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Riflessioni di Bruno Cancellieri su

Natura umana

359 articoli tratti dal blog "Il mondo visto da me"

Indice delle monografie | Indice degli articoli per anno

Ignoranza dell'uomo sull'uomo

Homo homini ignarus.

Umanità e società

Umano significa sociale.

Sull'Homo Sapiens

Homo sapiens? Homo ignarus!

Animale parlante

L'uomo è un animale parlante.

Animale narratore

L'uomo è un animale narratore.

Sulla natura umana

L'uomo è un animale domestico.

Diversamente umani

Siamo tutti diversamente umani.

Uomo e giudizio

L'uomo è un animale giudicante.

Animale valutatore

L'uomo è un animale valutatore.

Animale gerarchico

L'uomo è un animale gerarchico.

Siamo uguali o diversi?

Siamo tutti diversamente uguali.

Uomo e natura

L'Uomo è un animale artificiale.

Soggetto e oggetto

Ogni umano è soggetto e oggetto.

Sulla mistificazione

L'uomo è un animale mistificatore.

L'uomo e i suoi algoritmi

L'uomo è un animale programmabile.

Animali e razionalità

L'uomo è l'animale più irrazionale.

Metapensiero

Metapensiero = pensare al pensiero.

Uomo e dominio

Ognuno vorrebbe dominare ogni altro.

Convivenza difficile

È difficile convivere con gli umani.

Umanità e disumanità

Soltanto un uomo può essere disumano.

Geloso e invidioso

L'uomo è un animale geloso e invidioso.

Consapevolezza della schiavitù

Siamo tutti schiavi, ma pochi lo sanno.

Nemici di noi stessi

L'uomo è il peggior nemico di se stesso.

La Bibbia e l'Uomo

La Bibbia non parla di Dio, ma dell'Uomo.

Credulone e presuntuoso

L'uomo è un animale credulone e presuntuoso.

Piangere e ridere

L'uomo è l'unico animale che piange e ride.

Uomo e società

L'uomo è un animale costretto ad essere sociale.

Uomo, finzioni e credenze

L'uomo è un animale che crede nelle sue finzioni.

Animale bugiardo

L'uomo è un animale bugiardo, che nega di esserlo.

Gli umani e i cambiamenti

La maggioranza degli umani teme i grandi cambiamenti.

Umanità e mistificazione

L’uomo mistifica “normalmente” i motivi del suo agire.

Animali sociali?

Più che sociali, gli esseri umani sono interdipendenti.

Conoscenza e paura dell'uomo

Più conosco la natura umana, più la gente mi fa paura.

Bibbia e natura umana

Il successo della Bibbia la dice lunga sulla natura umana.

Offendere facilmente

È difficile parlare dell'umanità senza offendere qualcuno.

Animale autodialogante

L'uomo è l'unico animale capace di dialogare con se stesso.

Animale interrogante

L'uomo è l'unico animale che si chiede il perché delle cose.

Libri viventi

Ogni persona è un romanzo vivente, un libro più o meno aperto.

Una singolare pluralità

Una persona è una singolare pluralità di caratteristiche umane.

Come siamo fatti

Siamo tutti costituiti e diretti da automi viventi interdipendenti.

L'Uomo e la formica

A che serve l'Uomo? A che serve la formica? La risposta è la stessa.

Condannati a soddisfare

Siamo condannati ad avere bisogni e desideri, e a volerli soddisfare.

Verità che offendono

È difficile parlare della natura umana senza che qualcuno si offenda.

Sopportare la verità

Pochi riescono a sopportare la verità sulla vita e sulla natura umana.

Quante storie!

Quante storie! Otto miliardi di esseri umani, ognuno con la sua storia.

Tanto da scoprire

Sulla natura umana c'è ancora tanto da scoprire, da imparare, da capire.

Umanologia

Studio gli esseri umani come un ornitologo/etologo studia certi uccelli.

Soggetto e oggetto

Ogni umano è soggetto e oggetto, attività e passività, azione e passione.

Chi sono?

Chi sono?
Un uomo che cerca di capire come funziona.

Studiare lo studioso e lo studiare

Lo studioso della natura umana deve studiare anche se stesso e il suo studiare.

Umana incertezza

Nelle scienze umane non vi sono certezze, ma solo ipotesi, metafore e tentativi.

Gusti e disgusti

Gli umani amano condividere non solo i loro gusti, ma ancor più i loro disgusti.

Uomo e storie

L'uomo è un animale capace di inventare storie e di credere in storie inventate.

L'animale più pericoloso

L'uomo è l'animale più pericoloso. Per l'ambiente, per gli altri e per se stesso.

Verità e piacere

L'uomo tende a considerare vero ciò che gli piace, e falso ciò che non gli piace.

Natura vs. cultura

La cultura non dovrebbe dominare la natura, specialmente quella umana, ma servirla.

L'uomo e i cambiamenti

L'uomo ama i piccoli cambiamenti, quelli marginali, non quelli grandi, strutturali.

Corpo e storia

Ognuno è il suo corpo, la sua storia e i modi in cui è capito e valutato dagli altri.

Cos'è un essere umano

Ogni umano é il risultato della combinazione tra i propri geni e le proprie esperienze.

Il meglio e il peggio dell'uomo

Nei momenti di straordinaria difficoltà gli umani mostrano il meglio e il peggio di sé.

Dare nomi alle cose

L'uomo è l'unico animale capace di dare nomi alle cose, anche a quelle che non esistono.

Guardare dall'esterno

Per comprendere oggettivamente una comunità o una persona bisogna guardarle dall'esterno.

Distinguere gli umani dai robot

Verrà il giorno (per alcuni è già venuto) che non sapremo distinguere gli umani dai robot.

Agenti pubblicitari inconsapevoli

Ogni essere umano è un inconsapevole agente pubblicitario di un certo numero di idee altrui.

Identità e automatismi

Un umano è i suoi automatismi. Per cambiare personalità occorre cambiare i propri automatismi.

Sulla dignità

Un essere umano è disposto a mettere qualunque cosa in discussione, tranne la propria dignità.

Compagni di viaggio

Siamo tutti compagni di viaggio su questa terra, ognuno guidato dai suoi algoritmi clandestini.

Interesse per gli interessi

Tutto ciò che interessa gli altri è per me interessante, anche solo perché interessa gli altri.

La forza dell'abitudine

L'uomo si abitua a tutto, anche alla bruttezza, all'ingiustizia, alla stupidità, alla sofferenza.

Tipi umani

Gli esseri umani si dividono (in modo più o meno netto) in pecore, pastori, cani da pastore e lupi.

Il problema dell'uomo

Il problema dell'uomo è l'uomo. La natura umana è un problema per l'uomo e per l'ambiente naturale.

Vita ed essere come risultato

Ogni essere vivente (compreso l'uomo) è il risultato dell'interazione delle parti che lo compongono.

Animale riflessivo

L'uomo è un animale riflessivo, ovvero capace (più o meno) di studiare se stesso e la propria natura.

Negazionismo naturale

L'uomo tende a negare l'esistenza, la bontà o la verità di ciò che non riesce a ottenere o a capire.

Schiavitù, natura umana e morale

La storia della schiavitù dovrebbe farci riflettere sulla natura umana e sulla relatività della morale.

Precauzione con gli esseri umani

Gli esseri umani vanno trattati con precauzione, data la loro stupidità e la loro scarsa salute mentale.

Metainformazione

Metainformazione = informazione su una informazione. L'uomo è l'unico animale capace di metainformazione.

Conoscere la natura umana

Conoscere la natura umana significa saper prevedere il comportamento di ogni persona in certe circostanze.

Conoscere se stessi?

Conoscere se stessi? Impossibile se non si conoscono anche gli altri, se non si conosce l'uomo in generale.

Sulla priorità dello sperma

Prima di tutto gli uomini sono spruzzatori di sperma, e le donne ricettacoli di sperma. Poi tutto il resto.

Come superare i freni morali

Basta poco per superare ogni freno morale. È sufficiente qualificare l'altro come disumano, come mostruoso.

Tirannia del piacere e del dolore

Attraverso il piacere e il dolore la natura, ovvero la nostra specie, ci fa fare ciò che vuole.

L'uomo come compromesso

Ogni umano è un particolare compromesso tra ciò che vuole il proprio inconscio e ciò che vogliono gli altri.

Conoscenza degli altri vs. di se stessi

Conoscendo gli altri (in termini di somiglianze e di differenze) conosciamo anche noi stessi, e non viceversa.

L'uomo e il futuro

L'uomo è forse l'unico animale capace di immaginare il futuro e di anticipare futuri dolori e futuri piaceri.

Grandezza e specificità dell'uomo

Qui sta la grandezza e specificità dell'uomo: dare nomi, significati e valori a cose altrimenti prive di senso.

Farsi domande

In tutto l'universo forse l'uomo è l'unico essere capace di farsi domande su se stesso e sullo stesso universo.

Sul rispetto per l'ambiente

I nostri antenati non hanno fatto grandi danni all'ambiente perché non avevano i mezzi tecnici per farlo. 

Animale narratore

L'uomo è un animale narratore, l'unico animale capace di inventare e narrare storie, e di credere che siano vere.

Le nostre schiavitù

Ognuno è schiavo del suo corpo, della sua personalità, della sua memoria, delle sue abitudini, dei suoi pensieri.

Il volere dell'uomo

Il volere dell'uomo è in realtà il volere capriccioso della natura che fa esperimenti casuali con la nostra specie.

Le cause del nostro comportamento

La maggior parte del nostro comportamento è motivato da cause che non conosciamo, anche quando crediamo di conoscerle.

Conoscere Dio vs. l'uomo

Molti credono di conoscere Dio, in realtà hanno perso la capacità di conoscere realisticamente sé stessi e gli altri.

Il conforto dell'abitudine

L'uomo si abitua a tutto, anche alla bruttezza, all'ignoranza, alla violenza, alla schiavitù, alla solitudine, al dolore.

I concetti-chiave della natura umana

I concetti-chiave della natura umana: emozione, appartenenza, interazione, cooperazione, autorità, gerarchia, competizione.

Sulla via dell'evoluzione

Nell'evoluzione dalla bestia all'Uomo c'è chi vorrebbe andare avanti, chi vorrebbe fermarsi e chi vorrebbe tornare indietro.

Perché stiamo più o meno bene

Il motivo per cui uno sta più o meno bene è estremamente complesso. Chi crede di conoscerlo, molto probabilmente si sbaglia.

I rischi del parlare di natura umana

È pericoloso parlare di natura umana con un essere umano, perché è parlare di lui, ed è facile offenderlo dicendo la verità.

Sulla necessità di mentire

Gli esseri umani, me compreso, mi fanno pena perché sono costretti a mentire e a credere alle menzogne altrui e alle proprie.

Leggere le persone

Non c'è bisogno di leggere un libro intero per decidere se vale la pena di leggerlo. Lo stesso vale per la lettura delle persone.

Le carte da giocare

L'importante è giocare la migliore partita possibile con le carte che la natura e il caso ci hanno dato e ci danno tutti i giorni.

Di cosa dovremmo preoccuparci

Non dovremmo preoccuparci tanto di ciò che la gente fa, quanto di ciò che essa non fa, ovvero occuparsi attivamente del bene comune.

L'uomo e la schiavitù

L'uomo è l'unico animale che costringe i suoi simili alla schiavitù. Forse, senza il linguaggio simbolico ciò non sarebbe possibile.

Sul vedere i difetti e le incoerenze

Chi vede più facilmente i difetti e le incoerenze nei prodotti e nel comportamento umano soffre più di chi li vede più difficilmente.

La storia dell'umanità

La storia dell'umanità è la storia della lenta e ancora incompiuta migrazione dalla legge del più forte alla legge del più intelligente.

Conoscenze che offendono

È difficile parlare della natura umana senza offendere qualcuno. E chi dice parole che non offendono nessuno non dice nulla di importante.

Il perché dei bisogni

L'uomo fa ciò che fa perché ha bisogno di farlo. Non dobbiamo dunque chiederci perché l'uomo fa certe cose, ma perché ha bisogno di farle.

Cosa aspettarsi dagli altri

Chi ha una buona conoscenza della natura umana sa cosa aspettarsi e cosa non aspettarsi dagli altri.

Sui limiti umani

Il maggior limite di ogni essere umano è l'incapacità di conoscere i propri reali limiti intellettuali, ovvero di sapere cosa non può capire.

Natura e necessità

Ognuno è ciò che è per necessità della propria natura, e tratta gli altri in certi modi che dipendono dalla propria natura e da quelle altrui.

Il problema della nomenclatura

L'uomo è l'unico animale capace di dare nomi alle cose, ma a volte dà lo stesso nome a cose diverse e altre volte nomi diversi alle stesse cose.

Visioni ed esistenze

C'è chi vede cose che esistono, chi non vede cose che esistono e chi vede cose che non esistono. E non c'è peggior cieco di chi non vuol vedere.

Ciò che distingue l'uomo dagli altri animali

Ciò che più distingue l'uomo dagli altri animali è la sua spiccata capacità di prevedere il futuro, anche se in modo spesso erroneo e illusorio.

Il dovere di Homo Sapiens

Finché avrò vita farò il mio dovere di Homo Sapiens, che comprende innanzitutto la ricerca della migliore conoscenza della natura di tale dovere.

Ciò che conta

Ciò che conta non è solo la verità sulla natura umana, ma ancora più ciò che la maggior parte degli umani sa, non sa e crede sulla propria natura.

Il lato positivo del coronavirus

Questo comune nemico (il coronavirus) ci allontana fisicamente ma ci avvicina mentalmente e ci ricorda cosa è davvero importante per un essere umano.

Sistemi di agenzie

Un essere umano è un'agenzia costituita da una moltitudine di agenzie
che comunicano e interagiscono tra loro e col mondo esterno.   

Uomo animale domestico

L'uomo ha addomesticato (per usarla) ogni specie animale che si è lasciata addomesticare, compresa quella umana. L'uomo è infatti un animale domestico.

Uomini e sistemi

Sappiamo sempre di più come funzionano i sistemi e ancora troppo poco come funzionano gli esseri umani, nonostante il fatto che anche noi siamo sistemi.

Animale immaginario

L'uomo è un animale immaginario, cioè capace di desiderare e immaginare nuove realtà, di realizzarle o di illudersi che siano realizzabili o realizzate.

Chi non studia la natura umana?

Un essere umano che non studia la natura umana ritiene di sapere già tutto ciò che è importante sapere su tale argomento, ovvero su di sé e sugli altri.

Sessi e conflitto d'interessi

Luogo comune non sempre vero, ma spesso: la donna cerca i legami, l'uomo la libertà dai legami. Perciò l'uomo e la donna sono spesso in conflitto d'interessi.

Animale torturatore

L'uomo è l'unico animale capace di torturare un suo simile per ottenere qualcosa da lui, o per il piacere connesso al potere di condizionare le emozioni altrui.

Dalla parte dei vincitori

La tendenza a schierarsi dalla parte dei vincitori è un tratto molto comune della natura umana. Evidentemente ha una funzione adattiva in senso evoluzionistico.

Conoscere e prevedere

Quanto meglio si conosce la natura umana, tanto più si è capaci di prevedere il comportamento, le emozioni e i pensieri propri e altrui in determinate circostanze.

La giusta distanza

Gli esseri umani dovrebbero stare ad una giusta distanza l'uno dall'altro. Non troppo lontani, altrimenti si disperdono, non troppo vicini, altrimenti si ostacolano.

Uomo e comunità

Un essere umano socialmente isolato è debole, irrilevante e insignificante. Solo in quanto membro di una comunità l'uomo diventa importante, significativo e potente.

L'uomo è un animale contraddittorio

L'uomo è un animale contraddittorio, la contraddizione fa parte della sua natura. Un uomo che non ha contraddizioni, che non vive in modo contraddittorio, non è umano.

Tre volontà da conciliare

Ogni umano deve conciliare tre volontà: (1) Ciò che vuole la propria coscienza. (2) Ciò che vuole il resto del suo organismo (inconscio). (3) Ciò che vogliono gli altri.

Conoscenza particolare vs. generale

Io penso che per conoscere se stessi occorre prima conoscere la natura umana in generale. Solo rispetto ad una conoscenza generale è possibile una conoscenza particolare.

Fare, pensare, volere, natura, società

Noi ci illudiamo di fare e pensare ciò che vogliamo, ma in realtà facciamo, pensiamo e vogliamo ciò che la natura e la società ci impongono, con pochi margini di libertà.

L'ordine delle cose

L'uomo obbedisce per comandare e comanda per obbedire, alle proprie passioni e al resto del mondo. Ogni ribellione a questo ordine delle cose è morbosa e viene presto sedata.

Compassione per gli esseri umani

Dobbiamo avere compassione per gli esseri umani, così vulnerabili, così schiavi delle loro menti manipolate e illusi di essere liberi, così ignoranti del mondo e di se stessi.

Una specie precaria

La specie umana è una delle più precarie, in quanto intrinsecamente e naturalmente più debole, anche se riesce a dominare quasi tutte le altre grazie ad artifici, cioè a idee.

Metaumano

Un metaumano è un essere umano che conosce se stesso, nel senso che sa come funziona un essere umano in generale e se stesso in particolare. Io cerco di diventare un metaumano.

Sulla capacità di porre domande

L'uomo è, a mio parare, l'unico animale capace di porre (e di porsi) domande, con l'eccezione di qualche animale ammaestrato che chiede al padrone: cosa vuoi che faccia adesso?

Simulazione della realtà

Suppongo che l'uomo sia l'unico animale capace di simulare la realtà, ovvero di vivere, con l'immaginazione, in una realtà virtuale, e perfino di trarne piaceri e dolori reali.

Scienza, filosofia e psicologia

Scienza, filosofia e psicologia non debbono essere separate, ma procedere congiuntamente, nutrendosi l'una delle altre. Altrimenti ciò che producono è pericolosamente insufficiente.

Distributori di piaceri e dolori

Ogni umano è un distributore di gioie e sofferenze, piaceri e dolori, soddisfazioni e frustrazioni, vita e morte verso gli altri umani e tutti gli esseri viventi con cui interagisce.

Uomini e lingue

L'uomo è l'unico animale capace di creare linguaggi simbolici. Perciò esistono tante lingue umane, mentre gli altri animali parlano una sola lingua e non hanno bisogno di apprenderla.

Selettività dell'uomo

L'uomo è un animale selettivo, che sceglie ciò che ritiene più soddisfacente per i suoi bisogni, spesso ignorando i bisogni altrui e quelli dell'ambiente di cui ha bisogno per vivere.

Sulla bontà dell'uomo e di Dio

Dire che l'uomo è fondamentalmente buono è come dire che Dio ci ama. Beato chi ci crede. A mio avviso l'uomo è buono se gli conviene e finché gli conviene, o se crede che gli convenga.

Teorie e pratiche

Perché la gente non mette in pratica le buone teorie? Questo è il problema più grande che rallenta il progresso umano. Inutile dunque avere buone teorie se non risolviamo tale problema.

Il senso del nonsenso

Tutto ciò che l'uomo fa, pensa e sente ha un senso, ovvero risponde ad un bisogno, ad un desiderio o ad una necessità, anche ciò che ci sembra irrazionale, assurdo, insensato o mostruoso.

L'uomo è vittima dell'uomo

L'uomo è vittima dell'uomo e siamo tutti coinvolti in questa relazione. Bisogna avere il coraggio di pensarlo, ricordarcelo e dirlo se vogliamo fare qualcosa per alleviare questo problema.

Chi/cosa ci governa

Siamo governati da algoritmi interni ed esterni che conosciamo poco e male e di cui siamo per lo più inconsapevoli. Di conseguenza quasi nessuno cerca di capirli e migliorarli.

Cos'è un essere umano?

Un essere umano è un automa motivato da sentimenti, ovvero da piaceri e dolori.


Meraviglia della natura

Da quando sono nato, indipendentemente dalla mia volontà, il mio cuore non ha mai smesso di pompare sangue, e il mio cervello non ha mai smesso di elaborare informazioni. Non è meraviglioso?

Il pericolo di farsi domande su di sé

Non solo la maggior parte della gente non mette in discussione il proprio comportamento e non si fa domande sulla propria natura, ma vede con sospetto o ostilità chi fa tali cose.

Domande fondamentali di un animale sociale

In quanto animale sociale, l'uomo dovrebbe porsi domande come: "Con chi (non) posso / devo / voglio interagire? In quali modi? In quali ruoli? Con quali regole? A quali fini? Con quali risorse?"

Importanza di sentirsi ben valutati

L'uomo ama le cose e le persone che lo fanno sentire importante, abile, buono, bello e saggio e odia le cose e le persone che lo fanno sentire non importante, incapace, cattivo, brutto o stolto.

Essere umani

Un umano ha bisogno di essere considerato umano dagli altri, e di sentirsi umano. Per questi motivi sente il bisogno di comportarsi come un umano, cioè come crede che un umano debba comportarsi.

Per un futuro sopportabile

Gli animali vivono solo nel presente, noi umani più nel futuro che nel presente. Infatti la maggior parte del nostro comportamento serve ad assicurarci un futuro (più o meno lontano) sopportabile.

La storia di un uomo

La storia di ogni essere umano è il risultato delle sue strategie consce e inconsce per soffrire il meno possibile e godere il più possibile, e delle circostanze in cui gli è capitato di trovarsi.

L'Altro ideale

Un individuo non è mai solo, ma è sempre interiormente e inconsciamente accompagnato da un Altro ideale, una persona che egli spera sempre di incontrare in uno o più altri individui nella vita reale.

Essere oggettivamente e soggettivamente

Ogni persona è oggettivamente l'insieme dei modi in cui interagisce con il resto del mondo e con se stessa, e, soggettivamente, come se stessa e le altre persone pensano (ognuna a suo modo) che essa sia.

In cosa consiste il mondo?

Il mondo consiste in interazioni più o meno piacevoli o dolorose tra oggetti viventi e non viventi più o meno dotati di coscienza, regolate da leggi fisiche e da logiche più o meno note agli oggetti stessi.

Cambiare mentalità

Cambiare la mentalità di un essere umano è normalmente impossibile. Se essa cambia non è per volontà dell'interessato o di qualcun altro, ma per una serie di forze incontrollabili e di eventi casuali.

Il senso dell'imitazione

Gli esseri umani imitano comportamenti altrui senza comprenderne il significato. Se lo comprendessero, non si tratterebbe di imitazione. Imitano perché l'imitazione viene premiata e la non imitazione punita.

Logiche incomprensibili

Tutto ciò che avviene, specialmente negli esseri viventi e tra di loro, è il risultato di logiche più o meno complesse di cui capiamo (bene o male) solo alcuni aspetti o che sono da noi del tutto incomprese.

Interdipendenza degli umani

L'uomo è un animale interdipendente in quanto la soddisfazione dei suoi bisogni e il suo conseguente benessere psicofisico dipendono dalla quantità e qualità delle sue relazioni e interazioni con gli altri.

Esseri pre-umani

Non siamo esseri umani, ma esseri pre-umani. Infatti nella nostra evoluzione siamo oggi a metà strada tra la scimmia e l'uomo e facciamo esperimenti culturali senza aver abbandonato i nostri istinti bestiali.

Natura e cultura nel comportamento umano

Non è facile distinguere il naturale dal culturale nel comportamento umano. Infatti possiamo considerare la cultura una seconda natura, senza la quale forse la specie umana si sarebbe già estinta.

Vite immaginarie

Forse la differenza principale tra noi umani e gli altri animali è la nostra capacità di vivere vite immaginarie mediante l’uso di simboli capaci di evocare emozioni simili a quelle provocate da situazioni reali.

Il senso delle scienze umane e sociali

Per me il "senso" delle scienze umane e sociali consiste nell'individuazione dei bisogni umani e delle loro strategie di soddisfazione attraverso la storia e i cambiamenti culturali, tra cooperazione e competizione.

Tipi umani

La gente si può classificare in pastori, pecorelle, pecoroni, cani da pastore, cani sciolti, lupi alfa e lupi gregari, e ogni individuo può cambiare ruolo più volte nella vita e assumere più ruoli allo stesso tempo.

Origine della stupidità umana

A mio avviso, l'uomo è diventato stupido quando è diventato uomo, cioè quando ha smesso di comportarsi come gli altri animali, ovvero istintivamente. La ragione è uno strumento pericoloso perché può generare mostri.

Problemi sociali e natura umana

È difficile affrontare utilmente (e ancor più risolvere) i problemi sociali se tra gli interessati non c'è un minimo accordo sulla natura umana, ovvero sulla struttura e il funzionamento dell'essere umano in generale.

Lezioni di umanità

Qualunque espressione umana, anche quelle apparentemente più stupide o cattive, dovrebbero essere considerate lezioni di umanità, ovvero descrizioni e dimostrazioni di aspetti generali e particolari della natura umana.

Ognuno è schiavo e padrone

Il dramma di noi esseri umani è la necessità di capire in ogni momento in cosa siamo schiavi e in cosa padroni. Infatti siamo parzialmente schiavi e parzialmente padroni di forze interne ed esterne alla nostra persona.

L'uomo è un animale ammaestrabile

Una delle caratteristiche più importanti della natura umana è la capacità dell'Uomo di essere ammaestrato, in modo spesso irreversibile, a credere, apprezzare o disprezzare certe cose. L'Uomo è un animale ammaestrabile.

Citazioni di Carlo Rovelli

Da "L'ordine del tempo", magnifico libro del celebre fisico e umanista Carlo Rovelli. Ve lo consiglio.
http://it.dixxit.info/?author=Carlo%20Rovelli

Generatori e distruttori di vite

In ogni istante miliardi di esseri viventi vengono distrutti da miliardi di altri esseri viventi, e non possiamo evitarlo. Anche noi umani siamo tra i distruttori. Più precisamente, siamo generatori e distruttori di vite.

L'importante in un uomo

Non sono tanto importanti le capacità di un uomo, quanto le sue motivazioni, i suoi obiettivi e i suoi contributi per il loro raggiungimento, specialmente per quanto riguarda i rapporti sociali e il bene comune.

Siamo tutti uguali e diversi

Gli esseri umani sono geneticamente quasi identici nelle loro strutture fisiologiche e mentali. Ciò che cambia sono soprattutto i contenuti delle strutture stesse, ovvero ciò che esse hanno "appreso" attraverso le esperienze.

Competizione nascosta

L'uomo è l'unico animale che compete di nascosto e inconsciamente con i suoi simili, in ogni contesto, dai conflitti all'interno di una coppia o di un gruppo a quelli tra stati. Gli altri animali, invece, competono apertamente.

Natura del sacro e sacro della natura

Sacro è lo spazio-tempo in cui non possiamo che obbedire consapevolmente e volontariamente alla natura che è dentro e fuori di noi entro i margini di libertà che essa ci consente, all'interno dei quali possiamo giocare col caso.

Schiavi per sempre

A mio avviso, siamo tutti schiavi dei nostri bisogni, delle nostre paure e delle nostre abitudini. Possiamo cambiare qualcuno dei nostri padroni, ma non il nostro status di schiavi. Ribellarsi a questa realtà è inutile e dannoso.

I tre fattori degli avvenimenti umani

Necessità (leggi della fisica), caso (aleatorietà dei fenomeni microscopici) e volontà (intenzionalità delle menti) sono i tre fattori che, in proporzioni variabili, determinano gli avvenimenti che hanno l'uomo come protagonista.

Sulla metafisica

Io per "metafisico", che mi guardo bene dallo spiegare e dal descrivere, intendo ciò che, sebbene esista, l'uomo non è in grado di comprendere a causa dei propri limiti intrinseci. E' la porta che l'agnostico lascia sempre aperta.

Sulla precarietà della specie umana

La precarietà della specie umana sta soprattutto nel fatto che siamo socialmente interdipendenti, ma, a differenza di altri animali sociali, le regole della cooperazione e della convivenza sono volatili, non istintivamente fissate.

Animale ipotizzatore

L’uomo è un animale ipotizzatore, nel senso che è capace di formulare ipotesi di azioni o di combinazioni di cose, e di stimarne il valore in termini di soddisfazione di bisogni propri e altrui.

Uomini e foglie

Un essere umano è come una foglia dell’albero della sua specie, che deve essere sostituita periodicamente da una nuova affinché l’albero sopravviva. Lo stesso vale per ogni altro essere vivente.

L'uomo e i suoi meriti

L'unico merito che si può attribuire ad un essere umano è quello di essere nato con un sistema nervoso efficiente e di aver vissuto in un ambiente favorevole al suo sviluppo. Perché da tali cose dipendono le sue scelte e i suoi successi.

Bisogno di scambio

Abbiamo continuamente bisogno di interagire con altri umani, ovvero di dare e/o ricevere qualcosa dal prossimo. Senza questo scambio ci assale l'angoscia della solitudine e un senso di colpa verso la nostra natura e la natura in generale.

Conoscenza della normalità

Per la psicologia e per lo studio della natura umana in generale è più importante conoscere e capire i comportamenti normali che quelli anomali, perché sono i primi e non i secondi quelli che causano il bene e il male di intere comunità.

L'uomo e la morte

L'uomo è l'unico animale capace di desiderare la propria morte e l'estinzione della propria specie. Infatti alcuni si suicidano e alcuni, se potessero, porrebbero fine al genere umano, anche perché per la natura siamo più nocivi che utili.

Animale immaginario

L'uomo è un animale immaginario, ovvero capace di immaginare e immaginarsi, ma incapace di conoscersi. La sua vita e il suo benessere dipendono dalla qualità della sua immaginazione, perché da essa dipende la qualità del suo comportamento.

Prostitute e donne per bene

La differenza tra una prostituta e una donna per bene è che, per donarsi, la prima vuole essere ricompensata in contanti e subito, la seconda in amore, titoli, servizi, sostegno, protezione e prestigio in modo continuativo e senza un termine.

La programmazione di un essere umano

L'uomo è un animale programmabile da altri uomini dopo la nascita. Esso riesce a cambiare volontariamente i suoi programmi in una misura che dipende dal tipo di programmazione subita, ovvero se tale possibilità è inclusa nel programma stesso.

Religione contro natura

I preti affermano che l'omosessualità sia contro natura. Ma cosa ne sanno di natura i preti che ancora la considerano come il disegno intelligente di un Dio che ha creato l'uomo direttamente e non come il risultato di una evoluzione spontanea?

Sui valori umani

Solo ciò che può essere speso o utilizzato nelle interazioni con gli altri ha valore. Non esistono valori intrinseci ad eccezione dei mezzi di sopravvivenza, che valgono anche per gli altri animali. I valori umani sono sempre e soltanto sociali.

L'animale più stupido e malvagio

L'uomo è l'animale più stupido e malvagio, specialmente quando è organizzato in società, in quanto crede nelle cose più assurde e teme le verità che lo riguardano. Oggi in Nigeria un uomo è stato condannato a 24 anni di reclusione per blasfemia.

Ammirazioni e giustificazioni

Quasi ogni testo che tratta di cose umane ammira o giustifica certe categorie di persone a svantaggio di certe altre e può perciò contare sul supporto e l'ammirazione degli ammirati e dei giustificati e sull'avversione o il disinteresse degli altri

Disastri e virtù

E' nelle emergenze e nei disastri che si evidenziano con i fatti le virtù e i difetti degli esseri umani. Siamo infatti tutti buoni, bravi, coraggiosi, altruisti e intelligenti quando la vita sociale si svolge nella norma e ci sono risorse per tutti.

L'Uomo in sintesi

L'uomo è un animale programmabile. E' programmabile da altri uomini dopo la nascita. Riesce a cambiare volontariamente i suoi programmi in una misura che dipende dal tipo di programmazione subita, ovvero se tale possibilità è inclusa nel programma stesso.

Il rischio di conoscere se stessi

Conoscere se stessi significa conoscere la natura umana, i propri bisogni e le proprie logiche di soddisfazione. Il rischio è che sia i bisogni che le logiche di soddisfazione siano incompatibili con quelli altrui o censurati dalla comunità di appartenenza.

La natura di una persona

Una persona è un essere definito da diversi aspetti, tra i quali la massa corporea, la forma e la struttura del corpo, le informazioni (codice genetico, bisogni, motivazioni, ricordi, mappa cognitivo-emotiva) sentimenti, energia consumata ed energia prodotta.

La vita che ci è stata data

Chi nasce serpente deve vivere come un serpente, chi nasce lumaca, come una lumaca, chi nasce aquila, come un'aquila. Non possiamo vivere che come il nostro patrimonio genetico ci obbliga a vivere, nei limiti da esso imposti e con le libertà da esso concesse.

Conoscenza del particolare e ignoranza del generale

Che senso ha discutere di aspetti particolari della natura umana se non c'è il minimo accordo sui suoi aspetti generali, né tra gli accademici, né tra la gente comune? E' come se uno che non ha mai visto altro che il suo paesello volesse parlare di geografia.

Costituzione di ogni umano

Ogni umano è costituito da hardware, software, e coscienza, che evolvono come specie e come individuo che nasce, vive e muore. Ogni coscienza è costituita da cognizioni, emozioni, e motivazioni, che nascono, evolvono e muoiono con l'individuo in cui sono emerse.

Qualità umane

L'uomo è un animale competitivo, geloso, invidioso, vanitoso, presuntuoso, arrogante, litigioso, egoista, conformista, gregario, credulo, ingenuo, pavido, bugiardo, nevrotico, miope, semplicista, ostinato ecc. È l'animale più pericoloso per il pianeta e per se stesso.

Semplicismo e parzialismo

Semplicismo è vedere un fenomeno più semplice di come sia realmente.

Parzialismo è vedere solo una parte di un fenomeno illudendosi di averlo visto interamente.

Noi esseri umani siamo per lo più semplicisti e parzialisti.

Che fare per risolvere i problemi della società?

Che fare per risolvere i problemi della società? Studiare la natura umana, la quale è la causa prima di tutti i mali della società. Nonostante sia il tema più importante, esso è tra i meno studiati con un approccio scientifico a causa delle pressioni religiose e politiche.

Uomo e natura

L'uomo (ovvero qualunque essere umano, nessuno escluso) non è al di
sopra, né al di sotto, né davanti, né indietro, rispetto alla natura.
L'uomo è parte della natura, e ad essa, e solo ad essa, deve la sua vita
e la sua morte, il suo piacere e il suo dolore.

Un posto nella società

Ogni essere umano ha bisogno di occupare un posto nella società adatto alla propria personalità, alle proprie capacità e ai propri bisogni. Per "posto nella società" intendo un insieme di ruoli e di interazioni abituali e sostenibili funzionali alla soddisfazione dei propri bisogni.

Piacere e dolore come principi guida

Da quando nasce a quando muore, l'uomo non fa altro che cercare il modo di soffrire di meno e godere di più, in tutte le possibili forme del dolore e del piacere. Da tale bisogno derivano tutte le sue opere, attività, comportamenti, costumi, filosofie, gusti, arti, narrazioni, ragioni ecc.

Religione e tipi umani

Gli umani si possono dividere in tre categorie: quelli che credono in una religione, quelli che non credono in alcuna religione e lo dicono, e quelli che fingono di credere in una religione. La seconda categoria è ancora oggi minoritaria. L'unione della seconda con la terza è maggioritaria.

La natura umana in una frase

Ogni essere umano, consciamente o inconsciamente, vuole e non vuole interagire con altri esseri umani e cose in certi ruoli e forme per ottenere vantaggi e piaceri ed evitare svantaggi e dolori secondo quanto registrato nella sua mappa cognitivo-emotiva, per soddisfare i suoi bisogni genetici.

Conoscere una persona

Conoscere una persona significa soprattutto conoscere i suoi bisogni, i suoi desideri, le sue motivazioni, le sue attrazioni, le sue repulsioni, le sue paure, le sue speranze, le sue disperazioni, più di quanto la persona stessa ne sia consapevole. Questo vale anche per la conoscenza di se stessi.

Interazioni tra volontà

Ciò che accade nella natura e nella società è il risultato di interazioni tra volontà interne agli esseri viventi a vari livelli di organizzazione, dalla cellula alla nazione. Tali volontà sono il risultato della composizione di bisogni e interessi più o meno simbiotici, sinergici e/o antagonisti.

Punti di vista

Gli esseri umani si differenziano oltre che per il loro grado di intelligenza (comunque essa venga definita), anche per la loro apertura mentale (ovvero la varietà dei punti di vista dai quali sono capaci di vedere il mondo) e per la quantità di punti di vista altrui che sono per loro intollerabili.

Etica "fai-da-te"

L'uomo moderno ha rinunciato all'ìdea di un'etica condivisa e oggi siamo all'assurdo che ognuno ha un'etica soggettiva, "fai-da-te", il che toglie all'etica la sua ragione di esistere. Comunque, per definire un'etica occorre una profonda conoscenza della natura umana, cosa che oggi è alquanto rara.


Il computer dentro di noi

Immagina che ogni essere umano abbia, in qualche parte nel suo cervello, un computer che lo fa comportare automaticamente secondo un certo programma che si modifica parzialmente con le esperienze. Non è fantascienza, è realtà. Anche il rifiuto di credere che ciò sia vero può essere scritto nel programma.

Quante e quali domande

L'uomo sembra essere l'unico animale capace di fare domande agli altri e a se stesso. Tuttavia la quantità, la qualità e la frequenza delle domande può essere molto diversa da persona a persona. Si potrebbe dire che un essere umano è tanto più umano quante più domande si fa e quanto più esse sono complesse.

Splendore e miseria della filosofia

Finora la filosofia ha avuto successo nell'analizzare e demistificare la società, l'uomo e la stessa filosofia, ma ha fallito nel costruire e proporre modelli di uomo, di società e di filosofia sufficienti, realistici e sostenibili.

Perciò la maggior parte della gente ignora o teme la filosofia.

Domande sulle persone

Di ogni persona (compresi se stessi) è lecito e consigliabile chiedersi: Chi crede di essere? Come vorrebbe essere riconosciuto? Cosa si aspetta dagli altri? Che progetti ha? Cosa desidera? Di cosa ha bisogno? Cosa è disposto a offrire agli altri? Cosa pensa di coloro che non condividono la sua visione del mondo? Ecc.

Schiavi di madre natura

Siamo tutti schiavi di madre natura che ci fa fare tutto ciò che vuole usando le leve del piacere e del dolore, dell'attrazione e della repulsione. Diventeremo ragionevoli solo nella misura in cui la ragione sarà in grado di procurarci piaceri e cose attraenti. Altrimenti continueremo a comportarci in modo irrazionale.

Bisogno degli altri

Ogni essere umano, per sopravvivere e per soddisfare i suoi bisogni, ha bisogno della cooperazione (volente o nolente) di un certo numero di altri esseri umani, e di tutto ciò che può essere utile per ottenerla e mantenerla Allo stesso tempo ha bisogno di evitare tutto ciò che può ostacolare o diminuire tale cooperazione.

Il problema delle aspettative

Più ci aspettiamo dagli altri e da noi stessi un comportamento intelligente, coerente, onesto, razionale e ragionevole, più siamo delusi, amareggiati o adirati. Più ci aspettiamo un comportamento stupido, incoerente, disonesto, irrazionale e irragionevole, più proviamo comprensione e simpatia per gli altri e per noi stessi.

Animale sociale preferenziale

L'uomo è un animale sociale non egualitario e non imparziale. Infatti il comunismo ha fallito perché non ha considerato che l'uomo è per natura incline a privilegiare gli interessi propri e quelli delle persone amate rispetto a quelli della comunità, ovvero delle persone con cui non ha rapporti affettivi diretti e reciproci.

Sulla mentalità della gente

La cattiva politica e la cattiva burocrazia non vengono dal cielo. Sono il frutto della cattiva mentalità e ignoranza della maggior parte della gente, specialmente in un sistema democratico. Non è vero che molti soffrono per colpa di pochi; spesso è vero il contrario, ovvero che le minoranze soffrono per colpa delle maggioranze.

Come osservare gli umani

Forse farei bene a osservare gli umani come se non fossi uno di loro, come se non dipendessi da loro. Forse solo così potrei capirli senza bias, senza interessi e senza coinvolgimenti emotivi.

Osservare gli umani come li osserverebbe un extraterrestre, oppure osservarli come noi umani osserviamo gli altri animali.

Gli animali e la servitù

L'uomo è l'unico animale capace di asservire e sfruttare abitualmente i suoi simili. Se gli altri animali non lo fanno è perché non ne sono capaci. Per farlo ci vogliono certi requisiti come la capacità di apprendere un linguaggio simbolico per poter dare ed eseguire ordini. Infatti, non è possibile obbedire a ordini incomprensibili.

Edgar Morin e l'ignoranza sull'uomo

"...da cinquant'anni si è accumulato un immenso sapere sull'umano, sulle sue origini, sulla sua natura, sulle sue complessità. Ma questo sapere è disperso, parcellizzato e compartimentato fra tutte le scienze, e l'impotenza o l'incapacità di riunire questo sapere mantiene un'immensa ignoranza sulla nostra stessa identità." [Edgar Morin]

Differenze ed eguaglianze umane

Ciò che manca all'Uomo per vivere felicemente insieme è un interesse reciproco per le differenze tra persone. Purtroppo, da una parte l'uomo teme il diverso da sé e, dall'altra, cerca di essere come i membri della comunità dalla quale desidera essere accettato. In altre parole, le differenze umane vengono punite e le uguaglianze premiate.

Sugli appelli per la pace

Certi appelli per la pace sono presuntuosi oltre che ingenui. Pretendono di avere la soluzione per evitare i conflitti, quella di non confliggere, di non prendere posizione. Come dire: basta volerla, la pace. Soluzione ignorante, stupida, fasulla, semplicista, arrogante, perché non tiene conto della natura umana, non conosce la natura umana.

La misura del piacere e del dolore

Immaginiamo che in futuro, mediante un congegno elettronico, sarà possibile misurare le quantità di piacere e di dolore che proviamo in ogni momento. Così potremmo sapere con precisione, ad esempio, quanto abbiamo sofferto e quanto abbiamo goduto durante gli ultimi sette giorni. Sicuramente questo rivoluzionerebbe la psicologia e la filosofia.

Per la festa della donna

Ma davvero la donna è moralmente superiore all'uomo e l'uomo così sprovveduto rispetto alle donne? Questi stereotipi non ci aiutano a realizzare la pari dignità e il rispetto tra i due sessi. Non dobbiamo rispettare la donna in quanto donna, ma ogni essere umano in quanto essere umano. Detto questo, auguri a tutte le donne e a tutti gli uomini.

Tipologia umana basata su Facebook

Un uso di Facebook molto comune è quello di leggere i post altrui e di condividere quelli che si ritengono più interessanti. In questo modo ognuno dà prova della sua personalità. Così la gente si può dividere grosso modo in due categorie: quelli che diffondono sciocchezze e quelli che diffondono saggezze. Dimmi cosa condividi e ti dirò chi sei.

Uomini e computer

Ogni essere umano è come un computer: ci metti dentro delle idee e lui ne produce come risultato dell'elaborazione di quelle che ci hai messo. Perciò l'intelligenza di un computer e quella di un umano dipendono molto dalle idee che ci metti dentro. Inoltre, computer e umani sono diversi in quanto più o meno veloci e con più o meno memoria, ovvero neuroni.

Nel giorno della memoria dell'Olocausto

Il giorno della memoria è importante e utile, ma non basta. Bisognerebbe insegnare nelle scuole dell'obbligo quanto l'Uomo è ancora oggi stupido e cattivo e com'è fatta la natura umana. S'insegna la natura che ci circonda, ma non quella umana, cioè come funziona la nostra mente. Eppure la seconda è più importante della prima per evitare tragedie di massa.

L'uomo tra piacere e dolore

La vita umana è caratterizzata dalla ricerca del piacere e dalla fuga dal dolore (fisici o mentali). Il piacere e il dolore possono essere presenti o immaginari. L'immaginazione del piacere è piacevole, così come l'immaginazione del dolore è dolorosa. Immaginare una certa situazione piacevole o dolorosa è al tempo stesso ricordarne e prevederne una simile.

Nodi di una rete umana

Ogni essere umano è un nodo della rete dell’umanità, nel senso che scambia (cioè riceve e trasmette) informazioni con altri umani. Le informazioni che un umano trasmette sono il prodotto di una elaborazione di quelle che riceve, e l’elaborazione dipende dai contenuti e dalle strutture logiche cognitive, emotive e motivazionali della propria mente.

Elogio dell'incoerenza (2)

L'uomo non è qualcosa di unitario e coerente, ma un contenitore di anime (che io preferisco chiamare agenti mentali inconsci) che spesso si contraddicono. Dovremmo smettere di criticare l'incoerenza, che è uno dei tratti più comuni e genuini dell'umanità, quindi più "umani". Solo gli animali, le piante e le cose senza vita sono più coerenti degli esseri umani.

Esseri umani come animali di specie diverse

Mentre gli animali di una stessa specie hanno la stessa visione del mondo (e di conseguenza gli stessi valori e interessi) gli esseri umani (dotati di capacità di astrazione simbolica e influenzati dalle diverse culture e subculture di appartenenza) hanno visioni del mondo, valori e interessi molto diversi, come se fossero animali appartenenti a specie diverse.

Educazione animale vs. umana

Gli animali nutrono e proteggono i loro piccoli senza chiedere nulla in cambio, e mostrano loro, con l'esempio, come difendersi e come procurarsi il cibo. Gli umani, invece, oltre a proteggere e a nutrire i loro piccoli, insegnano loro (con le buone o con le cattive maniere) ad obbedire ai genitori, a conformarsi ai loro costumi e a credere alle loro narrazioni.

Cos'è un essere umano?

Cos'è un essere umano? Se lo chiedessimo ad ogni essere umano oggi vivente credo che la maggior parte di noi non saprebbe cosa rispondere e gli altri darebbero risposte tutte diverse. A mio parere, Il fatto che non ci sia un generale consenso sulla natura umana è una disgrazia per l'umanità. Tuttavia è meglio il dissenso che un consenso su idee false e oppressive.

Messaggi non verbali involontari

Qualunque cosa una persona faccia o dica, non faccia e non dica, il modo in cui si veste e non si veste, i luoghi che frequenta e non frequenta, ecc. implicano messaggi non verbali che rivelano (a chi sa leggerli) le sue appartenenze, i suoi gusti, le sue idee, i suoi principi morali, i suoi interessi, le sue intenzioni, le sue paure, i suoi limiti, sue libertà ecc.

Far parte di qualcosa di più grande

Capire di far parte di qualcosa di più grande è fondamentale ma insufficiente. E' solo l'inizio di una ricerca filosofica e psicologica. Bisogna scendere nel dettaglio delle interazioni (che sono multiple e a vari livelli) e questo è dannatamente complesso, anche perché non abbiamo fonti di insegnamento affidabili e abbastanza complete sulla natura umana.

Per migliorare la società

Secondo me, per migliorare la società occorre una conoscenza di base della natura umana da parte della maggioranza della gente. Sulla natura umana, sul modo in cui funzioniamo, c'è una profonda e molto diffusa ignoranza. Se non capiamo come funzioniamo non riusciamo a gestire né noi stessi, né la società e continueremo a fare gli errori che la storia inutilmente ci mostra.

Sulla presunzione di conoscenza

Quasi tutti gli umani escludono a priori che qualcuno possa essere più competente di loro per quanto riguarda la conoscenza della vita, della società, della natura umana, e di conseguenza, la conoscenza di loro stessi. Per questo la conoscenza della natura umana stenta ancora a svilupparsi, e il progresso civile è così lento e precario.

Quale psicologia?

La conoscenza della natura umana è molto vasta, variegata e controversa e ognuno dà un'importanza diversa alle diverse teorie psicologiche. Inoltre c'è il problema dei diversi vocabolari che usiamo per parlarne. Purtroppo la psicologia è una disciplina frammentaria e settaria, e ogni psicologo pensa di saperla più lunga degli altri o reinventa la ruota dandole un altro nome.

Chi sono? Per quanto tempo?

Ogni cosa che apprendo mi trasforma, mi permette di capire cose che prima non potevo capire, fare cose che prima non ero capace di fare, perché io "sono" ciò che apprendo. Non sono lo stesso che per un attimo, l'attimo dopo sono già un altro. Questa incostanza è spaventosa ed eccitante.

Io sono ciò che apprendo, e ciò che apprendo dipende da ciò che sono.

Robot sentimentali programmabili

Noi umani siamo robot sentimentali programmabili. I nostri programmi sono determinati dall'effetto combinato del nostro DNA e delle nostre esperienze. Da bambini siamo stati programmati dagli adulti. Da adulti non possiamo riprogrammarci da soli, ma alcuni possono scegliere da chi farsi riprogrammare. E' proprio questa capacità di scegliere i nostri maestri che ci rende animali "umani".

Istinti fondamentali

In ogni essere umano convivono, con intensità variabili, quattro vocazioni fondamentali che ci differenziano:

  • quella del pastore, o istinto di dominazione;

  • quella della pecora, o istinto gregario;

  • quella del cane da pastore, o istinto poliziesco;

  • quella del cane randagio, o istinto di libertà.


Domande sulla conoscenza di se stessi

Che significa conoscere se stessi? Quali sono i requisiti per ottenere tale conoscenza? A quale età è possibile cominciare a conoscere se stessi? In quale modo e in quale misura la gente comune conosce se stessa? Come si descrive? Secondo quali teorie scientifiche, filosofiche o religiose? Come spiega il suo comportamento? Cosa sa di ciò che avviene nel suo cervello? Cosa sa dei suoi automatismi?

Noi siamo le nostre risposte cognitive, emotive e motivazionali

Noi siamo i modi in cui rispondiamo agli stimoli esterni e interni, ovvero siamo le nostre risposte cognitive, emotive e motivazionali a ciò che ci capita. Tali risposte dipendono dalla personalità del soggetto, ovvero dal suo temperamento genetico, dalle sue esperienze e dalle sue cognizioni, che insieme costituiscono una specie di programma o strategia di comportamento, modificabile con le esperienze.

La missione di ogni essere umano

La missione di ogni umano è quella di conoscere e realizzare la propria natura nel modo più completo possibile. In altre parole, la missione di ogni uomo è quella di essere un uomo nel senso più completo e naturale del termine, così come la missione di ogni gatto è quella di essere gatto nel senso più completo e naturale possibile, lo stesso vale per le lucertole, i vermi e qualsiasi essere vivente.

Chi sono?

Io sono un luogo di punti dell'universo organizzati in un certo modo. La loro organizzazione è molto complessa e non posso conoscerla che in infima parte. Suppongo che essa comprenda processi fisici, chimici, biologici e informatici che seguono certe leggi e certi programmi, con una certa dose di casualità. La mia coscienza è una infima parte del mio essere, da cui emerge e dipende e con cui interagisce.

Imitazione senza comprensione

Tutti gli esseri viventi dimostrano straordinarie competenze senza consapevolezza né comprensione di ciò che stanno facendo, né dei relativi fini. In altre parole, fanno inconsapevolmente le cose "giuste" per sopravvivere e riprodursi. L'uomo non è da meno, in quanto imita gli altri senza esserne consapevole e senza sapere perché. Tuttavia la sua imitazione può rivelarsi controproducente e portarlo alla rovina.

L'uomo animale riflessivo

L'uomo è probabilmente l'unico animale riflessivo, ovvero capace di pensare se stesso, auto-valutarsi, autocriticarsi, pensare i propri pensieri, conoscere se stesso, vedersi come lo vedono gli altri, capire cosa gli altri si aspettano da lui, fare autoanalisi e meta-analisi. Queste cose ci distinguono dagli altri animali, quindi, se vogliamo essere più umani (ammesso che ciò sia un bene), dovremmo esercitarle di più.

Le vite degli altri

La vita di qualsiasi essere umano, nessuno escluso, è interessante e istruttiva se osservata da un punto di vista umanistico, scientifico, storico, economico, biologico, psicologico, filosofico ed empatico, cosa che avviene molto raramente, forse mai. Infatti il punto di vista più comune è quello dell'interesse personale e dell'inclinazione a trovare conferme della validità delle proprie idee e dei propri comportamenti.

Homo credulus

L'uomo tende (geneticamente) a credere nelle storie che gli altri gli raccontano. La credenza è tanto più radicata, quanto più numerosi sono i narratori di una stessa storia, quanto più spesso le narrazioni vengono ripetute, e quanto minore è l'età in cui uno comincia a udirle. Solo un'educazione alla critica, alla diffidenza e al sospetto, e un temperamento ribelle possono attenuare la naturale credulità umana.

La comunità dei saggi

Una comunità a cui cerco di appartenere è quella dei saggi. Si tratta di una comunità senza segni esteriori, senza rituali e senza distinzioni. I suoi membri sono accomunati solo dal desiderio di conoscere la natura umana criticamente, cioè mettendo in discussione tutti i saperi tradizionali che la riguardano. In questa comunità lo status di ciascun membro è determinato soltanto dalla misura delle sue conoscenze in tal senso.

Animale commerciante

L'uomo è l'unico animale capace di commerciare, cioè di scambiare consapevolmente e intenzionalmente prodotti, servizi o denari con altri umani in cambio di altri prodotti, servizi o denari. Questi scambi comportano la ricerca di clienti e di fornitori, l’inventare, il costruire o il reperire prodotti o servizi, il convenire prezzi o compensi e lo stipulare contratti scritti o non scritti.

Robot sentimentali

Siamo dei robot biologici, sentimentali, emotivi, capaci di soffrire e di godere, coscienti e pieni di conflitti interiori, generati e programmati da altri robot. Siamo fatti di hardware biologico e di software, e capaci di modificare parzialmente entrambi. Il nostro comportamento è determinato dai nostri automatismi. Il libero arbitrio o non c'è o è molto limitato e comunque influenzato dai nostri sentimenti. Spaventoso ma vero.

La vita umana vs. quella degli altri animali

La vita umana è molto più complicata di quella di qualsiasi altro animale, e gli esseri umani differiscono tra loro molto più di quanto differiscano tra loro gli altri animali di una stessa specie per quanto riguarda le motivazioni, le cognizioni, i sentimenti, l'organizzazione e le interazioni sociali. Questo perché nell'uomo gli istinti innati sono molto più deboli delle motivazioni e dei problemi risultanti dall'apprendimento.

Storie personali

È come se ogni umano, vivendo, producesse un film, un romanzo, una storia in cui sono coinvolti, con un ruolo più o meno importante, tutti gli altri. A ciascuno le storie altrui sono più o meno gradite in funzione della parte che vi ha. E allora ognuno dovrebbe chiedersi rispetto ad ogni altro: che ruolo ho nella sua storia? Che ruolo ha nella mia storia? Che ruolo voglio avere nella sua storia? Che ruolo vuole avere nella mia storia?

Sul bisogno di essere

Essere = contenere, appartenere, interagire, apparire, sembrare. L'uomo è un animale che ha bisogno di essere, e l'essere è un fatto sociale fondato sull'imitazione di modelli di comportamento, di pensiero e di sentimento. Infatti l'essere è condizione per interagire socialmente, cosa indispensabile per la vita umana.

Sul potere dell'uomo

Il potere di una persona consiste nella quantità e qualità di danni e di benefici che essa può arrecare ad altri umani e ad altri esseri viventi. Perciò, per dimostrare il proprio potere, certe persone danneggiano e/o beneficano gli altri e la natura per quanto è loro possibile. D'altra parte, dimostrare il proprio potere è un modo per ottenerlo, perché la gente rispetta e teme gli altri in misura proporzionale al potere che essi dimostrano loro.

Cosa io sono

Io sono conseguenza e causa di varie cose e di me stesso.





Sentirsi umani

Avere le stesse idee, cognizioni, immaginazioni, gusti, vizi, debolezze, incapacità, paure, fantasie, sogni, illusioni, falsità, errori ecc. ci fa sentire uniti agli altri, normali, sani di mente, degni di essere amati, umani.

Viceversa, avere idee e sentimenti diversi dagli altri ci fa sentire soli, indegni di essere amati, disumani.

Così funziona il super-io, quando non riusciamo a contrastarlo.

Difficoltà di comprensione

La comprensione reciproca tra due persone richiede una sufficiente comunità o affinità di interessi, linguaggio, forme, norme, valori, educazione, cultura, temperamento, carattere ed esperienze. È difficile che due persone molto diverse possano comprendersi, a meno che non cerchino entrambi di conoscere senza pregiudizi ciò che nell'altro è diverso ciò che è in sé. Per questo è importante conoscere le cose che gli esseri umani hanno in comune e quelle che li differenziano.

Logiche inconsce e consce

La nostra mente ha logiche inconsce che determinano il nostro comportamento attraverso reazioni automatiche cognitivo-emotive alle situazioni in cui ci troviamo e agli stimoli che percepiamo.

Se vogliamo migliorare il nostro comportamento dobbiamo esaminare razionalmente tali logiche e correggerle o ottimizzarle dove occorre. Per riuscirvi, dobbiamo cercare di rendere consce le nostre logiche inconsce, con l'aiuto di buone psicologie e psicoterapie.

Automi viventi

Noi esseri umani siamo automi viventi, sentimentali, bisognosi, interdipendenti, ipo-apprendenti. Siamo infatti guidati da algoritmi inconsci e automatici per la ricerca del piacere e l'evitamento del dolore, non possiamo fare a meno gli uni degli altri, e impariamo poco e male a conoscere e soddisfare i nostri bisogni e ad interagire in modo soddisfacente per tutti. Nonostante ciò, cerchiamo di trasferire i nostri algoritmi nei cervelli altrui e di copiare gli algoritmi altrui nel nostro cervello.

Sulle differenze di intelligenza tra esseri umani

Suppongo che la causa principale del caos e delle disgrazie politiche e sociali che ancora oggi stiamo vivendo sia la stupidità media di noi umani. Purtroppo parlarne è politicamente scorretto, perché se cominciamo a discuterne emerge subito un problema terribile: chi è più stupido e chi lo è di meno? Questione che cozza contro il principio di "uguaglianza" o di "pari dignità". Continuiamo dunque a illuderci che siamo tutti ugualmente intelligenti, o a fingerci tali, idea che ci porterà alla rovina.

L'uomo e l'irrazionale

Irrazionale significa non divisibile, non analizzabile, non misurabile, non ragionevole, non discutibile, non logico, non relativo, ma assoluto e a volte sacro, qualcosa che si deve accettare o rifiutare in blocco, non parzialmente, proprio perché non può essere diviso in parti. L'irrazionale non può essere compreso, descritto o spiegato razionalmente ma solo mediante termini a loro volta irrazionali, o sentimentali. L'irrazionale è una invenzione umana, che non esiste al di fuori delle nostre menti.

Sulla (in)utilità della filosofia e della psicologia

Per miliardi di persone, ovvero per la maggior parte degli esseri umani, i grandi geni della filosofia e della psicologa sono stati e saranno inutili.

Intendo dire che se chiediamo alla maggioranza della gente che utilità, secondo loro, hanno avuto quei geni, ci risponderanno che nemmeno li conoscono oppure che non sono serviti a nulla. Questo, secondo me è uno dei più grandi problemi dell'umanità, di cui filosofia e psicologia dovrebbero occuparsi e di cui non si preoccupano abbastanza.

Rischi dell'autoanalisi

Analizzarsi e valutarsi liberi da ogni pregiudizio, moralismo e autocensura è molto rischioso. Potremmo scoprire di non essere innocenti, di non essere sinceri, di esserci ingannati e di non aver capito le cose più importanti della vita in genere e di quella umana in particolare. Per evitare che la nostra visione del mondo e di noi stessi si riveli infondata e contraddittoria, meglio evitare di guardarci dentro, meglio occuparci solo delle nostre apparenze e di ciò che gli altri pensano o potrebbero pensare di noi.

Psicologia: bisogni e logiche di soddisfazione

La psicologia dovrebbe essere lo studio dei bisogni umani e delle logiche consce e ancor più inconsce adottate per la loro soddisfazione.





Scienza e ignoranza fianco a fianco

Una sincera lode agli ingegneri che hanno costruito e gestito il veicolo Opportunity (che ha esplorato Marte per 15 anni), e anche a quelli che hanno mandato l'uomo sulla luna. Allo stesso tempo mi chiedo perché non siamo capaci di risolvere problemi molto più semplici, come quello di organizzare e governare un gruppo di esseri umani con soddisfazione di tutti gli interessati. La mia risposta è che ne sappiamo molto, ma molto, di più di fisica e di ingegneria che della natura umana. Tanta scienza e tanta ignoranza fianco a fianco.


Il potere dell'informazione nella vita di una persona

Può essere sufficiente un bit d'informazione (un "sì" piuttosto che un "no", un "vero" piuttosto che un "falso", una condanna piuttosto che un'assoluzione ecc.) per uccidere una persona. Quel bit può causare un infarto, un suicidio, una decisione tragica per sé e/o altre persone. La psiche è un immenso sistema informativo che elabora continuamente informazioni provenienti dall'esterno e dall'interno e decide azioni volontarie e involontarie (compresa la propria ristruttuzazione e il proprio sviluppo) in base ai risultati delle elaborazioni stesse.

Un viaggio verso l'ignoto

Quando si inizia una psicoterapia o una ricerca sulla natura umana (le due cose hanno molto in comune) si sa dove si comincia ma non dove si finisce. Per questo entrambe le cose fanno paura. Perché in entrambi i casi si cambia, ma è impossibile prevedere il risultato del cambiamento ovvero chi saremo dopo di esso.

Ognuno deve dunque scegliere se restare dove e come è (con tutti i vantaggi e gli svantaggi del caso) o cominciare un viaggio verso un luogo ignoto e un nuovo io, che potrebbe migliorare o peggiorare la propria vita.

Dal generale al particolare

Io credo che affrontare un problema umano/sociale alla volta, isolatamente, sia inefficace, nel senso che a mio avviso tutti i problemi umani e sociali sono causati da pochi aspetti fondamentali della natura umana.

Infatti credo che dovremmo cercare di stabilire quali sono le (poche) caratteristiche principali, universali, dell'uomo di ogni tempo e luogo, e soltanto dopo, esaminare le caratteristiche particolari di certi tempi, di certe culture e di certe situazioni. In altre parole, secondo me occorre procedere dal generale al particolare, e non viceversa.

Sapere di sapere poco

Sapere significa essere capaci di prevedere il futuro in certe ipotesi. Per esempio, io so che se metto la mano nel fuoco, questa brucerà e io proverò un forte dolore, oppure che se voglio percorrere a piedi l'Equatore, devo fare un certo numero di passi di una certa lunghezza. L'uomo sa ben poche cose su se stesso; per esempio non sa perché soffre né perché gode, ovvero non conosce le cause dei suoi piaceri e dei suoi dolori essendo queste molto complesse e poco esplorate, o le conosce in minima parte e spesso erroneamente, illudendosi di conoscerle pienamente e certamente.

Funzioni della filosofia

La filosofia può essere una professione, un hobby, un passatempo, la giustificazione morale e razionale del proprio comportamento o delle proprie scelte politiche, un mezzo di distinzione sociale, un prerequisito per appartenere ad certi gruppi, un modo per sentirsi o apparire intellettualmente o moralmente superiori agli altri, una risorsa per imparare a ragionare in modo più efficace e facendo meno errori, oppure, come nel mio caso, uno strumento per capire e comprendere meglio la natura umana, per crescere e migliorare sempre di più, ovvero per meglio soddisfare i miei bisogni e quelli altrui.

Addetti ai lavori delle scienze umane

È giusto che le scienze naturali e le relative tecnologie interessino normalmente solo gli addetti ai lavori delle stesse, ovvero scienziati, ingegneri, tecnici, professori e solo in misura minima e superficiale il pubblico indifferenziato.

È invece sbagliato che ciò avvenga anche per le scienze umane (psicologia, sociologia, filosofia ecc.), perché, in quanto esseri umani, siamo tutti addetti ai lavori di tali scienze, oggetti e soggetti di studio e conoscenza, perché conoscere la natura umana è indispensabile per interagire socialmente in modo costruttivo e soddisfacente.

Per una scienza organica della natura umana

Io credo che se sin da bambini ci insegnassero come funzioniamo veramente, ci comporteremmo in modo più razionale, risolvendo i conflitti di interessi senza ipocrisie e preconcetti, attraverso negoziazioni rispettose dei bisogni altrui e dei nostri. Sapere come funzioniamo vuol dire prima di tutto sapere quali sono i bisogni umani, distinguendo quelli congeniti (genetici) da quelli acquisiti e imposti, e credo che già su questo aspetto ci sia molta ignoranza e mistificazione. Il problema è che ancora non esiste una scienza organica della natura umana, ma abbiamo un caos di teorie riduzioniste più o meno scientifiche.

Cos'è la normalità

A parte i significati definiti nei vocabolari, per me "normale", in senso psicologico, è un modo di essere e di comportarsi usuale, comune, ordinario, caratteristico della maggioranza di una popolazione o gruppo sociale, che la maggioranza si sente motivata a imitare e rispetto al quale ha consciamente o inconsciamente paura di differenziarsi, come se, comportandosi in modo troppo diverso dal normale rischiasse di essere emarginata, esclusa, giudicata come immorale, o punita in qualche modo. La normalità è il modello di riferimento del conformismo. Per questo molti sentono il bisogno profondo di essere, o almeno sembrare, normali.

Come siamo

Noi siamo in parte come ci vuole la natura e in parte come ci vogliono gli altri.

Tuttavia, in una certa misura, possiamo scegliere le persone con cui interagire e indurle a soddisfare i nostri bisogni e i nostri desideri.

Possiamo anche, in una certa misura, scegliere come presentarci agli altri per ottenerne benevolenza e favori.

Ciò premesso, la mente (detta anche psiche) è un dispositivo che serve essenzialmente a gestire i rapporti con gli altri e con la natura, cercando di conciliare le rispettive esigenze e di soddisfare entrambe, nei limiti del possibile.

Animale mentitore

L'uomo è l'unico animale capace di mentire, e lo fa continuamente, proponendo a se stesso e agli altri una versione di comodo della realtà, specialmente per quanto riguarda le motivazioni e i sentimenti propri e altrui.

D'altra parte, pensare e parlare liberamente è molto pericoloso perché rischia di svelare le menzogne proprie e altrui. Infatti, quasi nessuno è disposto a tollerare un tale comportamento.

Di conseguenza tutti noi pensiamo e parliamo restando quasi sempre all'interno di schemi mentali immuni da imbarazzanti verità e pieni di rassicuranti mistificazioni.

Sulle cause dei problemi sociali e individuali

Forse la causa principale dei problemi sociali e individuali è il fatto che la grande maggioranza degli esseri umani non si interroga sulla validità dei propri pensieri e dei propri comportamenti. E' troppo occupata a vivere e a risolvere problemi pratici (come quello della sopravvivenza, del lavoro, della cura della prole, della cura delle malattie, dei conflitti individuali e collettivi, del rispetto delle tradizioni e delle norme della propria comunità, della ricerca di compagnia ecc.) che non ha tempo per coltivare la filosofia e la psicologia, considerate superflue e illusorie, e crede di conoscere la natura umana in maniera adeguata.

L'animale uomo

Geneticamente l'uomo di oggi è praticamente identico a quello di 10000 ani fa. I cambiamenti che ci sono stati nella sua evoluzione sono quasi esclusivamente culturali. L'uomo è diverso dagli altri animali soprattutto perché è il solo a poter usare la cultura. Questa comporta, tra l'altro, il credere in narrazioni inventate e tramandate, cosa che nessun altro animale è capace di fare. Ecco cosa è importante capire quando si confronta l'uomo con gli altri animali. Se l'uomo non usasse la cultura sarebbe una specie di scimmia. Se ad un bambino non insegni nulla, nemmeno a parlare, quello cresce come una bestia, non lo distingui da una bestia.

Yuval Noah Harari

Trovo Yuval Harari molto bravo e sono contento che abbia successo. Da condividere il più possibile, per il bene dell'umanità.




Relazioni vitali

Ogni essere umano è il centro di una rete di relazioni più o meno stabili con altre entità (esseri viventi, macchine, sistemi, informazioni, oggetti, materiali, alimenti, sostanze ecc.) con cui interagisce per sopravvivere, soddisfare le sue motivazioni (istinti, bisogni, desideri, curiosità ecc.), ottenere piaceri ed evitare dolori, secondo algoritmi parzialmente variabili memorizzati nel suo sistema nervoso.

Quanto detto vale anche per qualsiasi altro essere vivente dotato di sistema nervoso, mentre probabilmente solo negli algoritmi umani ci sono parti che riguardano la morale, la responsabilità e il senso di colpa propria e altrui.

Scuole di pensiero incompatibili

È inutile che due persone discutano su un aspetto particolare del comportamento umano se sono in totale disaccordo sulla struttura e il funzionamento della mente in generale. Vi sono infatti scuole di pensiero incompatibili come quella cognitivista, quella psicodinamica, quella spiritualista e quella del non pensiero. La prima afferma il primato della coscienza sull'inconscio, la seconda il primato dell'inconscio sulla coscienza, la terza il primato del divino sull'umano, la quarta considera l'attività pensante pericolosa o inutile e preferisce andare "dove ti porta il cuore". Esistono poi scuole di pensiero ibride che combinano in vario modo quelle indicate.

Paradigmi della natura umana

Si sente spesso dire "conosci te stesso!". Ma è impossibile capire chi siamo né chi siano le persone con cui interagiamo se non in relazione ad un paradigma della natura umana con il suo vocabolario e le sue possibili varianti. Di tali paradigmi ne esistono diversi, più o meno formali ed espliciti (ogni scuola di psicologia ha il suo), ma secondo me sono tutti insoddisfacenti e/o parzialmente fallaci. Spero che un geniale psicologo e filosofo ne concepisca e divulghi al più presto uno nuovo sufficientemente attendibile e utile. L'umanità ne ha bisogno per conoscere se stessa, prima che sia troppo tardi, per evitare una catastrofe umanitaria a livello planetario.

Psicologia della festa

Partecipare ad una festa è inebriarsi di approvazioni reciproche, sentirsi buoni, giusti e belli in quanto condivisori di uguali valori, costumi, gusti, simboli, linguaggio, storia, forme, norme, giochi; glorificare un noi che infonde sicurezza e fa sentire migliori dei membri di altri gruppi; dare e ricevere conferme di dignità; raccontare qualcosa di sé per sottoporla a un giudizio che sarà certamente positivo; informarsi sul comportamento degli altri e sull'evoluzione dello spirito della comunità; competere per primeggiare nei valori condivisi; giocare ai giochi consentiti rispettandone le regole; scampare al tabù della solitudine e non esistere come individui ma come membri di un gruppo.

Come studiare la natura umana

È impossibile studiare la natura umana senza distanziarsi da essa, cioè senza disumanizzarsi in una certa misura, ovvero senza diventare oltreuomini, cioè senza patria e senza appartenenze almeno per un po' di tempo. Non c'è nulla di più spaventoso che perdere la propria umanità; per questo lo studio della natura umana è un'attività così rara, sospetta e osteggiata.

Anche perché studiare la natura umana significa mettere in luce lo stato miserabile dell'umanità, la stupidità, l'ignoranza, la pigrizia, la falsità, l'egoismo, la malignità e la meschinità della maggior parte delle persone, compresi noi stessi e i nostri amici, che perderemmo se osassimo qualificarli in tal modo.

Si può migliorare la società?

La storia dell’umanità ci dimostra che l’uomo è capace sia di bontà che di crudeltà, che ci sono state e ci sono comunità più violente e altre meno violente. Questo significa che c’è sempre spazio per un miglioramento dei rapporti sociali, se si adottano i provvedimenti appropriati. Purtroppo la maggior parte della gente pensa che non si possa fare nulla per migliorare la società o che non ci sia bisogno di migliorarla, mentre una minoranza di persone credono nella possibilità di un miglioramento e ricercano i modi per attuarlo, a volte sbagliando e peggiorando la situazione, altre volte con risultati incoraggianti. Spero che il loro numero cresca come pure la loro conoscenza della natura umana.

Come siamo e come potremmo o dovremmo essere

Ci sono filosofi che si spendono più per dirci come dovremmo essere che come siamo realmente, e non ci dicono perché siamo come siamo, facciamo ciò che facciamo e non facciamo ciò che non facciamo.

A tal proposito io penso che sia ingenuo stabilire come dovremmo essere se non abbiamo capito come siamo e perché lo siamo. Rischiamo di voler cambiare ciò che non si può cambiare, e continuiamo a non cambiare ciò che si potrebbe cambiare.

Ci sono altri filosofi che cercano di dirci come siamo realmente fatti e come funzioniamo, piuttosto che come dovremmo essere.

Per me il filosofo ideale è colui che prima ci dice come funzioniamo e poi, di conseguenza, come potremmo migliorare.

Doppie catene

Abbiamo bisogno e rigetto
gli uni degli altri,
amore e odio,
attrazione e repulsione.

Siamo vittime e carnefici,
ingannati e ingannatori,
prigionieri della nostra natura,
delle nostre abitudini,
della nostra memoria,
ignoranti di noi stessi,
colpevoli della nostra innocenza.

Siamo in cerca di illusioni,
di un mondo impossibile
fatto di sole cose belle,
dove tutto ci appartiene,
anche noi stessi,
dove l'io si confonde col noi,
gli altri non sono altri
e tutto è uno.

Un mondo di relazioni

Ogni cosa o persona è in relazione con qualche altra cosa o persona.

La relazione può essere di vario tipo, come, ad esempio: attrazione, repulsione, cooperazione, unione, respingimento, congiunzione, difesa, offesa, distruzione, istruzione, oppressione, sfruttamento, limitazione, contenimento, alimentazione, guida, conformazione, alleanza, ostilità, opposizione, asservimento, appartenenza comune, e, in generale, scambio di masse, sostanze, energie, informazioni, beni o servizi.

La qualità delle relazioni dipende dalla natura delle cose o persone interessate dalla relazione stessa. La natura degli esseri umani è la più complessa, variabile e la meno conosciuta da essi stessi.

Le stanze della conoscenza dell'Uomo

Ogni autore di scienze umane e sociali che ho incontrato nella mia strada vorrebbe far credere di aver trovato la chiave, la vera e unica chiave, per la comprensione della natura umana, spesso dicendo le stesse cose dette da autori che lo hanno preceduto, ma usando un diverso vocabolario, a volte più complicato e difficile. E' un peccato di presunzione molto umano e diffuso anche tra i non intellettuali. In realtà ogni chiave apre la porta di una stanza in cui sono presenti alcuni aspetti dell'umanità. Se vogliamo capirci qualcosa dobbiamo perciò usare il maggior numero possibile di chiavi e aprire il maggior numero possibile di stanze, sapendo che, in ogni caso, non avremo una conoscenza completa di ciò che siamo.

Il valore comparato dei libri

In una biblioteca tutti i libri hanno la stessa dignità in quanto libri, ma i loro contenuti, in quanto strumenti per capire la realtà e la natura umana, hanno un valore alquanto diverso tra loro.

In tal senso, su ogni mille di libri ce n'è forse uno che da solo vale più di tutti gli altri messi insieme, senza contare che molti libri, anche di grande successo, come la Bibbia e altri di contenuto religioso, sono pieni di falsità più o meno pericolose.

Il problema è che non vi sono classifiche universalmente riconosciute sul valore relativo dei libri a nostra disposizione per cui ognuno di noi deve faticosamente orientarsi tra l'immensa offerta disponibile cercando di individuare i libri di maggior valore.

Cultura e finzione, l'uomo e l'inganno

La cultura è cominciata quando l'uomo è divenuto capace di fingere i suoi sentimenti e le sue intenzioni. Infatti l'uomo può fingere qualsiasi cosa, come, per esempio, l'amore verso Dio e l'obbedienza alla sua volontà, o l'amore per il prossimo o per la patria. D'altra parte la finzione può essere involontaria e ingannare lo stesso soggetto.

L'uomo è capace di ingannare gli altri e se stesso, e lo fa normalmente, consciamente o inconsciamente, se l'inganno gli porta benefici o lenisce le sue sofferenze.

E quel che è peggio, la mente (conscia o inconscia) difende l'inganno e l'autoinganno con la retorica e, se questa non basta, con la violenza verbale o fisica, contro tutto ciò e tutti coloro che possono svelarli.

Il dolore come merito o demerito

A volte l'uomo accetta il dolore perché ha consciamente o inconsciamente paura che, ribellandosi, subirebbe un dolore ancora maggiore.

A volte l'uomo crede di avere diritti particolari a causa delle sofferenze che ha subito. Ciò non deve meravigliare visto che il cristianesimo considera il dolore un merito e il piacere un demerito per accedere al paradiso.

A volte l'uomo si vergogna delle sue sofferenze perché le considera un segno di inferiorità e cerca di nasconderle agli altri e a se stesso e di apparire soddisfatto anche quando non lo è.

A volte l'uomo soffre solo per la paura di soffrire.

Il dolore è una faccenda complessa.

Perché non riusciamo a risolvere i problemi sociali

Secondo me, per poter concepire soluzioni ai problemi sociali (compresi quelli politici ed economici) bisogna avere una concezione realistica della natura umana. Se la gente non riesce a condividere idee politiche ed etiche e a lavorare insieme per la soluzione dei problemi sociali, il motivo, secondo me, è che le persone hanno idee troppo diverse sulla natura umana, o anche simili, ma sostanzialmente errate o insufficienti. Questo, secondo me, è il vero problema da risolvere: riuscire a condividere una visione realistica e abbastanza completa della natura umana, soprattutto in senso psicologico. Se non si risolve prima questo problema, non si risolvono gli altri, se non lentamente, aleatoriamente, e tra una catastrofe e l'altra, come è avvenuto finora.

Cosa l'uomo cerca da ogni altro

Ogni umano cerca di ottenere da ogni altro, nella misura del possibile: rispetto, attenzione, stima, ammirazione, approvazione, attrazione, fascinazione, interesse, empatia, compassione, credito, fiducia, ragione, concordia, alleanza, solidarietà, aiuto, sostegno, collaborazione, cooperazione, devozione, soggezione, legame, dipendenza, benevolenza, fedeltà, obbedienza, riconoscimento, riconoscenza, compagnia, affetto, amicizia, amore ecc.

Quando non ci riesce, allora cerca di escludere l'altro dalla propria vita facendolo oggetto di varie azioni, come le seguenti: ignorare, allontanare, respingere, cacciare, derubare, discriminare, punire, segregare, combattere, offendere, svalutare, spaventare, intimidire, aggredire, sopprimere, eliminare ecc.

Sperare e progettare insieme

In questa società instabile che aumenta la nostra libertà di fare ed essere ciò che si vuole, dove si vuole e con chi si vuole, cresce la solitudine, l'incertezza del futuro e il disorientamento morale. Mai come oggi abbiamo bisogno di sperare e progettare insieme. Oggetto della speranza e del progetto dovrebbe essere un nuovo modo di convivere che rispetti la natura e i bisogni consci e inconsci di ciascuno di noi, in tutto ciò che abbiamo in comune e di diverso. Perciò è indispensabile migliorare la nostra conoscenza della natura umana attraverso la lettura, la ricerca, la selezione, la riflessione, la discussione e la condivisione del sapere scientifico e umanistico riguardante l'uomo nei suoi inseparabili e interconnessi aspetti biologici, sociali e individuali.

Un incubo

La scorsa notte ho sognato che mi ero iscritto, in locale pubblico, per fare una presentazione, di circa quattro ore, sulla natura umana. Più si avvicinava l'ora d'inizio, più ero pentito di aver preso quell'impegno. Avevo paura di non farcela, ma soprattutto dell'ostilità del pubblico che non avrebbe gradito sentirsi dire come è fatto, come funziona, i suoi difetti, i suoi errori, le sue illusioni, le sue menzogne, i suoi inganni e autoinganni, le sue mistificazioni, le sue nevrosi, le sue paure, i suoi bisogni, la sua stupidità, la sua viltà, i suoi limiti, le sue miserie, le sue colpe, i suoi doveri. Mi sono svegliato sollevato e contento che fosse solo un sogno, ma preoccupato per la mia latente tentazione di raccontare agli altri la mia visione della natura umana.

Cosa ci unisce e cosa ci divide, cosa ci assimila e cosa ci differenzia

Per ogni persona che si incontra sarebbe opportuno chiedersi: cosa ci unisce? Cosa ci divide? Cosa ci assimila? Cosa ci differenzia? Rispondere a queste domande è difficile e complesso. Tra le cose che uniscono o dividono, assimilano o differenziano due umani ci possono essere appartenenze, gusti, disgusti, principi morali e filosofici, esperienze, linguaggi, culture, conoscenze, credenze, affinità e diversità di temperamento e di carattere, grado di intelligenza e di sensibilità, idee e alleanze politiche, colpe, meriti, divergenze di vedute su meriti e demeriti altrui, valori e disvalori, criteri di giustizia, preferenze, tradizioni, amici, nemici, parentele, interessi, obiettivi, progetti, passioni, desideri, ruoli, responsabilità, problemi, fortune, sfortune ecc.

Aforismi sulle domande

L'uomo è l'unico animale capace di porre domande agli altri e a se stesso. Quante più domande ci poniamo, tanto più siamo umani.

Gli esseri umani si differenziano anche per la quantità e la qualità delle domande che pongono agli altri e a se stessi.

Una domanda può essere più o meno interessante o noiosa, utile o inutile, illuminante o fuorviante, produttiva o improduttiva, aperta o chiusa, pertinente o non pertinente, rassicurante o inquietante, discreta o indiscreta, intelligente o stupida.

La domanda più importante è: quali sono le domande più importanti per un essere umano?

Venationes e natura umana

"Venationes: nell’antica Roma, erano i combattimenti tra bestie, o di bestie contro uomini, per lo più schiavi, che si svolgevano nei circhi. Introdotte nel 2° sec. a.C., ebbero particolare fortuna sotto l’Impero: per celebrare il trionfo di Traiano sui Daci (102 d.C.), furono uccisi 11.000 animali." [Dal vocabolario Treccani]

Le venationes erano forse il piatto forte della politica del "Panem et circenses" e, a giudicare dai suoi ingenti costi, possiamo pensare che fossero molto gradite alla maggior parte dei romani.

I romani di 2000 anni fa non erano mostri, ma normali esseri umani. Da un punto di vista genetico l'uomo di oggi non è diverso da quello di allora. Anche di tali orrori l'uomo è capace. Anche questa è natura umana.

Sul dualismo uomo-natura

Secondo me, come per Bateson e Morin, il dualismo uomo-natura è un gravissimo errore di cui stiamo pagando le conseguenze. L'uomo non può essere contrapposto alla natura perché è parte di essa, non è né al di sopra ne al di sotto di essa, è una manifestazione della natura e per lui valgono le stesse leggi che regolano la natura. Non siamo privilegiati in alcun modo rispetto agli altri esseri viventi, abbiamo solo forme e complessità diverse. Questa è la base della la mia religione. In quanto al mistero dell'esistenza, per me resta un mistero e di esso non ha senso parlare se non per cercare di rendere meno misteriose cose che prima lo erano maggiormente, attraverso la ricerca umanistica e scientifica fuse insieme, pur sapendo che il mistero sarà sempre prevalente rispetto al non-mistero nella nostra conoscenza del mondo.

L'uomo, la macchina e il libero arbitrio

La questione se l'uomo sia o no una macchina è legata alla questione del libero arbitrio.

Chi non crede nel libero arbitrio accetta il fatto che siamo macchine, dato che le macchine non dispongono del libero arbitrio.

Chi crede nel libero artbitrio nega che l'uomo sia una macchina proprio in quanto sarebbe capace di esercitare il libero arbitrio.

Chi crede che il libero arbitrio esista ma sia molto limitato, accetta il fatto che siamo in gran parte macchine, seppure con "qualcosa in più". Infatti, il fatto che l'uomo abbia "qualcosa in più" rispetto ad una macchina, non significa che esso non sia comunque "anche" una macchina.

Per riassumere, ci sono tre opzioni: (1) L'uomo è totalmente macchina, (2) l'uomo è parzialmente macchina, (3) l'uomo non è affatto macchina.

Portatori portati di automatismi

Ogni essere vivente (compreso l'uomo) è portatore di automatismi, anzi, è portato dai propri automatismi.

Questi governano le proprie facoltà e attività sensitive, percettive, cognitive, emotive e motivazionali consentite dal proprio codice genetico.

Tuttavia l'uomo è parzialmente in grado (chi più, chi meno e in una certa misura) di conoscere e modificare alcuni dei propri automatismi.

Alcuni automatismi sono congeniti, altri appresi. Più precisamente, ogni automatismo può essere in parte congenito e in parte appreso.

Infatti, sebbene i meccanismi di apprendimento di base siano congeniti, ovvero scritti nel codice genetico, l'uomo è in grado (chi più, chi meno, e in una certa misura) di apprendere ad apprendere.

Differenza tra l'uomo e gli altri animali

George H. Mead in "Mind, Self & Society", ci insegna che la differenza tra il comportamento dell'uomo e quello degli altri animali consiste nel fatto che mentre questi ultimi reagiscono sempre e soltanto in modo immediato e automatico agli stimoli, secondo riflessi condizionati, l'uomo ha la facoltà di ritardare la reazione, di esaminare consapevolmente le possibili risposte comportamentali ad una certa situazione e di scegliere quella più appropriata tenendo conto delle esperienze passate e delle possibili conseguenze future.

Se ciò è vero, ne consegue che l'uomo non sempre si comporta da uomo ma spesso agisce come gli altri animali, ovvero reagisce agli stimoli in modo immediato e automatico, secondo i propri condizionamenti cognitivo-emotivi, senza considerare e ponderare opzioni di risposta alternative.

Il problema principale di ogni essere umano

Il problema principale di ogni essere umano è la convivenza con gli altri, la quale comporta una serie di problemi subordinati tra cui: competizione, cooperazione, condivisione, selezione, comunicazione, comprensione, incomprensione, conoscenza reciproca, empatia, indifferenza emotiva, conformità, differenziazione, distribuzione delle risorse, proprietà privata, sincerità, falsità, segretezza, riservatezza, uguaglianza, disuguaglianza, accoppiamento, raggruppamento, isolamento, esclusione, inclusione, libertà, obblighi, divieti, regole, solidarietà, responsabilità, irresponsabilità, diritti, doveri, egoismo, altruismo, fedeltà, infedeltà, attrazione, repulsione, approvazione, disapprovazione, ripetizione, cambiamento, ecc. Gestire tutti questi problemi è molto difficile per chiunque, e la paura di sbagliare nella gestione (peggiorando la convivenza) ci rende ansiosi.

La natura umana (e la mente) in tre triangoli concentrici

Il diagramma seguente è un sinottico della natura (e della mente) umana. In esso sono rappresentate le forme e le idee fondamentali della vita e della mente (o psiche), cioè le informazioni e gli algoritmi simultanei e concorrenti che determinano il comportamento, i sentimenti e i pensieri di ogni essere umano. Lo scopo del diagramma è aiutare a vedere l'uomo, la società e la natura in modo integrato, olistico, sistemico, complesso, non parziale, non semplicistico e non riduzionistico.



Visioni del mondo diverse

Io penso che ognuno abbia ragione dal suo punto di vista e che i punti di vista siano più o meno diversi, qualitativamente e quantitativamente. Quindi penso che due persone abbiano ragione entrambe, e forse anche torto entrambe, anche se affermiamo cose opposte. Questo modo di pensare è la base del rispetto tra esseri umani.

Infatti la visione del mondo di ognuno è il risultato di una più o meno consapevole percezione, elaborazione, astrazione, semplificazione, selezione, riduzione, assimilazione, alterazione, modellazione, generalizzazione, manipolazione (con aggiunte) di una realtà che non conosceremo mai per ciò che è in sé, ma che possiamo conoscere solo per gli effetti cognitivi ed emotivi che ha in noi e che sono diversi da persona a persona. Ogni visione del mondo è dunque falsa, artificiale, soggettiva, emotiva e più o meno lontana dalla realtà.

Le due anime dell'uomo

Ogni essere umano ha due anime: una cooperativa e una competitiva. La prima tende ad aiutare il prossimo, la seconda a sottometterlo per soddisfare i propri bisogni e desideri.

Le due anime sono spesso in lotta tra di loro per dirigere il corpo in cui agiscono. Ognuna vorrebbe mettere l'altra a tacere.

Nelle culture impregnate di religione l'anima competitiva tende normalmente a nascondersi o a dissimularsi per agire indisturbata, quella cooperativa tende a fare mostra di sé per rassicurare gli altri e ottenerne la benevolenza.

Infatti, ognuno di noi tende a mostrare le proprie anime agli altri e a se stesso enfatizzando quella cooperativa e minimizzando quella competitiva. In tal senso siamo tutti manipolatori e manipolati, consciamente o inconsciamente, volontariamente o involontariamente.

Sulla capacità critica

Una delle principali differenze tra l'uomo e le altre specie animali è la capacità critica. Con questo termine non intendo tanto la comune capacità di provare ed esprimere disprezzo verso certi comportamenti umani, quanto quella di interrogarsi consapevolmente e senza pregiudizi sulla utilità di certi comportamenti (altrui e propri) rispetto alla soddisfazione dei bisogni degli esseri viventi interessati. Gli esseri umani possiedono tale capacità in misura diversa. Si potrebbe dunque dire che un uomo è tanto più umano e tanto meno bestiale quanto maggiore è la sua capacità critica.

Con questo non intendo dire che l'uomo sia l'animale migliore, ma che il confine tra l'uomo e la bestia da un punto di vista etico è confuso e spesso mistificato. Infatti, per quanto riguarda i danni all'ambiente e la soppressione delle libertà, l'uomo sembra essere l'animale peggiore.

Denunciatori semplicisti

Ci sono tante persone che pensano di conoscere le cause dei mali della società, a livello nazionale e/o globale e hanno l'abitudine di denunciale e di criticare coloro che "non le vogliono capire" o non le denunciano nonostante esse siano, secondo loro, chiare e semplici. In tal modo essi deresponsabilizzano se stessi e danno ai non denuncianti la corresponsabilità del permanere dei mali sociali. Questi denunciatori semplicisti non capiscono che i mali della società sono causati dalla stessa natura umana a tutti i livelli e dal fatto che quasi nessuno cerca di capire la propria natura, assumendo di conoscerla abbastanza per il solo fatto di esistere, e considerano superflui filosofi e psicologi. Su quest'ultimo punto essi hanno però parzialmente ragione dal momento che nemmeno i filosofi e gli psicologi hanno le idee chiare sulla natura umana anche se alcuni pretendono di averla capita tutta.

Letture consigliate da Luigi Anepeta

"Ho scritto altrove che conoscere in profondità le opere di Darwin, Marx, Nietzsche e Freud (che andrebbero poi integrate dalla lettura di Lévi-Strauss, M. Foucault, F. Braudel, E. Fromm, I. Illich, S. Y. Gould, ecc.) è un impegno intellettualmente oneroso al quale occorre dedicare una vita. Penso che non si possa chiedere uno sforzo del genere agli esseri umani. Per acquisire però un’attrezzatura critica demistificante, basterebbe leggere almeno: la prima parte de L’Origine dell’Uomo di Darwin, l’Ideologia tedesca e i Manoscritti economico-filosofici di Marx, Al di là del bene e del male e Genealogia della morale di Nietzsche, L’avvenire di un’illusione e Il disagio della Civiltà di Freud, Psicologia della società contemporanea di Fromm; per una storia dei bisogni di Illich. L’impresa impegnerebbe - tra lettura, riflessione, elaborazione, assimilazione - poco più di un semestre."
[Luigi Anepeta]

Il tutto e le parti nell'uomo

Ogni studioso dell'uomo (psicologo, filosofo, sociologo ecc.), tranne poche eccezioni, dà importanza a certi aspetti della vita umana e del funzionamento della mente, e ne trascura o ignora altri, senza capire che l'uomo è un sistema che funziona in quanto tale, ovvero grazie alla comunicazione e interazione tra tutte le sue parti, e tra queste e l'ambiente esterno. Anche per l'uomo, e soprattutto per l'uomo, vale la regola che le proprietà del tutto (ovvero del sistema) sono maggiori della somma delle proprietà delle sue parti, per cui è impossibile capire il tutto studiando queste separatamente. Per capire il tutto occorre capire le relazioni, comunicazioni e interazioni tra tutte le sue parti, ovvero la struttura d'insieme del sistema, inclusi gli scambi con l'esterno. La specializzazione delle scienze umane e le tendenze settarie all'interno delle diverse discipline rendono tale obiettivo difficile da raggiungere.

Postmodernismo e fine dell'umanismo

A mio parere, nella ricerca filosofica e psicologica, la cosa più importante è capire cosa causi gioie e sofferenze negli esseri umani e perché, ovvero quali siano i bisogni umani, se è vero che il piacere e la gioia sono generati dallo loro soddisfazione e il dolore e la tristezza dalla loro frustrazione. Mi pare che questo obiettivo sia stato perso di vista nella ricerca umanistica contemporanea, la quale mi sembra smarrita in questioni che servono solo gli interessi degli intellettuali, degli accademici, degli editori, dei politici, degli industriali e di chi ama sentirsi intelligente o colto. Direi perciò che la ricerca filosofica e psicologica attuale, pregna di idee postmoderniste, non sia più umanista.



Il peccato di studiare la natura umana

Da un punto di vista religioso, studiare scientificamente la natura umana è un peccato contro la religione stessa, la quale si arroga il diritto e il dovere di stabilire chi abbia creato l'uomo, con quali fini e quali capacità. Lo studio della natura umana è dunque una dimostrazione di mancanza di fede e/o di sfiducia nella religione, nel suo dio e nei suoi sacerdoti. Ciò vale a meno che la natura umana venga studiata nel rispetto e in coerenza con le sacre scritture, ovvero sia solo un approfondimento, una spiegazione o addirittura una conferma (e mai un'alternativa), rispetto a quanto stabilito nei testi sacri.

Questa connotazione "peccaminosa" dello studio della natura umana, ha avuto conseguenze nefaste per lo sviluppo culturale dell'umanità ed è ancora molto diffuso, anche in ambienti non religiosi, laddove la conoscenza della natura umana, sottratta al monopolio intellettuale religioso, è affidata al sapere popolare, che pochi osano sfidare.

Animali modificati

Qualche milione di anni fa eravamo animali e ci comportavamo come tali senza che qualcuno avesse qualcosa da ridire. Poi, a poco a poco, l'evoluzione ci ha dotati di un'intelligenza sempre più complessa e astratta che si è sostituita in parte agli istinti nel determinare il nostro comportamento.

Tuttavia questa transizione dall'animale all'uomo non è ancora terminata e non tutti si trovano allo stesso stadio evolutivo. Vale a dire che, sebbene siamo tutti in parte animale e in parte uomo, come il centauro, lo siamo in proporzioni diverse da persona a persona e da momento a momento.

La convivenza tra l'animale e l'uomo che vivono e agiscono in noi è normalmente conflittuale e lo sarà sempre, finché l'evoluzione non sarà completata, tra qualche milione di anni. Nel frattempo dovremmo cercare di usare l'intelligenza di cui siamo dotati, per gestire il conflitto tra le due nature nel modo migliore, ovvero cercando il miglior compromesso per soddisfare i bisogni di entrambe per quanto possibile.

Hitler e le masse

Anche da un criminale psicopatico megalomane possiamo imparare qualcosa.

"La facilità di assimilazione della massa è assai ristretta ed il suo intendimento è piccolo: per contro, la sua smemoratezza è grande. Dunque tutta la propaganda efficace deve limitarsi a dei punti essenziali, poco numerosi, e farli valere a forza di formule stereotipate per tutto il tempo che sarà necessario a far sì che anche l'ultimo degli ascoltatori arrivi ad afferrare l'idea... La grande massa di un popolo non è composta né da professori né da diplomatici. Essa è poco accessibile alle idee astratte. Per contro, la si terrà in pugno pià facilmente nel regno dei sentimenti, ed è là che si trovano i moventi segreti delle sue reazioni, sia positive che negative... In ogni periodo, la forza, che ha messo in movimento le rivoluzioni più violente su questa terra, è stata molto meno la proclamazione di una idea scientifica che si è impadronita delle folle, che non un fanatismo animatore e un vero e proprio isterismo che le eccita alla follia." [Adolf Hitler]

Le forze dei deboli

Gli individui di temperamento più debole e vulnerabile hanno bisogno di maggiori difese, protezioni, precauzioni e informazioni nelle interazioni con l'ambiente e con gli altri. Essi sono perciò spinti dalla loro stessa costituzione fisica a sviluppare maggiormente l'intelligenza, l'ingegno e la sensibilità rispetto a quelli di temperamento più forte e meno vulnerabile.

Non deve perciò sorprendere che persone nate con un temperamento debole, ovvero poco dotate fisicamente, sviluppino un carattere forte, ovvero siano intellettualmente competitive, e viceversa.

Questo fenomeno si è verificato anche nella filogenesi dell'homo sapiens rispetto a quella degli altri animali, e ha reso la nostra specie intellettualmente superiore a dispetto, anzi, in virtù, della nostra inferiorità fisica.

A questo proposito giova ricordare che il temperamento è geneticamente innato e immutabile, mentre il carattere si acquisisce e costruisce come effetto della combinazione di temperamento ed esperienze.

Fenomenologia della normalità umana

A mio avviso, l'uomo "normale" (conforme alle norme di comportamento della propria comunità) non è autentico: è portatore di contraddizioni e falsità che nasconde agli altri e a se stesso, e non riesce a vedere le proprie incoerenze.

L'uomo normale ha paura di essere giudicato e di giudicare la maggioranza degli altri membri della propria comunità perché, se lo facesse, questa lo punirebbe emarginandolo. Si limita dunque a giudicare i suoi avversari (cioè quelli che la pensano diversamente da lui) e gli "anormali" (cioè le minoranze, i diversi, gli outsider, i capri espiatori e gli orditori di presunti complotti).

Affinché tutto questo fili liscio, tra gli uomini che condividono lo stesso tipo di "normalità" c'è un tacito accordo: ognuno si astiene dal vedere e dal criticare le contraddizioni e le falsità altrui, oltre che le proprie.

Infatti è difficile criticare gli altri senza criticare indirettamente anche se stessi, dato che noi umani siamo simili in quanto a bisogni, difetti e contraddizioni.

Per un canone di conoscenza sulla natura umana condiviso

C'è qualche idea politica, filosofica, psicologica su cui siamo quasi tutti d'accordo? Temo di no, e mi rattrista constatare la generale mancanza di una motivazione alla condivisione di idee sulla natura umana, ad eccezione di qualche setta intellettuale che riverisce un particolare autore.

Da questo deriva anche la nostra generale incapacità di organizzarci per il progresso civile.

A fronte di un unico corpo di scienze dure vi sono migliaia di filosofie, di psicologie, di sociologie, ecc. una per ogni autore.

Non vedo sforzi per unificare le cosiddette "scienze" umane e sociali, per stabilire un canone di conoscenza della natura umana organico, non legato ad un particolare autore, ma costruito a partire da idee di diversi autori integrate in un sistema di conoscenze coerente condiviso.

So già che qualcuno obietterà che la diversità di vedute è un valore, giustificando l'attuale stato delle scienze umane e sociali, praticamente irrilevanti a livello collettivo.

Ho l'impressione di essere solo a denunciare questo problema, e mi sento solo per questa ragione.

Fattori della natura umana

A mio parere, la natura umana è costituita e regolata dall’interazione (sinergica o conflittuale) tra i seguenti fattori principali:

  • cooperazione (bisogno di scambiare beni e servizi con gli altri)

  • competizione (desiderio di prevalere sugli altri)

  • economia (necessità di un sistema di approvvigionamento e protezione)


  • amore (sentimento e desiderio di unione)

  • odio (sentimento e desiderio di separazione)

  • piacere (sentimento e ricerca del piacere)

  • dolore (sentimento ed evitamento del dolore)

  • appartenenza (bisogno di appartenere ad una o più comunità)

  • libertà (desiderio di superare i propri limiti)

  • ragione (uso del linguaggio, del pensiero simbolico e immaginario, della cultura e della logica razionale per prevedere e pianificare il futuro in base alle esperienze passate)

  • moralità (necessità di regole di autolimitazione e di obbligazione)

  • gioco (desiderio di simulare, immaginare e inventare la realtà)


Sulle rivendicazioni femminili

C'è la complessità della realtà e la complessità del pensiero sulla realtà. A volte la realtà è più semplice del pensiero su di essa, ma più spesso è vero il contrario. Siamo tutti tentati di pensare alla realtà in modo abbastanza semplice per poterla gestire, ma ignorare certi aspetti di una complessità può essere ingannevole e illusorio.

Il problema dei rapporti tra uomini e donne è molto complesso e dipende non solo dalla storia, ma dalla natura umana in generale (del resto la storia stessa è un prodotto della natura umana). Il fatto che vi siano donne che dominano uomini (sebbene in misura molto minore che viceversa) dimostra che il problema è di tipo statistico e non binario (vero/falso, sempre/mai).

Non credo si possa affrontare utilmente il problema delle ingiustizie degli uomini verso le donne senza affrontare il problema più generale delle ingiustizie dei più forti verso i più deboli, dei più aggressivi verso i meno aggressivi, dei più ricchi verso i più poveri ecc.

In altre parole, io ritengo che l'ingiustizia di una maggioranza di uomini verso una maggioranza di donne sia parte di un'ingiustizia più grande, indipendente dalle differenze di genere.

La natura umana in poche parole

Ogni essere umano, come gli altri animali, deve innanzitutto sopravvivere e riprodursi, ed è mosso da emozioni di piacere e dolore, attrazione e repulsione.

Diversamente dagli altri animali, però, possiede un cervello molto più complesso, capace di pensiero conscio e inconscio, che genera motivazioni e interessi soprattutto nei rapporti con gli altri: cooperazione, competizione, imitazione, selezione.

Per soddisfare queste spinte, ogni individuo formula richieste e offerte agli altri, in modi consapevoli o inconsapevoli, genuini o mistificati, espliciti o impliciti, a seconda delle norme sociali vigenti e delle situazioni particolari.

Per spiegare il mondo, la realtà e la società, per giustificare il proprio comportamento e la propria posizione sociale, e per essere accettato dalla propria comunità, l’essere umano adotta o inventa storie e logiche, più o meno realistiche o fantasiose.

Infine, tende a imitare i comportamenti altrui, a consolidare abitudini e a ripetere automaticamente pensieri e gesti presumibilmente più adatti a ridurre la sofferenza e ad accrescere il piacere propri e altrui.


L'uomo tra natura e cultura

L'uomo è l'unico animale capace di produrre cultura e di sottomettere ad essa se stesso e altri umani, spesso in modo irreversibile. Ogni cultura è artificiale, ma i relativi meccanismi di produzione e di sottomissione sono naturali. Fanno parte della natura umana in senso biologico.

La storia dell'umanità è storia di culture. La maggior parte delle culture che abbiano finora conosciuto predicavano e predicano la conservazione di se stesse contro ogni critica e ogni riforma. Alcune rare culture, come ad esempio il pensiero di Gregory Bateson (intorno al quale è nata una comunità di sostenitori), predicano invece la propria evoluzione in senso critico e migliorativo, e possono essere in tal senso chiamate metaculture.

Io chiamo infatti metacultura ogni cultura che critica il comportamento sociale e l'epistemologia prevalenti (nelle masse e nelle istituzioni) della società in cui essa ha luogo.

Io suppongo che solo una metacultura rispettosa dellla natura (come il sopra citato pensiero di Gregory Bateson) possa salvare il genere umano dalla sua autodistruzione.

Perciò mi sento in dovere di contribuire a diffondere il concetto di metacultura, ovvero di una epistemologia capace di evolvere criticando se stessa.

Mistificatori e demistificatori

A volte provo rabbia e risentimento, altre volte compassione, verso quasi tutte le persone che ho incontrato da quando sono nato (direttamente o attraverso i loro scritti), perché mi hanno ingannato o hanno cercato di farlo (volontariamente o involontariamente, consapevolmente o inconsapevolmente, in buona o in cattiva fede, a loro volta ingannati da altri) specialmente per quanto riguarda la vita, la società, i rapporti interpersonali, la religione, l’etica, la politica, la psicologia, la filosofia, la felicità, l’amore, la solidarietà, la bellezza e la natura umana in generale.

Infatti ogni essere umano, anche senza esserne consapevole e senza volerlo, con il suo comportamento e il suo esempio “insegna” agli altri la sua visione del mondo, e a sua volta si fa influenzare, per non dire manipolare, dagli insegnamenti altrui.

Sono, d'altra parte, sempre grato ad autori come Gregory Bateson, Edgar Morin, Luigi Anepeta e alcuni altri che ho avuto la fortuna di trovare, per aver svelato, nelle loro opere, i comuni inganni e le comuni mistificazioni di cui l'umanità è portatrice, e aiutato noi lettori a capire come stanno veramente le cose in generale (per quanto un essere umano possa capire la realtà).

Dove va il mondo?

Se continuiamo ad andare solo dove ci portano il cuore e la pancia, a fare solo ciò che ci piace o che qualcuno ci costringe a fare, ad obbedire alle nostre paure, a credere in ciò che ci hanno insegnato o che crediamo di aver capito da soli, a pensare che ciò che a noi sembra giusto lo sia anche per gli altri, ad eleggere politici demagoghi, semplicisti e incompetenti, probabilmente la nostra specie si estinguerà o sarà ridotta a pochi esemplari entro un secolo, dopo un paio di guerre mondiali, centinaia di guerre civili e innumerevoli atti di terrorismo, carestie, psicosi di massa e vari disastri ecologici e climatici, il tutto dovuto alla globalizzazione dell'umanità e alla facilità di produrre e usare armi distruzione e distrazione di massa (nucleari, chimiche, biologiche, ecologiche, informatiche, mediatiche, psicologiche ecc.).

Per evitare questa fine dobbiamo mettere in discussione tutto ciò che sappiamo sulla natura umana e cambiare radicalmente la nostra mentalità e visione del mondo.

Inutile consigliarvi quali nuovi filosofi leggere (quelli vecchi hanno dimostrato la loro insufficienza) se non riconoscete che l'umanità e le società sono oggi più che mai profondamente malate, anche perché non hanno più la scusante dell'arretratezza scientifica.

Sulla paura di conoscere le proprie vere motivazioni

Trovo paradossale, per non dire assurdo, che parliamo così poco (e quel poco in modo così confuso) delle cose più importanti per noi esseri umani, cioè delle nostre motivazioni (bisogni, desideri, pulsioni ecc.) e del piacere e del dolore connessi con la loro soddisfazione e insoddisfazione, come se fossero temi su cui sappiamo già abbastanza e su cui non si può scoprire nulla di interessante oltre quanto già sappiamo (o crediamo di sapere).

La mia tesi (o ipotesi) è che ci sia una diffusa paura inconscia di analizzare tali aspetti fondamentali della natura umana, e questa paura è a mio avviso dovuta alla paura (anch’essa inconscia) di essere mal giudicati qualora emergessero le vere motivazioni che determinano il proprio comportamento.

Mi sembra evidente che l’uomo, almeno nella nostra cultura, non sia motivato a conoscere le proprie motivazioni né la loro causa, e questo fatto dovrebbe preoccuparci oltre che sorprenderci, per il semplice fatto che il comportamento di un essere umano, nel bene e nel male, è determinato in primo luogo dalle proprie motivazioni, e non è possibile migliorare la società se non si migliorano le motivazioni (per quanto siano modificabili) e se non si gestiscono in modo da soddisfarle il più possibile nel rispetto dei diritti umani, della giustizia, dell’etica e della salute.

Premio Nobel per le scienze umane e sociali?

Alfred Nobel, nel suo testamento, stabilì che ogni anno si assegnasse un premio (finanziato con la sua eredità) a coloro che, "durante l'anno precedente, più abbiano contribuito al benessere dell'umanità. Detto interesse verrà suddiviso in cinque parti uguali da distribuirsi nel modo seguente: una parte alla persona che abbia fatto la scoperta o l'invenzione più importante nel campo della fisica; una a chi abbia fatto la scoperta più importante o apportato il più grosso incremento nell'ambito della chimica;una parte alla persona che abbia fatto la maggior scoperta nel campo della fisiologia o della medicina; una parte ancora a chi, nell'ambito della letteratura, abbia prodotto il lavoro di tendenza idealistica più notevole; una parte infine alla persona che più si sia prodigata o abbia realizzato il miglior lavoro ai fini della fraternità tra le nazioni, per l'abolizione o la riduzione di eserciti permanenti e per la formazione e l'incremento di congressi per la pace."

Mi spiace che manchi un premio per le scienze umane e sociali, come psicologia e filosofia. Se ci fosse stato avrebbe contribuito alla diffusione della conoscenza della natura umana, che rimane ancora oggi un tema molto controverso e poco conosciuto.

D'altra parte i premi assegnati per la letteratura non mi pare che rappresentino "tendenze idealistiche" notevoli, se per idealismo si intende ciò che mira al progresso civile.

Sulle specializzazioni delle scienze umane e sociali

Immaginate un autore che scrive saggi che trattano della vita in generale e di quella umana in particolare, del sistema nervoso, della mente (o psiche), della società, della logica, della fisica, della cibernetica, e che cita economisti, antropologi, filosofi, psicologi, sociologi, poeti, artisti, fisici ecc.

Ebbene, in quale disciplina del sapere tale autore dovrebbe essere classificato? Nella filosofia? Nella psicologia? Nella psicologia sociale? Nell’antropologia? Nella biologia? In nessuna di queste discipline?

Da un punto di vista editoriale ed accademico, un autore di tale genere è svantaggiato proprio perché non è classificabile, o, detto in parole povere, non si sa dove metterlo, e nessuno specialista di una scienza umana e sociale lo considererebbe come un collega che possa insegnargli qualcosa di rilevante per la sua specializzazione.

D’altra parte gli autori generalisti sono sempre stati snobbati dagli studiosi specialisti e dal mondo accademico, con l’eccezione dei grandi classici dei tempi in cui non esistevano specializzazioni del sapere.

Per tale ragione gli autori generalisti (come ad esempio Gregory Bateson ed Edgar Morin) sono rari ed hanno poco successo, col risultato che mentre abbondano le nozioni specialistiche e di dettaglio sulla natura umana, scarseggiano quelle generali. Di conseguenza pochi riescono ad avere una visione d’insieme di cosa sia e di come funzioni un essere umano.

Verità pericolose

Una verità che riguarda uno o più esseri umani particolari può essere pericolosa sia per le persone affette da essa, sia per i suoi portatori. Il pericolo è dovuto al fatto che una certa verità può contenere implicitamente o esplicitamente un giudizio di valore, o esporre fatti che possono dar luogo a giudizi di valore, i quali possono essere più o meno favorevoli a certe persone.

Una persona affetta da un giudizio di valore negativo risultante da una certa verità sfavorevole può reagire in modo più o meno ostile nei confronti di chi è portatore di quella verità, oppure può negarla diffamandone in tal modo i portatori come ignoranti o bugiardi.

Tutto ciò avviene immancabilmente quando si parla di natura umana. Infatti, descrivendo il funzionamento dell’uomo, cioè le “vere” motivazioni del suo comportamento, è difficile che qualcuno non si senta giudicato “difettoso” o “inferiore” in qualche modo, dato che la società umana è ancora oggi in una situazione miserabile per “colpa” (ovvero per malvagità e/o incapacità) della maggioranza dei suoi membri.

Bisogna pertanto essere molto cauti nella narrazione di verità che riguardano la natura umana, perché più è vero e completo ciò che viene detto sull’uomo in generale, più persone saranno implicitamente giudicate e considerate responsabili dei mali della società.

Per questo motivo così poche persone sono interessate allo studio della natura umana.

Il problema dell'identità

Ogni umano ha una o più identità che si attribuisce da solo o che gli altri gli attribuiscono. Identità significa essere qualcosa, ovvero appartenere a certe categorie umane, alle quali sono associate proprietà come funzioni, ruoli, valori, gusti, capacità, responsabilità, colpe, meriti, alleanze, inimicizie ecc.

Le identità di una persona sono racchiuse in ciò che si può definire la sua storia. In tal senso si può dire che un individuo sia ciò che è stato, attraverso tutte le sue trasformazioni ed evoluzioni, fino a quelle più recenti, anche se si tratta di proprietà a lui assegnate soggettivamente da se stesso e dagli altri.

È pericoloso non avere identità, così come averne. Infatti, una persona senza identità riconoscibili incute timore, diffidenza e sospetto, e agli occhi del prossimo è presumibilmente ostile, perché se non lo fosse non avrebbe bisogno di nascondere le sue identità.

D'altra parte, avere e mostrare certe identità ha lo svantaggio di esporsi al giudizio e pregiudizio altrui rispetto alle identità stesse, e in particolare al rischio di essere visti come nemici o antagonisti, dal momento che ogni identità è caratterizzata da simpatie e antipatie, amicizie e inimicizie, gusti e disgusti, giudizi, approvazioni, disapprovazioni ecc.

Infine, cambiare identità può essere oggetto di disapprovazione da parte di coloro che ci hanno conosciuto e accettato con una certa identità e vedono il cambiamento come un tradimento.

Medeo e il Medeismo, una religione razionale

Medeo è il dio Me, il dio che è dentro di me, la natura incarnata in me. È il mio me, cioè la mia persona considerata senza il mio io cosciente. È la parte inconscia della mia persona. Il mio io cosciente è il suo servo e tutore, che ascolta ed esegue la sua volontà, soddisfa i suoi bisogni, lo protegge dai pericoli e lo aiuta a risolvere problemi.

Ogni essere umano ha il suo Medeo.

Io, cioè il mio io cosciente, prego Medeo di dirmi cosa devo e non devo fare, pensare e non pensare, dire e non dire, cercare e non cercare. Io mi pongo in adorazione e contemplazione davanti a Medeo, cerco di entrare in comunicazione con Lui per capire le sue volontà e compierle.

Io sono pentito e chiedo perdono a Medeo per tutte le volte che ho agito contro la sua volontà, e prometto di dedicare la mia vita al raggiungimento dei suoi fini.

Medeo sarà il dio del terzo millennio, su di Lui si fonderà la religione di cui l'umanità ha bisogno, il Medeismo.

Il Medeismo sarà una religione razionale, basata sulle scoperte scientifiche, soprattutto su quelle psicologiche e neurobiologiche, su tutto il patrimonio delle scienze umane e sociali e sulla cultura in generale. Sarà la base di un nuovo umanesimo e di un'etica razionale e negoziata.

Vedi anche Manuale di autogoverno.

Homo falsus

A mio avviso, l'uomo è, consciamente o inconsciamente, fondamentalmente falso in quanto ignora, nasconde, dissimula e mistifica alcune sue importanti motivazioni verso gli altri, specialmente se sono censurate dalla comunità di appartenenza.

Ciò vale soprattutto per quanto riguarda la competizione, ovvero il bisogno di superare gli altri nelle varie gerarchie (economica, intellettuale, morale, estetica, fisica ecc.) e quello di essere privilegiati o prioritari nella formazione delle relazioni, cioè nello scegliere i partner, nell'essere scelti come partner e nel respingere le persone concorrenti, antagoniste, disturbanti o comunque indesiderate (in quanto non conformi alle proprie aspettative o sfavorevoli rispetto ai propri interessi).

Invidia, gelosia, arrivismo, egoismo,  narcisismo, razzismo e altri sentimenti e atteggiamenti considerati normalmente come "difetti" sono infatti molto più diffusi di quanto possiamo immaginare, anche se quasi nessuno crede o ammette di esserne affetto.

Fortunatamente, data la nostra interdipendenza, noi esseri umani siamo anche motivati a cooperare con gli altri per ottenere vantaggi comuni, motivazione che viene normalmente celebrata, esaltata e, a volte, premiata dalla comunità di appartenenza. Tuttavia anche la motivazione a cooperare può essere oggetto di dissimulazione, in quanto tendiamo a farla apparire più grande di quanto sia in realtà.

Insomma, siamo tutti, chi più, chi meno, ipociriti.

Interazioni immaginarie

L'uomo, a differenza degli altri animali, ha grandi capacità di immaginazione, ovvero è capace, col pensiero, di immaginare interazioni tra se stesso e altre persone o cose, come pure tra altre persone o cose. La capacità di immaginare riguarda sempre interazioni e relazioni, le quali vengono simulate nella mente durante l'immaginazione stessa.

Ciò che un una persona immagina (sia in solitudine, sia durante un'interazione reale) può influire sulle successive interazioni reali in quanto può determinare cognizioni, valutazioni e aspettative (che possono diventare abituali) riguardo alle cose o persone con cui si interagirà.

Infatti, in una certa misura, le interazioni immaginarie vengono memorizzate come se fossero avvenute nella realtà. Tanto è vero che i ricordi sono spesso un miscuglio di fatti reali e immaginari. Per questo è importante con chi/cosa e come noi interagiamo nella nostra immaginazione. Questo spiega, per esempio, i sensi di colpa che si possono avere per aver solo immaginato qualche interazione ritenuta (consciamente o inconsciamente) illecita, ingiusta o peccaminosa.

L'immaginazione è fondamentale per la creatività e può essere tanto più creativa quanto più essa è libera di variare in modo casuale. Intendo dire che se uno immagina un'interazione in cui accadono cose casuali o contengono elementi casuali, è possibile che una combinazione casuale di transazioni e relazioni si riveli utile per risolvere un problema o per ottenere certi effetti desiderati o desiderabili. E' così che nascono le invenzioni.

Bisognerebbe dunque imparare a immaginare in modo sano, utile e creativo.

Associazione per lo studio cooperativo della natura umana

Vorrei fondare un'associazione culturale dedicata allo studio cooperativo della natura umana con l'obiettivo di raccogliere, selezionare, discutere e strutturare in un sito web, letteratura e documenti multimediali riguardanti la natura umana, quali libri, articoli, video, riferimenti ecc.

Il sito suddetto potrebbe essere denominato "Documentario sulla natura umana" (nel seguito semplicemente "Documentario").

Nel Documentario dovrebbe confluire qualsiasi documentazione di tipo filosofico, psicologico, psichiatrico, sociologico, antropologico, linguistico, economico, biologico, politico, religioso, letterario, artistico ecc. utile alla comprensione della natura umana, in accordo con lo stato attuale della ricerca scientifica e umanistica, specialmente quella psicologica, sociologica, biologica e neurobiologica.

Lo scopo del Documentario dovrebbe essere quello di costituire un patrimonio informativo da cui partire e a cui fare riferimento per attività sociali e politiche (esterne all'Associazione) che mirino al miglioramento della società in termini di comprensione e soddisfazione dei bisogni umani.

La selezione dei materiali da discutere e includere nel Documentario dovrebbe avvenire su proposta e per decisione della maggioranza dei membri dell'Associazione. I materiali che io proporrei, per cominciare, sono testi di George H. Mead, Alfred Korzybski, Gregory Bateson, Erich Fromm, Edgar Morin e Luigi Anepeta.

Invito chi fosse interessato a partecipare alla fondazione e alla vita di tale associazione a contattarmi mediante la pagina http://it.cancellieri.org/contact.

Ciò che gli intellettuali non dicono

Ciò che dicono la maggior parte degli intellettuali mi sembra corretto e lo condivido, tuttavia mi sembra che essi non tengano conto di un fattore determinante della storia, specialmente di quella attuale: la mentalità della "gente", che è tanto più determinante quanto più la democrazia si attua come "dittatura del popolo", che è l'obiettivo del populismo postsocialista.

È evidente che i politici, specialmente in Italia, adottano politiche che servono essenzialmente solo a vincere le elezioni, dicendo al popolo ciò che il popolo ama sentirsi dire e facendo, o fingendo di fare, ciò che il popolo chiede che venga fatto. E siccome il popolo sa poco delle scienze politiche e della complessità della società, i governi sono sempre meno efficaci e più illusori e demagogici, per non dire catastrofici.

Auspico pertanto che gli intellettuali considerino, oltre ai fattori da loro contemplati, anche quello della mentalità della gente, che è un prodotto della natura umana (genetica) sviluppata ed espressa in un particolare ambiente culturale ed economico. In particolare occorre evidenziare il fatto che la cultura (cioè il comportamento collettivo) è al tempo stesso causa e conseguenza della mentalità maggioritaria degli individui, in un circolo che può essere più o meno vizioso o virtuoso.

Per concludere, penso che specialmente oggi anche le idee migliori lasciano il tempo che trovano se non c'è una
corrispondente trasformazione della mentalità popolare. Perciò dovremmo occuparci e discutere anche di come ottenere tale trasformazione superando ogni resistenza individuale, ma per questo occorre conoscere la natura umana in generale e le sue varianti.

E voi che mi leggete, pensate di conoscerla abbastanza? Probabilmente sì, come la maggior parte della gente, e
questo è un problema.

Conosci te stesso?

"Conosci te stesso". Facile a dirsi, ma che significa? In che senso uno si può conoscere? Forse possiamo arrivare a conoscere o perfino misurare i nostri bisogni e desideri (indipendentemente dal fatto che siano più o meno sani o malati, reali o illusori), le nostre paure, capacità, incapacità, potenzialità, inclinazioni, temperamento, carattere. Ma conoscere noi stessi nel senso di capire la nostra struttura, costituzione, organizzazione neurologica, le funzioni della nostra mente intesa come sistema di sistemi e soprattutto il ruolo dell'io cosciente rispetto agli altri agenti mentali. Ciò è estremamente difficile, quasi impossibile nella cultura attuale, nemmeno a livello accademico.

Si tratta, infatti, di capire prima di tutto la natura umana in generale e poi la propria in particolare. Questo è impossibile senza usare un paradigma epistemologico della natura umana universalmente riconosciuto, cosa che oggi non esiste. Infatti, ogni autore di scienze umane e sociali, ne propone uno proprio, incompleto e insufficiente, definito con categorie spesso arbitrarie, su cui non esiste un generale consenso. Basti pensare ai vari significati che si danno a parole come io, coscienza, consapevolezza, inconscio, sé, me, persona, mente, psiche, spirito, anima, ragione, volontà, personalità, carattere, temperamento, sentimento, emozione, piacere, dolore, bisogno, desiderio, autogoverno, libertà, libero arbitrio, determinismo, caso, necessità ecc.

Prima di cercare di conoscere noi stessi, dovremmo dunque cercare di definire, convenire, cosa sia un essere umano, come sia fatto e come funzioni. Perché non è possibile conoscere se stessi senza prima conoscere l'uomo in generale, l'homo sapiens, di cui ognuno di noi è un'istanza. Né è possibile una pacifica convivenza tra essere umani se non si condivide una conoscenza della natura umana.

Il dilemma della natura umana

Secondo me l’errore epistemologico che ancora persiste largamente nella nostra cultura (sia quella accademica che quella popolare) consiste nel considerare la natura umana un dilemma in cui materialismo e spiritualismo sono mutuamente esclusivi. In altre parole, nella nostra cultura si combattono una visione materialistica (per cui l’uomo sarebbe essenzialmente una macchina, ovvero un sistema cibernetico), e una visione spiritualistica (per cui l’uomo sarebbe radicalmente e totalmente diverso da una macchina).

Secondo me i poli del dilemma non sono mutuamente esclusivi. Intendo dire che a mio avviso sbaglia chi considera l’uomo solo una macchina, come sbaglia chi lo considera solo una “non macchina” (ovvero carne mossa da una fantomatica "energia" spirituale che non ha nulla di simile rispetto al software e all’hardware di un computer).

Io suppongo infatti che l’uomo sia fatto di due sostanze inseparabili: una meccanica (hardware e software, ovvero materia e informazione) e una non meccanica (ovvero spirito, qualunque cosa esso sia).

La prima sostanza può essere indagata con un approccio cibernetico, la seconda è misteriosa, e probabilmente lo resterà in eterno nonostante i progressi delle neuroscienze.

La parte misteriosa riguarda la coscienza, in cui convivono e interagiscono cognizioni, sentimenti e motivazioni, tutte cose che non possiamo conoscere in sé (in quanto misteri insondabili per il nostro intelletto limitato), ma di cui possiamo conoscere le relazioni e le interazioni col resto del corpo/mente, relazioni e interazioni in cui l'informazione (in senso batesoniano) gioca un ruolo essenziale.

Tale conoscenza può migliorare la condizione umana, cioè il nostro benessere psico-fisico.

La mente secondo Gregory Bateson

Tratto dalla " Introduzione a Gregory Bateson" (a cura di Marco Deriu) edizioni Bruno Mondadori, Milano, febbraio 2000, pp. 1-104. Gregory Bateson: il pensiero del vivente e la vita di un pensiero

I. Una mente è un aggregato di parti o componenti interagenti. In altri termini le particelle subatomiche non sono menti, perché non sono complesse. Il processo mentale presuppone una differenziazione interna e un’interazione e organizzazione di parti multiple.


II. L'interazione fra le parti della mente è attivata dalla differenza. Mentre nel mondo materiale (quello che Jung chiama Pleroma) una forza o un urto possono essere causa di un evento, nel mondo delle idee (Creatura, in termini junghiani) è necessario che vi sia una relazione fra due parti oppure una relazione fra la stessa parte in due momenti diversi. Ciò che non muta è impercettibile.

III. Il processo mentale richiede un'energia collaterale. Nel mondo vivente valgono le leggi della conservazione di energia: non c’è né creazione né distruzione di energia.

IV. Il processo mentale richiede catene di determinazione circolari o più complesse. Poiché il sistema è circolare, nota infatti Bateson, in qualsiasi punto si registrino degli eventi, i loro effetti possono fare il giro completo del sistema per ripercuotersi e produrre nuovi cambiamenti nel punto di origine.

V. Nel processo mentale gli effetti della differenza devono essere considerati come "trasformate" (cioè versioni codificate) della differenza che li ha preceduti. Il processo di percezione è un atto di assegnazione di tipi logici.

VI. La descrizione e la classificazione di questi processi di trasformazione rivelano una gerarchia di tipi logici immanenti ai fenomeni (per esempio messaggi e metamessaggi, classificazione, apprendimento e deuteroapprendimento ecc.

Tolstoj filosofo della storia e della natura umana

"La totalità delle cause dei fenomeni è inaccessibile all'intelletto umano. Ma il bisogno di ricercare le cause è insito nell'animo dell'uomo. E l'intelletto umano, non potendo afferrare l'infinità e la complessità delle condizioni che accompagnano i fenomeni, ognuna delle quali presa singolarmente può apparire come una causa, si aggrappa al primo collegamento, il piú comprensibile, e dice: ecco la causa. Negli avvenimenti storici (dove oggetto di osservazione sono le azioni degli uomini) il collegamento piú primitivo che si può fare è con la volontà degli dèi, poi con la volontà degli uomini che nella storia occupano il posto piú visibile: gli eroi storici. Ma basta approfondire l'essenza di ciascun avvenimento storico, cioè l'attività di tutta la massa degli uomini che vi hanno partecipato, per convincersi che la volontà dell'eroe storico non solo non dirige le azioni delle masse, ma è essa stessa costantemente diretta. Sembrerebbe indifferente capire il significato di un avvenimento storico in un modo piuttosto che un altro. Ma fra chi dice che i popoli dell'Occidente andarono verso Oriente perché Napoleone l'aveva voluto, e chi dice che ciò si è compiuto perché doveva compiersi, c'è la stessa differenza che c'era fra quelli che affermavano che la terra sta fissa e i pianeti le si muovono intorno, e quelli che dicevano di ignorare su cosa si regga la terra, ma di sapere che esistono leggi che governano il moto sia della terra, sia degli altri pianeti. Non ci sono né possono esserci cause di un avvenimento storico, se non l'unica causa di tutte le cause. Ma ci sono leggi che governano gli avvenimenti, leggi che in parte ignoriamo, in parte cerchiamo a tentoni. La scoperta di tali leggi sarà possibile solo quando rinunceremo completamente a ricercare le cause nella volontà di un solo uomo, proprio come la scoperta delle leggi del moto dei pianeti è diventata possibile solo quando gli uomini hanno rinunciato all'idea dell'immobilità della terra."

[Lev Tolstoj - Guerra e pace]

"Riflessioni conviviali": conversazioni online sulla vita, sulla società e sulla natura umana

Mi piacerebbe organizzare delle conversazioni online tra persone qualsiasi, anche tra loro sconosciute, allo scopo di offrire un ambiente di condivisione e di discussione costruttiva di idee. Che ne pensate? Vi interesserebbe partecipare?

Segue una bozza di regolamento degli incontri. Benvenuti i vostri commenti e suggerimenti.

Possono partecipare tutti coloro che desiderano presentare e mettere in discussione interattivamente le proprie idee, opinioni, riflessioni e domande.

Non sono richiesti titoli di studio né competenze particolari, ma solo il desiderio di condividere, arricchire e migliorare le proprie conoscenze sulla natura umana in un ambiente sociale dove fare domande è più importante che dare risposte.

Gli incontri sono condotti da un moderatore che incoraggia ogni partecipante a esprimersi, fa in modo che nessuno parli troppo a lungo,  interrompe le dispute sterili e blocca ogni commento offensivo o svalutativo nei confronti di qualcuno dei presenti.

All'inizio di ogni incontro si sceglie a maggioranza il tema della conversazione. Dopodiché ognuno può esprimere le sue idee sul tema scelto, con interventi di durata non superiore a quattro minuti. Il moderatore dà la parola a chi l'ha chiesta, secondo l'ordine delle prenotazioni, dando la precedenza a chi non ha già parlato.

Non sono ammesse critiche rivolte alle persone degli interlocutori. Qualsiasi discussione deve riguardare le idee, non la qualità, il carattere  o le intenzioni di chi le esprime.

Gli incontri hanno una cadenza settimanale e una durata di circa due ore.

Numero di partecipanti: minimo tre, massimo dieci.

Piattaforma di comunicazione: Skype o Google Meet.

Non esitate a contattarmi mediante la pagina https://blog.cancellieri.org/contatto/ per segnalarmi il vostro interesse a partecipare a qualche incontro, precisando i giorni e le ore in cui sareste disponibili.

Metanalisi

La Metanalisi di un comportamento o fenomeno umano (particolare o generale) è un'indagine razionale ed emotiva che mira alla comprensione del comportamento o fenomeno stesso, cioè alla comprensione dei motivi, ovvero dei bisogni, che danno luogo ad esso e delle circostanze in cui tali bisogni si attivano o disattivano, vengono soddisfatti o frustrati e danno come conseguenza luogo a piaceri e dolori, servire e fruire.

Nella Metanalisi si ricercano dunque i bisogni, i loro attivatori e inibitori, i piaceri, i dolori, il servire e il fruire rispetto ai bisogni dei soggetti considerati e dei loro interattori. In altre parole, la Metanalisi di un fenomeno umano cerca di rispondere alla domanda: perché esso avviene? Per quali cause e fini? Laddove le cause sono sempre dei bisogni e i fini la loro soddisfazione.

La Metanalisi studia, tra l'altro, le percezioni che i protagonisti di un fenomeno umano hanno del fenomeno stesso, le analisi che essi ne fanno, la logica che ad esso applicano e le associazioni cognitivo emotive con cui lo affrontano.

Per una estrema semplificazione della metanalisi basterebbe immaginare per ogni essere umano, due liste: una dei suoi bisogni soddisfatti e una di quelli insoddisfatti e cercare di riempire tali liste osservando il comportamento della persona esaminata.

La metanalisi può essere sincrona (cioè fatta durante l'interazione con una persona che si vuole metanalizzare) o asincrona (cioè fatta senza la presenza della persona oggetto della metanalisi).

Fare Metanalisi sincrona è molto difficile, almeno inizialmente, perché riduce la spontaneità dell'interazione, ma vale la pena di imparare a farla. È durante l'interazione che essa è più utile, in quanto può dirigere in modo ottimale il corso dell'interazione stessa.

La Metanalisi all'inizio è asincrona, poi sincrona forzata, poi sincrona spontanea. Chi vuole un certo tempo ed esercizio per posare da una fase all'altra.

Cose e metacose

Per ogni cosa che esiste o accade ci può essere la corrispondente metacosa, ovvero il pensiero, la riflessione, la discussione, l'indagine, la critica, lo studio, la descrizione, la ricerca di fine e di senso ecc. della cosa stessa. Così, per ogni gioco ci può essere un metagioco, per ogni vita una metavita, per ogni uomo un metauomo, Insomma per il mondo un metamondo.

Per essere più precisi, per ogni cosa ci possono essere tante metacose, una per ogni persona e per ogni momento in cui la persona è occupata a pensare la cosa.

Anche le discipline che studiano i fenomeni umani possono avere le loro metadimensioni: così per la psicologia possiamo avere una metapsicologia (o psicologia della psicologia), che studia la psicologia degli psicologi, per la filosofia la metafilosofia (o filosofia della filosofia), che studia la mentalità e la psicologia dei filosofi, per la sociologia la metasociologia (o sociologia della sociologia), che studia le società, le mentalità e la psicologia dei sociologi ecc.

Mentre i fatti non cambiano e sono univoci, i metafatti possono cambiare tante volte, da persona a persona e in una stessa persona. Possiamo quindi parlare di una unica verità e di tante metaverità. Infatti ogni filosofo o non filosofo, già da bambino, ci propone le sue metaverità dopo essere stato addestrato (in modo spesso irreversibile) a credere in alcune di esse.

Ma la metacosa può anche non esserci. Si può infatti vivere senza chiedersi perché e senza cercare di capire la vita stessa, propria o altrui.

Mi sembra che la caratteristica più importante dell'uomo, ciò che lo differenzia dagli altri animali sia proprio la capacità e la motivazione a costruire ed usare metacose. Questa riflessione, ad esempio, è una forma di metauomo.

Io, infatti, oltre alla mia vita, vivo una metavita, e una meta-metavita e così via, come uno specchio che si riflette in un altro specchio in un gioco infinito di riflessioni.

Interdipendenza, condizionamento reciproco, autocondizionamento

Tra i fattori che caratterizzano la natura umana, particolarmente importanti sono, a mio parere, i seguenti:

  • l’interdipendenza

  • il condizionamento reciproco

  • l’autocondizionamento


Tali fattori sono correlati causalmente, nel senso che il secondo dipende dal primo e il terzo dal secondo.

Che gli esseri umani siano interdipendenti è evidente, ma, a mio avviso, non si riflette abbastanza sulle conseguenze di tale condizione. Infatti, dato che ogni umano ha bisogno di un certo numero di altre persone (per sopravvivere e per soddisfare i propri bisogni) è naturale che cerchi continuamente di influenzare il comportamento altrui a proprio favore, cioè di “condizionare" gli altri (consciamente o inconsciamente). In tal senso, possiamo parlare di “condizionamento reciproco”.

Il tentativo di condizionamento ha successo specialmente in due casi: (1) quando una persona più anziana o più esperta cerca di influenzare una più giovane o meno esperta e (2) quando molte persone, accomunate da certi comportamenti o certe idee, cercano di influenzare un individuo non supportato da un gruppo abbastanza coeso o cospicuo con idee e comportamenti antitetici rispetto al primo.

Nel caso (piuttosto frequente) in cui un individuo sia oggetto (consciamente o inconsciamente) di condizionamenti contrastanti da parte di vari altri individui o gruppi, succede che egli non sappia decidere spontaneamente quali condizionamenti accogliere e quali rifiutare. In tal caso ha la capacità di scegliere consciamente e razionalmente il condizionamento da accogliere e di “forzarlo” attraverso un volontario “autocondizionamento”.

L’autocondizionamento è dunque un processo di autoconvincimento volontario, cosciente e razionale, a pensare e a comportarsi in certi modi a fronte di certe “ragioni” considerate vere, buone e giuste, specialmente quando occorre superare un condizionamento precedente antitetico rispetto al nuovo.

Per concludere, a mio parere, in quanto esseri umani interdipendenti, siamo continuamente impegnati in un condizionamento reciproco e, in caso di conflitti tra condizionamenti contrastanti, possiamo autocondizionarci volontariamente, nel tentativo di superare i conflitti motivazionali.

Sulle specializzazioni accademiche negli studi umanistici

Per spiegare cosa intendo quando, seguendo il pensiero di Edgar Morin, lamento le sterili specializzazioni delle “scienze umane e sociali” nel mondo accademico ancora oggi, faccio l’esempio contrario della medicina. 

Esiste la medicina generale (da cui si formano tutti i medici, sia generici che specialistici) e le varie specializzazioni (da cui si formano medici specialisti). Questo sistema è buono e giusto perché si parte da una conoscenza generale del corpo umano per poi approfondire i vari aspetti, come se si osservassero attraverso lenti di ingrandimento, o zoom. 

Nelle scienze umane e sociali ci sono diverse specializzazioni (filosofia, sociologia, psicologie varie, psicologia sociale, antropologia, linguistica, ecc.) ma purtroppo manca una “umanologia” generale, ovvero uno studio d’insieme di tutto ciò che riguarda la parte “spirituale” (nel senso di immateriale) dell'uomo sia a livello individuale che sociale (di quella materiale si occupano la medicina e la biologia). Chiedete infatti a un po’ di persone cosa sia un essere umano e come funzioni e avrete le risposte più vaghe, evasive, superficiali e fantasiose, o nessuna risposta, come se si trattasse di una domanda bizzarra che non merita alcuna risposta.

A causa della mancanza di una “umanologia” generale, le varie specializzazioni, nonostante le buone intenzioni di interdisciplinarità, non si integrano e non cooperano tra di loro che in minima parte, più di nome che di fatto, ma ognuna procede in realtà per suo conto, senza rendere “conto” alle altre delle sue teorie, cioè senza verificare che le sue cognizioni siano “coerenti” con la parte generale (che manca) e con gli altri studi specialistici. Non si tratta quindi di abolire le specializzazioni umanistiche, ma di creare, come auspicano Morin, Bateson e altri, una “specializzazione generalista”, che integri tutte le altre specializzazioni in un insieme organico e coerente.

Senza questa base generale, tutta da inventare, che Luigi Anepeta chiama “panantropologia”, è illusorio pensare ad una integrazione organica delle varie specializzazioni umanistiche, come avviene invece fruttuosamente in medicina. Il risultato è una generale inefficacia (e incoerenza) delle specializzazioni umanistiche rispetto ai problemi dell’umanità, sia a livello individuale che sociale, nonostante il fatto che gli studi umanistici dovrebbero avere come missione proprio la soluzione dei problemi umani.

Che succede quando due persone si incontrano?

Quando due persone si incontrano, succedono tante cose, a livello conscio e ancor più inconscio, che determinano un certo tipo di interazione e la sua durata.

  • Algoritmi inconsci classificano l'interlocutore (in amico, nemico o cosa da usare) secondo la mappa cognitivo-emotiva di ciascuno, e danno luogo ad aspettative e a supposizioni di aspettative altrui;

  • bisogni, desideri e sentimenti si attivano e vengono alimentati o frustrati in base a tali aspettative;

  • si determinano inibizioni e opzioni di comportamento;

  • si delineano interessi comuni, interessi diversi e conflitti di interesse, si esaminano possibilità di cooperazione;

  • si attivano attrazioni e repulsioni in base a percezioni estetiche e cognitive;

  • si fanno calcoli economici, energetici e politici di una eventuale interazione (costi e benefici);

  • si valuta la salute mentale dell'altro, le sue potenzialità e incapacità, le sue differenze rispetto alla gente comune e a se stessi;

  • si constatano affinità e incompatibilità;

  • ci si misura con l'altro per stabilire chi è più competitivo;

  • si valutano i rischi di una interazione rispetto ai rapporti con altre persone;

  • si considerano diritti, doveri, obblighi, divieti e gradi di libertà e creatività applicabili ad una eventuale interazione;

  • si attivano curiosità, domande, spinte narcisiste e slanci di generosità, empatia, apatia, voglia di aiutare o di combattere, si determinano comprensioni e incomprensioni, approvazioni e disapprovazioni, un senso di comune appartenenza o di estraneità;

  • si interpretano le motivazioni e intenzioni altrui;

  • si immaginano scenari di possibili interazioni, ecc., e, tutto ciò considerato, si decide quali passi fare, il livello di intimità fisica accettabile da ciascuno, se e quanto avvicinarsi o allontanarsi, dare, prendere, difendersi, offendere, offrire, proporre, cosa dire e cosa non dire, cosa mostrare e cosa nascondere, cosa fingere, come manipolare l'altro a proprio vantaggio;

  • si cercano temi di conversazione appropriati accettabili da ambo le parti;

  • si stabiliscono i possibili ruoli e livelli gerarchici reciproci;

  • si decidono i rituali da eseguire;

  • nascono speranze, si consumano delusioni, si sviluppano paure ed entusiasmi, ansia e fiducia, eccitazione e noia.


Cosa gli esseri umani vogliono sapere

Io, tanto per cominciare, vorrei sapere cosa gli esseri umani (in generale) vogliono sapere, per capire se io e gli altri vogliamo sapere le stesse cose o cose diverse. Suppongo infatti che gli esseri umani si differenzino (anche) in ciò che desiderano (e si curano di) sapere.

Ecco una cosa che tutti vogliamo sapere: chi comanda, cioè chi ha potere su di noi e sugli altri, ovvero a chi dobbiamo obbedire e chi dobbiamo soddisfare (o non scontentare) per evitare le loro punizioni.

Una classica risposta a tale domanda è “Dio”. Infatti Dio (per chi ci crede) è la massima autorità, da cui dipende tutto ciò che è successo, che succede e che succederà, compreso il nostro destino prima e dopo la nostra morte. Ma questa risposta non è sufficiente perché Dio (per chi ci crede) permette che esistano altre autorità oltre la propria, e dà loro la libertà e il potere di comandare e di decidere le sorti dei loro subordinati.

Credenti o no, noi vogliamo comunque sapere chi (tra i mortali) comanda, ovvero vogliamo conoscere le varie gerarchie sociali (politica, religiosa, economica, accademica, intellettuale, morale, estetica, ecc.) perché, volenti o nolenti, siamo imbrigliati, incastrati, imprigionati in una quantità di gerarchie, di cui occupiamo posizioni particolari.

Oltre a conoscere le gerarchie in cui siamo posizionati, vogliamo anche sapere come si fa a salire nelle scale gerarchiche, e come evitare che altre persone ci sorpassino facendoci scendere di uno o più gradini.

La risposta alla precedente domanda è “imitare i superiori”. Infatti, se vogliamo salire in una gerarchia, dobbiamo imitare il comportamento di coloro che sono sopra di noi ed evitare (se possibile) di imitare quelli a noi subordinati.

Potremmo dunque dire che vogliamo sapere chi ci conviene imitare, anche perché non si può vivere in società senza imitare qualcuno dei suoi membri.

Oltre la conoscenza delle gerarchie, potremmo supporre che gli esseri umani vogliano anche sapere come funziona la natura, compresa quella umana, e le cause degli eventi e dei comportamenti. Tuttavia succede che i poteri (politico, religioso, economico, accademico ecc.) scoraggino tali ricerche occupandosi di fornire risposte preconfezionate secondo i propri interessi e le proprie convenienze.

Così, per paura di essere puniti dalle autorità o emarginati dalle comunità di appartenenza, evitiamo di farci troppe domande sulla nostra natura e prendiamo per buone le risposte tramandate dalle tradizioni, che non osiamo mettere in discussione.

Come possiamo contribuire in modo concreto al miglioramento della società?

Io considero l’umanità un continuum tra due tipi estremi: quelli che cercano di adattarsi alle regole della società senza cercare di modificarle, e quelli che desiderano adattare le regole della società a se stessi rifiutandosi di adattarsi ad esse.

Il primo tipo è quello di gran lunga prevalente. Il secondo tipo è molto minoritario, ma è quello che determina il progresso civile. Se tale progresso è così lento, ciò è dovuto al fatto che il secondo tipo è poco numeroso.

Poi c’è un grosso problema dovuto al fatto che molti di coloro che vorrebbero cambiare le regole della società propongono cambiamenti non realistici, impossibili da realizzare in quanto incompatibili con la natura umana specialmente in termini di bisogni, desideri e neurologia.

Detto questo, io penso che per contribuire concretamente al miglioramento della società debbano essere soddisfatte le seguenti condizioni:

  • Una forte motivazione alla modifica delle regole sociali per favorire il progresso civile nel senso di una maggiore soddisfazione dei bisogni e dei desideri di tutta l’umanità, e non solo di una parte di essa.

  • Una buona conoscenza della natura umana (in senso biologico e psicologico) che permetta di capire quali cambiamenti siano possibili e quali impossibili, quali utili e quali inutili rispetto ai bisogni umani.

  • Un comportamento onesto e rispettoso dei bisogni e dei desideri altrui

  • La propagazione delle buone conoscenze sulla natura umana attraverso le conversazioni, i consigli di lettura e la pubblicazione e condivisione di articoli e di libri in tal senso.

  • Una disponibilità ad organizzarsi in gruppi di ricerca e di lavoro per lo studio della natura umana e per la diffusione delle relative conoscenze.

  • Una partecipazione politica attiva sia attraverso il voto, sia attraverso la critica politica nei confronti di tutti i partiti, compreso quello per cui si è scelto di votare di volta in volta.

Per concludere, io ritengo che i disonesti approfittano della incapacità degli onesti di organizzarsi per contrastarli. Dovremmo dunque imparare ad organizzarci in tal senso.

Conclusione del romanzo "La coscienza di Zeno" di Italo Svevo


"La vita somiglia un poco alla malattia come procede per crisi e lisi ed ha i giornalieri miglioramenti e peggioramenti. A differenza delle altre malattie la vita è sempre mortale. Non sopporta cure. Sarebbe come voler turare i buchi che abbiamo nel corpo credendoli delle ferite. Morremmo strangolati non appena curati.
La vita attuale è inquinata alle radici. L'uomo s'è messo al posto degli alberi e delle bestie ed ha inquinata l'aria, ha impedito il libero spazio. Può avvenire di peggio. Il triste e attivo animale potrebbe scoprire e mettere al proprio servizio delle altre forze. V'è una minaccia di questo genere in aria. Ne seguirà una grande ricchezza... nel numero degli uomini. Ogni metro quadrato sarà occupato da un uomo. Chi ci guarirà dalla mancanza di aria e di spazio? Solamente al pensarci soffoco!
Ma non è questo, non è questo soltanto.
Qualunque sforzo di darci la salute è vano. Questa non può appartenere che alla bestia che conosce un solo progresso, quello del proprio organismo. Allorché la rondinella comprese che per essa non c'era altra possibile vita fuori dell'emigrazione, essa ingrossò il muscolo che muove le sue ali e che divenne la parte più considerevole del suo organismo. La talpa s'interrò e tutto il suo corpo si conformò al suo bisogno. Il cavallo s'ingrandì e trasformò il suo piede. Di alcuni animali non sappiamo il progresso, ma ci sarà stato e non avrà mai leso la loro salute.
Ma l'occhialuto uomo, invece, inventa gli ordigni fuori del suo corpo e se c'è stata salute e nobiltà in chi li inventò, quasi sempre manca in chi li usa. Gli ordigni si comperano, si vendono e si rubano e l'uomo diventa sempre più furbo e più debole. Anzi si capisce che la sua furbizia cresce in proporzione della sua debolezza. I primi suoi ordigni parevano prolungazioni del suo braccio e non potevano essere efficaci che per la forza dello stesso, ma, oramai, l'ordigno non ha più alcuna relazione con l'arto. Ed è l'ordigno che crea la malattia con l'abbandono della legge che fu su tutta la terra la creatrice. La legge del più forte sparì e perdemmo la selezione salutare. Altro che psico-analisi ci vorrebbe: sotto la legge del possessore del maggior numero di ordigni prospereranno malattie e ammalati.
Forse traverso una catastrofe inaudita prodotta dagli ordigni ritorneremo alla salute. Quando i gas velenosi non basteranno più, un uomo fatto come tutti gli altri, nel segreto di una stanza di questo mondo, inventerà un esplosivo incomparabile, in confronto al quale gli esplosivi attualmente esistenti saranno considerati quali innocui giocattoli. Ed un altro uomo fatto anche lui come tutti gli altri, ma degli altri un po' più ammalato, ruberà tale esplosivo e s'arrampicherà al centro della terra per porlo nel punto ove il suo effetto potrà essere il massimo. Ci sarà un'esplosione enorme che nessuno udrà e la terra ritornata alla forma di nebulosa errerà nei cieli priva di parassiti e di malattie." [Italo Svevo]

Il romanzo completo, letto da Roberto Pedicini e introdotto da Alfonso Berardinelli, può essere ascoltato e scaricato gratuitamente da http://www.rai.tv/dl/portaleRadio/media/ContentItem-fdf2e35b-3d4f-4e61-bb40-12cc99634876.html

Gruppi di discussione dal vivo!

Quando si parla di gruppi di discussione o di social network, al giorno d'oggi s'intendono solitamente comunicazioni via Internet, ovvero nello spazio-tempo virtuale. La differenza tra un gruppo di discussione e un social network è che i primi sono solitamente dedicati ad un certo tema, disciplina del sapere o attività, mentre i secondi sono più generici. Nel seguito userò il termine di "gruppo" per indicare entrambi i contesti.

I gruppi "virtuali" sono utili quando le comunicazioni nello spazio-tempo reale sono impossibili o rese difficili dalla distanza e/o dalla scarsa disponibilità di tempo. Tuttavia le interazioni "reali" sono normalmente molto più efficaci, efficienti e piacevoli di quelle "virtuali".

D'altra parte ci sono persone che preferiscono gli incontri virtuali a quelli reali perché hanno paura di esporsi, ovvero di affrontare "senza rete" le interazioni dal vivo, ovvero di stabilire relazioni "vive" e, in quanto tali, più impegnative.

Detto questo, vorrei incoraggiare tutti coloro che non hanno paura di interagire coi loro simili nella "realtà", ad organizzare dei gruppi i cui membri si incontrano frequentemente in un luogo fisico, che può essere, ad esempio, un ristorante, un locale preso in affitto per una serata, o la casa di uno dei membri. Il gruppo dovrebbe essere possibilmente "tematico" ovvero caratterizzato da un interesse o scopo condiviso, o da un comune criterio di affinità.

A tal proposito mi viene in mente che nei paesi di lingua germanica esiste una tradizione chiamata "Stammtisch" (che si traduce letteralmente "tavolo fisso") che consiste nell'incontro periodico di un certo gruppo di amici o conoscenti in un locale abituale scelto come "sede" del gruppo.

Per organizzare un gruppo "reale" uno potrebbe postare su un gruppo di discussione o social network "virtuale" un annuncio strutturato pressappoco come segue:

"A [nome della città] stiamo organizzando un gruppo / associazione di persone interessate a [tema, disciplina, attività ecc.], disponibili a incontrarsi in luoghi e date da convenire. Per partecipare, è richiesto quanto segue: [lista dei requisiti]. Per chiarimenti e richieste di partecipazione, contattare [modalità di contatto e recapito]. "

Sarà cura dell'organizzatore, mediante colloquio telefonico. valutare la rispondenza di ciascun interessato ai requisiti del gruppo e, in pratica, accettare o respingere la richiesta di partecipazione.

Segue un esempio reale.

"A Roma sto organizzando un'associazione di persone interessate allo studio cooperativo della natura umana dai punti di vista psicologico, filosofico, sociologico, letterario, scientifico ecc. con un approccio eclettico e integrato, ovvero senza seguire un'unica scuola di pensiero, ma selezionando, armonizzando e combinando idee provenienti da insegnamenti e discipline diverse. I membri dell'associazione si riuniranno periodicamente in date e luoghi che verranno definiti congiuntamente (ad esempio ristoranti, locali pubblici, abitazioni degli associati ecc.). Non sono richiesti titoli accademici, ma una discreta cultura umanistica e/o scientifica, e la disponibilità a mettere in discussione le proprie idee e a conoscere quelle altrui per ampliare i propri orizzonti, in un contesto amicale. Per chiarimenti e richieste di partecipazione, potete contattarmi privatamente via Facebook."


Introduzione al caffè filosofico del 21/4/2022 sul tema “Come vediamo noi stessi”

Il tema di oggi è uno dei più “psicologici” che abbiamo mai trattato, e questo per me va benissimo, dato che a mio avviso la psicologia e la filosofia, come pure la sociologia e l’antropologia culturale, dovrebbero essere fuse in un’unica disciplina, che consiste nello studio della natura umana, studio che un intellettuale di mia conoscenza ha chiamato “panantropologia”.

Il verbo “vedere” che compare nel tema, è ovviamente da intendersi non in senso ottico, ma in senso, appunto, panantropologico. Vale a dire il modo in cui noi classifichiamo noi stessi, come ci definiamo, come ci descriviamo, come ci confrontiamo con gli altri. Vale a dire la nostra identità in termini di appartenenze, cioè a quali gruppi e a quali categorie di persone riteniamo di appartenere, e cosa riteniamo ci appartenga, ovvero le nostre risorse, qualità e difetti.

E’ un tema affine a quello dal titolo “Conoscere se stessi”, già trattato nel nostro caffè filosofico del 16/12 scorso, a cui alcuni di voi hanno partecipato. Infatti possiamo dire che noi conosciamo noi stessi in base a come ci vediamo.

È possibile conoscere se stessi anche in base alle conoscenze che abbiamo acquisito sull’essere umano in generale, giacché ognuno di noi è un esemplare della specie umana, e il modo in cui vediamo noi stessi è almeno in parte influenzato dalla nostra conoscenza della specie biologica a cui apparteniamo.

Nell’analizzare il modo in cui ci vediamo e ci conosciamo, credo sia impossibile non fare riferimento a ciò che possiamo definire l’essere umano “normale” o “medio”, vale a dire l’essere umano più comune, o più “umano”.

Capita a volte di qualificare certi comportamenti, e certi caratteri individuali, come disumani. Ovviamente ogni essere umano è umano e non può essere considerato disumano per definizione. Tuttavia alcuni pensano che si possa essere umani in gradi diversi, cioè più o meno umani.

Vedere se stessi in un certo modo implica fatalmente giudicare se stessi, soprattutto su tre piani: quello etico, quello estetico e quello intellettuale, e su ognuno di essi è inevitabile un confronto con gli altri. E sorgono domande consce o inconsce come: sono più o meno buono rispetto agli altri? Sono più o meno bello? Più o meno intelligente? Più o meno sapiente? Più o meno sano o malato? Più o meno capace? Più o meno competitivo? Ecc.

A prescindere dal confronto con gli altri, vedere e conoscere se stessi implica anche capire i meccanismi alla base del proprio comportamento, sia in senso fisico che emotivo, vale a dire capire perché ci comportiamo o non ci comportiamo in certi modi, e perché proviamo certi sentimenti e non altri. In tal senso è come osservare una macchina e i meccanismi che ne fanno parte.

E dopo che abbiamo visto noi stessi, che abbiamo stabilito come siamo fatti, sia in confronto agli altri, sia internamente, cosa facciamo di questa auto-conoscenza?

Possiamo usarla per cercare di migliorare noi stessi per quanto possibile, e/o per migliorare il modo in cui ci relazioniamo e interagiamo con gli altri. Per questo motivo è importante vedere se stessi realisticamente, senza farsi illusioni, specialmente per quanto riguarda gli aspetti a nostro avviso meno pregevoli. Intendo dire che dovremmo cercare la verità su noi stessi anche negli aspetti più dolorosi o vergognosi, ammesso che ci siano aspetti di cui uno si dovrebbe vergognare.

Per concludere, osservando noi stessi, credo che non dovremmo avere alcuna auto-compassione, ma nemmeno moralismo o perfezionismo. Insomma non dovremmo giudicarci prematuramente, ma piuttosto dovremmo tener presente che i nostri giudizi etici, estetici e intellettuali sono spesso affetti da pregiudizi infondati, che abbiamo appreso dagli altri o costruito noi stessi.

Ed ora a voi la parola.

Vedi anche "Caffè filosofico online. Conversazioni sulla vita, sulla società e sulla natura umana"

 

Introduzione al caffè filosofico del 16/12/2021 sul tema “Conoscere se stessi”

La volta scorsa abbiamo parlato del conoscere in generale. Stasera ci concentriamo sulla conoscenza di se stessi, ovvero di noi stessi. Vogliamo infatti parlare di noi sia come soggetti che come oggetti di conoscenza.

Credo che le definizioni e le considerazioni che abbiamo espresso a proposito della conoscenza in generale (cioè la conoscenza del mondo esterno, compresa la conoscenza degli altri), valgano anche per la conoscenza di noi stessi, a meno che non riteniamo che la conoscenza di se stessi possa essere raggiunta solo mediante modalità peculiari, specifiche, diverse da quelle usate per conoscere cose a noi esterne. 

L’espressione “conoscere se stessi”, molto nota nella forma ammonitrice “conosci te stesso”, è famosa in quanto si racconta, tra l’altro, che fosse scritta nel tempio di Apollo a Delfi o pronunciata dall’oracolo di Apollo, e fu anche citata da Socrate (secondo uno scritto di Senofonte).

Il significato di tale frase non è esplicito, ma molti concordano sul fatto che sia un invito a considerare i propri limiti e le proprie debolezze, a non sconfinare nell’arroganza, a non sopravvalutarsi. O, al contrario, un invito a scoprire in sé delle potenzialità nascoste. Oppure a scoprire in se stessi un daimon, o un’anima che ci illumini, ci guidi, o ci unisca alla divinità.

Comunque sia, io credo che conoscere se stessi sia molto difficile, a meno che non ci limitiamo alla conoscenza degli aspetti esteriori della nostra persona, essendo essi in una certa misura evidenti ed oggettivi. Sarebbe in tal caso una conoscenza che chiunque altro che ci ha frequentato abbastanza a lungo potrebbe avere di noi, anzi, in quel senso gli altri potrebbero conoscerci anche meglio di noi.

Ovviamente, quando si dice “conosci te stesso” s’intende la conoscenza dalla parte interiore della nostra persona, per conoscere la quale non esiste un manuale operativo. Non solo non sappiamo come conoscere, ma non sappiamo nemmeno cosa conoscere, cosa cercare, cosa esaminare, cosa misurare.

Una conoscenza può essere più o meno razionale e più o meno irrazionale, laddove per irrazionale intendo emotiva e non logica.

Conoscere se stessi irrazionalmente consiste nel conoscere le proprie emozioni e i propri sentimenti, senza necessariamente stabilire dei collegamenti logici con il resto dei fatti della nostra persona e del mondo esterno.

Conoscere se stessi razionalmente consiste nel conoscere le proprie cognizioni su se stessi, e i collegamenti logici tra di esse. Tale conoscenza è possibile solo con riferimento ad una certa teoria della mente o della natura umana, cioè un insieme di concetti (oggetti e/o agenti consci o inconsci) e di relazioni logiche tra di essi.

In altre parole, a mio parere, è impossibile conoscere se stessi razionalmente senza far riferimento ad una certa psicologia, che può essere una di quelle annoverate nei manuali scolastici o accademici di psicologia, oppure una psicologia propria, sviluppata dal soggetto stesso. In particolare credo che la conoscenza di se stessi debba includere una serie di possibili tipi psicologici e di possibili dinamiche psichiche di riferimento.

Per concludere, io credo che la conoscenza di se stessi non possa essere dissociata dalla conoscenza degli altri esseri umani, in quanto ogni conoscenza consiste nel confronto rispetto a dei modelli di riferimento (astratti o concreti), confronto che risulta in certi gradi di somiglianza o di diversità rispetto a certi modelli, o alla misura stimata di certe grandezze, rispetto a certe unità di misura.

In altre parole, credo che conoscere un essere umano particolare (tra cui noi stessi) sia impossibile senza conoscere l’uomo in generale, ovvero la natura umana, con le sue varianze e invarianze.

A voi la parola.




Vedi anche "Caffè filosofico online. Conversazioni sulla vita, sulla società e sulla natura umana"

L'uomo e il suo software

Io suppongo che la mente umana sia come il software di un computer con l'aggiunta di sentimenti, coscienza e volontà, che interagiscono col software stesso.

Il software (sia quello dei computer, sia quello umano) è fatto di informazioni, ovvero di dati, alcuni dei quali hanno la speciale funzione di dirigere, ovvero comandare, il comportamento della macchina o della persona secondo certi algoritmi, ovvero "logiche": essi vengono comunemente chiamati programmi e sono più o meno modificabili.

La modificabilità di un programma è una caratteristica del programma stesso, ovvero è programmata. Infatti, i "programmi" umani sono capaci, entro certi limiti, di modificare se stessi.

Tra il software, il mondo esterno e il restante mondo interno (ovvero i sentimenti, la coscienza, e la volontà) esistono relazioni bidirezionali e circolari, nel senso che ognuno di essi può influenzare ogni altro attraverso meccanismi di feedback. Tuttavia le relazioni tra il mondo esterno e i sentimenti, la coscienza e la volontà sono sempre mediate dalla mente, cioè dal software, che serve (e si è sviluppato evoluzionisticamente) proprio a tale scopo.

La mente è dunque un sistema cibernetico ovvero un aggregato di informazioni attive e passive (ovvero logiche e dati) capaci di interagire con se stesse e con l'esterno, dove "informazione" è "qualsiasi differenza che fa una differenza" (come l'ha definita Gregory Bateson).

L'informazione, in quanto "differenza" è immateriale. Tuttavia essa non può formarsi né conservarsi se non è "supportata" da qualcosa di materiale, come un foglio di carta, un nastro magnetico, un circuito elettronico, le cellule di un organismo o le strutture molecolari del DNA.

Il nostro software si sviluppa secondo programmi genetici in modo spontaneo attraverso le esperienze, ovvero le interazioni tra il software stesso, il mondo esterno e quello interno.

Alla nascita, l'uomo dispone di un software minimo, relativamente semplice ed elementare, che cresce e aumenta di complessità con il tempo e le esperienze. Quanto più varie e intense sono le esperienze, tanto più ricco ed efficace è il software risultante, ovvero tanto più esso è capace di contribuire alla soddisfazione dei bisogni della persona che lo ospita.

L'idea che la mente umana funzioni secondo i principi di un sistema informatico è per la maggior parte della gente, ancora oggi, inaccettabile e spaventosa. Credo che ciò sia dovuto a diversi fattori, come la scarsità di conoscenze riguardanti i sistemi informatici e l'idea che secondo tale ipotesi noi saremmo dei robot completamente determinati da programmi predefiniti (non si sa da chi) e quindi incapaci di libero arbitrio. Infatti molti ritengono che in tal caso sarebbero minate le fondamenta di qualsiasi etica, ipotesi catastrofica per le persone coscienziose.

A tal proposito, vorrei rassicurare tutti dicendo loro che anche nella visione cibernetica della mente sopra descritta c'è posto per i sentimenti, la coscienza, la volontà e il libero arbitrio (se questo esiste). La differenza tra una visione cibernetica della mente e una non-cibernetica è che nella prima si spiegano tante cose del comportamento umano e dei problemi sociali che nella seconda restano misteriose.

Ovviamente anche nella visione cibernetica ci sono misteri, ma questi sono confinati in quello che ho sopra chiamato il mondo interno dei sentimenti, della coscienza e della volontà, mondo che deve confrontarsi non solo con quello esterno degli altri umani e della natura, ma anche con un sistema di intermediazione (la propria mente o "software" che dir si voglia) che, grazie alla teoria dei sistemi, è sempre meno misterioso.
















Sullo statuto mistificato della coscienza

Il testo che segue è un mio riassunto di un articolo di Luigi Anèpeta pubblicato in Nilalienum. (Vedi anche Introduzione a Luigi Anèpeta)

L’uomo ha ancora oggi, normalmente, una visione del mondo naturale, sociale e di se stesso sostanzialmente falsa, incompleta e illusoria. Essa è basata su una mentalità condivisa caratterizzata da convinzioni false e lacunose tramandate attraverso l’educazione e ribadite dalla cultura dominante. Tali convinzioni servono a ridurre la complessità e mutevolezza della realtà in visioni semplificate e stabili, che diano l’illusione di avere un controllo su quello che succede nella propria mente, nella società e nella natura.

La rivoluzione contestataria degli anni 70, che avrebbe dovuto avviare l’umanità verso una maggiore autoconsapevolezza, trasparenza e criticità superando il conformismo di massa, fallì a causa della configurazione ideologico-politica di matrice dichiaratamente marxista che assunse rapidamente, che esprimeva un profondo disprezzo nei confronti della coscienza e del modo di essere normale o normalizzato e la presunzione di potersi ergere a giudici implacabili di un mondo rimasto immerso nelle brume della falsa coscienza. Un tale atteggiamento non poteva che dar luogo ad un netto rigetto del movimento contestatario da parte delle masse.

I presupposti di quella rivoluzione erano tuttavia giusti e lo sono ancora oggi. Meritano pertanto di essere ripresi in considerazione alla luce degli sviluppi più recenti delle scienze umane e sociali e delle neuroscienze.

Le figure che più di altri hanno contribuito a demistificare la cultura del loro tempo sono state Darwin, Marx, Nietzsche e Freud.

Darwin ha ricavato l'evoluzione della specie umana da un meccanismo (la selezione naturale) che assegna ad essa una natura animale e definisce come casuale la sua comparsa; Marx ha scoperto che, nel rapportarsi al mondo storico-sociale, la coscienza umana cede alla suggestione delle ideologie correnti, scambiando l'apparenza per l'essenza delle cose; Freud, oltre ad avere identificato nell'Es un bagaglio pulsionale ancestrale di natura animalesca, ha radicalmente contestato sia la pretesa unità dell'Io sia il senso di padronanza che l'uomo ricava da essa; Nietzsche, infine, ha avanzato il dubbio che i valori più elevati sui quali si fonda la nostra civiltà potrebbero essere semplicemente funzionali ad impedire la selezione sociale e l'evoluzione dell'umanità verso uno stadio più avanzato e autentico.

La coscienza umana si rapporta con tre mondi: l'ambiente naturale, il mondo storico-sociale, all'interno del quale si danno relazioni interpersonali, e il mondo interno, percepito come fondamento della propria identità.

Nel rapporto con l'ambiente naturale, la mistificazione è dovuta essenzialmente ai limiti percettivi e cognitivi della coscienza umana quando essa funziona spontaneamente, vale a dire non riflessivamente. La mistificazione percettiva e cognitiva dell'ambiente naturale può essere superata solo in virtù di uno sforzo che permette all'Io cosciente di sviluppare una concezione scientifica della realtà.

Per quanto riguarda la percezione della società, è importante considerare la presenza di recinti mentali collettivi dovuti soprattutto al fenomeno dell’attenzione selettiva, che ignora tutti i segnali che contraddicono la mentalità acquisita. In virtù dell'attenzione selettiva, ogni individuo giunge a credere che la sua visione del mondo sia corroborata da troppe prove tratte dall'esperienza reale per poter essere messa in discussione. In realtà essa può essere anche del tutto mistificata.

Per quanto riguarda la percezione di se stessi, è importante considerare che la coscienza rappresenta verosimilmente non più del 20% dell'attività mentale complessiva e che l'io cosciente, in nome del suo bisogno supremo di unità, di coesione e di coerenza, adotta meccanismi di repressione e di rimozione nei confronti di tutti gli aspetti interni contraddittori, quindi costruisce un'immagine di sé unitaria che è falsificata.

Tale realtà è riconducibile al fatto che ogni essere umano alberga due nature - l'una sociale, l'altra individuale - sottese da logiche del tutto diverse: la prima infatti assume il soggetto come parte indifferenziata del gruppo cui appartiene e di cui è funzione; l'altra viceversa lo assume come ente distinto da tutti gli altri, unico e irripetibile.

Questa doppia natura è costitutiva della soggettività umana, ma non è facilmente accettata perché ciò richiederebbe la consapevolezza di albergare due "anime" - l'una tendenzialmente socio-centrica, l'altra ego- centrica - la cui interazione non è mai priva di un'intrinseca tensione.

Comprendere la natura umana

ABSTRACT: Questo articolo presenta la sintesi di una ricerca sulla natura umana incentrata sul concetto di bisogno come motore della vita nei geni, nelle cellule, negli organismi vegetali e animali e nell'Homo Sapiens. Negli animali superiori e nell'uomo il bisogno è visto anche come generatore di sentimenti ed emozioni, piacere e dolore ed è associato all'idea di dèmone come agente autonomo, inconscio e involontario, che concorre con altri dèmoni, spesso in modo conflittuale, a determinare il comportamento e la coscienza dell'individuo.

I principali concetti chiave per comprendere la vita nel suo divenire sono, secondo me, quelli di sistema, informazione, interazione e bisogno e, per le forme di vita più complesse, come quella umana, quello di sentimento.

Il concetto di sistema è importante perché il mondo è un sistema di sistemi, come pure lo sono la biosfera, tutti gli esseri viventi, gli esseri umani, la loro mente o psiche e le società. Un sistema è un insieme di parti che interagiscono obbedendo alle leggi della natura e cercando di soddisfare i propri bisogni. Dalla interazione delle parti, che può essere simbiotica come nei gruppi sociali, possono emergere caratteristiche che non erano presenti nelle singole parti, ovvero negli individui. Per questo si dice che un sistema è più della somma delle sue parti.

Il concetto di informazione è importante negli esseri viventi perché la vita è basata su informazioni (codificate nel DNA) che istruiscono la materia vivente a conservarsi, svilupparsi, riprodursi e morire di vecchiaia, con o senza variazioni o mutazioni. Infatti le parti, o organi, che costituiscono un essere vivente comunicano tra loro scambiando informazioni (oltre che sostanze) e il loro comportamento è determinato da informazioni sia di origine genetica, sia acquisite attraverso interazioni precedenti. In tal senso si può dire che gli esseri viventi siano dei sistemi informatici (sebbene dotati di sentimenti).

Il concetto di interazione è importante perché un sistema non può esistere, né tanto meno vivere senza che vi sia un’interazione tra le sue parti, ovvero uno scambio di informazioni, sostanze ed energie più o meno complesso. In particolare, la mente umana si forma attraverso le interazioni con gli altri e allo scopo di apprendere ad interagire con gli altri in modo funzionale alla soddisfazione dei bisogni propri e altrui.

Il concetto di bisogno è importante per un sistema vivente (o un ecosistema) perché ogni parte dell’ecosistema, risalendo fino alla cellula, si comporta in modo da soddisfare dei bisogni che sono codificati nel suo DNA e altri che si sono sviluppati attraverso interazioni con il resto del mondo. Il bisogno più elementare è quello dei geni, che hanno bisogno di riprodursi e lo fanno con strategie che si differenziano attraverso l’evoluzione della specie e che possono comportare lo sviluppo di nuovi bisogni o bisogni subordinati. Infatti. ogni bisogno è un mezzo, tentativo, o strategia per soddisfare un bisogno di ordine superiore.

Trovo utile immaginare che i bisogni siano presidiati da agenti autonomi inconsci e involontari che io chiamo dèmoni il cui scopo è quello di ottenere la soddisfazione dei bisogni di cui sono custodi, in concorrenza con gli altri dèmoni nel cercare di dirigere il comportamento del soggetto in direzioni particolari. Questo controllo motivazionale viene attuato mediante la generazione di sentimenti di attrazione o repulsione, piacere o dolore, secondo quanto codificato nella mappa cognitivo-emotiva che si è formata nel soggetto attraverso le sue esperienze.

L’io cosciente, che è solo un componente del sistema psiche (sul quale ha poteri molto limitati), non può modificare l’attività dei suoi dèmoni se non, indirettamente, sottoponendosi ad una psicoterapia o mediante esercizi di meditazione; tuttavia può rifiutarsi di obbedire ai loro comandi. Questo rifiuto, però, può costare sofferenze, disagi, insicurezza, depressioni, attacchi di panico, autoboicottaggi, psicosi ecc. Infatti i disagi e i disturbi psichici sono generalmente dovuti alla frustrazione prolungata, repressione o rimozione di bisogni particolari o al conflitto tra bisogni antitetici, come il bisogno di appartenenza/integrazione sociale, e quello di individuazione/opposizione.

Il concetto di sentimento, inteso in senso lato, cioè come capacità di avere sensazioni o emozioni e di esserne consapevole, è importante perché permette al soggetto (uomo o animale superiore) di utilizzare la sua intelligenza allo scopo di provare sentimenti piacevoli e di evitarne di spiacevoli, ovvero ottenere il massimo piacere e il minimo dolore nelle varie forme possibili, da quelle più fisiche a quelle più mentali. In tal modo, la specie del soggetto ottiene la soddisfazione dei suoi bisogni e quindi la propria conservazione, riproduzione ed evoluzione.

Agire e sentire (nel senso di provare sentimenti) sono connessi, in quanto normalmente si agisce sotto l'effetto e a causa di certi sentimenti e/o per ottenere certi sentimenti. In altre parole, il sentimento è la causa e il prodotto (o feed-back) dell'azione.

I concetti di sentimento e di bisogno sono intimamente legati in quanto il sentimento è la misura del grado di soddisfazione di uno o più bisogni. Infatti il piacere deriva dalla soddisfazione di bisogni, e il dolore dalla loro insoddisfazione. Le paure (ovvero, per meglio dire, i rigetti) sono bisogni di evitamento di qualcosa. Senza i bisogni non ci sarebbero sentimenti, né emozioni, né piaceri, né dolori, né gioie, né tristezze.

Per comodità di analisi, ho diviso i bisogni umani nei seguenti sei gruppi. Il concetto di bisogno è qui inteso in senso lato e comprende quelli di istinto, desiderio, passione, interesse, attrazione, pulsione, motivazione, speranza e simili.
  1. bisogni biologici (salute, sopravvivenza, rapporti sessuali, riparo, nutrizione, protezione e allevamento della prole, stimolazione, sensazioni, riposo, sonno, esercizio fisico, igiene, guarigione dalle malattie ecc.)

  2. bisogni di comunione (appartenenza e integrazione sociale, comunità, condivisione, alleanza, affiliazione, solidarietà, affinità, intimità, interazione, cooperazione, partecipazione, servire, accettazione, approvazione, accoglienza, rispetto, moralità, ritualità, dignità, responsabilità ecc.)

  3. bisogni di bellezza (armonia, semplicità, uniformità, conformità, coerenza, pulizia, simmetria, regolarità, purezza, ritmo, danza, canto, suono, musica, poesia ecc.)

  4. bisogni di libertà (individuazione, diversità, ribellione, opposizione, trasgressione, novità, innovazione, creatività, cambiamento, umorismo, egoismo, riservatezza, irresponsabilità ecc.)

  5. bisogni di sapienza (linguaggi, conoscenze, comprensione, esplorazione, calcolo, misurazione, informazione, osservazione, monitoraggio, previsione, memoria, ricordi, registrazione, documentazione ecc.)

  6. bisogni di potenza (potere, abilità, capacità, supremazia, superiorità, prevalenza, dominio, proprietà, possesso, competitività, aggressività, controllo, arroganza, gelosia, invidia ecc.)

Per ognuno dei gruppi sopra elencati immagino che esista un dèmone (o più d'uno) che si occupa della soddisfazione dei relativi bisogni in modo autonomo, inconscio e involontario rispetto all'io cosciente.

Le scienze umane (psicologia, filosofia, sociologia, antropologia, storia, linguistica ecc.) cercano di conoscere la natura umana (ovvero il funzionamento del sistema Uomo) ognuna dal suo punto di vista specializzato, parziale e spesso controverso. L’Uomo, d’altra parte, avrebbe bisogno di comprendere la propria natura in tutti i suoi aspetti essenziali, per vivere al meglio la propria vita. Infatti i fenomeni umani sono tutti tra loro intimamente collegati e interdipendenti, ed è difficile capire una parte del "sistema natura umana" senza capire tutte le altre e l'intero almeno a grandi linee.

Purtroppo, anche a causa della specializzazione, della cessata integrazione delle scienze umane e dell’influenza delle religioni, c'è una diffusa ignoranza e misconoscenza sulla natura umana in generale e in particolare per quanto riguarda i bisogni umani (genetici e acquisiti). Tale condizione è causa dello stato confuso dell’Homo Sapiens, un ex animale non ancora diventato Uomo, che continua a fare inutilmente del male a se stesso e al prossimo.

Secondo me la saggezza (che si potrebbe anche chiamare intelligenza emotiva) consiste nel comprendere i bisogni propri e altrui (e i corrispondenti sentimenti e dèmoni), e usare la propria intelligenza per valutarli e conciliarli, ovvero per soddisfare entrambi ove possibile, dato che un essere umano, per soddisfare i propri bisogni necessita della cooperazione di altri esseri umani, i quali sono disposti a cooperare solo nella misura in cui grazie a tale cooperazione riescono a soddisfare anche i propri. Inoltre, a livello personale, è importante soddisfare tutti i propri bisogni “sani”, senza frustrarne o rimuoverne alcuno, per evitare di incorrere in sofferenze e disturbi psichici.

A fronte di quanto sopra esposto, pongo, a chi mi ha letto, i seguenti quesiti.
  • Conoscete i vostri bisogni e quelli altrui?

  • Siete in grado di distinguere i bisogni sani da quelli insani indotti da una società stupida o malata?

  • Siete consapevoli della presenza, in voi e negli altri, di dèmoni che determinano involontariamente il vostro comportamento e la vostra coscienza?

  • Siete capaci di negoziare esplicitamente la soddisfazione dei bisogni vostri e dei vostri interlocutori?