Il romanzo è psicologia applicata.
Una poesia è un'esibizione di sentimenti.
Ogni racconto è una mappa in cui sono indicate cose, persone, i loro valori e il proprio valore.
Le opere letterarie e quelle artistiche ci aiutano a immaginare e a simulare incontri con altre persone.
La letteratura, l’arte, l’architettura, la moda, sono corrotte quando vengono create e usate come strumenti di competizione e di selezione sociale.
La grande popolarità della narrativa romantica è dovuto al fatto che, nella maggior parte delle relazioni di coppia, non c'è il tipo di amore narrato nei romanzi.
Un'opera d'atre o di letteratura non è per tutti. Ogni autore ha il suo pubblico, più o meno raffinato, più o meno intelligente e più o meno interessato a certe tematiche.
Ciò che il filosofo non osa dire in quanto politicamente scorretto, il “romanziere filosofo” lo fa dire a qualche suo personaggio, senza precisare se certe espressioni corrispondono alle opinioni dell’autore.
Uno scritto può essere letto una o più volte da una o più persone, ma è raro che venga letto più di una volta da una stessa persona. Quando ciò avviene, lo scritto ha una funzione rituale, ovvero serve a confermare un'appartenenza.
Per avere successo, i letterati devono produrre opere che possono essere usate come fattori di cooperazione e/o competizione e occasioni sociali, da gruppi di persone. Difficilmente ha successo chi scrive per persone rare e solitarie.
Qualsiasi parola può essere usata come punto di partenza per un viaggio infinito, attraverso analogie, affinità, sinonimi, contrari, assonanze, cause ed effetti, conseguenze logiche, provocazioni, stimoli, incanti, ricordi, domande ecc.
Ci sono libri che servono solo a rassicurare il lettore circa la propria dignità sociale, specialmente per quanto riguarda le proprie opinioni, in quanto coerenti con quelle dell'autore e della maggioranza degli altri lettori-sostenitori.
Amano leggere, coloro che dalla lettura ricavano piacere, sollievo da sofferenze, o apprendere strumenti per risolvere problemi, raggiungere obiettivi, conformarsi alla cultura della propria comunità o confermare una certa appartenenza. Lo stesso vale per lo scrivere.
Uno stupendo articolo di Antonio Di Gennaro su Emil Cioran e il suo difficile rapporto con l'amore.
https://zonadidisagio.wordpress.com/2018/06/06/emil-cioran-e-lamore/
Il poeta è un giocatore di parole. Il gioco consiste nel mettere insieme parole in modo bello e suggestivo. Parole che da sole avrebbero solo un significato letterale, inserite in un bella composizione evocano emozioni libere dai vincoli della coerenza logica e contribuiscono ad una coerenza estetica.
Si legge un libro per imparare qualcosa, cambiare mentalità, confermare e giustificare la propria mentalità, spiare la mentalità altrui, distrarsi, lasciarsi suggestionare, non pensare, obbedire a chi ci ha imposto di leggerlo, farsi ammaestrare, perché altri lo hanno letto, per vantarsi di averlo letto ecc.
Leggere un romanzo o una novella è allettante come spiare le vite di altre persone e leggere i loro pensieri senza essere accusati di violazione della privacy. D'altra parte, sapere come vivono e pensano gli altri ci è indispensabile per adattare i nostri principi morali allo spirito della società in cui viviamo.
Così come esistono politici demagogici, che dicono al popolo solo ciò che il popolo ama sentirsi dire, esistono libri demagogici, che funzionano allo stesso modo. Sia i primi che i secondi vanno per la maggiore, mente i politici e i libri che cercano di disilludere la gente vengono per lo più ignorati o osteggiati.
Scrivere un libro implica sfidare intellettualmente sia coloro che hanno scritto libri che esprimono idee diverse, sia coloro che non ne hanno scritto alcuno. Infatti, chiunque dica o scriva qualcosa che non sia ovvio o scontato si pone come uno che, rispetto a quella cosa, la sa più lunga degli altri. In tal senso ogni autore è arrogante e presuntuoso.
Il miglior modo di leggere un libro è quello di cominciare dall'ultimo capitolo. Se lo troviamo interessante, allora leggeremo il libro dall'inizio, altrimenti lo buttiamo via. In tal modo leggeremo solo cose interessanti e non perderemo tempo nella lettura di cose sconclusionate o che si concludono banalmente, genericamente, stupidamente o erroneamente.
Un libro di carta ha qualcosa in più rispetto ad un libro elettronico. Lo si può possedere, può fungere da amuleto, da simbolo, da ricordo. Riempie lo spazio fisico, è un luogo reale, un compagno di vita. Possiamo guardarlo, toccarlo, annusarlo.Ci commuove. Possiamo stabilire una relazione con esso, che così diventa parte del nostro ambiente, della nostra vita.
Leggere un libro è fare un viaggio in un territorio disegnato dall'autore, è avere un'esperienza virtuale. I luoghi che si visitano attraverso la lettura sono più o meno fantastici o reali, veri o falsi, piacevoli o spiacevoli, belli o brutti. Un libro può educare o diseducare, entusiasmare o annoiare, avvicinarci o allontanarci dalla verità, chiarire od offuscare, farci guadagnare o perdere tempo.
L'artista, lo scrittore, il filosofo, il sacerdote, il politico, il pubblicitario, il giornalista, propongono vecchi e nuovi criteri etici ed estetici di appartenenza, ovvero vecchi e nuovi giudizi sul bello e il brutto, il buono e il cattivo, il piacere e il dovere, il vero e il falso, il possibile e l'impossibile, giudizi sulla base dei quali confermare vecchie comunità ideali o fondarne di nuove.
Sembra esserci un tacito accordo, un patto di reciproco rispetto, ovvero di non intrusione e non belligeranza tra gli intellettuali, ognuno dei quali può esprimere liberamente le proprie idee purché non metta in discussione quelle altrui. Questo patto conviene agli interessati ma rallenta il progresso delle scienze umane e sociali. Il patrimonio letterario e filosofico mondiale contiene tante cose inutili e fuorvianti che andrebbero criticate.
In libreria, ogni libro mi dice «Leggimi, ne ricaverai un vantaggio, un piacere, un'appartenenza, uno status, una chiave per aprire porte o per capire cose, qualcosa di cui parlare con altri, una conferma dele tue idee e della tua moralità, un divertimento, una distrazione dai tuoi problemi, ecc.». Ma i libri sono migliaia e non so quali considerare. Inoltre mi viene il sospetto che siano tutti, o quasi, ciarlatani, cioè venditori di illusioni.
Quando parliamo, ogni frase che diciamo presuppone certe idee, certi valori e certi interessi, si situa in un certo contesto, è un dettaglio di un discorso molto più grande, che include tutto ciò che abbiamo imparato da quando siamo nati. E il significato di ciò che diciamo dipende dal contesto a cui facciamo riferimento, dai nostri presupposti, dai nostri valori e interessi, e dalle nostre esperienze. La soggettività dei contesti personali rende difficile la comprensione e l'accordo tra individui.
Il fatto di leggere un certo libro pone il lettore nella categoria sociale dei lettori, cioè conoscitori, di quel libro.
Il fatto di amare un certo libro o un certo autore, pone il lettore nella categoria sociale degli amanti di quel libro o di quell'autore.
Insomma, la lettura di un certo libro ha una certa valenza sociale, cioè qualifica, identifica, socialmente e moralmente, il lettore, con tutte le conseguenze del caso nei rapporti interpersonali.
I buoni film e i buoni romanzi possono costituire importanti documenti di psicologia applicata, in quanto descrivono i comportamenti di personaggi emblematici, i loro pensieri, le loro logiche, le loro strategie esistenziali, i loro sentimenti, le loro emozioni, le loro motivazioni ecc. Queste rappresentazioni degli effetti esteriori delle dinamiche psichiche interiori sono valide ed efficaci nella misura in cui sono realistiche e attirano l’attenzione dello spettatore o del lettore su dettagli significativi e importanti delle vicende, specialmente per quanto riguarda i messaggi e i segnali scambiati nei rapporti interpersonali.
Ogni opera culturale (letteraria, teatrale, cinematografica, artistica ecc.) attribuisce implicitamente valori positivi o negativi a certi personaggi o categorie di persone, in modo più o mento drastico, raffinato, sfumato o ambiguo.
Tale attribuzione di valori e disvalori è ciò che inconsciamente più intereressa il visitatore (lettore, spettatore) dell'opera, il quale, mediante essa, può valutare se stesso in base alla somiglianza del proprio carattere con quello dei diversi personaggi, e in base alla propria appartenenza alle categorie a cui i diversi personaggi appartengono.
In altre parole, il lettore/spettatore cerca se stesso e la propria valutazione nell'opera visitata.
Leggere costituisce al tempo stesso un bisogno e una fonte di piacere.
Costituisce un bisogno perché è un modo per ricevere informazioni da altri umani, rispetto ai quali siamo interdipendenti, informazioni utili o necessarie per capire come conviene comportarsi con loro.
Costituisce un piacere perché la lettura stimola e dirige la nostra immaginazione e il nostro pensiero verso particolari luoghi e situazioni, facendoci vivere realtà virtuali, cioè simulate, in cui avvengono cose per noi piacevoli.
Il piacere e l’utilità dipendono dai tipi di testo che leggiamo, per cui conviene scegliere opportunamente in tal senso le cose da leggere e quelle da evitare.
La cultura letteraria, l'istruzione, la lettura interessano un essere umano nella misura in cui lo uniscono, e facilitano la sua interazione, con altri individui della comunità di appartenenza o di elezione.
Ci sono comunità in cui la cultura letteraria ha un ruolo aggregante, altre in cui essa viene ignorata o disprezzata.
Per invogliare le persone a coltivarsi, informarsi, studiare, leggere, non basta migliorare la qualità della documentazione oggetto di lettura ma indagare il rapporto tra comunità e cultura, e trovare il modo di presentare la cultura come socialmente aggregante e integrante.
Per esempio, bisognerebbe incoraggiare la creazione di circoli culturali dove persone in cerca di compagnia possono incontrare e interagire con altre persone sulla base di comuni interessi letterari o scientifici.
"Osservando sul luogo le magnifiche costruzioni che quell' uomo creò [il Palladio], e vedendole lordate dai bassi e triviali bisogni degli uomini, vedendo di quanto i progetti sopravanzassero per lo più le forze degli esecutori materiali, e come questi splendidi monumenti di un elevato spirito umano mal si adattino alla vita comune, non si può non pensare che lo stesso avviene per ogni cosa; poca gratitudine si ottiene infatti dagli uomini quando si cerca di innalzare le loro intime esigenze, di dar loro una grande idea di se stessi, di farli capaci della bellezza di un'esistenza autentica e nobile. Ma se li si incanta con le frottole perché possano tirare avanti giorno per giorno, se insomma li si peggiora, allora si è ben accetti; e perciò la nuova epoca si diletta di tante scipitaggini. Dico questo non per denigrare i miei amici; dico solo che gli uomini sono così e che non c'è da mervigliarsi se tutto va come va'" . [Johann Wolfgang Goethe da "Viaggio in Italia"]
Un libro può essere utile e piacevole, ma anche inutile, dannoso o sgradevole.
Un libro ci può far conoscere cose che altrimenti non conosceremmo, esperienze di altre persone che non avremmo altrimenti occasione di fare, ci può far capire cose che altrimenti non riusciremmo a capire, ma ci può anche ingannare, farci scambiare falsità per verità, verità per falsità, complessità per semplicità o semplicità per complessità.
Un libro ci può far guadagnare tempo o perderlo.
Un libro ci può stimolare, ipnotizzare, far viaggiare con la fantasia, liberare la nostra creatività, ma può anche farci paura, riempirci di pregiudizi e chiuderci in gabbie mentali.
Un libro può aprire o chiudere la nostra mente.
Un libro può liberarci o renderci schiavi.
Un libro può darci consigli utili o guidarci alla rovina.
Un libro può distrarci o farci concentrare su qualcosa. Farci evadere dalla realtà o riportarci in essa.
Un libro può essere una salutare o morbosa masturbazione mentale, o una guida per orientarci nella realtà.
Un libro può essere fonte di piacere o dolore, gioia o tristezza, entusiasmo o disperazione.
Un libro può farci scoprire chi siamo e chi non siamo, di cosa abbiamo bisogno e di cosa non abbiamo bisogno.
E' importante saper scegliere i libri da leggere e dosare il tempo di lettura.
"La totalità delle cause dei fenomeni è inaccessibile all'intelletto umano. Ma il bisogno di ricercare le cause è insito nell'animo dell'uomo. E l'intelletto umano, non potendo afferrare l'infinità e la complessità delle condizioni che accompagnano i fenomeni, ognuna delle quali presa singolarmente può apparire come una causa, si aggrappa al primo collegamento, il piú comprensibile, e dice: ecco la causa. Negli avvenimenti storici (dove oggetto di osservazione sono le azioni degli uomini) il collegamento piú primitivo che si può fare è con la volontà degli dèi, poi con la volontà degli uomini che nella storia occupano il posto piú visibile: gli eroi storici. Ma basta approfondire l'essenza di ciascun avvenimento storico, cioè l'attività di tutta la massa degli uomini che vi hanno partecipato, per convincersi che la volontà dell'eroe storico non solo non dirige le azioni delle masse, ma è essa stessa costantemente diretta. Sembrerebbe indifferente capire il significato di un avvenimento storico in un modo piuttosto che un altro. Ma fra chi dice che i popoli dell'Occidente andarono verso Oriente perché Napoleone l'aveva voluto, e chi dice che ciò si è compiuto perché doveva compiersi, c'è la stessa differenza che c'era fra quelli che affermavano che la terra sta fissa e i pianeti le si muovono intorno, e quelli che dicevano di ignorare su cosa si regga la terra, ma di sapere che esistono leggi che governano il moto sia della terra, sia degli altri pianeti. Non ci sono né possono esserci cause di un avvenimento storico, se non l'unica causa di tutte le cause. Ma ci sono leggi che governano gli avvenimenti, leggi che in parte ignoriamo, in parte cerchiamo a tentoni. La scoperta di tali leggi sarà possibile solo quando rinunceremo completamente a ricercare le cause nella volontà di un solo uomo, proprio come la scoperta delle leggi del moto dei pianeti è diventata possibile solo quando gli uomini hanno rinunciato all'idea dell'immobilità della terra."
[Lev Tolstoj - Guerra e pace]
Se riesci a mantenere la calma
quando tutti intorno a te la stanno perdendo;
Se sai aver fiducia in te stesso quando tutti dubitano di te
tenendo però in giusto conto i loro dubbi;
Se sai aspettare senza stancarti di aspettare
o se calunniato non rispondi con calunnie
o se odiato non dai sfogo all’odio, senza tuttavia sembrare troppo buono
né parlare troppo da saggio;
Se sai sognare senza fare dei sogni i tuoi padroni;
Se riesci a pensare senza fare dei pensieri il tuo fine;
Se sai incontrarti con il successo e la sconfitta
e trattare questi due impostori allo stesso modo;
Se riesci a sopportare di sentire la verità che tu hai detto
distorta da imbroglioni che ne fanno una trappola per ingenui;
Se sai guardare con serenità alle cose e agli affetti distrutti
e ricostruirli con i tuoi strumenti ormai logori;
Se sai mettere insieme tutte le tue vittorie
e rischiarle in un solo colpo a testa e croce e perdere, e ricominciare da capo
senza mai lasciarti sfuggire una parola su quello che hai perso;
Se sai costringere il tuo cuore, i tuoi nervi, i tuoi polsi
a sorreggerti anche dopo molto tempo che non te li senti più
e così resistere quando in te non c’è più nulla
tranne la volontà che dice loro “resistete”;
Se sai parlare con i disonesti senza perdere la tua onestà
o passeggiare con i re senza perdere il comportamento normale;
Se non possono ferirti né i nemici né gli amici troppo premurosi;
Se per te contano tutti gli uomini, ma nessuno troppo;
Se riesci a riempire l’inesorabile minuto dando valore ad ogni istante che passa
tua è la Terra e tutto ciò che vi è in essa
e – quel che più conta – tu sarai un uomo, figlio mio!
Rudyard Kipling
Arti e letterature, nella loro immensa varietà, hanno diverse funzioni, capacità, effetti, fini, usi. Possono essere usate per soggiogare o liberare, far godere o soffrire, insegnare o confondere, unire o dividere, incantare o svegliare, ingannare o demistificare, attrarre o spaventare, ammalare o guarire.
Arti e letterature hanno la capacità di evocare idee e sentimenti cioè di attivare parti della mappa cognitivo-emotiva dell'osservatore o lettore, simulando percezioni reali. Vedere una persona reale o vedere un suo ritratto, possono infatti attivare le stesse idee e sentimenti.
Un'opera d'arte o di letteratura è una composizione, cioè un insieme di elementi in una certa relazione tra loro, ognuno dei quali è in grado di attivare, inconsciamente e simultaneamente, uno o più elementi della psiche, suggerendo (e in certi casi sviluppando) connessioni logiche di identità, affinità o causa-effetto tra gli elementi stessi, ed evocando al tempo stesso sentimenti ed emozioni che dipendono dalla particolare mappa cognitivo-emotiva dell'osservatore o lettore.
In conseguenza di tali capacità, le opere d'arte e di letteratura, intese come composizioni figurative o testuali, possono essere usate al fine di influenzare e modificare la psiche di una persona verso uno stato desiderato, dal momento che esse possono stimolare e modificare le associazioni e reazioni cognitivo-emotive della persona stessa.
E' dunque possibile usare arti e letterature anche a fini psicoterapici, a condizione che le composizioni artistiche e letterarie vengano scelte o costruite in modo opportuno, al fine di produrre cambiamenti favorevoli al benessere psichico del paziente.
Perché ciò avvenga, occorre prima di tutto individuare i problemi psichici del paziente, che consistono essenzialmente in desideri insoddisfatti, paure e conflitti, se si escludono problemi psichiatrici di origine fisico-chimica.
Successivamente, occorre trovare o creare composizioni figurative, testuali o miste (come, ad esempio, dei collages) in grado di evocare i problemi psichici già individuati e di attivare le risposte emotive corrispondenti. Questo permette di avere a disposizione un "laboratorio" o "realtà virtuale" in cui fare un training in cui le reazioni emotive possono essere volontariamente attivate dal soggetto al fine di studiare le reazioni stesse e di attenuarle o neutralizzarle, se necessario, mediante la ripetizione dell'osservazione o attivando simultaneamente, mediante apposite composizioni, risposte emotive di segno opposto. Questo si ottiene giustapponendo composizioni diverse, o osservando una composizione che comprende elementi che diano luogo a dissonanze cognitive, tali da produrre reazioni emotive conflittuali.
Si tratta, in altre parole, di mettere insieme, di vedere insieme, elementi cognitivamente ed emotivamente contrastanti, dove convivono il buono e il cattivo, il bello e il brutto, la fortuna e la sfortuna, il successo e l'insuccesso, l'amore e l'odio, la speranza e la disperazione ecc. relativamente a qualsiasi tema emotivamente problematico, in modo tale da neutralizzare risposte emotive estreme, eccessive, rozze, unidirezionali e favorire risposte più equilibrate, articolate, armoniose, concilianti.
E' ciò che io chiamo "effetto sinottico" o "psicoterapia sinottica".
Articolo copiato da: La Repubblica
La felicità per me non ha motivazioni, non ne ha mai avute, per me è fatta di cose ridicole. La felicità per me era aprire la finestra al mattino, sentire l'aria fresca, guardare fuori. Alzarsi presto, aspettare che tutta la casa prendesse vita, sapere che dopo un po' si sarebbero alzate le persone a me più care e che presto ci sarebbero state le loro voci intorno a me. E che poi avrei iniziato a scrivere. Questa era la felicità. Ora è più difficile, se apro la finestra o accendo la luce, vedo sempre lo stesso buio.
Oggi più che mai mi accorgo di aver legato la felicità al corpo. Ho voluto bene al mio corpo anche se l'ho trattato senza nessuna cautela. Ho bevuto per trent'anni una bottiglia di whisky al mattino e sono settantaquattro anni che fumo ininterrottamente. E il mio corpo non mi ha mai tradito. Oggi che lo sento sofferente, malandato, uno strumento arrugginito che fa fatica a mettersi in moto, mi intristisco e provo pietà per noi. Ma quando tento, con sforzo, di girare la manovella del mio corpo e quando lui risponde a dovere, provo di nuovo un sentimento leggero di felicità.
Con il mio cervello invece ho pochi rapporti di felicità, non è quasi mai presente quando sono felice.
Io la felicità l'ho trovata sempre nelle cose terrene, concrete, negli odori, nei sapori, nei rapporti umani, non nella letteratura. Di certo però la scrittura non mi ha mai portato infelicità, mi sono sempre divertito a scrivere, così come a leggere. Però ci sono state anche letture "infelici". Poco tempo fa mentre stavo lavorando tranquillo su uno dei miei romanzi, all'improvviso il diavolo, o chi ne fa le veci, mi fece venire in mente Delitto e castigo. Così chiesi di rileggermi la pagina dove Dostoevskij descrive Raskòl'nikov quando sale le scale per andare ad ammazzare l'usuraia. E ad ascoltare quella pagina di una tale bellezza, di una tale bravura, di una tale felicità di scrittura, io mi sono avvilito perché ho avvertito il senso del mio fallimento.
Avevo un amico musicista molto bravo, Gino Negri, che aveva adattato le musiche di Kurt Weil per L'Opera da tre Soldi di Brecht al Piccolo Teatro. Aveva scritto delle operine rappresentate alla Piccola Scala, e un giorno tenne lì un concerto che si intitolava Costretto dagli eventi. Lui suonava il pianoforte e cantava e la prima canzone che attaccò diceva "Io mi sento di merda quando penso a Bach". Ebbene, a me è accaduta la stessa cosa, sentirmi di merda di fronte a una pagina di Dostoevskij.
L'aspetto che più mi piace della felicità è che è duplicabile, se riesci a rinnovare dentro di te la memoria di un momento felice, quell'evento ha ancora un'eco di felicità. La felicità è un istante, l'accensione di un fiammifero che in quei pochi secondi di luce ti permette però di vedere a lungo.
Per esempio una mattina in campagna sentii a un tratto l'odore della citronella, un'erba selvatica che cresce nelle vicinanze dell'acqua. Ecco, io mi fermai, non feci più un passo, restai immobile a respirarne l'odore che mi riempiva i polmoni, me li slargava e in quel momento mi sentii in armonia, con me stesso, con le persone vicine e quelle lontane, con gli uomini e le donne che abitavano l'altra parte dell'emisfero della Terra. E rimasi fermo lì, in attesa. Durò ancora qualche istante, poi, forse il vento, portò via quell'odore ma io non mi intristii, ripresi a camminare e continuai a portarmene dentro la memoria.