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Il desiderio di un certo tipo di oggetto precede il desiderio di un oggetto particolare di quel tipo.
La cognizione di qualunque essenza è il prodotto di classificazioni. Infatti "essere" una certa cosa significa appartenere ad una certa classe di cose.
L'uomo definisce oggetti, crea categorie e stabilisce l'appartenenza di certi oggetti a certe categorie. Allo stesso tempo l'uomo prende atto di oggetti, categorie e appartenenze definiti da altri.
Prova per qualche minuto, nei tuoi pensieri e in ciò che dici o che scrivi, ogni volta che stai per usare il verbo essere, a sostituirlo con il verbo "appartenere (ad una classe)". Sarà l'inizio di una rivoluzione mentale.
Una visione del mondo consiste in oggetti (caratterizzati da certe forme particolari), categorie di oggetti (caratterizzate da certe forme generali), e collegamenti tra categorie ed emozioni, tra oggetti e categorie, e tra oggetti ed emozioni.
Gli altri ci classificano per ciò che facciamo e non facciamo, diciamo e non diciamo, pensiamo e non pensiamo, abbiamo fatto e non abbiamo fatto, vogliamo fare e non vogliamo fare, abbiamo e non abbiamo, sappiamo e non sappiamo, e ci trattano di conseguenza.
Ogni cosa che facciamo, pensiamo o sentiamo, e che non facciamo, non pensiamo e non sentiamo, ci qualifica, cioè definisce una nostra appartenenza a certe categorie di umani, valutate in un certo modo dagli altri. In altre parole, ogni cosa che facciamo, pensiamo e sentiamo, e che non facciamo, non pensiamo e non sentiamo, ci conferisce un certo valore o disvalore in quanto persone rispetto ad altre persone.
Ogni cosa (oggetto, persona, evento, idea ecc.) deve trovare un posto nella nostra mente, e il posto in cui mettiamo una cosa è importante perché da tale posto dipende il significato, il valore e l’uso che facciamo di quella cosa.
I posti in cui mettiamo le cose che conosciamo sono organizzati secondo una struttura logica che dipende dalle nostre esperienze personali. Tale struttura consiste in categorie, che sono come cassetti o scaffali pronti ad ospitare tutte le cose di cui abbiamo fatto esperienza, o che abbiamo inventato.
Cambiare personalità, per esempio per effetto di una psicoterapia, significa mettere certe cose in posti diversi da quelli in cui le avevamo messe, o cambiare la struttura dei posti che usiamo per sistemare le nostre cose, ovvero le categorie che usiamo per classificarle.
A proposito dei processi mentali consci e inconsci che riguardano le appartenenze, per esempio, come fa una persona a stabilire se una certa altra persona gli vuole bene? La risposta a tale domanda si ottiene attraverso un processo (per lo più inconscio) di classificazione.
Vale a dire che il soggetto deve stabilire se una certa persona appartiene alla “classe” (categoria, o insieme) di coloro che gli vogliono bene, e per questo considera (per lo più inconsciamente) le caratteristiche di tale classe.
Se il soggetto presume che la persona in questione corrisponde a quelle caratteristiche, cioè ne è portatore, allora il soggetto stabilisce che essa gli vuole bene. In altre parole, affinché il soggetto consideri quella persona benevola nei suoi riguardi, essa deve "dimostrare" certe caratteristiche, certi aspetti, certe forme di comportamento tipiche della classe delle persone che gli vogliono bene.
Ovviamente le risposte a tali domande sono normalmente intuitive e inconsapevoli, tuttavia l'inconscio ha le sue logiche di classificazione (più o meno razionali o irrazionali), che la psicologia dovrebbe aiutarci a decifrare.
Per concludere potremmo definire il termine “classificare” come segue: Attribuire ad una persona o cosa certe appartenenze, ovvero l'appartenenza a certe classi (categorie o insiemi), secondo le presunte caratteristiche delle classi stesse.