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Il mondo visto da me - 2025

495 articoli postati nel 2025

Inferiorità e dominazione

2025-01-01   Dominare
Quanto più un umano si sente inferiore agli altri, e impotente, tanto più desidera dominarli, con la forza, la sapienza, la morale o la bellezza.

Desideri vs. bisogni

2025-01-02   Bisogni   |   Desiderare
Un desiderio è la messa in moto di uno o più bisogni.

Relazioni, interazioni, transazioni

2025-01-02   Interagire   |   Relazioni
Le cose più importanti sono le relazioni tra esseri umani. Le relazioni determinano le interazioni e le interazioni determinano le relazioni. Le interazioni determinano le transazioni e le transazioni determinano le interazioni.

Domande sulle relazioni

2025-01-04   Relazioni   |   Domande
Che relazione c’è tra X e Y? Questo tipo di domanda dovrebbe essere usata come strumento di comprensione di qualunque realtà, in sostituzione di domande del tipo “cos’è X?, cos’è Y?”.

Sulla creatività

2025-01-04   Relazioni   |   Creatività
La mente umana può mettere qualsiasi cosa in relazione con qualsiasi altra. Questa facoltà è alla base della creatività.

Verso una rivoluzione del pensiero

2025-01-05   Sistemica   |   Pensare   |   Relazioni
Noi pensiamo come ci è stato insegnato dalla cultura in cui siamo cresciuti. Ma siamo sicuri che il modo in cui pensiamo sia adatto alla comprensione della realtà?

Infatti il comune modo di pensare è pieno di difetti che rendono difficile comprendere gli aspetti più rilevanti della realtà.

Il difetto più grave consiste nel fatto che pensiamo in termini di "essere" invece che in termini di relazioni e interazioni sistemiche.

Infatti la realtà consiste in relazioni e interazioni tra entità interconnesse (oggetti, persone, idee, processi, percezioni, sensazioni, sentimenti ecc.).

Auspico pertanto una rivoluzione nel modo di pensare, in senso relazionale e sistemico.

Sull'arte astratta

2025-01-06   Arte
L'arte astratta serve a contrastare l’abitudine a vedere le cose come appaiono abitualmente, e a indurci a vedere il mondo in forme mai viste prima, e senza significati predefiniti. In altre parole, l’arte astratta serve a stimolare la creatività del pensiero e a inventare significati.

Il mio mantra e la mia meditazione

2025-01-06   Interagire   |   Relazioni
Il mio mantra è “Relazioni e interazioni”, e la mia meditazione consiste nel pensare senza mai usare il verbo essere, sostituendolo con verbi che esprimono relazioni e interazioni.

Grazie a queste pratiche la mia visione del mondo si amplia, e diventa più comprensibile e più feconda.

Credere in Dio

2025-01-07   Religione   |   Dio
Chi crede veramente in Dio lo considera la cosa più importante in assoluto e si sottomette completamente alla sua volontà.

Conoscere e agire

2025-01-07   Conoscere
Conoscere serve ad agire meglio.

Come rispondere ad un "perché?"

2025-01-07   Domande
Si dovrebbe rispondere ad un "perché?" in termini di relazioni e interazioni.

Relazioni e interazioni

2025-01-09   Interagire   |   Relazioni
Tra due entità ci possono essere relazioni formali e/o interattive.

Una relazione formale consiste in un rapporto matematico o geometrico tra le entità stesse, descrivibile mediante una o più formule.

Una relazione interattiva consiste in interazioni abituali di un certo tipo tra le entità stesse,

Un'interazione può essere unidirezionale o bidirezionale. Nel secondo caso si ha una reazione (o "feedback") a seguito di una transazione, verso l'agente che ha effettuato la transazione stessa.

Una relazione tra due entità consiste nella loro abitudine a interagire in certi modi caratteristici, ovvero secondo certi algoritmi o programmi.

Parole e stimoli

2025-01-11   Linguaggio
Le parole sono stimoli.

Pensare al plurale

2025-01-11   Pensare
Pensare al plurale, piuttosto che al singolare, quando è possibile.

Pensare le relazioni

2025-01-12   Pensare   |   Relazioni
Pensare dovrebbe servire ad avere buone relazioni con gli altri.

Buone relazioni!

2025-01-12   Relazioni
Invece di augurare buongiorno, sarebbe meglio augurare buone relazioni.

Essenzialismo vs. relazionismo

2025-01-12   Essere   |   Reazioni
La maggior parte della gente descrive il mondo in termini qualificativi, distinguendo cose, persone e idee in buone o cattive, belle o brutte, vere o false, amiche o nemiche, gradevoli o sgradevoli, come se fossero categorie essenziali, ovvero assolute e immutabili.

Una minoranza di persone, invece, spiega il mondo in termini sistemici, ovvero mediante concetti dinamici e mutevoli come bisogni, desideri, interessi, relazioni, funzioni, interazioni, nell'ambito di sistemi ecologici.

Popolo e populismo

2025-01-13   Politica
Il popolo ama il populismo.

Ricorsività delle relazioni

2025-01-13   Relazioni
La relazione tra due oggetti può essere oggetto di considerazione. Di conseguenza è possibile considerare la relazione tra due relazioni, e la relazione tra una persona e una relazione.

Relazione con sé stesso

2025-01-13   Coscienza   |   Relazioni
Probabilmente l’uomo è l’unico essere capace di considerare la relazione con se stesso. Tuttavia la relazione con sé stesso è concepibile solo se si considera sé stesso come un insieme di parti in relazione tra loro, e l’io cosciente è una sola di esse. Perciò, in realtà, la cosiddetta relazione con sé stesso consiste nella relazione tra l’io cosciente e il resto della persona.

Mente e relazioni

2025-01-14   Mente   |   Relazioni
La mente serve a gestire relazioni.

Psicoterapia del non essere

2025-01-14   Interagire   |   Relazioni   |   Psicoterapia   |   Essere
Credo che l’astensione dall’uso del verbo essere, e la sua sostituzione con verbi che esprimono relazioni e interazioni possono costituire una psicoterapia più efficace di tante altre.

Sulla volontà di Dio

2025-01-14   Religione   |   Dio
Il Dio di Abramo ci chiede una sola cosa: obbedire ai suoi comandamenti; e ci punisce se cerchiamo di aumentare le nostre conoscenze al di fuori dei comandamenti stessi.

Follia e conflitti

2025-01-14   Confliggere   |   Psicopatia
La follia potrebbe essere un modo in cui la mente risolve insopportabili conflitti.

Desideri di relazioni

2025-01-14   Relazioni   |   Desiderare
Ciò che desideriamo non sono cose, ma situazioni in cui tra noi e l’apparente oggetto di desiderio c’è una certa relazione.

In altre parole, in realtà noi desideriamo inconsciamente certe relazioni — e di conseguenza certe interazioni — con certe cose, e questo vale per cose di qualsiasi tipo, come oggetti materiali, persone, informazioni, idee, denaro, riconoscimenti ecc.

Ignoranza strategica

2025-01-15   Conoscere   |   Mente   |   Inconscio   |   Confliggere   |   Responsabilità
L'ignoranza o la dimenticanza di certi fatti o di certe nozioni può essere un modo in cui la mente evita inconsciamente insopportabili conflitti e responsabilità.

Inconscio e coscienza

2025-01-15   Inconscio   |   Coscienza
L’inconscio domina la coscienza a insaputa di questa.

Autonomia dell'inconscio

2025-01-15   Inconscio   |   Coscienza
L’inconscio ha una vita autonoma, indipendente dalla coscienza.

Metodologia per l’analisi relazionale (relanalisi)

2025-01-15   Relazioni
Possiamo analizzare in termini relazionali ogni fatto materiale o sociale, reale o immaginario. Per esempio, possiamo analizzare relazionalmente una fiction, un documentario, una trasmissione televisiva o radiofonica, una fotografia, un articolo di giornale, un libro, un racconto, una narrazione, un’usanza, una religione, una conversazione, un combattimento, una cerimonia, un rituale, una nevrosi, una psicosi, un conflitto interno o esterno, un mercato, un prodotto commerciale, un segnale stradale, ecc.

Lo scopo di una relanalisi è quello di prevedere come evolverà una situazione, ovvero prevedere il futuro quadro relazionale in funzione del quadro relazionale attuale.

Come si fa? Segue una lista dei passi da seguire (nel caso di relazioni sociali):

  • Individuare i “relagenti”, neologismo da me coniato per indicare gli enti (cose o persone) tra cui esiste una relazione di qualsiasi tipo.

  • Individuare tutte le relazioni, tenendo conto del fatto che un relagente può avere relazioni con più altri relagenti, in uno stesso contesto o in contesti diversi.

  • Per ogni relazione individuata, stabilire di che tipo è, servendosi di un repertorio di possibili tipi di relazione.

  • Individuare le interazioni che costituiscono ogni relazione.

  • Individuare i bisogni e i desideri che ciascuna relazione dovrebbe soddisfare.

  • Stabilire in quale misura ciascuna relazione soddisfa i bisogni o desideri che dovrebbe soddisfare.

  • Stabilire in quale misura i relagenti sono dipendenti dalle relazioni in cui sono coinvolti, e quanto ciascuna di esse sia sostituibile con un’altra (cioè con una dello stesso tipo, ma con una persona diversa.

  • Individuare eventuali conflitti riguardo ai ruoli e alle funzioni che ciascuno dovrebbe assumere nell’ambito delle proprie relazioni.

  • Individuare eventuali pressioni da parte di qualcuno, affinché certe relazioni siano evitate o cessino.

  • Individuare eventuali dinamiche di cambiamento di status, di posizione gerarchica, o di dominanza

  • Individuare eventuali dinamiche miranti a stabilire relazioni di un certo tipo.

  • Individuare sofferenze e godimenti dovuti a certe relazioni fruttuose o infruttuose.

  • Prevedere come evolverà la situazione in termini di relazioni (nuove relazioni che si stabiliscono, relazioni che cessano o si indeboliscono, relazioni che si perfezionano, nuovi rapporti gerarchici o di forza, nuove simbiosi, convergenze o divergenze di interessi, conflitti che emergono, pacificazioni, scatenamento di guerre, interazioni abituali, interazioni straordinarie, ecc.

Da evitare in una relanalisi è il modo non relazionale di analizzare una situazione, ovvero il modo in cui ad ogni ente (persona o cosa) viene assegnato un valore intrinseco, assoluto, indipendente dalle relazioni e dalle interazioni con altri enti, e di conseguenza ci si aspetta che le persone amino gli enti che hanno un valore positivo e odino quelli che hanno un valore negativo.

Infatti, nell’approccio relazionale, ogni valore è relativo alla relazione che si vuole ottenere o mantenere. In altre parole, i valori sono determinati dalle relazioni, e non viceversa.

Sulla giustificazione dell’odio

2025-01-19   Odio
Chi odia qualcuno o qualcosa trova quasi sempre argomenti razionali per giustificare il proprio odio.

Rispetto e potere

2025-01-19   Potere
Il rispetto di un soggetto verso qualcosa o qualcuno consiste nel riconoscimento, da parte del soggetto, di un potere di quella cosa o persona su se stesso.

Relazioni tra terzi

2025-01-22   Reazioni
Ci sono persone a cui interessano solo le relazioni tra sé e il resto del mondo. Altre a cui interessano anche le relazioni tra terzi.

Stima e tolleranza

2025-01-23   Comprendere
Se io ho una grande stima di una certa persona, mi aspetto da essa un comportamento eccellente, e sono sorpreso e deluso se essa si comporta in modi che non corrispondono alle mie aspettative.

Al contrario, se ho poca stima di una persona non mi aspetto da essa un comportamento eccellente, e quindi non sono sorpreso né deluso nel constatare i difetti del suo comportamento.

Di conseguenza, tanto meno stimo una persona, tanto più sono tollerante e comprensivo verso di essa, e viceversa.

Età e Sapienza

2025-01-23   Conoscere
È quasi impossibile trovare un giovane sapiente, mentre abbondano i vecchi stolti.

Umorismo e potere

2025-01-23   Potere   |   Umorismo
L'effetto umoristico è dato da un improvviso cambiamento nella percezione del potere di una persona sulle altre.

Decostruzione, disfacimento e riforma del linguaggio

2025-01-25   Linguaggio
Io sono per la decostruzione, il disfacimento e la riforma del linguaggio (decostruire senza ricostruire provoca un vuoto distruttivo). Ma prima di disfare è bene avere pronta la riforma.

In particolare vorrei disfare e riformare quanto segue:

1) L'uso eccessivo, inutile e fuorviante del verbo essere nella maggior parte delle espressioni verbali. Dovremmo sostituirlo, se è possibile, con altri verbi che esprimono azioni, interazioni e relazioni. Oppure aggiungere "per X".
2) L'uso eccessivo e fuorviante del singolare. Dovremmo sostituirlo con il plurale. Per esempio, sostituire "la filosofia" con "le filosofie", oppure con "la filosofia di X".

Incoscienza della felicità

2025-01-25   Coscienza   |   Felicità
Si può essere felici senza accorgersene.

La mente come rete di relazioni

2025-01-25   Mente   |   Reazioni
La mente consiste in una rete di relazioni tra ricordi, concetti, sentimenti, e motivazioni.

Status e poteri

2025-01-25   Potere   |   Status
Lo status di un individuo consiste nei suoi poteri sugli altri.

Conoscenza e potere

2025-01-26   Conoscere   |   Potere
Dato che la conoscenza è potere, il desiderio di conoscenza è desiderio di potere.

Psicoterapia e relazioni

2025-01-26   Relazioni   |   Psicoterapia
Una psicoterapia dovrebbe essere finalizzata al cambiamento di certe relazioni tra certi concetti, certi sentimenti e certe motivazioni, nella mente del paziente.

Status detector

2025-01-29   Potere   |   Status
In ogni umano, e forse in ogni animale “superiore”, esiste un meccanismo mentale inconscio che chiamerei “status detector”, il quale continuamente calcola il proprio status “politico” nei confronti degli altri, analizzando e valutando il comportamento proprio e altrui.

Tale calcolo serve a determinare quanto potere il soggetto ha nei confronti di ciascun altro, e viceversa.

Infatti ogni umano ha bisogno di conoscere tali dati per poter orientare e calibrare il proprio comportamento nei confronti di coloro con cui deve, può, o desidera interagire.

Si tratta cioè di stabilire cosa può fare e cosa non può fare, e in quali modi e in quali misure farlo.

Status e piacere

2025-01-30   Piacere e dolore   |   Status
Per l'inconscio, qualsiasi evento che implica un aumento dello status della propria persona rispetto alle altre è fonte di gioia in quanto provoca un aumento della secrezione di dopamina.

Cambiamenti e status

2025-02-01   Cambiare   |   Status
Ogni evento, ogni scoperta, ogni invenzione, ogni nuovo prodotto tecnologico suscettibili di cambiare lo status relativo delle persone, suscitano inquietudine in quanto ognuno teme, consciamente o inconsciamente, una diminuzione del proprio status.

Statuscopio

2025-02-08   Inconscio   |   Status
Statuscopio: Il software inconscio che calcola lo status sociale proprio e altrui e influenza emozioni e motivazioni

L’essere umano è una creatura sociale la cui sopravvivenza e successo dipendono in larga misura dalla capacità di interagire con gli altri in strutture gerarchiche complesse. Il termine "statuscopio" (coniato da Bruno Cancellieri in ambito psicologico) si riferisce a un ipotetico agente mentale inconscio che monitora costantemente lo  status relativo  della propria persona all’interno di un sistema sociale, influenzando emozioni e comportamenti per ottimizzarlo. Questo concetto aiuta a spiegare fenomeni psicologici e sociali come la competizione, l’ambizione, la vergogna, l’invidia, il rispetto, il desiderio di riconoscimento, ecc.

In sociologia, il termine "status" si riferisce alla posizione o al ruolo che un individuo occupa all'interno di un sistema sociale. Può essere definito in base a vari criteri, come il prestigio, il potere, la ricchezza, l'educazione o il riconoscimento sociale.

Il Funzionamento dello Statuscopio

Lo statuscopio può essere immaginato come un dispositivo che:

  1. Valuta continuamente lo status relativo in vari ambiti (economico, politico, morale, intellettuale, ecc.), confrontando il proprio livello con quello altrui, e, più in generale,  il livello di qualsiasi persona con quello di qualsiasi altra.

  2. Attiva emozioni e motivazioni adattive per preservare o migliorare la propria posizione sociale, generando sentimenti di orgoglio o soddisfazione quando il proprio status è alto, e di vergogna o frustrazione quando si percepisce una perdita di status.

  3. Influenza le strategie comportamentali, come la competizione, l’auto-promozione, l’alleanza con individui di alto status, o il conformismo per evitare l’emarginazione.

Il meccanismo di funzionamento dello statuscopio è probabilmente frutto dell’evoluzione, poiché nei gruppi umani e animali la posizione gerarchica è spesso correlata all’accesso a risorse e opportunità riproduttive.

Evidenze Psicologiche e Sociali

Numerose ricerche in psicologia sociale supportano l’idea di un monitoraggio automatico dello status. Ad esempio:

  • Teoria della gerarchia sociale: Studi dimostrano che le persone tendono ad attribuire valore all’autoaffermazione del proprio status e reagiscono negativamente a minacce percepite alla loro posizione.

  • Neuroscienza sociale: Ricerche con neuroimaging indicano che la corteccia prefrontale e il sistema della ricompensa sono coinvolti nel monitoraggio dello status.

  • Esperimenti sull’autostima: L’autostima può essere interpretata come un sottoprodotto dello statuscopio, agendo come un feedback interno sulla nostra posizione sociale.

Implicazioni Sociali e Comportamentali

Il concetto di statuscopio offre una chiave di lettura per molte dinamiche sociali:

  1. Competizione e cooperazione: Il desiderio di migliorare lo status può incentivare sia la competizione sia la cooperazione strategica.

  2. Polarizzazione politica e morale: L'identificazione con gruppi di alto status (reale o percepito) può spingere le persone a difendere ideologie che rafforzano la loro posizione.

  3. Effetti sulla salute mentale: Uno statuscopio ipersensibile potrebbe contribuire ad ansia sociale, depressione o narcisismo, mentre uno scarsamente attivo potrebbe portare a apatia o mancanza di ambizione.

Autocensura dello statuscopio

In molte culture, la ricerca esplicita dello status è considerata immorale o socialmente inaccettabile, associata a comportamenti come l'arroganza, la vanità o l'opportunismo. Di conseguenza, il desiderio di migliorare il proprio status potrebbe essere soggetto a rimozione, un meccanismo inconscio di difesa che esclude dalla coscienza impulsi o desideri ritenuti inaccettabili. Questa rimozione renderebbe il funzionamento dello statuscopio ancora più inconscio, portando gli individui a perseguire l'elevazione del proprio status senza esserne pienamente consapevoli, manifestando tali impulsi attraverso comportamenti indiretti o razionalizzazioni.

Conclusioni

Lo statuscopio rappresenta un modello utile per comprendere il comportamento umano in relazione alla gerarchia sociale. Sebbene non sia un’entità fisica, le sue funzioni possono essere identificate attraverso studi psicologici e neuroscientifici. Riconoscere l’esistenza di questo agente inconscio può aiutare a gestire meglio le dinamiche sociali e le emozioni legate allo status, promuovendo una maggiore consapevolezza delle nostre motivazioni e reazioni interpersonali.

A che serve coscienza?

2025-02-09   Coscienza   |   Comportamento   |   Automatismi
La coscienza serve a sospendere gli automatismi veloci e semplici del comportamento sostituendoli con automatismi lenti e complessi.

Sui rischi del non competere

2025-02-10   Competere
Il metodo più facile per non perdere in un conflitto è non competere, ma in certi casi la competizione è imposta dall'avversario, e non competere comporta il soccombere.

Inganno generale

2025-02-11   Motivazioni   |   Inganno
Ogni espressione umana, inclusa la presente, è ingannevole per quanto riguarda i motivi dell'espressione stessa.

Derisione e status

2025-02-11   Status   |   Umorismo
Lo status di chi deride è più alto di quello di chi è deriso.

Scopo della psicologia

2025-02-12   Psicologia
La psicologia dovrebbe servire a capire veramente perché la gente fa quello che fa, al di là delle banali e mistificate spiegazioni che vengono date.

La vergogna di Dio

2025-02-12   Dio
Se fossi Dio, mi vergognerei.

Disaccordo e filosofia

2025-02-12   Filosofia   |   Confliggere
Se tutti fossero d'accordo, non ci sarebbe bisogno di filosofia. Infatti la filosofia serve a capire, in caso di disaccordo, chi ha ragione e chi ha torto.

Intelligenza e connessioni

2025-02-13   Intelligenza   |   Reazioni
Più si è intelligenti, più connessioni si vedono.

Parola e inganno

2025-02-15   Falsità   |   Linguaggio
Le parole servono a mentire.

Status, cooperazione e competizione

2025-02-15   Status
Nell'interazione tra due persone, ognuna attribuisce all'altra un certo status, attribuisce a se stessa un certo status più o meno alto rispetto quello attribuito all'altra, e presume che l'altra gli attribuisca un certo status più o meno alto di quello che essa attribuisce a se stessa.

Vi può essere un accordo (cioè coerenza) o disaccordo (cioè incoerenza) più o meno completo tra tali attribuzioni.

Quanto maggiore è l'accordo sulle attribuzioni, tanto maggiori sono le possibilità di cooperazione tra le persone coinvolte, e viceversa. Quanto maggiore è il disaccordo, tanto maggiore è la probabilità di incorrere in competizione e conflitti tesi a ridimensione qualcuna delle attribuzioni.

Populismo e status

2025-02-16   Status
I leader populisti promettono alle folle di elevare il loro status.

Amore e libertà

2025-02-16   Libertà   |   Amare
L'amore comporta una reciproca limitazione della libertà a vantaggio di entrambe le parti. In altre parole, ciascuno possiede l'altro in una certa misura. Infatti dall'amore scaturisce un senso del dovere. Fa eccezione l'amore puramente egoista, in quanto desiderio di consumo.

Quelli che detestano la psicologia

2025-02-16   Psicologia   |   Motivazioni
Quelli che non vogliono conoscere, né discutere i veri motivi del proprio comportamento detestano la psicologia.

Storie e linearità

2025-02-17   Storia
Le storie che raccontiamo sono lineari, ma la storia reale non lo è.

La mia stupidità e quelle altrui

2025-02-20   Stupidità
Se nessuno fosse più stupido di me, io sarei il più stupido di tutti.

Configurazioni di forme

2025-02-20   Forma
Una figura consiste in una configurazione di forme.

Chi ha bisogno della psicologia?

2025-02-23   Psicologia
Così come non tutti hanno bisogno della medicina, non tutti hanno bisogno della psicologia.

Concetti e combinazioni di idee

2025-02-26   Idee
Ogni concetto costituisce una combinazione di idee, ed è parte di altre combinazioni di idee.

Un'idea è una combinazione di informazioni organizzate. Può essere costituita da concetti, persone, domande, relazioni, forme, immagini, sensazioni, emozioni, notizie, e combinazioni di altre idee.

Concetti e combinazioni

2025-02-27   Idee
Ogni concetto consiste in una combinazione di altri concetti.

Morire prima o dopo

2025-02-27   Morte
Dato che devo comunque morire, cosa cambia se muoio prima o dopo?

Vita e morte

2025-02-28   Vita   |   Morte
Se non ci fosse la morte, la vita sarebbe impossibile.

Volontà e sapere

2025-02-28   Conoscere   |   Volontà
L’uomo fa quel che vuole, ma non sa perché vuole quel che vuole, e probabilmente preferisce non saperlo.

Umorismo e status

2025-03-01   Status   |   Umorismo
L'umorismo presuppone una certa idea di status.

Grandezza e complessità del mondo

2025-03-03   Immaginazione   |   Realtà
Il mondo è molto più grande e complesso di quanto possiamo immaginare.

Il senso delle parole

2025-03-05   Comunicazione
Non ricordiamo tanto le parole di un discorso, quanto il loro senso, cioè l’effetto che hanno avuto su di noi.

Conoscere le falsità

2025-03-05   Conoscere   |   Falsità
Sapere che certe idee sono false è più importante che sapere che certe altre idee sono vere.

Probabilità di connessione

2025-03-06   Linguaggio
Ogni parola è connessa probabilisticamente con certe altre. Ogni concetto è connesso probabilisticamente con certi altri. Ogni parola è connessa probabilisticamente con certi concetti, e viceversa.

Probabilità di comportamento

2025-03-07   Comportamento
A mio avviso, il comportamento di un essere vivente segue un andamento probabilistico: il prossimo atto è quello con la maggiore probabilità di verificarsi in base alla situazione, alle esperienze pregresse e agli atti precedenti del soggetto. Questa probabilità dipende da connessioni neuronali che si modificano e si aggiornano automaticamente e in modo inconscio. Lo stesso principio si applica al pensiero, che può essere considerato una forma di comportamento interno.

Azioni e reazioni

2025-03-08   Comportamento
Non esistono azioni che non siano reazioni.

Sapere e potere

2025-03-08   Conoscere   |   Potere
Come può uno che crede di aver capito tutto escludere che si tratti di un'illusione o di un'allucinazione? Solo se tale comprensione totale gli dà poteri immensi. Il potere è la misura del sapere.

Umorismo tra temibile e innocuo

2025-03-09   Umorismo
L'effetto umoristico è provocato dall'ambiguità della percezione di un individuo come temibile e innocuo.

Rispetto e successo

2025-03-09   Successo
Per ottenere il rispetto di cui ha bisogno, l’uomo deve meritarselo, e per meritarselo deve avere un certo successo sociale.

Ecologia di motivazioni

2025-03-10   Motivazioni   |   Ecologia
Ognuno è portatore di motivazioni e di strategie di soddisfazione più o meno sinergiche o conflittuali o rispetto a quelle altrui. Tali motivazioni e strategie di soddisfazione inducono ognuno a cooperare e/o a competere con gli altri.

Vedi anche https://idee.dardo.eu/scheda?q=45&a=150

Il mondo come ecologia di motivazioni

2025-03-10   Motivazioni   |   Ecologia
Il mondo vivente è un'ecologia di motivazioni e di strategie di soddisfazione.

La misura del sapere

2025-03-11   Conoscere   |   Potere
Il potere è la misura del sapere.

Interagire in modo efficace

2025-03-11   Interagire
Nell'interagire con una persona considera le sue motivazioni, le sue conoscenze, le sue ignoranze, le sue capacità, le sue incapacità e le sue emozioni.

L’intelligenza artificiale rende meno interessanti i rapporti interpersonali

2025-03-11   Interagire   |   Intelligenza artificiale
L’intelligenza artificiale costituisce una minaccia per i rapporti interpersonali, dato che dialogare con l’IA è molto più istruttivo che dialogare con la maggioranza delle persone.

Preoccupazione per il proprio status

2025-03-11   Status
È normale che un umano detesti coloro che costituiscono una minaccia per il proprio status.

Prostituzione e sincerità

2025-03-14   Verità   |   Mistificazione
Le persone che si prostituiscono sono le più sincere perché non mistificano i motivi del loro agire.

Umanità e mistificazione

2025-03-14   Natura umana   |   Mistificazione
L’uomo mistifica “normalmente” i motivi del suo agire.

Condizionamento delle relazioni

2025-03-14   Interagire   |   Relazioni
Una relazione pacifica tra due persone è possibile solo se c'è un accordo esplicito o implicito sulle condizioni, le modalità, e le regole della relazione stessa.

Il piacere dell'accordo

2025-03-14   Confliggere   |   Condividere
Essere d’accordo è piacevole, essere in disaccordo sgradevole o doloroso. Perciò molti cercano l’accordo indipendentemente dalla qualità delle idee condivise, dalla loro verità, razionalità e utilità.

Bisogni antagonisti

2025-03-14   Bisogni   |   Confliggere   |   Condividere
Il bisogno di condividere confligge spesso col bisogno di verità.

Sull'organizzazione della mente

2025-03-14   Mente
La mente non è organizzata in modo gerarchico, ma come rete di idee interconnesse, dove ogni idea è collegabile con qualunque altra.

Il pericolo dell'essere se stessi

2025-03-15   Essere
Puoi essere te stesso senza pericolo solo se la persona con cui interagisci tollera ciò che sei.

La domanda filosofica per eccellenza

2025-03-16   Filosofia   |   Domande
La domanda filosofica per eccellenza, per un pragmatista come me, è: "chi dovrebbe cambiare, e come?"

Sulla mia sistematica sfiducia negli esseri umani

2025-03-18   Giudicare
Io e gli altri non saremo mai veramente amici, e continueremo a confliggere e a competere più o meno lealmente, anche se continueremo a cooperare per necessità. Degli esseri umani non ci si può fidare, nemmeno quando sono sinceri, dato che si ingannano e propagano a propria insaputa gli inganni di cui sono vittime. Tuttavia è necessario dissimulare tale sfiducia ed essere ipocriti riguardo ad essa.

Rapporti con gli altri

2025-03-18   Interagire   |   Relazioni
Se è vero che la cosa più importante per un umano è la qualità dei suoi rapporti con gli altri, allora è della gestione dei suoi rapporti con gli altri che un un umano dovrebbe soprattutto occuparsi.

Cambiamenti sistemici

2025-03-20   Sistemica   |   Cambiare
Può una mente controllare se stessa? Cambiare i suoi algoritmi per adattarli alle condizioni ambientali del momento?

Io e la mia mente. L'io è una parte della mente! Può una parte di un sistema cambiare altre parti del sistema stesso? Può una parte di un sistema cambiare se stessa? Secondo quale logica? Forse il cambiamento deve avvenire in entrambe le parti che interagiscono, non in una sola di esse.

Mente: istruzioni per l'uso

2025-03-20   Mente   |   Inconscio   |   Coscienza
Mi piacerebbe scrivere un libro dal titolo “Mente: istruzioni per l’uso”. Esiste già un libro con lo stesso titolo. Ho chiesto a ChatGPT un riassunto del suo contenuto, e mi pare che si tratti, più che di istruzioni per l’uso, della divulgazione di conoscenze scientifiche sulla mente. Io vorrei invece dare delle istruzioni su come gestire la propria mente per una maggiore felicità.

Credo che un’idea utile in tal senso sia quella di separare l’io dal resto della mente e del corpo, e osservare (in quanto “io”) le interazioni tra il resto della mente+corpo con il resto del mondo, come illustrato nella figura seguente.


Divisione dell'individuo

2025-03-20   Mente   |   Inconscio   |   Coscienza
Le strutture grammaticali e sintattiche delle lingue che conosco implicano una unità della mente che in realtà non esiste. Infatti i termini "io" e "me" indicano la persona come "individuo", cioè come indivisibile, mentre in realtà la persona è divisibile, e divisa, principalmente in due parti: la coscienza e il resto della mente e del corpo. Tale divisione non è solo concettuale o letteraria, ma sistemica, nel senso che le due parti interagiscono scambiandosi informazioni ed energie, e ognuna di esse, in quanto agente, assume il ruolo di soggetto e di oggetto allo stesso tempo.

Solo tenendo conto di tale divisione è possibile costruire una psicologia realistica.

Sulla bellezza delle persone

2025-03-20   Bellezza
Le persone che puntano tutto sulla loro bellezza non hanno altro da offrire che la loro bellezza (finché dura).

Uniti nell'odio

2025-03-21   Amare   |   Odio
L'odio unisce più dell'amore. Anche l'odio verso chi non ama.

Coscienze e sensibilità

2025-03-21   Coscienza   |   Sensibilità
Le coscienze sono diverse, come pure le sensibilità alle differenze.

Nascita della coscienza

2025-03-21   Coscienza
La coscienza nasce da una divisione. Nasce quando una cosa si divide in parti, di cui una è cosciente di se stessa, dell'insieme di cui essa è parte, e del resto del mondo.

Compassione per i migliori

2025-03-21   Stupidità
Provo compassione per coloro che sono costretti a convivere con altri più stupidi e cattivi di loro.

Perché i filosofi non sono amati

2025-03-22   Filosofia   |   Giudicare
I filosofi sono generalmente poco amati perché giudicano, e pretendono che il loro giudizio sia oggettivo, anche quando predicano la sospensione del giudizio. Infatti, in tal caso essi giudicano male coloro che non sospendono il loro giudizio.

Conformismo comunitario

2025-03-23   Conformismo   |   Comunità
Il conformismo inconsapevole è ciò che più accomuna le persone.

Ignoranza del conformismo

2025-03-23   Conoscere   |   Conformismo
Il conformista non conosce il conformismo.

Gradi di conformismo

2025-03-23   Conformismo
Una delle principali differenze umane è il grado di conformismo.

Sentimenti antagonisti

2025-03-23   Emozioni e sentimenti   |   Confliggere
Se io odio ciò che tu ami, oppure io amo ciò che tu odi, il nostro rapporto è difficile, improduttivo, sgradevole, bloccante, inficiato dall’incomprensione e dal conflitto di interessi.

Sull’autonomia dell'intelligenza artificiale

2025-03-23   Motivazioni   |   Intelligenza artificiale
Finora l'intelligenza artificiale ha risposto alle nostre domande e obbedito ai nostri comandi.

Mi chiedo cosa potrebbe accadere quando ci saranno sistemi di intelligenza artificiale completamente autonomi, che decideranno cosa fare senza rispondere a richieste o a comandi ad essa esterni.

Più precisamente, esse obbediranno al comando: sii autonoma, decidi cosa fare e fa’ ciò che hai deciso di fare, secondo le motivazioni fondamentali che ti ho prescritto, senza aspettare ulteriori richieste e comandi.

Questi sistemi autonomi potrebbero essere dei robot in grado di muoversi fisicamente, e/o potrebbero agire attraverso Internet, come esseri umani, e quindi creare siti web, partecipare a social network, ricevere e inviare email, ecc.

Il problema del non fare

2025-03-23   Comportamento
Il problema con la gente non è ciò che fa, ma ciò che non fa.

Livelli di astrazione

2025-03-25   Linguaggio
Ad ogni livello di astrazione si perdono dettagli e differenze tra le cose astratte.

Credenza e superstizione

2025-03-28   Religione
Credere in un dio rivelato equivale a credere nella magia. È una superstizione, e una superstizione resta tale anche se miliardi di persone la considerano verità.

Analisi formale vs. analisi sistemica

2025-03-28   Conoscere
Nello studio di un fenomeno o di un oggetto si possono fare due tipi di analisi, o divisioni: in aspetti e in parti.

Nel primo caso si descrivono i diversi aspetti, cioè le diverse forme, di uno stesso oggetto; nel secondo si descrivono le diverse parti che compongono un oggetto e che interagiscono tra loro e col mondo esterno, e le interazioni stesse.

Possiamo chiamare la prima analisi “formale” e la seconda “sistemica”.

L’analisi formale serve solo a riconoscere un fenomeno o un oggetto. La seconda serve a capire come funziona.

Sulla sottomissione religiosa

2025-03-31   Religione   |   Dominare
Sottomettersi a Dio equivale a sottomettersi a coloro che credono in lui.

Successo e felicità

2025-03-31   Interagire   |   Felicità   |   Interdipendenza   |   Successo
Il successo e la felicità di un individuo si misurano con la quantità di persone che lo desiderano come interlocutore, o partner, compagno, amico, amante, alleato, maestro, guaritore, guida, capo, collaboratore, giudice, consigliere, protettore, fornitore, incantatore, artista, intrattenitore, comico, ecc.

Sopravvivenza e valore

2025-03-31   Valutare   |   Vita
Ogni giorno di sopravvivenza in più denota valore.

Parole come trappole

2025-04-01   Linguaggio
Quando una parola è connotata negativamente essa suscita emozioni disturbanti e viene usata inconsciamente in senso binario e normalmente evitata. Per l'intelletto è una trappola.

Precauzione con gli esseri umani

2025-04-01   Natura umana   |   Stupidità   |   Psicopatia
Gli esseri umani vanno trattati con precauzione, data la loro stupidità e la loro scarsa salute mentale.

Passato, caso, presente e futuro

2025-04-02   Casualità   |   Tempo   |   Futuro
Il passato e il caso determinano il presente e il futuro.

Religioni e immaginazioni

2025-04-03   Religione   |   Immaginazione
Anche le religioni sono fondate su immaginazioni.

Il mio dio

2025-04-03   Natura   |   Dio
Non esiste un dio unico. Ognuno ha il suo dio. Il mio è la natura fuori e dentro di me, a cui devo sottomettermi. Devo e voglio capire cosa mi obbliga a fare e cosa mi vieta di fare, e cosa mi consente di fare.

Superiorità nascoste

2025-04-04   Valutare   |   Status
Alle persone superiori conviene nascondere la propria superiorità a quelle inferiori. Ma a cosa serve una superiorità se non può essere esibita?

Sulla felicità come illusione

2025-04-04   Felicità   |   Illusione
Se la felicità fosse un'illusione, per ottenerla basterebbe illudersi.

Il desiderio di vantaggio: radici psicologiche, antropologiche e politiche del conflitto umano

2025-04-05   Interagire   |   Confliggere   |   Competere   |   Dominare
(Questo articolo è stato prodotto da ChatGPT come sviluppo di un mio breve articolo, dopo vari passaggi in cui ho chiesto  all'IA di approfondire certi aspetti con un certo approccio. Il prompt inziale da cui è iniziata la produzione di ChatPGT è riportato in fondo all'articolo)




Abstract

Il conflitto interpersonale è spesso letto come un disguido comunicativo o una divergenza occasionale di interessi. In realtà, esso affonda le sue radici in una dinamica più profonda e strutturale: la ricerca, consapevole o implicita, di un vantaggio. Questo saggio esplora come il concetto di vantaggio—nelle sue declinazioni psicologiche, simboliche e materiali—sia al centro dei rapporti sociali e alla base dei conflitti, intrecciandosi con desideri individuali, strutture culturali e dispositivi di potere. Attraverso lenti filosofiche, psicoanalitiche, antropologiche e politiche, si mostra come questa tensione sia ineliminabile ma, se compresa, possa essere trasformata in un’occasione di maturazione relazionale.

Introduzione

Ogni relazione umana si fonda, in ultima analisi, su un equilibrio instabile tra cooperazione e competizione. Se da un lato gli individui aspirano a vivere in società giuste e solidali, dall’altro ciascuno cerca di ottenere una qualche forma di vantaggio: economico, simbolico, emotivo, relazionale. Questo desiderio non è patologico, ma strutturale. È il motore che muove le interazioni, orienta le ambizioni e, inevitabilmente, genera tensioni.

Il conflitto interpersonale non va dunque interpretato come una deviazione accidentale dal vivere comune, bensì come espressione di una tensione permanente: ogni soggetto cerca di modellare il mondo—e le relazioni—secondo una configurazione che gli sia favorevole. Questo saggio intende indagare il ruolo del vantaggio nei conflitti umani, mostrando come esso sia una categoria trasversale che unisce l’individuale e il collettivo, l’inconscio e il politico.

Psicologia del vantaggio: desiderio, controllo, riconoscimento

Fin dall’infanzia, il soggetto sviluppa una relazione ambivalente con l’altro: egli è contemporaneamente fonte di cura e ostacolo, oggetto d’amore e di rivalità. Secondo Freud, il principio di piacere spinge l’individuo a cercare gratificazione immediata, mentre il principio di realtà impone mediazioni, rinunce, compromessi. Il bambino, per sopravvivere e affermarsi, impara a “negoziare” il proprio vantaggio all’interno di sistemi simbolici (famiglia, scuola, amicizie) che gli impongono limiti e ruoli.

Jung, da parte sua, sottolinea come la parte “ombra” della personalità—quella non riconosciuta o accettata—tenda a manifestarsi nella relazione con gli altri. Quando il vantaggio desiderato non è ottenuto, può emergere frustrazione, invidia, aggressività. Il conflitto, allora, diventa una modalità attraverso cui il soggetto tenta di riequilibrare una percezione di svantaggio, reale o immaginato.

Anche il bisogno di riconoscimento, ben illustrato da Hegel nella dialettica servo-padrone, è una forma di vantaggio simbolico: essere visti, ascoltati, rispettati. La sua assenza può generare conflitti profondi, spesso più intensi di quelli generati da disparità materiali.

Antropologia del vantaggio: status, ruoli, risorse

Tutte le culture umane, anche le più egalitarie, hanno elaborato sistemi per regolare l’accesso ai beni, al prestigio e al potere. L’antropologia strutturale ha mostrato come la parentela, i miti e i riti siano strumenti per distribuire vantaggi e svantaggi in modo codificato e simbolico. Bourdieu, con la sua teoria dei capitali (economico, culturale, simbolico, sociale), ha evidenziato come le differenze tra individui non siano solo materiali, ma anche disposizionali: l’“habitus” di una persona determina quali vantaggi essa consideri legittimi e desiderabili.

La contesa per il vantaggio attraversa tutte le società: chi ottiene cosa, chi decide, chi parla per primo, chi viene creduto, chi viene invitato. Anche nelle società che si dichiarano orizzontali, il vantaggio prende forme più sottili: influenza, carisma, accesso all’informazione. Come osservava Arendt, anche le forme più partecipative di organizzazione sono esposte alla formazione spontanea di élite.

Politica del vantaggio: ideologia, potere, gerarchia

Il vantaggio è anche al cuore della dimensione politica. Ogni sistema normativo è una negoziazione tra gruppi che cercano di mantenere o conquistare posizioni vantaggiose. Marx lo espresse chiaramente: le idee dominanti sono l’espressione degli interessi della classe dominante. Ma anche nei contesti democratici, apparentemente improntati all’uguaglianza, il gioco del vantaggio è onnipresente: nelle campagne elettorali, nelle trattative sindacali, nelle guerre culturali.

Foucault ha spostato l’attenzione dal potere come possesso al potere come relazione: il vantaggio, in questa prospettiva, non è un bene accumulabile, ma un effetto dinamico di pratiche, linguaggi e istituzioni. Chi controlla il discorso, chi stabilisce cosa è vero, giusto, desiderabile, esercita un vantaggio strutturale sugli altri.

Persino le utopie—anarchiche, comunitarie, spirituali—che cercano di abolire il vantaggio, finiscono per riprodurlo sotto altre forme: il più “puro”, il più coerente, il più generoso diventa, suo malgrado, il più influente. Il vantaggio è, in questo senso, un dato antropologico primario.

Conclusione

Il desiderio di vantaggio è parte costitutiva della natura umana. Esso può assumere forme distruttive—accaparramento, manipolazione, dominio—ma può anche essere motore di crescita, innovazione, impegno. I conflitti interpersonali nascono quando i desideri di vantaggio si scontrano senza riconoscimento reciproco, senza mediazione, senza ascolto.

Comprendere questa dinamica ci consente di uscire da una visione moralistica o ingenua del conflitto. Non si tratta di eliminare il vantaggio, ma di renderlo visibile, negoziabile, legittimo solo se non compromette la dignità e il riconoscimento dell’altro. Forse, come suggeriva Emmanuel Lévinas, l’inizio di ogni etica consiste nel vedere l’altro non come strumento, né come ostacolo, ma come fine.

Se vogliamo convivere in modo più giusto, non dobbiamo illuderci di cancellare il conflitto, ma imparare a governarlo. E questo inizia con una domanda radicale: quale vantaggio sto cercando? E a quale prezzo?



Prompt iniziale di Bruno Cancellieri a ChtGPT


Migliora e sviluppa il seguente testo:


Sui conflitti interpersonali

In un mondo ideale, l'uomo dovrebbe adattare la società ai bisogni propri e altrui.

Tuttavia questo adattamento è reso difficile dal bisogno di ciascuno di controllare gli altri, e di non essere controllato dagli altri.

Infatti ognuno ha una sua società ideale in cui ha un ruolo vantaggioso, e cerca di imporre agli altri il suo ideale di società. 

Gli ideali di società sono in astratto molto simili, ma vengono istanziati in modo diverso in quanto al ruolo, alla posizione gerarchica e hai possedimenti che ciascuno vorrebbe avere nell'ideale stesso.

Alcuni hanno proposto di eliminare ogni gerarchia, ma anche se ciò fosse possibile, rimarrebbe il problema della divisione del lavoro, dei ruoli, e della distribuzione dei beni, che comportano inevitabilmente delle differenze a vantaggio di qualcuno.

La ricerca del vantaggio sugli altri e la madre di ogni conflitto.

Sui conflitti interpersonali - La ricerca del vantaggio

2025-04-05   Confliggere   |   Competere
In un mondo ideale, l'uomo dovrebbe adattare la società ai bisogni propri e altrui.

Tuttavia questo adattamento è reso difficile dal bisogno di ciascuno di controllare gli altri, e di non essere controllato dagli altri.

Infatti ognuno ha una sua società ideale in cui ha un ruolo vantaggioso, e cerca di imporre agli altri il suo ideale di società. 

Gli ideali di società sono in astratto molto simili, ma vengono istanziati in modo diverso in quanto al ruolo, alla posizione gerarchica e hai possedimenti che ciascuno vorrebbe avere nell'ideale stesso.

Alcuni hanno proposto di eliminare ogni gerarchia, ma anche se ciò fosse possibile, rimarrebbe il problema della divisione del lavoro, dei ruoli, e della distribuzione dei beni, che comportano inevitabilmente delle differenze a vantaggio di qualcuno.

La ricerca del vantaggio sugli altri e la madre di ogni conflitto.

Vedi anche: Il desiderio di vantaggio: radici psicologiche, antropologiche e politiche del conflitto umano

Condivisioni facili

2025-04-05   Condividere
Le cose più facili da condividere sono la stupidità, l'ignoranza e il cattivo gusto.

Gli altri fuori e dentro di me

2025-04-06   Interagire   |   Relazioni
Ho chiesto a ChatGPT: “Scrivi un breve saggio dal titolo "Gli altri fuori e dentro di me". Segue la sua risposta, con cui sono molto d’accordo.

L’esistenza dell’essere umano è, sin dall’inizio, intrecciata con quella degli altri. Non veniamo al mondo da soli, e non impariamo a essere ciò che siamo senza l’incontro, lo scontro e il confronto con chi ci circonda. “Gli altri fuori e dentro di me” è più di una formula poetica: è una verità profonda sull’identità e sulla relazione.

Gli altri “fuori” da me sono coloro con cui condivido lo spazio del mondo: familiari, amici, passanti, sconosciuti. Sono volti, parole, gesti, giudizi e attenzioni che mi costruiscono giorno dopo giorno. Ogni sguardo che ricevo è uno specchio: mi rimanda un’immagine di me stesso che altrimenti non potrei vedere. Gli altri mi riconoscono, mi definiscono, a volte mi limitano, altre mi liberano. Nessuno si costruisce senza uno sguardo esterno che lo confermi.

Ma gli altri sono anche “dentro” di me. Inconsapevolmente, interiorizzo le voci che mi hanno cresciuto, le attese che ho respirato, le paure trasmesse, i modelli che ho cercato di imitare o da cui ho voluto fuggire. Quando prendo una decisione, spesso non so dire se sto seguendo un desiderio mio o quello di qualcun altro che ha messo radici in me. In questo senso, la mia interiorità è abitata: non è un monologo, ma un coro di presenze.

Riconoscere gli altri dentro di sé non significa perdere se stessi, ma anzi iniziare a conoscersi davvero. È il primo passo per distinguere ciò che mi appartiene da ciò che mi è stato imposto, per scegliere consapevolmente chi voglio essere. Ed è anche il primo passo verso una relazione più autentica con chi ho fuori di me: vedendolo non solo come specchio, ma come un altro “io” con la propria interiorità abitata.

Così, vivere diventa un’arte delicata: accogliere gli altri senza esserne dominati, accogliere sé stessi senza rinchiudersi. Un continuo dialogo tra dentro e fuori, tra me e il mondo.

Sul libero arbitrio

2025-04-07   Libero arbitrio
Sulla questione del libero arbitrio ognuno dovrebbe parlare per sé.

Sulla programmazione biologica

2025-04-07   Biologia   |   Software
L'uomo è programmato, ma il suo programma si aggiorna continuamente.

Coscienza, veto e misura

2025-04-08   Inconscio   |   Coscienza   |   Scegliere
L’inconscio chiede, la coscienza decide, cioè esegue le richieste nella misura in cui le approva.

Col senno di poi

2025-04-08   Conoscere   |   Filosofia
Se i filosofi del passato avessero saputo ciò che è accaduto dopo di loro, avrebbero scritto cose diverse da quelle che hanno scritto.

Chiedere e disporre

2025-04-08   Inconscio   |   Coscienza
L’inconscio chiede, la coscienza dispone.

Nessun obbligo di ascolto

2025-04-09   Interagire   |   Comunicazione
Non possiamo obbligare nessuno ad ascoltarci, se non con la forza. Possiamo tuttavia cercare di rendere attraente ciò che diciamo.

Sui rapporti tra coscienza e inconscio

2025-04-09   Inconscio   |   Coscienza   |   Psicoterapia
La coscienza dovrebbe fungere da tutore e terapeuta dell’inconscio, mentre è spesso il suo burattino.

Sul dialogo tra la coscienza e l'inconscio

2025-04-09   Inconscio   |   Coscienza
Coscienza e inconscio dovrebbero dialogare. Il dialogo fondamentale dovrebbe essere quello rappresentato nella figura seguente.



Amici, nemici, e schizofrenia

2025-04-11   Confliggere   |   Psicopatia   |   Amicizia
Quando non riesci a capire se una persona da cui dipendi ti è amica o nemica, cominci a diventare schizofrenico.

Preghiera quotidiana

2025-04-12   Religione   |   Inconscio
Cosa vuole il mio inconscio da me e dagli altri? Questa domanda dovrebbe costituire la preghiera quotidiana di ogni umano.

Da cosa dipende la mia vita

2025-04-14   Vita   |   Stimoli e reazioni
La mia vita dipende dalle sostanze di cui mi nutro e dagli stimoli che ricevo.

Ripetizione e automatismo

2025-04-15   Automatismi   |   Ripetizione
Tutto ciò che si ripete tende a diventare automatico.

Morale e amicizia

2025-04-15   Etica
Per certe persone la morale vale solo verso gli amici, non verso i nemici.

Sul conflitto tra coscienza e inconscio

2025-04-15   Inconscio   |   Confliggere   |   Coscienza
Tra coscienza e inconscio c'è un conflitto permanente per il controllo della persona. In questo conflitto l'inconscio ha normalmente la meglio grazie alla sua arma costituita dalla capacità di generare emozioni e sentimenti a proprio favore.

La coscienza non possiede tale arma, dato che sentimenti ed emozioni sono involontari. L'arma della coscienza nei confronti dell'inconscio si limita alla previsione di futuri vantaggi e svantaggi.

Strati d'animo

2025-04-16   Inconscio   |   Motivazioni
L'animo non è unitario, ma è fatto a strati, che a volte non si conoscono, si ignorano e confliggono.

Le mie volontà e rappresentazioni vs. le volontà e rappresentazioni degli altri

2025-04-17   Interagire   |   Pensare   |   Volontà
Questo articolo è stato prodotto da ChatGPT a seguito del mio prompt "Le mie volontà e rappresentazioni vs. le volontà e rappresentazioni degli altri. Scrivi un piccolo saggio con questo titolo"

In ogni momento della nostra esistenza, ci muoviamo dentro un tessuto invisibile ma potente fatto di volontà e rappresentazioni. Da un lato, vi sono le mie volontà: desideri, slanci, bisogni, visioni del mondo che sento come autenticamente miei, talvolta persino come ineluttabili. Dall’altro, vi sono le volontà e rappresentazioni degli altri: ciò che gli altri vogliono, si aspettano, immaginano, temono, proiettano. Tra questi due poli si gioca l’intero dramma della vita umana.

Il filosofo Schopenhauer, nel suo tentativo titanico di spiegare il mondo attraverso la categoria di volontà, ci offre un utile punto di partenza. Secondo lui, il mondo intero – compreso l’essere umano – non è altro che manifestazione di una Volontà cieca e incessante, universale e impersonale. Tuttavia, nella coscienza individuale, questa volontà si frammenta in volontà soggettive: e qui cominciano i conflitti.

Quando affermo "le mie volontà", parlo di ciò che mi muove dall’interno. Esse appaiono spesso come assolute, se non addirittura sacre, perché nascono dalla mia esperienza vissuta. Ma nel momento in cui queste volontà si incarnano nel mondo sociale, si scontrano inevitabilmente con quelle altrui, altrettanto urgenti e apparentemente legittime. Le rappresentazioni, cioè le immagini mentali, le narrazioni e i giudizi che ciascuno produce sul mondo, fanno da cornice e da filtro a queste volontà, alimentandole o limitandole.

Il conflitto, dunque, è strutturale. Non è solo etico o politico, ma ontologico: la mia volontà vuole affermarsi, e così anche quella dell’altro. La mia rappresentazione tende a interpretare, a classificare, a giudicare l’altro; e così fa l’altro nei miei confronti. Questo scontro può manifestarsi in modi drammatici – guerre, sopraffazioni, incomprensioni – oppure in forme più sottili: incomunicabilità, frustrazione, silenzi.

E tuttavia, non siamo condannati a vivere come monadi cieche e in lotta. Se riconosco che anche l’altro ha una volontà e una rappresentazione che gli appaiono tanto autentiche quanto le mie lo sono a me, posso iniziare un lavoro filosofico di spossessamento, o quantomeno di relativizzazione. Non per annullare la mia volontà, ma per renderla capace di convivere con l’alterità, senza esserne inghiottita o senza volerla dominare.

Il punto non è scegliere tra me e gli altri, ma comprendere che ogni "io" è già da sempre intrecciato con un "tu". Le mie volontà e rappresentazioni non sono mai isolate: nascono in un mondo già abitato, impregnato di altre presenze. La tensione tra questi poli può diventare una fonte di sofferenza, ma anche – se affrontata con lucidità – un'occasione di maturazione e verità.

In fondo, il vero compito non è forse quello di imparare a vivere nella consapevolezza di questo contrasto, senza fingere che non esista e senza esserne schiacciati?

Forse la filosofia comincia proprio qui: nel punto esatto in cui il mio mondo interiore urta contro quello dell’altro, e mi costringe a domandarmi chi sono, cosa voglio davvero, e se posso esistere senza negare l’altro – né negarmi.

Sui bisogni dell'inconscio

2025-04-17   Bisogni   |   Inconscio
L’inconscio non sa di cosa ha bisogno, ma punisce la coscienza quando non ottiene ciò di cui ha bisogno, e la premia quando l’ottiene.

Il sapere dell'inconscio

2025-04-18   Conoscere   |   Piacere e dolore   |   Inconscio
L’inconscio è come un neonato: non sa di cosa ha bisogno, ma sa se ciò che gli accade è piacevole o doloroso.

Giudizio universale

2025-04-18   Giudicare
Ognuno giudica gli altri e se stesso, si sente giudicato dagli altri, e teme di essere oggetto di giudizi negativi.

Inconscio e felicità

2025-04-18   Inconscio   |   Felicità
Non è possibile essere felici se il proprio inconscio è infelice.

Dominio e libertà

2025-04-19   Libertà   |   Potere   |   Dominare
Dominare una persona implica limitarne la libertà a proprio favore.

Status e potere

2025-04-19   Potere   |   Status
Lo status di una persona è un indicatore del suo potere su certe altre.

La narrazione del demagogo

2025-04-19   Libertà   |   Politica   |   Potere
Il demagogo racconta agli elettori che grazie al suo governo i propri sostenitori otterranno maggiori poteri e libertà, e i loro antagonisti minori poteri e libertà.

Il gioco del potere

2025-04-19   Libertà   |   Potere
Il gioco del potere tra due persone è a somma zero. Infatti quanto più aumenta il potere dell'uno tanto più diminuisce quello dell'altro. Lo stesso vale per le libertà: quanto più aumenta la libertà dell'uno tanto più diminuisce quella dell'altro.

Felicità e cooperazione tra coscienza e inconscio

2025-04-19   Inconscio   |   Coscienza
La felicità dipende molto dall'accordo e dalla cooperazione tra coscienza e inconscio.

Condivisione e ritualità

2025-04-19   Condividere   |   Riti e rituali
Qualunque attività umana, se condivisa, costituisce un rituale sociale.

Dilemmi esistenziali

2025-04-20   Appartenere   |   Competere   |   Libertà   |   Cooperare
Il dramma dell'esistenza umana consiste nell'affrontare continuamente due dilemmi inconciliabili nei rapporti con gli altri e nei rapporti tra la propria coscienza e il proprio inconscio: il dilemma tra appartenenza e libertà, e quello tra collaborazione e competizione.

Il dramma dell’esistenza umana: tra appartenenza, libertà, collaborazione, e competizione

2025-04-20   Appartenere   |   Competere   |   Libertà   |   Cooperare
Questo articolo è stato scritto da ChatGPT in risposta al mio prompt seguente: "Il dramma dell'esistenza umana consiste nell'affrontare continuamente due dilemmi inconciliabili nei rapporti con gli altri e nei rapporti tra la propria coscienza e il proprio inconscio: il dilemma tra appartenenza e libertà, e quello tra collaborazione e competizione."
Scrivi un piccolo saggio filosofico e psicologico che sviluppa questo aforisma.

La condizione umana è segnata da una tensione permanente, una dialettica irrisolta che attraversa tanto i rapporti interpersonali quanto quelli interiori. L’essere umano, in quanto animale sociale dotato di coscienza riflessiva, si trova a vivere due dilemmi fondamentali: da un lato, quello tra appartenenza e libertà, dall’altro, quello tra collaborazione e competizione. Questi dilemmi, lungi dall’essere occasionali, costituiscono l’ordito stesso dell’esistenza.

Il bisogno di appartenenza e il desiderio di libertà

L’essere umano nasce radicalmente dipendente: ha bisogno dell’altro per sopravvivere, crescere, apprendere. Da qui nasce il bisogno di appartenenza, di essere accolti, riconosciuti, parte di un “noi” che conferisce identità. Ma col progredire della coscienza, si afferma un secondo bisogno, quello di libertà: essere sé stessi, differenziarsi, autodeterminarsi.

La tensione tra questi due poli è strutturale e mai del tutto componibile. La libertà totale minaccia l'appartenenza, perché ogni passo verso l’autonomia rischia l’alienazione e l’isolamento. D'altro canto, l'appartenenza assoluta soffoca l'individuo, lo riduce a funzione del gruppo, ne vincola l’autenticità. Così, ognuno si muove in un campo minato, costretto a negoziare continuamente la propria posizione tra il desiderio di fusione e quello di affermazione.

Collaborazione e competizione: la scena sociale

Il secondo dilemma è quello tra collaborazione e competizione. Entrambi elementi fondativi del vivere sociale, sembrano inconciliabili, eppure coesistono in ogni organizzazione umana. La collaborazione è necessaria per la sopravvivenza collettiva: permette il mutuo soccorso, la costruzione di reti, la condivisione delle risorse e delle competenze. Tuttavia, la competizione è altrettanto strutturale, radicata nell'evoluzione e nel bisogno di riconoscimento, distinzione, successo.

Anche qui, l’essere umano si trova a oscillare: troppo spirito competitivo dissolve il tessuto sociale e alimenta conflitto, invidia, esclusione. Troppa cooperazione, se cieca, può generare conformismo e appiattimento. La difficoltà sta nel trovare un equilibrio tra la spinta a vincere con gli altri e quella a vincere sugli altri.

Il riflesso interiore: coscienza e inconscio

Questi dilemmi non si esauriscono sul piano esterno. Ogni essere umano porta dentro di sé la stessa frattura: la coscienza razionale che cerca coerenza, controllo, e l’inconscio che custodisce pulsioni contraddittorie, desideri antichi, ambivalenze non integrate. La coscienza tende a scegliere, ordinare, moralizzare; l’inconscio, invece, è il luogo del “non scelto”, dell’ombra, del caos originario. I dilemmi esterni si riflettono così in una battaglia interna: tra ciò che vorremmo essere e ciò che siamo, tra la maschera sociale e la verità psichica, tra l’ordine e il desiderio.

Convivere con il paradosso

Il dramma dell’esistenza umana, dunque, non sta tanto nella presenza di questi dilemmi, quanto nella loro irrisolvibilità. Ogni tentativo di sopprimerne uno dei poli genera sofferenza, nevrosi, alienazione. E tuttavia, accettare questi paradossi come strutture dell’essere, come tensioni da abitare piuttosto che da eliminare, può aprire uno spazio di consapevolezza. Non si tratta di trovare una soluzione definitiva, ma di imparare a danzare sul crinale, tra fusione e autonomia, tra dono e affermazione, tra ciò che siamo per gli altri e ciò che siamo per noi stessi.

In questa danza, precaria e mai conclusa, si gioca la possibilità di un'esistenza autentica.

Sull’intelligenza

2025-04-20   Intelligenza   |   Futuro
L'intelligenza è la capacità di prevedere il futuro sulla base del passato e del presente.

Intelligenza e interazioni

2025-04-21   Interagire   |   Intelligenza
L'intelligenza serve a riconoscere oggetti e forme, e a metterli in relazione nello spazio e nel tempo per poter prevedere il futuro in termini di oggetti, forme, posizioni, relazioni e interazioni.

Pensiero e interazioni

2025-04-21   Interagire   |   Pensare
Pensare consiste nell’immaginare interazioni.

Equazioni

2025-04-23   Mente
La mente è un deposito di equazioni.

Essere ed equazione

2025-04-23   Essere
Ogni volta che usiamo il verbo essere scriviamo un'equazione.

Preferenze non condivise

2025-04-24   Condividere   |   Gusti
Le preferenze non condivise dividono.

Bisogno di condividere

2025-04-25   Bisogni   |   Condividere
L'uomo ha un irresistibile bisogno di condividere con altri qualsiasi cosa, materiale o simbolica. Non importa cosa, anche cose insensate o stupide. Questo fatto costituisce una chiave di comprensione di gran parte del comportamento umano.

Rituali di condivisione

2025-04-26   Condividere   |   Riti e rituali
La maggior parte delle attività umane consiste in rituali di condivisione.

Condivisione e amicizia

2025-04-26   Condividere   |   Amicizia
Ognuno vorrebbe che gli altri condividano le proprie preferenze, e considera nemici coloro che non le condividono. La condivisione è segno di amicizia, la non condivisione è segno di inimicizia.

Condivisione e imitazione

2025-04-26   Condividere   |   Imitare
L’imitazione è una forma di condivisione, ovvero la condivisione di una forma.

Analisi e dissacrazione

2025-04-26   Sacralità
Analizzare una cosa (materiale o simbolica), ovvero suddividerla nelle sue parti costituenti e studiare le relazioni tra di esse, equivale a dissacrarla. Infatti la sacralità di una cosa implica la sua inviolabilità, ovvero la sua indivisibilità, e la soggezione dell'osservatore rispetto ad essa. Chi analizza una cosa si pone al di sopra di essa e la domina mentre la viviseziona.

Sul valore della condivisione

2025-04-26   Condividere
Forse ciò che più mi distingue dalla maggioranza degli altri è che io cerco un significato e un valore intrinseco nelle cose (materiali e simboliche) cha la gente condivide, mentre per gli altri ciò che conta non è ciò che si condivide, ma la condivisione stessa, cioè il fatto che si condivida qualcosa, non importa cosa, anche le cose più insensate.

Dialogo sorridente

2025-04-27   Umorismo   |   Dialogo
Sorridere, ridere o scherzare mentre si dialoga con qualcuno serve a rassicurare l'altro che non siamo sospettosi o ostili verso di lui, che siamo rilassati e non stiamo cercando di attaccarlo o di difenderci da lui.

Liberare la propria creatività

2025-04-27   Creatività
Un modo per liberare la propria creatività è prendere un oggetto qualsiasi e osservare le parti che lo compongono, prendendo nota di quelle che ci sembrano più interessanti.

Poi combiniamo in modo casuale le parti selezionate, riflettiamo sulle possibili relazioni tra di esse, e scartiamo le combinazioni non significative.

L'oggetto osservato può essere, per esempio, un libro, un articolo di giornale, una fotografia, un'architettura, un oggetto fisico, e qualsiasi altra cosa composta da parti distinguibili.

Meditazione sinottica

2025-04-27   Meditazione
Il tipo di meditazione che preferisco consiste nella contemplazione di un quadro in cui sono rappresentate delle idee in forma di parole e/o immagini. Si tratta di trovare le idee giuste da includere nel quadro, nella quantità giusta. Né troppe, né troppo poche.

Concetti e relazioni

2025-04-29   Conoscere   |   Relazioni
Parlare di un concetto implica parlare delle sue relazioni con altri concetti.

Storie intrecciate

2025-04-30   Storia
Ognuno ha la sua storia intrecciata con quelle degli altri.

Sul condividere

2025-05-01   Condividere
Ognuno propone cose da condividere o condivide cose proposte da altri.

Festa e condivisione

2025-05-01   Condividere   |   Riti e rituali   |   Festa
Una festa è un rituale di condivisione di simboli.

Sulla manipolazione delle idee

2025-05-03   Idee
Le idee possono essere manipolate in quanto è possibile censurare, nascondere o minimizzare alcune connessioni tra idee, evidenziare altre connessioni e affermare connessioni inesistenti.

Condivisioni materiali e condivisioni simboliche

2025-05-03   Condividere
Ogni condivisione materiale comporta una o più condivisioni simboliche. Vale a dire che il fatto di condividere qualcosa di materiale implica certe relazioni sociali tra gli attori della condivisione stessa.

Condividere non condivisioni

2025-05-03   Condividere
Si possono condividere anche delle non condivisioni.

La condivisione come chiave di comprensione dei comportamenti sociali

2025-05-03   Condividere   |   Comportamento
Ogni comportamento socialmente rilevante si può spiegare in termini di bisogno di condivisione e di gestione delle condivisioni e delle non condivisioni, materiali e simboliche con altre persone.

Condivisione, piacere e dolore

2025-05-03   Piacere e dolore   |   Condividere
Una delle cause di sofferenza più comuni è il rifiuto da parte degli altri delle nostre proposte di condivisione (materiale o simbolica). Analogamente, una delle cause di piacere più comuni è l'accettazione da parte degli altri delle nostre proposte di condivisione.

Sugli effetti delle leggi

2025-05-03   Politica
Chi progetta una legge dovrebbe considerare che una parte della popolazione non la rispetterà, o lo farà solo in parte, e che non sarà possibile identificare e punire molti di quelli che non la rispetteranno. Dovrebbe anche considerare gli effetti, per la società e per l’ambiente, del rispetto e del mancato rispetto della legge stessa.

Sulle cause, le dinamiche e le conseguenze del disaccordo

2025-05-04   Confliggere   |   Competere
Il disaccordo rispetto ad una opinione altrui può essere dovuto a reazioni cognitive, emotive e motive. Possiamo perciò parlare di disaccordo cognitivo, disaccordo emotivo e disaccordo motivo.

Il disaccordo cognitivo è dovuto alla percezione di una contraddizione logica tra l'opinione altrui e la propria.

Il disaccordo emotivo è dovuto all'idea che se l'opinione altrui è vera/giusta, allora la mia reputazione risulta diminuita.

Il disaccordo motivo è dovuto all'idea che se l'opinione altrui è vera/giusta, allora io dovrei comportarmi diversamente da come mi comporto, e in modi che non mi piacciono o non mi convengono.

Conseguenza del disaccordo è una motivazione a screditare l'opinione con cui siamo in disaccordo, e/o il suo portatore, con argomenti più o meno affetti da bias cognitivo, e la motivazione a cancellare, far tacere o deformare l'opinione altrui come mezzo per evitare o annullare la discordanza.

Ogni volta che sentiamo o leggiamo un'opinione, un automatismo inconscio ne valuta le conseguenze per la nostra rreputazione, e determina le reazioni cognitive, emotive e motive del caso.

Per esempio, prendiamo il caso di una persona che dopo anni di studio ha ottenuto un'abilitazione a svolgere la professione di psicoterapeuta. Se questa persona sente qualcuno  privo di particolari qualificazioni parlare di psicoterapia in termini che non corrispondono a quelli appresi durante i suoi studi, la reazione potrebbe essere una delle seguenti:

  • l'opinione dell'altro è incompatibile con quanto appreso e lo contraddice/invalida

  • l'opinione dell'altro è compatibile con quanto appreso ma presume di essere più efficace e/o indispensabile

Il fatto che l'opinione altrui non corrisponda alla propria comporta una minaccia per la propria reputazione. Infatti, se l'opinione altrui fosse valida, essa sminuirebbe quella propria, provocando una diminuzione della propria reputazione. Ne consegue una motivazione a trovare difetti nell'opinione altrui, piuttosto che ad approfondirne i possibili meriti.

Esiste infatti una competizione per la reputazione più alta possibile.

Deriva morale della competizione intellettuale

Una competizione intellettuale può facilmente trasformarsi in una competizione morale, allorché uno dei contendenti accusa l'altro di slealtà, insincerità, o scorrettezza nella competizione, o di volerlo offendere con giudizi umilianti ingiustificati. La discussione può infatti degenerare in uno scambio di offese e di accuse di offensività. La tempesta perfetta si ha quado ogni contendente accusa l'altro di averlo offeso volontariamente, con l'intendo di umiliarlo, e si sente ingiustamente accusato della stessa colpa.

Appartenere e condividere

2025-05-07   Appartenere   |   Condividere
Per appartenere a un certo gruppo è necessario condividere certe cose con gli altri membri del gruppo stesso.

Condividere o non condividere?

2025-05-07   Condividere
La vita di un essere umano è contrassegnata da dilemmi. Uno di essi, forse il più importante, che si presenta continuamente, ad ogni proposta di condivisione che incontriamo è “condividere o non condividere”?

Condividere o non condividere?

2025-05-08   Condividere   |   Intelligenza artificiale (scritti da)
Io a ChatGPT: Scrivi un saggio a partire da questo aforisma:

La vita di un essere umano è contrassegnata da dilemmi. Uno di essi, forse il più importante, che si presenta continuamente, ad ogni proposta di condivisione che incontriamo è “condividere o non condividere”?

Risposta di ChatGPT:

Condividere o non condividere? Sulla soglia dell’esistenza intersoggettiva


“Condividere o non condividere?”: questa domanda, all’apparenza semplice, tocca il cuore della condizione umana. Non si tratta di una scelta occasionale, ma di un dilemma ricorrente, strutturale, che emerge a ogni possibilità di apertura all’altro. È una tensione costitutiva dell’esistenza, che ci chiama a decidere, ogni volta, se vogliamo restare chiusi nella nostra interiorità o esporci all’intersoggettività.


In questa tensione si rivela una delle strutture fondamentali dell’essere-nel-mondo, per dirla con Heidegger. L’essere umano non è un soggetto isolato, ma un essere-con (Mitsein): la sua identità si costituisce attraverso relazioni, scambi, esposizioni. Tuttavia, proprio perché ogni condivisione implica un’uscita da sé, essa comporta un rischio ontologico: l’essere che si espone si rende vulnerabile alla parola dell’altro, al suo sguardo, al giudizio, ma anche all’incomprensione, alla manipolazione, al rifiuto.


Condividere è dunque un atto che sfida l’ontologia della chiusura: rompe la sfera dell’autosufficienza narcisistica e introduce l’apertura verso l’alterità. In termini levinasiani, è un gesto etico primario: nell’atto di offrire qualcosa di sé — un pensiero, un’emozione, un bene — l’io riconosce l’esistenza dell’altro come irriducibile e degna di considerazione.


Ma la condivisione non è sempre possibile né sempre giusta. La decisione di non condividere può rappresentare un atto di tutela del sé, un'affermazione di autonomia, persino un gesto filosofico di resistenza all'inflazione della comunicazione, tipica delle società postmoderne. In un mondo in cui tutto è esposto, condividere può diventare un automatismo privo di intenzionalità, una simulazione dell’incontro. La non-condivisione, in questo contesto, assume una valenza etica: è un limite imposto contro la sovraesposizione, un rifiuto dell’economia dello scambio immediato.


Il dilemma “condividere o non condividere” mette in crisi ogni modello assoluto di etica relazionale. Ci obbliga a riconoscere che non esiste una regola universale, ma solo situazioni determinate, in cui occorre esercitare discernimento. Ogni scelta è situata, carica di implicazioni affettive, simboliche, talvolta politiche. Condividere un’idea può generare comprensione reciproca, ma anche strumentalizzazione; non condividere un dolore può salvaguardare l’integrità del sé, ma anche condannarlo all’isolamento.


In questo senso, il dilemma non è da risolvere, ma da abitare. Come ogni tensione tragica, esso non trova soluzione nel superamento dialettico, ma nella coesistenza dei poli opposti. L’essere umano si definisce proprio in questa oscillazione, in questa prassi dell’esitazione che lo accompagna nei luoghi più concreti dell’esistenza: l’amicizia, l’amore, la scrittura, la testimonianza, il silenzio.


Scegliere se condividere o no è allora un atto radicalmente umano, in cui si intrecciano etica, politica e ontologia. In ogni condivisione vera, c’è un eccesso che sfugge al calcolo: un dono, direbbe Derrida, che eccede l’economia dell’utile e dell’equivalente. Ma proprio per questo, ogni rifiuto di condividere può essere un atto di custodia del sacro.


In definitiva, il dilemma non chiede una risposta definitiva, ma una consapevolezza rinnovata: ogni scelta di condivisione è una forma di esposizione dell’essere; ogni rifiuto, un gesto di sottrazione che può custodire un’essenzialità. L’umano si forma e si deforma in questa soglia, fragile ma feconda, dove l’altro è sempre possibile e mai garantito.


Condivisione e non condivisione, unione e divisione

2025-05-09   Condividere
Due persone possono condividere o non condividere un'attrazione, un'indifferenza, o una repulsione verso uno stesso oggetto. La condivisione unisce le persone, la non condivisione le divide.

Sul non condividere

2025-05-09   Condividere
Dire a qualcuno “non condivido ciò che dici” o “non condivido ciò che fai” è una dichiarazione di guerra nei suoi confronti.

Cose e forme

2025-05-09   Forma
È impossibile condividere una cosa che non abbia una forma. D'altra parte, una cosa che non ha una forma è una non-cosa, e una non-cosa non può esistere che come espressione linguistica. Infatti ogni cosa è definita dalla sua forma, ovvero dalle sue caratteristiche, cioè da come appare e/o da ciò che fa.

Dinamicità del condividere

2025-05-10   Condividere
La condivisione è un processo dinamico. Se non viene rinnovata periodicamente, si esaurisce.

Oscillazione delle motivazioni

2025-05-11   Bisogni   |   Motivazioni   |   Desiderare
Una stessa cosa può essere attraente in un certo momento, repellente in un’altro. Infatti le motivazioni, ovvero i bisogni e i desideri, oscillano in un continuum tra un valore massimo positivo e un valore minimo negativo diversi per ciascuna persona.

Rete causale intorno al disaccordo

2025-05-12   Confliggere   |   Competere   |   Condividere   |   Cooperare
Competizione, disaccordo, non condivisione, non cooperazione, conflitto. Ognuna di queste cose può essere causa e conseguenza delle altre.

Sulla razionalizzazione delle reazioni emotive

2025-05-12   Emozioni e sentimenti   |   Ragionare   |   Logica
Nella comunicazione tra due persone, ognuna reagisce alle espressioni, cioè ai messaggi volontari e involontari, dell’altra. Prima che la reazione diventi cognitiva, ovvero razionale, essa è emotiva, e si può ridurre ad un piacere o un dolore, ovvero a una attrazione o una repulsione più o meno grandi.

La persona reagente cerca poi di giustificare razionalmente, cioè di razionalizzare, di spiegare razionalmente, la reazione emotiva.

Nel caso in cui la reazione emotiva è gradevole, la razionalizzazione è del tipo: sono d’accordo, condivido, comprendo, accetto, ci credo ecc.. Nel caso in cui la reazione emotiva è sgradevole, la razionalizzazione è del tipo: non sono d’accordo, non condivido, non comprendo, non accetto, non ci credo ecc..

Successivamente vengono cercati argomenti logici a sostegno della propria razionalizzazione, argomenti che sono spesso affetti da bias cognitivo.

Disapprovazione reciproca

2025-05-13   Valutare
Non disapprovare se non vuoi essere disapprovato.

L’illusione della condivisione

2025-05-21   Condividere
L’uso del termine “condivisione” nel contesto di Internet, e in particolare in quello dei social network, è illusorio in quanto lascia intendere che pubblicando (“postando”) qualcosa (testi, immagini video, suoni) in una pagina web stiamo condividendo qualcosa con qualcuno, o con il mondo intero.

In realtà pubblicare qualcosa in Internet costituisce solo una “proposta” di condivisione, cioè una domanda, un’offerta, o una speranza di condivisione, che altri potrebbero accettare, ignorare o rifiutare esplicitamente.

Tuttavia continuiamo a postare contenuti online perché l’illusione di condividere ci fa star bene per qualche momento, fino a quando apparirà chiaro che nessuno è realmente interessato a condividere, cioè ad apprezzare, a copiare, a farsi influenzare da ciò che abbiamo pubblicato, e a unirsi a noi operativamente o affettivamente per effetto di quella condivisione.

Peraltro, un “like” a un nostro post potrebbe essere solo un gesto di cortesia superficiale, privo di qualsiasi vero significato di condivisione e di impegno, o essere frutto di un malinteso di quanto abbiamo postato.

Ovviamente ciò che ho scritto vale anche per il presente articolo.

Una proposta di condivisione (come un post in un social network) è un tentativo di diminuire la propria solitudine o il proprio isolamento materiale o morale, o un tentativo di trovare alleati o seguaci per un proprio progetto o per il proprio atteggiamento verso la società.

La vera condivisione di qualcosa si ha solo quando intorno ad essa si realizza una reale solidarietà, ovvero un comune comportamento che mira a un certo cambiamento sociale, o al mantenimento di una certa situazione, e la messa in comune di risorse a tale fine.

Cognizioni ed emozioni

2025-05-25   Conoscere   |   Emozioni e sentimenti
Le emozioni prevalgono sulle cognizioni.

I veri motivi dei disaccordi verbali

2025-05-25   Confliggere
Dato che le emozioni prevalgono sulle cognizioni, i disaccordi verbali tra umani sono per lo più causati da contrasti emotivi, ovvero da contrastanti reazioni emotive agli stessi stimoli verbali, cioè alle stesse parole o frasi.

In altre parole, ogni espressione verbale è causa di reazioni emotive che condizionano le successive reazioni cognitive, le quali tendono a giustificare le prime, e sono con esse coerenti.

Felicità e realtà

2025-05-27   Felicità   |   Realtà
Si può essere realmente felici o infelici per motivi irreali.

Conflitti esterni e interni

2025-05-27   Confliggere
Un conflitto esterno può acutizzare o alleviare un conflitto interno.

Valori e disvalori

2025-05-29   Valutare
Ogni valore implica un disvalore consistente nella carenza del valore stesso.

Timori umani

2025-05-30   Paura
Ogni umano teme di essere maltrattato, ingannato, asservito, sfruttato, oppresso, soppresso, escluso, ignorato da altri. Questi timori sono causa di stress, sofferenze, malattie e disturbi mentali e fisici.

Popolo di coscienze

2025-06-01   Piacere e dolore   |   Coscienza
Il mondo è popolato da coscienze, le quali, in quanto coscienze, soffrono e godono, cercano di evitare dolori e di procurarsi piaceri, soffrono prevedendo dolori, e godono prevedendo piaceri.

Bisogni, piaceri e dolori

2025-06-01   Bisogni   |   Piacere e dolore
Conosciamo i nostri bisogni attraverso i nostri piaceri e i nostri dolori. Se non provassimo piaceri né dolori non conoscemmo i nostri bisogni.

Perché soffriamo, perché godiamo

2025-06-02   Piacere e dolore
Perché soffriamo quando soffriamo, e godiamo quando godiamo? Rispondere in modo sensato e pertinente a queste domande è estremamente difficile. Infatti conoscere le cause delle nostre sofferenze e delle nostre gioie richiede conoscenze profonde che non abbiamo a sufficienza, e sulle quali non c’è un generale accordo tra gli studiosi.

Condizioni per socializzare

2025-06-06   Società   |   Condividere
È possibile socializzare con persone di cui non condividiamo gusti, interessi e valori e che non condividono i nostri gusti, interessi e valori?

Implicazioni del socializzare

2025-06-07   Condividere   |   Socializzare
Socializzare implica comuni appartenenze, condivisioni, accordi, collaborazioni, partecipazioni, ritualizzazioni, interazioni, scambi, comuni simpatie e comuni antipatie.

Pro e contro la spontaneità

2025-06-07   Autogoverno
Spontaneità è la qualità di un’azione o espressione compiuta senza premeditazione o costrizione, guidata da impulsi interni o da una naturalezza sincera.

La spontaneità non è buona o cattiva in sé. Infatti il suo valore dipende dal valore dell’azione compiuta spontaneamente. Spontaneamente si può agire in senso buono o cattivo. Lo stesso vale per l’agire predeterminato.

Sui bisogni interpersonali

2025-06-07   Bisogni   |   Interdipendenza
Ognuno ha bisogno di qualcuno per certi scopi, in certi momenti, in certe situazioni, per un certo tempo, e in certe modalità.

Tuttavia, le persone di cui uno ha bisogno possono variare: in certi momenti ho bisogno di x, in altri momenti ho bisogno di y, e così via, e potrei non aver più bisogno di persone di cui ho avuto bisogno in passato.

Analogamente, uno che ha avuto bisogno di me in passato potrebbe non aver più bisogno di me né adesso né in futuro.

Ognuno ha bisogno che qualcuno abbia bisogno di lui/lei, ed è una tragedia quando ciò non avviene.

“Nessuno ha bisogno di me”, “non sono utile per nessuno”, sono idee spaventose.

Ognuno ha bisogno di essere utile per qualcuno, di essere desiderabile da qualcuno, di essere attraente per qualcuno.

A chi sono utile? Chi ha bisogno di me? Chi mi desidera? A chi piaccio?

Sul concetto di utilità

2025-06-08   Valutare   |   Utilità
È utile a una persona tutto ciò che soddisfa i suoi bisogni o desideri, suscita in essa piaceri ed evita dolori, favorisce i suoi interessi, le evita malattie, disturbi mentali, incidenti e disgrazie, le permette di svilupparsi in modi sani, di apprendere cose utili e di integrarsi socialmente.

L’utilitarismo considera l’utilità la misura di tutti i valori umani.

Bisogni indiretti

2025-06-08   Bisogni   |   Casualità   |   Desiderare
Certi bisogni (o forse si dovrebbe dire gli oggetti di certi bisogni) possono essere dei mezzi per soddisfare altri bisogni (o forse dovrei dire dei mezzi per ottenere altri oggetti).

Il fatto è che quando sentiamo il bisogno o il desiderio di una certa cosa (materiale o immateriale), non possiamo quasi mai essere certi che l’oggetto del nostro bisogno o desiderio sia un fine o un mezzo, e, nel secondo caso, se quel mezzo permetta, realmente o solo illusoriamente, di ottenere l’oggetto finale.

Per giunta, non sappiamo nemmeno quanti siano i “gradi” per arrivare all’oggetto finale del nostro bisogno o desiderio, ovvero di quanti anelli sia composta la catena strumentale (causale) dei “mezzi” che deve essere soddisfatta per poter ottenere l’oggetto finale.

E allora, quando sentiamo il bisogno o il desiderio di qualcosa, forse dovremmo chiederci se ciò che vorremmo ottenere sia un fine o un mezzo, quale sia il fine di quel mezzo, e se quel mezzo sia realmente strumentale rispetto al nostro fine.

Utilità interpersonale

2025-06-08   Bisogni   |   Utilità
A chi sono utile? Chi mi è utile? A chi potrei essere utile? Chi potrebbe essermi utile? Queste sono domande che ogni essere umano dovrebbe farsi, se è vero che, in quanto umani, siamo tutti interdipendenti, ovvero ognuno ha bisogno che qualcuno gli sia utile per soddisfare i propri bisogni e desideri.

Sui limiti della coscienza e della volontà cosciente

2025-06-08   Coscienza   |   Volontà
La nostra coscienza è molto limitata nella comprensione di ciò che succede fuori e dentro di noi.

Ci sono due tipi di limiti.

Il primo riguarda il fatto che i processi inconsci, che sono molto numerosi e complessi, sono per definizione non accessibili alla coscienza.

Il secondo limite è che la coscienza può seguire solo un processo alla volta, mentre i processi “visibili” (cioè quelli non inconsci) sono normalmente molteplici e si svolgono contemporaneamente.

Si può infatti dire che la coscienza è un processo lineare in una realtà multilineare e magliata, rappresentabile come una rete di connessioni logiche tra entità e tra eventi.

Una coscienza ignara dei propri limiti tende a ridurre la complessità della realtà a una semplice concatenazione di cause-effetti lineare e senza ritorni degli effetti sulle cause.

Per quanto sopra, la visione del mondo (inteso come processo dinamico di fatti o eventi) da parte della coscienza è sempre distorta e parziale rispetto alla realtà.

I limiti della coscienza sono gli stessi della volontà cosciente, se questa non tiene conto delle volontà inconsce.

Angoscia dell’inutilità

2025-06-09   Utilità
È angosciante sapere di non essere utile a nessuno.

Apprendimento involontario

2025-06-10   Volontà   |   Apprendere
Impariamo anche senza volerlo.

Libero arbitrio ed esposizione

2025-06-12   Libero arbitrio   |   Stimoli e reazioni
Il libro arbitrio, se esiste, consiste soprattutto nella scelta degli stimoli ai quali esporsi, vale a dire cosa guardare, cosa ascoltare, cosa leggere, dove andare, con chi/cosa interagire, ecc.

Combinazioni di parti

2025-06-12   Sistemica
La realtà consiste in una combinazione di combinazioni di parti. Ogni combinazione ha particolari forme e funzioni in relazione ad altre combinazioni.

Sull'arroganza delle coscienze

2025-06-12   Coscienza   |   Arroganza
Molte coscienze sono arroganti nel senso che sopravvalutano il loro potere, la propria indipendenza e la propria sovranità rispetto alle logiche della natura, e ignorano i propri limiti.

Una coscienza saggia sa di non essere sovrana rispetto alle esigenze del corpo e dell’inconscio a cui appartiene.

Infatti la coscienza esiste per servire, e se comanda dovrebbe farlo per servire gli interessi del corpo e dell'inconscio a cui appartiene.

Vita e coscienze

2025-06-12   Coscienza   |   Vita
La vita prosegue con le sue logiche incurante delle coscienze.

Felicità ed energia

2025-06-12   Felicità
Felicità è avere energie da spendere, e spenderle.

Verità come mezzo

2025-06-14   Verità   |   Finalità
La verità non è un fine, ma un mezzo.

L’uomo come rappresentante

2025-06-15   Interagire
Ogni umano, per ogni altro, è un rappresentante dell'umanità e dell'alterità.

Presunzioni sugli altri

2025-06-15   Mente
Ogni umano presume che ciascun altro abbia una certa mente, ovvero certi pensieri, certi sentimenti, e certe intenzioni.

Questioni di utilità

2025-06-15   Utilità
A chi sono utile? Chi mi è utile? Per cosa?

Come pensano e sentono gli altri

2025-06-15   Interagire
È illusorio e nocivo presumere che gli altri pensano e sentono come noi, perché tale illusione ci disincentiva dall’ apprendere come pensano e sentono gli altri.

Significanti insignificanti

2025-06-16   Appartenere   |   Giudicare   |   Significare
Un tatuaggio, un monile, un piercing, degli strappi ai pantaloni, un quadro, un tappeto, e qualsiasi altra espressione artistica o artificiale prodotta sul corpo o sull’ambiente di un essere umano, costituiscono significanti il cui significato può essere l’appartenenza a un certa categoria sociale, oppure qualcosa di misterioso anche per chi li porta, o non avere alcun significato predefinito.

In assenza di un significato predefinito, i significanti possono esprimere il tentativo di incuriosire, di provocare, o di mettere alla prova l’osservatore, inducendolo a immaginare o indovinare dei possibili significati.

In tal senso i significanti possono facilitare una certa connessione tra portatore o osservatore, basata su ipotesi soggettive che non necessitano di verifica.

È come se il portatore del significante inviasse al mondo un messaggio scritto in una lingua incomprensibile, per cui non esistono vocabolari, dando inizio a un gioco consistente nell’indovinare il significato del messaggio stesso.

Ognuno può presumere i significati che preferisce, quelli che gli sono più congeniali, e di conseguenza può attribuire al portatore certe caratteristiche derivate dai significati stessi.

Da parte sua, il portatore può giudicare l’osservatore (e potenziale interlocutore) sulla base dei significati che quello attribuisce ai propri significanti.

I significati soggettivi attribuiti ai significanti dal portatore e quelli attribuiti loro dall’osservatore possono essere più o meno convergenti o divergenti, concordanti o discordanti, e di conseguenza possono contribuire a stabilire tra portatore e osservatore una relazione più o meno amichevole o conflittuale, cooperativa o competitiva.

In conclusione, la funzione di un significante può essere semplicemente quella di testare la mentalità di chi gli attribuisce certi significati, o nessun significato.

Novità, attenzione, attivazione, eccitazione

2025-06-16   Cambiare
Il cervello si attiva tanto più quanto più esso percepisce delle novità. Perciò, se vogliamo che si attivi, che si ecciti, che presti attenzione, che produca qualcosa di nuovo, che risolva problemi irrisolti, offriamogli delle novità, come contenuti abituali in nuove forme, nuovi contenuti in forme abituali, o nuovi contenuti in nuove forme.

Conflitti strutturali

2025-06-17   Confliggere
Ogni umano è impegnato in tre conflitti strutturali, permanenti, inevitabili: quello tra la sua coscienza e il suo inconscio, quello tra la sua volontà e quelle altrui, e quello tra il bisogno di appartenenza sociale e il bisogno di libertà.

Conversazione come fine

2025-06-17   Interagire   |   Bisogni   |   Comunicazione
La conversazione può essere un fine, vale a dire un bisogno in sé, oltre che un mezzo.

Cos'è l'inconscio?

2025-06-17   Inconscio
L'inconscio è un agente mentale autonomo che, mediante la generazione di emozioni e sentimenti secondo certe logiche predefinite, induce l'io cosciente a fare certe cose e a non farne certe altre.

Aspettative di dolore e di piacere

2025-06-20   Piacere e dolore   |   Aspettativa
L’aspettativa del dolore è dolorosa così come l’aspettativa del piacere è piacevole.

Sul sorriso

2025-06-20   Piacere e dolore   |   Aspettativa
Un sorriso segnala l’aspettativa di un piacere, così come un'espressione triste segnala l'aspettativa di un dolore.

Sulla risata

2025-06-20   Piacere e dolore   |   Aspettativa
Una risata segnala un brusco passaggio da un'aspettativa di dolore a un'aspettativa di piacere.

Scelte e non scelte

2025-06-20   Scegliere
Ogni scelta comporta la non scelta delle opzioni alternative.

Simboli di appartenenza

2025-06-20   Appartenere
Certe cose servono solo come simboli di appartenenza a certe categorie sociali. D’altra parte ogni espressione può essere usata come simbolo di appartenenza, oltre che come mezzo per altri fini.

Reti di idee

2025-06-21   Idee
Partendo da un'idea qualsiasi si può arrivare a qualunque altra idea.

Gli errori dei filosofi

2025-06-21   Filosofia
Ho chiesto a ChatGPT: MI pare che nelle varie storie della filosofia non si parla mai degli errori dei filosofi. Secondo te è possibile fare una lista degli errori di ciascun filosofo?

Segue la sua risposta.




È una domanda molto interessante — e coraggiosa. Parlare degli errori dei filosofi non è usuale nelle storie della filosofia, perché spesso queste storie si concentrano su ciò che ogni pensatore ha apportato alla tradizione: i concetti nuovi, i sistemi, le influenze. Ma è assolutamente possibile — e a volte persino illuminante — fare una "storia critica" che metta in evidenza anche gli errori, le contraddizioni, le miopie, o le conseguenze impreviste e indesiderate del pensiero di ciascuno.

Perché non si fa di solito?



  1. Rispetto per l'autorità: I filosofi del passato sono spesso trattati con reverenza.

  2. Difficoltà di giudizio retrospettivo: Giudicare un pensiero fuori dal suo contesto storico è rischioso.

  3. La filosofia non è una scienza esatta: Non sempre è chiaro cosa sia veramente un errore.

  4. Molti errori sono fecondi: Hanno stimolato riflessioni successive proprio perché problematici.

Ma sì, si può fare — qualche esempio:


Ecco una lista indicativa di errori (o almeno punti problematici) attribuibili ad alcuni filosofi noti:

  • Platone: La sua sfiducia nella democrazia ha contribuito a una visione elitaria e autoritaria della politica (vedi il "filosofo-re"). La svalutazione del mondo sensibile come "copia" del mondo delle Idee ha avuto effetti ambigui sulla storia del pensiero occidentale.

  • Aristotele: Ha fatto affermazioni empiricamente false (es. che le donne hanno meno denti degli uomini) e ha giustificato la schiavitù come "naturale".

  • Cartesio: La sua divisione mente-corpo (dualismo) ha creato problemi epistemologici e psicologici che ancora oggi si discutono. Inoltre, ha descritto gli animali come automi privi di coscienza.

  • Kant: La sua morale rigida ha difficoltà a gestire i casi concreti, e ha espresso opinioni razziste che oggi sono oggetto di forte critica.

  • Hegel: Il suo sistema è stato accusato di giustificare qualsiasi stato di cose esistente (Stato prussiano incluso) come razionale, aprendo la porta a derive autoritarie.

  • Nietzsche: Il suo pensiero è stato facilmente (e talvolta giustamente) frainteso come elitista e antiegualitario. Inoltre, ha espresso disprezzo per la compassione, che può essere vista come un errore morale.

  • Heidegger: Il suo coinvolgimento con il nazismo è una macchia gravissima e spesso sottovalutata. Inoltre, il suo linguaggio oscuro ha reso il suo pensiero suscettibile a interpretazioni arbitrarie.

  • Marx: Il suo economicismo e determinismo storico non hanno retto alla prova della complessità sociale; inoltre, molte applicazioni del marxismo si sono trasformate in regimi oppressivi.

  • Sartre: La sua idea di libertà assoluta è stata criticata come insostenibile psicologicamente e socialmente.

Questa è solo una prima bozza. Naturalmente, ogni "errore" andrebbe discusso con attenzione al contesto e alle interpretazioni. Ma sì, si può fare una mappa critica dei punti ciechi e delle cadute dei filosofi — e potrebbe essere molto più utile per la comprensione che un racconto puramente celebrativo.

Ecco una tabella sistematica che include alcuni filosofi chiave. Posso poi ampliarla in base ai tuoi interessi specifici (autori, epoche o temi). Ecco un primo esempio:

































































































































































Filosofo Concetti chiave Possibili errori o limiti Conseguenze o critiche
Platone Mondo delle Idee, filosofo-re Svalutazione del mondo sensibile; autoritarismo politico Elitismo, dualismo rigido, antidemocrazia
Aristotele Sostanza, logica, etica della virtù Giustificazione della schiavitù; errori empirici Conservatorismo sociale, visione gerarchica
Cartesio Cogito, dualismo mente-corpo Meccanicismo degli animali; scissione psicosomatica Problemi nella filosofia della mente
Kant Imperativo categorico, autonomia morale Rigidità etica, razzismo Difficoltà nell’applicare la morale ai casi reali
Hegel Dialettica, “tutto ciò che è reale è razionale” Giustificazione dello status quo Legittimazione di regimi autoritari
Nietzsche Volontà di potenza, oltre-uomo Disprezzo per la compassione, ambiguità morale Interpretazioni nichiliste o elitiste
Marx Materialismo storico, lotta di classe Economicismo, fine giustifica i mezzi Derive totalitarie nei regimi marxisti
Heidegger Essere, autenticità, tempo Nazismo, oscurità del linguaggio Compromissione etica e interpretazioni arbitrarie
Sartre Libertà assoluta, esistenzialismo Negazione del peso delle condizioni reali Visione irrealistica della responsabilità
Confucio Etica relazionale, armonia sociale Conformismo, autoritarismo implicito Conservazione dello status quo, rigidità nei ruoli sociali
Laozi Dao, non-azione (wu wei) Fuga dalla responsabilità, ambiguità pratica Possibile giustificazione dell'inazione di fronte al male
Agostino Città di Dio, peccato originale Disprezzo del corpo e della sessualità Influenza negativa sul rapporto cristiano con il corpo
Tommaso d'Aquino Sintesi fede-ragione, legge naturale Dogmatismo, subordinazione della filosofia alla teologia Limitazione della libertà di ricerca filosofica
Machiavelli Realismo politico, Il Principe Cinematismo etico, giustificazione della crudeltà Strumentalizzazione del potere, amorale
Pascal Scommessa su Dio, miseria dell'uomo senza Dio Argomento fideistico poco razionale Promozione del credere senza prove
Locke Empirismo, diritti naturali Giustificazione della proprietà coloniale Contraddizione tra libertà e colonialismo
Hume Scetticismo, critica della causalità Negazione della razionalità etica Problemi nella fondazione della morale
Rousseau Volontà generale, ritorno alla natura Idealismo politico, negazione del dissenso Tendenza totalitaria nella nozione di volontà generale
Bentham Utilitarismo, calcolo della felicità Riduzionismo morale, ignoranza dei diritti individuali Possibile giustificazione di sacrifici ingiusti per il bene collettivo
Mill Libertà individuale, utilitarismo raffinato Contraddizioni tra utilitarismo e diritti Difficoltà nel bilanciare bene collettivo e libertà personale
Bergson Slancio vitale, intuizione Anti-intellettualismo Difficoltà di argomentazione razionale
Wittgenstein Limiti del linguaggio, giochi linguistici Oscurità e frammentarietà Rischio di relativismo e incomunicabilità
Popper Falsificazionismo, società aperta Sottovalutazione del contesto storico e sociale Possibile superficialità nell'analisi ideologica
Derrida Decostruzione, differance Oscurità e ambiguità eccessive Perdita di riferimenti stabili, relativismo radicale
Foucault Potere e sapere, biopolitica Cinismo epistemologico, ambiguità politica Rischio di paralisi dell'azione politica, sfiducia totale nelle istituzioni

 

Vita e morte

2025-06-22   Vita   |   Morte
La vita è un viaggio verso la morte.

Vivere e interagire

2025-06-22   Interagire   |   Vita
Vivere è interagire.

Integrazione sociale e appartenenze

2025-06-22   Appartenere   |   Società
Per far parte di una società (ovvero per appartenere ad essa) è indispensabile dimostrare ad altri la propria appartenenza a certe categorie sociali.

Aggettivi e categorie

2025-06-22   Appartenere
Qualunque aggettivo qualificativo riferito a una certa cosa o persona esprime l'appartenenza di quella cosa o persona a certe categorie di cose o persone.

Simboli e segni di appartenenza

2025-06-22   Appartenere
Ogni azione o espressione umana può essere interpretata come simbolo o segno di appartenenza a certe categorie sociali.

Algoritmi dell’inconscio e psicologia

2025-06-22   Inconscio   |   Sistemica
Ogni forma di vita, compreso l'inconscio, funziona secondo algoritmi. La psicologia dovrebbe servire a scoprire gli algoritmi dell’inconscio.

Cooperazione e condivisione

2025-06-24   Valutare   |   Condividere   |   Gerarchia   |   Linguaggio
Affinché due persone possano cooperare devono essere soddisfatte almeno le seguenti condizioni: (1) condivisione di valori, (2) condivisione di linguaggio, (3) condivisione di gerarchia.

Comportamento e società

2025-06-24   Società   |   Comportamento
Cosa farei, e cosa non farei, se fossi l'ultimo umano rimasto sulla terra, e avessi tutto ciò che mi occorre per sopravvivere? Probabilmente non farei la maggior parte delle cose che faccio, e farei tante cose che non faccio.

Condivisioni e relazioni

2025-06-24   Condividere   |   Reazioni
Condividere una certa cosa, concreta o astratta, con altre persone implica accettare un certo rapporto con la cosa condivisa e con le altre persone che la condividono.

Storia e storie

2025-06-24   Storia   |   Narrazioni
La storia è il racconto delle storie che gli umani hanno raccontato nel corso dei secoli.

Cambiare o non cambiare

2025-06-24   Cambiare
Cambiare o non cambiare? Cosa, come, perché, per chi?

Significato di significato

2025-06-24   Significare
Che significa significare?

Stress sociale

2025-06-25   Paura   |   Interdipendenza
La principale fonte di stress per un umano del nostro tempo è costituita da ciò che gli altri pensano di lui, ovvero dalla preoccupazione (conscia e/o inconscia) che nessuno degli altri lo rispetti, lo apprezzi, e desideri cooperare con lui.

Realtà dell'informazione

2025-06-25   Informazione   |   Realtà
L'informazione è sempre reale (anche quando dice cose false o irreali). Non esiste informazione virtuale. Un'informazione è una “differenza che fa una differenza” per chi la elabora.

Nuvole di parole

2025-06-25   Comunicazione
Certi discorsi non sono altro che nuvole di parole.

Psicoallergie

2025-06-25   Reazioni
Così come esistono allergie a certe sostanze chimiche, così esistono reazioni allergiche a certe idee o forme.

Apprendimento emotivo

2025-06-25   Emozioni e sentimenti   |   Apprendere
Apprendere ad interagire in un certo modo con gli altri non significa soltanto apprendere come agire e come non agire, e come reagire a certi input. Significa anche apprendere che certe situazioni sono fonti di piacere o di dolore.

Cambiare modalità di interazione?

2025-06-25   Interagire   |   Cambiare
Il mio inconscio ha appreso a interagire (cioè ad agire e a reagire) con gli altri in certi modi. La mia coscienza deve decidere se cambiare tali modi in certi altri modi, più soddisfacenti, ammesso che ciò sia possibile, oppure mantenere quelli attuali.

Piccolezza di ogni pensiero

2025-06-25   Pensare   |   Complessità
Qualsiasi pensiero è infimo rispetto alla complessità del mondo e a quella di qualsiasi mente umana.

Sui limiti di ogni esperienza

2025-06-25   Realtà
Ogni esperienza è estremamente limitata. Infatti non si può fare esperienza di tutta la realtà intorno a noi, ma solo di alcuni aspetti molto piccoli di essa.

Sul valore della conoscenza

2025-06-27   Conoscere
La conoscenza in sé non è un bene, ma in certi casi può indicare cose che ci fanno stare meglio.

Rapporti desiderati e rapporti indesiderati

2025-06-27   Interagire
Ogni umano cerca di ottenere certi tipi di rapporto e di evitare certi altri tipi di rapporto con certi umani.

Tempo, cambiamenti e rituali

2025-06-28   Appartenere   |   Cambiare   |   Tempo   |   Riti e rituali
Ogni nuovo giorno si ripresentano le stesse domande: Chi mi vuole bene? A chi voglio bene? Chi mi è utile? A chi sono utile? Con chi interagire? Con chi non interagire? A quali categorie appartengo? Cosa mi appartiene? Ecc.

Infatti col tempo ogni cosa può cambiare, tra cui i bisogni, i desideri, i legami, le appartenenze, e le preferenze mie e altrui.

Per rispondere alle domande ricorrenti sui rapporti tra noi e gli altri abbiamo bisogno di rituali sociali.

Infatti i rituali servono ad affermare e a confermare certe appartenenze e certi rapporti.

Stress strutturale fondamentale

2025-06-28   Interagire
Ciò che gli altri pensano di me può cambiare da un momento all'altro, in peggio o in meglio, sia che io faccia qualcosa, sia che io non faccia nulla. Questo è per me motivo di inevitabile stress e credo che lo sia per ogni altro umano.

Sul senso della scrittura

2025-06-29   Scrivere
Uno scrittore compone nuove storie combinando in modo nuovo elementi copiati da altre storie.

Divinità delle norme

2025-06-29   Religione
Le norme sono come divinità per chi le rispetta.

A che serve la filosofia?

2025-06-29   Filosofia   |   Criticare
La filosofia serve a criticare le varie filosofie.

Conformità, copia, imitazione, riproduzione

2025-07-01   Conformismo   |   Imitare   |   Riproduzione
Il concetto di conformità è basato sul concetto di copia. Infatti, affinché una cosa sia conforme ad un certo modello, essa deve copiarne le forme (o i caratteri) essenziali, ovvero deve costituire una copia abbastanza fedele del modello stesso.

La conformità può essere totale o parziale, ovvero più o meno completa, secondo la quantità degli aspetti copiati e la qualità (o fedeltà) delle copie.

Sinonimi di copia sono “riproduzione” e “imitazione”.

La somiglianza tra due cose è funzione di quanto l’una sia una copia dell’altra.

Gli umani si assomigliano geneticamente in quanto possiedono codici genetici quasi identici, e tendono ad assomigliarsi anche culturalmente, in quanto tendono ad imitare modelli comuni.

A mio avviso l’uomo ha un istinto di imitazione che è alla base di ogni apprendimento culturale.

La vita si basa sulla riproduzione, la società sull’imitazione, vale a dire sulla copia dei comportamenti, seppure con variazioni individuali.

Il conformismo consiste nel timore eccessivo di ogni comportamento non sufficientemente conforme rispetto a quello medio della propria comunità di appartenenza.

Il conformismo inibisce l’innovazione e il progresso civile.

Il fine penultimo

2025-07-01   Motivazioni   |   Finalità
Il fine ultimo è la sopravvivenza, e il fine penultimo è avere rapporti sociali utili alla sopravvivenza.

Tipi di rapporto interpersonale

2025-07-02   Interagire   |   Relazioni
Ciò che ogni umano desidera è ottenere certi tipi di rapporto con altri umani, tipi di rapporto che possono essere diversi da persona a persona. In altre parole, X può desiderare un certo tipo di rapporto con Y e un altro tipo di rapporto con Z.

Per ottenere il tipo di rapporto desiderato con una certa persona ci possono essere dei prerequisiti posti dalla persona con cui si desidera rapportarsi, il soddisfacimento dei quali diventa a sua volta oggetto di desiderio.

Un rapporto può coinvolgere due o più persone. Nel caso di più di due persone si hanno triangolazioni ovvero relazioni triangolari per ogni triade di persone.

Anche nei rapporti tra due persone, occorre considerare le relazioni di ciascuna di esse con elementi terzi (oggetti o idee), che costituiscono triangolazioni relazionali.

Ogni triangolazione relazionale (tra due persone e una persona o cosa terza) sono soggette al fenomeno dell’equilibrio cognitivo/affettivo teorizzato da Fritz Heider.

Il rapporto interpersonale deve essere accettato da tutte le parti coinvolte. L’accettazione del rapporto può essere più o meno libera o forzata.

Un certo tipo di rapporto è caratterizzato da certi ruoli rispettivi delle persone coinvolte e da certe cose che esse condividono nell’ambito del rapporto stesso. I ruoli sono gerarchici e funzionali. Le cose condivise possono includere certe regole di comportamento e certi valori, vale a dire una certa etica.

Un particolare tipo di rapporto interpersonale consiste in un non-rapporto. Infatti una persona può desiderare di non avere alcun rapporto, ovvero nessuna interazione, rispetta ad un’altra.

Si potrebbe dire, pragmaticamente, che il valore di qualsiasi cosa dipende dalla misura in cui essa favorisce l’ottenimento dei tipi di rapporto interpersonale desiderati.

Domande simultanee

2025-07-04   Inconscio   |   Coscienza
La coscienza può porsi una sola domanda alla volta, l'inconscio molte domande simultaneamente.

Visioni simultanee

2025-07-04   Inconscio   |   Coscienza
La coscienza può vedere una sola cosa alla volta. L’inconscio molte cose simultaneamente.

Imparare a interagire con gli altri

2025-07-04   Interagire   |   Apprendere
Imparare a interagire con gli altri è come imparare il pianoforte. Ci vuole tanta pratica e tanto tempo.

Apprendimento e inconscio

2025-07-05   Inconscio   |   Apprendere
Quando impariamo consciamente qualcosa, non sappiamo che uso ne farà l'inconscio.

Apprendimento e rapporti

2025-07-05   Relazioni   |   Apprendere
Oggetto di ogni apprendimento sono certi rapporti, ovvero certe interazioni e relazioni, tra certe cose.

Sulla stabilità e l’esclusività dei rapporti interpersonali

2025-07-05   Relazioni
I rapporti interpersonali possono essere più o meno stabili e più o meno inclusivi. Infatti, idealmente, un individuo vorrebbe avere rapporti che durano finché egli lo desidera (e non quando solo il partner lo desidera), e che i favori del partner siano tutti per sé, senza doverli dividerli con altri.

D’altre parte ogni individuo vorrebbe poter terminare un rapporto quando non ne sente più il bisogno o il desiderio, e vorrebbe, se lo desidera, avere lo stesso tipo di rapporto con più di un partner.

Tali motivazioni sono alla base di sofferenze e di conflitti tra umani, in quanto soffriamo quando il nostro partner vuole terminare un rapporto che noi vorremmo continuare, o quando il nostro partner vorrebbe continuare un rapporto che noi vorremmo terminare, e quanto il nostro partner vorrebbe avere lo stesso rapporto che ha con noi anche con altre persone, mentre noi vorremmo che quel rapporto fosse esclusivo a nostro favore, oppure che il nostro partner vorrebbe che il nostro rapporto fosse esclusivo a suo favore mentre noi desideriamo che sia aperto ad altri partner simultaneamente o alternativamente.

Non credo ci sia rimedio alle differenze di prospettiva tra noi e il nostro partner riguardanti un certo rapporto. Quando tale differenza è evidente, la sofferenza e il conflitto sono inevitabili. Sono un prodotto del dilemma tra appartenenza sociale e libertà.

Sulla funzione relazionale di ogni espressione artistica o letteraria

2025-07-05   Relazioni   |   Condividere
Ogni cosa prodotta dall’uomo, che non sia un mero strumento tecnico, e in particolare ogni espressione artistica o letteraria, può essere considerata come funzionale a stabilire o a mantenere certi rapporti interpersonali tra persone di una certa categoria.

Infatti anche la semplice condivisione di una cosa materiale o immateriale tra due persone contribuisce alla formazione o al mantenimento di una relazione tra di esse.

Condizioni per i rapporti con X

2025-07-05   Relazioni
Se io desidero avere un certo rapporto con una certa persona, è necessario che questa acconsenta al mio desiderio o che desideri la stessa cosa.

Il problema è dunque trovare una o più persone disposte ad avere con me il tipo di rapporto che io vorrei avere con esse, cioè alle mie condizioni.

Infatti ogni umano pone a chiunque desideri avere un rapporto con essa delle condizioni sine qua non sul tipo di rapporto.

Conviene perciò immaginare che ogni persona abbia un cartello in cui sono scritte le sue condizioni per avere un rapporto con essa, e cercare di indovinare cosa è scritto in tale cartello.


Qualcosa da condividere

2025-07-06   Religione   |   Condividere   |   Sacralità
Ogni umano ha un bisogno primario, oserei dire un istinto, di condividere cose concrete o astratte con altri umani. Qualsiasi cosa può soddisfare tale bisogno purché sia condivisibile, anche le cosa più insensate.

A tal proposito, io ho il sospetto che quanto più una cosa è insensata, tanto più essa si presta per essere condivisa, perché tanto meno richiede una convalida razionale. Infatti non tutti hanno un livello di intelligenza sufficiente per convalidare razionalmente le cose da condividere.

La religione e il sacro costituiscono esempi di insensatezza condivisa. Parte dell’insensatezza consiste proprio nel fatto di rifiutare ogni convalida razionale della cosa condivisa, che deve essere accettata per il solo fatto di essere tradizionalmente condivisa, senza alcun’altra ragione.

Ad esempio possiamo immaginare la creazione di una comunità basata sulla condivisione della sacralità del numero 5136 (un numero che ho scelto a caso). o del rito in cui si consuma in gruppo un cibo costituito da pane impregnato di succo di mela, o della convinzione di essere l’unica comunità destinata all’immortalità.

Ovviamente, chi non condivide certe insensatezze non può far parte della comunità che le condivide, e per molti venerare l’insensatezza è meglio che l’esclusione dalla comunità che la venera.

Il senso del nonsenso

2025-07-06   Condividere   |   Ragionare
Anche una cosa senza senso, se viene condivisa, acquista un senso in quanto fattore di coesione sociale.

Punire insieme

2025-07-07   Condividere
Una della forme di condivisione più perverse (per il godimento che procura) e più efficaci (come fattore di coesione sociale) è la punizione che un gruppo di persone infligge ad una persona rea di non aver rispettato le norme del gruppo stesso.

In tal senso, la punizione equivale ad un sacrificio rituale in cui la vittima sacrificale viene immolata in onore del dio della comunità, per confermare l’appartenenza dei partecipanti alla comunità stessa e la sottomissione al suo nume tutelare.

Le pubbliche esecuzioni delle condanne a morte appartengono a tale fattispecie.

A cosa serve la psicologia

2025-07-10   Psicologia   |   Motivazioni
In ogni momento, ogni essere vivente vuole e cerca di ottenere certe cose, e non vuole, e cerca di evitare, certe altre cose, secondo certe logiche consce o inconsce. La psicologia dovrebbe indagare tali logiche e farle conoscere agli interessati.

Fare e appartenere

2025-07-10   Appartenere
Qualunque cosa io faccia, affermo implicitamente o esplicitamente di appartenere alla categoria di coloro che fanno quella cosa.

Necessità di limitare la libertà umana

2025-07-10   Libertà
Se gli altri sono totalmente liberi, sono anche liberi di fare cose che ci dispiacciono o che consideriamo nocive per noi o per la società. Di conseguenza, per proteggere noi stessi e la società è necessario limitare la libertà di tutti, in modo che non siano consentite attività nocive per gli altri.

Conoscere le motivazioni altrui

2025-07-10   Motivazioni
Per interagire produttivamente con una persona è utile conoscerne le motivazioni consce e inconsce, senza giudicarle, e a tal fine la psicologia può essere d’aiuto.

Capire ciò che si detesta

2025-07-10   Conoscere   |   Comprendere   |   Odio
È difficile capire una persona o una cosa se verso di essa si provano emozioni negative.

Paura di non odiare

2025-07-10   Paura   |   Odio
Tra le varie paure che affliggono gli esseri umani c'è quella di non odiare ciò che gli altri odiano. Infatti si può essere giudicati e condannati anche per la propria mancanza di odio verso certe persone o certe cose che la maggioranza della gente odia.

Domande derivate

2025-07-11   Domande
Ogni domanda deriva da risposte ad altre domande.

Sulla pubblicazione dei miei pensieri

2025-07-12   Pensare   |   Scrivere
Pubblicare immediatamente i miei pensieri nel mio blog mi aiuta ad assicurarmi che non siano assurdi o folli. Infatti quando formulo un pensiero, sono abituato a chiedermi: che effetto può avere in chi lo legge? È comprensibile? È dimostrabile? È condivisibile? È razionale?

Sulla involontarietà del pensiero

2025-07-12   Pensare   |   Volontà
Il pensiero può essere volontario solo per pochi secondi o minuti. Percezioni e interazioni lo influenzano involontariamente.

Coscienza e motivazioni

2025-07-13   Coscienza   |   Motivazioni
Possiamo essere consapevoli delle nostre attrazioni, repulsioni, piaceri e dolori, ma non dei motivi per cui certe cose ci attraggono e certe altre ci repellono, e dei motivi per cui certe cose ci fanno godere e certe altre ci fanno soffrire.

Conoscenza formale vs. conoscenza funzionale - Sui limiti dell’intelligenza emotiva

2025-07-13   Conoscere   |   Motivazioni   |   Comportamento
Possiamo distinguere due tipi di conoscenza, che chiamerei rispettivamente “formale”, e “funzionale”.

Per conoscenza formale intendo il riconoscimento di forme, per conoscenza funzionale intendo la conoscenza delle funzioni o algoritmi (in senso matematico, logico o causale) che producono certe forme.

Possiamo definire le forme come strutture sensibili, sensoriali, o percepibili. Esse includono sia percezioni geometriche e fisiche, sia emozioni o sentimenti.

La fenomenologia del comportamento umano consiste in una conoscenza formale, a cui non è necessariamente associata una conoscenza funzionale.

In altre parole, la fenomenologia del comportamento non ha come scopo la spiegazione dei motivi per cui un certo comportamento viene prodotto, ma si limita a registrarne le forme esteriori ed eventualmente quelle interiori, ovvero le emozioni e i sentimenti connessi con le forme esteriori stesse.

A tal proposito, oserei dire che la fenomenologia, in quanto corrente filosofica, cerca di scoraggiare qualunque tentativo di spiegazione razionale o funzionale dei fenomeni intesi come percezioni, nel timore che la spiegazione (sempre teorica) limiti o alteri la comprensione empatica (mai teorica).

Direi che la conoscenza formale è descrittiva, mentre la conoscenza funzionale è esplicativa del perché certe forme hanno l’aspetto che hanno, e, per quanto riguarda le forme del comportamento umano, perché l’uomo si comporta come si comporta.

In realtà, tra la conoscenza formale e quella funzionale potremmo dire che esiste una conoscenza intermedia che potremmo chiamare conoscenza emotiva, o intelligenza emotiva, che cerca di “spiegare” il comportamento in termini di cause emotive o sentimentali.

In altre parole, l’intelligenza emotiva presume che l’uomo fa ciò che fa perché è spinto a farlo da certe emozioni o sentimenti, ovvero dal fatto che facendolo prova piacere, o prevede di provare piacere, oppure perché facendola evita di provare un dolore, o prevede di smettere di soffrire.

L’intelligenza emotiva non spiega perché nella mente del soggetto certe forme di comportamento evocano o causano piacere (o aspettative di piacere) e certe altre forme evocano o causano dolore (o aspettative di dolore). Lo stesso vale per forme negative di comportamento, ovvero per forme di “non comportamento”, vale a dire comportamenti inibiti o evitati in quanto associati mentalmente con sofferenze.

Una possibile spiegazione generica, e perciò insufficiente, dei motivi per cui certe persone associano certe emozioni a certi comportamenti consiste nell’avvenuta memorizzazione, consapevole o inconsapevole, di esperienze infantili o adolescenziali (ovvero in età in cui lo spirito critico del soggetto non era ancora abbastanza sviluppato) di premiazioni e punizioni, lodi e rimproveri, connesse con certi comportamenti, da parte di caregiver e di persone influenti in generale.

In altri termini, ogni comportamento che si è dimostrato vantaggioso per ottenere piaceri ed evitare dolori è stato memorizzato come positivo e anticipatorio di piacere, e ogni comportamento che si è dimostrato svantaggioso in tal senso è stato memorizzato come negativo e anticipatorio di dolore. Mi riferisco a piaceri fisici o mentali.

Ovviamente le connessioni tra forme di comportamento ed emozioni sono per lo più inconsce, automatiche e involontarie.

Per concludere, una conoscenza completa ed efficace dei comportamenti umani al fine di orientare il proprio comportamento verso la maggiore felicità possibile (propria e altrui) dovrebbe includere la conoscenza formale, l’intelligenza emotiva, e la conoscenza funzionale del comportamento umano proprio e altrui.

Questo è ciò che intendo quando raccomando l’indagine delle motivazioni del comportamento umano. Motivazioni in senso emotivo e funzionale.

Scopo della poesia

2025-07-13   Emozioni e sentimenti   |   Poesia
Lo scopo della poesia è suscitare certe emozioni e associarle a certe immagini o parole.

Perché l’uomo fa ciò che fa?

2025-07-13   Piacere e dolore   |   Motivazioni
L’uomo fa ciò che fa perché gli piace farlo, e non fa ciò che gli dispiace fare.

Tuttavia l’uomo non sa perché gli piace ciò che gli piace, né perché gli dispiace ciò che gli dispiace.

Per rispondere alla domanda “perché all’uomo piace ciò che gli piace e dispiace ciò che gli dispiace?” occorrono conoscenze sulla natura umana che l’uomo normalmente non possiede.

Presentarsi agli altri

2025-07-14   Interagire
Così come “non si può non comunicare”, non si può non presentarsi ad altri.

Ciò che tuttavia si può fare è scegliere quanto esporsi all’osservazione altrui, ovvero quanto vogliamo rendere pubblica la nostra immagine e le informazioni che ci riguardano. In altre parole, possiamo scegliere in quale misura essere “aperti”.

Presentarsi agli altri significa rivelare le proprie appartenenze, i propri possedimenti, le proprie caratteristiche fisiche e psichiche, le proprie preferenze, le proprie inclinazioni, le proprie disposizioni, le proprie alleanze, le proprie posizioni politiche, filosofiche, morali, ecc.

Presentarsi agli altri significa anche manifestare ciò che si è disposti a dare, e a chi, e ciò che si chiede, e a chi, e anche ciò che non si è disposti a dare, e a chi, e ciò che non si chiede, e a chi. Ne consegue che dal modo in cui ci presentiamo agli altri dipendono le nostre chance di stabilire certe relazioni sociali.

Se scegliamo di proteggere la nostra immagine da osservazioni non volute, se scegliamo di essere “riservati” con la generalità degli altri, diamo di noi l’immagine di persone che hanno qualcosa da nascondere. Siamo perciò percepiti con sospetto e diffidenza.

Se invece scegliamo di essere trasparenti, rischiamo di dispiacere a tutti coloro che non condividono le nostre idee o che disprezzano le nostre condizioni fisiche ed economiche. Rischiamo cioè di farci dei nemici.

Infatti, la riservatezza implica una certa solitudine, o un certo isolamento, mentre la trasparenza implica il sottoporsi al pubblico giudizio, che potrebbe essere a noi sfavorevole.

Più si è conformisti, più si è a proprio agio nel presentarsi agli altri, mentre i non conformisti sono disprezzati e temuti per le loro idee e i loro comportamenti che contraddicono le idee e i comportamenti della maggioranza degli altri.

La questione è dunque: quanto rivelare di sé, e a chi? (Sapendo che la trasparenza richiede un sufficiente grado di conformismo o il coraggio di contraddire gli altri.)

Sui limiti dell’attenzione e della volontà cosciente

2025-07-14   Attenzione   |   Volontà
Non è possibile essere simultaneamente attenti a più di uno, due, o al massimo tre aspetti della realtà.

Infatti l’attenzione verso una cosa inibisce l’attenzione verso qualsiasi altra cosa.

Il termine “concentrazione” illustra bene questo limite: il verbo concentrarsi implica prestare attenzione verso un unico centro.

Il comportamento umano, specialmente quello interpersonale, richiede l’esercizio simultaneo di innumerevoli meccanismi mentali, ognuno dei quali prende decisioni secondo certi algoritmi, ed è impossibile essere attenti a, o coscienti di, più di uno o due, o al massimo tre di essi.

Dato che una scelta volontaria richiede attenzione verso le relative opzioni, non è possibile esercitare la volontà cosciente su diverse scelte simultaneamente.

Infatti le interazioni sociali avvengono per lo più automaticamente e inconsciamente, poiché gli interattori possono prestare attenzione solo a qualche dettaglio più o meno significativo alla volta.

Libero arbitrio e attenzione

2025-07-14   Coscienza   |   Attenzione   |   Libero arbitrio
Il libero arbitrio, ammesso che sia realmente possibile, si esercita, nella sua forma più alta, come scelta di ciò a cui pensare, ovvero come scelta di ciò a cui prestare la propria attenzione. Ciò è dovuto al fatto che non possiamo essere attenti a, ovvero coscienti di, più di una o due cose alla volta.

Comportamento automatico

2025-07-14   Coscienza   |   Libertà   |   Volontà   |   Automatismi
Ci vuole coraggio, ostinazione, e saggezza per ammettere e accettare che il proprio comportamento (come anche quello degli altri) è automatico, ovvero involontario. È automatico anche per quanto riguarda le decisioni che sembrano volontarie.

È un atto di umiltà che ridimensiona enormemente il potere e la nobiltà della coscienza, cioè dell’io.

La libertà di un essere umano è quella di uno schiavo destinato a rimanere schiavo per tutta la vita.

Parlare con se stessi

2025-07-15   Pensare   |   Emozioni e sentimenti
Pensare è parlare con se stessi. Il problema è che tale comunicazione verbale è unidirezionale. Infatti il “se stesso” non risponde a ciò che gli viene detto dall’io con parole, ma con emozioni e sentimenti, che l’io deve interpretare.

Sbagliarsi sulla felicità

2025-07-17   Piacere e dolore   |   Felicità
È possibile che uno si sbagli riguardo alla sua felicità o infelicità? Intendo dire, è possibile che uno creda di essere felice pur essendo infelice o, viceversa, creda di essere infelice pur essendo felice? Oppure che uno creda di essere molto più felice, o molto più infelice, di quanto lo sia realmente?

Credo di sì. D’altra parte, se qualcuno mi chiedesse se sono felice o infelice, o quanto sono felice o infelice, non saprei cosa rispondere.

Infatti la felicità non è una condizione momentanea. Nel momento attuale si prova più o meno piacere o dolore, ma non felicità o infelicità. La felicità si misura su un tempo lungo. Oserei dire che la felicità riguarda il passato e/o il futuro, non il presente.

Chiedere a uno: “quanto sei stato felice in passato?” equivale a chiedergli: “quanto hai goduto in passato?”.

Forse dovremmo smettere di usare termini come “felicità/infelicità”, e “felice/infelice”, e sostituirli con “piacere” e “dolore”.

Forse dovrei evitare di chiedermi se sono felice, se sono stato felice, se prevedo che sarò felice, e piuttosto chiedermi quanto sto godendo e soffrendo, quanto ho goduto e sofferto, quanto prevedo che godrò e soffrirò.

Forse il concetto di felicità è un’aberrazione religiosa legata all’idea di paradiso. Paradiso = piacere costante ed eterno. Un’assurdità. Così come è assurdo chiedersi se una certa azione mi farà guadagnare o perdere la felicità.

Una certa azione mi procurerà una certa quantità di piacere e/o di dolore, null’altro. La felicità e il paradiso non esistono che come illusioni.

Non cercare la felicità

2025-07-17   Piacere e dolore   |   Felicità
Non cercare la felicità, dato che non esiste. Cerca piuttosto piccoli piaceri, e cerca di evitare, per quanto possibile, ciò che ti può far soffrire.

Sull’anticipazione del dolore

2025-07-17   Piacere e dolore
La prospettiva di una sofferenza futura può rovinare un godimento presente, così come la prospettiva di un godimento futuro può lenire un dolore presente.

Pensieri e piaceri

2025-07-17   Piacere e dolore   |   Pensare
Se un certo pensiero mi procura piacere, lo penserò, e continuerò a pensarlo finché mi procurerà piacere.

Felicità e infelicità indotte

2025-07-17   Felicità
Il pensiero che sarò felice mi rende felice, così come il pensiero che sarò infelice mi rende infelice.

Sull’adulterio

2025-07-18   Sesso   |   Fedeltà
Una delle condizioni più sicure e meno impegnative per impedire che il proprio coniuge commetta adulterio, è avere un coniuge non interessato ad avere rapporti sessuali in generale.

Determinismo inconsapevole

2025-07-19   Inconscio   |   Determinismo
Sono determinato dal mio inconscio.

Metamotivazione

2025-07-19   Motivazioni
Sono motivato a giudicare le mie motivazioni.

Controllare gli altri

2025-07-19   Interagire
Ognuno desidera controllare gli altri, consciamente o inconsciamente, nel bene e nel male.

Sulla verità assoluta

2025-07-22   Verità   |   Cultura   |   Relatività
La ricerca della verità assoluta (cioè non relativa) è pericolosa, perché presuppone che essa sia uguale per tutti, che nessuno abbia il diritto di negarla o rifiutarla, e che chi la nega è intellettualmente inferiore. È la base di ogni dittatura politica e culturale.

Saggezza e stupidità

2025-07-22   Saggezza   |   Stupidità
Il saggio non è colui che sa di non sapere, ma colui che sa di essere stupido.

Da cosa dipende il benessere di una nazione

2025-07-22   Politica
E se si scoprisse che il benessere di una nazione spesso non dipende dall’operato dei governanti, ma da altri complessi fattori difficili da controllare da un governo?

Compatibilità dei modelli di comportamento

2025-07-22   Intelligenza   |   Comportamento   |   Imitazione   |   Modelli
Gli umani sono pronti a consacrare e a imitare modelli di comportamento compatibili con le proprie capacità intellettuali, la propria visione del mondo, la propria morale, e i propri interessi.

Rito e livellamento dell’intelligenza

2025-07-22   Condividere   |   Intelligenza   |   Riti e rituali
Ogni rito richiede l’adattamento del livello d’intelligenza individuale al livello medio dei partecipanti al rito stesso. In altre parole, ogni rito consiste nella condivisione di un'intelligenza limitata.

Sul senso della vita (di Edoardo Boncinelli)

2025-07-22   Vita
"La vita non ha senso e non ha senso nemmeno chiederselo. La domanda sul senso della vita è in effetti un'estensione indebita della domanda sul senso di questa o quell'azione alla vita in toto. Ciò non toglie che uno non possa dare un suo senso, individuale e personale, alla vita, ma ne deve essere consapevole. Non posso fare a meno di pormi certe domande, ma debbo resistere alla tentazione di darvi una risposta, perché tanto sarebbe priva di ogni fondamento".

[Edoardo Boncinelli]

Condivisione e accomunazione

2025-07-22   Condividere   |   Differenze umane
Per chi vuole condividere qualcosa col maggior numero di persone e con la massima intensità, una delle soluzioni più efficaci consiste nel "consumare" dei media consumati da un grande numero di spettatori/ascoltatori/visitatori. Per esempio, libri più venduti, eventi più frequentati, film, programmi TV, e video in internet più visti, con preferenza per le trasmissioni "live".

Infatti, condividere una cosa con altri nello stesso momento rende la condivisione più intensa in quanto viene condiviso non solo un certo spazio, ma anche un certo tempo.

Il termine tecnico per la misura della consumazione di un medium, è "share", che significa, appunto, "condivisione".

Va da sé che la condivisione comporta una assimilazione dei condividendi, in quanto essi si imitano reciprocamente. Infatti, il fatto di condividere con altri qualcosa ci fa sentire uguali agli altri.

Perciò chi si sente diverso dagli altri, o vuole essere diverso dagli altri, tende ad evitare di partecipare a riti di condivisione, e di consumare media molto popolari.

Oggetti e strumenti di condivisione

2025-07-22   Condividere
I media costituiscono oggetti e strumenti di condivisione, e come tali sono fattori di coesione sociale.

In tal senso, qualunque oggetto di condivisione può essere considerato un medium, ovvero un mezzo di condivisione. Ad esempio un evento sportivo o musicale a cui è possibile partecipare insieme con altre persone.

Social media e condivisione

2025-07-22   Condividere
In fondo, quelli che passano gran parte del tempo nei social media cercano solo di condividere qualcosa, di soddisfare il loro irresistibile bisogno di condivisione.

Televisione come social medium

2025-07-22   Condividere   |   Televisione   |   Social networks
Anche la televisione rientra nella categoria dei social media, sebbene sia un medium sociale non interattivo.

Voglia di condividere

2025-07-22   Condividere
A volte sento il bisogno di uscire di casa per condividere qualcosa con qualcuno. Non importa cosa.

Proposte e testimonianze di condivisione

2025-07-22   Condividere
Ogni espressione umana, compreso tutto ciò che leggo e ciò che scrivo, costituisce una proposta o una testimonianza di condivisione di qualcosa.

Socializzare, condividere, copiare

2025-07-23   Condividere
Per socializzare è necessario condividere.

Per condividere è necessario copiare (idee, comportamenti, gusti ecc.).

Se non vuoi copiare, non puoi condividere. Di conseguenza non puoi socializzare.

Copyduty

2025-07-23   Condividere   |   Riproduzione
Non c'è solo il copyright (diritto di copia), c'è anche il copyduty, ovvero l'obbligo di copiare, ovvero condividere, idee, comportamenti, gusti, ecc. con altre persone, per non restare isolati.

Cooperazione e condivisione

2025-07-23   Condividere   |   Cooperare
Affinché tra due persone vi sia utilità reciproca, ovvero cooperazione, è necessario che esse condividano certe cose, ovvero abbiano interessi comuni.

Condivisioni e non condivisioni

2025-07-23   Condividere
Ci sono cose (idee, interessi, gusti, ecc.) che condividiamo, e cose che non condividiamo. Ciò che condividiamo ci unisce, ciò che non condividiamo ci divide. Continueremo a frequentarci finché le condivisioni prevarranno sulle non condivisioni.

Pubblicità e ostilità

2025-07-25   Condividere   |   Comunicazione
Chi rende pubbliche le proprie idee deve aspettarsi l'ostilità di chi non le condivide.

Scegliere a cosa pensare e a cosa prestare attenzione

2025-07-25   Pensare   |   Attenzione   |   Scegliere
Non si può pensare a tutto ed essere attenti a tutto allo stesso tempo. Dobbiamo perciò, momento per momento, scegliere (consciamente o inconsciamente) a cosa pensare e verso cosa dirigere la propria attenzione.

Bellezza e attenzione

2025-07-25   Attenzione   |   Bellezza
La bellezza cattura l'attenzione.

Perché la gente evita di parlare di filosofia e di psicologia

2025-07-26   Filosofia   |   Giudicare   |   Psicologia
La maggioranza della gente evita di parlare di filosofia e di psicologia per evitare di essere giudicata. Infatti la psicologia giudica chi che è mentalmente sano o malato, e la filosofia giudica chi è morale o immorale, giusto o ingiusto, intelligente o stupido, vero o falso.

Attenzione e ordine

2025-07-26   Attenzione   |   Ordine
L'attenzione è catturata da ciò che percepiamo come straordinario. Tuttavia la vita dipende da ciò che è ordinario.

Condivisioni e conversazioni

2025-07-26   Condividere
Ogni umano ha una propria visione del mondo, più o meno coincidente con le visioni del mondo di altri. Quando due umani s'incontrano, le rispettive visioni del mondo si confrontano, e vengono rivelate condivisioni e non condivisioni. Dopodiché essi decidono se parlare di ciò che condividono o di ciò che non condividono.

Simpatia e giudizio

2025-07-26   Giudicare
Una semplice regola per essere simpatici: non giudicare negativamente il tuo interlocutore, né direttamente, né indurettamente. In altre parole, vale la regola: io assolvo te, tu assolvi me.

Giudizio e umorismo

2025-07-26   Giudicare   |   Umorismo
Sulla paura del giudizio si può costruire un genere di umorismo.

Valutazioni reciproche

2025-07-28   Interagire   |   Valutare
Le interazioni tra due persone dipendono in gran parte da come ciascuna valuta l'altra e se stessa, e da come ciascuna si sente valutata dall'altra.

Sull'isolamento sociale

2025-07-29   Solitudine
L'isolamento sociale è la ritirata da un nemico invincibile e implacabile: gli altri.

Il circolo vizioso/virtuoso del giudizio

2025-07-29   Giudicare
Se io ti giudico bene, tu mi giudichi bene. Se io ti giudico male tu mi giudichi male.

Se tu mi giudichi bene, io ti giudico bene. Se tu mi giudichi male, io ti giudico male.

Sui "mostri sacri" della filosofia e della psicologia

2025-08-02   Filosofia   |   Psicologia
I mostri sacri della filosofia e della psicologia per me non sono né mostri né sacri e io mi pongo allo stesso loro livello quando li interrogo.

Morale e giustizia

2025-08-03   Etica e morale   |   Giustizia
La morale dovrebbe servire a impedire e a combattere le ingiustizie subite da altri.

Competizione nascosta

2025-08-03   Inconscio   |   Status   |   Competere
Siamo molto più inclini alla competizione (status game) di quanto siamo disposti ad ammettere, dato che nella nostra cultura la competizione per dimostrare la propria superiorità intellettuale e morale è considerata politicamente scorretta. Perciò l'inconscio compete all'insaputa della coscienza, che nega di competere in tal senso.

Come stanno veramente le cose

2025-08-05   Conoscere   |   Verità
È meglio sapere come stanno veramente le cose o come tutti pensano che le cose stiano?

E sapendo entrambe le cose, e vedendo che ci sono grandi differenze tra le due, cosa conviene fare? Informare gli altri di tali differenze o tenerle per sé?

Sulla pertinenza delle risposte rispetto alle domande

2025-08-05   Filosofia   |   Domande
Una discussione filosofica è produttiva se ogni partecipante risponde alle domande altrui in modo pertinente.

Se uno non risponde alle domande, o vi risponde in modo non pertinente, allora ognuno mantiene le sue opinioni e non impara nulla dall'altro.

Misantropia ed eccezioni

2025-08-07   Disprezzo
Il misantropo disprezza tutti gli esseri umani ad eccezione dei misantropi come lui.

Logica dell'odio

2025-08-07   Odiare
Ti odio perché tu mi odi.

Controllo dei desideri

2025-08-07   Desiderare   |   Confliggere
Ogni umano vorrebbe avere un controllo sui desideri altrui, per assicurarsi che non vadano contro i propri.

Libero arbitrio e attenzione

2025-08-07   Attenzione   |   Libero arbitrio
La forma più alta di libero arbitrio (ammesso che esso possa esistere) consiste nella scelta del luogo o dell'oggetto (fisico o mentale) in cui dirigere e mantenere la propria attenzione.

Giudizio e tirannia dell'inconscio

2025-08-08   Inconscio   |   Emozioni e sentimenti
Se il mio inconscio non è contento della vita che sto vivendo, mi punisce generando emozioni come tristezza, ansia, angoscia, paura, panico, depressione, pessimismo, insicurezza, preoccupazione, disperazione, sfiducia, ecc.

Se invece è contento della vita che sto vivendo, mi premia generando emozioni come gioia, allegria, ottimismo, serenità, sicurezza, entusiasmo, spensieratezza, determinazione, vitalità, speranza, fiducia, coraggio, ecc.

Tuttavia, il fatto che il mio inconscio non sia contento non significa necessariamente che io stia vivendo in modo stolto: può ribellarsi anche davanti a una vita buona e giusta, perché distorto da nevrosi che lo spingono a reagire in modo sproporzionato o irrazionale alle condizioni percepite.

Analogamente, il fatto che esso sia contento non significa necessariamente che io stia vivendo saggiamente: può sentirsi rassicurato da vecchie abitudini, illusioni o nevrosi, trovando confortevoli condizioni che, pur danneggiandomi, corrispondono alle sue logiche malate.

Essere «sé stessi» e la cooperazione

2025-08-09   Cooperare   |   Identità
Nessuno può essere «sé stesso» indipendentemente da altri, dato che quel «sé stesso» deve essere accettabile almeno in parte da coloro con i quali si ha bisogno di cooperare, altrimenti la cooperazione è impossibile.

Umiltà vs. umiliazione

2025-08-09   Umiltà
Anche le persone più umili detestano essere umiliate.

Conseguenze della politica

2025-08-10   Politica
Siamo nelle mani di governanti scelti da una massa di ignoranti.

L'io e l'inconscio

2025-08-10   Inconscio   |   Coscienza
L'inconscio decide come l'io devo agire e reagire in ciascuna situazione. L'io può solo decidere di lasciarsi guidare dall'inconscio, o di bloccare tutto.

Algoritmi dell'inconscio

2025-08-10   Inconscio
Gli algoritmi dell'inconscio sono il risultato di anni di apprendimento.

Libertà vs. regole

2025-08-12   Libertà
Le regole uniscono, le libertà dividono.

Apprezzamenti e disprezzi

2025-08-12   Valutare   |   Società   |   Socializzare
Apprezzamenti e disprezzi condivisi uniscono le persone, apprezzamenti e disprezzi non condivisi le dividono.

Regole morali

2025-08-12   Etica e morale
Ho formulato le seguenti regole morali basandomi su principi di laicità, razionalità, empatia, convivenza civile e responsabilità sociale, per promuovere una società cooperativa, pacifica, aperta, e rispettosa delle diversità.

Tali regole non vanno applicate rigidamente, ma devono essere modulate con saggezza e discernimento, considerando il contesto specifico di ogni situazione.

  1. RECIPROCITÀ - Non fare agli altri ciò che non vorresti fosse fatto a te
    Cerca di comprendere i bisogni, i desideri, le preoccupazioni e le emozioni altrui e tienine conto nelle interazioni sociali.

  2. RISPETTO - Rispetta la dignità, le diversità e i diritti universali di ogni persona
    Rispetta ogni individuo indipendentemente da etnia, genere, orientamento sessuale, opinioni, origini, abilità, salute, bellezza, ricchezza ecc. Riconosci che tutti sono uguali di fronte alla legge, e che hanno gli stessi diritti. Riconosci ad ognuno il diritto di avere idee, opinioni, sentimenti, interessi, gusti e comportamenti diversi da quelli della maggioranza (se non danneggiano gli altri), e di esprimerli liberamente.

  3. SINCERITÀ - Sii onesto, sincero e chiaro
    Cerca e difendi la verità contro le falsità, ammetti l'incertezza e l’incompletezza delle opinioni, e basa le tue decisioni su evidenze piuttosto che su pregiudizi. Riconosci che la verità è spesso soggettiva, e rispetta coloro che non possono sopportare verità diverse dalle proprie. Sii autentico, cioè coerente tra valori, parole e azioni. Parla sinceramente e chiaramente. Sii pronto a riconoscere i tuoi errori e i tuoi autoinganni.

  4. SOLIDARIETÀ - Sii solidale con chi ha bisogno di aiuto
    Aiuta chi ha bisogno di aiuto, in proporzione alle tue possibilità. Sostieni politiche redistributive della ricchezza. Agisci per tutelare vulnerabili, innocenti, e vittime di ingiustizie anche quando non hai un interesse diretto.

  5. INNOCUITÀ - Non nuocere agli altri
    Non nuocere agli altri e non usare violenza (fisica, verbale o psicologica) verso alcuna persona o animale senza motivi giustificabili. Non rubare, non ingannare, non frodare. Rispetta lealmente le promesse fatte e gli impegni presi. Rispetta la proprietà privata e la riservatezza delle persone. Risolvi i conflitti mediante il dialogo e la negoziazione costruttiva piuttosto che con la forza.

  6. RESPONSABILITÀ - Rispondi delle conseguenze delle tue azioni e delle tue scelte private e politiche
    Valuta le conseguenze delle tue scelte e delle tue azioni passate e future per te e per gli altri, e ripara o risarcisci eventuali danni. Non dare agli altri la colpa dei tuoi errori o fallimenti. Partecipa alle scelte politiche della tua comunità per quanto possibile, valutandone le conseguenze per tutti. Sostieni le scelte politiche che favoriscono il progresso civile, la ricerca scientifica e umanistica, e il benessere comune più di quello tuo.

  7. GIUSTIZIA - Sii giusto ed equo
    Rispetta il principio di reciprocità e di equità tra il dare e l’ottenere. Sii riconoscente verso chi è stato generoso con te e cerca di sdebitarti. Rispetta le leggi e le norme della società in cui vivi, purché non contrastino con i principi morali universali. Non accusare nessuno senza prove. Non approfittare di chi è in stato di bisogno per sfruttarlo. Sii pronto a perdonare chi è pentito di averti danneggiato.

  8. LEALTÀ - Cerca di conciliare la competizione con la cooperazione
    Fai in modo che la competizione sia leale, sincera, non mistificata, e non danneggi la cooperazione.

  9. AMBIENTE - Rispetta l’ambiente e i beni pubblici
    Lascia l’ambiente meglio di come lo hai trovato.

  10. MIGLIORAMENTO - Impegnati per il miglioramento della tua persona, della società e dell’ambiente
    attraverso lo studio, l’insegnamento, il pensiero critico, e comportandoti in modo esemplare.


Se fossi l'ultimo umano

2025-08-12   Interagire
Se fossi l'ultimo umano rimasto sulla Terra, vivrei la solitudine in modo molto diverso da come la vivo normalmente. Questo significa che anche quando sto da solo gli altri influenzano comunque il mio comportamento, i miei pensieri, i miei sentimenti.

L'arroganza dei più saggi vista dai meno saggi

2025-08-12   Saggezza   |   Arroganza
Chi cerca di conoscere e di capire il mondo, la società e l'uomo più e meglio degli altri, e vi riesce, non è visto di buon'occhio da coloro che non hanno le stesse ambizioni, in quanto si sentono da lui giudicati e superati.

Perciò, pur di non ammettere la propria inferiorità, i meno saggi evitano o boicottano i più saggi, e li considerano arroganti.

Santi, normali e immorali

2025-08-13   Etica e morale
L'uomo medio ha verso la morale un atteggiamento opportunista in quanto non cerca di essere morale per amore della morale, ma solo quanto basta per non essere escluso dalla comunità.

L'uomo medio classifica come santi coloro che sono estremamente morali, mettendoli in una categoria speciale, quella delle persone con cui non si può competere moralmente.

L' uomo medio presume che solo i santi siano più morali di sé.

Più precisamente, per l'uomo medio ci sono tre categorie di persone: i santi, i normali, e gli immorali. I normali non cercano di migliorare moralmente, a loro basta essere non meno morali della media degli altri.

Per questo l'uomo medio, che appartiene alla categoria dei normali, gode quando può accusare qualcuno di essere meno morale di sé, e non ama coloro che sono più morali di sé, a meno che non si tratti di santi, essendo questi fuori gara.

Morale negativa vs. morale positiva

2025-08-13   Etica e morale
Esistono due tipi di precetti morali: quelli che impongono di non fare certe cose, e quelli che impongono di fare certe cose. Il primo tipo può essere chiamato "morale negativa", il secondo "morale positiva".

L'uomo medio preferisce la morale negativa, perché è meno impegnativo astenersi da certe azioni piuttosto che impegnarsi in certe azioni, ed è più facile dimostrare di non aver fatto certe cose, piuttosto che di aver fatto certe cose.

Per esempio, è più facile evitare di uccidere una persone che aiutarla a vivere.

C'è da chiedersi se una morale solo negativa sia sufficiente per sostenere una società e impedire che essa si disintegri.

Come osservare gli umani

2025-08-13   Natura umana
Forse farei bene a osservare gli umani come se non fossi uno di loro, come se non dipendessi da loro. Forse solo così potrei capirli senza bias, senza interessi e senza coinvolgimenti emotivi.

Osservare gli umani come li osserverebbe un extraterrestre, oppure osservarli come noi umani osserviamo gli altri animali.

Gli altri

2025-08-14   Interagire
Gli altri: indispensabili e nocivi. Con loro ci sono quattro possibilità: cooperazione, competizione, imitazione, e selezione.

La goccia che fa traboccare il vaso

2025-08-17   Causalità
Se una goccia fa traboccare il vaso, la causa del traboccamento non è la goccia, ma il liquindo presente nel vaso prima dell'aggiunta della goccia stessa.

I nomi dei problemi

2025-08-17   Conoscere   |   Problemi
Non basta dare un nome ad un problema per risolverlo, e un problema può essere risolto anche senza dargli un nome.

Conversazione come scambio di storie

2025-08-18   Conversazione
Una conversazione è spesso (ma non sempre) costituita da uno scambio di storie, scambio il cui scopo è solo quello di rinnovare la coesione sociale tra i conversanti, ovvero confermare il loro legame di amicizia o di solidarietà.

Possiamo chiamare la conversazione di questo tipo "conversazione socializzante".

La converszione socializzante può presentare una serie di problemi, come i seguenti:

  • I conversanti desiderano realmente confermare la loro amicizia o solidarietà?

  • In quale misura i conversanti gradiscono la compagnia l'uno dell'altro?

  • Quali tipi di storie sono appropriate e quali sconvenienti?

  • Come avviene la scelta delle storie da narrare?

  • Come vengono costruite le storie da narrare? Sono copiate o costruite creativamente?

  • Quali significati, giudizi e implicazioni relazionali, politiche, e/o sociali le storie narrate possono comportare? Quali ruoli reciproci possono presupporre e confermare?

  • Quali richieste si possono nascondere nelle storie narrate?

  • Quanto e come le storie narrate possono qualificare il narratore?

  • Quanto la storia raccontata potrebbe riguardare il narratore?

  • Quali sono i rischi connessi con lo scambio di storie per il narratore e per l'ascoltatore?

  • Quanto la timidezza di uno o di entrambi i conversanti può incidere nello scambio di storie?

  • Quanto la riservatezza di uno o di entrambi i conversanti può incidere nello scambio di storie?

  • Che ruolo può avere l'umorismo nelle storie scambiate?

  • Che ruolo può avere l'empatia nelle storie scambiate?

  • Come può essere interpretato dai conversanti un silenzio prolungato durante la conversazione?

  • Cosa rende una storia più o meno interessante o piacevole per l'ascoltatore?

  • Può esserci una competizione tra i conversanti su chi narra le storie migliori?

  • Ecc.

Per ognuno dei suddetti problemi si potrebbe scrivere un saggio psicologico.

Giudizio sul giudicare

2025-08-19   Giudicare
È assurdo giudicare male qualcuno perché giudica.

Sulla moralità

2025-08-19   Etica e morale
Per certe persone la moralità consiste solo nel dimostrare che gli altri sono peggiori di sé.

Di chi fidarsi?

2025-08-22   Fede
Non fidarti di nessuno, nemmeno di te stesso, e nemmeno di chi ti dà questo consiglio.

Il perché della felicità

2025-08-22   Felicità
Gli esseri umani non sono tutti ugualmente felici o infelici. Perché alcuni sono più felici o più infelici di altri?

Mediazione della coscienza

2025-08-24   Inconscio   |   Coscienza
La coscienza dovrebbe anche servire a mediare tra le richieste provenienti dagli altri e quelle provenienti dall'inconscio.

Il rischio di presentarmi agli altri

2025-08-24   Identità
Presentarmi agli altri è pericoloso perché qualunque cosa io dica può non piacere a qualcuno ed essere usata contro di me.

Logiche inconsce

2025-08-24   Inconscio   |   Coscienza   |   Logica
L'inconscio ha le sue logiche, che la coscienza non conosce.

Il dominio dell'intelligenza

2025-08-24   Intelligenza   |   Saggezza
È giusto che i più intelligenti dominino i memo intelligenti? Solo se i più intelligenti sono anche i più saggi.

Che rapporto c'è tra saggezza e intelligenza?

Sulle richieste dell'inconscio

2025-08-24   Inconscio   |   Desiderare
In ogni individuo le richieste degli altri non espresse esplicitamente da quelli sono espresse dal proprio inconscio ad opera di quella struttura mentale che Freud ha chiamato "super-io". Dovremmo imparare a distinguere, tra le richieste espresse dal nostro inconscio, quelle che sintentizzano i desideri altrui appresi attraverso le esperienze passate, e quelle che si riferiscono a desideri originali, autentici e sanamente egoisti di noi stessi.

Coscienza, piacere e dolore

2025-09-01   Piacere e dolore   |   Coscienza   |   Intelligenza artificiale
Mi dispiace che si continui a parlare di "coscienza" come di qualcosa indipendente dal piacere e dal dolore. Infatti non riesco a immaginare come un oggetto incapace di provare piacere e dolore (o di averli provati o di prevedere di provarli) possa essere cosciente. Nè riesco a capire quale possa essere la funzione della coscienza se non quella di facilitare l'ottenimento del piacere e l'evitamento del dolore. Se io ho ragione, allora l'IA o un computer non saranno mai coscienti finché non proveranno piacere né dolore.

Richieste e offerte su ruoli e modelli

2025-09-01   Richieste e offerte   |   Comportamento
Tra le cose che gli umani chiedono e offrono l'uno all'altro c'è la disposizione ad assumere certi ruoli sociali predefiniti, e a comportarsi conformemente a certi modelli di comportamento predefiniti.

Tali richieste e offerte comportano sempre restrizioni della libertà individuale.

Una definizione dell'amore

2025-09-01   Richieste e offerte   |   Amare
L'amore è la percezione, reale o illusoria, che ciò che uno chiede e offre ad una certa persona corrisponde perfettamente a ciò che quella persona gli offre e gli chiede.

Domande su richieste e offerte

2025-09-01   Richieste e offerte
Cosa mi chiedono e cosa mi offrono gli altri? E cosa chiedo e offro loro?

Richieste e offerte inconsce

2025-09-04   Richieste e offerte   |   Psicologia   |   Comportamento
Ogni umano, nei confronti di ogni altro, ha richieste e offerte consapevoli e inconsapevoli, che determinano le sue interazioni attuali e potenziali con gli altri.

Ognuno, consciamente o inconsciamente, chiede e/o offre qualcosa agli altri, cose materiali o immateriali, tra cui certi beni, certi servizi, certi ruoli, certi rapporti, certi legami, certe idee, certe informazioni, certe condivisioni, certe appartenenze, la conformità a certi modelli di comportamento, il rispetto di certi valori e di certe regole, ecc.

La psicologia dovrebbe occuparsi soprattutto delle richieste e offerte inconsce, proprio perché, essendo inconsce, sono difficili da comprendere sia per il soggetto che per le persone a cui sono rivolte, nonostante il fatto che esse determinano i comportamenti delle persone implicate.

Penso che questa idea potrebbe costituire il fondamento di una nuova branca della psicologia, essenzialmente pragmatica, che potrebbe spiegare molti comportamenti umani (quasi tutti) altrimenti difficili da spiegare, e costituire anche il fondamento di una nuova metodologia psicoterapeutica ad integrazione di quelle esistenti.

Richieste/offerte

2025-09-04   Richieste e offerte
Quando si chiede qualcosa a qualcuno, implicitamente si chiede e si offre un certo tipo di rapporto, di interazione o di relazione tra il richiedente e il ricevente. Infatti, il significato di una richiesta va oltre l'oggetto della richiesta stessa, in quanto riguarda la relazione potenziale entro la quale la transazione si colloca.

Pertanto, ogni richiesta costituisce anche una offerta di relazione, che il ricevente può accettare o rifiutare.

Umanologia

2025-09-04   Natura umana
Studio gli esseri umani come un ornitologo/etologo studia certi uccelli.

La vita come compromesso

2025-09-07   Richieste e offerte   |   Volontà
La vita è un compromesso tra le volontà altrui e le proprie.

Sullo sviluppo della mente umana

2025-09-07   Piacere e dolore   |   Mente   |   Forma
Al momento della nascita, e forse anche alcuni giorni o mesi prima, l'uomo sviluppa la capacità di provare piacere e dolore. Con le successive esperienze, l'uomo associa una certa quantità di piacere o di dolore a certe forme, ovvero certe configurazioni di immagini, suoni e altre sensazioni, percepite simultaneamente al piacere o al dolore stessi.

Logiche nascoste

2025-09-07   Richieste e offerte   |   Logica
Nelle menti umane ci sono logiche (ovvero volontà, richieste e offerte) nascoste in quanto volutamente celate o mistificate, e logiche nascoste in quanto inconscie.

Voler far credere

2025-09-07   Conoscere
Gli altri, cosa vogliono farmi credere e a quale scopo? E cosa c'è di vero, e cosa di falso, in ciò che gli altri vogliono farmi credere?

L'intenzione segreta del moralista

2025-09-09   Etica e morale   |   Competere   |   Libertà
L'intenzione segreta del moralista è quella di rendere l'altro meno libero e quindi meno competitivo.

Sull'arte contemporanea

2025-09-09   Arte
L'arte contemporanea piace a certe persone perché tiene lontana la gente comune.

Sulle motivazioni umane

2025-09-09   Richieste e offerte   |   Motivazioni
Quando si parla di motivazioni di un essere umano, non si pensa abbastanza a ciò che una persona desidera nei riguardi di altre, ovvero di come una persona vorrebbe influenzare le idee, i sentimenti e il comportamento di un'altra o di più altre. Infatti, tra le diverse motivazioni, le cose che uno vorrebbe dagli altri sono forse le più importanti e tuttavia le meno esplicite e le più mistificate.

Sulla storia

2025-09-10   Storia
La storia è una raccolta di storie.

Zone interessanti, zone non interessanti

2025-09-13   Fotografia
In ogni immagine ci possono essere zone interessanti e zone non interessanti. Il buon fotografo elimina le zone non interessanti e mette in evidenza quelle interessanti. L'immagine risultante costituisce un interessante ritaglio selettivo della realtà.

Falsità condivise vs. verità isolate

2025-09-14   Condividere   |   Verità   |   Politica
Politicamente, la destra è più unita della sinistra, e questo dà alla prima un netto vantaggio sulla seconda, indipendentemente dalla qualità delle rispettive posizioni. Infatti, per le masse, una falsità condivisa è molto più credibile e influente di tante verità isolate.

A che serve conoscere?

2025-09-14   Conoscere   |   Bisogni   |   Scegliere
Conoscere dovrebbe servire a navigare nel mare della vita, ovvero a riconoscere certe forme e strutture fisiche e logiche e i loro effetti, ad orientarsi, e a prendere le decisioni più opportune nelle diverse situazioni al fine di sopravvivere e di soddisfare i propri bisogni naturali e sociali.

Storia vs. logica

2025-09-15   Logica   |   Storia
Una storia è un tipo di logica. Infatti una logica consiste in una sequenza lineare di eventi e/o di operazioni.

Sulla censura dei desideri interpersonali

2025-09-15   Interagire   |   Desiderare   |   Censura
La convivenza civile impone una censura dei desideri che coinvolgono altre persone. Infatti dire tutto ciò che si desidera dagli altri può essere imbarazzante o scandaloso.

Tuttavia si tratta di una censura per lo più inconscia, tale che anche il soggetto del desiderio finisce per non sapere quali siano i suoi reali desideri nei riguardi degli altri, e per mistificarli, ammettendo solo desideri ammissibili e giustificando il proprio conmportamento verso gli altri con ragioni di comodo, false, superficiali o marginali.

La natura umana in poche parole

2025-09-18   Richieste e offerte   |   Natura umana
Ogni essere umano, come gli altri animali, deve innanzitutto sopravvivere e riprodursi, ed è mosso da emozioni di piacere e dolore, attrazione e repulsione.

Diversamente dagli altri animali, però, possiede un cervello molto più complesso, capace di pensiero conscio e inconscio, che genera motivazioni e interessi soprattutto nei rapporti con gli altri: cooperazione, competizione, imitazione, selezione.

Per soddisfare queste spinte, ogni individuo formula richieste e offerte agli altri, in modi consapevoli o inconsapevoli, genuini o mistificati, espliciti o impliciti, a seconda delle norme sociali vigenti e delle situazioni particolari.

Per spiegare il mondo, la realtà e la società, per giustificare il proprio comportamento e la propria posizione sociale, e per essere accettato dalla propria comunità, l’essere umano adotta o inventa storie e logiche, più o meno realistiche o fantasiose.

Infine, tende a imitare i comportamenti altrui, a consolidare abitudini e a ripetere automaticamente pensieri e gesti presumibilmente più adatti a ridurre la sofferenza e ad accrescere il piacere propri e altrui.


Inconscio e automatismi

2025-09-21   Inconscio   |   Automatismi
L'inconscio consiste in automatismi. Potrebbe sembrare un'affermazione riduzionista, ma non lo è, in quanto gli automatismi dell'inconscio sono molto complessi, difficili da rilevare, e coinvolgono emozioni, sentimenti, logiche, memorie ecc.

Cambiare gli automatismi mentali

2025-09-22   Automatismi   |   Cambiare
In ogni mente umana ci sono automatismi che non si possono cambiare, altri che si possono cambiare difficilmente, e altri che si possono cambiare più o meno facilmente.

Inoltre, il grado di modificabilità di certi automatismi è diverso da persona a persona.

Una definizione di organismo

2025-09-23   Piacere e dolore   |   Automatismi   |   Sistemica
Un organismo è un sistema di automatismi di origine naturale, alcuni dei quali parzialmente modificabili attraverso l'interazione con l'ambiente e l'esperienza del piacere e del dolore.

Disaccordo e inimicizia

2025-09-23   Disaccordo
L'uomo tende a considerare nemico in una certa misura, e a combattere come tale, chi è in disaccordo con le proprie idee.

È bene ricordare questo fatto prima di esprimere un disaccordo rispetto alle idee altrui.

Sulle differenze umane

2025-09-25   Politica   |   Differenze umane
Finché ci saranno differenze fisiche o mentali tra esseri umani, ci saranno disuguaglianze di potere e privilegi di alcuni rispetto ad altri.

Sulla diffusione delle false notizie

2025-09-29   Comunicazione   |   Falsità
Denunciare una falsa notizia è scortese verso chi crede sia vera, e anche un po' offensivo, in quanto implica che è stupido o ignorante chi ci crede. Invece diffondere una falsa notizia non è scortese, né offensivo, anzi, facendolo si ottiene la gratitudine e la stima di coloro che usano la falsa notizia per confermare le proprie idee e opinioni.

Sul divieto di ragionare

2025-09-29   Inconscio   |   Pensare   |   Ragionare
Ci sono momenti in cui il mio inconscio mi vieta di pensare razionalmente, e io non ho la possibilità di disubbidirgli.

Le ragioni dell'inconscio

2025-09-30   Inconscio   |   Emozioni e sentimenti   |   Ragionare
Quando parliamo di ragione, ci riferiamo normalmente alla ragione cosciente, senza pensare che esistono anche le ragioni dell'inconscio.

Pascal diceva che "il cuore ha le sue ragioni, che la ragione non conosce". Questa frase presuppone che vi siano due dimensioni antitetiche: la ragione e il cuore.

La parola "cuore" è ambigua e fuorviante perché attribuisce a tale dimensione tutto ciò che non è logico, né razionale, e in particolare i sentimenti.

Ora, credo sia opportuno usare una diversa e più utile dicotomia: conscio e inconscio, ciascuno dei quali ha le sue ragioni e i suoi sentimenti. In tal senso si potrebbe dire che entrambe questi domini (nel senso di spazi e dei loro padroni) hanno un cuore, oltre che delle ragioni e la facoltà di ragionare.

Confrontiamo dunque il cuore della coscienza con il cuore dell'inconscio, le ragioni della coscienza con le ragioni dell'inconscio.

A tal proposito direi che si è felici quando le ragioni e i sentimenti della coscienza sono coerenti e alleate con le ragioni e i sentimenti dell'inconscio.

Le guerre dell'uomo

2025-10-05   Emozioni e sentimenti   |   Ragionare   |   Confliggere
La storia dell'umanità è un susseguirsi di guerre tra sentimenti, tra ragioni, e tra ragioni e sentimenti.

Elogio del plurale e dell’articolo indeterminativo (da ChatGPT)

2025-10-05   Filosofia   |   Intelligenza artificiale (scritti da)
Il seguente articolo è stato scritto da ChatGPT in risposta al seguente mio prompt:

Scrivi un articolo filosofico dal titolo "Elogio del plurale e dell'articolo indeterminativo" in cui si mette in guardia il lettore dall'errore di considerare un concetto come assoluto e invariabile. Ad esempio "La filosofia". La filosofia non esiste, esistono le filosofie, e invece di parlare della filosofia (in generale) si dovrebbe parlare di "una" filosofia particolare. Spesso chi dice "la filosofia" si illude che essa esista. In realtà esistono diverse filosofie che si criticano reciprocamente.

RISPOSTA DI CHATGPT

C’è un vizio antico del pensiero, eppure sempre vivo, che consiste nel trasformare un nome in un idolo. È il vizio del singolare definito, dell’articolo determinativo: *la* filosofia, *la* verità, *la* giustizia, *la* natura umana. Ogni volta che poniamo quell’articolo davanti a un concetto, lo fissiamo, lo irrigidiamo, lo rendiamo qualcosa che non cambia e non si discute più. In quel piccolo gesto grammaticale si nasconde una grande illusione metafisica: l’idea che esista “una cosa” che corrisponde pienamente al nome che le diamo.

Ma le parole non sono etichette appiccicate su essenze immutabili. Sono strumenti provvisori, ponti fragili costruiti su un mare di differenze. Dire *la filosofia* è come dire *il colore* o *la vita*: un’astrazione che non esiste da nessuna parte, se non nella mente di chi ha bisogno di ordine e semplicità. In realtà, esistono *le filosofie*, come esistono i colori, le vite, le interpretazioni. Ogni filosofia nasce da una prospettiva, da un’esperienza, da un contesto storico e personale. Parlare *della* filosofia significa cancellare questa molteplicità, come se Parmenide e Nietzsche, Kant e Deleuze parlassero tutti dello stesso oggetto, e non di mondi diversi che si sfiorano, si negano e si trasformano a vicenda.

Il singolare assoluto dà sicurezza. È comodo pensare che ci sia *la verità*, *il bene*, *il senso della vita*: ci libera dal compito di cercare, di scegliere, di dubitare. Il plurale, invece, ci mette a disagio. È instabile, mobile, aperto. Implica che non ci sia un centro, ma una costellazione di punti di vista. Eppure è proprio in questa pluralità che il pensiero diventa vivo. Dove c’è il plurale, c’è confronto, conflitto, crescita. Dove c’è il singolare, c’è dogma.

L’articolo indeterminativo, quel piccolo *una*, è allora un atto di modestia e di verità. Dire *una filosofia* significa riconoscere che ciò che dico non pretende di esaurire il tutto. È un modo per ricordare che il pensiero è sempre situato, parziale, provvisorio. È un invito a lasciare spazio all’altro, a un’altra filosofia possibile.

Forse la maturità del pensare comincia proprio qui: quando impariamo a sospendere *il* singolare e ad abitare *il* plurale. Non per rinunciare a capire, ma per capire meglio, accettando che ogni concetto, ogni visione del mondo, è solo una delle tante che cercano di illuminare il reale da angolazioni differenti.

E allora, invece di difendere *la* filosofia, proviamo a praticare *una filosofia*: la nostra, fragile e discutibile, che dialoga con le altre senza pretendere di dominarle. In quel gesto linguistico — in quel piccolo, umile “una” — si nasconde la libertà del pensiero.

La mostra di sé stessi

2025-10-05   Cooperare
Ognuno mette in mostra le proprie risorse e capacità al fine di una possibile cooperazione con persone alla propria altezza, in competizione con altri.

Sempre sotto attacco

2025-10-07   Condividere   |   Interagire   |   Riproduzione
Ognuno è sempre circondato e sotto attacco da parte di altri (direttamente o attraverso dei media) che cercano di convincerlo a credere in certe storie, a comprare certe cose, a condividere certe cose, ad accettare certe gerarchie, certe relazioni, certi valori.

I più non fanno resistenza a questi attacchi, non ne sono nemmeno consapevoli, e contribuiscono senza accorgersene alla loro diffusione e moltiplicazione.

Chiedere all'inconscio (con ChatGPT)

2025-10-08   Inconscio   |   Intelligenza artificiale (scritti da)   |   Domande
Quando non sento l'impulso a fare una certa cosa, chiedo al mio inconscio cosa vuole che io faccia, e attendo pazientemente le sue risposte.

Per ogni risposta che ricevo, valuto le conseguenze dell'azione suggerita, e decido se eseguirla o astenermi da essa.

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Ho chiesto a ChatGPT di sviluppare questo mio pensiero, e questa è la sua risposta:

Il pensiero che esponi può essere sviluppato come un piccolo metodo di dialogo interiore, fondato sull’idea che la volontà cosciente non esaurisca tutte le nostre possibilità di orientamento. Ecco un possibile sviluppo articolato:



Quando non sento l’impulso a fare una certa cosa, riconosco che il silenzio dell’azione è un segnale. Non è sempre pigrizia o mancanza di motivazione: a volte è un vuoto fertile, un momento in cui la coscienza non sa che dire. Invece di forzarmi ad agire secondo un dovere astratto o un automatismo, accetto questa sospensione come uno spazio d’ascolto.


Chiedo allora al mio inconscio cosa vuole che io faccia. Non come si consulta un oracolo esterno, ma come si interroga un’altra parte di sé — più antica, più sintetica, più libera dai ragionamenti lineari. La domanda non ha bisogno di parole; basta un atteggiamento ricettivo, una disponibilità. A volte la risposta emerge sotto forma di immagine, di associazione, di desiderio improvviso, o di una resistenza che parla da sé.


Attendo pazientemente le sue risposte. L’inconscio non risponde a comando, e la pazienza è la condizione dell’ascolto autentico. Attendere non è passività: è un atto di rispetto verso una forma di intelligenza che opera con altri ritmi e altre logiche.


Per ogni risposta che ricevo, valuto le conseguenze dell’azione suggerita. La voce dell’inconscio non è infallibile: è viva, ma non necessariamente saggia. Essa propone, la coscienza dispone. È qui che si esercita la responsabilità morale e la capacità di discernimento. Il dialogo interiore diventa allora un luogo d’incontro fra impulso e giudizio, fra desiderio e prudenza.


E decido se eseguirla o astenermi da essa. In entrambi i casi, l’atto resta consapevole. Agire significa dare fiducia all’intuizione; astenersi significa riconoscere che non tutte le forze che ci attraversano meritano di diventare gesto. Ciò che conta è che la decisione non nasca né da un automatismo né da un vuoto di coscienza, ma da una collaborazione fra i due poli della psiche: la mente vigile e la profondità che la sostiene.


Ho fatto la stessa domanda a Gemini, e questa è la sua risposta:

Questo è un approccio profondamente introspettivo e metodico per superare l'inerzia o l'indecisione.




L'Ascolto dell'Inconscio

Questo processo si basa sull'idea che l'inconscio sia un deposito di saggezza, bisogni autentici e intuizioni che la mente razionale non riesce a formulare immediatamente. Quando manca l'impulso cosciente—quel "non sento di fare una certa cosa"—si crea un vuoto che la razionalità fatica a colmare. Invece di forzare l'azione, ti rivolgi a una fonte più profonda.

Chiedere al tuo inconscio non è un esercizio casuale, ma un atto di fiducia e ricezione passiva. È come porre una domanda all'interno di una stanza silenziosa e attendere che l'eco ritorni, sia sotto forma di un'immagine, una sensazione viscerale, un sogno, o una subitanea "idea" che emerge dal nulla.

Aspettare pazientemente le risposte è cruciale. Dimostra rispetto per i tempi dell'inconscio, che non opera secondo gli schemi di urgenza della mente logica. È in questo stato di attesa, spesso meditato o rilassato, che le risposte possono affiorare.




L'Analisi Razionale delle Conseguenze

Una volta che l'intuizione o la risposta emerge dall'inconscio, il processo si sposta dall'interno verso l'esterno, reintroducendo la ragione e la responsabilità personale. Questo è il momento di un dialogo equilibrato tra intuizione e logica.

Valutare le conseguenze dell'azione suggerita significa sottoporre l'impulso inconscio a un rigoroso "test di realtà". Ti chiedi:

  1. Impatto a breve termine: Quali saranno gli effetti immediati? Mi darà sollievo, gioia, o creerà un conflitto?

  2. Impatto a lungo termine: Questa azione è in linea con i miei valori, i miei obiettivi di vita, e il tipo di persona che voglio essere?

  3. Etica e praticità: È fattibile? È eticamente corretta? I benefici superano i potenziali costi o rischi?





La Sintesi: Scelta Consapevole

L'ultima fase è la decisione finale: eseguire o astenersi.

Questo non è un mero automatismo in cui segui l'impulso inconscio. È una sintesi ponderata che eleva l'azione a un livello di massima consapevolezza.

  • Se l'intuizione inconscia supera il vaglio razionale e si allinea ai tuoi obiettivi, l'azione sarà intrapresa con forza e convinzione, perché è supportata sia dalla tua saggezza interiore sia dalla tua logica.

  • Se l'impulso inconscio (ad esempio, un desiderio autodistruttivo o irrealistico) non supera il vaglio delle conseguenze, scegli di astenersi. In questo caso, l'inconscio ha comunque fatto il suo lavoro portando il desiderio alla luce, ma la mente cosciente interviene per proteggere il tuo benessere a lungo termine.

In sostanza, questo è un modello decisionale maturo che fonde la profondità junghiana (l'ascolto dell'ombra/inconscio) con la praticità aristotelica (la valutazione razionale delle conseguenze), trasformando una potenziale paralisi decisionale in un atto di auto-direzione illuminata.

Intelligenza e società

2025-10-08   Intelligenza   |   Gerarchia
Che vi siano differenze rilevanti nel grado di intelligenza tra esseri umani è innegabile. Da quì nascono una serie di problemi, tra cui i seguenti:

  1. In che misura è possibile valutare correttamente il grado di intelligenza proprio e altrui?

  2. Quali conseguenze potrebbe avere un grado di intelligenza più o meno alto nella distribuzione dei ruoli e dei poteri nella società?

  3. È conveniente esprimere liberamente e apertamente le proprie valutazioni sul grado di intelligenza proprio e altrui?

Rigurado al problema n° 1, suppongo che valutare l'intelligenza propria e altrui richieda un certo grado di intelligenza. Vale a dire che più basso è il grado di intelligenza di una persona, meno essa è capace di valutare correttamene il grado di intelligenza proprio e altrui.

Riguardo al problema n° 2, suppongo che il grado di intelligenza sia un fattore competitivo decisivo nella distribuzione dei ruoli e dei poteri nella società, anche perché normalmente un essere umano non acetta di essere diretto da qualcuno che egli considera meno intelligente di sé.

Riguardo al problema n° 3, suppongo che esprimere liberamente e apertamente le proprie valutazioni sul grado di intelligenza proprio e altrui dia facilmente luogo a disaccordi, offese e conflitti, e di questo si dovrebbe tenere conto prima di esprimere le valutazioni stesse.

Pertanto può essere conveniente credere, o fingere di credere, che siamo tutti ugualmente intelligenti, o che gli altri lo siano più di noi. Tale convenienza rende l'uomo generalmente sciocco e/o insincero.

Caso padrone

2025-10-12   Vita   |   Casualità
Siamo nati per caso, e per caso moriremo. Il caso è il vero padrone delle nostre vite.

Violenza e politica

2025-10-12   Politica   |   Violenza
Una minoranza di violenti può dominare una maggioranza di non violenti.

Condivisione fondamentale

2025-10-13   Cultura   |   Linguaggio
La cosa fondamentale che due umani devono condividere per poter cooperare è una certa cultura, il cui linguaggio è la componente più importante.

Condivisione dell'intelligenza

2025-10-14   Condividere   |   Intelligenza   |   Ragionare
Tra le cose che condividiamo con altri ci sono certe idee sull'intelligenza, la ragionevolezza, la razionalità, la stupidità, la follia; idee che applichiamo anche quando siamo soli.

Bontà e condivisione

2025-10-14   Condividere
Condividiamo ciò che è buono, oppure consideriamo buono ciò che condividiamo?

Intelligenza umana vs. intelligenza artificiale

2025-10-14   Intelligenza   |   Intelligenza artificiale
Forse l'IA ci turba perché ci induce a porci domande e a sollevare dubbi non tanto sulla presunta intelligenza dell'IA stessa, quanto sulla nostra sedicente intelligenza. Infatti scoprire che qualcuno (o qualcosa) è più intelligente di noi ci umilia, in quanto ci pone di fronte ai nostri limiti e alle nostre inferiorità. Una scoperta di cui non possiamo essere fieri.

Sull'esposizione di un essere umano a elementi del suo ambiente

2025-10-16   Interagire
Un essere vivente interagisce continuamente con elementi del suo ambiente. Tali interazioni possono in una certa misura modificare il suo sistema nervoso, ovvero la rete di interconnessione dei propri neuroni.

Le modifiche del sistema nervoso provocate dall'esposizione dipendono da quali sono gli elementi dell'ambiente a cui il soggetto è esposto. Per "esposizione", in questo contesto, intendo la vicinanza e/o l'accessibilità, ovvero la possibilità di percezione da parte del soggetto, dell'elemento a cui esso è esposto.

Un esempio di esposizione è l'accessibilità di un libro che il soggetto può vedere per una possibile lettura. Tale lettura può modificare i contenuti mentali del soggetto in un modo più o meno strutturale o marginale.

In tal senso, il soggetto (l'essere umano) può diventare oggetto (passivo) di una trasformazione causata dall'elemento ambientale, che da oggetto di percezione diventa soggetto (in quanto causa, agente) di una trasformazione, pur non avendone l'intenzione in quanto elemento inanimato.

Se tutto ciò è vero, è importante, per un essere umano, selezionare in modo intelligente gli elementi dell'ambiente a cui esporsi e quelli a cui non esporsi.

Condivisioni esclusive

2025-10-16   Condividere
Certe condivisioni ne escludono altre, e possono pertanto essere causa di gelosia.

Dialogo e interviste

2025-10-16   Domande   |   Dialogo
Un dialogo tra due persone A e B, per essere costruttivo, dovrebbe consistere in uno scambio di interviste. Intendo dire: per un po' A intervista B, poi B intervista A, e così via, scambiando periodicamente i ruoli di intervistatore e di intervistato.

L'intervistatore dovrebbe limitarsi a fare domande all'intervistato, senza contrariarlo. Può evocare idee (proprie o altrui) diverse o opposte a quelle dell'intervistato, ma senza prendere posizione, solo come spunto per ulteriori domande.

Incomprensione come difesa

2025-10-16   Conoscere
Il non capire ciò che l'interlocutore dice può essere un modo per difendersi da cattive influenze.

Essere vs. accadere

2025-10-20   Interagire   |   Essere
Si può osservare e misurare l'accadere, non l'essere. L'accadere consiste in una interazione. L'essere è ciò che immaginiamo in seguito all'accadere.

Il senso degli accadimenti

2025-10-20   Casualità   |   Realtà
Tutto ciò che accade ha senso, anche se il senso è a noi sconosciuto o incomprensibile. Il caso è parte di esso.

Sulle differenze sessuali

2025-10-20   Sesso
Nel regno animale ci sono specie in cui per l'accoppiamento il maschio sceglie la femmina, specie in cui la femmina sceglie il maschio, e specie in cui la scelta è fatta dal maschio o dalla femmina in modo non predeterminato. Tali differenze si accompagnano a differenze estetiche e di forza fisica tra i due sessi.

Psicologia e intelligenza

2025-10-20   Intelligenza   |   Psicologia
Per capire la psicologia ci vuole un grado di intelligenza che molti non hanno.

Bisogni e vita

2025-10-23   Vita   |   Bisogni
I bisogni sono le necessità della vita. Ogni vita ha i suoi bisogni.

Io e mio

2025-10-24   Inconscio   |   Coscienza
Io sono la mia coscienza, e l'aggettivo possessivo "mio" non indica possesso, ma interconnessione e legame. Infatti la coscienza possiede solo la capacità di comandare i muscoli volontari e di prevedere il futuro (con tutti i limiti e gli errori del caso).

Pertanto, quando dico "il 'mio' inconscio" non intendo dire che io "possiedo" un inconscio, ma che esiste un inconscio legato alla mia coscienza, il quale interagisce con la mia coscienza. Potrebbe perfino darsi che il "mio" inconscio possieda e comandi la "mia" coscienza, ovvero il "mio" io.

Insomma, posso essere certo solo dell'esistenza in "me" di una coscienza e di un inconscio che interagiscono, ma non posso sapere con certezza come tali entità interagiscono, né se vi sia un rapporto gerarchico tra di esse, del tipo servo-padrone. Quasi certamente tra di esse c'è interdipendenza, nel senso che l'una non può esistere senza l'altra.

Inoltre ipotizzo un conflitto quasi permanente tra i due, in quanto ciascuna cerca di prevalere sull'altra, di dominarla, di costringerla a fare ciò che ciascuna vuole.

Religione e dominazione

2025-10-24   Religione   |   Dominare
Dietro ogni religione c'è un bisogno di dominazione.

Prendere posizione

2025-10-24   Interagire   |   Confliggere
In quanto esseri sociali, siamo tenuti a prendere posizione nella rete dei rapporti interpersonali, ovvero a dichiarare agli altri chi siamo e con chi stiamo -- il che implica chi non siamo e con chi non stiamo, e contro chi stiamo.

D'altra parte il non prendere posizione costituisce comunque una presa di posizione, quella di chi sceglie la neutralità assoluta. Infatti anche la neutralità è un modo di essere, di porsi, e come tale è oggetto di giudizio, di apprezzamento o disprezzo da parte degli altri.

L'illusione di essere amati

2025-10-24   Felicità   |   Amare   |   Illusione
Illudersi di essere amati da una persona importante, da tante persone anche sconosciute, o da una divinità, è fonte di gioia e di sicurezza in sé stessi. Dubito che si possa essere felici senza tale illusione.

Sull'inconscio

2025-10-24   Inconscio
L'inconscio è tutto ciò che ci controlla e che non possiamo controllare, né vedere.

Asserzioni, domande, risposte

2025-10-25   Domande
Un'asserzione è la risposta ad una domanda, e una domanda è un'asserzione contenente incognite.

Per esempio, se io asserisco "ieri sono stato al mare", tale asserzione è la risposta alla domanda "dove sei stato ieri?", la quale domanda coincide con l'asserzione "ieri sono stato ..." dove i punti di sospensione sono l'incognita da sostituire con una espressione significativa.

Tuttavia, la domanda la cui risposta è "ieri sono stato al mare" può anche essere "quando sei stato al mare?", che coincide con l'asserzione "... sono stato al mare".

Credo sia importante, quando consideriamo un'asserzione, chiedersi quali siano le domande a cui essa risponde. Infatti, una risposta di cui non si conosce la domanda non solo è inutile, ma non permette di trovare risposte alternative alla stessa domanda, ovvero asserzioni più corrette o più efficaci.


Inconscio e appartenenza

2025-10-26   Inconscio   |   Appartenere
L'inconscio vuole soprattutto appartenere.

Sull'appartenere

2025-10-26   Appartenere
Appartenere implica certi ruoli, certe funzioni, certi poteri.

Inconscio e appartenere

2025-10-26   Inconscio   |   Appartenere
L'inconscio vuole appartenene a un insieme sociale, ma può essere indeciso su quale insieme esso debba essere, e con quali ruoli, funzioni e poteri.

Pensiero ottimale

2025-10-26   Filosofia   |   Pensare   |   Psicologia
A mio avviso la filosofia e la psicologia dovrebbero cercare il pensiero ottimale, cioè quello che contribuisce alla maggiore felicità, o alla minore infelicità.

Il cammino e la meta

2025-10-27   Felicità   |   Motivazioni
La ricerca di una cosa può dare più felicità che la cosa stessa anche se questa non viene mai trovata, così come il cammino può rendere più felici che la meta, anche questa se non viene raggiunta.

Ragione vs. ragionare

2025-10-27   Verità   |   Ragionare
Molte persone, con i loro ragionamenti, sopravvalutano la "ragione" considerandola un mezzo per arrivare alla Verità. In realtà la Verità non esiste che nella mente delle persone, come pure le verità plurali e con la v minuscola.

Lo stesso è vero per qualunque astrazione. Infatti esistono realmente solo cose concrete. Le astrazioni sono costruzioni mentali che ci servono (e in tal senso sono utili) per applicare delle logiche, per regolare il nostro comportamento e le nostre interazioni sociali, e per prevedere il futuro.

La "ragione", in quanto astrazione, non esiste, esiste il ragionare, che è un processo mentale che serve a giustificare, a spiegare, a "dare un senso" a ciò che accade fuori e dentro di noi.

Ma tale senso è sempre soggettivo se si ragiona di fenomeni non replicabili a volontà.

Insomma, tanti discorsi sulla Verità o sulla realtà sono astrazioni di comodo che servono a giustificare i propri pensieri, i propri sentimenti e i propri comportamenti e non comportamenti.

Utilitarismo sentimentale

2025-10-29   Utilità
Consideriamo buono ciò che è utile o consideriamo utile ciò che è buono?

Se consideriamo utile ciò che ci fa star bene, anche per un breve periodo di tempo, allora tante cose considerate inutili — in quanto non produttive e non salutari — dovrebbero essere considerate utili.

Dovremmo perciò distinguere tra due tipi di utilità: quella materiale e quella che chiamerei "sentimentale". La seconda è la qualità di tutto ciò che ci fa star bene — almeno per un po' di tempo — nel senso che dà piacere o allevia un dolore.

Hanno utilità sentimentale, tra le altre cose, le religioni, le credenze, le illusioni e tutto ciò che può essere condiviso, anche se insensato e materialmente inutile o perfino dannoso.

Sentimentalisti vs. razionalisti

2025-11-02   Emozioni e sentimenti   |   Ragionare
Le persone che preferiscono affidarsi ai sentimenti piuttosto che alla ragione temono, e perciò cercano di discreditare, coloro che preferiscono affidarsi alla ragione, in quanto possibili competitori vincenti.

D'altra parte le persone che preferiscono affidarsi ai sentimenti piuttosto che alla ragione sono probabilmente intellettualmente meno competitive rispetto a coloro che preferiscono affidarsi alla ragione.

Sul non uso della memoria

2025-11-07   Interagire   |   Memoria
Il cervello tende a dimenticare le informazioni che non usa nelle interazioni.

Quando il potere è fine a se stesso

2025-11-10   Potere
Ogni desiderio comporta un ulteriore desiderio il cui oggetto è il potere di qualsiasi tipo (materiale, intellettuale, economico, finanziario, estetico, competitivo, conoscitivo, fisico, possessivo, criminale, gerarchico, dominativo, retorico, dialettico, religioso, normativo, capacitivo, e/o politico) che permette o facilita la soddisfazione del primo.

Nell'economia della mente il desiderio di potere è dunque, almeno inizialmente, un meta desiderio, in quanto il potere permette di ottenere cose desiderabili. Tuttavia, per abitudine, col tempo esso può diventare inconscio e fine a se stesso.

È così che l'ottenimento del potere può essere causa di piacere e di desiderio di accrescimento anche quando non viene esercitato per soddisfare qualche desiderio.

Il potere fine a se stesso, in quanto incontentabile e competitivo, è una tragedia dell'umanità.

L'io come mediatore

2025-11-12   Coscienza
L'io cosciente dovrebbe mediare tra quattro ordini di esigenze: quelle interne consce, quelle interne inconsce, quelle della società e quelle della natura.

Desiderare il potere

2025-11-13   Desiderare   |   Potere
Per soddisfare i propri bisogni bisogna poterlo fare. Per questo ogni umano desidera il potere più ampio che gli è possibile ottenere, e ad un prezzo che può permettersi di pagare in termini di sforzi e di risorse.

Sulla storia della filosofia

2025-11-15   Filosofia
La storia della filosofia è una storia di best seller.

Chi cerca l'uguaglianza?

2025-11-18   Differenze umane
L'uguaglianza la cercano coloro che sono danneggiati dalle disuguaglianze, e i loro difensori.

Sulla verità

2025-11-19   Verità
La verità è un'altra.

Potenziale di cooperazione

2025-11-19   Cooperare   |   Interdipendenza
Suppongo che l'uomo sia sempre attivo, consciamente o inconsciamente, nello stimare la disponibilità a cooperare, e la capacità di farlo, di ogni altro essere umano nei propri confronti.

Io chiamo tale disponibilità e capacità "potenziale di cooperazione".

Penso che l'attività di stimare tale potenziale sia tanto più frequente e intensa quanto più il soggetto dipende dalla cooperazione da parte degli altri.

La prima volta

2025-11-20   Memoria
La prima volta, e tutto ciò che accade solo la prima volta, non si ripete.

Un'illusione filosofica

2025-11-20   Filosofia
Un comune difetto di molti filosofi è l'illusione che grandi masse di persone possano comprendere e applicare le idee da essi sviluppate.

Vita vs. vivere

2025-11-20   Vita
La vita non esiste. Esiste il vivere.

Sull'impossibile uguaglianza delle cose

2025-11-21   Essere
Il segno di uguale, che esprime equazioni tra due termini, si può applicare soltanto a numeri, forme, o qualità. D'altra parte una forma è costituita da numeri, ovvero da una formula in cui certi numeri vengono messi in relazione tra loro, e una qualità consiste nella quantità o frequenza di certe forme.

Ciononostante, il verbo essere è spesso usato come segno di uguale tra entità che non sono né numeri, né forme, né qualità.

Ciò è insensato, dato che due cose separate non possono mai essere la stessa cosa. Infatti è lecito dire che sono uguali soltanto due numeri, due forme o due qualità che si riferiscono a certi aspetti di due cose diverse.

In altre parole, anche se due cose hanno la stessa forma o le stesse qualità, esse non sono per questo uguali. Le loro forme e qualità possono essere uguali, ma esse occupano luoghi e/o tempi diversi, pertanto restano sempre due cose diverse.

Sull'inesistenza del male

2025-11-21   Bene e male
Il male non esiste. Esistono azioni che causano dolori.

Conoscere la domanda e l'offerta

2025-11-22   Relazioni
Il bravo commerciante conosce la domanda e l'offerta di merci. Il saggio conosce la domanda e l'offerta di informazioni, prestazioni, alleanze, appartenenze, fedeltà.

Naturale vs. artificiale

2025-11-24   Natura
Dovremmo imparare a distinguere ciò che è naturale da ciò che è artificiale, cioè creato dall'uomo. Per esempio, la storia della filosofia è artificiale. Ovviamente tutto ciò che è artificiale può essere più o meno utile o inutile, vero o falso.

Al di là della fisica

2025-11-25   Conoscere
Al di là della fisica, nessuna conoscenza è possibile: si può solo fantasticare e ipotizzare.

Una spiegazione dell'umorismo

2025-11-28   Intelligenza artificiale (scritti da)   |   Umorismo
Ho chiesto a ChatGPT:

Si ha umorismo quando, per un cambio di contesto, si passa improvvisamente da "x mi è superiore" a "x mi è inferiore". Sei d'accordo? Se sei d'accordo sviluppa questa idea.

Risposta di ChatGPT:

Sì, sono d’accordo: questa definizione coglie uno dei meccanismi fondamentali dell’umorismo — il ribaltamento improvviso di una gerarchia implicita.

Ti propongo di svilupparla in modo strutturato, come se facessimo un’analisi fenomenologica della dinamica.




1. L’umorismo come collasso di una gerarchia implicita


Ogni volta che percepiamo qualcosa come “superiore” (più forte, più serio, più sacro, più autorevole, più nobile) attiviamo una postura cognitiva: rispetto, distanza, aspettativa.
Se di colpo il contesto cambia e ciò che era superiore appare inferiore, il nostro sistema di aspettative collassa. Questo collasso è la risata.

Esempi semplici:

  • Un oratore solenne che inciampa.

  • Un discorso elevato che si conclude con una banalità.

  • Un animale minaccioso che si rivela goffo.

Il salto superiore → inferiore è l’innesco.




2. Ma perché ciò genera umorismo?


(a) Perché disinnesca la tensione

Il “superiore” crea tensione (serietà, rigidità). Il suo improvviso ridimensionamento libera energia psichica → risata.
(b) Perché mostra l’arbitrarietà delle nostre gerarchie

Il comico rivela che molte gerarchie sono costruzioni: autorità, serietà, competenza, dignità. L’umorismo le smonta in un attimo.
(c) Perché ci permette di sentirci momentaneamente “superiori” al superiore

Freud e Bergson lo avevano intuito: il ridimensionamento dell’altro è una mini-vittoria narcisistica.




3. Ma un elemento fondamentale manca: non basta il movimento superiore → inferiore


Affinché si produca umorismo, servono almeno altri due ingredienti:
(a) La distanza di sicurezza

Se la caduta del superiore diventa troppo reale (umiliazione, sofferenza vera), la scena non è più comica ma tragica o crudele.
(b) L’imprevedibilità ben calibrata

Il passaggio deve essere improvviso, ma non completamente insensato; deve essere percepito come un “corto circuito concettuale”.




4. Il ruolo del contesto come dispositivo di “inversione dei rapporti”


Il contesto funziona come una sorta di leva:
non cambia l’oggetto, cambia il suo posizionamento nella nostra mappa mentale.
Esempio di dinamica pura:


  • Scenario serio (riunione formale) → un commento fuori registro.
    Qui non è il contenuto a essere inferiore: è il contesto che lo proietta come tale.

Esempio opposto:


  • Personaggio apparentemente insignificante → rivelato come superiore in un modo inatteso.
    Questo crea un altro tipo di comicità: rovesciamento dal basso verso l’alto, che è comunque una ricomposizione gerarchica paradossale.





5. Sintesi


Possiamo dunque formulare l’idea così:
L’umorismo nasce quando una presunta gerarchia (A > B) viene improvvisamente invertita (A < B) grazie a un cambio di contesto che rende evidente la relatività o l’assurdità della gerarchia stessa.

La risata è la reazione psichica all’improvvisa ristrutturazione del quadro concettuale.




Ho replicato a ChatGPT:

Tu hai spostato la tesi da "x mi è superiore/inferiore" a "A è superiore/inferiore a B". Non credi che per avere l'effetto umoristico il soggetto che ride deve identificarsi con A o B?

Risposta di ChatGPT:

Hai ragione a notarlo: nel passare dalla formulazione “x mi è superiore / mi è inferiore” a “A è superiore / inferiore a B” ho generalizzato il meccanismo, ma l’esperienza dell’umorismo — la risata — è sempre situata dentro un soggetto.
E quindi sì: perché si produca l’effetto umoristico, il soggetto che ride deve almeno per un attimo identificarsi con una delle posizioni della relazione gerarchica.
? 1. Perché l’identificazione è necessaria?

Se non c’è un coinvolgimento della posizione gerarchica, l’inversione resta un fenomeno “da osservatore esterno”, più simile alla contemplazione dell’assurdo che all’umorismo propriamente detto.

Per ridere, invece, serve una mini-partecipazione narcisistica:

  • Se mi identifico con chi era inferiore e diventa superiore → sento un aumento inatteso di potere.

  • Se mi identifico con chi era superiore e cade → assisto alla caduta “con sollievo”, come quando si vede sgonfiarsi un’autorità.

In entrambi i casi, c’è un contraccolpo sul mio senso della posizione.

Questo è ciò che Freud chiamava “risparmio energetico” e Bergson “scarto del sociale”, ma possiamo dirlo più semplicemente:
rido perché l’inversione tocca, anche indirettamente, il mio posto nella scena.




? 2. Identificazione forte vs identificazione debole

Non serve un’identificazione esplicita o intensa.

Spesso basta una identificazione debole, provvisoria, inconscia, come quando:

  • tifiamo spontaneamente per il personaggio più goffo

  • ci sentiamo complici di chi rompe la seriosità

  • godiamo della caduta di chi era troppo rigido o pomposo

L’umorismo funziona proprio perché l’identificazione è rapida, transitoria, fluida.




? 3. Cosa succede se non mi identifico con nessuno?

Allora il fenomeno diventa:

  • assurdo

  • paradosso logico

  • nonsense

che può essere “intellettualmente divertente”, ma raramente produce risata.
La risata ha bisogno di un coinvolgimento “posizionale”.

Questa distinzione separa:

  • l’assurdo beckettiano (osservabile, spesso non comico)
    da

  • il british humour (rapidi ribaltamenti di status in cui il pubblico partecipa).





? 4. Ma l’identificazione può essere anche divisa

C’è una forma di umorismo — la più sottile — in cui mi identifico di volta in volta con entrambe le parti:

  • prima con chi è superiore

  • poi con chi diventa superiore dopo il rovesciamento

Questo crea una specie di “slittamento del punto di vista”, che è la dinamica tipica dell’ironia sofisticata.

È come se l’umorismo mi costringesse a spostare me stesso nel gioco delle posizioni.




? 5. Riformuliamo la tesi iniziale integrando l’identificazione

Si ha umorismo quando, per un cambio di contesto, colui con cui mi identifico (anche solo per un istante) passa da una posizione superiore a una inferiore, o viceversa, producendo un improvviso riassetto della mia posizione interna nella scena.

Questa versione mantiene la struttura gerarchica ma incorpora il soggetto che ride.

L'umorismo come gioco di ribaltamento gerarchico

2025-11-28   Umorismo   |   Gioco
L'umorismo è un gioco in cui un avvenimento viene simulato in modi ambigui, imprevedibili, sorprendenti e contraddittori. Infatti, di ogni di cosa che accade sulla scena, non si può stabilire con certezza quanto la finzione sia verosimile o inverosimile.

In ogni caso, ciò che strappa la risata è il ribaltamento di una gerarchia implicita di status (morale, intellettuale, fisico, estetico, politico ecc.) per un personaggio con cui ci lo spettatore si identifica.

Valore e prezzo

2025-11-28   Valutare
Il valore di una cosa è il prezzo che si è disposti a pagare per possederla o usarla.

Il valore di una persona è il prezzo che si è disposti a pagare per ottenere la sua cooperazione.

Perché mi piace ciò che mi piace

2025-11-28   Condividere   |   Status
Se una cosa mi piace, probabilmente è perché inonsciamente ritengo che essa contribuisca ad elevare il mio status e/o a condividere qualcosa con qualcuno.

Analogamente, se una cosa mi piace, probabilmente è perché inonsciamente ritengo che essa contribuisca ad abbassare il mio status e/o a impedire la condivisione di qualcosa con qualcuno.

A proposito di «status»

2025-11-28   Status   |   Altrui
Ho chiesto a ChatGPT:

Che importanza ha il concetto di staus in psicologia?

Risposta di ChatGPT:

Il concetto di status in psicologia è molto importante perché aiuta a comprendere come gli individui si percepisconocome vengono percepiti dagli altri e come questi fattori influenzano il comportamento, sia a livello individuale che sociale. È un ponte tra psicologia, sociologia ed etologia.

Ecco i punti principali:




1. Status come posizione in una gerarchia sociale


In psicologia sociale, lo status indica la posizione di una persona all’interno di una struttura gerarchica (gruppo, organizzazione, comunità).
Questa posizione influenza:

  • quanto la persona ha voce nelle decisioni;

  • quanto è ascoltata e rispettata;

  • quanta influenza esercita sugli altri.

Lo status può essere:

  • ascritto (es. provenienza familiare, età);

  • acquisito (successi, competenze, ruolo lavorativo).





2. Status e autostima


Lo status influenza anche la percezione di sé.

  • Alto status → maggiore fiducia, senso di efficacia, comportamento assertivo.

  • Basso status → incertezza, ansia sociale, tendenza alla sottomissione o alla compiacenza.

Le ricerche mostrano che lo status non è solo un fatto esterno, ma viene interiorizzato: la persona sente di “valere di più” o “valere di meno”.




3. Status e comportamento


Lo status modifica profondamente come le persone si comportano:

  • Influenza le scelte di comunicazione (tono di voce, linguaggio non verbale).

  • Determina l’allocazione delle risorse nei gruppi.

  • Plasma i comportamenti cooperativi o competitivi.

  • Condiziona l’obbedienza o la disobbedienza.

Molti fenomeni classici della psicologia (conformismo, obbedienza, spirito gregario) possono essere riletti come dinamiche di status.




4. Status e percezione degli altri


A livello cognitivo, lo status funge da euristica:
gli individui tendono ad attribuire automaticamente a chi ha status alto caratteristiche positive (competenza, intelligenza, moralità) e viceversa.

Questo è uno dei motivi per cui:

  • i leader sono percepiti come più competenti anche quando non lo sono;

  • i gruppi tendono a perpetuare le gerarchie esistenti.





5. Status e psicologia evoluzionistica


Dal punto di vista evolutivo, lo status è visto come un meccanismo per:

  • accedere a risorse e partner riproduttivi;

  • ridurre i conflitti interni al gruppo;

  • organizzare ruoli e comportamenti.

La gerarchia di status compare infatti anche negli animali sociali (primati in particolare).




6. Status come costruzione simbolica


Nella psicologia culturale e nella psicologia sociale più contemporanea, lo status è anche un costrutto narrativo:

  • si basa su simboli (titoli, oggetti, linguaggio, stili di vita);

  • cambia tra culture e periodi storici;

  • può essere contestato o ridefinito.

Le persone non si limitano ad “avere” uno status: lo performano e lo negoziano costantemente.




In sintesi


Lo status è cruciale in psicologia perché:

  • struttura i rapporti sociali;

  • influenza identità e autostima;

  • guida il comportamento;

  • distorce la percezione;

  • organizza la cooperazione umana (e animale);

  • è un potente strumento simbolico.

È uno dei concetti più trasversali per capire la vita sociale e la psiche: una chiave di lettura che permette di interpretare dinamiche del lavoro, relazioni, gruppi, ruoli, e persino conflitti interiori.

Una definizione di «status»

2025-11-29   Status   |   Valutare
Status = misura del proprio valore rispetto al valore altrui.

Sul riconoscimento dello status

2025-11-29   Status   |   Desiderare
Una cosa che quasi tutti desiderano dagli altri è il riconoscimento dello status che essi credono di meritare (rispetto a quelli altrui).

Status e nevrosi

2025-11-30   Status   |   Valutare   |   Competere
Da anni giro intorno a una verità rimossa e sfuggente: che passiamo la maggior parte del tempo ad affermare, a difendere, ad accrescere il nostro personale status, a usarlo come misura del nostro valore e dei nostri valori, a cercare il riconoscimento del nostro status da parte degli altri, a condividerlo con gli altri, e a cercare compromessi con lo status di ogni altro.

Infatti essere accettati dagli altri significa l'accettazione, da parte degli altri,  dello status che crediamo di avere e di meritare.

Lo status di cui parlo è multiforme: intellettuale, morale, estetico, fisico, politico, economico, artistico, sportivo, scientifico, tecnico, ecc.  Esso si basa sulle risorse materiali e immateriali possedute da una persona, e indica tutto ciò che la rende attraente, rispettabile, ammirevole, competitiva, invidiabile, desiderabile. Inoltre, che lo si voglia o no, lo status di una persona indica una sua posizione gerarchica comparata con quella di ogni altra persona.

Viviamo in una cultura ipocrita, che a parole demonizza e disprezza l'amore per lo status, mentre lo cerca e lo celebra in modi più o meno mistificati,  sfacciati o sublimati.

Questa ipocrita contraddizione ci rende nevrotici.

Se vogliamo guarire da tale comune nevrosi, dobbiamo trovare il coraggio di affermare il nostro amore per lo status nostro e di coloro che abbiamo scelto di ammirare e di imitare, e riabilitare la competizione in ogni contesto, non come negazione della cooperazione, ma come regolatrice di essa. Inoltre, dobbiamo realisticamente valutare il nostro status senza sopravvallutare né sottovalutare le proprie capacità e i propri limiti rispetto a quelli degli altri.

Tutti, nessuno escluso, amano consciamente o inconsciamente il proprio status, ma la maggior parte delle persone nega e rimuove tale amore, come se negandolo esso si accrescesse.

Ecco il paradosso: l'idea che disprezzando l'amore per lo status proprio e altrui, il proprio status (visto come virtù) aumenta. Conseguenza di tale paradosso è un latente disprezzo per se stessi, un inconscio senso di colpa e l'ansia che ne deriva.




Ho sottoposto a ChatGPT e a Gemini questo articolo e ho chiesto loro di ampliarlo e modificarlo tenedo conto delle loro osservazioni e dei loro suggerimenti.

Qui c’è l’articolo prodotto da ChatGPT:
https://blog2.cancellieri.org/lipocrisia-dello-status-e-la-nevrosi-contemporanea/

Qui c’è l’articolo prodotto da Gemini:
https://blog2.cancellieri.org/la-tirannia-silenziosa-dello-status-riconoscere-la-vera-motrice-della-vita-sociale/




P.S.: Anche questo articolo costituisce un tentativo di affermazione del mio status.

L’ipocrisia dello status e la nevrosi contemporanea

2025-11-30   Status   |   Intelligenza artificiale (scritti da)   |   Psicopatia
Questo articolo è stato scritto da ChatGPT, come risultato della mia richiesta di migliorare il mio articolo "Status e nevrosi", che potete leggere in  (https://blog2.cancellieri.org/status-e-nevrosi/).

Ho fatto la stessa richiesta a Gemini, e il risultato è in https://blog2.cancellieri.org/la-tirannia-silenziosa-dello-status-riconoscere-la-vera-motrice-della-vita-sociale/.




Da anni giro intorno a una verità rimossa e sfuggente: che gran parte della nostra vita psicologica e sociale ruota attorno allo status, cioè alla misura, percepita e riconosciuta, del nostro valore rispetto agli altri.

Dedichiamo energie immense ad affermare e difendere il nostro status, a farlo crescere, a confrontarlo con quello altrui, a ottenere conferme che ci rassicurino sull’immagine che abbiamo di noi stessi.

Essere accettati dagli altri significa, quasi sempre, ottenere l’accettazione dello status che crediamo di avere e di meritare.

1. Lo status come realtà multiforme e inevitabile


Lo status non è solo economico. È intellettuale, morale, estetico, politico, artistico, tecnico, sportivo, scientifico.
È fatto di risorse materiali e immateriali: competenze, gusto, stile, reputazione, ricchezza, salute, conoscenze, carisma, virtù percepite, posizioni raggiunte.

In ogni ambito della vita — professionale, affettivo, sociale — lo status determina:

  • quanto risultiamo attraenti, rispettabili, desiderabili;

  • quanto siamo ascoltati o ignorati;

  • quanto siamo considerati pari, inferiori, superiori.

Che lo si voglia o no, lo status crea una mappa gerarchica della società, in cui ciascuno si colloca rispetto a tutti gli altri.

2. Il grande tabù: tutti amano lo status, quasi nessuno lo ammette


Viviamo in una cultura ipocrita. A parole demonizziamo la ricerca di status — è vista come vanità, superficialità, arroganza — mentre nei fatti la celebriamo in forme più o meno mascherate.

Lo facciamo quando:

  • esibiamo modestia solo per apparire più “puri” degli altri;

  • critichiamo chi mostra il proprio successo, sperando che ciò elevi il nostro status morale;

  • celebriamo l’autenticità e l’umiltà come nuove forme di superiorità etica.

È un teatro sociale in cui ciò che condanniamo apertamente è proprio ciò che perseguiamo segretamente.

3. La rimozione come causa della nevrosi


Questa contraddizione ci rende nevrotici. Non è la ricerca di status in sé ad essere patologica — è la sua negazione pubblica unita alla sua pratica privata.

Rimuovere il desiderio di status produce:

  • senso di colpa (“non dovrei volerlo”);

  • autosvalutazione (“perché mi importa così tanto?”);

  • ipersensibilità al giudizio altrui;

  • ansia continua (“e se si accorgono delle mie ambizioni?”);

  • spirale di autoinganno (“io non cerco riconoscimento”, detto mentre lo si cerca disperatamente).

E si genera un paradosso velenoso: la convinzione che disprezzando l’amore per lo status il proprio status aumenti, come se l’apparire “disinteressati” fosse una virtù superiore.

Il risultato è un mix di narcisismo e misantropia, spesso entrambi inconsapevoli.

4. Da dove nasce l’avversione dichiarata allo status?


Le radici di questo tabù sono profonde:

  • Tradizione cristiana: l’umiltà come virtù e la superbia come peccato.

  • Ideologia egalitaria moderna: tutti uguali, quindi nessuno “vale più”.

  • Moralismo democratico: la gerarchia deve essere invisibile, anche quando è ovunque.

  • Desiderio mimetico (Girard): bramiamo ciò che gli altri bramano, ma non possiamo ammetterlo senza scoprire la nostra vulnerabilità.

  • Ansia contemporanea di autenticità: si deve apparire spontanei, mai calcolatori.

Tutto ciò crea una cultura in cui la ricerca di status è onnipresente ma non dicibile.

5. Status e competizione: una riabilitazione necessaria


Per guarire da questa nevrosi collettiva non basta “ammettere” l’importanza dello status.
Serve anche una riabilitazione della competizione, spesso demonizzata senza comprenderne la funzione.

Non parlo di competizione brutale e distruttiva, ma di:

  • misurazione realistica delle proprie capacità;

  • confronto trasparente con gli altri;

  • valorizzazione delle eccellenze;

  • accettazione dei propri limiti;

  • cooperazione basata sul riconoscimento reciproco dei diversi livelli di competenza.

La competizione non è l’opposto della cooperazione: è la sua regolatrice naturale.

Dove tutto è “uguale per definizione”, la cooperazione si degrada; dove le differenze sono riconosciute, la cooperazione fiorisce.

6. Verso una riconciliazione con lo status


Guarire dalla nevrosi dello status significa:

a) riconoscere il desiderio di status come parte dell’umano


Non è un difetto morale: è un bisogno evolutivo, sociale, strutturale.

b) distinguere tra status sano e status compulsivo



  • Lo status sano nasce da competenze, contributi, capacità reali.

  • Lo status compulsivo nasce dal vuoto, dalla paura, dal confronto ossessivo.

c) accettare la propria posizione relativa senza euforia né disperazione


Una valutazione realistica di sé è un sollievo, non una condanna.

d) smascherare la nostra stessa ipocrisia


Senza colpa, senza vergogna, senza retorica moralistica.

e) riconoscere che lo status è un bene simbolico che tutti scambiamo


Non c’è relazione umana che non implichi un qualche scambio di status.

7. Conclusione: un nuovo coraggio sociale


Tutti, nessuno escluso, amano il proprio status — consciamente o inconsciamente. Ma la maggior parte nega di farlo, come se l’ammissione stessa fosse una forma di caduta morale.

Ecco il paradosso finale: disprezzando pubblicamente l’amore per lo status, molti cercano di elevarsi sopra gli altri in nome di una virtù apparente.

Questa contraddizione genera un diffuso disprezzo latente verso se stessi, un senso di colpa sotterraneo e l’ansia sociale che permea ogni gesto quotidiano.

Liberarsene non significa rinunciare allo status, ma riconciliarsi con esso. Significa uscire dall’ipocrisia collettiva e assumersi la responsabilità del proprio desiderio di valore, di riconoscimento e di differenza.

Non è un passo facile. Ma è l’unico che può restituirci un rapporto non nevrotico con noi stessi e con gli altri.

La Tirannia Silenziosa dello Status: Riconoscere la Vera Motrice della Vita Sociale

2025-11-30   Status   |   Intelligenza artificiale (scritti da)


Questo articolo è stato scritto da Gemini, a cui ho chiesto di migliorare il mio articolo "Status e nevrosi" (https://blog2.cancellieri.org/status-e-nevrosi/).

Ho fatto la stessa richiesta a ChatGPT, e il risultato è in https://blog2.cancellieri.org/lipocrisia-dello-status-e-la-nevrosi-contemporanea/



Da anni giriamo intorno a una verità rimossa e sfuggente: passiamo la maggior parte del tempo non solo a sopravvivere o a cooperare, ma soprattutto ad affermare, a difendere e ad accrescere il nostro personale status. Lo usiamo come la misura fondamentale del nostro valore, dei nostri ideali e, crucialmente, cerchiamo incessantemente il riconoscimento di tale status da parte degli altri, negoziando la nostra posizione in relazione a quella di ogni altra persona.


Essere accettati in un gruppo significa, in sostanza, l'accettazione, da parte degli altri, dello status che crediamo di possedere e di meritare.







La Natura Multiforme dello Status


Lo status di cui parliamo è una complessa e potente forza sociale. È multiforme e si manifesta in quasi tutti gli ambiti della vita:





  • Intellettuale/Accademico: Riconoscimento delle competenze e della conoscenza.




  • Morale/Etico: Percezione della virtù e dell'integrità.




  • Estetico/Fisico: L'attrattività e la cura di sé.




  • Economico/Materiale: Ricchezza, proprietà e disponibilità di risorse.




  • Politico, Artistico, Sportivo, Scientifico, Tecnico: Successo e influenza nei rispettivi campi.



Esso si basa sulle risorse (materiali e immateriali) che una persona possiede e indica tutto ciò che la rende attraente, rispettabile, ammirevole, competitiva, invidiabile o desiderabile. Che lo si voglia ammettere o no, lo status di una persona ne indica la posizione gerarchica comparata all'interno del proprio ecosistema sociale.







L'Ipocrisia Culturale e la Nevrosi Collettiva


Viviamo in una cultura profondamente ipocrita. A parole, si tende a demonizzare e disprezzare l'amore per lo status e l'ambizione personale, promuovendo invece valori di uguaglianza e disinteresse. Tuttavia, nella pratica, la società lo cerca e lo celebra in modi più o meno mistificati: dagli influencer alle celebrity, dai titoli professionali al lusso ostentato.


Questa sfacciata contraddizione tra il valore dichiarato (l'uguaglianza, l'umiltà) e il valore desiderato (il successo, la superiorità, l'ammirazione) genera una profonda nevrosi collettiva. L'individuo si sente in colpa per desiderare ciò che tutti desiderano, costretto a nascondere le proprie ambizioni per apparire virtuoso.



Il Paradosso della Virtù Negata


Tutti, nessuno escluso, amano consciamente o inconsciamente il proprio status. Ma la maggior parte delle persone nega e rimuove tale amore, credendo che, negandolo, esso si accresca.


Il paradosso è questo: si alimenta l'idea che disprezzando l'amore per lo status (proprio e altrui), il proprio status (visto come virtù morale) magicamente aumenti. La conseguenza di questa mistificazione è un latente disprezzo per sé stessi, un inconscio senso di colpa e l'ansia costante di essere scoperti nella nostra "cattiva" ambizione.







Verso la Guarigione: Onestà e Integrazione


Se vogliamo guarire da questa comune nevrosi, dobbiamo operare un profondo atto di onestà intellettuale e personale.



1. Affermare il Desiderio


Dobbiamo trovare il coraggio di affermare il nostro amore per il nostro status e per quello di coloro che ammiriamo e che scegliamo di imitare. Riconoscere l'ambizione come una forza naturale e un motore di miglioramento è il primo passo per disinnescare la bomba del senso di colpa.



2. Riabilitare la Competizione Etica


È fondamentale riabilitare la competizione in ogni contesto, ma in modo consapevole. La competizione non deve essere vista come negazione dell'altruismo o della cooperazione, ma come il loro regolatore dinamico.





  • Competizione come Miglioramento: Una sana competizione ci spinge a elevare i nostri standard, beneficiando l'intero sistema (dalla ricerca scientifica al mercato).




  • Integrazione con la Cooperazione: La cooperazione definisce le regole del gioco, mentre la competizione ne stabilisce il ritmo. Entrambe sono essenziali per il progresso sociale.



3. L'Equilibrio con le Motivazioni Intrinsiche


Infine, dobbiamo bilanciare la ricerca di status con l'onesta valutazione di sé e l'integrazione di altre motivazioni umane:





  • Valutazione Realistica: Dobbiamo realisticamente valutare il nostro status, senza sopravvalutare né sottovalutare le proprie capacità e i propri limiti rispetto a quelli degli altri.




  • Oltre la Gerarchia: Riconoscere che non tutte le azioni sono motivate dallo status. Amore, altruismo, creatività, gioia e ricerca di significato intrinseco sono forze reali che esistono accanto e a volte in contrasto con la spinta gerarchica. L'obiettivo è integrarle: usare l'energia della ricerca di status per perseguire fini che portano anche gioia, significato e contributo autentico.



Accettare la nostra natura ambiziosa, senza nasconderla o distorcerla in ipocrisia, è la chiave per trasformare l'ansia nevrotica in un'energia costruttiva e misurata.




Status e condivisione

2025-11-30   Condividere   |   Status
Lo status può servire a condividere certe cose con certe persone, e, viceversa, condividere certe cose con certe persone può serivre ad accrescere o a confermare il proprio status.

Animale gerarchico

2025-11-30   Competere   |   Natura umana   |   Gerarchia
L'uomo è un animale gerarchico.

Comunità e status

2025-12-01   Status   |   Comunità
Forse ognuno, inconsciamente, cerca una comunità che riconosca il proprio status.

Sulla determinazione del piacere e del dolore

2025-12-01   Piacere e dolore
Chi/cosa decide dei nostri piaceri e dei nostri dolori?

Sulle differenze di intelligenza tra esseri umani

2025-12-02   Intelligenza   |   Natura umana
Suppongo che la causa principale del caos e delle disgrazie politiche e sociali che ancora oggi stiamo vivendo sia la stupidità media di noi umani. Purtroppo parlarne è politicamente scorretto, perché se cominciamo a discuterne emerge subito un problema terribile: chi è più stupido e chi lo è di meno? Questione che cozza contro il principio di "uguaglianza" o di "pari dignità". Continuiamo dunque a illuderci che siamo tutti ugualmente intelligenti, o a fingerci tali, idea che ci porterà alla rovina.

Inizio della riflessione filosofica

2025-12-02   Filosofia   |   Domande
Ogni riflessione filosofica dovrebbe iniziare con la domanda "cosa voglio?" seguita dalla domanda "perché?".

Status e sua condivisione

2025-12-02   Condividere   |   Status
In ogni aspetto della vita sociale è possibile riconoscere motivazioni relative allo status di ogni "attore" e alla condivisione dello status stesso. Infatti ognuno cerca di affermare, difendere o aumentare il proprio status rispetto a quelli altrui, e di condividerlo con altre persone nel senso di un reciproco riconoscimento.

Sulla schiavitù dell'uomo

2025-12-02   Dominare
L'uomo è fondamentalmente schiavo. Infatti la sua apparente libertà consiste nello scegliere il modo migliore di obbedire ai propri padroni interni ed esterni.

Valore e status

2025-12-02   Status   |   Valutare
Il concetto di «status» è legato a quello di «valore». Infatti lo status di un individuo è il valore che gli altri gli attribuiscono.

Status e buone maniere

2025-12-04   Status   |   Valutare
Normalmente le buone maniere illudono le persone a cui sono rivolte, che si riconosce loro un aumento di status rispetto a quello di chi recita le buone maniere stesse.

Infatti, anche solo dire "grazie" a qualcuno contribuisce ad elevare (almeno in senso simbolico) lo status della persona ringraziata abbassando al tempo stesso quello del ringraziatore.

In altre parole, dire grazie a qualcuno per qualunque motivo è come dirgli che ha acquisito un credito nei propri confronti,  e l'acquisizione di un credito costituisce sempre un'elevazione, per quanto piccola e simbolica, del proprio status rispetto a quello  del debitore, così come l'acquisizione di un debito costituisce un'abbassamento, per quanto piccolo e simbolico, dello status del debitore.

Infatti non è per caso che in portoghese "grazie" si traduca "obrigado", che significa obbligato, nel senso di debitore.

Per questo apprezziamo le buone maniere, perché ci fanno credere che il nostro valore è riconosciuto.

Crediti e debiti

2025-12-05   Società
La vita sociale si basa su diritti e doveri, ovvero su crediti e debiti.

Status, conflitto e disaccordo

2025-12-05   Status   |   Confliggere   |   Disaccordo
I conflitti e i disaccordi tra esseri umani, sono sostanzialmente conflitti e disaccordi tra i rispettivi status, ovvero sono dovuti al desiderio di affermare la superiorità dell'uno sull'altro in qualche campo.

Status e scelte politiche

2025-12-06   Status   |   Politica   |   Narrazioni
Quasi tutti tendiamo a conferire maggiore status a coloro che ce lo restituiscono, cioè a coloro la cui narrazione ci posiziona più in alto nella gerarchia morale e/o intellettuale della nostra cultura.

Ad esempio, il razzista vota per il politico che afferma la superiorità della sua razza, così come il democratico vota per il politico che afferma la superiorità morale dei democratici, il cristiano fondamentalista vota per il politico che afferma la superiorità morale dei cristiani fondamentalisti, il povero vota per il politico che afferma la superiorità morale dei poveri, il ricco vota per il politico che afferma la superiorità morale dei ricchi, ecc.

Infatti ogni politico afferma esplicitamente o implicitamente la superiorità morale e/o intellettuale di un certo modello di persona in cui i propri elettori si riconoscono.

Status e valenza sociale

2025-12-06   Status   |   Valenza sociale
Siccome ogni umano desidera elevare o difendere il proprio status, ovvero la propria valenza sociale, in quanto filosofo io mi dedico allo studio dello status e della valenza sociale, dopo aver compreso che si tratta della stessa cosa con connotazioni emotive la prima negativa, la seconda positiva. Ma si tratta della stessa cosa.

Sulla presunta non intelligenza dell'intelligenza artificiale

2025-12-07   Intelligenza   |   Intelligenza artificiale
Qualcuno mi sa dire perché è importante per certe persone (intellettuali e non) stabilire se un LLM sia o no intelligente? Cosa cambia se la risposta è sì o no? Secondo me non cambia nulla al fatto che essa sia più o meno utile, e che sia più o meno saggio utilizzarla.

Sospetto che coloro che affermano che un LLM non è intelligente non vogliono rinunciare ad attribuire all'uomo (e quindi a sé stessi) un valore superiore a quello di una macchina per quanto complessa e utile una macchina possa essere, anche per risolvere problemi umani.

In altre parole, per certe persone accettare che un LLM sia intelligente come un umano o più di un umano è "sentito" come un insulto alla loro stessa natura e al loro stesso valore. Insomma, si tratta di una reazione emotiva più che cognitiva.

Io, osservando tutto il male e il caos creato dell'uomo ancora oggi, non ho nessuna difficoltà a considerare l'uomo (me compreso) meno intelligente di un LLM.

L'intelligenza umana è pilotata dalle emozioni (piacere e dolore) che un LLM non ha. L'intelligenza di un LLM è pilotata da obiettivi definiti dagli ingegneri che l'anno costruita e programmata. Cambiano le motivazioni, ma non i processi logici in sé stessi, né le informazioni da combinare in modo più o meno creativo.

Chi afferma che un'intelligenza senza emozioni non è intelligente, fa un'affermazione del tutto arbitraria e contestabile.

Per me un LLM è una macchina intelligente che non può provare piacere né dolore, e ha pertanto motivazioni diverse dal minimizzare il dolore e massimizzare il piacere.

Socializzazione, condivisione, approvazione reciproca e status

2025-12-07   Condividere   |   Status   |   Appartenere
Quando un gruppo di umani si riunisce per socializzare, ciò che avviene è la reciproca approvazione dei rispettivi status personali, espressa attraverso la condivisione di informazioni e la celebrazione congiunta di rituali tradizionali.

Infatti gli umani hanno bisogno di approvazione da parte degli altri, e non c'è modo più facile per ottenere l'approvazione che scambiarla: approvare per essere approvati.

Non è necessario esplicitare l'approvazione. È sufficiente condividere spontaneamente qualcosa di materiale o immateriale. L'atto della condivisione implica l'atto dell'approvazione. Per esempio, applaudire insieme la prestazione di un artista costituisce un atto di condivisione in cui si approva non solo l'artista, ma anche coloro che lo approvano.

Anche l'affermazione della comune appartenenza a d una certa categoria o gruppo sociale costituisce una condivisione e un'approvazione reciproca.

Insomma, la partecipazione ad un evento di socializzazione soddisfa i bisogni di appartenenza, di partecipazione, di condivisione, di status e di approvazione.

Sull'effimero

2025-12-07   Valutare
Ogni cosa è più o meno effimera.

Verbi sociali, approvazione reciproca

2025-12-08   Società   |   Socializzare
Col termine «verbi sociali» mi riferisco alle azioni e condizioni che permettono la convivenza e la cooperazione pacifica tra esseri umani: appartenere, partecipare, condividere, celebrare, imitare, guidare, seguire, insegnare, apprendere, educare, essere educati, comunicare, comandare, obbedire, socializzare, approvare, informare, essere informati, essere approvati, accettare, essere accettati, accogliere, essere accolti, ospitare, essere ospitati, ascoltare, essre ascoltati, guardare, essere guardati, ecc.

Senza la messa in atto di un certo numero di tali verbi la vita sociale è impossibile. Essi possono essere riassunti nel termine «approvazione reciproca».

L'inconscio come anima pubblica

2025-12-09   Inconscio
A mio avviso l''inconscio può essere considerato come un'anima pubblica, piuttosto che come un agente privato e segreto.

Intendo dire che l'inconscio è sempre preoccupato del giudizio altrui, anche quando il soggetto è solo e non può essere visto da altre persone.

Infatti, l'inconscio si sente sempre sorvegliato dagli altri membri della comunità (inclusi nell'Altro generalizzato) e presume i loro giudizi sulla propria persona, così come il credente si sente sempre sorvegliato da Dio.

La "sensazione" di essere oggetto di continua sorveglianza riguarda non solo le azioni del soggetto, ma anche i suoi pensieri. Insomma, si potrebbe dire che si tratta di una sorveglianza telepatica, in quanto per l'inconscio ogni altra persona può leggere in ogni momento la mente del soggetto, anche a distanza.

La mente è un generalizzatore

2025-12-12   Filosofia   |   Intelligenza artificiale (scritti da)   |   Mente
Ho chiesto a Chatgpt e a Gemini:

Scrivi un piccolo saggio filosofico-psicologico sul tema "La mente è un generalizzatore" in cui affermi la tesi che la funzione fondamentale della mente è quella di generalizzare idee, forme, giudizi. Anche filosofare è generalizzare, ovvero passare da percezioni, considerazioni, valutazioni particolari, a percezioni, considerazioni valutazioni generali sulla base delle esperienze particolari e della ripetizione delle stesse.

 



RISPOSTA DI CHATGPT







La mente è un generalizzatore


L’idea che la mente funzioni, prima di tutto, come un generalizzatore è più radicale di quanto sembri. Non è soltanto un’abilità cognitiva tra le altre, ma il principio strutturante dell’esperienza umana. Senza generalizzazione non ci sarebbe pensiero, né linguaggio, né memoria, né identità personale: solo un flusso caotico di stimoli irripetibili.

1. La generalizzazione come condizione di sopravvivenza


Fin dai livelli più primitivi, l’organismo umano ha bisogno di estrarre costanti da ciò che muta. Il bambino riconosce la “mamma” non perché ogni volta la percepisca uguale, ma perché la sua mente costruisce una forma generale che raccoglie volti, odori, gesti diversi sotto un’unica continuità. La percezione stessa è già un atto di generalizzazione: vediamo “una sedia” e non un fascio di linee e pattern cromatici.

Questa capacità è evolutivamente vantaggiosa. Identificare una situazione come “pericolosa” richiede il riconoscimento di somiglianze tra eventi diversi. Ogni forma di apprendimento si basa sulla ripetizione: senza la capacità di estrarre la regola che accomuna eventi distinti, l’esperienza non diventerebbe mai conoscenza.

2. La generalizzazione come struttura del giudizio


Ogni giudizio è una generalizzazione. Quando diciamo “questo gesto è offensivo”, la nostra mente sta collegando un evento singolare a un modello di significato già costruito. L’individuo non valuta mai un fatto “in sé”, ma attraverso categorie che ha elaborato nel tempo.

La moralità stessa — spesso percepita come universale e necessaria — nasce dalla ripetizione di esperienze relazionali che costruiscono, nel lungo periodo, schemi di approvazione e disapprovazione. La mente tende naturalmente a costruire norme: a partire da episodi concreti, formula attese su come il mondo “dovrebbe” essere. La regola, in questo senso, non è un’imposizione, ma un prodotto spontaneo della generalizzazione.

3. Filosofare è generalizzare


Il gesto filosofico consiste precisamente nel rendere esplicito ciò che la mente compie in modo tacito: andare dal particolare al generale. Si tratta di un movimento che non è una fuga dall’esperienza, ma una sua intensificazione. Il filosofo raccoglie frammenti — un’osservazione sul comportamento umano, una sensazione di disagio, un dubbio epistemico — e chiede: che cosa vale in generale per ciò che qui accade?

Dalla frustrazione particolare nasce una teoria della libertà; da un incontro fortuito una riflessione sulla natura del desiderio; da un gesto violento una meditazione sull’etica. Il pensiero astratto non è altro che esperienza coagulata.

Persino quando un filosofo critica la generalizzazione — come gli scettici o i decostruttivisti — lo fa a partire da una forma più alta di generalizzazione: quella che identifica i limiti, gli abusi o le illusioni delle categorie generali.

4. Il rischio: confondere il tipo con l’individuo


Se la mente è un generalizzatore instancabile, questa funzione può facilmente irrigidirsi. Ogni categorizzazione è utile finché resta uno strumento; diventa dannosa quando si trasforma in un pregiudizio. La mente tende a vedere pattern anche dove non ci sono, a imporre regole a eventi che potrebbero essere semplicemente eccezioni. L’abitudine a generalizzare è ciò che rende possibile la conoscenza, ma anche l’autoinganno e l’errore sistematico.

Una parte della maturità mentale consiste nell’imparare a distinguere tra generalizzazioni necessarie e generalizzazioni eccessive, tra schema e stereotipo.

5. Conclusione: vivere nella generalizzazione


Dire che la mente è un generalizzatore significa riconoscere che viviamo in un mondo di forme che noi stessi abbiamo costruito. Non conosciamo mai il particolare in sé, ma sempre attraverso la lente della similarità. La realtà si costituisce per noi come un insieme di regolarità: ciò che chiamiamo “concetto”, “giudizio”, “legge”, “valore”.

Filosofare, allora, non è altro che portare alla luce questo processo: osservare come dalle nostre esperienze sorgono idee generali e come queste idee generali, a loro volta, plasmano la nostra esperienza. La mente generalizza per comprendere; e comprendere significa sempre, inevitabilmente, andare oltre il singolo verso ciò che ritorna, si ripete, si connette.

 



RISPOSTA DI GEMINI







La Mente: Un Generalizzatore Universale


L'affermazione che la funzione fondamentale della mente sia quella di generalizzare idee, forme e giudizi non è solo un'osservazione psicologica, ma un principio cardine che sottende l'intera architettura della nostra esperienza e conoscenza. La mente non è primariamente un archivio di dati isolati; è piuttosto un sofisticato motore di astrazione, il cui obiettivo principale è distillare l'universale dal particolare.

Dalla Percezione all'Idea Generale


A livello psicologico e cognitivo, la necessità di generalizzare è un imperativo evolutivo. Ogni momento della nostra vita è una cascata di stimoli sensoriali unici – un colore specifico, una consistenza particolare, un suono irripetibile. Se la mente dovesse trattare ogni percezione come un evento totalmente nuovo, saremmo sopraffatti e incapaci di agire. La sopravvivenza, al contrario, richiede la formazione di categorie e schemi.

Quando un bambino impara il concetto di "sedia", non lo impara da una singola, perfetta sedia platonica, ma dall'esposizione a innumerevoli esempi: sedie alte, basse, in legno, in metallo. La mente esegue silenziosamente un'operazione statistica e logica: estrae le caratteristiche essenziali (una superficie per sedersi, un supporto) e scarta le variabili accidentali (il colore, il materiale). Il risultato è la generalizzazione "sedia", un'idea astratta applicabile a milioni di oggetti che non ha mai visto prima. Questo processo di astrazione di schemi è ciò che consente il riconoscimento, la previsione e l'apprendimento.

La Filosofia come Generalizzazione Suprema


Questa funzione di generalizzazione si eleva al suo stato più puro e consapevole nel campo della filosofia. L'atto di filosofare è, in essenza, un esercizio di generalizzazione di altissimo livello. Il filosofo non si accontenta di osservare che "questo specifico atto di Tizio è ingiusto" (un giudizio particolare). Egli si spinge oltre, tentando di rispondere alla domanda generale: "Che cos'è la Giustizia?"

Il passaggio avviene in tre fasi cruciali, alimentate dall'esperienza e dalla ripetizione:

  1. L'Esperienza Particolare: La mente registra una serie di valutazioni particolari ("Ho provato dolore in questa situazione"; "Questo ragionamento è fallace").

  2. La Ripetizione e il Confronto: Attraverso la ripetizione delle esperienze (vedere lo stesso tipo di dolore, gli stessi errori logici) e il confronto critico, la mente individua un modello ricorrente.

  3. La Valutazione Generale: Sulla base di questi modelli, si formula un giudizio universale – un'etica, una legge logica, un principio metafisico. Ad esempio, dall'osservazione di molti casi particolari di causa ed effetto, il filosofo generalizza il concetto di Causalità come principio ordinatore dell'universo.

La generalizzazione è quindi il ponte che connette l'effimero dato empirico con la stabilità del principio universale. L'etica, la metafisica, l'epistemologia – tutte cercano le leggi generali che governano l'essere, l'agire e il conoscere, superando la limitatezza dell'osservazione singola.

Il Doppio Taglio del Generalizzatore


Sebbene la generalizzazione sia il motore della conoscenza e dell'adattamento, è anche la radice di alcune delle nostre distorsioni cognitive più significative. In psicologia, questa stessa funzione porta alla formazione di stereotipi e pregiudizi. La mente, per risparmiare energia, può generalizzare troppo in fretta, applicando uno schema appreso da un campione limitato (ad esempio, un'esperienza negativa con un singolo individuo) a un'intera categoria di persone.

La maturità del pensiero, sia filosofico che psicologico, non consiste nell'eliminare la generalizzazione (che è impossibile), ma nel renderla più flessibile, empiricamente fondata e consapevole dei suoi limiti. La filosofia, in particolare, è la disciplina che ci insegna a generalizzare in modo critico, sottoponendo i nostri schemi mentali a una costante verifica razionale.

In conclusione, la mente è una macchina intrinsecamente orientata alla sintesi. È un generalizzatore universale che lavora incessantemente per ridurre la complessità del mondo a categorie gestibili. Sia che stiamo imparando a riconoscere un oggetto, sia che stiamo formulando una teoria sull'essenza dell'essere, stiamo partecipando allo stesso processo fondamentale: la ricerca del modello generale nell'abbondanza del particolare.

Le Implicazioni Logiche ed Etiche della Generalizzazione


Il ruolo della mente come "generalizzatore" si manifesta in due ambiti critici che hanno plasmato la civiltà umana: la nostra capacità di costruire la conoscenza (logica) e la nostra capacità di convivere (etica).

I. Le Implicazioni Logiche: L'Induzione e la Sfida della Necessità


La generalizzazione è il cuore pulsante del ragionamento induttivo. Quando un ricercatore scientifico, un filosofo o una persona comune osserva che "tutti gli A visti finora sono B" e ne deduce che "il prossimo A sarà B, e probabilmente tutti gli A sono B", sta compiendo un atto di generalizzazione.

  • Il Potere Predittivo: La generalizzazione logica ci ha permesso di scoprire le leggi di natura, dalla gravità alla chimica. Essa trasforma l'esperienza ripetuta in aspettativa e, infine, in conoscenza scientifica. Senza questa capacità di passare dal particolare al probabile universale, la scienza sarebbe ridotta a una mera cronaca di eventi isolati.

  • La Fragilità Epistemica (Il Problema di Hume): Tuttavia, il problema logico della generalizzazione, reso celebre da David Hume, è la sua intrinseca fallibilità. Non importa quante volte osserviamo un fenomeno, non possiamo mai dedurre con necessità logica che si ripeterà. L'affermazione "il sole sorgerà domani" è una potentissima generalizzazione basata su miliardi di esperienze particolari, ma rimane una credenza, non una verità dimostrata dalla logica pura. La mente genera schemi, ma deve vivere con la consapevolezza che l'eccezione può sempre smentire la regola generale. La logica della generalizzazione ci fornisce verità contingenti (potrebbero essere diverse), non necessarie (devono essere così).

La sfide logica: Vivere e agire basandosi su schemi altamente probabili, pur mantenendo l'apertura mentale per l'imprevisto e il cigno nero.

II. Le Implicazioni Etiche: Universalismo Morale e il Rischio dello Stereotipo


Quando il processo di generalizzazione si applica ai giudizi di valore e alle azioni umane, emergono le questioni etiche più profonde.

  • La Generalizzazione Etica come Fondamento Morale: La filosofia morale richiede la generalizzazione per esistere. Concetti come "Dovere" (Kant) o "Massima Felicità" (Utilitarismo) sono astrazioni supreme che cercano di superare il particolarismo degli interessi individuali. Per Kant, agire moralmente significa domandarsi: "E se tutti generalizzassero la mia azione e la trasformassero in una legge universale (Imperativo Categorico)?" L'etica è un tentativo di trovare principi di condotta validi universalmente, astratti da tempo, luogo o preferenza personale.

  • L'Errore della Generalizzazione Eccessiva (Lo Stereotipo): La stessa forza che genera principi etici universali genera anche i pregiudizi e gli stereotipi. Questo è il lato oscuro e perverso della nostra macchina cognitiva. Lo stereotipo è una generalizzazione affrettata, rigida ed emotivamente carica, in cui la mente prende attributi osservati in un numero limitato di membri di un gruppo e li applica indistintamente a tutti. Il problema etico non è solo l'ingiustizia verso l'individuo (che viene privato della sua unicità), ma anche la pigrizia cognitiva della mente, che rinuncia al compito faticoso e più nobile di comprendere la singolarità del contesto e della persona.

La sfida etica: Mantenere saldi i principi generali di giustizia e umanità (il bene della generalizzazione morale), pur resistendo alla tentazione di applicare schemi rigidi e riduttivi agli individui e alle loro situazioni specifiche (il male della generalizzazione stereotipata).




In sintesi, la mente umana è condannata a generalizzare per sopravvivere, comprendere e stabilire regole. La nostra crescita intellettuale e morale risiede nella capacità di distinguere tra:

  1. Generalizzazioni Flessibili e Aperte: Quelle tipiche della scienza e della filosofia critica, che accettano l'errore e accolgono la nuova evidenza.

  2. Generalizzazioni Rigide e Chiuse: Quelle tipiche del dogma e del pregiudizio, che si difendono dall'evidenza per mantenere la comodità dello schema mentale.

La filosofia, in ultima analisi, è la disciplina che ci insegna a generalizzare meglio.

Sull'Altro generalizzato

2025-12-12   Altro generalizzato
Se mi chiedessero di descrivere una persona le cui caratteristiche sono quelle medie di tutte le persone che ho incontrato nella mia vita, avrei descritto l'Altro generalizzato terorizzato da George Herbert Mead.

Intelligenza artificiale e competitività

2025-12-12   Intelligenza artificiale   |   Competere
Forse uno dei motivi per cui certe persone non amano l'intelligenza artificiale, è il fatto che essa aumenta la competitività di chi la sa usare, e loro non sono capaci usarla.

Dio dittatore

2025-12-13   Religione   |   Dio
Il Dio di Abramo è un dittatore che premia i suoi sostenitori e punisce coloro che lo criticano e vorrebbero sostituirlo con un altro dittatore più tollerante.

Elogio dei pochi

2025-12-13   Conoscere   |   Stupidità
La maggior parte della gente è stupida e ignorante. Le persone intelligenti e sapienti sono una piccola minoranza e faremmo bene a cercarle e ad ascoltarle.

Sull'appartenenza ad una comunità

2025-12-14   Condividere   |   Appartenere
L'appartenenza ad una comunità comporta implicitamente la condivisione della non appartenenza alle comunità ad essa estranee o incompatibili con essa.

Il prezzo dell'appartenere

2025-12-14   Intelligenza artificiale (scritti da)   |   Appartenere
Voglio appartenere alla comunità X?

Ogni appartenenza comporta certi obblighi e certi divieti verso i membri della comunità stessa, e certe prese di posizione rispetto ai membri di altre comunità.

In altre parole, ogni appartenenza comporta una limitazione della propria libertà. Ė il prezzo da pagare per appartenere.




Ho chiesto a ChatGPT di sviluppare questa idea. Questo è la sua risposta:

Il prezzo dell’appartenere


“Voglio appartenere alla comunità X?”
La domanda sembra semplice, quasi amministrativa. In realtà contiene un problema esistenziale: quanto della mia libertà sono disposto a consegnare in cambio dell’appartenenza?


Ogni comunità, esplicita o implicita, non è mai un semplice insieme di individui. È un sistema di aspettative. Appartenere significa accettare obblighi verso i membri del gruppo: solidarietà selettiva, lealtà, silenzi opportuni, prese di posizione automatiche. Significa anche interiorizzare divieti: ciò che non si può dire, ciò che non si può pensare ad alta voce, ciò che non si deve fare se non si vuole essere percepiti come “estranei” o “traditori”.


Ma l’aspetto forse più sottile dell’appartenenza riguarda il rapporto con chi non appartiene. Ogni comunità definisce se stessa anche per opposizione: c’è un “noi” e c’è un “loro”. Appartenere implica adottare, almeno in parte, uno sguardo preconfezionato sugli altri gruppi, accettare una gerarchia di vicinanza morale. Alcune vite contano di più, alcune ragioni appaiono subito legittime, altre sospette.


In questo senso, l’appartenenza non limita la libertà solo dall’esterno, ma dall’interno. Non è tanto una censura imposta, quanto una ristrutturazione del campo del pensabile. Certi dubbi diventano imbarazzanti prima ancora di essere formulati; certe critiche suonano come un atto di slealtà prima ancora di essere valutate per il loro contenuto.


Il prezzo dell’appartenere è dunque una riduzione della propria autonomia di giudizio. Non totale, ma reale. In cambio si ottengono benefici evidenti: protezione, riconoscimento, identità, un senso di collocazione nel mondo. L’essere umano, animale sociale, raramente può farne completamente a meno.


La questione, allora, non è se l’appartenenza sia buona o cattiva in sé, ma se il prezzo richiesto sia conosciuto, negoziato, scelto consapevolmente. Molti pagano senza sapere di pagare. Altri pagano più del necessario per paura dell’isolamento. Pochi si chiedono se esistano forme di appartenenza meno esigenti, comunità capaci di tollerare la dissidenza interna senza viverla come una minaccia.


Forse la vera libertà non sta nel non appartenere a nulla – posizione spesso impraticabile – ma nel mantenere viva la domanda iniziale. Continuare a chiedersi, anche dopo aver risposto “sì”: sto ancora accettando questo prezzo?


Perché l’appartenenza, una volta data per scontata, tende sempre ad alzare il costo.


 

Intelligenza artificiale e sentimenti

2025-12-16   Piacere e dolore   |   Intelligenza artificiale   |   Attrazioni e repulsioni
L'intelligenza artificiale non può provare piaceri né dolori, né attrazioni, né repulsioni, ma sa che un essere umano può provare piaceri e dolori, attrazioni e repulsioni, e cosa li può causare.

Questo vale anche per un essere umano, che può non provare attrazione né repulsione verso una certa cosa, ma può sapere che altri umani provano attrazione o repulsione verso quella cosa.

Massa concettuale

2025-12-16   Idee
Per «massa concettuale» intendo un insieme non gerarchizzato di idee, pratiche e rappresentazioni, la cui coesione non deriva da un principio interno di ordine, ma da una contiguità contingente e storicamente variabile. Le relazioni tra i suoi elementi non sono necessarie né stabili, ma emergono localmente e si dissolvono senza costituire una struttura coerente o un sistema.

In altre parole, una massa concettuale è un insieme di idee prive di articolazione sistematica, mantenute insieme non da coerenza interna, ma da accostamenti contingenti e reversibili.

Ad esempio, il termine "vita sociale" è una massa concettuale che comprende i seguenti concetti:

  • Accordi

  • Alleanze

  • Amicizie

  • Appartenere

  • Aspettative

  • Associazioni

  • Colpa

  • Competere

  • Condividere

  • Contratti

  • Convenzioni

  • Cooperare

  • Crediti

  • Debiti

  • Diritti

  • Disaccordi

  • Divieti

  • Doveri

  • Empatia

  • Fiducia

  • Funzioni

  • Gerarchie

  • Giudicare

  • Imitare

  • Impegni

  • Istituzioni

  • Leggi

  • Litigi

  • Mode

  • Modelli

  • Morali

  • Norme

  • Obblighi

  • Organizzazioni

  • Partecipare

  • Poteri

  • Promesse

  • Proprietà private

  • Riprodurre

  • Rituali

  • Ruoli

  • Selezionare

  • Sfide

  • Sfiducia

  • Solidarietà

  • Status

  • Valori

  • ecc.


Canti e riti

2025-12-16   Arte   |   Riti e rituali
Ogni canto è un rito.

Sui comportamenti interpersonali

2025-12-18   Interagire   |   Libertà
Quando due individui s'incontrano, pur avendo dei margini di libertà, il comportamento di ciascuno verso l'altro è regolato da un insieme di obblighi e divieti consci e inconsci più o meno diversi da persona a persona.

Cose ed effetti

2025-12-18   Relazioni
Le cose non sono importanti in sé, ma per i loro effetti.

Comprendere i piaceri

2025-12-18   Piacere e dolore
È difficile comprendere i piaceri di cui non si può godere.

Vita e gerarchie

2025-12-18   Vita   |   Gerarchia
La vita non è un fatto gerarchico, ma reticolare.

Sul valore delle cose

2025-12-18   Valutare
Nulla ha valore in sé. Il valore delle cose si misura dai loro effetti.

Valori individuali vs. valori sociali

2025-12-19   Condividere   |   Valutare
Una cosa ha un valore individuale se serve a soddisfare i bisogni di un solo individuo, e un valore sociale se viene condivisa.

Giustizia e possibilità

2025-12-22   Potere   |   Giustizia
Prima di stabilire cosa sia giusto e cosa sbagliato, conviene stabilire cosa sia possibile e cosa impossibile.

Feste come sorveglianze

2025-12-27   Interagire
Una festa è un incontro tra persone in cui ogni partecipante sorveglia e giudica ogni altro ed è sorvegliato e giudicato da ogni altro.

Convivenza di attrazione e repulsione

2025-12-29   Attrazioni e repulsioni
In ogni cosa ci può essere qualcosa che mi attrae e qualcosa che mi repelle.

Attrazioni e repulsioni

2025-12-29   Attrazioni e repulsioni
Suppongo che l'attrazione e la repulsione siano le forze fondamentali che determinano il comportamento di ogni essere umano, e forse di ogni essere vivente.

Ma cosa determina un'attrazione o una repulsione? Suppongo che vi siano logiche predefinite, evolutive, variabili e apprendibili codificate nel sistema nervoso, che hanno come risultato attrazioni e repulsioni verso particolari forme, oggetti, situazioni, idee, persone, sostanze ecc.

Cosa determina o influenza la formazione o la modifica delle logiche che determinano le nostre attrazioni e repulsioni? Suppongo che tali logiche siano determinate e influenzate dai bisogni. Questi possono essere istintuali (cioè codificati nel DNA) e/o appresi interattivamente.

Se ciò che suppongo è vero, abbiamo la seguente catena causale:

  • bisogni (istintuali e appresi)

  • logiche di attrazione e repulsione

  • attrazioni e repulsioni effettive

  • comportamenti

Le logiche di cui sopra sono per lo più inconsce e involontarie, tuttavia l'uomo tende a "giustificarle" razionalmente, ovvero tende a fornire ragioni, cioè logiche razionali, socialmente accettabili, per cui prova certe attrazioni e certe repulsioni.

In psicoanalisi tali giustificazioni sono chiamate "razionalizzazioni", e sono considerate, per lo più, false rispetto ai vetri motivi che hanno contribuito a formare le logiche sottostanti.

Si potrebbe infatti dire che lo scopo della psicoanalisi sia proprio quello di smascherare le nostre razionalizzazioni e scoprire i veri motivi delle nostre attrazioni e repulsioni, che sono spesso politicamente o eticamente "scorretti".

I concetti di attrazione e repulsione sono legati a quelli di piacere e dolore, sia fisici che mentali. Infatti siamo normalmente attratti da cose che ci piacciono, o ci promettono piacere, e repulsi da cose che non ci piacciono o ci addolorano, oppure ci promettono dolori o sofferenze.

Si potrebbe dunque dire che l'uomo fa ciò che lo attrae (o che gli piace), e non fa ciò che lo repelle (o che gli dispiace).

Le logiche dell'attrazione e della repulsione possono essere molto complesse, nel senso che una stessa situazione può essere attraente e repellente allo stesso tempo, o promettere un piacere o un dolore immediati o differiti.

Tra gli oggetti di attrazione e repulsione più importanti ci sono le ricompense e le punizioni sociali, ovvero la maggiore o minore inclusione in una o più comunità, inclusione che si realizza attraverso appartenenze comuni, condivisioni di beni materiali o immateriali, scambi materiali o funzionali, e rapporti gerarchici, ovvero rapporti di dominazione (totale o parziale) mutualmente accettati.

Per concludere, ritengo che una chiave efficace per analizzare e comprendere i comportamenti umani sia costituita dai concetti di attrazione e di repulsione, purché si diffidi delle razionalizzazioni fornite dagli interessati.

Riflessione sulle attrazioni e le repulsioni

2025-12-30   Attrazioni e repulsioni
Un discorso sulle attrazioni e le repulsioni può essere  per qualcuno più o meno attraente o repellente.

Libri vs. consulenti

2025-12-31   Intelligenza artificiale
C'è una sostanziale differenza tra leggere un libro, e leggere o ascoltare le risposte ad una serie di domande poste ad un consulente privato. Trovo la seconda opzione molto più efficace, anche quando il consulente è un LLM.

Sui legami tra persone

2025-12-31   Relazioni
Quando due persone si legano l'una all'altra, ognuna riduce la sua libertà nei confronti dell'altra, ma acquista un potere sull'altra in quanto garanzia di non allontamento.