La gente non vuole migliorare la società, ma il suo posto nella società.
Chi non fa nulla per migliorare la società è corresponsabile dello stato in cui essa si trova.
Cristo fu condannato a morte perché disturbava. Lo stesso è accaduto a tanti altri disturbatori dell'ordine costituito.
Nella nostra società il successo di pochi si fonda sull'insuccesso di molti. La buona società è quella in cui tutti hanno successo.
Così come possiamo allenarci con esercizi fisici per migliorare la nostra forma fisica, così possiamo allenarci con esercizi mentali per migliorare la nostra forma mentale, da cui dipende anche la forma mentale della società.
Per migliorare la società bisogna cominciare a studiare la natura umana con un approccio multidisciplinare, multifattoriale, eclettico e integrato, senza divisioni accademiche, riformare in tal senso le scienze umane e sociali, e diffonderle a tutti i livelli e in ogni spazio, a partire dalle scuole elementari.
La falsa sapienza è quel sapere (know-how e ideologie) che non serve a migliorare la società, ma a mantenerla nello stato corrente, a migliorare il proprio status competitivo nella società attuale, e a giustificare le proprie azioni, inazioni e omissioni, ovvero a far sentire i falsi sapienti degni di appartiene ad una comunità in certe posizioni e con certi ruoli.
Per migliorare il mondo ci vogliono idee e soluzioni nuove, perché quelle del passato sono sbagliate o insufficienti. Quindi meglio cercare nuove idee che insistere con quelle vecchie così come sono conosciute e applicate.
Possiamo, anzi dobbiamo, utilizzare le migliori idee del passato, sapendo che ad esse manca qualcosa perché funzionino in modo soddisfacente.
Dobbiamo dunque trovare ciò che ad esse manca e completarle con nuove idee finché non dimostreranno, nella pratica, di essere efficaci.
Il mondo diventerà buono quando non ci saranno più i "noi" e i "loro" ma saremo tutti individui liberi e degni di rispetto senza distinzioni di appartenenza, affinità e provenienza, rispettosi dei diritti umani, primo fra tutti quello di essere diversi, di pensare e fare cose diverse.
Per questo occorrerà superare nazionalità, religioni, conformismi, pregiudizi e gabbie mentali.
Infatti l'uomo è per natura generalmente buono e solidale con quelli che percepisce come appartenenti al "noi" e cattivo o indifferente verso quelli che vengono percepiti come "loro", cioè non "noi".
Molti di coloro che temono lo sviluppo dell'intelligenza artificiale e della robotica nella prospettiva che tali tecnologie ci possano dominare, non si rendono forse conto che l'uomo è già normalmente dominato da un'intelligenza inconscia ovvero da agenti mentali autonomi che risiedono nella sua mente e che condizionano le sue percezioni, i suoi pensieri, le sue emozioni e i suoi comportamenti secondo algoritmi per lo più inconsci. Sarebbe dunque utile, oltre che preoccuparci dei robot e dell'intelligenza artificiale, cercare di capire come funzionano le nostre intelligenze inconsce e se e come sia possibile migliorarle.
Se nessuno prende una posizione etica, se nessuno riconosce l'importanza del concetto di "miglioramento sociale" e tutti lo considerano solo retorica, se nessuno sente il diritto/dovere di giudicare gli altri, allora il mondo va alla deriva, e temo che sarà una deriva disastrosa. Anche se nessuno ha la formula del bene, ognuno dovrebbe cercarlo il bene, e prendere posizione al fianco di coloro che riconosce (pur senza certezza) come miglioratori del mondo e contro quelli che riconosce come suoi peggioratori. Altrimenti ognuno fa quello che gli pare astenendosi dall'impegno per il progresso civile, tutti si deresponsabilizzano riguardo allo stato della società e l'etica diventa solo inutile retorica. Poi non meravigliamoci se Berlusconi ancora comanda democraticamente in Italia.
Per migliorare il mondo, secondo me, bisogna educare le nuove generazioni (e rieducare le attuali per quanto possibile) ad utilizzare le scienze umane e sociali per soddisfare al meglio i bisogni naturali propri e della maggior parte degli esseri umani.
Ciò comporta la necessità di conoscere e analizzare i bisogni umani (distinguendoli in sani, malati, rimossi e mistificati) e le cause della loro insoddisfazione.
A tale scopo ogni persona di buona volontà dovrebbe impegnarsi per individuare e promuovere (specialmente attraverso blog e social network) i testi più utili della letteratura scientifica e umanistica, inclusi quelli giornalistici.
In ogni caso, il mondo non migliorerà se un congruo numero di persone non si impegneranno in tal senso.
Per cambiare una società è necessario indurre i suoi membri a cambiare i propri automatismi mentali.
Per cambiare gli automatismi mentali delle persone è necessario cambiare la cultura, i costumi e le istituzioni della società di cui esse sono membri.
Infatti, la cultura, i costumi e le istituzioni di una società sono automatismi mentali collettivi condivisi dai suoi membri.
Le scienze umane e sociali dovrebbero servire a comprendere gli automatismi mentali delle società e degli individui, e a proporre cambiamenti migliorativi degli automatismi stessi.
Le scienze umane e sociali dovrebbero quindi unirsi in tale obiettivo comune, superando le barriere delle loro specializzazioni.
Il male è, in concreto, il dolore che colpisce l'individuo, e il bene il piacere. Il dolore è il segnale della insoddisfazione di un bisogno, il piacere il segnale della soddisfazione.
Ognuno ha la possibilità di causare agli altri piacere e dolore (ovvero di soddisfare o frustrare i bisogni altrui) e ha bisogno degli altri, cioè della loro cooperazione, per evitare il dolore e ottenere piacere (ovvero per soddisfare i propri bisogni). Tuttavia la cooperazione può essere più o meno libera o forzata. Se un individuo non riesce ad ottenere spontaneamente la cooperazione altrui, può provare a chiederla negoziandola esplicitamente; se la negoziazione fallisce, può cercare di ottenerla con la forza.
Morale: per diminuire la violenza e il dolore nel mondo occorre essere tutti più sensibili ai bisogni altrui e all'altrui dolore, e cercare di negoziare pacificamente una cooperazione che consenta di soddisfare sia i bisogni propri che quelli altrui.
Ma purtroppo, di bisogni umani non si parla quasi mai.
Vi sono giochi a somma zero (dove la vincita di una parte implica una perdita di uguale misura nelle altre parti), giochi a somma positiva (dove la sommatoria delle vincite e delle perdite è maggiore di zero), e giochi in cui nessuno dei partecipanti può perdere qualcosa se non la vanità della supremazia.
Dovremmo imparare a distinguere i giochi in cui ci capita di giocare, e preferire, se possibile, quelli del terzo tipo e, in subordine, quelli del secondo, riservando ai predatori e ai difensori contro i predatori quelli del primo.
Vi sono anche giochi a somma negativa, dove tutti perdono. Assolutamente da evitare.
Ogni gioco implica una competizione nel rispetto di certe regole, un superamento delle performance abituali, ovvero cercare di fare qualcosa nel modo migliore possibile, meglio degli avversari o meglio di come lo abbiamo fatto noi stessi in occasioni precedenti.
Fare qualcosa sempre allo stesso modo, senza cercare miglioramenti, non è un gioco, ma un rituale.
I rituali sono conservatori, i giochi progressisti.
Protestare è facile quando non si ha nulla da perdere facendolo. La protesta può anche diventare un fenomeno di massa e in certi casi riuscire a far perdere voti ad un partito. Per il resto è inefficace e comunque non garantisce che il nuovo partito egemone sia migliore di quello decaduto.
Tuttavia, la protesta fa sentire i protestatari a posto con la coscienza civile e soddisfa il loro bisogno di appartenenza. Per questo la gente protesta spesso e volentieri se farlo costa poco e non è rischioso, specialmente se permette, come bonus, di socializzare con gli altri protestatari. Infatti anche la protesta, quando raggiunge un certo livello di popolarità, può diventare un fenomeno conformistico.
Ma, per migliorare la società, la protesta è inutile se non accompagnata da un impegno e un sacrificio individuale, da un investimento personale di tempo e/o denaro commisurato all'importanza e urgenza del problema che si vuole risolvere, dall'esposizione di idee chiare sulle soluzioni che si intende proporre e dalla dichiarazione del costo che si è disposti a pagare personalmente perché la giustizia si compia.
Se continuiamo ad andare solo dove ci portano il cuore e la pancia, a fare solo ciò che ci piace o che qualcuno ci costringe a fare, ad obbedire alle nostre paure, a credere in ciò che ci hanno insegnato o che crediamo di aver capito da soli, a pensare che ciò che a noi sembra giusto lo sia anche per gli altri, ad eleggere politici demagoghi, semplicisti e incompetenti, probabilmente la nostra specie si estinguerà o sarà ridotta a pochi esemplari entro un secolo, dopo un paio di guerre mondiali, centinaia di guerre civili e innumerevoli atti di terrorismo, carestie, psicosi di massa e vari disastri ecologici e climatici, il tutto dovuto alla globalizzazione dell'umanità e alla facilità di produrre e usare armi distruzione e distrazione di massa (nucleari, chimiche, biologiche, ecologiche, informatiche, mediatiche, psicologiche ecc.).
Per evitare questa fine dobbiamo mettere in discussione tutto ciò che sappiamo sulla natura umana e cambiare radicalmente la nostra mentalità e visione del mondo.
Inutile consigliarvi quali nuovi filosofi leggere (quelli vecchi hanno dimostrato la loro insufficienza) se non riconoscete che l'umanità e le società sono oggi più che mai profondamente malate, anche perché non hanno più la scusante dell'arretratezza scientifica.