Attendi mentre estraggo gli articoli...


Riflessioni di Bruno Cancellieri su

Ansia

8 articoli tratti dal blog "Il mondo visto da me"

Indice delle monografie | Indice degli articoli per anno

Come liberarsi dall'ansia

Per liberarsi dall'ansia è necessario conoscerne le vere cause, in modo da evitarle o distruggerle.

Sull'ansia sociale dell'introverso

L'introverso giudica negativamente (in senso morale e intellettuale) la maggior parte della gente e, a causa del suo profondo senso di giustizia, si sente inconsciamente in colpa per questo suo atteggiamento. Pertanto si aspetta di essere punito dalle persone che sono oggetto del suo giudizio negativo. Di conseguenza teme gli altri e non ha pace. Questa dinamica mentale è normalmnete inconscia.

Sull'ansia sociale

Ogni incontro tra umani può avere effetti più o meno prevedibili o imprevedibili, favorevoli o sfavorevoli, gradevoli o sgradevoli per ognuna delle parti. Chi è abituato a incontri insoddisfacenti e/o sgradevoli si trova normalmente in uno stato di ansia sociale più o meno intensa, dato che, a causa della nostra interdipendenza, non possiamo fare a meno di incontrare qualcuno quasi ogni giorno.

Rituali come ansiolitici

I rituali (cioè le ripetizioni di gesti e di comportamenti canonici tipici di certe classi o di certe comunità) servono soprattutto, o esclusivamente, a confermare (consciamente o inconsciamente) l'appartenenza di chi li pratica alle classi o alle comunità ad essi associate. In tal senso essi riducono l'ansia da non appartenenza o da dubbio di appartenenza, ovvero da carenza di identità sociale, e tale riduzione di ansia può essere fonte di piacere. Questo spiega il successo e la persistenza dei rituali.

Ansia parassita

L'ansia parassita è la sensazione di una minaccia incombente che si concretizzerà se non facciamo qualcosa per evitarla, ma non sappiamo cosa potrebbe accadere, e tanto meno cosa dovremmo fare per evitare che accada, e non ci sono motivi razionali che giustifichino tale stato d'animo. L'ansia parassita consuma le nostre energie psicofisiche, cattura la nostra attenzione e ci toglie tempo prezioso per attività piacevoli e produttive. Per combattere questo tipo di ansia è utile chiedersi quali siano le cose peggiori che ci possano capitare, e quasi sempre la risposta sarà: nulla di cui preoccuparsi.

Sentimento di precarietà sociale

Fin da quando ero bambino, ho sempre avuto una sensazione di precarietà sociale, ovvero l'idea che, se gli altri sapessero cosa penso di loro e che sentimenti provo nei loro confronti, mi escluderebbero dalla loro cerchia.

Questa idea mi ha mantenuto in uno stato di allerta, e mi ha indotto ad offrire agli altri un'immagine accettabile (e a tale scopo mistificata) di me, dei miei sentimenti, delle mie idee, delle mie motivazioni, della mia storia e del mio comportamento abituale.

Questa mistificazione è stata, e continua ad essere, a sua volta, un'ulteriore fonte di apprensione per il rischio che venga scoperta.

Di conseguenza, tendo prudentemente a nascondere la parte più autentica di me.

Sui rituali sociali

Praticare con altre persone un rito o un rituale sociale grande (come ad esempio una messa o un evento sportivo) o piccolo (come ad esempio un semplice scambio di saluti o di auguri) è importante per un essere umano, perché conferma (consciamente o inconsciamente) la propria appartenenza ad una certa comunità, cioè ad una comunità caratterizzata dal fatto che in essa si praticano riti e rituali di un certo genere.

Praticare un rituale è dunque un modo per soddisfare (in modo reale, fittizio o illusorio) il bisogno di appartenenza e di integrazione sociale, uno dei bisogni più forti e profondi per un essere umano.

Pertanto si può affermare che l'uomo ha bisogno di rituali, senza i quali la sua appartenenza sociale sarebbe sempre incerta, e tale incertezza causa di ansia.

Pertanto suppongo che il piacere associato alla pratica di un rituale sia dovuto ad una diminuzione dell'ansia da dubbio di appartenenza sociale.

Introduzione al caffè filosofico del 14/4/2022 sul tema “Norme sociali e insicurezza”

Cominciamo col definire il significato dei termini “norme sociali” e “insicurezza”.

Cito dall’articolo di Wikipedia intitolato “Norma (scienze sociali)”:

“La norma sociale è una regola esplicita o implicita concernente la condotta dei membri di una società: oggetto di studio dell'antropologia, della psicologia sociale e della sociologia, le norme sociali prescrivono come devono comportarsi gli individui e gruppi sociali in determinate situazioni.”

“In virtù della loro dimensione prescrittiva, le norme rappresentano il sistema di aspettative che il gruppo ha rispetto a coloro che ne fanno parte.”

Fine delle citazioni sulle norme sociali.

Per quanto riguarda il concetto di “insicurezza”, il vocabolario Treccani lo definisce come “mancanza di sicurezza; usato per indicare lo stato di perplessità, d’incertezza del presente e del futuro determinato da particolari condizioni politiche o sociali, o da una condizione psichica di sfiducia, di esitazione, di smarrimento.”

Nel presente incontro dovremmo soprattutto esaminare il rapporto tra norme sociali e insicurezza, vale a dire in che modo le norme sociali in generale, o certe particolari norme sociali, sono causa di insicurezza in certi individui, e, viceversa, in che modo le norme sociali possono essere uno strumento per superare l’insicurezza, cioè per dare sicurezza alle persone che le adottano.

A tale scopo ho individuato le seguenti parole chiave: comportamento, socializzazione, tradizione, consuetudine, convenzione, costume,  etichetta, usanza, rituale, valori, devianza, educazione, libertà, costrizione, obblighi, divieti, controllo, conformità, conformismo, moralità, moda, regolazione, influencer, negoziazione, incertezza, angoscia, paura, timore, dubbio, ansia, esitazione, timidezza, panico, depressione, dipendenza, autostima, appartenenza sociale, inferiorità, superiorità, differenze, approvazione, disapprovazione, disprezzo, riconoscimento, critica, giudizio, esame, inadeguatezza, incapacità, perfezionismo, diffidenza, rifiuto, autenticità, maschera, adattamento.

Per stimolare la discussione vi suggerisco di rispondere a qualcuna delle domande seguenti:

  • La dipendenza dell’individuo dalle norme sociali è una condizione innata (geneticamente determinata) o acquisita?

  • Sentirsi non conformi o inadeguati rispetto alle norme sociali genera automaticamente insicurezza?

  • È possibile vivere serenamente senza seguire le norme sociali?

  • In quale misura le norme sociali favoriscono e in quale misura ostacolano il progresso civile?

  • Due persone possono interagire in sicurezza senza rispettare le norme sociali, negoziando essi stessi le regole da seguire?

  • È possibile criticare le norme sociali senza passare per arroganti, misantropi o asociali?

  • Quali sono i requisiti per un sufficiente grado di autostima?

  • Chi è veramente anticonformista?

  • Una società può fare a meno di norme sociali?

  • Un individuo può permettersi di non rispettare le norme sociali?

  • È possibile conciliare indipendenza di pensiero e libertà di comportamento con il rispetto delle norme sociali?

Concludo con alcune citazioni:

“Non è un segno di buona salute mentale essere bene adattati ad una società malata.” [Jiddu Krishnamurti]

“È prova di una mente semplice e molto primitiva che uno desideri di pensare come le masse o la maggioranza, semplicemente perché la maggioranza è maggioranza. La verità non cambia perché è, o non è, creduta dalla maggioranza delle persone.” [Giordano Bruno]

“Se pensi come la maggioranza, il tuo pensiero diventa superfluo.” [Paul Valéry]

“La gente tende a parlare di ciò di cui parla la gente.” [Piero Scaruffi]

“Quando tutti pensano nella stessa maniera, allora nessuno pensa veramente.” [Walter Lippmann]

“Niente produce un effetto simile a quello di un buon luogo comune: ci rende tutti uguali.” [Oscar Wilde]

“Essere indipendenti dalla opinione pubblica è la prima condizione formale per realizzare qualcosa di grande.” [Friedrich Hegel]

“A un conformismo segue un altro conformismo.” [Edgar Morin]

“Si rovina un ragazzino nel modo più sicuro, se gli si insegna a considerare il "pensare allo stesso modo" più alto del "pensare in un altro modo.“ [Friedrich Nietzsche]