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Riflessioni di Bruno Cancellieri su

Religione

403 articoli tratti dal blog "Il mondo visto da me"

Indice delle monografie | Indice degli articoli per anno

Religione e autorità

«Dio» è un'autorità.

Religione e società

Dio è un fatto sociale.

I fan del Signore

Dio, proteggimi dai tuoi fan.

Adorazioni collettive

Gli umani amano adorare in gruppo.

Religioni e intelligenza

Le religioni sono test d'intelligenza.

La Bibbia e l'Uomo

La Bibbia non parla di Dio, ma dell'Uomo.

Si può correggere una religione?

Le scienze si correggono, le religioni no.

Scandalo della realtà

Per una mente pia, la realtà è scandalosa.

Credere per sentito dire

Molti credono in Dio solo per sentito dire.

Unioni e divisioni

Le scienze uniscono, le religioni dividono.

Il cristianesimo come pastorizia

I cristiani si dividono in pecore e pastori.

Cercare Dio?

Se Dio esistesse non giocherebbe a nascondino.

L'ira di Dio

Dio è bontà assoluta, ma quando si arrabbia...

Noi e il diavolo

Il diavolo non è fuori di noi, ma parte di noi.

Divinità delle norme

Le norme sono come divinità per chi le rispetta.

L'illusione più grande

L'illusione più grande è credere che Dio ci ami.

Religioni e immaginazioni

Anche le religioni sono fondate su immaginazioni.

Dio è perfetto?

Nessuno è perfetto. Perché Dio dovrebbe esserlo?

Web e religione

Il web è la preghiera del mattino dell'uomo moderno.

Religione e dominazione

Dietro ogni religione c'è un bisogno di dominazione.

Credere senza limiti

Chi crede in una religione può credere in qualsiasi cosa.

Bibbia e natura umana

Il successo della Bibbia la dice lunga sulla natura umana.

La causa principale dell'ateismo

La causa principale dell'ateismo è la lettura della Bibbia.

Il sacro non si discute

Ognuno ha i suoi santuari che non mette mai in discussione.

Agnostici vs. atei

Gli agnostici sono atei che hanno paura di dichiararsi tali.

Fede e verità

La fede non conduce alla verità ma ad una credenza di verità.

Il grande assente

Non ci sono per nessuno, disse Dio dopo aver creato il mondo.

Sui bisogni di Dio

Che dio è, un dio che ha bisogno di intermediari e di difensori?

Illusioni industriali

Le religioni sono industrie che producono e diffondono illusioni.

Religione e manipolazione

Le religioni sono le più diffuse forme di manipolazione mentale.

Fede e fanatismo

Aver fede nella fede è alla base del fanatismo, di qualunque tipo.

Credenze

Chi crede in una religione rivelata può credere in qualunque cosa.

Sull'assolutezza di Dio

Dio è assoluto, nel senso che di lui non sappiamo assolutamente nulla.

Sulla sottomissione religiosa

Sottomettersi a Dio equivale a sottomettersi a coloro che credono in lui.

Punto di partenza

Nel ragionare del credente, Dio non è il punto di arrivo, ma di partenza.

I miei rapporti con Dio

I rapporti tra me e Dio? Non ci amiamo né ci stimiamo, ma ci rispettiamo.

Credere a cose false

E' possibile che miliardi di persone credano a cose false? Sì, è normale.

Sui teologi

Dio è una cosa troppo importante per lasciare che se ne occupino i teologi.

Religioni, ideologie e potere politico

Religioni e ideologie sono importanti fattori (tra altri) del potere politico.

Salvezze

Tutti si vogliono salvare, ma non dagli stessi inferni e non negli stessi modi.

Divinità poco seria

Se il dio di Abramo esiste, non è una divinità seria, perché gioca a nascondino.

Dei e religioni

Le migliori religioni non hanno un dio, e i migliori dèi non hanno una religione.

Credenze e società

Condividere le stesse false credenze è un importante fattore di coesione sociale.

Dio come l'uomo

Il Dio di Abramo è cattivo perché l'uomo lo ha creato a sua immagine e somiglianza.

Parti di Dio

Poiché siamo parti del mondo e Dio è il mondo, ogni persona, ogni cosa è parte di Dio.

Religioni e umorismo

Non fidatevi delle religioni che non hanno il senso dell'umorismo (praticamente tutte).

Un problema del cristianesimo

Uno dei problemi del cristianesimo è il fatto che Gesù non aveva alcun senso dell'umorismo.

Sulla presunta storia e le presunte intenzioni di Dio

Signore, proteggimi da coloro che pretendono di conoscere la tua storia e le tue intenzioni!

Conoscenza diretta vs. indiretta

Di certe cose non sappiamo nulla se non cosa ne pensano gli altri. Una di queste cose è Dio.

Punto di partenza o punto di arrivo

Per un credente Dio è il punto di partenza, per un ateo è un punto a cui non si può arrivare.

Dio e i ciarlatani

Chiunque parli di Dio, se non per negare che si possa sapere qualcosa di lui, è un ciarlatano.

Sull'esistenza dei preti

I preti non esisterebbero se non ci fossero persone pronte a credere alle cose che essi dicono.

Astuzia delle religioni

Astuzia delle religioni: prima inculcare la paura e poi offrire (vendere) un rimedio per alleviarla.

Religioni vs. scienze

Le religioni sono credenze senza prove. Se avessero le prove si chiamerebbero scienze, non religioni

Perché si crede in un dio

Molti credono non perché vedono o capiscono, ma perché hanno bisogno di credere o paura di non credere.

Parlare di Dio

Non ha alcun senso parlare di Dio senza prima definire cosa sia, altrimenti ognuno lo intende a modo suo.

Bellezza e religioni

La bellezza e la magnificenza dei templi sono mezzi incantevoli usati dalle religioni per fare proseliti.

Religione, violenza e sessualità

La religione si è quasi sempre arrogata il diritto esclusivo di amministrare la violenza e la sessualità.

Il senso della teologia

Le uniche parti sensate e utili contenute in un trattato di teologia non hanno nulla a che vedere con Dio.

Pregare Dio perché ci salvi dalle malattie

Chiedere a Dio di fermare il virus è utile come chiedere al gioco del lotto di far uscire un certo numero.

L'occhio di Dio

L'occhio di Dio di certe religioni è simile a quello del Grande Fratello orwelliano. Una invenzione geniale.

Religioni e salute mentale

L'unico modo per difendere la propria salute mentale dalle insidie delle religioni è non prenderle sul serio.

A che serve andare alla messa

Andare alla messa serve soprattutto a dimostrare di appartenere alla comunità di coloro che vanno alla messa.

Religione e credulità

Chi crede in una religione rivelata può credere in qualunque altra superstizione o falsa narrazione filosofica.

Sacre scritture

Io non credo nelle sacre scritture, ma le leggo per capire la mentalità di chi le ha scritte e di chi le segue.

La sconosciuta volontà di Dio

Visto che di Dio non sappiamo nulla, non siamo tenuti ad obbedire alla sua volontà, dato che non la conosciamo.

Irrazionalità del sacro

Chi considera una cosa sacra non permette che se ne discuta razionalmente, perché ciò equivarrebbe a dissacrarla.

Nuovi templi

I centri commerciali sono i nuovi templi. Il paradiso è dove si trovano le cose più desiderate al prezzo più basso.

Il problema delle religioni

Il problema delle religioni è che pretendono di essere universali, di valere per tutti gli umani, sempre e dovunque.

Sull'amore verso Dio

Se Dio non venisse descritto come onnipotente e onnisciente, nessuno lo adorerebbe. L'amore verso Dio è interessato.

Sui discorsi dei preti

I preti dicono cose sensate e utili miste a cose insensate e nocive, ma i più vedono solo le prime o solo le seconde.

Conoscere Dio vs. l'uomo

Molti credono di conoscere Dio, in realtà hanno perso la capacità di conoscere realisticamente sé stessi e gli altri.

Una invenzione collettiva

Credo che nessuno possa contestare razionalmente il fatto che il cristianesimo sia basato su una invenzione collettiva.

Dio e le guerre

Non ci sarà pace nel mondo finché ci saranno persone che credono di avere certi diritti e privilegi per volontà di Dio.

Preghiera quotidiana

Cosa vuole il mio inconscio da me e dagli altri? Questa domanda dovrebbe costituire la preghiera quotidiana di ogni umano.

Dio e religione

Si può credere in qualche dio anche senza essere religiosi, così come si può essere religiosi senza credere in qualche dio.

Dio, servi e padroni

Si dice che davanti a Dio non ci sono né servi né padroni (tranne Dio stesso). Anche questo rende le religioni così attraenti.

Colpe verso Dio e colpe verso gli uomini

Nelle religioni le colpe verso Dio prevalgono sulle colpe verso gli uomini. Nell'ateismo contano solo le colpe verso gli uomini.

Le religioni come strumenti di unione e di divisione

Le religioni uniscono e dividono. Infatti uniscono i fedeli contro gli infedeli, ovvero contro gli atei e i fedeli di altre fedi.

Scientifico vs. non scientifico

La scienza ha i suoi limiti, ma al di fuori di essa si può dire tutto e il contrario di tutto perché ogni verifica è impossibile.

Credere in Dio

Chi crede veramente in Dio lo considera la cosa più importante in assoluto e si sottomette completamente alla sua presunta volontà.

Ritagli di libri

Se dalla Bibbia prendiamo solo ciò che ci conviene ne viene fuori un ottimo libro. Lo stesso vale per quasi tutti i libri del mondo.

Come piacere a Dio e agli esseri umani

Per piacere a Dio e agli esseri umani occorre offrire loro, in sacrificio, la propria libertà di pensare, sentire, agire liberamente.

Sua Santità

Nemmeno Bergoglio rinuncia al titolo di "Sua Santità" come se fosse già santo conclamato. Tutti i papi sono narcisisti per tradizione.

Condividere idoli

Abbiamo bisogno di condividere idoli con i nostri simili, idoli sacri (divinità religiose) e profani (artisti, filosofi e condottieri).

Cristianesimo e glorificazione dei perdenti

Uno dei motivi del successo del cristianesimo è la glorificazione dei perdenti. Per questi è una consolazione, per i vincenti un'ipocrisia.

Sul peccato di omicidio

Ci sono molte religioni per cui uccidere è un grave peccato, tranne quando lo si fa in nome di Dio, nel qual caso si ha diritto ad un premio.

Il futuro delle religioni

Cosa ci fa pensare che le religioni, che in passato hanno causato o permesso gravi atrocità, nel futuro ci aiuteranno a migliorare la società?

La questione dell'anima

La questione non è se l'anima esista o no, ma se sia mortale o immortale. Per Nietzsche, le anime esistono e sono mortali come lo sono i corpi.

Paradosso dei credenti

Questo è il paradosso dei credenti: Le religioni sono tanto più dannose quanto più esse vengono prese sul serio, e seguite con zelo e alla lettera.

Sull'amore divino

L'amore divino è un grande imbroglio di certe religioni. Il trucco è questo: se non credi che Dio ti ami, lui ti punisce, quindi è meglio crederci.

Domande ai cattolici

Il Papa, l'infallibile rappresentante di Dio sulla terra, è immune da disturbi psichici? Chi ci garantisce che non sia malato di mente?

Fake news e ideologie

La maggior parte della gente non sa distinguere le fake news dalle notizie vere. E' grazie a tale incapacità che prosperano religioni e altre ideologie.

Sull'amore di Dio per l'uomo

Essere amati da Dio è un'idea sciocca e ingenua, sia che Dio esista, sia che non esista. Uno che ti punisce se non credi in lui e se non lo ami, ti ama?

Religioni e senso dell'umorismo

Non mi fido delle religioni che non hanno il senso dell'umorismo, ovvero che non sono capaci di ridere di se stesse, dei propri dei e dei propri seguaci.

Teologia vs. filosofia

Io credo che teologia e filosofia siano incompatibili. Per la prima Dio è il punto di partenza, per la seconda Dio o la sua negazione il punto di arrivo.

Dio e inconscio

Potrebbe essere che Dio, nell'inconscio del mistico, come in quello della gente comune, sia un sostituto o rappresentante dei genitori e/o della comunità.

Ingiustizie, ateismo e religione

È sorprendente che molti siano diventati atei a causa delle ingiustizie del mondo e molti siano diventati credenti per consolarsi delle stesse ingiustizie.

Per volontà di Dio

Ci sono persone che, per nascondere anche a se stesse il fatto che cercano il potere per il potere, credono e fanno credere che operano per volontà di Dio.

Sugli usi della religione

Una religione può essere usata nel rapporto tra due umani come presunto giudice, alleato, difensore, protettore, contro le pretese indesiderate dell'altro.

Le basi del potere politico delle religioni abramitiche

L'immenso potere politico delle religioni abramitiche si basa sulla promessa dell'immortalità, sulla possibilità del Paradiso e sulla minaccia dell'Inferno.

Inviolabiltà del sacro

Quando una falsità è considerata sacra (e di conseguenza indiscutibilmente vera) da milioni di persone, criticarla può essere molto pericoloso e inopportuno.

Domande su Cristo

Quanti cristiani sanno perché Cristo si è fatto massacrare? Che bisogno c'era? Chi lo ha voluto? Per far contento chi? E a cosa è servito? Cosa ha dimostrato?

Dio dittatore

Il Dio di Abramo è un dittatore che premia i suoi sostenitori e punisce coloro che lo criticano e vorrebbero sostituirlo con un altro dittatore più tollerante.

Sia fatta la volontà di Dio

Sia fatta la volontà di Dio. Ottimo principio, ma come si fa a conoscere tale volontà? In nome di essa sono stati compiuti i peggiori crimini contro l'umanità.

La funzione di Dio

Dio è il rappresentante e nume tutelare della comunità. Se fossi l'ultimo umano rimasto sulla terra, non rimarrebbe nemmeno Dio perché sarebbe divenuto inutile.

Disperazione distruttiva

Una persona disperata è distruttiva. Per questo tutto ciò che infonde speranza in modo sostenibile (come le religioni) è utile per mantenere l'ordine pubblico.

Credenza e superstizione

Credere in un dio rivelato equivale a credere nella magia. È una superstizione, e una superstizione resta tale anche se miliardi di persone la considerano verità.

Sugli intermediari tra Dio e l'uomo

Se Dio esistesse, non avrebbe bisogno di intermediari. Ma Dio non esiste, e approfittando di questo molti fanno dell'intermediazione divina un mestiere e un vanto.

Domande e religioni

Le religioni rispondono, ognuna a modo suo, a domande a cui non è possibile rispondere razionalmente. Tra tali domande, una fondamentale è: perché esiste il mondo?

Il massimo della ciarlataneria

Il massimo della ciarlataneria è la promessa del Paradiso come ricompensa per l'obbedienza alle disposizioni di chi si presenta come intermediario tra Dio e l'uomo.

Sulla razionalità e il suo contrario

Quando con la razionalità non riesce a risolvere i prorpi problemi, l'uomo ricorre all'irrazionalità. Come dice la canzone: proviamo anche con Dio, non si sa mai...

Sul divino amore

Che Dio ami gli esseri umani mi sembra la balla più colossale della storia, basata unicamente sul desiderio che ciò sia vero, nonostante le infinite prove contrarie.

Religioni: un bene o un male?

Il problema non è quanto i dati narrati dalle religioni siano veri o falsi (sono ovviamente falsi), ma quanto faccia bene o male all'umanità credere che siano veri.

Sull'utilità e il successo della religione

Il successo di una religione può essere dovuto, tra l'altro, al fatto che anche chi non ci crede la può trovare utile come limitazione volontaria della libertà altrui.

Obbligo di credenza

Cosa diresti di uno che ti punisce se non credi in lui, in ciò che dice o nei suoi poteri? È così che si comportano i dittatori e gli dei, tra cui il Dio della Bibbia.

Sui doni del Signore

Quando al buon cristiano capita qualcosa di buono, lui ringrazia Dio per il dono che da Lui ha ricevuto. Quando gli capita una disgrazia, lui dice che Dio è misterioso.

Sulla volontà di Dio

Il Dio di Abramo ci chiede una sola cosa: obbedire ai suoi comandamenti; e ci punisce se cerchiamo di aumentare le nostre conoscenze al di fuori dei comandamenti stessi.

Religioni e greggi

Considero le religioni organizzate strumenti per limitare l'intelligenza della persone e renderle in tal modo più facilmente governabili, come pecore accudite da pastori.

Fabbriche di fake news

Perché stupirsi della grande circolazione di fake news? Le religioni, che hanno miliardi di credenti, sono fondate su fake news, come, ad esempio, i racconti dei miracoli.

Ingiustizia delle religioni abramitiche

Le religioni abramitiche sono estremamente ingiuste perché promettono, dopo la morte, premi e castighi sproporzionati rispetto al bene e al male che uno fa in questa vita.

Sull'immutabilità delle prescrizioni divine

Gli umani non possono cambiare i libri che credono siano stati scritti o ispirati da Dio. Questo divieto intrinseco rende le religioni dogmatiche, conservatrici, retrograde.

L'ira di Dio

Il Dio di Abramo è cattivo, ma i suoi fedeli devono credere e dire che è buono, altrimenti Lui si arrabbia e li punisce crudelmente, come la Bibbia insegna con molte storie.

Religione e dominio

L'appellativo «signore» riferito a Dio, la dice lunga sulla natura autoritaria del cristianesimo, il cui scopo nascosto è il dominio politico e psicologico su tutte le genti.

Errori evangelici (di Paolo Dune)

Dedicato a chi crede che la Bibbia contenga delle verità.
http://www.paolodune.it/errori-evangelici/

Promesse di premio eterno

I credenti in una religione che promette un premio eterno a chi si sottomette, si castiga e ha fede senza prove, tendono a sottomettersi, a castigarsi e ad aver fede senza prove.

Un Dio che costringe l'uomo ad amarlo

Il Dio di Abramo è un sadico che impone alle sue vittime di amarlo, adorarlo e considerarlo infinitamente buono, minacciando, in caso contrario, punizioni infinite e irrevocabili.

La base per una nuova religione

Se volessimo creare una nuova religione, più credibile di ogni altra del passato e del presente, e rispettosa della scienza, il pensiero di Gregory Bateson sarebbe un'ottima base.

Perché dovremmo essere onesti e giusti?

È infantile esortare la gente ad essere onesta e giusta per andare in paradiso ed evitare l'inferno dopo la morte. Ci sono motivi ben più seri e razionali su cui basare una morale.

Chiedere perdono

Ci hanno insegnato a chiedere perdono a Dio dei nostri peccati. Io penso invece che Dio dovrebbe chiedere perdono a noi umani per averci fatti così vulnerabili e sensibili al dolore.

Cristianesimo e vittimismo

Nella cultura greco-romana ci si vergognava di essere vittime; in quella cristiana essere vittime è motivo di merito e c'è una competizione per dimostrare di essere più vittime di altri.

Livelli di creazione

Se il Dio cristiano non è stato creato da un creatore di livello più alto, ma è sempre esistito, perché l'universo non potrebbe essere sempre esistito senza l'intervento di un creatore?

Femminismo e religione

Le religioni abramitiche sono unite nel considerare le donne una classe inferiore a quella degli uomini. E' strano che il femminismo non sia stato un fenomeno principalmente antireligioso.

Misteri mistificati

Il vero mistero resta tale e non può essere chiarito, altrimenti cessa di essere un mistero. Attenti dunque ai falsi misteri di certe religioni e filosofie, ammantati di certezze infondate.

Un Dio non senziente

Credo in un Dio non senziente, cioè incosciente e senza sentimenti. Se sbaglio, Lo sfido a punirmi per le mie bestemmie e i miei sacrilegi. Ma che sia Lui a punirmi, non qualcuno dei suoi fan.

L'occhio della scienza e quello della religione

L'occhio della scienza e quello della religione non possono stare entrambi aperti. Per evitare la schizofrenia, ad ogni pensiero uno dei due occhi deve stare chiuso. Alcuni li chiudono entrambi.

Se Dio esistesse

Se il cosiddtto «Dio» esistesse (quello della Bibbia, vecchio e nuovo testamento), non avrebbe bisogno di intermediari, né di interpreti, né di difensori. A meno che non ami giocare a nascondino.

Sulla verginità di Maria

Il culto della verginità di Maria è il culto di una inibizione, di una astensione dalla soddisfazione di un bisogno naturale, è fare di una privazione contro natura, di una infelicità, una virtù.

Sulla diversità delle religioni

Se ognuno avesse una religione diversa, le religioni sarebbero inutili, anzi dannose, in quanto non favorirebbero la cooperazione e la coesione sociale, ma sarebbero causa di conflitti permanenti.

Testamenti di Dio

Se Dio ha deciso (finora) di fare due diversi testamenti (e non è chiaro se il secondo sostituisce il primo o si aggiunge a questo), possiamo aspettarcene un terzo adatto alla gente del nostro tempo?

Sui santi

I cristiani hanno bisogno di santi da usare come modelli o protettori, non importa come hanno veramente vissuto. Di loro circolano immagini fabbricate ad arte, senza macchie, per suscitare adorazione.

Sacra droga

L'uso di sostanze stupefacenti nelle cerimonie religiose e nei riti di appartenenza ci dimostra come l'uomo sia capace di nobilitare, glorificare e sacralizzare pratiche viziose, nocive e psicopatiche.

Autopunizione

Non è la punizione divina che dobbiamo temere (perché Dio non punisce) ma quella del nostro super-io. Infatti, per lui il benessere della nostra comunità è più importante di quello della nostra persona.

Perché criticare le religioni

Io critico le illusioni religiose perché chi crede nel Dio della Bibbia può credere in qualunque altra assurdità e falsità, e propagarle, e questo ostacola il progresso intellettuale e morale dell'umanità.

Ingiustizia e malvagità del dio di Abramo

Uccidere qualcuno per qualungue motivo è un crimine infinitamente più lieve che condannare qualcuno all'inferno per l'eternità per qualunque motivo. Qui sta l'infinita ingiustizia e malvagità del dio di Abramo.

Fedeltà religiosa

Il fedele, nelle religioni, è colui che crede di aver bisogno di intermediari (i preti) per sapere cosa Dio vuole da lui e per avere un feed-back sulla moralità (rispetto al volere divino) del suo comportamento.

Idee per la guerra

Gesù disse: "Chi non è con me è contro di me". Una conseguenza logica di questa prescrizione è: "Chi non è nemico dei miei nemici è mio nemico". Idee di questo genere sono carburante per guerre a tutti i livelli.

Le discussioni tra un ateo e un credente sono inutili

Un ateo e un credente avranno sempre idee inconciliabili sulla religione. Ognuno pensa che l'altro non sia abbastanza intelligente per capire come stanno veramente le cose e ogni discussione in tal senso è inutile.

Sulla non riformabilità delle regioni

Può una religione riformare se stessa senza uno scisma? Ne dubito. Il problema di ogni religione è che considera un peccato, un sacrilegio metterla in discussione.

Religioni e compagnia

Il grande successo delle religioni è dovuto anche al fatto che esse danno agli umani l'illusione di non essere mai soli, in quanto sempre in compagnia di qualche divinità, e di altri credenti nelle stesse divinità.

Sull'(in)esistenza del caso

In tutto ciò che avviene, il caso ha un ruolo più o meno importante, di cui occorre tener conto. Pensare che nulla avvenga per caso è, a parer mio, una grande illusione alimentata da religioni e filosofie esoteriche.

Killing the Buddha (by Sam Harris)

Un lucido esame critico delle religioni e del buddismo in particolare.

http://www.samharris.org/media/killing-the-buddha.pdf

Effetti di filosofie e religioni

Come le religioni, le filosofie uniscono e dividono, costruiscono e distruggono, consolano e fanno disperare, chiariscono e confondono, assolvono e condannano. Perché sono più di una e diverse. Invece la scienza è una.

Potenza delle religioni

Ancora oggi le costruzioni più imponenti nei panorami di città e villaggi, sono chiese e templi. Questo dovrebbe farci riflettere sull'enorme potenza delle religioni come strumenti di coesione e organizzazione sociale.

Società malate di mente

Ci sono ancora 12 paesi dove c'è la pena di morte per gli atei o gli apostati. Questi casi dimostrano che la maggioranza di una società può essere malata di mente e trasmettere la sua malattia alle generazioni successive.

Gelosia umana e divina

Siamo tutti gelosi. Lo è perfino il Dio che abbiamo creato a nostra immagine. Egli, infatti, non tollera che noi adoriamo altri dei, e ci punisce severamente se lo facciamo. E' scritto nei primi due comandamenti della Sua legge.

Sull'interpretazione della Bibbia

Non mi fido degli "interpreti" della Bibbia. Mi pare che cerchino di confondere, cioè mistificare, ciò che per me è terribilmente chiaro. In altre parole, mi pare che cerchino di imbrogliarci per farci accettare l'inaccettabile.

Gelosia umana e divina

Siamo tutti gelosi, a cominciare dal Dio che abbiamo creato a nostra immagine. Egli, infatti, non tollera che noi adoriamo altri dei, e ci punisce severamente se lo facciamo. E' scritto nei primi due comandamenti della Sua legge.

Gelosia umana e divina

Siamo tutti gelosi, a cominciare dal Dio che abbiamo creato a nostra immagine. Egli, infatti, non tollera che noi adoriamo altri dei, e ci punisce severamente se lo facciamo. E' scritto nei primi due comandamenti della Sua legge.

Non tutto è permesso

Un personaggio di Dostoevskij dice: «se Dio non esiste allora tutto è permesso». In realtà molte cose ci sono vietate nel senso che se le facciamo qualcuno ci punisce: gli altri, il nostro corpo, la nostra mente, il mondo fisico.

Il sacro non si discute

Se uno parte dall'assioma che la religione sia una cosa buona, troverà sempre argomenti per dimostrarlo. Basta non prendere in considerazione gli argomenti contrari. D'altra parte il sacro non si discute, altrimenti lo si dissacra.

Promesse truffaldine

Molte religioni, tra cui quelle abramitiche, promettono l'immortalità a chi si sottomette al presunto volere divino interpretato arbitrariamente dal clero. Promettere qualcosa di cui non si dispone è una truffa, roba da ciarlatani.

Chi crede e chi no: la (sorprendente) mappa mondiale della fede

http://www.vita.it/it/article/2015/04/23/chi-crede-e-chi-no-la-sorprendente-mappa-mondiale-della-fede/132896/

Gli interessi di una chiesa

A una chiesa non interessa tanto che i suoi fedeli siano felici in questa vita, o che conoscano le sacre scritture, quanto che rimangano fedeli, obbedienti, rispettosi della sua autorità e contribuiscano al suo sostentamento economico.

A proposito della "sacra" Sindone

A proposito della "sacra" Sindone, se Dio volesse usare dei miracoli per convincerci della sua esistenza e delle sue potenzialità, lo farebbe in modi molto più chiari, semplici, evidenti e diretti, e senza intermediari. Meditate gente!

Siamo personaggi in cerca di autore?

A mio avviso, in un certo senso, siamo tutti personaggi in cerca di autore, un autore (dio o daimon) che ci dica cosa fare e cosa dire, cosa non fare e cosa non dire, evitandoci l'angoscia di dover decidere con il nostro libero arbitrio.

Donne senza desideri sessuali

Nei 10 comandamenti biblici ce n'è uno che dice "non desiderare la donna d'altri". Ma non ce n'è uno che dica "non desiderare l'uomo d'altre". Perché? Evidentemente per il Signore è inconcepibile che le donne possano avere desideri sessuali.

Religione contro natura

I preti affermano che l'omosessualità sia contro natura. Ma cosa ne sanno di natura i preti che ancora la considerano come il disegno intelligente di un Dio che ha creato l'uomo direttamente e non come il risultato di una evoluzione spontanea?

Cristianesimo e schizofrenia

Nella religione cristiana si può peccare non solo con le azioni, ma anche con i pensieri, con i desideri e perfino con i sentimenti, ovvero anche senza volerlo. Idea geniale per impadronirsi delle menti dei fedeli e diffondere la schizofrenia.

Sulla verità dei vangeli

Che un tal Gesù sia esistito intorno all'anno uno può anche essere vero, ma cosa abbia realmente, effettivamente detto e fatto non lo sa nessuno. I vangeli potrebbero essere solo favole di grande successo. Ognuno crede in ciò che gli conviene.

Macabri simulacri

Se Cristo fosse stato impiccato invece che crocifisso, cosa ci sarebbe oggi al posto dei crocifissi nelle chiese, nelle case, nelle scuole, negli uffici pubblici, per le strade? Il modello di una forca con la figura di un morto appeso ad una corda?

Sul credere nonostante le smentite della realtà

Si racconta che, con l'estrema arroganza tipica di un Dio, Gesù disse: "Io sono la verità e la vita". Miliardi di persone ci hanno creduto e continuano a crederci, nonostante la realtà affermi il contrario. Perché? Per quale meccanismo psicologico?

Sull'esistenza di Dio

Io non nego l'esistenza di Dio, dico solo che ancora oggi non sappiamo nulla di lui. Facciamo solo illazioni e ipotesi arbitrarie e non dimostrabili su di lui. Il problema non è stabilire se Dio esista o no, ma quali siano le sue proprietà e volontà.

Santità vs. ateismo

In pubertà mi trovai a scegliere tra la santità e l'ateismo. Infatti non potevo essere cristiano senza essere un santo, sarebbe stato incoerente, e siccome la santità mi sembrava impossibile da raggiungere, oltre che non interessante, scelsi l'ateismo.

Buoni nonostante la Bibbia

Il fatto che esistano buoni cristiani non significa che il cristianesimo sia una cosa buona. Infatti, secondo me, i buoni cristiani sono buoni nonostante gli insegnamenti della Bibbia, ovvero per motivi indipendenti da ciò che è scritto nei libri sacri.

Religioni e strutture mentali

Le religioni e, più in generale, le credenze in realtà che esistono solo nell'immaginazione di alcuni, sono (anche) un modo per occupare e controllare le menti delle persone, dare loro strutture e linguaggi comuni e distoglierle da pensieri troppo liberi.

Religione "fai-da-te"

La religione "fai-da-te" è la più diffusa al mondo. Ognuno legge le sacre scritture come gli conviene, scegliendo le pagine più favorevoli e ignorando quelle terrificanti o imbarazzanti.

Sulle descrizioni di Dio

Posso anche ammettere che esista un Dio creatore, ma chi parla di Dio attribuendogli piani, fini, intenzioni, desideri, volontà, pensieri o azioni ritengo sia un ciarlatano. Dio, se esiste, non è conoscibile. Pertanto descriverlo è un imbroglio o una fantasia.

Domande su Dio

A mio parere, discutere sull'esistenza o non esistenza di Dio è una perdita di tempo. Non importa stabilire se Dio esiste o no, ma come Dio (supponendo che esista) funziona e soprattutto cosa vuole da noi (ammesso che voglia qualcosa da noi). Voi che ne pensate?

Arroganza dei libri sacri

A mio avviso, i libri sacri di ogni religione sono arroganti in quanto hanno la presunzione di onniscienza e di verità certa. Fortunatamente la maggior parte dei loro credenti non li prende alla lettera, non è sicura di averli capiti e non li legge interamente.

Dio e gli esseri umani

Dio non si interessa della nostra sorte. Infatti non siamo siamo stati creati da lui, ma da sue creature (le leggi naturali), e gli siamo completamente indifferenti, sia da vivi che da morti. E' occupato in altre faccende o si è suicidato dopo aver creato il mondo.

Lo scopo dei preti

I preti di ogni religione non hanno come scopo la mia felicità su questa terra, ma la mia sottomissione alla loro narrazione e a divinità più o meno assurde, sadiche e psicopatiche. Per ottenerla mi promettono una doppia felicità: terrena e soprattutto ultraterrena.

Celebrazione e autocelebrazione

Celebrare un certo valore o una certa persona comporta sempre un'autocelebrazione. E' ciò che avviene, ad esempio, nelle religioni, dove chi adora una divinità qualifica implicitamente se stesso come persona giusta, sapiente, morale, in grazia della divinità adorata.

Il buon dittatore

Il mito del buon dittatore ha origini religiose. Il buon dittatore somiglia stranamente al buon Dio, al Buon Pastore. E' esecutore e garante della volontà di Dio, che ha fatto gli uomini, i re e i dittatori, a sua immagine e somiglianza, perché l'ordine regni sul caos.

Amore e timore nel sacro

Amore e timore si confondono nel sacro: l'amore per ciò che allontana la paura.

Il sacro è come il genitore che ama e premia i figli che lo amano e gli obbediscono, e odia e punisce in modi terribili quelli che non lo amano e non gli obbediscono.

Abbiamo ancora bisogno di Gesù?

Oggi abbiamo ancora bisogno di Gesù per capire come è giusto e doveroso comportarci verso il prossimo? Non basta l’intelligenza e la scienza per capirlo? Dovremmo dare più importanza al dopo vita che alla vita? Giacché questa è la parte fondamentale del suo insegnamento.

La mia religione

I miei sentimenti religiosi, il mio senso del sacro, consistono nel riconoscere che non siamo padroni di noi stessi ma soggetti alle leggi della fisica e della biologia (che non conosciamo a sufficienza), e che la nostra volontà è uno strumento della volontà della natura.

Che fare per risolvere i problemi della società?

Che fare per risolvere i problemi della società? Studiare la natura umana, la quale è la causa prima di tutti i mali della società. Nonostante sia il tema più importante, esso è tra i meno studiati con un approccio scientifico a causa delle pressioni religiose e politiche.

L'origine delle religioni

Nell'evoluzione della nostra specie, siamo arrivati ad un punto che abbiamo capito che prima o poi saremo morti. E' stato l'inizio dell'angoscia esistenziale, per neutralizzare la quale ci siamo inventati delle storie che ci dessero l'illusione dell'immortalità: le religioni.

Schizofrenia delle religioni

Molte religioni insegnano allo stesso tempo ad essere umili e arroganti. Umili verso i propri correligionari, arroganti verso gli "infedeli" e i non credenti. Gregory Bateson direbbe che si tratta di un doppio vincolo (double bind) e come tale può essere causa di schizofrenia.

Sui fondamenti dell'etica

Io non so cosa sarà di noi dopo la morte, ma so benissimo che se ti do un pugno o ti respingo ti faccio male. Allora su cosa vogliamo fondare la nostra etica, su quello che avverrà dopo la morte o sul male (e il bene) che ci possiamo fare l'uno all'altro col nostro comportamento?

Credere nell'incredibile

Da chi crede veramente e seriamente nella verità delle cosiddette sacre scritture di ogni religione rivelata ci possiamo aspettare qualsiasi assurdità, qualsiasi sciocchezza, qualsiasi contraddizione, qualsiasi follia, qualunque malvagità. La storia è piena di esempi in tal senso.

Religione, appartenenza, status

Una religione non può sopravvivere solo sulla base di promesse di premiazioni e punizioni ultraterrene. Deve offrire ai suoi seguaci vantaggi immediati, come l'appartenenza ad una comunità, e uno status intellettuale e morale, oltre che politico, superiore a quello dei non seguaci.

Domande e risposte delle religioni

Il problema delle religioni è che esse non si limitano a chiedersi il perché delle cose, ma trovano pure le risposte, che sono tutte fasulle dal momento che presuppongono uno o più dèi che si interessano dei destini umani e, con le loro manie, intervengono nelle vite delle persone.

Immaginare Dio

Immaginare che Dio esista, che mi voglia bene, che mi gradisca e che abbia intenzione di premiarmi eternamente per come sono, per ciò che penso, e per come mi sono comportato finora. È un'idea molto gradevole anche se inverosimile, talmente gradevole che molti ci credono e ne godono.

Preghiere inascoltate

Ironia della religione. In Iran, a causa del Coronavirus il governo ha cancellato le preghiere del venerdì. Perché tanto Allah non le ascolta e non protegge nessuno contro il virus, anzi punisce chi si riunisce per pregare. Mi chiedo quando il Vaticano deciderà di sospendere le messe.

Sui danni delle credenze contraddittorie

Ritenere vere affermazioni contraddittorie danneggia la mente in quanto inibisce il funzionamento di quelle sue parti che rivelerebbero le contraddizioni stesse. In altre parole, le credenze contraddittorie riducono l'intelligenza. È il caso di molte credenze religiose e superstiziose.

Ingiustizia divina

La prova più lampante dell'ingiustizia del Dio abramitico è l'eternità della pena riservata a chi l'offende. La sproporzione tra il peso (finito) dell'offesa e l'infinita durata della pena è segno evidente del fatto che il Dio abramitico non ha il senso della misura né della giustizia.

Per quali lettori è stata scritta la Bibbia?

Per quale livello intellettuale di lettori è stata scritta la Bibbia? A mio avviso per un livello molto basso, anche se preti e teologi vorrebbero farci credere che essa contiene messaggi che solo persone preparate ad hoc e di notevole intelligenza (come loro) possono interpretare e capire.

Religione e tipi umani

Gli umani si possono dividere in tre categorie: quelli che credono in una religione, quelli che non credono in alcuna religione e lo dicono, e quelli che fingono di credere in una religione. La seconda categoria è ancora oggi minoritaria. L'unione della seconda con la terza è maggioritaria.

La truffa della bontà di Dio

A mio parere, far credere alla gente che Dio ci ami (contro ogni evidenza contraria) è la grande truffa del cristianesimo. E una volta che hai fatto credere a qualcuno qualcosa di evidentemente falso, gli puoi far credere qualunque altra cosa, perché hai disattivato la sua capacità critica.

Religioni che uniscono e dividono

Quasi tutte le religioni uniscono coloro che credono nella stessa religione e cooperano sulla base di essa, come pecore che seguono lo stesso pastore, ma al tempo stesso dividono coloro che credono in religioni diverse, come pecore che seguono pastori diversi e competono per uno stesso pascolo.

Morale verso Dio e morale verson gli altri

Un problema della morale è che nessuno accetta di essere considerato immorale rispetto agli altri (cioè rispetto ad un impegno preso esplicitamente o implicitamente con altre persone). Alcuni credenti si considerano facilmente immorali rispetto a Dio, ma difficilmente rispetto ad altre persone.

Sul fallimento della missione del messia Gesù

La missione del messia Gesù è fallita definitivamente. Insistere con il vangelo cristiano è ormai solo una perdita di tempo e un'illusione. Abbiamo bisogno di nuove idee, nuove filosofie, nuove ideologie, anzi, abbiamo bisogno di metaidee, metafilosofie, metaideologie e, al limite, metareligioni.

Offese a sfondo religioso

Quando si esprimono sinceramente e francamente le proprie idee sulla religione in generale o su una religione in particolare è facile offendere qualcuno anche solo indirettamente. Quindi bisogna scegliere tra il rischio di offendere e la diplomazia che consiste nel non rivelare il proprio pensiero.

L'illusione di Gesù

"Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?” (Mc 15,34 e Mt 27,46).
Forse Gesù si era illuso che il Padre, all'ultimo momento, avrebbe mandato un angelo a salvarlo, come fece con Isacco, ma con tanti spettatori per sua maggior gloria. Che terribile delusione! Che padre insensibile e sadico!

Criticare Dio?

Ci hanno insegnato a non criticare Dio. Perché lui sa subito se lo critichiamo, anche solo col pensiero, e in tal caso ci punisce crudelmente. Perché Dio non sopporta di essere criticato e di non essere al centro dell'attenzione. E' il Dio della Bibbia, che è ancora in vigore per miliardi di persone.

Parlare di Dio

È inutile e insensato parlare di Dio se prima non lo si definisce, e definirlo è molto difficile, se non impossibile. Trovare poi una definizione condivisa di Dio è ancora più difficile. L'unica cosa certa, credo, è che la Bibbia non l'ha scritta né ispirata alcun dio, comunque lo si voglia definire.

Religioni paradossali

Il paradosso di alcune religioni, specialmente quelle basate sulla Bibbia o sul Corano, è che esse sono compatibili con il vivere civile e la legalità soltanto se non vengono prese sul serio, cioè se non vengono presi in considerazione e applicati molti dei precetti presenti nelle loro sacre scritture.

La vecchiaia del Nuovo Testamento

A mio avviso, il Nuovo Testamento è ormai troppo vecchio e inadatto ai nostri tempi. Infatti nessuno (nemmeno il clero) lo prende sul serio e tutti fanno il contrario di ciò che vi è scritto. È ora, a mio parere, che "uno bravo" scriva un nuovissimo Testamento che ci aiuti a vivere nella postmodernità.

Il pericolo di credere nell'impossibile

Credere nei miracoli, o nella possibilità che l'impossibile si realizzi o sia già avvenuto non è solo ingenuo, ma pericoloso, perché i credenti nell'impossibile sono facilmente imbrogliabili e capaci di imbrogliare altre persone, e di fare e far fare cose inutili, assurde o contrarie ai propri interessi.

Religione "fai-da-te"

Pochi sono disposti a rinunciare ad una religione malgrado le sue assurdità, perché non sanno come sostituirla dal punto di vista etico. Così la maggior parte dei cosiddetti credenti professano una religione "fai-da-te", prendendo dalle Scritture solo le parti che a loro fanno comodo e ignorando il resto.

Un immenso imbroglio

Basterebbe questa breve citazione della Bibbia per smascherare un immenso imbroglio.

"Ha colpito a morte i primogeniti egiziani: eterno è il suo amore per noi." [Salmi 136, 10]

https://www.leternoassente.com/?page_id=288

Sulle credenze religiose

Per millenni, miliardi di esseri umani hanno fatto, e ancora fanno, sacrifici, rinunce, rituali per ottenere favori da divinità immaginarie. Come dobbiamo giudicare l'intelligenza di tali credenti? O dobbiamo astenerci dal giudicarli? E come dovremmo reagire a chi ci propone di comportarci allo stesso modo?

Dio, piaceri, dolori, società

Dio è ciò che determina i miei piaceri e dolori, attuali e futuri. Dio esiste se è vero che i miei piaceri e dolori esistono, e la sua esistenza termina quando essi non esistono più. Dio è dunque personale e temporale, ed anche sociale dato che gli umani possono procurare piaceri e dolori gli uni agli altri.

Mortalisti vs. immortalisti

Dubito che a chi crede nell'immortalità dell'anima i piaceri e i dolori della vita mortale siano indifferenti. D'altra parte l'idea di una nuova e migliore vita dopo la morte è per molti causa di piacere e di lenimento del dolore in questa vita. Mortalisti e immortalisti dovrebbero rispettarsi reciprocamente.

Scienza e religioni

Uno non crede in un teorema matematico, in una formula chimica, in una legge fisica perché è nato in un certo luogo, in una certa famiglia, in una certa etnia. La scienza è una e universale. Tutto il resto è opinione, come le religioni, a cui si crede perché si è nati in certi luoghi, in certe famiglie, in certe etnie.

Il pentimento di Dio

Dio è migliorato col tempo. Infatti nel Vecchio Testamento era geloso, irascibile, sadico, brutale.

Poi ha capito che la cosa era politicamente scorretta, controproducente, si è pentito, e nel Nuovo Testamento è diventato buono.

Anche gli dei sbagliano, ma possono migliorare. Perdoniamolo dunque.

Presunzione dei religiosi

Diffido dei preti, e ancor più dei teologi, perché pretendono di conoscere la verità sulla natura e l'uomo, specialmente su ciò che vi è di misterioso e invisibile, e sulla base di tale verità giudicano il bene e il male, mentre tale giudizio potrebbe essere basato sulle conoscenze scientifiche di cui disponiamo.

Pastori, pecore, e atei

Gli atei non si pongono come pastori di anime, non fanno promesse assurde, perciò le percorelle restano in cerca di un pastore e sono smarrite non trovandolo. L'ateo non può sostituire il pastore cristiano. L'ateo prefigura una società i cui membri non sono pecore, ma a quanto pare le masse restano pecore in cerca di pastori.

Fai-da-te intellettuale

Oggi è tutto un patetico e a volte ridicolo "fai-da-te" intellettuale. Non solo non c'è più rispetto per le religioni (cosa che non mi dispiace) ma nemmeno per i grandi pensatori. Vige l'"uno vale uno" e tanti, anche i più ignoranti, anzi, specialmente i più ignoranti, pensano di non essere inferiori (intellettualmente) a nessuno.

Domande sulla salvezza cristiana

Qualche credente cristiano sa dirmi perché Gesù di Nazareth è qualificato come "salvatore"? In particolare:

  • Chi è stato, o sarà, salvato da Gesù?

  • Da cosa è sato, o sarà, salvato?

  • Che ruolo ha avuto la crocifissione di Gesù nella salvezza che ci ha offerto?


Dio e la natura

Sia Spinoza che Einstein affermano che Dio "è" la natura, in contrapposizione al pensiero che Dio esista al di fuori della natura e che in passato l'abbia creata per poi restare a guardarla e in un giorno futuro (quello della fine del mondo) eliminarla. Nessuna delle due tesi è dimostrabile, e ognuno crede in quella che gli conviene.

Siamo tutti ciarlatani

Siamo tutti ciarlatani, più o meno consapevoli, più o meno brillanti, con più o meno successo. Le biblioteche sono piene di opere di ciarlatani, smascheratori di ciarlatani e autori che appartengono ad entrambe le categorie. Il massimo della ciarlataneria è rappresentato dai libri sacri delle religioni rivelate, che sono anche i best-seller.

La presunzione delle religioni

Le religioni hanno sempre scoraggiato (se non punito) la libera ricerca nelle scienze naturali e ancor di più in quelle umane e sociali, ostentando la presunzione di sapere tutto ciò che è importante sapere sulla natura e sull'Uomo. Per chi pretende di conoscere la volontà di Dio, ogni conoscenza che non rientri in tale volontà è inutile o pericolosa.

Il nepotismo religioso dell'Assunzione

L'assunzione di Maria (che oggi come ogni anno si celebra) è stato, a mio parere, un caso di nepotismo. Infatti, per quanto sappiamo, Maria non aveva meriti particolari oltre al fatto di essere la madre di Gesù. Suppongo che miliardi di altre madri siano state più meritevoli della Madonna, ma non hanno goduto di alcun privilegio religioso.

Paura e piacere nel conformismo e nella sottomissione

Il piacere può essere attivato dalla diminuzione di una sofferenza, di una paura o di un'ansia. Per esempio, il conformismo e la sottomissione (in ambito sociale o religioso) sono causati dalla paura dell'isolamento sociale o della punizione divina, e sono causa di piacere quando riescono ad alleviare tali paure e ad infondere sicurezza in tali ambiti.

Liceità del piacere e della violenza

Da quando esiste, la religione cattolica (come altre) si arroga il diritto di stabilire quando un piacere (come ad esempio quello sessuale) o una violenza (come ad esempio il rogo di una persona o una guerra) siano leciti. Per contro, per i cattolici il dolore e il subire violenze sono sempre leciti, anzi, costituiscono un credito per ottenere il paradiso.

L'imbroglio del cristianesimo

L'imbroglio del cristianesimo è questo: rinuncia ai piaceri che puoi ottenere in questa breve vita in cambio di un piacere immenso ed eterno nell'aldilà. Così la vita dei cristiani viene privata di molti possibili piaceri, e anziché essere considerata fine a se stessa, è vissuta come finalizzata a una cosa inesistente. Insomma, la vita cristiana è sprecata.

Reincarnazione come giustificazione delle sofferenze degli innocenti

Giustificare le sofferenze degli innocenti mediante la credenza nelle reincarnazione, per cui le sofferenze attuali sarebbero la pene per colpe commesse nelle vite precedenti è un detestabile imbroglio che ostacola il progresso intellettuale e civile, il cui scopo principale dovrebbe essere quello di alleviare le sofferenze umane, non quello di giustificarle.

Il volo del cristianesimo

Gesù fu crocifisso (dal popolo, che gli preferì Barabba) perché esortava tutti a volare alto, cosa fastidiosa per la maggioranza. Il cristianesimo divenne religione popolare e statale quando cambiò strategia e cominciò ad esortare il popolo a volare basso, e a perseguitare quelli che volevano volare sempre più in alto, ancora più in alto degli stessi sacerdoti.

Terrorismo divino

Dietro la maschera della somma bontà di Dio si nasconde un feroce dittatore. I credenti hanno una tale paura di lui che non osano considerarlo tale. Anche Fantozzi diceva in buona fede al suo crudele capo "com'è buono lei!". I dittatori non si contentano di avere l'obbedienza dei sudditi, vogliono anche il loro rispetto e lo impongono con la violenza e il terrore.

Sull'esposizione di crocifissi in luoghi pubblici

Un crocifisso esposto in un luogo pubblico equivale a un manifesto di un partito politico. Fa pubblicità e proselitismo per una certa visione del mondo (creazionista e antiscientifica), una certa morale e una certa politica. Ti piacerebbe che in un'aula scolastica frequentata dai tuoi bambini fosse affisso alla parete il manifesto di un partito politico a te avverso?

Sulle contraddizioni della filosofia

Come spiegare che persone che hanno una cultura filosofica occidentale "standard" siano in totale disaccordo su certe questioni, come quella della validità delle religioni? Tale disaccordo scredita la stessa filosofia intesa come corpus di conoscenze affidabili, ovvero non contraddittorie. Per me la spiegazione può essere solo psicologica (anche in senso neurologico).

Sul dibattito tra credenti e non credenti

È interessante osservare come le questioni dell'esistenza di Dio e della validità/invalidità del pensiero religioso siano oggetto di discussioni lunghe e appassionate tra due campi avversi. E' una faccenda che sta molto a cuore sia dei credenti che dei non credenti, perché ne va della loro reputazione e autostima, della loro posizione nella gerarchia dell'intelligenza.

La fallacia della maggioranza degli umani

La maggior parte degli esseri umani ancora oggi crede in cose in cui la maggior parte degli esseri umani non crede. Per esempio le religioni. Infatti ognuno è credente e miscredente a seconda dei punti di vista e la maggior parte degli esseri umani è in errore dato che il numero di persone che credono alla stessa religione non supera il 50% della popolazione della Terra.

Sulle religioni monoteiste

Cristianesimo, islamismo, giudaismo, sono religioni violente, atroci e psicotiche. Se un cristiano, musulmano o ebreo è una persona sana di mente e rispettosa degli altri significa che non prende sul serio interamente la sua religione, ma ne prende solo alcune parti che considera valide, ignorando le altre, senza l'autorizzazione o l'approvazione delle autorità religiose.

Animale credente

L'uomo è un animale credente. E' capace di credere in qualsiasi cosa. Guardate in quante cose diverse l'uomo ha creduto nelle varie epoche e nei vari paesi. Le più assurde, le più improbabili, le più pericolose, le più violente, le più strane, le più ingenue, le più stupide. Per il solo fatto che ci credevano molti altri. Specialmente in materia di religione. Ancora oggi.

Quale Dio?

Ammettiamo dunque che Dio esista e che abbia creato il mondo. Ma di quale Dio stiamo parlando? Quello della Bibbia? Quello di Spinoza? Quello di Einstein? Quale altro? Come funziona questo Dio? Ci sono relazioni tra Lui e noi? Ci osserva singolarmente? Ci chiede qualcosa? Ci premia e punisce per ciò che facciamo? Come comunica con noi? Con quale linguaggio e quale vocabolario?

Come allontanare le persone dalla religione

Il modo più semplice (anche se non sempre riesce) per allontanare una persona dalla religione è fargli leggere certi passi della Bibbia. Se uno seguisse questi precetti divini finirebbe immediatamente in un carcere o in un manicomio criminale. Tuttavia il Vaticano continua a confermare che la Bibbia (tutta la Bibbia, senza eccezioni, nuovo e vecchio testamento) è parola di Dio.

Perché il dio delle scimmie non esiste

Nessuno può convincere uno scimpanzé che, se morirà facendo esplodere una bomba in un luogo affollato, dopo la sua morte andrà in un posto governato dal grande Dio Scimpanzé dove avrà tutte le banane e le femmine che vorrà. Questo dimostra che le bestie sono meno soggette a credere in assurdità, rispetto agli esseri umani. In questo le bestie sono più intelligenti di noi umani.

Religioni e repressione sessuale

La natura ha deciso che gli uomini siano quasi tutti attratti sessualmente dalle donne, e quanto più esse sono belle, tanto maggiore è l'attrazione. È dunque una legge di natura, con poche eccezioni. Tuttavia, nel quadro di norme che mirano al controllo del comportamento sociale, molte religioni puniscono o promettono punizioni a coloro che obbediscono apertamente a tale legge.

Paradiso e inferno

L'idea dell'inferno è molto più concreta e viva di quella del paradiso. Immaginare l'inferno, con le fiamme, i dolori, le torture, è molto più facile che immaginare il paradiso, dove non si sa di cosa si dovrebbe godere non essendoci più alcunché di fisico. Di conseguenza credo che nella storia delle religioni l'idea dell'inferno sia stata molto più efficace di quella del paradiso.

Credere per appartenere

Credere è anche un mezzo per appartenere ad una comunità, soddisfacendo così uno dei più importanti bisogni umani. Infatti, credendo in certe sedicenti verità si appartiene automaticamente alla comunità di coloro che credono nelle stesse verità. Ma non debbono essere verità ovvie, altrimenti sarebbe come appartenere all'umanità in generale, cosa poco utile ai fini della solidarietà.

Teorie generali e particolari

Una teoria particolare dovrebbe essere parte di una teoria generale, ma oggi gli intellettuali ci propongono tante teorie particolari che vorrebbero spiegare una serie di fenomeni umani e sociali particolari, senza preoccuparsi di definire una teoria che spieghi l'Uomo in generale. Questo resta così per molti un mistero della cui rivelazione e sintesi le religioni si occupano ben volentieri.

Dimostrazioni di esistenze vs. inesistenze

Non si può dimostrare l'inesistenza di qualcosa che non esiste. Noi atei, infatti, non vogliamo dimostrare l'inesistenza di Dio, perché l'onere della prova spetta a chi l'afferma. Vogliamo invece dimostrare l'esistenza di inganni e ingannatori (in buona o cattiva fede) che danneggiano l'umanità in quanto ostacolano il progresso della conoscenza della natura umana, oltre a creare disagi mentali.

Come diventai ateo

Una volta chiesi al mio prof di religione se è giusto che Dio punisca i figli per le colpe dei genitori (come è detto esplicitamente nel secondo comandamento). Lui mi rispose, pressappoco, che si tratta di un mistero della fede che non possiamo comprendere e dobbiamo solo accettare come ogni altra volontà divina, che è buona e giusta in quando divina. Quella risposta mi convinse a diventare ateo.

Religione e benessere

Se ad un umano fa bene credere in una certa narrazione che riguarda il suo passato e il suo futuro ultraterreno, questo benessere costituisce per lui la prova che quella narrazione è vera. Non sente il bisogno di "falsificarla" perché se ci riuscisse perderebbe quel benessere. Questo mio stesso pensiero è malvagio perché se fosse preso in considerazione priverebbe tante persone di quel benessere.

Dialogo tra credenti e non credenti?

Credo che il dialogo tra un credente e un non credente sia nel migliore dei casi inutile ed innocuo, nel peggiore dei casi letale. Più che di dialogo (tra sordi) c'è bisogno di reciproca tolleranza. Non intendo il dialogo in generale tra credenti non credenti, che ci deve essere, ma il dialogo specifico su temi religiosi, teologici, ovvero sulla filosofia, psicologia e psicopatologia della religione.

Spirito, anima ecc.

A parer mio, spirito", "spirituale", "anima" sono parole senza senso a cui ognuno dà il senso e il significato (inevitabilmente soggettivo) che desidera e che gli conviene, per cui è difficile discuterne, e probabilmente i loro fautori non desiderano farlo. Desiderano piuttosto diffonderle, celebrarle e ammantarsene. Sono come stendardi religiosi, bandiere del mistero, e le bandiere non si discutono.

Religioni contro la conoscenza

Le religioni abramitiche sono contro il progresso della conoscenza. Infatti il peccato originale fu quello di mangiare il frutto dell'albero della conoscenza del bene e del male e fu punito in modo dolorosissimo, una punizione che dura ancora oggi, nonostante la venuta del cosiddetto Messia. E ancora oggi chi cerca di conoscere il bene e il male oltre quanto insegnato dal clero è mal visto dal clero stesso.

Cecità selettiva

Io cerco di aprire gli occhi a coloro che credono nel dio di Abramo come ente reale, cerco di far vedere loro le assurdità (e quindi l'irrealtà) di tale ente. Essi non riescono a vedere le assurdità e incoerenze della loro credenza a causa di una autodifesa della loro psiche, la quale si è costruita su fondamenta fideistiche, e crollerebbe se queste venissero minate. Possiamo chiamare tale fenomeno cecità selettiva.

Religione, ateismo, felicità ed etica

Per un credente è impossibile credere che i non credenti (atei e agnostici) possano, mediamente, essere più felici e più coscienziosi verso gli altri, che i credenti.

Infatti molti credenti accusano i non credenti di ignoranza, di insensibilità, di arroganza e di mancanza di rispetto verso i credenti, per il semplice fatto che i non credenti criticano e rifiutano le loro credenze in quanto infondate e inverosimili.

Il papa e i mafiosi

Il papa ha detto ai mafiosi che andranno all'inferno. Chissà quante pernacchie gli sono ritornate!

Non sarebbe più produttivo che Sua Santità inviasse una circolare a tutti i preti del mondo obbligandoli, pena la scomunica, a non intrattenere alcun rapporto con i mafiosi e a ricordare ogni domenica ai fedeli durante la messa che i mafiosi sono il cancro della società, e che è peccato avere rapporti d'affari con loro?

Religione vs. etica

Se nelle scuole elementari e medie invece della religione cattolica si insegnasse l'etica mettendo a confronto vari tipi di etica antica e moderna, credo il livello di civiltà del nostro paese aumenterebbe notevolmente. Ma purtroppo ci sono troppe forze politiche che preferiscono lasciare al vaticano il monopolio dell'etica, col risultato che poi nessuno si interessa di etica dato che quella vaticana è insostenibile, incoerente e non credibile.

In grazia di Dio

L'idea di avere un rapporto speciale con Dio, di essere in armonia e buoni rapporti con lui, di godere della sua benevolenza e protezione, di essere una sua amata creatura, una sua parte, un suo testimone o un suo intermediario, è un potente placebo capace di far sentire i credenti forti, sicuri, ottimisti, privilegiati, e di rafforzare i loro meccanismi di auto-guarigione del corpo. Un placebo che gli atei non possono utilizzare. Parola di ateo.

Sulla teologia

La teologia è anti-scienza, apologia della fede cieca e dell'incoerenza logica, glorificazione dell'irrazionalità e sfida contro il buon senso. Se il Dio studiato dai teologi esistesse veramente, per farsi conoscere non avrebbe bisogno di sedicenti dotti che spiegano le sue intenzioni con argomenti tanto assurdi da richiedere l'inibizione del giudizio critico per essere compresi. Un Dio che prima ci dà l'intelligenza, poi ci chiede di non usarla.

Fondamentalismo intrinseco delle religioni

Le religioni abramitiche sono intrinsecamente fondamentaliste, come si evince dalla lettura delle loro sacre scritture. L'unico modo per sfuggire al loro fondamentalismo è non prenderle alla lettera, non prenderle completamente sul serio, non seguirle fino in fondo, non leggere i loro testi interamente, ma solo alcune parti, opportunamente selezionate come non violente e politicamente corrette, ignorando quelle violente e inaccettabili per l'uomo odierno.

La cosa più importante

La cosa più importante per un animale sociale come l'uomo non è la conoscenza della verità scientifica, filosofica o religiosa, ma la capacità di interagire utilmente con un sufficiente numero di persone, perché da ciò dipende la sua sopravvivenza e la soddisfazione dei suoi bisogni e desideri. Tale capacità si apprende euristicamente attraverso tentativi ed errori, l'educazione, la cultura e, in qualche raro caso, la conoscenza teorica della natura umana.

Verso una nuova filosofia/religione

Vorrei essere l'araldo di una nuova filosofia/religione agnostica, logica, antropologica, psicologica, ecologica, cibernetica, sistemica, etica, sentimentale, umanista, genetica, evolutiva, eclettica, olistica, relazionale, comunitaria, transdisciplinare, ispirata al pensiero di Gregory Bateson, Edgar Morin, Yuval Harari ed altri scienziati-filosofi che hanno proposto nuovi paradigmi di comprensione della natura in generale e di quella umana in particolare.

La trasmissione dell'idiozia alle generazioni future

Pochissimi nascono idioti, quasi tutti ci diventano a causa di una educazione familiare e di una cultura che scoraggiano il pensiero critico e il cambiamento, costringendo il bambino al conformismo e all'adattamento allo status quo. Risultato è che il disadattamento è dai più considerato una insufficienza mentale, e i genitori rivolgono ai propri figli il trattamento che hanno subito da piccoli, assicurando la trasmissione dell'idiozia alle generazioni future.

In che senso Gesù sarebbe il nostro salvatore?

Ci hanno insegnato che Gesù è il nostro salvatore. Su questo avrei le seguenti domande che rivolgo soprattutto ai credenti:

  1. Da cosa ci avrebbe salvato?

  2. Ci ha davvero salvati o il salvataggio è fallito?

  3. Non avrebbe potuto salvarci in un altro modo, ovvero senza farsi massacrare?

  4. Chi ha voluto il suo sacrificio?

  5. Chi ha beneficiato del suo sacrificio?


Dio: amico o nemico? E se ci fosse un super-Dio?

A mio parere Dio (qualunque cosa esso sia) è un nemico perfido che ci punisce se denunciamo la sua perfidia, constringenci in tal modo a considerarlo come un buon amico, e quindi ad autoingannarci. Se Dio ci ha intenzionalmente e consapevolmente messi al mondo, perché lo ha fatto? Sapeva che avremmo sofferto, ma evidentemnete le nostre sofferenze sono per lui irrilevanti. E se Dio fosse a sua volta vittima di un perfido super-Dio e si autoingannasse a sua volta?

Su Dio e le religioni

Per quanto riguarda le religioni, per me la questione non è se Dio esista o no, ma quale Dio esista. Ovvero come può Dio essere definito e caratterizzato, come funziona, come si manifesta, come interagisce con noi esseri umani, cosa sa di noi, cosa può fare, cosa vuole da noi, cosa ci promette, se ce n'è uno solo o più di uno ecc. In un certo senso tutti (anche io che sono ateo) crediamo in Dio, ma ognuno se lo immagina e racconta a modo suo, e qui sta il problema.

Emancipare l'etica dalle religioni

C'è bisogno delle sacre scritture per imparare che dobbiamo aiutarci l'un l'altro? Dobbiamo farlo perché ce lo chiede un rappresentante di Dio? Non riusciamo a capirlo da soli con la nostra intelligenza? Dobbiamo farlo perché se non lo facciamo andiamo all'inferno? Io ritengo che possiamo e dobbiamo emancipare la nostra etica dalle religioni. Siamo abbastanza intelligenti per costruire un'etica non basata su favolose rivelazioni divine ma sul buon senso e sulla scienza.

Sul cosiddetto dialogo interreligioso

Il dialogo interreligioso è una finzione perché le religioni, per definizione, non possono mettere in discussione se stesse, e anche quando tollerano le altre religioni o l'ateismo, lo fanno con un senso di superiorità, in quanto si credono depositarie dell'unica vera verità. Non ho mai sentito un prete (di qualunque religione) dubitare della verità delle sacre scritture della sua confessione. Le religioni sono arroganti per definizione, altrimenti non sarebbero religioni.

Nunc et in hora mortis nostrae

Nell'Ave Maria si trova la frase «Sancta Maria, mater Dei, ora pro nobis peccatoribus, nunc et in hora mortis nostrae». Il fatto che l'implorazione di pregare per noi non sia estesa al dopo-vita è forse una svista, o un lapsus che rivela che le preghiere per i morti non hanno alcun effetto, nemmeno per i credenti. Agli atei come me, la locuzione «nunc et in hora mortis nostrae» è una conferma del fatto che ciò che conta è la vita presente, ed una morte non troppo dolorosa.

Sul diritto di non amare

Se io ho il diritto di non amare alcuna persona, ogni persona ha il diritto di non amarmi. Occorre dunque chiederci se possiamo o dobbiamo concederci tale diritto, ovvero tale libertà.

Il cristianesimo ci obbliga ad amare gli altri come noi stessi, e ci fa sentire in colpa se non li amiamo.

Io penso che tale obbligo non sia sano né realistico, e che sia contro natura, anche per il semplice fatto che l'amore, come ogni sentimento, è involontario.

Sulle prove dell’inesistenza di Dio e di altre amenità

Non ha senso dimostrare l'inesistenza di qualcosa (per esempio "Dio"), tanto meno se non si specifica il luogo fisico in cui la cosa non esisterebbe e le sue caratteristiche fisiche, indispensabili per poterla riconoscere.

Le dimostrazioni si applicano solo alle esistenze, non alle non esistenze.

Insomma, dire che non c'è prova dell'inesistenza di X è una sciocchezza, e questo vale per qualsiasi valore di X, incluso Dio, Babbo Natale, Pinocchio ecc.

Augurio per i cristiani

Io sarei felicissimo se la maggior parte degli esseri umani seguissero realmente gli insegnamenti di Gesù, specialmente per quanto riguarda l'amore incondizionato verso tutti, compresi i nemici, e auguro a tutti i cristiani di riuscire a raggiungere tale obiettivo. Penso infatti che se questo avvenisse staremmo tutti meglio. Però vorrei avere il diritto di non seguire tali insegnamenti e non vorrei essere giudicato male dai cristiani per questo, né moralmente, né intellettualmente.

Lo scopo della Bibbia e del Corano

La Bibbia e il Corano sono stati scritti per sottomettere la gente al volere delle autorità religiose (colluse con quelle politiche o coincidenti con esse) inculcando nelle menti delle persone, a cominciare da quelle infantili, il terrore per la collera di un Dio spietato e per un'eterna punizione fatta di fiamme e solitudine. Insomma questi libri sacri sono strumenti di sottomissione. Dei due, il Corano è il meno ipocrita. Infatti la parola "Islam" significa, appunto, "sottomissione".

Pregare per qualcuno

Pregare "per qualcuno" ovvero intercedere con Dio a favore di terzi è un caposaldo del cristianesimo e il Papa ci esorta continuamente a pregare per varie categorie di persone (tra cui il clero). La cosa interessante è che chi prega presuppone che colui per cui prega possa beneficiare della preghiera stessa. A mio parere chi prega crede nella magia. Certamente la preghiera serve a chi prega e a chi esorta alla preghiera, non al presunto beneficiario. Finzione consapevole o autoinganno?

Sull'esistenza di Dio

Per me quello dell'esistenza di Dio è un falso problema. Io posso anche ammettere che Dio esista e che abbia creato il mondo o che sia il mondo stesso, La vera questione è: cosa Dio si aspetta da noi, come si rapporta con noi, se ci premia o castiga per il nostro comportamento, se interferisce arbitrariamente nel nostro comportamento e cose di questo genere. Potrebbe anche darsi (chi può dimostrare il contrario?) che Dio esista ma sia completamente indifferente al destino degli esseri umani.

Sul fondamentalismo cattolico

Il comportamento dei cattolici fondamentalisti (come ad esempio quello delle "sentinelle in piedi") si spiega con la psicologia e si combatte con l'educazione dei bambini (lezioni di etica laica e psicologia invece che di religione). Gli adulti fondamentalisti sono irrecuperabili. Il loro comportamento può essere preso in considerazione come esempio di fondamentalismo nei corsi di etica e psicologia oppure per fare della satira. Combattere il fondamentalismo con argomenti razionali è tempo perso.

Perché il terrorismo islamico

Certe persone si uccidono o si fanno uccidere pur di non morire insensatamente e inutilmente. È il caso dei terroristi islamici che credono, col martirio, di assicurarsi un posto d'onore in paradiso. Il loro torto è quello di prendere alla lettera alcuni passi del Corano, cosa che per fortuna la maggior parte dei musulmani non fa, per pigrizia, disattenzione, ignoranza, mancanza di coraggio, opportunismo o scetticismo. Il problema non è l'Islam, ma la natura umana che è incline all'autoillusione.

Dio e i suoi intermediari

Penso sia giusto considerare ingannatori (e forse anche ingannati) coloro che affermano che le sacre scritture riflettono la parola e le intenzioni di Dio. Mi rifiuto di credere che Dio, se esistesse, avrebbe bisogno di libri sacri per farsi conoscere dagli esseri umani. Nella sua onnipotenza e perfezione avrebbe sicuramente metodi più efficaci, efficienti e a prova di errore, e soprattutto non ricorrerebbe all'intermediazione di una casta sacerdotale ma si rivolgerebbe direttamente agli interessati.

Paradosso della religione

Più una persona prende sul serio una religione, cioè cerca di applicarne i precetti (così come espressi nelle sacre scritture) in modo rigoroso, e più essa è socialmente pericolosa. Per esempio, se dovessimo fare quello che Dio, nel Vecchio Testamento, ci chiede di fare, dovremmo uccidere tutti gli uomini che hanno rapporti omosessuali. Infatti in certi paesi mussulmani lo fanno davvero e anche nella civilissima Europa (Italia, Germania ecc.) fino agli anni 60-70 gli omosessuali venivano incarcerati.

Sulle esperienze mistiche

Coloro che hanno esperienze mistiche vedono cose straordinarie che nessuno può vedere in condizioni normali.

Io suppongo che ciò che essi vedono abbia luogo dentro il proprio cervello, ovvero sia una costruzione momentanea del proprio cervello.

È come ciò che si vede in un sogno. Infatti i sogni hanno luogo nel cervello di chi sogna, non fuori del proprio corpo.

Il cervello umano è capace di mettere in scena spettacoli privati magici e straordinari, perfettamente realistici.

Dio e la scienza

La scienza non nega l'esistenza di Dio. Infatti non ne parla, non lo definisce e non si pone domande sulla sua esistenza. Lascia che se ne occupino discipline non scientifiche. Dio è una faccenda che non riguarda la scienza e che la scienza non riguarda. Del resto non è stato mai possibile fare esperimenti su Dio perché questo non si è mai reso disponibile in tal senso. Perciò su Dio si può dire tutto e il contrario di tutto, ma è ingannevole cercare di dimostrare l'esistenza di Dio chiamando la scienza a testimoniare.

Domande sul nulla

Credo che il nulla si possa definire come l'assenza del mondo. Quindi si pone la domanda, può il mondo essere assente? Ovvero: lo è mai stato? Potrà mai esserlo? Domande inutili e oziose di chi non ha "nulla" di meglio da fare, a cui si può rispondere solo con aria fritta.

Occorre però distinguere il nulla assoluto (l'assenza del mondo) dal nulla relativo, ovvero l'assenza (temporanea) di qualcosa, di una parte del mondo. Sulla seconda ha senso discutere e cercare risposte, sulla prima non credo.

Credenza individuale vs. collettiva

Ho notato che tutte le religioni e le filosofie spiritualiste aspirano ad una collettivizzazione delle proprie credenze, fino al punto che la comunanza della credenza è per i credenti ancora più importante della credenza stessa. Infatti il credente soffre per il fatto che qualcuno non condivida la sua credenza, e cercano di convertirlo se possibile. Quando si rendono conto che una conversione è impossibile, rinunciano ad un ulteriore proselitismo e considerano il non credente un minus habens e un potenziale o effettivo nemico.

Sull'esposizione dei crocifissi

Oggi se un bambino vede l'immagine di un impiccato forse prova un sentimento di repulsione o di rabbia verso quell'espressione di violenza. Ma se lo stesso bambino fin dalla nascita fosse stato abitutato a vedere immagini e statuette di impiccati, rimarrebbe del tutto indifferente di fronte ad un'ulteriore statuetta di impiccato. E' ciò che è avvenuto con i crocifissi. L'imagine di un crocifisso dovrebbe farci riflettere, ma prima ancora dovrebbe farci soffrire. Ma questo non è possibile se da sempre vediamo crocifissi dappertutto.

Sulla preghiera

Non sottovalutiamo la preghiera.

Oltre ad avere un effetto placebo essa è utile ai potenti per tenere i sudditi preganti lontani da idee rivoluzionarie.

Miliardi di ore passate da esseri umani a pregare. Uno spreco colossale.

Però grazie alle preghiere si sono (con)formate le menti di miliardi di persone a credere nelle stesse illusioni e ad adottare comportamenti restrittivi comuni.

La preghiera è una specie di training autogeno consolatorio, socializzante e disciplinante.

I giochi di Dio

Nella perfezione delle forme e delle formule, nella bellezza, l'uomo cerca il suo creatore e lo chiama Dio. Ma Dio non cerca l'uomo. Dio ha creato questo mondo e questo ci ha creati.

Dopo aver creato questo mondo, Dio è andato a crearne altri, inventando nuovi giochi e nuovi esperimenti, incurante delle precedenti creature.

Se vogliamo imitare Dio e continuare la sua opera, dobbiamo giocare, sperimentare, creare, nelle pause dei nostri conflitti e dei nostri dolori.

Reincarnazione ed evoluzionismo

La credenza nella reincarnazione è, a mio parere, incompatibile con l'evoluzionismo, per il quale la vita è iniziata con un unico organismo molto semplice che si è riprodotto e moltiplicato diventando sempre più complesso. La reincarnazione, invece, per quanto ne so, non ammette che una singola vita possa reincarnarsi in più d'una, e suppone che il numero totale di esseri viventi resti costante nel tempo. La reincarnazione non spiega nemmeno come si sia formata la vita in un mondo che ne era privo, alcuni miliardi di anni fa.

Sull'esistenza/inesistenza di Dio

Non si può dimostrare l'inesistenza di qualcosa che non esiste. Per esempio, nessuno può dimostrare che in qualche parte dell’universo non esista un asino volante. È invece possibile dimostrare l’esistenza di qualcosa.

Tuttavia, per dimostrare l’esistenza di una cosa occorre prima definire la cosa stessa, cioè le sue proprietà e le sue interazioni (verificabili) con il resto del mondo.

Nel caso di Dio, non ha senso parlare della sua esistenza o inesistenza dato che non esiste una sua definizione condivisa e verificabile.

Violenza sacra

L'uomo, per fare cessare la violenza tra individui ha escogitato la violenza di gruppo verso altri gruppi o verso alcuni individui o animali. Così si è passati dalla violenza interna alla comunità a quella esterna, ovvero contro altre comunità o contro qualche capro espiatorio.

Questo passaggio è avvenuto per iniziativa delle autorità religiose, le quali si sono arrogate il diritto esclusivo di amministrare la violenza, facendone una cosa sacra. Infatti la violenza esercitata in nome di un dio non solo è lecita, ma è doverosa.

Immaginazione creativa realistica

La meditazione è una specie di immaginazione non creativa. La fantasia è una specie di immaginazione non realistica. La religione è una combinazione di meditazione e fantasia.

L'immaginazione che preferisco è creativa e realistica. Consiste nel prevedere cose nuove possibili, utili, piacevoli e realizzabili.

È un'attività che richiede apprendimento, esercizio, stimoli, e il superamento di inibizioni conformiste, della resistenza al cambiamento e della paura di avventurarsi in percorsi mentali inesplorati e logiche alternative.

Genetica e religione

Suppongo che il cervello umano sia predisposto geneticamente a credere in qualche divinità e ad aggregarsi in nome di qualche sacralità. Forse questa disposizione ha costituito un vantaggio evolutivo. Ma non è detto che oggi, con lo sviluppo della cultura che c'è stato, tale tendenza sia ancora vantaggiosa per la specie. Potrebbe essere la sua rovina. Sicuramente è una tendenza vantaggiosa per coloro che la sfruttano. Come il sobrio può avere la meglio sull'ubriaco, così chi è libero da credenze può avere la meglio sui credenti, in quanto individui meno liberi.

Religione e capacità critica

Le chiese abramitiche si ostinano a sostenere che la Bibbia è parola di Dio, e che Dio ci ama. Basta leggere quel libro per capire che si tratta di un inganno. Ma, sorprendentemente, molti restano ingannati, probabilmente a causa della paura di pensare cose in contrasto col pensiero maggioritario. Uno degli effetti delle religioni di massa è quello di inibire la capacità critica delle persone, di renderle cieche alle incongruenze e alle assurdità, di indurle a chiamare bene il male, giusto l'ingiusto, razionale l'irrazionale, logico l'illogico, utile l'inutile e il dannoso.

Religione verso il mondo e sottomissione alla natura

La mia vita, il mio benessere o malessere, la mia felicità o infelicità, dipendono dal mio rapporto con il resto del mondo, cioè da come interagisco con le persone, con gli altri esseri viventi e con tutto ciò che mi circonda e con ciò che abita dentro di me; dipendono in particolare dal rispetto che ho per le loro esigenze, dalla mia obbedienza o disobbedienza alle loro richieste e dalla mia sensibilità alle loro proposte. La comprensione di questa inevitabile e indispensabile relazione suscita in me un sentimento di religione verso il mondo, e di sottomissione alla natura.

Reciproca esclusività di ogni dottrina

Una delle caratteristiche più importanti di quasi tutte le religioni è la loro intrinseca reciproca esclusività, che rende impossibile credere in più di una religione allo stesso tempo (a meno di non crearne una sincretista). Questa esclusività ha prodotto gravi danni nelle capacità intellettuali in tutti coloro che hanno ricevuto un'educazione religiosa, perché li ha abituati a pensare che vi possa essere una dottrina di validità assoluta (non solo in campo religioso, ma anche politico, scientifico, filosofico, artistico ecc.) e che tutti coloro che non la seguono sono in errore.

Bisogno di autorità e religione

Forse noi umani abbiamo bisogno di essere costantemente in relazione con un'autorità che ci premia se ci comportiamo secondo il suo volere, e ci castiga se non lo facciamo.

Quest'autorità corrisponde a quella che i bambini riconoscono nei genitori come inevitabile e indiscutibile.

Il bisogno di autorità, causato della totale dipendenza dei bambini dagli adulti (e oggetto di imprinting), può costituire il fondamento inconscio di ogni religione.

In tal senso, le divinità possono essere considerate sostituti inconsci dei genitori o dei care giver.

Noi atei e le religioni

Noi atei non abbiamo capito che combattere le religioni con la sola razionalità è inutile e perdente. Il successo delle religioni è dovuto al fatto che esse danno qualcosa, soddisfano dei bisogni profondi consci e inconsci. Se togliamo la religione a certe persone, queste avranno disturbi emotivi terribili e insopportabili. Noi atei, invece di proporre la semplice rinuncia alla religione, dovremmo quindi inventarci qualcosa di sostitutivo della religione che possa soddisfare in modi più razionali quegli stessi bisogni. I bisogni non si possono ignorare o eliminare, ma semmai trasformare. Amen.

Religioni da sostituire

Il mondo non può permettersi religioni che considerano le altre come nemiche, e il proprio popolo come eletto da Dio; religioni che, nei loro libri sacri come la Bibbia e il Corano, istigano al genocidio e a tanti altri crimini (ad esempio, contro gli omosessuali). Per fortuna i più non li leggono o non li prendono sul serio.

Se proprio abbiamo bisogno di religioni dobbiamo inventarne di nuove, in cui non esista la divisione tra "noi" e "loro", tra il vero dio e i falsi dei, e in cui l'uomo non debba punire i peccatori né fare da intermediario tra Dio e gli altri uomini.

Criticare le religioni?

Criticare le religioni è molto pericoloso perché ci sono tante persone che non sanno distinguere la critica dall’offesa e considerano la critica religiosa sempre e comunque offensiva.

La faccenda è paradossale in quanto i primi a criticare chi la pensa diversamente in materia religiosa sono proprio le persone religiose. Infatti in ogni religione è implicita, costituzionalmente, la critica verso i non credenti, che nel migliore dei casi sono considerati persone spiritualmente povere, nel peggiore pericolosi immorali e asociali da reprimere o sopprimere.

Visioni che danno senso

Ogni umano adotta o costruisce una sua visione del mondo atta a dare un senso a ciò che gli accade. Non importa se tale visione sia realistica, ma che fornisca una spiegazione di ciò che altrimenti sarebbe inspiegabile. E' per questo che miliardi di persone credono in assurdità, perché comunque danno un senso agli avvenimenti. Perché l'uomo non accetta ciò di cui non capisce il senso, ovvero non accetta di non capire il senso delle cose. Saremmo tutti più intelligenti e realistici se accettassimo la non-comprensione come un fatto normale e non necessariamente pericoloso, nulla di cui vergognarci.

Sulla natura della cosiddetta anima

Non so se abbiamo un'anima, se essa sia immortale, se si possa
reincarnare ecc.  Ma so che non ho bisogno di credere a queste cose per
vivere una vita serena e rapporti umani pacifici e soddisfacenti. Per questo mi basta la
mia intelligenza, le mie esperienze e le mie conoscenze scientifiche e
umanistiche. Di conseguenza non intendo spendere il mio tempo in
ricerche sull'anima e le sue vicende, anche perché dubito che esse
possano portare a qualcosa di attendibile e/o che possano cambiare
qualcosa nel mio modo di vivere e di interagire con gli altri.

Metafisica inconfutabile

Dio non ha creato il mondo, Dio è il mondo e noi siamo sue parti in continua trasformazione e interazione secondo certe leggi. E il nulla non esiste, è solo la somma algebrica uguale a zero di materia e antimateria, tempo e antitempo, spazio e antispazio, energia e antienergia. Nessuno può dimostrare che ciò non sia vero, anche se affermazioni diverse possono essere ugualmente vere. Nessuno può confutare le metafisiche perché esse si pongono al di là della fisica e quindi della scienza e della ragione. E' questa la forza e la bellezza di ogni metafisica, anche di quelle più astruse, assurde e pericolose.

La chiesa e la schiavitù

Come ci si può fidare di una Chiesa colpevole, per tanti secoli di crimini contro l'umanità? Lo stato della Chiesa è stato uno degli ultimi ad abolire la schiavitù. Chi ci assicura che non continui a compiere crimini di portata planetaria? E infatti continua a farlo con la sua politica anti-anticoncezionale.

Leggi l'articolo: Quando la Chiesa amava tutti gli uomini esclusi gli africani.

Il sacrificio di Isacco nelle religioni abramitiche

Il racconto del sacrifico di Isacco è la dimostrazione della violenza e della follia che si nascondono dietro le religioni abramitiche. La virtù di Abramo, che dovrebbe essere un modello di moralità a cui tutti i cristiani, i musulmani e gli ebrei dovrebbero conformarsi, consiste nell'obbedire senza esitazione ad una "voce" che gli ordina di uccidere suo figlio. Follia e violenza pura mascherate da virtù. Su questa base si sono costruite le religioni abramitiche. Perché, secondo voi, qualcuno (Dio stesso o un suo adoratore) ha avuto la bella idea di inventare e includere una simile storia nelle sacre scritture?

La sincerità di Jahve

Secondo comandamento: "Non ti farai immagini scolpite né alcuna figura di quanto è in alto nei cieli né di quanto è in basso sulla terra, né di quanto è sotto la terra, nelle acque. Non ti prostrerai davanti ad essi né renderai loro un culto perché io, Jahve tuo Dio, sono un Dio geloso che punisce la colpa dei padri sui figli fino alla terza e quarta generazione di coloro che mi odiano, ma che usa benevolenza fino alla millesima generazione di coloro che mi amano e osservano i miei precetti."
Viva la sincerità con la quale Jahve ammette di essere geloso, irascibile e poco preciso nel punire e nel premiare!

Dio gioca a nascondino

Se vi capita, divertitevi a chiedere ad un prete perché, se Dio è onnipotente, ha bisogno dei preti per insegnare la religione e non l'insegna direttamente Lui a tutti gli esseri umani in ogni parte del mondo, quando raggiungono l'età della ragione, eventualmente attraverso lo Spirito Santo. Tra l'altro si eviterebbe quell'imbarazzante fenomeno delle religioni che sono diverse per zone geografiche, proprio a causa dei diversi intermediari presenti sul posto. Perché Dio parla direttamente solo ad un piccolissimo numero di persone privilegiate? Perché gioca a nascondino e premia chi lo trova e castiga chi non ci riesce?

Sull'esistenza di Dio

Discutere sull'esistenza o non esistenza di Dio è una perdita di tempo.

Infatti, ciò che importa non è stabilire se Dio esista o no, ma cosa esso (qualsiasi cosa sia) voglia da noi e cosa possiamo o dovremmo fare nei suoi confronti (ammesso che non ci ignori completamente).

Ognuno può definire Dio come vuole: un bosone, il big bang, l'universo, le leggi della fisica oppure un vecchio minaccioso, possessivo, geloso e irascibile, terribilmente ingiusto e crudele, come lo descrive la Bibbia.

A seconda della definizione di "dio", la risposta alla domanda sulla sua esistenza cambia.

L'arte come strumento di soggezione

L'arte sacra dimostra come la bellezza possa essere usata efficacemente per soggiogare le menti delle persone.

Questo pensiero mi è venuto oggi, quando in una bellissima chiesa di Monaco (Heilig-Kreuz-Kirche), ho assistito per caso ad un battesimo. La chiesa era vuota, tranne per il gruppo dei prtecipanti al battesimo. L'unica persona ragionevole era la neonata che piangeva. Gli altri erano felici di affidare alla madre chiesa il cervello di quella creatura perché ci scrivesse le stesse cose che erano state scritte nel loro.

Il pericolo dell'ateismo

Se uno afferma che secondo lui il Dio di Abramo non esiste e che è pura fantasia, tale affermazione implica il ritenere che che i credenti nel Dio di Abramo credono in cose che non esistono, ovvero scambiano fantasie per realtà. Questa conseguenza logica implicita nella dichiarazione di ateismo è offensiva per i credenti, che si sentono considerati creduloni, ingenui o sciocchi dagli atei, anche se questi si limitano a dire che non credono in Dio e non fanno apprezzamenti sulla mentalità dei credenti. Ecco perché ancora oggi in certi paesi chi si dichiara apertamente ateo e spiega i motivi del suo ateismo può essere condannato a morte.

Religione fai-da-te

La religione più diffusa al mondo è la religione fai-de-te, anche detta "pick & mix" (scegli e mescola). Si basa su una delle tante religioni organizzate, di solito quella con cui uno è stato educato o quella prevalente nella propria comunità, e consiste nel prendere da essa solo alcuni elementi, pochissimi rispetto al vasto contenuto dei sacri testi, cioè quegli elementi che uno ritiene non troppo scomodi da rispettare e sopratutto che non lo fanno sentire in colpa. Ad esse si possono poi aggiungere idee personali o prese da altre religioni, tali che, nell'insieme così selezionato e combinato, la propria persona ne esca buona, giusta e saggia.

Sulla salvezza cristiana

Forse non tutti i cristiani di oggi sanno che Cristo non predicava per il raggiungimento della felicità in questa vita, ma per quella nel dopo-vita.

La salvezza che lui ci voleva donare (per cui viene chiamato "Salvatore") non riguarda questa vita, ma la possibilità di andare in Paradiso.

Non è per caso che il Nuovo Testamento si conclude con l'Apocalisse. Il cristianesimo è infatti l'unico modo per arrivare preparati all'Apocalisse, con un biglietto per il Paradiso.

Nessuna salvezza per i non credenti!

Sono cose che i preti non dicono perché non farebbero che aumentare la fuga dalle chiese.

Rendere attraenti immagini raccapriccianti

La potenza di una religione, la sua capacità di manipolare le menti, si dimostrano, ad esempio, nella sua capacità di trasformare un'immagine raccapricciante (come quella di una persona barbaramente torturata e uccisa) in un'immagine dolce e attraente. Immaginate di vedere in tutti i luoghi pubblici e nella maggior parte delle case private di una certa nazione l'immagine di un impiccato seminudo e con segni di sevizie. Pensereste che abbiamo a che fare con un popolo sadico e psicopatico? No, abbiamo a che fare con un popolo religioso che adora l'impiccato e lo considera divino. Che poi si tratti di un impiccato o di un crocefisso non fa molta differenza.

Sulla contestualizzazione delle religioni

Capita a chi critica le assurdità contenute nella Bibbia, di sentirsi dire che occorre contestualizzare il racconto biblico al periodo in cui esso è stato scritto. Sono d'accordo, tuttavia contestualizzare la religione implica riconoscere che essa è relativa, variabile, arbitraria. In altre parole, contestualizzare una religione significa svalutarla, insieme con l'etica che essa comporta. In tal senso la narrazione giudaico cristiana va certamente contenstualizzata, ovvero non va considerata valida universalmente, ma solo per certi popoli in certi periodi storici, e va oggi ripudiata in quanto incompatibile con le nostre conoscenze e la nostra sensibilità.

Religioni, dogmi, comunità e ateismo

Le religioni sono tipicamente dogmatiche e normative, nel senso che non permettono ai fedeli di pensare, in materia di religione e di morale, in modo difforme da quello delle autorità religiose, pena la stigmatizzazione di "peccatore".

L'ateismo è invece anti-dogmatico, per cui mentre i credenti sono uniti nella credenza nei dogmi della propria religione, gli atei sono disuniti dalla loro libertà di pensiero e di giudizio morale, libertà che consente una infinita varietà di posizioni.

In tal senso non può esistere una comunità fondata sull'ateismo. Ci deve essere un principio fondante positivo. Una non credenza non è sufficiente.

Premio e castigo, lode e disprezzo nelle religioni

Una cosa che accomuna gran parte delle religioni, e in particolare quelle abramitiche, sono le polarità premio-castigo e lode-disprezzo, nel senso che a chi si sottomette e obbedisce alle forme della religione viene promesso un premio e a chi non si sottomette o si ribella ad esse viene promesso un castigo in vita e/o dopo la morte terrena, e che chi si sottomette e obbedisce viene lodato, e chi non si sottomette o si ribella viene disprezzato ed emarginato già in vita.

Ciò che cambia da una religione all’altra è la misura del disprezzo e quella dell’atrocità del castigo.

Sul terrorismo islamico

Le religioni, specialmente quelle del trio monoteista, se prese sul serio e coerentemente con i contenuti delle rispettive sacre scritture, mirano al genocidio e alla brutalità verso gli infedeli. Se oggi il terrorismo è quasi soltanto di matrice islamica, è solo perché i cristiani e gli ebrei, da qualche secolo, non prendono più sul serio la loro religione e non leggono le rispettive sacre scritture, o leggono solo le pagine dove Dio è buono. Il terrorismo islamico è causato prima di tutto dell'Islam, aggravato da concause geopolitiche ed economiche. Nessun ateo ha mai compiuto atti terroristici per diffondere l'ateismo o scatenato guerre di religione.

Intermediari di Dio

Ci hanno insegnato che la Bibbia è parola di Dio, ma che è stata scritta dagli uomini, con le idee e i limiti del loro tempo. Per me questo è un controsenso e un imbroglio. Per quale strano motivo un dio onnipotente avrebbe bisogno di intermediari (per di più fallibili) e non parlerebbe direttamente agli esseri umani? Un dio che si diverte a complicare la vita delle sue creature? Sarebbe molto più intelligente, oltre che onesto, dire che Dio non si è mai rivelato con parole o simboli all'uomo, e che ognuno deve cercare di capire la sua volontà sulla base dell'osservazione della natura e dei propri sentimenti, senza fidarsi di quelli che pretendono di essere i suoi intermediari.

Parole magiche

Ci sono parole molto usate che nessuno sa spiegare se non tautologicamente, e che hanno un alone di sacralità, spiritualità o religiosità. Esempi: anima, spirito, amore. Queste parole hanno avuto grande fortuna sin dagli albori delle civiltà umane perché vengono associate a promesse di felicità, armonia, pace, moralità, e indicate come soluzioni dei problemi sociali e individuali. Chi le usa attribuisce loro poteri magici, come fossero degli amuleti, e le protegge contro ogni attacco intellettuale materialista che cerca di dimostrare la loro inconsistenza e irrazionalità, proprio come ogni religione si difende dalle idee dei miscredenti, ovvero in modo irrazionale e tautologico.

Scienza vs. religione

Se scienza e religione si contraddicono, una delle due è falsa. Affinché non si contraddicano, la scienza dovrebbe affermare che le leggi della fisica e della biologia (così come le conosciamo) non valgono sempre, ma a volte restano sospese permettendo eventi di tipo divino, esoterico o magico.

Per conciliare scienza e religione dobbiamo dunque vedere il mondo e la vita come realtà parzialmente deterministiche e parzialmente non deterministiche, cioè divinamente determinate (almeno in parte).

Tuttavia, mentre il determinismo scientifico può essere dimostrato mediante esperimenti, quello divino non può esserlo ed è oggetto di sola fede.

Sull'immacolata concezione

La maggioranza (anzi la quasi totalità) dei cattolici pensa erroneamente che l'immacolata concezione si riferisce alla concezione di Cristo in verginità. Invece si riferisce al fatto che la Madonna, secondo il dogma proclamato nel 1854, sarebbe l'unico essere umano ad essere nato senza peccato originale. Bell'esempio di privilegi e favoritismi tra parenti.

Non capisco che bisogno c'era di un tale dogma, ma ognuno ha i suoi limiti.

Per fortuna, essendo ateo (anche se battezzato) non sono tenuto a credere a questo né agli altri dogmi sulla logica e la giustizia divina. Così non devo nemmeno fare violenza al mio buon senso e alla mia ragione.

Sensi di colpa

A mio parere, una delle caratteristiche che distinguono l'uomo dagli altri animali è la capacità di provare sensi di colpa, i quali possono essere più o meno giustificati e più o meno consci o inconsci.

I sensi di colpa possono essere suddivisi in due categorie: quelli verso Dio e quelli verso gli altri (ovvero verso la comunità di appartenenza o persone particolari). I primi sono dovuti soprattutto a insegnamenti cristiani; i secondi, quando non sono giustificati, sono dovuti soprattutto a insegnamenti di genitori conformisti e/o moralisti.

Quando i sensi di colpa sono inconsci, è impossibile capire in quale misura essi siano giustificati.

Dio ti benedica?

Sarebbe più giusto e significativo, anziché "Dio ti benedica", dire "io ti benedico". Se uno dice "io ti benedico" si assume la responsabilità della benedizione, e chi la riceve ottiene un omaggio reale, una dimostrazione di stima e affetto, e quindi di buona reputazione, da una persona reale, non da una figura che non esiste o non si cura di lui o non ha tempo né voglia di ascoltare o esaudire tutti gli auguri che in suo nome vengono irresponsabilmente pronunciati. Inoltre, dire "Dio ti benedica" ad un non credente potrebbero essere percepito come offensivo, ironico, o ridicolo.
Ma uno che dice "io ti benedico" passa per arrogante e presuntuoso. Questa è la cultura in cui viviamo

Il mio ateismo

Io credo in Dio come principio ed essenza della nautura, ma non credo che possiamo interagire con lui più di quanto già facciamo con la natura stessa. Noi non possiamo fare qualcosa di speciale per lui né lui può fare qualcosa di speciale per noi. Insomma, inutile cercare di comunicare con lui e credo che quello che ci accadrà dopo la morte è indipendente dal nostro comportamento durante la nostra vita. In altre parole, non credo ci siano regole da seguire per ingraziarsi Dio e avere un trattamento privilegiato né prima né dopo la morte. In questo senso sono ateo. Credo invece che ci siano regole da seguire per vivere nel modo più soddisfacente possibile, ma senza uno speciale intervento divino.

Dio come interlocutore e guida

Nell'economia della mente la "figura" di Dio può avere diverse funzioni tra cui quella di interlocutore, consigliere, guida e autorità. Dio rappresenta, infatti, la comunità da cui dipendiamo per la nostra sopravvivenza. È una "persona" che risponde alle nostre domande e ci guida nel difficile compito di scegliere come comportarci, dato che non abbiamo istinti che ci guidino nella scelta (diversamente dagli altri animali).

Quando siamo soli e smarriti, il Dio interiore può essere l'unica nostra compagnia e un'àncora per non impazzire.

D'altra parte credere in un tale Dio è già una forma di pazzia. Una pazzia collettiva molto diffusa.

Il Dio della Bibbia mandante di genocidi

Lo sapevate che il Dio della Bibbia ha ordinato genocidi e non se ne è mai pentito? Oggi sarebbe imputato alla Corte Penale Internazionale per crimini contro l'umanità. Se vuoi diventare ateo, leggi la Bibbia (tutta).

"... nelle città di questi popoli che il Signore, il tuo Dio, ti dà come eredità, non conserverai in vita nulla che respiri, ma voterai a completo sterminio gli Ittiti, gli Amorei, i Cananei, i Ferezei, gli Ivvei e i Gebusei, come il Signore, il tuo Dio, ti ha comandato di fare, affinché essi non v'insegnino a imitare tutte le pratiche abominevoli che fanno per i loro dèi e voi non pecchiate contro il Signore Dio vostro."
[Deuteronomio 20: 16, 17, 18]

Etica laica secondo Harari

L'etica laica si fonda non sull'obbedienza agli editti di questa o quella divinità, ma piuttosto su una comprensione profonda della sofferenza. Per esempio, i laici si astengono dal commettere omicidio non perché alcuni libri antichi lo vietano, ma perché uccidere infligge una sofferenza immensa agli esseri senzienti. C'è qualcosa di profondamente problematico e pericoloso negli individui che evitano di uccidere soltanto perché "lo dice Dio". Costoro sono motivati dall'obbedienza più che dalla compassione, e ci si chiede cosa farebbero se qualcuno li inducesse a credere che il loro dio ordina di bruciare gli eretici, mandare al rogo le streghe, lapidare gli adulteri o uccidere gli stranieri.
[Yuval Harari]

Sulla questione dell'esistenza di Dio

La questione non è se Dio esista o no, ma, semmai, quale Dio, ovvero quali siano le sue intenzioni, le sue logiche, e se egli si interessi del nostro comportamento individuale e/o collettivo, oppure no.

Ammesso che un'entità che alcuni chiamano "Dio" esista, mi riesce difficile credere che questa entità sia continuamente, o di tanto in tanto, in ascolto dei nostri pensieri e tenga traccia di ogni nostra azione per ricompensarci o punirci in base ad esse (quando siamo in vita, o dopo la nostra morte), e che ogni tanto mandi messaggi enigmatici ad alcuni privilegiati.

E se questo “Dio” non fosse interessato al nostro comportamento, che esso esista o no, per noi non farebbe alcuna differenza.

Il buono, il cattivo e l'irrilevante nel sacro

Sia l'Antico che il Nuovo testamento contengono affermazioni sagge e altre stolte, verità e falsità, dolcezze e orrori. L'errore è pensare che questi testi siano completamente buoni o completamente cattivi, completamente veri o completamente falsi, completamente giusti o completamente sbagliati. L'importante è saper distinguere cosa c'è di buono, cosa di cattivo e cosa di irrilevante; cosa di giusto e cosa di sbagliato, ovvero di ingiusto. Ma purtroppo il sacro non si può mettere in discussione, non si può criticare, non si può esaminare razionalmente, richiede la "fede", e allora si prende per buono anche ciò che è cattivo, si finisce per giustificare cose sbagliate, per "interpretare" in senso positivo anche ciò che è negativo.

Sull'amore cristiano

“Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri, come io ho amato voi.” (Giovanni 15:12).

Da questa citazione si evince che per il cristianesimo l'amore è un sentimento volontario, anzi non è nemmeno un sentimento, ma un'atto deliberato.

Ciò è in contrasto con l'idea molto diffusa che l'amore sia un sentimento involontario.

Infatti il cristianesimo colpevolizza non solo gli atti volontari contrari ai precetti religiosi, ma anche i pensieri, gli atti, i desideri e i sentimenti involontari "non cristiani", causando in tal modo disagi e disturbi mentali in coloro che provano sentimenti e desideri considerati "peccaminosi" dalle Scritture.

Meno male che Dio ci ama

Meno male che Dio ci ama, immaginate cosa potrebbe succederci se non ci amasse!





Ama il prossimo tuo come te stesso?

Ama il prossimo tuo come te stesso. Questa formula potrebbe essere la soluzione di tutti i problemi sociali, politici, etici ed economici. Potrebbe essere, come qualcuno crede, la chiave della felicità. Ma come si può amare chi ti odia, chi ti disprezza, chi non tollera la tua diversità né le tue qualità, chi non riconosce i tuoi diritti né le tue ragioni, chi ti ignora, chi ti calunnia, chi ti inganna, chi vorrebbe la tua sconfitta o il tuo annientamento, chi ti sta derubando, sfruttando, ferendo o uccidendo? Cosa otterremmo porgendo l'altra guancia? La bonifica del malvagio? L'illuminazione dello stolto? Questo fondamento del cristianesimo è l'ipocrisia di chi vuole dominare e sfruttare gli ingenui, e a tale scopo divide l'umanità in pecore e pastori.

Sul mistero di Dio

Millenni di riflessioni e milioni di scritti sull'esistenza di Dio non hanno portato a nulla di concreto, nulla di dimostrabile. Ritengo quindi inutile continuare a riflettere su tale argomento in sé e per sé, in assenza di elementi nuovi. Invece ritengo estremamente interessante e utile riflettere su Dio come concetto psichico, come qualcosa che esiste realmente nella psiche, e che ha degli effetti enormi sulla società, sui sentimenti umani, e a volte anche sul corpo, come succede con i placebo. Non è il mistero di Dio che mi interessa o affascina, ma il mistero della psiche umana, che ha bisogno di creare Dio (nelle sue varie declinazioni) e di usarlo per farsi guidare da esso e per influenzare il comportamento altrui. Dio, dunque, come fenomeno psichico e storico.

Franco Tommasi sulla (non) religiosigtà


In questo articolo trovate la trascrizione di un'intervista a Franco Tommasi sulla (non) religiosità. Idee che condivido totalmente, espresse con una chiarezza sorprendente. Da non perdere!




Il papa comprensivo vero i terroristi islamici

Anche papa Bergoglio sfrutta la tragedia di Parigi per portare acqua al suo mulino. Dice che se uno offende la madre di qualcuno poi si deve aspettare un pugno, sottolineando che la cosa è normale.

Bell'avvertimento subliminale. Le figure religiose equiparate ai genitori e guai a chi li deride. Si possono criticare ma non deridere. Il riso è più pericoloso e offensivo della critica seria.

Come dire: se ridi di questo pupazzo è come se insultassi mia madre o mio padre, quindi non farlo se no ti ammazzo.

Visto che Dio, nonostante la sua onnipotenza stranamente non è capace di difendersi da solo, si fa difendere da assassini psicotici verso i quali le autorità religiose e il popolo dei fanatici credenti hanno una strana comprensione.

Aspettative sentimentali

L'aspettativa del piacere è piacevole, quella del dolore dolorosa. A volte è difficile distinguere il piacere dovuto ad una soddisfazione fisica da quello legato alla sua aspettativa, ovvero alla sua immaginaria anticipazione.

Per esempio, il piacere che le religioni conferiscono ai credenti è dovuto essenzialmente, oltre al sentimento di comunità e condivisione, all'aspettativa di una futura ricompensa divina.

Occorre inoltre osservare che la durata dell'aspettativa di una certa soddisfazione può essere molto più lunga della durata della soddisfazione stessa; ciò può rendere l'aspettativa di qualcosa di piacevole molto più piacevole della sua realizzazione. Lo stesso vale, viceversa, per l'aspettativa di un evento doloroso.

Volontarietà e involontarietà dell'amore

Si dice che Gesù abbia detto: "Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri, come io vi ho amati” (Giovanni; 15, 12). E poi ancora: “Sapete che è stato detto: ama i tuoi amici e odia i tuoi nemici. Ma io vi dico: amate anche i vostri nemici…” Matteo; 5, 43-44). In questi passaggi Gesù usa il verbo amare in forma imperativa, assumendo che per amare qualcuno basti volerlo. Per i veri cristiani, dunque, l'amore è volontario e questo rende la loro religione una potenziale causa di schizofrenia, se è vero che l'amore è, come io credo che sia, un sentimento involontario, oltre che impossibile verso i propri nemici. Su tale questione regna l'ambiguità e non si è mai studiato e scritto abbastanza, per cui ognuno considera l'amore volontario o involontario come gli conviene.

Religione e conservazione

Una delle caratteristiche fondanti di ogni religione è il suo "spirito" di conservazione. Essendo il sacro l'oggetto di ogni religione, ed essendo il sacro ineffabile, assolutamente buono e quindi non migliorabile, non analizzabile e quindi non criticabile, ogni religione che pretende di descrivere, promuovere e difendere il sacro, e di unire le genti intorno ad esso, è contraria alla creatività, al progresso, alla rivoluzione, all'idea di evoluzione e ad ogni cambiamento che non consista nella restaurazione di un ordine religioso in via di disfacimento o nel proselitismo. Il rogo degli eretici, le guerre di religione, la critica del razionalismo e del relativismo etico, sono prove dell'ostinata e cieca difesa di un ordine basato su una certa concezione del sacro e della sua rappresentanza.

Come funzionano le religioni

La religioni funzionano così: io sono un sacerdote nel senso che ho un contatto diretto con Dio, che le persone comuni non possono avere.

Dio mi ha incaricato di insegnare agli uomini che obbedendo alle sue leggi, essi otterranno la massima felicità nella vita ultraterrena, e si salveranno dalle pene dell'inferno riservate ai miscredenti.

Chiunque mi ostacoli in questa opera pia deve essere messo a morte o comunque non deve essere lasciato libero di agire e di esprimere le proprie idee se esse contraddicono le mie, in quanto impedire la salvezza ultraterrena di un essere umano è un crimine imperdonabile.

Con questa logica sono state e continuano ad essere massacrate, torturate, terrorizzate, deportate miliardi di persone in guerre di religione, inquisizioni, genocidi ecc.

Religiosità dei media

Mi trovo in un negozio di giornali e libri. Ogni giornale, rivista, libro, mi pare un oggetto religioso, nel senso che illustra uno stile di vita, forme, norme, valori, gerarchie, una comunità di pensiero e di comportamento. Leggere un certo giornale, rivista o libro, significa confermare la propria appartenenza al sistema sociale da esso rappresentato, e prepararsi ad adeguare il proprio comportamento a quanto in esso contenuto. In altre parole, significa acquisire o confermare una certa identità, un certo modo di essere, e la conoscenza del linguaggio e delle forme per esprimerlo e per interagire con altre persone di simile appartenenza. Hegel diceva che "il giornale è la preghiera del mattino dell'uomo moderno" e nonostante io non ami questo filosofo, credo che in questo caso abbia detto una grande e profonda verità.

Sul dualismo uomo-natura

Secondo me, come per Bateson e Morin, il dualismo uomo-natura è un gravissimo errore di cui stiamo pagando le conseguenze. L'uomo non può essere contrapposto alla natura perché è parte di essa, non è né al di sopra ne al di sotto di essa, è una manifestazione della natura e per lui valgono le stesse leggi che regolano la natura. Non siamo privilegiati in alcun modo rispetto agli altri esseri viventi, abbiamo solo forme e complessità diverse. Questa è la base della la mia religione. In quanto al mistero dell'esistenza, per me resta un mistero e di esso non ha senso parlare se non per cercare di rendere meno misteriose cose che prima lo erano maggiormente, attraverso la ricerca umanistica e scientifica fuse insieme, pur sapendo che il mistero sarà sempre prevalente rispetto al non-mistero nella nostra conoscenza del mondo.

Perché non sono cristiano

Ci hanno insegnato che Dio si è fatto uomo per amore dell'uomo, per salvarlo, e per questo ha fatto torturare e uccidere suo figlio come un criminale. Il risultato è stato la nascita di una nuova religione che ha causato per molti secoli guerre feroci e la repressione della libertà di pensiero.

In quanto alla salvezza cristiana, questa è possibile solo dopo la morte e solo per i pentiti dei loro peccati, il più grave dei quali è non credere in tale Dio e in Cristo.

Non affiderei il governo del mio paese né della mia persona a una guida con queste referenze.

Se il Dio della Bibbia esistesse davvero, non avrebbe bisogno né di emissari né di rappresentanti o interpreti. Parlerebbe direttamente alle persone, e la Bibbia sarebbe tutta un'altra storia.

Omofobia e criminalità di S. Agostino

Nel libro III delle Confessioni, Agostino scrive: "Si devono detestare e punire dappertutto e sempre i vizi contrari alla natura, per esempio i vizi dei sodomiti, che se pure tutti i popoli della terra li praticassero, la legge divina li coinvolgerebbe in una medesima condanna per il loro misfatto, poiché non ha creato gli uomini per fare un tale uso di se stessi."

E' un'esortazione a detestare e punire gli omosessuali. Secondo la legge italiana attuale è un reato.

Che io sappia, la Chiesa Cattolica non ha mai ufficialmente criticato S. Agostino né questo genere di pensieri, né li ha considerati superati. Se è così, essi rappresentano dunque ancora oggi la dottrina ufficiale della Chiesa Cattolica.

S, Agostino è ancora santo nonostante i suoi pensieri criminali.

Promesse e minacce delle religioni

L'homo sapiens, come tutti sanno, ha capacità cognitive che gli altri animali non hanno. Questo fatto comporta ovviamente molti vantaggi, ma anche lo svantaggio di prevedere la sofferenza e la morte, e di averne paura, quindi di soffrirne per "anticipazione".

La religioni hanno fatto leva su tali paure mediante promesse e minacce capaci di alleviarle o aumentarle. A chi si sottomette alle divinità e ai loro rappresentanti le religioni promettono la (futura) liberazione dalla sofferenza e dalla morte, mentre a chi non si sottomette promettono l'inferno. Grazie a queste promesse e minacce le religioni hanno prosperato e continuano a prosperare, finché qualcuno ci crederà.

Gli altri animali hanno il vantaggio di non essere indottrinabili e quindi di non poter apprendere la paura dell'inferno.

Ingiustizia e sadismo nella Bibbia

Che pensereste di un padre di due figli, che, per confermare il suo potere assoluto su di loro, mostrasse, senza alcun valido motivo, benevolenza e apprezzamento solo verso il primo dei due, ignorando il secondo (nonostante i suoi sacrifici per ingraziarsi il padre), e pretendendo che quest'ultimo accetti il suo arbitrio senza ribellarsi?

Vi stupireste se il figlio ignorato cominciasse ad odiare il fratello più fortunato fino al punto di desiderarne o causarne la morte?

E' esattamente quello che è avvenuto nella favola di Caino e Abele. Per questo ho più rispetto e comprensione per Caino che per quel Dio ingiusto e sadico, che sapeva benissimo come sarebbe andata a finire e, non contento della sua atrocità, forse per la rabbia dovuta alla ribellione di Caino, ha fatto discendere proprio da lui l'umanità, seminando ingiustizie e tragedie.

Dio e l'Altro generalizzato

Trovo geniale e inquietante l'idea che vi sia una divinità, uno spirito, o un agente mentale, che costantemente ci osserva, ci giudica, ci invia segnali, e ci premia e ci castiga nel presente e/o in un futuro indeterminato, controllandoci mediante la generazione di emozioni e sentimenti piavevoli o dolorosi.

Questa idea, declinata secondo le diverse religioni, filosofie, psicologie e credenze, influenza pesantemente l'autogoverno individuale e i rapporti sociali.

A mio avviso, l'entità onnipotente, onniscente e onnipresente che ci controlla costantemente è l'"Altro generalizzato", un agente mentale, teorizzato da George Herbert Mead, che rappresenta gli "altri", cioè tutte le persone con cui abbiamo interagito o potremmo interagire. Un agente costituitosi in forme diverse nella psiche di ciascuno a seguito delle proprie esperienze sociali.

Le due anime dell'uomo

Ogni essere umano ha due anime: una cooperativa e una competitiva. La prima tende ad aiutare il prossimo, la seconda a sottometterlo per soddisfare i propri bisogni e desideri.

Le due anime sono spesso in lotta tra di loro per dirigere il corpo in cui agiscono. Ognuna vorrebbe mettere l'altra a tacere.

Nelle culture impregnate di religione l'anima competitiva tende normalmente a nascondersi o a dissimularsi per agire indisturbata, quella cooperativa tende a fare mostra di sé per rassicurare gli altri e ottenerne la benevolenza.

Infatti, ognuno di noi tende a mostrare le proprie anime agli altri e a se stesso enfatizzando quella cooperativa e minimizzando quella competitiva. In tal senso siamo tutti manipolatori e manipolati, consciamente o inconsciamente, volontariamente o involontariamente.

La logica dei teologi

La logica dei teologi è questa: siccome la sacra scrittura è indiscutibilmente buona, giusta e vera (altrimenti non la definiremmo sacra) allora, quando leggiamo brani esplicitamente cattivi, ingiusti e falsi, dobbiamo assumere che queste qualità ripugnanti siano solo apparenti, e che vi sia un modo di interpretare il testo in modo che ciò che è cattivo si dimostri buono, ciò che è ingiusto si dimostri giusto, ciò che è falso si dimostri vero.

I teologi sono fantastici arrampicatori su specchi, ma se si parte dall’assioma che siano persone rispettabili e sapienti, allora dobbiamo credere nelle loro acrobatiche interpretazioni.

Per il credente Dio è un punto di partenza, un assioma. Per l’ateo è un punto di arrivo a cui non si arriva mai.

Preghiera atea

O natura, tu che con l'evoluzione della mia specie hai determinato i miei bisogni innati da cui derivano tutti i miei bisogni e desideri acquisiti, aiutami a sapere di chi e cosa ho bisogno e di chi e cosa non ho bisogno in generale e adesso in particolare, e aiutami a sapere con chi, con cosa e come è utile che io interagisca o non interagisca per soddisfare i miei bisogni, in generale e adesso in particolare.

Io userò la mia intelligenza cognitiva ed emotiva, le mie conoscenze, le mie risorse, i miei poteri e la mia razionalità per soddisfare, per quanto possibile e in misura sufficiente, i bisogni consci e inconsci miei e delle persone e degli altri esseri viventi da cui la mia vita dipende, i quali bisogni sono anche tuoi perché tu li hai determinati.

Aiutami a conoscere la tua volontà affinché io possa servirla.

Il Dalai-Lama sulle religioni

Hanno ancora un senso le Religioni? Dopo l'attacco terroristico a Parigi, il Dalai Lama ha esordito con la frase: «Ci sono giorni in cui penso che sarebbe meglio se non ci fossero le religioni.» Alla domanda su cosa intendesse dire ha continuato così:  «La conoscenza e la pratica della religione sono state utili, questo è vero per tutte le fedi. Oggi però non bastano più, spesso portano al fanatismo e all'intolleranza e in nome della religione si sono fatte e si fanno guerre. Nel 21° secolo abbiamo bisogno di una nuova etica che trascenda la religione. La nostra elementare spiritualità, la predisposizione verso l'amore, l'affetto e la gentilezza che tutti abbiamo dentro di noi a prescindere dalle nostre convinzioni sono molto più importanti della fede organizzata. A mio avviso, le persone possono fare a meno della religione, ma non possono stare senza i valori interiori e senza etica.»

Sul rispetto reciproco tra credenti e atei

Credenti e atei non possono rispettarsi, ma, nel migliore dei casi, tollerarsi.
Infatti, il credente considera l'ateo una pecorella smarrita, uno che non vede, uno a cui manca qualcosa (la grazia di Dio), uno che non ha ancora trovato una cosa preziosa che il credente ha invece trovato che da cui ricava un bene immenso. Insomma un minorato. Oppure una minaccia, uno che potrebbe allontanare da Dio (il sommo e indispensabile bene) i suoi familiari, amici e concittadini e renderli a loro volta pericolosi e infelici.
Viceversa l'ateo considera il credente un illuso, che sbaglia e vede cose che non esistono, che non è in grado di vedere le contraddizioni e assurdità delle scritture e degli insegnamenti religiosi.
Insomma, il rispetto reciproco tra credenti e atei è solo un'ipocrisia politcamente corretta che serve ad evitare guerre di religione.

A cosa serve una religione

Una religione può avere diverse funzioni tra cui le seguenti:
  • confortante: con le sue credenze (che gli atei considerano illusioni) allevia l'angoscia di affrontare una vita e un mondo sensa senso, il dolore e la morte

  • morale: fornisce un'etica con cui tenta di regolare e limitare i rapporti umani per evitare una competizione sfrenata di tutti contro tutti.

  • comunitaria: soddisfa il bisogno di appartenenza e condivisione

  • politica: facilita la sottomissione della gente al potere, educandola all'obbedienza e al rispetto dell'autorità non democratica.

  • economica: permette ad alcuni di avere un lavoro (il clero e i suoi collaboratori) e in certi casi di arricchirsi e salire nella scala sociale

Tali funzioni possono essere presenti in combinazioni e pesi diversi da persona a persona e da religione a religione.

Sul messaggio cristiano

Il messaggio cristiano è semplice, direi quasi banale: siate cooperativi e non competitivi, altruisti e non egoisti. Il problema riguarda il motivo per cui dovremmo esserlo. Non perché ciò sia conveniente per il bene comune e per il progresso civile, ma perché ce lo chiede il Dio della Bibbia. Come se, senza tirare in ballo Dio (col suo premiare e castigare), l'uomo non fosse capace di agire moralmente, e non avesse interesse a farlo. Gesù aveva dunque una pessima opinione del genere umano. Un altro problema è quello della misura. Infatti Gesù non dice che dobbiamo essere altruisti e cooperativi in una misura sufficiente, ma dobbiamo esserlo in misura illimitata, al punto che, se qualcuno ci colpisce dobbiamo porgere l'altra guancia, e dobbiamo evitare di arricchirci, perché ai ricchi è precluso il regno dei cieli. Principi interessanti per chi sa che non avrà mai la possibilità di arricchirsi o di difendersi.

Per chi crede che la Bibbia sia parola di Dio

Se la Bibbia, specialmente il Vecchio Testamento, fosse veramente parola di Dio, cosa che non posso credere, Egli dovrebbe vergognarsi e chiederci perdono per le cose che ha detto o ispirato ai suoi interpreti. Probabilmente chi ne parla bene non l'ha letta tutta ma solo le parti politicamente corrette e moralmente edificanti. Ci sono parti che andrebbero censurate per crudeltà, istigazione all'assassinio, omofobia ecc.. A chi vuole posso fornire qualche citazione molto eloquente ed esplicita, che non ha bisogno di interpretazioni. Io credo che il Vaticano farebbe bene, nel suo interesse e quello dell'umanità, a dichiarare che la Bibbia non corrisponde alle intenzioni di Dio, ma contiene solo sue interpretazioni umane, in alcuni casi fallaci, da censurare e condannare. Il modo più semplice e veloce per diventare atei è leggere integralmente il Vecchio Testamento, in particolare i passi che i preti non citano mai.

Perché ho risentimento verso la Chiesa Cattolica

Quando ero bambino, approfittando del fatto che non avevo ancora una capacità critica e che mi fidavo degli adulti, i preti mi fecero credere che c'è un uomo invisibile che vive nel cielo, che guarda quello che faccio ogni minuto di ogni giorno. E che l'uomo invisibile ha una lista di dieci cose specifiche che non vuole che io faccia. E che se faccio una qualunque di queste cose, mi manderà in un posto speciale, pieno di fuoco e fiamme e torture e angoscia, dove vivrò per sempre e soffrirò e griderò e brucerò fino alla fine dei secoli. Ma che lui mi ama! Ho creduto per diversi anni a queste ed altre cose assurde, come il peccato originale, e, nel profondo del mio inconscio un po' ci credo ancora. Permettetemi di avere un certo risentimento verso la Chiesa Cattolica che mi ha truffato e parzialmente rovinato il mio sistema nervoso inculcandovi paure assurde.
(da un discorso di George Carlin liberamente adattato)

Su Dio e l'amore

Segue la mia risposta a una persona che affermava che l’intero cosmo ruota intorno all'amore, e che persino chi nega l’esistenza di Dio, in realtà lo ama.

L'idea che l'intero cosmo ruoti intorno all'amore è affascinante e consolante ma nessuno può dimostrare razionalmente che sia vera, e una dimostrazione non razionale non può essere spacciata per razionale. In quanto all'idea che persino chi nega l'esistenza di Dio in realtà lo ami, mi permetto di dubitarne. Infatti, a seconda di come si definisce la parola "Dio", io sono ateo o credente, lo odio o lo amo. In altre parole, senza definirlo chiaramente (cioè razionalmente), di Dio si può dire tutto e il contrario di tutto. Alla fine ognuno dice e crede ciò che è per lui più confortante. Insomma credo che sia una questione emotiva più che razionale. Sarebbe dunque corretto dire che a certe cose ci credo non perché siano vere, ma perché mi fa bene crederci.

Sulla trasmissione e propagazione di religioni e tradizioni

Religioni e tradizioni si trasmettono da genitori a figli e si propagano da persona a persona per effetto del bisogno di appartenenza e integrazione sociale, uno dei bisogni umani più forti e profondi.

Infatti, sia le religioni che le tradizioni consistono in una serie di riti e segnali che definiscono e confermano, in chi li esprime, l'appartenenza alla comunità che tali riti e segnali rappresentano, e vengono accettate come condizione indispensabile per poter appartenere alla comunità stessa.

Dato che l'esclusione dalla comunità sarebbe una tragedia insopportabile per la maggior parte degli esseri umani, è impensabile, per essi, non rispettare le religioni e le tradizioni in cui sono nati e che gli sono state insegnate.

Tutto ciò avviene nell'inconscio degli individui e viene poi razionalizzato come scelta volontaria e cosciente mediante l'autoinganno, che è uno dei meccanismi fondamentali della psiche.

Paura della conoscenza

Se la maggior parte degli esseri umani trovasse piacere nella lettura di testi di divulgazione scientifica sulla natura umana, il mondo sarebbe molto più civile, giusto e pacifico. Invece l'uomo, tranne poche eccezioni, non sente il bisogno di conoscere il proprio funzionamento, anzi, ha una paura inconscia di apprenderlo, o si illude di saperne abbastanza, per averlo imparato dai genitori, a scuola o al catechismo.
La paura della conoscenza è radicata nelle religioni, che hanno sempre cercato di avere il monopolio del sapere, della saggezza e della morale. Infatti Adamo ed Eva furono cacciati dal paradiso e severamente puniti, insieme coi loro discendenti, per aver desiderato e mangiato il frutto dell'albero della conoscenza. Proprio in questo consiste il peccato originale, che ancora oggi è causa di sensi di colpa e della paura inconscia di sapere come funzioniamo, anche per le responsabilità morali che tale conoscenza comporterebbe.

Il fondamento del cristianesimo

Per me l'aspetto più sorprendente del Cristianesimo è l'ignoranza, da parte della maggior parte degli attuali cristiani, del fondamento di questa religione, cioè del sacrificio del figlio di Dio, voluto dal padre per placare la sua ira verso l'umanità colpevole di avergli disobbedito (con Adamo ed Eva). Solo grazie a quel sacrificio Dio ha riaperto le porte del paradiso a coloro che si sono pentiti del peccato originale e di eventuali peccati successivi.

Insomma, una religione fondata sul sacrificio umano preteso da un Dio sanguinario, che ama solo chi gli obbedisce ciecamente, anche a costo di sacrificare un suo figlio, come era pronto a fare Abramo. La croce cristiana è dunque il simbolo di un atroce sacrificio voluto da Dio stesso, uno strumento di tortura e di morte.

Gesù è dunque il "salvatore" dell'umanità, nel senso che ci ha salvati dalla malvagità di Dio, non certo da quella degli uomini.

Difendere l'indifendibile

Ci sono persone che credono che la Bibbia sia vera parola del Signore e che Costui sia assolutamente buono. Mi chiedo se queste persone abbiano hanno letto attentamente e completamente i testi sacri, e in particolare se abbiano letto i passi riportati nel documento che ho condiviso qui sotto.

Queste persone affermano che la Bibbia debba essere contestualizzata storicamente e "interpretata".

In quanto alla contestualizzazione, queste persone vogliono forse dire che certe atrocità da parte del  Dio biblico erano giustificate in passato? Che gli uomini di allora le meritavano?

In quanto all'interpretazione, qualcuno mi sa dire come si possono "interpretare", per esempio, le istigazioni al genocidio e all'uccisione degli omosessuali?

www.uaar.it/ateismo/controinformazione/atrocita-bibbia/

Crimini a sfondo religioso

Giustamente ci fanno orrore i soldati dell'ISIS che decapitano i loro prigionieri per la gloria di Allah. Ma allora perché non ci fa orrore Abramo che per la gloria di Javeh avrebbe sgozzato suo figlio se un angelo non l'avesse fermato? In quanto a responsabilità morale, è come se Abramo avesse effettivamente sgozzato suo figlio. Il fatto che glielo abbia chiesto Dio non lo giustifica. Chiunque può avere una visione o ricevere un insegnamento in cui il suo dio gli comanda di uccidere qualcuno. Perché, per i cristiani e gli ebrei, Abramo è un eroe da imitare, mentre i soldati dell'ISIS sono bestie sanguinarie?


Sulla sostituibilità delle religioni

Se le religioni vengono abbandonate senza averle prima sostituite con principi morali alternativi e altri strumenti di coesione sociale, allora meglio le religioni, anche se anacronistiche, piuttosto che il vuoto morale e l'aridità sociale. Dunque la questione per me è se sia possibile una morale non basata su rivelazioni e concetti soprannaturali o mmagici, ma su principi filosofici, psicologici e scientifici che tengano conto della natura umana, specialmente nei suoi aspetti emotivi, anche alla luce delle scoperte neuroscientifiche più recenti. Io spero nella venuta non di un nuovo messia, ma di un nuovo filosofo/scienziato che ci porti la soluzione del problema. In alternativa, spero nella formazione di una nuova religione accettabile dalla maggioranza della popolazione dei paesi sviluppati, scevra da quegli aspetti deleteri e inaccettabili che causano in molti il rifiuto delle religioni convenzionali. Nell'attesa, che ognuno creda in ciò che vuole, purché non cerchi di imporre agli altri le sue credenze.

Sui rituali

I rituali sono procedure di nessuna utilità pratica ma di notevole utilità psicologica e sociale. Servono infatti a dichiarare qualcosa a qualcuno, ad una comunità, ad una divinità o a qualche demone inconscio. Ciò che viene dichiarato è un sentimento di appartenenza un impegno, come ad esempio un'alleanza, o un pentimento.

Il rituale deve comportare un costo o un sacrificio, per dimostrare che la dichiarazione è più importante e vale più del costo del rituale stesso.

Regalare qualcosa di inutile, come ad esempio un mazzo di fiori che dureranno solo qualche giorno, è un rituale, a patto che i fiori abbiamo avuto un costo non indifferente per acquistarli o per coglierli.

Similmente, un brindisi non può essere fatto con l'acqua perché questa non costa nulla. Più è costoso il liquido con cui si brinda, più vale il rituale del brindisi.

È questo uno dei motivi per cui si spende tanto per celebrare i matrimoni o per costruire templi, non solo per sfoggiare ricchezza o potere.

I bisogni che la religione soddisfa, visti da un ateo

La religione soddisfa essenzialmente due bisogni: quello di sfuggire alla morte e quello di appartenere ad una comunità in cui vige un sistema morale condiviso.

Il primo bisogno, per un ateo, potrebbe essere più o meno soddisfatto, consciamente o inconsciamente, da una visione agnostica dell'universo che non esclude eventualità inconoscibili tra cui l'esistenza di (e una compartecipazione a) una dimensione spirituale non antropomorfa ma comunque immortale, oppure attraverso la propria eredità genetica e/o culturale o la gloria o il ricordo che uno può lasciare di sé.

Il secondo bisogno potrebbe essere soddisfatto dall'appartenenza ad una comunità di persone unite da ideali etici laici e razionali e da un comune impegno per il progresso civile dell'umanità.

In entrambi i casi si tratta di meccanismi di soddisfazione principalmente irrazionali o inconsci, perché anche gli atei hanno un inconscio e sono sede di fenomeni irrazionali. Inutile quindi controbattere le mie argomentazioni con contro-argomentazioni che fanno appello solo alla ragione.

Perché sono ateo

Il mio ateismo consiste nel non credere nella verità di alcuna delle narrazioni e spiegazioni provenienti dalle varie religioni del passato e del presente, riguardanti il senso della vita e i conseguenti principi etici.

Non credo nelle narrazioni e spiegazioni religiose perché le trovo illogiche, indimostrabili, false, strumentali al controllo politico delle persone, lesive dei diritti umani e nocive rispetto alla soddisfazione dei nostri bisogni primari.

Infatti, a mio avviso, tali narrazioni e spiegazioni costituiscono fattori di rallentamento del progresso morale e civile in quanto si basano su fedi e credenze incompatibili con la logica razionale, con sentimenti naturali e, in generale, con la soddisfazione dei bisogni umani.

Il bisogno umano più importante, la cui soddisfazione è, a mio avviso, ostacolata delle religioni è quello della cooperazione pacifica tra tutti gli umani, senza pregiudizi morali né distinzioni di credenze o di appartenenze a particolari comunità, e senza assurdi, arbitrari, inutili e dannosi obblighi e divieti.

Sporcaggio del cervello

Non riesco a togliermi dalla testa che certe tesi come quelle esposte nell'articolo in http://chiesa.espresso.repubblica.it/articolo/212913 siano dannose per l'umanità, anche per l'autorevolezza della loro fonte: il penultimo papa (e tanti altri prima e dopo di lui). Un lavaggio, anzi uno sporcaggio, del cervello. Se la maggior parte della gente non si comporta in modo insano è solo perché non capisce o non prende sul serio certe tesi, e soprattutto non le mette in pratica nella vita reale. In sintesi: Cristo, col suo sacrificio, ha cancellato il peccato di Adamo e ci ha liberati da esso. Dio, che è sommo bene, per perdonare l'Uomo ha richiesto un sacrificio umano, quello di suo figlio, grazie al quale ha benevomente riaperto le porte del paradiso. Figuriamoci se non fosse stato buono, cosa avrebbe fatto. Il discorso del clero è: non cercate di capire la religione con l'intelligenza, è impossibile (S. Agostino diceva infatti che Dio si conosce meglio nell'ignoranza). Fate quello che diciamo noi e avrete la salvezza. Usate la fede, non la ragione. Abbiate fede (=fidatevi di noi).

Dio e il rispetto

Il Dio della Bibbia è più che antropomorfo. Pensa come un uomo, ha sentimenti umani e motivazioni umane, ma, in più rispetto agli umani, ha poteri magici, in quanto è onnipotente e onnisciente.

Nonostante la sua onnipotenza e onniscienza ha i peggiori difetti degli umani: è geloso (lo ammette Lui stesso nel Decalogo), possessivo, narcisista, sadico, e non esita a ordinare genocidi (compresi bambini e animali domestici) di popoli che non lo riconoscono come unico Dio o che sono nemici del suo popolo eletto.

Nel suo delirio di onnipotenza ha inventato persino il peccato orgininale, ovvero un debito che si contrae alla nascita per colpa di qualcun altro vissuto migliaia di anni prima, colpa che deve essere riparata pena l'inferno. Si può concepire qualcosa di più ingiusto e assurdo?

Le punizioni che infligge sono infinite, assolutamente smisurate rispetto alle offese di cui si ritiene oggetto, che si riducono, nella maggior parte dei casi, ad una semplice mancanza di rispetto o di riconoscimento.

L'essenza del Cristianesimo

L'essenza del cristianesimo è il sacrificio umano di Gesù necessario per placare l'ira di Dio (originata dal peccato di Adamo ed Eva) e riaprire le porte del paradiso. Per questo Edgar Morin parla di Dio come "boia".

"Opera del dio della castità, nato da una vergine, generato dallo Spirito di Dio, il vergine Gesù prende su di sé tutta la sessualità del mondo e la riscatta con il suo sacrificio. Riapre le porte dell'immortalità che si erano richiuse sulla colpa del vecchio Adamo. Capro espiatorio volontario dell'umanità, permette con il suo sacrificio la riconciliazione tra Dio e i suoi figli: gli uomini. E in effetti, calmando il furore del padre attraverso il sacrificio del figlio, il cristianesimo paca per sempre la gelosia di Yaweh. Come il velo del tempio, la colpa si strappa nel momento in cui il sacrificio è compiuto. Nell'iconografia cristiana, Dio il Padre diviene allora una specie di Dio-Grande-Padre, paterno e remoto, che trabocca d'amore per il suo figlio martire Gesù di cui è stato il boia. Il figlio Gesù ha espiato per tutti i figli della terra e il Padre Dio può ormai perdonare. Cristo-re è la risposta a Edipo-re. È il vangelo, la buona novella..." [Edgar Morin – L'uomo e la morte]

Etica e religioni

Le religioni constituiscono (anche) direttive morali che tendono ad inibire compartamenti antisociali (pur con scarso successo in molti casi). D'altre parte le religioni possono istigare comportamenti antisociali e danneggiare gravemente e irreparabilmente le menti delle persone.
La questione è allora, secondo me, se per un'educazione morale più efficace di quella convenzionale le religioni siano indispensabili oppure possano essere sostituite da un'etica laica coerente con il sapere scientifico.
Molti temono infatti che senza religioni il mondo sprofonderebbe nel caos e nella violenza. Io credo che questo succederebbe se le religioni non venissero sostituite da un'educazione etica alternativa, non religiosa, e per questo sono a favore di tale sostituzione, che migliorerebbe la situazione perché baserebbe l'etica non su una rivelazione indimostrabile e poco credibile, ma su principi scientifici, su fatti dimostrabili, su valori oggettivi dal punto di vista del bene comune.
Il cuore dell'etica laica dovrebbe essere la conoscenza dell'uomo, soprattutto da un punto di vista psicologico, con un approccio eclettico e integrato a partire dal patrimonio delle scienze umane e sociali, comprese le neuroscienze.

Religious people are less intelligent than atheists

Religious people are less intelligent than atheists, according to analysis of scores of scientific studies stretching back over decades. Study found 'a reliable negative relation between intelligence and religiosity' in 53 out of 63 studies.

A new review of 63 scientific studies stretching back over decades has concluded that religious people are less intelligent than non-believers.

A piece of University of Rochester analysis, led by Professor Miron Zuckerman, found “a reliable negative relation between intelligence and religiosity” in 53 out of 63 studies.

According to the study entitled, 'The Relation Between Intelligence and Religiosity: A Meta-Analysis and Some Proposed Explanations', published in the 'Personality and Social Psychology Review', even during early years the more intelligent a child is the more likely it would be to turn away from religion.

Read the full article in: http://www.independent.co.uk/news/science/religious-people-are-less-intelligent-than-atheists-according-to-analysis-of-scores-of-scientific-8758046.html

Per una chiesa dei non credenti

L'unione fa la forza, lo sanno tutti. Perciò, purtroppo, i credenti e i fanatici sono più forti e influenti dei non credenti, dei liberi pensatori.

Infatti i credenti e i fanatici sono uniti dalle dottrine in cui credono, dai loro riti, dogmi, slogan, tradizioni, pastori, profeti, demagoghi, mentre i non credenti, i liberi pensatori sono indipendenti, pensano col proprio cervello, sono isolati, divisi, tutti diversi, non organizzati, non sentono di appartenere a nessuna fazione, confraternita, categoria, nazione o religione ma solo all'umanità.

Per combattere le unioni degli oscurantisti, dei fanatici, degli esaltati, dei razzisti, dei fondamentalisti, degli integralisti, degli imbecilli contro i liberi pensatori, questi dovrebbero cercare di unirsi in una chiesa virtuale, fondata unicamente sul sapere scientifico, con propri rituali, feste e segni distintivi che favoriscano la cooperazione e il senso di appartenenza, per formare una comunità in grado di competere contro le forze dell'ignoranza e della stupidità, altrimenti queste continueranno a dominare il mondo come avviene da sempre.

Questa chiesa dovrebbe anche cercare di togliere alle religioni il monopolio dell'insegnamento della morale a bambini e adulti. Suggerisco un nome: "Chiesa laica dei liberi pensatori".

Il senso del presente e del futuro

La religione ci ha insegnato a vivere non per il presente, ma per il futuro, un futuro incerto, ambiguo e poco credibile, in cui dovremmo essere premiati o puniti per ciò che facciamo o non facciamo adesso. Questa supremazia del futuro sul presente ci rende psichicamente malati perché ci fa trascurare i bisogni dei nostri corpi (in cui sono incluse le nostre menti), i quali bisogni sono per il presente, non per il futuro.

Bisognerebbe perciò cercare di vivere ogni momento della nostra vita nel modo più soddisfacente possibile, pensando al futuro solo coma continuazione ed evoluzione del presente, non come qualcosa che gli dia un senso. Il presente ha un senso di per sé, e anche se non ne avesse, non sarebbe certo un futuro sconosciuto a poterglielo dare.

Un altro errore che facciamo è quello di pensare al futuro come qualcosa di individuale, di personale. In tale ottica si tratta di un futuro effimero perché per ogni essere vivente esso finisce nel nulla, con la sua morte. Dobbiamo invece pensare soprattutto al futuro della nostra specie, e dell'ambiente di cui essa ha bisogno per sopravvivere. Vivere appieno il presente significa fare il nostro dovere di membri della nostra specie, che continuerà a vivere e ad evolvere dopo la nostra morte individuale.

Qualcosa da condividere

Ogni umano ha un bisogno primario, oserei dire un istinto, di condividere cose concrete o astratte con altri umani. Qualsiasi cosa può soddisfare tale bisogno purché sia condivisibile, anche le cosa più insensate.

A tal proposito, io ho il sospetto che quanto più una cosa è insensata, tanto più essa si presta per essere condivisa, perché tanto meno richiede una convalida razionale. Infatti non tutti hanno un livello di intelligenza sufficiente per convalidare razionalmente le cose da condividere.

La religione e il sacro costituiscono esempi di insensatezza condivisa. Parte dell’insensatezza consiste proprio nel fatto di rifiutare ogni convalida razionale della cosa condivisa, che deve essere accettata per il solo fatto di essere tradizionalmente condivisa, senza alcun’altra ragione.

Ad esempio possiamo immaginare la creazione di una comunità basata sulla condivisione della sacralità del numero 5136 (un numero che ho scelto a caso). o del rito in cui si consuma in gruppo un cibo costituito da pane impregnato di succo di mela, o della convinzione di essere l’unica comunità destinata all’immortalità.

Ovviamente, chi non condivide certe insensatezze non può far parte della comunità che le condivide, e per molti venerare l’insensatezza è meglio che l’esclusione dalla comunità che la venera.

Le conseguenze del credere

Il fatto di credere in certe narrazioni (vale a dire il fatto di essere certi che certe narrazioni corrispondano a fatti reali) influenza il comportamento del credente, specialmente per quanto riguarda la religione.

Ad esempio chi crede senza dubbi che Cristo sia realmente risorto e che siede alla destra di Dio (il fondamento del cristianesimo) si comporta in modo diverso da chi non ci crede, sia verso gli altri umani in generale, sia verso il clero che diffonde tale narrazione.

In altre parole, dal fatto di credere o di non credere in certe narrazioni dipendono le proprie opzioni di comportamento e quindi la propria libertà in senso etico.

Credere a una cera cosa significa acquisirla mentalmente. Quella credenza costituistce pertanto una modifica della propria mente che dal momento in cui si è insinuata nella mente stessa produce certi effetti.

Ogni credenza "manipola" la mente, la sviluppa in una certa direzione, come succede con ogni esperienza. La differenza tra un'esperienza e una credenza è che l'esperienza è diretta, la credenza indiretta e quindi meno affidabile.

Per quanto sopra, considero il clero pericoloso per la libertà e la salute mentale delle persone inclini a credere alle loro narrazioni.

Credere in cose sconosciute

Affermare di credere nell'esistenza di Dio implica una certa definizione di ciò che chiamiamo con tale nome, ovvero implica che lo si conosca almeno in parte, cioè che di lui si sappia qualcosa. Ma se di Dio (qualunque cosa esso sia) non sappiamo nulla, come possiamo affermare di credere in lui? Sarebbe assurdo credere in ciò di cui non si sa nulla. Perciò chi afferma di credere in Dio lo deve inventare in qualche modo, gli deve attribuire qualche caratteristica.

La scienza è atea non in quanto afferma che Dio non esiste, ma poiché afferma di non saper nulla di ciò che viene chiamato con tale nome, e di non poter dimostrare alcuna delle proprietà o delle caratteristiche di comportamento che a lui vengono attribuite dalle religioni o da certi filosofi.

Una delle definizioni più semplici di Dio è che esso sia il creatore del mondo, un'altra è che esso coincida col mondo, ovvero con la natura (come afferma Spinoza). Secondo tali definizioni non possiamo non credere in Dio, dal momento che il mondo esiste, e che se esiste è stato creato o è sempre esistito, ovvero è eterno (se l'eternità non ha un inizio né una fine). Ma non possiamo aggiungere altro se non ciò che la scienza ha scoperto sul mondo stesso e sulla natura. In altre parole chiunque attribuisca a Dio proprietà e caratteristiche diverse da quelle che la scienza attribuisce al mondo, è un impostore, un affabulatore o un illuso.

Il peccato originale del cristianesimo

"La Chiesa ha sempre insegnato che l’immensa miseria che opprime gli uomini e la loro inclinazione al male e alla morte non si possono comprendere senza il loro legame con la colpa di Adamo e prescindendo dal fatto che egli ci ha trasmesso un peccato dal quale tutti nasciamo contaminati. […] Tuttavia, la trasmissione del peccato originale è un mistero che non possiamo comprendere appieno." [dalla versione corrente del Catechismo della Chiesa Cattolica]

In altre parole, le miserie del mondo dipendono fondamentalmente dal peccato originale, (non dall'ignoranza, dalla stupidità, dalla malvagità e dalla pazzia di individui e gruppi). Ogni nuovo nato nasce contagiato dal peccato di Adamo, come da una malattia e deve soffrire per questo, perché Dio ha stabilito che i figli devono pagare le colpe dei genitori. Questo è vero e giusto semplicemente perché così è scritto nei libri sacri, anche se non si capisce perché, e come si possa definire buono e giusto uno che stabilisce certe regole in totale contrasto con i diritti umani più elementari (potete immaginate che una simile regola venga inclusa nella Costituzione di uno stato?).

Tuttavia si tratta di un mistero a cui è obbligatorio credere. I misteri della fede vanno accettati senza cercare di svelarli. Dio non ama che qualcuno cerchi di svelare i suoi misteri. Se cerchiamo di capirci qualcosa Egli si offende e ci punisce. Non credere nel peccato originale è peccato. Siete stati avvertiti.

Guai a chi sveglia i bambini!

Il messaggio cristiano è minacciosamente chiaro: dobbiamo essere ingenui come bambini, e guai a chi cerca di svegliarci! Illuminare la mente delle persone è scandalo, e dare scandalo è la cosa più grave che un uomo possa fare, punibile con il fuoco eterno. La verità è scandalosa!

"In quel momento i discepoli si avvicinarono a Gesù dicendo: «Chi dunque è il più grande nel regno dei cieli?». Allora Gesù chiamò a sé un bambino, lo pose in mezzo a loro e disse: «In verità vi dico: se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli. Perciò chiunque diventerà piccolo come questo bambino, sarà il più grande nel regno dei cieli. E chi accoglie anche uno solo di questi bambini in nome mio, accoglie me. Chi invece scandalizza anche uno solo di questi piccoli che credono in me, sarebbe meglio per lui che gli fosse appesa al collo una macina girata da asino, e fosse gettato negli abissi del mare. Guai al mondo per gli scandali! È inevitabile che avvengano scandali, ma guai all'uomo per colpa del quale avviene lo scandalo! Se la tua mano o il tuo piede ti è occasione di scandalo, taglialo e gettalo via da te; è meglio per te entrare nella vita monco o zoppo, che avere due mani o due piedi ed essere gettato nel fuoco eterno. E se il tuo occhio ti è occasione di scandalo, cavalo e gettalo via da te; è meglio per te entrare nella vita con un occhio solo, che avere due occhi ed essere gettato nella Geenna del fuoco." [Matteo, 18/1-9]

Sulla natura sociale di Dio

Il fatto che spesso e volentieri discutiamo di religione e cerchiamo di arrivare ad un’idea condivisa di Dio dimostra che “Dio” è un fatto sociale, cioè un’idea di comunità, un riferimento etico-sociale da cui derivano regole di comportamento e di non comportamento interpersonale.

Se non fosse così, ognuno coltiverebbe il suo “Dio” privatamente, senza parlarne con altri, e senza cercare di convincere gli altri che la sua idea di Dio è più “vera” di quelle altrui.

In altre parole, ognuno vorrebbe inconsciamente imporre agli altri il proprio “Dio” perché ciò lo favorirebbe in quanto gli altri accetterebbero la propria idea di comunità, tagliata sulla propria personalità e sui propri interessi.

Ovviamente tutto questo avviene nell’inconscio e non credo che la maggior parte della gente potrebbe accettare una simile tesi, in quanto decostruirebbe e mortificherebbe la propria filosofia in fatto di spiritualità e/o di religione.

Insomma, per me Dio è un fatto sociale idealizzato e spiritualizzato in modo arbitrario e infondato. Perciò sono ateo. Infatti non mi pongo il problema di cosa sia Dio perché credo sia del tutto inutile perdere tempo in una questione a cui miliardi di persone prima di noi non hanno saputo rispondere in modo sensato e verificabile, e sono certo che nemmeno noi ci riusciremo, e nemmeno i nostri successori.

A mio avviso, Dio è sempre stato e sempre sarà un’invenzione umana. E ognuno se lo inventa e lo racconta come gli conviene.

Medeo e il Medeismo, una religione razionale

Medeo è il dio Me, il dio che è dentro di me, la natura incarnata in me. È il mio me, cioè la mia persona considerata senza il mio io cosciente. È la parte inconscia della mia persona. Il mio io cosciente è il suo servo e tutore, che ascolta ed esegue la sua volontà, soddisfa i suoi bisogni, lo protegge dai pericoli e lo aiuta a risolvere problemi.

Ogni essere umano ha il suo Medeo.

Io, cioè il mio io cosciente, prego Medeo di dirmi cosa devo e non devo fare, pensare e non pensare, dire e non dire, cercare e non cercare. Io mi pongo in adorazione e contemplazione davanti a Medeo, cerco di entrare in comunicazione con Lui per capire le sue volontà e compierle.

Io sono pentito e chiedo perdono a Medeo per tutte le volte che ho agito contro la sua volontà, e prometto di dedicare la mia vita al raggiungimento dei suoi fini.

Medeo sarà il dio del terzo millennio, su di Lui si fonderà la religione di cui l'umanità ha bisogno, il Medeismo.

Il Medeismo sarà una religione razionale, basata sulle scoperte scientifiche, soprattutto su quelle psicologiche e neurobiologiche, su tutto il patrimonio delle scienze umane e sociali e sulla cultura in generale. Sarà la base di un nuovo umanesimo e di un'etica razionale e negoziata.

Vedi anche Manuale di autogoverno.

Cosa dice il Catechismo sulla fede

Questo brano del Catechismo della Chiesa Cattolica, tuttora ufficialmente in vigore, la dice lunga sull'essenza della religione cattolica.

La nostra vita morale trova la sua sorgente nella fede in Dio che ci rivela il suo amore. San Paolo parla dell'obbedienza alla fede come dell'obbligo primario. Egli indica nell'« ignoranza di Dio » il principio e la spiegazione di tutte le deviazioni morali. Il nostro dovere nei confronti di Dio è di credere in lui e di rendergli testimonianza.

Il primo comandamento ci richiede di nutrire e custodire la nostra fede con prudenza e vigilanza e di respingere tutto ciò che le è contrario. Ci sono diversi modi di peccare contro la fede:

Il dubbio volontario circa la fede trascura o rifiuta di ritenere per vero ciò che Dio ha rivelato e che la Chiesa ci propone a credere. Il dubbio involontario indica l'esitazione a credere, la difficoltà nel superare le obiezioni legate alla fede, oppure anche l'ansia causata dalla sua oscurità. Se viene deliberatamente coltivato, il dubbio può condurre all'accecamento dello spirito.

L'incredulità è la noncuranza della verità rivelata o il rifiuto volontario di dare ad essa il proprio assenso. « Viene detta eresia l'ostinata negazione, dopo aver ricevuto il Battesimo, di una qualche verità che si deve credere per fede divina e cattolica, o il dubbio ostinato su di essa; apostasia, il ripudio totale della fede cristiana; scisma, il rifiuto della sottomissione al Sommo Pontefice o della comunione con i membri della Chiesa a lui soggetti ».

Come funzionano le religioni

Tutte le religioni hanno in comune il seguente meccanismo fondamentale.

Un individuo (o più di uno)  che gode della fiducia della comunità racconta che esiste (senza alcun dubbio) una (o più di una) divinità onnipotente che può influire nella vita di ogni essere vivente rendendola più o meno felice o infelice e più o meno mortale o immortale in funzione del suo comportamento, dei suoi pensieri e della sua volontà.

Per capire come bisogna comportarsi per avere il favore della divinità, ci sono degli appositi racconti (le "rivelazioni")  trasmessi oralmente e/o per iscritto. Questi, però, non sono di facile comprensione e non è facile applicare ciò che tali racconti dicono, alla vita di tutti i giorni e ai singoli casi. Necessitano perciò di interpretazioni, esegesi, spiegazioni, ponderazioni, analisi, approfondimenti ecc. Queste attività costituiscono la professione di una certa categoria di persone che, a seconda della cultura di appartenenza, vengono chiamati sacerdoti, santoni, sciamani, profeti, preti, guru, teologi, guide spirituali ecc. Si tratta di persone che affermano di essere intermediari tra gli esseri umani e la (o le) divinità.

Il successo (cioè la genesi e la sopravvivenza) di una religione dipende dalla "fede" dei "fedeli". Questa consiste essenzialmente nella "fiducia" che la maggioranza dei membri di una comunità ha  nei confronti dei sedicenti "intermediari". Tale "fede" può essere spontanea (come quella dei bambini nei confronti degli adulti) oppure coercitiva. Infatti, chi non "crede" può essere, nel migliore dei casi, escluso dalla comunità dei fedeli; nei casi peggiori disprezzato, molestato, emarginato, perseguitato, esiliato, torturato o ucciso in quanto nemico della comunità.

Perché Dio ascolta le preghiere solo di alcuni?

Come rispondere in modo (volutamente) oscuro ad una domanda chiara e semplice. Una non-risposta spacciata per risposta erudita. Ecco a cosa serve una laurea in teologia, a confondere e intimidire la gente, a non fargli capire che viene presa in giro. Obiettivo della Chiesa è fare di persone libere delle pecore che seguono un pastore misterioso e astruso.

Da Famiglia cristiana del 3-10-2017

GIAN FRANCO: Perché Dio ascolta le preghiere di alcuni risolvendo i loro problemi, mentre è sordo alle richieste di altri a volte più meritevoli?

RISPOSTA DEL TEOLOGO PINO LORIZIO: Non sempre, quando un nostro problema (di salute o lavoro) trova soluzione dobbiamo attribuire tale esito positivo a un intervento diretto di Dio, al quale pure ci siamo rivolti invocando il suo aiuto. E non sempre le disgrazie che ci accadono hanno come origine Dio, il quale non viene a esaudire i nostri desideri, ma a compiere le sue promesse (secondo un profondo pensiero di D. Bonhoeffer). E queste promesse sono sempre mantenute sia quando ci accade qualcosa di bene, sia quando siamo visitati dal dolore e dalla sofferenza. Ogni nostra invocazione, come quella del Signore Gesù prima della sua passione e morte, dovrà infatti approdare all’abbandono: «Non la mia, ma la tua volontà si compia». La preghiera, più che una lista di richieste, deve agire in noi perché diveniamo docili e disponibili a vivere secondo la volontà e il pensiero di Dio, come il suo Figlio nella sua passione e morte, ma anche nei momenti sereni della sua vita terrena.

http://www.famigliacristiana.it/articolo/perche-dio-ascolta-le-preghiere-soltanto-di-alcuni.aspx

Il sacro e la follia

A mio parere, tra sacro e follia il passo è breve. Ad esempio, se Cristo non era davvero il figlio di Dio, allora potremmo dire che era uno psicopatico, come si direbbe per qualunque persona convinta di essere stata inviata da Dio per salvare il mondo.

E che dire dei cristiani? Se il Dio della Bibbia non è mai esistito, sono tutti folli coloro che credono in Lui? È follia credere in cose inesistenti? In effetti lo psicopatico vede cose che il sano di mente non vede, ma è vero anche il contrario, cioè che il sano di mente vede cose che lo psicopatico non vede.

Ritengo a questo punto necessario distinguere due tipi di credenza (o "visione"): quella dovuta ad un insegnamento o educazione, e quella creativa, cioè concepita autonomamente da un individuo. Tuttavia nella seconda c'è sempre qualcosa della prima. Infatti il Cristo non avrebbe mai pensato di essere il Messia se non fosse stato indottrinato a credere in quanto scritto in quel testo che oggi chiamiamo il Vecchio Testamento.

Ne consegue, a mio avviso, che tutti quelli che credono in cose insistenti sono tanto più folli quanto la loro credenza è originale e creativa, cioè non appresa.

Comunque la follia non riguarda solo le credenze religiose, ma anche altri aspetti del funzionamento della mente che hanno a che fare con la logica e la razionalità, e la psicopatia non è oggettivamente diagnosticabile, anche perché nessuno accetta facilmente di essere considerato, nemmeno un po',  malato di mente.

Infatti la storia abbonda di casi di psicopatici considerati sani di mente e di sani di mente considerati psicopatici. Del resto non mancano autori, come ad esempio Erich Fromm, che considerano la nostra società generalmente psicopatica.

Il mistero del comandamento scomparso

Nei dieci comandamenti che mi hanno insegnato al catechismo ne manca uno che si trova nella Bibbia (Esodo 20:2-17) al secondo posto, e che recita:

"Non farti scultura, né immagine alcuna delle cose che sono lassù nel cielo o quaggiù sulla terra o nelle acque sotto la terra. Non ti prostrare davanti a loro e non li servire, perché io, il Signore, il tuo Dio, sono un Dio geloso; punisco l'iniquità dei padri sui figli fino alla terza e alla quarta generazione di quelli che mi odiano, e uso bontà fino alla millesima generazione, verso quelli che mi amano e osservano i miei comandamenti."

Per evitare di ridurre da dieci a nove il numero dei comandamenti, nel catechismo il decimo comandamento originale ("Non desiderare la casa del tuo prossimo; non desiderare la moglie del tuo prossimo, né il suo servo, né la sua serva, né il suo bue, né il suo asino, né cosa alcuna del tuo prossimo") è stato trasformato in due comandamenti separati ("non desiderare la donna d'altri" e "non desiderare la roba d'altri").

Altre modifiche riguardano il comandamento originale "non commettere adulterio" (riguardante per definizione solo il matrimonio), che è diventato "non commettere atti impuri" (riguardante tutta la vita sessuale, anche quella prematrimoniale e solitaria).

E' evidente che il catechismo ha censurato la Bibbia omettendo l'imbarazzante secondo comandamento originale, e l'ha inasprita per quanto riguarda le faccende sessuali. Ma si tratta di censure e modifiche mai dichiarate né giustificate al popolo dei fedeli. Insomma, una censura subdola, che la Chiesa cerca di nascondere. Infatti pochissimi ne sono a conoscenza.

Perché il vaticano, nonostante la sua censura del Vecchio Testamento, si ostina a dire ufficialmente che la Bibbia è vera parola di Dio?

Religioni e spiriti

La visione religiosa del mondo comporta il credere nell'esistenza e nella ingerenza (nella vita propria e altrui) di entità "spirituali" (che possiamo chiamare semplicemente "spiriti").

Con l'aggettivo spirituale si intendono una serie di qualità trascendenti e misteriose. Infatti gli spiriti sono immateriali, invisibili, non misurabili, liberi da qualsiasi vincolo e dotati di forme, capacità e intenzionalità non soggette alle leggi della fisica né a quelle della biologia.

Gli spiriti sono infatti immortali, invulnerabili, onniscienti e onnipotenti. Essi vengono normalmente invocati e usati come cause dei fenomeni naturali quando per essi non si trovano spiegazioni  realistiche, logiche e razionali.

La spiegazione "spirituale" degli eventi normalmente esclude che il caso abbia un ruolo determinante in ciò che avviene nel mondo. Essa infatti attribuisce allo spirito eventi che la scienza attribuisce al caso.

Gli spiriti sono dunque agenti magici e/o divini che vengono considerati non solo come cause di ciò che avviene, ma anche come principi finalistici. Essi, infatti, impongono agli esseri umani dei fini da raggiungere e delle trappole da evitare, con pene per chi non riesce ad evitarle. In altre parole, chi crede negli spiriti suppone che lo scopo della sua vita sia quello di obbedire alle volontà e ai desideri degli spiriti stessi, per non incorrere nelle loro punizioni in caso di disobbedienza (ed eventualmente essere da loro premiati per la loro obbedienza).

Le religioni si distinguono, tra l'altro, per il numero di spiriti che vengono contemplati. Nelle religioni monoteiste lo spirito è uno solo anche se può servirsi di spiriti secondari (in qualità di dipendenti o intermediari). Nelle religioni politeiste gli spiriti sono molteplici, indipendenti e spesso in guerra tra loro.

Filosofia vs. religione

In una "chat" di filosofia, è stato posto il seguente quesito:

In che modo la filosofia, con la sua metodologia razionale e critica, deve relazionarsi alle religioni e a qualsiasi forma di dogmatismo? Esiste un'incompatibilità intrinseca e strutturale tra il pensiero filosofico e la fede religiosa o è possibile armonizzarle? Lo stesso filosofo può conciliare la ricerca della verità con una propria fede o non può più definirsi filosofo?

Segue la mia risposta.

Il filosofo, in quanto ricercatore della verità, deve denunciare come falsità ogni affermazione che abbia una certa notorietà, che il filosofo stesso valuta come falsa.

Religioni e dogmatismi, in quanto asseriscono e diffondono false informazioni, devono dunque essere dichiarati come falsi dal filosofo.

Nessuna armonizzazione è possibile tra verità e falsità in senso logico-razionale. Infatti un'affermazione, riferita a un certo momento, a un certo luogo e a un certo contesto, non può essere vera e falsa allo stesso tempo. Può invece essere parzialmente vera e/o falsa relativamente a certi aspetti e in certe condizioni, che vanno specificate. D'altra parte la verità è sempre relativa, e chi parla di verità assoluta, con l'iniziale minuscola o maiuscola, è esso stesso diffusore di falsità.

L'armonizzazione tra verità e falsità è invece possibile in senso estetico e/o emotivo, e in tal senso è molto comune.

Il filosofo che non denuncia le falsità in quanto tali è a mio avviso un cattivo filosofo, e di cattivi filosofi è piena la storia della filosofia.

Purtroppo l'ambiente accademico evita accuratamente di dire che qualche filosofo sia un cattivo filosofo, atteggiamento che io considero deplorevole, ed è il motivo per cui non ho fiducia nella filosofia accademica. D'altra parte anche i peggiori filosofi, anche i ciarlatani, a volte dicono qualcosa di vero e interessante in mezzo alle loro falsità, e questo complica il giudizio.

Per una riforma delle religioni

La mia critica del cristianesimo non è così fanatica da non farmi vedere che in tutte le sacre scritture, di tutte le religioni, ci sono perle di saggezza e di toccante poesia (la Bibbia e il Corano non fanno eccezione). In ogni libro sacro ci sono fiori ed orrori. Se si censurano tutte le parti brutali restano quelle belle e condivisibili.

Ma le religioni ufficiali si ostinano a non censurare le parti assurde e violente e questo per me è pericoloso e inaccettabile. Perché continuare a camminare in campi minati? Perché non sminarli invece di aggirare le mine, far finta che non esistano o minimizzarne l'importanza? E' a causa e in nome di quelle parti del Corano che avrebbero dovuto essere censurate (cosa che nessun imam ha fatto) che è stato commessa la strage di Charlie Hebdo.

La maggior parte dei credenti sono persone per bene, non guardano e non danno importanza a tutto ciò che di rivoltante c'è nelle sacre scritture per concentrarti sulle parti buone, ma io credo che il campo religioso debba essere sminato per il bene dell'umanità. Per questo non perdo occasione di criticare le religioni a volte amaramente, a volte scherzandoci sopra.

Io non chiedo ai credenti di smettere di credere in Dio, ma di denunciare le barbarie e le assurdità di cui sono piene le sacre scritture e che vengono tollerate come "misteri". Insomma, le religioni dovrebbero riformarsi cominciando col sostituire le sacre scritture con nuovi testi eticamente accettabili.

Le religioni non devono avere il monopolio della morale né della saggezza. Esiste una letteratura laica e atea che ha molto da dare per una formazione etica di bambini e adulti. Perché limitarsi all'insegnamento religioso? Come si possono seguire gli insegnamenti di un'organizzazione che ha commesso atrocità per tanti secoli (e continua a farlo in certi ambiti, come quello della contraccezione, causando innumerevoli vittime ogni anno) senza mai pentirsene e che continua ad affermare ufficialmente che un libro che contiene un'infinità di orrori e violenze è vera parola di Dio?

Religioni, filosofie, scienze, leggi

Tutte le discipline intellettuali, comprese le religioni, le filosofie e le varie scienze sociali e naturali, consistono essenzialmente nella ricerca delle leggi che governano l’universo, la vita, la società e la mente umana.

Nel caso delle religioni, le leggi che ci governano e ci limitano, sono opera delle divinità che, a loro insindacabile arbitrio, stabiliscono cosa sia possibile e cosa impossibile, cosa doveroso o obbligatorio, e cosa libero per ciascuno di noi in quanto individui o membri di comunità.

Nel caso delle filosofie, le leggi sono opera di entità spirituali arbitrariamente definite e indimostrabili, o di processi prodotti da leggi fisiche o biologiche fondamentali. In tal senso possiamo qualificare le filosofie come più o meno spiritualiste, materialiste, o miste.

Le scienze naturali studiano le leggi fisiche e biologiche fondamentali e si concentrano su di esse, interessandosi solo marginalmente  dei fenomeni macroscopici e complessi, naturali e sociali, che da esse derivano.

Le scienze umane e sociali, tra cui la psicologia, sono un misto di filosofie e di scienze naturali.

Escludendo  le religioni, in quanto portatrici di verità inverosimili e in contrasto con le scoperte delle scienze, e lasciando che delle scienze naturali si occupino gli scienziati specialisti, per capire il mondo, la vita e la società, ad ogni umano resta la filosofia.

Lo scopo e il metodo della filosofia consiste (o dovrebbe consistere) nel comprendere come i fenomeni che ci interessano in quanto cause di piaceri e di dolori (fisici e mentali), di speranze e di disperazioni, sono dovuti all’interazione tra fenomeni elementari, i quali sono a loro volta dovuti alle leggi fisiche e biologiche fondamentali studiate dagli scienziati.

In tal modo la filosofia, istruendoci sulle leggi della natura e sui loro effetti sull'uomo e sulla società, ci aiuta a scegliere come vivere, con chi interagire e non interagire, e come interagire, per soffrire di meno e godere di più.

Perle del Catechismo

Permettimi un'autocitazione: "Il paradosso di alcune religioni, specialmente quelle basate sulla Bibbia o sul Corano, è che esse sono compatibili con il vivere civile e la legalità soltanto se non vengono prese sul serio, cioè se non vengono presi in considerazione e applicati molti dei precetti presenti nelle loro sacre scritture."

Se ai bambini in certe parrocchie vengono risparmiate le parti più assurde e pericolose del catechismo, questo conferma il paradosso che ho descritto.

Che nella Chiesa vi siano o vi siano state persone eccellenti non significa che la Chiesa come istituzione e pratica clericale non meriti aspre critiche. Che sia opportuno, utile, conveniente o doveroso esprimere tali critiche, ognuno lo decide per sé.

Di seguito alcune perle del catechismo, tratte dal sito del Vaticano http://www.vatican.va/archive/ITA0014/_INDEX.HTM

"Le Sacre Scritture contengono la Parola di Dio e, perché ispirate, sono veramente Parola di Dio".

"Dio è l'Autore della Sacra Scrittura nel senso che ispira i suoi autori umani; Egli agisce in loro e mediante loro. Così ci dà la certezza che i loro scritti insegnano senza errore la verità salvifica"

"Il peccato è “una parola, un atto o un desiderio contrari alla legge eterna” [Sant'Agostino, Contra Faustum manichaeum, 22: PL 42, 418; San Tommaso d'Aquino, Summa theologiae, I-II, 71, 6]. E' un'offesa a Dio. Si erge contro Dio in una disobbedienza contraria all'obbedienza di Cristo."

"Tra i peccati gravemente contrari alla castità, vanno citate la masturbazione, la fornicazione, la pornografia e le pratiche omosessuali."

"La regolazione delle nascite rappresenta uno degli aspetti della paternità e della maternità responsabili. La legittimità delle intenzioni degli sposi non giustifica il ricorso a mezzi moralmente inaccettabili (per es. la sterilizzazione diretta o la contraccezione)."

"Chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel suo cuore"

Il catechismo è pieno di assurdità pericolose per la salute mentale di chi ci crede. L'etica deve essere basata su principi laici e razionali, specialmente sul rispetto dei diritti umani universali, di cui non c'è traccia nel catechismo.

Vi risparmio i passi della Bibbia che incitano alla violenza e al genocidio.

Perché sono animoso quando discuto di religione e di spiritualità

I motivi per cui sono animoso quando parlo di spiritualità (e di cose affini) potrebbero essere i seguenti:

1) Da bambino ho ricevuto un'educazione religiosa, non dai miei genitori per fortuna, ma dalla scuola pubblica e dalla parrocchia che frequentavo. Sono stato molto credente e "pio", nel senso che ho preso la religione molto sul serio, finché all'età di circa 12 anni ho capito che ero stato ingannato, e questo non l'ho mai perdonato. Da allora considero ogni propaganda spiritualista o religiosa il tentativo di irretire le menti delle persone, di ridurre la loro vitalità (specialmente per quanto riguarda la sessualità) e libertà intellettuale. Temo tuttavia di non essermi completamente liberato dell'influenza religiosa, e per questo provo rancore verso tutto ciò che odora di religione.

2) Considero lo spiritualismo una forma di conservatorismo, di disimpegno dalla ricerca del progresso civile. Occuparsi dello spirito (che per me è qualcosa di immaginario e arbitrario) per me comporta il sottrarre risorse (tempo, concentrazione, studio, creatività, intelligenza) alla ricerca di idee per migliorare la condizione umana reale, cioè materiale e sociale, vale a dire per diminuire la sofferenza (fisica e mentale) e moderare la competitività. Essendo io molto motivato a contribuire intellettualmente al progresso umano, vedo lo spiritualismo come un ostacolo in tal senso, e quindi motivo di frustrazione.

3) Considero l'etica spiritualista una mistificazione. Infatti non trovo nulla di etico nelle pratiche spiritualiste e religiose e allo stesso tempo trovo l'etica cristiana (quella del Vangelo) talmente innaturale (contro natura) e impossibile da realizzare, che induce le persone a sentirsi in colpa senza per questo motivarle a fare qualcosa di realmente utile per migliorare la condizione umana e i rapporti umani.

4) In quanto ateo ho l'impressione che gli spiritualisti mi considerino un essere umano spiritualmente minorato, uno che non riesce a vedere né a sentire cose importanti che invece essi vedono e sentono. Allo stesso tempo ho l'impressione, anzi, la certezza, che tutto ciò che di importante ho imparato studiando la natura umana sia considerato di nessun valore dagli spiritualisti. Mi sento pertanto snobbato, posizionato in basso in una fantomatica gerarchia dello spirito, e compatito. Questo mi innervosisce non poco.

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Forse ci sono altri motivi che non conosco nel senso che sono inconsci. Comunque, se mi verrà in mente qualcos'altro, lo aggiungerò.

Catechismo della Chiesa cattolica

Più che la Bibbia, il "Catechismo della Chiesa cattolica" [1] è la migliore guida per decristianizzarsi senza fatica e senza dubbi. Approvato nel 2005 da Benedetto XVI, strutturato in forma di 598 domande e risposte ordinate per temi, brevi e precise, generalmente tautologiche, autoreferenziali, astruse, fondamentaliste, politicamente tendenziose, evasive, questo volumetto è tutto un fiorire di imbarazzanti e sfacciati insulti al buon senso e all'intelligenza dei lettori. Per il suo bene, la Chiesa dovrebbe metterlo all'indice, ritirare tutte le copie in circolazione e farlo cadere nell'oblio.

La Bibbia è meno pericolosa del Catechismo perché molto più confusa, non strutturata tematicamente, e scritta in un linguaggio spesso poetico ed arcaico, di difficile consultazione e comprensione, dove è difficile distinguere il realismo dalla metafora, la favola dal fatto storico.

Credo che la Chiesa insista volutamente e strategicamente nel confermare la verità di certi scritti assurdi e a volte rivoltanti, perché in tal mondo educa i suoi fedeli già in età infantile (approfittanto della loro incapacità di intendere e di distinguere il senso dal non-senso) ad accettare l'assurdo come verità, ad inibire lo spirito critico e, soprattutto, a considerare il clero come unica e insostituibile autorità intellettuale e legittimo intermediario e interprete tra l'uomo e Dio.

Infatti, se gli scritti ecclesiali avessero qualche senso, sarebbe possibile analizzarli, criticarli, denunciarne le incoerenze, l'irrazionalità, l'infondatezza. Ma ciò è inutile in un testo che è illogico dall'inizio alla fine e usa la fede come strumento per trasformare in verità assoluta l'assurdo, l'incredibile, l'indimostrabile a favore del potere politico del clero. In tal modo si scoraggia una loro lettura critica ed educa i catecumeni al blackout razionale.

La scienza unisce, la religione divide. Infatti un altro vantaggio dell'assurdità degli scritti ecclesiali è che grazie ad essa la gente si divide in credenti (cioè i fedeli su cui il clero può contare stabilmente per il sostegno politico ed economico) e non credenti (cioè i critici e gli avversari politici). Una divisione che il clero ha bisogno di monitorare costantemente, per la propria sopravvivenza.

[1] Catechismo della Chiesa cattolica - Compedio. (Libreria Editrice Vaticana - Città del Vaticano - ristampa luglio 2005) - Sito web


Cosa gli esseri umani vogliono sapere

Io, tanto per cominciare, vorrei sapere cosa gli esseri umani (in generale) vogliono sapere, per capire se io e gli altri vogliamo sapere le stesse cose o cose diverse. Suppongo infatti che gli esseri umani si differenzino (anche) in ciò che desiderano (e si curano di) sapere.

Ecco una cosa che tutti vogliamo sapere: chi comanda, cioè chi ha potere su di noi e sugli altri, ovvero a chi dobbiamo obbedire e chi dobbiamo soddisfare (o non scontentare) per evitare le loro punizioni.

Una classica risposta a tale domanda è “Dio”. Infatti Dio (per chi ci crede) è la massima autorità, da cui dipende tutto ciò che è successo, che succede e che succederà, compreso il nostro destino prima e dopo la nostra morte. Ma questa risposta non è sufficiente perché Dio (per chi ci crede) permette che esistano altre autorità oltre la propria, e dà loro la libertà e il potere di comandare e di decidere le sorti dei loro subordinati.

Credenti o no, noi vogliamo comunque sapere chi (tra i mortali) comanda, ovvero vogliamo conoscere le varie gerarchie sociali (politica, religiosa, economica, accademica, intellettuale, morale, estetica, ecc.) perché, volenti o nolenti, siamo imbrigliati, incastrati, imprigionati in una quantità di gerarchie, di cui occupiamo posizioni particolari.

Oltre a conoscere le gerarchie in cui siamo posizionati, vogliamo anche sapere come si fa a salire nelle scale gerarchiche, e come evitare che altre persone ci sorpassino facendoci scendere di uno o più gradini.

La risposta alla precedente domanda è “imitare i superiori”. Infatti, se vogliamo salire in una gerarchia, dobbiamo imitare il comportamento di coloro che sono sopra di noi ed evitare (se possibile) di imitare quelli a noi subordinati.

Potremmo dunque dire che vogliamo sapere chi ci conviene imitare, anche perché non si può vivere in società senza imitare qualcuno dei suoi membri.

Oltre la conoscenza delle gerarchie, potremmo supporre che gli esseri umani vogliano anche sapere come funziona la natura, compresa quella umana, e le cause degli eventi e dei comportamenti. Tuttavia succede che i poteri (politico, religioso, economico, accademico ecc.) scoraggino tali ricerche occupandosi di fornire risposte preconfezionate secondo i propri interessi e le proprie convenienze.

Così, per paura di essere puniti dalle autorità o emarginati dalle comunità di appartenenza, evitiamo di farci troppe domande sulla nostra natura e prendiamo per buone le risposte tramandate dalle tradizioni, che non osiamo mettere in discussione.

Sul comandamento cristiano dell’amore

«Ama il prossimo tuo come te stesso», è la regola fondamentale del messaggio cristiano.

Ebbene, io considero il cristianesimo una causa di schizofrenia e di ipocrisia di massa, proprio a causa del suo comandamento dell’amore. Infatti nei vangeli l’amore viene letteralmente comandato, obbligato, perfino l’amore verso i propri nemici, e chi non obbedisce a tale comandamento non può dirsi cristiano, e merita la punizione che Dio riserva a chi gli disubbidisce. Per di più i vangeli affermano che Dio ci ha amato e ci ama, e che dovremmo amare il prossimo anche per gratitudine verso di Lui.

Per un ateo come me, si tratta di un’assurdità, di una sciocchezze, di una follia. Ma per chi crede in Dio, e crede che Dio ci ami, e crede che Dio ci comandi di amare, è una tragedia che lo induce a disprezzare e odiare se stesso e gli altri. Infatti l’amore è un sentimento involontario e spontaneo, e non può essere ottenuto per effetto della volontà di obbedire a qualcuno, a qualcosa, o a se stessi.

Non ha senso dire a qualcuno “ti voglio amare”. O si ama o non si ama una persona, e l’amore può essere più o meno grande, più o meno ricorrente, mai totale, mai permanente. Ma Gesù ci ordina di amare tout court. Se io ordino a me stesso di amare, e l’amore non nasce, allora sono colpevole di aver disobbedito a Gesù, colpevole sia verso Dio, sia verso il prossimo, almeno verso il prossimo cristiano, che si aspetta di essere amato per un diritto sancito dallo stesso Dio. E allora mi sento in colpa, e mi disprezzo in quanto peccatore, in quanto empio. A questo punto il super-io mi viene in aiuto nascondendo a me stesso il fatto che non amo quasi mai gli altri, e illudendomi di amare gli altri anche se in realtà mi sono indifferenti, o li odio. Di conseguenza mostrerò a me stesso e agli altri un falso amore, e vivrò nell’angoscia che gli altri si accorgano della mia dissimulazione.

La cultura cristiana è caratterizzata dall’ipocrisia e dalla schizofrenia per quanto riguarda l’amore verso gli altri e verso lo stesso Dio, che nel profondo del nostro inconscio odiamo perché ci ha incatenati con un doppio vincolo: se non vogliamo amare gli altri siamo colpevoli di deliberata disobbedienza verso DIo; se vogliamo amare gli altri e non ci riusciamo (perché più spesso non ci riusciamo), siamo colpevoli di falsità dato che siamo costretti a simulare un amore inesistente. L’unica via d’uscita è l’ateismo, e il considerare l’amore né un dovere, né un diritto, ma come un evento più o meno fortunato, un fatto biologico, non religioso, né etico.

La cultura europea, almeno per la mia generazione, è ancora impregnata di cristianesimo, e costringe anche me a simulare amori che non provo, e a temere che la mia inautenticità venga scoperta.

Spirito religioso e bisogno di familiarità

Penso che che tutte le religioni e le filosofie spiritualiste abbiano in comune una visione del mondo (visibile e invisibile) che soddisfa il bisogno di familiarità, ovvero di far parte di una famiglia in senso esteso e astratto, nella quale è possibile assumere, in senso metaforico, uno o più dei ruoli archetipici di figlio, fratello, padre o madre.

In altre parole, il credere in una religione (o filosofia spirituale) ci fa sentire fratelli nei confronti degli altri membri della stessa comunità di credenza, in quanto figli degli stessi genitori "spirituali". Inoltre, per quanto riguarda i sacerdoti, profeti o maestri delle religioni o filosofie spirituali, permette ad alcuni, particolarmente motivati in tal senso, di assumere un ruolo genitoriale "spirituale" (purtroppo a volte abusando della loro auto-assegnata funzione di rappresentanza e intermediazione rispetto alla presunta divinità).

La comunità religiosa o spirituale costituisce dunque una famiglia sublimata, metafisica, che permette, in senso metaforico ma efficace, una vita comunitaria analoga a quella della famiglia concreta nella quale la psiche si è costruita, e che è caratterizzata e regolata da un ordine gerarchico e da un'etica condivisa imposta e amministrata dal ruolo genitoriale.

Io penso pertanto che, in assenza di uno spirito religioso, verrebbe a mancare il motivo della fratellanza e dell'ordine sociale, per cui la società si disintegrerebbe in quanto totalmente competitiva e amorale.

C'è allora da chiedersi se l'ateismo non sia una filosofia, o posizione intellettuale, distruttiva dell'ordine sociale, dell'etica e della fratellanza. La risposta dipende da cosa si intende per ateismo.

Se per ateismo s'intende la negazione di qualunque realtà immateriale o non misurabile, come i valori morali, allora esso conduce al caos sociale.

Se invece per ateismo s'intende la negazione delle religioni "rivelate" in quanto narrazioni false e pericolose, e la loro sostituzione con principi regolatori immateriali (cioè "spirituali") inventati, negoziati e convenuti tra le parti interessate, allora esso può condurre a forme di ordine e armonia sociale ancora più soddisfacenti di quelle ottenibili dalle religioni e filosofie spirituali storiche. Tali principi regolatori astratti (come ad esempio la dichiarazione universale dei diritti umani) conferiscono, infatti, all'ateismo quello spirito religioso necessario per soddisfare il comune bisogno di familiarità e di pace sociale.

L'ateismo, inteso in quest'ultimo senso, rappresenta dunque una rivoluzione religiosa, in quanto è una sorta di religione artificiale, creata, negoziata e aggiornata dall'uomo, anziché preesistente ad esso e ad esso imposta. In altre parole, una religione in cui Dio è creato e disegnato (consapevolmente, razionalmente, democraticamente e relativamente) dall'Uomo, per la propria felicità, e non viceversa.

Mediatori divini

Alcuni hanno asserito e ancora oggi asseriscono che esiste un dio (o più di uno) e che conoscono la sua (o la loro) volontà.

Io chiamo costoro mediatori divini e li classifico in “diretti” e “indiretti”. I mediatori diretti affermano di aver ricevuto direttamente da (un) Dio indicazioni circa la sua volontà. I mediatori indiretti hanno ricevuto tali indicazioni da un mediatore diretto, da altri mediatori indiretti o da scritture qualificate come sacre.

Da sempre, i mediatori divini raccontano e insegnano la volontà divina a tutti coloro (bambini e adulti) che sono disposti ad ascoltarli per libera scelta, per costrizione, a seguito di pressioni sociali o per curiosità.

A causa della naturale credulità umana e/o di pressioni sociali, molti credono nelle asserzioni dei mediatori divini. Di conseguenza, i credenti cercano di comportarsi secondo la presunta volontà di Dio principalmente per due fattori (che dipendono dall'osservanza di tale volontà): la paura di una punizione e la speranza di un premio (l'infelicità o la felicità in vita e/o dopo la morte). A ciò si aggiunge il fatto che, molto spesso, dal grado di osservanza della presunta volontà divina, dipendono penalità e ricompense sociali.

Le aspettative di penalità e ricompense (sia divine che sociali) determinano, a mio avviso, un bisogno ”indotto” (ovvero non geneticamente determinato) di eseguire la volontà divina, qualunque essa sia, indipendentemente dalla sua razionalità o ragionevolezza. Tale bisogno contribuisce a motivare e a governare (consciamente o inconsciamente) il comportamento delle persone, sia sul piano razionale che su quello sentimentale.

Se tutto ciò è vero, i mediatori divini giocano un ruolo di primaria importanza perché, interpretando arbitrariamente la volontà di Dio (a prescindere dalla sua reale esistenza) possono condizionare, nel bene e nel male, il comportamento di singoli individui e di intere masse.

Tale "condizionamento divino” può influenzare in modo determinante vari aspetti dell'esistenza umana, quali: le interazioni sociali (intracomunitarie e intercomunitarie), la soddisfazione dei bisogni primari, la visione del mondo e della vita, la concezione della natura umana e l'etica che ne deriva.

Di conseguenza, il destino di una società (cioè il suo progresso o il suo regresso) e il grado di felicità dei suoi membri possono dipendere anche dal loro credere in una certa concezione della volontà divina.

I mediatori divini hanno pertanto, a mio parere, un'enorme responsabilità morale, civile e politica nel determinare benessere e malessere delle comunità in cui operano.

Per concludere, ritengo ragionevole sospettare che la cosiddetta "volontà di Dio" sia stata (e sia ancora oggi) arbitrariamente definita dai mediatori divini, al fine di favorire potere e privilegi per sé stessi e per i propri alleati politici.

Il peggio della Bibbia: Deuteronomio 13

1 Osserverete per metterlo in pratica tutto ciò che vi comando: non vi aggiungerai nulla e nulla vi toglierai.
2Qualora sorga in mezzo a te un profeta o un sognatore che ti proponga un segno o un prodigio, 3e il segno e il prodigio annunciato succeda, ed egli ti dica: «Seguiamo dèi stranieri, che tu non hai mai conosciuto, e serviamoli», 4tu non dovrai ascoltare le parole di quel profeta o di quel sognatore, perché il Signore, vostro Dio, vi mette alla prova per sapere se amate il Signore, vostro Dio, con tutto il cuore e con tutta l'anima. 5Seguirete il Signore, vostro Dio, temerete lui, osserverete i suoi comandi, ascolterete la sua voce, lo servirete e gli resterete fedeli. 6Quanto a quel profeta o a quel sognatore, egli dovrà essere messo a morte, perché ha proposto di abbandonare il Signore, vostro Dio, che vi ha fatto uscire dalla terra d'Egitto e ti ha riscattato dalla condizione servile, per trascinarti fuori della via per la quale il Signore, tuo Dio, ti ha ordinato di camminare. Così estirperai il male in mezzo a te.
7Qualora il tuo fratello, figlio di tuo padre o figlio di tua madre, o il figlio o la figlia o la moglie che riposa sul tuo petto o l'amico che è come te stesso t'istighi in segreto, dicendo: «Andiamo, serviamo altri dèi», dèi che né tu né i tuoi padri avete conosciuto, 8divinità dei popoli che vi circondano, vicini a te o da te lontani da un'estremità all'altra della terra, 9tu non dargli retta, non ascoltarlo. Il tuo occhio non ne abbia compassione: non risparmiarlo, non coprire la sua colpa. 10Tu anzi devi ucciderlo: la tua mano sia la prima contro di lui per metterlo a morte; poi sarà la mano di tutto il popolo. 11Lapidalo e muoia, perché ha cercato di trascinarti lontano dal Signore, tuo Dio, che ti ha fatto uscire dalla terra d'Egitto, dalla condizione servile. 12Tutto Israele verrà a saperlo, ne avrà timore e non commetterà in mezzo a te una tale azione malvagia.
13Qualora tu senta dire di una delle tue città che il Signore, tuo Dio, ti dà per abitarvi, 14che uomini iniqui sono usciti in mezzo a te e hanno sedotto gli abitanti della loro città dicendo: «Andiamo, serviamo altri dèi», dèi che voi non avete mai conosciuto, 15tu farai le indagini, investigherai, interrogherai con cura. Se troverai che la cosa è vera, che il fatto sussiste e che un tale abominio è stato realmente commesso in mezzo a te, 16allora dovrai passare a fil di spada gli abitanti di quella città, la dovrai votare allo sterminio con quanto contiene e dovrai passare a fil di spada anche il suo bestiame. 17Poi radunerai tutto il bottino in mezzo alla piazza e brucerai nel fuoco la città e l'intero suo bottino, sacrificio per il Signore, tuo Dio. Diventerà una rovina per sempre e non sarà più ricostruita. 18Nulla di ciò che sarà votato allo sterminio si attaccherà alla tua mano, perché il Signore desista dalla sua ira ardente, ti conceda misericordia, abbia misericordia di te e ti moltiplichi, come ha giurato ai tuoi padri.
19Così tu ascolterai la voce del Signore, tuo Dio: osservando tutti i suoi comandi che oggi ti do e facendo ciò che è retto agli occhi del Signore, tuo Dio.

La violenza nel Corano

Ecco una raccolta di versetti coranici che incitano esplicitamente alla violenza più brutale. Cose simili si trovano anche nella Bibbia, e ciò che mi colpisce è la riluttanza dei religiosi sia musulmani che cristiani, a tutti i livelli, a prendere coscienza della presenza di tali incitamenti nei loro libri fondamentali, e a rifiutarli. Insomma, l'ostinazione a difendere la sacralità delle scritture arrampicandosi sugli specchi o, più semplicemente, ignorando ogni contraddizione. Mettono così a dormire la propria capacità critica verso le proprie tradizioni. Essa resta però sempre molto attiva nei confronti delle altre religioni e ancor più degli atei.
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«In verita’, coloro che avranno rifiutato la fede ai nostri segni li faremo ardere in un fuoco e non appena la loro pelle sara’ cotta dalla fiamma la cambieremo in altra pelle, a che meglio gustino il tormento, perché Allah e’ potente e saggio» (Sura 4:56).

"La ricompensa di coloro che fanno la guerra ad Allah e al Suo Messaggero e che seminano la corruzione sulla terra e’ che siano uccisi o crocifissi, che siano loro tagliate la mano e la gamba da lati opposti o che siano esiliati sulla terra: ecco l'ignominia che li tocchera’ in questa vita; nell'altra vita avranno castigo immenso" (Sura 5;33)

“Uccidete gli infedeli ovunque li incontriate. Questa e’ la ricompensa dei miscredenti.” (Sura 2:191)

“Vi e’ stato ordinato di combattere, anche se non lo gradite. E' possibile che abbiate avversione per qualcosa che invece e’ un bene per voi, e può darsi che amiate una cosa che invece vi e’ nociva. Allah sa e voi non sapete. ” (Sura 2:216).

«Instillerò il mio terrore nel cuore degli infedeli; colpiteli sul collo e recidete loro la punta delle dita... I miscredenti avranno il castigo del Fuoco! ... Non siete certo voi che li avete uccisi: e’ Allah che li ha uccisi» (Sura 8:12-17).

«Profeta, incita i credenti alla lotta. Venti di voi, pazienti, ne domineranno duecento e cento di voi avranno il sopravvento su mille miscredenti» (Sura 8:65).

«Quando poi saranno trascorsi i mesi sacri ucciderete gli idolatri dovunque li troviate, prendeteli, circondateli, catturateli ovunque in imboscate! Se poi si convertono e compiono la Preghiera e pagano la Decima, lasciateli andare» (Sura 9:5).

«Combattete coloro che non credono in Allah e nell'Ultimo Giorno, che non vietano quello che Allah e il Suo Messaggero hanno vietato, e quelli, tra la gente della Scrittura, che non scelgono la religione della verita’, finche’ non versino umilmente il tributo, e siano soggiogati. Dicono i giudei: "Esdra e’ figlio di Allah"; e i cristiani dicono: "Il Messia e’ figlio di Allah". Questo e’ ciò che esce dalle loro bocche. Li annienti Allah. Quanto sono fuorviati!» (Sura 9:29-30).

«O voi che credete! Se non vi lancerete nella lotta, Allah vi castighera’ con doloroso castigo e vi sostituira’ con un altro popolo, mentre voi non potrete nuocerGli in nessun modo» (Sura 9:39).

«[gli ipocriti e i miscredenti] Maledetti! Ovunque li si trovera’ saranno presi e messi a morte.» (Sura 33:61).

«Quando incontrate gli infedeli, uccideteli con grande spargimento di sangue e stringete forte le catene dei prigionieri» (Sura 47:4).

Bisogno di una sacra unità

Uno dei bisogni umani più forti è quello di unità, ovvero di sacro. Il sacro è infatti ciò che è talmente unito che qualsiasi separazione o divisione gli farebbe perdere la sacralità, ovvero, lo profanerebbe.

Sacro è dunque ciò che non può essere analizzato, razionalizzato, ragionato, spezzato, suddiviso, separato, disgiunto. Il sacro è l'Uno, e non ammette alternative, contrapposizioni, differenze o pluralità. E' l'unione perfetta, la fusione unitaria, l'omogeneità, la perfetta integrazione. E' irrazionale non nel senso dell'errore, ma della impossibilità di essere razionalizzato.

Indipendentemente dalla sua effettiva esistenza, l'Uno esiste come bisogno.

Quando nasciamo, non riusciamo a distinguere alcunché, nemmeno il nostro corpo da quello della madre o nutrice. Il mondo ci appare indistinto, ovvero un unico corpo o sostanza da cui non è possibile distinguere o separare nemmeno il soggetto. Ma col passar del tempo, le esperienze e l'educazione ci insegnano a dividere il mondo in oggetti sia concreti che astratti, cominciando col separare noi stessi dal resto del mondo. Man mano che la mente si sviluppa, cresce il numero di entità che vengono estratte dalla iniziale massa indistinta. Ogni parola, ogni forma, ogni essere vivente è così distinto dal resto del mondo.

La capacità di dividere la realtà in entità separate e delimitate, e di pensare in modo razionale (ovvero tenendo conto di oggetti e simboli distinti, con diversi significati e valori) è una delle caratteristiche principali che distinguono l'Homo Sapiens dagli altri animali, e il nostro vanto come specie suprema. Tuttavia questo meraviglioso e potentissimo meccanismo presenta degli inconvenienti. E' stressante perché complesso e conflittuale. Rende il mondo difficile da usare, ci offre troppe opzioni ognuna con i suoi vantaggi e svantaggi, tanto che è difficile scegliere responsabilmente cosa fare. E il rischio di sbagliare aumenta col numero delle opzioni e la complessità del "sistema".

Allora, quando lo stress e l'angoscia della complessità e della conflittualità raggiunge un certo livello, inconsciamente desideriamo tornare indietro nel tempo, a quando la nostra percezione del mondo era molto più semplice, le cose erano per lo più indistinte e in quantità minore,  le scelte più facili, il bene e il male chiaramente distribuiti in due semi-mondi ed eravamo accuditi da persone onnipotenti che pensavano e sceglievano per noi.

Il bisogno di unità, ovvero di sacro, corrisponde dunque al desiderio inconscio di tornare allo stato fetale o infantile, anche se negli adulti esso viene mistificato da religioni e filosofie pseudo-religiose.

Presa coscienza del nostro profondo bisogno di una sacra unità, non dobbiamo reprimerlo per timore di essere irrazionali, immaturi o schizofrenici. Cerchiamo invece di soddisfarlo periodicamente attraverso una religione o una meditazione, oppure lasciandoci affascinare dalla bellezza di cose e persone, dalla poesia o da forme artistiche. L'opera d'arte ben riuscita è infatti quella che ci offre visioni perfettamente integrate, dove ogni parte è in relazione armoniosa con tutto il resto.

Visto che non possiamo rinunciare alla nostra razionalità senza gravi conseguenze sul piano pratico, conviene dunque alternare momenti di riflessione razionale con il culto di una sacra unità.

Bibbia imbarazzante

Il Dio del Vecchio Testamento è senza dubbio terrorista e genocida. Infatti, per costringere gli egizi a liberare gli ebrei, mandò un angelo ad uccidere tutti i primogeniti d'Egitto, tranne quelli ebrei, le cui case erano segnate col sangue dell'agnello sacrificale (questa è l'origine della Pasqua ebraica). Altro episodio di terrorismo genocida fu la distruzione di Sodoma e Gomorra, in cui perirono probabilmente più innocenti che "colpevoli", per non parlare del diluvio universale e di altri eventi terrificanti. Il Vecchio Testamento è infatti cosparso di episodi in cui Dio si mostra apertamente irascibile, geloso degli altri dei, crudele e ingiusto, peggio dei peggiori dittatori e terrorisiti della storia.

Forse per evitare l'imbarazzante contraddizione tra l'idea di un Dio infinitamente buono e misericordioso e i testi sacri che la smentiscono, per molti cattolici di oggi, il Vecchio Testamento è considerato obsoleto, superato dal Nuovo Testamento, in cui appare un Dio buono nella figura del Cristo. Tuttavia si tratta di una supposizione non confermata né autorizzata dalla gerarchia vaticana, che considera ufficialmente il Nuovo Testamento il compimento del Vecchio, vera e tuttora valida parola di Dio, e parte integrante delle Sacre Scritture. In altre parole, il Padre resta il Padre e il Figlio non lo sostituisce anche se a volte lo rappresenta, intermedia o intercede presso di Lui. Possiamo solo presumere che il Padre, dopo la crocefissione, e proprio grazie ad essa, si sia un po' calmato.

Che il Nuovo Testamento sia la continuazione e il compimento del Vecchio, del resto, è scritto anche nello stesso vangelo, in cui Cristo è visto come realizzazione delle profezie veterotestamentarie, e la sua storia ci mostra che Egli non cercò mai di riformare le Sacre Scritture, ma agì coerentemente con esse, facendosi immolare come sacrificio umano per placare l'ira di Dio (risalente all'offesa a lui fatta da Adamo ed Eva, punita con la cacciata dal Paradiso e col peccato originale per tutti i loro discendenti), e far riaprire le porte del Paradiso stesso, chiuse da allora (in questo senso Cristo è il nostro salvatore).

Oggi, la soluzione adottata del clero, con la complicità dei fedeli, per evitare di affrontare la natura spaventosa e politicamente scorretta del Dio biblico e di Cristo che si fa torturare e uccidere per compiacere suo padre, è quella di scoraggiare la lettura integrale della bibbia e di censurare (nel senso di ignorare o minimizzare) tutti i passaggi che costituiscono una dissonanza rispetto all'immagine di un Dio misericordioso e benevolo che il clero cerca di offrire. E infatti ai pochi che chiedono spiegazioni sulle evidenti ingiustizie divine, si riponde che si tratta di un mistero della fede che l'uomo non è in grado di spiegare e che pertanto è inutile (e forse anche pericoloso) indagare, per il rischio di perdere la fede stessa, che è il sommo bene.

Per capire la genesi, lo sviluppo e il senso della Bibbia da un punto di vista storico, sociologico e psicologico, consiglio a tutti la lettura del saggio "Facci un Dio" dello psichiatra Luigi Anepeta, che potete leggere in http://www.nilalienum.it/Sezioni/Opere/FacciUnDio.php o scaricare gratuitamente in formato PDF da http://www.nilalienum.it/Sezioni/Opere/facci_un_dio.pdf

A che serve una predica religiosa?

Quando un prete fa una predica, cosa intende ottenere? Qual è lo scopo del suo discorso? Quali sono i suoi obiettivi? Cosa chiede, offre o propone a chi lo ascolta? Cosa spera, desidera o si auspica da chi lo ascolta?

Ebbene, ritengo plausibile che egli desideri indurre gli ascoltatori a credere in certe sue affermazioni o narrazioni e a non credere in certe altre affermazioni o narrazioni di segno contrario. E ritengo anche plausibile che egli desideri indurre gli ascoltatori a comportarsi in certi modi e a non comportarsi in certi altri.

Cosa vorrebbe il prete far credere ai suoi ascoltatori? Ecco alcune ipotesi:

  • che ciò che lui dice è vero

  • che lui è una persona affidabile, sincera e degna di fiducia

  • che lui desidera il bene dei suoi ascoltatori

  • che l’istituzione che egli rappresenta è prevalentemente sana, buona e utile

  • che ciò che è scritto nei documenti fondamentali della religione che professa è veritiero e utile

  • che il suo operato è utile alla società e perciò merita di essere retribuito

  • che seguendo le sue istruzioni si otterranno dei vantaggi, dei benefici, dei piaceri, tra cui il paradiso dopo la morte

Quali comportamenti il prete vorrebbe che i suoi ascoltatori adottassero? Ecco alcune ipotesi:

  • rispettare lui e l’istituzione che rappresenta, e astenersi dal criticarla

  • non mettere in discussione la propria autorità morale e intellettuale

  • propagandare i suoi messaggi. fare proselitismo

  • formare comunità unite nella sottomissione all’autorità religiosa da lui rappresentata

  • essere solidali e caritatevoli verso chi rispetta la sua autorità religiosa

  • manifestare la propria sottomissione all’autorità religiosa mediante la partecipazione a riti liturgici

  • riconoscere il proprio ruolo di indispensabile intermediario tra l’uomo e Dio

In conclusione, lo scopo del prete è a mio avviso quello di “educare” le menti dei suoi ascoltatori in modo da conferirgli un potere morale e intellettuale su di loro. Il prete ha infatti successo quando il suo ascoltatore crede di aver bisogno della sua guida spirituale allo scopo di piacere a Dio e di essere da Lui accolto dopo la morte e, nel frattempo, allo scopo di far parte della comunità dei credenti.

Realtà e mistero - Doppia mistificazione nel messaggio papale

Citazione da un articolo di Gianni Cardinale da Avvenire, 5 aprile 2015 (scaricabile da qui):


Il Papa: non abbiate paura della realtà


Nella Veglia pasquale l'invito a «entrare nel mistero».


Non si può «vivere la Pasqua» senza «entrare nel mistero». Perché non si tratta di «un fatto intellettuale», non è solo «conoscere, leggere...», ma «è di più, è molto di più!». Lo ha ricordato papa Francesco nell'omelia preparata per la solenne Veglia pasquale celebrata ieri sera nella Basilica Vaticana. Ed «entrare nel mistero» significa capacità di «stupore» e «contemplazione», richiede di «non avere paura della realtà», di «non chiudersi in sé stessi», di «non fuggire davanti a ciò che non comprendiamo», di «non chiudere gli occhi davanti ai problemi», di «non eliminare gli interrogativi...». «Entrare nel mistero», ha riflettuto il Papa, significa andare oltre «le proprie comode sicurezze», e mettersi alla ricerca «della verità, della bellezza e dell'amore». Per «entrare nel mistero» ci vuole poi l'«umiltà» di «abbassarsi», di scendere dal piedistallo «del nostro io tanto orgoglioso», di «ridimensionarsi», riconoscendo quello che effettivamente siamo: dei «peccatori bisognosi di perdono». E per «entrare nel mistero» ci vuole «svuotamento delle proprie idolatrie» e «adorazione». Perché «senza adorare» non si può «entrare nel mistero».

Questo discorso si può riassumere nei seguenti punti:

  1. il mistero è più importante dell'intelletto e della conoscenza;

  2. entrare nel mistero significa:


    • essere capaci di stupore e contemplazione

    • non avere paura della realtà

    • non chiudersi in se stessi

    • non fuggire davanti a ciò che non comprendiamo

    • non chiudere gli occhi davanti ai problemi

    • non eliminare gli interrogativi

    • andare oltre le proprie comode sicurezze

    • mettersi alla ricerca della verità, della bellezza e dell'amore

  3. per entrare nel mistero ci vuole:


    • umiltà di abbassarsi

    • umiltà scendere al piedistallo del nostro io tanto orgoglioso

    • umiltà di ridimensionarsi

    • umiltà di riconoscere che siamo peccatori bisognosi di perdono

    • svuotamento delle proprie idolatrie

    • adorazione

Quello che il discorso non dice, ma che è sottinteso, è che per entrare nel mistero ci vuole la Fede cristiana, che è superiore all'intelletto e alla conoscenza e come tale non può essere messa in discussione né dall'uno né dall'altra. E' anche sottinteso che per avere la Fede cristiana è necessario il magistero della Chiesa cattolica.

Il discorso è molto abile perché mescola argomenti di buon senso e condivisibili  con altri del tutto privi di fondamento. Gli argomenti di buon senso sono quelli della lista del punto 2 (cosa significa entrare nel mistero). Occorre tuttavia osservare che essi non sono affatto legati al concetto di "mistero", ma sono raccomandabili in generale e in particolare per coltivare l'intelletto, la conoscenza della realtà e la responsabilità nei confronti del prossimo.

Un'altra mia critica a questo brano del discorso è che il concetto di mistero non è affatto chiaro e resta, in effetti un mistero, a cui ognuno potrebbe dare la forma, il colore e il valore che vuole, se non intervenisse poi la Chiesa a illustrarlo attraverso le sacre scritture e le encicliche papali.

Infine, trovo assolutamente inaccettabile la lista del punto 3 (cosa ci vuole per entrare nel mistero), in cui, ammesso che il mistero sia una cosa reale e buona, si invitano i lettori incondizionatamente, per raggiungerlo, ad umiliarsi, a non avere autostima, a considerarsi peccatori, ad ammettere di essere idolatri, e ad "adorare" (ovviamente le figure sacre del cristianesimo), che poi è la stessa cosa che idolatrare, solo che vengono chiamati idolatri gli adoratori di divinità "straniere".

Come non vedere in questa mistificazione del "mistero" e della realtà un tentativo di svalutare l'intelletto e la conoscenza allo scopo di guadagnare proseliti, indurre la gente a pensare di meno e soprattutto non in modo indipendente e fare di tutto ciò una virtù?

Cosa ci succederà se non ubbidiamo alla legge di Dio

Della serie «Dio è buono». Se non fosse tragico sarebbe ridicolo. Ecco un passo della Bibbia che ci spiega coma Dio ci punirà se non obbediamo alle sue leggi. Se consideriamo che per secoli miliardi di persone hanno creduto in queste cose, possiamo farci un'idea delle trappole dell'intelligenza umana.

«Se non ubbidirete al Signore, vostro Dio, e non vi preoccuperete di mettere in pratica tutti i comandamenti e le norme che oggi vi comunico, sarete colpiti da queste maledizioni:
Sarà maledetto chi abita in città e chi abita in campagna.
I vostri cesti e le vostre madie saranno vuoti.
Saranno maledetti i vostri figli, i vostri raccolti e i nati dai vostri bovini, pecore e capre.
Sarete maledetti sia in viaggio, sia a casa vostra.
Su ogni cosa che farete, il Signore manderà disgrazie, confusione e insuccesso: sarete distrutti e scomparirete in fretta, perché avete abbandonato il Signore con il vostro comportamento malvagio.
Il Signore manderà un’epidemia di peste, per eliminarvi dalla terra che andate a conquistare.
Il Signore vi colpirà con malattie che consumano, febbri e infiammazioni, con arsura e siccità; farà seccare o marcire i vostri cereali quando crescono. Queste disgrazie vi perseguiteranno fino a farvi scomparire.
Il cielo sopra la vostra testa avrà il colore del bronzo; e la terra sotto i vostri piedi sarà dura come il ferro.
Il Signore farà piovere sui vostri campi sabbia e polvere: scenderanno dal cielo, finché sarete distrutti.
Il Signore vi farà fuggire davanti ai nemici: li attaccherete da un’unica parte, e sarete costretti a fuggire in tutte le direzioni. Sarete uno spettacolo raccapricciante per tutti i regni della terra.
I vostri cadaveri saranno cibo per gli uccelli rapaci e per le bestie selvagge, e nessuno le caccerà via.
Il Signore vi colpirà con ulcere, come gli Egiziani, con emorroidi, rogna e prurito, da cui non potrete guarire.
Il Signore vi colpirà con pazzia, cecità e demenza.
In pieno giorno camminerete a tastoni come ciechi al buio. Non avrete successo nei vostri affari, anzi sarete continuamente sfruttati e derubati, ma nessuno vi aiuterà.
Quando uno si fidanzerà, un altro possederà la sua donna; chi costruirà una casa non l’abiterà, e chi pianterà una vigna non ne godrà i frutti.
I vostri buoi saranno scannati davanti ai vostri occhi, ma voi non ne mangerete; i vostri asini saranno rubati alla vostra presenza, ma non faranno ritorno a voi; le vostre pecore saranno prese dai nemici, ma nessuno vi aiuterà.
I vostri figli e le vostre figlie saranno presi come schiavi da un popolo straniero; i vostri occhi vedranno questo e continueranno a consumarsi in pianto, ma voi non potrete farci niente.
I vostri raccolti e i prodotti della vostra fatica saranno goduti da un popolo sconosciuto; voi sarete solo sfruttati e maltrattati.
Diventerete pazzi a causa di quel che dovrete vedere!
Il Signore vi colpirà con terribili piaghe alle ginocchia e alle gambe: non si potranno guarire e si estenderanno sul vostro corpo dalla testa ai piedi.
Il Signore vi farà deportare, insieme al re che avrete scelto, in mezzo a un popolo sconosciuto a voi e ai vostri padri. Là adorerete dèi stranieri, semplici statue di legno o di pietra. I popoli in mezzo a cui il Signore vi farà andare prigionieri avranno orrore di voi, vi derideranno e vi prenderanno in giro.
Seminerete grano in abbondanza nei vostri campi, ma ne raccoglierete poco, perché le cavallette lo divoreranno. Pianterete vigne e le lavorerete, ma non ne berrete il vino; anzi, non arriverete neppure alla vendemmia, perché i vermi rovineranno la vigna. Avrete ulivi in tutto il vostro territorio, ma non avrete olio per i vostri profumi, perché le olive cadranno prima di maturare.
Metterete al mondo figli e figlie, ma non rimarranno presso di voi, perché saranno deportati.
Tutti gli alberi e i prodotti della terra saranno devastati dagli insetti.
Gli stranieri che abitano in mezzo a voi avranno sempre più potere, mentre voi non conterete più niente. Essi vi presteranno denaro, non più voi a loro; diventeranno i vostri capi e voi sarete gli ultimi.
Tutte queste maledizioni si abbatteranno su di voi e vi perseguiteranno fino a distruggervi, perché non avete ubbidito al Signore, vostro Dio, e non avete messo in pratica i suoi comandamenti e le sue norme, come io vi ho ordinato.
Tutto questo sarà per voi e per i vostri discendenti, per sempre, un ammonimento solenne.»
– Deuteronomio 28,15-46

(copiato da https://www.leternoassente.com/?page_id=288)

Sulle religioni e le filosofie spiritualiste

Io credo che tutte le religioni (organizzate e fai-da-te) e le filosofie spiritualiste di ogni epoca hanno in comune alcune delle seguenti caratteristiche.
  • una narrazione della creazione del mondo in cui da un tutto indifferenziato o caos si creano delle separazioni e un certo ordine, con certe entità e certi ruoli e scopi fondamentali, da cui si origina tutta la realtà

  • testi "sacri" in cui vengono definiti i principi della "fede" e le regole di comportamento

  • un'etica semplificata per distinguere il bene dal male

  • un'etica fondata sull'obbedienza anziché sulla libera scelta

  • una "scienza" dei collegamenti tra cause ed effetti

  • la negazione del caso e della mancanza di senso

  • gli effetti placebo e nocebo, ovvero promesse di felicità e infelicità, guarigione e malattia (specialmente l'ansia, l'angoscia, la paura, l'insicurezza, la scarsa autostima, la depressione, l'indecisione) che a volte si avverano

  • la prospettiva di un paradiso a cui tendere e di un inferno da evitare

  • la definizione di agenti spirituali antropomorfi esterni all'uomo, che condizionano le sua  vita, come dèi, angeli, spiriti, fantasmi, anime di defunti ecc.

  • il dualismo tra corpo e spirito (o anima), il primo mortale, il secondo immortale

  • l'autorità e i vantaggi economici e politici di coloro che possiedono e diffondono la "fede"

  • la presunzione di verità e l'assenza di autocritica

  • la difesa, a volte aggressiva, contro i non credenti, gli infedeli e il progresso scientifico, filosofico e sociale

  • l'aggregazione sociale e la fratellanza in nome di un comune "padre" o di una comune "madre"

  • la rassegnazione, consolazione, compensazione, rassicurazione, perdono o rivincita rispetto alle ingiustizie e alle sofferenze

  • la negazione della morte mediante reincarnazione, resurrezione o migrazione delle anime e il superamento della paura della morte stessa

  • la deresponsabilizzare dei credenti rispetto al progresso civile, alla politica e ai relativi doveri

  • la mediazione delle interazioni sociali sulla base delle regole spirituali

  • la svalutazione dell'intelligenza razionale e analitica, e il rifiuto della competizione basata su di essa

  • la tendenza a considerare il male come esterno all'individuo, e questo come vittima anziché causa del male

  • il dualismo tra razionalità (intelligenza analitica) e sentimento considerati come antagonisti e mutualmente esclusivi, con una preferenza per il secondo, e la tendenza a giustificare i sentimenti e il conseguente comportamento, indipendentemente dai loro effetti pratici

  • il considerare lo spirito critico e l'approccio scientifico come una manifestazione del male in quanto visti come fattori di resistenza alla "fede" salvifica, la quale non necessita di prove scientifiche

  • un pregiudizio sulla scienza (in quanto ricerca scientifica) considerata come arrogante e presuntuosa riguardo alla "verità", come se la scienza non conoscesse i suoi limiti

  • una tendenza a discutere in termini assoluti piuttosto che relativi, totali piuttosto che parziali, ovvero uno scarso senso della misura e della probabilità nei fenomeni

  • la compassione verso chi non ha la "fede", come se l'assenza di fede fosse un limite, una menomazione. una chiusura alla comprensione del mondo e una incapacità di empatia

  • un senso di superiorità verso chi non ha la "fede", in quanto condannato ad una vita senza senso

  • la sospensione del giudizio morale e intellettuale, e l'accusa di arroganza verso chi lo esercita

  • la svalutazione della scienza come fonte e riferimento di verità

  • la svalutazione dell'Io, o Ego, come manifestazione del male in quanto considerato elemento disaggregante rispetto all'armonia della natura e della società

  • una tendenza al conformismo e un resistenza all'idea di poter essere artefici e responsabili di cambiamenti sociali

  • l'affidarsi ai sentimenti come guida più affidabile che la ragione, facendo della scarsa capacità razionale una virtù

  • la fuga dalla libertà, la paura della libertà e dell'autodeterminazione in quanto moralmente responsabilizzante

  • la libertà dal giudizio razionale, dal dovere di usare la ragione e di essere razionalmente coerenti

  • la comodità di seguire una guida spirituale anziché decidere da soli, liberamente e responsabilmente, cosa fare e non fare

  • la rassicurazione circa la validità morale del proprio comportamento

  • una visione del mondo in cui la propria persona ha un valore in quanto collegata con la divinità e da essa protetta e approvata

  • la tendenza a credere nei miracoli, nella magia e nell'esoterismo

  • la tendenza a credere che la preghiera possa avere un'influenza sugli eventi esterni

  • la tendenza a fare esercizi di meditazione o di preghiera come mezzo per evitare di essere influenzati da pensieri non spirituali o incompatibili con la "fede"

  • la soddisfazione sostitutiva del bisogno di essere accettati, protetti e amati da altre persone, mediante l'amore da parte della divinità

  • la predicazione dell'amore generale e universale (senza fornirne una definizione razionale) come soluzione dei problemi sociali ed ecologici

  • il superamento dell'angoscia esistenziale dovuta alla mancanza di senso della vita e del mondo

  • il proselitismo, per evitare che la "fede" diventi fattore di isolamento ed emarginazione

  • la credenza che una diffusione della "fede" porti ad un miglioramento della condizione umana e alla soluzione dei problemi sociali, ovvero l'idea che se tutti si convertissero e rispettassero la "fede", tutti i problemi sociali si risolverebbero

  • una concezione della conoscenza in termini di "illuminazione" basata su una spiegazione semplificata dei problemi della vita e della società rispetto alle spiegazioni scientifiche, molto più complesse e difficili da comprendere

  • una tendenza a preferire spiegazioni semplici a spiegazioni complesse indipendentemente dalla loro verifica razionale o empirica

  • il riferimento ad un'età dell'oro, o paradiso, che abbiamo perso e a cui dovremmo cercare di ritornare

  • una concezione della "armonia" all'interno della società, come rispetto di una comune fede da parte di tutti

  • una concezione della "energia" come flusso vitale che guarisce se viene liberata, ammala se non viene liberata, la cui liberazione è conseguenza della fede nella "fede"

  • la tendenza alla sottomissione alle prescrizioni della "fede", le quali però non sono mai tanto chiare e restrittive (ovvero razionalmente definite) da impedire a ciascuno di interpretarle a proprio favore, così da permettergli di comportarsi come meglio crede senza prestarsi ad un giudizio critico

  • l'ottimismo e la speranza che, prima o poi, la "fede" prevarrà e porterà i risultati promessi, ovvero la salvezza dell'uomo dall'inferno, dal nulla o dai mali della società

  • l'idea che il comportamento o i pensieri di un individuo possano influenzare il caso e determinare eventi non altrimenti collegati; in altre parole, l'idea che il caso non sia del tutto casuale ma possa diventare casuale a seconda del comportamento di una o più persone

  • l'idea che credendo alla "fede", la propria vita possa migliorare nel senso di una maggiore serenità e benessere


Vangelo ateo (umanista)

Il vangelo cristiano giunto fino a noi (inteso come il Nuovo Testamento della Bibbia) è, a mio avviso, incompatibile con la modernità. La sua “buona novella” (questa è l’etimologia di "vangelo") non è più buona, ammesso che lo sia mai stata.

Per affrontare le sfide del nostro tempo e per evitare il rischio di una catastrofica estinzione della nostra specie a causa dello sfruttamento incontrollato e dell’inquinamento del pianeta, abbiamo bisogno di sostituire il vangelo cristiano con un nuovo testo adatto alla nostra epoca. Dovrebbe essere un libro di 200-300 pagine che delinei le cose più importanti per il nostro benessere psico-fisico individuale e per la convivenza civile pacifica, risultanti dalle scoperte scientifiche e dalle riflessioni umanistiche più recenti.


Abbiamo bisogno di questo nuovo vangelo per condividere su scala mondiale (tra miliardi di persone) le nozioni essenziali utili per una sana interazione tra esseri umani, e per ridurre le cause che la ostacolano, tra cui la competizione sfrenata, il conformismo acritico e la mancanza di empatia verso i meno fortunati.

A mio avviso il vangelo cristiano ha vari difetti che lo rendono anacronistico e impraticabile, tra cui i seguenti.

  • Fa continuamente riferimento al Dio dell’Antico testamento come autorità suprema e assoluta che premia e castiga gli umani in funzione di una cieca sottomissione al suo volere. Questi riferimenti sviliscono l'uomo riducendolo a schiavo di un indiscutibile volere altrui, sono incompatibili con l’ateismo e l’agnosticismo sempre più diffusi, e rendono di conseguenza il testo evangelico non credibile razionalmente.

  • Non sostituisce l’Antico testamento (pieno di atrocità e assurdità commesse o volute da Dio), ma lo completa, e in tal senso lo conferma e lo convalida.

  • Propone un’etica non realistica, praticabile solo da “santi”, non da persone comuni. Amare il prossimo come se stessi, porgere l’altra guancia in caso di offesa, rinunciare ad ogni ricchezza, ecc. sono precetti fondamentali della dottrina evangelica, che però quasi nessuno dei sedicenti cristiani pratica, determinando una discrepanza incolmabile, strutturale, tra credenza religiosa e comportamento effettivo verso il prossimo, che dà luogo ad un senso di colpa sistematico o ad una cecità alle incoerenze.

  • Sminuisce l’importanza della felicità terrena  (fino al disprezzo di essa) a favore di quella presunta ultraterrena. Elogia e glorifica i perdenti e i sofferenti promettendo loro una ricompensa dopo la morte. Dice che “gli ultimi saranno i primi”, ma non in questa vita. Una promessa che non vale nulla per chi non crede in una vita dopo la morte, né nell’esistenza di un Dio giudicante.

  • Non giustifica la necessità di rispettare il prossimo e di solidarizzare con esso se non per imposizione divina. Infatti, per il Vangelo dovremmo essere altruisti solo perché Dio ce lo chiede, per cui chi non crede in Dio non avrebbe alcun motivo per amare il prossimo. Gli altri, in tal senso, non avrebbero alcun valore in quanto esseri umani (simili ed empatici gli uni verso gli altri), ma solo in quanto creature (e quindi proprietà) di Dio.

  • Non tollera chi non accetta il messaggio cristiano o non rispetta la legge divina. Infatti Gesù si adira contro gli empi e dice che “chi non è con me è contro di me”. Una frase tutt'altro che pacifista, che suona come una sfida e una minaccia di punizione nei confronti dei non credenti. Tale atteggiamento polarizza la società dividendola in due schieramenti (credenti contro non credenti) in lotta tra loro senza possibili compromessi né reciproca accettazione. Infatti, in nome del vangelo (in quanto emblema del cristianesimo) sono stati commessi innumerevoli crimini e genocidi ad opera o per ordine delle autorità cristiane.

  • Fa leva sui miracoli per convincere i lettori della natura divina di Gesù, rendendo l'intero testo non credibile agli occhi di chi non crede nei miracoli stessi.

  • Impone di credere acriticamente alle affermazioni di Gesù presentandole come verità assolute, indiscutibili e sufficienti per piacere a Dio.

  • Narra del sacrificio umano volontario (in pratica un suicidio) commesso da Gesù in onore di Dio, per placare la sua ira, non essendo stati sufficienti i sacrifici animali e i riti a lui dedicati per convincerlo a riaprire le porte del Paradiso. Questo fatto, che costituisce il nucleo fondante del cristianesimo, ci mostra Dio come un essere sadico, irascibile e vendicativo. Infatti, secondo la dottrina cristiana, Gesù (l'agnello sacrificale di Dio), nel suo ruolo di “salvatore” e di “redentore”, ci ha salvati dall’ira del Padre e ci ha redenti dal peccato originale che il Padre stesso ha addebitato all'umanità. Si tratta di un peccato commesso ingenuamente da Adamo ed Eva, non di peccati commessi dai loro discendenti. L’idea di un Dio che si compiace di sacrifici (animali e umani), e che punisce in modo sproporzionato (infinito) rispetto alla colpa, è incompatibile con qualsiasi etica.

  • Non ha alcun senso dell'umorismo e presenta una visione apocalittica e terrificante del futuro per i non credenti.

  • La figura di Cristo costituisce pertanto un modello impossibile da imitare, se non in modo illusorio o schizofrenico.

Nessuno dei difetti sopra elencati deve trovarsi nel nuovo vangelo, i cui requisiti possono essere riassunti come segue.

  • Deve proporre principi morali senza fare riferimento ad agenti soprannaturali né esoterici (per questo lo chiamo vangelo ateo e umanista), ma deve basarsi su fatti naturali descritti dalla biologia e dalle scienze umane e sociali. Esempi di principi morali in tal senso si trovano in questo articolo.

  • Deve porsi come obiettivo la minore sofferenza e la maggiore gioia possibili per l’intera umanità, in questa vita.

  • Deve partire dallo studio dei bisogni umani e delle cause che ne ostacolano la soddisfazione.

  • Deve divulgare idee (sulla vita in generale e sulla natura umana in particolare) che tutti possano comprendere, e deve raccomandare comportamenti virtuosi che tutti possano praticare senza eccessive difficoltà. In altre parole, non deve essere elitario, ma popolare, cioè deve essere comprensibile da chiunque possieda un'istruzione media.

  • Non deve avere la presunzione di affermare verità assolute, ma la consapevolezza di offrire conoscenze suscettibili di essere migliorate e corrette. A tale scopo, per non assumere un tono troppo grave e arrogante, e per non incutere soggezione, deve includere un giusta dose di ottimismo, di poesia e di umorismo.

  • Non deve essere contraddittorio, né arbitrario, né soggettivo. A tale scopo deve essere scritto da una commissione ben coordinata di “evangelisti” laici di larghe vedute.

Invito chi è interessato a contribuire alla redazione (o anche solo alla revisione) del nuovo vangelo, a contattarmi.

La mente nella Bibbia e nella mentalità popolare

Ho fatto una ricerca testuale della parola “mente” nella Bibbia (scaricata in formato PDF da http://www.preghiamo.org/download/bibbia/la-sacra-bibbia.pdf) e dai risultati deduco che nel testo biblico per “mente” s’intende solo "coscienza" o "attività pensante cosciente", e credo che questo sia vero per la maggior parte della gente. Pochi considerano infatti la mente un sistema, o strumento, per lo più automatico, inconscio e involontario, ovvero un complesso di algoritmi. La mente è, a mio avviso, poco e male sconosciuta nella mente della gente.

Seguono le frasi tratte dalla Bibbia, in cui compare la parola “mente”.

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Ma fino a oggi il Signore non vi ha dato una mente per comprendere né occhi per vedere né orecchi per udire.

Quando tutte queste cose che io ti ho poste dinanzi, la benedizione e la maledizione, si saranno realizzate su di te e tu le richiamerai alla tua mente in mezzo a tutte le nazioni dove il Signore, tuo Dio, ti avrà disperso, se ti convertirai al Signore, tuo Dio, e obbedirai alla sua voce, tu e i tuoi figli, con tutto il cuore e con tutta l’anima, secondo quanto oggi ti comando, allora il Signore, tuo Dio, cambierà la tua sorte, avrà pietà di te e ti raccoglierà di nuovo da tutti i popoli in mezzo ai quali il Signore, tuo Dio, ti aveva disperso.

Ponete nella vostra mente tutte le parole che io oggi uso come testimonianza contro di voi. Le prescriverete ai vostri figli, perché cerchino di eseguire tutte le parole di questa legge.

Tieni bene a mente che devi uscire in campo con me insieme con i tuoi uomini.

Dio concesse a Salomone sapienza e intelligenza molto grandi e una mente vasta
come la sabbia che è sulla spiaggia del mare.

Se non siete capaci di scrutare il profondo del cuore dell’uomo né di afferrare i pensieri della sua mente, come potrete scrutare il Signore, che ha fatto tutte queste cose, e conoscere i suoi pensieri e comprendere i suoi disegni?

Esortava perciò i suoi uomini a non temere l’attacco delle nazioni, ma a tenere impressi nella mente gli aiuti che in passato erano venuti loro dal Cielo e ad aspettare ora la vittoria che sarebbe stata loro concessa dall’Onnipotente.

Scrutami, Signore, e mettimi alla prova, raffinami al fuoco il cuore e la mente.

La mente del giusto riflette prima di rispondere, ma la bocca dei malvagi esprime cattiveria.

Porgi l’orecchio e ascolta le parole dei sapienti, applica la tua mente alla mia istruzione: ...

Allora i tuoi occhi vedranno cose strane e la tua mente dirà cose sconnesse.

La mia mente ha curato molto la sapienza e la scienza.

Ho voluto fare un’esperienza: allietare il mio corpo con il vino e così afferrare la follia, pur dedicandomi con la mente alla sapienza.

Chi osserva il comando non va incontro ad alcun male; la mente del saggio conosce il tempo opportuno. Infatti, per ogni evento vi è un tempo opportuno, ma un male pesa gravemente sugli esseri umani. L’uomo infatti ignora che cosa accadrà; chi mai può indicargli come avverrà? Nessun uomo è
padrone del suo soffio vitale tanto da trattenerlo, né alcuno ha potere sul giorno della morte. Non c’è scampo dalla lotta e neppure la malvagità può salvare colui che la compie.

I ragionamenti dei mortali sono timidi e incerte le nostre riflessioni, perché un corpo corruttibile appesantisce l’anima e la tenda d’argilla opprime una mente piena di preoccupazioni.

Non affaticarti in opere superflue, ti è stato mostrato infatti più di quanto possa comprendere la mente
umana.

Beato l’uomo che si dedica alla sapienza e riflette con la sua intelligenza, che medita nel cuore le sue vie e con la mente ne penetra i segreti.

Che cosa c’è di più luminoso del sole? Anch’esso scompare. Così l’uomo, che è carne e sangue, volge la mente al male.

Oracoli, presagi e sogni sono cose fatue, come vaneggia la mente di una donna che ha le doglie.

Signore degli eserciti, giusto giudice, che provi il cuore e la mente, possa io vedere la tua vendetta su di loro, poiché a te ho affidato la mia causa.

Io, il Signore, scruto la mente e saggio i cuori, per dare a ciascuno secondo la sua condotta,

Avete parlato a questo modo, o casa d’Israele, e io conosco ciò che vi passa per la mente.

Ecco dunque qual era il tuo sogno e le visioni che sono passate per la tua mente, mentre dormivi
nel tuo letto.

Mentre ero nel mio letto, le immaginazioni e le visioni della mia mente mi turbarono.

Le visioni che mi passarono per la mente, mentre stavo a letto, erano queste:...

Mentre nel mio letto stavo osservando le visioni che mi passavano per la mente, ecco un vigilante, un santo, scese dal cielo gridò a voce alta:...

Nel primo anno di Baldassàr, re di Babilonia, Daniele, mentre era a letto, ebbe un sogno e visioni nella sua mente. Egli scrisse il sogno e ne fece la seguente relazione.

Io, Daniele, mi sentii agitato nell’animo, tanto le visioni della mia mente mi avevano turbato;

Tenete a mente la legge del mio servo Mosè, al quale ordinai sull’Oreb precetti e norme per tutto Israele.

Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore e con tutta la tua anima, con tutta la tua mente e con
tutta la tua forza.

Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua mente, e il tuo prossimo come te stesso.

Allora aprì loro la mente per comprendere le Scritture e disse loro:...

E se il nostro Vangelo rimane velato, lo è in coloro che si perdono: in loro, increduli, il dio di questo mondo ha accecato la mente, perché non vedano lo splendore del glorioso vangelo di Cristo, che è immagine di Dio.

Ma voi non così avete imparato a conoscere il Cristo, se davvero gli avete dato ascolto e se in lui siete stati istruiti, secondo la verità che è in Gesù, ad abbandonare, con la sua condotta di prima, l’uomo vecchio che si corrompe seguendo le passioni ingannevoli, a rinnovarvi nello spirito della vostra mente e a rivestire l’uomo nuovo, creato secondo Dio nella giustizia e nella vera santità.

Un tempo anche voi eravate stranieri e nemici, con la mente intenta alle opere cattive;
Nessuno che si compiace vanamente del culto degli angeli e corre dietro alle proprie immaginazioni,
gonfio di orgoglio nella sua mente carnale, vi impedisca di conseguire il premio:...

Riguardo alla venuta del Signore nostro Gesù Cristo e al nostro radunarci con lui, vi preghiamo, fratelli, di non lasciarvi troppo presto confondere la mente e allarmare né da ispirazioni né da discorsi, né da qualche lettera fatta passare come nostra, quasi che il giorno del Signore sia già presente.

Da ciò nascono le invidie, i litigi, le maldicenze, i sospetti cattivi, i conflitti di uomini corrotti nella mente
e privi della verità, che considerano la religione come fonte di guadagno.

Mi tornano alla mente le tue lacrime e sento la nostalgia di rivederti per essere pieno di gioia.

Sull’esempio di Iannes e di Iambrès che si opposero a Mosè, anche costoro si oppongono alla verità: gente dalla mente corrotta e che non ha dato buona prova nella fede.

Perciò, cingendo i fianchi della vostra mente e restando sobri, ponete tutta la vostra speranza in quella grazia che vi sarà data quando Gesù Cristo si manifesterà.

Qui è necessaria una mente saggia.

... e come può un uomo aver ragione dinanzi a Dio? Se uno volesse disputare con lui, non sarebbe in grado di rispondere una volta su mille. Egli è saggio di mente, potente di forza: chi si è opposto a lui ed è rimasto salvo?

Cessi la cattiveria dei malvagi. Rendi saldo il giusto, tu che scruti mente e cuore, o Dio giusto.

La gente uscì per vedere l’accaduto e, quando arrivarono da Gesù, trovarono l’uomo dal quale erano usciti i demòni, vestito e sano di mente, che sedeva ai piedi di Gesù, ed ebbero paura.

Poiché hai tolto il senno alla loro mente, per questo non li farai trionfare.

Vi annunciano visioni false, predizioni che sono invenzioni e fantasie della loro mente.

...pur avendo conosciuto Dio, non lo hanno glorificato né ringraziato come Dio, ma si sono perduti nei loro vani ragionamenti e la loro mente ottusa si è ottenebrata.

... non comportatevi più come i pagani con i loro vani pensieri, accecati nella loro mente, estranei alla vita di Dio a causa dell’ignoranza che è in loro e della durezza del loro cuore.

Tutto è puro per chi è puro, ma per quelli che sono corrotti e senza fede nulla è puro: sono corrotte la loro mente e la loro coscienza.

... porrò le mie leggi nella loro mente e le imprimerò nei loro cuori;

La chiesa ortodossa russa sulla guerra contro l'Ucraina

Per la Chiesa Ortodossa russa l'aggressione dell'Ucraina è una giusta e santa guerra contro la cultura occidentale, rappresentata dalle parate gay.

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«Discorso patriarcale sulla Settimana Santa dopo la Divina Liturgia nella Chiesa di Cristo Salvatore

Comunicato stampa 6 marzo 2022 13:31

Il 6 marzo 2022, la domenica di mezza estate, la festa dell'Epifania (domenica del perdono), Sua Santità il Patriarca Kirill di Mosca e di tutte le Russie ha celebrato la Divina Liturgia nella Cattedrale di Cristo Salvatore a Mosca. Alla fine del servizio il Primate della Chiesa ortodossa russa ha pronunciato un sermone.

Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.

A tutti voi, cari Signori, Padri, Fratelli e Sorelle, mi congratulo di cuore per questa domenica, la domenica del perdono, l'ultima domenica prima dell'inizio della Quadragesima, la Grande Quaresima!

Molti devoti si riferiscono alla Quaresima come alla primavera spirituale. Essa coincide con la sorgente della vita fisica e allo stesso tempo è considerata dalla coscienza della Chiesa come una sorgente spirituale. E cos'è la primavera? La primavera è la rinascita della vita, il rinnovamento, la nuova forza. Sappiamo che è in primavera che la potente linfa scoppia a dieci, venti, cento piedi di altezza, portando la vita all'albero. È davvero un sorprendente miracolo di Dio, un miracolo della vita. La primavera è la rinascita della vita, un certo grande simbolo della vita. Ed è per questo che non è assolutamente casuale che la principale festa di primavera sia la Pasqua del Signore, che è anche un segno, un pegno, un simbolo di vita eterna. E noi crediamo che sia così, e questo significa che la fede cristiana, che condividiamo con voi, è la fede che afferma la vita, che è contro la morte, contro la distruzione, che afferma la necessità di seguire le leggi di Dio per vivere, per non perire in questo mondo e nel prossimo. Ma sappiamo che questa primavera è oscurata da gravi eventi legati al deterioramento della situazione politica nel Donbas, quasi l'inizio delle ostilità. Vorrei dire qualcosa su questo argomento.

Per otto anni ci sono stati tentativi di distruggere ciò che esiste nel Donbas. E nel Donbas, c'è un rifiuto, un rifiuto fondamentale dei cosiddetti valori che vengono offerti oggi da coloro che rivendicano il potere mondiale. Oggi c'è una prova di fedeltà a questo potere, una sorta di lasciapassare per quel mondo "felice", un mondo di consumo eccessivo, un mondo di apparente "libertà". Sai cos'è questo test? La prova è molto semplice e allo stesso tempo terrificante: si tratta di una sfilata dell'orgoglio gay. La richiesta di molti di organizzare una sfilata dell'orgoglio gay è una prova di fedeltà a quel mondo molto potente; e sappiamo che se le persone o i paesi rifiutano queste richieste, non fanno parte di quel mondo, ne diventano alieni.

Ma sappiamo cos'è questo peccato, che viene promosso attraverso le cosiddette marce della dignità. È un peccato che è condannato dalla Parola di Dio - sia nel Vecchio che nel Nuovo Testamento. E Dio, nel condannare il peccato, non condanna il peccatore. Lo chiama solo al pentimento, ma in nessun modo fa del peccato uno standard di vita, una variazione del comportamento umano - rispettata e tollerata - attraverso l'uomo peccatore e il suo comportamento.

Se l'umanità accetta che il peccato non è una violazione della legge di Dio, se l'umanità accetta che il peccato è una variazione del comportamento umano, allora la civiltà umana finirà lì. E le parate dell'orgoglio gay hanno lo scopo di dimostrare che il peccato è una variante del comportamento umano. Ecco perché per entrare nel club di quei paesi bisogna fare una parata dell'orgoglio gay. Non per fare una dichiarazione politica "siamo con voi", non per firmare qualche accordo, ma per fare una parata del gay pride. Sappiamo come la gente resiste a queste richieste e come questa resistenza viene soppressa con la forza. Si tratta quindi di imporre con la forza il peccato che è condannato dalla legge di Dio, il che significa imporre con la forza la negazione di Dio e della sua verità alle persone.

Pertanto, ciò che sta accadendo oggi nella sfera delle relazioni internazionali non riguarda solo la politica. Si tratta di qualcos'altro e molto più importante della politica. Si tratta della salvezza umana, di dove l'umanità si troverà alla destra o alla sinistra di Dio Salvatore, che viene nel mondo come giudice e creatore della creazione. Molti oggi, per debolezza, stoltezza, ignoranza, e più spesso perché non vogliono resistere, vanno lì, al lato sinistro. E tutto ciò che ha a che fare con la giustificazione del peccato, condannato dalla Bibbia, è oggi la prova della nostra fedeltà al Signore, della nostra capacità di confessare la fede nel nostro Salvatore.

Tutto ciò che dico ha più di un significato teorico e più di un senso spirituale. Oggi c'è una vera e propria guerra intorno a questo argomento. Chi attacca l'Ucraina oggi, dove otto anni di soppressione e sterminio di persone nel Donbas; otto anni di sofferenza, e il mondo intero è in silenzio - cosa significa? Ma noi sappiamo che i nostri fratelli e le nostre sorelle soffrono veramente; inoltre, possono soffrire per la loro fedeltà alla Chiesa. E così oggi, nella domenica del perdono, io, da una parte, come vostro pastore, invito tutti a perdonare i peccati e le offese, anche dove è molto difficile farlo, dove le persone litigano tra loro. Ma il perdono senza giustizia è resa e debolezza. Il perdono, quindi, deve essere accompagnato dal diritto indispensabile di stare dalla parte della luce, dalla parte della verità di Dio, dalla parte dei comandamenti divini, dalla parte di ciò che ci rivela la luce di Cristo, la sua Parola, il suo Vangelo, le sue più grandi alleanze date al genere umano.

Detto questo, siamo impegnati in una lotta che non ha un significato fisico ma metafisico. So come, purtroppo, il popolo ortodosso, i credenti, scegliendo in questa guerra la via di minor resistenza, non riflettono su tutto ciò su cui stiamo riflettendo oggi, ma seguono obbedientemente la via che viene loro indicata dai poteri. Non condanniamo nessuno, non invitiamo nessuno alla croce, diciamo solo a noi stessi: saremo fedeli alla parola di Dio, saremo fedeli alla sua legge, saremo fedeli alla legge dell'amore e della giustizia, e se vediamo violazioni di questa legge, non sopporteremo mai coloro che distruggono questa legge, cancellando la linea tra santità e peccato, e soprattutto coloro che sostengono il peccato come modello o modello di comportamento umano.

Oggi i nostri fratelli nel Donbass, popolo ortodosso, stanno indubbiamente soffrendo, e noi non possiamo fare a meno di essere con loro - prima di tutto nella preghiera. Dobbiamo pregare che il Signore li aiuti a preservare la loro fede ortodossa e a non soccombere alle tentazioni e ai tentacoli. Allo stesso tempo, dobbiamo pregare che la pace arrivi il più presto possibile, che il sangue dei nostri fratelli e sorelle smetta di essere versato, e che il Signore abbia pietà della terra di Donbas, che da otto anni porta l'impronta dolorosa del peccato e dell'odio umano.

Mentre entriamo nella stagione della Quaresima, cerchiamo di perdonare tutti. Cos'è il perdono? Se chiedi perdono a qualcuno che ha infranto la legge o ha fatto qualcosa di ingiusto e cattivo nei tuoi confronti, non stai giustificando il suo comportamento, ma semplicemente smetti di odiarlo. Non è più il tuo nemico, quindi perdonandolo lo porti al giudizio di Dio. Questo è il vero significato del perdonarsi a vicenda per i nostri peccati ed errori. Perdoniamo, rinunciamo all'odio e alla vendetta, ma non possiamo cancellare le malefatte umane là in cielo; così con il nostro perdono consegniamo i nostri malfattori nelle mani di Dio affinché sia il giudizio che la misericordia di Dio siano fatti su di loro. Che il nostro atteggiamento cristiano verso i peccati, i torti e le offese degli uomini non sia la causa della loro rovina, ma che il giusto giudizio di Dio sia completato su tutti, compresi coloro che si assumono la responsabilità più pesante, allargando l'abisso tra i fratelli, riempiendolo di odio, malizia e morte.

Che il Signore misericordioso esegua il suo giusto giudizio su tutti noi. E per evitare che come risultato di questo giudizio ci troviamo dalla parte sinistra del Salvatore che è venuto nel mondo, dobbiamo pentirci dei nostri peccati. Avvicinarsi alla nostra vita con un'analisi molto profonda e spassionata, chiedersi cosa è bene e cosa è male, e in nessun caso giustificarsi dicendo: "Ho avuto una discussione con questo o quello, perché avevano torto". Questo è un falso argomento, questo è l'approccio sbagliato. Dovresti sempre chiedere davanti a Dio: Signore, cosa ho fatto di male? E se Dio ci aiuta a realizzare la nostra ingiustizia, dovremmo pentirci di questa ingiustizia.

Oggi, nella Domenica del Perdono, dovremmo fare l'impresa dell'abnegazione dai nostri propri peccati e ingiustizie, l'impresa di darci nelle mani di Dio e l'atto più importante - il perdono di coloro che ci hanno offeso.

Che il Signore ci aiuti tutti a passare i giorni della Quadragesima in modo tale da poter entrare degnamente nella gioia della Risurrezione di Cristo. E preghiamo che tutti coloro che stanno combattendo oggi, che stanno spargendo sangue, che stanno soffrendo, entrino anche loro in questa gioia della risurrezione in pace e tranquillità. Che gioia c'è se alcuni sono in pace e altri sono in potere del male e nel dolore delle lotte intestine?

Che il Signore ci aiuti tutti a entrare nel cammino della Santa Quaresima in modo tale, e non altrimenti, che Egli possa salvare le nostre anime e promuovere la moltiplicazione del bene nel nostro mondo peccaminoso e spesso paurosamente sbagliato, affinché la verità di Dio possa regnare e governare e guidare il genere umano. Amen.

Ufficio Stampa del Patriarca di Mosca e di tutte le Russie»

Tradotto con www.DeepL.com/Translator (versione gratuita)

Fonte: http://www.patriarchia.ru/db/text/5906442.html

 

Introduzione al caffè filosofico del 10/2/2022 sul tema “Spiritualità e religione”

Premessa: quando si parla di religione e di spiritualità, tra persone con idee contrastanti su questi temi, è facile offendersi reciprocamente. Infatti religione e spiritualità hanno per molti un’importanza capitale in quanto possono essere la base su cui si è costruita la loro personalità e la loro visione del mondo. Pertanto qualsiasi critica o messa in discussione della propria religione o della propria spiritualità viene facilmente percepita come un attacco alla propria persona nel senso più profondo, cioè come un tentativo di demolizione della stessa. Spero pertanto che il contenuto di questa introduzione e le cose che dirò nel corso della serata non abbiano tale effetto, da me certamente non voluto.

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Il vocabolario Treccani definisce la spiritualità, tra altre cose, come “particolare sensibilità e profonda adesione ai valori spirituali”, e in particolare come “l’insieme degli elementi che caratterizzano i modi di vivere e di sperimentare realtà spirituali, sia con riguardo a forme di vita religiosa, sia con riferimento a movimenti filosofici, letterari e simili.”

Inoltre il vocabolario Treccani definisce il termine “spirito”, in molti modi, tra cui i seguenti:

  • principio immateriale di vita che ha la sua manifestazione più pura nella divinità

  • principio di vita religiosa, morale, intellettuale di cui l’uomo è in vari modi e in varia misura partecipe e per il quale si eleva sul mondo materiale

  • entità priva di ogni carattere di corporeità e materialità

  • principio immortale di vita

  • nel cattolicesimo, è uno degli elementi della divina Trinità (lo Spirito Santo)

  • l’animo dell’uomo, inteso come complesso delle facoltà psichiche, intellettuali e affettive

  • in filosofia, termine usato originariamente dagli stoici per indicare il principio materiale di vita, la forza animatrice che conferisce il movimento all’intero universo e, nello stesso tempo, lo dirige e lo ordina

  • a partire da Cartesio il termine assume il significato di “sostanza pensante” e designa l’intelletto o la facoltà razionale, la coscienza, in opposizione alla “sostanza estesa”  cioè alla materia fisica o alla carne

  • per Kant è la facoltà creativa

  • per Hegel lo spirito designa la realtà assoluta, superindividuale, razionale, e la storia dell’umanità in senso finalistico

Queste definizioni denotano due tipi diversi di spiritualità, che possiamo distinguere grosso modo il primo come "religiosa" e il secondo come "laica" o “non religiosa” o "secolare". 

Infatti anche il termine “spirito” ha connotazioni diverse, che vanno dai concetti religiosi di divinità, angeli, anime ecc., a quelli magici o esoterici di fantasmi, spettri e poteri paranormali o soprannaturali, a quello di psiche, mente o mentalità (si noti a tal proposito  che il termine “mente” e “spirito” in francese si traducono entrambi con “esprit” e in tedesco entrambi con “geist”).

A me piace definire il termine “spirito” in senso cibernetico, relazionale e materialista, cioè come qualcosa di immateriale che influenza la realtà biologica e la mente conscia e inconscia, e in tal senso considero “spirituale” qualsiasi tipo di informazione a prescindere dal supporto fisico su cui essa è scritta e con cui è trasmessa (fuori e dentro il cervello). A tal proposito ricordo che Gregory Bateson definiva l’informazione come “qualsiasi differenza che fa una differenza”. Si noti che la differenza tra due entità A e B è immateriale in quanto non si trova né in A né in B, ma in uno spazio non fisico (potremmo perciò dire ideale, o “spirituale”) tra A e B. Nella mia definizione di spirito è dunque assente qualsiasi proprietà soprannaturale, divina, magica o esoterica, mentre è confermato il suo carattere di immaterialità.

Nella nostra discussione di questa sera vi raccomando di specificare, quando parlate di spirito, se intendete quello di tipo religioso, esoterico o soprannaturale, oppure quello di tipo biologico o mentale.

Per quanto riguarda il termine “religione”, il vocabolario Treccani lo definisce in vari modi, tra cui i seguenti:

  • complesso di credenze, sentimenti, riti che legano un individuo o un gruppo umano con ciò che esso ritiene sacro, in particolare con la divinità

  • per la teologia cattolica la religione si fonda sulla rivelazione da parte di Dio di verità inaccessibili alla ragione umana nello stato presente

  • rispetto e timore della divinità e dei principi religiosi

  • complesso dei dogmi, dei precetti e dei riti che costituiscono un dato culto religioso

In base alle definizioni sopra riportate, vediamo che la religione include la spiritualità (almeno quando è sinceramente sentita al di là del folclore e del conformismo), mentre non è sempre vero il contrario, dal momento che si può coltivare una spiritualità al di fuori di qualsiasi religione e di qualsiasi comunità.

Alla luce di quanto ho esposto sopra, ho raccolto la seguente serie di parole chiave che hanno a che fare con la spiritualità e/o con la religione: anima, psiche, etica, moralità, sacro, fede, credenza, scetticismo, immortalità, resurrezione, reincarnazione, finalismo, ateismo, agnosticismo, esistenzialismo, materialismo, razionalità, irrazionalità, superstizione, adorare, pregare, sacramenti, idolatria, emozione, speranza, coscienza, giustizia, premio, castigo, comunità, conformismo, dogmi, precetti, obblighi, divieti, tabù, valori, magia, sacerdozio, riti, illuminismo, fondamentalismo, laicismo, libertà ecc.

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Come spunti per la nostra discussione di stasera, vi suggerisco inoltre alcune domande a cui potreste tentare di dare qualche risposta.

  • quali vantaggi e svantaggi le religioni hanno portato all'umanità?

  • può esistere una morale indipendente da una religione o da una spiritualità?

  • è meglio una morale religiosa o una morale laica?

  • perché la maggior parte della gente adotta la religione della propria comunità e non una di un’altra comunità?

  • le religioni hanno un futuro o sono in via di estinzione?

  • la religione e la spiritualità sono fenomeni psicologici, cioè costruzioni mentali e quindi fatti soggettivi, oppure fatti oggettivi e reali?

  • in che modo una religione o una pratica spirituale può influenzare il comportamento di una persona?

  • quali possono essere le interazioni e le comunicazioni tra un individuo e uno spirito o un'entità spirituale?

  • che s’intende per “sacro”? Chi stabilisce cosa debba essere considerato sacro? Qual è la funzione del sacro?

  • è possibile studiare e analizzare il sacro senza desacralizzarlo?

  • a quali condizioni atei e credenti possono rispettarsi reciprocamente?

  • cosa promettono le religioni a chi le adotta?

  • abbiamo bisogno di una religione?

  • è possibile una spiritualità atea? (che nega l'immortalità dell'anima)

  • le religioni dovrebbero adeguarsi ai tempi moderni o resistere ai cambiamenti? In che modo dovrebbero/potrebbero adeguarsi?

  • come vanno considerate le sacre scritture di una religione? Presunti fatti storici, metafore, narrazioni fiabesche o cosa altro?

  • come dobbiamo considerare i passi della Bibbia che incitano i fedeli al genocidio, all’omicidio degli omosessuali, alla servitù della donna rispetto all’uomo, all’obbedienza cieca a Dio fino al punto di sacrificare un figlio ecc.?

  • che rapporto c'è tra spiritualità/religiosità ed emozioni?

  • cosa rimproverano gli atei ai credenti e viceversa?

  • credere è un atto volontario o involontario?

  • una religione può causare nevrosi o psicosi?

  • cosa cambia per una persona se Dio (qualunque cosa esso sia) esiste o non esiste?

  • perché le religioni non hanno il senso dell’umorismo?

  • non sarebbe il caso di inventare una nuova religione?

Per concludere, mi sembra doveroso dichiarare, in estrema sintesi, cosa io penso delle religioni e della spiritualità, anche per evitare che qualcuno, come è già successo, mi attribuisca pensieri e sentimenti che non sono miei. Io considero tutte le religioni e tutte le forme di spiritualità invenzioni dell’uomo, per diversi scopi, come i seguenti:

  • spiegare gli avvenimenti come voleri di una o più divinità

  • placare l’angoscia dovuta alla coscienza della propria mortalità, dando una speranza di immortalità

  • fornire regole morali ad una comunità per evitare che si autodistrugga

  • favorire la coesione e l'integrazione sociale delle comunità in senso culturale ed economico

  • sostenere l’esercizio del potere politico attraverso la sottomissione dei sudditi alle autorità “consacrate”

Insomma, penso che le religioni siano tutte costruzioni mentali che hanno comportato e comportano vantaggi e svantaggi per gli individui e per le società. Gli effetti positivi e quelli negativi delle religioni e delle credenze spirituali dipendono dai contenuti delle stesse (intesi come sacre scritture o documenti programmatici) e dai modi (più o meno rigidi, più o meno coerenti, e più o meno estremi) in cui esse sono state applicate nella vita pratica, soprattutto nelle relazioni sociali. Le guerre di religione, gli oscurantismi e le persecuzioni degli atei, degli eretici edelle minoranze religiose hanno dimostrato quanto una religione possa essere malvagia e retrograda. Le vite generose di certi crcedenti e la vita pacifica e produttiva di certe comunità hanno dimostrato quanto una religione possa essere benefica.

Gli umani si possono dividere in due grandi categorie: quelli che credono che l’anima dell’individuo, dopo la morte, si reincarni o si trasferisca in un’altra dimensione, e quelli che credono che nulla resti di un individuo dopo la sua morte (se non qualche ricordo presso i sopravvissuti). I primi hanno bisogno di una religione o di una spiritualità che li guidi in questa vita nella prospettiva dell'aldilà; i secondi non ne hanno bisogno, e sono perciò atei o agnostici. Io appartengo alla seconda categoria, ma rispetto coloro che appartengono alla prima, anche se la penso diversamente da loro circa la finitudine dell'esistenza. Pertanto rivolgo la mia attenzione al bene e al male che incontreremo prima di morire, in questa vita, e per questo mi interesso di etica in senso non religioso.

In quanto alla mia personale spiritualità, io credo in un solo spirito: l'inconscio. Ognuno ha il suo, in ognuno esso è diverso, ma con molte cose in comune con quelli altrui.

Infine, io credo che tutte le religioni attuali siano anacronistiche e debbano essere sostituite da un'etica e da una spiritualità non religiose adatte ai nostri tempi. Questo è il senso del progetto “Vangelo Laico” su cui sto lavorando con alcuni amici e che è descritto nel sito vangelolaico.it.

E ora lascio volentieri a voi la parola.

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