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Riflessioni di Bruno Cancellieri su

Comprendere

102 articoli tratti dal blog "Il mondo visto da me"

Indice delle monografie | Indice degli articoli per anno

Comprensione e previsione

Capire è prevedere.

Utilità del capire

Capire serve ad orientarsi.

Sapere vs. capire

Sapere non significa capire.

Conoscere, sapere, capire

Conoscere = sapere + capire.

Capire di non capire

Ho capito che non avevo capito.

Cause e conseguenze

Ogni causa è conseguenza di altre cause.

Conoscenza e comprensione

Non si può capire ciò che non si conosce.

Sapere vs. capire

Certe persone non capiscono ciò che sanno.

Incomprensione e disprezzo

Gli stolti disprezzano ciò che non capiscono.

Capire vs. sapere

Capire è mettere in relazione le cose sapute.

Capire ed essere capiti

Se gli altri non ti capiscono, cerca tu di capire loro.

Comprensione e interazione

Comprendere per interagire, interagire per comprendere.

Comprensione e affinità

Di una persona possiamo capire solo ciò che ci è affine.

Critica e comprensione

Prima di criticare una tesi, assicurarsi di averla capita.

Capire il mondo

Capire il mondo significa capire le logiche che lo animano.

Fingere di essere un altro

Per comprendere un altro bisogna immaginare di essere come lui.

Effetti dei malintesi

I malintesi possono avere effetti comici, drammatici e tragici.

Le conseguenze dell'incomprensione

Noi tendiamo a sminuire o a disprezzare ciò che non comprendiamo.

Capire vs. essere d'accordo

Capire un discorso non implica essere d'accordo con il suo contenuto.

Sulla non comprensione

Molti pensano che ciò che non capiscono sia generalmente incomprensibile.

Comprensione vs. disprezzo

Non si comprende ciò che si disprezza, e si disprezza ciò che non si comprende.

Comprensione e visione del mondo

Comprendere una cosa significa trovarle un posto nella propria visione del mondo.

Comprendere l'incomprensibile

Comprendere l'incomprensibile è sintomo di una malattia mentale o di una illusione.

Comprensione e diversità

Se vuoi essere capito e accettato dagli altri, non devi essere troppo diverso da loro.

Comprendere i fenomeni

Comprendere un fenomeno significa prevedere gli effetti delle cause che lo riguardano.

Il prezzo dell'accordo

Per andare d'accordo con certe persone bisogna fingere di essere stupidi e/o ignoranti.

Capire ciò che si detesta

È difficile capire una persona o una cosa se verso di essa si provano emozioni negative.

Moderazione dell'intelligenza

Non conviene dire agli altri cose più intelligenti di quanto essi siano in grado di capire.

Il diritto di non dialogare

Non si può costringere nessuno a dialogare, a rispondere alle nostre domande, a comprenderci.

Comprendere e giudicare

Se una proposizione non l'hai capita, non puoi essere né d'accordo nè in disaccordo con essa.

Sul non voler capire

Se uno non vuol capire una certa cosa è perché non capisce che capirla potrebbe essergli utile.

Bellezza e incomprensione

La bellezza non aiuta a capire, perché incanta, e una persona incantata non ha capacità critica.

Comprensione e incomprensione

Ognuno crede di capire tutto ciò che può capire, e che tutto ciò che non capisce sia incomprensibile.

Presupposti della comprensione

Se non capiamo un discorso forse è perché esso ne presuppone altri che non conosciamo o che non condividiamo.

Senso e nonsenso

Ogni cosa ha un senso, anche se non lo capiamo. Il nonsenso non esiste, è la giustificazione di chi non riesce a comprendere.

Autocensura e incomprensione

La mia autocensura mi impedisce di capire le interazioni sociali in chiave sistemica, che è l’unica chiave di comprensione realistica.

Sui limiti umani

Il maggior limite di ogni essere umano è l'incapacità di conoscere i propri reali limiti intellettuali, ovvero di sapere cosa non può capire.

La causa delle miserie umane

Penso che siano pochissimi quelli che veramente vogliono capire come funzioniamo e questa è, secondo me, la causa principale delle miserie umane.

Comprensione parziale e presunzione totale

Coloro che non hanno capito nulla di un certo fenomeno sono meno dannosi di quelli che, avendone capito una parte, credono di averlo capito tutto.

La difficoltà di capire il nuovo

Se io ti parlo di un concetto filosofico e tu capisci immediatamente ciò che ti dico, vuol dire che non ti sto dicendo nulla che tu non sapessi già.

Repulsione vs. comprensione

Se riuscissimo anche solo per qualche minuto a inibire ogni reazione emotiva repulsiva (disprezzo, disgusto, paura ecc.) vedremmo e capiremo molto di più.

Comprendere il falso

A volte non riusciamo a capire un discorso semplicemente perché è falso. Non comprendere una falsità ci salva dall'essere ingannati e dal propagare l'inganno.

Disaccordo e incomprensione

Succede comunemente che uno trovi errori e/o falsità nelle idee di un altro solo perché non le capisce, e/o perché non riesce a sopportarne le conseguenze emotive.

Quanto possiamo comprendere la realtà?

La realtà è così complessa che nessuno riesce a capirla completamente e pochi riescono a capirla in misura sufficiente per non fare gravi errori per sé stessi e per la società.

Boicottaggio delle verità dolorose

Quando una verità fa male, l'inconscio cerca di negarla, ovvero di boicottarne la visione e la comprensione, e guida i nostri pensieri verso strade sicure, dove non vi sono tracce di essa.

Arbitrarietà del senso e del valore

Nulla ha senso o valore in sé. Sono gli umani che danno senso e valore alle cose secondo le proprie inclinazioni, e insegnano agli altri le loro attribuzioni come se fossero intrinseche e oggettive.

Coscienza e realtà

La coscienza, non potendo considerare che poche idee e immagini alla volta, è un grande semplificatore (e quindi falsificatore) della realtà, la quale è molto più complessa di quanto un umano possa capire.

Logiche incomprensibili

Tutto ciò che avviene, specialmente negli esseri viventi e tra di loro, è il risultato di logiche più o meno complesse di cui capiamo (bene o male) solo alcuni aspetti o che sono da noi del tutto incomprese.

Che significa capire

Cosa intende chi dice "ho capito"? Secondo me per molti capire significa semplicemente assimilare un concetto nella propria visione del mondo, la quale può essere più o meno realistica e più o meno ingenua.

Sull'analfabetismo funzionale

Un analfabeta sa di essere tale. Un analfabeta funzionale non sa di esserlo. Tuttavia l'analfabetismo funzionale non è una proprietà binaria (presente o assente) ma graduale da un minimo ad un massimo. 


Emozioni negative e ignoranza

Una reazione emotiva negativa (cioè di rigetto) rispetto ad un certo fenomeno (cosa, persona, evento, situazione ecc.), inibisce la possibilità di comprenderlo e di trovare in esso aspetti utili e persino piacevoli.

Livelli d'intelligenza

Per capire l'intelligenza di una persona bisogna essere almeno altrettanto intelligenti. Di conseguenza, dell'intelligenza di una persona possiamo capire solo una parte, quella che riusciamo a raggiungere con la nostra.

Comprensione critica

Criticare è un diritto e un dovere, se si vuole migliorare la società. Tuttavia prima di criticare bisogna comprendere, perché non ha senso criticare ciò che non si comprende. La "comprensione critica" è l'atteggiamento ideale.

Cosa significa capire

Capire una cosa significa porla in uno o più contesti, e per ognuno di essi attribuirle quanti più aggettivi qualitativi e quantitativi possibile. Perciò, prerequisito di ogni comprensione, è la conoscenza di contesti e aggettivi.

Nascondere le proprie conoscenze

Per andare d’accordo con una persona, più che comprendere la sua mentalità e le sue esigenze, può essere necessario nascondere le proprie conoscenze e le proprie ragioni, se l’altro non è in grado di comprenderle né di accettarle.

Sul rischio dell'emarginazione sociale

Ogni volta che facciamo o diciamo qualcosa che gli altri non capiscono o che contraddice le opinioni altrui, rischiamo l'emarginazione sociale. Per questo i più evitano di dire o fare cose che gli altri non capiscono o non condividono.

Ricetta della felicità

La felicità è possibile
e la ricetta è questa:
liberarsi e liberare,
capire ed essere capiti,
amare ed essere amati,
comunicare e cooperare,
e insieme giocare col caso.

Limiti dell'io cosciente

Una mente si forma e si sviluppa sulla base, ed entro i limiti, del corpo che la contiene. Perciò l'io cosciente, che è una parte della mente, è limitato dal corpo che lo contiene e ha difficoltà a comprendere l'io cosciente delle altre persone.

Il senso nascosto e mistificato delle cose

Ogni cosa ha un senso, o più di uno, anche quelle che ci sembrano assurde, insensate, inutili, nocive, bestiali, mostruose, spaventose. Capire il senso nascosto e mistificato delle cose, specialmente del comportamento umano, è la missione del saggio.

Comprensione e schemi mentali

Capire un'idea significa riuscire a spiegarla usando i propri schemi e le proprie categorie mentali. Un'idea incompatibile con i propri schemi e le proprie categorie mentali risulta incomprensibile finché questi non cambiano fino al punto di comprenderla.

Comprensione vs. condivisione

Io desidero prima di tutto che le mie idee vengano capite, anche se non vengono condivise. Ma ho spesso l'impressione che chi non condivide le mie idee non le condivide perché non le ha capite, non perché abbia trovato in esse degli errori o delle falsità.

Sull'homo sapiens

L'homo sapiens è un animale capace di riflettere su se stesso come specie e come individuo. Tuttavia riflettere non significa necessariamente capire, né essere in grado di controllare il proprio comportamento, che resta comunque quasi completamente automatico.

Non criticare ciò che non capisci

Non è lecito criticare una cosa che non si capisce, ma è lecito (e appropriato) dire che non la si capisce. Anche perché il motivo per cui non si capisce una cosa è che non si è abbastanza intelligenti e istruiti oppure perché essa è intrinsecamente confusa, assurda o falsa.

Per comprendere una persona

Per comprendere una persona occorre immaginare di essere quella persona e di agire per soddisfare i suoi bisogni, desideri e interessi, secondo le sue esperienze e le sue conoscenze. Per riuscirvi occorre mettere da parte i propri bisogni, desideri, interessi e le proprie esperienze e conoscenze.

Entrare nella mente altrui

Immaginate che sia stato inventato un congegno per connettersi a distanza con la mente di qualsiasi persona e leggere i suoi pensieri, i suoi sentimenti, le sue volontà e i suoi ricordi. Che uso ne fareste? Come cambierebbero i vostri rapporti con gli altri e la vostra visione del mondo?

Elementi chiave

A volte, per comprendere una configurazione di cose, persone, eventi e relazioni che ci appare incomprensibile, basta aggiungere ad essa un ulteriore elemento particolare, che in tal caso può definirsi "elemento chiave". Quando non riusciamo a comprendere qualcosa, cerchiamo dunque l'elemento chiave mancante.

Comprensione critica

"[Occorre passare] dall’intolleranza interiore nei confronti degli altri e di sé alla pietas, ad uno sguardo cioè che ci restituisce, dentro e fuori di noi, l’umanità come una specie maldestra che, ossessionata dalla paura e dal dolore, adotta quasi costantemente rimedi che sono peggiori del male." [Luigi Anepeta]

Comprendere ciò che ci disturba

È difficile comprendere ciò che ci disturba.

Intendo dire che il fatto che una cosa ci disturba (per qualunque motivo, sano o malato) ci impedisce di avere verso di essa un atteggiamento che favorisca la comprensione. Al contrario, ci provoca una repulsione, la quale nuoce alla comprensione.

Il problema più importante

Il problema più importante è come interagire con gli altri nel modo durevolmente più utile e piacevole per tutti. La soluzione, in generale, include la comprensione critica del comportamento proprio e altrui, il superamento dei conflitti di interessi mediante compromessi e la cooperazione per il perseguimento degli interessi comuni non conflittuali.

Trovare un senso dove non c'è

Leggere un testo incomprensibile per la maggior parte della gente ha il vantaggio di non farti sentire inferiore agli altri che non lo comprendono. D'altra parte, l'illusione di comprendere qualcosa di insensato ha il vantaggio di farti sentire superiore alla maggior parte della gente che non lo comprendono. Perciò molti trovano un senso dove non c'è.

Comprensione per i politici

I nostri politici meritano comprensione. Se dicessero la verità sulla situazione, le cause della crisi e le prospettive future, perderebbero voti, così tanti che dovrebbero cambiare mestiere; perché la gente non ama la verità né la complessità, ma preferisce comode illusioni e semplici spiegazioni, in cui la colpa è sempre e solo degli altri.

Presunzione di comprensione

Quanta superbia e quanta stoltezza vi è nel voler capire tutto, e ancor più nel credere di aver capito tutto. Io ho capito che non possiamo capire tutto, ma solo certe cose, importanti, ma sempre incomplete e insufficienti. In particolare, non credo che possiamo capire l'essenza delle cose, ma solo alcune relazioni e interazioni tra le cose, cioè solo alcune relazioni di causa-effetto.

Il mio modo di apprendere

Il mio modo di apprendere non è dalla teoria alla pratica, ma dalla pratica alla teoria. Infatti, prima osservo un fatto, ne valuto l'interesse per me e per gli altri, e soltanto dopo, se trovo quel fatto interessante, cerco di sapere e di capire come e perché esso avviene. Di conseguenza studio solo le cause e i meccanismi dei fatti che interessano me e/o gli altri. È un modo pragmatico di apprendere.

Imitazione senza comprensione

Tutti gli esseri viventi dimostrano straordinarie competenze senza consapevolezza né comprensione di ciò che stanno facendo, né dei relativi fini. In altre parole, fanno inconsapevolmente le cose "giuste" per sopravvivere e riprodursi. L'uomo non è da meno, in quanto imita gli altri senza esserne consapevole e senza sapere perché. Tuttavia la sua imitazione può rivelarsi controproducente e portarlo alla rovina.

Il rischio di capire più degli altri

Capire cose sulla natura umana che altri non capiscono è un fatto drammatico e pericoloso perché la maggior parte degli umani, piuttosto che ammettere un loro limite di comprensione o di intelligenza (cosa per molti devastante e insopportabile), cercheranno di dimostrare che chi pretende di capire ciò che loro non capiscono, o di vedere ciò che essi non vedono, sia vittima di illusioni, errori o disturbi mentali.

Sulle mie idee

Non sono convinto, né sicuro, di alcunché, seguo il mio spirito critico che mi porta a diffidare di qualunque teoria, e a dare una certa probabilità di verità (sempre inferiore al 100%) alle varie idee che incontro leggendo, e a quelle che formulo io stesso. Penso (e di questo sono quasi sicuro) che nessun autore (me compreso) sia sufficiente per capire il mondo, e che non tutto ciò che ogni autore dice sia interamente vero.

Cause dell'incomprensione

Se il mio interlocutore non mi capisce ci possono essere varie possibili cause, anche concomitanti, come le seguenti:

  1. mi sono espresso male;

  2. ho detto cose false o assurde;

  3. il mio interlocutore non è abbastanza intelligente o istruito per capirmi;

  4. il mio interlocutore mi detesta;

  5. il mio interlocutore non mi ascolta o mi ascolta solo in parte.


Elogio della critica

Io critico chi non critica mai e non consente a nessuno di criticarlo. Lo comprendo, perché si tratta di una disposizione involontaria e inconscia, e lo critico allo stesso tempo, perché la critica è il motore del progresso civile e personale.

Se vuoi essere mio amico devi essere disposto a criticarmi e consentire che io ti critichi.

Il mio ideale, in quanto umanista, è la COMPRENSIONE CRITICA dei fatti umani.

Difficoltà di comprensione

La comprensione reciproca tra due persone richiede una sufficiente comunità o affinità di interessi, linguaggio, forme, norme, valori, educazione, cultura, temperamento, carattere ed esperienze. È difficile che due persone molto diverse possano comprendersi, a meno che non cerchino entrambi di conoscere senza pregiudizi ciò che nell'altro è diverso ciò che è in sé. Per questo è importante conoscere le cose che gli esseri umani hanno in comune e quelle che li differenziano.

Stima e tolleranza

Se io ho una grande stima di una certa persona, mi aspetto da essa un comportamento eccellente, e sono sorpreso e deluso se essa si comporta in modi che non corrispondono alle mie aspettative.

Al contrario, se ho poca stima di una persona non mi aspetto da essa un comportamento eccellente, e quindi non sono sorpreso né deluso nel constatare i difetti del suo comportamento.

Di conseguenza, tanto meno stimo una persona, tanto più sono tollerante e comprensivo verso di essa, e viceversa.

Sugli insuccessi delle buone teorie

Il problema è che non basta una buona teoria per cambiare il mondo perché, tra i bisogni umani, quello di conoscere la verità è uno dei meno diffusi e dei più deboli. Quindi non dobbiamo limitarci alla ricerca della verità, ma dobbiamo ancor più cercare di capire i meccanismi della mente umana che ostacolano la comprensione e la diffusione della verità, per combatterli con le strategie appropriate. L'obiezione che la verità non esiste e che ognuno ha la sua verità e ogni verità vale come ogni altra è uno di questi meccanismi.

Sulla sospensione (temporanea) del giudizio

Per capire un fenomeno sociale ovvero il comportamento di un individuo o di un gruppo, è indispensabile sospendere qualunque giudizio etico o estetico, perché esso potrebbe nuocere all'oggettività e imparzialità dell'osservazione. Tuttavia, dopo la comprensione, grazie alla comprensione e in funzione di essa, è giusto e opportuno esercitare il giudizio etico ed estetico appropriato nei confronti di quanto compreso, perché lo scopo dell'osservazione e della comprensione è proprio il giudizio positivo o negativo. Perché il giudizio serve ad orientare il nostro comportamento.

Comprensione cognitiva e comprensione emotiva

Capire significa stabilire un rapporto di causa-effetto tra due o più “cose” come eventi, fenomeni, azioni, pensieri, idee, sentimenti ecc. Ci sono due modi di capire: uno cognitivo e uno emotivo. Quello cognitivo permette ad una persona di collegare causalmente dei fatti senza fare riferimento ai propri sentimenti. Quello emotivo permette ad una persona di associare una cosa ad un proprio particolare sentimento più o meno doloroso o piacevole, nel senso che l’evocazione o il verificarsi di quella cosa avrebbe come conseguenza un certo sentimento. Normalmente la nostra comprensione delle cose è allo stesso tempo in parte cognitiva e in parte emotiva, e le due parti si influenzano reciprocamente.

Comprendere l'incomprensibile

Quando sentiamo un discorso, se supponiamo a priori che esso sia sensato, logico, fondato e plausibile, ci sforziamo di comprenderlo, e alla fine necessariamente lo comprendiamo facendo, se necessario, forzature, omissioni, salti illogici, distorsioni e/o attribuendo significati arbitrari e di comodo alle parole usate.

Se invece ammettiamo, sin dall'inizio, che quel discorso possa essere falso, illogico e/o assurdo, allora non abbiamo bisogno di forzature, omissioni, salti illogici, distorsioni o di attribuire significati arbitrari alle parole, e forse per buone ragioni non comprendiamo quel discorso se esso è alla fonte falso, infondato, illogico o insensato.

Comprensione e senso di superiorità

Paradossalmente, per essere comprensivi e non sprezzanti nei confronti di una persona che si comporta in modo immorale o stupido bisogna sentirsi superiori ad essa.

Infatti, se io penso di essere più intelligente, più colto, di avere una maggiore conoscenza della natura umana, di me stesso e della società, di avere un maggior senso di responsabilità, di avere una maggiore capacità di capire le cause e le conseguenze del mio comportamento, allora posso "comprendere" che quella persona commetta errori morali e intellettuali che io non commetterei.

Se invece penso che quella persona sia dotata quanto me o più di me in tutte quelle cose che ho detto sopra, come posso tollerare che si comporti in un modo che io ritengo immorale o stupido?

Disprezzo vs comprensione critica - La stupidità

Non si dovrebbe mai disprezzare alcun essere umano, nemmeno quelli più dannosi. Il disprezzo è la manifestazione dell'incapacità di comprendere. Quando si disprezza un essere umano, implicitamente e inconsciamente si auspica la sua inesistenza, in quanto si considera che il mondo sarebbe migliore se quella persona non esistesse. Il disprezzo è quindi una specie di condanna a morte auspicata. La persona che si sente disprezzata lo capisce e reagisce di conseguenza, cioè con disprezzo invece che con autocritica. L'atteggiamento ideale verso coloro che si comportano in modo dannoso per sé e/o gli altri è la comprensione critica, che è il contrario dell'incomprensione sprezzante. D'altra parte è stupido disprezzare gli stupidi, poiché nessuno sceglie di essere stupido. Stupidi si nasce o si diventa a causa di una disposizione genetica e/o di un'educazione stupida. La stupidità è un handicap normalmente inguaribile.

Se non mi capite

Se non mi capite ci sono diverse possibili spiegazioni:

  • dico cose senza senso

  • dico cose errate o false

  • mi esprimo male o in modo incompleto

  • uso un linguaggio che non conoscete

  • non ascoltate con attenzione

  • non siete in grado di capire ciò che dico

In ogni caso spero che non disprezziate le cose che non capite o chi le dice. Non è giusto disprezzare ciò che non si capisce solo perché non lo si capisce.

Può inoltre succedere che capiate una cosa diversa da quella che intendo, e questo è il caso più comune, grave, pericoloso e difficile da evitare. Succede specialmente se dico cose nuove, che non sapevate già o che contraddicono le vostre convinzioni.

Tutto ciò considerato, le vostre critiche sono benvenute, e, ancor più, le vostre richieste di chiarimenti.

Agire e meta-agire

Noi possiamo, in un dato momento, fare qualcosa, e agire, e allo stesso tempo "meta-agire", ovvero riflettere su ciò che stiamo facendo o ciò che potremmo fare di diverso.

Agire è molto più facile che meta-agire. Basta seguire un certo programma, interno e/o esterno, e fare le cose che esso richiede.

Invece meta-agire è, per definizione, un atto creativo, perché può portare ad una nuova comprensione di ciò che si è fatto in passato, e ad azioni e comportamenti futuri diversi da quelli abituali.

Siccome fare, o agire, comporta normalmente l'interazione con qualcosa o qualcuno, meta-agire corrisponde normalmente ad una metainterazione, anche se questa è più efficace se condotta insieme con la parte con cui si interagisce.

In conclusione, se vogliamo essere creativi dobbiamo abituarci, con una certa frequenza, a meta-agire, ovvero meta-interagire nelle pause di ciò che stiamo facendo, o tra un'interazione e l'altra.

La conoscenza spot

Siamo inondati di conoscenze spot, cioè di libri, articoli, discorsi che spiegano qualcosa come se fosse isolata dal resto del mondo e avesse una vita autonoma e autosufficiente, come se fosse illuminata da una luce spot, e intorno al cerchio di luce vi fosse il buio.

La conoscenza spot è dannosa e pericolosa perché dà l'illusione di aver capito qualcosa laddove non ci può essere comprensione se non nel mettere in relazione l'oggetto della conoscenza con il resto del mondo, vale a dire nel porre l'oggetto in un sistema di riferimento nel quale esso ha uno o più ruoli e funzioni rispetto alle altre parti del sistema stesso.

La conoscenza del sistema di riferimento deve dunque precedere la conoscenza di una sua parte, o almeno deve procedere simultaneamente. Come diceva Pascal, non si può conoscere una parte del tutto senza conoscere il tutto e, viceversa, non si può conoscere il tutto senza conoscere le sue parti.

Uno degli errori più comuni che facciamo è sottovalutare la complessità delle cose e dei problemi, e uno dei difetti più comuni è l'incapacità di pensare in modo complesso.

Disaccordi e incomprensioni

A mio avviso, l'ostacolo principale all'azione collettiva costruttiva è il disaccordo su cosa sia necessario fare (e cosa non fare), su come farla (e come non farla) e su chi dovrebbe farla (e chi non dovrebbe farla). Il disaccordo è dovuto soprattutto al conflitto di interessi, ai bias cognitivi e all'incomprensione dell'altro. L'incomprensione dell'altro è dovuta soprattutto a differenze di intelligenza (intesa come capacità di comprendere e risolvere problemi complessi) e di conoscenza del mondo naturale e sociale.

Tentare un'azione collettiva senza aver prima superato i disaccordi e le incomprensioni tra le parti non solo è inutile, ma può creare più problemi di quanti ne risolva. Spesso l'azione collettiva si riduce semplicemente al combattere un nemico comune, una volta sconfitto il quale riemergono tutti i disaccordi e le incomprensioni che paralizzano l'azione collettiva costruttiva.

La filosofia e la psicologia, a mio avviso, dovrebbero servire soprattutto a superare disaccordi e incomprensioni tra persone, non accogliendo acriticamente le idee altrui, ma analizzando razionalmente e con spirito costruttivo le differenze tra le diverse visioni del mondo e dei problemi. Purtroppo queste discipline vengono quasi sempre usate in senso opposto, cioè in senso competitivo, finendo per aggravare i disaccordi e le incomprensioni.

Conoscere vs. capire le persone

Conoscere e capire sono due cose diverse. Infatti si può conoscere senza capire e capire senza conoscere. Ci sono persone che, nonostante si frequentino da anni, ancora non si capiscono e altre che si capiscono dopo essersi frequentate solo per pochi giorni.

Conoscere una persona significa aver acquisito le informazioni utili per riconoscerla, mentre capire una persona significa avere gli elementi per spiegare e prevedere il suo comportamento.

Per capire una persona dobbiamo usare un quadro di riferimento e una visione del mondo che sono di quella persona, non i nostri. Dobbiamo conoscere e accettare gli aspetti di quella persona che non hanno uguali in noi, e considerare le esperienze di quella persona che noi non abbiamo mai fatto.

Quanto più una persona è diversa da noi, tanto più è difficile capirla, perché tendiamo a classificarla in base alle nostre esperienze e ai valori della comunità a cui apperteniamo, ignorando i suoi.

Se le differenze di opinione o di comportamento ci spaventano, disgustano, irritano o annoiano, difficilmente riusciremo a capire le persone diverse da noi.

Quel che è peggio è che tendiamo a disprezzare tutto ciò che non siamo in grado di capire, oppure a capire in modo errato, cioè a trovare false spiegazioni per idee e comportamenti diversi dai nostri. Questo può avvenire anche tra coniugi e tra genitori e figli.

Apologia e comprensione critica del conformismo

A mio parere, il conformismo (cioè la tendenza ad imitare gli altri, a conformarsi a modelli di comportamento condivisi e a muoversi in gruppi) è un’abilità innata, emersa nel corso dell’evoluzione della specie umana per i suoi grandi vantaggi adattivi.

Il conformismo non ha uno scopo razionale, ma è fine a se stesso, in quanto fattore di coesione sociale; serve infatti solo a garantire la coesione sociale della comunità e l’interazione tra i suoi membri. Perciò può assumere le forme più diverse da cultura a cultura, più o meno sensate, e cambiare tali forme nel tempo al fine di indurre le persone a confermare periodicamente la loro appartenenza alla comunità. Infatti, attraverso l’espressione della conformità alle forme, alle norme e ai valori della comunità, si può stabilire chi vi appartenga e chi no.

In quanto innato, il conformismo è per lo più inconscio e costituisce un bisogno dalla cui soddisfazione o frustrazione dipendono gran parte delle nostre gioie e sofferenze.

Per quanto sopra, il conformismo merita comprensione e rispetto, ma va criticato quando assume forme disadattive per l’interesse della società e degli individui più creativi. Infatti, le persone più conformiste sono spesso ostili verso quelle meno conformiste, poiché le considerano una minaccia per la coesione sociale.

Ciononostante, il progresso delle civiltà, cioè l'evoluzione delle culture, è dovuto, a mio avviso, all’azione delle persone meno conformiste.

Maestri di vita?

Ci sono maestri di vita che non abbiamo scelto, ma ci sono stati imposti dalla sorte: in primis, i nostri genitori e gli insegnanti ai quali i nostri genitori ci hanno affidato, sia per l'insegnamento scolastico che quello religioso. Ci sono poi i maestri di vita involontari, persone qualsiasi che abbiamo incontrato e che con il loro esempio ci hanno insegnato a comportarci in un certo modo per evitare l'insuccesso o l'esclusione sociale.

Sono rari i casi di persone che cercano maestri di vita, e ancora più rari i maestri di vita, ovvero persone in grado di insegnare a vivere, ovvero capaci di aiutare gli altri a vivere meglio grazie ai loro insegnamenti. In questo campo scarseggiano sia la domanda che l'offerta. In realtà, di offerta ce n'è tanta, ma di qualità molto bassa, semplicistica o astrusa, spesso illusoria e a volte controproducente. Anche la domanda sembra esserci, ma si tratta per lo più della richiesta di soluzioni semplici per raggiungere il successo o evitare l'ansia e lo stress, e non della ricerca di una comprensione di ciò che è importante per una vita sana e serena.

Se manca il culto della saggezza, ovvero l'interesse per la comprensione della vita e della natura umana, ciò è dovuto soprattutto all'educazione che abbiamo ricevuto dai maestri di vita che la sorte ci ha imposto (sopra citati), i quali ci hanno insegnato che non c'è altro di importante da sapere per vivere, oltre ciò che essi stessi ci hanno insegnato, e noi bambini, non essendo dotati di capacità critica, ci abbiamo creduto e continuiamo a crederci ancora oggi che siamo adulti.

Livelli logici nelle interazioni

Quando si pensa o si interagisce con enti esterni, lo si può fare a diversi livelli logici, ovvero di astrazione.

Il primo livello, quello più basso, riguarda l’effettiva soddisfazione di un bisogno o il tentativo di soddisfarlo, ovvero uno scambio concreto di energie, informazioni, oggetti, beni o sostanze, come, ad esempio, in un rapporto sessuale, di accudimento, in un servizio, un baratto o un'azione violenta.

Il secondo livello riguarda una prima astrazione dell’interazione con un certo interlocutore, ovvero una discussione sulle possibili transazioni, che può comportare la negoziazione di una particolare interazione.

Il terzo livello riguarda la relazione continuativa con una certa persona o entità, ovvero una tipologia di interazioni possibili con essa e il loro svolgimento nel tempo e nello spazio.

Il quarto livello riguarda una tipologia di relazioni con qualunque cosa, persona o entità concreta o astratta nell'universo, a qualunque livello di astrazione.

Ogni umano è caratterizzato dal livello logico massimo a cui è in grado di pensare e interagire. Tale livello può cambiare con l'educazione, l'esercizio della filosofia e le esperienze.

Quando si dialoga, è importante che gli interlocutori comunichino allo stesso livello logico, altrimenti è difficile che si comprendano.

Credo che questa riflessione, ispiratami dalla lettura di Gregory Bateson ("tipi logici", "livelli di apprendimento" ecc.), appartenga, ovvero pertenga, al quarto livello logico.

Associazione per lo studio cooperativo della natura umana

Vorrei fondare un'associazione culturale dedicata allo studio cooperativo della natura umana con l'obiettivo di raccogliere, selezionare, discutere e strutturare in un sito web, letteratura e documenti multimediali riguardanti la natura umana, quali libri, articoli, video, riferimenti ecc.

Il sito suddetto potrebbe essere denominato "Documentario sulla natura umana" (nel seguito semplicemente "Documentario").

Nel Documentario dovrebbe confluire qualsiasi documentazione di tipo filosofico, psicologico, psichiatrico, sociologico, antropologico, linguistico, economico, biologico, politico, religioso, letterario, artistico ecc. utile alla comprensione della natura umana, in accordo con lo stato attuale della ricerca scientifica e umanistica, specialmente quella psicologica, sociologica, biologica e neurobiologica.

Lo scopo del Documentario dovrebbe essere quello di costituire un patrimonio informativo da cui partire e a cui fare riferimento per attività sociali e politiche (esterne all'Associazione) che mirino al miglioramento della società in termini di comprensione e soddisfazione dei bisogni umani.

La selezione dei materiali da discutere e includere nel Documentario dovrebbe avvenire su proposta e per decisione della maggioranza dei membri dell'Associazione. I materiali che io proporrei, per cominciare, sono testi di George H. Mead, Alfred Korzybski, Gregory Bateson, Erich Fromm, Edgar Morin e Luigi Anepeta.

Invito chi fosse interessato a partecipare alla fondazione e alla vita di tale associazione a contattarmi mediante la pagina http://it.cancellieri.org/contact.

Teoria del triplo legame (amico, nemico, cosa)

In ogni momento, inconsciamente o consciamente. ognuno classifica ogni altro come amico, nemico o "cosa" (da sfruttare o ignorare), e interpreta le classificazioni degli altri nei suoi confronti secondo le tre categorie suddette. Tali classificazioni sono normalmente variabili e spesso indecise, imprecise, contraddittorie, censurate e mistificate, dando luogo a difficoltà di interazione, comprensione e motivazione, errori di valutazione, frustrazioni, isolamento, vittimismo, sensi di colpa, nevrosi, psicosi, ecc. Infatti, una persona può, agli occhi di un'altra, essere considerata contemporaneamente o successivamente amica, nemica o "cosa".

La censura e la mistificazione (sia verso se stessi che verso gli altri) consistono, per esempio, nel credere o cercare di far credere all'altro (consciamente o inconsciamente) che siamo suoi amici mentre invece stiamo solo cercando di sfruttarlo o di evitarlo. Infatti il terzo legame, che potremmo definire come "reificazione utilitaristica" è normalmente censurato e autocensurato e perciò rimosso.

Questa riflessione mi è stata ispirata dal concetto di "doppio legame" (double bind) teorizzato da Gregory Bateson, ed è, in un certo senso, un'estensione di tale concetto.

Io suppongo che nelle società primitive (o "fredde", come definite da Claude Lévy-Strauss) non esisteva né doppio né triplo legame in quanto un essere umano era considerato da una altro come amico se membro della stessa comunità, altrimenti come nemico e/o cosa da sfruttare, e la classificazione era normalmente invariabile. Per questo, suppongo che le società primitive fossero generalmente immuni da nevrosi o psicosi, che secondo me sono il prezzo da pagare alla creatività, all'evoluzione intellettuale e alla libertà dell'odierno homo sapiens, condizioni che permettono l'individuazione, ovvero la differenziazione dell'individuo, laddove nelle società primitive l'individuo esisteva solo come e in quanto membro di una comunità.

Metanalisi

La Metanalisi di un comportamento o fenomeno umano (particolare o generale) è un'indagine razionale ed emotiva che mira alla comprensione del comportamento o fenomeno stesso, cioè alla comprensione dei motivi, ovvero dei bisogni, che danno luogo ad esso e delle circostanze in cui tali bisogni si attivano o disattivano, vengono soddisfatti o frustrati e danno come conseguenza luogo a piaceri e dolori, servire e fruire.

Nella Metanalisi si ricercano dunque i bisogni, i loro attivatori e inibitori, i piaceri, i dolori, il servire e il fruire rispetto ai bisogni dei soggetti considerati e dei loro interattori. In altre parole, la Metanalisi di un fenomeno umano cerca di rispondere alla domanda: perché esso avviene? Per quali cause e fini? Laddove le cause sono sempre dei bisogni e i fini la loro soddisfazione.

La Metanalisi studia, tra l'altro, le percezioni che i protagonisti di un fenomeno umano hanno del fenomeno stesso, le analisi che essi ne fanno, la logica che ad esso applicano e le associazioni cognitivo emotive con cui lo affrontano.

Per una estrema semplificazione della metanalisi basterebbe immaginare per ogni essere umano, due liste: una dei suoi bisogni soddisfatti e una di quelli insoddisfatti e cercare di riempire tali liste osservando il comportamento della persona esaminata.

La metanalisi può essere sincrona (cioè fatta durante l'interazione con una persona che si vuole metanalizzare) o asincrona (cioè fatta senza la presenza della persona oggetto della metanalisi).

Fare Metanalisi sincrona è molto difficile, almeno inizialmente, perché riduce la spontaneità dell'interazione, ma vale la pena di imparare a farla. È durante l'interazione che essa è più utile, in quanto può dirigere in modo ottimale il corso dell'interazione stessa.

La Metanalisi all'inizio è asincrona, poi sincrona forzata, poi sincrona spontanea. Chi vuole un certo tempo ed esercizio per posare da una fase all'altra.

Paradigmi di interazione

Il paradigma di interazione è un costrutto mentale molto complesso nel quale sono definiti, mediante simboli di vario tipo, tutti i possibili modi in cui un individuo può o deve interagire con gli altri, in termini di forme, norme, valori (etici ed estetici), cognizioni, miti, credenze, pregiudizi, istituzioni, leggi, ambiti e regole di competizione e cooperazione, giochi, diritti, doveri, obblighi, divieti, linguaggi, gesti, simboli, tipi, classi e categorie di persone, discriminazioni sociali, occasioni, rituali, celebrazioni, ruoli ecc.

Il paradigma di interazione si sviluppa inconsciamente in ogni individuo sin dalla sua nascita attraverso le sue interazioni sociali. Esso comprende tutte le possibili interazioni tra l'Altro generalizzato e il "me" come definiti nell'Interazionismo simbolico di George Herbert Mead.

I paradigmi di interazione dei membri di una certa comunità sono generalmente simili, regolano le loro interazioni e ne permettono la comprensione reciproca.

Nella maggior parte delle persone, qualunque transazione non prevista nel proprio paradigma di interazione è ritenuta asociale o violenta e ignorata, temuta, rigettata, censurata o rimossa dal Super-io. Tuttavia vi sono persone creative e non conformiste che sfuggono a questa regola e sono interessate ad ampliare il loro paradigma di interazione con possibilità innovative.

Un paradigma di comunicazione può essere monoculturale o multiculturale, a seconda che esso permetta al soggetto di di interagire con persone di una sola cultura o di più culture diverse. Il multilinguismo, la versatilità nell'arte drammatica e nella narrativa, e l'emigrazione da una nazione a un'altra o da una classe sociale a un'altra, favoriscono la formazione di paradigmi multiculturali..

L'interazione pacifica e produttiva tra due persone è possibile solo mediante transazioni presenti (con lo stesso significato) nei rispettivi paradigmi di interazione. Ne deriva che, se i loro paradigmi non hanno una parte uguale sufficientemente estesa, difficilmente due persone possono interagire con reciproca soddisfazione.



Manuale di propaganda di Joseph Goebbels

Manuale di propaganda, di Joseph Goebbels, Ministro della Propaganda della Germania nazista

Aggiungerei un principio: includere anche qualche verità tra le menzogne, e usare le poche verità per dare credito alle tante menzogne. Ogni riferimento all'attuale campagna elettorale non è casuale.

1. Principio della semplificazione e del nemico unico

E’ necessario adottare una sola idea, un unico simbolo. E, soprattutto, identificare l’avversario in un nemico, nell’unico responsabile di tutti i mali.

2. Principio del metodo del contagio

Riunire diversi avversari in una sola categoria o in un solo individuo.

3. Principio della trasposizione

Caricare sull’avversario i propri errori e difetti, rispondendo all’attacco con l’attacco. Se non puoi negare le cattive notizie, inventane di nuove per distrarre.

4. Principio dell’esagerazione e del travisamento

Trasformare qualunque aneddoto, per piccolo che sia, in minaccia grave.

5. Principio della volgarizzazione

Tutta la propaganda deve essere popolare, adattando il suo livello al meno intelligente degli individui ai quali va diretta. Quanto più è grande la massa da convincere, più piccolo deve essere lo sforzo mentale da realizzare. La capacità ricettiva delle masse è limitata e la loro comprensione media scarsa, così come la loro memoria.

6. Principio di orchestrazione

La propaganda deve limitarsi a un piccolo numero di idee e ripeterle instancabilmente, presentarle sempre sotto diverse prospettive, ma convergendo sempre sullo stesso concetto.
dubbi o incertezze. Da qui proviene anche la frase: “Una menzogna ripetuta all’infinito diventa la verità”.

7. Principio del continuo rinnovamento

Occorre emettere costantemente informazioni e argomenti nuovi (anche non strettamente pertinenti) a un tale ritmo che, quando l’avversario risponda, il pubblico sia già interessato ad altre cose. Le risposte dell’avversario non devono mai avere la possibilità di fermare il livello crescente delle accuse.

8. Principio della verosimiglianza

Costruire argomenti fittizi a partire da fonti diverse, attraverso i cosiddetti palloni sonda, o attraverso informazioni frammentarie.

9. Principio del silenziamento

Passare sotto silenzio le domande sulle quali non ci sono argomenti e dissimulare le notizie che favoriscono l’avversario.

10. Principio della trasfusione

Come regola generale, la propaganda opera sempre a partire da un substrato precedente, si tratti di una mitologia nazionale o un complesso di odi e pregiudizi tradizionali. Si tratta di diffondere argomenti che possano mettere le radici in atteggiamenti primitivi.

11. Principio dell’unanimità

Portare la gente a credere che le opinioni espresse siano condivise da tutti, creando una falsa impressione di unanimità.

L'illusione del dominio dell'io

Più discuto con qualcuno sulla natura umana e più mi pare che la maggiore parte della gente crede che la mente* sia unitaria (ovvero non costituita da parti autonome), comandata e supervisionata dalla coscienza, tranne in casi di malattie mentali, in cui la mente, per cause biofisiche o biochimiche, si trova dissociata in parti che non rispondono al controllo dell'io, dove per "io" si intende, al tempo stesso, la coscienza, la memoria, l'attenzione, la ragione e la volontà (o libero arbitrio).

* con il termine "mente" intendo sia sia la mente comunemente detta, sia la "psiche", ovvero il conscio e l'inconscio, vale a dire il consapevole e l'inconsapevole, considerati come entità interagenti.

Come potete immaginare, io la penso diversamente. Credo, cioè, che l'io, che preferisco chiamare "io cosciente" sia solo uno di diversi agenti mentali autonomi che costituiscono la mente e che interagiscono tra di loro scambiandosi informazioni (tra cui comandi, domande e risposte) all'insaputa dello stesso io. Questo ha uno scarso potere sul resto della mente, s'illude di comandarla, ma in realtà è governato da vari agenti mentali che si contendono il dominio su di esso. Sì, perché l'io cosciente, sede della razionalità, non è nato, nel corso dell'evoluzione, per comandare l'organismo, o la mente, ma per servirla, ovvero per facilitare la soddisfazione dei bisogni dell'individuo e della specie, sia quelli innati (ovvero geneticamente determinati) che quelli acquisiti nel corso delle esperienze.

Devo questa mia visione della mente alla lettura di diversi autori (filosofi e/o psicologi) come George Herbert Mead, Gregory Bateson, Edgar Morin, Marvin Minsky, Arthur Schopenhauer, Friedrich Nietzsche, Sigmund Freud, Luigi Anepeta, Alfred Korzybski e altri.

Vedere la mente come complesso monoautonomico (in cui l'io è prevalentemente dominante) o pluriautonomico o psicodinamico (in cui l'io è prevalentemente dominato) ha delle implicazioni profonde nella visione del mondo, della società e di se stessi da vari punti di vista, tra cui quelli psicologico, psicoterapeutico, epistemologico, etico, politico ed economico, e nel modo di ragionare e di giudicare il comportamento umano. Si tratta di due visioni antitetiche e mutuamente incompatibili che possono spiegare molto bene la discordia e l'incomprensione tra i sostenitori della centralità e autorità assoluta dell'io e quelli della psicodinamica, per esempio, nelle discussioni politiche.

Al fine di una migliorare la comprensione, il rispetto e la convivenza tra gli esseri umani, ritengo necessario affrontare e approfondire questo tema nelle scuole e nella vita sociale. Sono infatti convinto che se la maggioranza della gente accettasse l'idea che la nostra mente è costituita da diversi agenti mentali autonomi che condizionano l'io, ci sarebbero meno conflitti tra le persone, più comprensione dei fenomeni sociologici e psicologici e una maggiore soddisfazione dei bisogni umani attraverso interazioni umane più cooperative e costruttive.

Tutti sanno che il corpo umano è costituito da organi autonomi che collaborano tra loro, nessuno dei quali domina sugli altri e ognuno dei quali, in caso di malfunzionamento, è in grado di mettere in crisi l'intero organismo. Verrà un giorno in cui anche la mente sarà vista nello stesso modo.

Concludo con alcune citazioni.

Un pensiero viene quando vuole "lui", non quando voglio "io". [Friedrich Nietzsche]

La coscienza è l'ultimo e più tardo sviluppo dell'organico e di conseguenza anche il più incompiuto e il più depotenziato... Si pensa che qui sia il nocciolo dell'essere umano: ciò che di esso è durevole, eterno, ultimo, assolutamente originario! Si considera la coscienza come una stabile grandezza data! Si negano il suo sviluppo, le sue intermittenze! la si intende come unità dell'organismo! Questa ridicola sopravvalutazione, questo travisamento della coscienza hanno come corollario un grande vantaggio, consistente nel fatto che con ciò è stato impedito un troppo celere perfezionarsi della medesima. Perché gli uomini ritenevano di possedere già la coscienza, si sono dati scarsa premura per acquistarla, e anche oggi le cose non stanno diversamente! [Friedrich Nietzsche]

L’individuo è libero di fare ciò che vuole, ma non di volere ciò che vuole. [Arthur Schopenhauer]

Wundt cercava, nel sistema nervoso, dei centri responsabili dell'unità di azione della persona, ma non riuscì ad isolarne alcuno. L'unità del comportamento è un'unità di integrazione, ma il modo in cui tale integrazione tra le diverse parti avviene è per noi sconosciuto. [George Herbert Mead]

Dimostreremo che si può costruire una mente da tante piccole parti, ciascuna senza una mente. [Marvin Minsky]

Una persona fa ciò che fa perché percepisce il mondo in un certo modo. [Alfred Korzybski]

L'io cosciente, in nome del suo bisogno supremo di unità, di coesione e di coerenza, adotta meccanismi di repressione e di rimozione nei confronti di tutti gli aspetti interni contraddittori, quindi costruisce un'immagine di sé unitaria che è falsificata. [Luigi Anepeta]

l’Io non è padrone in casa sua. [Sigmund. Freud]


Introduzione al caffè filosofico del 24/2/2022 sul tema “L’intelligenza nell'uomo, negli altri viventi e nei computer”

Il vocabolario Treccani definisce l’intelligenza, tra l’altro, come segue:

  • Complesso di facoltà psichiche e mentali che consentono all’uomo di pensare, comprendere o spiegare i fatti o le azioni, elaborare modelli astratti della realtà, intendere e farsi intendere dagli altri, giudicare, e lo rendono insieme capace di adattarsi a situazioni nuove e di modificare la situazione stessa quando questa presenta ostacoli all’adattamento.

  • […] è propria dell’uomo, in cui si sviluppa gradualmente a partire dall’infanzia e in cui è accompagnata dalla consapevolezza e dall’autoconsapevolezza.

  • [...] entro certi limiti (memoria associativa, capacità di reagire a stimoli interni ed esterni, di comunicare in modo anche complesso, ecc.), è riconosciuta anche agli animali, spec. mammiferi (per es., scimmie antropomorfe, cetacei, canidi).

  • Nella terminologia filosofica, il termine equivale sostanzialmente a intelletto.

  • Attitudine a intendere bene, con facilità e prontezza

  • Lo spirito stesso, o l’uomo, in quanto intende.

  • Competenza, esperienza in qualche campo del sapere o anche nella professione o in cose pratiche.

  • In cibernetica, intelligenza artificiale: riproduzione parziale dell’attività intellettuale propria dell’uomo (con partic. riguardo ai processi di apprendimento, di riconoscimento, di scelta).

Sulla base di tali definizioni, al termine “intelligenza” possono essere associati concetti come i seguenti: pensiero, comprensione, intelletto, spiegazione, astrazione, intendere, intenzione, competenza, soluzione di problemi, giudizio, razionalità, ragione, adattamento, consapevolezza, autoconsapevolezza, memoria associativa, comunicazione, capacità di reagire a stimoli, spirito.

Alcune problematiche relative all’intelligenza possono essere riassunte in domande come le seguenti:

  • ci può essere intelligenza senza consapevolezza?

  • ci può essere competenza senza intelligenza?

  • in quale misura l’intelligenza è una caratteristica innata e in quale misura può essere appresa e sviluppata?

  • è possibile un’intelligenza senza sentimenti né emozioni?

  • l’intelligenza presuppone delle finalità, dei valori?

  • a cosa serve l’intelligenza?

  • l’intelligenza si può misurare oggettivamente?

  • come si può misurare o valutare l’intelligenza?

  • può una persona A meno intelligente di una persona B valutare l’intelligenza di B?

  • può una persona valutare la propria intelligenza?

  • l’intelligenza è qualcosa di unitario o esistono diverse intelligenze?

  • cosa s’intende per intelligenza emotiva?

  • il grado d''intelligenza di una persona dovrebbe o potrebbe essere usato per stabilire la sua posizione gerarchica nelle organizzazioni umane?

  • il contrario di intelligenza è stupidità?

  • una persona molto intelligente in generale, può essere stupida in qualche campo o problematica particolare?

  • la paura, l’amore, l’odio, la bellezza, l’attrazione fisica, possono influire negativamente o positivamente sul funzionamento dell’intelligenza?

  • in quale misura e in quali problematiche l’intelligenza artificiale può sostituire o superare quella umana?

  • le piante possiedono un’intelligenza?

  • gli organi di un organismo vivente (a partire dalle cellule) possiedono un’intelligenza?

  • che relazione c’è tra “mente” (o psiche) e “intelligenza”?

  • che relazione c'è tra intelligenza e razionalità?

A voi la parola!

Comprendere la natura umana

ABSTRACT: Questo articolo presenta la sintesi di una ricerca sulla natura umana incentrata sul concetto di bisogno come motore della vita nei geni, nelle cellule, negli organismi vegetali e animali e nell'Homo Sapiens. Negli animali superiori e nell'uomo il bisogno è visto anche come generatore di sentimenti ed emozioni, piacere e dolore ed è associato all'idea di dèmone come agente autonomo, inconscio e involontario, che concorre con altri dèmoni, spesso in modo conflittuale, a determinare il comportamento e la coscienza dell'individuo.

I principali concetti chiave per comprendere la vita nel suo divenire sono, secondo me, quelli di sistema, informazione, interazione e bisogno e, per le forme di vita più complesse, come quella umana, quello di sentimento.

Il concetto di sistema è importante perché il mondo è un sistema di sistemi, come pure lo sono la biosfera, tutti gli esseri viventi, gli esseri umani, la loro mente o psiche e le società. Un sistema è un insieme di parti che interagiscono obbedendo alle leggi della natura e cercando di soddisfare i propri bisogni. Dalla interazione delle parti, che può essere simbiotica come nei gruppi sociali, possono emergere caratteristiche che non erano presenti nelle singole parti, ovvero negli individui. Per questo si dice che un sistema è più della somma delle sue parti.

Il concetto di informazione è importante negli esseri viventi perché la vita è basata su informazioni (codificate nel DNA) che istruiscono la materia vivente a conservarsi, svilupparsi, riprodursi e morire di vecchiaia, con o senza variazioni o mutazioni. Infatti le parti, o organi, che costituiscono un essere vivente comunicano tra loro scambiando informazioni (oltre che sostanze) e il loro comportamento è determinato da informazioni sia di origine genetica, sia acquisite attraverso interazioni precedenti. In tal senso si può dire che gli esseri viventi siano dei sistemi informatici (sebbene dotati di sentimenti).

Il concetto di interazione è importante perché un sistema non può esistere, né tanto meno vivere senza che vi sia un’interazione tra le sue parti, ovvero uno scambio di informazioni, sostanze ed energie più o meno complesso. In particolare, la mente umana si forma attraverso le interazioni con gli altri e allo scopo di apprendere ad interagire con gli altri in modo funzionale alla soddisfazione dei bisogni propri e altrui.

Il concetto di bisogno è importante per un sistema vivente (o un ecosistema) perché ogni parte dell’ecosistema, risalendo fino alla cellula, si comporta in modo da soddisfare dei bisogni che sono codificati nel suo DNA e altri che si sono sviluppati attraverso interazioni con il resto del mondo. Il bisogno più elementare è quello dei geni, che hanno bisogno di riprodursi e lo fanno con strategie che si differenziano attraverso l’evoluzione della specie e che possono comportare lo sviluppo di nuovi bisogni o bisogni subordinati. Infatti. ogni bisogno è un mezzo, tentativo, o strategia per soddisfare un bisogno di ordine superiore.

Trovo utile immaginare che i bisogni siano presidiati da agenti autonomi inconsci e involontari che io chiamo dèmoni il cui scopo è quello di ottenere la soddisfazione dei bisogni di cui sono custodi, in concorrenza con gli altri dèmoni nel cercare di dirigere il comportamento del soggetto in direzioni particolari. Questo controllo motivazionale viene attuato mediante la generazione di sentimenti di attrazione o repulsione, piacere o dolore, secondo quanto codificato nella mappa cognitivo-emotiva che si è formata nel soggetto attraverso le sue esperienze.

L’io cosciente, che è solo un componente del sistema psiche (sul quale ha poteri molto limitati), non può modificare l’attività dei suoi dèmoni se non, indirettamente, sottoponendosi ad una psicoterapia o mediante esercizi di meditazione; tuttavia può rifiutarsi di obbedire ai loro comandi. Questo rifiuto, però, può costare sofferenze, disagi, insicurezza, depressioni, attacchi di panico, autoboicottaggi, psicosi ecc. Infatti i disagi e i disturbi psichici sono generalmente dovuti alla frustrazione prolungata, repressione o rimozione di bisogni particolari o al conflitto tra bisogni antitetici, come il bisogno di appartenenza/integrazione sociale, e quello di individuazione/opposizione.

Il concetto di sentimento, inteso in senso lato, cioè come capacità di avere sensazioni o emozioni e di esserne consapevole, è importante perché permette al soggetto (uomo o animale superiore) di utilizzare la sua intelligenza allo scopo di provare sentimenti piacevoli e di evitarne di spiacevoli, ovvero ottenere il massimo piacere e il minimo dolore nelle varie forme possibili, da quelle più fisiche a quelle più mentali. In tal modo, la specie del soggetto ottiene la soddisfazione dei suoi bisogni e quindi la propria conservazione, riproduzione ed evoluzione.

Agire e sentire (nel senso di provare sentimenti) sono connessi, in quanto normalmente si agisce sotto l'effetto e a causa di certi sentimenti e/o per ottenere certi sentimenti. In altre parole, il sentimento è la causa e il prodotto (o feed-back) dell'azione.

I concetti di sentimento e di bisogno sono intimamente legati in quanto il sentimento è la misura del grado di soddisfazione di uno o più bisogni. Infatti il piacere deriva dalla soddisfazione di bisogni, e il dolore dalla loro insoddisfazione. Le paure (ovvero, per meglio dire, i rigetti) sono bisogni di evitamento di qualcosa. Senza i bisogni non ci sarebbero sentimenti, né emozioni, né piaceri, né dolori, né gioie, né tristezze.

Per comodità di analisi, ho diviso i bisogni umani nei seguenti sei gruppi. Il concetto di bisogno è qui inteso in senso lato e comprende quelli di istinto, desiderio, passione, interesse, attrazione, pulsione, motivazione, speranza e simili.
  1. bisogni biologici (salute, sopravvivenza, rapporti sessuali, riparo, nutrizione, protezione e allevamento della prole, stimolazione, sensazioni, riposo, sonno, esercizio fisico, igiene, guarigione dalle malattie ecc.)

  2. bisogni di comunione (appartenenza e integrazione sociale, comunità, condivisione, alleanza, affiliazione, solidarietà, affinità, intimità, interazione, cooperazione, partecipazione, servire, accettazione, approvazione, accoglienza, rispetto, moralità, ritualità, dignità, responsabilità ecc.)

  3. bisogni di bellezza (armonia, semplicità, uniformità, conformità, coerenza, pulizia, simmetria, regolarità, purezza, ritmo, danza, canto, suono, musica, poesia ecc.)

  4. bisogni di libertà (individuazione, diversità, ribellione, opposizione, trasgressione, novità, innovazione, creatività, cambiamento, umorismo, egoismo, riservatezza, irresponsabilità ecc.)

  5. bisogni di sapienza (linguaggi, conoscenze, comprensione, esplorazione, calcolo, misurazione, informazione, osservazione, monitoraggio, previsione, memoria, ricordi, registrazione, documentazione ecc.)

  6. bisogni di potenza (potere, abilità, capacità, supremazia, superiorità, prevalenza, dominio, proprietà, possesso, competitività, aggressività, controllo, arroganza, gelosia, invidia ecc.)

Per ognuno dei gruppi sopra elencati immagino che esista un dèmone (o più d'uno) che si occupa della soddisfazione dei relativi bisogni in modo autonomo, inconscio e involontario rispetto all'io cosciente.

Le scienze umane (psicologia, filosofia, sociologia, antropologia, storia, linguistica ecc.) cercano di conoscere la natura umana (ovvero il funzionamento del sistema Uomo) ognuna dal suo punto di vista specializzato, parziale e spesso controverso. L’Uomo, d’altra parte, avrebbe bisogno di comprendere la propria natura in tutti i suoi aspetti essenziali, per vivere al meglio la propria vita. Infatti i fenomeni umani sono tutti tra loro intimamente collegati e interdipendenti, ed è difficile capire una parte del "sistema natura umana" senza capire tutte le altre e l'intero almeno a grandi linee.

Purtroppo, anche a causa della specializzazione, della cessata integrazione delle scienze umane e dell’influenza delle religioni, c'è una diffusa ignoranza e misconoscenza sulla natura umana in generale e in particolare per quanto riguarda i bisogni umani (genetici e acquisiti). Tale condizione è causa dello stato confuso dell’Homo Sapiens, un ex animale non ancora diventato Uomo, che continua a fare inutilmente del male a se stesso e al prossimo.

Secondo me la saggezza (che si potrebbe anche chiamare intelligenza emotiva) consiste nel comprendere i bisogni propri e altrui (e i corrispondenti sentimenti e dèmoni), e usare la propria intelligenza per valutarli e conciliarli, ovvero per soddisfare entrambi ove possibile, dato che un essere umano, per soddisfare i propri bisogni necessita della cooperazione di altri esseri umani, i quali sono disposti a cooperare solo nella misura in cui grazie a tale cooperazione riescono a soddisfare anche i propri. Inoltre, a livello personale, è importante soddisfare tutti i propri bisogni “sani”, senza frustrarne o rimuoverne alcuno, per evitare di incorrere in sofferenze e disturbi psichici.

A fronte di quanto sopra esposto, pongo, a chi mi ha letto, i seguenti quesiti.
  • Conoscete i vostri bisogni e quelli altrui?

  • Siete in grado di distinguere i bisogni sani da quelli insani indotti da una società stupida o malata?

  • Siete consapevoli della presenza, in voi e negli altri, di dèmoni che determinano involontariamente il vostro comportamento e la vostra coscienza?

  • Siete capaci di negoziare esplicitamente la soddisfazione dei bisogni vostri e dei vostri interlocutori?