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Riflessioni di Bruno Cancellieri su

Pensare

221 articoli tratti dal blog "Il mondo visto da me"

Indice delle monografie | Indice degli articoli per anno

Concatenazioni di idee

Un'idea tira l'altra.

Pensare e immaginare

Pensare implica immaginare.

Pensiero e volontà

I pensieri sono involontari.

Pensieri alternativi

Un pensiero scaccia l'altro.

Pensiero e tempo

Pensare è rallentare il tempo.

Morte distratta

Vorrei morire pensando ad altro.

Combinazioni di parole

I pensieri sono combinazioni di parole.

Pensiero e memoria

Ognuno pensa secondo la propria memoria.

Mente e pensiero

Il pensiero è output e input della mente.

Pensiero e dialogo immaginario

Pensare è parlare con persone immaginarie.

Sul pensiero

Il pensiero segue una struttura reticolare.

Pensiero e interazioni

Pensare consiste nell’immaginare interazioni.

Interazioni immaginarie

Il pensiero consiste in interazioni immaginarie.

Pensare come dialogo

Pensare è come parlare con una persona immaginaria.

Saggezza e pensiero

Saggezza è pensare la cosa giusta al momento giusto.

Felicità e pensieri

La felicità dipende anche dai pensieri che pensiamo.

Chi sono?

Io sono ciò che penso, ciò che sento e ciò che voglio.

Pensieri e vita

I pensieri sono cause e conseguenze di processi biologici.

Competizione per il controllo del pensiero

L'io e l'inconscio competono per il controllo del pensiero.

Sul pensare

Pensare consiste nel costruire scene e storie di interazioni.

Sulla pulizia della mente

Dovremmo tenere la mente libera da pensieri inutili e cattivi.

Pensiero e simulazione

Il pensiero è un tentativo di simulare una parte della realtà.

Pensare le relazioni

Pensare dovrebbe servire ad avere buone relazioni con gli altri.

Libertà di pensiero e d'azione

La libertà dell'azione dipende anche dalla libertà del pensiero.

Soluzioni semplici a problemi complessi

Diffidate di chi propone soluzioni semplici a problemi complessi.

Droghe mentali

Carte attività e certi pensieri sono come droghe per certe persone.

Pensare al plurale

Pensare al plurale, piuttosto che al singolare, quando è possibile.

Parlare con se stessi

Parlare con sé stessi è segno di follia o di intelligenza superiore.

Autocensura e pensiero

L'autocensura non agisce soltanto sulle azioni ma anche sui pensieri.

Pensare il futuro

Pensare il futuro è combinare in modo nuovo pezzi del proprio passato.

Il pensiero come racconto

Quando pensiamo narriamo qualcosa a noi stessi, ci raccontiamo qualcosa.

Grammatica e pensiero

La grammatica di una lingua è la grammatica del pensare in quella lingua.

Sull'insufficienza del pensiero

Ogni pensiero è insufficiente, incompleto, parziale rispetto alla realtà.

Pensiero e memoria

Il pensiero è una scansione cosciente della memoria, guidata dai sentimenti.

Livelli di pensiero

Pensare al pensiero è pensare ad un livello logico superiore a quello di base.

Pensare similmente

Se vuoi andare d'accordo con una persona devi pensare in un modo simile al suo.

In cosa consiste il pensare

Pensare consiste nell'immaginare storie più o meno realistiche e più o meno piacevoli.

Su Emil Cioran

Emil Cioran, come pochi altri, mi ha insegnato il coraggio di pensare in modo non convenzionale.

Elogio dell'incoerenza

I miei pensieri non sono coerenti e non voglio che lo diventino. Perché la coerenza è limitante.

Coraggio di innovare

Se avete idee originali, abbiate il coraggio di esprimerle. Solo così la società può progredire.

Piccolezza di ogni pensiero

Qualsiasi pensiero è infimo rispetto alla complessità del mondo e a quella di qualsiasi mente umana.

Pensiero seriale e parallelo

Possiamo pensare in modo seriale (cioè per storie) e in modo parallelo (cioè per mappe).

Differenze che causano differenze

Mentre pensiamo, osserviamo ed elaboriamo differenze che causano differenze nel nostro comportamento.

Pensiero magico vs. razionale

Ci sono persone per le quali il pensiero magico è più confortante e più credibile di quello razionale.

Sull'ingenuità

Pensare in modo maligno ci aiuta a difenderci dal male che viene dagli altri. L'ingenuità è pericolosa.

Identità e pensieri

I nostri pensieri sono influenzati da ciò che siamo, e ciò che siamo è influenzato dai nostri pensieri.

Sulla libertà del pensiero

La libertà del pensiero (proprio e altrui) è pericolosa e inquietante. Per questo cerchiamo di limitarla.

Pensieri e piaceri

Se un certo pensiero mi procura piacere, lo penserò, e continuerò a pensarlo finché mi procurerà piacere.

Pensieri di circostanza

Siamo abituati, in ogni situazione, a pensare nei modi, ed entro i limiti, imposti dalla situazione stessa.

Domande e risposte asincrone

Fatevi delle domande e scrivetele da qualche parte. Forse nei giorni o mesi seguenti troverete le risposte.

Pensieri e capelli

I pensieri sono come i capelli. Se non li pettini ogni giorno e ogni tanto non li tagli, ti possono imbruttire.

Sull'efficacia della comunicazione

Un comunicatore efficace inserisce pensieri e immagini di sua scelta nelle menti dei suoi lettori e ascoltatori.

Pensieri pavidi

I nostri pensieri vanno dove non hanno paura di soffrire. Per questo la loro visione della realtà è così limitata.

Chi comanda i nostri pensieri?

Non siamo padroni dei nostri pensieri. Qualcosa nella nostra mente decide momento per momento a cosa dobbiamo pensare.

Intelligenza e complessità

Una persona è tanto più intelligente quanto più alto è il grado di complessità dei suoi pensieri e dei suoi sentimenti.

Sul divieto di ragionare

Ci sono momenti in cui il mio inconscio mi vieta di pensare razionalmente, e io non ho la possibilità di disubbidirgli.

L'arte di pensare in modo costruttivo

Pensare in modo costruttivo è un'arte che si può imparare a condizione di mettere in discussione il proprio modo di pensare.

Sulla involontarietà del pensiero

Il pensiero può essere volontario solo per pochi secondi o minuti. Percezioni e interazioni lo influenzano involontariamente.

Sulle idee da seguire

È facile seguire le idee di autori famosi, difficile seguire le idee di autori poco noti, difficilissimo avere idee originali.

Sulla scrittura dei pensieri

Certo pensieri tendono a ripetersi finché non sono scritti. Infatti la scrittura è anche un modo per generare pensieri nuovi.

Diversità di pensieri, emozioni e motivazioni

Siamo tutti diversi nella qualità e quantità dei nostri pensieri, dei nostri sentimenti e delle nostre motivazioni.

Pensare meno vs. pensare meglio

Ci sono almeno due modi per evitare i cattivi pensieri, cioè i pensieri che ci rendono infelici: pensare meno, o pensare meglio.

Mente stereotipica

Noi percepiamo, riconosciamo, pensiamo e valutiamo secondo stereotipi a cui abbiamo associato certe proprietà e certe relazioni.

Il rischio di pensarla diversamente

Pensarla diversamente da un altro è implicitamente offensivo perché implica che il modo di pensare altrui valga meno del proprio.

Lo spirito santo ateo

Lo spirito santo ateo è il pensiero alato che vola ed entra nella mente degli altri esseri viventi per vedere le cose coi loro occhi.

Pensiero e vocabolario

Se è vero che il pensare dipende dal linguaggio, la ricchezza dei pensieri di una persona dipende dalla ricchezza del proprio vocabolario.

Un pensiero tira l'altro

Un pensiero tira l'altro, secondo una mappa inconscia in cui tutte le parole sono collegate in modi che dipendono dalle nostre esperienze.

Insufficienza del pensiero

Il pensiero è intrinsecamente limitato, insufficiente, e in quanto tale ingannevole, dato che possiamo pensare solo poche cose simultaneamente.

Pensare meno o pensare meglio?

Non pensare è meglio che pensare in modo sbagliato o nocivo, ma pensare in modo più giusto e più utile è meglio che pensare di meno.

Sull'attribuzione di intenzioni, sentimenti e pensieri

Noi umani abbiamo una tendenza innata ad attribuire agli altri intenzioni, sentimenti e pensieri sulla base dei nostri pregiudizi e delle nostre paure.

In cosa consiste pensare?

Pensare consiste nel leggere la propria memoria e nel reagire ad ogni parola, frase, immagine, ricordo secondo la propria mappa cognitivo-emotivo-motiva.

Quantità e qualità del pensiero

I materialisti consigliano di pensare di più, gli spiritualisti di pensare di meno. Io che sono pragmatista consiglio di pensare meglio. Meglio di prima.

Una rete di significati

Una mente è un sistema basato su una rete di significati supportata da una rete di neuroni. Pensare, parlare, scrivere è fare un certo percorso in tale rete.

Pensiero attivo e pensiero passivo

Non è che la gente non pensi, il fatto è che i più pensano in modo passivo, cioè non controllano i loro pensieri, non scelgono razionalmente a cosa pensare.

Sul libero arbitrio

Il libero arbitrio consiste nel dirigere volontariamente la propria attenzione in direzioni spaziali particolari, e il proprio pensiero verso idee particolari.

Virtuosi, mediocri e stonati

Così come in musica ci sono musicisti virtuosi, altri mediocri, e persone stonate, così in tutte le altre attività della vita umana, tra cui quella di pensare.

Sul pensare insieme

Se pensi a una rosa non pensi a un dinosauro, né alla democrazia, a meno che qualcuno non ti presenti un quadro dove sono rappresentate quelle tre cose insieme.

Il nome e il senso delle cose

L'uomo è l'unico animale capace di dare un nome e un senso a cose, esseri viventi, idee ecc., che senza il suo intervento non avrebbero né un nome, né un senso.

Cosa fa la mente quando non ha nulla da fare

Quando qui ed ora non abbiamo nulla da fare, nessun problema da risolvere, nessun compito da eseguire, la nostra mente immagina il futuro sulla base del passato.

Pensiero ottimale

A mio avviso la filosofia e la psicologia dovrebbero cercare il pensiero ottimale, cioè quello che contribuisce alla maggiore felicità, o alla minore infelicità.

Il problema del pensiero altrui

Noi desideriamo che gli altri la pensino come noi, ma se questo non avviene allora preferiamo che gli altri non pensino affatto piuttosto che diversamente da noi.

Sulla generazione delle idee

Quando si collegano tra loro certe idee, dopo un periodo di gestazione più o meno lungo, ne nascono spontaneamente di nuove, frutto di una reciproca fecondazione.

Su come influenzare i propri pensieri

Fotografie, quadri, souvenir, soprammobili, media in genere ecc. sono artifici che ci permettono di influenzare il nostro pensiero, di guidarlo in certe direzioni.

Domanda da introverso

Una tipica domanda da introverso: che conseguenze potrebbe avere per me e per gli altri (nel breve, medio e lungo termine) ciò che sto considerando di fare adesso?

Il compito del filosofo

Un filosofo è uno che pensa al posto di migliaia di persone che non lo fanno. Il guaio e che quelle migliaia di persone non si curano di ciò che pensa il filosofo.

A che servono le idee

Si può essere padroni o schiavi delle idee proprie e altrui. Le idee possono essere usate come risorse o gabbie mentali, come strumenti di conservazione o di progresso.

Fare, pensare, volere, natura, società

Noi ci illudiamo di fare e pensare ciò che vogliamo, ma in realtà facciamo, pensiamo e vogliamo ciò che la natura e la società ci impongono, con pochi margini di libertà.

Libertà di scelta del pensiero

Scegliere liberamente, momento per momento, se pensare o non pensare, e a cosa pensare, può costituire una meravigliodsa avventura intellettuale e una conquista di libertà.

Responsabilità mediatiche

Editori, scrittori, giornalisti e autori in generale hanno grandi responsabilità sociali perché determinano di cosa le nostre menti si occupano, e formano i nostri pensieri.

Valutazioni inarrestabili

Tutto ciò che un umano fa o pensa è soggetto a valutazione da parte degli altri e ad autovalutazione, e in tal senso può modificare le relazioni tra il soggetto e gli altri.

Pensieri rasserenanti

Certi pensieri possono inquietare, altri possono rassicurare. Se vogliamo essere sereni dovremmo pensare pensieri rasserenanti, ammesso che uno possa scegliere a cosa pensare.

L'uomo è un animale imitatore

Nessuno è totalmente originale. Ognuno di noi imita (consciamente o inconsciamente) dei modelli di pensiero e di comportamento appresi per imitazione interagendo con gli altri.

Simulazione della realtà

Suppongo che l'uomo sia l'unico animale capace di simulare la realtà, ovvero di vivere, con l'immaginazione, in una realtà virtuale, e perfino di trarne piaceri e dolori reali.

La misura della stupidità

È molto difficile misurare la stupidità di una persona, perché la stupidità di una mente non è costante né omogenea, ma varia secondo le emozioni provate e i contesti del pensiero.

Credere per procura

Da sempre la maggior parte della gente crede in ciò che crede non perché ne abbia le prove, ma perché si affida a menti altrui, ovvero al parere di persone che considera autorevoli.

Sull'importanza del successo

Il desiderio di ottenere e mantenere il successo influenza i pensieri, i sentimenti e i comportamenti delle persone. Tuttavia ognuno ha la sua personale idea di cosa sia il successo.

Paura e pensiero

Per paura della guerra, del disordine e della solitudine l'uomo è pronto a rinunciare alla libertà di pensare e di giudicare in modi diversi da quelli della comunità a cui appartiene.

A nostra insaputa

Un'infinità di cose avvengono continuamente nella nostra mente a nostra insaputa, cose che determinano le nostre motivazioni, i nostri pensieri, i nostri sentimenti e le nostre scelte.

Per un'economia del pensiero

I pensieri non devono essere sprecati, ma usati bene, per scopi buoni, belli, utili. Un pensiero sprecato è nocivo perché sottrae tempo ed energia mentale a pensieri utili o piacevoli.

A chi interessano i pensieri altrui?

A nessuno interessano i pensieri, progetti, bisogni, desideri, sentimenti, ragionamenti di un altro, a meno che essi non siano affini o favorevoli ai propri o costituiscano una minaccia.

Concatenazione di funzioni

L'interazione è funzionale alla vita, la comunicazione è funzionale all'interazione, il pensiero è funzionale alla comunicazione, il pensiero è dunque funzionale all'interazione e alla vita.

Masturbazioni mentali

Dovremmo avere più rispetto per le masturbazioni mentali e per coloro che le praticano. Una buona masturbazione mentale può dare piaceri che non si possono ottenere da nessuna interazione reale.

Pensiero strutturalista

Lo strutturalismo è una scuola di pensiero che ci invita a vedere le cose (forme, gesti, idee ecc.) non come isolate, ma come elementi di strutture più grandi che danno un senso alle cose stesse.

Plurale e singolare, parallelo e seriale

La realtà è plurale e parallela, ogni pensiero è singolare e seriale. Perciò il pensiero, in ogni momento, non può afferrare che un'infinitesima parte della realtà e in modo più o meno realistico.

Pensiero e labirinto

Il pensiero non è libero, ma si muove all'interno di un labirinto senza uscita. Ognuno ha il suo personale labirinto mentale, che può in parte cambiare ed estendersi per effetto di nuove esperienze.

Pensiero e ambiente

L'ambiente in cui ci troviamo influenza il nostro pensiero, cioè a cosa e in che modo pensiamo. Per pensare in modo nuovo conviene dunque viaggiare, spostarsi in un nuovo ambiente o osservare cose nuove.

Sulla libertà di pensiero

Per libertà di pensiero non dovremmo intendere l'assenza di divieti di pensare a particolari temi o di credere in particolari cose, ma la facoltà di pensare al di fuori degli schemi condivisi e consueti.

Pensare in termini relazionali

Pensare in termini relazionali (cioè non ontologici) significa chiedersi, per qualsiasi ente (persona o cosa): che rapporto c'è tra questo ente e me? Che rapporto c'è tra questo ente e il resto del mondo?

Pensieri, emozioni, memoria, esperienze, genetica

I pensieri e le emozioni di un essere umano sono influenzati dal contenuto della sua memoria, la quale è determinata dalle sue esperienze passate e da quella presente, oltre che da predisposizioni genetiche.

Scegliere a cosa pensare e a cosa prestare attenzione

Non si può pensare a tutto ed essere attenti a tutto allo stesso tempo. Dobbiamo perciò, momento per momento, scegliere (consciamente o inconsciamente) a cosa pensare e verso cosa dirigere la propria attenzione.

Pensare è come vedere un film

Pensare è come vedere un film in cui avvengono dialoghi, conversazioni, interazioni, con vari attori, conosciuti e sconosciuti, tra cui se stessi. Le persone più creative tendono a immaginare  film sempre diversi.

Connessioni elettrochimiche tra idee

Collegare logicamente (col pensiero) due idee significa stabilire una connessione elettrochimica (più o meno temporanea o permanente) tra le zone del cervello in cui tali idee risiedono o a cui esse sono associate.

Relazioni tra pensieri

Si può dire che un pensiero tira l'altro, ma anche che un pesiero scaccia l'altro. Infatti non possiamo pensare a più di un numero molto limitato di pensieri, che varia da persona a persona, forse due, tre o quattro.

Principi del pensiero simbolico

Ogni cosa è certe cose in quanto appartiene a certe classi. L'appartenenza di una cosa ad una certa classe implica che quella cosa abbia certe proprietà, cioè certe relazioni e certe interazioni con certe altre cose.

Sui limiti del pensiero

Un grande limite del pensiero è che possiamo pensare solo poche cose alla volta, una quantità infinitamente più piccola rispetto alle cose della vita, della società, e del mondo, che sono interconnesse e interdipendenti.

Perché cambiare modo di pensare?

Ci sono almeno due buoni motivi per migliorare il proprio modo di pensare. Il primo è prendere decisioni migliori per il proprio benessere, il secondo è essere più competitivi e più convincenti nelle discussioni con gli altri.

Il pensiero come slide show

Il pensiero (cosciente per definizione) è simile a uno slide show, i cui contenuti e la cui sequenza sono determinati da macchine inconsce che interagiscono con stimoli interni ed esterni secondo programmi modificabili nel tempo.

Parlare con se stessi

Pensare è parlare con se stessi. Il problema è che tale comunicazione verbale è unidirezionale. Infatti il “se stesso” non risponde a ciò che gli viene detto dall’io con parole, ma con emozioni e sentimenti, che l’io deve interpretare.

Differenze di vocabolario

Gli umani si differenziano anche per la dimensione del proprio vocabolario, cioè per il numero di lemmi e per la lunghezza e la varietà delle definizioni degli stessi. È il vocabolario che usano per pensare e per comunicare con gli altri.

Pensieri e parole

Io credo che il pensiero cosciente consista in concatenzazioni di ricordi e di immaginazioni di immagini, di parole e di sensazioni. Le parole non sono indispensabili, ma possono essere utili, come pure inutili o dannose. Dipende da quali parole.

Cosa influenza il pensiero

Il corso del nostro pensiero è influenzato dagli stimoli esterni che percepiamo e dai sentimenti più o meno piacevoli suscitati dai luoghi mentali che attraversiamo procedendo in una rete di percorsi predefiniti.

La peggiore sventura

L'uomo è disposto a fare qualunque cosa, perfino ad adeguare il suo modo di vedere, di pensare e di sentire ai desideri altrui, pur di essere accettato da qualcuno, perché per l'inconscio la peggiore sventura è quella di non essere accettati da nessuno.

Sulla funzione del pensiero

Il pensiero produttivo serve a soddisfare dei bisogni e/o a risolvere dei problemi. Prima di pensare in modo volontario, chiediamoci dunque quali bisogni i pensieri che ci accingiamo a pensare dovrebbero soddisfare e/o quali problemi dovrebbero risolvere.

Immaginazione e algoritmi di comportamento

Immaginando nuovi comportamenti possiamo, poco a poco, cambiare i nostri algoritmi di comportamento. Ma anche solo immaginare di comportarsi in modi nuovi, diversi dal solito, richiede un coraggio, un'apertura mentale e un'intelligenza che pochi possiedono.

Chi controlla l'attenzione e il pensiero?

L'io cosciente e l'inconscio competono per dirigere l'attenzione e il pensiero del soggetto dove questi processi provocano meno dolore e più piacere. Il guaio è che l'io cosciente e l'inconscio hanno spesso idee diverse circa le fonti del dolore e del piacere.

Sulla valutazione dei propri pensieri

Ci illudiamo di pensare liberamente, mentre i nostri pensieri sono guidati dall'inconscio secondo motivazioni inconsce. Ci illudiamo di pensare razionalmente, ma non siamo padroni dei nostri pensieri e non siamo nemmeno in grado di valutarli in modo imparziale.

Scopo della filosofia

E' più importante insegnare alla gente come pensare in modo utile, ovvero come affrontare e risolvere efficacemente i problemi in generale, piuttosto che offrire loro soluzioni già pronte. La prima delle due proposizioni dovrebbe essere lo scopo della filosofia.

Comportamento e metacomportamento

Metacomportamento è il comportamento che consiste nel riflettere e nell’interrogarsi sul proprio comportamento (specialmente nei confronti degli altri umani), e nel cercare modi per migliorarlo nel senso di una maggiore soddisfazione dei bisogni propri e altrui.

Chi decide la mia vita?

Momento per momento, un certo numero di cose nel mio corpo e nella mia mente inconscia decidono il mio stato d'animo, il mio umore, il mio grado di felicità, i miei sentimenti, i miei desideri, le mie paure, i miei pensieri, le mie illusioni, le mie decisioni ecc.

Modelli comportamentali e cognitivi

Tutto cià che un umano fa, pensa e dice è raramente creativo. Infatti consiste quasi sempre nella riproduzione, più o meno precisa, di qualche modello comportamentale e cognitivo appreso da altri o sviluppato in un lontano passato a partire dalle proprie esperienze.

Sentimenti, ormoni, pensieri

I sentimenti sono causati da ormoni (come, ad esempio, le endorfine), e gli ormoni possono essere stimolati da percezioni o pensieri. In questo senso i pensieri cosiddetti positivi possono contribuire alla felicità, anche se non sono sufficienti al suo raggiungimento.

Limiti del pensiero

Di tutte le idee che abbiamo appreso, noi possiamo in un dato momento pensarne solo una o poche più, anche perché tutte quelle idee non sono organizzate in una struttura chiara e conosciuta, ma sono disperse nella nostra memoria senza un ordine particolare.

Essere e pensare

I nostri pensieri dipendono da ciò che siamo e ciò che siamo dipende dai nostri pensieri. In altre parole, i nostri pensieri sono causa e conseguenza di ciò che siamo.

Lo stesso si può dire del rapporto tra essere e sentire, e tra essere e volere.

Scrittura imprevista

Quando comincio a scrivere, non so cosa scriverò, se non le prossime quattro o cinque parole. Le successive mi vengono ispirate da quelle precedenti e alla fine avrò scritto qualcosa di nuovo che trasformerà in una certa misura la mia mente e, di conseguenza, la mia vita.

Sulla pubblicazione dei miei pensieri

Pubblicare immediatamente i miei pensieri nel mio blog mi aiuta ad assicurarmi che non siano assurdi o folli. Infatti quando formulo un pensiero, sono abituato a chiedermi: che effetto può avere in chi lo legge? È comprensibile? È dimostrabile? È condivisibile? È razionale?

Sulla libertà di pensiero

Quando non c'era libertà di pensiero, quasi tutti la pensavano allo stesso modo e perciò la vita era più semplice, anche se più dura. Oggi, grazie alla nostra libertà di pensiero ognuno la pensa a modo suo e quasi tutti disprezzano coloro che la pensano in modo diverso dal proprio.

Conoscenze e pensiero

Le conoscenze di una persona sono come una rete ferroviaria con un certo numero di stazioni, scambi e cantieri, e il pensiero di quella persona è come un treno pilotato dal suo inconscio, che percorre quella rete ad una certa velocità, fermandosi un certo tempo nelle varie stazioni.

Zapping mentale

Siamo soliti fare zapping non solo con la televisione, ma con qualsiasi altra percezione e con i pensieri che di volta in volta ci vengono in mente. Quando un pensiero ci fa sentire a disagio, ci ratttrista o ci disgusta, lo sostituiamo rapidamente con qualsiasi altro più sopportabile.

Il cammino delle idee

Ogni scuola di pensiero, ogni autore, dovrebbero tener conto delle scuole e degli autori precedenti, integrando o criticando le loro idee in tutto o in parte, facendole evolvere in nuove analisi e sintesi, e completandole con con l’aggiunta di nuove scoperte e nuovi concetti.

Non-ascolto come autodifesa

Dare ascolto ad una persona significa permetterle di influenzare i propri pensieri. Per questo molti non ascoltano volentieri ciò che gli altri dicono, infatti molti cercano di difendere i propri pensieri dalle influenze altrui, dai cambiamenti arbitrari che gli altri potrebbero apportarvi.

Sull'evitamento di pensieri dolorosi

Per un meccanismo di difesa contro il dolore, la mente evita di pensare pensieri dolorosi, a meno che non sia costretta a pensarli da cause esterne.

Ne consegue che se una verità è dolorosa, la mente cerca di non pensarla, preferendo pensare a ignoranze o falsità non dolorose.

Volare col pensiero

Gli esseri umani si distinguono per l'altezza a cui riescono a volare col pensiero. Le quote più alte sono le meno frequentate. Vi suoi trovano persone piuttosto solitarie, che i "normali" vedono con sospetto, come se da quelle altezze per loro inaccessibili stessero congiurando per sottometterli.

Entrare nella mente altrui

Immaginate che sia stato inventato un congegno per connettersi a distanza con la mente di qualsiasi persona e leggere i suoi pensieri, i suoi sentimenti, le sue volontà e i suoi ricordi. Che uso ne fareste? Come cambierebbero i vostri rapporti con gli altri e la vostra visione del mondo?

Posizioni mentali

Quando si legge un libro, nella mente del lettore ci sono due posizioni da stabilire: la posizione del lettore nella narrazione del libro e la posizione della narrazione del libro nella vita del lettore. Tali posizioni devono essere coerenti con la visione del mondo del lettore e con la sua autostima.

Sul pensiero trascendente

Il pensiero trascendente può avere una funzione costrittiva e/o liberatoria rispetto alle libertà e ai vincoli del pensiero logico razionale. È costrittivo quando è dogmatico, assoluto, esclusivo, determinato, semplice; è liberatorio quando è possibilista, relativista, inclusivo, indeterminato, complesso.

La scelta dei pensieri

La scelta dei pensieri a cui pensare momento per momento può influenzare non solo il proprio benessere del momento, ma anche quello futuro. Perciò conviene scegliere i propri pensieri in modo intelligente, razionale, metodico, e ogni tanto chiedersi: qual è la cosa più utile a cui posso pensare in questo momento?

La rivoluzione del pensiero

Dobbiamo smetterla di pensare come se fossimo noi i padroni del nostro comportamento. I padroni sono i nostri demoni. Quello che possiamo fare per contrastare la dittatura dei nostri demoni è stimolare quelli che preferiamo, attraverso il pensiero, cioè pensando ad essi o guardando o ascoltando cose che li evocano.

Metapensiero sulla qualità dei pensieri

Dalla qualità dei nostri pensieri dipende la qualità delle nostre relazioni e interazioni con gli altri, da cui dipende il nostro benessere. Ma la qualità dei nostri pensieri non dipende dalla nostra volontà, perché i pensieri sono involontari.

Importanza delle domande

Le domande sono più importanti delle risposte. Molti non fanno domande perché sono così arroganti da credere di sapere tutto ciò che occorre sapere per vivere bene, oppure perché hanno paura di essere considerati più sciocchi o ignoranti degli altri. E così molti restano sciocchi e ignoranti per paura di fare domande.

Giudizio e visione del mondo

Ogni umano è valutato e giudicato da ogni altro non soltanto per ciò che fa e che non fa, ma anche per ciò che pensa e che non pensa, ovvero per la sua visione del mondo. Per questo può essere utile non rivelare agli altri la propria vera visione del mondo, e lasciar loro credere di vedere il mondo come essi lo vedono.

Chi decide cosa pensare?

La sequenza dei nostri pensieri non è determinata dalla nostra volontà, ma da agenti inconsci e involontari che competono per portare alla coscienza (ovvero all'attenzione cosciente) quei pensieri che stanno loro a cuore. Insomma, non è l'io cosciente che decide cosa pensare, ma meccanismi indipendenti dalla sua volontà.

Elogio della checklist

La checklist è una geniale invenzione che serve a guidare il pensiero, in quanto suggerisce a chi la usa opzioni di cose a cui pensare lasciandogli la scelta di ciò su cui concentrarsi. La checklist aiuta dunque a non trascurare o dimenticare opzioni importanti e a scegliere in modo efficiente cosa pensare, fare o volere.

Autocensura del pensiero

Noi non pensiamo né agiamo liberamente perché dal modo in cui pensiamo e agiamo dipendono gli atteggiamenti altrui nei nostri confronti. In altre parole, il nostro posto nella società e la nostra reputazione dipendono dal mondo in cui pensiamo e agiamo. Tale dipendenza determina un'autocensura inconscia dei nostri pensieri.

Fuga dalla logica

Quando la logica sembra soffocarci, il pensiero poetico, magico, spirituale, trascendentale, ebbro di bellezza, viene in nostro aiuto per liberarci dalle catene della razionalità. Che quel pensiero sia illusorio non ha allora alcuna importanza, dato che i suoi effetti ansiolitici ed esaltanti sul nostro umore sono reali e misurabili.

L'illusione del controllo

Nelle riflessioni e nelle discussioni mi pare che manchi generalmente una cosa per me fondamentale: la consapevolezza del fatto che i nostri pensieri non sono volontari, ma pilotati da meccanismi inconsci. Ci si illude di avere un controllo sulle parole da pensare o da dire e sulle immagini mentali da immaginare, ma questa è un'illusione.

Igiene del pensiero

Ognuno ha certe abitudini di pensiero, cioè tende a pensare a certe cose piuttosto che ad altre e in certi modi piuttosto che in altri. Per la salute e il successo di una persone, non tutti gli oggetti e i modi di pensare sono ugualmente sani ed efficaci. Dovremmo perciò chiederci, momento per momento: a cosa mi conviene pensare, e in che modo?

Cosa influenza i sentimenti

I nostri sentimenti sono influenzati involontariamente dall'ambiente in cui ci troviamo, dalle persone con cui stiamo interagendo, da ciò che stiamo vedendo, udendo o leggendo, da ciò che stiamo percependo accadere intorno a noi, dai dettagli a cui stiamo prestando attenzione, e dai pensieri e dai ricordi che stanno scorrendo nella nostra coscienza.

In cosa la filosofia ci può aiutare

Noi dobbiamo decidere di volta in volta se comportarci in modo spontaneo, cioè senza pensare a ciò che stiamo facendo né a ciò che vorremmo o dovremmo fare, oppure in modo "ragionato". Nel secondo caso dobbiamo imparare a ragionare in modo efficace rispetto ai nostri bisogni, ai nostri desideri e ai nostri fini, e in questo la filosofia ci può aiutare.

Sulla nostalgia del passato

Fare confronti (per di più nostalgici) col passato è fuori luogo perché anche solo venti anni fa le condizioni di vita erano diversissime da quelle attuali. Oggi abbiamo bisogno di nuove idee, quelle del passato non funzionano più. Ma quasi tutti cercano di valorizzare ciò che hanno imparato senza capire che si tratta di monete per lo più fuori corso.

La lentezza dell'introverso

L'introverso è più lento dell'estroverso perché è meno spontaneo, ovvero perché si chiede più volte, prima di parlare o agire, se ciò che potrebbe dire o fare sia giusto o ingiusto, morale o immorale, appropriato o inappropriato, pertinente o impertinente, bello o brutto, utile o inutile, sicuro o pericoloso, buono o cattivo per sé e per gli altri.

Dicotomie e attenzione

A mio avviso le dicotomie non esistono in natura, se non nella mente degli esseri viventi. Sono, a mio avviso, determinate dai limiti dell'attenzione e quindi del pensiero cosciente. Attenzione che può essere diretta simultaneamente solo in pochissime direzioni (credo meno di cinque, più spesso una o due) rispetto all'infinità di direzioni teoricamente possibili.

Pensare matematicamente

Noi umani possiamo pensare matematicamente in quanto siamo in grado di usare espressioni mentali con incognite che indicano categorie, e che possono essere sostituite con persone o cose particolari. Per esempio, posso dire "io vorrei fare la cosa y con x", dove x può essere "Mario", "Giulio", "Carla", "Laura" ecc. e y può essere "parlare", "lavorare", "viaggiare", etc.

La mente come rete di idee

La mente può essere considerata come una rete di idee interconnesse, e il pensiero come una concatenzazione di idee, cioè un percorso attraverso i nodi della rete. Quando pensiamo, visitiamo tali nodi uno alla volta, e dopo aver visitato un certo nodo, ne visitiamo un'altro scelto automaticamente (non sappiamo come, né da chi) tra quelli direttamente collegati ad esso.

Giudicare pensieri e sentimenti

Gli esseri umani vengono giudicati da altri umani (e di conseguenza premiati o puniti), non solo per le loro azioni e non azioni, ma anche per certi loro pensieri e sentimenti, e per l’assenza di certi pensieri e sentimenti. Ciò avviene con pensieri e sentimenti, non-pensieri e non-sentimenti, espressi esplicitamente o implicitamente, volontariamente o involontariamente.

Se gli altri non apprezzano le tue idee...

Se gli altri non apprezzano le tue idee, ci possono essere varie cause, tra cui una o più delle seguenti:

  • Le tue idee sono sbagliate o carenti.

  • Non hai spiegato bene le tue idee.

  • Gli altri non sono abbastanza intelligenti o colti per capirle.

  • Gli altri pensano in modo sbagliato.


Per un'autocritica del pensiero

Quando pensiamo dovremmo pensare che il nostro pensiero è estremamente limitato rispetto alla complessità della realtà sia esterna che interna, delle quali il pensiero può afferrare solo pochissimi aspetti. Quindi non solo dobbiamo esercitarci all'autocritica come persone, ma dobbiamo ricordarci di criticare il nostro stesso pensiero in quanto intrinsecamente insufficiente .

Scegliere i propri pensieri

Non possiamo non pensare, ma possiamo pensare a diverse cose e in diversi modi. Dai nostri pensieri dipende il nostro benessere nell'immediato e in tempi successivi. Perciò è importante scegliere opportunamente a cosa pensare e in che modo. Per esempio, un modo di pensare che potrebbe essere utile è quello di farsi delle domande su ciò che si vede, si sente e si fa.

Pensare e immaginare

Pensare è immaginare. Immaginare è simulare interazioni, relazioni, combinazioni, eventi, come se avvenissero realmente, sapendo che non sono reali. Solo gli schizofrenici confondono l'immaginazione con la realtà. Tuttavia gli effetti di ciò che si immagina in colui che immagina sono, seppure in misura ridotta, simili a quelli che si avrebbero se ciò che si immagina fosse reale.

Rivoluzione del pensiero

Dovremmo cambiare il nostro modo di pensare evitando di usare certe parole che corrispondono ad una visione irreale del mondo. In particolare, dovremmo effettuare le seguenti sostituzioni di termini: Agire invece di essere, agenti invece di enti, processi invece di cose, logiche invece di intenzioni, soddisfazioni invece di valori, statistiche invece di verità, piaceri invece di bellezze, possibilità invece di libertà.

L'uomo animale riflessivo

L'uomo è probabilmente l'unico animale riflessivo, ovvero capace di pensare se stesso, auto-valutarsi, autocriticarsi, pensare i propri pensieri, conoscere se stesso, vedersi come lo vedono gli altri, capire cosa gli altri si aspettano da lui, fare autoanalisi e meta-analisi. Queste cose ci distinguono dagli altri animali, quindi, se vogliamo essere più umani (ammesso che ciò sia un bene), dovremmo esercitarle di più.

Modelli di pensiero e di comportamento

Ognuno di noi, senza accorgersene, segue certi modelli di pensiero e di comportamento appresi attraverso le esperienze sociali.

In altre parole, siamo tutti programmati a pensare e a comportarci in certi modi che abbiamo appreso, per imitazione, da altre persone.

Anche l'indagine, la critica e il cambiamento dei modelli di pensiero e di comportamento avvengono secondo certi modelli appresi.

Pensiero e realtà

Il pensiero, nel senso della consapevolezza di qualcosa, è inefficace e limitato; è digitale, seriale, monocanale, unidirezionale, procedurale, lineare, semplice, finito a fronte di una realtà analogica, multicanale, multifunzionale, sinergica, complessa, multifattoriale, automatica, inconscia, infinita. Ciò nonostante, il pensiero tende a sopravvalutarsi e a credere di poter risolvere i problemi con la sua sola capacità.

Architettura del pensiero

Per fare una casa non bastano specialisti in muratura, in idraulica, in elettricità, in infissi, in mobili, ecc. È necessario un architetto per mettere insieme tutti i componenti secondo una certa struttura generale. Lo stesso vale per il pensiero, per il quale l'architetto dovrebbe essere il filosofo. Purtroppo, però, il filosofo invece di fare l'architetto generale del pensiero, fa spesso lo specialista di qualche dettaglio.

Pensieri, emozioni e sentimenti

I pensieri sono catene di parole colorate, le emozioni sono i colori delle parole, i sentimenti sono i colori del fondo sul quale le parole sono scritte.

Sia i colori delle parole sia quelli del fondo sono soggettivi e variabili, ed esprimono piacere o dolore più o meno intensi.

Ogni parola richiama certe immagini, certe forme e/o certe altre parole. Anche tali richiami sono soggettivi e variabili.

Il modo giusto di pensare e discutere

X (ovvero una qualsiasi persona, cosa, idea, fatto ecc.) ha molte definizioni, e per discuterne bisogna prima scegliere una di esse. Dopodiché si può eventualmente pensare o affermare che X, secondo una certa definizione, abbia aspetti positivi e aspetti negativi, ovvero in certi contesti, situazioni, casi, momenti, sia più o meno piacevole o utile a certe persone e più o meno spiacevole, inutile o nociva a certe altre persone.

Pensieri come conversazioni immaginarie

Pensare è come parlare con qualcuno nella nostra testa. La qualità del pensiero dipende da chi sia questo qualcuno, ovvero una figura più o meno realistica. Per esempio, possiamo parlare con Dio (così come lo immaginiamo), con un demone, oppure, più comunemente, con l'"altro generalizzato" (nella definizione di George H. Mead), che ovviamente, è diverso da persona a persona perché dipende dalle particolari esperienze di ognuno.

Pensiero come scansione di una memoria

Pensare è come scandire una memoria, è come il lavoro della puntina di diamante che scorre tra i solchi di un disco che gira su un grammofono. Quella puntina può generare un suono, più o meno semplice, alla volta. Per percepire il contenuto completo del disco completo bisogna aspettare che la puntina lo percorra tutto, e alla fine ci resterà un vago ricordo di ciò che abbiamo ascoltato, filtrato dalla nostra sensibilità e dalle nostre preferenze.

Illusione della libertà di pensiero

La libertà di pensiero è un’illusione, dato che i pensieri sono limitati da schemi mentali precostituiti, i quali definiscono i possibili contesti, i significati degli elementi che li costituiscono e le rispettive valenze sociali. Uscire dagli schemi noti è difficile e pericoloso perché non si sa dove tale libertà potrebbe portare, né come potrebbe essere interpretata e giudicata dagli altri. La creatività richiede coraggio e/o incoscienza.

Sul pensiero interpersonale

Pensare ad una certa persona implica provare certi sentimenti e certi desideri, e avere certe aspettative, certe previsioni e certe presupposizioni riguardo ad essa.

Implica anche una supposizione di come reagirebbe quella persona se sapesse cosa pensiamo e proviamo nei suoi riguardi.

Tale supposizione può essere fonte di ansia in caso di pensieri, sentimenti, desideri e aspettative non gratificanti per la persona considerata.

Pensieri ed emozioni

C'è un rapporto sistemico, circolare, tra pensieri ed emozioni, nel senso che certi pensieri sono determinati o influenzati da certe emozioni, e certe emozioni sono determinate o influenzate da certi pensieri. La poesia "Infinito" di Leopardi è una dimostrazione di tale rapporto.

D'altra parte certi pensieri costituiscono "razionalizzazioni" di certe emozioni.

Mi sembra comunque evidente che i pensieri possono causare piaceri e dolori, gioie e sofferenze.

Contesti e livelli di pensiero

Quando noi pensiamo, il nostri pensieri scorrono incanalati in bacini che corrispondono al concetto di “contesto” e a certi livelli di astrazione. Il metapensiero (cioè il pensiero sul pensiero) ci permette di capire quale sia il contesto e il livello di astrazione in cui i nostri pensieri del momento stanno scorrendo. Sia il contesto che il livello di astrazione limitano i pensieri, che altrimenti allagherebbero il cervello generando un caos cognitivo.

Sul modo di pensare dell'intelligenza artificiale

Qualcuno mi ha detto che il pensare dell'intelligenza artificiale  (come ChatGPT) manca di originalità.

La stragrande maggioranza degli umani pensano in modo per nulla originale, ma condizionato dalla cultura in cui sono cresciuti. Non dobbiamo confrontare l'intelligenza artificiale con quella dei grandi pensatori, ma con quella della maggior parte dei pensatori. E allora la prima è vincente. In altre parole, le risposte che mi dà ChatGPT sono migliori di quelle che mi danno il 90% della gente.

Memoria vs. creatività

Le cose più importanti della vita e le possibilità di un suo miglioramento sono sotto gli occhi di tutti, tuttavia pochi le vedono e le capiscono, perché il pensiero non è libero, ma segue i solchi tracciati dalle proprie esperienze. Infatti, le nuove esperienze sono percepite, interpretate e valutate attraverso le vecchie.

Per essere creativi bisogna uscire dai solchi dei propri ricordi, ovvero immaginare cose mai viste, e associare idee e fatti in modo impensato, cosa che richiede un certo coraggio.

Pensiero condizionato

Io penso che gli altri mi giudicheranno per la qualità dei miei pensieri. In altre parole, i miei pensieri, espressi o dedotti, saranno giudicati dagli altri, e dal verdetto dipenderanno l'atteggiamento e le intenzioni degli altri verso di me. Di conseguenza non sono libero di pensare a qualsiasi cosa in qualsiasi modo, e di avere qualunque opinione, perché dai miei pensieri e dalle mie opinioni, che non potrò fare a meno di esprimere volontariamente o involontariamente, dipende il posto che gli altri mi permetteranno di avere nella comunità.

Pensiero sistemico e complesso

Il pensiero sistemico e complesso è caratterizzato dalla non linearità e dalla molteplicità delle relazioni causa-effetto, nel senso che le interazioni sono quasi sempre circolari (l'effetto ha una retroazione sulla causa, per cui ogni causa è anche effetto) e multiple (un effetto ha quasi sempre molteplici cause e una causa molteplici effetti.

Io cerco di pensare in modo sistemico e complesso, ma non è facile, perché la mente (quella conscia e ancor più quella inconscia) non ama la complessità e preferisce rispondere in modo semplice a qualunque domanda.

Marionette sentimentali

Siamo marionette mosse dai nostri piaceri e dai nostri dolori, ma neghiamo questa verità perché accettarla ci procurerebbe un dolore terribile.

Allo stesso tempo crediamo nel libero arbitrio perché tale pensiero ci dà piacere o ci consola.

In altre parole, siamo dominati dalla paura del dolore e dalla speranza del piacere (piaceri e dolori fisici e mentali).

Infatti, gli stessi pensieri possono essere causa di piacere e/o di dolore, e tendiamo automaticamente e involontariamente a pensare ciò che più ci fa piacere e che meno ci addolora.

Essere, pensare, fare, sentire, appartenere, possedere

Penso, dunque sono. Ciò che sono dipende da ciò che penso e da come lo penso.

Faccio, dunque sono. Ciò che sono dipende da ciò che faccio e da come lo faccio.

Sento, dunque sono. Ciò che sono dipende da ciò che sento e da come lo sento.

Appartengo, dunque sono. Ciò che sono dipende da ciò a cui appartengo e da come vi appartengo.

Possiedo, dunque sono. Ciò che sono dipende da ciò che possiedo e da come lo possiedo.

Pensare, fare, sentire, appartenere, possedere sono processi interdipendenti e costituiscono l'essere.

Come le cose sono e come pensiamo che siano

È da presuntuosi dire che certe cose “sono” così o cosà. Dovremmo piuttosto dire che noi vediamo certe cose in certi modi, e che “pensiamo” che siano così o cosà.

Infatti il pensiero è solo un’interpretazione e una sintesi soggettiva della realtà, anche se tale interpretazione e sintesi  può essere condivisa da un certo numero di persone.

A ciò va aggiunto il fatto che la realtà è infinitamente più grande e complessa di quanto possiamo immaginare e pensare.

Chi ha paura del pensiero critico?

Ci sono persone che considerano il pensiero critico, cioè il giudicare, la causa principale dei mali del mondo, in quanto un'eccessiva razionalità inibirebbe la capacità di amare, l'empatia e il senso della collettività. Secondo me questa idea è un tentativo di fare di necessità virtù da parte delle persone incapaci di pensiero critico e timorose di essere giudicate per le proprie (in)capacità intellettuali e morali. Io credo invece che non dobbiamo pensare meno, ma pensare meglio, non dobbiamo criticare meno, ma criticare meglio e così facendo la capacità di amare, l'empatia, il senso della collettività ne guadagnerebbero.

L'errore più comune

L'errore più comune che spesso facciamo è supporre che gli altri ragionino come noi, che reagiscano emotivamente come noi, che abbiano simili principi morali, simili interessi, simili motivazioni e simili paure, che sappiano ciò che noi sappiamo, che soffrano e godano per motivi simili a quelli per cui noi godiamo e soffriamo, che le nostre menti siano simili.

È come credere che tutti i computer siano simili. In effetti tutti i computer sono simili per quanto riguarda i principi generali di funzionamento, ma molto diversi tra loro nei materiali (hardware) e nei programmi (software), ovvero nelle "applicazioni".

Pensiero e immaginazione

Pensare è anche immaginare.

A scuola, nessuno ci ha insegnato a pensare e ancor meno a immaginare.

La libertà di pensare e immaginare liberamente è una delle più importanti.

Immaginazione e pensiero possono essere più o meno volontari o involontari, consapevoli o inconsapevoli.

Immaginare e pensare sono arti che si possono imparare.

La nostra salute mentale e il nostro benessere dipendono anche da cosa e come pensiamo e immaginiamo, ovvero da come usiamo le nostre facoltà di pensiero e immaginazione.


Che significa pensare

Pensare: attività dell'io cosciente, consistente nell'immaginare e valutare relazioni e interazioni tra varie entità (persone, cose, idee, fatti ecc.).

Tra le entità pensate più ricorrenti vi sono la propria persona, gli altri, risorse economiche, religioni, divinità, spiriti, tabù, imperativi morali, costumi sociali, memi, leggi dello stato, leggi fisiche, strumenti, fatti storici o mitologici, la vita, la morte, i propri ricordi, ecc.

Le relazioni e interazioni pensate possono essere più o meno complesse e varie, e più o meno corrispondenti alla realtà, in funzione dell'intelligenza, della cultura, delle esperienze e della sensibilità del soggetto.

Raccontare i propri pensieri

Raccontare i propri pensieri è pericoloso perché a qualcuno potrebbero non piacere. Per diminuire il rischio di farci dei nemici, dato che è quasi impossibile non comunicare i nostri pensieri, conviene adattare le nostre idee ai desideri e alle aspettative della maggioranza dei membri della comunità a cui apparteniamo. Se invece vogliamo essere liberi di pensare in modo indipendente, dobbiamo difenderci da ogni sorta di antipatie, calunnie e rappresaglie da parte di coloro che si sentono offesi o minacciati dall'irriverenza delle nostre idee, specialmente quando queste mettono direttamente o indirettamente in discussione le loro visioni del mondo e le loro sedicenti motivazioni e intenzioni.

Metapensiero

Facebook mi chiede a cosa sto pensando. Risposta: sto pensando a me stesso nell'atto di pensare, e a ciò a cui sto pensando, ovvero sto facendo un metapensiero; mi sto chiedendo, infatti, quanto il mio pensiero sia volontario o involontario, e se, e come, e quanto, potrei usare volontariamente e consapevolmente la mia facoltà di pensare in modo più libero e soddisfacente. L'alternativa è quella di lasciare che sia il mio inconscio, o gli altri (in persona o attraverso i media), a stabilire a cosa io debba pensare e a cosa non pensare momento per momento. Insomma, si tratta di scegliere tra pensiero volontario e involontario, consapevole o inconsapevole, finalizzato o senza scopo, tra governare e farsi governare.

Desideri e pensieri proibiti

Nei rapporti interpersonali ognuno cerca di capire o di interpretare i sentimenti e i pensieri altrui, e li giudica in quanto più o meno vantaggiosi o svantaggiosi rispetto alla propria persona.

Perciò ogni umano è portato a nascondere i propri pensieri e sentimenti verso gli altri, o a fingerli, al fine di evitare ostilità e punizioni nei casi in cui essi siano sgraditi alle autorità religiose o politiche, o alle persone della cui cooperazione egli ha bisogno.

La continua dissimulazione dei propri pensieri e e dei propri sentimenti conduce ognuno a credere alle proprie falsità e a rimuovere nell'inconscio ogni pensiero e sentimento intollerabile alle persone di cui non può fare a meno.

Verso una rivoluzione del pensiero

Noi pensiamo come ci è stato insegnato dalla cultura in cui siamo cresciuti. Ma siamo sicuri che il modo in cui pensiamo sia adatto alla comprensione della realtà?

Infatti il comune modo di pensare è pieno di difetti che rendono difficile comprendere gli aspetti più rilevanti della realtà.

Il difetto più grave consiste nel fatto che pensiamo in termini di "essere" invece che in termini di relazioni e interazioni sistemiche.

Infatti la realtà consiste in relazioni e interazioni tra entità interconnesse (oggetti, persone, idee, processi, percezioni, sensazioni, sentimenti ecc.).

Auspico pertanto una rivoluzione nel modo di pensare, in senso relazionale e sistemico.

Sulla selettività ed esclusività dell'attenzione

L'attenzione è un processo intrinsecamente selettivo ed esclusivo, nel senso che non si può essere attenti a tutto ciò che ci circonda o che si trova nella nostra memoria, ma solo a una piccola quantità di oggetti, concetti, livelli di astrazione e sentimenti, escludendo tutti gli altri.

Perciò è importante, momento per momento, scegliere con saggezza ciò a cui prestare la propria attenzione e ciò a cui non prestarla, e, interagendo con gli altri, ciò a cui portare l'attenzione altrui e ciò da cui sviarla.

In altre parole, è importante scegliere saggiamente, momento per momento, ciò a cui pensare e ciò a cui non pensare, e cosa dire e cosa non dire per dirigere opportunamente i pensieri altrui.

Meta come meta

La nostra meta dovrebbe essere il livello meta. Infatti, crescere intellettualmente comporta il salire al livello meta in ogni attività mentale in cui ciò sia possibile. Esempi:

  • Metapensiero: pensiero sul pensare.

  • Metaidea: idea sulle idee.

  • Metadomanda: domanda sul fare domande.

  • Metalogica: logica sulle logiche.

  • Metaapprendimento: apprendere ad apprendere.

  • Metaschema mentale: Uno schema mentale di cui fanno parte degli schemi mentali.

  • Metainganno: inganno sull'inganno, ad esempio negare l'inganno.

  • Metaillusione: illusione sull'illusione, ad esempio illudersi di non essere illusi.


La difesa del proprio status

Ognuno di noi tende a difendere il proprio status sociale intellettuale contro qualsiasi evento che possa diminuirlo. Tra gli eventi "diminutivi" ci sono i casi in cui qualcuno dimostra o cerca di dimostrare di saperla più lunga di noi su certi temi più o meno importanti, e che una certa nostra opinione è errata o insufficiente.

In tal caso, per difendere il nostro status, siano inconsciamente e automaticamente presi dal bisogno di confutare il nostro interlocutore con argomentazioni logiche contrarie alle sue o, in mancanza di argomenti convincenti, di mettere in dubbio la sua competenza e autorevolezza rispetto a quelle dei nostri maestri di pensiero, sulla base dei rispettivi titoli accademici.

Cervelli inadeguati a gestire la complessità

Per centinaia di migliaia di anni l’homo sapiens ha conosciuto un‘unica lingua, un’unica religione, un’unica filosofia, un unico modo di procurarsi il cibo, un’unica forma di governo e ha pensato in modo semplice. Il progresso tecnico degli ultimi quattromila anni, specialmente negli ultimi quattro secoli, ha reso la società e la vita così complesse che non possiamo più permetterci di pensare in modo semplice. Tuttavia il nostro cervello è rimasto fisicamente quello di migliaia di anni fa, poco adatto a gestire la complessità e vari livelli di astrazione e di metapensiero. Lo stesso vale per le culture e la conoscenza della natura umana che sono ancora molto arretrate rispetto alle attuali possibilità tecniche e alle conoscenze scientifiche di cui disponiamo.

Il posto di ogni cosa

Ogni cosa (oggetto, persona, evento, idea ecc.) deve trovare un posto nella nostra mente, e il posto in cui mettiamo una cosa è importante perché da tale posto dipende il significato, il valore e l’uso che facciamo di quella cosa.

I posti in cui mettiamo le cose che conosciamo sono organizzati secondo una struttura logica che dipende dalle nostre esperienze personali. Tale struttura consiste in categorie, che sono come cassetti o scaffali pronti ad ospitare tutte le cose di cui abbiamo fatto esperienza, o che abbiamo inventato.

Cambiare personalità, per esempio per effetto di una psicoterapia, significa mettere certe cose in posti diversi da quelli in cui le avevamo messe, o cambiare la struttura dei posti che usiamo per sistemare le nostre cose, ovvero le categorie che usiamo per classificarle.

Paradigmi di pensiero insufficienti

A mio parere, i paradigmi di pensiero più evoluti mirano a trovare principi e regole di convivenza “virtuosa”, cioè tali da assicurare il benessere generale e prevenire catastrofi ecologiche. Tuttavia anche le migliori idee in tal senso non vengono applicate perché nel comportamento umano prevalgono dinamiche che vanificano i “buoni principi”.

Secondo me occorre perciò, parallelamente alla ricerca di forme virtuose di convivenza, indagare senza preconcetti la natura umana e in particolare i bisogni e le logiche inconsce che sottendono le cognizioni, i sentimenti e le motivazioni degli individui.

Tra i motivi per cui non indaghiamo la natura umana quanto dovremmo c’è, a mio parere, la presunzione di conoscerla già abbastanza e il timore di scoprire che siamo molto più egoisti e competitivi di come ce la raccontiamo.

Pensiero semplice e pensiero complesso

La maggior parte degli esseri umano pensa in modo semplice, fatto soprattutto di equazioni (cioè a=b sempre e comunque) soprattutto per quanto riguarda l'uomo stesso.

Noi tendiamo infatti a pensare semplicemente che ogni essere umano agisca come un agente unico e indivisibile (l'individuo) il cui comportamento è determinato dalla propria coscienza e volontà, la quale dipende da certe condizioni persistenti che chiamiamo carattere, temperamento, personalità, esperienze, cultura, visione del mondo, disturbi mentali ecc.

Ma la realtà è molto più complessa. L'essere umano è infatti un microcosmo, un sistema di sistemi il cui comportamento non dipende da un centro di comando unico, ma dall'interazione di diversi centri di comando, che io chiamo dèmoni, uno dei quali è la volontà cosciente, che si illude di avere autorità su tutti gli altri mentre ne subisce normalmente e inconsapevolmente le volontà.

Il mistero e i pericoli del pensare

Nonostante l'enorme importanza del pensiero, della sua espressione e delle azioni che ne conseguono, la maggior parte delle persone pensano senza sapere cosa sia il pensiero, a cosa serva, come funzioni, e senza la capacità di valutare correttamente se i propri pensieri siano giusti o sbagliati, appropriati o inappropriati, utili o dannosi per sé e per gli altri. Non è nemmeno chiaro se il pensare sia un'attività volontaria o involontaria, e chi sia il vero autore di tale attività, come pure non sappiamo perché si pensa a certe cose piuttosto che ad altre, cioè chi/cosa, come e quando governa e dirige il nostro pensiero e a quale scopo. Solo per fare un esempio, se uno pensa troppo ai propri desideri e interessi e troppo poco a quelli altrui, la collaborazione con gli altri è difficile e il conflitto facile.
Stando così le cose, non dobbiamo stupirci se i pensieri umani spontanei e non sottoposti ad un sano esame critico provocano disastri, miseria, insoddisfazione ed errori per i soggetti pensanti e per gli altri.

Pensare aude!

Si fa presto a dire "pensare", "penso", "pensa!" ecc. ma non sappiamo nemmeno cosa voglia dire "pensare", come funziona, chi è che pensa veramente, da dove nascono i pensieri, chi li decide ecc.

L'attività pensante è volontaria o involontaria? E chi/cosa/come sceglie le cose a cui pensare?

Io "penso" che ci siano almeno due livelli di pensiero: il pensiero (comunemente detto) e il "meta-pensiero", ovvero il pensare al pensare, ovvero il chiedersi a cosa sia meglio pensare e come sia meglio farlo, sapendo che la scelta dei nostri pensieri può avere un effetto sulla nostra vita pratica, sulle decisioni che prendiamo, sulla nostra salute mentale, sulla nostra intelligenza, sulla nostra capacità di risolvere i problemi, sulla nostra creatività.

E allora credo che dovremmo cercare di diventare padroni dei nostri pensieri, osare pensare in modo volontario, intelligente, costruttivo, finalizzato, autocritico, piuttosto che casuale e involontario.

Pensare aude! (Osa pensare!)

Pensieri, comportamenti, cambiamenti

Un pensiero è costituito da uno o più oggetti mentali combinati in un certo modo.

Un oggetto mentale può essere costituito da una parola, da un'immagine, o da una combinazione di parole e/o di immagini.

Quando pensiamo, "vediamo" mentalmente sequenze di oggetti mentali combinati in certi modi.

Ogni oggetto mentale è connesso con altri oggetti mentali e con emozioni (piacere, dolore, paura, attrazione, repulsione, eccitazione, noia ecc.).

Una connessione tra due oggetti mentali si può chiamare "associazione cognitiva", quella tra un oggetto mentale e un'emozione si può chiamare "associazione emotiva".

Un pensiero può essere una ripetizione, o copia, di un pensiero già pensato dal soggetto o da altri, oppure può essere un pensiero originale, mai pensato prima.

I pensieri sono causa ed effetto di processi mentali legati alle percezioni e ai comportamenti del soggetto. Infatti, nuovi comportamenti possono dar luogo a nuovi pensieri, e nuovi pensieri possono dar luogo a nuovi comportamenti.

Affindché un comportamento possa cambiare, è necessario che cambino i pensieri che lo influenzano.

Per avere pensieri nuovi è necessario comportarsi in nuovi modi, come, ad esempio,  vedere o fare cose nuove, ovvero interagire con persone o cose nuove, o interagire in modo nuovo con persone o cose già frequentate.

Schemi di pensiero

Qualcuno mi ha detto che, se quando pensiamo ci affidiamo troppo a degli schemi, rischiamo di perderci dei pezzi significativi.

Io direi che il rischio non sia tanto quello di affidarsi troppo ad uno schema, quanto quello di affidarsi ad uno schema errato o insufficiente per comprendere, cioè per spiegare, una certa realtà (esteriore e/o interiore).

Tuttavia, se vogliamo filosofare non possiamo fare a meno di seguire qualche schema. Forse si può vivere non pensando, o pensando il meno possibile, ma dubito che si possa pensare senza seguire qualche schema. Infatti noi pensiamo usando un linguaggio e un linguaggio è fatto di parole a cui diamo significati. Ogni significato implica un contesto, o schema, in cui una certa parola ha un certo significato. In altre parole, un testo senza un contesto (cioè senza uno schema in cui porlo) non significa nulla. Infatti "contesto" è da leggersi come con-testo.

Come ci insegna Gregory Bateson, non possiamo comprendere le cose in sé, ma solo le relazioni tra le cose, e io aggiungo che la conoscenza della relazione tra due "cose" costituisce già uno schema razionale.

La paura della razionalità, o la diffidenza verso di essa, è giustificata dal rischio che si tratti di una razionalità errata, insufficiente o fuorviante. Di fronte a tale rischio ci sono due opzioni: (1) ragionare il meno possibile e/o non fidarsi del ragionamento, o (2) correggere e migliorare i ragionamenti propri e altrui. Io ho scelto l'opzione 2.

Stimolazioni mentali esterne vs. interne

La mente reagisce a stimoli, ovvero a informazioni a cui vengono associati significati o proprietà particolari. Questi stimoli possono provenire dall'esterno (attraverso il sistema percettivo sensoriale) oppure dall'interno, cioè dalla memoria, oppure essere generati dal corpo.

Quando siamo svegli, gli stimoli esterni sono prevalenti. Quando dormiamo essi sono praticamente assenti. Quando siamo sotto ipnosi essi sono monopolizzati dalle parole dell'ipnotista.

Quando la mattina ci svegliamo, il risveglio, di solito, non è immediato ma dura un certo tempo durante il quale ci si trova con gli occhi chiusi nel cosiddetto stato di "dormiveglia". In questo stato gli stimoli esterni sono molto ridotti, a vantaggio di quelli interni, sui quali si può concentrare la nostra attenzione.

Per me questi momenti di dormiveglia sono i più creativi della giornata. Di solito è allora che mi vengono nuove idee che, una volta completamente sveglio, cerco di sviluppare e scrivere.

Io penso che lo stato di dormiveglia possa essere raggiunto volontariamente nel corso della giornata. Basta chiudere gli occhi e cercare di non pensare alle cose che ci circondano da vicino. In questo stato, in una certa misura autoipnotico, possiamo dare spazio alla nostra immaginazione senza particolari obiettivi e osservare ciò che la nostra mente può produrre. A volte si tratta di immagini mentali senza senso o utilità apparente, altre volte si tratta di nuove idee interessanti e degne di essere sviluppate.

Pensiero analitico e pensiero sintetico

Ci sono due tipi di pensiero: uno analitico e uno sintetico.

Il pensiero analitico è seriale, dinamico, procedurale, razionale, procede per segmentazioni, per passi successivi, per concatenazioni logiche e associazioni di parole, idee o concetti. È un percorso di ricerca della risposta ad una domanda (una domanda alla volta) attraverso la memoria delle proprie esperienze.

Il pensiero sintetico è statico, contemplativo, fisso (per una certa durata) su una immagine, una mappa, una configurazione, uno spettacolo. È l'osservazione o immaginazione della risposta ad una certa domanda, o l'effetto di una sorpresa.

Il pensiero analitico si alterna a quello sintetico, con dosaggi, ritmi e durate variabili, diversi da persona a persona e in una stessa persona nel tempo. Infatti alla mente capita continuamente, consciamente o inconsciamente, di farsi domande e di contemplare le risposte, che possono essere più o meno certe o ipotetiche.

I pensieri di entrambi i tipi sono attivati e guidati da stimoli sensoriali esterni e interni al soggetto, di cui questo può essere più o meno consapevole, e comportano certi sentimenti o emozioni più o meno gradevoli.

Quanto più un pensiero è gradevole, tanto più esso è attraente e tende a rinforzarsi. Quanto più esso è sgradevole, tanto più esso è repellente e tende ad essere allontanato. Su questo principio è basato il bias cognitivo.

Il pensiero è involontario, ma può essere influenzato volontariamente (in se stessi e negli altri) da media come parole scritte o vocalizzate, immagini, suoni, oggetti, ambienti e composizioni di queste cose.

Pensieri interni ed esterni, la registrazione del pensiero

Il pensiero può restare un fatto interno alla persona che lo esercita o essere espresso a voce, oppure scritto per poter essere letto e riletto dall'autore o da altri.

Scrivere i propri pensieri è utile, se non indispensabile, per sottoporli ad un esame critico, cioè per valutarne la validità, correttezza, razionalità, applicabilità, pertinenza, opportunità, completezza, e per stimolare ulteriori pensieri utili a completare e/o correggere quelli precedenti.

La scrittura dei propri pensieri è specialmente utile in psicoterapia, in quanto questa consente di analizzarli sia razionalmente che emotivamente, e di avviare una correzione e/o un completamento dei pensieri stessi e delle relative associazioni cognitivo-emotive.

Valutare criticamente i propri pensieri senza scriverli e rileggerli è difficilissimo se non impossibile, anche perché l'attività pensante è seriale, cioè si può pensare una sola cosa alla volta, avere una sola immagine mentale alla volta. Inoltre ciò che pensiamo è soggetto ai capricci dell'inconscio, alle sue autodifese contro la messa in discussione della personalità, del comportamento e delle preferenze del soggetto, è soggetto al bias cognitivo, all'attenzione selettiva, all'amnesia tattica e strategica, vale a dire alla rimozione od oblio dei contenuti sgradevoli e dolorosi.

Se riusciamo a raccogliere e organizzare in un documento scritto i nostri pensieri più importanti e problematici nel corso dei giorni, avremo a disposizione un materiale crescente e in continuo aggiornamento utile per conoscere noi stessi e per esaminare criticamente e migliorare la nostra mentalità.

Insomma, è difficile elaborare un pensiero che non sia stato verbalizzato e registrato in modo da poter essere affrontato, cioè "guardato" e "manipolato" come un oggetto materiale esterno. Solo allora possiamo dominare il pensiero e non esserne dominati.

Logica, pensiero, classi, appartenenze

Una logica (cioè un pensiero, giacché un pensiero è sempre un esercizio logico) definisce certe classi di enti, stabilisce l'appartenenza di certi enti a certe classi e trae le "logiche" conseguenze cognitive ed emotive nella considerazione degli enti considerati.

"Essere" significa infatti "appartenere" a certe classi, e può essere coniugato nelle sei persone grammaticali come segue.

  • Io appartengo a certe classi, dunque io sono certe cose.

  • Tu appartieni a certe classi, dunque tu sei certe cose.

  • Esso/essa appartiene a certe classi, dunque esso/essa è certe cose.

  • Noi apparteniamo a certe classi, dunque noi siamo certe cose.

  • Voi appartenete a certe classi, dunque voi siete certe cose.

  • Essi/esse appartengono a certe classi, dunque essi/esse sono certe cose.

Ogni essere vivente costruisce le sue classi secondo le proprie esperienze e i propri interessi, e le usa secondo i propri bisogni e desideri.

Le classi sono gli elementi logici fondamentali di ogni modello di pensiero, giacché il pensiero non è normalmente libero, ma segue dei modelli logici.

Allo scopo di diffondere e condividere una certa conoscenza della realtà, le culture e le scienze tentano di costruire classi universali, cioè modelli di "verità" uguali per tutti, e non mutevoli, ma le classi che propongono sono tra loro discordi, incomplete, fallibili, favoriscono interessi particolari più o meno onesti, e sono in continua evoluzione. Ciò avviene perché le classi sono prodotte e usate da menti umane per soddisfare i bisogni dei propri corpi, secondo le proprie esperienze.

Chiediamoci dunque quanto siano valide ed efficaci le classi che usiamo quando pensiamo, rispetto alla soddisfazione dei bisogni nostri e altrui.

L'illusione della libertà di pensiero

La libertà non esiste in natura, se non come illusione della mente umana. Si potrebbe dunque dire che sia un concetto inventato dall'uomo.

Prendiamo ad esempio un animale "in libertà". La sua libertà è relativa al fatto che esso non si trova chiuso in una gabbia, ma in senso lato esso non è affatto libero, bensì soggetto alle leggi della natura, ovvero della necessità e del caso, cioè alle leggi della fisica e della biologia, tra cui la funzione dei suoi istinti, che determinano i suoi comportamenti, i quali essendo così determinati, non sono liberi (come volevasi dimostrare).

Lo stesso vale per l'essere umano e in particolare per la sua attività pensante, la quale non è libera ma soggetta a leggi e meccanismi a cui il pensiero non può sfuggire nemmeno quando si sforza di farlo pensando al suo stesso pensare (metapensiero).

Il pensiero, infatti, può solo essere casuale o causale (o una combinazione dei due casi), ovvero "determinato" da qualcosa a lui interno o esterno, tra cui, come vedremo sotto, passivamente da esso stesso.

A ben vedere, un pensiero non è mai veramente casuale, anche quando si sforza di esserlo. Se infatti decido di pensare qualcosa "a caso", ho due possibilità per farlo: scelgo la cosa a cui pensare al mio interno oppure al mio esterno. Se la scelgo al mio interno, la scelta è limitata sia dal contenuto della mia memoria, sia dai suoi meccanismi di ricordo o richiamo e dai bias che tendono a farmi ricordare e dimenticare certe cose piuttosto che altre. Se la scelgo al mio esterno, per esempio usando un computer generatore di parole casuali, allora il pensiero non è libero, ma soggetto alla scelta operata da un ente esterno, cioè il computer o, più ingenerale, dagli stimoli offerti dall'ambiente.

Rassegnamoci dunque al fatto che i nostri pensieri non sono liberi ma determinati dallo stato e dai meccanismi della nostra mente e dell'ambiente che ci circonda, ovvero da un insieme di leggi, condizioni e stimoli interni ed esterni.

Tra queste condizioni c'è il pensiero stesso, dato che il pensiero si "svolge" normalmente in senso seriale, e ogni sua parte è determinata da quelle precedenti, con cui essa deve essere coerente. Se così non fosse, il pensiero sarebbe incoerente, ovvero assurdo, errato e quasi sempre inutile.

Possiamo dunque dire che una delle condizioni che limitano la libertà di pensiero sia il bisogno di coerenza, e, di converso, che l'unico modo per tentare di liberare il pensiero sia quello di permettergli di essere incoerente, almeno in parte.

A cosa pensi quando pensi a una persona?

Prendi una persona qualsiasi, che conosci o che vedi in un luogo pubblico per la prima volta. Cosa ti aspetti da essa? Che domande ti fai su di essa? Come la giudichi e la classifichi? Cosa immagini su di essa? Come determini quanto essa ti può essere utile? Con quali criteri decidi se rivolgerle la parola, cosa proporle o chiederle, ovvero se e come interagire con essa?

Probabilmente i tuoi pensieri su quella persona scorreranno liberamente e spontaneamente, involontariamente, automaticamente, casualmente, senza seguire alcun metodo o procedura predefiniti.

In base ai pensieri e ai sentimenti che il pensare a quella persona susciterà in te, deciderai se e come interagire con essa, e quella interazione sarà più o meno soddisfacente per te e per quella stessa persona.

A questo punto ti chiedo se non ritieni che il modo di pensare ad una certa persona e la qualità delle domande che ti fai su di essa, possa migliorare l'interazione con la stessa.

Io ritengo di sì e per questo ho sviluppato un metodo per pensare alle persone, a qualsiasi persona, basato sul diagramma che segue.




Si tratta di tenere a mente il diagramma, ovvero visualizzarlo mentalmente, mentre si pensa ad una certa persona, cercando allo stesso tempo di non dare credito a qualsiasi associazione cognitivo-emotiva spontanea che non sia coerente con quanto rappresentato nel diagramma.

Nel riquadro centrale del diagramma sono rappresentante tutte le persone che hai conosciuto e quelle che potresti conoscere in futuro. Una di queste è la persona a cui hai deciso di pensare.

Ai lati del riquadro centrale, sono rappresentate:

  • le risorse del soggetto e quelle di ciascuna persona in termini intellettuali, fisici, economici, legali, sociali ecc.

  • la mappa cognitivo emotiva del soggetto e quella di ciascuna persona. Dalla struttura e dalle informazioni contenute nella mappa cognitivo emotiva dipendono le reazioni cognitive ed emotive a qualsiasi percezione. In altre parole si tratta del "software" che la mente usa per determinare il proprio comportamento nelle varie situazioni.

Nel riquadro superiore del diagramma sono rappresentati i bisogni umani, raggruppati in sei categorie.

Nel riquadro inferiore sono rappresentate i possibili rapporti tra due esseri umani.

Esercizi d'immaginazione

L'immaginazione può essere più o meno volontaria, come il pensiero. La differenza tra pensiero e immaginazione è che il pensiero è una catena seriale di concetti, simboli o parole, mentre l'immaginazione è la simulazione di un’immagine o di una serie di esse, come in una foto o nel cinematografo. Immaginare è dunque vedere, non con gli occhi, ma con la mente.

Tra pensiero e immaginazione ci possono essere relazioni causali nel senso che un’immagine può suscitare dei pensieri e un pensiero può suscitare delle immagini. Infatti, è difficile pensare senza immaginare e immaginare senza pensare. Possiamo perciò dire che si tratta di relazioni circolari. Ci sono relazioni circolari anche tra immagini e sentimenti e tra immagini e motivazioni.

Tra le cose che si possono immaginare ci sono gli stati della propria persona. Possiamo cioè immaginare di essere o di sentire qualcosa, e di interagire con qualcosa o qualcuno. Possiamo immaginare di vivere una certa vita, più o meno simile a quella che abbiamo vissuto o che stiamo vivendo. Possiamo anche immaginare di essere un'altra persona e di vivere in un altro ambiente. Possiamo immaginare il passato (come quando ricordiamo), il presente e il futuro, e di essere più o meno felici.

L'immaginazione può essere più o meno utile o dannosa, dipende da ciò che s'immagina. Può essere più o meno creativa e produttiva, più o meno bloccante, ansiogena o deprimente.

Se abbiamo un problema, immaginare di averlo risolto può aiutarci a risolverlo.

Immaginare di essere felici può aiutarci a diventarlo realmente.

L'immaginazione può essere più o meno realistica. Dipende dalla propria mentalità, ovvero dalle proprie credenze, dalla propria educazione e istruzione, e dalle proprie esperienze.

L'immaginazione riguarda le relazioni sociali in quanto queste sono influenzate da ciò che immaginiamo sul rapporto tra noi e gli altri.

Ciò che immaginiamo può essere oggetto di censura e autocensura, e pertanto l'immaginazione può essere più o meno libera. Si può infatti avere paura di immaginare certe cose.

L'arte è fatta di forme che servono a suscitare immagini mentali particolari a cui possono essere associati certi sentimenti. È dunque uno stimolatore di immaginazione, e uno stimolante.

L'uomo vive due vite, una reale ed una immaginaria, le quali si influenzano a vicenda, nel bene e nel male. Per questo è importante scegliere bene cosa immaginare. È importante imparare a immaginare ed esercitare l'immaginazione in una giusta misura.

L'immaginazione è importantissima per noi umani. Forse è la cosa principale che ci distingue dagli altri animali.

Le mie volontà e rappresentazioni vs. le volontà e rappresentazioni degli altri

Questo articolo è stato prodotto da ChatGPT a seguito del mio prompt "Le mie volontà e rappresentazioni vs. le volontà e rappresentazioni degli altri. Scrivi un piccolo saggio con questo titolo"

In ogni momento della nostra esistenza, ci muoviamo dentro un tessuto invisibile ma potente fatto di volontà e rappresentazioni. Da un lato, vi sono le mie volontà: desideri, slanci, bisogni, visioni del mondo che sento come autenticamente miei, talvolta persino come ineluttabili. Dall’altro, vi sono le volontà e rappresentazioni degli altri: ciò che gli altri vogliono, si aspettano, immaginano, temono, proiettano. Tra questi due poli si gioca l’intero dramma della vita umana.

Il filosofo Schopenhauer, nel suo tentativo titanico di spiegare il mondo attraverso la categoria di volontà, ci offre un utile punto di partenza. Secondo lui, il mondo intero – compreso l’essere umano – non è altro che manifestazione di una Volontà cieca e incessante, universale e impersonale. Tuttavia, nella coscienza individuale, questa volontà si frammenta in volontà soggettive: e qui cominciano i conflitti.

Quando affermo "le mie volontà", parlo di ciò che mi muove dall’interno. Esse appaiono spesso come assolute, se non addirittura sacre, perché nascono dalla mia esperienza vissuta. Ma nel momento in cui queste volontà si incarnano nel mondo sociale, si scontrano inevitabilmente con quelle altrui, altrettanto urgenti e apparentemente legittime. Le rappresentazioni, cioè le immagini mentali, le narrazioni e i giudizi che ciascuno produce sul mondo, fanno da cornice e da filtro a queste volontà, alimentandole o limitandole.

Il conflitto, dunque, è strutturale. Non è solo etico o politico, ma ontologico: la mia volontà vuole affermarsi, e così anche quella dell’altro. La mia rappresentazione tende a interpretare, a classificare, a giudicare l’altro; e così fa l’altro nei miei confronti. Questo scontro può manifestarsi in modi drammatici – guerre, sopraffazioni, incomprensioni – oppure in forme più sottili: incomunicabilità, frustrazione, silenzi.

E tuttavia, non siamo condannati a vivere come monadi cieche e in lotta. Se riconosco che anche l’altro ha una volontà e una rappresentazione che gli appaiono tanto autentiche quanto le mie lo sono a me, posso iniziare un lavoro filosofico di spossessamento, o quantomeno di relativizzazione. Non per annullare la mia volontà, ma per renderla capace di convivere con l’alterità, senza esserne inghiottita o senza volerla dominare.

Il punto non è scegliere tra me e gli altri, ma comprendere che ogni "io" è già da sempre intrecciato con un "tu". Le mie volontà e rappresentazioni non sono mai isolate: nascono in un mondo già abitato, impregnato di altre presenze. La tensione tra questi poli può diventare una fonte di sofferenza, ma anche – se affrontata con lucidità – un'occasione di maturazione e verità.

In fondo, il vero compito non è forse quello di imparare a vivere nella consapevolezza di questo contrasto, senza fingere che non esista e senza esserne schiacciati?

Forse la filosofia comincia proprio qui: nel punto esatto in cui il mio mondo interiore urta contro quello dell’altro, e mi costringe a domandarmi chi sono, cosa voglio davvero, e se posso esistere senza negare l’altro – né negarmi.

Elogio delle contraddizioni

Quasi tutti temiamo le contraddizioni. Infatti, quando critichiamo qualcuno, cerchiamo e mettiamo in evidenza le sue contraddizioni (anche quando non ci sono o sono solo apparenti), mentre cerchiamo di dimostrare che nei nostri ragionamenti non ve ne sono. Infatti crediamo che una contraddizione in un pensiero sia indice di errore, di stupidità o di follia del pensatore.

Aristotele, col suo principio di non contraddizione, anche detto del "terzo escluso", ha trasformato il timore della contraddizione in una solida teoria filosofica e ne ha fatto un fondamento della cosiddetta verità.

In realtà, a mio parere, un pensiero che non ammette contraddizioni è falso, in quanto deforma e semplifica la realtà rappresentandola in modo riduttivo, e perciò illusorio. Infatti il principio di non contraddizione non si applica alla realtà in sé, ma al linguaggio che la descrive, il quale è sempre riduttivo se afferma qualcosa in modo assoluto, cioè senza specificare i limiti e le condizioni di validità dell'affermazione stessa.

Prendiamo ad esempio una moneta. Una persona X dice che quella moneta reca l’immagine di una certa persona A, mentre una persona Y dice che quella moneta reca l’immagine di una certa persona B diversa da A. Una persona Z dice che se X ha ragione, Y ha necessariamente torto, e viceversa. Ebbene, Z è in errore perché X e Y potrebbero avere entrambe ragione, cioè aver detto entrambe la verità, pur essendo le loro affermazioni contraddittorie. Infatti la moneta, essendo dotata di due facce, potrebbe recare in una faccia l’immagine di A e nell’altra l’immagine di B.

Qualsiasi affermazione dipende da certe presupposti (cioè condizioni, contesti, situazioni, assiomi ecc.). Questi possono essere di vario tipo: semantici, culturali, temporali, spaziali, quantitativi, statistici, visuali, strutturali ecc.  Ne consegue che un’affermazione può essere contraddetta da una opposta se esse sono basate su presupposti diversi o indefiniti, cioè se partono da punti di vista diversi.

Infatti, pensieri e affermazioni non possono abbracciare e descrivere l’intera realtà (in ogni spazio, in ogni tempo, in ogni contesto ecc.), ma solo una piccola parte di essa. Tuttavia normalmente non ci preoccupiamo di definire i limiti dell’ambito dei nostri pensieri, e sarebbe comunque difficile, anche volendo, definire tali limiti. In altre parole, dietro ogni testo (cioè dietro ogni affermazione) c’è un contesto che raramente viene definito, né esplicitamente né implicitamente.

Insomma, le contraddizioni all'interno di un discorso o nel confronto tra due discorsi sono normali e sane, mentre l’assenza di contraddizioni è a mio avviso indice della fallacia e/o dell'incompletezza di qualunque affermazione che non sia corredata da complementi di informazione circostanziali, condizionali, relativi o limitativi.

Per quanto ne so, il primo autore che ha messo in discussione il principio aristotelico di non contraddizione è stato Alfred Korzybski, con la sua “semantica generale” e la sua “logica non-aristotelica”. Purtroppo il pensiero di Korzybski non ha ottenuto i riconoscimenti e la diffusione che merita, forse perché mette in discussione le fondamenta epistemologiche della cultura accademica, in quanto basata sulla logica aristotelica.

Così, ancora oggi, noi umani litighiamo contraddicendo e/o accusando l'un l'altro di contraddizioni, senza accorgerci del fatto che la nostra paura delle contraddizioni ci induce in errore.

A mio parere, i filosofi più illuminati sono quelli che amano, coltivano e cercano le contraddizioni in ogni discorso, in quanto indizi di verità e di completezza.

Cos'è il pensiero?

(Introduzione al caffè filosofico del 6/10/2022 sul tema «Cos'è il pensiero?»)

Io definirei Il pensiero come l'atto, l'oggetto e il prodotto del pensare.

«Pensare», secondo il vocabolario Treccani, è l'attività psichica per cui l'uomo acquista coscienza di sé e del mondo in cui vive.

Sempre secondo il Treccani, il pensiero è una "pura rappresentazione mentale" distinta dai mezzi o dalle forme in cui viene espressa.

Direi dunque che "coscienza" e "rappresentazione" sono gli aspetti principali del pensiero e del pensare, vale a dire che il pensiero permette di rappresentare, o evocare, in modo cosciente e nel presente, qualcosa del mondo in cui si vive o di un mondo immaginario.

Strutturalmente, il pensare consiste nella concatenzazione di pensieri, ovvero di rappresentazioni mentali di aspetti del mondo di cui il soggetto ha avuto esperienza (cioè di rievocazioni di ricordi) o che il soggetto immagina o inventa anche senza averne avuto una reale esperienza.

A tal proposito oserei dire che pensare è simulare una parte della realtà, laddove la realtà simulata è più o meno realistica, ovvero più o meno corrispendente a quella reale che il soggetto desidera rappresentare.

A mio parere i pensieri elementari sono di due tipi: immagini mentali e simboli. Le immagini mentali sono ricordi di esperienze sensoriali (visive, auditive, olfattive, gustative, tattili). I simboli sono parole o segni ai quali viene dato un significato secondo la cultura in cui sono stati appresi.

Gli animali pensano? Suppongo di sì, ma solo mediante immagini mentali, ovvero ricordi di esperienze sensoriali, essendo, a quanto pare, gli animali incapaci (tranne eccezioni molto rare e rudimentali) di apprendere simboli e segni non geneticamente ereditati.

I pensieri sono normalmente interconnessi da relazioni logiche di causalità, affinità, appartenenza, coesistenza o comunità di scopo, secondo associazioni memorizzate nel cervello per effetto di esperienze.

Al pensiero è legata l'attenzione, in quanto l'attenzione cosciente del soggetto è rivolta verso ciò a cui sta pensando, o, viceversa, il pensiero è determinato da ciò a cui l'attenzione del soggetto è rivolta, che può essere un oggetto esterno o un'idea propria.

Il pensiero simbolico è a mio avviso un fenomeno sociale, dal momento che apprendiamo i simboli attraverso interazioni con altre persone. A tal proposito oserei dire che pensare è come conversare con persone immaginarie.

Sul pensiero possiamo farci tante domande, come ad esempio le seguenti:

  • a cosa serve pensare?

  • possiamo farne a meno?

  • il pensiero è volontario o involontario? Cioè: possiamo scegliere a cosa pensare e a cosa non pensare?

  • è possibile non pensare, ovvero pensare a nulla?

  • in che misura siamo liberi di pensare a qualsiasi cosa e in qualsiasi modo? Cioè: quali sono i limiti del pensiero?

  • possiamo pensare a qualcosa di cui non abbiamo mai avuto esperienza diretta o indiretta?

  • è possibile influenzare o censurare i propri pensieri?

  • possiamo cambiare il modo in cui abitualmente pensiamo?

  • possiamo imparare a rendere più produttivo o più utile il modo in cui pensiamo?

  • a quante cose possiamo pensare simultaneamente?

  • in che modo una persona può influenzare il pensiero di un'altra?

Chiudo con un proverbio arabo:

"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero."

Sulla libertà (e il controllo) del pensiero

Quando si parla di “libertà di pensiero” s’intende generalmente un diritto civile, non la libertà intrinseca dell’attività pensante. A tal proposito io credo che il pensare non sia libero, ma determinato da logiche inconsce.

Chiediamoci infatti come vengono “scelti”, tra infinite possibilità, i nostri pensieri, cioè chi decide, momento per momento, a cosa dobbiamo (o vogliamo) pensare, e a cosa non pensare.

Qualcuno potrebbe rispondere che è l’io cosciente che decide a cosa la mente deve pensare e a cosa non pensare. Ammesso e non concesso che ciò sia vero, dovremmo allora chiederci su quali basi e con quale logica tale scelta viene effettuata. Possiamo a tal proposito ipotizzare che l’io scelga i pensieri che ritiene più utili per risolvere problemi o soddisfare bisogni del momento. Oppure che scelga i pensieri più piacevoli o meno spiacevoli.

Tuttavia, il fatto è che, per poter effettuare una scelta, è necessario che vi siano opzioni disponibili e accessibili, e che queste siano note, ovvero che di esse sia abba “coscienza”, cioè consapevolezza, nel momento della scelta. Non importa se tale consapevolezza ci sia stata in un momento passato, l’importante è che essa ci sia al momento della scelta.

Il vero problema non riguarda infatti la libertà di scegliere tra opzioni di cui siamo consapevoli, ma quali siano le opzioni che si presentano alla mente nel momento della scelta. Più precisamente, la questione riguarda i meccanismi che determinano l’emergere delle opzioni alla coscienza. Infatti, le opzioni, cioè le cose a cui potremmo pensare sono virtualmente infinite, ma solo di un piccolo numero di esse possiamo essere consapevoli in un dato momento.

Ebbene, io sono dell’idea che la scelta delle opzioni del pensiero da far emergere alla coscienza non possa essere che involontaria e inconscia. Se ciò è vero, il pensiero non è libero, ovvero non è volontario, nella sua parte fondamentale, cioè nella configurazione delle sue opzioni, che costituiscono le tappe del suo percorso.

Detto ciò, sono anche dell’idea che in una certa misura sia possibile controllare indirettamente il proprio pensiero mediante la preparazione di una lista o configurazione di opzioni di pensiero appositamente scelte. In pratica, si tratta di raccogliere in un foglio o uno schermo di computer una serie di parole, frasi o immagini, che possono evocare certi pensieri; poi nel momento della scelta di cosa pensare, possiamo osservare quegli evocatori, e scegliere tra di essi quelli a cui rivolgere la nostra attenzione in quanto opzioni di pensiero. Si tratterebbe, in sostanza, di suggerimenti di pensieri, senza i quali la scelta delle cose a cui pensare verrebbe fatta “liberamente” dal nostro inconscio secondo le sue logiche.

In altre parole, quando ci viene in mente qualcosa che riteniamo utile “tenere” a mente, cioè pensare, possiamo registrarla come testo, immagine, audio o video, e tenere quella registrazione a portata di mano o bene in vista nella nostra abitazione o nel nostro ambiente di lavoro, come suggerimento di cose a cui pensare. E’ un po’ come raccogliere souvenir e circondarsi di essi.

Un altro modo per sfuggire alla tirannia dell’inconscio nella scelta dei nostri pensieri, è quello di pensare in modo casuale e determinato da cause esterne. Per esempio, usando un generatore di numeri casuali, possiamo scegliere a caso una pagina di un’enciclopedia e usarla come insieme di suggerimenti per i nostri pensieri.

Pensiero lineare vs. complessità della realtà

Il pensiero è lineare, ma la realtà è reticolare.

Prendiamo ad esempio le relazioni tra due persone A e B. Il pensiero lineare considera le azioni di A verso B e le conseguenze di tali azioni su B, ovvero una “linea” causale da A a B. Per esempio, A minaccia B di punirlo (o che sarà punito da un terzo, o da una divinità) se non fa una certa cosa, e la minaccia produce un certo effetto (temporaneo o permanente) sulla mente di B. Eventualmente la linea prosegue tra B e una terza persona C e così via.

Il pensiero circolare (o complesso) considera invece un anello, o maglia di una rete, in cui si vede che all’azione di A verso B segue una reazione di B verso A che può modificare il modo in cui A agisce verso B. È ciò che comunemente chiamiamo “feedback”. E’ difficile capire quanto il comportamento di A verso B dipenda solo da A stesso e quanto dipenda dal feedback di B verso A. Stiamo dunque parlando di relazioni ad anello, o “circolari” in cui il flusso di andata e ritorno potrebbe essere interminabile.

Le relazioni sono sempre circolari, a meno che B non sia totalmente incapace di reagire. Ma la cosa non finisce qui. Nelle relazioni tra due persone sono sempre coinvolti dei terzi, sia in forma di individui reali, sia in forma di influenze culturali. Dobbiamo considerare dunque non solo A e B, ma anche C, C’, C’’ ecc., che giudicano la relazione tra A e B e con il loro giudizio (reale o presunto da A e da B) la influenzano. Mi riferisco alle teorie dell'equilibrio cognitivo di Fritz Heider, e della dissonanza cognitiva di Leon Festinger.

Dobbiamo allora considerare che il comportamento di A verso B ha diverse cause che intervengono simultaneamente, tra cui: gli interessi e i bisogni spontanei di A, il feedback di B verso A, l’influenza della cultura in cui A e B vivono, il giudizio favorevole o sfavorevole (reale o presunto) di terzi, ognuno dei quali può costituire una linea di ritorno verso A e/o verso B che va ad influenzare i loro comportamenti l’uno verso l’altro. Abbiamo dunque tanti triangoli: A-B-C, A-B-C’, A-B-C’’ in numero imprecisato, oltre al grande triangolo A-B-Cultura. 

Un altro esempio: la politica. Il pensiero lineare considera spesso il governo come responsabile del benessere o del malessere della popolazione, per cui gli elettori licenziano i governi sotto i quali la loro situazione è peggiorata, e si affidano a nuovi partiti che ancora non hanno governato, ma promettono di governare meglio dei precedenti. Il pensiero complesso, invece, considera che il benessere della popolazione ha molte cause, molte delle quali sono indipendenti dall’azione del governo, ovvero cause su cui il governo non può incidere. 

D’altra parte i partiti di governo non solo devono cercare di risolvere i problemi della popolazione, ma anche prendere provvedimenti demagogici che anziché risolvere i problemi dei cittadini, servono a illuderli che il governo stia facendo i loro interessi. Infatti c’è un ritorno dai cittadini verso i politici (attraverso il voto) in una relazione circolare, aggravata dal fatto che i cittadini vedono per lo più solo i propri interessi egoistici, mentre i politici devono cercare di soddisfare gli interessi di diverse parti spesso in conflitto, tra cui i propri.

Anche in questo caso le relazioni sono triangolari, perché il modo in cui una persona vota per un certo partito, è giudicato da terzi, e il giudizio dei terzi può influenzare il loro voto, specialmente quando è in gioco l'appartenenza ad una certa comunità caratterizzata da un certo orientamento politico.

Spero di aver chiarito cosa intendo per realtà reticolare. Ovvero un'infinità di relazioni circolari e triangolari che si influenzano reciprocamente. Volendo estremizzare, oserei dire che ogni elemento è, almeno potenzialmente, in relazione (circolare e triangolare) con tutti gli altri.

E’ ovvio che il pensiero non può tener conto della infinita complessità di tali relazioni e deve semplificare la realta per poterla gestire, ovvero deve ridurla a poche linee relazionali. Infatti non possiamo pensare più di poche cose alla volta a causa dei limiti della parte cosciente del nostro cervello. Ma l’importante è non illudersi di pensare in modo esaustivo.

Il pensiero è sempre parziale sia nel senso dell’incompletezza, sia nel senso della preferenza per certe linee piuttosto che altre che vengono trascurate o ignorate per effetto di bias cognitivi.

Sul pensiero logico

Tra i vari modi in cui un umano può pensare ce n’è uno che chiamerei «pensiero logico».

Si tratta di una sequenza tipica della logica dei sistemi informatici, avente la struttura “if-then-else”, cioè: se una certa ipotesi X è vera, allora sono vere certe conseguenze Y, altrimenti sono vere certe altre conseguenze Z.

Il pensiero logico risponde a domande come le seguenti:

  • Se cado da un’altezza di 20 metri, quali saranno le conseguenze?

  • Se sposo la persona X quali saranno le conseguenze? E se non la sposo?

  • Se supero un certo esame universitario, quali saranno le conseguenze? E se non lo supero?

  • Se vinco un terno al lotto, quali saranno le conseguenze? E se non lo vinco?

  • Se ciò che X dice è vero, quali sono le conseguenze? E se ciò che X dice è falso?

  • Se Y crede che ciò che X dice è vero, quali sono le conseguenze? E se Y crede che ciò che X dice è falso?

Nel pensiero logico è dunque fondamentale il concetto di verità, nel senso dell’essere e del non essere, dell’accadere e del non accadere, del verificarsi e del non verificarsi di una certa condizione, situazione, fatto o ipotesi.

Nel pensiero logico è anche fondamentale il concetto di conseguenza, nel senso di verità causata. Una logica può essere dunque definita come una relazione di causalità tra due verità: una verità causante e una verità causata.

Per quanto sopra, possiamo dire che una logica è giusta, o corretta, se è vero che ad una certa verità consegue una certa altra verità sempre e comunque, oppure solo in certi contesti.

Il pensiero logico può anche procedere al contrario, cioè, dato una certa verità, stabilire quale altra verità l’abbia causata.

Riepilogando, il pensiero logico esprime un rapporto di causalità tra due verità.

Qual è l’utilità di stabilire un rapporto di causalità tra due verità? Un’utilità è quella di prevedere il futuro date certe condizioni, cosa fondamentale per la sopravvivenza e per la soddisfazione dei bisogni. Un’altra utilità è quella di agire su certe cause (eliminandole o modeandole) per evitare il ripetersi di certe conseguenze.

Mentre esercitiamo il pensiero logico, la logica che applichiamo non è quasi improvvisata, né casuale, ma è normalmente la replica di un rapporto di causalità predefinito, cioè memorizzato nella nostra mente.

In altre parole, il pensiero non è quasi mai originale, ma è quasi sempre la ripetizione consapevole o inconsapevole di un “pensiero” inconscio, tratto dalla “mappa mentale”. Con tale nome intendo un deposito di “nozioni” (concetti, parole, forme, sensazioni ecc.) tra loro collegate da relazioni causali.

Una nozione può essere collegata causalmente ad una o più altre nozioni in modo monodirezionale o bidirezionale. Il collegamento causale monodirezionale tra una nozione A e una nozione B implica che A è la causa di B, o il contrario, a seconda della direzione. Se il collegamento causale tra A e B è bidirezionale, la relazione è circolare, nel senso che A è causa di B, ma B è allo stesso tempo causa di A. In altre parole, nel collegamente bidirezionale le nozioni si influenzano reciprocamente.

Una delle due nozioni collegate causalmente può essere un’emozione. In tal caso possiamo dire che la nozione A causa l’emozione B, laddove una nozione può consistere in un evento o in una situazione. Analogamente si può dire che un’emozione A può causare un evento o una situazione B.

Una delle due nozioni collegate causalmente può essere una motivazione. In tal caso possiamo dire che la nozione A causa la motivazione B, oppure che la motivazione A causa la nozione B.

Io chiamo “mappa cognitivo-emotivo-motiva” la mappa mentale sopra definita, intendendo per “nozione” (cioè per qualsiasi elemento della mappa) un oggetto concreto o astratto, una persona, un evento, una situazione, un’emozione o una motivazione.

Riepilogando, ogni nozione (di qualsiasi tipo) può essere collegata causalmente (nella memoria conscia o inconscia del soggetto) con una o più altre nozioni di qualsiasi tipo, in modo monodirezionale o bidirezionale, e il pensiero logico consiste nella rievocazione sequenziale di alcune di tali nozioni e dei relativi collegamenti.

Naturalmente, i collegamenti causali memorizzati nel cervello di un certo individuo possono essere più o meno realistici, ovvero più o meno veri. Possiamo dire che costituiscono verità presunte per l’individuo in cui si sono costruite.

Da tali collegamenti dipende il comportamento dell’individuo, ovvero le sue scelte comportamentali, dato che l’individuo sceglie normalmente di comportarsi in modo da ottenere conseguenze desiderate piuttosto che indesiderate. Il calcolo delle conseguenze per ogni opzione di comportamento dipende dunque dalla mappa cognitivo-emotiva-motiva del soggetto.

In tale ottica si potrebbe dire che la saggezza è la capacità di calcolare correttamente le conseguenze delle diverse situazioni e dei diversi comportamenti, vale a dire di non considerare negative conseguenze che sono in realtà positive, e viceversa, e di dubitare che una conseguenza abbia una sola causa, o che una causa abbia una sola conseguenza.

Per concludere, chi desidera aumentare il proprio grado di saggezza dovrebbe chiedersi se i suoi “calcoli consequenziali” siano corretti o errati, e se possano essere migliorati. In altre parole il cultore della saggezza dovrebbe chiedersi: è proprio vero che ad A consegue B? Oppure: è proprio verso che solo A è causa di B? Oppure: è proprio vero che ad A consegue soltanto B?

Autocritica del pensiero

Ogni essere umano ha un'idea di cosa significhi "pensare", essendo questa una parola molto usata. Infatti ognuno sa a cosa sta pensando nel momento in cui gli viene chiesto. Pochi sanno, invece, perché stanno pensando a certe cose, come stanno pensando e in che misura il modo (o il metodo) con cui pensano sia giusto, cioè sano, produttivo, utile (nel senso della soddisfazione dei bisogni propri e altrui) oppure inutile o nocivo per sé e/o per gli altri.

I nostri pensieri sono volontari o involontari? Possiamo "educare" i nostri pensieri? Possiamo migliorarli? Possiamo censurarli? Possiamo controllarli?

La mia risposta a tutte queste domande è: si, ma entro limiti molto ristretti e a certe condizioni, tra le quali un certo grado di intelligenza, di motivazione e di conoscenze psicologiche che non tutti hanno o possono avere.

I pensieri sono al tempo stesso conseguenza e causa dei nostri processi mentali inconsci e del nostro comportamento, e questa causalità non lineare, ma circolare (caratterizzato da una certa retroazione, o feedback), rende molto difficile il controllo del pensiero.

Noi possiamo pensare al pensiero in generale e ai nostri pensieri in particolare, in un processo che possiamo chiamare metapensiero, in cui si confonde la cognizione di soggetto e oggetto, nel senso che non sappiamo se un certo pensiero a cui siamo pensando sia pensato o pensante, e fino a quale livello di astrazione sia opportuno pensare al pensare al pensare al pensare...

Chi volesse esaminare criticamente i suoi pensieri e i suoi metodi di pensiero dovrebbe dunque essere molto cauto, paziente, aperto a idee impreviste, e non dovrebbe farsi illusioni sulla riuscita di tale impresa.

Torniamo alla questione della volontarietà del pensiero, che rientra nella questione più generale del libero arbitrio. Possiamo supporre che il pensiero sia volontario (o possa diventarlo) nella misura in cui il libero arbitrio esiste o sia esercitabile. In ogni caso, possiamo ritenere che il pensiero, nella misura in cui non è casuale, segua una certa logica (o schema, modello, algoritmo, programma, copione ecc.). Perciò anche volendo considerare volontario il pensiero, non possiamo non ritenerlo come parte di una struttura che lo contiene, lo limita, e gli dà forma e significato. Si tratterebbe dunque di una libertà molto limitata nonostante l’illusione che il nostro pensare sia assolutamente libero e sovrano.

Torniamo alla questione se sia possibile migliorare il nostro pensiero e come ciò si possa ottenere. Nella misura in cui un miglioramento volontario sia possibile, noi possiamo voler migliorare sia un particolare pensiero o insieme di pensieri, sia il nostro metodo generale di pensare, e siccome un certo pensiero è il risultato di un certo modo di pensare, credo che convenga mirare al miglioramento del modo di pensare abituale, prima di adoperarsi per migliorare pensieri particolari.

Chiediamoci allora in quali modi, ovvero con quali metodi, noi pensiamo abitualmente.

Nessuno ci ha insegnato a pensare (almeno non direttamente), quindi suppongo che il pensiero sia qualcosa di innato e/o che si apprende spontaneamente. Possiamo comunque supporre che il pensiero consista in contenuti organizzati, laddove i contenuti sono le idee (o gli oggetti cognitivi) elementari, e l’organizzazione il modo in cui tali idee sono tra loro collegate, cioè le relazioni logiche tra di esse.

Pertanto, volendo migliorare il nostro pensare, il miglioramento potrebbe riguardare sia le idee elementari, sia i collegamenti logici tra di esse. Chiediamoci allora di che tipi siano le idee elementari trattate dai nostri pensieri, e le logiche con cui esse sono tra loro in relazione.

Non essendo un esperto di scienze cognitive né di neuroscienze, non cercherò di rispondere a tali domande. Mi limito a supporre alcune relazioni tra oggetti mentali: causalità (l’oggetto A è causa dell’oggetto B), omogeneità (l’oggetto A ha certe cose in comune con l’oggetto B), compatibilità (l’oggetto A è compatibile o incompatibile con l’oggetto B), complementarità (l’oggetto A richiede l’oggetto B) ecc.

Oltre ad analizzare (ed eventualmente correggere o ampliare) il proprio modo di pensare, cioè le proprie idee elementari e le relazioni tra di loro, ciò che possiamo fare è stabilire a cosa sia opportuno o vantaggioso pensare nel momento presente (qui ed ora). Chiediamoci allora chi (o cosa) sceglie, momento per momento, i pensieri che pensiamo.

Ammesso (e non concesso) che tale scelta sia effettuata dall’io cosciente, chiediamoci con quali criteri l’io cosciente scelga i pensieri, ovvero gli anelli della catena che costituisce il flusso del pensiero, come i fotogrammi di un’opera cinematografica, che chiameremo nel seguito “pensogrammi”.

Io suppongo che la scelta dei pensogrammi sia determinata da un meccanismo basato su una mappa cognitivo-emotiva nel senso che, momento per momento, viene automaticamente scelto il pensogramma memorizzato che produce il massimo piacere e il minor dolore possibile nella sequenza di pensiero corrente, nell'ambito di un certo modello di pensiero predefinito adottato precedentemente dal soggetto come quello che produce il massimo piacere e il minor dolore.

Suppongo inoltre che il ruolo dell’io cosciente nel flusso del pensiero si riduca a quello di osservatore di un processo inconscio, automatico e involontario che l’io può solo interrompere, ma non dirigere. L’osservazione consisterebbe nel monitorare la coerenza dei pensieri nell'ambito del modello di pensiero adottato, e il benessere o malessere prodotto dai pensieri stessi, con la possibilità di bloccare il flusso ogni volta che esso appaia troppo incoerente o troppo doloroso. Tuttavia, in caso di censura (cognitiva e/o emotiva), il pensiero non si può arrestare, ma può solo cambiare direzione o tema, in modo più o meno casuale. Infatti non si può non pensare, si può solo variare l’oggetto o il modello di riferimento del pensiero.

Essendo la scelta dei pensogrammi automatica, inconscia e involontaria, all'io cosciente non rimane che cercare di prendere coscienza dei risultati del processo pensante e intervenire consapevolmente nella censura del flusso, nel senso di confermare la censura automatica o di opporsi ad essa. In altre parole, un io cosciente educato al metapensiero potrebbe decidere di continuare a pensare a pensieri che la censura automatica vorrebbe bloccare, qualora ritenesse quella censura sbagliata ovvero non giustificabile razionalmente.

Per concludere, l’autocritica del pensiero, e la conseguente possibilità di un miglioramento dello stesso, si fonda prima di tutto sul riconoscimento del fatto che il pensiero è determinato da meccanismi automatici, inconsci e involontari, in cui l’io cosciente può intervenire solo quando si verifica una crisi di coerenza (cioè una contraddizione logica) o una sofferenza. L’intervento “autocritico” consisterebbe allora nel valutare razionalmente e consapevolmente la presunta incoerenza per confermarla o accettarla come coerenza (cioè come logica non-contraddittoria), e nel decidere se continuare a pensare pensieri dolorosi nonostante l’impulso (automatico e involontario) a cambiare tema o tesi per ridurre la sofferenza.

Continuare a pensare pensieri dolorosi malgrado l'impulso ad abbandonarli può essere utile per superare la paura di pensare a ciò che ci fa paura, e acquisire la capacità di affrontare razionalmente problemi ansiogeni.