La logica è la meccanica delle idee.
Gli aforismi sono distillati di idee.
Ogni concetto consiste in una combinazione di altri concetti.
Siamo tutti collezionisti di figurine, ovvero di figure ideali.
Partendo da un'idea qualsiasi si può arrivare a qualunque altra idea.
Le mie idee migliori mi vengono al mattino, appena sveglio, prima di aprire gli occhi.
Nessuna cosa, persona o idea è sufficiente, nessuna può bastare, se non per il momento.
Durante il sonno, nel mio cervello si formerà una nuova idea. Al risveglio la conoscerò.
Non può essere felice chi è costretto a nascondere le proprie idee e i propri sentimenti.
Le idee esistono in quanto idee, ma le cose che esse indicano sono in molti casi inesistenti.
Il disprezzo di un ideale può facilmente condurre al disprezzo per le persone che lo perseguono.
I concetti sono luoghi della mente attraversati da strade che li collegano con altri concetti/luoghi.
Il conformista teme di avere idee diverse da quelle altrui, e che gli altri abbiano idee diverse dalle proprie.
Nuove interessanti forme o idee possono nascere da nuovi incontri e nuove connessioni tra vecchie forme o idee.
Chi propone certe idee suscita ostilità in coloro che vivono in contrasto con esse.
È facile seguire le idee di autori famosi, difficile seguire le idee di autori poco noti, difficilissimo avere idee originali.
L'uomo tende naturalmente a disapprovare e a disprezzare, consciamente o inconsciamente, chi non condivide i suoi gusti o le sue opinioni.
La mente è (anche) una rete di idee collegate mediante neuroni. In altre parole, le reti neurali permettono la formazione e l'uso di idee.
Le idee sono "fatti" informatici che avvengono nel cervello, e che possono causare altri "fatti" come il piacere, il dolore e certi comportamenti.
Esprimere le proprie idee è spesso pericoloso, perché chi la pensa diversamente si sentirà minacciato dalla nostra visione del mondo e ci vedrà come un nemico.
Quando si collegano tra loro certe idee, dopo un periodo di gestazione più o meno lungo, ne nascono spontaneamente di nuove, frutto di una reciproca fecondazione.
Si può essere padroni o schiavi delle idee proprie e altrui. Le idee possono essere usate come risorse o gabbie mentali, come strumenti di conservazione o di progresso.
Di solito le nuove idee mi vengono al mattino, appena sveglio, prima di aprire gli occhi, ovvero prima che la percezione della realtà prenda il controllo dei miei pensieri.
La specie umana è una delle più precarie, in quanto intrinsecamente e naturalmente più debole, anche se riesce a dominare quasi tutte le altre grazie ad artifici, cioè a idee.
Le idee possono essere manipolate in quanto è possibile censurare, nascondere o minimizzare alcune connessioni tra idee, evidenziare altre connessioni e affermare connessioni inesistenti.
Chi critica un'idea, critica la propria idea di quella idea. Tra un'idea e l'idea che uno si fa di essa ci possono essere differenze enormi, tali da rendere la critica ingiusta e fuori luogo.
Succede raramente che le mie idee vengano criticate, spesso che vengano ignorate o fraintese. Quando qualcuno mi critica è più per ciò che non dico, non vedo, non sento o non capisco, che per ciò che dico.
Gesù disse: "Chi non è con me è contro di me". Una conseguenza logica di questa prescrizione è: "Chi non è nemico dei miei nemici è mio nemico". Idee di questo genere sono carburante per guerre a tutti i livelli.
Collegare logicamente (col pensiero) due idee significa stabilire una connessione elettrochimica (più o meno temporanea o permanente) tra le zone del cervello in cui tali idee risiedono o a cui esse sono associate.
Le idee sono ermafrodite, cioè possono assumere ruoli sessuali diversi. Un'idea maschio, se trova un'idea femmina interessante, può fecondarla e dalla loro unione può nascere un'idea figlio. Questa è la creatività.
Una comunità è un insieme di persone interagenti che condividono un insieme di idee su ciò che è vero/falso, buono/cattivo, bello/brutto, obbligato/vietato/libero ecc. Tali idee condivise caratterizzano e differenziano le comunità.
Gli altri ci propongono continuamente i loro modi di vedere, di pensare e di sentire. Sta a noi accettare e condividere quei modi, oppure rifiutarli (sapendo che in caso di rifiuto il proponente si sentirà, deluso, frustrato o offeso).
È istintivo, automatico, involontario disprezzare le idee altrui che contrastano con le proprie e, quel che è peggio, disprezzare gli autori e ripetitori di tali idee. Dobbiamo fare un grande sforzo di volontà per ostacolare tale tendenza.
La pluralità delle idee e la libertà di esprimerle son gran belle cose, ma se non ci si organizza politicamente intorno ad una idea o ideologia comune non si cambia nulla nella società, e si continua a subire e a commentare la storia fatta da altri.
Perché un'idea diventi efficace, essa deve essere decantata, cioè deve passare nella memoria a lungo termine e poter agire inconsciamente. Solo così può eercitare efficacemente la sua azione combinatoria insieme ad altre idee già decantate o in via di decantazione.
Se le idee vengono messe in un certo ordine, si finisce per frequentare e riprodurre solo quelle che si trovano ai primi posti, le quali non sono necessariamente le più utili o le più vere. Sarebbe meglio mettere le idee in un ordine casuale, ogni giorno in un nuovo ordine casuale.
Certe idee, certe forme culturali, sono buone non in se stesse, ma nella misura in cui ci aiutano a migliorare i nostri rapporti con gli altri, cioè nella misura in cui possono costituire un ponte e uno strumento per comunicare e interagire efficacemente e costruttivamente con gli altri.
Il successo di un'ideologia implica la vittoria dei suoi sostenitori contro i suoi detrattori. Certe persone persone si battono per il successo di una certa ideologia. In realtà si battono per il proprio successo in una gara a chi la sa più lunga, e di conseguenza a chi è più meritevole di comandare.
Ogni concetto costituisce una combinazione di idee, ed è parte di altre combinazioni di idee.
Un'idea è una combinazione di informazioni organizzate. Può essere costituita da concetti, persone, domande, relazioni, forme, immagini, sensazioni, emozioni, notizie, e combinazioni di altre idee.
Quanto più un'idea è intelligente e profonda, tanto più difficile è condividerla con altre persone, perché più piccolo è il numero di persone capaci di comprenderla. Per questo le idee più condivise sono le più stupide e superficiali.
Tuttavia ogni umano ha un profondo bisogno di condividere idee con altri umani, e soffre quando non ci riesce.
Ogni idea di una persona è contestualizzata nella visione del mondo della persona stessa, la quale dà alle parole che usa per esprimere la sua idee un significato soggettivo, che dipende anch'esso dalla propria visione del mondo. Ne consegue che due persone con visioni del mondo molto diverse faticano a comprendere le idee l'una dell'altra, e raramente vi riescono.
Se gli altri non apprezzano le tue idee, ci possono essere varie cause, tra cui una o più delle seguenti:
- Le tue idee sono sbagliate o carenti.
- Non hai spiegato bene le tue idee.
- Gli altri non sono abbastanza intelligenti o colti per capirle.
- Gli altri pensano in modo sbagliato.
Non sono convinto, né sicuro, di alcunché, seguo il mio spirito critico che mi porta a diffidare di qualunque teoria, e a dare una certa probabilità di verità (sempre inferiore al 100%) alle varie idee che incontro leggendo, e a quelle che formulo io stesso. Penso (e di questo sono quasi sicuro) che nessun autore (me compreso) sia sufficiente per capire il mondo, e che non tutto ciò che ogni autore dice sia interamente vero.
Io credo che non sia sufficiente concepire una buona idea perché essa venga realizzata a livello sociale. Perciò mi occupo molto del problema delle cause della chiusura delle persone alle nuove idee, ovvero della conflittualità (più che della competizione) e della resistenza al cambiamento da parte di ogni essere umano, a partire da me stesso. Voglio dire che anche se un'idea fosse perfetta, lascerebbe il tempo che trova se non si risolvesse prima il problema della resistenza al cambiamento e della incomprensione delle idee altrui, problema di tipo non logico-cognitivo, ma psicodinamico e/o neurologico.
Le idee sono concatenazioni di parole o di immagini) associate con altre parole o immagini, con sentimenti (piacere e dolore) e con istinti (bisogni, desideri e pulsioni).
Il comportamento di un uomo dipende dalle proprie idee, dai propri sentimenti e dai propri istinti.
L’uomo è schavo delle delle proprie idee, dei propri istinti e dei propri sentimenti.
Per cambiare il proprio comportamento l’uomo deve cambiare le proprie idee, dato che non può cambiare i propri istinti né i propri sentimenti.
Mi è venduta l'idea che le idee siano come animali che letteralmente ci abitano e ci guidano senza che ce ne accorgiamo.
Una volta formatesi nella nostra mente, esse ne diventano parti attive, nel senso che, quando vengono evocate, agiscono evocando altre idee ad esse collegate, producendo emozioni e sensazioni più o meno piacevoli o dolorose, e dando luogo a voleri e comportamenti più o meno consci o inconsci
Se ciò è vero, siamo schiavi delle nostre idee, le quali, tuttavia, possono essere conflittuali tra loro e provocare comportamenti e pensieri contraddittori, incoerenti, mistificati, paralizzanti ecc. ovvero disturbi mentali di varia natura.
L’uomo, si sa, ha idee, assorbe idee altrui e sviluppa nuove idee modificando parti di quelle di cui già dispone.
Certe idee di una persona possono essere più o meno uguali a quelle di un’altra, e quelle diverse possono essere tra loro più o meno compatibili.
L’incompatibilità delle idee può causare conflitti più o meno gravi, più o meno distruttivi.
Le comunità umane richiedono la condivisione di idee, mentre gli antagonismi tra persone implicano incompatibilità di idee.
Ogni umano cerca persone che condividono le sue idee, o copia le idee di altre persone, al fine di ottenere la loro compagnia e cooperazione.
Platone credeva che le forme reali fossero copie imperfette di forme ideali che risiedono in un altro mondo, che lui chiamava Iperuranio.
La matematica e i computer ci dimostrano che non c'è bisogno di immaginare un altro mondo per spiegare le forme di questo mondo. Le forme reali sono infatti il risultato di formule matematiche e di algoritmi programmabili, mentali o informatici, che permettono di costruire forme e di misurarne il livello di perfezione.
Insomma, le forme reali sono il risultato di formule concepite da esseri umani ed eseguibili da persone e/o da computer, non copie più o meno perfette di entità sovrannaturali.
Matematica e cibernetica hanno dimostrato il carattere illusorio dell'idealismo e la sua falsità come spiegazione della realtà. In altre parole, le "idee" sono reali e risiedono nel mondo fisico e nelle menti umane in quanto informazioni.
Quando si esprime un'idea, questa ha senso solo rispetto ad un certo contesto, ovvero ad un'idea più grande e più generale, di cui l'idea espressa costituisce un dettaglio o un caso particolare. L'idea generale è quindi più importante di quella particolare, perché la prima conferisce senso alla seconda.
Tuttavia, normalmente le persone comunicano idee particolari senza condividere quelle generali e questo è causa di incomprensione e di fraintendimento. Prima di esprimere idee particolari dovremmo dunque assicurarci che siano chiare e condivise le idee generali a cui esse si riferiscono.
Per esempio, quando parliamo di particolari aspetti del comportamento umano, dovremmo prima aver condiviso un'idea generale di cosa sia e di come funzioni un essere umano. In altre parole, dovremmo prima metterci d'accordo sulla natura della natura umana in generale.
Cosa vogliamo comunicare quando comunichiamo? Idee, sentimenti e/o associazioni tra idee e sentimenti?
L’appartenenza ad un certo insieme sociale richiede anche la condivisione di sentimenti, o meglio, la condivisione di associazioni idee-sentimenti. Ciò implica esprimere (attraverso messaggi verbali) che certe cose (idee, forme, eventi, fatti, comportamenti ecc.) ci piacciono e altre ci dispiacciono, che certe cose ci fanno arrabbiare e altre ci rasserenano, che certe cose ci attraggono e altre ci repellono,. Questo è un modo di comunicare e di condividere sentimenti.
Per molte persone, la comunicazione “sentimentale” si limita a questo. Altre persone cercano di capire razionalmente e sistemicamente il perché di certi sentimenti, cioè le logiche che li suscitano, vale a dire: perché certe cose ci piacciono e altre ci dispiacciono. Io appartengo a questa seconda categoria.
L'errore più comune di molti (filosofi e non filosofi) è credere che una cosa insufficiente sia sufficiente.
Quante volte vi è capitato di leggere un libro o un articolo in cui l'autore fa una dichiarazione del tipo: "io credo che questo sia il problema e questa la soluzione, ma probabilmente il problema è molto più complesso di come io lo vedo, e la soluzione anche, quindi spero che altri possano correggere, ampliare o completare le mie idee aggiungendovi tutto ciò che in esse manca per capire e risolvere i problemi efficacemente."?
A me non è mai capitato, eppure è quello ogni persona saggia dovrebbe pensare. Ogni autore tende a illudersi, e a illudere il suo pubblico, di aver detto tutto ciò che c'era di importante da dire su un certo tema, e che ciò che non ha considerato sia trascurabile.
E' un errore che faccio spesso anche io quando esprimo le mie idee.
"Whenever a theory appears to you as the only possible one, take this as a sign that you have neither understood the theory nor the problem which it was intended to solve.” [Karl Popper]
La filosofia (con la f minuscola o maiuscola) non esiste se non come costrutto mentale. Si tratta comunque di un inventario di idee razionali o sedicenti razionali, così come la religione è un inventario di credenze per lo più irrazionali. In entrambi i casi non possiamo parlare di sistemi, ma di cumuli incrementali di idee, opinioni e credenze. Un sistema è cosa diversa. È un insieme di parti che interagiscono per realizzare funzioni non presenti in alcuna delle parti stesse. Molti cultori della filosofia idealizzano questa disciplina come se fosse un sistema organico. In realtà è l'individuo che concepisce soggettivamente sistemi di idee, combinando a modo suo ciò che considera interessante nel patrimonio letterario e scientifico e nella sue esperienze personali. In filosofia di oggettivo e reale, di condiviso universalmente ci sono solo le biblioteche, le enciclopedie e manuali scolatitici. In altre parole, il fatto che due filosofie siano incluse nella stessa storia della filosofia, non significa che tra di esse vi sia una relazione costruttiva. Anzi, spesso vi è una relazione distruttiva, di incompatibilità, di negazione reciproca. Dunque la filosofia è tutt'altro che un sistema.
Se le idee di qualcuno non vi piacciono e non avete argomenti razionali per confutarle, potete comunque sminuirle in vari modi, per esempio dicendo che quella persona:
- Ha scoperto l'acqua calda o reinventato la ruota, cioè non ha detto nulla che qualche autore non abbia già detto prima
- Ha detto cose ovvie, che tutti sanno
- Non ha detto certe cose che avrebbe dovuto dire
- Non ha tenuto conto di certe cose
- Ha detto cose inutili
- È arrogante e presuntuoso perché pensa di saperla più lunga di persone più qualificate
- Col suo discorso ha mancato di rispetto a qualcuno
- Ha detto cose che non possono essere dimostrate
- Ha negato che le cose possono essere diverse da come le ha descritte
- Ha lasciato intendere che chi la pensa diversamente è stupido
- Ha fatto un discorso riduttivo
- Ha fatto un discorso incompleto
- Ha fatto un discorso troppo teorico
- Ha detto cose che non corrispondono ad alcuna teoria conosciuta
- Ha fatto un discorso troppo vago
- Ha solo espresso una sua opinione, non dei fatti
- Ha fatto un discorso troppo semplice
- Ha fatto un discorso troppo complicato
- Ha fatto un discorso troppo astratto
- Ha fatto un discorso troppo razionale
- Ha fatto un discorso troppo materialista
- Ha detto cose impossibili da realizzare
- Ha detto cose che non interessano nessuno
Per «massa concettuale» intendo un insieme non gerarchizzato di idee, pratiche e rappresentazioni, la cui coesione non deriva da un principio interno di ordine, ma da una contiguità contingente e storicamente variabile. Le relazioni tra i suoi elementi non sono necessarie né stabili, ma emergono localmente e si dissolvono senza costituire una struttura coerente o un sistema.
In altre parole, una massa concettuale è un insieme di idee prive di articolazione sistematica, mantenute insieme non da coerenza interna, ma da accostamenti contingenti e reversibili.
Ad esempio, il termine "vita sociale" è una massa concettuale che comprende i seguenti concetti:
- Accordi
- Alleanze
- Amicizie
- Appartenere
- Aspettative
- Associazioni
- Colpa
- Competere
- Condividere
- Contratti
- Convenzioni
- Cooperare
- Crediti
- Debiti
- Diritti
- Disaccordi
- Divieti
- Doveri
- Empatia
- Fiducia
- Funzioni
- Gerarchie
- Giudicare
- Imitare
- Impegni
- Istituzioni
- Leggi
- Litigi
- Mode
- Modelli
- Morali
- Norme
- Obblighi
- Organizzazioni
- Partecipare
- Poteri
- Promesse
- Proprietà private
- Riprodurre
- Rituali
- Ruoli
- Selezionare
- Sfide
- Sfiducia
- Solidarietà
- Status
- Valori
- ecc.
L'uomo non "sa" ciò che è e ciò che non è in quanto tali, ma "decide" di saperlo in un certo modo. In altre parole, la conoscenza, ovvero il sapere, e il frutto di decisioni.
Si tratta di decisioni informatiche, algoritmiche, basate sulle informazioni che la mente riceve dagli organi di senso, dalla propria memoria, e dai sentimenti di piacere e dolore associati ad esse.
La mente riceve informazioni, e produce informazioni facendo "astrazione" delle informazioni ricevute. Il processo di astrazione consiste nel riassumere una certa quantità di informazioni in una quantità minore, più facilmente gestibile, generalizzando e sopprimendo dettagli.
La capacità di astrarre informazioni corrisponde a ciò che chiamiamo intelligenza.
L'astrazione avviene a più livelli, nel senso che è possibile fare astrazione di astrazioni.
Il sapere consiste dunque nelle informazioni ottenute per astrazioni successive a partire dalle informazioni sensoriali elementari.
L'astrazione è un processo soggettivo in quanto dipende dalle capacità e dalle esperienze precedenti del soggetto. Infatti non tutti fanno le stesse astrazioni a partire dalle stesse informazioni elementari.
I processi di astrazione sono per lo più inconsci, automatici e involontari. I prodotti delle astrazioni vengono infatti "decisi" dalle logiche mentali e dalle precedenti astrazioni.
Per concludere, la conoscenza individuale della realtà è il risultato di innumerevoli decisioni inconsce, automatiche e involontarie che avvengono nella mente. E' anche vero che certe astrazioni possono essere "comunicate", insegnate e condivise tra persone.