L'arte è un fatto sociale.
L'arte è uno stupefacente.
L'arte è un oggetto di condivisione.
L'artista è un fabbricante di bellezza.
Il fotografo è un cacciatore di immagini suggestive.
Ciò che oggi rende artistico un quadro è la sua cornice.
L'arte evoca relazioni inconsce superando i limiti della ragione.
Arte è qualsiasi manufatto capace di ispirare sentimenti non artefatti.
Gli artisti e i poeti sono produttori e trafficanti di forme stupefacenti.
L'arte è un prodotto dell'uomo, capace di indurre nell'uomo piacevoli illusioni.
L'arte contemporanea piace a certe persone perché tiene lontana la gente comune.
La musica è un rito sociale, come il teatro, il cinema ed ogni altra forma d'arte.
L'arte mostra le relazioni omettendo tutto ciò che non è in relazione con il resto.
I veri poeti, i veri artisti e i veri filosofi sono coraggiosi perché osano dire cose nuove.
Il fotografo non costruisce e non crea, ma scopre e inquadra. In questo consiste la sua arte.
Una volta arte e bellezza andavano sempre insieme. Da quasi un secolo hanno preso strade diverse.
Un artista è un inventore, costruttore, scopritore, raccoglitore o portatore di forme affascinanti.
Le opere letterarie e quelle artistiche ci aiutano a immaginare e a simulare incontri con altre persone.
L'arte è bellezza sociale: coniuga bellezza formale e condivisione sociale. Non è arte se manca anche una sola delle due componenti.
Una cosa (manufatto o performance) diventa arte quando almeno due persone le attribuiscono (o vi trovano) un comune significato o valore sociale.
Ogni espressione umana (informativa, letteraria, artistica, ecc.) comporta certi messaggi e certe intenzioni, e sollecita certe prese di posizione.
La letteratura, l’arte, l’architettura, la moda, sono corrotte quando vengono create e usate come strumenti di competizione e di selezione sociale.
Un artista è una persona capace di conferire bellezza a qualunque idea o progetto, anche a quelli più malvagi e più malsani facendoli apparire desiderabili.
Un'opera d'atre o di letteratura non è per tutti. Ogni autore ha il suo pubblico, più o meno raffinato, più o meno intelligente e più o meno interessato a certe tematiche.
L'arte della sottrazione consiste nel togliere o nascondere, in un contesto, tutto ciò che non è in una relazione essenziale con il resto. Ciò che rimane è l'opera d'arte.
Ammirare un certo artista implica averlo scelto come proprio rappresentante, per cui l'ammirazione verso quell'artista comporta di riflesso una certa ammirazione per se stessi.
L'arte, come la filosofia, non possono mai essere compiute, definitive. C'è sempre la possibilità di fare o dire qualcosa di nuovo o qualcosa di antico in un modo nuovo capace di stupirci.
L'arte unisce e divide perché è uno strumento di affermazione di un'appartenenza sociale. Unisce coloro che hanno le stesse appartenenze e li divide da coloro che hanno appartenenze diverse.
A mio parere, la musica unisce e divide, unisce coloro che apprezzano lo stesso genere musicale e divide colori che hanno gusti e interessi musicali diversi. Lo stesso vale per tutte le altre forme d'arte.
La bellezza è anche uno strumento di potere. Per questo i potenti amano circondarsi di cose belle che la gente comune non può permettersi. La bellezza vince e convince, affascina, incanta. Per questo la bellezza è un valore ed ha un costo.
La bellezza fa sembrare vero ciò che è falso, nobilita ciò che è ignobile, dà un senso a ciò che è insensato, incanta e in tal modo diminuisce la capacità critica. Per questo la bellezza viene normalmente usata per accompagnare ogni rito di appartenenza sociale civile e religioso.
L'arte astratta serve a contrastare l’abitudine a vedere le cose come appaiono abitualmente, e a indurci a vedere il mondo in forme mai viste prima, e senza significati predefiniti. In altre parole, l’arte astratta serve a stimolare la creatività del pensiero e a inventare significati.
Il poeta è un giocatore di parole. Il gioco consiste nel mettere insieme parole in modo bello e suggestivo. Parole che da sole avrebbero solo un significato letterale, inserite in un bella composizione evocano emozioni libere dai vincoli della coerenza logica e contribuiscono ad una coerenza estetica.
Un’opera d’arte è, a mio avviso, una composizione (cioè una configurazione, un mettere insieme) di forme elementari tale da costituire una forma complessa con un certo stile, cioè rispettando certe regole formali in termini di obblighi, divieti e libertà, per quanto riguarda sia le forme elementari che quella complessa.
Ogni opera d'arte o d'ingegno può unire o dividere le persone nel senso che, a seconda dell'atteggiamento che si ha verso di essa, si è uniti a quelli che hanno un atteggiamento simile e divisi rispetto a coloro che hanno un atteggiamento diverso.
Infatti, unisce il comune apprezzamento o disprezzo verso qualsiasi cosa, divide un diverso apprezzamento.
L'artista, lo scrittore, il filosofo, il sacerdote, il politico, il pubblicitario, il giornalista, propongono vecchi e nuovi criteri etici ed estetici di appartenenza, ovvero vecchi e nuovi giudizi sul bello e il brutto, il buono e il cattivo, il piacere e il dovere, il vero e il falso, il possibile e l'impossibile, giudizi sulla base dei quali confermare vecchie comunità ideali o fondarne di nuove.
Ciò che conta nell'arte è la condivisione della visione di una "cosa" (oggetto o spettacolo), e di una interpretazione della stessa ritenuta importante. Il contenuto, la forma, la bellezza della cosa non hanno importanza; l'importante è che la visione e l'interpretazione della stessa siano condivise, cioè effettuate insieme con altre persone, e che la cosa sia ritenuta importante collettivamente. In tal senso, una cosa può essere arte per alcuni e non arte per altri, arte in un certo momento storico, e non arte in un altro momento.
Le opere d'arte e di poesia, quando sono riuscite, sono belle, affascinanti, confortanti, stimolanti, emozionanti, convincenti. Coltiviamole dunque, ma non illudiamoci che siano strumenti di conoscenza o di crescita. Le arti possono rendere attraente ciò che è buono ma anche ciò che è malvagio. Possono essere nocive quando distraggono eccessivamente dalla realtà, o quando vengono usate per differenziarsi da chi non le apprezza, non le capisce, non le coltiva. Le arti hanno una funzione sociale unificante e al tempo stesso discriminante.
Esiste un conformismo estetico che spinge inconsciamente la gente a celebrare e apprezzare forme d'arte e artisti ritenuti eccellenti dalle autorità estetiche e/o dalla maggioranza della gente stessa. Anche questo è un modo per diminuire il rischio di isolamento ed emarginazione sociale.
Il piacere reale che si prova ascoltando la musica di un artista apprezzato dalla propria comunità potrebbe essere causato dalla sensazione di essere socialmente integrati più che dalla bellezza di quanto si ascolta. Impossibile stabilire con certezza il peso relativo delle due componenti.

L'estasi della Beata Ludovica Albertoni è un'opera di Gian Lorenzo Bernini del 1674, custodita nella Chiesa di San Francesco a Ripa a Roma. Sarà perché sono ateo, ma a me questa scultura fa pensare ad un orgasmo.
L'arte sacra dimostra come la bellezza possa essere usata efficacemente per soggiogare le menti delle persone.
Questo pensiero mi è venuto oggi, quando in una bellissima chiesa di Monaco (Heilig-Kreuz-Kirche), ho assistito per caso ad un battesimo. La chiesa era vuota, tranne per il gruppo dei prtecipanti al battesimo. L'unica persona ragionevole era la neonata che piangeva. Gli altri erano felici di affidare alla madre chiesa il cervello di quella creatura perché ci scrivesse le stesse cose che erano state scritte nel loro.
Ogni opera culturale (letteraria, teatrale, cinematografica, artistica ecc.) attribuisce implicitamente valori positivi o negativi a certi personaggi o categorie di persone, in modo più o mento drastico, raffinato, sfumato o ambiguo.
Tale attribuzione di valori e disvalori è ciò che inconsciamente più intereressa il visitatore (lettore, spettatore) dell'opera, il quale, mediante essa, può valutare se stesso in base alla somiglianza del proprio carattere con quello dei diversi personaggi, e in base alla propria appartenenza alle categorie a cui i diversi personaggi appartengono.
In altre parole, il lettore/spettatore cerca se stesso e la propria valutazione nell'opera visitata.
L’immenso patrimonio di musiche e altre opere d’arte e di letteratura oggi facilmente accessibile a tutti costituisce un sistema di identificazione, qualificazione e differenziazione personale.
Infatti, affermando le proprie preferenze per certi artisti e autori, e per certe opere e generi letterari e artistici, ogni individuo dichiara la propria appartenenza ad una certa categoria sociale, spesso in contrasto rispetto ad altre.
Suppongo che l’uomo ha bisogno di tali identificazioni come condizione indispensabile per poter appartenere a qualche comunità. Infatti, chi non ha preferenze artistiche e culturali rischia di non appartenere a nessuna comunità, cosa inaccettabile per l’inconscio.
Vedi lo slide show di centinaia di opere d'arte in
http://pic.space123.net/slideshow?decompose=1
(Mon intervention au café philosophique de Lyon le 29/9/2020 sur le thème : L'art est-il plus intellectuel ou plus sensuel ?)
À mon avis, l'art est sensuel et intellectuel à des degrés divers selon les personnes. Chez certains, l'effet et l'intérêt sensuels prévalent, chez d'autres, les aspects intellectuels. Nietzsche a examiné ces deux aspects dans son premier livre ("La naissance de la tragédie à partir de l'esprit de la musique"), et les a appelés dionysiaque et apollinien.
Pour Nietzsche, l'art figuratif est principalement apollinien, tandis que la musique est dionysiaque. L'apollinien, c'est-à-dire le rationnel et l'intellectuel, qui pour Nietzsche a pour progéniteur néfaste Socrate, nous incite au nihilisme parce qu'il nous montre le caractère éphémère et insensé de la vie, tandis que le dionysiaque nous arrache au pessimisme nihiliste en nous faisant sentir en harmonie avec la nature (au sens physique, non intellectuel). En fait, l'ivresse du dionysiaque enchante, et par conséquent atténue ou inhibe le jugement sévère de l'intellect.
Il est évident que ces deux aspects peuvent coexister et coexistent effectivement dans presque toutes les œuvres d'art, ce qui nous aide à les concilier, car l'un serait létal sans l'autre.
Je crois qu'avec l'art moderne et contemporain, la division entre intellectuel et sensuel, ou entre apollinien et dionysiaque, n'est pas suffisante pour comprendre et qualifier l'art.
En fait, je crois qu'une œuvre d'art doit être intellectuellement stimulante, ou sensuellement fascinante, ou l'ensemble des deux, c'est-à-dire qu'elle doit stimuler la pensée en provoquant des questions, l'inhiber ou la diriger dans certaines directions souhaitées par l'artiste. L'important est qu'il ne laisse pas indifférent, qu'il suscite une certaine réaction, sans exclure la répulsion.
Dans l'art antique et pré-moderne, l'œuvre d'art devait avant tout fasciner par sa beauté, et en même temps célébrer, c'est-à-dire glorifier, des personnes, des lieux, des événements, des institutions, des religions, etc.
Dans l'art moderne et contemporain, en revanche, l'œuvre d'art doit avant tout rompre avec le passé ou le déconstruire, au nom d'un renouveau, même si celui-ci n'est que suggéré. Il doit donc frapper à la fois comme une nouveauté, ou un changement, et comme une observation impitoyable des aspects méprisables de notre civilisation et de notre culture qui doivent être surmontés.
Aujourd'hui, en effet, n'importe quoi, dès lors qu'il est découpé, encadré et exposé dans un musée ou une maison privée, constitue une œuvre d'art et une incitation à penser, ou à déconstruire une pensée. Même un cadre vide. Est-ce plus intellectuel ou plus sensuel ? Cela dépend de l'observateur.
(Versione italiana)
(Mio intervento al caffè filosofico di Lione, il 29/9/2020 sul tema: L'art est-il plus intellectuel ou plus sensuel?)
A mio avviso, l’arte è sensuale e intellettuale in misura diversa da persona a persona. In alcuni prevalgono l’effetto e l’interesse sensuali, in altri quelli intellettuali. Nietzsche aveva esaminato questi due aspetti nel suo primo libro (“La nascita della tragedia dallo spirito della musica”), e li aveva chiamati dionisiaco e apollineo.
Per Nietzsche l’arte figurativa è prevalentemente apollinea, mentre la musica è senz’altro dionisiaca. L’apollineo, ovvero il razionale e intellettuale, che per Nietzsche ha in Socrate il nefasto capostipite, ci induce al nichilismo in quanto ci mostra la caducità e assurdità della vita, mentre il dionisiaco ci risolleva dal pessimismo nichilista facendoci sentire in armonia con la natura (in senso fisico, musicale, non intellettuale). Infatti l'ebbrezza del dionisiaco incanta, e in tal modo attenua o inibisce il severo giudizio dell’intelletto.
Ovviamente, i due aspetti possono convivere, e normalmente convivono in quasi tutte le opere d’arte, aiutandoci a conciliare i due aspetti, dato che ognuno di essi, senza l’altro, sarebbe letale.
Io credo che con l’arte moderna e contemporanea la divisione in intellettuale e sensuale, o apollineo e dionisiaco, non sia più sufficiente per capire e qualificare l’arte.
Infatti io credo che un’opera d’arte debba essere intellettualmente stimolante, o sensualmente affascinante, o un misto delle due cose, ovvero debba stimolare il pensiero suscitando domande, inibirlo o dirigerlo in certe direzioni volute dall’artista. L’importante è che non lasci indifferenti, che susciti qualche reazione, senza escludere la repulsione.
Nell’arte antica e pre-moderna, l’opera d’arte doveva soprattutto affascinare con la sua bellezza, e al tempo stesso celebrare, cioè glorificare, persone, luoghi, eventi, istituzioni, religioni ecc.
Nell’arte moderna e contemporanea, invece, l’opera d’arte deve soprattutto rompere con il passato e decostruirlo, in nome di un rinnovamento anche se solo accennato. Deve dunque colpire sia come novità, o cambiamento, sia come osservazione impietosa di aspetti spregevoli della nostra civiltà e cultura che devono essere superati.
Oggi, infatti, qualunque cosa, nel momento in cui viene ritagliata, incorniciata ed esposta in un museo o in una casa privata, costituisce un’opera d’arte e uno stimolo per pensare, o per decostruire un pensiero. Perfino una cornice vuota. È questo un fatto più intellettuale o più sensuale? Dipende dall’osservatore.
(Version française)
Arti e letterature, nella loro immensa varietà, hanno diverse funzioni, capacità, effetti, fini, usi. Possono essere usate per soggiogare o liberare, far godere o soffrire, insegnare o confondere, unire o dividere, incantare o svegliare, ingannare o demistificare, attrarre o spaventare, ammalare o guarire.
Arti e letterature hanno la capacità di evocare idee e sentimenti cioè di attivare parti della mappa cognitivo-emotiva dell'osservatore o lettore, simulando percezioni reali. Vedere una persona reale o vedere un suo ritratto, possono infatti attivare le stesse idee e sentimenti.
Un'opera d'arte o di letteratura è una composizione, cioè un insieme di elementi in una certa relazione tra loro, ognuno dei quali è in grado di attivare, inconsciamente e simultaneamente, uno o più elementi della psiche, suggerendo (e in certi casi sviluppando) connessioni logiche di identità, affinità o causa-effetto tra gli elementi stessi, ed evocando al tempo stesso sentimenti ed emozioni che dipendono dalla particolare mappa cognitivo-emotiva dell'osservatore o lettore.
In conseguenza di tali capacità, le opere d'arte e di letteratura, intese come composizioni figurative o testuali, possono essere usate al fine di influenzare e modificare la psiche di una persona verso uno stato desiderato, dal momento che esse possono stimolare e modificare le associazioni e reazioni cognitivo-emotive della persona stessa.
E' dunque possibile usare arti e letterature anche a fini psicoterapici, a condizione che le composizioni artistiche e letterarie vengano scelte o costruite in modo opportuno, al fine di produrre cambiamenti favorevoli al benessere psichico del paziente.
Perché ciò avvenga, occorre prima di tutto individuare i problemi psichici del paziente, che consistono essenzialmente in desideri insoddisfatti, paure e conflitti, se si escludono problemi psichiatrici di origine fisico-chimica.
Successivamente, occorre trovare o creare composizioni figurative, testuali o miste (come, ad esempio, dei collages) in grado di evocare i problemi psichici già individuati e di attivare le risposte emotive corrispondenti. Questo permette di avere a disposizione un "laboratorio" o "realtà virtuale" in cui fare un training in cui le reazioni emotive possono essere volontariamente attivate dal soggetto al fine di studiare le reazioni stesse e di attenuarle o neutralizzarle, se necessario, mediante la ripetizione dell'osservazione o attivando simultaneamente, mediante apposite composizioni, risposte emotive di segno opposto. Questo si ottiene giustapponendo composizioni diverse, o osservando una composizione che comprende elementi che diano luogo a dissonanze cognitive, tali da produrre reazioni emotive conflittuali.
Si tratta, in altre parole, di mettere insieme, di vedere insieme, elementi cognitivamente ed emotivamente contrastanti, dove convivono il buono e il cattivo, il bello e il brutto, la fortuna e la sfortuna, il successo e l'insuccesso, l'amore e l'odio, la speranza e la disperazione ecc. relativamente a qualsiasi tema emotivamente problematico, in modo tale da neutralizzare risposte emotive estreme, eccessive, rozze, unidirezionali e favorire risposte più equilibrate, articolate, armoniose, concilianti.
E' ciò che io chiamo "effetto sinottico" o "psicoterapia sinottica".
Uno dei bisogni umani più forti è quello di unità, ovvero di sacro. Il sacro è infatti ciò che è talmente unito che qualsiasi separazione o divisione gli farebbe perdere la sacralità, ovvero, lo profanerebbe.
Sacro è dunque ciò che non può essere analizzato, razionalizzato, ragionato, spezzato, suddiviso, separato, disgiunto. Il sacro è l'Uno, e non ammette alternative, contrapposizioni, differenze o pluralità. E' l'unione perfetta, la fusione unitaria, l'omogeneità, la perfetta integrazione. E' irrazionale non nel senso dell'errore, ma della impossibilità di essere razionalizzato.
Indipendentemente dalla sua effettiva esistenza, l'Uno esiste come bisogno.
Quando nasciamo, non riusciamo a distinguere alcunché, nemmeno il nostro corpo da quello della madre o nutrice. Il mondo ci appare indistinto, ovvero un unico corpo o sostanza da cui non è possibile distinguere o separare nemmeno il soggetto. Ma col passar del tempo, le esperienze e l'educazione ci insegnano a dividere il mondo in oggetti sia concreti che astratti, cominciando col separare noi stessi dal resto del mondo. Man mano che la mente si sviluppa, cresce il numero di entità che vengono estratte dalla iniziale massa indistinta. Ogni parola, ogni forma, ogni essere vivente è così distinto dal resto del mondo.
La capacità di dividere la realtà in entità separate e delimitate, e di pensare in modo razionale (ovvero tenendo conto di oggetti e simboli distinti, con diversi significati e valori) è una delle caratteristiche principali che distinguono l'Homo Sapiens dagli altri animali, e il nostro vanto come specie suprema. Tuttavia questo meraviglioso e potentissimo meccanismo presenta degli inconvenienti. E' stressante perché complesso e conflittuale. Rende il mondo difficile da usare, ci offre troppe opzioni ognuna con i suoi vantaggi e svantaggi, tanto che è difficile scegliere responsabilmente cosa fare. E il rischio di sbagliare aumenta col numero delle opzioni e la complessità del "sistema".
Allora, quando lo stress e l'angoscia della complessità e della conflittualità raggiunge un certo livello, inconsciamente desideriamo tornare indietro nel tempo, a quando la nostra percezione del mondo era molto più semplice, le cose erano per lo più indistinte e in quantità minore, le scelte più facili, il bene e il male chiaramente distribuiti in due semi-mondi ed eravamo accuditi da persone onnipotenti che pensavano e sceglievano per noi.
Il bisogno di unità, ovvero di sacro, corrisponde dunque al desiderio inconscio di tornare allo stato fetale o infantile, anche se negli adulti esso viene mistificato da religioni e filosofie pseudo-religiose.
Presa coscienza del nostro profondo bisogno di una sacra unità, non dobbiamo reprimerlo per timore di essere irrazionali, immaturi o schizofrenici. Cerchiamo invece di soddisfarlo periodicamente attraverso una religione o una meditazione, oppure lasciandoci affascinare dalla bellezza di cose e persone, dalla poesia o da forme artistiche. L'opera d'arte ben riuscita è infatti quella che ci offre visioni perfettamente integrate, dove ogni parte è in relazione armoniosa con tutto il resto.
Visto che non possiamo rinunciare alla nostra razionalità senza gravi conseguenze sul piano pratico, conviene dunque alternare momenti di riflessione razionale con il culto di una sacra unità.