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Riflessioni di Bruno Cancellieri su

Introversione

16 articoli tratti dal blog "Il mondo visto da me"

Indice delle monografie | Indice degli articoli per anno

Fragilità, timidezza, introversione

La fragilità è spesso causa di timidezza e di introversione.

Introversione e non conformismo

Credo che gli introversi siano mediamente meno conformisti degli estroversi.

Domanda da introverso

Una tipica domanda da introverso: che conseguenze potrebbe avere per me e per gli altri (nel breve, medio e lungo termine) ciò che sto considerando di fare adesso?

Introversione e depressione

Agli estroversi gli introversi appaiono spesso come depressi anche quando non lo sono. Alcuni introversi sono anche depressi ma non tutti, come anche gli estroversi possono essere depressi. D'altra parte per un introverso forse è meglio passare per depresso che per presuntuoso, come appaiono spesso gli introversi assertivi (come me).

La lentezza dell'introverso

L'introverso è più lento dell'estroverso perché è meno spontaneo, ovvero perché si chiede più volte, prima di parlare o agire, se ciò che potrebbe dire o fare sia giusto o ingiusto, morale o immorale, appropriato o inappropriato, pertinente o impertinente, bello o brutto, utile o inutile, sicuro o pericoloso, buono o cattivo per sé e per gli altri.

Sull'ansia sociale dell'introverso

L'introverso giudica negativamente (in senso morale e intellettuale) la maggior parte della gente e, a causa del suo profondo senso di giustizia, si sente inconsciamente in colpa per questo suo atteggiamento. Pertanto si aspetta di essere punito dalle persone che sono oggetto del suo giudizio negativo. Di conseguenza teme gli altri e non ha pace. Questa dinamica mentale è normalmnete inconscia.

Sull'introversione

E' inutile o dannoso parlare di introversione senza mettersi d'accordo sul significato di questo termine così abusato e malinteso anche tra gli psicologi, figuriamoci tra la gente comune. La maggior parte degli psicoterapeuti non dà alcuna importanza all'introversione, non la prende per niente in considerazione e questo la dice tutta. Per me è impossibile capire cosa sia l'introversione senza aver letto (e capito) quello che su di essa hanno scritto Carl G. Jung (il creatore del termine) e Luigi Anepeta.

Jung sulla solitudine

"La solitudine non deriva dal fatto di non avere nessuno intorno, ma dalla incapacità di comunicare le cose che ci sembrano importanti, o dal dare valore a certi pensieri che gli altri giudicano inammissibili. La solitudine cominciò con le esperienze dei miei primi sogni, e raggiunse il suo culmine al tempo in cui mi occupavo dell’inconscio. Quando un uomo sa più degli altri diventa solitario. Ma la solitudine non è necessariamente nemica dell’amicizia, perché nessuno è più sensibile alle relazioni che il solitario, e l’amicizia fiorisce soltanto quando ogni individuo è memore della propria individualità e non si identifica con gli altri." [Carl G. Jung]

L'introversione di Albert Einstein

«In singolare contrasto col mio senso ardente di giustizia e di dovere sociale, non ho mai sentito la necessità di avvicinarmi agli uomini e alla società in generale. Sono proprio un cavallo che vuole tirare da solo; mai mi sono dato pienamente né allo stato, né alla terra natale, né agli amici e neppure ai congiunti più prossimi; anzi ho sempre avuto di fronte a questi legami la sensazione di essere un estraneo e ho sempre sentito bisogno di solitudine; e questa sensazione non fa che aumentare con gli anni. Sento fortemente, ma senza rimpianto, di toccare il limite dell'intesa e dell'armonia con il prossimo. Certo, un uomo di questo carattere perde così una parte del suo candore e della sua serenità, ma ci guadagna una larga indipendenza rispetto alle opinioni, abitudini e giudizi dei suoi simili.»
(Albert Einstein, Come io vedo il mondo)

Introversione-estroversione: polarità o tratti sommabili?

Comincio a pensare che introversione ed estroversione non siano i due poli, mutulmente esclusivi, di un unico tratto, ma due tratti sommabili. Intendo dire che ogni essere umano potrebbe avere una certa quantità di introversione e una di estroversione, diverse da persona a persona, quantità che, anziché escludersi mutualmente, si sommerebbero.
Così, per esempio, ci potrebbero essere persone molto introverse e molto estroverse allo stesso tempo, altre molto introverse e poco estroverse o viceversa, altre (il caso peggiore) poco introverse e poco estroverse: cioè quasi completamente apatiche, indifferenti, inerti.
Che ne pensate della mia ipotesi?
Se fosse vera, non avrebbe senso contrapporre introversi ed estroversi, ma, semmai i molto introversi con i poco introversi, e l'estroversione non sarebbe mai un difetto, ma sempre una qualità, una risorsa utile e desiderabile.

La condizione introversa

Ottima descrizione della condizione introversa tratta dal sito della LIDI (www.legaintroversi.it).

Caratteristiche specifiche del genotipo introverso

  • Un corredo di emozioni superiore alla media, associato ad un’intelligenza solitamente vivace e talora essa stessa superiore alla media.

  • Una sensibilità sociale che comporta l’intuizione immediata degli stati d’animo e delle aspettative altrui.

  • Un senso di pari dignità e di giustizia precoce, persistente e d’intensità spesso drammatica.

  • Un orientamento di tipo idealistico, che comporta il riferimento ad un mondo caratterizzato da rapporti interpersonali corretti e delicati.

  • Una vocazione sociale altamente selettiva, che, per realizzarsi, richiede un certo grado di affinità e di sintonia con l’altro.

  • Un’affettività molto intensa che tende a stabilire con il mondo (persone, natura, cultura, oggetti, animali) rapporti significativi e profondi.

  • Un orientamento incline alla riflessione, all’introspezione e alla fantasia più che all’azione.

  • Una predilezione per interessi intellettuali e creativi.

  • Un corredo di bisogni (d’appartenenza e d’individuazione) piuttosto ricco.


Elementi che sottendono il malessere degli introversi


  • Un vissuto persistente di inadeguatezza e di inferiorità, che talora arriva alla vergogna di essere come si è.

  • Un’avversione più o meno marcata (fino al limite della fobia) nei confronti della sensibilità emozionale.

  • Un sentimento di solitudine scarsamente rimediabile, che può esprimersi in una tendenza progressiva all’isolamento o a tentativi di socializzazione e di normalizzazione forzata, solitamente con scarso esito.

  • Una tendenza a confrontarsi ossessivamente con gli altri, che comporta spesso il paradosso di un’invidia intensa e, nel contempo, un atteggiamento interiore ipercritico nei loro confronti, di cui viene rilevata impietosamente la superficialità, la rozzezza, la scarsa sensibilità.

  • Una tendenza a ruminare sulle proprie problematiche, senza venirne a capo.

  • Un senso complessivo di un’esistenza faticosa, penosa, a volte dolorosa.

Leggi il testo completo in Vademecum sull'introversione, di Luigi Anepeta

Apologia della riflessione e della non spontaneità

Spesso sento dare consigli del tipo: lasciarsi andare ogni tanto, non controllarsi troppo, essere più spontanei, non riflettere troppo prima di interagire, non pensare troppo, non ragionare troppo, evitare che l'io, la coscienza o la razionalità reprimano o tolgano spazio ai sentimenti, alle emozioni ecc.

E' vero che nel modo di ragionare di molte persone non c'è spazio per emozioni e sentimenti, e questi vengono considerati sostanzialmente inutili o addirittura nocivi. Bisogna tuttavia considerare che la ragione, come la verità, non è una, ma ce n'è una (o più di una) per ogni essere umano. Per esempio, nella mia ragione i sentimenti sono la cosa più importante, senza la quale non vale la pena di vivere, e per questo penso che bisognerebbe usare l'intelligenza e la razionalità di cui si dispone, per riconoscere i sentimenti, capirne le origini e trovare il modo di soddisfare i bisogni umani da cui essi dipendono. In tal caso la ragione non sarebbe tiranna, ma ancella rispetto ai sentimenti e alle emozioni.

La ragione è uno strumento sviluppatosi nel corso dell'evoluzione della specie umana per permettere ad essa di sopravvivere più facilmente. Io non credo che la ragione sia un male in sé o che si possa ragionare troppo. Invece credo che si debba cercare di ragionare meglio, riconoscendo cosa sia più importante, utile o piacevole di volta in volta. La ragione, come l'intelligenza, può essere usata per fare del bene o del male, per dare piacere o dolore, per guarire o ammalare. Cerchiamo di usarla per essere tutti felici il più possibile.

Capisco anche che, a chi agisce normalmente in modo spontaneo e involontario e non è abituato a riflettere sul suo comportamento (né prima, né durante, né dopo), possa dare fastidio che il suo interlocutore rifletta e ragioni prima di parlare o agire. E' quello che avviene normalmente quando un estroverso interagisce con un introverso. E' un problema irrisolvibile a meno che anche il primo cominci a riflettere sulle proprie azioni prima di compierle, cioè ad essere un po' meno spontaneo quando occorre.

La spontaneità, come l'estroversione e l'introversione, non sono né virtù né vizi. Sono tratti del carattere come tanti altri, e vanno rispettati per quello che sono. Consigliare ad una persona di essere più spontanea è come consigliare a qualcuno di cambiare il colore degli occhi. Possiamo consigliare a qualcuno di ampliare o correggere le sue conoscenze, ma non di astenersi dall'usare le conoscenze di cui dispone, a meno che esse non siano errate.

Per concludere, io credo che per migliorare il mondo e noi stessi (nel senso di una maggiore felicità) bisognerebbe ragionare meglio e non di meno, anzi occorrerebbe ragionare tutti un po' di più, ma nel verso giusto, soprattutto tenendo presente gli atuoinganni e le autoillusioni a cui la ragione stessa è soggetta.

Opinioni di un introverso

In sintesi ecco il mio problema e quello di molti altri introversi (credo). Io sono convinto che l'umanità in generale (me compreso) sia ancora oggi sostanzialmente malata di mente (vedi nota 1) e/o in uno stadio infantile. Faccio fatica a nascondere questa terribile idea, e cerco di condividerla con altri, ma siccome quelli che la pensano come me su questo punto sono rarissimi, diciamo l'1% della popolazione, sono costretto a nascondere la mia opinione per non offendere il 99% delle persone con cui mi capita di interagire, e a far finta di essere sano come loro credono di essere, altrimenti sarei considerato un imbecille e/o un arrogante. Questa finzione è per me stancante e stressante per cui non posso esercitarla per più di un certo tempo, dopodiché sento il bisogno di ritirarmi in solitudine per riposarmi.
Io sarei molto più socievole e passerei molto più tempo in compagnia di altre persone se potessi liberamente esprimere le mie idee sulla natura umana senza offendere, irritare o annoiare nessuno e senza essere preso per un imbecille o un arrogante, per cui devo rassegnarmi a brevi interazioni insincere con persone "normali" consolandomi con la compagnia letteraria dei grandi filosofi e psicologi che mi hanno insegnato e convinto che l'uomo è ancora malato di mente o in uno stadio infantile, nonostante il progresso scientifico e tecnologico.
Inutile dire che chi non è consapevole di essere malato difficilmente cercherà di curarsi, per cui parlare con malati che si credono sani è piuttosto limitativo oltre che difficile, sgradevole e ansiogeno, soprattutto perché devo evitare di esprimere, in linguaggio sia verbale che non verbale, cose che possano tradire ciò che penso del loro stato mentale.
Beh? Che ne pensate di questa analisi? Qualcuno di voi ci si ritrova?

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NOTA 1: Cerco di spiegare cosa intendo per malattia mentale.
La mente (e in essa includo psiche, ragione, coscienza, memoria, logica, intelligenza, inconscio, sistema nervoso, sentimenti, empatia, cognizioni, credenze ecc.) si è formata durante l'evoluzione della nostra specie come strumento adattativo, per risolvere i problemi e in tal modo aumentare le nostre probabilità di sopravvivenza. Quindi una mente sana è quella che aiuta a star meglio possibile sia individualmente che come gruppo e specie, cioè fa quello per cui si è formata.
Ora, siccome la condizione dell'uomo sulla terra è ancora generalmente miserabile (basta pensare al tasso di povertà, alla schiavitù de facto, alle guerre, alle discordie, alle nevrosi e psicosi, alla solitudine, alle crisi economiche, al terrorismo, disperate migrazioni di massa ecc.) e in occidente stiamo diventando sempre più poveri e soli, e stiamo rischiando guerre nucleari, stiamo dilapidando irreversibilmente il pianeta e causando catastrofi ambientali, e non cerchiamo di cambiare rotta, e ognuno si aspetta che sia qualcun altro a risolvere i problemi personali e comuni, cosa che ovviamente non avviene, evidentemente non stiamo usando la mente per migliorare la situazione, ma la usiamo così male da stare sempre peggio ormai a livello planetario. La nostra mente è malata perché ci spinge a comportarci in modo da diminuire il nostro benessere anziché aumentarlo, e porterà prima o poi la nostra specie all'estinzione o a una decimazione, e comunque la renderà sempre più infelice e assurda, a meno che non ci curiamo in tempo.
Meno di un secolo fa il nazismo ha dimostrato con quanta facilità un intero popolo possa impazzire affascinato da uno psicopatico. Cose del genere possono ancora accadere perché quella pazzia non è stata ancora riconosciuta come tale. L'elezione di Trump è un altro sintomo di una follia diffusa.

Intervista sull'introversione a Bruno Cancellieri

Per gentile concessione di Delia Martyn, dal suo blog

1) COSA SPINGEVA GLI EDUCATORI DEL PASSATO MA IN PARTE ANCHE DI OGGI, A VOLER CORREGGERE L’INTROVERSIONE DEI RAGAZZI E QUAL ERA L’ERRORE PIU’ GRANDE CHE COMMETTEVANO VERSO DI LORO?

Se uno cerca di correggere l’introversione è perché la ritiene svantaggiosa o addirittura patologica, come tutti i comportamenti che si allontanano dalla cosiddetta “normalità” ovvero dal comportamento più comune. L’errore, anzi il danno, che si fa cercando di correggere l’introversione è il far credere all’introverso che la sua condizione sia sbagliata, cosa che può dar luogo ad un senso di inferiorità, timidezza, scarsa autostima e confusione per quanto riguarda le proprie vocazioni e la propria personalità. Oggi si dice che uno dovrebbe cercare di essere se stesso, ma di fronte all’introverso sembra che per molti questa regola non valga, come se l’introversione fosse un comportamento morboso.

2) AL DI LA’ DELLE DIFFERENZE PIU’ EVIDENTI, QUALI SONO LE DIFFERENZE PIU’ PROFONDE DAL PUNTO DI VISTA EMOTIVO, PSICOLOGICO, MORALE E CULTURALE FRA INTROVERSI ED ESTROVERSI?

L’introversione è un fenomeno poco studiato e sul quale non esiste una letteratura scientifica universalmente riconosciuta a livello accademico, a parte la definizione che ne diede C. G. Jung. Per rispondere a questa domanda mi baso soprattutto sul pensiero di Luigi Anepeta e sulla mia esperienza in quanto introverso. Ebbene, io credo che l’introverso abbia una maggiore autocoscienza rispetto all’estroverso, nel senso che prima di agire si pone maggiormente il problema della validità e delle conseguenze del suo agire nei confronti degli altri. In altre parole l’introverso è più scrupoloso e coscienzioso e tende a mettere in discussione e criticare il comportamento proprio e altrui. Di conseguenza, mentre l’estroverso tende ad adattarsi alla società così com’è, l’introverso vorrebbe migliorarla.

3) CI SONO DEGLI ERRORI CHE GLI INTROVERSI COMMETTONO NEL LORO MODO DI PERCEPIRE E VIVERE LE COSE?

Gli introversi commettono errori quando non sanno di essere introversi o hanno un’idea sbagliata dell’introversione, credendola una menomazione. In tal caso tendono a chiudersi in se stessi.

4) QUALI SONO LE IDEE SBAGLIATE E I PRECONCETTI PIU’ FREQUENTI CHE GLI ESTROVERSI HANNO NEL MODO DI PERCEPIRE GLI INTROVERSI?

Credo che molti introversi considerino gli estroversi più superficiali, meno riflessivi, più conformisti e meno capaci di stare da soli. Sicuramente si tratta di un preconcetto, ma credo sia giustificato nella maggior parte dei casi.

5) NELLA SUA VITA COSA L’HA FATTA SENTIRE PIU’ INCOMPRESO RIGUARDO GLI ASPETTI DELLA SUA PERSONALITA’ INTROVERSA ED HA MAI DESIDERATO ESSERE ESTROVERSO COME LA MAGGIOR PARTE DELLE PERSONE?

Mi sono sentito incompreso sin da bambino e ancora oggi, in quanto diverso dagli altri nel modo di ragionare e nel mio desiderio di contribuire a migliorare la società attraverso la conoscenza dell’uomo. Non so se questa mia particolarità sia dovuta alla mia introversione. Non ho mai desiderato essere estroverso, ma capace di dialogare con gli estroversi, di usare il loro linguaggio, senza però cambiare la mia personalità.

6) LE MALATTIE DELL’AFFETTIVITA’ COME ANSIA E DEPRESSIONE POSSONO COLPIRE CHIUNQUE, MA SEMBRA CHE GLI INTROVERSI SIANO PREDISPOSTI A SVILUPPARE DISTURBI PSICOLOGICI CON MAGGIOR FACILITA’. QUAL E’ IL MOTIVO?

Credo che l’introverso, in quanto tipo psicologico minoritario, sia emotivamente stressato quando interagisce con estroversi a causa della reciproca incomprensione e scarsa empatia. Alla lunga questo stress e la frustrazione di non riuscire a trovare persone con cui comunicare a livello profondo può causare disturbi psichici.

7) CREDE CHE SECOLI DI CULTURE PATRIARCALI SIANO RESPONSABILI DEI SOPRUSI E DELLE VIOLENZE VERSO LE DONNE, I DIVERSI O I PIU’ DEBOLI? CREDE CHE IN FUTURO LA SOCIETA’ POTRA’
LIBERARSI DEFINITIVAMENTE DI CERTE CULTURE?

Da che mondo è mondo i più forti prevalgono sui più deboli e li sfruttano, e vale la legge del più forte. Però la storia ci mostra che c’è stato un graduale miglioramento nel rispetto dei diritti umani nei paesi più sviluppati. C’è ancora tanta strada da fare, ma credo che l’umanità continuerà a migliorare in tal senso.

8) PENSA CHE L’INTROVERSIONE POSSA TRASFORMARSI IN QUALCOSA DI PATOLOGICO?

Sì, se viene considerata come una malattia dal soggetto.

9) QUAL E’ IL MODO MIGLIORE PER EDUCARE LE PERSONE AD AVERE MAGGIORE TOLLERANZA VERSO CIO’ CHE E’ FUORI DAGLI SCHEMI?

Con l’esempio e con una opportuna scelta dei media (programmi TV, film, libri ecc.) e un’educazione umanistica da cui si evince che la creatività è possibile solo uscendo dagli schemi e che per vivere in modo soddisfacente bisogna coltivare e valorizzare la propria natura unica.

10) QUAL E’ IL CONFINE TRA COMPORTAMENTO EDUCATIVO ED ABUSO? QUANDO UN COMPORTAMENTO SCONFINA NELL’ABUSO?

Abuso è quando vengono insegnate falsità e valori distruttivi.

11) SE POTESSE DARE UN CONSIGLIO A TUTTI GLI INTROVERSI, ANCHE A QUELLI DELLE NUOVE GENERAZIONI, COSA CONSIGLIEREBBE E COSA SI AUGURA PER LA SOCIETA’ DEL FUTURO?

Mantenete un atteggiamento critico verso il pensiero maggioritario e cercate di comprendere la natura umana attraverso la lettura di grandi umanisti come Luigi Anepeta, Erich Fromm, Edgar Morin, Gregory Bateson e altri.

Delia Martyn – 2017 – Tutti i diritti riservati.

http://introversadoc.altervista.org/intervista-sullintroversione-bruno-cancellieri/

Cos'è l'introversione

Premessa

Introverso ed estroverso sono termini coniati da C.G. Jung nel suo libro "Tipi psicologici" pubblicato nel 1921. Gli stessi termini sono stati usati nelle opere di altri studiosi con varie definizioni più o meno simili a quella di Jung. Non esiste una definizione accademica dell'introversione/estroversione universalmente riconosciuta.

Questo non deve sorprenderci perché la psicologia in generale, nonostante le intenzioni o le prestese della maggior parte dei suoi studiosi, non può essere considerata una scienza, come è vero anche per la filosofia e la religione. Il che non vuol dire che essa non debba avvalersi dei contributi di scienze come la medicina e la genetica.

Solo una parte della psicologia può essere affrontata col metodo scientifico, e le teorie della personalità (ambito in cui si colloca il concetto di introversione) non possono esserlo perché si interessano di ciò che nell'uomo è meno misurabile e verificabile oggettivamente. Ne consegue che qualsiasi definizione dell'introversione non può essere vista che come l'opinione di uno studioso con un numero più o meno grande di sostenitori.

Nel linguaggio comune popolare, d'altra parte, il termine "introverso" è molto usato con una connotazione negativa generalmente condivisa, ingiusta quanto ignorante e superficiale, in pratica come sinonimo di timidezza e scarsa socialità, cosa che costituisce forse il maggior motivo di sofferenza per gli introversi.

Il testo che segue è una sintesi delle informazioni che ho raccolto sull'introversione da varie fonti, tra cui, principalmente, gli scritti di Luigi Anepeta, che considero il più autorevole studioso italiano della materia.

Essendo io introverso, la mia esposizione è affetta da conflitto di interessi.

Definizione dell'introversione

Introversione ed estroversione sono tipi di personalità opposti che si differenziano per una serie di aspetti comportamentali, emozionali, ed intellettuali più o meno soggettivi. Premesso che una stessa persona può manifestare caratteristiche di entrambi i tipi simultaneamente o ciclicamente (pur con uno sbilanciamento più o meno grande a favore di uno dei due) le caratteristiche tipiche dell'introverso possono essere riassunte come segue:

Caratteristiche condivise da quasi tutti gli studiosi

  • maggior interesse per la realtà interiore che per quella esterna, maggiore tendenza alla riflessione e all'introspezione, all'esplorazione e all'esame critico dei propri pensieri, idee, fantasie, sentimenti, conflitti, inibizioni, paure etc; maggior interesse verso pensieri e astrazioni che verso persone e cose concrete;

  • minor bisogno di compagnia; bisogno di ricaricarsi in solitudine dopo un certo tempo speso in compagnia; maggiore capacità di star bene e divertirsi anche da soli;

  • tendenza ad avere amicizie meno numerose ma più profonde

  • minor bisogno di stimoli esterni; minore tolleranza agli eccessi di stimolazione esterna; maggiore capacità di auto-stimolazione;

  • temperamento più calmo, docile e paziente

Caratteristiche condivise da un minor numero di studiosi

  • tendenza, prima di parlare, a riflettere sulle cose da dire; tendenza ad ascoltare più che a parlare, tranne per gli argomenti che conosce molto bene;

  • atteggiamento più critico e meno tollerante verso i mali della società e le persone che li causano; tendenza a giudicare e a giudicarsi;

  • maggior bisogno di approvazione;

  • spiccato interesse per questioni etiche e morali; senso della giustizia più disinteressato, cioè sentito anche quando le vittime delle ingiustizie sono persone con cui ha poco a che fare; idealismo etico; maggiore tendenza a sviluppare sensi di colpa; maggiore capacità di autocritica;

  • motivazione al progresso civile e al miglioramento della società, a cui si sforza di contribuire in qualche modo piuttosto che cercare di adattarsi alla società così com'è;

  • maggiore empatia per gli altri, maggiore senso di responsabilità e del dovere, rispetto per il prossimo, preoccupazione di non dispiacere o nuocere agli altri; maggiore capacità di intuire gli stati d'animo e le aspettative altrui;

  • insofferenza per la superficialità, la banalità, il conformismo e i fenomeni di massa; preferenza per una comunicazione più profonda, creativa e meno conformista;

  • maggiore selettività nelle relazioni sociali con preferenza verso persone affini o che dimostrano di apprezzare le sue peculiarità; maggiore riservatezza nei confronti delle persone che non percepisce come affini;

  • tendenza ad investire molta energia psichica e impegno morale nei rapporti sociali; si aspetta un uguale comportamento dagli altri, rimanendo spesso deluso;

  • tendenza a parlare seriamente e a prendere sul serio quello che gli altri dicono, con conseguenti frequenti delusioni;

  • difficoltà a parlare in pubblico spontaneamente senza una sufficiente preparazione e senza conoscere bene l'argomento; preferenza per conversazioni con poche persone;

  • spiccata sensibilità verso la poesia, l'arte e la filosofia; maggiore curiosità e vivacità intellettuale;

  • maggiore dipendenza dalle aspettative dei genitori e minore dipendenza dalle aspettative del gruppo dei coetanei;

  • tendenza a non rivelare le proprie idee e i propri sentimenti (specie quelli più nobili) per evitare di passare per arrogante, presuntuoso, moralista, rompiscatole, guastafeste o antisociale; la necessità di nascondere la propria vera natura comporta un cospicuo dispendio di energia psichica nelle situazioni sociali, dove perciò si stanca rapidamente e presto desidera ritirarsi dalla compagnia per potersi ricaricare;

  • tendenza ad apparire arrogante e presuntuoso agli occhi della maggior parte degli estroversi, a meno che non mostri i segni di una timidezza che possa giustificare in altro modo la sua ritrosia verso gli altri;

  • tendenza ad apparire flemmatico, indifferente e passivo anche provando forti emozioni;

  • tendenza a lavorare in profondità piuttosto che in vastità; tendenza al perfezionismo;

  • tendenza a sottovalutarsi;

  • maggiori capacità auto-didattiche;

  • maggiore predisposizione alla timidezza, a causa della cattiva considerazione di cui l'introverso è oggetto da parte della maggioranza estroversa che lo considera psicologicamente inferiore, socialmente inetto e/o antisociale; tale considerazione negativa può facilmente determinare nell'introverso inconsapevole un senso di inferiorità e di inadeguatezza che possono portarlo a vergognarsi di essere quello che è;

  • rischio di sviluppare una delle seguenti sindromi:

    • introversione diligente: sforzo continuo per farsi apprezzare e amare dagli altri sacrificando la propria individualità incompresa e originalità, con conseguenti possibili nevrosi;

    • introversione oppositiva: stato permanente di ostilità verso la società con conseguente isolamento e/o psicosi;


  • neotenia accentuata (neotenia = conservazione di caratteristiche fisiche e psichiche giovanili e maturazione sessuale e intellettuale più lenta e psicologicamente più ricca e complessa).

NOTA: tutte le caratteristiche sopra esposte potrebbero essere derivate in qualche misura da una maggiore neotenia e/o da altri fattori genetici ancora sconosciuti. Il rapporto tra neotenia e introversione è una scoperta di Luigi Anepeta.

Citazioni da "Tipi psicologici" di C. G. Jung

...il primo (l'estroverso) si orienta in base ai fatti esterni così come sono dati, l'altro (introverso) si riserva un'opinione che s'interpone fra lui e la realtà obiettiva. [...] Quando uno pensa, sente e agisce, in una parola, vive in modo direttamente corrispondente alle circostanze obiettive e alle loro esigenze [...] è estroverso. La sua vita è tale che l'oggetto, in quanto fattore determinante, possiede manifestamente nella sua coscienza un'importanza maggiore che non la sua opinione soggettiva. Perciò egli non si aspetta mai di imbattersi in qualche fattore assoluto nel suo mondo interiore, dato che fattori di tal genere egli li ravvisa solo all'esterno.[...] nell'introverso tra la percezione dell'oggetto e il comportamento dell'individuo s'inserisce un punto di vista soggettivo che impedisce che il comportamento assuma un carattere corrispondente al dato obiettivo. [...] La coscienza dell'introverso vede sì le condizioni esterne, ma elegge a fattore determinante l'elemento soggettivo. [...] Mentre il tipo estroverso si richiama prevalentemente a ciò che a lui giunge dall'oggetto, l'introverso si appoggia piuttosto su ciò che l'impressione esterna mette in azione nel soggetto."

Riferimenti

Luigi Anepeta: Vademecum sull’introversione
Luigi Anepeta: Introversion as a way of being (Vademecum on introversion)
Luigi Anepeta: Timido, docile, ardente... Manuale per capire ed accettare valori e limiti dell'introversione (propria o altrui)
Tutti i testi di Luigi Anepeta su introversione e disagio psichico
Personality Theories (George Boeree)
Carl Jung (George Boeree)
Hans Eysenck and other temperament theorists (George Boeree)
Trait Theories of Personality (George Boeree)
The Ultimate Theory of Personality (George Boeree)
Commento critico al saggio "Personality Theories" di C. G. Boeree (Luigi Anepeta)
Introversione (Nicola Ghezzani)
Introvert (about.com)
Extraversion and introversion (wikipedia.org)
Caring for your introvert (theatlantic.com)
Introversion and the Energy Equation (psychologytoday.com)

Introduzione a Luigi Anepeta

"Ufficialmente medico, psichiatra e psicoanalista (non selvaggio, ma selvatico quanto basta a non farsi intrappolare nelle convenzioni di una scuola), nel mio intimo, mi considero un panantropologo, vale a dire un uomo che condivide con altri, del passato e del presente, la vocazione a capire l'umanità e il mondo che essa finora ha costruito nei suoi molteplici aspetti, soprattutto in quelli che appaiono oscuri, equivocabili e incomprensibili." [Luigi Anèpeta]

Psichiatra critico, impegnato da molti anni a costruire un modello psicopatologico interdisciplinare che comprenda e spieghi i nessi reciproci tra soggettività e storia sociale, dopo aver partecipato alla stagione antistituzionale, Luigi Anepeta si è dedicato alla psicoterapia, alla formazione di operatori e alla ricerca.

Luigi Anepeta su se stesso
Autobiografia intellettuale


Introduzione

Ho conosciuto Luigi Anepeta nel 2008, quando ho assistito ad alcune sue conferenze sui “Grandi demistificatori” (Darwin, Nietzsche, Marx e Freud) e da allora lo seguo e, occasionalmente, lo aiuto nella gestione del suo sito web.


Essendo io introverso, inizialmente ho apprezzato Anepeta soprattutto come esperto di introversione, qualità alquanto rara anche in campo accademico. Leggendo il suo libro “Timido, docile, ardente - Manuale per capire ed accettare valori e limiti dell’introversione (propria o altrui)”, ebbi per la prima volta la sensazione di essere capito da un altro essere umano. Infatti, grazie a quel libro, è inziato un nuovo entusiasmante capitolo della mia vita.

Ho poi scoperto che le sue competenze vanno ben oltre l’introversione. Esse coprono infatti tutte le discipline umane e sociali con un approccio eclettico e integrato, a cui egli stesso ha dato il nome di “Panantropologia”. Le aree tematiche da lui trattate sono elencate in Aree tematiche per una formazione panantropologica.

Anepeta merita un posto di riguardo nelle scienze umane e sociali soprattutto per due sue scoperte.
La prima riguarda la genesi dei disturbi psichici, che per Anepeta è dovuta al conflitto e lo squilibrio tra i due bisogni umani fondamentali: quello di appartenenza / integrazione sociale e quello di individuazione / libertà. Infatti, nella sua teoria “struttural dialettica”, accanto al Super-io freudiano, Anepeta inserisce un nuovo agente psichico da lui definito “Io antitetico” che ha una funzione opposta a quella del Super-io e che è normalmente in conflitto dialettico con esso.

La seconda scoperta riguarda la natura e l’origine dell’introversione, che per Anepeta è dovuta ad una mutazione genetica che avviene in una minoranza di individui di ogni popolazione, una mutazione di tipo "neotenico", vale a dire che comporta un tempo di maturazione psichica più lungo (ma perciò anche più ricco), e la persistenza di caratteristiche psicofisiche giovanili.
Originale è anche la sua applicazione della teoria matematica delle catastrofi, all’erompere dei disturbi psichici.

Autore di centinaia di saggi, articoli, recensioni, conferenze, che sto collaborando ad organizzare nel database inpanantropologia.dardo.eu/documenti, Anepeta ha recensito testi di vari autori che hanno avuto un ruolo fondamentale nella sua formazione intellettuale, tra i quali Charles Darwin, Friedrich Nietzsche, Karl Marx, Sigmund Freud, Michel Foucault, Erich Fromm, Antonio Gramsci, Ronald Laing, Thomas Szasz.

Libri pubblicati in edizione cartacea o elettronica
















Articoli in evidenza












Siti Web




Documenti per una formazione panantropologica (database con criteri di ricerca)

 

Miscellanea