente. In altre parole, le risposte che mi dà ChatGPT sono migliori di quelle che mi danno il 90% della gente.
Intelligenza e stupidità possono tranquillamente convivere nella mente di ognuno di noi, che è molto più complicata, variegata e volubile di come vorremmo, noi amanti della semplicità. D'altra parte l'intelligenza è la capacità di concepire idee complesse. Più siamo intelligenti e maggiore è la complessità che riusciamo a concepire e sopportare. In quanto alla stupidità, si tratta un blackout temporaneo o permanente dell'intellegenza che accade in certi percorsi logici quando questi generano emozioni dolorose.
Quando due intelligenze si incontrano, esse tentano di dialogare costruttivamente, ma il tentativo fallisce quando l'una si accorge che i presupposti e i pregiudizi dell’altra sono inconciliabili con i propri. E allora esse decidono di andare ognuna per la sua strada oppure l'una cerca di modificare l'altra affinché si adatti ai propri presupposti e pregiudizi, e a tale scopo cerca di demolire le idee altrui con argomenti che l'altra parte rifiuta di prendere in considerazione per un istinto di autodifesa e di conservazione.
Il “senso della misura” è una capacità della mente umana distribuita in modo ineguale. Può difettare anche in persone altrimenti molto intelligenti. Ci sono persino persone che odiano i numeri e le misure, come se fossero la strada verso l'inferno dell'insensibilità e della freddezza emotiva, e sanno pensare solo in modo "qualitativo". Senza un maggiore senso della misura non ci salveremo. L'ecologia e l'economia sono questioni di numeri e di misure, oltre che di sentimenti e di cognizioni. Non c'è saggezza senza un adeguato senso della misura.
Io credo che l'intelligenza dipenda (anche) dalla capacità di gestire la complessità.
Infatti le persone più intelligenti possono ragionare considerando un numero di aspetti interconnessi più grande rispetto a quanti ne riescono a considerare quelle meno intelligenti.
Così, se un fenomeno è causato da molteplici cause, le persone più intelligenti saranno in grado di vederne e prenderne in considerazione un numero maggiore rispetto a quelle meno intelligenti.
In altre parole, tanto meno una persona è intelligente, tanto più semplice è la sua visione del mondo.
E siccome la verità è più complicata della falsità, le persone meno intelligenti preferiranno spiegazioni semplici anche se false, rispetto a quelle complesse anche se vere.
Se io dico "ci sono persone più intelligenti di me" nessuno ha qualcosa da obiettare, anzi, sarò giudicato positivamente per il mio realismo e la mia "umiltà". Ma se dico "ci sono persone meno intelligenti di me" allora sarò da molti giudicato arrogante, razzista e nel peggiore dei casi anche nazista.
Eppure le due affermazioni sono coerenti, perché se A è più intelligente di B, allora B è meno intelligente di A, e se io sono in grado di valutare che qualcuno è più intelligente di me, a maggior ragione sono in grado di valutare che qualcuno lo è di meno.
In verità per valutare l'intelligenza di una persona bisogna essere almeno altrettanto intelligenti, per cui è molto più facile individuare le persone meno intelligenti di sé, che quelle più intelligenti.
Le parole sono astrazioni di sensazioni o di altre astrazioni (con un numero di livelli potenzialmente illimitato) e l'intelligenza è la capacità di astrarre, e la profondità in termini di livelli (ovvero la complessità strutturale) in cui una persona riesce a farlo.
Ognuno astrae a suo modo (ad eccezione delle astrazioni scientifiche, che sono condivise universalmente). Per questo è difficile la comunicazione tra esseri umani, perché usiamo parole a cui ciascuno dà un significato diverso, soggettivo, più o meno estensivo, profondo, comprensivo o esclusivo di certi aspetti delle realtà soggettive e oggettiva.
Ciò che complica il problema è il fatto che siamo poco o per nulla consapevoli dei nostri processi di astrazione e della soggettività dei nostri vocabolari.
Le persone più razionali sono spesso inquietanti per quelle che lo sono di meno. Ciò avviene, a mio parere, perché le seconde percepiscono le prime come più competitive e più capaci di autocontrollo, e perché le seconde hanno difficoltà a seguire i pensieri delle prime e a comprendere la loro visione del mondo, la loro etica e i loro gusti.
Inoltre, le persone meno razionali cercano spesso di screditare quelle più razionali affermando che quanto più uno è razionale tanto meno è capace di sentimenti. È un'idea falsa e calunniosa. Infatti non c'è alcuna prova scientifica in tal senso.
La verità è che i sentimenti sono innati e non richiedono capacità particolari, mente la razionalità si apprende attraverso lo studio e le esperienze, ed è correlata alla capacità di astrazione, che non tutti possiedono in ugual misura.
Valutare l'intelligenza altrui è un'operazione rischiosa, sia quando la si sopravvaluta sia quando la si sottovaluta. Credersi più intelligenti del proprio interlocutore può alimentare l'arroganza; credersi meno intelligenti può generare insicurezza.
Inoltre, pochi accettano serenamente di essere considerati inferiori sul piano intellettuale. Quando qualcuno lascia intendere di sentirsi superiore, suscita facilmente risentimento, ostilità o desiderio di rivalsa.
Eppure le capacità intellettive non sono identiche in tutti. Forse per questo chi si ritiene più intelligente farebbe bene a non esibire la propria superiorità: è meglio lasciarla emergere dai fatti che proclamarla.
Un diverso grado di intelligenza può causare l'impossibilità di condividere certe idee e certe visioni del mondo.
A mio avviso, le competizioni più diffuse e importanti tra gli umani, da quando esiste la cultura, sono quelle intellettuali ed etiche. Intendo dire che ognuno cerca di occupare la posizione più alta che gli è possibile nelle gerarchie dell'intelligenza e della morale, e a tale scopo e in tali campi cerca di mostrarsi per quanto possibile non inferiore rispetto agli altri membri della comunità di appartenenza.
Di conseguenza, normalmente le persone non amano la compagnia di chi si dimostra più intelligente e/o più buono di loro. Lo trovano antipatico e cercano di screditarlo ad ogni occasione, anche mediante calunnie e critiche infondate.
Quei pochi che vengono riconosciuti come più intelligenti e/o più buoni a causa di prove indiscutibili possono essere accettati come leader o modelli di virtù, ma difficilmente come compagni, poiché metterebbero inevitabilmente in evidenza l'inferiorità e i difetti di coloro con cui interagiscono.
Io suppongo che esista una paura inconscia della complessità, che ci inclina a preferire spiegazioni, metodi e strumenti semplici rispetto a quelli complessi (sia nelle cose materiali che in quelle intellettuali) anche quando quelli complessi sono più realistici, efficaci e comprensivi. Questa paura spiega il successo dei politici e degli intellettuali populisti, i quali basano la loro strategia su spiegazioni semplici delle crisi e delle difficoltà economiche, sociali, morali ed esistenziali, e promettono soluzioni semplici, anche quando queste peggiorerebbero la situazione creando ulteriori problemi.
La paura della complessità è anche paura dell'intelligenza, paura di chi è più intelligente di noi, perché l'intelligenza è legata alla capacità di comprendere la complessità, e quanto più uno è intelligente tanta più complessità riesce a comprendere, tollerare e sfruttare. Chi è più intelligente di noi ci disturba sia per la sua maggiore competitività intellettuale, sia perché ci prospetta una visione del mondo per noi incomprensibile e di conseguenza disarmante, inquietante, angosciante.
Quasi nessuno tollera di essere considerato intellettualmente e/o moralmente inferiore ad un altro in quanto individuo o in quanto membro di un certo gruppo o di una certa categoria di persone. Questo fatto è illogico e funesto perché porta a credere che gli esseri umani abbiano tutti uguali capacità intellettuali e morali, cosa evidentemente falsa e assurda.
Il fatto che sia difficile, se non impossibile, misurare oggettivamente il livello intellettuale e quello morale di una persona, non implica che che quel livello sia uguale per tutti. Tuttavia molti confondono l’uguaglianza dei diritti politici e della dignità umana (che qui non sono in discussione) con l’uguaglianza delle capacità e delle qualità dei comportamenti, inficiando, tra l’altro, le politiche meritocratiche sia nella pubbliche amministrazioni che nelle organizzazioni private.
In conclusione, l’arroganza, la presunzione, la tracotanza sono più in coloro che non si considerano inferiori a nessuno, che in coloro che si considerano superiori a qualcuno.
Noi umani abbiamo bisogno di feste, intese come riti sociali, ovvero come manifestazioni e conferme di appartenenze e identità comuni, ovvero di una unione.
Affinché una festa sia possibile e raggiunga il suo scopo, è necessario che i partecipanti abbiano certe cose in comune, che si sentano simili e uniti in certi aspetti. Come, ad esempio, il rispetto di certe tradizioni.
Al giorno d'oggi, in cui quasi tutte le tradizioni e tutti i valori sembrano volgere al termine, abbiamo bisogno di nuove feste, ovvero di nuovi valori, nuove appartenenze e nuove identità.
Se io dovessi scegliere il valore a cui dedicare una nuova festa, questo sarebbe la ragione, ovvero la razionalità.
Tuttavia molti temono la razionalità, perché essa dipende dall'intelligenza logica, e questa è distribuita in modo diseguale in ogni popolazione, determinando delle gerarchie intellettuali, e quindi delle disuguaglianze.
Di conseguenza, una festa della ragione può interessare solo le persone più intelligenti, e non le masse, la cui intelligenza è per definizione "mediocre" Infatti le persone mediocri non sono disposte ad ammettere la propria inferiorità intellettuale rispetto a qulle persone più intelligenti.
Più dei danni che robot o chat dotati di IA potrebbero provocare, ciò che turba molti di noi (ma non tutti) è l'idea conscia o inconscia che in realtà siamo macchine (anche se al posto di semiconduttori abbiamo cellule viventi), e che ci siano o ci saranno macchine più intelligenti di noi, che perciò ci renderanno sempre più inutili e irrilevanti.
Infatti, più aumenta il valore (cioè la capacità cognitiva) della IA, più l'uomo viene svalorizzato (cioè la capacità cognitiva dell’uomo viene svalorizzata).
In tal senso, il fatto che le macchine non possano provare sentimenti, e che non abbiano una coscienza, non ci rassicura, anzi ci turba ancora di più.
Infatti, sempre più spesso avremo a che fare con macchine più intelligenti di noi e libere dalle costrizioni dei nostri sentimenti e della nostra coscienza.
D'altra parte una IA può simulare razionalmente coscienza e sentimenti (se programmata in tal senso), come fanno anche certi umani.
A questo punto, più che interrogarci sul tipo di intelligenza della IA, dovremmo interrogarci su cosa sia veramente l'intelligenza umana, e su come funzioni, tema sul quale abbiamo ancora tanto da scoprire e da capire. Le neuroscienze ci sorprenderanno.
Per “intelligenza” intendo la misura della capacità di governarsi e di governare al fine di soddisfare al meglio e in modo sostenibile i bisogni propri e altrui. In tal senso, ritengo che sarebbe opportuno che una nazione fosse governata, per il suo bene, da una gerarchia basata sull’intelligenza, ovvero una gerarchia dove i più intelligenti occupano le posizioni di responsabilità e di comando più alte in ogni istituzione e organizzazione pubblica.
Questa idea, tuttavia, non piace alle persone di intelligenza mediocre, le quali la contestano con argomenti a mio avviso pretestuosi, ma convincenti per le persone di un livello di intelligenza comparabile con il loro.
Uno di questi argomenti è che non ci sono criteri oggettivi per misurare l'intelligenza di una persona. Un altro argomento è che ci sono tanti tipi di intelligenza, e uno può avere un'intelligenza alta di un certo tipo e bassa di un altro tipo.
Pertanto per la maggior parte della gente di oggi è giusto che governino coloro che sono preferiti dal maggior numero di persone, indipendentemente dal loro livello di intelligenza (di qualunque tipo essa sia).
Un'altra conseguenza di tale diffuso modo di pensare è che gli studi sull'intelligenza sono mal visti in quanto sospettati di intenzioni razziste e autoritarie.
Insomma, quello dell'intelligenza è un tema impopolare, con l'eccezione della cosiddetta "intelligenza emotiva", in cui possono eccellere anche persone con bassi livelli di intelligenze di altri tipi.
Qualcuno mi sa dire perché è importante per certe persone (intellettuali e non) stabilire se un LLM sia o no intelligente? Cosa cambia se la risposta è sì o no? Secondo me non cambia nulla al fatto che essa sia più o meno utile, e che sia più o meno saggio utilizzarla.
Sospetto che coloro che affermano che un LLM non è intelligente non vogliono rinunciare ad attribuire all'uomo (e quindi a sé stessi) un valore superiore a quello di una macchina per quanto complessa e utile una macchina possa essere, anche per risolvere problemi umani.
In altre parole, per certe persone accettare che un LLM sia intelligente come un umano o più di un umano è "sentito" come un insulto alla loro stessa natura e al loro stesso valore. Insomma, si tratta di una reazione emotiva più che cognitiva.
Io, osservando tutto il male e il caos creato dell'uomo ancora oggi, non ho nessuna difficoltà a considerare l'uomo (me compreso) meno intelligente di un LLM.
L'intelligenza umana è pilotata dalle emozioni (piacere e dolore) che un LLM non ha. L'intelligenza di un LLM è pilotata da obiettivi definiti dagli ingegneri che l'anno costruita e programmata. Cambiano le motivazioni, ma non i processi logici in sé stessi, né le informazioni da combinare in modo più o meno creativo.
Chi afferma che un'intelligenza senza emozioni non è intelligente, fa un'affermazione del tutto arbitraria e contestabile.
Per me un LLM è una macchina intelligente che non può provare piacere né dolore, e ha pertanto motivazioni diverse dal minimizzare il dolore e massimizzare il piacere.
L’intelligenza non implica la coscienza della propria intelligenza. Infatti i computer sono intelligenti, ma non hanno alcuna coscienza, almeno così sembra.
Anche gli organi di un essere vivente, anche le sue cellule hanno un’intelligenza, nel senso che “sanno” come comportarsi, anche se, almeno così sembra, non ne sono coscienti, giacché riteniamo che non possiedano la facoltà che noi chiamiamo coscienza o autocoscienza.
Ogni forma di vita, anche a livello microscopico, è intelligente nel senso che agisce e/o reagisce in modo da soddisfare certi bisogni o da raggiungere certi fini, primo fra tutti la propria sopravvivenza e la propria riproduzione.
Possiamo escludere che un essere vivente o una sua parte abbia una coscienza, o che perfino un computer abbia una coscienza?
Non possiamo. Infatti io sono cosciente solo di me stesso e del mondo che mi circonda, e per quanto riguarda gli altri esseri al di fuori della mia coscienza (interni o esterni al mio corpo), posso solo fare illazioni.
Per esempio, suppongo che gli altri esseri umani, essendo simili a me, abbiano anch’essi una coscienza, come ce l’ho io, ma questa è solo una supposizione, perché io non posso “entrare” nella coscienza di un altro essere, né vederla.
La coscienza è il più profondo mistero dell’universo.
Che vi siano differenze rilevanti nel grado di intelligenza tra esseri umani è innegabile. Da quì nascono una serie di problemi, tra cui i seguenti:
- In che misura è possibile valutare correttamente il grado di intelligenza proprio e altrui?
- Quali conseguenze potrebbe avere un grado di intelligenza più o meno alto nella distribuzione dei ruoli e dei poteri nella società?
- È conveniente esprimere liberamente e apertamente le proprie valutazioni sul grado di intelligenza proprio e altrui?
Rigurado al problema n° 1, suppongo che valutare l'intelligenza propria e altrui richieda un certo grado di intelligenza. Vale a dire che più basso è il grado di intelligenza di una persona, meno essa è capace di valutare correttamene il grado di intelligenza proprio e altrui.
Riguardo al problema n° 2, suppongo che il grado di intelligenza sia un fattore competitivo decisivo nella distribuzione dei ruoli e dei poteri nella società, anche perché normalmente un essere umano non acetta di essere diretto da qualcuno che egli considera meno intelligente di sé.
Riguardo al problema n° 3, suppongo che esprimere liberamente e apertamente le proprie valutazioni sul grado di intelligenza proprio e altrui dia facilmente luogo a disaccordi, offese e conflitti, e di questo si dovrebbe tenere conto prima di esprimere le valutazioni stesse.
Pertanto può essere conveniente credere, o fingere di credere, che siamo tutti ugualmente intelligenti, o che gli altri lo siano più di noi. Tale convenienza rende l'uomo generalmente sciocco e/o insincero.
L'intelligenza può essere definita come la capacità (conscia e inconscia) di elaborare informazioni al fine di determinare il proprio comportamento, ovvero di gestire le proprie interazioni col mondo esterno al fine di soddisfare i propri bisogni e, se possibile, quelli altrui. Siccome ci sono diversi tipi di informazione che possono essere elaborati, possiamo parlare di intelligenze al plurale, una per ogni tipo di informazione.
L'intelligenza, per funzionare, ha bisogno di una sorta di dizionario interno che permette di riconoscere le diverse informazioni, e di una sorta di enciclopedia interna che permette di collegare o associare (cognitivamente e/o emotivamente) le informazioni riconosciute e di costruire le espressioni da emettere verso l'esterno.
Si può supporre che in ogni umano, o animale superiore, vi sia una sorta di "mappa cognitivo-emotiva" che contiene il dizionario e l'enciclopedia di cui sopra, e che che viene consultata in ogni istante per decifrare e interpretare le informazioni ricevute e per costruire le informazioni da emettere verso gli interlocutori.
Ovviamente, tale mappa non è fissa ma evolve e si trasforma con le esperienze del soggetto sin dai suoi primi giorni di vita, in cui essa contiene solo gli istinti e le predisposizioni trasmessi per via genetica.
In sintesi, si può dire che il modo in cui un essere vivente interagisce col resto del mondo dipende dalla sue "intelligenze", ovvero da come esso tratta le informazioni esterne ed interne. Queste ultime costituiscono il suo "programma" comportamentale.
A mio parere, morale e intelligenza sono collegate in quanto il giudizio morale presuppone la previsione delle conseguenze immediate e differite delle azioni e omissioni del soggetto, e tale previsione richiede intelligenza. Infatti, quanto più una persona è intelligente, tanto più essa è in grado di determinare le conseguenze del proprio comportamento per il benessere e il malessere altrui, oltre che per i propri.
Per motivi analoghi, la morale è legata alla conoscenza.
Si potrebbe dunque affermare che quanto più una persona è stupida e/o ignorante, tanto più essa sia immorale. Tuttavia la moralità di una persona non dipende solo dalla sua intelligenza e dalla sua conoscenza, ma anche da altri fattori, come il suo temperamento, la sua educazione, la sua empatia ecc.
Infatti un temperamento timido, che teme di dispiacere agli altri, rende più coscienziosi, così come un'educazione repressiva della libertà di fare ciò che si desidera rende più attenti ai desideri altrui. Inoltre, una spiccata empatia inibisce azioni che possano dispiacere all'altro.
Tuttavia, a parità di temperamento, di educazione, di empatia e di altri fattori, l'intelligenza e le conoscenze di una persona restano fattori chiave della sua moralità.
Ciò non significa necessariamente che quanto più una persona è intelligente e sapiente tanto più essa si comporti moralmente, anche se ciò è spesso vero. Significa tuttavia che quanto più una persona è intelligente e sapiente, tanto più essa è in grado di scegliere razionalmente come comportarsi, essendo consapevole delle conseguenze del proprio comportamento rispetto agli altrui bisogni, desideri, gusti e interessi.
Recentemente, nel gruppo Facebook “Psicologia, filosofia….” ho messo i seguenti post:
- Se qualcuno ti dicesse: "io sono più intelligente di te", come reagiresti?
- Se ti dicessi che sei intelligente, sincero e buono, cosa mi diresti?
- Se ti dicessi che sei stupido, falso e cattivo, cosa mi diresti?
Ad oggi il primo post ha ottenuto 101 commenti e 25 like, il secondo 72 commenti e 16 like, il terzo 36 commenti e 14 like.
I commenti sono di diversi tipi: seri, scherzosi, ironici, neutri, impulsivi, ragionati, accondiscendenti, offensivi, raffinati, volgari, lunghi, brevi, più o meno superficiali.
Ciò che trovo più interessante in questo esperimento non è tanto il contenuto dei commenti, nessuno dei quali ho trovato particolarmente sorprendente, ma la loro quantità, molto più grande di quella che i post che scrivo quasi ogni giorno nel gruppo normalmente ottengono.
Come spiegare tanto interesse per questo genere di post?
Direi che dai risultati di questo esperimento si evince che ciò che più interessa alle persone è cosa pensano gli altri di loro, e in particolare la comparazione tra loro e gli altri nelle gerarchie sociali, cioè “chi vale di più”.
In altre parole, siamo tutti costantemente preoccupati di non essere inferiori ad altri per quanto riguarda le nostre qualità umane (la nostra “umanità”) e le nostre competitività intellettuali e morali. Su queste cose siamo ipersensibili.
Il vocabolario Treccani definisce l’intelligenza, tra l’altro, come segue:
- Complesso di facoltà psichiche e mentali che consentono all’uomo di pensare, comprendere o spiegare i fatti o le azioni, elaborare modelli astratti della realtà, intendere e farsi intendere dagli altri, giudicare, e lo rendono insieme capace di adattarsi a situazioni nuove e di modificare la situazione stessa quando questa presenta ostacoli all’adattamento.
- […] è propria dell’uomo, in cui si sviluppa gradualmente a partire dall’infanzia e in cui è accompagnata dalla consapevolezza e dall’autoconsapevolezza.
- [...] entro certi limiti (memoria associativa, capacità di reagire a stimoli interni ed esterni, di comunicare in modo anche complesso, ecc.), è riconosciuta anche agli animali, spec. mammiferi (per es., scimmie antropomorfe, cetacei, canidi).
- Nella terminologia filosofica, il termine equivale sostanzialmente a intelletto.
- Attitudine a intendere bene, con facilità e prontezza
- Lo spirito stesso, o l’uomo, in quanto intende.
- Competenza, esperienza in qualche campo del sapere o anche nella professione o in cose pratiche.
- In cibernetica, intelligenza artificiale: riproduzione parziale dell’attività intellettuale propria dell’uomo (con partic. riguardo ai processi di apprendimento, di riconoscimento, di scelta).
Sulla base di tali definizioni, al termine “intelligenza” possono essere associati concetti come i seguenti: pensiero, comprensione, intelletto, spiegazione, astrazione, intendere, intenzione, competenza, soluzione di problemi, giudizio, razionalità, ragione, adattamento, consapevolezza, autoconsapevolezza, memoria associativa, comunicazione, capacità di reagire a stimoli, spirito.
Alcune problematiche relative all’intelligenza possono essere riassunte in domande come le seguenti:
- ci può essere intelligenza senza consapevolezza?
- ci può essere competenza senza intelligenza?
- in quale misura l’intelligenza è una caratteristica innata e in quale misura può essere appresa e sviluppata?
- è possibile un’intelligenza senza sentimenti né emozioni?
- l’intelligenza presuppone delle finalità, dei valori?
- a cosa serve l’intelligenza?
- l’intelligenza si può misurare oggettivamente?
- come si può misurare o valutare l’intelligenza?
- può una persona A meno intelligente di una persona B valutare l’intelligenza di B?
- può una persona valutare la propria intelligenza?
- l’intelligenza è qualcosa di unitario o esistono diverse intelligenze?
- cosa s’intende per intelligenza emotiva?
- il grado d''intelligenza di una persona dovrebbe o potrebbe essere usato per stabilire la sua posizione gerarchica nelle organizzazioni umane?
- il contrario di intelligenza è stupidità?
- una persona molto intelligente in generale, può essere stupida in qualche campo o problematica particolare?
- la paura, l’amore, l’odio, la bellezza, l’attrazione fisica, possono influire negativamente o positivamente sul funzionamento dell’intelligenza?
- in quale misura e in quali problematiche l’intelligenza artificiale può sostituire o superare quella umana?
- le piante possiedono un’intelligenza?
- gli organi di un organismo vivente (a partire dalle cellule) possiedono un’intelligenza?
- che relazione c’è tra “mente” (o psiche) e “intelligenza”?
- che relazione c'è tra intelligenza e razionalità?
A voi la parola!