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Riflessioni di Bruno Cancellieri su

Giustizia

26 articoli tratti dal blog "Il mondo visto da me"

Indice delle monografie | Indice degli articoli per anno

Saggezza e imparzialità

La saggezza è al di sopra delle parti.

Giustizia e potere

La giustizia la cerca chi non ha il potere.

Libertà vs. giustizia

Libertà e giustizia sono inversamente proporzionali.

Sulla condivisione delle ingiustizie

Un'ingiustizia condivisa appare giusta a chi la condivide.

Senso della giustizia e senso di colpa

Il senso della giustizia fa sentire in colpa i più fortunati.

Silenzio e ingiustizie

Tacere di fronte a un'ingiustizia significa divenirne complici.

Morale e giustizia

La morale dovrebbe servire a impedire e a combattere le ingiustizie subite da altri.

Giustizia e possibilità

Prima di stabilire cosa sia giusto e cosa sbagliato, conviene stabilire cosa sia possibile e cosa impossibile.

Democrazia e giustizia vs. ordine e sicurezza

Inutile offrire solo democrazia e giustizia ad un popolo che chiede solo ordine e sicurezza. Così si perdono le elezioni.

Per chi e perché

La questione non è se una certa cosa sia buona o cattiva, bella o brutta, vera o falsa, giusta o sbagliata, ma per chi e perché lo sia.

Ingiustizie, ateismo e religione

È sorprendente che molti siano diventati atei a causa delle ingiustizie del mondo e molti siano diventati credenti per consolarsi delle stesse ingiustizie.

Ingiustizia delle religioni abramitiche

Le religioni abramitiche sono estremamente ingiuste perché promettono, dopo la morte, premi e castighi sproporzionati rispetto al bene e al male che uno fa in questa vita.

La cosa giusta al momento giusto

Una cosa non è giusta sempre, dovunque e comunque, ma solo al momento giusto, ovvero nelle circostanze in cui soddisfa un bisogno senza frustrarne altri, in una o più persone.

Sul riconoscimento dei propri errori

È raro che un essere umano riconosca i propri errori nei confronti degli altri se a causa di tali errori non riceve un danno abbastanza grave. Se li riconoscesse facilmente, li commetterebbe raramente.

L'insidia del bene apparente

Ciò che ci piace, che ci sembra giusto e che ci rassicura può non avere altro valore che il fatto di darci piacere, di rassicurarci e di farci sentire giusti. Può essere perfino nocivo, prima o poi, per noi e per gli altri.

Bellezza e ingiustizia

La natura è ingiusta. A certe persone dà la bellezza, ad altre la nega, indipendentemente dai meriti. E la società non fa nulla per compensare questa ingiustizia, anzi l'accentua favorendo le persone piú belle a svantaggio delle meno belle.

Ingiustizia divina

La prova più lampante dell'ingiustizia del Dio abramitico è l'eternità della pena riservata a chi l'offende. La sproporzione tra il peso (finito) dell'offesa e l'infinita durata della pena è segno evidente del fatto che il Dio abramitico non ha il senso della misura né della giustizia.

Sul capitalismo

Il capitalismo è caratterizzato da una sproporzione (in certi casi esponenziale) tra il lavoro erogato da una persona (in senso quantitativo e qualitativo) e i redditi che essa può ottenere grazie ad esso. Inoltre, nel capitalismo più si è ricchi e più è facile aumentare la propria ricchezza.

(In)giustizia della natura

Tutto ciò che avviene è, in un certo senso, giusto, anche le cose che ci addolorano o irritano, in quanto obbediscono alle leggi della natura. Potremmo dire che le leggi della nature siano ingiuste, ma dovremmo specificare rispetto a chi o a cosa, e perché. Nasciamo forse con qualche diritto naturale? Non esistono diritti naturali. I diritti si chiedono, affermano e concedono solo nella società e riguardano solo i rapporti sociali.

Impotenza dello Stato e complicità dei cittadini

Un paese dove la giustizia non funziona e la corruzione dilaga, non può difendersi dall'immigrazione criminale. Inutile indignarsi e lamentarsi se prima non imponiamo ai partiti che eleggiamo di riformare il sistema della giustizia e di lottare con maggiore impegno e severità contro l'illegalità di tutti i tipi, tra cui quella civile e fiscale. Non ho mai visto una manifestazione pubblica contro l'evasione fiscale e l'abusivismo edilizio, forse perché la maggior parte della gente è colpevole o complice di reati fiscali e/o edilizi.

Ingiustizia nella distribuzione della bellezza

Il corpo di una bella donna (e in misura minore quello di un bel uomo ) ha un valore di mercato che sarebbe sciocco ignorare e dal quale la bella persona trae un innegabile vantaggio in termini di competitività nella ricerca del partner sessuale e anche non sessuale. Le persone meno belle considerano questo fatto un'ingiustizia nei loro confronti ma dovrebbero capire che ad essere ingiusti non sono gli esseri umani, ma la natura e il caso, ovvero la fortuna. Perciò non dovrebbero risentirsi verso chi ad esse preferisce altre persone più belle.

Piacevole/doloroso vs. giusto/ingiusto

Molte persone sono incapaci di distinguere il piacevole dal giusto e il doloroso dall'ingiusto e ritengono sistematicamente giuste le cose per loro piacevoli e ingiuste quelle per loro dolorose. Questa comune identificazione di qualità tra loro diverse, e un generale disinteresse per un esame razionale dei concetti di giustizia ed etica, sono tra le cause principali dello stato miserabile dell'umanità, perché la rendono incapace di costruire una società giusta. L'umanità potrà migliorare nella misura in cui l'uomo riterrà doloroso ciò che è ingiusto, e piacevole ciò che è giusto, ma una tale attitudine, oggi rivoluzionaria, è ancora molto rara.

Inconvenienti dell'autostima e del senso della giustizia

A volte siamo indignati, delusi o amareggiati perché ci sentiamo vittime di un'ingiustizia. Ci sembra di aver ricevuto meno di quanto abbiamo dato, o di essere accusati di colpe che non abbiamo.

Non ci sentiremmo così male se non avessimo un’alta autostima e se non pensassimo di aver dato molto agli altri.

D'altra parte, i conti del dare e del ricevere non tornano quasi mai perché tendiamo a sovrastimare ciò che diamo e a sottostimare ciò che riceviamo.

Insomma, più ci sentiamo meritevoli e più soffriamo perché pensiamo di essere stati trattati ingiustamente.

Il grande inganno

Non è vero che cerchiamo la verità e la giustizia, come crediamo e vorremmo far credere. In realtà cerchiamo di soddisfare i nostri bisogni e desideri anche al costo di essere falsi e ingiusti. L'uomo ha bisogno di essere amato, rispettato, accolto, protetto, aiutato, accudito, servito, ma non ha bisogno di amare, rispettare, accogliere, proteggere, aiutare, accudire, servire. Ha bisogno di diritti, non di doveri, di dominare, non di essere dominato, della propria libertà, non di quella altrui, di usare gli altri, non di essere usato da loro. Ma queste verità sono nascoste, mistificate, dissimulate a noi e agli altri. Siamo infatti molto più egoisti di quanto siamo disposti ad ammettere. Perciò, se vogliamo essere meno egoisti e più rispettosi dei bisogni e dei desideri altrui, dobbiamo prima di tutto capire e riconoscere la vera misura del nostro egoismo, e non sentirci assolti solo perché qualcuno è più egoista di noi.

Economia e (in)giustizia

Da un punto di vista filosofico (etico), mi pare che l'economia comporti grossi problemi di giustizia, anzi, di ingiustizia, se per giustizia intendiamo equità, ovvero una equa ripartizione del benessere tra gli esseri viventi.

Un primo problema è la dipendenza dell'economia dalla finanza, e dal fatto che, se la finanza non è regolata (ovvero moderata, limitata), i più ricchi diventano sempre più ricchi, e i più poveri sempre più poveri. In altre parole, i più ricchi sono sempre avvantaggiati. Osservazione banale, ma carica di gravi conseguenze (etiche e anche economiche).

Un secondo problema è quello della concorrenza, per cui per uno che vince, alcuni perdono. In altre parole, raramente si vince insieme, ma ogni vittoria è anche una sconfitta, a seconda del punto di vista.

Un terzo problema ha a che fare con l'automazione, che rende il lavoro umano sempre meno rilevante, causando disoccupazione su vasta scala e arricchendo ulteriormente coloro che "assumono" macchine e licenziano persone.

Un quinto problema è il fatto che in economia hanno più successo (e quindi più ricchezza e opportunità) i più intelligenti. E' giusto che i più intelligenti, oltre ad avere il vantaggio di essere più intelligenti abbiano anche quello di essere più ricchi? Lo stato dovrebbe sovvenzionare i meno intelligenti che a causa delle loro minore intelligenza restano confinati nei livelli più bassi di ricchezza?

Naturalmente l'economia presenta anche lati positivi che portano ad un maggior benessere comune, per cui anche le condizioni degli "schiavi" possono migliorare, ma quanto contribuisce l'economia all'equità? Temo che la risposta sia: per niente.

Forse una soluzione per rendere più etica sia l'economia che la finanza è quella di limitare l'arricchimento, per esempio, obbligare chi supera certi livelli di ricchezza, a investire il surplus in attività di interesse nazionale, o semplicemente a pagare più tasse di quanto non facciano oggi. Ma questa regola dovrebbe essere a livello planetario, altrimenti i capitali vengono spostati nei paradisi fiscali. I paradisi fiscali generano inferni per i poveri.

Sulla festa della donna

Trovo ingenui, e sostanzialmente inutili, molti interventi in occasione della ricorrenza dell’8 marzo, giornata internazionale della donna. Si va dal lamentare le ingiustizie subite da molte donne, al riconoscimento dell’importanza e della bontà delle donne in generale, all’augurio di “buona festa della donna”, che non è altro che una manifestazione di rispetto nei confronti delle persone di genere femminile puramente rituale e, in tal senso, comandata e non spontanea.

Non vi è dubbio che anche in paesi industrialmente sviluppati come il nostro, statisticamente, le donne siano svantaggiate rispetto agli uomini, sia in termini economici, sia in quanto oggetto di violenza da parte dei partner di sesso maschile (dico “statisticamente”, dato che ciò non riguarda tutte le donne, ma solo una parte di esse peraltro non quantificabile).

Celebrare la festa della donna significa dunque chiedere un maggiore rispetto e una maggiore giustizia per le donne che ne hanno bisogno.

A chi è rivolta tale richiesta? Anche a me? Che io sia tra i destinatari della richiesta mi disturberebbe, dato che non ritengo di aver mai trattato una donna peggio di come ho trattato un uomo approfittando del suo genere.

Penso inoltre di non poter fare alcunché per rimediare alle ingiustizie sofferte da quelle donne che vengono trattate ingiustamente.

Supponiamo che la suddetta richiesta non sia rivolta a persone “innocenti” come me, ma a quegli uomini che trattano le donne più ingiustamente di come trattano gli altri uomini, oppure agli uomini politici che, almeno in teoria, avrebbero i mezzi per ridurre tali ingiustizie, ma non si decidono a farlo o non ritengono che sia necessario farlo.

Consideriamo quegli uomini che trattano le loro mogli come schiave. Dovrei io, ogni 8 marzo, partecipare a manifestazioni che chiedono a gran voce a tali uomini (ovviamente anonimi e sconosciuti) di trattare le loro mogli con più rispetto ed equità?

L’idea di chiedere qualcosa a qualcuno che non so chi sia mi sembra bizzarra e inconcludente.

L’emancipazione femminile, che fortunatamente c’è stata e continua ad esserci, seppur lentamente, è un fenomeno culturale  ed economico molto complesso, favorito da molte cause dalle quali escluderei le celebrazioni annuali a favore delle donne. Credo infatti che feste come questa servano solo a dare a chi le celebra un senso di appartenenza e il piacere di fare qualcosa insieme. Insomma, un bel modo per socializzare.

Se la richiesta di cui sopra è rivolta ai politici, vorrei capire cosa chiediamo loro, ovvero quali leggi chiediamo loro di stabilire.

Si può proibire per legge ad un marito di trattare sua moglie come una schiava? Temo di no. L’unica legge che mi sembra sensata per ridurre le ingiustizie a danno delle donne è imporre parità di salario a parità di prestazioni, cosa peraltro difficile se i salari vengono negoziati liberamente tra le parti. E forse esistono già leggi in tal senso, anche se difficilmente se ne può verificare il rispetto.

Per i motivi suddetti, non mi sento motivato a partecipare alle celebrazioni della festa della donna né a fare gli auguri alle donne o affrire loro fiori o altri regali. Infatti, per quanto riguarda i rapporti tra me e mia moglie, il rispetto e l’attenzione che ho per lei glieli dimostro ogni giorno con il mio comportamento, e non c’è bisogno che lo faccia a parole un giorno l’anno.

In ogni caso, io credo che la violenza e l’ingiustizia dell’uomo verso la donna rientri nella più generale violenza e ingiustizia degli umani (di qualsiasi genere) verso altri umani più deboli. Infatti, da quando esiste la nostra specie, i più forti, in ogni classe sociale, hanno dominato, sfruttato e usato violenza nei confronti dei più deboli, cioè dei meno competitivi.

Dovremmo allora celebrare la “festa dei deboli” per chiedere a gran voce ai più forti di rispettare i più deboli? Ecco, credo che la "festa del debole" avrebbe forse più senso che la festa della donna, anche se chiedere agli oppressori di smettere di opprimere gli oppressi non ha mai funzionato.

Sia chiaro, non sto proponendo di abolire la giornata internazionale della donna, ma di celebrarla in modo diverso da come vedo fare, specialmente in Italia. Dovrebbe essere una giornata di riflessione, non una "festa", così come la giornata internazionale della memoria dell'Olocausto non è la festa dell'Olocausto, ma un'occasione per ricordare che non siamo immuni dalla ripetizione di tragedie simili.

A mio avviso questa giornata dovrebbe essere usata per incoraggiare le donne trattate ingiustamente da certi uomini (sia in ambito familiare che in ambito lavorativo) a ribellarsi per quanto possibile, e a organizzarsi in gruppi di solidarietà e di supporto reciproco per meglio comprendere e difendere i propri diritti, che includono la parità di trattamento rispetto agli uomini.

In tal senso, per migliorare la loro situazione, forse sono le stesse donne che dovrebbero cambiare, o comunque farlo prima degli uomini, cioè con coraggio e fermezza prendere l'iniziativa di insegnare ai "loro" uomini (mariti o datori di lavoro) come non comportarsi con loro.

L'esaltazione delle qualità femmili e del ruolo della donna, lo scambio di auguri, gli omaggi floreali, i regali, per quanto possano essere graditi alle donne che li ricevono, a mio parere non contribuiscono alla soluzione del problema, oltre ad essere spesso indicatori di ipocrisia da parte di chi li offre.

In quanto agli uomini, la giornata internazionale della donna sia un invito a fare il proprio esame di coscienza ogni giorno dell'anno, per quanto riguarda la pari dignità tra i due sessi.