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La vita costituisce entropia negativa.
Ogni composizione non casuale ha un senso.
Disordine: situazione in cui le appartenenze non sono definite.
Ogni disordine è relativo ad un certo ordine, è la differenza rispetto ad un certo ordine.
Comportamenti folli o caotici possono essere atti di ribellione e aggressione contro l’ordine costituito.
Esiste un grado ottimale di disordine che è il miglior compromesso tra i benefici e gli inconvenienti dell'ordine.
L'attenzione è catturata da ciò che percepiamo come straordinario. Tuttavia la vita dipende da ciò che è ordinario.
Inutile offrire solo democrazia e giustizia ad un popolo che chiede solo ordine e sicurezza. Così si perdono le elezioni.
Per certe persone, mettere in ordine ciò che è disordinato è fonte di piacere. Per ottenere tale piacere, quelle persone hanno bisogno di situazioni disordinate.
Tra ordine e caso ci vuole un certo equilibrio, senza il quale la vita non potrebbe sussistere. Guardiamoci dunque da eccessi di ordine come da eccessi di casualità.
L'ordine sociale si basa sulle differenze, non sulle uguaglianze; sulle differenze di ruoli e di responsabilità, e dei conseguenti diritti e doveri. L'indifferenziazione è la madre del caos.
Ludwig Boltzmann ci ha insegnato che la probabilità che un cambiamento casuale produca un minor ordine è molto più alta della probabilità che esso produca un maggior ordine. In tale prospettiva, una mente (consapevole o inconsapevole) sembra essere l'unica cosa capace di produrre un maggior ordine in un insieme di oggetti materiali, forme o informazioni.
Per mantenere l'ordine in una società ci vuole il potere. Per avere e mantenere il potere bisogna fare cose ingiuste, disoneste e/o disporre di molto denaro, privilegi e/o genialità. Non basta l'intelligenza, la cultura e tanto meno l'onestà. Tuttavia, per ottenere e mantenere il potere si possono usare modi più o meno intelligenti, ovvero più o meno graditi ai governati.
Dappertutto causalità e casualità sono, a mio avviso, inseparabilmente collegate e intrecciate.
Infatti, ciò che esiste in ogni momento, le posizioni, le strutture, le forme dei vari elementi di cui è composto il mondo, ogni forma di vita, ogni storia individuale, mi sembrano il risultato della combinazione tra rigide leggi fisiche e il caso, cioè tra il determinismo fisico e sociale (che possiamo anche chiamare "necessità") e l'aleatorietà degli eventi. Questa dipende dalla concomitanza e dalla contestuale competizione tra forze (e intenzioni) di diversa intensità e diverso orientamento.
La separazione tra caso e necessità non esiste in natura, ma solo nelle menti umane.
Il tempo sembra essere irreversibile, e a questa irreversibilità è legata l’entropia, cioè una disorganizzazione che, in assenza di un'intenzione organizzatrice, non può che aumentare in modo irreversibile, come ci insegna il secondo principio della termodinamica.
La vita è un fenomeno organizzatore e, in quanto tale, produce entropia negativa, anche se per farlo deve consumare energia, il che comporta allo stesso tempo la produzione di entropia positiva.
Tuttavia, la vita, dopo essersi riprodotta, muore, e la morte non è che una produzione di entropia positiva.
La nostra vita, come quella di ogni essere vivente, è dunque un passaggio tra entropia negativa ed entropia positiva.
L'ordine non viene dal cielo, non è dato a priori, ma è la conseguenza di forze, logiche e leggi ordinatrici, senza le quali non ci sarebbe che disordine, caos, assenza di forme, morte, entropia.
Tuttavia un ordine perfetto, senza una dose più o meno grande di casualità, sarebbe immutabile, ripetitivo, deterministico e non avrebbe nulla di creativo. Ordine e disordine non vanno dunque considerati nemici, ma complici dei cambiamenti, in quanto solo un disordine può dar vita ad un nuovo ordine. Disordine e cambiamento (ovvero nuovo ordine) sono infatti causa e conseguenza l'uno dell'altro.
Il disordine può fare paura, e questa può spingere verso un nuovo ordine più sicuro o alla difesa e conservazione dell'ordine attuale.
Anche l'ordine può far paura in quanto noioso e senza speranze di cambiamento e miglioramento. La paura dell'ordine può spingere alla rivoluzione e/o stimolare la creatività.