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Riflessioni di Bruno Cancellieri su

Criticare

68 articoli tratti dal blog "Il mondo visto da me"

Indice delle monografie | Indice degli articoli per anno

Cos'è la filosofia

La filosofia è la critica del sapere.

Critica e svalutazione

Ogni critica comporta una svalutazione.

Critica della critica

Anche le critiche possono essere criticate.

Criticare o non criticare

Criticare o non criticare, questo è il dilemma.

A che serve la filosofia?

La filosofia serve a criticare le varie filosofie.

Chi desidera essere criticato?

Sono a disposizione di chi desidera essere criticato.

Critica e comprensione

Prima di criticare una tesi, assicurarsi di averla capita.

Critica del presente

Se vogliamo un futuro migliore, dobbiamo imparare a criticare il presente.

Autocritica individuale vs. collettiva

Più che un'autocritica individuale, dovremmo fare un'autocritica collettiva.

Bellezza e incomprensione

La bellezza non aiuta a capire, perché incanta, e una persona incantata non ha capacità critica.

Il rischio di criticare

Non si può criticare impunemente la società in cui si vive, ovvero le persone con cui si interagisce.

Criticare vs. disprezzare

Ci sono persone che non sanno distinguere una critica da una manifestazione di disprezzo, arroganza, aggressività.

Fiducia in se stessi vs. capacità di autocritica

E' paradossale che le persone che hanno meno fiducia in se stesse siano le meno capaci di autocritica, e viceversa.

L'arte di pensare in modo costruttivo

Pensare in modo costruttivo è un'arte che si può imparare a condizione di mettere in discussione il proprio modo di pensare.

Influenza della reputazione

Nel giudicare la verità e il valore di un discorso siamo normalmente influenzati dalla reputazione dell'oratore e dell'autore.

Discorsi e presupposti

Ogni discorso è basato su certi presupposti. È inutile criticare un discorso, conviene piuttosto criticare i suoi presupposti.

Mettersi in discussione

Le persone si differenziano (tra l'altro) nella loro propensione a mettere in discussione la propria visione del mondo e di se stessi.

Criticare il non detto

Nessuno dovrebbe essere criticato né accusato per ciò che non ha espresso, perché non esprimere una certa cosa non equivale a negarla.

Confronti tra persone e presunzione

Chi si ritiene superiore a tutti in tutto è semplicemente uno psicopatico. Giusto e sano è invece ritenersi superiore a qualcuno in qualcosa.

Doppi vincoli e (in)capacità critica

Per risolvere i quotidiani doppi vincoli della nostra civiltà, molti ricorrono all'autoinibizione (inconscia) della propria capacità critica.

Critica e competizione

Esprimere una critica implica una competizione e una sfida, nel senso che chi critica presuppone di sapere di più e/o meglio del criticato nel contesto in discussione.

Reinterpretare e ri-criticare

Ogni epoca dovrebbe reinterpretare (e ri-criticare) gli autori del passato alla luce delle sue nuove conoscenze. Nessuna interpretazione o critica può essere definitiva.

Critico filosofico

Di professione, se rinascessi, non mi dispiacerebbe fare il critico filosofico, uno che di ogni testo filosofico ti dice cosa (secondo lui) c'è di buono e cosa di cattivo.

Critica della critica

Criticare una critica non significa negare il diritto di criticare, così come consentire una critica non significa accettarla. Anche le critiche debbono essere criticabili.

Come non farsi criticare

Ogni volta che dico una cosa, qualcuno mi critica perché non ne ho detta un'altra che considera più importante. Per far contenti tutti bisognerebbe tacere o parlare del meteo.

Idee sulle idee

Chi critica un'idea, critica la propria idea di quella idea. Tra un'idea e l'idea che uno si fa di essa ci possono essere differenze enormi, tali da rendere la critica ingiusta e fuori luogo.

Critica delle mie idee

Succede raramente che le mie idee vengano criticate, spesso che vengano ignorate o fraintese. Quando qualcuno mi critica è più per ciò che non dico, non vedo, non sento o non capisco, che per ciò che dico.

Come farsi voler bene

Farsi voler bene da una persona è facilissimo. Basta fare e dire solo ciò che le piace ed evitare qualsiasi argomento di conversazione che la disturba. Soprattutto, bisogna evitare di criticarla direttamente o indirettamente.

Intolleranza della critica e critica dell'intolleranza

Uno dei principali motivi che ostacolano il progresso umano è l'intolleranza verso ogni critica e ogni messa in discussione, diretta o indiretta, della moralità del proprio comportamento e della veridicità e completezza della propria visione del mondo.

Critica sociale

La critica sociale è l'attività intellettuale più ingrata e difficile da far accettare, sebbene essa sia ciò di cui la società ha più bisogno per migliorare. Perché a nessuno piace essere criticato, e alle critiche quasi tutti reagiamo con cieca aggressività.

Criticare o non criticare

Criticare o non criticare, questo è il dilemma. Infatti, se critico mi faccio odiare da tutti quelli che direttamente o indirettamente sono toccati dalle mie critiche; se non critico sono complice di tutte le stupidità e malvagità di cui io e i miei simili siamo capaci.

Non criticare ciò che non capisci

Non è lecito criticare una cosa che non si capisce, ma è lecito (e appropriato) dire che non la si capisce. Anche perché il motivo per cui non si capisce una cosa è che non si è abbastanza intelligenti e istruiti oppure perché essa è intrinsecamente confusa, assurda o falsa.

Critica dell'Uomo ordinario

L'Uomo ordinario dice: noi siamo buoni, gli altri cattivi. L'Uomo straordinario dice: noi siamo cattivi come gli altri. L'Uomo ordinario dice: nessuno ha il diritto di criticarmi. L'Uomo straordinario dice: criticatemi, perché pensando alle vostre critiche potrò cambiare in meglio.

La truffa della bontà di Dio

A mio parere, far credere alla gente che Dio ci ami (contro ogni evidenza contraria) è la grande truffa del cristianesimo. E una volta che hai fatto credere a qualcuno qualcosa di evidentemente falso, gli puoi far credere qualunque altra cosa, perché hai disattivato la sua capacità critica.

Come criticare facilmente qualcuno

Un modo molto usato e facile di criticare qualcuno è quello di attribuirgli pensieri e intenzioni criticabili interpretando in modo arbitrario e tendenzioso le sue parole e/o il suo comportamento, senza preoccuparsi di averlo capito bene, anzi assumendo di averlo capito perfettamente.

Siamo tutti giornalisti

Ogni essere umano ha una responsabilità per quanto riguarda le informazioni che riceve dagli altri. Ha infatti il dovere di selezionare e inoltrare ad altri quelle che ritiene valide e utili, e di respingere e criticare quelle che ritiene errate, inutili o dannose. In tal senso ognuno di noi è un giornalista.

Incapacità critica nello studio della filosofia

Un problema di molte facoltà universitarie di filosofia è che si chiede agli studenti di apprendere le idee degli autori più noti della storia della filosofia evitando di esprimere un giudizio critico (di approvazione o disapprovazione) su di esse. Il risultato è che ci sono studiosi che non osano, nemmeno dopo aver ottenuto la laurea, criticare le idee di alcun filosofo.

Critica del comportamento umano

Il comportamento umano può essere, per certi aspetti, soggetto a critiche in senso etico, estetico e logico. Infatti ognuno sceglie, consciamente o inconsciamente, chi, se, e cosa criticare degli altri e di se stesso, e a chi, e in quale misura esprimere le proprie critiche, sapendo che le sue critiche possono a loro volta essere criticate, e così anche la propria persona, per le critiche che esprime.

Capire mediante l'inibizione della logica e del senso critico

Per capire certi comportamenti umani per noi incomprensibili o repellenti, forse è sufficiente questo semplice esperimento mentale: immaginare di avere un pulsante premendo il quale per un certo tempo vengono inibiti il proprio senso critico e la propria capacità di rilevare incoerenze logiche, e premere tale pulsante ogni volta che non capiamo il comportamento di una o più persone o ne siamo disgustati.

Sulle mie idee

Non sono convinto, né sicuro, di alcunché, seguo il mio spirito critico che mi porta a diffidare di qualunque teoria, e a dare una certa probabilità di verità (sempre inferiore al 100%) alle varie idee che incontro leggendo, e a quelle che formulo io stesso. Penso (e di questo sono quasi sicuro) che nessun autore (me compreso) sia sufficiente per capire il mondo, e che non tutto ciò che ogni autore dice sia interamente vero.

Disprezzare vs. criticare

Ci sono persone che non criticano mai, ma disprezzano. Disprezzare è molto più facile che criticare, anche i più sprovveduti sono in grado di farlo. Per criticare ci vogliono argomenti logici, prove, fatti, conoscenze, competenze, capacità di ragionare e discutere, un certo grado di razionalità e così, quando se ne siamo sprovvisti, preferiamo disprezzare, anziché criticare, le persone che ci danno fastidio o ci inquietano.

Sullo spirito critico

Lo spirito critico è osteggiato, disprezzato o sminuito da chi non ce l'ha o ha paura di essere giudicato e di giudicare. Gli esseri umani si differenziano anche nel grado di spirito critico che possiedono.

Difficilmente andranno d'accordo e si ameranno due persone che hanno spirito critico in misura molto diversa.

Chi ha un forte spirito critico lo dimostra anche quando tace, e la sua stessa esistenza inquieta chi ha paura di giudicare e di essere giudicato.

Quelli che non criticano e non vogliono essere criticati

“Io non critico e non voglio essere criticato”. Ho sentito questa frase, o qualcosa di simile, molte volte. Credo che rispecchi un atteggiamento molto diffuso, che non riesco a trattenermi dal criticare negativamente.

La critica è il motore del progresso civile e il fondamento della morale. Se nessuno criticasse il comportamento altrui vivremmo in uno stato di totale immoralità, anarchia e ignoranza.

L'uomo e la società

Alla nascita, ogni essere umano viene assegnato ad un certo gruppo sociale che formerà la sua mente e da cui cercherà di essere accettato e stimato il più possibile, conformandosi alle sue regole. Eccezionalmente egli tradirà quel gruppo associandosi con un altro per lui più conveniente o adatto, da cui si farà riformare la mente, e a cui cercherà di adattarsi. Ancora più raramente si renderà mentalmente ed emotivamente indipendente da qualsiasi gruppo e riuscirà a vederli tutti criticamente.

Critica individuale e sociale

Gli umani hanno paura di essere criticati perché inconsciamente una critica è vista come una minaccia di esclusione dalla comunità. Perciò fanno di tutto per evitare critiche e disprezzano e osteggiano coloro che li criticano direttamente, indirettamente o anche solo potenzialmente. La critica, specialmente quella sociale, è politicamente scorretta per definizione, e causa di ostracismo. Per questo è così rara. È praticamente un tabù che pochi osano sfidare, pagandone le conseguenze.

Critica dei bisogni

Chi studia psicologia e filosofia non può non "criticare" i bisogni che gli esseri umani hanno o dicono di avere. La psicologia, e la psicoanalisi in particolare, ci insegnano a non credere a ciò che la gente afferma quando parla di sé. Questo vale ovviamente anche per lo stesso studioso. Io infatti non mi fido nemmeno di me stesso, di ciò che dico e di ciò che penso. Quando dico qualcosa non sono mai sicuro di dire la verità. Ho imparato la lezione dei "maestri del sospetto" (Nietzsche, Marx, Freud).

La difesa della propria personalità

La maggioranza degli esseri umani tende a difendere, confermare, giustificare, affermare, condividere la propria visione del mondo e di se stessi, ed evita con qualsiasi pretesto ogni occasione di metterla in discussione, come si evitano i grandi pericoli, come se quella visione, che coincide con la propria personalità, fosse una barca che rischierebbe di affondare se si avventurasse in acque sconosciute, fuori da un porto sicuro in cui le onde della critica, ovvero del giudizio intellettuale e morale, non possono entrare.

Per una filosofia autocritica

A mio parere, se la cosiddetta "filosofia" è così poco rispettata dalle masse, è anche colpa di quei cosiddetti filosofi che considerano la filosofia qualcosa di unitario e unitamente buono, vero e utile. In realtà "la" filosofia non esiste, ma esistono diverse filosofie, molte delle quali si contraddicono o si ignorano, e perciò, come le religioni, non possono essere tutte buone, vere e utili. Il primo compito di una filosofia dovrebbe essere quello di criticare le cattive filosofie, e anche se stessa, ma ciò avviene raramente, specialmente nel mondo accademico.

Religione e capacità critica

Le chiese abramitiche si ostinano a sostenere che la Bibbia è parola di Dio, e che Dio ci ama. Basta leggere quel libro per capire che si tratta di un inganno. Ma, sorprendentemente, molti restano ingannati, probabilmente a causa della paura di pensare cose in contrasto col pensiero maggioritario. Uno degli effetti delle religioni di massa è quello di inibire la capacità critica delle persone, di renderle cieche alle incongruenze e alle assurdità, di indurle a chiamare bene il male, giusto l'ingiusto, razionale l'irrazionale, logico l'illogico, utile l'inutile e il dannoso.

Criticare le religioni?

Criticare le religioni è molto pericoloso perché ci sono tante persone che non sanno distinguere la critica dall’offesa e considerano la critica religiosa sempre e comunque offensiva.

La faccenda è paradossale in quanto i primi a criticare chi la pensa diversamente in materia religiosa sono proprio le persone religiose. Infatti in ogni religione è implicita, costituzionalmente, la critica verso i non credenti, che nel migliore dei casi sono considerati persone spiritualmente povere, nel peggiore pericolosi immorali e asociali da reprimere o sopprimere.

Tipi di critica

Ci sono almeno tre tipi di critica applicabili ad una proposizione o a un comportamento: c. epistemologica, c. logica, e c. etica.

La critica epistemologica consiste nella verifica della verità della proposizione o dell’autenticità del comportamento.

La critica logica consiste nella verifica che non vi siano contraddizioni logiche nella proposizione o nel comportamento.

La critica etica consiste nella rilevazione delle conseguenze della proposizione o del comportamento (conseguenze più o meno costruttive o distruttive, piacevoli o dolorose per qualcuno).

Immunità critica del sacro

Se si presuppone che un certo testo sia senza errori a causa della generale venerazione di cui gode, si finisce per dare ad esso significati che non contiene, e per trascurare ogni sua contraddizione. È ciò che avviene, ad esempio, con i testi fondanti delle religioni. Infatti una caratteristica del sacro è la sua immunità da ogni analisi critica di logicità. Un altro esempio è costituito dai "mostri sacri" della filosofia e delle altre scienze umanistiche, i cui testi debbono essere obbligatoriamente "compresi" dagli studiosi, come elementi di certi curricula accademici, indipendentemente dalla loro validità logica, che non viene messa in discussione.

Perché criticare?

Per quanto mi riguarda, il bisogno di criticare nasce dall'idea che, al di fuori del pensiero scientifico, il quale si autolimita e si autocritica in continuazione, l'uomo abbia creduto e creda ancora in tante falsità, come ritenere completa una verità incompleta o confondere la mappa col territorio. Criticare per me non significa "la mia idea è più giusta della tua", ma "la tua idea è infondata, incompleta o inadeguata rispetto alla soddisfazione dei bisogni umani, miei e altrui". Criticare per me significa anche difendersi dai continui attacchi di chi vorrebbe farci credere cose contro i nostri interessi, per favorire quelli di qualche autorità politica, economica, religiosa, culturale o accademica.

Non si può non criticare

Non possiamo non criticare (positivamente o negativamente) ciò che ci viene detto.

Infatti, se uno ci dice una certa cosa e noi la ignoriamo, nel senso che non rispondiamo con un apprezzamento positivo esplicito o implicito, è come se dicessimo che quella cosa non ci interessa, che non ha valore per noi, insomma, che non valeva la pena di dircela. Ignorare un'affermazione equivale dunque a criticarla negativamente, a svalutarla.

Dunque se non vogliamo che il nostro interlocutore interpreti la nostra mancanza di feedback come una critica negativa, dobbiamo rispondere con un apprezzamento positivo, anche se pensiamo che che ciò che abbiamo ascoltato non meriti di essere apprezzato.

Tutto ciò è stressante.

Sacralità della comunità

L'uomo ha continuamente, geneticamente, bisogno di confermare la sua appartenenza ad una comunità, a causa dell'interdipendenza della nostra specie.

Affinché la conferma di appartenenza si concretizzi, è necessario che l'individuo imiti o riproduca ripetutamente di fronte agli altri le forme caratteristiche della comunità stessa, cioè quelle che permettono di riconoscerla e la distinguono dalle altre.

Per tale motivo l'uomo tende a fare le stesse cose che fanno gli altri membri della comunità a cui sente di appartenere, (modulate secondo ruoli predefiniti) indipendentemente dalla utilità pratica e razionalità dei gesti sociali imitati e riprodotti.

L'appartenenza ad una comunità è infatti, per l'inconscio,  una cosa "sacra", e il sacro non si discute né si analizza razionalmente, altrimenti lo si dissacra. Al sacro si obbedisce ciecamente, nel sacro di ha fede, il sacro si può e si deve solo amare e temere.

Rispetto, timore, critica

Il rispetto è spesso, se non sempre, conseguenza di un timore. Timore di offendere, timore di essere offeso, o entrambi i timori, dato che la persona che offendiamo potrebbe reagire offendendoci a sua volta.

Una critica potrebbe essere conseguenza di un’incomprensione o di un effettivo disaccordo. Se la persona criticata suppone che la critica ricevuta sia dovuta ad un’incomprensione da parte dell’interlocutore, cerca normalmente di spiegarsi meglio. Se invece suppone che la critica sia dovuta ad un effettivo disaccordo, si prepara ad un conflitto dialettico tra due visioni contrastanti di una medesima questione.

La critica viene da molti considerata una mancanza di rispetto, ovvero un’offesa. Chi “osa” criticare l’interlocutore, infatti, dimostra di non temere di contraddirlo. Infatti, in tal caso viene a mancare l’ingrediente fondamentale del rispetto, ovvero il timore di offendere l’interlocutore.

Reazioni alle critiche

Se A critica B, la reazione di B dipende soprattutto da due condizioni:

  • se A può dimostrare che la critica è fondata

  • se B può dimostrare che la critica è infondata

Se B pensa che la critica sia infondata ma non è in grado di dimostrarlo, reagirà con rabbia, indignazione, aggressività o ansia e cercherà di screditare A in tutti i modi possibili, compresa la calunnia.

Se B pensa che la critica sia infondata ed è in grado di dimostrarlo facilmente al di là di ogni dubbio, reagirà con calma producendo la relativa dimostrazione.

Se B pensa che la critica sia fondata e che A sia in grado di dimostrarlo, reagirà con sconforto, depressione, disperazione o pentimento.

Se B pensa che la critica sia fondata ma che A non è in grado di dimostrarlo, l'accetterà o rifiuterà in base alla propria onestà. Se la rifiuta, cercherà di screditare A in tutti i modi possibili, compresa la calunnia.

Consigli per le interazioni con gli altri

Mostrati abbastanza sicuro delle tue idee, ma non troppo; fai un po' di autoironia; mostrati consapevole che hai sempre da imparare, dai colleghi, dai superiori e dai subordinati, oltre che da fonti esterne, e soprattutto da chi ti critica. A volte s'impara più dai nemici che dagli amici. E ricordati il principio del judo: se lui ti spinge tu tiralo, se lui ti tira tu spingilo; quindi se uno ti critica, resisti all'impulso di difenderti, ma chiedi al tuo interlocutore di chiarire e approfondire la critica, di fornire dettagli ed esempi, fagli tante domande in modo tale che dalle sue risposte la sua critica si riveli infondata o inappropriata al tuo caso. Se non ci riesci a dimostrare in tal modo la non pertinenza delle critiche, rispondi che terrai conto di esse senza specificare se le ritieni giuste o sbagliate. E comunque fai anche l'avvocato del diavolo, cioè cerca di capire le ragioni di colui che ti critica, così saprai meglio difenderti dalle critiche o migliorare. E' difficile migliorare senza fare autocritica e senza capire le critiche altrui.

L'uomo tra natura e cultura

L'uomo è l'unico animale capace di produrre cultura e di sottomettere ad essa se stesso e altri umani, spesso in modo irreversibile. Ogni cultura è artificiale, ma i relativi meccanismi di produzione e di sottomissione sono naturali. Fanno parte della natura umana in senso biologico.

La storia dell'umanità è storia di culture. La maggior parte delle culture che abbiano finora conosciuto predicavano e predicano la conservazione di se stesse contro ogni critica e ogni riforma. Alcune rare culture, come ad esempio il pensiero di Gregory Bateson (intorno al quale è nata una comunità di sostenitori), predicano invece la propria evoluzione in senso critico e migliorativo, e possono essere in tal senso chiamate metaculture.

Io chiamo infatti metacultura ogni cultura che critica il comportamento sociale e l'epistemologia prevalenti (nelle masse e nelle istituzioni) della società in cui essa ha luogo.

Io suppongo che solo una metacultura rispettosa dellla natura (come il sopra citato pensiero di Gregory Bateson) possa salvare il genere umano dalla sua autodistruzione.

Perciò mi sento in dovere di contribuire a diffondere il concetto di metacultura, ovvero di una epistemologia capace di evolvere criticando se stessa.

Psicologia dei conflitti

Mi piacerebbe trovare un libro sui conflitti umani che trattasse dei seguenti aspetti:

  • i cripto-conflitti, cioè i conflitti nascosti, dissimulati, o negati nonostante le evidenze;

  • i processi di escalation nei conflitti;

  • come si passa da una diversità di vedute su un certo tema ad un conflitto interpersonale, ovvero come una diversità di vedute viene percepita come arroganza, presunzione o prevaricazione;

  • le relazioni tra conflitto, competizione e gerarchia;

  • le relazioni tra conflitti e morale, ovvero come una morale può ridurre o aumentare i conflitti;

  • le relazioni tra conflitti esterni e conflitti interiori;

  • la possibilità di superare il livello logico di un conflitto: cioè anziché cercare di stabilire quale delle parti debba prevalere, comprendere perché il conflitto è nato, in cosa consiste e a cosa tende.


Percezione attiva


Col termine "percezione attiva" intendo l'analisi (critica e consapevole) delle proprie percezioni e reazioni in tempo reale, cioè mentre avvengono. In altre parole intendo il farsi una serie di domande come le seguenti:

  • Cosa sto percependo?

  • Quali sono le mie reazioni cognitive, emotive e motive a ciò che sto percependo?

  • Quali cambiamenti a breve, medio e lungo termine ciò che sto percependo potrebbe causare nella mia mente e nella mia vita?

  • Chi ha preparato, costruito, organizzato o composto ciò che sto percependo, e a quale scopo? A vantaggio di chi?

  • Come desidera che io reagisca chi ha costruito ciò che sto percependo? Cosa vorrebbe farmi credere?

  • Che relazioni ci sono tra ciò che sto percependo e la mia vita?

  • In che misura ciò che sto percependo mi piace o mi dispiace e perché?

  • Mi conviene percepire ciò che sto percependo? Che vantaggi potrei ricavarne? Come potrebbe nuocermi?

  • Che effetti benefici o malefici potrebbe avere ciò che sto percependo su altre persone e sulla società? In che misura è morale o immorale?

  • Ciò che sto percependo potrebbe affascinare o disgustare me o qualcun altro?

  • In ciò che sto percependo è contenuta l'offerta o la promessa di qualcosa?

  • Ciò che sto percependo può influenzare il mio comportamento? Come?

  • Potrei rivolgere la mia attenzione a qualcosa di più conveniente o interessante per me?

  • Cosa posso apprendere da ciò che sto percependo?


Sul criticare

A nessuno piace essere criticato né direttamente, cioè come individuo, né indirettamente, cioè come tipo, categoria o gruppo al quale si appartiene. Inconsciamente la critica viene considerata un tentativo di diminuire il nostro status nella comunità di appartenenza, o di escluderci da essa per indegnità. Per questo alle critiche reagiamo emotivamente e in modo più o meno aggressivo e difensivo, spesso attaccando l'autorevolezza, la credibilità e la moralità della persona che ci critica, più che cercando di discutere razionalmente e lucidamente la validità e la fondatezza dei contenuti delle critiche.

In altre parole, ogni critica viene percepita come più o meno offensiva, e colui che la esprime viene percepito più o meno come un aggressore, a prescindere dai contenuti della critica stessa.

Ogni volta che esprimiamo un'opinione diversa da quella del nostro interlocutore su questioni che lo coinvolgono direttamente o indirettamente, rischiamo di offenderlo. Per evitare di offendere, irritare o disturbare una persona non c'è quindi altra soluzione che evitare di esprimere opinioni dissonanti rispetto alla visione che l'altro ha del mondo e di sé stesso.

Succede allora che le persone si schierano con quelli che la pensano come loro e contro coloro che la pensano diversamente e, all'interno degli schieramenti elettivi, la critica interna è proibita, mentre è obbligatorio criticare gli schieramenti avversi, e chi non lo fa viene visto con sospetto, come un potenziale traditore.

In tutto questo gioco la verità (ammesso che esista) è in vacanza o tenuta alla larga per evitare dispiaceri.

Come sminuire le idee altrui

Se le idee di qualcuno non vi piacciono e non avete argomenti razionali per confutarle, potete comunque sminuirle in vari modi, per esempio dicendo che quella persona:

  • Ha scoperto l'acqua calda o reinventato la ruota, cioè non ha detto nulla che qualche autore non abbia già detto prima

  • Ha detto cose ovvie, che tutti sanno

  • Non ha detto certe cose che avrebbe dovuto dire

  • Non ha tenuto conto di certe cose

  • Ha detto cose inutili

  • È arrogante e presuntuoso perché pensa di saperla più lunga di persone più qualificate

  • Col suo discorso ha mancato di rispetto a qualcuno

  • Ha detto cose che non possono essere dimostrate

  • Ha negato che le cose possono essere diverse da come le ha descritte

  • Ha lasciato intendere che chi la pensa diversamente è stupido

  • Ha fatto un discorso riduttivo

  • Ha fatto un discorso incompleto

  • Ha fatto un discorso troppo teorico

  • Ha detto cose che non corrispondono ad alcuna teoria conosciuta

  • Ha fatto un discorso troppo vago

  • Ha solo espresso una sua opinione, non dei fatti

  • Ha fatto un discorso troppo semplice

  • Ha fatto un discorso troppo complicato

  • Ha fatto un discorso troppo astratto

  • Ha fatto un discorso troppo razionale

  • Ha fatto un discorso troppo materialista

  • Ha detto cose impossibili da realizzare

  • Ha detto cose che non interessano nessuno


Critica e conflitto

Criticare significa esprimere un dissenso rispetto all’oggetto della critica. Se l’oggetto della critica è un’affermazione verbale, la critica mette in discussione o nega la verità, la bontà, l’utilità o la bellezza di quanto affermato. Se l’oggetto della critica è una persona, la critica mette in discussione la sincerità, la bontà, la dignità o lo status sociale, la bellezza o il buon gusto della persona stessa.

La critica è spesso conflittuale, e può diventare un’arma contro chi afferma qualcosa che viene criticato, o contro la persona oggetto di critica. Tuttavia, criticare ciò che una persona asserisce implica indirettamente una critica all’assertore stesso, in quanto autore di asserzioni criticabili.

Essere oggetto di critiche dirette o indirette (cioè sia come persona, sia come autore di asserzioni criticabili) è sempre sgradevole, se non traumatico, in quanto viene messa in discussione la dignità o lo status sociale del criticato in quanto autore di comportamenti o di asserzioni criticabili.

Di fronte ad una critica diretta o indiretta, la persona criticata ha le seguenti possibilità: (1) accettare la critica come valida e correggere il proprio comportamento o la sua asserzione nel senso della critica; (2) rifiutare la critica come invalida e criticare a sua volta la critica ricevuta e il suo autore; (3) non prendere in considerazione la critica se è evidente che l'interlocutore non è disposto a discuterla o ad approfondirla.

Nel secondo caso nasce un conflitto, o una guerra più o meno lunga, la cui posta in gioco è la dimostrazione della validità della propria critica e della invalidità di quella di cui si è oggetto direttamente o indirettamente.

Per cercare di evitare una guerra a colpi di critiche, la cosa migliore da fare è resistere all’impulso di criticare la critica, e chiedere all’interlocutore criticante di spiegare la critica nel modo più preciso e approfondito possibile, e con degli esempi concreti, nella speranza che attraverso gli esempi e gli approfondimenti emergano equivoci, malintesi e incomprensioni che hanno causato la critica, o contraddizioni che la invalidano.

Quelli che... (a proposito del criticare)

Quelli che non criticano nessuno, quelli che criticano tutti, quelli che criticano chi critica, quelli che criticano chi non critica, quelli che criticano chi è diverso da loro, quelli che criticano solo i nemici e i competitori, quelli che fanno autocritica, quelli che criticano chi fa autocritica, quelli che non sanno distinguere una critica da un insulto, quelli che si sentono criticati senza esserlo, quelli che non si accorgono di essere criticati, quelli che hanno paura di criticare, quelli che non tollerano le critiche, quelli che non tollerano la parola "critica", quelli che disprezzano chi critica, quelli che criticano le persone di cui sono gelosi o invidiosi, quelli che respingono le critiche a priori e a prescindere, quelli che si arrabbiano se qualcuno critica qualcun altro, quelli che diventano aggressivi se vengono criticati, quelli che non sanno discutere una critica, quelli che sono presi dal panico all'idea di essere criticati, quelli che criticano solo chi li critica, quelli che criticano chi si occupa degli affari altrui, quelli che criticano chi è meglio di loro, quelli che criticano chi non li apprezza, quelli che criticano chi la pensa diversamente da loro, quelli che criticano il pensiero critico, quelli che non criticano per non rendersi antipatici, quelli che non criticano perché pensano che nessuno abbia il diritto di criticare, quelli che credono che criticare sia un dovere oltre che un diritto, quelli che non criticano per diplomazia, quelli che criticano coloro che dicono quello che pensano, quelli che criticano coloro che non dicono quello che pensano, quelli che sanno che qualunque cosa uno faccia o non faccia, sarà criticato, quelli che non temono di essere criticati, quelli che criticano chi si occupa di critica, quelli che pensano che criticare sia un atto di superbia, quelli che accusano di superbia coloro che non prendono per buone le loro critiche, quelli che confondono l'umiltà con l'astensione dalle critiche, quelli che, anziché discutere le critiche che ricevono, cercano di squalificarne la fonte, quelli che non possono fare a meno di criticare le assurdità e le ingiustizie del mondo, quelli che non possono fare a meno di criticare chi pubblica articoli sul criticare.

Spirito critico e spirito acritico

A mio parere, la vita sociale di ogni essere umano è regolata da due spiriti che controllano la sua mente: quello critico e quello acritico.

Per quanto riguarda ciò che gli altri dicono e fanno, lo spirito critico è diffidente, quello acritico fiducioso.

Lo spirito critico ci induce a difenderci da errori, inganni e intenzioni competitive nascoste o dissimulate da parte degli altri; quello acritico ci induce ad imitare gli altri, a prendere per buono ciò che dicono e a non dubitare della loro sincerità, delle loro intenzioni cooperative e dei loro sentimenti.

Sia lo spirito critico che quello acritico si rivolgono normalmente verso gli altri, ma si può anche essere critici o acritici verso e stessi. In questo caso sì parla di autocritica e di non-autocritica.

Lo spirito critico e quello acritico sono sempre in conflitto tra loro e si criticano reciprocamente. Il primo considera il secondo stupido, ingenuo, conformista, conservatore e pericoloso. Il secondo considera il primo un fastidio e un ostacolo per la pace, l'armonia, la condivisione, l'amore, la comprensione e la cooperazione.

Ogni essere umano è caratterizzato da una certa propensione ad usare lo spirito critico piuttosto che quello acritico (o viceversa), e da un certo grado di capacità autocritica (o di resistenza alla stessa). Le persone in cui prevale lo spirito critico sono generalmente in minoranza; ancora meno sono quelle capaci di autocritica.

Di solito più una persona è intelligente, maggiore è il suo spirito critico, anche se la tendenza a criticare o a non criticare può essere influenzata da particolari esperienze di vita e da pressioni emotive.

Va da sé che ognuno frequenti più volentieri coloro che hanno simili tendenze per quanto riguarda la critica e l'autocritica, come pure la resistenza ad esse.

Una persona prevalentemente "critica" e una prevalentemente "acritica" difficilmente s'intendono, e normalmente si criticano a vicenda. È infatti paradossale che le persone "acritiche" siano spesso ferocemente critiche verso chi le critica direttamente o indirettamente. In altre parole, una persona "acritica" non tollera di essere criticata come tale.

Ad esempio, gli atei tendono ad attribuire ai credenti una mancanza di spirito critico, mentre, da parte loro, i credenti tendono ad attribuire agli atei intenzioni distruttive nei loro confronti.

Per concludere, è bene essere consapevoli delle dinamiche conflittuali tra lo spirito critico e quello acritico presenti sia a livello personale che interpersonale, al fine di evitare inutili scontri e lacerazioni e di perseguire una costruttiva reciproca "comprensione critica".


Critica della ragione critica

Criticare implica competere, nel senso della competenza e della competizione.

Infatti, una persona X che critica un'espressione (tesi, affermazione, gesto o comportamento) di una persona Y presume di essere più competente di Y per quanto riguarda la capacità di giudizio nel contesto (cioè nell'ambito) dell'espressione criticata.

La definizione e delimitazione del contesto della critica costituisce di per sé una "criticità". Infatti tale constesto può essere inteso in modo più o meno estensivo dalle parti in gioco, fino a comprendere, in casi estremi, l'intera personalità della persona la cui espressione è certificata.

Infatti, è difficile, se non impossibile, criticare una certa espressione di una certa persona senza criticare globalmente, unitariamente, la persona stessa in quando generatrice dell'espressione ritenuta errata, per lo stesso motivo per cui un artigiano che produce un cattivo prodotto rischia di essere considerato un cattivo artigiano in assoluto.

Le conseguenze di questo fenomeno possono essere drammatiche e deplorevoli allorché la critica non viene accettata come valida dalla persona criticata. Infatti la non accettazione di una critica equivale ad una dichiarazione di guerra, in quanto segna l'inizio di una competizione tra due presunzioni di maggior competenza (cioè di maggior "proprietà" di giudizio o di giurisdizione) in un contesto più o meno esteso.

L'estensione del contesto della competizione tende a crescere con il procedere del confronto dialettico allorché la critica dà luogo ad una contro-critica, cioè ad una critica della critica, e quindi della persona del primo criticante, e la contro-critica può dar luogo ad una contro-contro-critica, e così via, in una escalation difficilmente controllabile.

Può allora avvenire facilmente che il confronto si sposti dall'oggetto del contendere iniziale, alla capacità di giudizio, all'intelligenza, alla buona volontà e alla buona fede dei contendenti, diventando francamente offensivo.

Il confronto può diventare in tal modo aggressivo (unilateralmente o bilateralmente) allorché una delle parti (o entrambe) sente/sentono minacciata la propria dignità sociale o la propria autorità o autorevolezza, come conseguenza della critica subita.

Per quanto sopra, è bene tenere a mente che criticare è normalmente rischioso in quanto può avere effetti collaterali negativi per la pace sociale. Forse per questo motivo molti evitano di criticare, fino la punto di perdere la propria capacità critica.

Critica (politicamente scorretta) dell'Uomo medio

Col termine "Uomo medio" intendo un essere umano ideale rappresentativo di tutti gli esseri umani adulti di ambo i sessi attualmente viventi, cioè la persona più simile alle altre, la meno diversa, la più normale, la più comune, la meno strana.

Definito il concetto di "Uomo medio", mi chiedo se il suo comportamento debba essere criticato oppure considerato un modello di "normalità" nel senso di salute mentale, giustizia, valore, correttezza, accettabilità, dignità ecc.

La mia opinione è che l'Uomo medio sia da compatire e da criticare allo stesso tempo. Devo inoltre confessare che io non lo amo, però nemmeno lo odio, né lo disprezzo, né lo temo. Lo compatisco e lo critico soltanto.

Lo compatisco perché l'Uomo medio soffre molto e spesso, anche se tende a nascondere le sue sofferenze per paura di essere giudicato male dagli altri, di essere considerato debole, perdente, depresso, bisognoso, noioso, fallito ecc. e di essere per questo respinto dalla comunità.

Egli soffre per tanti motivi, tra cui: paure di vario tipo, nevrosi, frustrazioni, delusioni, scarso riconoscimento e scarso affetto da parte degli altri, scarsità di risorse economiche con tutte le conseguenze su libertà, salute, dignità, autostima ecc., disoccupazione, solitudine, senso di inferiorità, obblighi e divieti, violazioni dei suoi diritti, angoscia esistenziale per il fatto di dover morire, di essere soggetto a malattie e dolori, di non sapere cosa succederà dopo la morte, di avere responsabilità verso altre persone e tanti dubbi su come comportarsi per non essere escluso dalla comunità di appartenenza, incapacità di gestire i conflitti in modo pacifico, ignoranza sulla natura umana in generale e sulla propria natura individuale in particolare, impossibilità di pensare in modo libero da condizionamenti sociali, incapacità di affrontare problemi complessi, impossibilità di cambiare mentalità, incapacità di percepire e giudicare obiettivamente e disinteressatemente le cose che accadono ecc.. Ma, soprattutto, l'Uomo soffre della paura di cambiare.

Lo critico perché, a causa di molte delle cose che ho elencato sopra, si comporta male verso gli altri, causando sofferenze alle persone con cui interagisce, e a se stesso. Infatti le sofferenze di un essere umano sono soprattutto causate dal comportamento di altri esseri umani nei suoi confronti, cioè: l'Uomo medio fa del male all'Uomo medio.

Ciarlatani, demagoghi, fondamentalisti, ignoranti cercano di far credere all'Uomo medio che le sue sofferenze dipendano non dall'Uomo medio suo simile, ma da particolari categorie sociali a cui esso non appartiene (il partito al governo, gli elettori degli altri partiti, i capitalisti, i sindacati, i padroni, i fascisti, i comunisti, gli ebrei, gli atei, gli omosessuali, gli immigrati, i criminali ecc.) ma si tratta di menzogne. L'Uomo medio soffre soprattutto a causa dello stesso Uomo medio, che non ha ancora imparato a vivere pacificamente, a riconoscere le falsità con cui viene manipolato sin da bambino (da altri Uomini medi), e ad usare la cultura umanistica e scientifica per migliorare se stesso e la società a cui appartiene.