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Riflessioni di Bruno Cancellieri su

Metainterazione

12 articoli tratti dal blog "Il mondo visto da me"

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Discussioni inutili

Fintanto che ognuno cerca di dimostrare che le proprie idee sono giuste e quelle dell'interlocutore sbagliate, nessuno impara qualcosa dall'altro.

Conoscenza e interazioni

Per capire la vita, l'uomo, la società, il mondo, bisognerebbe cominciare col cercare di rispondere alle seguenti domande: chi/cosa interagisce con chi/cosa? Perché? Come? Secondo quali logiche? Con quali regole? Con quali linguaggi?

 

Importanza della sintesi verbale

Dato che oggi quasi nessuno legge o ascolta un testo più lungo di 10 righe, a meno che non sappia già di che si tratta e sia motivato a leggerlo o ascoltarlo, conviene essere più brevi possibile nello scrivere o dire qualcosa che non sia la risposta ad una domanda, e fornire dettagli e approfondimenti solo su richiesta.

Io, coscienza, interazione e metainterazione

L'io è il soggetto della coscienza. La sua attenzione oscilla tra interazione e metainterazione.



Le quattro orecchie

Le quattro orecchie che ognuno dovrebbe avere quando comunica con altri esseri umani. Da un libro di Friedemann Schulz von Thun.




Meditazione e metainterazione

Il tipo di meditazione che preferisco è la metainterazione. Essa consiste nell'immaginare di separare il mio io (ovvero la mia coscienza) dal resto della mia persona, nel portarlo fuori dal mio corpo, e nel dirigere la sua attenzione alle interazioni tra la mia persona e quelle altrui, interrogandomi sui rispettivi bisogni e le strategie per soddisfarli, le quali danno luogo alle interazioni stesse e ne determinano le forme. È difficile fare questa meditazione durante le interazioni, ma si può fare benissimo prima e dopo di esse.

Domande sulla attitudine di una persona a interagire con altri

Data una persona x:


  • Con chi x {è / non è} disposto a interagire?

  • In quali modi, ruoli, limiti, regole, condizioni x {è / non è} disposto a interagire?

  • Quanto è soddisfatto il bisogno di x di interagire?

  • Quali tipi di interazione x sta {cercando / evitando} e con quali tipi di persone?

  • Di quali tipi di interazione x ha bisogno e con quali tipi di persone?

  • Con quali persone x ha interagito in passato (sin dall'infanzia)?


Conversazione e contesti condivisi

Quando due umani conversano, le loro espressioni verbali e non verbali sono sempre semanticamente riferite ad un comune contesto cognitivo, morale ed estetico, ovvero a forme, norme, significati e valori condivisi tipici della comunità di appartenenza. Più scarso è il contesto condiviso, più povera, difficile, faticosa e sgradevole è la conversazione.

In tal senso, la conversazione è un gioco in cui si può esprimere liberamente qualunque cosa, più o meno seria o scherzosa, più o meno creativa o rituale, purché sia pertinente con il contesto condiviso.  Ogni "impertinenza" è normalmente sgradita alla parte ricevente.

Agire e meta-agire

Noi possiamo, in un dato momento, fare qualcosa, e agire, e allo stesso tempo "meta-agire", ovvero riflettere su ciò che stiamo facendo o ciò che potremmo fare di diverso.

Agire è molto più facile che meta-agire. Basta seguire un certo programma, interno e/o esterno, e fare le cose che esso richiede.

Invece meta-agire è, per definizione, un atto creativo, perché può portare ad una nuova comprensione di ciò che si è fatto in passato, e ad azioni e comportamenti futuri diversi da quelli abituali.

Siccome fare, o agire, comporta normalmente l'interazione con qualcosa o qualcuno, meta-agire corrisponde normalmente ad una metainterazione, anche se questa è più efficace se condotta insieme con la parte con cui si interagisce.

In conclusione, se vogliamo essere creativi dobbiamo abituarci, con una certa frequenza, a meta-agire, ovvero meta-interagire nelle pause di ciò che stiamo facendo, o tra un'interazione e l'altra.

Spiegare i dissidi tra esseri umani

Quando due persone comunicano, è come se i comunicanti fossero quattro anziché due. Ovvero i due "io coscienti" e i due inconsci, come illustrato nella figura qui sotto.

I due inconsci, usando lo stesso canale di comunicazione usato dagli io coscienti ma con diverse simbologie e logiche interpretative, cercano di proporre o imporre all'interlocutore i rispettivi ruoli relazionali preferiti, che possono essere dominanti, subordinati o paritari. Il conflitto nasce quando i rispettivi ruoli desiderati non sono complementari né paritari, ovvero sono incompatibili, specialmente quando entrambi cercano di assumere un ruolo dominante (corrispondente al ruolo di genitore nell'analisi transazionale di Eric Berne).

Mentre l'io cosciente tende ad essere politicamente corretto, l'inconscio non ha questo vincolo e cerca di ottenere il ruolo desiderato manipolando l'io cosciente in modo da raggiungere il suo scopo senza che questo se ne accorga.

È una situazione di "doppio vincolo" (v. Bateson) in cui la persona da una parte cerca di avere un ruolo dominante (politicamente scorretto), mentre dall'altra cerca di apparire politicamente corretta.

Per Bateson il doppio vincolo è la principale causa della schizofrenia, per cui, per salvaguardare la nostra salute mentale dovremmo cercare di essere consapevoli di questa dinamica. Infatti, obiettivo delle psicoterapie psicodinamiche è quello di rendere consce le dinamiche inconsce, in modo da poterci lavorare razionalmente.



Cosa intendo con il prefisso "meta"

Per meta-x intendo un discorso filosofico (quindi critico) su x, ovvera la filosofia di x, cioè lo studio delle varie forme e istanze di x, dei vari significati di x, delle varie funzioni di x, delle varie cause ed effetti di x.

Seguono alcuni esempi.

Metacomunicazione è una comunicazione il cui oggetto è la comunicazione stessa.

Metalinguaggio è un linguaggio che definisce le carattaristiche dei vari linguaggi o di un linguaggio particolare.

Metainformazione è una informazione che descrive i tipi di informazione che vengono forniti con l'informazione a cui si riferisce.

Meta pensiero è un pensiero il cui oggetto è il pensiero stesso, che si interroga sulla propria validità.

Metaideologia è una ideologia che mira all'analisi comparativa e critica delle varie ideologie.

Meta-x indica un livello logico superiore rispetto a x. È il passaggio dall'uno al molteplice, dalla singolarità alla generalità.

La mia ideologia è una metaideologia in quanto predica l'importanza del ragionare al livello meta in ogni attività intellettuale.

Il parere di ChatGPT

Bruno: Che significa il prefisso "meta" posto davanti a parole come comunicazione, pensiero, psicologia ecc.?

ChatGPT: Il prefisso "meta" posto davanti a parole come comunicazione, pensiero, psicologia e così via, deriva dal termine greco "meta" che può essere tradotto come "oltre" o "al di là". Quando viene utilizzato come prefisso, "meta" indica una riflessione o un'analisi che va oltre o al di là del concetto base.

Quando applicato alla comunicazione, il termine "meta-comunicazione" si riferisce alla comunicazione sulla comunicazione stessa. Ad esempio, se due persone stanno avendo una discussione e iniziano a discutere su come stanno comunicando, stanno impegnandosi in una meta-comunicazione.

Nel caso del pensiero, il termine "meta-pensiero" si riferisce al pensiero che riflette su se stesso. Si tratta di un processo in cui una persona riflette consapevolmente sui propri pensieri, sulle proprie credenze o sulle strategie cognitive utilizzate.

In psicologia, il prefisso "meta" viene spesso utilizzato per descrivere concetti come la "meta-cognizione" (la conoscenza o la consapevolezza dei propri processi cognitivi) o la "meta-analisi" (un'analisi che sintetizza e valuta i risultati di diverse analisi).

In generale, l'uso del prefisso "meta" indica un livello di auto-riflessione, analisi o consapevolezza che va oltre il concetto di base. Si tratta di un modo per esplorare e comprendere i processi e le dinamiche che si trovano dietro ad altri concetti o discipline.

Interazione e metainterazione

Gli esseri umani vivono immersi nelle interazioni sociali. Ogni conversazione, ogni collaborazione, ogni conflitto e ogni relazione sono costituiti da processi nei quali ciascun partecipante interpreta ciò che accade, attribuisce intenzioni agli altri, prova emozioni, formula giudizi e orienta continuamente il proprio comportamento.


Durante un'interazione gli esseri umani costruiscono incessantemente storie. Raccontano storie a se stessi e agli altri e, comunicando, costruiscono spesso una storia condivisa.


Una storia non è una semplice successione di eventi. È una rete di eventi, relazioni tra eventi, intenzioni attribuite ai protagonisti, emozioni, interpretazioni e giudizi di valore. Ogni partecipante elabora continuamente risposte, spesso inconsapevoli, a domande come: «Che cosa sta succedendo?», «Perché questa persona si comporta così?», «Che cosa pensa di me?», «Che cosa dovrei fare?».


Questa attività è orientata principalmente alla partecipazione, non alla comprensione dell'interazione stessa.


Con il termine metainterazione si intende qui l'attività cognitiva nella quale l'interazione diventa essa stessa oggetto di osservazione e di analisi. In questo senso, la metainterazione consiste nel costruire un modello esplicativo di ciò che sta accadendo tra gli interlocutori.


È utile distinguere tre livelli di attività cognitiva.


Il primo è l'interazione propriamente detta. Comprende il parlare, l'ascoltare, l'interpretare ciò che gli altri dicono, prendere decisioni, negoziare, collaborare, difendersi, convincere e adattare continuamente il proprio comportamento all'evoluzione della situazione.


Il secondo livello è costituito dal monitoraggio automatico dell'interazione. Mentre partecipano a una conversazione, gli esseri umani si accorgono continuamente di numerosi aspetti della situazione: se l'altro appare interessato o infastidito, se una battuta è stata apprezzata, se il dialogo sta diventando conflittuale, se è opportuno cambiare argomento. Questo monitoraggio è generalmente rapido, implicito e in larga misura automatico. Esso non interrompe l'interazione, ma ne costituisce una componente essenziale.


Il terzo livello è la metainterazione riflessiva. In questo caso l'interazione stessa diventa oggetto di un'analisi deliberata e sistematica. Le domande assumono allora una natura diversa:




  • Che cosa sta realmente accadendo tra noi?

  • Quali bisogni stanno guidando ciascun partecipante?

  • Quali emozioni stanno influenzando il dialogo?

  • Quali strategie stanno adottando gli interlocutori?

  • Quali regole implicite stanno governando questa relazione?

  • Quale storia stiamo costruendo insieme?

L'attenzione non è più rivolta principalmente al contenuto della conversazione, ma ai processi che la producono.


L'interazione e la metainterazione riflessiva non sono attività reciprocamente esclusive. Possono coesistere entro certi limiti. Tuttavia perseguono finalità differenti e richiedono entrambe risorse attentive e cognitive in parte condivise.


L'interazione è orientata all'azione. Mira a comprendere, persuadere, cooperare, negoziare, difendersi, costruire o preservare una relazione.


La metainterazione riflessiva è invece orientata alla comprensione. Il suo obiettivo non è influenzare direttamente l'interazione, ma costruirne un modello esplicativo.


Quando questa attività riflessiva diventa particolarmente intensa, tende a sottrarre risorse cognitive alla partecipazione immediata. L'interazione può allora rallentare, perdere fluidità o essere temporaneamente sospesa per lasciare spazio all'analisi.


L'esperienza modifica profondamente questo equilibrio. Con l'apprendimento molte componenti sia dell'interazione sia del suo monitoraggio diventano progressivamente automatiche. L'individuo esperto non svolge necessariamente una maggiore analisi riflessiva mentre agisce; più spesso ha automatizzato gran parte dei processi di controllo che il principiante deve ancora eseguire consapevolmente. Ciò rende l'interazione più fluida e permette un monitoraggio continuo senza interrompere l'azione. Rimane tuttavia distinta la metainterazione riflessiva, che continua a richiedere un'attenzione deliberata e tende, quando diventa intensa, a competere con la partecipazione immediata.


Questa riflessione si colloca nella tradizione inaugurata da Gregory Bateson con il concetto di metacomunicazione e sviluppata successivamente dalla Scuola di Palo Alto, in particolare da Paul Watzlawick, Janet Beavin e Don Jackson. Bateson mostrò che ogni comunicazione è accompagnata da segnali che ne definiscono la cornice interpretativa; Watzlawick e i suoi collaboratori evidenziarono come la comunicazione sulla relazione diventi essa stessa parte della relazione, contribuendo a modificarla.


Se durante una conversazione uno dei partecipanti dicesse: «Fermiamoci un momento. Analizziamo ciò che sta accadendo tra noi», l'argomento della conversazione non sarebbe più soltanto il tema iniziale. La relazione stessa diventerebbe parte del dialogo.


Quando la metainterazione viene esplicitata e condivisa, essa tende quindi a trasformare l'interazione di cui si occupa.


L'interazione sociale rappresenta inoltre un caso particolare di un principio cognitivo più generale.


Molte attività umane richiedono un coinvolgimento operativo, mentre la loro analisi richiede una presa di distanza. Suonare uno strumento musicale, praticare uno sport, guidare un'automobile, tenere una conferenza o svolgere un intervento chirurgico implicano processi che tendono a essere tanto più fluidi quanto più sono automatizzati. Quando, durante l'esecuzione, l'attività diventa oggetto di un'analisi riflessiva approfondita, una parte delle risorse cognitive viene riallocata dall'azione all'osservazione dell'azione stessa. Di conseguenza, la fluidità dell'esecuzione può diminuire.


L'interazione sociale costituisce uno degli esempi più complessi di questo principio, perché richiede un adattamento continuo e reciproco tra più individui.


Forse è anche per questo motivo che le logiche profonde delle relazioni umane rimangono spesso poco visibili ai loro protagonisti. Gli individui sono normalmente impegnati a partecipare alle interazioni, mentre solo occasionalmente si dedicano a costruirne un modello esplicativo.


La psicologia delle relazioni potrebbe allora essere concepita come una disciplina della metainterazione: il tentativo sistematico di osservare, descrivere e comprendere quei processi che, mentre li viviamo, tendono naturalmente a sfuggire alla nostra attenzione riflessiva.

(Articolo scritto in collaborazione con ChatGPT e Claude.ai)