La verità è scandalosa e arrogante.
Il cervello è un grande simulatore.
L'autoinganno è il trionfo dell'inganno.
Chi si crede immune da autoinganni s'inganna.
Chi inganna se stesso inganna anche gli altri.
Chi pensa di essere esente da autoinganni si inganna.
Lo psicologo dà fastidio a molti perché può svelare le loro mistificazioni consce o inconsce.
Non riuscendo ad essere coerenti, per non soffrirne, molti diventano ciechi alle proprie incoerenze.
Prendersi sul serio e credere a ciò che si pensa è indice di ingenuità e di scarso senso dell'umorismo.
Se dobbiamo mentire, meglio farlo consciamente che inconsciamente. Nel secondo caso mentiamo anche a noi stessi.
Più siamo certi di non ingannarci, più ci inganniamo. E viceversa, più siamo certi di ingannarci, meno ci inganniamo.
L'autoinganno è normale. Tutti ci autoinganniamo perché è l'inconscio che decide di cosa dobbiamo essere consapevoli e di cosa non dobbiamo esserlo.
Dobbiamo avere compassione per gli esseri umani, così vulnerabili, così schiavi delle loro menti manipolate e illusi di essere liberi, così ignoranti del mondo e di se stessi.
Quando una verità fa male, l'inconscio cerca di negarla, ovvero di boicottarne la visione e la comprensione, e guida i nostri pensieri verso strade sicure, dove non vi sono tracce di essa.
In una società molto competitiva e molto selettiva, mostrare le proprie miserie, le proprie debolezze e le proprie inferiorità richiede un grande coraggio e una grande onestà intellettuale.
L'uomo ha una tale paura della mancanza di senso che tende a dare un senso anche a ciò che non lo ha e, dovendo inventare un senso che non esiste, inventa quello per lui più confortevole. Questa è la forma più diffusa di inganno e autoinganno.
Gli esseri umani sentono il bisogno "etico" di giustificare il loro comportamento rispetto agli altri, e lo fanno normalmente falsificando, mistificando o nascondendo le loro vere motivazioni, essendo queste quasi sempre politicamente scorrette.
Ci hanno insegnato a non mentire ma poi abbiamo imparato che dire ciò che pensiamo è sconveniente. Molti sono incapaci di gestire questa contraddizione e per questo evitano di pensare, oppure non fanno altro che infastidire gli altri svelando i loro inganni.
Siamo doppiamente alienati. Prima perché rinunciamo a soddisfare i nostri bisogni fondamentali per conformarci a norme sociali che non li riconoscono, poi perché rimuoviamo tale alienazione per conformarci a norme che ci impongono di essere felicemente normali.
La mente umana è così complessa, fragile e piena di lacune che, per evitare di affrontare verità dolorose, riesce perfino a trovare il bene nel male e il male nel bene, a vedere l'invisibile e a non vedere il visibile, ad avere certezza dell'incerto e incertezza del certo.
La mente difficilmente conosce se stessa. Quando crede di conoscersi, la sua conoscenza è incompleta, semplificata, mistificata e manipolata. E siccome è attraverso la propria mente che un essere vivente conosce il mondo, anche la nostra conoscenza del mondo è incompleta, semplificata, mistificata e manipolata.
Quando percepiamo una cosa, una persona, un'idea, all'informazione che entra nella nostra mente aggiungiamo inconsciamente tante altre informazioni in questa già esistenti, che hanno poco a che fare con l'oggetto reale. Ciò che percepiamo è infatti un misto di informazioni esterne (inconsciamente filtrate in un certo modo) e interne preesistenti.
È difficile combattere il male se questo viene negato, occultato, mistificato, minimizzato, giustificato da noi stessi.
Quando ero bambino, avevo la sensazione che la gente intorno a me mi ingannasse, mi mentisse, volesse farmi credere cose assurde e impossibili, per farsi gioco di me, per divertirsi altre mie spalle. Ora che sono adulto capisco che quelle persone mi ingannavano davvero, ma non lo facevano volontariamente, né ne erano coscienti, perché esse stesse erano state ingannate, ma non se ne erano mai accorte.
Conosci te stesso! Ottima cosa, ma per riuscirci non basta volerlo. Chi vuole conoscere se stesso deve fare un percorso complicatissimo e difficilissimo, in cui ci si può anche perdere o ingannarsi. Per farlo è indispensabile l'aiuto di altre persone (dal vivo o mediante libri), e trovare le persone giuste è una questione di fortuna.
Di cosa ha bisogno l'uomo? Dopo la sopravvivenza, il sostentamento e la cooperazione con gli altri, l'uomo ha bisogno di chiarezza, di demistificazione degli inganni, degli autoinganni e degli imbrogli (causati e sostenuti da altri umani imbrogliati e imbroglioni), di distinzione delle confusioni, di conoscenza delle vere motivazioni dell'agire umano e di comprensione di ciò che più importa per il proprio benessere psicofisico.
Ci sono persone che hanno una permanente carica di negatività (frustrazione, odio, rabbia, paura, aggressività ecc.) che cerca e coglie qualsiasi occasione per esprimersi. Tali persone sostengono che le proprie reazioni emotive siano causate da particolari circostanze, persone o eventi a loro esterni e ostili. In realtà quelle presunte cause sono solo pretesti per giustificare il malumore, il disagio e l'ostilità accumulati precedentemente. È difficile che uno ammetta di essere portatore abituale di ostilità.
Analizzarsi e valutarsi liberi da ogni pregiudizio, moralismo e autocensura è molto rischioso. Potremmo scoprire di non essere innocenti, di non essere sinceri, di esserci ingannati e di non aver capito le cose più importanti della vita in genere e di quella umana in particolare. Per evitare che la nostra visione del mondo e di noi stessi si riveli infondata e contraddittoria, meglio evitare di guardarci dentro, meglio occuparci solo delle nostre apparenze e di ciò che gli altri pensano o potrebbero pensare di noi.
Di chi fidarsi? Di nessuno, nemmeno di quelli che danno consigli come questo. Perché l'autoinganno è la norma, come è normale ingannare consciamente o inconsciamente gli altri. Se non ci credete vi consiglio di leggere il fondamentale libro di Daniel Goleman
"Menzogna, autoinganno, illusione". A meno che non preferiate continuare ad illudervi, ad autoingannarvi e ad ingannare gli altri in buona o cattiva fede.
La vita umana è basata sulla vita sociale e la vita sociale è basata sulla condivisione, ovvero lo scambio, di beni materiali e immateriali. Questi ultimi consistono in informazioni, cognizioni, idee, narrazioni, valori, giudizi, pregiudizi ecc.
Dal momento che le nostre visioni del mondo e di noi stessi sono per lo più illusorie e ingannevoli (perché tendono ad affermare e difendere la nostra reputazione e autostima), ciò che condividiamo (per quanto riguarda il comportamento proprio e altrui) sono per lo più illusioni e autoinganni.
Compito principale della filosofia e della psicologia dovrebbe essere quello di svelare le falsità, le dissimulazioni, gli inganni, le mistificazioni, le affermazioni infondate e quelle infalsificabili.
Purtroppo, però, in molti casi sia la filosofia che la psicologia contribuiscono a deformare la realtà e a proporne una inesistente, a vantaggio di qualcuno.
Uno dei modi di esercitare il potere è infatti quello di nascondere la verità e di far credere agli altri ciò che li induce a comportarsi in un certo modo favorevole all'autorità. Perché ogni autorità si fonda su una certa "verità".
Un essere umano è disposto a mettere qualunque cosa in discussione, tranne la propria dignità, e in questa rientrano anche la propria salute mentale e la propria moralità. Per questo, forse, le persone non amano indagare le proprie motivazioni profonde, perché potrebbero mettere in discussione la propria dignità. Forse per lo stesso motivo la psicologia non è molto popolare, in quanto cerca di capire le vere ragioni del comportamnento umano, che non sono quasi mai quelle che le persone dichiarano e credono di conoscere. Perché l'autoinganno è la regola. Nietzsche diceva: "Nei singoli la follia è una rarità: ma nei gruppi, nei partiti, nei popoli, nelle epoche è la regola". L'autoinganno è il meccanismo che la mente usa per proteggere se stessa dal dolore causato da certe verità.
Le relazioni umane (e la cultura che le descrive e le regola) sono generalmente mistificate nel senso che i veri motivi del comportamento sociale di ognuno sono normalmente ignorati, nascosti o camuffati.
Lo scopo della mistificazione è quello di non rivelare la violenza e l’egoismo che caratterizzano in misura più o meno grande quasi tutte le interazioni sociali. Un altro scopo è quello di accusare di violenza ed egoismo qualche capro espiatorio.
Siamo infatti tutti più o meno violenti ed egoisti per natura, ma siccome l’umanità non può sopravvivere senza che vi siano freni e disincentivi alla violenza e all'egoismo, ognuno cerca di dimostrare di non essere né violento né egoista. A tale scopo indossiamo maschere culturali che ci assolvono attribuendo le cattive intenzioni a nemici comuni.
Siamo tutti ingannati e ingannatori. Religione e morale sono basate sul misconoscimento della natura in generale e di quella umana in particolare, ovvero dei nostri reali bisogni e meccanismi.
Cooperazione, competizione, dominazione, egoismo, violenza e inganno sono i fondamenti delle relazioni sociali.
La filosofia e la psicologia dovrebbero servire a svelare le falsità, gli inganni, le mistificazioni e le omissioni di cui la cultura e le nostre menti sono sistematicamente e sistematicamente impregnate e nutrite.
Ciò che ho appena detto è una verità scomoda, incredibile, inaccettabile e politicamente scorretta per la maggior parte della gente. Per questo, per evitare di essere oggetto di ostilità, conviene nasconderla e mistificarla. La verità disturba e ha molti nemici.
Non è vero che cerchiamo la verità e la giustizia, come crediamo e vorremmo far credere. In realtà cerchiamo di soddisfare i nostri bisogni e desideri anche al costo di essere falsi e ingiusti. L'uomo ha bisogno di essere amato, rispettato, accolto, protetto, aiutato, accudito, servito, ma non ha bisogno di amare, rispettare, accogliere, proteggere, aiutare, accudire, servire. Ha bisogno di diritti, non di doveri, di dominare, non di essere dominato, della propria libertà, non di quella altrui, di usare gli altri, non di essere usato da loro. Ma queste verità sono nascoste, mistificate, dissimulate a noi e agli altri. Siamo infatti molto più egoisti di quanto siamo disposti ad ammettere. Perciò, se vogliamo essere meno egoisti e più rispettosi dei bisogni e dei desideri altrui, dobbiamo prima di tutto capire e riconoscere la vera misura del nostro egoismo, e non sentirci assolti solo perché qualcuno è più egoista di noi.
Ci sono persone che credono che la Bibbia sia vera parola del Signore e che Costui sia assolutamente buono. Mi chiedo se queste persone abbiano hanno letto attentamente e completamente i testi sacri, e in particolare se abbiano letto i passi riportati nel documento che ho condiviso qui sotto.
Queste persone affermano che la Bibbia debba essere contestualizzata storicamente e "interpretata".
In quanto alla contestualizzazione, queste persone vogliono forse dire che certe atrocità da parte del Dio biblico erano giustificate in passato? Che gli uomini di allora le meritavano?
In quanto all'interpretazione, qualcuno mi sa dire come si possono "interpretare", per esempio, le istigazioni al genocidio e all'uccisione degli omosessuali?
www.uaar.it/ateismo/controinformazione/atrocita-bibbia/
A volte provo rabbia e risentimento, altre volte compassione, verso quasi tutte le persone che ho incontrato da quando sono nato (direttamente o attraverso i loro scritti), perché mi hanno ingannato o hanno cercato di farlo (volontariamente o involontariamente, consapevolmente o inconsapevolmente, in buona o in cattiva fede, a loro volta ingannati da altri) specialmente per quanto riguarda la vita, la società, i rapporti interpersonali, la religione, l’etica, la politica, la psicologia, la filosofia, la felicità, l’amore, la solidarietà, la bellezza e la natura umana in generale.
Infatti ogni essere umano, anche senza esserne consapevole e senza volerlo, con il suo comportamento e il suo esempio “insegna” agli altri la sua visione del mondo, e a sua volta si fa influenzare, per non dire manipolare, dagli insegnamenti altrui.
Sono, d'altra parte, sempre grato ad autori come Gregory Bateson, Edgar Morin, Luigi Anepeta e alcuni altri che ho avuto la fortuna di trovare, per aver svelato, nelle loro opere, i comuni inganni e le comuni mistificazioni di cui l'umanità è portatrice, e aiutato noi lettori a capire come stanno veramente le cose in generale (per quanto un essere umano possa capire la realtà).
A mio parere siamo generalmente peggiori di quanto l'etica e l'estetica comune ci permettono di essere. Per "peggiori" intendo più egoisti, più competitivi, più vili, più cattivi, più brutti, meno intelligenti, meno capaci, meno sensibili ecc.
Lo scarto tra il nostro essere, il nostro dover essere e il nostro voler apparire è tale da costringerci a mentire agli altri e a noi stessi, cioè a vivere una permanente mistificazione e automistificazione.
La vita sociale implica un tacito accordo per cui ognuno rinuncia a vedere e a denunciare le mistificazioni altrui. Finiamo così, per effetto dell'abitudine, per ingannare sistematicamente e inconsapevolmente gli altri e noi stessi per quanto riguarda la nostra natura.
L'inganno sociale è generalmente accompagnato e sostenuto dall'autoinganno. Infatti un attore è tanto più bravo quanto più si immedesima nel personaggio che interpreta, quanto più crede in ciò che cerca di fare credere agli altri.
Lo scarto tra la verità e la mistificazione sulla nostra persona, e quindi l'inautenticità della nostra reputazione, è per noi causa di ansia per il timore inconscio che l'inganno venga scoperto.
Quest'ansia sociale ci impedisce di essere felici in quanto ci rende falsi, nevrotici e vittime di disturbi psichici e psicosomatici.
Prendere coscienza di questa problematica potrebbe aiutarci a rendere più autentici i nostri rapporti con gli altri.
A mio avviso, l'uomo è, consciamente o inconsciamente, fondamentalmente falso in quanto ignora, nasconde, dissimula e mistifica alcune sue importanti motivazioni verso gli altri, specialmente se sono censurate dalla comunità di appartenenza.
Ciò vale soprattutto per quanto riguarda la competizione, ovvero il bisogno di superare gli altri nelle varie gerarchie (economica, intellettuale, morale, estetica, fisica ecc.) e quello di essere privilegiati o prioritari nella formazione delle relazioni, cioè nello scegliere i partner, nell'essere scelti come partner e nel respingere le persone concorrenti, antagoniste, disturbanti o comunque indesiderate (in quanto non conformi alle proprie aspettative o sfavorevoli rispetto ai propri interessi).
Invidia, gelosia, arrivismo, egoismo, narcisismo, razzismo e altri sentimenti e atteggiamenti considerati normalmente come "difetti" sono infatti molto più diffusi di quanto possiamo immaginare, anche se quasi nessuno crede o ammette di esserne affetto.
Fortunatamente, data la nostra interdipendenza, noi esseri umani siamo anche motivati a cooperare con gli altri per ottenere vantaggi comuni, motivazione che viene normalmente celebrata, esaltata e, a volte, premiata dalla comunità di appartenenza. Tuttavia anche la motivazione a cooperare può essere oggetto di dissimulazione, in quanto tendiamo a farla apparire più grande di quanto sia in realtà.
Insomma, siamo tutti, chi più, chi meno, ipociriti.
Nella mia mappa cognitivo-emotiva, ad ogni essere umano che conosco o che posso immaginare, è associata una
valenza amicale cioè una quantità di amicizia o inimicizia. Un valore di valenza amicale pari a zero corrisponde ad una perfetta neutralità sentimentale, un valore positivo corrisponde ad un sentimento di amicizia e un valore negativo ad uno di inimicizia.
La valenza amicale non è fissa e può variare nel tempo e a seconda delle circostanze e delle esperienze. Essa è anche influenzata dalla percezione della valenza amicale altrui nei miei confronti.
Una valenza amicale negativa o neutra può essere espressa con maggiore o minore sincerità e può dare luogo a fenomeni psicoanalitici e psichiatrici come la rimozione, l'automistificazione e l'ansia, quando la ritengo "politicamente scorretta" o censurabile e temo che essa si riveli, scatenando una reazione indesiderata (di ostilità, indifferenza o minore amicizia) nelle persone oggetto di tale valenza e nei loro sostenitori.
Una valenza amicale positiva non comporta normalmente problemi di espressione o rivelazione, tranne nel caso in cui il mio grado di amicizia verso una persona, pur essendo positivo, è inferiore a quello da essa atteso.
In base a quali criteri si determina la mia valenza amicale verso una particolare persona? Credo, in base alla percezione della valenza amicale di quella persona verso di me, e di quanto quella persona possa essermi utile. Se infatti ritengo che la cooperazione con quella persona possa giovarmi nella realizzazione dei miei fini e percepisco un atteggiamento amichevole di quella persona verso di me, avrò verso di essa un atteggiamento amichevole, e viceversa. In altre parole, l'espressione di amicizia e disponibilità suscita sentimenti analoghi, come pure l'espressione di inimicizia e indisponibilità, dando luogo nel primo caso ad un circolo virtuoso, nel secondo ad uno vizioso.
In conclusione, la valenza amicale (mia e altrui) è spesso fonte di scontento e complicazioni nelle mie interazioni con gli altri e perciò oggetto di mistificazione esterna (ipocrisia) e interna (nevrosi).
Non è così anche per voi?
Vedi anche Teoria della mappa cognitivo-emotiva.
L’uomo (me compreso) ha una innata paura (conscia o inconscia) di essere giudicato immorale o incapace, perché tale giudizio lo escluderebbe dalla comunità, o lo metterebbe in una posizione sfavorevole rispetto agli altri, in quanto perderebbe la stima, il rispetto e la fiducia, e lo renderebbe perciò anche meno competitivo rispetto agli altri membri della comunità.
Di conseguenza l’uomo fa di tutto per giustificare il suo comportamento in vari modi, per esempio:
- negando di aver commesso gli atti di cui è accusato
- negando che gli atti di cui è accusato siano immorali
- affermando di essere stato costretto da altri ad agire come ha agito
- affermando che chi lo accusa ha commesso atti ancora più immorali
- affermando di aver solo eseguito degli ordini, quindi spostando la responsabilità sul superiore che gli ha dato gli ordini
- affermando che ha agito involontariamente, e che non sapeva quali potessero essere le conseguenze del suo comportamento
- minimizzando l’entità dei danni provocati agli altri
- ecc.
Le giustificazioni possono essere in mala fede ma anche in buona fede, nel senso che il soggetto può credere sinceramente egli stesso nelle sue giustificazioni. Nel secondo caso possiamo parlare di autoinganni.
L’autoinganno è un processo mentale inconscio, involontario e automatico che manipola i pensieri del soggetto in modo tale da evitargli sofferenze mentali, ed evita che il soggetto prenda coscienza di verità che lo farebbero soffrire o distruggerebbero la sua autostima, e lo getterebbero nell’angoscia di non essere degno di appartenere alla propria comunità.
Da mattina a sera, e anche mentre dorme e sogna, l'Uomo non fa altro che mistificare, cioè ingannare se stesso e gli altri su tutto ciò che riguarda il bene e il male, l'onore, la reputazione, il prestigio, i valori, la superiorità e l'inferiorità, le gerarchie, il giusto e l'ingiusto, l'utile e l'inutile, l'umano, il bestiale, il mostruoso, il sano e il malato, il bello e il brutto, il sacro e il profano, l'intelligente e lo stupido, il colpevole e l'innocente, il credibile e l'incredibile, il vero e il falso, le cause e gli effetti.
Lo faccio anch'io.
Ognuno sembra dire: se vuoi star bene devi seguire i miei consigli, Se continui a star male è perché non li segui, e se non li capisci è perché non vuoi capirli. È quindi colpa tua se non stai bene nonostante i miei consigli. Se invece li hai seguiti e continui a star male, la colpa non è né tua né mia, ma di qualche stupido e/o malvagio che interferisce nella tua vita, ma tu hai almeno la mia stima, la quale ha un grande valore, perché io so ciò che è bene e male.
Di consiglieri ce ne sono milioni e offrono consigli più o meno simili o contrastanti. Alcuni pretendono perfino di poter intermediare tra l'umano e il divino. Ogni essere umano è allo stesso tempo consigliato e consigliere. Ognuno sceglie i suoi consiglieri con un semplice criterio: preferisce quelli che lo fanno sentire più a suo agio, che lo assolvono, lo lusingano, gli promettono più beni, piaceri, sicurezze, protezioni e alleanze e maggiormente lo attraggono con la bellezza delle loro parole e delle forme con cui si accompagnano.
Nessuno cerca la verità, perché essa non è, in sé, fonte di piacere, né di ricchezza, né di sicurezza. D'altra parte la verità può essere spaventosa per chi la concepisce e chi la ode, e può costituire una minaccia per l'ordine costituito, Infatti tantissime persone sono state punite, anche con la morte, per aver detto o soltanto cercato la verità, per aver messo in dubbio una dubbia verità.
Quello che in verità gli umani cercano è una verità di comodo, che giustifichi il loro comportamento, li deresponsabilizzi, li rassicuri e soprattutto li metta al riparo da punizioni o emarginazioni da parte della comunità. La verità che cercano è, insomma, una confortante via di fuga dalla verità.
Ne risulta un mondo di menzogne, distorsioni, negazioni e censure della realtà, di cui ogni essere umano è autore e vittima. L'uomo è un animale mistificatore, l'unico che inganna perfino se stesso.
Manuale di propaganda, di Joseph Goebbels, Ministro della Propaganda della Germania nazista
Aggiungerei un principio: includere anche qualche verità tra le menzogne, e usare le poche verità per dare credito alle tante menzogne. Ogni riferimento all'attuale campagna elettorale non è casuale.
1. Principio della semplificazione e del nemico unico
E’ necessario adottare una sola idea, un unico simbolo. E, soprattutto, identificare l’avversario in un nemico, nell’unico responsabile di tutti i mali.
2. Principio del metodo del contagio
Riunire diversi avversari in una sola categoria o in un solo individuo.
3. Principio della trasposizione
Caricare sull’avversario i propri errori e difetti, rispondendo all’attacco con l’attacco. Se non puoi negare le cattive notizie, inventane di nuove per distrarre.
4. Principio dell’esagerazione e del travisamento
Trasformare qualunque aneddoto, per piccolo che sia, in minaccia grave.
5. Principio della volgarizzazione
Tutta la propaganda deve essere popolare, adattando il suo livello al meno intelligente degli individui ai quali va diretta. Quanto più è grande la massa da convincere, più piccolo deve essere lo sforzo mentale da realizzare. La capacità ricettiva delle masse è limitata e la loro comprensione media scarsa, così come la loro memoria.
6. Principio di orchestrazione
La propaganda deve limitarsi a un piccolo numero di idee e ripeterle instancabilmente, presentarle sempre sotto diverse prospettive, ma convergendo sempre sullo stesso concetto.
dubbi o incertezze. Da qui proviene anche la frase: “Una menzogna ripetuta all’infinito diventa la verità”.
7. Principio del continuo rinnovamento
Occorre emettere costantemente informazioni e argomenti nuovi (anche non strettamente pertinenti) a un tale ritmo che, quando l’avversario risponda, il pubblico sia già interessato ad altre cose. Le risposte dell’avversario non devono mai avere la possibilità di fermare il livello crescente delle accuse.
8. Principio della verosimiglianza
Costruire argomenti fittizi a partire da fonti diverse, attraverso i cosiddetti palloni sonda, o attraverso informazioni frammentarie.
9. Principio del silenziamento
Passare sotto silenzio le domande sulle quali non ci sono argomenti e dissimulare le notizie che favoriscono l’avversario.
10. Principio della trasfusione
Come regola generale, la propaganda opera sempre a partire da un substrato precedente, si tratti di una mitologia nazionale o un complesso di odi e pregiudizi tradizionali. Si tratta di diffondere argomenti che possano mettere le radici in atteggiamenti primitivi.
11. Principio dell’unanimità
Portare la gente a credere che le opinioni espresse siano condivise da tutti, creando una falsa impressione di unanimità.
Come ci dice il vocabolario Treccani, l’inganno consiste in una falsa opinione, un errore di valutazione, o una illusione.
In un inganno possiamo distinguere un emettitore (l’ingannatore), un ricevitore (l’ingannato), e un messaggio (o informazione) che asserisce una falsità presentandola come verità.
Un inganno può essere consapevole o inconsapevole. È consapevole quando l’emettitore sa che l’informazione comunicata è falsa, è inconsapevole quando l’emettitore crede che l’informazione comunicata sia veritiera pur non essendo tale.
Per definizione, noi crediamo che ciò in cui crediamo sia vero, altrimenti non ci crederemmo. Tuttavia può succedere che crediamo in falsità. Questo tipo di inganno può essere dovuto alla ricezione di una informazione falsa proveniente da una fonte che riteniamo affidabile, oppure da una erronea elaborazione mentale di una nostra esperienza. Nel secondo caso possiamo parlare di “autoinganno”. Il termine “inganni della mente” che costituisce il titolo del caffè filosofico di questa sera, è da intendersi, appunto, come “autoinganno”.
A mio avviso esistono due categorie di autoinganni: quelli non funzionali e quelli funzionali. Gli autoinganni non funzionali non hanno alcuna utilità, e sono dovuti ad errori involontari e inconsapevoli della mente o del sistema nervoso in generale. Gli autoinganni funzionali servono invece ad un certo scopo inconscio, che può essere quello di ottenere un piacere o di evitare un dolore.
Daniel Goleman, nel suo libro “Menzogna, autoinganno illusione", ci insegna che la nostra attenzione e i nostri pensieri non sono volontari, ma “pilotati” da meccanismi automatici inconsci il cui scopo è la ricerca del piacere e l’evitamento del dolore. Qui per dolore si intendono soprattutto l’angoscia, la paura, e lo stress mentale dovuti a incoerenze, contraddizioni, perdita di autostima, non conformità, emarginazione sociale, ecc. e per piacere s’intendono sensazioni di sicurezza, autostima, conformità, integrazione sociale, coerenza, non contraddizione ecc. In tal senso, l’errore che è alla radice dell’autoinganno consiste in lacune cognitive e salti di logica provocati dai meccanismi di cui sopra, per tutelare il benessere mentale del soggetto.
Gli autoinganni hanno generalmente una rilevanza sociale nel senso che possono essere funzionali al mantenimento di buone relazioni sociali. Infatti se viviamo in un ambiente sociale in cui la maggior parte degli altri credono in certe falsità, condividere le false credenze costituisce un fattore di coesione sociale, come ci spiega Yuval Noah Harari in questa citazione:
“Anche se dobbiamo pagare un prezzo per disattivare le nostre facoltà razionali, i vantaggi di una maggiore coesione sociale sono spesso così grandi che storie inventate normalmente prevalgono sulla verità nella storia dell’umanità. Gli studiosi lo hanno saputo per migliaia di anni, ed è per questo che [...] hanno dovuto scegliere se servire la verità o l’armonia sociale. Dovrebbero mirare a unire le persone facendo in modo che ognuno creda alla stessa falsità, o dovrebbero far conoscere la verità al prezzo della disunione? Socrate scelse la verità e fu condannato a morte. Le più potenti istituzioni sociali della storia (clero cristiano, mandarini confuciani, ideologi comunisti ecc.) hanno fatto prevalere l’unione sulla verità. Per questo erano così potenti.” [Yuval Noah Harari]
Tratto da https://www.nytimes.com/2019/05/24/opinion/why-fiction-trumps-truth.html
Anche Steven Pinker collega l’autoinganno alle emozioni e ai rapporti sociali, come spiegato nella seguente citazione:
"Trivers, portando alle sue logiche conseguenze la sua teoria delle emozioni, nota che in un mondo pieno di macchine rivelatrici delle falsità la miglior strategia è quella di credere alle proprie menzogne. Non puoi far scoprire le tue intenzioni nascoste se non pensi che siano le tue intenzioni. Secondo questa teoria dell'autoinganno, la mente cosciente nasconde a se stessa la verità per meglio nasconderla agli altri. Ma la verità è utile, e perciò dovrebbe essere registrata da qualche parte nelle mente, ben protetta dalle parti che interagiscono con le altre persone." [Steven Pinker]
Il tema dell’autoinganno mi sta molto a cuore perché lo ritengo fondamentale per comprendere la natura umana e i mali della società. Ad esso ho dedicato un lungo capitolo del mio libro “Psicologia dei bisogni” che vi invito a leggere per un approfondimento del tema stesso (https://psicologiadeibisogni.dardo.eu/autoinganno/).
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