Le coscienze sono diverse, come pure le sensibilità alle differenze.
Lo spirito è forte ma la carne è debole, e quanto più debole è la carne, tanto più forte è lo spirito.
Ognuno conosce il mondo in base alle sue esperienze dirette e indirette, alla propria intelligenza e alla propria sensibilità.
Purtroppo non siamo, per temperamento ed educazione, tutti ugualmente sensibili e purtroppo chi è meno sensibile non capisce cosa prova chi è più sensibile, e viceversa.
La metafora manzoniana dei vasi di coccio costretti a viaggiare tra vasi di ferro, non si applica solo a Don Abbondio, ma a tutte le persone sensibili e coscienziose costrette a interagire con persone meno sensibili e più egoiste.
Nulla ha senso in sé o a priori. Se crediamo o sentiamo che una cosa ha senso per noi è perché noi stessi o altre persone glielo abbiamo attribuito. Si tratta di risposte cognitive ed emotive a stimoli (parole, immagini, suoni, ecc.), risposte che dipendono dalla nostra mente, non dall'oggetto a cui attribuiamo il senso, essendo quell'oggetto solo uno stimolo o un agente con cui possiamo interagire.
Ogni essere vivente (compreso l'uomo) è portatore di automatismi, anzi, è portato dai propri automatismi.
Questi governano le proprie facoltà e attività sensitive, percettive, cognitive, emotive e motivazionali consentite dal proprio codice genetico.
Tuttavia l'uomo è parzialmente in grado (chi più, chi meno e in una certa misura) di conoscere e modificare alcuni dei propri automatismi.
Alcuni automatismi sono congeniti, altri appresi. Più precisamente, ogni automatismo può essere in parte congenito e in parte appreso.
Infatti, sebbene i meccanismi di apprendimento di base siano congeniti, ovvero scritti nel codice genetico, l'uomo è in grado (chi più, chi meno, e in una certa misura) di apprendere ad apprendere.