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Riflessioni di Bruno Cancellieri su

Conformismo

114 articoli tratti dal blog "Il mondo visto da me"

Indice delle monografie | Indice degli articoli per anno

Sulla normalità

È normale essere anomali.

Adorazioni collettive

Gli umani amano adorare in gruppo.

I classici e la moda

I classici non sono mai fuori moda.

Ignoranza del conformismo

Il conformista non conosce il conformismo.

Verità convenzionali

La verità è per i più solo una convenzione.

Conformisti e conservatori

I conformisti sono generalmente conservatori.

Mimesi e razionalità

Nel gioco mimetico non c'è posto per la razionalità.

Sul conformismo

Conformista è chi non trova nulla di male nel conformismo.

Essere normali

Vorrei essere normale, ma non trovo norme che abbiano senso.

Conformismo comunitario

Il conformismo inconsapevole è ciò che più accomuna le persone.

Gradi di conformismo

Una delle principali differenze umane è il grado di conformismo.

Normality pride

Gli umani sono orgogliosi della propria reale o presunta normalità.

Il piacere e il dolore della normalità

La normalità è un piacere per i normali, un dolore per gli anomali.

Introversione e non conformismo

Credo che gli introversi siano mediamente meno conformisti degli estroversi.

Tipi di conformismo

Stanno bene insieme le persone che condividono lo stesso tipo di conformismo.

Conformismo, tradizioni, mode

Più le persone sono conformiste, più sono legate alle tradizioni o alle mode.

Tutti conformisti

Siamo tutti conformisti. Sono diversi solo i modelli ai quali ci conformiamo.

Lo status dei diversi

La gente considera i diversi come malati, inferiori o arroganti, mai superiori.

Sul piacere della conformità

Il piacere della conformità comporta il disgusto della difformità propria e altrui.

Su Emil Cioran

Emil Cioran, come pochi altri, mi ha insegnato il coraggio di pensare in modo non convenzionale.

Essenza del conformismo

C'è un'infinità di cose che non faremmo mai se non sapessimo che persone che noi rispettiamo le fanno.

Sulla cosiddetta saccenza

Chi esprime idee originali che sfidano il senso comune passa spesso per saccente, presuntuoso, arrogante.

Lo sforzo di non essere conformisti

Per non essere conformisti è necessario uno sforzo doloroso, perché il conformismo è una tendenza naturale.

Idee conformiste

Il conformista teme di avere idee diverse da quelle altrui, e che gli altri abbiano idee diverse dalle proprie.

Fingermi peggiore

A volte, per non passare per arrogante, mi fingo più conformista, più stupido e più ignorante di quanto io sia.

Dietro le facciate della normalità

Quanti mostri, quanti miserie, quante tragedie, quanta infelicità si nasconde dietro le facciate della normalità.

Il valore della conformità

Molti desiderano essere apprezzati per la loro conformità ai costumi più comuni, pochi per la loro non conformità.

Ragione e popolarità

Il grado di validità e ragionevolezza di una opinione non è correlato con la quantità di persone che la condividono.

Sull'apprezzamento della genialità

Il genio di una persona non ancora famosa può essere apprezzato solo da persone molto intelligenti e non conformiste.

Ugualmente diversi, diversamente uguali

Siamo conformisti al punto tale che se vogliamo differenziarci dobbiamo farlo secondo comuni modelli di differenziazione.

L'inconveniente di essere originali

Quanto più originale è il modo in cui penso e mi comporto, tanto meno gli altri mi capiscono e tanto meno desiderano la mia compagnia.

Condividere idoli

Abbiamo bisogno di condividere idoli con i nostri simili, idoli sacri (divinità religiose) e profani (artisti, filosofi e condottieri).

Moralità e convenzioni

Uno non può stabilire quanto un’azione sia immorale senza tener conto di cosa pensano gli altri a tale riguardo. La morale è convenzionale.

Forme culturali e interazioni

Ogni forma o espressione culturale è un invito all'imitazione, alla conformazione, alla condivisione, all'interazione secondo certe logiche.

La ricerca del gregge

Auguro a ognuno di voi e a me stesso di non sentirci mai soli, perché l'angoscia della solitudine ci spinge a cercare un gregge a cui aggregarci.

Placebo comportamentali

Fai questo e ti sentirai meglio. A volte funziona, specialmente se la cosa viene fatta insieme ad altri e acquista in tal modo una valenza sociale.

Estetica e conformismo

Pochi hanno il coraggio di trovare brutte, cose che quasi tutti trovano belle, e, viceversa, di trovare belle, cose che quasi tutti trovano brutte.

Conformismo e natura umana

Il conformismo (ovvero l'apprendimento e il comportamento mimetici) non è un difetto o un vizio, ma una caratteristica essenziale della natura umana.

Inclusività ed esclusività di ogni comunità

Ogni comunità è esclusiva e inclusiva allo stesso tempo. Inclusiva verso chi ne rispetta le regole (forme, norme, valori), esclusiva verso chi non le rispetta.

Paura della libertà di essere asociali

Abbiamo paura di essere liberi di comportarci in modo asociale e di subirne le conseguenze. Il significato della parola "asociale" dipende dalla nostra formazione e cultura.

L'uomo è un animale imitatore

Nessuno è totalmente originale. Ognuno di noi imita (consciamente o inconsciamente) dei modelli di pensiero e di comportamento appresi per imitazione interagendo con gli altri.

Chi non piscia in compagnia...

Un detto popolare afferma che "chi non piscia in compagnia, o fa il ladro o fa la spia". Per l'uomo comune l'affermazione è valida sostituendo a "pisciare" qualunque altro verbo.

Interdipendenza e intermimesi

Considerata la nostra interdipendenza e la necessità di conformarci a dei comuni modelli di pensiero e di comportamento, scegliamo insieme i modelli più adeguati e soddisfacenti.

Il fascino dei vincitori

Nella competizione politica, culturale, economica coloro che salgono nella scala gerarchica godono di un vantaggio supplementare dovuto alla tendenza popolare a premiare i già premiati.

Il pericolo della televisione

Gli esseri umani tendono ad imitare tutto ciò che vedono gli altri fare, e più sono quelli che fanno la stessa cosa, più forte è la motivazione ad imitarli. Per questo la TV è molto pericolosa.

Promesse di Natale

Il Natale è una promessa di felicità, di fraternità, di comunità, di pace, di regali. A parte i regali ai bambini, normalmente la promessa non viene mantenuta e dal giorno dopo tutto torna come prima.

Psicologia dello strappo

Coloro che indossano jeans volutamente strappati, forse lo fanno per distinguersi da quelli che li indossano sani, facendo intendere che essi sono più liberi, coraggiosi e meno conformisti degli altri.

A proposito delle feste

Le feste sono anche esami in cui si misura la conformità delle persone rispetto alle forme, norme e valori della comunità, da cui si evince il grado di appartenenza alla stessa. Per questo mi disturbano.

Solitudine, pecore e pastori

Se non vuoi soffrire di solitudine, devi scegliere se essere intellettualmente pecora o pastore, e, nel secondo caso, devi competere per la miglior posizione nella gerarchia dei pastori e combattere contro la concorrenza.

Timore di giudizi contrastanti, e conformità

Ogni cosa che facciamo viene giudicata dagli altri e da noi stessi. Siccome i giudizi possono essere contrastanti, molti preferiscono fare solo cose che anche gli altri fanno, e farle insieme agli altri, o allo stesso tempo.

Approvazione e conformismo

Abbiamo tutti bisogno di essere approvati, perciò consideriamo (consciamente o inconsciamente) nemici coloro che non ci approvano. D'altra parte per diminuire il rischio di essere disapprovati tendiamo ad essere conformisti.

Mediocrità ed eccellenza

Suppongo che la scelta tra mediocrità ed eccellenza sia innata e che la maggioranza propenda geneticamente per la mediocrità. D'altra parte se non vi fosse una maggioranza conformista la società sarebbe un caos insostenibile.

Il rischio di pensare diversamente

Le idee, le conoscenze, gli interessi intellettuali e perfino le esperienze di una persona possono essere oggetto di censura, discriminazione sociale e persecuzione se contrastano con le idee di chi comanda o con il senso comune.

Fare e appartenere

Fare una cosa di un certo tipo significa anche dimostrare di appartenere alla categoria di persone che fanno quel tipo di cose. A volte questa dimostrazione di appartenenza è più importante e più significativa della cosa che si fa.

Conoscenza della normalità

Per la psicologia e per lo studio della natura umana in generale è più importante conoscere e capire i comportamenti normali che quelli anomali, perché sono i primi e non i secondi quelli che causano il bene e il male di intere comunità.

Ciò che unisce le persone

Ciò che unisce le persone non sono solo le cose che esse comunemente pensano e fanno, ma anche quelle cose che non pensano e non fanno in quanto disprezzate, ignorate o proibite dai loro costumi, ovvero dalle loro norme etiche ed estetiche.

Il compito degli intellettuali

Il compito degli intellettuali, come quello di qualunque figura pubblica, come ad esempio presentatori e animatori culturali e televisivi, è quello di fornire paradigmi di interazione umana. Sono gli apostoli del conformismo, ognuno di un certo tipo di conformismo.

I regali di San Valentino

Quando tanti fanno la stessa cosa nello stesso momento la creatività è a zero, e le pecore, felici di fare la cosa giusta al momento giusto, e orgogliose della loro normalità, seguono docilmente il padrone che le tosa e le munge, felice anche lui grazie alla lana e al latte che ne ricava.

"Normale" vs. "sano"

"Normale" non significa "sano". Sano è chi non soffre se non in misura occasionale, giustificata e proporzionata rispetto alle cause. Ci sono società, come la nostra, dove è "normale" avere disturbi mentali, soffrire per motivi irrazionali, ovvero cercare ciò che fa male e non cercare ciò che fa bene.

Il rischio della conformità

L’uomo tende naturalmente a conformare il suo pensiero e il suo comportamento a quelli delle persone con cui interagisce più spesso e in età più giovane. Questa tendenza, sebbene indispensabile per la conservazione della specie umana, è pericolosa quando le persone con cui si interagisce sono mentalmente insane.

Sui cosiddetti influencer

Abbiano bisogno di Influencer che fungano da modelli etici e intellettuali per il progresso civile. Gli influencer attuali sono solo modelli di mode esteriori, che non richiedono alcun impegno, né materiale, né mentale, né verso gli altri, né verso se stessi. Servono solo a ridurre la paura di sentirsi diversi, anormali.

Canali sociali

Noi navighiamo in "canali sociali" ovvero corsi di pensiero artificiali tracciati da rare persone venute prima di noi, che sono riuscite a creare e diffondere memi, ovvero mode, ideologie, religioni, filosofie, logiche, mentalità ecc., canali che si ampliano e riducono in funzione della quantità di persone che li percorrono.

Approvazione dell'approvazione

Anche l'approvazione o la disapprovazione di qualcosa o di qualcuno possono essere oggetto di approvazione o disapprovazione da parte degli altri. Per questo ci capita di approvare o disapprovare qualcosa o qualcuno per essere approvati. Approvare o disapprovare certe cose o persone sono aspetti importanti di ogni conformismo.

Luoghi (non) comuni

Siamo prigionieri di luoghi comuni, perché comunichiamo con gli altri solo attraverso essi. Per esplorare luoghi non comuni abbiamo bisogno di compagni di viaggio con la stessa intenzione, altrimenti ci isoleremo. In alternativa, possiamo entrare in relazione con persone che abitano luoghi mentali a noi sconosciuti e farceli raccontare.

Conformismo acritico e spirale della morte

Il conformismo acritico può avere conseguenze nefaste come quelle che in natura si verificano tra le formiche nel fenomeno della spirale della morte.
https://www.mondoformiche.it/2012/08/formiche-la-famigerata-e-sconosciuta.html?m=1

Sulle ragioni dello conformismo

I conformisti sono tali sia per un bisogno innato di imitazione, comune a tutti gli esseri umani, sia perché la conformità rispetto ai modelli sociali della comunità di appartenenza viene premiata, e la non conformità punita, esplicitamente o implicitamente. Di conseguenza, sentirsi conformi è causa di piacere, e sentirsi non conformi causa di dolore.

Paura e piacere nel conformismo e nella sottomissione

Il piacere può essere attivato dalla diminuzione di una sofferenza, di una paura o di un'ansia. Per esempio, il conformismo e la sottomissione (in ambito sociale o religioso) sono causati dalla paura dell'isolamento sociale o della punizione divina, e sono causa di piacere quando riescono ad alleviare tali paure e ad infondere sicurezza in tali ambiti.

Ripetizione e rassicurazione

La ripetizione delle forme sociali attraverso memi, rituali, tradizioni, costumi, tipi, modelli, linguaggi ecc. è rassicurante, così come il loro cambiamento è inquietante. L'uomo fatica a imparare le forme sociali necessarie per la cooperazione, e dopo averle imparate cerca di conservarle per non rischiare l'emarginazione in caso di cambiamenti non appresi.

Ostilità dei conformisti

Il guaio del conformismo non è tanto il fatto che i conformisti siano tali (a loro buon diritto), ma che siano ostili ai non conformisti a prescindere da ciò che questi propongono. Probabilmente i conformisti si sentono inconsciamente sotto accusa da parte dei non conformisti, anche quando non è il caso, e per questo provano antipatia o timore verso di loro.

Comandi nascosti irresistibili

Dietro i messaggi che ci bombardano ogni giorno in varie forme si nascondono imperativi come: Obbedisci! Imita! Copia! Segui! Servi! Credi! Compra!

Se ci venissero fatte queste richieste esplicitamente ci ribelleremmo. Ma siccome ciò avviene di nascosto, cediamo ad esse, soprattutto quando sono ripetute e vediamo che molti altri le accolgono.

Rituali di condivisione

Ogni essere umano ha bisogno di celebrare periodicamente rituali di condivisione con altri umani. Non importa ciò che viene condiviso (vanno bene anche cose false o senza senso) purché ci sia condivisione. Si può partire da una persona e cercare cose che possono essere condivise con essa, oppure partire da una cosa e cercare persone con cui essa può essere condivisa.

Il prezzo dell'accettazione

Certe persone, per farsi accettare dagli altri, sono costrette a nascondere la loro autentica personalità, le loro conoscenze ed esperienze, capacità, passioni, ambizioni, debolezze, temperamento, i loro tormenti, le loro opinioni sugli altri in generale e in particolare sulle persone da cui vorrebbero essere accettati, e a fingere una normalità e affinità a loro aliene.

Animale credente

L'uomo è un animale credente. E' capace di credere in qualsiasi cosa. Guardate in quante cose diverse l'uomo ha creduto nelle varie epoche e nei vari paesi. Le più assurde, le più improbabili, le più pericolose, le più violente, le più strane, le più ingenue, le più stupide. Per il solo fatto che ci credevano molti altri. Specialmente in materia di religione. Ancora oggi.

Conformismo e potere

Il conformismo è uno strumento di potere. È il potere del gruppo sui suoi membri, ovvero il potere che ogni membro del gruppo esercita sugli altri membri imponendo loro le regole del gruppo stesso.

Infatti ogni membro del gruppo si pone come suo rappresentante, assumendo su di sé i poteri del gruppo, supportati dalla minaccia di esclusione dal gruppo stesso.

Sull'autenticità dei bisogni e dei desideri

L’uomo è valutato e giudicato dai propri simili anche in merito ai propri bisogni e ai propri desideri. Per questo è indotto ad “aggiustare” i propri bisogni e i propri desideri secondo le aspettative e le esigenze altrui, finendo per non sapere se i suoi bisogni e i suoi desideri sono autentici, innati, originali, oppure finti, copiati, artificiali, costruiti per compiacere gli altri e fare “bella figura”.

Sul sentimento di normalità

Gran parte dei comportamenti umani si spiegano con il piacere e l'orgoglio di sentirsi normali e la paura di essere considerati anormali.

L'anormalità è il peccato originale da cui tutti cercano di essere assolti.

La divinità più potente nella religione di ogni popolo, è Norma, ovvero la dea della normalità, oggetto di adorazione e sacrifici quotidiani, per lo più inconsapevoli.

Giudizi e prese di posizione

Giudicare implica prendere posizione a favore o a sfavore di certe idee e delle persone che le diffondono. Purtroppo La maggior parte della gente giudica e prende posizione, non giudica e non prende posizione, semplicemente adottando i giudizi e le posizioni, i non giudizi e le non prese di posizione, della maggioranza delle persone della cui cooperazione ha bisogno. Le conseguenze di questo fenomeno sono sotto gli occhi di tutti.

Gruppi e liturgie

Ogni gruppo sociale ha le sue liturgie, sacre e profane, essenziali per la sua coesione e caratterizzazione. Si tratta di rituali che celebrano implicitamente o esplicitamente, le forme, le nome e i valori della collettività. Chi non partecipa alle celebrazioni si estranea e si isola dal gruppo. Per questo, per non restare soli, molti partecipano alle celebrazioni liturgiche collettive pur senza credere che abbiano un qualche senso.

La trasmissione dell'idiozia alle generazioni future

Pochissimi nascono idioti, quasi tutti ci diventano a causa di una educazione familiare e di una cultura che scoraggiano il pensiero critico e il cambiamento, costringendo il bambino al conformismo e all'adattamento allo status quo. Risultato è che il disadattamento è dai più considerato una insufficienza mentale, e i genitori rivolgono ai propri figli il trattamento che hanno subito da piccoli, assicurando la trasmissione dell'idiozia alle generazioni future.

Promesse di felicità

Siamo sommersi da promesse di felicità legate a certi consumi e a certe pratiche di pensiero e di azione. Inizialmente espresse dai poteri religiosi, politici ed economici per mantenersi e svilupparsi, le promesse più disparate vengono accettate acriticamente e propagate da masse di ingenue persone a cui erano dirette e ciò le rende irresistibili e credibili anche agli occhi di chi aveva qualche dubbio sulla loro veridicità. Perché è difficile non credere a ciò in cui tutti, intorno a te, credono.

Cultura e conformità

La cultura è quella cosa a cui l'uomo si conforma per poter interagire con gli altri.

La cultura è la causa prima di ogni situazione sociale, e quindi è la causa dei mali di ogni società. Ciò è dovuto all'istinto che ci spinge a imitare il comportamento altrui più appariscente e più approvato.

Per migliorare una società è perciò necessario migliorare la sua cultura, ma questo è difficile a causa della tendenza di ogni umano a conformarsi alla cultura che frequenta, piuttosto che cercare di cambiarla.

Anormalità e solitudine

Ci sono persone che, se non fingessero di essere normali, sarebbero sole come cani randagi (a volte mi sento come uno di loro). Il problema è che gli "anormali" lo sono tutti in modi diversi per cui un anormale è "normalmente" incompatibile non solo con i "normali", ma anche con tutti gli altri anormali. Un'amicizia tra anormali è dunque molto improbabile, per cui essi sono condannati alla solitudine a meno che, ogni tanto, non fingano di essere normali o che la loro anormalità sia uguale a quella della persona con cui vogliono avere una relazione.

Le ragioni del conformismo

Se io mi comporto come la maggior parte della gente, ovvero in modo cosiddetto "normale", non sarò criticato dalla maggior parte della gente, ma se mi comporto diversamente, ovvero in modo "anormale", allora rischio di essere criticato dalla maggior parte della gente, perché comportarsi in modo anormale può essere percepito come una manifestazione di arroganza e di disprezzo del comportamento normale, ovvero disprezzo della maggior parte della gente. Per queste ragioni la maggior parte della gente si comporta come la maggior parte della gente, ovvero è conformista.

Conformismo e bisogno di accoglienza

Il bisogno più importante per un essere umano, oltre la sopravvivenza, è di essere accolto dalla propria comunità.

Affinché ciò avvenga, un individuo ha bisogno di dimostrare a se stesso e agli altri di essere degno di accoglienza.

Per dimostrarlo, esso si comporta in modo conforme alle forme, norme, valori, abitudini e aspettative della maggioranza della comunità stessa.

E' così che la maggior parte degli esseri umani, per essere accolti dalle loro comunità, sacrificano la loro libertà, diversità, originalità e creatività.

Conformismo estetico

Esiste un conformismo estetico che spinge inconsciamente la gente a celebrare e apprezzare forme d'arte e artisti ritenuti eccellenti dalle autorità estetiche e/o dalla maggioranza della gente stessa. Anche questo è un modo per diminuire il rischio di isolamento ed emarginazione sociale.

Il piacere reale che si prova ascoltando la musica di un artista apprezzato dalla propria comunità potrebbe essere causato dalla sensazione di essere socialmente integrati più che dalla bellezza di quanto si ascolta. Impossibile stabilire con certezza il peso relativo delle due componenti.

Cos'è la normalità

A parte i significati definiti nei vocabolari, per me "normale", in senso psicologico, è un modo di essere e di comportarsi usuale, comune, ordinario, caratteristico della maggioranza di una popolazione o gruppo sociale, che la maggioranza si sente motivata a imitare e rispetto al quale ha consciamente o inconsciamente paura di differenziarsi, come se, comportandosi in modo troppo diverso dal normale rischiasse di essere emarginata, esclusa, giudicata come immorale, o punita in qualche modo. La normalità è il modello di riferimento del conformismo. Per questo molti sentono il bisogno profondo di essere, o almeno sembrare, normali.

Psicologia, automiglioramento e conformismo

La questione non è se sia vera, o più vera, la teoria psicologica X o la Y, ma quanto l'uomo sia interessato a conoscere la propria natura e il proprio funzionamento. Infatti anche la migliore teoria sulla natura umana, ovvero sul modo in cui un essere umano funziona, è inutile se l'interessato non è interessato a conoscerla, né desidera, attraverso tale conoscenza, migliorare il proprio comportamento in termini di soddisfazione dei propri bisogni.
Temo infatti che la gente sia talmente conformista che si interessi di psicologia solo quando, e nella misura e con la profondità profondità, in cui essa sia di moda.

Il fascino delle parole difficili

Perché tanta gente dice "tipologia" intendendo "tipo", "problematica" intendendo "problema", "estrapolare" intendendo "estrarre", come se fossero sinonimi? Queste parole hanno significati diversi. "Tipologia" è un insieme di tipi, "problematica" un insieme di problemi, "estrapolare" significa ricavare un dato ipotetico da dati reali ecc.

Quando uno sceglie una parola difficile piuttosto che una più facile, forse vuole dare l'impressione di avere una cultura superiore a quella che ha. E' anche vero che chi ha una scarsa cultura tende a copiare l'uso improprio di certi vocaboli da chi si presume abbia una cultura superiore, come certi personaggi che parlano in televisione.

Paura di non aver paura

Un sentimento paradossale e molto insidioso è, a mio parere, la paura di non aver paura. Infatti, la mia creatività, la mia produttività e la mia soddisfazione sono al massimo quando mi "dimentico" di aver paura di ciò che normalmente mi fa paura, a cominciare dalla paura di non aver paura. Perché siamo stati educati ad avere certe paure, siamo stati premiati quando quelle paure hanno attecchito nel nostro inconscio e castigati quando siamo stati "sfacciati", ovvero quando abbiamo dimostrato di non aver paura del giudizio altrui. Lo stato "estatico" di assenza della paura non dura però a lungo, e quando essa torna è aggravata dal ricordo (con senso di colpa) dei momenti in cui l'abbiamo dimenticata.

Comportamenti rituali

Gli esseri umani fanno una infinità di cose che non farebbero mai se non vedessero tanti altri farle. Io chiamo tali cose "rituali". Mi riferisco a comportamenti ripetitivi che non hanno alcun senso in sé, ma che lo acquistano per il solo fatto che sono praticati da altre persone. Infatti, quando vediamo qualcuno comportarsi in un certo modo ripetitivo, non possiamo restare indifferenti e finiamo per decidere di rispettare ed imitare tale comportamento come qualificativo dell'appartenenza ad una certa comunità a cui desideriamo appartenere, oppure disprezzarlo in quanto qualificativo di una comunità della quale non vogliamo far parte, anche se tendiamo a nascondere tale disprezzo in quanto politicamente scorretto.

Approvazione reciproca

Il bisogno più forte e comune per un essere umano che non abbia problemi di sopravvivenza, è quello di essere approvato dai propri simili. A tale scopo gli umani hanno inventato tanti modi per approvarsi reciprocamente, che comprendono l'imitarsi a vicenda, partecipare collettivamente ad eventi di qualsiasi tipo (ovvero fare le stesse cose nello stesso momento), avere le stesse opinioni, gli stessi gusti, la stessa morale e giudicare solo gli appartenenti ad altri gruppi e altre comunità, ovvero, escludere sempre i presenti da qualsiasi critica. In altre parole, eliminare l'autocritica sia individuale che di gruppo e combattere chiunque osi criticarci direttamente (cioè personalmente) o indirettamente (cioè come membri di un gruppo o categoria di persone).

Partecipare! Partecipare!

Ecco cosa tutti vogliono: partecipare alla vita sociale, attivamente o passivamente, in qualunque ruolo. Partecipare per non restare soli, per non essere esclusi. Partecipare alle feste, agli spettacoli, ai concerti, alle conversazioni, ai pranzi, agli eventi sportivi, ai raduni, agli incontri, ai social network. Fare ciò che fanno gli altri, insieme agli altri. Parlare come gli altri, pensare come gli altri, leggere ciò che gli altri leggono, vedere ciò che vedono gli altri, ascoltare ciò che ascoltano gli altri, vestire come gli altri, abitare come gli altri, mangiare come gli altri, lavorare come gli altri, riposare e andare in vacanza come gli altri. Esserci, essere "in", non essere "out". Essere come gli altri, essere normali, far parte della società dei normali.

Il rispetto dell'anormale per i normali

Dalla lettera di un anormale ai normali: "Conosco verità importanti per voi e su di voi, che voi non conoscete, ma non ve le dirò, sia perché non siete in grado di capirle, sia perché susciterebbero in voi ostilità contro di me. E non vi dirò nemmeno in quali cose sono diverso da voi, perché la mia diversità vi angoscerebbe e disgusterebbe, e sarebbe da voi percepita come una minaccia. Fingerò quindi di essere come voi, di pensare come voi, di avere gli stessi vostri valori, la stessa morale, gli stessi gusti, gli stessi pensieri, le stesse motivazioni, gli stessi piaceri, le stesse paure, gli stessi pregiudizi, gli stessi limiti e le stesse rassegnazioni. In questo modo possiamo convivere pacificamente, produttivamente e amichevolmente, perché io ho bisogno di voi come voi avete bisogno di me."

La paura della mostruosità

Nell'incoscio di ogni umano si nasconde una paura insidiosa: quella di essere anormali, sbagliati, cattivi, brutti, inadeguati, schifosi, indegni della società, mostruosi, disumani e di essere per questo respinti, esclusi, rifiutati, disprezzati, emarginati, isolati, puniti, distrutti. Per l'inconscio, chi giudica queste qualità non possiamo essere noi stessi, ma sono sempre gli altri, cioè l'Altro generalizzato che abita in ognuno di noi. La paura inconscia, l'ansia di questo giudizio assoluto (per l'inconscio tutto è assoluto) ci limita sia intellettualmente che emotivamente e ci stressa per tutta la vita. Per alleviare lo stress ricorriamo sin da bambini ad una serie di espedienti e strategie, come il conformismo, l'illusione di essere giusti, il nascondere anche a noi stessi la nostra vera natura e il rinunciare alla libertà di esprimere tutto il nostro potenziale.

Critica dell'autocritica sociale

Noi pensiamo e ci comportiamo non liberamente, ma entro determinate strutture mentali, cioè entro determinati modelli di partecipazione sociale condivisi. Di conseguenza, per cambiare la società occorre cambiare tali strutture e tali modelli, e per cambiare queste cose occorre studiarle.

Tuttavia, studiare i modelli sociali entro i quali certe persone si muovono può essere da queste considerato offensivo, perché implica che esse hanno una libertà limitata.

Infatti lo studiare i modelli sociali non corrisponde ad alcun modello sociale. È dunque un’attività considerata dai più come “strana”, arrogante o perfino asociale.

Pertanto, chi si dedica allo studio critico dei modelli sociali nella sua società farebbe bene a non rivelare tale interesse, per non essere visto con diffidenza e non essere criticato come strano, arrogante o asociale.

Conseguenze della mimesi

Conformarsi a certi modelli culturali (ovvero imitare certi "modi" di pensare e di agire che abbiamo "appreso" interagendo con gli altri) comporta ricompense sociali positive e negative. Infatti, se mi conformo al modello x, alcuni saranno contenti, altri scontenti, alcuni mi premieranno, altri mi puniranno, alcuni mi ameranno di più, altri di meno. Lo stesso vale se non mi conformo al modello x.

Questo è un doppio vincolo: abbiamo bisogno e paura di conformarci, perché ogni forma ha i suoi amici e i suoi nemici. Ma non possiamo fare a meno di conformarci a qualche modello culturale, pena l'isolamento.

Pertanto tendiamo a conformarci ai modelli che i nostri algoritmi cognitivi, emotivi e motivazionali consci e inconsci reputano più "familiari", più "convenienti", più "adatti" a noi, ovvero a quelli che comportano per noi i maggiori vantaggi e i minori inconvenienti, le maggiori soddisfazioni e le minori frustrazioni, il maggior piacere e il minor dolore.

Il senso del Natale

I rituali del Natale sono rituali di appartenenza ad una comunità di persone accomunate dal rispetto dei rituali del Natale.

Non è un gioco di parole né una tautologia. Si tratta infatti di rituali fini a se stessi che non hanno ormai alcun senso se non quello di celebrare un'appartenenza e di goderne insieme. Essa viene periodicamente confermata attraverso il rispetto delle tradizioni che la caratterizzano. A questo servono le feste.

Detto con parole volgari, il Natale è una piacevole (ma non per tutti) ammucchiata nel segno di una tradizione autoreferenziale, il cui significato religioso ormai si è completamente perso.

Chi sceglie di non rispettare la tradizione del Natale rischia di isolarsi dalla comunità e di apparire strano, estraneo o straniero.

Non tutti godono nel celebrare le feste natalizie. Molti si annoiano, ma sopportano e rispettano questa tradizione per evitare di estraniarsi dalla comunità. Infatti il Natale è anche un modo per misurare il livello di sottomissione degli individui allo "spirito" della comunità.

Sul significato dei riti

Io suppongo che ogni espressione rituale tipica di una certa comunità (come, ad esempio, lo scambio di auguri in occasione delle festività principali) significhi affermare o confermare l’appartenenza (a quella comunità) sia di colui che recita la formula rituale, sia di coloro a cui essa è rivolta.

In altre parole, attraverso la celebrazione del rito, i partecipanti affermano o confermano la loro appartenenza alla comunità di cui quel rito è una norma, sottintendendo un legame affettivo, di fratellanza, di uguaglianza, di solidarietà, con gli altri membri della stessa.

Tale legame può essere più o meno reale o simulato, conscio o inconscio.

La non partecipazione di una persona ad un certo rito può essere pertanto intesa come un’estraniazione, un dichiararsi fuori, stranieri, rispetto alla comunità che lo celebra. Ciò spiega la permanenza di certi riti nel tempo, anche quando il loro significato originale è andato perduto.

Conformità, copia, imitazione, riproduzione

Il concetto di conformità è basato sul concetto di copia. Infatti, affinché una cosa sia conforme ad un certo modello, essa deve copiarne le forme (o i caratteri) essenziali, ovvero deve costituire una copia abbastanza fedele del modello stesso.

La conformità può essere totale o parziale, ovvero più o meno completa, secondo la quantità degli aspetti copiati e la qualità (o fedeltà) delle copie.

Sinonimi di copia sono “riproduzione” e “imitazione”.

La somiglianza tra due cose è funzione di quanto l’una sia una copia dell’altra.

Gli umani si assomigliano geneticamente in quanto possiedono codici genetici quasi identici, e tendono ad assomigliarsi anche culturalmente, in quanto tendono ad imitare modelli comuni.

A mio avviso l’uomo ha un istinto di imitazione che è alla base di ogni apprendimento culturale.

La vita si basa sulla riproduzione, la società sull’imitazione, vale a dire sulla copia dei comportamenti, seppure con variazioni individuali.

Il conformismo consiste nel timore eccessivo di ogni comportamento non sufficientemente conforme rispetto a quello medio della propria comunità di appartenenza.

Il conformismo inibisce l’innovazione e il progresso civile.

Domande per l’analisi di qualsiasi cosa

Come si chiama in italiano e in altre lingue?
Come si può definire?
Categorie (classi) a cui la cosa appartiene?
Di quanti tipi può essere?
Da quando esiste, fino a quando è esistita?
Come si è formata?
In quali eventi storici o epoche ha avuto un ruolo importante?
Quanto può durare?
Chi l’ha inventata?
Chi l’ha definita?
Chi la possiede?
Quanti esemplari esistono?
Dove si trova?
Quando si usa?
Chi la usa?
Chi ne ha bisogno?
A cosa serve?
A chi è utile e perché
A chi è dannosa e perché
A chi piace e perché?
A chi non piace e perché?
Con quali altre cose si relaziona
Di cosa ha bisogno per esistere?
Di cosa ha bisogno per funzionare?
Di quali elementi è composta?
Come interagiscono le parti di cui è composta?
Chi la conosce?
Chi non la conosce?
Quanto costa procurarsela?
Quanto costa mantenerla?
Quanto costa eliminarla?
Con cosa può essere sostituita?
Come può essere usata impropriamente?
Quali effetti collaterali può avere?
Rende la vita più facile o più difficile?
Possono averla tutti?
Fa bene o male alla salute?
Ci rende più o meno liberi?
Che significato e che importanza ha nelle vita e nella visione del mondo delle persone?

La mente come macchina copiatrice

Ho scritto altrove che la vita è basata sul trattamento dell’informazione (percezione, interpretazione, registrazione, rievocazione, valutazione, espressione). Aggiungo qui che il trattamento più frequente dell’informazione consiste nella copia. Infatti, registrare o memorizzare un’informazione equivale a copiarla, per esempio da una fonte esterna ad un registro interno, da un ricordo ad una espressione attuale, dalla memoria a breve termine a quella a lungo termine ecc..

Da quando nasciamo copiamo continuamente informazioni, specialmente per quanto riguarda il linguaggio parlato e scritto e il comportamento dei nostri consimili, ovvero i loro gesti, il loro modo di parlare, di vestirsi, equipaggiarsi, i loro strumenti, le loro proprietà ecc.. Copiamo dalle persone che consideriamo buoni modelli, socialmente accettabili e stimati, e cerchiamo di non copiare da quelle che consideriamo disprezzabili. In tal caso tendiamo a fare il contrario di ciò che esse fanno.

La copia, che possiamo in certi casi chiamare imitazione e in altri riproduzione, può avvenire consciamente o, ancor più spesso, inconsciamente. Si potrebbe persino dire che l’attività principale e più frequente della mente consista nel copiare informazioni a tutti i livelli, a partire dalle cellule, in cui avviene la copia del DNA.

La maggior parte della gente non è capace di comportarsi in modi che non siano copiati da altri e rarissime sono le persone in grado di agire comportamenti originali.

Apologia e comprensione critica del conformismo

A mio parere, il conformismo (cioè la tendenza ad imitare gli altri, a conformarsi a modelli di comportamento condivisi e a muoversi in gruppi) è un’abilità innata, emersa nel corso dell’evoluzione della specie umana per i suoi grandi vantaggi adattivi.

Il conformismo non ha uno scopo razionale, ma è fine a se stesso, in quanto fattore di coesione sociale; serve infatti solo a garantire la coesione sociale della comunità e l’interazione tra i suoi membri. Perciò può assumere le forme più diverse da cultura a cultura, più o meno sensate, e cambiare tali forme nel tempo al fine di indurre le persone a confermare periodicamente la loro appartenenza alla comunità. Infatti, attraverso l’espressione della conformità alle forme, alle norme e ai valori della comunità, si può stabilire chi vi appartenga e chi no.

In quanto innato, il conformismo è per lo più inconscio e costituisce un bisogno dalla cui soddisfazione o frustrazione dipendono gran parte delle nostre gioie e sofferenze.

Per quanto sopra, il conformismo merita comprensione e rispetto, ma va criticato quando assume forme disadattive per l’interesse della società e degli individui più creativi. Infatti, le persone più conformiste sono spesso ostili verso quelle meno conformiste, poiché le considerano una minaccia per la coesione sociale.

Ciononostante, il progresso delle civiltà, cioè l'evoluzione delle culture, è dovuto, a mio avviso, all’azione delle persone meno conformiste.

Messaggi dei tatuaggi

A mio avviso i tatuaggi esprimono messaggi inconsci rivolti agli altri e a se stessi, come, ad esempio, i seguenti:

Guardami, io esisto e tu non devi ignorarmi. O apprezzi o disprezzi il mio tatuaggio, ma non puoi ignorarlo, non puoi ignorarmi.

Io non sono uno qualsiasi, io sono speciale, io sono originale perché il mio tatuaggio è unico al mondo.

Io sono padrone del mio corpo, nessuno può dirmi come deve apparire. Io sono libero da condizionamenti, io sono anticonformista.

Io sono coraggioso perché il mio tatuaggio è stato molto doloroso ed è irreversibile. Come la mia personalità, non cambierà mai.

Io appartengo alla comunità dei tatuati, diversa dalla tua, migliore della tua, di cui fanno parte altre persone simili a me, che si tatuano anch'esse.

Se ti faccio schifo dimostri che sei ignorante, conformista, cattivo.

Io sono una persona alla moda, tu no; io sono più evoluto di te.

Il mio tatuaggio è bello, e dimostra il mio buon gusto.

Questo tatuaggio mi ricorda qualcosa che per me ha grande valore e che non voglio mai dimenticare.

Il mio tatuaggio racconta una storia, esprime certi ideali. Se non li capisci e non li condividi sei mio nemico, sei ignorante, sei stupido.

Se capisci il mio tatuaggio e ti piace, sei mio amico e alleato.

Il mio tatuaggio è un grido di dolore autolesionista, se non lo capisci non hai sentimenti.

Più è esteso il tatuaggio, più forti sono i messaggi che esso esprime, più sono coraggioso, più attenzione e rispetto io merito, più alta è la mia posizione nella gerarchia dei tatuati.

Ecc.

Sul significato degli auguri di buone festività

A mio parere, augurare "buon Natale", "buona Epifania" ecc. nella maggior parte dei casi non ha nulla a che vedere con la nascita di Gesù, né con l'"epifania del Signore", che sono solo dei pretesti per certe sincronizzazioni convenzionali.

Lo scambio di auguri consisterebbe piuttosto nello scambio di messaggi il cui contenuto potrebbe essere qualcosa come: "Ehi tu, ti ricordo che io esisto, ti informo che sto pensando a te e ti confermo che tra te e me c'è una certa relazione per me buona e importante, che io desidero mantenere. Spero che sia buona e importante anche per te, e mi farebbe piacere ricevere una conferma, un segnale, in tal senso, anche un semplice ‘altrettanto’".

Se questo fosse il vero significato degli auguri, perché scambiarli solo in occasione di feste religiose? Tra l’altro, questo mette gli atei a disagio. Non potremmo dire esplicitamente, direttamente e spontaneamente agli interessati quanto sono importanti per noi senza aspettare il momento convenzionale per farlo? Oltretutto fare qualcosa per tradizione è come obbedire ad un obbligo e pone dubbi sulla sincerità e la “cordialità” (nel senso del cuore) del messaggio.

Per concludere, io credo che lo scambio di auguri sia semplicemente un rituale di appartenenza sociale, celebrato per abitudine anche quando la comunità a cui si conferma di appartenere è illusoria, immaginaria e non corrisponde a nessuna comunità reale. In altre parole, mi sembra che lo scambio di auguri sia una cosa che si fa soltanto perché si è sempre fatta nel nostro ambiente sociale.

Il paradossale vantaggio del conformismo

Nella letteratura umanistica il conformismo è solitamente visto come una criticabile debolezza umana dovuta soprattutto alla paura dell'emarginazone sociale, della solitudine e della responsabilità morale. Ma il conformismo può essere anche uno strumento di potere ed essere attraente anche per questo.

Abbiamo infatti bisogno degli altri, di interagire con gli altri, di essere approvati dagli altri, ma anche gli altri hanno questi bisogni, e noi possiamo approfittarne se ci poniamo come "gli altri" degli altri. Tuttavia, perché ciò avvenga, dobbiamo soddisfare certi requisiti, dobbiamo essere accettati come approvatori, e per questo dobbiamo conformarci alle norme, forme e valori comuni. Dobbiamo essere "rappresentativi" della società.

Al teatro, per esempio, ci sentiamo approvati (nella misura in cui ci comportiamo "normalmente") e approvatori (in quanto giudicanti), sia degli attori, sia del resto del pubblico. Perciò il teatro piace tanto, al di là dei contenuti messi in scena. Lo stesso vale per le partite di calcio e qualsiasi altro tipo di spettacolo o intrattenimento pubblico.

Il conformismo è fortemente motivante perché conformandoci, non solo ci sentiamo approvati, ma ci sentiamo approvatori, e questo è un potere enorme che ognuno può avere sugli altri, quello di giudicarli, perché ognuno ha paura del giudizio negativo e bisogno di quello positivo. Insomma, il conformismo non va visto solo come una forma di sottomissione, ma anche, paradossalmente,  di dominazione, di esercizio di potere. Altrimenti non si spiegherebbe perché è così diffuso e tenace.

Abbiamo bisogno di essere riconosciuti come "riconoscitori" e per acquisire tale qualità dobbiamo conformarci. Se non siamo accettati come "riconoscitori", non siamo rispettati, non siamo desiderati, non contiamo nulla.


Umano, subumano, superumano, normoumano, disumano, oltreumano

Umano, subumano, superumano, disumano, oltreumano, sono categorie (consce e/o inconsce) con cui qualifichiamo soggettivamente noi stessi e gli altri.

Inconsciamente o consciamente, abbiamo tutti bisogno di essere riconosciuti come umani e paura di essere qualificati come disumani, perché abbiamo bisogno di essere socialmente integrati.

Una volta assicurata la qualifica di umani, cerchiamo, se possibile, di compensare le nostre inferiorità (autopercepite o segnalate dagli altri) rispetto alla media umana della comunità di appartenenza (che ci renderebbero subumani) sviluppando delle superiorità, cioè cercando di essere superumani in certi aspetti. Tuttavia la compensazione è difficilmente equilibrata, ed è normalmente insufficiente o eccessiva, a causa del fatto che è misurabile solo soggettivamente ed è soggetta a errori di autopercezione e di percezione dell'altro.

Il comportamento di un individuo può essere determinato da motivazioni conformiste o difformiste. Il conformismo può essere competitivo o gregario. Nel conformismo gregario si cerca di essere come gli altri, non superiori né inferiori, mentre nel conformismo competitivo su ceca di essere superiori agli altri pur rispettando gli schemi culturali della comunità di appartenenza (forme, norme e valori).
Il conformismo, in entrambi i casi, è normalmente accompagnato e connotato dalla paura di cambiare.

Il difformismo (o riformismo) è un modo di comportarsi (e la motivazione che lo determina) per cui si sente il bisogno di cambiare le forme, norme o valori della comunità di appartenenza, per renderli più adatti alle proprie inclinazioni, mentre nel conformismo si tende ad adattare le proprie inclinazioni alle aspettative altrui.

Il difformista è dunque un oltreumano, o transumano, ma viene facilmente percepito come disumano dai conformisti, e come tale emarginato dalla comunità.

Invece, l'oltreumano viene facilmente scambiato per superumano o per uno che cerca di esserlo.

Le regole del gioco delle interazioni

Un essere umano ha bisogno degli altri, ovvero di interagire e scambiare beni, servizi e idee con loro. Affinché una interazione con un altro sia possibile, uno deve avere una sufficiente cognizione di come l'altro funzioni, ovvero essere capace di prevedere le sue motivazioni e possibili reazioni cognitive ed emotive ai messaggi che riceve e percepisce.

Per capire come uno funziona, possiamo frequentarlo, osservarlo, studiarlo, interrogarlo, oppure semplicemente assumere che funzioni più o meno come noi stessi. Ma noi sappiamo come funzioniamo? In realtà noi siamo in larga misura il risultato dell'educazione che abbiamo ricevuto, ovvero siamo come ci hanno voluto i nostri genitori e/o educatori formali e informali, ovvero molte persone che abbiamo incontrato sin da bambini.

Come insegna René Girard, la formazione della psiche si basa sull'imitazione dell'altro. E' così che la  generale interdipendenza dà luogo ad una reciproca imitazione che conduce alla formazione delle "usanze" caratteristiche di una comunità.

Stante quanto sopra, due persone interagiscono in modo non violento se rispettano entrambe certe "regole del gioco", che sono in parte derivate dalle usanze delle comunità a cui entrambe appartengono, e in parte negoziate e convenute (esplicitamente o implicitamente) tra le persone stesse, a condizione che esse siano capaci di negoziarle.

Molte difficoltà  e problemi e di interazione tra persone sono dovuti proprio alla incapacità di negoziare e/o convenire le regole dell'interazione, per cui, ad una interazione sregolata (e quindi potenzialmente violenta o sgradevole) con una certa persona si preferisce non interagire affatto con essa.

La soluzione? Una migliore conoscenza della natura umana, e una migliore condivisione di tale conoscenza, che implica la consapevolezza dei bisogni propri e altrui e del funzionamento di ciascuno in termini di reazioni cognitive ed emotive. Grazie a tale conoscenza dovrebbe essere più facile negoziare e convenire le regole del gioco delle possibili interazioni, accettabili da entrambe le parti.

Il bisogno (e il piacere) della conformità e l'ansia da non conformità

Come premessa, io suppongo che il bisogno umano più importante (escludendo quelli di tipo biologico che condividiamo con altri animali) sia quello di appartenenza, in cui includo quelli di integrazione, partecipazione, comunicazione e interazione sociale.

Assumendo che ciò sia vero, suppongo che uno dei bisogni umani più intensi e determinanti per la formazione della struttura della psiche sia quello di essere conformi ai modelli di comportamento tipici del gruppo di appartenenza.

Suppongo inoltre che la sensazione di non essere conformi ai detti modelli generi uno stato di ansia per la paura inconscia di essere esclusi o espulsi dal detto gruppo.

In altre parole, se è vero che il bisogno di appartenenza è il bisogno umano più importante, e che la soddisfazione e la frustrazione di tale bisogno determinano rispettivamente il benessere e il malessere psichico, ovvero la gioia o la sofferenza psichica del soggetto, e se è vero che l'appartenenza ad un gruppo sociale è subordinata alla conformità dei membri del gruppo alle regole comportamentali del gruppo stesso, allora è ipotizzabile che nella psiche si diano un'ansia da non conformità e una gioia da conformità, che dipendono direttamente dalla percezione (conscia o inconscia) del soggetto di essere più o meno conforme alle regole formali e comportamentali del gruppo di elezione.

Credo che questa logica che possa ben spiegare il fenomeno del conformismo, al di là di qualsiasi valutazione di tipo morale o intellettuale.

A riprova di quanto ho ipotizzato, basta osservare il piacere che procurano alla maggior parte della gente comportamenti collettivi come la partecipazione a feste, raduni, comitive di viaggi, incontri di gruppo, spettacoli teatrali, sportivi, musicali, e a eventi pubblici in generale, direttamente o attraverso media come la televisione, la radio o internet.

Ci sono infatti tante cose che la gente fa con piacere solo se ci sono altre persone che fanno la stessa cosa, meglio ancora se nello stesso momento, cose che perderebbero di attrattiva se il soggetto dovesse farle da solo o dovesse essere l'unico a farle.

L'esperienza condivisa di un evento o di un fatto, perfino di una disgrazia, unisce le persone, le fa sentire appartenere ad uno stesso gruppo umano, le conforta, le fa sentire meno sole. A tale riguardo il proverbio "mal comune, mezzo gaudio" è emblematico.

Il senso degli auguri

Fare gli auguri ad una persona, in qualunque occasione, significa manifestarle il proprio desiderio che le accadano cose buone, desiderabili.

In altre parole, dietro ogni augurio "positivo" è implicito il sentimento "ti voglio bene", così come dietro ogni augurio negativo è implicito il "ti voglio male".

Detto questo, mi chiedo quanto e quando abbia senso fare gli auguri. Ovvero: c'è bisogno di un'occasione particolare o si possono fare in qualsiasi momento? In altre parole, quando è appropriato e opportuno manifestare ad una persona, mediante un augurio, il bene che le vogliamo?

Se un giorno qualsiasi, per esempio un martedì 3 aprile, io telefonassi ad un mio parente o amico per augurargli una buona mattinata o giornata o serata o settimana o mese o serie di mesi quello si chiederebbe se io non abbia qualche disturbo mentale. D'altra parte, se a Natale o pochi giorni prima il mio amico o parente non ricevesse da me alcun augurio di buon Natale o buone feste o buon anno, quello potrebbe pensare che non gli voglio (più) bene, ovvero che mi è indifferente o antipatico.

Lo scambio di auguri è dunque soggetto a prescrizioni, ovvero a costumi sociali che abbiamo ereditato da chi è vissuto prima di noi. Secondo tali costumi, non è opportuno esprimere il proprio affetto in qualsiasi momento, ma è possibile o doveroso farlo, se l'affetto esiste, solo in occasioni particolari come feste, promozioni, viaggi ecc.

E' evidente che un augurio fatto "a comando" può essere facilmente falso e opportunista, quindi meno impegnativo e meno credibile di uno fatto in un momento inaspettato. D'altra parte, se non ci fosse il costume degli auguri sincronizzati con occasioni particolari, forse ci dimenticheremmo di esprimere la nostra benevolenza a chicchessia. La questione è dunque: abbiamo bisogno che qualcuno o qualcosa ci ricordi di esprimere la nostra benevolenza alle persone che amiamo o stimiamo? Non riusciamo a farlo spontaneamente? Ed è giusto che esprimere benevolenza al di fuori di occasioni particolari sia considerato un fatto inquietante e potenzialmente morboso?

Sta ad ognuno di noi decidere se obbedire o disobbedire a tali costumi ovvero se comportarci in modo "costumato" ma conformista, forzato e potenzialmente inautentico o "scostumato" ma libero, spontaneo e autentico.

La disobbedienza al costume, nel caso degli auguri può consistere nel farli in momenti inappropriati o inattesi, o nel non farli in momenti appropriati e attesi.

Imitare le differenze

Se, come dice Gregory Bateson, l'informazione è una differenza che fa una differenza, due informazioni uguali costituiscono due differenze identiche.

Questo è il paradosso fondamentale della vita: che ogni cosa o persona è uguale e diversa da altre cose o persone (in certi aspetti), e che noi siamo, e abbiamo bisogno di essere, uguali e diversi gli uni dagli altri allo stesso tempo.

Siamo infatti continuamente tesi a distinguere ciò che è uguale e ciò che è diverso, e a decidere chi imitare e da chi differenziarci.

Per questo il nostro pensiero è basato su tipi e stereotipi (logici o formali), distinguiamo le differenze in buone e cattive, e cerchiamo di imitare o perseguire quelle buone e di differenziarci o allontanarci da quelle cattive. L'etica è infatti basata sul riconoscimento delle differenze e sulla loro tipizzazione e valorizzazione.

I disagi e i disturbi mentali insorgono quando non riusciamo a deciderci tra due differenze, ovvero tra due diversi modi di essere (ovvero di pensare e di comportarsi) o due diverse appartenenze, cioè non sappiamo scegliere se assimilarci o differenziarci rispetto a certi tipi sociali (infatti, nello studiare le differenze umane, non dobbiamo considerare solo i tipi psicologici ma anche i tipi sociali).

L'indecisione tra due bisogni, ognuno dei quali comporta anche svantaggi o paure, è ciò che Gregory Bateson chiama "doppio vincolo" e Luigi Anepeta "dialettica tra bisogni antagonisti". Entrambi gli autori considerano tale irresoluzione una causa di disagi e disturbi mentali, incluse forme più o meno gravi di schizofrenia.

La natura ci ha dotati della capacità di riconoscere differenze e di assegnare ad esse valori diversi. Ci ha anche dotati del bisogno di imitazione e di quello di differenziazione rispetto ai nostri simili, e della capacità di scegliere tra i due casi.  Ma soprattutto ci ha dotati della capacità di imitare automaticamente e inconsciamente i nostri simili (come ci insegna René Girard e come la scoperta dei neuroni specchio sembra confermare).

L'organizzazione e la coesione sociale richiedono al tempo stesso una differenziazione di ruoli e una uguaglianza di identità all'interno di ogni gruppo rispetto a quelli competitori o complementari.

La società, infatti, non è un insieme di individui ma di gruppi omogenei di individui, ovvero di persone che hanno qualcosa di uguale tra loro e di diverso rispetto ai membri di altri gruppi. In altre parole, non si può fare parte della società se non come membro di qualche gruppo o comunità.

Per certe persone l'appartenenza a certi gruppi è certa, per altre più o meno incerta. Queste ultime soffrono più delle prime. Perché non solo ci sentiamo obbligati a definire le nostre personali appartenenze, ma ci aspettiamo che gli altri facciano altrettanto e vediamo con sospetto, paura e ostilità coloro che non riusciamo a classificare o raggruppare.

Conformismo e anticonformismo si combattono non solo nella società (tra gruppi diversi, anche se internamente omogenei), ma anche nelle menti degli individui, tanto più quanto essi sono introversi, con disagi più o meno grandi e più o meno evidenti.

La stabilità sociale richiede conformismo, il progresso anticonformismo.

Imitare o non imitare, questo è il dilemma che ci consuma (chi più, chi meno) e che ci caratterizza in (più o meno) conformisti o anticonformisti.

Che succede quando due persone interagiscono

Quando due persone interagiscono, prima di tutto c'è una fase di riconoscimento, in cui ognuno riconosce l'altro come persona particolare e/o tipo di persona, con certi attributi, cioè con una certa prevedibilità di comportamento.

Dopo il riconoscimento, ognuno percepisce (o intuisce) le intenzioni dell'altro e risponde ad esse secondo il proprio programma o copione di vita.

Durante l'interazione ognuno può prendere iniziative, cioè fare proposte o richieste all'altro. In ogni caso, ognuno risponde automaticamente alle intenzioni (percepite) dell'altro.

Riepilogando, i processi sono:

  • riconoscimento pregiudiziale

  • percezione delle intenzioni altrui

  • esplicitazione delle proprie intenzioni e richieste (limitate dalle proprie aspettative e dalla percezione dell'altro e delle intenzioni di quello)

  • reazione automatica alle intenzioni (percepite) dell'altro.

L'interazione è sostanzialmente automatica. Il programma di ciascuno contiene una serie molto numerosa di istruzioni condizionate strutturate nel seguente modo: se x è una persona di tipo y e manifesta intenzioni di tipo z, allora rispondere in modo k o fare una proposta o richiesta di tipo h.

Le combinazioni di y, a, i e h sono tantissime, forse centinaia o migliaia, per cui non possono essere gestite consciamente. Solo un computer può farlo. Ciò che possiamo invece fare, è considerare i vari tipi di persona che abbiamo memorizzato, come pure i vari tipi di intenzioni, di proposte e di risposte. In altre parole, non le combinazioni di queste cose, ma la tipologia di ciascuna di esse.

Esempi di tipi di persona percepiti nell'interazione:

  • Grado di intelligenza

  • Grado di bellezza fisica

  • Grado di eleganza

  • Livello di istruzione e conoscenza

  • Professione e specializzazione

  • Posizione filosofica e religiosa

  • Razza, etnia, nazionalità

  • Ambiente culturale di origine e attuale

  • Posizione politica

  • Grado di tradizionalismo

  • Grado di conformismo

  • Grado di introversione

  • Classe sociale

  • Status sociale

  • Livello di ricchezza

  • Grado di salute fisica

  • Grado di salute mental

  • Abilità, potenzialità, creatività

  • Risorse di cui dispone (qualità e quantità)

Esempi di tipi di intenzione percepiti nell'interazione:

  • Ritualizzare o confermare una comune appartenenza o una relazione reciproca

  • Rispettare insieme una tradizione come prescritto dalla stessa (conformarsi)

  • Interagire fine a se stesso (solo per mantenere viva una relazione)

  • Condividere le proprie esperienze

  • Condividere le proprie opinioni

  • Condividere i propri pensieri, emozioni, sentimenti, ricordi, pregiudizi, paure, desideri, bisogni

  • Eseguire un dovere o un ordine

  • Fare ciò che gli altri si aspettano che uno faccia

  • Condividere il proprio corpo

  • Avere un rapporto sessuale

  • Dare o ricevere riconoscimenti o apprezzamenti

  • Scambiare intimità, tenerezze, carezze

  • Scambiare beni o servizi

  • Scambiare informazioni o insegnamento

  • Stabilire una gerarchia, sottometterre l'altro o sottomettersi all'altro

  • Stabilire una cooperazione o alleanza

  • Negoziare un accordo

  • Danzare insieme

  • Cantare o suonare insieme

  • Rappresentare teatralmente un fatto sociale o una persona

  • Intrattenere l'altro

  • Giocare insieme

  • Scherzare insieme

  • Dare o ricevere stimoli

  • Aiutare o farsi aiutare

  • Curare o farsi curare

  • Guidare o farsi guidare

  • Indottrinare, plasmare, manipolare l'altro

  • Indurre o convincere l'altro a fare qualcosa o a credere in qualcosa

  • Sfruttare l'altro

  • Ingannare l'altro

  • Spaventare l'altro

  • Sfottere l'altro

  • Respingere l'altro

  • Esercitare violenza sull'altro

  • Aggredire l'altro


Modelli di comportamento, bisogni e omeostasi sentimentale

Il comportamento di un essere umano, quando non è volontariamente casuale, segue certe logiche consce e/o inconsce. Le logiche di comportamento consistono nella riproduzione (copia, imitazione, ripetizione) di certi modelli di comportamento appresi dal soggetto in qualche fase della sua vita.

I modelli di comportamento costituiscono strategie di soddisfazione dei bisogni, nel senso che attraverso la loro riproduzione, e solo attraverso essa, l'individuo riesce a soddisfare i propri bisogni ottenendo la necessaria cooperazione da parte degli altri.

L’uomo apprende spontaneamente modelli di comportamento, per un bisogno di imitazione geneticamente determinato. Infatti la vita sociale non sarebbe possibile senza l’apprendimento e la riproduzione di modelli.

Un individuo non copia direttamente il comportamento di altri individui, ma lo fa indirettamente e inconsciamente, attraverso modelli che il soggetto costruisce nella propria mente osservando il comportamento altrui.

Da bambini siamo premiati quando riproduciamo i modelli desiderati dai nostri educatori, puniti quando non li riproduciamo o non lo facciamo abbastanza fedelmente. In tal modo apprendiamo una quantità di modelli di comportamento a cui attribuiamo valori che dipendono dalla cultura in cui siamo stati educati.

Ogni essere umano riproduce continuamente (consciamente o inconsciamente) modelli di comportamento che sono al tempo stesso modelli di interazione, di partecipazione, di integrazione sociale e di pensiero.

Comportamenti, azioni, gesti, pensieri che non seguano qualche modello socialmente condiviso sono possibili, ma molto rari e difficili da attuare in quanto richiedono uno sforzo di volontà e di autocontrollo in tal senso. D'altra parte, l'apprendimento umano è basato sull'imitazione di modelli e tutto ciò che abbiamo appreso è parte di modelli.

Ad ogni transazione sociale viene attribuito un significato facendo riferimento a qualche modello condiviso. Quando non si trova un modello corrispondente, la transazione viene percepita come strana o violenta.

I mass media presentano modelli di comportamento pronti da riprodurre, da imitare, da indossare, con ruoli predefiniti da assumere, che promettono una soddisfacente partecipazione sociale e/o la soddisfazione di bisogni individuali

Siamo talmente dipendenti dai modelli di comportamento, che abbiamo una preoccupazione strutturale a tale riguardo. Viviamo sempre, consciamente o inconsciamente, nel timore che  stiamo riproducendo modelli sbagliati, che non stiamo riproducendo abbastanza bene i modelli che abbiamo adottato o che non stiamo riproducendo alcun modello. In altre parole, abbiamo paura di non aver appreso modelli condivisi, o di non averli appresi abbastanza bene, o di non essere capaci di riprodurli abbastanza bene.

Quando il nostro grado di imitazione di un certo modello (cioè la nostra performance quantitativa e qualitativa rispetto alla sua riproduzione) è sotto una certa soglia, si genera in noi un'ansia e una motivazione a migliorare la riproduzione del modello stesso. L'ansia si genera anche quando non sono ben definiti i modelli da imitare. Quando invece abbiamo la sensazione di aver riprodotto abbastanza bene i nostri modelli preferiti, proviamo soddisfazione, gioia e un senso di sicurezza.

Suppongo che nella psiche di ogni essere umano vi sia un sistema omeostatico inconscio che sorveglia in ogni momento il grado (quantitativo e qualitativo) di imitazione dei modelli sociali adottati e innesca sentimenti di piacere o dolore per spingere l’individuo, rispettivamente, a mantenere la riproduzione se buona, e a correggerla se cattiva o carente. Dato che questa omeostasi fa leva sui sentimenti, mi piace chiamarla omeostasi sentimentale.

L'omeostasi sentimentale sopra descritta (che io chiamo "mimetica") non è l'unico processo che regola il comportamento dell'individuo.  Infatti essa è affiancata da un'omeostasi (anch'essa sentimentale) di livello funzionale più alto, che sorveglia la soddisfazione di tutti i bisogni e che innesca sentimenti piacevoli quando i bisogni vengono soddisfatti, spiacevoli quando sono insoddisfatti. Userò l'aggettivo motivazionale per distinguere questa omeostasi da quella mimetica.

L'omeostasi mimetica può essere più o meno coerente o contrastante rispetto a quella motivazionale. Ciò dipende dalla misura in cui un certo modello di comportamento è in grado di soddisfare i bisogni del soggetto.

A conclusione di quanto sopra, faccio le seguenti considerazioni.

  • Dovremmo cercare di conoscere le caratteristiche generali dei modelli di comportamento nostri e altrui piuttosto che aspetti di dettaglio o particolari degli stessi.

  • Dovremmo chiederci in quale misura i modelli di comportamento nostri e altrui soddisfano i bisogni nostri e altrui.

  • Un modello di comportamento può essere modificato a livello individuale mediante una psicoterapia o un processo di automiglioramento, a livello sociale mediante una negoziazione esplicita delle modifiche in modo da migliorare la soddisfazione dei bisogni degli interessati.

  • Se vogliamo migliorare la società dobbiamo migliorare i modelli di comportamento che regolano le interazioni sociali.


Introduzione al caffè filosofico del 14/4/2022 sul tema “Norme sociali e insicurezza”

Cominciamo col definire il significato dei termini “norme sociali” e “insicurezza”.

Cito dall’articolo di Wikipedia intitolato “Norma (scienze sociali)”:

“La norma sociale è una regola esplicita o implicita concernente la condotta dei membri di una società: oggetto di studio dell'antropologia, della psicologia sociale e della sociologia, le norme sociali prescrivono come devono comportarsi gli individui e gruppi sociali in determinate situazioni.”

“In virtù della loro dimensione prescrittiva, le norme rappresentano il sistema di aspettative che il gruppo ha rispetto a coloro che ne fanno parte.”

Fine delle citazioni sulle norme sociali.

Per quanto riguarda il concetto di “insicurezza”, il vocabolario Treccani lo definisce come “mancanza di sicurezza; usato per indicare lo stato di perplessità, d’incertezza del presente e del futuro determinato da particolari condizioni politiche o sociali, o da una condizione psichica di sfiducia, di esitazione, di smarrimento.”

Nel presente incontro dovremmo soprattutto esaminare il rapporto tra norme sociali e insicurezza, vale a dire in che modo le norme sociali in generale, o certe particolari norme sociali, sono causa di insicurezza in certi individui, e, viceversa, in che modo le norme sociali possono essere uno strumento per superare l’insicurezza, cioè per dare sicurezza alle persone che le adottano.

A tale scopo ho individuato le seguenti parole chiave: comportamento, socializzazione, tradizione, consuetudine, convenzione, costume,  etichetta, usanza, rituale, valori, devianza, educazione, libertà, costrizione, obblighi, divieti, controllo, conformità, conformismo, moralità, moda, regolazione, influencer, negoziazione, incertezza, angoscia, paura, timore, dubbio, ansia, esitazione, timidezza, panico, depressione, dipendenza, autostima, appartenenza sociale, inferiorità, superiorità, differenze, approvazione, disapprovazione, disprezzo, riconoscimento, critica, giudizio, esame, inadeguatezza, incapacità, perfezionismo, diffidenza, rifiuto, autenticità, maschera, adattamento.

Per stimolare la discussione vi suggerisco di rispondere a qualcuna delle domande seguenti:

  • La dipendenza dell’individuo dalle norme sociali è una condizione innata (geneticamente determinata) o acquisita?

  • Sentirsi non conformi o inadeguati rispetto alle norme sociali genera automaticamente insicurezza?

  • È possibile vivere serenamente senza seguire le norme sociali?

  • In quale misura le norme sociali favoriscono e in quale misura ostacolano il progresso civile?

  • Due persone possono interagire in sicurezza senza rispettare le norme sociali, negoziando essi stessi le regole da seguire?

  • È possibile criticare le norme sociali senza passare per arroganti, misantropi o asociali?

  • Quali sono i requisiti per un sufficiente grado di autostima?

  • Chi è veramente anticonformista?

  • Una società può fare a meno di norme sociali?

  • Un individuo può permettersi di non rispettare le norme sociali?

  • È possibile conciliare indipendenza di pensiero e libertà di comportamento con il rispetto delle norme sociali?

Concludo con alcune citazioni:

“Non è un segno di buona salute mentale essere bene adattati ad una società malata.” [Jiddu Krishnamurti]

“È prova di una mente semplice e molto primitiva che uno desideri di pensare come le masse o la maggioranza, semplicemente perché la maggioranza è maggioranza. La verità non cambia perché è, o non è, creduta dalla maggioranza delle persone.” [Giordano Bruno]

“Se pensi come la maggioranza, il tuo pensiero diventa superfluo.” [Paul Valéry]

“La gente tende a parlare di ciò di cui parla la gente.” [Piero Scaruffi]

“Quando tutti pensano nella stessa maniera, allora nessuno pensa veramente.” [Walter Lippmann]

“Niente produce un effetto simile a quello di un buon luogo comune: ci rende tutti uguali.” [Oscar Wilde]

“Essere indipendenti dalla opinione pubblica è la prima condizione formale per realizzare qualcosa di grande.” [Friedrich Hegel]

“A un conformismo segue un altro conformismo.” [Edgar Morin]

“Si rovina un ragazzino nel modo più sicuro, se gli si insegna a considerare il "pensare allo stesso modo" più alto del "pensare in un altro modo.“ [Friedrich Nietzsche]

Vangelo ateo (umanista)

Il vangelo cristiano giunto fino a noi (inteso come il Nuovo Testamento della Bibbia) è, a mio avviso, incompatibile con la modernità. La sua “buona novella” (questa è l’etimologia di "vangelo") non è più buona, ammesso che lo sia mai stata.

Per affrontare le sfide del nostro tempo e per evitare il rischio di una catastrofica estinzione della nostra specie a causa dello sfruttamento incontrollato e dell’inquinamento del pianeta, abbiamo bisogno di sostituire il vangelo cristiano con un nuovo testo adatto alla nostra epoca. Dovrebbe essere un libro di 200-300 pagine che delinei le cose più importanti per il nostro benessere psico-fisico individuale e per la convivenza civile pacifica, risultanti dalle scoperte scientifiche e dalle riflessioni umanistiche più recenti.


Abbiamo bisogno di questo nuovo vangelo per condividere su scala mondiale (tra miliardi di persone) le nozioni essenziali utili per una sana interazione tra esseri umani, e per ridurre le cause che la ostacolano, tra cui la competizione sfrenata, il conformismo acritico e la mancanza di empatia verso i meno fortunati.

A mio avviso il vangelo cristiano ha vari difetti che lo rendono anacronistico e impraticabile, tra cui i seguenti.

  • Fa continuamente riferimento al Dio dell’Antico testamento come autorità suprema e assoluta che premia e castiga gli umani in funzione di una cieca sottomissione al suo volere. Questi riferimenti sviliscono l'uomo riducendolo a schiavo di un indiscutibile volere altrui, sono incompatibili con l’ateismo e l’agnosticismo sempre più diffusi, e rendono di conseguenza il testo evangelico non credibile razionalmente.

  • Non sostituisce l’Antico testamento (pieno di atrocità e assurdità commesse o volute da Dio), ma lo completa, e in tal senso lo conferma e lo convalida.

  • Propone un’etica non realistica, praticabile solo da “santi”, non da persone comuni. Amare il prossimo come se stessi, porgere l’altra guancia in caso di offesa, rinunciare ad ogni ricchezza, ecc. sono precetti fondamentali della dottrina evangelica, che però quasi nessuno dei sedicenti cristiani pratica, determinando una discrepanza incolmabile, strutturale, tra credenza religiosa e comportamento effettivo verso il prossimo, che dà luogo ad un senso di colpa sistematico o ad una cecità alle incoerenze.

  • Sminuisce l’importanza della felicità terrena  (fino al disprezzo di essa) a favore di quella presunta ultraterrena. Elogia e glorifica i perdenti e i sofferenti promettendo loro una ricompensa dopo la morte. Dice che “gli ultimi saranno i primi”, ma non in questa vita. Una promessa che non vale nulla per chi non crede in una vita dopo la morte, né nell’esistenza di un Dio giudicante.

  • Non giustifica la necessità di rispettare il prossimo e di solidarizzare con esso se non per imposizione divina. Infatti, per il Vangelo dovremmo essere altruisti solo perché Dio ce lo chiede, per cui chi non crede in Dio non avrebbe alcun motivo per amare il prossimo. Gli altri, in tal senso, non avrebbero alcun valore in quanto esseri umani (simili ed empatici gli uni verso gli altri), ma solo in quanto creature (e quindi proprietà) di Dio.

  • Non tollera chi non accetta il messaggio cristiano o non rispetta la legge divina. Infatti Gesù si adira contro gli empi e dice che “chi non è con me è contro di me”. Una frase tutt'altro che pacifista, che suona come una sfida e una minaccia di punizione nei confronti dei non credenti. Tale atteggiamento polarizza la società dividendola in due schieramenti (credenti contro non credenti) in lotta tra loro senza possibili compromessi né reciproca accettazione. Infatti, in nome del vangelo (in quanto emblema del cristianesimo) sono stati commessi innumerevoli crimini e genocidi ad opera o per ordine delle autorità cristiane.

  • Fa leva sui miracoli per convincere i lettori della natura divina di Gesù, rendendo l'intero testo non credibile agli occhi di chi non crede nei miracoli stessi.

  • Impone di credere acriticamente alle affermazioni di Gesù presentandole come verità assolute, indiscutibili e sufficienti per piacere a Dio.

  • Narra del sacrificio umano volontario (in pratica un suicidio) commesso da Gesù in onore di Dio, per placare la sua ira, non essendo stati sufficienti i sacrifici animali e i riti a lui dedicati per convincerlo a riaprire le porte del Paradiso. Questo fatto, che costituisce il nucleo fondante del cristianesimo, ci mostra Dio come un essere sadico, irascibile e vendicativo. Infatti, secondo la dottrina cristiana, Gesù (l'agnello sacrificale di Dio), nel suo ruolo di “salvatore” e di “redentore”, ci ha salvati dall’ira del Padre e ci ha redenti dal peccato originale che il Padre stesso ha addebitato all'umanità. Si tratta di un peccato commesso ingenuamente da Adamo ed Eva, non di peccati commessi dai loro discendenti. L’idea di un Dio che si compiace di sacrifici (animali e umani), e che punisce in modo sproporzionato (infinito) rispetto alla colpa, è incompatibile con qualsiasi etica.

  • Non ha alcun senso dell'umorismo e presenta una visione apocalittica e terrificante del futuro per i non credenti.

  • La figura di Cristo costituisce pertanto un modello impossibile da imitare, se non in modo illusorio o schizofrenico.

Nessuno dei difetti sopra elencati deve trovarsi nel nuovo vangelo, i cui requisiti possono essere riassunti come segue.

  • Deve proporre principi morali senza fare riferimento ad agenti soprannaturali né esoterici (per questo lo chiamo vangelo ateo e umanista), ma deve basarsi su fatti naturali descritti dalla biologia e dalle scienze umane e sociali. Esempi di principi morali in tal senso si trovano in questo articolo.

  • Deve porsi come obiettivo la minore sofferenza e la maggiore gioia possibili per l’intera umanità, in questa vita.

  • Deve partire dallo studio dei bisogni umani e delle cause che ne ostacolano la soddisfazione.

  • Deve divulgare idee (sulla vita in generale e sulla natura umana in particolare) che tutti possano comprendere, e deve raccomandare comportamenti virtuosi che tutti possano praticare senza eccessive difficoltà. In altre parole, non deve essere elitario, ma popolare, cioè deve essere comprensibile da chiunque possieda un'istruzione media.

  • Non deve avere la presunzione di affermare verità assolute, ma la consapevolezza di offrire conoscenze suscettibili di essere migliorate e corrette. A tale scopo, per non assumere un tono troppo grave e arrogante, e per non incutere soggezione, deve includere un giusta dose di ottimismo, di poesia e di umorismo.

  • Non deve essere contraddittorio, né arbitrario, né soggettivo. A tale scopo deve essere scritto da una commissione ben coordinata di “evangelisti” laici di larghe vedute.

Invito chi è interessato a contribuire alla redazione (o anche solo alla revisione) del nuovo vangelo, a contattarmi.