Il pubblico adora i grandi semplificatori.
La ragione è infinitamente più semplice della realtà.
Ogni discorso costituisce una semplificazione della realtà.
La realtà è molto più complessa di quanto possiamo immaginare.
Un'intelligenza semplice non può capire un'intelligenza complessa.
L'intelligenza è il grado di complessità che si riesce a concepire.
Una competenza specialistica può nascondere un'incompetenza generale.
Quanto più una verità è semplice tanto più è falsa. Ma anche una verità complessa può essere falsa.
Qualsiasi pensiero è infimo rispetto alla complessità del mondo e a quella di qualsiasi mente umana.
Una mente semplice non può capire una realtà complessa e pensa che la realtà sia più semplice di com'è.
La realtà è sempre molto più complessa di come possiamo raccontarla.
Il grado d'intelligenza di una persona è proporzionale al grado di complessità che essa è in grado di comprendere.
Una persona è tanto più intelligente quanto più alto è il grado di complessità dei suoi pensieri e dei suoi sentimenti.
La complessità di un insieme può essere definita come la numerosità delle differenze che in esso un'intelligenza può rilevare.
Visto che non abbiamo un solo padrone (interno o esterno), l'arte di vivere consiste nel servire più padroni senza scontentare nessuno di essi.
Ogni cosa è conseguenza di varie cose e causa di varie cose. In certi casi una certa cosa è al tempo stesso causa e conseguenza di una certa altra cosa.
Il discorso del ciarlatano: tu stai male a causa di una certa, semplice causa e io posso indicarti o fornirti gli strumenti per eliminare o neutralizzare quella causa.
Spesso confondiamo i nostri desideri con la realtà. L'uomo cerca la bellezza, la semplicità, l'armonia, tutte cose che in natura non ci sono anche se crediamo di vederle.
Il mondo è troppo complesso per poterlo gestire razionalmente senza semplificarlo. Ma ogni semplificazione costituisce un'alterazione, ovvero un allontanamento dalla verità.
Il vantaggio del complottismo è che offre spiegazioni semplici a problemi complessi, tanto semplici che anche i meno dotati intellettualmente possono comprendere.
Il cervello non è come un'orchestra diretta da un maestro, ma come tante orchestre, ognuna col suo maestro, che suonano musiche diverse, più o meno in armonia le une con le altre.
Scienza, filosofia e psicologia non debbono essere separate, ma procedere congiuntamente, nutrendosi l'una delle altre. Altrimenti ciò che producono è pericolosamente insufficiente.
La coscienza, non potendo considerare che poche idee e immagini alla volta, è un grande semplificatore (e quindi falsificatore) della realtà, la quale è molto più complessa di quanto un umano possa capire.
Un errore che spesso l'uomo fa è quello di individuare una sola causa degli eventi, i quali sono invece, in generale, multifattoriali. Perché l'uomo aborrisce la complessità e preferisce spiegazioni semplici.
Tutto è stato già detto, ma in modo scoordinato, disorganizzato, disperso, frammentario, settario. Questo è il problema. Non abbiamo bisogno di nuove conoscenze, ma di integrare e organizzare quelle già disponibili.
Gli specialisti nelle varie discipline accademiche hanno dimostrato la loro insufficienza nell'affrontare gli attuali problemi dell'umanità. Abbiamo bisogno di scienziati-filosofi specializzati in complessità generale.
Quanto minore è l'intelligenza di una persona, tanto più semplice è la propria visione del mondo. Infatti l'intelligenza di una persona può essere definita come il grado di complessità a cui il proprio pensiero può arrivare.
Alla domanda se una certa asserzione sia vera, la logica semplice risponde con un sì o con un no, mentre la logica complessa risponde: "a volte sì e a volte no, e in una certa misura che dipende da ...". Certe persone capiscono solo la logica semplice.
Molte spiegazioni dei fenomeni sociali sono semplificazioni riduttive e riduzioniste di una realtà molto più complessa di quanto l'uomo possa concepire. Diffido delle spiegazioni "totali" e non do credito a chi spaccia per totale una spiegazione parziale.
Conviene non fidarsi di soluzioni semplici a problemi complessi e viceversa. E soprattutto, prima di cercare una soluzione, conviene assicurarsi di aver capito la complessità del problema. Un problema è che la semplicità è più attraente della complessità.
Le menti più semplici tendono ad affrontare le questioni in termini alternativi ed esclusivi, cioè a pensare che una certa idea è vera o è falsa, mentre le menti più complesse accettano il fatto che un’idea possa essere vera e falsa, cioè vera in certi casi o contesti, e falsa in altri.
L'errore più insidioso e più comune non è quello di ritenere vera una cosa falsa o falsa una cosa vera, ma completa una cosa incompleta, ovvero sufficiente una cosa insufficiente. Ed anche ritenere certa una cosa incerta. Specialmente per quanto riguarda le motivazioni e le cause dei comportamenti.
La forma di ignoranza più diffusa e pericolosa non consiste nel non conoscere qualcosa, ma nel credere che qualcosa sia più semplice di quanto realmente sia, ovvero di non riconoscere la complessità dei problemi, specialmente quelli sociali, e, di conseguenza, proporre soluzioni che anziché alleviarli li aggravano.
C'è sempre il rischio di scendere troppo nel particolare perdendo di vista il generale. Quando succede, dimostriamo di essere specialisti bravi ma incapaci di soddisfare i bisogni nostri e altrui. Perché la vita richiede che siano soddisfatte un certo insieme di condizioni, non solo alcune, quantunque perfettamente.
Una cosa può essere buona ma insufficiente per soddisfare un bisogno o un desiderio. In tal caso non va scartata, ma unita ad altre cose anch'esse buone ma insufficienti, in modo tale che l'insieme divenga sufficiente. In ogni caso è meglio qualcosa di imperfetto ma sufficiente, che qualcosa di perfetto ma insufficiente.
Per orientarsi in modo soddisfacente nella vita occorre avere una visione del mondo il più possibile completa di tutti i suoi aspetti più importanti. Occorre inoltre essere capaci di vedere tali aspetti tutti insieme, a grandi linee e senza tanti dettagli che renderebbero difficile contemplare il quadro generale in un colpo d'occhio.
Ciarlatano: chi propone una soluzione semplice ad un problema complesso, o afferma che il problema sia molto più semplice di quanto si pensi o non esista, o che per risolverlo basti volerlo e seguire i suoi consigli.
Stupido: chi crede al ciarlatano.
Il ciarlatano prospera sulla stupidità umana, e il suo successo è la prova che essa esiste ed è molto diffusa.
La vita e il mondo sono troppo complessi e misteriosi perché un essere umano possa vivere una vita tranquilla e decidere cosa fare momento per momento con una certa sicurezza. Perciò abbiamo bisogno di inventare un mondo alternativo più semplice e di vivere come se quel mondo inventato fosse vero. È così che funzionano le religioni e certe filosofie.
L'etica e la morale sono questioni intrinsecamente estremamente complesse, e se uno cerca di semplificarle fa un'operazione molto rischiosa. Marx diceva bene che "la strada per l'inferno è lastricata di buone intenzioni.". E infatti il comunismo, che si è rivelato un inferno, era basato su buone e semplici intenzioni. Quanti danni ha fatto l'uomo nel voler semplificare una realtà complessa!
Purtroppo non tutti sono in grado di comprendere la complessità dei problemi, ovvero la molteplicità delle cause di ogni conseguenza e la molteplicità delle conseguenze di ogni causa. Molti tendono a pensare, semplicisticamente, che ogni causa ha una sola conseguenza, e che ogni conseguenza ha una sola causa. Il grado d'intelligenza di una persona è proporzionale al grado di complessità che essa è in grado di comprendere.
Non è che uno stupido pensi in modo illogico. Infatti ciò che determina il grado di intelligenza di un pensiero non è la sua logicità o razionalità, ma la sua complessità. Intendo dire che anche i più stupidi pensano in modo logico, ma la loro logica è più semplice di quella con cui pensano i più intelligenti. Infatti questi, nei loro ragionamenti, prendono in considerazione concetti e collegamenti logici che gli altri ignorano.
Il determinismo dei sistemi complessi è generalmente probabilistico. La scienza può determinare la probabilità con cui un certo evento può verificarsi in un dato contesto, ma ad una probabilità corrispondono esiti incerti per definizione. Per questo l’evoluzione dei sistemi complessi (cioè il loro futuro) è imprevedibile nonostante il fatto che in essi si verificano eventi soggetti a probabilità ben determinate.
Vorrei essere l'araldo di una nuova filosofia/religione agnostica, logica, antropologica, psicologica, ecologica, cibernetica, sistemica, etica, sentimentale, umanista, genetica, evolutiva, eclettica, olistica, relazionale, comunitaria, transdisciplinare, ispirata al pensiero di Gregory Bateson, Edgar Morin, Yuval Harari ed altri scienziati-filosofi che hanno proposto nuovi paradigmi di comprensione della natura in generale e di quella umana in particolare.
Le cose, specialmente in politica, sono molto più complicate di come vorremmo e di come la maggior parte della gente è in grado di capire. Semplificare eccessivamente una realtà complicata significa renderla falsa. La visione della realtà della maggior parte delle persone è troppo semplice. Per queste persone le cause dei mali della società sono ben localizzate e delimitate. Per me no, e credo che una delle cause dei mali sia proprio l'eccessiva semplificazione della percezione della realtà.
La natura è molto complessa, la vita è il fenomeno naturale più complesso, e quella dell'uomo è forse la più complessa di tutte. Ciò nonostante, l'uomo cerca ostinatamente di spiegare i fenomeni umani e sociali nel modo più semplice possibile. Spiegare in modo semplice fenomeni complessi è l'errore più comune che l'uomo continua a fare da quando esiste. La spiegazione semplice di un fenomeno complesso è normalmente falsa in quanto incompleta. Ma l'uomo preferisce semplici falsità a verità complesse.
Un organismo complesso è costituito dall'interconnessione e interazione di organismi più semplici. Pertanto, per conoscere un organismo complesso occorre conoscere gli organismi più semplici che lo compongono e le relazioni tra di essi. Questo vale specialmente per l'uomo e per le società, che sono gli organismi più complessi di cui conosciamo l'esistenza. Senza seguire tale principio e metodo, la conoscenza degli organismi può essere solo emotiva, irrazionale, riduzionista, riduttiva, superficiale, tendenziosa, fallace o inconcludente.
Il pensiero sistemico e complesso è caratterizzato dalla non linearità e dalla molteplicità delle relazioni causa-effetto, nel senso che le interazioni sono quasi sempre circolari (l'effetto ha una retroazione sulla causa, per cui ogni causa è anche effetto) e multiple (un effetto ha quasi sempre molteplici cause e una causa molteplici effetti.
Io cerco di pensare in modo sistemico e complesso, ma non è facile, perché la mente (quella conscia e ancor più quella inconscia) non ama la complessità e preferisce rispondere in modo semplice a qualunque domanda.
Un errore molto comune che tutti facciamo è quello di prendere una piccola verità, o una verità parziale, e di gonfiarne l'importanza al punto tale da considerarla l'unica causa di un fenomeno complesso, ignorando il fatto che la complessità di un fenomeno o di un problema, è dovuta alla molteplicità dei suoi aspetti e delle sue cause. E' così che una piccola verità si trasforma in una grande menzogna, per esempio, quando si tratta di determinare le cause di problemi sociali e psicologici, i quali vengono erroneamente semplificati in misura proporzianale all'ignoranza che si ha su di essi.
Molte persone non riescono a capire che una cosa (oggetto, persona, azione, processo, fenomeno ecc.) possa essere buona e cattiva, ovvero più o meno buona in certe circostanze e quantità e più o meno cattiva in altre. Per essi una cosa è esclusivamente buona o cattiva, oppure nessuna delle due cose. Punto. Ogni altra ipotesi è per loro illogica, falsa, inaccettabile, insopportabile. Si tratta delle persone semplici, che ragionano in modo lineare, temono la complessità e la evitano per difendersi dallo smarrimento e dalla confusione mentale. Per loro ogni effetto ha una sola causa e l'effetto non può influenzare la causa.
Le relazioni di causa-effetto tra fenomeni (naturali, sociali, psicologici ecc.) sono generalmente complesse, nel senso che ogni fenomeno è al tempo stesso causa e conseguenza di un certo numero di altri fenomeni. Tuttavia gli esseri umani hanno molta difficoltà a pensare in modo complesso, col risultato che spesso s'ingannano credendo di vedere, tra certi fenomeni, relazioni di causa-effetto semplici, laddove esse sono molto più complesse.

Per centinaia di migliaia di anni l’homo sapiens ha conosciuto un‘unica lingua, un’unica religione, un’unica filosofia, un unico modo di procurarsi il cibo, un’unica forma di governo e ha pensato in modo semplice. Il progresso tecnico degli ultimi quattromila anni, specialmente negli ultimi quattro secoli, ha reso la società e la vita così complesse che non possiamo più permetterci di pensare in modo semplice. Tuttavia il nostro cervello è rimasto fisicamente quello di migliaia di anni fa, poco adatto a gestire la complessità e vari livelli di astrazione e di metapensiero. Lo stesso vale per le culture e la conoscenza della natura umana che sono ancora molto arretrate rispetto alle attuali possibilità tecniche e alle conoscenze scientifiche di cui disponiamo.
I paradigmi filosofici del passato non sono in grado di affrontare l'attuale complessità scientifica, tecnologica, sociale, storica, politica (che include, ad esempio, il fallimento del fascismo e del comunismo e la crescente diffusione del populismo). Il fallimento dei paradigmi accademici favorisce uno sterile relativismo e un nichilismo distruttivo, disimpegnato e irresponsabile che sta causando il declino della nostra civiltà. Io credo che si possa uscire dalla attuale crisi intellettuale e morale attraverso una filosofia della complessità (E. Morin), una visione cibernetica e sistemica della vita (G. Bateson), una logica non aristotelica (A. Korzybski), una pragmatica neurologica dei sentimenti (A. Damasio) e una dialettica dei bisogni umani (L. Anepeta).
Se il libero arbitrio non esiste, e la coscienza è un falso agente, o un agente illusorio, chi sono i veri agenti? E secondo quali criteri o logiche prendono le loro decisioni che la coscienza non fa che ratificare e/o giustificare a posteriori?
La mia "ipotesi" di risposta è che i veri agenti siano organizzazioni di microelementi viventi, cioè cellule o elementi sub-cellulari.
Sembrerebbe infatti che un'organizzazione simbiotica di elementi viventi possa dar luogo ad una entità con proprietà che non esistono in nessuno degli elementi (o organi) che la compongono (da cui il detto che un 'insieme è più della somma delle sue parti).
Il corpo umano (comprese le sue facoltà cognitive, emotive e motivazionali) sarebbe dunque costituito da organizzazioni a vari livelli di elementi biologici a partire da quelli più semplici (cellulari o subcellulari) il cui funzionamento è regolato "inizialmente" da combinazioni di geni.
Le logiche con cui gli “agenti” decidono e agiscono sarebbero infatti in parte innate (cioè geneticamente determinate) e in parte apprese a seguito di esperienze, in quanto funzionali alla sopravvivenza e alla soddisfazione dei bisogni primari delle varie organizzazioni di elementi o organi (ai vari livelli) di cui il corpo è costituito.
Per risolvere efficacemente un problema difficile, ritengo utile considerarlo come una serie di problemi interconnessi, da indagare con un approccio sistemico, socio-ecologico e complesso.
In primo luogo, è necessario rilevare le cause, gli effetti e le relazioni di causa-effetto che caratterizzano il problema da risolvere, esaminando i comportamenti di tutte le parti che interagiscono nel sistema in cui il problema si manifesta. Vale a dire che occorre indagare i meccanismi per cui il sistema (nel suo insieme) risponde in modi indesiderati o insoddisfacenti a certe cause, ovvero a certi eventi.
In secondo luogo, è necessario concepire uno o più cambiamenti nel sistema, tali da evitare e/o modificare le cause dei problemi oppure da inibire o modificare i meccanismi di risposta del sistema alle cause stesse. I cambiamenti devono tuttavia essere compatibili con la struttura delle parti del sistema che ne sono affette.
In terzo luogo, è necessario realizzare effettivamente i cambiamenti concepiti, superando eventuali resistenze al cambiamento da parte di una o più parti del sistema. Il superamento delle resistenze è particolarmente importante nei sistemi viventi. Infatti gli organismi e i loro organi hanno un istinto di autoconservazione che normalmente si oppone ad ogni tentativo di modifica della propria struttura, istinto che li induce a rigettare ogni inserimento di componenti estranee o eterogenee.
È ovvio che i problemi non saranno risolti (o potranno persino aggravarsi) se i cambiamenti risolutivi non sono realizzabili, sono insufficienti o controproducenti, oppure se l'analisi delle cause e/o dei meccanismi di risposta del sistema è errata o insufficiente.
Gli errori più comuni che facciamo nell'affrontare i problemi sono, da una parte, non usare un approccio sistemico e socio-ecologico, dall'altra, sottovalutare la complessità dei problemi e dei sistemi in questione.
Infatti a volte ignoriamo alcune delle parti e alcuni dei meccanismi in gioco nel sistema. Inoltre, spesso trascuriamo il fatto che ogni causa è conseguenza di un'altra causa (più o meno nota), e non consideriamo che la risposta di un sistema ad una certa causa può retroagire sulla causa stessa, modificandola e rendendo la soluzione inefficace. Per esempio, è ciò che avviene con l'uso di antibiotici che causano mutazioni negli agenti patogeni tali da renderli immuni agli antibiotici stessi.
A mio parere, ciò che rende più difficile la soluzione di un problema è, oltre alle caratteristiche del problema in sé, il mancato riconoscimento della sua complessità in senso sistemico. A ciò si aggiunge il fatto che spesso il problema da risolvere è mal definito, o che sia un "falso" problema dietro il quale si nascondono quelli veri.
Una volta definito correttamente il problema, prima di cominciare ad ipotizzare soluzioni, è utile porsi una serie di domande le cui risposte possono indicare in quali direzioni cercare le soluzioni stesse.
Concludendo, è difficile risolvere un problema che non sia stato indagato e compreso in modo esauriente.
"La cecità di un mondo di conoscenza che, compartimentando i saperi, disintegra i problemi fondamentali e globali, i quali necessitano di una conoscenza transdisciplinare."
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"Società e individualità non sono due realtà separate e adattate l'una all'altra, ma c'è un sistema duale dove in modo complementare e contraddittorio individuo e società sono costitutivi e al tempo stesso parassiti l'uno dell'altro."
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"Il filosofo è l'uomo non specializzato, vale a dire specializzato in ciò che vi è di generale nell'uomo."
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“Sparsa colligo” (unisco ciò che è disperso, separato)
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"Ciò che manca nelle scienze umane è la coscienza dell'umano nella sua complessità; l'umano è al contrario parcellizzato e suddiviso in compartimenti tra le discipline. Il romanzo fa vedere la complessità umana. Fa vedere la vita immersa nelle interrelazioni e interazioni, la vita immersa in un tempo, un luogo e una società hic et nunc."
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"Da cinquant'anni si è accumulato un immenso sapere sull'umano, sulle sue origini, sulla sua natura, sulle sue complessità. Ma questo sapere è disperso, parcellizzato e compartimentato fra tutte le scienze, e l'impotenza o l'incapacità di riunire questo sapere mantiene un'immensa ignoranza sulla nostra stessa identità."
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"C'è un'inadeguatezza sempre più ampia, profonda e grave tra i nostri saperi disgiunti, frazionati, suddivisi in discipline da una parte, e realtà o problemi sempre più polidisciplinari, trasversali, multidimensionali, transnazionali, globali, planetari dall'altra. In questa situazione diventano invisibili:
– gli insiemi complessi;
– le interazioni e le retroazioni fra le parti e il tutto;
– le entità multidimensionali;
– i problemi essenziali.
Di fatto l'iperspecializzazione impedisce di vedere il globale (che frammenta in particelle) così come l'essenziale (che dissolve). Ora, i problemi essenziali non sono mai frammentari, e i problemi globali sono sempre più essenziali. Sempre più, tutti i problemi particolari possono essere posti e pensati correttamente solo nel loro contesto, e il contesto stesso di questi problemi deve essere posto sempre più nel contesto planetaria.
Nello stesso tempo, la separazione delle discipline rende incapaci di cogliere "ciò che e tessuto insieme"' cioè, secondo il significato originario del termine, il complesso."
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"Gli sviluppi disciplinari delle scienze non hanno portato solo i vantaggi della divisione del lavoro, hanno portato anche gli inconvenienti della super-specializzazione, della compartimentazione e del frazionamento del sapere. Non hanno prodotto solo conoscenza e delucidazioni, ma anche ignoranza e cecità.
Invece di opporre correttivi a questi sviluppi, il nostro sistema d'insegnamento obbedisce loro. Ci insegna, a partire dalle scuole elementari, a isolare gli oggetti (dal loro ambiente), a separare le discipline (piuttosto che a riconoscere le loro solidarietà), a disgiungere i problemi, piuttosto che a collegare e a integrare. Ci ingiunge di ridurre il complesso al semplice, cioè di separare ciò che è legato, di scomporre e non di comporre, di eliminare tutto ciò che apporta disordini o contraddizioni nel nostro intelletto.
In queste condizioni, i giovani perdono le loro attitudini naturali a contestualizzare i saperi e a integrarli nei loro insiemi."
Il pensiero è lineare, ma la realtà è reticolare.
Prendiamo ad esempio le relazioni tra due persone A e B. Il pensiero lineare considera le azioni di A verso B e le conseguenze di tali azioni su B, ovvero una “linea” causale da A a B. Per esempio, A minaccia B di punirlo (o che sarà punito da un terzo, o da una divinità) se non fa una certa cosa, e la minaccia produce un certo effetto (temporaneo o permanente) sulla mente di B. Eventualmente la linea prosegue tra B e una terza persona C e così via.
Il pensiero circolare (o complesso) considera invece un anello, o maglia di una rete, in cui si vede che all’azione di A verso B segue una reazione di B verso A che può modificare il modo in cui A agisce verso B. È ciò che comunemente chiamiamo “feedback”. E’ difficile capire quanto il comportamento di A verso B dipenda solo da A stesso e quanto dipenda dal feedback di B verso A. Stiamo dunque parlando di relazioni ad anello, o “circolari” in cui il flusso di andata e ritorno potrebbe essere interminabile.
Le relazioni sono sempre circolari, a meno che B non sia totalmente incapace di reagire. Ma la cosa non finisce qui. Nelle relazioni tra due persone sono sempre coinvolti dei terzi, sia in forma di individui reali, sia in forma di influenze culturali. Dobbiamo considerare dunque non solo A e B, ma anche C, C’, C’’ ecc., che giudicano la relazione tra A e B e con il loro giudizio (reale o presunto da A e da B) la influenzano. Mi riferisco alle teorie dell'equilibrio cognitivo di Fritz Heider, e della dissonanza cognitiva di Leon Festinger.
Dobbiamo allora considerare che il comportamento di A verso B ha diverse cause che intervengono simultaneamente, tra cui: gli interessi e i bisogni spontanei di A, il feedback di B verso A, l’influenza della cultura in cui A e B vivono, il giudizio favorevole o sfavorevole (reale o presunto) di terzi, ognuno dei quali può costituire una linea di ritorno verso A e/o verso B che va ad influenzare i loro comportamenti l’uno verso l’altro. Abbiamo dunque tanti triangoli: A-B-C, A-B-C’, A-B-C’’ in numero imprecisato, oltre al grande triangolo A-B-Cultura.
Un altro esempio: la politica. Il pensiero lineare considera spesso il governo come responsabile del benessere o del malessere della popolazione, per cui gli elettori licenziano i governi sotto i quali la loro situazione è peggiorata, e si affidano a nuovi partiti che ancora non hanno governato, ma promettono di governare meglio dei precedenti. Il pensiero complesso, invece, considera che il benessere della popolazione ha molte cause, molte delle quali sono indipendenti dall’azione del governo, ovvero cause su cui il governo non può incidere.
D’altra parte i partiti di governo non solo devono cercare di risolvere i problemi della popolazione, ma anche prendere provvedimenti demagogici che anziché risolvere i problemi dei cittadini, servono a illuderli che il governo stia facendo i loro interessi. Infatti c’è un ritorno dai cittadini verso i politici (attraverso il voto) in una relazione circolare, aggravata dal fatto che i cittadini vedono per lo più solo i propri interessi egoistici, mentre i politici devono cercare di soddisfare gli interessi di diverse parti spesso in conflitto, tra cui i propri.
Anche in questo caso le relazioni sono triangolari, perché il modo in cui una persona vota per un certo partito, è giudicato da terzi, e il giudizio dei terzi può influenzare il loro voto, specialmente quando è in gioco l'appartenenza ad una certa comunità caratterizzata da un certo orientamento politico.
Spero di aver chiarito cosa intendo per realtà reticolare. Ovvero un'infinità di relazioni circolari e triangolari che si influenzano reciprocamente. Volendo estremizzare, oserei dire che ogni elemento è, almeno potenzialmente, in relazione (circolare e triangolare) con tutti gli altri.
E’ ovvio che il pensiero non può tener conto della infinita complessità di tali relazioni e deve semplificare la realta per poterla gestire, ovvero deve ridurla a poche linee relazionali. Infatti non possiamo pensare più di poche cose alla volta a causa dei limiti della parte cosciente del nostro cervello. Ma l’importante è non illudersi di pensare in modo esaustivo.
Il pensiero è sempre parziale sia nel senso dell’incompletezza, sia nel senso della preferenza per certe linee piuttosto che altre che vengono trascurate o ignorate per effetto di bias cognitivi.