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Riflessioni di Bruno Cancellieri su

Politica

193 articoli tratti dal blog "Il mondo visto da me"

Indice delle monografie | Indice degli articoli per anno

Marx e il marxismo

Marx non era marxista.

Popolo e populismo

Il popolo ama il populismo.

Sulla sottomissione delle folle

Le folle adorano chi le sottomette.

Sulla meritocrazia

I meno meritevoli temono la meritocrazia.

La religione dei complotti

Il complottismo è la religione degli sciocchi.

Caso e politica

Ogni scelta non casuale è una scelta politica.

Politica e sincerità

Se i politici fossero sinceri, pochi li voterebbero.

Parlare vs. fare

Chi sa parlare è politicamente più forte di chi sa fare.

il problema della dittatura

Il problema non è il dittatore, ma coloro che lo accettano.

Il peso dell'unità

Una minoranza unita è più forte di una maggioranza disunita.

Incompetenti vs. disonesti

In politica un incompetente può fare più danni che un disonesto.

Conseguenze della politica

Siamo nelle mani di governanti scelti da una massa di ignoranti.

Proteste infantili

Protestare senza proporre soluzioni alternative è tipico dei bambini.

Violenza e politica

Una minoranza di violenti può dominare una maggioranza di non violenti.

Religioni, ideologie e potere politico

Religioni e ideologie sono importanti fattori (tra altri) del potere politico.

Idiozia e democrazia

In democrazia, se il 50% +1 dei cittadini è idiota, il governo è idiota al 100%.

Ordine fascista

Quando la democrazia non riesce a mantenere l'ordine, la dittatura viene in suo aiuto.

La libertà dei fascisti

I fascisti si sono sempre battuti per la libertà di togliere la libertà ai loro oppositori.

Sulla debolezza della democrazia

Quando la democrazia non riesce a dare ordine e prosperità, la dittatura le viene in soccorso.

Megalomania e politica

Quando un megalomane riesce a conquistare il potere politico assoluto, sono guai per l'umanità.

Democrazia imperfetta

Una democrazia perfetta è la dittatura della mediocrità. Io sono per una democrazia imperfetta.

Libertà e governo

È facile esaltare la libertà quando non si ha alcuna idea di come un popolo debba essere governato.

L'estrema destra e la libertà di espressione

L'estrema destra rivendica la libertà di espressione per poi sopprimerla una volta raggiunto il potere.

L'inizio della verità

Nessun politico dirà mai ai suoi elettori "Quanto siete stupidi!". Eppure sarebbe l'inizio della verità.

Dittatura inevitabile

Di questo passo la dittatura è inevitabile. Dobbiamo solo scegliere il dittatore, finché siamo in tempo.

Governare un popolo

Governare un popolo è più difficile che governare se stessi, e l'uomo è incapace di governare se stesso.

Promettere l'impossibile

Siamo alle solite. Politici che per farsi eleggere promettono l'impossibile e tanti idioti che abboccano.

Ordine e dittatura

Ci sono popoli incapaci di rapporti sociali pacifici senza la sottomissione ad un comune brutale dittatore.

Ciò che fa vincere le elezioni

Ciò che fa vincere le elezioni non è la capacità di governare ma quella di fare le promesse più allettanti.

Unione, condivisione, gerarchie

Due persone sono unite nella misura in cui condividono certe gerarchie etiche, estetiche, logiche e politiche.

Democrazia e stupidità

In democrazia gli stupidi sono molto pericolosi, perché contano e pesano come i saggi nelle decisioni collettive.

Tirare a campare e politica

Se la maggioranza degli elettori pensa solo a tirare a campare, i governi che escono dalle elezioni fanno altrettanto.

Democrazia e giustizia vs. ordine e sicurezza

Inutile offrire solo democrazia e giustizia ad un popolo che chiede solo ordine e sicurezza. Così si perdono le elezioni.

Stupidi e cattivi

Siamo circondati da gente stupida e cattiva che approfitta della democrazia e della libertà per condurci alla dittatura.

Conservatorismo e indifferenza

Non cambiare nulla nel proprio comportamento significa assistere con indifferenza al disfacimento della biosfera e della società.

Rischi delle nuove tecnologie

Grazie alle nuove tecnologie gli stupidi, i criminali e i dittatori possono fare molti più danni che in passato, a livello globale.

Distribuzione del successo

Nella nostra società il successo di pochi si fonda sull'insuccesso di molti. La buona società è quella in cui tutti hanno successo.

L'uomo e la schiavitù

L'uomo è l'unico animale che costringe i suoi simili alla schiavitù. Forse, senza il linguaggio simbolico ciò non sarebbe possibile.

Vox populi

Facebook è la vox populi della nostra epoca, una voce incontrollata quanto potente, da cui dipendono anche le sorti delle democrazie.

Democrazia e colpevolezza

In democrazia la colpa delle disfunzioni sociali è sempre della maggioranza della gente, perché in democrazia la maggioranza prevale.

L'illusione della democrazia

Se gli imperi esistono ancora è perché l'umanità non è mentalmente ancora abbastanza evoluta da saper praticare una reale democrazia.

L'errore del populismo

L'errore dei populisti e dei loro sostenitori è credere che le cose vadano male per colpa dei cattivi politici e non del cattivo popolo.

Dittatura e ordine

Se il popolo vuole la dittatura come metodo per avere ordine, l'avrà. Nessuno potrà impedirlo, nemmeno la costituzione più bella del mondo.

Cosa dicono i politici

I politici, per farsi votare, dicono al popolo ciò che al popolo piace sentirsi dire, non importa quanto sia vero, verosimile o realizzabile.

Sulle differenze umane

Finché ci saranno differenze fisiche o mentali tra esseri umani, ci saranno disuguaglianze di potere e privilegi di alcuni rispetto ad altri.

Democrazia e potere delle percentuali

In democrazia, una piccola variazione nella percentuale di stolti nella popolazione può determinare la rovina o la salvezza di uno stato.

Potere e mentalità

La mentalità di coloro che hanno il potere è diversa da quella di coloro che lo subiscono. Infatti, appena una persona ottiene il potere, si trasforma.

A chi giova la stupidità popolare

Politici e industriali desiderano un pubblico più stupido possibile, abbastanza stupido da credere negli slogan politici e nei messaggi pubblicitari.


Il mio auspicio più importante

Vorrei che tutte le persone di buona volontà e di buona mente si uniscano e si organizzino culturalmente e politicamente per fare la storia, piuttosto che subirla.

La narrazione del demagogo

Il demagogo racconta agli elettori che grazie al suo governo i propri sostenitori otterranno maggiori poteri e libertà, e i loro antagonisti minori poteri e libertà.

Da cosa dipende il benessere di una nazione

E se si scoprisse che il benessere di una nazione spesso non dipende dall’operato dei governanti, ma da altri complessi fattori difficili da controllare da un governo?

Discussioni, decisioni e lamentele

Mentre i filosofi discutono tra loro, i politici e gli industriali decidono le sorti della società, e il popolo si lamenta dei filosofi, dei politici e degli industriali.

Bibbia e politica

Il Vecchio Testamento è fascista. Il Nuovo comunista. Per non far torto a nessuno dei due, i cristiani, a cominciare da San Paolo, si sono fatti democristiani.

Categorie sociali

La gente si divide in tre categorie: gli sfruttatori, gli sfruttati e quelli che non appartengono ad alcuna delle due categorie precedenti, né si immischiano nei loro affari.

Comunismo, fascismo e dittatura

La storia ci insegna che né il comunismo, né il fascismo sono possibili se non vengono sostenuti da una dittatura, anche se possono avere origine da una democrazia disordinata.

Il fascismo prossimo venturo

Se la maggioranza degli italiani vuole un governo fascista (cosa che io sospetto, anche se i più non ne sono consapevoli), le nostre istituzioni democratiche non potranno impedirlo.

Politici e poltrone

I politici sono attaccati alla poltrona per definizione. È il loro luogo di lavoro. Cincinnato è un'eccezione. È ingenuo e sciocco accusare un politico di attaccamento alla poltrona.

La legge del più forte

Tutti capiscono la legge del più forte, perfino le bestie. Pochi capiscono la legge del più saggio. Per questo anche il saggio, per far rispettare le sue leggi, ha bisogno della forza.

Governare un popolo

Non sono gli stati che devono essere governati, ma i popoli, e qualsiasi analisi politica che non tenga conto della psicologia del popolo da governare è fallace in quanto insufficiente.

Fatalità della dittatura

La dittatura è l'inevitabile effetto del disordine sociale, che si instaura quando i cittadini non riescono a trovare un accordo maggioritario su come governare ed essere governati.

Sul governo di una nazione

Governare una nazione comporta il dovere di decretare la morte o danni per un certo numero di persone (conosciute o sconosciute) per salvare o migliorare la vita di un più grande numero di persone.

La ribellione degli stupidi ignoranti

Gli stupidi e ignoranti non tollerano di essere considerati stupidi e ignoranti, e votano per qualunque ciarlatano che promette loro una rivalsa contro chi, a loro avviso, non li rispetta abbastanza.

Ordine e fascismo

Il fascismo risorge quando la democrazia non riesce a garantire l'ordine, la sicurezza e la stabilità. Perché la maggioranza della gente è conformista e vuole ordine, sicurezza e stabilità, non libertà.

Sul successo di Berlusconi

Berlusconi ha avuto successo non tanto per la sua intelligenza e la sua mancanza di scrupoli, quanto per il carattere immorale e servile della maggioranza degli italiani, che lui ha saputo sfruttare abilmente.

Capitalismo come causa e come conseguenza

Ogni causa è anche una conseguenza. Questo vale anche per il capitalismo. Vederlo solo come causa di mali è miope. Chiediamoci anche da cosa sia causato, ovvero da quali aspetti della natura umana esso emerga.

La politica dell'impossibile

Il governo attuale mi fa tenerezza. Si è instaurato promettendo l'impossibile e adesso si vanta di essere "responsabile" perché rinuncia a fare l'impossibile. Per mantenere il potere si spinge perfino a fare cose sagge.

Unioni di imbecilli

Gli imbecilli, i cretini, gli stupidi ci sono sempre stati e sempre ci saranno in ogni società, in una proporzione che varia da cultura a cultura. Certi partiti politici hanno l'abilità di riunirli in una forza politica.

Democrazia perfetta o imperfetta

Una democrazia perfetta è insostenibile in una popolazione dove la maggioranza è insufficientemente colta. In tal caso è meglio una democrazia imperfetta, cioè una in cui il potere non è completamente in mano alla maggioranza.

Sul complottismo

Il complottismo è la spiegazione con cui i popoli ignavi si deresponsabilizzano. I cosiddetti "poteri forti" fanno il comodo loro perché il popolo li lascia fare per poi lamentarsi senza cambiare nulla. E' la democrazia, bellezza!

Unità delle destre

Le destre sono più unite delle sinistre, perché la loro politica è più semplice. Per la destra vale la legge del più forte, per la sinistra quella del più giusto, ma è molto più facile stabilire chi sia più forte che chi sia più giusto.

Destra, sinistra, qualunquismo e liberismo

La mentalità di destra dice: vinca chi ha vinto e perda chi ha perso.
Quella di sinistra: vinca chi ha perso e perda chi ha vinto.
Quella qualunquista: che io non perda.
Quella liberista: che io vinca.

Sul mestiere del politico

Occuparsi di politica in un paese democratico significa affidarsi ai capricci di un datore di lavoro (il popolo) che ha il diritto di licenziarti ad ogni elezione, senza giustificati motivi, senza cognizione di causa e con qualsiasi pretesto.

Essere conservatori oggi

Essere conservatori oggi, cioè non battersi per il cambiamento della società, significa assecondare la distruzione della biosfera e l'estinzione della specie umana a causa della crescente sovrappopolazione e dell'aumento dei consumi pro-capite.

Il mito del buon pastore

Le pecore si lamentano perché il pastore le sfrutta, ma anziché organizzarsi per scegliere meglio il pastore e controllare il suo operato, si limitano a scegliere il pastore che sembra più generoso tra i candidati che si presentano alle elezioni.

Nessun uomo per tutte le stagioni

In democrazia non conta l'uomo per tutte le stagioni. Prevale infatti colui la cui visione politica corrisponde meglio agli umori e alle opinioni correnti del popolo, e dice alla gente ciò che essa, in quel particolare momento, vuole sentirsi dire.

Sulla fine delle ideologie

La pluralità delle idee e la libertà di esprimerle son gran belle cose, ma se non ci si organizza politicamente intorno ad una idea o ideologia comune non si cambia nulla nella società, e si continua a subire e a commentare la storia fatta da altri.

Il senso del fascismo

A mio avviso, il bisogno di ordine e sicurezza prevale sul bisogno di libertà nella maggior parte della gente. Su questo fatto prospera il fascismo, che cade solo quando non riesce più a garantire l'ordine a causa di insuccessi economici o sconfitte militari.

Sfruttatori e sfruttati

Gli umani si dividono in tre categorie: gli sfruttatori, gli sfruttati e quelli che non appartengono ad alcuna delle due categorie precedenti, né si immischiano nei loro affari. Ogni umano appartiene a tutte e tre le categorie allo stesso tempo o in momenti diversi.

Politica dal basso

Quando in democrazia i cittadini si tengono lontani dalla politica attiva e si limitano a scegliere tra i partiti politici, questi finiscono per corrompersi. Per evitare la corruzione, i cittadini dovrebbero organizzarsi e far politica anche, e soprattutto, dal basso.

Il buon dittatore

Il mito del buon dittatore ha origini religiose. Il buon dittatore somiglia stranamente al buon Dio, al Buon Pastore. E' esecutore e garante della volontà di Dio, che ha fatto gli uomini, i re e i dittatori, a sua immagine e somiglianza, perché l'ordine regni sul caos.

Popolo e servitù

Un popolo abituato a servire, quando la vita si fa troppo dura, cambia padrone illudendosi che quello nuovo gli porti maggior benessere. Non capisce che il benessere non viene dal padrone, ma dal popolo stesso, nella misura in cui è capace di organizzarsi per ottenerlo.

Sui movimenti riformatori

Il primo problema di qualsiasi movimento riformatore è quello di sopravvivere nonostante le dinamiche competitive tra i suoi membri. Perciò, prima di insegnare alla gente come cambiare, un movimento dovrebbe dare un esempio di coesione, armonia e solidità organizzativa.

Il peggior nemico della democrazia

La maggioranza della gente non vuole maestri, ma leader che obbediscano al suo volere, perché pensa di saperne abbastanza su come si governa un popolo. Il peggior nemico della democrazia è la democrazia stessa, quando il popolo è ignorante o infantile, ovvero quasi sempre.

Che fare per risolvere i problemi della società?

Che fare per risolvere i problemi della società? Studiare la natura umana, la quale è la causa prima di tutti i mali della società. Nonostante sia il tema più importante, esso è tra i meno studiati con un approccio scientifico a causa delle pressioni religiose e politiche.

Falsità condivise vs. verità isolate

Politicamente, la destra è più unita della sinistra, e questo dà alla prima un netto vantaggio sulla seconda, indipendentemente dalla qualità delle rispettive posizioni. Infatti, per le masse, una falsità condivisa è molto più credibile e influente di tante verità isolate.

Desiderio di dittatura

Quando una gran parte degli elettori è idiota, non c'è rimedio, se non una catastrofe che svegli la gente, come quella della seconda guerra mondiale per i tedeschi invaghiti di Hitler. In tal caso anche la buona politica è inutile. Se il popolo vuole il dittatore, lo avrà.

Dittature senza ritorno

Molti sono così ingenui da non capire che dare il potere ad un dittatore, sia pure attraverso un voto democratico, è una strada senza ritorno, perché poi non sarà più possibile toglierglielo, anche se quello dovesse dare segni di pazzia. È ciò che sta avvenendo oggi in Russia.

La via democratica verso la dittatura

Uno dei grandi problemi della democrazia è che essa permette la propria trasformazione irreversibile in dittatura attreverso un legittimo voto democratico.

Un popolo di pecore

Siamo un popolo di pecore in attesa del pastore della Provvidenza, senza il quale non sappiamo far funzionare nemmeno un condominio, ma siamo bravi a indignarci contro "gli altri", e quando parliamo di politica e di crisi morale abbiamo in tasca semplici soluzioni per ogni problema.

Il problema del capitalismo

Il problema del capitalismo non è la proprietà privata, ma il fatto che questa può essere incrementata in misura sproporzionata (perfino esponenziale) rispetto al lavoro, allo sforzo e all'impegno profuso per ottenerla. Questa sproporzione rende il capitalismo intrinsecamente ingiusto.

Per fare una rivoluzione

Per fare una rivoluzione, o una più semplice rivolta, ci vuole unità di ideali e di intenti, e questa oggi è la cosa che più manca. Siamo tutti fieri della nostra libertà (che non abbiamo conquistato, ma ci è stata regalata dai nostri predecessori) e incapaci di organizzarci politicamente.

Sul capitalismo

Il capitalismo è caratterizzato da una sproporzione (in certi casi esponenziale) tra il lavoro erogato da una persona (in senso quantitativo e qualitativo) e i redditi che essa può ottenere grazie ad esso. Inoltre, nel capitalismo più si è ricchi e più è facile aumentare la propria ricchezza.

Se è gratis, c'è l'inganno

Diceva Ignazio Silone: "Se è gratis, c'è l'inganno". Questo è vero specialmente per il buon governo della cosa pubblica promesso dai partiti politici. Se è gratis, ovvero, non richiede alcun impegno da parte dei cittadini, che possono continuare a comportarsi come a loro conviene, c'è l'inganno.

La responsabilità delle miserie della società

Mi pare molto diffusa la tendenza a dare ai "politici" la responsabilità delle disgrazie della società. Io tendo invece ad assegnare ai cittadini tale responsabilità, anche perché i politici sono i degni rappresentanti dei loro elettori, in quanto rispecchiano la loro mentalità e le loro aspirazioni.

Il buon governo non è un diritto

Avere governanti e amministratori capaci e onesti non è un diritto, ma una condizione per la quale bisogna combattere e impegnarsi. La cattiva politica non si combatte con l'astensione dal voto ma con l'impegno politico. E se non siamo capaci di formare buoni partiti allora ci meritiamo quelli cattivi.

Onestà e politica

Non dobbiamo chiedere ai politici di essere onesti (una pia illusione) ma agli onesti di occuparsi di politica dopo aver dimostrato di esserne capaci. Finché gli onesti si tengono fuori dalla politica limitandosi ad inveire contro i politici disonesti, questi continueranno indisturbati a fare i loro giochi.

Cosa manca perché la società migliori

In democrazia non basta che qualcuno abbia buone idee. Di libri e blog pieni di buone proposte ce ne sono tanti. L'idea che manca (a me, a voi, al mondo accademico) è come migliorare la mentalità degli elettori. Il problema, in sintesi, è quello della qualità dell'elettorato. E' un problema per ora insolubile.

Ignoranza degli elettori

Quanti italiani, specialmente tra gli elettori della Lega, sanno cosa sia lo spread, i meccanismi finanziari e gli inconvenienti ad esso connessi che ricadono anche su di loro? Temo che siano una piccola minoranza, pronta a sostenere provvedimenti demagogici che faranno aumentare lo spread a livelli fallimentari.

Malgoverno e inerzia sociale

La volontà di noi cittadini contro il malgoverno non conta nulla, perché siamo incapaci di mobilitarci in modo organizzato per il bene comune. Ci limitiamo a lamentarci, tra amici. L'inerzia, l'indifferenza, l'ignoranza, l'autoindulgenza e l'individualismo della gente sono i migliori alleati dei cattivi politici.

Libri demagogici

Così come esistono politici demagogici, che dicono al popolo solo ciò che il popolo ama sentirsi dire, esistono libri demagogici, che funzionano allo stesso modo. Sia i primi che i secondi vanno per la maggiore, mente i politici e i libri che cercano di disilludere la gente vengono per lo più ignorati o osteggiati.

Animale sociale preferenziale

L'uomo è un animale sociale non egualitario e non imparziale. Infatti il comunismo ha fallito perché non ha considerato che l'uomo è per natura incline a privilegiare gli interessi propri e quelli delle persone amate rispetto a quelli della comunità, ovvero delle persone con cui non ha rapporti affettivi diretti e reciproci.

Sulla mentalità della gente

La cattiva politica e la cattiva burocrazia non vengono dal cielo. Sono il frutto della cattiva mentalità e ignoranza della maggior parte della gente, specialmente in un sistema democratico. Non è vero che molti soffrono per colpa di pochi; spesso è vero il contrario, ovvero che le minoranze soffrono per colpa delle maggioranze.

Uniti contro, disuniti per

Molti sono uniti nel rifiuto dell'attuale "sistema", ma non lo sono in un progetto positivo, costruttivo. In altre parole, il popolo sa ciò che non vuole ma non ciò che vuole, o vuole cose irrealizzabili in quanto non corrispondenti alla reale natura umana. La gente è egoista ma nega di esserlo e rimuove l'egoismo nell'inconscio.

Sugli effetti delle leggi

Chi progetta una legge dovrebbe considerare che una parte della popolazione non la rispetterà, o lo farà solo in parte, e che non sarà possibile identificare e punire molti di quelli che non la rispetteranno. Dovrebbe anche considerare gli effetti, per la società e per l’ambiente, del rispetto e del mancato rispetto della legge stessa.

I danni della libertà e del benessere gratuito

Un tempo l'uomo era più attivo, laborioso, morale, combattivo, progressista perché i regimi di un tempo erano autoritari, repressivi, dittatoriali, liberticidi, e la vita difficile per i più. Oggi la democrazia e la libertà, unite alle migliorate condizioni economiche, hanno reso l'uomo medio più pigro, irresponsabile, smarrito, depresso, demotivato.

Sulla distribuzione delle risorse in una società

Quando in una società le risorse indispensabili o desiderabili non sono sufficienti per tutti, e non sono divisibili in parti uguali, chi/cosa decide a chi esse debbano essere attribuite? Estrazione a sorte o meriti? Nel secondo caso, chi giudica i meriti? E' possibile scegliere democraticamente chi debba essere escluso dalla distribuzione delle risorse?

Comprensione per i politici

I nostri politici meritano comprensione. Se dicessero la verità sulla situazione, le cause della crisi e le prospettive future, perderebbero voti, così tanti che dovrebbero cambiare mestiere; perché la gente non ama la verità né la complessità, ma preferisce comode illusioni e semplici spiegazioni, in cui la colpa è sempre e solo degli altri.

Dittatura dei manipolati

Vincono le elezioni i partiti che riescono a far credere alla maggioranza degli elettori di essere i più capaci e disposti a soddisfare i loro bisogni, desideri e aspettative. Ciò è tanto più facile quanto meno istruiti sono gli elettori. La democrazia, pur essendo la forma di governo meno peggio che abbiamo conosciuto, è dunque la dittatura dei manipolati.

In occasione della festa dei lavoratori

Lamenti, lamenti che nascondono l'incapacità di unirsi e organizzarsi per cambiare il sistema, lamenti che cadono nel vuoto di una visione del mondo in cui i colpevoli sono sempre i cosiddetti potenti. I quali, i lamenti degli impotenti non li stanno nemmeno a sentire. Alla fine ciò che resta è l'appartenenza ad una impotente comunità di condivisione di lamenti.

Elezioni e status

Alle elezioni il cittadino vota il candidato che gli promette uno status più alto. Siccome l'aumento di status di una persona corrisponde alla diminuzione di status di almeno un'altra, è difficile che un candidato abbia più della metà dei voti, a meno che non sia così furbo da far credere a più della metà dei cittadini che votando per lui il loro status aumenterà.

Che invidia!

Il presidente della repubblica federale di Germania Frank-Walter Steinmeier, da quando è stato eletto, ogni 2-4 mesi presiede, anima e modera un incontro con giornalisti e scienziati internazionali, trasmetto in diretta TV, su temi di attualità di importanza sociale.

Che differenza, oggi, tra i nostri politici e quelli tedeschi! Che invidia!

Motorini e immigrazione

Una vecchietta, scippata da un giovane a bordo di un motorino, proponeva, come soluzione per evitare gli scippi, il divieto di circolazione per i motorini. Con la stessa logica ci sono persone che, dopo aver letto la notizia di un reato perpetrato da immigrati provenienti dal terzo mondo, propongono di ridurre la criminalità impedendo l'immigrazione dai paesi poveri.

Ordine e potere (pensiero machiavellico)

Per mantenere l'ordine in una società ci vuole il potere. Per avere e mantenere il potere bisogna fare cose ingiuste, disoneste e/o disporre di molto denaro, privilegi e/o genialità. Non basta l'intelligenza, la cultura e tanto meno l'onestà. Tuttavia, per ottenere e mantenere il potere si possono usare modi più o meno intelligenti, ovvero più o meno graditi ai governati.

Elettori punitori

Molti elettori, incapaci di capire quale partito sia più capace di governare per il bene comune, si limitano a punire il partito che hanno votato alle ultime elezioni, smettendo di votarlo perché non ha fatto i miracoli che si aspettavano, e regalano il loro voto a chi fa loro le promesse più allettanti, senza farsi domande sulla loro realizzabilità e le relative conseguenze.

La questione Renzi

La questione non è se Renzi sia capace o incapace, democratico o autoritario, onesto o disonesto, ma se vi sia oggi un politico italiano più capace di lui nei fatti (a parole sono tutti bravi). Governare circondati da una massa di corrotti, e/o ingenui e/o incapaci non è facile. I nomi! Bisogna fare i nomi di coloro che sono in grado di sostituirlo senza peggiorare la situazione.

Fare politica col sedere degli altri

Noi italiani siamo un popolo meraviglioso (nel senso che il nostro comportamento desta meraviglia). Incapaci di risolvere i nostri problemi nazionali diamo consigli ai greci su come risolvere i loro, che sono molto più gravi e complicati. E così noi italiani consigliamo in massa ai greci di rispondere "no" al referendum, mentre pare che la maggioranza greca sia orientata verso il "si".

Guai ai vinti!

Popolo italiano, di cosa vi lamentate? Avete scelto voi i partiti che ci governano. Se non vi piacciono createne di nuovi. Ma non lo farete, perché la politica non è divertente e richiede impegni che non siete disposti a prendere e una cultura che non avete. Se vi limitate a votare non aspettatevi un buon governo. I diritti e il buon governo non sono doni del cielo, vanno conquistati.

Vittoria degli ignoranti

Gli ignoranti, specialmente se dispongono di libertà e di mezzi economici, vincono politicamente sui sapienti perché i primi sono uniti dalle loro comuni ignoranze e falsità, mentre i secondi sono divisi dalle differenze dei loro saperi. Perciò non è sempre positivo il fatto che in una società vi siano tante visioni e cognizioni del mondo e della natura umana non condivise.

Beppe Grillo e la sua mancanza di senso dell'umorismo

Mi pare che Beppe Grillo, nonostante la sua carriera di comico, da quando è diventato capo di una grande forza politica in termini elettorali, abbia completamente perso il senso dell'umorismo e soprattutto dell'auto-umorismo. Io ho imparato a diffidare, in tutti i contesti umani, di chi non ha il senso dell'umorismo e si prende troppo sul serio. Le attuali vicende del M5S mi stanno dando ragione.

Testo e contesto della riforma costituzionale

Il contesto della riforma costituzionale non mi piace, ma il testo sì. Al referendum voterò per il testo, non per il contesto. Il contesto cambierà, il testo resterà. Quindi, ammesso che i fautori del NO abbiano ragione nel detestare il contesto della riforma, questo non cambia la mia valutazione del testo, che per me è chiaro e migliorativo rispetto alla situazione attuale. Per questo voterò SI.

Populisti

I populisti sono i grandi semplificatori della politica e dell'economia, che spiegano in termini semplici le cause, i responsabili e le soluzioni dei problemi, in termini così semplici che anche gli stupidi e gli ignoranti sono in grado di capirli e condividerli. Che la realtà sia più complessa di come essi la descrivono è un fatto che i populisti e soprattutto i loro sostenitori considerano un imbroglio.

Il fascino irresistibile dei grandi semplificatori

La verità è molto più complicata della falsità. Per questo la falsità è più popolare. I politici semplificatori (come Berlusconi, Grillo, Mussolini, Lenin e tutti i grandi demagoghi) sono i più pericolosi perché attraggono irresistibilmente le masse sempliciste e frustrate. Poi troveranno tutte le scuse del mondo per giustificare il loro fallimento e il fallimento dello stato che promettevano di risollevare.

Scopo della politica

Lo scopo della politica è l'ottenimento e il mantenimento del potere, cioè del più alto livello gerarchico. Per raggiungere tale scopo il politico deve far credere al popolo che il suo scopo sia il bene e la difesa degli interessi del popolo stesso. Tuttavia il popolo non può essere ingannato troppo a lungo, per cui il politico, se vuole mantenere il potere, è costretto a fare qualcosa di buono per il popolo.

Infantilismo politico

Quelli che protestano contro i governi, che ritengono i soli responsabili delle crisi e ai quali chiedono di cambiare politica applicando principi astratti e generici infischiandosene di sapere chi dovrebbe pagare il conto, e organizzano manifestazioni più o meno pacifiche, ma sono incapaci di organizzarsi in partiti politici stabili e realistici, quelle persone mi fanno paura come bambini con armi vere in mano.

Fascisti inconsapevoli

I peggiori e più pericolosi fascisti sono quelli che non sanno di esserlo, mentre i fascisti autentici sono facilmente riconoscibili e perciò più facili da smascherare e da contrastare. L'Italia è piena di fascisti inconsapevoli, che del fascismo vedono solo i lati positivi, i quali si riducono ad uno solo: l'ordine sociale, non importa come venga ottenuto. Tutto il resto, come la libertà di espressione, per loro non è importante.

La soluzione dei problemi italiani

La soluzione ai problemi politici, economici e sociali degli italiani ci sarebbe, ma richiede decenni, forse generazioni, per un cambio di mentalità, ovvero una crescita nel cammino dalla bestia all'Uomo. Dobbiamo aver pazienza. Le rivoluzioni peggiorano la situazione se non sono sorrette da un cambio di mentalità e noi italiani siamo sempre gli stessi somari, con una mentalità da servi. Cambia solo l'Uomo della Provvidenza di turno.

Forme di governo

La democrazia è la dittatura della mediocrità. La dittatura è il governo del più forte. Un governo del più intelligente è praticamente impossibile perché forza e intelligenza non vanno insieme, anzi, sono generalmente i più deboli quelli che sviluppano maggiormente la loro intelligenza, per compensare la loro inferiorità fisica e politica.

A ciò si aggiunge il fatto che l'intelligenza è un fenomeno molto complesso e vario.

Incapaci di organizzarci

Come ci insegna Yuval Harari, stiamo tutti (con rare eccezioni) diventando sempre più irrilevanti a causa del progresso tecnologico, e subiamo la storia fatta da pochi potenti incontrollabili.

Io penso che l'unico modo per essere rilevanti sarebbe quello di organizzarci, ma siamo incapaci di farlo, dato che non condividiamo alcun ideale, alcuna filosofia, alcun progetto. Infatti non riusciamo a metterci d'accordo su alcunché.

Democrazia e vuoto

La democrazia è un sistema di regole che va riempito di contenuti. Se è vuota può essere pericolosa. Non basta votare, si può e si deve fare politica anche senza far parte di un partito, cercando di capire cosa succede mediante approfondimenti e analisi non di parte, che prendono in considerazione vari punti di vista. La gente è per lo più superficiale e semplicista e questo è pericoloso. Una democrazia vuota equivale ad un vuoto di democrazia.

Perché ci sono tanti politici disonesti e falsi

Il motivo per cui in parlamento e nella pubblica amministrazione ci sono tanti politici disonesti e falsi è che ci sono tanti cittadini disonesti i quali, alle elezioni, eleggono i candidati che si mostrano più tolleranti verso la disonestà, e tanti cittadini ingenui e ignoranti che credono alle bugie dei candidati più falsi. In somma, il problema ha origine nell'elettorato e non si risolve se non migliora la qualità media dei cittadini.

I rischi della democrazia

Chi ha inventato la democrazia dava per scontato che i votanti avrebbero votato per favorire i propri interessi. In realtà succede spesso che i cittadini votino per politiche i cui risultati sono per loro controproducenti. Non è facile capire gli effetti di certe scelte politiche e anche gli accademici sono spesso tra loro discordi nelle loro valutazioni, figuriamoci la gente poco istruita. Con questo non intendo dire che la dittatura sia meno rischiosa.

Renzi e la dissonanza cognitiva

Il caso Renzi è un ottimo esempio per spiegare il fenomeno della dissonanza cognitiva. Per molti molti italiani che lo considerano malvagio, l'idea che Renzi possa fare qualcosa di buono per l'Italia e che ci riesca acquistandone dei meriti, determina nelle loro menti una situazione di stress psicologico tale che, per risolverla, le loro menti negano a priori la bontà del suo operato oppure cercano in esso, e immancabilmente trovano, motivazioni e ricadute malvagie.

La soluzione dei problemi politici

Quando le cose vanno male c'è sempre qualcuno che l'aveva previsto e che ha la soluzione per rimediare: votare per X. X capisce ciò che gli altri non capiscono. X ci darà i beni che gli altri governanti hanno tenuto per sé o non sono stati capaci di darci. X punirà i cattivi e premierà i buoni. La soluzione è semplice, devi solo votare per X, fidarti di X, fare propaganda per X. X ti ricompenserà con il suo buon governo. X favorirà e difenderà i tuoi interessi. Viva X.

La politica dei tweet

Il presidente degli USA che disprezza come "ridicola" mediante un tweet (1) una decisione della magistratura è un fatto emblematico della rovina morale che incombe sul popolo americano. E' come se cento anni fa Hitler avesse inviato un telegramma a tutti i cittadini tedeschi per dire che il presidente della repubblica di Weimar è un coglione.

(1) messaggio di testo avente una lunghezza non superiore a 140 caratteri, usato nel social network Twitter

Sul conservatorismo della cultura accademica

Suppongo che la cultura accademica, per quanto riguarda le scienze umane e sociali e specialmente la filosofia e la psicologia, sia raramente rivoluzionaria o progressista, perché è obbligata a fare gli interessi della classe che la finanzia, cioè della classe dominante, la quale non vuole essere sostituita da una classe con idee più avanzate o radicali che potrebbero cambiare l'ordine sociale, la distribuzione delle ricchezze e i privilegi caratteristici dello status quo.


Il male dell'eccessiva semplificazione

Le cose, specialmente in politica, sono molto più complicate di come vorremmo e di come la maggior parte della gente è in grado di capire. Semplificare eccessivamente una realtà complicata significa renderla falsa. La visione della realtà della maggior parte delle persone è troppo semplice. Per queste persone le cause dei mali della società sono ben localizzate e delimitate. Per me no, e credo che una delle cause dei mali sia proprio l'eccessiva semplificazione della percezione della realtà.

La catastrofe della democrazia perfetta

La democrazia perfetta è catastrofica (e ne stiamo facendo l’esperienza con questo “governo del popolo”). Una buona democrazia non deve dare al popolo un potere assoluto, ma mitigato da privilegi concessi alle persone più intelligenti e capaci, anche se non è facile misurare l’intelligenza e la capacità di qualcuno. I titoli accademici e i riconoscimenti della comunità scientifica sono meglio che nessun criterio, come avviene nella democrazia perfetta, dove tutti valgono nella stessa misura.

La Germania di oggi e la democrazia

Ho appena ascoltato il discorso di insediamento del neo eletto presidente del Bundestag Wolfgang Schäuble. Che differenza di stile, cultura e intelligenza rispetto ai nostri politici! Che invidia!

Io credo che i tedeschi siano oggi uno dei popoli più democratici del pianeta malgrado siano stati, meno di un secolo fa, uno dei più antidemocratici. La catastrofe del nazismo li ha vaccinati e tolto loro ogni tentazione autoritaristica, a parte qualche minoranza di estrema
destra.

L'idea giusta al momento giusto

Gesù di Nazareth, che diede vita al movimento culturale più importante di tutti i tempi in termini di numero di seguaci, non era uno studioso, non aveva titoli accademici, forse non era nemmeno particolarmente intelligente, ma ebbe l'idea giusta al momento giusto nel luogo giusto. Io spero che arrivi presto un nuovo "maestro" con l'idea giusta per il mondo attuale, capace di unire gli uomini di buona volontà in una cooperazione pacifica, rispettosa dei bisogni propri e altrui, e dell'ecosistema.

Etica democratica

Vediamo l'etica democraticamente: Se la maggioranza della gente è cattiva, allora vale la regola che è giusto essere cattivi, anche se ciò ci porterà all'estinzione. Se invece i cattivi sono la minoranza, allora la maggioranza, avendo il potere, dovrebbe costringere i cattivi a smettere di esserlo o impedire loro di esercitare le loro cattiverie. E se i buoni, pur essendo maggioranza non sono capaci di imporsi rispetto alla minoranza dei cattivi, vuol dire che sono degli incapaci. Buoni e incapaci. Mi sfugge qualcosa?

Impotenza dello Stato e complicità dei cittadini

Un paese dove la giustizia non funziona e la corruzione dilaga, non può difendersi dall'immigrazione criminale. Inutile indignarsi e lamentarsi se prima non imponiamo ai partiti che eleggiamo di riformare il sistema della giustizia e di lottare con maggiore impegno e severità contro l'illegalità di tutti i tipi, tra cui quella civile e fiscale. Non ho mai visto una manifestazione pubblica contro l'evasione fiscale e l'abusivismo edilizio, forse perché la maggior parte della gente è colpevole o complice di reati fiscali e/o edilizi.

L'Italia e gli usurai

Aumentare il debito pubblico per mantenere le promesse elettorali è, in questa congiuntura, come rivolgersi ad un usuraio per chiedere un credito che non sarà possibile restituire se non a fronte di nuovi debiti, accelerando così il fallimento di un'azienda. L'usuraio sono i mercati finanziari, che all'aumentare del debito aumenteranno immediatamente gli interessi su di esso senza chiedere il permesso a nessuno e avvicinando di fatto il paese al default. Eppure la maggioranza degli elettori non è in grado di capire questa semplice legge o si illude che un miracolo la impedirà.

Sulle polemiche contro il green pass

Per quanto riguarda le polemiche contro il green pass, vorrei porre il problema come scelta etica e politica tra le seguenti due opzioni:
1) adottare il green pass che, riducendo i contagi e incentivando le vaccinazioni, comporta una temporanea e lieve limitazione della libertà individuale, e la salvezza di migliaia di vite umane e di posti di lavoro;
2) non adottare il green pass, evitando una temporanea e lieve limitazione della libertà individuale, e permettendo la perdita di migliaia di vite umane e di posti di lavoro che si potrebbero evitare grazie al green pass.

Le chiacchiere stanno a zero

A Roma si dice "le chiacchiere stanno a zero". Se non siamo capaci di creare un piccolo gruppo di studio, di lavoro, di solidarietà, di progetto politico-sociale nemmeno al livello di vicinato o quartiere, e di dedicargli il nostro tempo e il nostro impegno costruttivo e fattivo, parlare di politica è aria fritta, flatus vocis. E' solo un tentativo di deresponsabilizzarci dando la colpa ai partiti avversi e ai loro sostenitori. Se una società democratica funziona male la colpa è prima di tutto dei suoi cittadini. E ora non venite a dirmi che la Repubbilca italiana non è una democrazia.

Conservatori e progressisti

Io divido le persone (anche) nelle seguenti quattro categorie:

  • conservatori attivi

  • conservatori passivi

  • progressisti passivi

  • progressisti attivi

E divido i conservatori attivi e i progressisti attivi nelle seguenti tre categorie:

  • quelli che studiano

  • quelli che insegnano

  • quelli che fanno

Io mi considero un progressista che studia.

E voi come vi considerate rispetto a tale paradigma?

Ancora sui migranti dopo l'accordo con la Libia

Noi vorremmo prendere una posizione "morale", indignarci verso i cattivi e i senza cuore, ma non possiamo considerarci innocenti. Siamo cattivi per procura, come quelli che non farebbero male ad una mosca ma mangiano animali uccisi da persone senza cuore. Infatti non siamo disposti a fare altri debiti (come stato) o a pagare più tasse (come cittadini) per aiutare e ospitare quei disperati così diversi da noi, e non vorremmo vederli intorno alle nostre case. L'empatia è inversamente proporzionale alla distanza e siamo favorevoli a qualsiasi soluzione che tenga quei miserabili lontani dai nostri occhi.

Per cambiare l'assetto politico-sociale di una nazione

Credo che da un cambio di mentalità delle masse possa derivare un cambio di assetto politico-sociale, mentre non credo nel contrario, cioè che da un cambio di assetto politico-sociale possa derivare un cambio di mentalità delle masse. D'altra parte non si può imporre un nuovo assetto politico-sociale contro la volontà delle masse, che lo boicotterebbero, come la storia insegna a chi vuol vedere. Si tratta dunque di indurre le masse a ragionare in modo sano e in questo la politica è impotente, se non attraverso una riformata pubblica istruzione, sin dalle scuole elementari. Questo è, grosso modo, anche il pensiero di Luigi Anepeta.

Cosa manca per il progresso

A mio parere, quello che manca oggi (come è mancato in passato) per un progresso civile più rapido non è la capacità di rilevare e analizzare i problemi e gli errori dei politici e degli elettori, ma quella di proporre dei cambiamenti di comportamento tali che i cittadini (in quanto singoli individui) siano motivati ad attuarli per primi, cioè senza attendere che diventino comportamenti "normali" a cui adeguarsi. Infatti le masse da sempre subiscono la storia e mai la determinano. Chi fa la storia sono le imprese di pochi individui coraggiosi e innovatori, i progressi scientifici e tecnologici, le leggi del mercato, le catastrofi naturali, gli sconvolgimenti politici e, soprattutto, il caso.

La soluzione della crisi economica in Italia

D'accordo, l'austerità non fa che aggravare il problema. Ma ci vogliono idee nuove e un po' di mea culpa da parte del popolo italiano sarebbe d'obbligo. Comunque una politica di espansione all'inizio fa aumentare il debito pubblico e l'Italia è già ostaggio dei suoi finanziatori. Difficile ottenere altri prestiti se non a condizioni capestro. L'alternativa è la bancarotta ma non sono sicuro che sia una buona idea per l'Italia per ovvi motivi. D'altra parte nessun paese europeo è disposto a regalarci soldi, così come i veneti non sono disposti a regalare i soldi ai siciliani. La verità è che nessuno ha la soluzione. C'è sempre una soluzione semplice ad un problema complesso, ed è sempre sbagliata.

"Uniti contro" vs. "uniti per"

Nel referendum costituzionale hanno prevalso le persone unite contro un certo cambiamento, le quali hanno impedito a quelle unite a favore di esso di realizzare il loro obiettivo. Non intendo qui discutere sul fatto che il cambiamento proposto dalla riforma fosse un male o un bene (l'ho fatto ampiamente altrove). Qui osservo invece che il popolo italiano si è quasi sempre dimostrato incapace di unirsi, di organizzarsi, per cambiare o realizzare qualcosa, e quelle poche volte che si è unito, lo ha invece fatto contro qualcosa (ad esempio, cobtro il comunismo, il fascismo, l'ordine, la disciplina, la legalità, la libertà, l'ateismo ecc). Questo, secondo me, è uno dei peggiori vizi del popolo italiano.

Siamo tutti demagoghi

Quasi tutti i politici sono demagoghi perché il loro obiettivo prioritario è vincere le prossime elezioni.

Nessun politico dice ai propri elettori che dovrebbero migliorare il loro comportamento. Dice invece che la colpa dei problemi sociali ed economici è dei politici e degli elettori degli altri partiti.

La gente ci crede facilmente e vota il demagogo di turno perché questo li rassicura sul fatto di essere persone che non hanno nulla di criticabile e nessuna responsabilità per lo stato miserabile della società.

Anche noi che non facciamo politica, nel nostro piccolo, siamo demagoghi, perché per avere la benevolenza del prossimo, ci asteniamo dal criticarlo.

Sul capitalismo e le differenze di ricchezza tra cittadini

La caratteristica essenziale del capitalismo come regime politico è il fatto che non ci sono limiti alle differenze di ricchezza tra cittadini. Infatti, in uno stato capitalista, è legale che uno abbia una ricchezza pari e zero e un'altro una ricchezza pari a mille volte la ricchezza media dei cittadini. Mi chiedo se questa assenza di limiti nelle differenze di ricchezza sia una cosa conveniente da un punto di vista economico, ma soprattutto se sia giusta da un punto di vista etico. Io sento che essa è ingiusta, e mi stupisco del fatto che quasi tutte le religioni accettano questa assenza di limiti, come pure la maggior parte degli esseri umani in ogni epoca storica (forse nella preistoria non era così).

Pensiero politico di un impolitico

Le persone di sinistra si uniscono per abbattere le dittature ma si dividono nell'amministrare le democrazie. Per questo assistiamo a cicli storici in cui si alternano governi reazionari e governi democratici. Oggi stiamo passando da un governo democratico ad uno reazionario perché, a quanto pare, solo le dittature sono capaci di mantenere l'ordine sociale. D'altra parte, il popolo, che in democrazia dovrebbe decidere le politiche da attuare, non ha né la competenza, né l'intelligenza, né il tempo, né la voglia di occuparsi di politica, salvo lamentarsi quando i suoi interessi vengono sfavoriti. In quanto ai politici di professione, essi non vedono tutti gli aspetti dei problemi sociali ed economici, ma solo quelli che danno ragione alle loro posizioni.

Sul condizionamento delle masse da parte del potere politico

Alcuni intellettuali affermano che la miseria della società è dovuta soprattutto al condizionamento delle masse da parte del potere politico. Questo è certamente vero, ma è anche vero che le masse amano essere condizionate dal potere e da se stesse, come ci insegnano Freud, Canetti, Fromm e molti altri. Il conformismo è nel nostro DNA.

Comunque non possiamo aspettarci un "ravvedimento" da parte del potere politico, per cui se vogliamo cambiare la società e non subire, ma fare, la storia, non ci resta che agire politicamente. Ma per fare questo è necessaria un'unità di ideali e di intenti che non abbiamo. Anche nei nostri gruppi WhatsApp e Facebook, la mancanza di unità è evidente.

Perciò dovremmo smetterla di prendercela solo con i "poteri forti".

Democrazia e mediocrità

La diffusione di una opinione non è correlata con il suo livello di intelligenza o verità. Una sciocchezza resta una sciocchezza anche se è sostenuta dal 90% di una popolazione. La democrazia, che, nonostante la sua pericolosità, ritengo il sistema di governo meno pericoloso finora sperimentato, affida il potere alla maggioranza della popolazione, cioè alla sua parte più comune, ovvero la più mediocre, non a quella più saggia o eccellente. È sciocco, infatti, pensare, all'indomani di una elezione popolare, che abbia vinto l'opinione migliore solo perché maggioritaria. La voce del popolo non è la voce della saggezza o del buon senso, è solo la voce media del popolo, cioè quella più comune. Detto questo, può anche succedere che, in un referendum, prevalga l'opinione più saggia, ma ciò è aleatorio e indimostrabile.


Dire (tutta) la verità fa perdere le elezioni

La politica sarà sporca finché le persone oneste eviteranno di sporcarcisi le mani e la lasceranno in mano ai disonesti. Un altro motivo è che la gente comune, specialmente in Italia, non è in grado di giudicare se una politica è buona o cattiva per il bene comune, ma la giudica in relazione ai propri interessi individuali o di categoria. Così, il giorno delle elezioni vengono preferiti i candidati più abili non nel governare, ma nel far credere di essere migliori degli avversari, quelli che fanno promesse irrealizzabili e discorsi semplicisti, demagogici e populisti a cui la gente crede perché sono semplici e danno agli altri la colpa dei mali della società, deresponsabilizzando gli elettori stessi. La verità è troppo complicata per la gente comune e per questo è impopolare. In democrazia fa perdere le elezioni e i politici lo sanno benissimo

Status e scelte politiche

Quasi tutti tendiamo a conferire maggiore status a coloro che ce lo restituiscono, cioè a coloro la cui narrazione ci posiziona più in alto nella gerarchia morale e/o intellettuale della nostra cultura.

Ad esempio, il razzista vota per il politico che afferma la superiorità della sua razza, così come il democratico vota per il politico che afferma la superiorità morale dei democratici, il cristiano fondamentalista vota per il politico che afferma la superiorità morale dei cristiani fondamentalisti, il povero vota per il politico che afferma la superiorità morale dei poveri, il ricco vota per il politico che afferma la superiorità morale dei ricchi, ecc.

Infatti ogni politico afferma esplicitamente o implicitamente la superiorità morale e/o intellettuale di un certo modello di persona in cui i propri elettori si riconoscono.

Festa della liberazione

Oggi, festa della liberazione, ricordiamoci che i valorosi che hanno lottato contro il nazifascismo erano una piccola minoranza del popolo italiano, e non avrebbero potuto liberare il nostro paese senza l'aiuto delle potenze alleate. Ricordiamoci anche della stupidità della maggioranza degli italiani che ha visto in Mussolini l'uomo della provvidenza e che ha accettato l'alleanza con Hitler come giusta e le leggi razziali come qualcosa che non li riguardava. E mi sembra strano che un popolo a maggioranza fascista diventi d'un tratto a maggioranza antifascista. Io temo che il fascismo arda ancora sotto la cenere della nostra storia e che riemergerà quando il disordine sociale avrà superato una certa soglia. Per fare una democrazia non basta una costituzione democratica, ci vuole un popolo con una mentalità democratica, cosa che la maggioranza degli italiani non sembrano avere.

I costi delle grandi opere in Italia

Quando in Italia il costo finale di una grande opera pubblica è quasi due volte maggiore del costo preventivato (vedi ad esempio il MOSE), cosa si fa? Nulla di speciale, lo si considera un fatto normale, inevitabile, prevedibile, tanto che forse sarebbe più serio moltiplicare direttamente per due tutti i preventivi, sin dall'inizio. Inutile protestare, scendere in piazza, indagare, cercare i responsabili e farli pagare per l'inganno e il furto alla collettività. Per la maggioranza degli italiani rubare allo Stato non è un crimine, ma qualcosa che sarebbe da fessi non fare quando se ne ha la possibilità. Il furto alla collettività è una festa a cui tutti (senza distinzione di partito o religione) vorrebbero essere invitati per avere una fetta della torta. Così siamo quasi tutti noi italiani. Poi non ci sorprendiamo se l'Italia sta andando in bancarotta e non diamo la colpa all'Europa o ad altri "cattivi".

Subire la storia

Mi pare che noi occidentali moderati stiamo ormai subendo la storia, una storia che non riusciamo più a controllare o a determinare nemmeno un po'. 

Infatti non siamo capaci di organizzarci per un cambiamento desiderato, o non abbiamo la voglia o l'energia per farlo, o non sappiamo da che parte cominciare.

Ci resta solo la speranza che accada qualcosa di positivo come l'emergere di un nuovo super-filosofo capace, come Marx aveva tentato fallendo, di cambiare in meglio la società. Le filosofie del passato e del presente si sono rivelate inefficaci in tal senso.

La lotta contro il comunismo è stata un fattore di coesione e di crescita. Oggi che il comunismo è sparito ci manca qualcosa contro cui combattere uniti.

Sui cosiddetti "poteri forti"

Tra la situazione italiana attuale e il default c'è una strada di continuo maggiore impoverimento economico e peggioramento culturale. In altre parole, possiamo peggiorare anche senza arrivare necessariamente al default. E' comunque evidente che le promesse populiste non hanno altro effetto che far aumentare lo spread, e perciò lo stesso debito bruciando soldi che potrebbero essere usati per investimenti, welfare e rilancio dell'economia. Lo spread non è deciso dai politici stranieri o italiani ma dal mercato internazionale, che è il vero dominus mondiale della finanza e dell'economia. Se io compro dei titoli di stato di qualsiasi paese con un certo spread (e perciò simultaneamente lo faccio salire), divento automaticamente un membro dei cosiddetti "poteri forti". Se basta così poco per diventare arbitro delle sorti di un paese, continuare a parlare di "poteri forti" è ridicolo, ingenuo, patetico e pericoloso.

Dittatura della mediocrità

Ho l'impressione che la società attuale non premi la saggezza, la conoscenza, l'onestà, la diligenza, il coraggio, ma piuttosto la ricchezza, la bellezza, il potere, il lusso, la competitività, il successo, la conformità alle mode e alle tradizioni. Se è così, nessuno è incentivato a diventare più saggio, più colto, più onesto, più diligente, più coscienzioso, più coraggioso, più intelligente, più originale.

Inoltre mi sembra che i mass media, il commercio, la politica, la cultura, per avere il massimo successo di pubblico, l'audience più vasta, tendano ad elogiare la mediocrità in quanto qualità prevalente nelle masse, ed in tal modo la incentivano, in un circolo vizioso.

Ho la sensazione che siamo entrati definitivamente nell'era della dittatura della mediocrità e della ruffianeria, grazie soprattutto alla televisione commerciale e a Internet, che danno ampio spazio a contenuti-spazzatura che vengono poi condivisi in tempo reale.

Il peggior nemico della democrazia

Il peggior nemico della democrazia è la democrazia, specialmente quella diretta. Un pugno di sedicenti politici hanno fatto credere alla maggioranza degli inglesi che i loro problemi erano causati soprattutto dall'Unione Europea, non da se stessi, e il popolo, sempre pronto a credere a chi lo assolve, ha abboccato. Ora gli inglesi cominciano a capire che si sono dati la zappa sui piedi, e che zappa!

L'operazione Brexit ha delle ricadute enormi, molto complicate e difficili da capire anche per un economista. Che idiozia lasciare al popolo, ignorante per definizione, la decisione su una questione così complessa e pericolosa.

Un eloquente articolo sulla realtà del Regno Unito e cosa li aspetta dopo la Brexit.


Grazie Mattarella per aver ostacolato i piani di Savona

Ho ascoltato attentamente vari discorsi di Savona e mi pare che la questione più importante sia data per scontata, ovvero l'assioma che l’Italia soffre a causa dei (cattivi) regolamenti dell’Unione Europea. Mi sembra una grande fallacia demagogica. Infatti io penso che l’Italia starebbe molto peggio se non fosse in qualche misura limitata oltre che aiutata dai regolamenti della EU.
Il regolamento incriminato sarebbe quello di limitare il disavanzo di bilancio e il debito pubblico. Inoltre Savona pretenderebbe che la EU cancelli circa la metà del debito pubblico nazionale italiano. Immaginate voi le pernacchie che ci farebbero i cittadini degli altri paesi membri, che dovrebbero regalarci un bel po’ di soldini per premiarci del nostro malgoverno. La sua proposta, in sintesi è dire alla EU quanto segue: cara Europa, o ci cancelli metà del debito, oppure usciamo dall’Euro per fare i nostri comodi (svalutazione, inflazione, altro debito ecc.).
Bel programma. Grazie Mattarella!

Volontà e dominanza

La volontà è sempre volontà di potenza, ovvero di dominanza, in quanto comporta l'imposizione della volontà stessa su una parte del resto del mondo in una certa misura. In altre parole, esercitare una volontà significa imporsi verso certe cose o certe persone, in certi modi, in certi ambiti più o meno estesi. Perfino quando cerchiamo di imporre la nostra volontà su noi stessi, cioè quando ci sforziamo di comportarci in certi modi non spontanei, lo facciamo per cambiare le nostre relazioni con il mondo esterno, ovvero per imporre a certe cose e/o a certe persone che ci circondano nuove relazioni con noi.

Una volontà consiste in un bisogno o desiderio, e può essere più o meno soddisfatta o frustrata, determinando rispettivamente il benessere o malessere del volente.

C'è dominanza di una persona X su una cosa o persona Y ogni volta che Y soddisfa una volontà di X.

Sinistra, destra ed evasione fiscale

I partiti di sinistra e i loro elettori vorrebbero che le persone più ricche cedessero ai meno ricchi una parte delle loro ricchezze, cosa a cui si oppongono i partiti di destra e i loro seguaci. Ci sono poi la sinistra moderata e la destra moderata, cioè il centro-sinistra e il centro-destra, che sono disposti ad accogliere in una certa misura le richieste dei partiti opposti.

Per sapere se sei di sinistra o destra, e se lo sei in modo estremo o moderato, chiediti quanta parte delle tue ricchezze e dei tuoi beni saresti disposto a cedere a persone meno ricche di te, e in quale misura lo fai effettivamente attraverso le tasse o donazioni volontarie. Per ovvi motivi, quanto più sei povero tanto più tenderai ad essere di sinistra. In tal caso dovresti chiederti quanta parte delle tue ricchezze saresti disposto a cedere nel caso che diventassi ricco.

Gli evasori fiscali sono di destra nella misura delle tasse che evadono o che evaderebbero se potessero.

Berlusconismo e vittimismo

Molti articoli di giornale che in questi giorni si leggono presentano Berlusconi come una sciagura per gli italiani, che sarebbero quindi sue vittime. Io penso invece che il berlusconismo esisteva prima ancora della venuta di Berlusconi, era nella mente della maggior parte degli italiani, i quali lo aspettavano, lo desideravano, erano pronti ad accoglierlo. Berlusconi ha dato loro ciò che loro desideravano. La maggior parte degli italiani, che ancora non si rendono conto dei danni provocati al nostro paese da Berlusconi, non sono stati vittima del berlusconismo, ma i veri artefici di questo fenomeno. Berlusconi è stato l'uomo "giusto" al momento "giusto". In quanto a me, le sue TV mi hanno disgustato sin dall'inizio e non le ho mai guardate per più di pochi secondi. Come mi hanno sempre disgustato le sue narrazioni politiche e non politiche.

È rarissimo trovare un autore o un politico che dia la colpa delle disgrazie nazionali soprattutto al popolo (elettori e telespettatori). Prevale il vittimismo.

Hitler e le masse

Anche da un criminale psicopatico megalomane possiamo imparare qualcosa.

"La facilità di assimilazione della massa è assai ristretta ed il suo intendimento è piccolo: per contro, la sua smemoratezza è grande. Dunque tutta la propaganda efficace deve limitarsi a dei punti essenziali, poco numerosi, e farli valere a forza di formule stereotipate per tutto il tempo che sarà necessario a far sì che anche l'ultimo degli ascoltatori arrivi ad afferrare l'idea... La grande massa di un popolo non è composta né da professori né da diplomatici. Essa è poco accessibile alle idee astratte. Per contro, la si terrà in pugno pià facilmente nel regno dei sentimenti, ed è là che si trovano i moventi segreti delle sue reazioni, sia positive che negative... In ogni periodo, la forza, che ha messo in movimento le rivoluzioni più violente su questa terra, è stata molto meno la proclamazione di una idea scientifica che si è impadronita delle folle, che non un fanatismo animatore e un vero e proprio isterismo che le eccita alla follia." [Adolf Hitler]

Sulle elezioni politiche del 25-9-2022

Il risultato delle elezioni del 25-9-2022, a mio avviso, è la naturale conseguenza del disimpegno politico delle persone più intelligenti e coscienziose, che hanno lasciato il campo libero a quelle più stupide ed egoiste, ma più organizzate politicamente.

Finché i "migliori" non si organizzeranno politicamente, la situazione non potrà che peggiorare e la democrazia sarà sempre più dominata, corrosa, sfruttata e dilapidata dagli antidemocratici, dai "furbi", dai ladri e dai violenti. Credere che basti votare per i partiti più democratici per difendere la democrazia e la libertà è una illusione. Bisogna fare di più, ma siamo troppo pigri e svogliati per farlo. La libertà di non impegnarci, di non prendere posizione, di non organizzarci, di non preoccuparci del destino comune, di non accordarci, di non accettare compromessi, ci è troppo cara.

Ancora una volta avremo il governo che, come popolazione, ci meritiamo. Non ci siamo sporcati le mani con la politica, e pagheremo per questo.

Adozioni da parte di coppie omosessuali

Io penso che il criterio da seguire per decidere se concedere o rifiutare un bambino in adozione ad una data coppia che lo richiede è che essa sia formata da due persone che dimostrino con un ragionevole grado di certezza, a seguito di un esame condotto da uno psicologo, di essere affidabili, sensibili, amorevoli nei confronti dei bambini, coscienziosi e responsabili.

Il fatto che siano omosessuali o eterosessuali è e deve essere irrilevante, altrimenti saremmo omofobi e io credo che l'omofobia sia una idiozia oltre che un crimine.

Potendo scegliere tra una coppia eterosessuale e una omosessuale a parità di affidabilità, sensibilità, coscienziosità, amorevolezza e responsabilità, forse sarei tentato di scegliere quella eterosessuale per puro conformismo, ma dovendo scegliere tra lasciare il bambino in orfanotrofio per qualche anno in più (o per sempre) piuttosto che affidarlo ad una coppia omosessuale che si dimostra affidabile, sensibile, coscienziosa, amorevole e responsabile non avrei esitazioni e penso che negare l'affidamento in tal caso sarebbe una ingiustificata violenza nei confronti del bambino.

Il semplicismo di Beppe Grillo

La mia opinione è che Grillo commette gli stessi errori di tanti rivoluzionari, soprattutto quello di credere che la sua visione della realtà sia sufficiente a capire e a risolvere i problemi politici, economici e sociali. E' un grande semplificatore che non si rende conto che i problemi sono molto più complicati di come li vede lui e riesce a convincere della validità delle sue idee milioni di persone "semplici" e ingenue. In altre parole, Grillo non dice cose sbagliate se prese singolarmente, ma insufficienti a risolvere i problemi e pericolose in quanto potrebbero aggravarli a causa della eccessiva semplicità, ingenuità, incompetenza e quindi insufficienza della sua visione rispetto alla complessità della realtà sociale, che è dovuta alla complessità della natura umana. L'uomo ha paura della complessità, ne è angosciato e preferisce visioni riduttive (e perciò false) a verità complesse che non è in grado di capire a causa dei propri limiti intellettuali e delle sue emozioni che condizionano il suo intelletto. Soprattutto, l'uomo aborrisce idee che potrebbero responsabilizzarlo rispetto ai problemi della società. I colpevoli sono sempre gli altri.

Il fascismo secondo Ennio Flaiano

Il fascismo è demagogico, ma padronale, retorico, xenofobo, odiatore di cultura, spregiatore della libertà e della giustizia, oppressore dei deboli, servo dei forti, sempre pronto ad indicare negli "altri" le cause della sua impotenza o sconfitta.

Il fascismo è lirico, gerontofobo, teppista se occorre, stupido sempre, ma alacre, plagiatore, manierista. Non ama la natura perché identifica la natura nella vita in campagna, cioè nella vita dei servi, ma è cafone, cioè ha le spocchie del servo arricchito.

Odia gli animali, non ha senso dell'arte, non ama la solitudine, né rispetta il vicino, il quale, d'altronde, non rispetta lui.

Non ama l'amore ma il possesso.

Non ha senso religioso, ma vede nella religione il baluardo per impedire agli altri l'ascesa al potere.

Intimamente crede in Dio, ma come ente col quale ha stabilito un concordato, do ut des.

È superstizioso, vuol essere libero di fare quel che gli pare, specialmente se a danno o fastidio agli altri.

Il fascista è disposto a tutto purché gli si conceda che lui è il padrone, il padre.

[Ennio Flaiano]

Comizi populisti

Certi comizi politici, come quello organizzato dalla Afd in Germania a cui oggi ho assistito in TV (e presumo che le cose non siano diverse per alcuni partiti italiani), mi sembrano riti-spettacoli in cui l'oratore sputa sugli avversari o li deride, e ad ogni sputo o insulto o qualunque altra espressione di disprezzo, il pubblico applaude in massa identificandosi con lo sputatore e si sente forte per l'applauso generale, come se questo fosse rivolto a ciascuno di essi, una conferma di approvazione della propria personalità e di appartenenza ad una società giusta minacciata da nemici della patria.

Nessuna idea concreta, solo slogan carichi di autocompiacimento e di disprezzo e odio per gli avversari. La logica è semplice. I nostri avversari politici fanno una politica contraria agli interessi della nazione. Quindi sono stupidi, e/o ignoranti e/o in malafede e curano solo i propri interessi a danno di quelli della patria. Quindi sono meritevoli del nostro disprezzo, come pure coloro non sono contro di essi, e quindi sono loro alleati. E' per colpa loro che le cose vanno male. Dobbiamo liberarcene per riportare la tranquillità e il benessere nella nostra nazione.

L'impossibile soluzione della crisi politica, economica e sociale

La soluzione per uscire dalla crisi politica, economica, morale, sociale ci sarebbe ma è irrealizzabile: cambiare la mentalità della maggioranza degli italiani. Ma chi si rende conto che farebbe bene a cambiare mentalità? Nessuno. Ognuno pensa che a cambiare debba essere qualcun altro perché nessuno si sente corresponsabile dei mali della società. Quindi aspettiamo che la mega-catastrofe in arrivo apra gli occhi alla gente, come avvenne con i tedeschi del fine-guerra. Io credo che ciò che ha reso i tedeschi di oggi così diligenti sia stata la tremenda umiliazione, vergogna e distruzione di beni dovuta alla sconfitta bellica che ha messo in luce gli errori, gli orrori, la stupidità e la follia del popolo tedesco in quanto si è lasciato ipnotizzare da uno come Hitler. A causa di ciò i tedeschi di oggi non sono presuntuosi come altri popoli, la catastrofe e la vergogna li ha resi saggi ed efficaci. Invece l'Italia, ritiratasi dalla guerra prima della sua conclusione e avendo subito perdite molto minori, soprattutto per quanto riguarda gli effetti dei bombardamenti, e anche grazie alla Resistenza ha evitato la grande catastrofe, e anche per questo ci sono ancora tanti fascisti in Italia.

Il destino della Grecia

Il destino della Grecia è non stato deciso dall'oligarchia finanziaria europea, ma dai greci, e mi sembra che ancora non lo abbiano capito. Lo stesso vale, mutatis mutandis, anche per noi italiani. Solidarietà al popolo greco significherebbe pagare di tasca nostra i loro debiti e investire i nostri soldi nel loro paese. A queste condizioni la solidarietà non è scontata, vista la situazione economica e finanziaria italiana. Vogliamo che siano i tedeschi (gli unici non indebitati rimasti) a regalare i loro soldi ai greci (e a noi) e li accusiamo di essere criminali e/o egoisti se non lo fanno? La cosa mi perplime. Questo è fare politica col sedere degli altri. Va bene occuparsi della Grecia, ma chi si occupa dell'Italia? E cosa facciamo per l'ìtalia oltre a lamentarci dei poteri forti e a chiedere ulteriori prestiti a mamma Europa per pagare i nostri debiti? Speriamo anche noi che un bel giorno qualcuno li paghi solo in nome della solidarietà? Dovrebbe pagarli la Merkel? E perché? Detto questo, forse (ma non ne sono sicuro) non conviene far fallire la Grecia o farla uscire dall'euro, ma non per soliderietà o giustizia (cose che non possiamo esportare non avendole nemmeno in Italia), bensì per un sano pragmatismo.

Competizione dissimulata

A differenza degli altri animali, che competono e/o collaborano francamente, gli umani competono continuamente in modo dissimulato, cercando di far passare la competizione per cooperazione, ingannando in tal senso non solo gli altri, ma anche sé stessi. Ciò avviene da quando esistono le religioni, le quali cercano di contenere la competizione a favore della cooperazione nell’ambito del gruppo a spese dei gruppi esterni, verso i quali la competizione viene invece premiata.

Inoltre, mentre gli altri animali competono apertamente usando forza bruta e minacce di violenza, gli umani competono usando, oltre alla forza fisica, ogni altra capacità di cui dispongono, come l’intelligenza, l’educazione, la bellezza, il denaro, la cultura, le narrazioni più o meno false, e perfino la morale. Dominanza e gerarchie sono tuttavia raramente esplicite, pur essendo implicitamente riconosciute da tutti, e oggetto di competizione a tutti i livelli.

Io credo che la competizione tra umani sia dovuta ad un istinto insopprimibile. Pertanto penso che sarebbe meglio per tutti se essa venisse esercitata in modo aperto e sincero, demistificato. Ci risparmieremmo parecchi disturbi mentali e molta infelicità.

Per coloro che si oppongono al green pass

Tutto dipende da quale si ritiene sia la "verità" sull'efficacia dei vaccini. Se la verità è che la vaccinazione è l'unico strumento valido per debellare il virus ed evitare in tal modo migliaia di decessi, di gravi malattie e di ingenti danni economici, nessuno dovrebbe esitare a vaccinarsi e a esigere che anche gli altri lo facciano (fatte salve le controindicazioni mediche documentate). In tale ottica, voler essere liberi di non vaccinarsi equivale a voler essere liberi di contribuire a causare migliaia di decessi, gravi malattie e gravi danni economici, una libertà che non può essere concessa da un punto di vista costituzionale.

Se invece la verità è che la vaccinazione è scarsamente efficace come strumento per debellare il virus, allora dovremmo tutti essere liberi di decidere se vaccinarci o meno.

Qualcuno dirà: ma se la verità è la prima delle due, perché il governo non rende obbligatoria la vaccinazione? Il motivo è, a mio avviso, che ci sono milioni di persone che non credono in quella verità, e tali persone creerebbero molti più problemi di disobbedienza civile e di ordine pubblico rispetto ai problemi creati dagli oppositori del green pass. Si tratta di un compromesso, del male minore, di una scelta politica che io ritengo molto ragionevole.

Chi ha responsabilità di governo deve scegliere quale sia la verità e governare di conseguenza.

Sulle tragedie dell'immigrazione clandestina in mare

A prescindere da considerazioni etiche, credo che, diminuendo il rischio, per i migranti clandestini, di morire in mare, il loro flusso aumenterebbe.

In altre parole, più efficienti sono i soccorsi, più aumenta il numero di richiedenti soccorso. Questa è fredda logica.

Estremizzando il concetto, l'unico modo per annullare il rischio di tragedie, sarebbe quello di togliere ogni limite all'immigrazione, cioè far entrare chiunque legalmente e incondizionatamente.

In tal caso, siccome le persone che fanno una vita insopportabile nel loro paese (al punto di preferire una morte probabile) sono centinaia di milioni, dovremmo permettere che decine di milioni di persone entrino e restino in Italia senza restrizioni.

Immaginatevi cosa comporterebbe per il sistema sanitario nazionale, per la disoccupazione e dove andrebbero ad abitare.

I costi sarebbero enormi e andrebbero ad aumentare il nostro debito pubblico (già vicino alla bancarotta), per non parlare dei costi sociali (vedi l'ostilità di gran parte di italiani).

Non dico se aprire le frontiere sarebbe una buona o una cattiva idea, dico solo che chi protesta per l'inefficienza dei soccorsi dovrebbe essere cosciente che sta implicitamente chiedendo alle autorità di diminuire o togliere del tutto le restrizioni all'immigrazione.

Non so se se ne rendono conto. O c'è qualcosa che mi sfugge?

Sulla crisi migratoria

Quasi nessuno, in Europa, si preoccupa né si scandalizza se milioni di persone muoiono ogni anno di fame in Africa, ma molti si scandalizzano e si indignano se qualche migliaio di essi muoiono affogati nel Mediterraneo o vivano in condizioni disumane in centri di accoglienza o in clandestinità. È come se il valore di una vita umana dipendesse dalla distanza alla quale essa viene vissuta o persa.

A causa della desertificazione, delle guerre, delle dittature e delle crisi economiche, decine di milioni di persone tenteranno nei prossimi anni di emigrare a qualsiasi costo verso l'Europa per sfuggire ad una morte violenta o di stenti. Accoglierne solo qualche migliaio, come alcuni paesi europei stanno facendo, è come affrontare una inondazione con un cucchiaio, ma permette a qualcuno di sentirsi altruista.

Si tratta di un problema planetario che non può essere affrontato né risolto a livello nazionale, ma sovranazionale, tuttavia non esistono ancora strutture sovranazionali dotate di sovranità superiore a quelle nazionali.

Io non ho una soluzione da proporre, ma mi sembra che il problema sia stato finora affrontato senza tener conto della sua reale dimensione e complessità, e con la sola preoccupazione di nascondere il nostro naturale egoismo. Per ora stiamo infatti cercando di rendere la migrazione più difficile e rischiosa possibile, in modo che le inevitabili morti avvengano più lontano possibile dai nostri paesi.

Politica e politica

Ci sono vari modi di fare politica. Il più comune è quello, per un partito, di rappresentare e difendere gli interessi di una certa classe o categoria di persone cercando di darle più poteri, più privilegi, meno oneri, a svantaggio di altre classi o categorie, a cui vorrebbero togliere poteri e privilegi, e aumentare gli oneri. In altre parole si tratta di agire sulla distribuzione degli oneri fiscali e dei servizi pubblici, senza sostanzialmente cambiare l'organizzazione sociale, né la cultura, né la mentalità del popolo.

Un altro modo, piuttosto raro, di fare politica è quello di cercare di modificare la cultura e la mentalità del popolo attraverso riforme soprattutto nella pubblica istruzione, la giustizia e la gestione dei beni culturali, incoraggiando cambiamenti nelle strutture sociali al fine di produrre miglioramenti nella soddisfazione dei bisogni per il maggior numero di persone senza distinzioni, anche a costo di sacrifici immediati (in termini economici o di doveri) da parte di tutte le classi sociali.

Il secondo tipo di politica, da solo, alle elezioni è perdente, perché sono poche le persone in grado di comprenderlo, e molte quelle che lo considerano sfavorevole rispetto ai propri interessi. La maggior parte degli elettori, inoltre non è capace di fare ragionamenti complessi e previsioni a lungo termine. Ne consegue che la politica del secondo tipo si può fare, eventualmente, solo all'ombra di quella del primo, e con poche risorse economiche.

Politica e metapolitica

La politica consiste nello stabilire e far rispettare divieti e obblighi, nel redistribuire poteri e ricchezze, e nel fare guerre e accordi con altri paesi. Tutte queste cose hanno impatti diretti e indiretti sui bisogni e gli interessi delle persone, impatti spesso conflittuali in quanto il favorire gli interessi di certe persone equivale a sfavore gli interessi di certe altre. La politica è dunque, o dovrebbe essere, soprattutto gestione degli interessi e dei conflitti d'interesse tra persone reali.

Tra gli interessi delle persone reali ci sono prima di tutti gli interessi personali dei politici di professione, che spesso prevalgono sugli interessi delle persone governate.

E' bene quindi non dimenticare mai che le scelte e le proposte dei politici servono a soddisfare i propri interessi personali prima che quelli dei cittadini, interessi che consistono essenzialmente nella conquista, mantenimento e accrescimento del potere personale.

D'altra parte, per ottenere il voto del maggior numero possibile di persone, i politici debbono promettere la soddisfazione degli interessi degli elettori, e siccome gli interessi delle persone sono normalmente conflittuali, i politici debbono scegliere una o più categorie di persone da favorire a danno delle altre, e idee politiche coerenti con la loro scelta di campo.

Per questo motivo la politica è essenzialmente una guerra tra interessi contrapposti, a cominciare dagli interessi personali degli stessi politici.

Come muore una democrazia?

Una democrazia muore quando vengono meno le energie che l’hanno costruita.

Coloro che se la trovano bell’e fatta non si rendono conto che per avere una democrazia bisogna  meritarla, cioè bisogna impegnarsi e lottare contro la legge del più forte, del più furbo e del più spietato, per stabilire invece la legge del più giusto.

Una democrazia muore quando la gente dà la democrazia per scontata, e si aspetta da essa diritti e libertà, ma non capisce che deve contribuire attivamente al bene comune con il suo impegno morale e intellettuale.

Una democrazia muore quando la gente si lascia abbindolare dai demagoghi, che oggi chiamiamo populisti, che promettono ordine e prosperità dando della realtà e dei problemi una descrizione troppo semplificata.

In realtà i demagoghi vogliono sostituire la democrazia con una dittatura, esplicita o implicita, palese o dissimulata, una dittatura in cui voglio essere i gerarchi.

Una democrazia muore quando non riesce a mantenere l'ordine sociale, perché la maggior parte della gente preferisce barattare la libertà con l'ordine e la sicurezza offerta dal dittatore di turno.

Il primo segno che una democrazia è morta è la negazione della libertà di stampa, di espressione, e di riunione, perché sono attività essenziali per garantire libere elezioni da parte di cittadini ben informati, le quali sono la base tecnica della democrazia.

Bisogno di potere sociale

Tra i bisogni umani ce n’è uno tanto diffuso quanto mistificato o ignorato. È ciò che possiamo chiamare “bisogno di potere sociale”, intendendo con questo termine il bisogno di poter influenzare il più possibile (nei limiti delle proprie capacità) gli altri a fare e/o a pensare ciò che si desidera che essi facciano e/o pensino.

Lo si potrebbe anche chiamare “bisogno di riconoscimento”, o “bisogno di rispetto” , o “bisogno di contare socialmente”, cioè di incidere nella società, ovvero di partecipare effettivamente alla formazione e alla guida della comunità, sia in senso culturale che economico, politico e pratico. In altre parole si tratta del bisogno di contribuire effettivamente alle scelte e alle decisioni su ciò che insieme ad altri si dovrebbe fare e ciò che non si dovrebbe fare.

Questo bisogno è problematico in quanto dà facilmente luogo ad una competizione per il potere, ovvero per l’influenza sociale, e può essere causa di una dolorosa frustrazione per quelle persone che non vedono riconosciuto il proprio “valore sociale” (ovvero la propria importanza o autorità nella comunità) specialmente se comparato al valore riconosciuto dalla comunità ad altre persone ritenute meno valide, cioè meno intelligenti, meno capaci, meno oneste, meno produttive, o comunque meno utili alla comunità stessa.

Il bisogno di potere sociale è per lo più inconscio, ma ciò non significa che non costituisca una delle motivazioni umane più potenti. Ebbene, io credo che sarebbe meglio prenderne coscienza e perseguire la sua soddisfazione in modo consapevole e razionale, riconoscendone la legittimità (in quanto fenomeno di origine genetica) sia per se stessi che per gli altri.

Ciò che gli intellettuali non dicono

Ciò che dicono la maggior parte degli intellettuali mi sembra corretto e lo condivido, tuttavia mi sembra che essi non tengano conto di un fattore determinante della storia, specialmente di quella attuale: la mentalità della "gente", che è tanto più determinante quanto più la democrazia si attua come "dittatura del popolo", che è l'obiettivo del populismo postsocialista.

È evidente che i politici, specialmente in Italia, adottano politiche che servono essenzialmente solo a vincere le elezioni, dicendo al popolo ciò che il popolo ama sentirsi dire e facendo, o fingendo di fare, ciò che il popolo chiede che venga fatto. E siccome il popolo sa poco delle scienze politiche e della complessità della società, i governi sono sempre meno efficaci e più illusori e demagogici, per non dire catastrofici.

Auspico pertanto che gli intellettuali considerino, oltre ai fattori da loro contemplati, anche quello della mentalità della gente, che è un prodotto della natura umana (genetica) sviluppata ed espressa in un particolare ambiente culturale ed economico. In particolare occorre evidenziare il fatto che la cultura (cioè il comportamento collettivo) è al tempo stesso causa e conseguenza della mentalità maggioritaria degli individui, in un circolo che può essere più o meno vizioso o virtuoso.

Per concludere, penso che specialmente oggi anche le idee migliori lasciano il tempo che trovano se non c'è una
corrispondente trasformazione della mentalità popolare. Perciò dovremmo occuparci e discutere anche di come ottenere tale trasformazione superando ogni resistenza individuale, ma per questo occorre conoscere la natura umana in generale e le sue varianti.

E voi che mi leggete, pensate di conoscerla abbastanza? Probabilmente sì, come la maggior parte della gente, e
questo è un problema.

Il peggior nemico della democrazia è la democrazia stessa

Permettere a tutti, senza distinzioni, di votare (in nome del principio di Uguaglianza), alla lunga può distruggere la democrazia. Infatti, se a comandare sono gli eletti dai meno capaci, meno istruiti, meno saggi, meno volenterosi, meno coscienziosi, meno onesti, meno rispettosi delle leggi, ci dobbiamo aspettare malgoverno e degrado morale. Infatti l'uomo medio è poco istruito, conformista, pigro, egoista e poco motivato alla crescita personale. In una parola: mediocre. La democrazia è la dittatura della mediocrità. Cionnonostante, credo che una dittatura fascista o comunista sia ancora peggio.

Io sarei favorevole ad una democrazia in cui possono votare solo quelli che hanno superato un esame di educazione civica, cultura generale e alfabetismo funzionale.

La pari dignità di tutti come esseri umani, l'eguaglianza universale dei diritti, sono un'altra cosa, sulla quale non si discute. Per fare un esempio di esclusione accettabile, in certe facoltà universitarie c'è il numero chiuso e possono entrare solo i migliori. Questo non significa che gli esclusi non siano persone degne o non meritino rispetto.

"Le masse saranno sempre al di sotto della media. La maggiore età si abbasserà, la barriera del sesso cadrà, e la democrazia arriverà all’assurdo rimettendo la decisione intorno alle cose più grandi ai più incapaci. Sarà la punizione del suo principio astratto dell’Uguaglianza, che dispensa l’ignorante di istruirsi, l’imbecille di giudicarsi, il bambino di essere uomo e il delinquente di correggersi. Il diritto pubblico fondato sull’uguaglianza andrà in pezzi a causa delle sue conseguenze. Perché non riconosce la disuguaglianza di valore, di merito, di esperienza, cioè la fatica individuale: culminerà nel trionfo della feccia e dell’appiattimento. L’adorazione delle apparenze si paga." [Henri-Frédéric Amiel]

Cause e rimedi (improbabili) della crisi economica

Se la disoccupazione aumenta la colpa non è dei governi o dei cosiddetti "poteri forti", ma soprattutto del continuo progresso tecnologico che sempre di più sostituisce i lavoratori con computer e robot (aumentando la produttività), e della concorrenza dei paesi più poveri dove si lavora in condizioni di semischiavitù, senza garanzie e con rischi per la salute.

Non c'è e non potrà esserci lavoro per tutti, a meno che non si riduca mediamente di almeno il 30% l'orario di lavoro, cosa che però renderebbe ancora meno competitive le aziende che lo facessero, rispetto a quelle in cui l'orario di lavoro è più lungo. Ovviamente bisognerebbe anche proibire alle persone di lavorare più di 5 ore al giorno.

Solo le persone più competitive e fortunate riescono e a trovare un lavoro (con salari mediamente in diminuzione), le altre sono condannate alla miseria, a meno che non si stabilisca un salario di cittadinanza per tutti, tassando massicciamente le grandi ricchezze per coprire l'esborso, ma questo indurrebbe i più ricchi ad emigrare e a spostare le loro attività economiche in paesi in cui la tassazione è più favorevole. Occorre anche dire che, in una economia globalizzata, il miglioramento dell'economia di un paese corrisponde spesso al peggioramento di quella di qualcun altro per effetto della concorrenza.

I governi sono impotenti rispetto a questo immenso problema, che può essere risolto solo a livello globale se i singoli paesi rinunceranno alla loro sovranità a favore di uno stato federale mondiale o almeno continentale.

Altrimenti ci dobbiamo aspettare un ulteriore livellamento delle condizioni di vita tra i paesi più ricchi e quelli più poveri (con l'impoverimento di quelli più ricchi), un ulteriore aumento della disoccupazione e del divario tra i ricchi (sempre più ricchi e meno numerosi) e i poveri (sempre più poveri è più numerosi) e la scomparsa del ceto medio.

Sperare in altre soluzioni è ingenuo e illusorio; prometterle è demagogico.

Elogio del “green pass”

Io sono favorevole al "green pass" e mi meraviglio del fatto che vi siano persone contrarie ad esso. Qualcuno dei contrari argomenta che sarebbe meglio (come alternativa) rendere la vaccinazione anticovid  obbligatoria per tutti (tranne in casi medicalmente giustificati).

Io sarei favorevole anche a rendere la vaccinazione anticovid obbligatoria, ma credo che sarebbe molto più difficile, e illusorio, far rispettare tale legge da tutti, (rispetto ad una legge che richiede il green pass) per la violenta opposizione che ci sarebbe da aspettarsi da parte di non pochi che considerano erroneamente la vaccinazione anticovid più nociva che utile per loro come individui e per la società.

Aggiungo che, anche se si rendesse la vaccinazione anticovid obbligatoria, ci sarebbe comunque il problema di verificare, all’ingresso di un locale pubblico, che la persona entrante sia stata vaccinata, cosa possibile solo attraverso un green pass.

Il fatto che il green pass sia discriminatorio nei confronti di chi non può averlo in quanto rifiuta di vaccinarsi è ovvio, ma ritengo che sia una discriminazione giustificata per il bene comune, e non lesiva dei diritti fondamentali dell’individuo, come tante altre discriminazioni che richiedono una patente o un certificato per poter, ad esempio, condurre un’auto e esercitare certe attività.

D’altra parte, in termini di limitazione della libertà dell’individuo, ritengo che togliere ad una persona la libertà di non vaccinarsi sia molto più grave che toglierle la libertà di entrare in un locale pubblico senza un certificato di vaccinazione o un test negativo..

Per concludere, il green pass mi sembra il miglior compromesso tra il non imporre né obblighi né divieti (abbandonando la popolazione ad una crescita esponenziale dei contagi), e una vaccinazione coercitiva per tutti, che dovrebbe comunque essere documentata e verificata.

Giuseppe Conte: ridicolo, patetico, narcisista, manipolatore o millantatore?

Osserviamo il curriculum vitae di Giuseppe Conte, candidato capo del governo della Repubblica Italiana.

Nel documento, depositato nel 2013 presso la Camera dei Deputati,  ci sono anche i curriculum di altre persone; Conte "ce l'ha più lungo" (in senso fisico e metaforico) di tutti, ben 12 pagine, contro due o tre degli altri. Ci ha menzionato ogni suo passo, anche quelli più marginali, per cui è difficile distinguere le cose più importanti da quelle meno importanti. E' come se nel mio curriculum io avessi menzionato tutti i progetti informatici a cui ho partecipato nella mia vita professionale, come capo-progetto o membro della squadra, akmeno 200, mescolandoli con eventi importanti come il cambio di datore di lavoro.

Emblematica, e molto discussa in questi giorni, la menzione dei suoi rapporti con la New York University: "dall'anno 2008 all'anno 2012 ha soggiornato, ogni estate e per periodi non inferiori a un mese, presso la New York University, per perfezionare e aggiornare i suoi studi".

La realtà è che Conte aveva ottenuto l'autorizzazione ad accedere alla biblioteca della NYU, dove ha passato del tempo a ricercare, ma ciò che ha scritto nel curriculum lascia intendere che lui abbia ottenuto qualche titolo da quella università, in cui, in realtà, non c'è traccia del suo passaggio e lui non ha nemmeno un attestato di frequenza di qualche corso.

Non mi pare che il fatto di studiare come autodidatta in solitario in una biblioteca americana sia qualcosa da includere in un curriculum. Aggiornarsi studiando da soli è qualcosa che tutti i professionisti fanno o dovrebbero fare. Non cambia molto se si fa in casa propria o in una biblioteca. Se Conte avesse scritto chiaramente che si trattava di uno studio autodidattico e informale sarebbe stato ridicolo o patetico; avendolo detto in modo ambiguo e pomposo si è dimostrato narcisista, manipolatore o millantatore.

Affidereste il futuro del vostro paese ad una persona così?

Siamo un popolo di furbetti e di furbastri.

Manuale di propaganda di Joseph Goebbels

Manuale di propaganda, di Joseph Goebbels, Ministro della Propaganda della Germania nazista

Aggiungerei un principio: includere anche qualche verità tra le menzogne, e usare le poche verità per dare credito alle tante menzogne. Ogni riferimento all'attuale campagna elettorale non è casuale.

1. Principio della semplificazione e del nemico unico

E’ necessario adottare una sola idea, un unico simbolo. E, soprattutto, identificare l’avversario in un nemico, nell’unico responsabile di tutti i mali.

2. Principio del metodo del contagio

Riunire diversi avversari in una sola categoria o in un solo individuo.

3. Principio della trasposizione

Caricare sull’avversario i propri errori e difetti, rispondendo all’attacco con l’attacco. Se non puoi negare le cattive notizie, inventane di nuove per distrarre.

4. Principio dell’esagerazione e del travisamento

Trasformare qualunque aneddoto, per piccolo che sia, in minaccia grave.

5. Principio della volgarizzazione

Tutta la propaganda deve essere popolare, adattando il suo livello al meno intelligente degli individui ai quali va diretta. Quanto più è grande la massa da convincere, più piccolo deve essere lo sforzo mentale da realizzare. La capacità ricettiva delle masse è limitata e la loro comprensione media scarsa, così come la loro memoria.

6. Principio di orchestrazione

La propaganda deve limitarsi a un piccolo numero di idee e ripeterle instancabilmente, presentarle sempre sotto diverse prospettive, ma convergendo sempre sullo stesso concetto.
dubbi o incertezze. Da qui proviene anche la frase: “Una menzogna ripetuta all’infinito diventa la verità”.

7. Principio del continuo rinnovamento

Occorre emettere costantemente informazioni e argomenti nuovi (anche non strettamente pertinenti) a un tale ritmo che, quando l’avversario risponda, il pubblico sia già interessato ad altre cose. Le risposte dell’avversario non devono mai avere la possibilità di fermare il livello crescente delle accuse.

8. Principio della verosimiglianza

Costruire argomenti fittizi a partire da fonti diverse, attraverso i cosiddetti palloni sonda, o attraverso informazioni frammentarie.

9. Principio del silenziamento

Passare sotto silenzio le domande sulle quali non ci sono argomenti e dissimulare le notizie che favoriscono l’avversario.

10. Principio della trasfusione

Come regola generale, la propaganda opera sempre a partire da un substrato precedente, si tratti di una mitologia nazionale o un complesso di odi e pregiudizi tradizionali. Si tratta di diffondere argomenti che possano mettere le radici in atteggiamenti primitivi.

11. Principio dell’unanimità

Portare la gente a credere che le opinioni espresse siano condivise da tutti, creando una falsa impressione di unanimità.

I confini dell'empatia - Come affrontare il problema dei migranti

Le notizie che i giornali ci danno ogni giorno sul flusso e le sofferenze dei rifugiati che arrivano in Europa da paesi in guerra o in condizioni di difficile sopravvivenza, e le reazioni del pubblico espresse nei social network, mi fanno riflettere sulle motivazioni del comportamento della gente comune e delle autorità su questo tema. e su come il problema dovrebbe essere affrontato, cioè in modo pragmatico piuttosto che emotivo.

Le reazioni del pubblico variano in uno spettro agli estremi del quale troviamo da una parte quelli che gridano allo scandalo e si indignano per l'assenza di umanità o empatia da parte di chi non fa abbastanza per accogliere i migranti in condizioni di sicurezza, igiene e confort. Dall'altra quelli che non vogliono avere migranti nei loro comuni e si indignano perché le autorità spendono soldi per sostenere i migranti con vitto, alloggio e cure mediche mentre tanti connazionali non hanno una casa né un lavoro. Al centro dello spettro troviamo gli indifferenti, che pensano che la questione non li riguardi o che il problema non sia rilevante.

Per quanto riguarda i pubblici poteri e i partiti politici, questi sono quasi paralizzati nel timore di scontentare il loro elettorato con una politica troppo favorevole o troppo ostile nei confronti degli immigrati. A livello di Unione Europea prevale la confusione e l'inazione, per gli stessi motivi.

Per quanto mi riguarda, io credo che il problema sia dovuto al fatto che l'empatia ha dei confini geografici. Infatti sappiamo da tanti anni che un terzo della popolazione del pianeta è sottoalimentata e che ogni giorno migliaia di persone, in tutto il mondo, muoiono a causa della fame e delle guerre, ma finché queste persone sventurate soffrono e muoio a casa loro, la cosa non ci turba più di tanto.

Tuttavia, appena quei disperati varcano i confini dell'Europa, essi entrano immediatamente nella nostra zona mentale affettiva, sia in termini di empatia (soprattutto per le persone di sinistra) sia di paura (soprattutto per quelle di destra).

A ciò si aggiunge il fatto che, più e meglio i rifugiati vengono accolti, più aumenta (in modo esponenziale) il loro flusso, e maggiore è la spesa per accoglierli, e peggiori le conseguenze dal punto di vista dell'integrazione e della concorrenza lavorativa. Infatti, paradossalmente, l'aumento continuo del flusso di rifugiati è dovuto proprio al miglioramento della loro accoglienza da parte di governi e organizzazioni umanitarie, così come l'aumento della popolazione mondiale è anche dovuto ad un miglioramento della medicina, la quale, se guarisce le persone, non è però in grado di sfamarle o di trovare loro un lavoro. E così il numero di affamati e disoccupati su scala planetaria non diminuisce.

Occorre anche dire che non più di un secolo fa, quasi tutti i paesi europei, senza obiezioni da parte della propria popolazione né delle rispettive comunità religiose, si sono sentite in diritto di occupare, colonizzare e sfruttare altri paesi senza chiedere il loro permesso. Infatti alcuni dicono che quello che oggi sta succedendo con i migranti sia una "vendetta della storia".

Detto questo, cosa propongo?

Prima di tutto una diffusione e discussione delle considerazioni che ho esposto qui sopra, affinché la gente si renda conto che il problema è molto più complicato di come lo vede e che, a volte,  "il medico pietoso fa la piaga puzzolente".

Secondo, che coloro che sono per l'accoglienza dei rifugiati paghino una speciale tassa per finanziare le strutture di accoglienza. Così come avviene in Germania dove chi si dichiara appartenente ad una particolare chiesa paga tasse speciali che gli altri non pagano, e che servono a sostenere le chiese stesse.

Terzo, che l'Unione Europea adotti una comune legge per stabilire quote e criteri di ammissione e distribuzione dei rifugiati e un compenso per i comuni che li accolgono (finanziato dalle tasse dei pro-accoglienza).

Quarto, che le persone che non hanno i requisiti per restare in Europa vengano immediatamente arrestate e riportate forzatamente nei paesi di provenienza, anche contro la loro volontà, senza possibilità di appello all'autorità giudiziaria, a cura di uno speciale corpo di polizia paneuropeo.

Altrimenti prepariamoci a una immigrazione di massa e incontrollata, con conseguenze disumane sia per i migranti (ma sempre meglio che morire di stenti a casa loro) che per le popolazioni autoctone.

Il fascismo e i problemi della razza

Cose da tenere a mente sul fascismo e sul mondo accademico. Il fatto che la maggioranza degli italiani (compreso il re) non abbia protestato la dice lunga sulla "nobiltà della razza italiana".

Copiato da Enrico Mentana su Facebook (15/7/2017):

Visto che molti, partendo dalla polemica sulla proposta di legge Fiano sull'apologia del fascismo, hanno ricominciato a minimizzare le nefandezze compiute dal regime già in tempo di pace, ecco un documento che ha proprio la data di oggi, 15 luglio, di 79 anni fa. Per ordine espresso del Duce viene pubblicato sul Giornale d'Italia un documento ufficiale, sotto il titolo "Il fascismo e i problemi della razza". Una lettura che crea angoscia e vergogna.

'Il ministro segretario del partito ha ricevuto, il 26 luglio XVI, un gruppo di studiosi fascisti, docenti nelle università italiane, che hanno, sotto l'egida del Ministero della Cultura Popolare, redatto o aderito, alle proposizioni che fissano le basi del razzismo fascista.

1. Le razze umane esistono. La esistenza delle razze umane non è già una astrazione del nostro spirito, ma corrisponde a una realtà fenomenica, materiale, percepibile con i nostri sensi. Questa realtà è rappresentata da masse, quasi sempre imponenti di milioni di uomini simili per caratteri fisici e psicologici che furono ereditati e che continuano ad ereditarsi.

Dire che esistono le razze umane non vuol dire a priori che esistono razze umane superiori o inferiori, ma soltanto che esistono razze umane differenti.

2. Esistono grandi razze e piccole razze. Non bisogna soltanto ammettere che esistano i gruppi sistematici maggiori, che comunemente sono chiamati razze e che sono individualizzati solo da alcuni caratteri, ma bisogna anche ammettere che esistano gruppi sistematici minori (come per es. i nordici, i mediterranei, i dinarici, ecc.) individualizzati da un maggior numero di caratteri comuni. Questi gruppi costituiscono dal punto di vista biologico le vere razze, la esistenza delle quali è una verità evidente.

3. Il concetto di razza è concetto puramente biologico. Esso quindi è basato su altre considerazioni che non i concetti di popolo e di nazione, fondati essenzialmente su considerazioni storiche, linguistiche, religiose. Però alla base delle differenze di popolo e di nazione stanno delle differenze di razza. Se gli Italiani sono differenti dai Francesi, dai Tedeschi, dai Turchi, dai Greci, ecc., non è solo perché essi hanno una lingua diversa e una storia diversa, ma perché la costituzione razziale di questi popoli è diversa. Sono state proporzioni diverse di razze differenti, che da tempo molto antico costituiscono i diversi popoli, sia che una razza abbia il dominio assoluto sulle altre, sia che tutte risultino fuse armonicamente, sia, infine, che persistano ancora inassimilate una alle altre le diverse razze.

4. La popolazione dell'Italia attuale è nella maggioranza di origine ariana e la sua civiltà ariana. Questa popolazione a civiltà ariana abita da diversi millenni la nostra penisola; ben poco è rimasto della civiltà delle genti preariane. L'origine degli Italiani attuali parte essenzialmente da elementi di quelle stesse razze che costituiscono e costituirono il tessuto perennemente vivo dell'Europa.

5. È una leggenda l'apporto di masse ingenti di uomini in tempi storici. Dopo l'invasione dei Longobardi non ci sono stati in Italia altri notevoli movimenti di popoli capaci di influenzare la fisionomia razziale della nazione. Da ciò deriva che, mentre per altre nazioni europee la composizione razziale è variata notevolmente in tempi anche moderni, per l'Italia, nelle sue grandi linee, la composizione razziale di oggi è la stessa di quella che era mille anni fa: i quarantaquattro milioni d'Italiani di oggi rimontano quindi nella assoluta maggioranza a famiglie che abitano l'Italia da almeno un millennio.

6. Esiste ormai una pura "razza italiana". Questo enunciato non è basato sulla confusione del concetto biologico di razza con il concetto storico-linguistico di popolo e di nazione ma sulla purissima parentela di sangue che unisce gli Italiani di oggi alle generazioni che da millenni popolano l'Italia. Questa antica purezza di sangue è il più grande titolo di nobiltà della Nazione italiana.

7. È tempo che gli Italiani si proclamino francamente razzisti. Tutta l'opera che finora ha fatto il Regime in Italia è in fondo del razzismo. Frequentissimo è stato sempre nei discorsi del Capo il richiamo ai concetti di razza. La questione del razzismo in Italia deve essere trattata da un punto di vista puramente biologico, senza intenzioni filosofiche o religiose. La concezione del razzismo in Italia deve essere essenzialmente italiana e l'indirizzo ariano-nordico. Questo non vuole dire però introdurre in Italia le teorie del razzismo tedesco come sono o affermare che gli Italiani e gli Scandinavi sono la stessa cosa. Ma vuole soltanto additare agli Italiani un modello fisico e soprattutto psicologico di razza umana che per i suoi caratteri puramente europei si stacca completamente da tutte le razze extra-europee, questo vuol dire elevare l'Italiano ad un ideale di superiore coscienza di se stesso e di maggiore responsabilità.

8. È necessario fare una netta distinzione fra i Mediterranei d'Europa (Occidentali) da una parte gli Orientali e gli Africani dall'altra. Sono perciò da considerarsi pericolose le teorie che sostengono l'origine africana di alcuni popoli europei e comprendono in una comune razza mediterranea anche le popolazioni semitiche e camitiche stabilendo relazioni e simpatie ideologiche assolutamente inammissibili.

9. Gli ebrei non appartengono alla razza italiana. Dei semiti che nel corso dei secoli sono approdati sul sacro suolo della nostra Patria nulla in generale è rimasto. Anche l'occupazione araba della Sicilia nulla ha lasciato all'infuori del ricordo di qualche nome; e del resto il processo di assimilazione fu sempre rapidissimo in Italia. Gli ebrei rappresentano l'unica popolazione che non si è mai assimilata in Italia perché essa è costituita da elementi razziali non europei, diversi in modo assoluto dagli elementi che hanno dato origine agli Italiani.

10. I caratteri fisici e psicologici puramente europei degli Italiani non devono essere alterati in nessun modo. L'unione è ammissibile solo nell'ambito delle razze europee, nel quale caso non si deve parlare di vero e proprio ibridismo, dato che queste razze appartengono ad un ceppo comune e differiscono solo per alcuni caratteri, mentre sono uguali per moltissimi altri. Il carattere puramente europeo degli Italiani viene alterato dall'incrocio con qualsiasi razza extra-europea e portatrice di una civiltà diversa dalla millenaria civiltà degli ariani.

I firmatari:

Lino Businco, docente di patologia generale, 'Università di Roma

Lidio Cipriani, docente di antropologia, Università di Firenze

Arturo Donaggio, docente di neuropsichiatria, Università di Bologna, nonché presidente della Società Italiana di Psichiatria

Leone Franzi, docente di pediatria, Università di Milano

Guido Landra, docente di antropologia, Università di Roma

Nicola Pende, docente di endocrinologia, Università di Roma, nonchè direttore dell'Istituto di Patologia Speciale Medica

Marcello Ricci, docente di zoologia, Università di Roma

Franco Savorgnan, docente di demografia, Università di Roma, nonché presidente dell'Istituto Centrale di Statistica

Sabato Visco, docente di fisiologia, Università di Roma, nonché direttore dell'Istituto Nazionale di Biologia presso il Consiglio Nazionale delle Ricerche

Edoardo Zavattari, direttore dell'Istituto di Zoologia dell'Università di Roma.

Sulla crisi migratoria

Un mio amico ha invitato tutti i membri di un social network a condividere questo appello di padre Alex Zanotelli* ai giornalisti italiani:

------ inizio dell'appello ---------

Condividete e fate in modo che gli italiani sappiano cosa sta veramente vivendo gran parte della popolazione africana.

Appello di padre Alex Zanotelli* ai giornalisti italiani:

«Rompiamo il silenzio sull’Africa.

Non vi chiedo atti eroici, ma solo di tentare di far passare ogni giorno qualche notizia per aiutare il popolo italiano a capire i drammi che tanti popoli africani stanno vivendo

Scusatemi se mi rivolgo a voi in questa torrida estate, ma è la crescente sofferenza dei più poveri ed emarginati che mi spinge a farlo. Per questo, come missionario e giornalista, uso la penna per far sentire il loro grido, un grido che trova sempre meno spazio nei mass-media italiani, come in quelli di tutto il modo del resto.

Trovo infatti la maggior parte dei nostri media, sia cartacei che televisivi, così provinciali, così superficiali, così ben integrati nel mercato globale.

So che i mass-media , purtroppo, sono nelle mani dei potenti gruppi economico-finanziari, per cui ognuno di voi ha ben poche possibilità di scrivere quello che veramente sta accadendo in Africa.

Mi appello a voi giornalisti/e perché abbiate il coraggio di rompere l’omertà del silenzio mediatico che grava soprattutto sull’Africa.

È inaccettabile per me il silenzio sulla drammatica situazione nel Sud Sudan (il più giovane stato dell’Africa) ingarbugliato in una paurosa guerra civile che ha già causato almeno trecentomila morti e milioni di persone in fuga.

È inaccettabile il silenzio sul Sudan, retto da un regime dittatoriale in guerra contro il popolo sui monti del Kordofan, i Nuba, il popolo martire dell’Africa e contro le etnie del Darfur.

È inaccettabile il silenzio sulla Somalia in guerra civile da oltre trent’anni con milioni di rifugiati interni ed esterni.

È inaccettabile il silenzio sull’Eritrea, retta da uno dei regimi più oppressivi al mondo, con centinaia di migliaia di giovani in fuga verso l’Europa.

È inaccettabile il silenzio sul Centrafrica che continua ad essere dilaniato da una guerra civile che non sembra finire mai.

È inaccettabile il silenzio sulla grave situazione della zona saheliana dal Ciad al Mali dove i potenti gruppi jihadisti potrebbero costituirsi in un nuovo Califfato dell’Africa nera.

È inaccettabile il silenzio sulla situazione caotica in Libia dov’è in atto uno scontro di tutti contro tutti, causato da quella nostra maledetta guerra contro Gheddafi.

È inaccettabile il silenzio su quanto avviene nel cuore dell’Africa, soprattutto in Congo, da dove arrivano i nostri minerali più preziosi.

È inaccettabile il silenzio su trenta milioni di persone a rischio fame in Etiopia, Somalia , Sud Sudan, nord del Kenya e attorno al Lago Ciad, la peggior crisi alimentare degli ultimi 50 anni secondo l’ONU.

È inaccettabile il silenzio sui cambiamenti climatici in Africa che rischia a fine secolo di avere tre quarti del suo territorio non abitabile.

È inaccettabile il silenzio sulla vendita italiana di armi pesanti e leggere a questi paesi che non fanno che incrementare guerre sempre più feroci da cui sono costretti a fuggire milioni di profughi. (Lo scorso anno l’Italia ha esportato armi per un valore di 14 miliardi di euro!).

Non conoscendo tutto questo è chiaro che il popolo italiano non può capire perché così tanta gente stia fuggendo dalle loro terre rischiando la propria vita per arrivare da noi.

Questo crea la paranoia dell’“invasione”, furbescamente alimentata anche da partiti xenofobi.

Questo forza i governi europei a tentare di bloccare i migranti provenienti dal continente nero con l’Africa Compact , contratti fatti con i governi africani per bloccare i migranti.

Ma i disperati della storia nessuno li fermerà.

Questa non è una questione emergenziale, ma strutturale al sistema economico-finanziario. L’ONU si aspetta già entro il 2050 circa cinquanta milioni di profughi climatici solo dall’Africa. Ed ora i nostri politici gridano: «Aiutiamoli a casa loro», dopo che per secoli li abbiamo saccheggiati e continuiamo a farlo con una politica economica che va a beneficio delle nostre banche e delle nostre imprese, dall’ENI a Finmeccanica.

E così ci troviamo con un Mare Nostrum che è diventato Cimiterium Nostrum dove sono naufragati decine di migliaia di profughi e con loro sta naufragando anche l’Europa come patria dei diritti. Davanti a tutto questo non possiamo rimane in silenzio. (I nostri nipoti non diranno forse quello che noi oggi diciamo dei nazisti?).

Per questo vi prego di rompere questo silenzio-stampa sull’Africa, forzando i vostri media a parlarne. Per realizzare questo, non sarebbe possibile una lettera firmata da migliaia di voi da inviare alla Commissione di Sorveglianza della RAI e alla grandi testate nazionali? E se fosse proprio la Federazione Nazionale Stampa Italiana (FNSI) a fare questo gesto? Non potrebbe essere questo un’Africa Compact giornalistico, molto più utile al Continente che non i vari Trattati firmati dai governi per bloccare i migranti?

Non possiamo rimanere in silenzio davanti a un’altra Shoah che si sta svolgendo sotto i nostri occhi. Diamoci tutti/e da fare perché si rompa questo maledetto silenzio sull’Africa.

*Alex Zanotelli è missionario italiano della comunità dei Comboniani, profondo conoscitore dell'Africa e direttore della rivista Mosaico di Pace

------ fine dell'appello ---------

Non inoltrerò questo appello (oltre alla sua pubblicazione in questo blog), non perché non ritengo importante che certe cose (non nuove per me) si sappiano ma perché penso che sia illusorio e un po' infantile credere che la diffusione di tale informazione possa causare un miglioramento della situazione per gli interessati. Sicuramente otterrà l'effetto di indignare tante persone che propagheranno la notizia e si sentiranno per questo dalla parte dei buoni, scaricandosi la coscienza da ogni corresponsabilità.

A tale proposito rivolgo a tutti gli indignati una serie di domande non retoriche alle quali spero non si sottrarranno e a cui potranno rispondere commentando questo articolo:

  • Secondo voi cosa dovremmo fare noi italiani per rimediare o alleviare la situazione delle disastrate popolazioni africane? 

  • Chi dovrebbe pagare le relative spese?

  • Quanti profughi dovremmo accogliere delle decine di milioni che si apprestano a rischiare la vita pur di scappare? 

  • Quali comuni dovrebbero ospitare i migranti?

  • Dovremmo prelevarli a casa loro, sulle spiagge libiche, nel deserto nordafricano o in mare? 

  • Quali operazioni belliche dovremmo intraprendere per interrompere le guerre civili?

  • Quante e quali risorse dovremmo investire in Africa e come? 

  • A chi dovremmo affidare le nostre donazioni, ovvero chi dovrebbe farsi carico della loro distribuzione e come dovrebbero essere distribuite? 

  • A chi stiamo chiedendo di intervenire?

  • Contro chi siamo indignati?

  • Quanto siamo disposti a pagare di tasca nostra per aiutare gli africani? 

e qui mi fermo non perché non ci siano altre domande da porsi, ma perché se si rispondesse a queste sarebbe già molto.

Alex Zanotelli ci implora di rompere il silenzio. E poi? Ammettiamo che se ne parli ogni giorno per un mese in tutti i telegiornali e i social network. E poi? Cosa pensate che succederebbe se non accuse reciproche tra i fautori dell'accoglienza e quelli del respingimento e una polarizzazione degli italiani su questi temi, fatta solo di polemiche e nessuna azione concreta, nessun cambiamento. La verità è che il problema è talmente grande che nessuno ha la minima idea di come risolverlo se non limitandoci a salvare una infima percentuale dei richiedenti aiuto che non diminuirà, anzi, aumenterà la pressione migratoria.

Sono addolorato per il destino di milioni di sventurati, ma indignarmi no. Mi sembrerebbe assurdo. In fondo noi europei dalla tratta degli schiavi al colonialismo brutale siamo tutti corresponsabili della sorte degli africani. E chiedere a qualcuno di intervenire mi sembra infantile se non abbiamo la minima idea di quanto sia difficile e costoso, se non sappiamo nemmeno da dove cominciare, chi dovrebbe cominciare e chi pagare.

Introduzione al caffè filosofico del 7/4/2022 sul tema “Giustizia e uguaglianza”

In questo incontro parleremo di giustizia, di eguaglianza, e del rapporto tra giustizia e uguaglianza. Infatti, sebbene si tratti di concetti diversi, essi vengono spesso considerati simili o congiunti, vale a dire che per molti la giustizia è basata sull’uguaglianza, tanto che non ci può essere giustizia senza uguaglianza. Per altri, invece, l’uguaglianza, cioè il trattare tutti allo stesso modo senza tener conto delle differenze individuali è ingiusto.

Il vocabolario Treccani definisce la giustizia in vari modi, tra cui i seguenti:

  • Virtù eminentemente sociale che consiste nella volontà di riconoscere e rispettare i diritti altrui attribuendo a ciascuno ciò che gli è dovuto secondo la ragione e la legge.

  • In senso assoluto e più oggettivo, il riconoscimento e il rispetto dei diritti altrui, sia come consapevolezza sia come prassi dell’uomo singolo e delle istituzioni

  • fine assegnato alla politica sociale ed economica da diversi indirizzi teorici e concreti, ma inteso variamente, ponendosi l’accento ora sull’equa partecipazione di tutti i cittadini alla ripartizione del prodotto nazionale, ora sulla libera esplicazione della personalità umana.

Su Wikipedia ho trovato questa definizione della “giustizia sociale”: è l'esigenza di sopprimere la miseria, la disuguaglianza, lo sfruttamento, l'oppressione dei lavoratori o della povera gente tramite un programma politico di attuazione di riforme particolari dell'economia e in generale della società.

Esaminiamo ora il concetto di “uguaglianza”. Il vocabolario Treccani lo definisce in vari modi tra cui i seguenti:

  • Condizione di cose o persone che siano tra loro uguali, cioè abbiano le stesse qualità, gli stessi attributi (in generale, o in un certo ambito)

  • La condizione per cui ogni individuo o collettività devono essere considerati alla stessa stregua di tutti gli altri, e cioè pari, uguali, soprattutto nei diritti politici, sociali ed economici.

  • Nel diritto costituzionale si distingue un'uguaglianza formale, per la quale si riconosce a tutti gli uomini pari capacità giuridica, e in particolare a tutti i cittadini pari godimento di tutti i diritti politici, e un’uguaglianza sostanziale, che è compito della Repubblica promuovere, secondo il dettato dell’art. 3 della Costituzione, per realizzare «il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese». 

Ed ecco alcune citazioni dall’articolo di WIkipedia dedicato all’uguaglianza sociale:

  • L'uguaglianza sociale - che si applica ai diritti e ai doveri della persona, considerati in termini di giustizia - è un ideale che dà ad ognuno, indipendentemente dalla sua posizione sociale e dalla sua provenienza, la possibilità di essere considerato alla pari di tutti gli altri individui in ogni contesto.

  • Studi antropologici su siti archeologici indicano l'esistenza di una sostanziale uguaglianza nelle società di cacciatori-raccoglitori mentre con l'avvento dell'agricoltura si rilevano gli inizi delle disuguaglianze.

  • L'uguaglianza sociale è una situazione per cui tutti gli individui all'interno di società o gruppi specifici isolati debbano avere lo stesso stato di rispettabilità sociale. Come minimo, l'uguaglianza sociale comprende la parità di diritti umani e individuali secondo la legge. Esempi sono la sicurezza, il diritto di voto, la libertà di parola e di riunione, e dei diritti di proprietà. Tuttavia, essa comprende anche l'accesso all'istruzione, l'assistenza sanitaria e altri basilari diritti sociali, ed inoltre pari opportunità e obblighi.

  • Genere sessuale, orientamento sessuale, età, origine, casta o classe, reddito e proprietà, lingua, religione, convinzioni, opinioni, salute o disabilità non devono tradursi in una disparità di trattamento.

Sulla base di quanto detto sopra, ho fatto la seguente lista di parole chiave applicabili direttamente o indirettamente ai concetti di giustizia e di uguaglianza: diritti, doveri, equità, etica, morale, rispetto, tolleranza, giudizio, giudice, giudicare, premiare, punire, retribuzione, riconoscimento, meritocrazia, magistratura, processo, leggi, responsabilità, moderazione, misura, giustizia divina, giustizia religiosa, libertà, ordine, restrizioni, obblighi, divieti, civiltà, contratto, parità, differenze umane. 

Per stimolare la discussione vi suggerisco di rispondere a domande come le seguenti:

  • Nei rapporti privati tra due individui, chi stabilisce ciò che è giusto, cioè i diritti e i doveri di ciascuno?

  • La proprietà privata è giusta? In quale misura?

  • È giusto che le persone più dotate (intellettualmente e/o fisicamente) trovino lavoro più facilmente e abbiano retribuzioni più elevate?

  • La giustizia è una convenzione sociale, un concetto o fenomeno universale, o il risultato dell’adattamento biologico e sociale?

  • A che serve la giustizia?

  • È giusto farsi giustizia da soli anziché invocare la giustizia dello stato?

  • Che rapporto c’è tra giustizia e libertà?

  • Che rapporto c’è tra giustizia e morale?

  • Che rapporto c’è tra giustizia e autorità?

  • Il senso della giustizia nell’uomo è innato o appreso?

  • In quale misura la democrazia garantisce la giustizia e l’uguaglianza?

  • Una democrazia è giusta per definizione?

  • Il desiderio di giustizia è egoistico o altruistico?

  • La meritocrazia è compatibile con l’uguaglianza?

  • In che senso dobbiamo ritenerci tutti uguali e in che senso tutti diversi?

  • È giusto che il proprietario di un immobile discrimini gli aspiranti inquilini in funzione del loro reddito, gruppo etnico o stile di vita?

  • È giusto che un imprenditore discrimini i candidati da assumere in funzione del loro gruppo etnico o stile di vita?

  • Cosa ognuno di noi può fare per rendere la società più giusta e più rispettosa delle differenze individuali?

Concludo con alcune citazioni sul tema in discussione.

“Per la maggior parte degli uomini l'amore della giustizia è soltanto paura di patire l'ingiustizia.” [François de La Rochefoucauld]

“Piove sul giusto e piove anche sull’ingiusto; ma sul giusto di più, perché l’ingiusto gli ruba l’ombrello.” [Charles Bowen]

“Il vero giusto è colui che si sente sempre a metà colpevole dei misfatti di tutti.” [Kahlil Gibran]

“È meglio correre il rischio di salvare un colpevole piuttosto che condannare un innocente.” [Voltaire]

“La giustizia deve essere congiunta al potere, così che ciò che è giusto possa anche aver potere, e che ciò che ha potere possa essere giusto.” [Blaise Pascal]

“Sono vissuto abbastanza a lungo per vedere che la differenza genera odio.” [Stendhal]

“Ci sono tre classi di uomini: gli amanti della saggezza, gli amanti dell'onore, e gli amanti del guadagno.” [Platone]

“Più facciamo progressi 'interiori' più diminuisce il numero di coloro con cui possiamo realmente comunicare.” [Emil Cioran]