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Una figura consiste in una configurazione di forme.
Una forma è l'effetto sensibile di una formula o di un algoritmo.
Dietro le forme si nascondono le formule e gli algoritmi che le hanno generate.
Cambiare un dettaglio senza cambiare la struttura portante è a volte impossibile, o di cattivo gusto.
Una forma è tanto più forte e riconoscibile quanto più piccola è la formula logico-matematica che la definisce.
Per riprodurre un fenomeno ci sono due modi. Copiarne la forma o copiare la formula che ha generato la sua forma.
II mettere insieme e il vedere insieme cose normalmente sparse che hanno qualcosa in comune è una misteriosa fonte di piacere.
Una certa forma o configurazione costituisce un'informazione solo se c'è qualche apparato biologico o meccanico per cui essa ha un certo significato come dato o comando.
Ogni forma di vita ha una forma, e ogni forma è il prodotto di un'informazione, cioè di una formula. Pertanto ogni forma di vita è il prodotto di un'informazione, cioè di una formula.
La conoscenza consiste in risposte a domande come le seguenti: quali forme? Insieme con quali altre forme? In quali relazioni? In quali interazioni? In quali misure? Da quali cause? A quali fini?
Tanto più amorfa è una cosa, tanto più difficile è ricordarla e riconoscerla. Infatti la mente è un gestore di forme, che noi chiamiamo informazioni, e che la stessa mente associa ad altre informazioni e a emozioni.
Energia e massa si organizzano generando forme a partire da leggi fisiche e chimiche che possono essere modulate da informazioni. Infatti l'informazione informa, nel senso che dà forma, quindi è formatrice.
Una visione del mondo consiste in oggetti (caratterizzati da certe forme particolari), categorie di oggetti (caratterizzate da certe forme generali), e collegamenti tra categorie ed emozioni, tra oggetti e categorie, e tra oggetti ed emozioni.
Gli umani non smettono mai di riprodurre forme e stili, che non hanno alcun senso, se non quello di essere forme e stili tipici di certe culture e sottoculture, e quello di confermare l'appartenenza di chi li riproduce alle culture e sottoculture corrispondenti.
Una materia può avere una forma che può essere automaticamente percepita da una mente, che da essa può automaticamente trarre una informazione a cui può automaticamente associare un certo valore e provocare automaticamente una certa reazione che dipende dal valore associato.
Certe idee, certe forme culturali, sono buone non in se stesse, ma nella misura in cui ci aiutano a migliorare i nostri rapporti con gli altri, cioè nella misura in cui possono costituire un ponte e uno strumento per comunicare e interagire efficacemente e costruttivamente con gli altri.
È impossibile condividere una cosa che non abbia una forma. D'altra parte, una cosa che non ha una forma è una non-cosa, e una non-cosa non può esistere che come espressione linguistica. Infatti ogni cosa è definita dalla sua forma, ovvero dalle sue caratteristiche, cioè da come appare e/o da ciò che fa.
Un’opera d’arte è, a mio avviso, una composizione (cioè una configurazione, un mettere insieme) di forme elementari tale da costituire una forma complessa con un certo stile, cioè rispettando certe regole formali in termini di obblighi, divieti e libertà, per quanto riguarda sia le forme elementari che quella complessa.
Al momento della nascita, e forse anche alcuni giorni o mesi prima, l'uomo sviluppa la capacità di provare piacere e dolore. Con le successive esperienze, l'uomo associa una certa quantità di piacere o di dolore a certe forme, ovvero certe configurazioni di immagini, suoni e altre sensazioni, percepite simultaneamente al piacere o al dolore stessi.
L'essere è il soggetto del fare. Un essere che non faccia nulla non esiste in quanto non ha effetti, ovvero non causa differenze. Un essere si caratterizza dal suo fare, dagli effetti del suo fare (cioè dalle differenze che causa), e dalla sua forma. Anche le forme hanno effetti in quanto informano, e le informazioni causano differenze. Dunque non chiedere cosa una cosa sia, ma cosa faccia, che forme abbia e quali differenze causi.
L’uomo percepisce e riconosce forme, sia quelle ottenute attraverso i sensi per effetto di stimoli esterni (o di memorie degli stessi), sia quelle che egli stesso produce in quanto creatore di forme fisiche e di pensieri.
Il riconoscimento di una forma avviene per comparazione rispetto ad un “catalogo” di forme elementari e complesse, innate e apprese, impresso nella memoria del soggetto.
Ad ogni forma presente nel “catalogo” sono associati valori nel senso di attrazione/repulsione, piacere/dolore, dovere/divieto, e implicazioni cognitive ed emotive.
Per quanto sopra, il riconoscimento di forme determina il comportamento esterno (azioni) e interno (pensieri) del soggetto.
Oggi mi sono trovato vicino ad un cantiere edile da cui provenivano rumori causati da alcuni operai intenti a demolire qualcosa. All'inizio i rumori erano disordinati e non attiravano la mia attenzione, poi dal disordine è emersa casualmente una certa regolarità, un certo ordine, un certo pattern ripetitivo, come se a produrlo e a ripeterlo fosse uno strumento musicale a percussione che esegue un certo ritmo composto.
Quell'ordine ha suscitato in me il desiderio di accompagnarlo, di seguirlo, di danzare al suo ritmo, di copiarlo col mio corpo, di unirmi a coloro che lo producevano.
Per un essere umano la manifestazione di un ordine è attraente ed aggregante. La società è basata sull'attrazione esercitata sugli individui da forme riconoscibili producibili e riproducibili da altri esseri umani.