Attendi mentre estraggo gli articoli...


Riflessioni di Bruno Cancellieri su

Libero arbitrio

143 articoli tratti dal blog "Il mondo visto da me"

Indice delle monografie | Indice degli articoli per anno

Sentirsi liberi vs. essere liberi

Sentirsi liberi non significa esserlo davvero.

Decisione e giustificazione

Il cuore decide e la ragione giustifica la decisione.

Motivazioni involontarie

Siamo tutti schiavi delle nostre motivazioni involontarie.

Volontà involontaria

ll libero arbitrio è involontario, come la volontà stessa.

Domande e libero arbitrio

Chi non si fa domande sul proprio libero arbitrio, non lo esercita.

Sul libero arbitrio

Sulla questione del libero arbitrio ognuno dovrebbe parlare per sé.

Scegliere di morire?

Non abbiamo scelto di nascere e, tranne in rari casi, non sceglieremo di morire.

Fatica del libero arbitrio

Il libero arbitrio (se esiste) è stancante, perciò non si può esercitare a lungo.

Illusione della libertà

La libertà è un'illusione, sebbene qualcosa ci costringa a credere che non lo sia.

Opzioni e libertà di scelta

La vita e il caso mi offrono continuamente opzioni, e qualcosa in me sceglie quali prendere.

I nostri limiti

Dovremmo cercare di conoscere i nostri limiti e le possibilità e impossibilità di superarli.

Sull'eventuale esistenza del libero arbitrio

Non so se il libero arbitrio esista. Nel dubbio, mi comporto come se esistesse, almeno per me.

La miglior cosa da fare

Ci sono momenti in cui la miglior cosa da fare è non fare nulla e aspettare che accada qualcosa.

Natura della scelta

Una scelta non casuale è sempre conseguenza di una logica, ovvero di una legge fisica o informatica.

Schiavi dei nostri giudizi

Siamo schiavi dei nostri giudizi. Infatti scegliamo sempre di fare ciò che riteniamo più giusto fare.

Libero arbitrio e opzioni

Il libero arbitrio è limitato dalle, e alle, opzioni che in ogni momento la vita ci offre e ci toglie.

Liberare e legare

Per vivere bene bisogna liberare di più ciò che è troppo legato e legare di più ciò che è troppo libero.

Margini di libertà

Voglio sapere, momento per momento, quali siano i miei margini di libertà e ciò a cui non posso sfuggire.

Sull'esercizio del libero arbitrio

Esercitare il libero arbitrio significa scegliere liberamente con chi/cosa/come interagire, momento per momento.

Il volere dell'uomo

Il volere dell'uomo è in realtà il volere capriccioso della natura che fa esperimenti casuali con la nostra specie.

Volontà e libero arbitrio

La volontà di un essere umano consiste nel decidere consapevolmente se assecondare o contrastare le proprie decisioni involontarie.

Paradosso della libertà

Se l'uomo è libero, è anche libero di rinunciare alla propria libertà per soddisfare i propri bisogni o per sedare le proprie paure.

Il problema più arduo della filosofia

Forse il problema più arduo della filosofia è conciliare l'assenza di libero arbitrio con l’esortazione a fare le scelte più opportune.

Liberi di credere?

Non siamo liberi di credere in alcuna cosa, nemmeno nel libero arbitrio. La decisione di credere o non credere in qualcosa è involontaria.

Volontà/nolontà e libero arbitrio

Il libero arbitrio consiste nella volontà/nolontà di interagire in un certo modo e in un certo momento con una certa persona, cosa o idea.

Sulla questione del libero arbitrio

La questione sul libero arbitrio non è se esso esiste o non esiste, ma in che misura può esistere, in quali circostanze e con quali limiti.

Il governo delle nostre menti

Ogni mente è governata da algoritmi più o meno conosciuti dalla mente stessa e da quelle altrui, e più o meno diversi da persona a persona.

Sulla forza di volontà

Cercare di impiegare la forza di volontà è come cercare di sollevarsi tirandosi su con i lacci delle scarpe. [Da un volantino di Anonimous Alcoholics]

Passato e libertà

Se è vero che il passato influenza il futuro, le nostre scelte sono influenzate dal nostro passato. Infatti il nostro passato limita la nostra libertà.

Il nostro padrone

Fuori e dentro di noi c'è un padrone (in piccola parte visibile e in gran parte invisibile) a cui non possiamo disobbedire. È la natura con le sue leggi.

Libero arbitrio e relazioni

Il libero arbitrio consiste nello scegliere con chi/cosa interagire e con quali regole, limiti e libertà, ovvero conformemente a quale tipo di relazione.

Chi decide cosa vogliamo

Non siamo "noi" a decidere cosa vogliamo, ma un insieme di cose dentro di noi che interagiscono automaticamente con un insieme di cose al di fuori di noi.

Sul libero arbitrio

Il libero arbitrio consiste nel dirigere volontariamente la propria attenzione in direzioni spaziali particolari, e il proprio pensiero verso idee particolari.

Scegliere la propria identità

Se io fossi in grado di scegliere liberamente, consciamente, razionalmente, volontariamente la mia identità sociale, quale mi converrebbe scegliere?

Amore e libertà

Amore e libertà sono antitetici, ovvero si escludono a vicenda. Infatti l'innamorato è felice di non essere libero e del fatto che la persona amata nemmeno lo sia.

Sul libero arbitrio

Il libero arbitrio consiste nello scegliere a quali forze (interne ed esterne) obbedire e a quali resistere. Ogni altra libertà e volontà è velleitaria e illusoria.

Scelta e opzioni

Una scelta consapevole è sempre limitata dalla consapevolezza delle opzioni praticabili. Chiediamoci dunque quali siano le nostre opzioni e quanto siano praticabili.

Chi decide cosa devo fare e non fare?

Chi decide di cosa mi devo occupare e di cosa non occupare? Di cosa mi devo interessare e di cosa non interessare? Chi ha il diritto di immischiarsi nelle mie scelte?

Chi sceglie?

L'uomo è libero di scegliere cosa fare e non fare, ma non è chiaro quale sia, al suo interno, l'agente che sceglie, ovvero l'io cosciente e/o qualche agente inconscio.

Fare, pensare, volere, natura, società

Noi ci illudiamo di fare e pensare ciò che vogliamo, ma in realtà facciamo, pensiamo e vogliamo ciò che la natura e la società ci impongono, con pochi margini di libertà.

Sulla volontà

Il comportamento umano dipende in minima parte dalla volontà del soggetto. D'altra parte, la volontà non è causa prima, ma è determinata da fattori esterni ad essa.

Siamo tutti marionette

Siamo tutti marionette guidate dai meccanismi neurologici del piacere e del dolore e dalla previsione del piacere e del dolore, ognuno con le sue particolari mappe sentimentali.

Libertà teorica vs. pratica

Ci sono infinite cose che potrei scegliere di fare, ma di pochissime sono di volta in volta consapevole. Ciò riduce enormemente la mia libertà pratica rispetto a quella teorica.

Libero arbitrio e attenzione

La forma più alta di libero arbitrio (ammesso che esso possa esistere) consiste nella scelta del luogo o dell'oggetto (fisico o mentale) in cui dirigere e mantenere la propria attenzione.

L'illusione della spontaneità

La spontaneità, intesa come comportamento libero, è una illusione. Quando siamo spontanei siamo in realtà guidati da programmi inconsci e involontari, ovvero dalle nostre abitudini mentali.

Illudersi sui poteri

Credere di avere più poteri di quelli che realmente si hanno può avere gravi conseguenze negative. Questo vale anche per quanto riguarda i poteri altrui, e per il credere nel libero arbitrio.

Sulle connessioni tra neuroni

Siamo schiavi delle particolari connessioni tra i nostri neuroni, in quanto esse determinano le nostre reazioni cognitive ed emotive, automatiche e involontarie, agli stimoli esterni e interni.

Chi decide cosa devo fare?

Chi o cosa decide ciò che miei occhi devono vedere? Ciò che le mie orecchie devono ascoltare? Dove i miei piedi devono stare? E con quali criteri? Con quale logica? Quale programma? Quale scopo?

Libero arbitrio ed esposizione

Il libro arbitrio, se esiste, consiste soprattutto nella scelta degli stimoli ai quali esporsi, vale a dire cosa guardare, cosa ascoltare, cosa leggere, dove andare, con chi/cosa interagire, ecc.

Io e il libero arbitrio

Se il libero arbitro non esiste, accetto il mio destino. Se esiste, scelgo le opzioni che mi fanno star meglio. Se esiste parzialmente, faccio entrambe le cose. Nel dubbio, prendo per buona la terza ipotesi.

La libertà fondamentale

La libertà fondamentale di un essere umano è quella di scegliere dove guardare e con chi o cosa interagire. Tale libertà è limitata dalle sue paure consce e inconsce che gli sottraggono una quantità di opzioni.

Volontà involontaria

La volontà è, in un certo senso, involontaria, in quanto segue regole o algoritmi, per lo più inconsci ed emotivi. L'unico modo per liberarsi dalla schiavitù delle motivazioni involontarie è scegliere "a caso".

La libertà più grande

La libertà più grande che un umano possa esercitare è quella di uccidersi, sebbene molti suicidi avvengano involontariamente, impulsivamente, per disperazione, e non come conseguenza di una scelta libera e serena.

Sentimenti e libero arbitrio

Possiamo usare il libero arbitrio (ammesso che esista) quando i nostri sentimenti dormono. Quando sono svegli non possiamo fare altro che obbedire loro. Tra due sentimenti contrastanti, obbediamo a quello più forte.

Ognuno è schiavo e padrone

Il dramma di noi esseri umani è la necessità di capire in ogni momento in cosa siamo schiavi e in cosa padroni. Infatti siamo parzialmente schiavi e parzialmente padroni di forze interne ed esterne alla nostra persona.

La cosa giusta al momento giusto

In ogni momento c'è una cosa ottimale che uno può fare per la soddisfazione dei bisogni propri e/o altrui. Si tratta di trovarla. Tuttavia, ciò che è giusto in un certo momento può essere sbagliato in un altro momento.

Siamo personaggi in cerca di autore?

A mio avviso, in un certo senso, siamo tutti personaggi in cerca di autore, un autore (dio o daimon) che ci dica cosa fare e cosa dire, cosa non fare e cosa non dire, evitandoci l'angoscia di dover decidere con il nostro libero arbitrio.

L'uomo e i suoi meriti

L'unico merito che si può attribuire ad un essere umano è quello di essere nato con un sistema nervoso efficiente e di aver vissuto in un ambiente favorevole al suo sviluppo. Perché da tali cose dipendono le sue scelte e i suoi successi.

Libero arbitrio e opzioni di pensiero e di interazione

Esercitare il libero arbitrio significa scegliere consapevolmente e volontariamente a cosa pensare e con chi/cosa/come interagire. Tale scelta è limitata alle opzioni di pensiero e di interazione di cui si è consapevoli nel momento della scelta.

Libertà e sottomissione

In ogni momento dobbiamo decidere a chi/cosa (dentro o fuori di noi) obbedire. È importante scegliere il padrone migliore, il quale può essere diverso momento per momento. Forse la libertà umana consiste nella capacità di scegliere i propri padroni.

Libertà e giudizio morale

Quanto più una persona è considerata libera, cioè dotata di libero arbitrio, tanto più essa può essere oggetto di giudizio morale. Infatti la negazione dell'esistenza del libero arbitrio induce alla tolleranza, alla comprensione, e alla compassione.

Libero arbitrio e risposte cognitivo-emotive

Il libero arbitrio consiste nella capacità e nella volontà di sorvegliare e di neutralizzare selettivamente le proprie risposte cognitivo-emotive agli stimoli esterni e interni. Si può esercitare quando ci si ricorda di farlo e finché lo si desidera.

Libertà relativa

La libertà è sempre relativa: libertà da qualcosa che ci costringe o libertà di fare qualcosa che desideriamo fare. La libertà assoluta non esiste. Infatti ci sono infinite cose che non possiamo fare e infinite situazioni alle quali non possiamo sfuggire.

Esercizio del libero arbitrio

Esercitare il libero arbitrio in un dato momento significa scegliere se, in quel momento, pensare ed agire in modo automatico e involontario oppure fermarsi oppure cambiare pensiero e comportamento in modo volontariamente casuale, ovvero senza un fine particolare.

Dilemma sentimentale

L'uomo è quasi costantemente di fronte al dilemma della scelta tra soddisfazione immediata con frustrazione differita, e frustrazione immediata con soddisfazione differita. Infatti le persone si differenziano per quale delle due opzioni essi scelgono tendenzialmente.

Insensatezza del libero arbitrio

Per esercitare il libero arbitrio (ammesso che sia possibile) è necessario essere liberi da emozioni e da motivazioni, ma in tal caso nessuna libera scelta avrebbe senso. Infatti una scelta è sensata, cioè non è casuale, solo se risponde a una emozione o a una motivazione.

Motivazione e selezione

Il cosiddetto libero arbitrio consiste nello scegliere, ma la scelta è sempre orientata verso la migliore, maggiore e più facile soddisfazione dei nostri bisogni. Solo in caso di indecisione o di indifferenza la scelta può essere casuale, e in tal senso libera.

Sull'esercizio del libero arbitrio

Esercitare il libero arbitrio significa scegliere con chi / cosa / come interagire qui ed ora e in futuro, nella consapevolezza che le nostre scelte avranno conseguenze più o meno certe o incerte, più o meno positive o negative, nelle nostre future interazioni con gli altri.

Libertà, casualità e il cosiddetto libero arbitrio

Solo ciò che è casuale è libero. Tutto il resto è soggetto (totalmente o parzialmente) a leggi o logiche non casuali, cioè predefinite, ovvero deterministiche. In tal senso il libero arbitrio è libero solo nella misura in cui è casuale, ovvero nelle sue componenti aleatorie.

Schiavi dei sentimenti

Siamo schiavi delle nostre capacità di godere di soffrire, obbligati a cercare il piacere e a fuggire dal dolore, costretti a scegliere, tra diversi piaceri, quello più grande e duraturo, e tra diversi dolori, quello più piccolo e più breve.

Libero arbitrio e attenzione

Il libero arbitrio, ammesso che sia realmente possibile, si esercita, nella sua forma più alta, come scelta di ciò a cui pensare, ovvero come scelta di ciò a cui prestare la propria attenzione. Ciò è dovuto al fatto che non possiamo essere attenti a, ovvero coscienti di, più di una o due cose alla volta.

Sul libero arbitrio

Quando si discute di libero arbitrio, si cerca normalmente di stabilire se esso esista o sia solo una illusione. Io penso, invece, che si dovrebbe ipotizzare una sua esistenza parziale, intermittente, latente, più o meno forte e competitiva rispetto alle altre forze che determinano il nostro comportamento.

Libero arbitrio e opzioni

Esercitare il libero arbitrio (ammesso che questo esista) significa scegliere con conoscenza di causa. Quanto meno si conoscono le opzioni disponibili e le loro conseguenze, tanto meno libera è la scelta. Il libero arbitrio (se esiste) è dunque sempre relativo a tali conoscenze e possibilità, e da esse limitato.

Siamo sempre condizionati e influenzati

Siamo sempre condizionati e influenzati dall'ambiente esterno e da quello interno in cui ci troviamo. L’ambiente esterno è costituito dalle persone e cose con cui interagiamo, quello interno dai contenuti della nostra mente. I due ambienti interagiscono anche a nostra insaputa e anche se non lo vogliamo.

Autocensura del pensiero

Noi non pensiamo né agiamo liberamente perché dal modo in cui pensiamo e agiamo dipendono gli atteggiamenti altrui nei nostri confronti. In altre parole, il nostro posto nella società e la nostra reputazione dipendono dal mondo in cui pensiamo e agiamo. Tale dipendenza determina un'autocensura inconscia dei nostri pensieri.

In che consiste il libero arbitrio

Il libero arbitrio (ammesso che esista) consiste nello scegliere in quale ambiente stare, se interagire o non interagire, con chi interagire o non interagire, e se continuare o smettere di interagire. Durante l'interazione, infatti, prevalgono gli automatismi della nostra mente, e il libero arbitrio non può essere esercitato.

Causalità e casualità del libero arbitrio

A mio parere, ogni causa è conseguenza di un'altra causa, ovvero non esistono cause prime. Ogni evento è puramente causale, puramente casuale o in parte causale e in parte casuale. Suppongo che anche il libero arbitrio rientri in questo paradigma, ovvero che non sia una causa prima, e che sia in parte causale e in parte casuale.

Causalità e casualità del comportamento

Un mondo per resistere e ribellarsi alla causalità (ovvero determinismo) del nostro comportamento, è quello di adottare comportamenti casuali. Per esempio decidere cosa fare, dove andare, con chi interagire, cosa pensare, cosa scrivere ecc, in funzione di un risultato casuale che possiamo ottenere mediante dei dadi o un computer.

Il rifiuto inconscio del libero arbitrio

Se riuscissimo ad esercitare un libero arbitrio non influenzato da sentimenti o interessi, saremmo in preda ad un profondo sconforto, non sapendo dove una libertà così totale potrebbe condurci. E allora, per neutralizzare l'angoscia, ci troveremmo a scegliere se rientrare nella nostra abituale gabbia mentale o cercarne una nuova.

Io, sentimento, coscienza, volontà

Io cosciente = sentimento + coscienza + volontà. Nessuna di queste tre entità servirebbe a qualcosa, né perciò avrebbe ragione di esistere, senza le altre due. Infatti, ciascuna di esse coopera con le altre per esercitare la sua funzione. L'io cosciente non è qualcosa di diverso o separato dalle altre tre entità, ma la loro somma.

Caso, libertà e libero arbitrio

Le cose avvengono per caso e/o per effetto di leggi e/o di logiche (cioè programmi). Questo vale anche per l'esercizio del libero arbitrio. Solo il caso è veramente libero nel senso di imprevedible. Le leggi e le logiche possono offrire margini di libertà se prevedono o consentono una o più scelte casuali accanto a quelle obbligate.

L'illusione del controllo

Nelle riflessioni e nelle discussioni mi pare che manchi generalmente una cosa per me fondamentale: la consapevolezza del fatto che i nostri pensieri non sono volontari, ma pilotati da meccanismi inconsci. Ci si illude di avere un controllo sulle parole da pensare o da dire e sulle immagini mentali da immaginare, ma questa è un'illusione.

Vita come prigione e schiavitù

La vita è per lo più una prigione e una schiavitù. Siamo infatti tutti prigionieri e schiavi dei nostri corpi, dei nostri schemi mentali e delle nostre comunità, con pochi margini di libertà, come la possibilità di trasformare o sostituire schemi e comunità. Anche la sensazione di indipendenza che a volte proviamo è un effetto della nostra cattività, come ogni altra illusione.

Da chi farsi guidare?

Un essere umano deve farsi guidare da qualcosa o qualcuno: dalla "sua" ragione, dai suoi sentimenti, da altre persone, da un computer, da una musica ecc.. Guidarsi da sé è impossibile, anzi, non ha senso, perché o la guida è casuale, o segue gli ordini di qualcosa o qualcuno al proprio interno o all'esterno. Si tratta dunque di stabilire quale sia, momento per momento, la guida migliore.

Libero arbitrio come arbitro

Esercitare il libero arbitrio significa arbitrare tra esigenze contrastanti. Per esercitare saggiamente il libero arbitrio occorre conoscere le esigenze in conflitto e le possibili conseguenze negative o positive della frustrazione o soddisfazione di ciascuna di esse. Ciò può essere talmente complicato e difficile che spesso preferiamo lasciare l'arbitrio, cioè la scelta, all'inconscio o al caso.

Il piacere dell'obbedienza

Un essere umano non può vivere senza continuamente obbedire a delle leggi naturali e sociali.

In tal senso, il libero arbitrio consiste nella scelta delle autorità (biologiche, intellettuali, sociali, politiche, morali, estetiche, religiose, ecc.) a cui obbedire, a cui sottomettersi.

Il piacere è il premio per l'obbedienza, il dolore il castigo per la disobbedienza a tali autorità.

Libero arbitrio e automatismi

Il libero arbitrio, se esiste, consiste nella capacità di scegliere se seguire o no le proprie motivazioni, se andare avanti guidati dai propri demoni o fermarsi, se assecondare certi automatismi o immobilizzarli, o, per essere più precisi, decidere quali automatismi consentire e quali inibire. Perché, in ogni caso, qualunque cosa facciamo è il risultato dell'azione di uno o più automatismi, consci o inconsci.

La nostra reale libertà

Siamo più liberi e meno liberi di quanto crediamo. In altre parole, la nostra reale libertà è diversa da quella che crediamo di avere. Infatti non siamo liberi di necessitare ciò di cui abbiamo bisogno, di volere ciò che vogliamo, di desiderare ciò che desideriamo, di amare ciò che amiamo, di odiare ciò che odiano, ma siamo liberi di raggiungere i nostri scopi in vari modi, più o meno efficaci, utili o dannosi.

Formula del libero arbitrio (autogoverno)

A mio avviso, il libero arbitrio viene esercitato sulla base di una logica conscia o inconscia che può essere formulata con l'espressione seguente,  dove "x" e "z" sono persone particolari, "y" azioni particolari e "k" eventi particolari.

Se io | x [non] fare le azioni y nel breve | medio | lungo termine, a me | x | z [non] succederanno gli eventi k nel breve | medio | lungo termine.

Robot sentimentali

Siamo dei robot biologici, sentimentali, emotivi, capaci di soffrire e di godere, coscienti e pieni di conflitti interiori, generati e programmati da altri robot. Siamo fatti di hardware biologico e di software, e capaci di modificare parzialmente entrambi. Il nostro comportamento è determinato dai nostri automatismi. Il libero arbitrio o non c'è o è molto limitato e comunque influenzato dai nostri sentimenti. Spaventoso ma vero.

Libero arbitrio e opzioni

Se il libero arbitrio è solo una illusione, allora ogni scelta è determinata da un programma, compresa l'eventuale scelta di cambiare il programma stesso in un certo modo. Se invece il libero arbitrio esiste (almeno in parte), allora esso può essere esercitato solo sulla base delle opzioni di cui si è consapevoli. Chiediamoci allora, se vogliamo esercitare il libero arbitrio, quali siano le opzioni tra cui scegliere, momento per momento.

Autocontrollo liberatorio

Non è un ossimoro, significa la capacità di autogovernarsi e controllarsi in modo tale da liberare cose dentro di sé che sono bloccate, impedite, rimosse, mal collegate. È un'autodisciplina che tende a rilasciare anziché a fissare. Perché per liberarsi non basta lasciarsi andare. Lasciandosi andare si finisce per continuare le proprie abitudini. Per cambiare abitudini, per liberarsi dalle proprie abitudini, ci vuole un'apposita disciplina.

Sull'esercizio del libero arbitrio

L'unico modo per esercitare il libero arbitrio (ammesso che esso possa esistere) è quello di fermarsi e impedire ogni automatismo, ogni atto spontaneo, e di sottomettere qualsiasi potenziale decisione e gesto, anche i più elementari, all'esame preventivo della coscienza. Ma questo comporta un'immobilità totale, o un rallentamento estremo del comportamento, impensabile quando si è insieme con altre persone. Per questo il libero arbitrio può essere esercitato, semmai, soltanto per brevi momenti.

Vita e libero arbitrio

Il libero arbitrio consiste nella scelta se vivere o morire, che, come scriveva Camus, è la questione filosofica fondamentale. Se si sceglie di morire, non c'è altro da dire. Se si sceglie di vivere, allora, per coerenza, occorre obbedire alle leggi della vita. Non possiamo scegliere di vivere in modi diversi da quelli consentiti alla nostra specie. Esercitare il libero arbitrio significa dunque scegliere consapevolmente e responsabilmente se ucciderci o obbedire alla vita di cui siamo portatori.

Libertà vs. logica

A mio parere il cosiddetto libero arbitrio non è libero in quanto noi scegliamo sempre in base ad una logica (conscia o inconscia), e precisamente quella che riteniamo (consciamente o inconsciamente) più adatta e appropriata per soddisfare i nostri bisogni. Insomma la scelta è obbligata in base ai nostri bisogni e alle nostre logiche di soddisfazione. Quindi noi siamo liberi da un punto di vista esterno, ma "regolati" da logiche da un punto di vista interno. Anche se cambiamo una logica lo facciamo seguendo una (altra) logica.

Liberi di obbedire

La libertà dell'uomo consiste nel poter obbedire ai propri istinti e soddisfare i propri bisogni e desideri. Istinti, bisogni e desideri che l'uomo non può cambiare a sua volontà.

Tuttavia un uomo può sentire il bisogno di cambiare alcune sue motivazioni e obbedire a tale bisogno.

La volontà è infatti soggetta al bisogno, vale a dire che l'uomo vuole ciò che ha bisogno di volere.

Come diceva Schopenhauer, l'uomo può fare ciò che vuole, ma non può volere ciò che vuole.

Cosa possiamo scegliere e decidere

Nel nostro corpo e nella nostra mente avvengono in ogni momento un numero enorme di fatti automatici, involontari, inconsci, alcuni programmati, altri casuali. Poche sono le cose che possiamo scegliere o decidere liberamente e consapevolmente. Per esempio, dove rivolgere lo sguardo e la mia attenzione, se stare fermi o muoverci, dove andare, dove stare, in che genere di attività impegnarci, con chi interagire e a quale scopo, cosa leggere, cosa ascoltare, cosa costruire, cosa scrivere, chi incontrare, contro chi combattere, chi servire, a chi ubbidire, a chi ribellarci...

Menu della volontà (verbi fondamentali)

La volontà si esercita scegliendo di agire ad uno o più dei fini espressi dai seguenti verbi: cambiare, conservare, ripristinare, generare, realizzare, produrre, riprodurre, fecondare, sviluppare, comporre, immaginare, ripetere, disseminare, distruggere, obbedire, dominare, istruire, insegnare, guidare, formare, conformare, riformare, correggere, aumentare, diminuire, allontanare, avvicinare, unire, dividere, raccogliere, disperdere, incontrare, trovare, perdere. Tuttavia ognuno di queste azioni viene esercitata per soddisfare qualche bisogno. Non esiste volontà senza bisogno.

Come esercitare il libero arbitro

Per esercitare il libero arbitrio, ammesso che ciò sia possibile, è necessario prima di tutto scegliere se esercitarlo o no; poi, in caso affermativo, considerare le opzioni, ovvero i programmi predefiniti di comportamento praticabili tra cui scegliere (con l'aiuto di menù interni ed esterni); quindi scegliere un programma, iniziare ad eseguirlo, monitorare i suoi effetti esterni ed interni (percettivi, cognitivi ed emotivi) e scegliere, momento per momento, se continuarne l'esecuzione, arrestarla o cambiare il programma in modo più o meno esteso, per adattarlo alla situazione.

Libertà, determinazione, casualità, volontà

Il libero arbitrio è deterministico, e il determinismo è libero nella misura in cui è affetto dal caso.

Il caso concilia libertà e determinazione. Infatti il caso è libero per definizione, ed esso determina gli eventi nella misura in cui essi sono casuali.

Ogni evento è in parte determinato e in parte casuale.

Ciò che non è casuale e determinato, e questo vale anche per la volontà.

L'intelligenza dovrebbe servire anche a distinguere ciò che è casuale, cioè libero, da ciò che è determinato dalle leggi della natura.

Il libero arbitrio secondo Fyodor Dostoevsky

"Nel mondo attuale per libertà s'intende la licenza, mentre la vera libertà consiste in un calmo dominio di se stessi. La licenza conduce soltanto alla schiavitù. La libertà, nella sua più alta espressione consiste nel dare tutto e nel servire gli altri. L'uomo capace di questo, capace d'essere padrone di sé sino a tal punto, è libero come nessun altro. È questa la più elevata manifestazione del libero arbitrio. Prima di predicare altrui, date voi stessi l'esempio. Sarete seguiti. Il segreto del primo passo è questo: dominare se stessi e agire senza attendere." [Fyodor Dostoevsky]

Ipotesi sul libero arbitrio

Non c'è mai stato accordo, tra i filosofi, e nemmeno tra gli scienziati, sull'esistenza del libero arbitrio. Pertanto potrebbe non esistere affatto, esistere sempre o esistere più o meno raramente. Io propendo per la terza ipotesi, che però resta solo una ipotesi di lavoro, in quanto una dimostrazione scientifica o logica non è (ancora) possibile. Più precisamente suppongo che esso sia più o meno possibile e più o meno frequente da persona a persona, e, in una stessa persona, avere una frequenza variabile. Non saprei nemmeno dire se il libero arbitrio sia volontario o involontario.

I criteri del cosiddetto libero arbitrio

L'uomo esercita il libero arbitrio (ammesso che questo non sia solo un'illusione) non casualmente ma secondo certi criteri (morali, utilitaristici, edonistici ecc.). Tali criteri costituiscono il "programma" che regola il comportamento dell'individuo. Sono criteri che non ha fissato lui. O meglio, quando gli capita di fissare dei criteri, lo fa non a caso, ma secondo certi criteri stabiliti da altri umani o dalla natura. Insomma, il nostro comportamento o è casuale, o rispetta certi criteri, cioè programmi che noi abbiamo scritto (consciamente o inconsciamente) seguendo criteri altrui.

Attenzione e libero arbitrio

Per esercitare il libero arbitrio occorre avere l'attenzione sulle possibili opzioni. Non si può scegliere liberamente e consciamente ciò che non si vede mentalmente o fisicamente al momento della scelta.

Il libero arbitrio consiste perciò soprattutto nella libertà di scegliere dove dirigere la propria attenzione. L'attenzione è un processo seriale. Si può fare attenzione ad una sola cosa alla volta. Un quadro, una sinossi, possono aiutare a fare attenzione a più cose insieme, anche se in realtà consentono un rapido passaggio dell'attenzione da una cosa all'altra raffigurate nel quadro.

Intelligenza, coscienza, motivazioni, previsioni e logica informatica (se... allora... altrimenti...

Forse la coscienza, l'intelligenza, la volontà, l'inconscio, sono computer biologici che prevedono continuamente le conseguenze di possibili eventi, azioni, decisioni, pensieri propri e altrui (e delle loro mancanze), e determinano motivazioni e sentimenti sulla base dei risultati dei loro calcoli consci e inconsci.

La logica delle previsioni potrebbe essere quella fondamentale di ogni software: se... allora... altrimenti... (if-then-else).

Le previsioni possono essere tanto più complesse e raffinate quanto maggiore è il grado di intelligenza e di cultura del soggetto.

Attenzione volontaria e involontaria

L'attenzione, ovvero la scelta della direzione e dell'oggetto della consapevolezza (o coscienza), può essere al tempo stesso volontaria e involontaria in misura relativa variabile. L'attenzione volontaria non può durare a lungo perché è stancante e ha presto bisogno di riposo. L'attenzione che crediamo volontaria è spesso in realtà involontaria. Un modo per evitare che l'attenzione sia comandata solo da agenti mentali interni inconsci e involontari è affidare la scelta dell'oggetto dell'attenzione ad uno o più agenti esterni, naturali o artificiali, come persone, computer, internet, social network, libri, ambienti inconsueti, TV, film ecc. scelti casualmente.

La sveglia e il libero arbitrio

Una cosa che solo l'uomo e nessun altro animale è capace di fare è impostare una sveglia. Dietro tale banale gesto si cela la capacità che un uomo ha di programmare la futura ricezione di uno stimolo esterno che influenzerà il suo futuro comportamento. La decisione di impostare o no una sveglia e di decidere a che ora essa deve suonare è una manifestazione di libero arbitrio giacché uno può liberamente scegliere di rinunciare alla libertà di svegliarsi quando il suo corpo preferisce, e di costringerlo a svegliarsi ad una certa ora. In altre parole, l'uomo è libero di limitare la libertà di sé stesso e degli altri per un tempo e uno spazio più o meno estesi.

Paura del libero arbitrio, di noi stessi, di impazzire

Non possiamo esercitare liberamente e impunemente il libero arbitrio perché la psiche, che teme di essere cambiata, è sua nemica e si difende da esso con l'angoscia e il panico.

Potremmo infatti finire per aver paura di qualcosa di incontrollabile che agisce dentro di noi e che potrebbe comportarsi in modo pericoloso per la nostra persona, fino a causarne la follia o la morte per suicidio o incidente.

Essere i primi a pensare una cosa completamente nuova e al di fuori del lecito può essere angosciante. Potremmo credere di non essere più umani. Ma se qualcuno quella cosa la pensa e la dice prima di noi, ciò ci rassicura.


I miei sentimenti, la mia volontà e i miei bisogni

I miei sentimenti, le mie emozioni, le mie allegrie, le mie tristezze, i miei entusiasmi, le mie euforie, le mie paure, i miei coraggi, i miei sconforti, le mie motivazioni ecc. sono causati da circostanze ed eventi dipendenti dalla mia persona (oltre che dal comportamento altrui) ma indipendenti dalla mia volontà. Io posso tuttavia cercare di capirne le cause, prendere decisioni e agire al fine di modificare sia le circostanze e gli eventi che causano i miei sentimenti, sia la mia mappa cognitivo-emotiva (in cui sono programmate le mie reazioni emotive), nei tempi e nei modi possibili, necessari e appropriati al fine di soddisfare i miei bisogni in modo più "soddisfacente".

Subalternità dell'io cosciente

L'io cosciente è il consulente del resto del corpo. Gli consiglia cosa fare e cosa non fare (esiste per questo), ma è il resto del corpo che decide se, e in quale misura, seguire i suoi consigli.

Infatti l'io cosciente dà spesso al resto del corpo consigli non richiesti, che a volte vengono presi in considerazione, altre volte ignorati, secondo meccanismi a noi ignoti.

A volte il resto del corpo, non sapendo cosa fare, chiede consigli all'io cosciente, altre volte gli impone di tacere e di non disturbarlo per un certo periodo tempo.

Per questo giustamente Freud ha scritto che l'io non è padrone in casa sua.

Scelta, libertà, opzioni, accessibilità

Gli esseri umani si distinguono per la loro possibilità di scegliere, cioè per le opzioni che hanno e quelle che sono loro negate. In altre parole, la libertà di una persona è proporzionale alla quantità e diversità delle opzioni ad essa accessibili e inversamente proporzionale alla quantità e alla diversità delle opzioni ad essa inaccessibili.

Cosa determina la libertà di un individuo, cioè le opzioni ed esso accessibili? Fattori esterni e interni. I fattori esterni sono costituiti da leggi dello stato, pressioni sociali e violenze da parte di altre persone. I fattori interni sono costituiti da problemi e disturbi mentali, tra cui l'ignoranza, la rimozione di bisogni e paure ingiustificate.

Perché discutiamo del libero arbitrio?

Chiediamoci perché discutiamo del caso, della libertà, della scelta, del libero arbitrio e del determinismo. Perché questi temi ci stanno a cuore? Perché ne va della nostra responsabilità morale. Questo è il vero problema: in quale misura siamo moralmente responsabili del nostro comportamento, cioè delle nostre scelte? La risposta a tale domanda condiziona le nostre opinioni sul caso, sulla libertà, sulla scelta, sul libero arbitrio e sul determinismo. Sono opinioni "affettive", in quanto influenzate dalla paura di sentirci responsabili delle nostre meschinità o di scoprire che nemmeno i peggiori criminali sono moralmente responsabili di ciò che sono e di ciò che fanno. Queste scoperte potrebbero sconvolgere la nostra visione del mondo e di noi stessi.

Sudditanza della volontà cosciente

È un bene che la volontà cosciente non sia sovrana, ma suddita dei sentimenti, perché questi hanno garantito la conservazione della nostra specie per milioni di anni, mentre la volontà cosciente potrebbe causare, in poco tempo, la nostra estinzione a causa di scelte arbitrarie nocive alla natura umana o al suo ambiente. D'altra parte i nostri sentimenti, uniti alla potenza delle moderne tecnologie, possono, se non governati razionalmente, distruggere rapidamente la nostra specie. Occorre pertanto che la nostra volontà cosciente studi razionalmente i sentimenti e li serva come un genitore coscienzioso accudisce il proprio bambino cercando di farlo felice, ma al tempo stesso sorvegliandolo per impedirgli di arrecare danni a sé e ad altri con giocattoli troppo pericolosi.

Libero arbitrio e domande


  • Quali ordini? A quali ubbidire? A quali disubbidire?

  • Quali richieste? Quali esaudire? Quali non esaudire?

  • Quali offerte? Quali accettare? Quali rifiutare?

  • Quali narrazioni? A quali credere? A quali non credere?

  • Quali bisogni? Quali soddisfare? Quali frustrare?

  • Quali desideri? Quali realizzare? Quali non realizzare?

  • Quali paure? Quali subire? A quali resistere?

  • Quali violenze? A quali arrendermi? Quali combattere?

  • Quali relazioni? Quali mantenere? Quali cambiare?

  • Quali interazioni? Quali attuare? Quali evitare?

  • Quali libertà? Quali prendermi? A quali rinunciare?


L'uomo, la macchina e il libero arbitrio

La questione se l'uomo sia o no una macchina è legata alla questione del libero arbitrio.

Chi non crede nel libero arbitrio accetta il fatto che siamo macchine, dato che le macchine non dispongono del libero arbitrio.

Chi crede nel libero artbitrio nega che l'uomo sia una macchina proprio in quanto sarebbe capace di esercitare il libero arbitrio.

Chi crede che il libero arbitrio esista ma sia molto limitato, accetta il fatto che siamo in gran parte macchine, seppure con "qualcosa in più". Infatti, il fatto che l'uomo abbia "qualcosa in più" rispetto ad una macchina, non significa che esso non sia comunque "anche" una macchina.

Per riassumere, ci sono tre opzioni: (1) L'uomo è totalmente macchina, (2) l'uomo è parzialmente macchina, (3) l'uomo non è affatto macchina.

Il mio "direttore" e l'interpretazione della sua volontà

Mi chiedo: cosa fare adesso? Se non sono soggetto a pressioni, e sono perciò libero di scegliere, decido di fare ciò che mi fa star meglio o allevia un mio disagio. E' come se dentro di me ci fosse un giudice/padrone che esige da me un certo comportamento e mi premia (col piacere) quando lo soddisfo e mi punisce (col dolore) quando non lo faccio. Il problema è che questo agente, che io chiamo "il mio direttore" non mi dice chiaramente cosa esige da me, e io devo continuamente cercare di interpretarlo o intuirlo.

Ci sono momenti in cui la volontà del mio direttore mi è più chiara, altri in cui lo è di meno o non lo è affatto. In quest'ultimo caso mi conviene non fare nulla e restare in ascolto di un segnale chiarificatore. Inoltre, sono sicuro che in certi momenti il mio direttore esige che io mi riposi e non faccia nulla di particolare.

Pensiero semplice e pensiero complesso

La maggior parte degli esseri umano pensa in modo semplice, fatto soprattutto di equazioni (cioè a=b sempre e comunque) soprattutto per quanto riguarda l'uomo stesso.

Noi tendiamo infatti a pensare semplicemente che ogni essere umano agisca come un agente unico e indivisibile (l'individuo) il cui comportamento è determinato dalla propria coscienza e volontà, la quale dipende da certe condizioni persistenti che chiamiamo carattere, temperamento, personalità, esperienze, cultura, visione del mondo, disturbi mentali ecc.

Ma la realtà è molto più complessa. L'essere umano è infatti un microcosmo, un sistema di sistemi il cui comportamento non dipende da un centro di comando unico, ma dall'interazione di diversi centri di comando, che io chiamo dèmoni, uno dei quali è la volontà cosciente, che si illude di avere autorità su tutti gli altri mentre ne subisce normalmente e inconsapevolmente le volontà.

Libero arbitrio e bisogni

Il libero arbitrio non esiste, perché noi scegliamo necessariamente ciò che crediamo soddisfi più e meglio i nostri bisogni, ovvero ciò che più e meglio diminuisce i nostri dolori e aumenta i nostri piaceri. Dolori e piaceri possono essere di vario tipo: immediati e differiti, fisici e logici, realistici e illusori, sensibili e immaginari ecc.

Tuttavia l'uomo è simultaneamente "soggetto" a innumerevoli bisogni spesso antitetici e inconsci, per cui è difficile scegliere consapevolmente e volontariamente quali cercare di soddisfare.

Dai bisogni scaturiscono le pulsioni, che ci "spingono" a fare determinate scelte. Ci si oppone ad una pulsione solo se interviene una pulsione contraria di maggior forza, per esempio una inibizione morale, ovvero la pausa di fare qualcosa per cui saremo puniti da una persona o dalla comunità.

Le nostre scelte sono il risultato di algoritmi, cioè di logiche, oppure sono casuali. La libertà intesa come non essere soggetti a vincoli è dunque un'illusione.

Il piacere, il dolore e l'illusione del libero arbitrio

Siamo dominati dal piacere e dal dolore suscitati automaticamente dalle nostre sensazioni, dalle nostre percezioni e dai nostri pensieri.

Infatti non possiamo decidere volontariamente cosa ci dà piacere (fisico e/o mentale) e cosa ci dà dolore (fisico e/o mentale), e le nostre scelte sono sistematicamente determinate dalle nostre motivazioni (volontarie e involontarie, conscie o inconscie) a ottenere il massimo piacere e a evitare il massimo dolore, a breve e a lungo termine.

In tal senso il libero arbitrio è di fatto illusorio. Infatti, paradossalmente, l'unico modo per esercitare il libero arbitrio sarebbe decidere di non esercitarlo, cioè di prendere decisioni a caso, ma anche tale decisione sarebbe indotta da una certa aspettativa di piacere o dolore.

In sintesi, ogni scelta è determinata dal piacere e/o dal dolore attuali o previsti a fronte delle diverse opzioni disponibili.

Autogoverno e libero arbitrio

Esercitare l'autogoverno, ovvero il libero arbitrio, significa scegliere tra le opzioni che ci si presentano e di cui siamo consapevoli (con chi / cosa / come / quando interagire, a cosa pensare, cosa guardare, cosa ascoltare, dove andare, cosa fare ecc.), considerando il loro probabile effetto rispetto ad almeno le seguenti entità:
  1. I bisogni, i piaceri e i dolori nostri e altrui

  2. I pensieri e la mappa cognitivo-emotiva nostri e altrui

  3. Gli obiettivi e le strategie per realizzarli nostri e altrui

  4. Le interazioni che possiamo o dobbiamo avere con persone e cose e le percezioni che ne derivano (in noi e negli altri), le quali possono avere effetti sulle altre entità sopra elencate




Libertà, retroazione emotiva, bisogni

La libertà di un essere vivente è condizionata e limitata dalla retroazione emotiva del proprio comportamento.

Infatti ognuno subisce le conseguenze fisiche e sociali del proprio agire, le quali sono caratterizzate da certe quantità di piacere e di dolore derivanti dal grado di soddisfazione e insoddisfazione dei propri bisogni.

Tali conseguenze determinano la forma e la direzione delle azioni future dell'individuo attraverso l'apprendimento di modelli di comportamento caratterizzati dal massimo piacere e dal minimo dolore ottenibili praticamente, ovvero dalla massima soddisfazione e dalla minima insoddisfazione dei propri bisogni.

In tal senso, certe opzioni di comportamento sono improbabili o impossibili, e quindi escluse, in quanto causerebbero un dolore insopportabile o la morte dell'individuo. Al tempo stesso, certe altre opzioni sono molto probabili o prevedibili in quanto causerebbero la soddisfazione di certi bisogni e i connessi piaceri.

La libertà di un individuo è dunque condizionata e limitata dai proprio bisogni.

Tra determinismo e libero arbitrio

In ogni momento devo scegliere se credere nel determinismo o nel libero arbitrio, o in entrambi, simultaneamente o alternativamente.

Perché mi succede ciò che mi succede? L'ho voluto "io" o qualcos'altro?

Ed adesso cosa voglio? Ma, prima di tutto, sono capace di volere? E quali sono le mie opzioni? Cosa posso realisticamente fare e perché?

Le mie decisioni dipendono da ciò in cui credo, ma chi decide ciò in cui credo?

Forse posso scegliere se assecondare o resistere al flusso della vita, se dire "sì", "no" o "aspetta!" a ciò che il mondo, la vita e la mia mente mi propongono.

Forse posso scegliere se conservare o cambiare qualcosa. Conservare è molto più facile che cambiare perché si sa cosa si conserva, mentre non si sa cosa cosa porterà il cambiamento e si possono fare grossi errori di previsione e valutazione.

In ogni momento devo scegliere se credere nel determinismo o nel libero arbitrio, o in entrambi, simultaneamente o alternativamente.

In ogni momento scelgo l'ipotesi che mi fa star meglio.

L'uomo e i suoi vincoli

L'uomo non può essere totalmente libero perché ha bisogno della cooperazione degli altri e questa è condizionata al suo comportamento verso di loro. Possiamo perciò affermare che l'uomo è vincolato (o legato) agli altri. Non a tutti, ma a certi altri.

Ognuno di noi, infatti, non solo non è libero di sciogliere tutti i suoi vincoli (o legami) ma nemmeno di vincolarsi (o legarsi) con qualsiasi altro, ma solo con certi altri.

Ne consegue che ogni persona è caratterizzata da vincoli obbligati (o necessari), vincoli vietati (o improbabili) e "doppi vincoli", cioè vincoli antagonisti, ovvero obbligati e vietati allo stesso tempo. Alcuni vincoli possono tuttavia essere temporanei o facilmente scioglibili.

I termini "vincolo" e "legame" sono sinonimi, anche se il primo è generalmente usato in senso negativo (come qualcosa di indesiderabile), il secondo in senso positivo (come qualcosa di desiderabile). In entrambi i casi si tratta comunque di limitazioni della libertà, involontarie nel primo caso, volontarie nel secondo.

In sintesi, possiamo dire che siamo solo parzialmente liberi sia di svincolarci sia di legarci.

Libero arbitrio e motivazioni involontarie

Il libero arbitrio consiste, secondo me, nel potere di scegliere a quali bisogni propri e/o altrui obbedire, ovvero quali forze della natura servire e quali respingere. Qualsiasi azione al di fuori di questa definizione sarebbe insensata, assurda, pazza, mortifera, oltre che inutile. In altre parole, il libero arbitro è la libertà di scegliersi un padrone in ogni momento e cambiarlo quando sentiamo il bisogno di farlo. Unica eccezione è la scelta casuale, ovvero affidarsi ad un meccanismo aleatorio come il lancio di un dado per prendere decisioni associate ai diversi numeri.

Si potrebbe obiettare che siamo in grado di sceglier di fare ciò che ci piace e di rifiutare ciò che ci dispiace, ma ciò equivale a obbedire a quelle complesse forze della natura che decidono per noi ciò che deve piacerci e ciò che non deve. Il nostro io cosciente non può deciderlo, può solo, nel migliore dei casi, essere consapevole delle decisioni che forze interiori inconsce (che io chiamo "demoni" o "motivazioni involontarie", prendono in ogni momento per la nostra persona, e decidere quali assecondare e a quali resistere. Tuttavia anche tale decisione è illusoria, cioè non è libera, in quanto finiamo sempre per scegliere di assecondare i demoni più potenti.

Autocensura del libero arbitrio

A mio parere, il libero arbitrio (se esiste) è soggetto ad autocensura in senso psicoanalitico. Intendo parlare di un libero arbitrio veramente libero, cioè non soggetto alle pressioni dei sentimenti e delle emozioni.

Suppongo che ciò sia dovuto al fatto che un essere umano capace di fare scelte e prendere decisioni in modo totalmente indipendente dai propri sentimenti e dalle proprie emozioni è considerato “disumano” dalla maggior parte della gente, ed è pertanto destinato ad essere emarginato da qualsiasi comunità, cosa che per l'inconscio equivale alla morte fisica.

Sigmund Freud ci ha insegnato il meccanismo dell’autocensura, per cui il super-io boicotta le intenzioni del soggetto che infrangono i principi morali inculcati nella sua psiche, e in particolare quelli che inibiscono la libera espressione della sua sessualità e i comportamenti “politicamente scorretti”.

A mio avviso, anche l’esercizio del “vero” libero arbitrio rientra nei comportamenti socialmente inaccettabili ed è pertanto oggetto di autocensura. I sintomi dell’attività di questo meccanismo possono essere ansia, angoscia, paure, inibizioni, paralisi più o meno estese, amnesie, attacchi di panico, depressione, sensi di colpa, senso di incapacità, auto-punizioni, ricerca del fallimento nei propri progetti ecc.

Come impiegare il tempo libero

Ci sono momenti in cui siamo liberi di fare ciò che vogliamo (ovviamente entro certi limiti) o nulla. Si pone allora la questione di come impiegare tale libertà.

La prima scelta è tra cercare un piacere o vantaggio immediato ed effimero oppure un piacere o vantaggio differito più solido. In altre parole si tratta di scegliere se "spendere" o "investire".

Se si sceglie di spendere ci sono varie opzioni. In ogni caso si tratta di seguire il senso del piacere, una curiosità, un appetito, un desiderio, una pulsione, un'attraente illusione, senza cercare di ottenere altro che un piacere o vantaggio immediato (e non un piacere o vantaggio futuro). Per esempio, ci si può masturbare, drogare o si può consumare un cibo gradevole.

Se invece si sceglie di "investire", anche qui ci sono varie possibilità. Si tratta di lavorare per costruire qualcosa che potrà esserci utile o darci piacere in futuro e in modo non effimero, ma duraturo.

Per esempio, possiamo leggere, studiare o lavorare.

Ci possono anche essere investimenti piacevoli, ovvero attività che ci danno un piacere immediato e al tempo stesso ci fanno ottenere qualcosa che in futuro ci potrà essere utile o piacevole. Per esempio, suonare uno strumento musicale. Ovviamente questi tipi di attività sono il modo migliore di impiegare il proprio tempo libero.

Ancora sul libero arbitrio

A mio parere, il libero arbitrio consiste nella capacità di scegliere tra queste due opzioni:

  1. scegliere liberamente cosa fare e cosa non fare;

  2. obbedire a comandi esterni e/o interni che ci chiedono o ci impongono di fare o non fare certe cose.

Resta da capire chi è il soggetto della scelta. Infatti, se una persona è vista come "in-dividuo", cioè  non divisibile in parti, allora il soggetto è la persona indivisa; se invece una persona è vista come composta da parti che interagiscono (tra cui, ad esempio, l'io cosciente e l'inconscio), allora il soggetto è indefinito, dato che la coscienza e la volontà che caratterizzano l'io cosciente sono influenzate dall'inconscio. In altre parole, il soggetto potrebbe essere (e io credo che sia) l'inconscio, a cui l'io cosciente obbedisce inconsciamente, cioè a sua insaputa.

In ogni caso, le scelte (consce o inconsce) più importanti di una persona riguardano le risposte a domande come le seguenti:

  • Scegliere o obbedire?

  • A chi/cosa obbedire?

  • A chi/cosa non obbedire?

  • Perché interagire?

  • Perché non interagire?

  • Come interagire?

  • Come non interagire?

  • Con chi/cosa interagire?

  • Con chi/cosa non interagire?

  • Cosa mi conviene fare per migliorare i miei rapporti con gli altri?


Sul cosiddetto libero arbitrio

Il cosiddetto libro arbitrio non è realmente libero in quanto è finalizzato alla soddisfazione dei bisogni dell'essere vivente che lo esercita, ed è limitato dalle/alle opzioni disponibili in tal senso.

Sebbene in teoria un essere vivente potrebbe fare qualsiasi cosa, in pratica può fare solo una delle cose corrispondenti alle opzioni di comportamento (cioè di interazione) ad esso "note" (consciamente o inconsciamente) e realmente praticabili.

Un essere vivente, infatti, non fa nulla per caso, ma qualsiasi cosa faccia consiste in un comportamento programmato, o nel risultato di una ricerca creativa mirata comunque alla soddisfazione di qualche bisogno programmato.

I bisogni di un essere vivente, come pure i mezzi e le strategie per soddisfarli, sono sempre programmati. Alcuni programmi sono innati, altri appresi nel corso della vita dell'individuo.

Il cosiddetto libero arbitrio è dunque in realtà un arbitrio programmato, in quanto consiste in scelte regolate da programmi. Le logiche di tali programmi tengono conto delle situazioni in cui l'individuo si trova momento per momento, ovvero dello stato di soddisfazione dei vari bisogni, e delle opportunità di soddisfarli, considerate come tali dal proprio sistema nervoso, ovvero dalla mente che in esso risiede. In tal senso si può parlare di omeostasi dei bisogni, e dei sentimenti ad essi associati.

Per concludere, il concetto di libero arbitrio è imprescindibile da quello di bisogno, e lo stesso si può dire del concetto di sentimento.

Sulla necessità di illudersi che il libero arbitrio esista

A che serve indagare gli automatismi della volontà se il libero arbitrio è solo un'illusione e quindi non possiamo fare altro che obbedire a tali automatismi?

La risposta è che abbiamo bisogno di illuderci di possedere il libero arbitrio. Senza tale illusione la nostra vita, specialmente quella sociale, sarebbe insopportabile, e la nostra specie si estinguerebbe (per non parlare dei problemi giuridici, per cui nessuno sarebbe colpevole di alcunché). L'illusione del libero arbitrio è spontanea e non dobbiamo fare alcuno sforzo per illuderci. Lo sforzo dobbiamo farlo per disilluderci e questo sforzo dobbiamo farlo quando ci rendiamo conto che dobbiamo mettere in discussione il nostro comportamento in quanto erroneo, inefficace, inefficiente o controproducente in termini di soddisfazione dei nostri bisogni.

In altre parole nella vita pratica di tutti i giorni dobbiamo continuare a illuderci di essere "padroni in casa nostra", ma quando facciamo introspezione o psicoterapia, dobbiamo capire i meccanismi che determinano il nostro comportamento, per cercare di modificarne gli "input" in modo da migliorare gli "output".

Lo so che sembra assurda questa transizione reversibile tra illusione e disillusione, ma io credo che le cose stiano così, pur ammettendo che c'è qualcosa di misterioso e di incomprensibile in questo "gioco".

Mi pare che quanto ho detto corrisponde al pensiero di William James (psicologo e filosofo pragmatista), che si è occupato molto del libero arbitrio, arrivando persino a difendere le religioni pur riconoscendone l'illusorietà.

Autosorveglianza e libero arbitrio

A mio parere, il libero arbitrio si può esercitare solo mediante un'autosorveglianza delle proprie risposte cognitivo-emotive agli stimoli interni ed esterni. In particolare, esso dovrebbe consistere solo nella decisione di approvare o disapprovare le risposte stesse, e non nella decisione di come rispondere agli stimoli.

In altre parole, il libero arbitrio dovrebbe limitarsi a decidere se dare o non dare seguito alle risposte automatiche, ovvero se permettere o non permettere che ad esse seguano le azioni volontarie suggerite o sollecitate dalle risposte stesse.

Sarebbe infatti molto pericoloso se avessimo la capacità di stabilire volontariamente, ovvero razionalmente, quali debbano essere le nostre risposte cognitivo-emotive, perché è difficile sapere quali siano le risposte giuste per la nostra vita (ovvero per la soddisfazione dei nostri bisogni primari) e per la conservazione della nostra specie.

La decisione di non dar seguito ad una risposta automatica, se ripetuta con costanza e coerenza, può condurre ad un indebolimento della risposta stessa e alla sua possibile sostituzione con una risposta alternativa concorrente. In tal modo è possibile risolvere conflitti interiori e "curare" la propria psiche.

A mio parere, quanto ho descritto potrebbe costituire la base di una psicoterapia efficace.

 

Opzioni

Opzione significa alternativa di scelta. Affinché ci sia una scelta, ci devono essere almeno due opzioni. Le opzioni possono essere consce o inconsce, come pure la stessa scelta. Una scelta cosciente richiede la consapevolezza delle opzioni tra cui scegliere.

Di quante e quali opzioni si può essere consapevoli in un dato momento?

Il libro arbitrio consiste nella scelta consapevole tra un certo numero opzioni consapevoli, più o meno numerose e diverse.

Ad esempio possiamo scegliere il colore di una automobile che abbiamo deciso di comprare, oppure possiamo scegliere se comprare una Fiat o una Renault, oppure se comprare un'automobile o una motocicletta, oppure se continuare a usare i mezzi pubblici, come rispondere ad una domanda, come usare un'ora di libertà, dove passare le vacanze, che lavoro cercare ecc.

Nei vari esempi il numero di opzioni teorico può variare da due all'infinito, ma in pratica non possiamo essere consapevoli che di poche opzioni alla volta. La nostra libertà di scelta è dunque limitata dal numero e dalla qualità di opzioni di cui possiamo esse consapevoli in un dato momento.

Come possiamo ottimizzare la quantità e qualità delle opzioni di cui possiamo esse consapevoli? Ricorrendo a menù interni ed esterni, sia predefiniti che casuali, scritti in varie forme (insiemi di testi, immagini, oggetti evocativi, simboli ecc.) più o meno facili da leggere. La comprensibilità di ogni voce del menu dipende dalle conoscenze ed esperienze del soggetto: più varie e ricche sono le esperienze del soggetto, più varie e ricche le sue opzioni di pensiero e di comportamento.

Il ruolo dell'io cosciente

Premessa: ciò che segue non descrive quello che normalmente avviene nella mente umana (infatti avviene normalmente tutt'altro), ma ciò che io considero salutare e auspicabile, ovvero un ideale di saggezza.

L'io (inteso come io cosciente) non è il padrone della vita della persona (intesa come l'insieme di corpo e mente o psiche) ma il suo servitore e aiutante. Esso non può e non deve decidere liberamente cosa fare della "sua" persona o cosa farle fare, ma le sue decisioni devono essere prese per il bene e l'interesse di essa, ovvero per soddisfare i suoi bisogni e le sue richieste, che sono espressione della sua natura.

L'io deve mettersi al servizio della persona che lo ospita. La persona comunica con il suo io e gli segnala i suoi bisogni e le sue richieste attraverso i sentimenti e le emozioni (che includono piacere, dolore, desideri, paure, attrazioni, repulsioni, amore, odio ecc.). Perciò l'io deve essere sempre in ascolto di questi e fare il possibile per soddisfarli, così come deve cercare di soddisfare gli enti esterni da cui dipende la vita la della sua persona, ovvero le altre persone e l'ambiente naturale.

L'io può e deve anche comandare se stesso e gli altri, ma deve farlo soltanto per obbedire alla sua natura interna e a quella esterna, che sono inseparabili ed in continua interazione, così come lo stesso io è in continua interazione con il resto della mente, della psiche e della persona, che sono inseparabili.

La conoscenza e la ragione debbono aiutare l'io a stabilire priorità e scegliere, momento per momento, a chi obbedire, chi servire, chi ascoltare, chi seguire, chi ignorare, a chi ribellarsi e chi combattere per il bene della persona e delle persone e cose da cui essa dipende.

Comportamento automatico vs. premeditato

Il comportamento di un essere vivente, anche dell'uomo, è sempre per la maggior parte automatico. Infatti, fermare tutti gli automatismi equivarebbe a immobilizzarsi, anzi, a morire.

Il comportamento premeditato, specifico dell'Homo Sapiens, è un particolare tipo di comportamento in cui, insieme con azioni automatiche vengono eseguite azioni premeditate, molto più semplici e lente di quelle automatiche.

L'esecuzione di azioni premeditate richiede uno sforzo cosciente di memoria o la lettura di prescrizioni come avviene con le istruzioni per l'uso di una macchina o di un utensile. In tal caso uno o più degli altri automatismi possono essere inibiti oppure restare attivi col risultato di avere un misto di atti automatici e premeditati..

A cosa può essere utile premeditare una parte del proprio comportamento? Ad evitare che un comportamento totalmente automatico, in una certa situazione, sia svantaggioso o nocivo, come certe esperienze personali hanno dimostrato, a causa dei particolari "programmi" su cui gli automatismi sono basati.

La premeditazione è importante nella psicoterapia, dove si cerca di introdurre una certa quantità di premeditazione nel comportamento del paziente, con una maggiore o minore inibizione di automatismi abituali.

La premeditazione del comportamento comporta l'immaginare, in una certa circostanza, un certo comportamento diverso da quello abituale e spontaneo.

Vedi anche Libero arbitrio e automatismi, Cambiamento sostitutivo vs. estensivo

Libero arbitrio e menu delle opzioni

Non è possibile esercitare il libero arbitrio (ammesso che esista) senza avere in mente le opzioni tra cui scegliere. Quando l'opzione è una sola, la scelta è obbligata e in tal caso non si può parlare di libero arbitrio, ma piuttosto di obbedienza ad un unico impulso. Il problema del libero arbitrio diventa allora quello della percezione e consapevolezza delle effettive possibili opzioni.

Come facciamo a sapere quali sono le nostre opzioni? Come impariamo a conoscerle? Come facciamo a ricordarle, immaginarle, vederle, concepirle, pensarle, valutarle? Siamo davvero liberi e capaci di rilevare le nostre opzioni momento per momento? Oppure le opzioni che percepiamo sono determinate da stimoli involontari e inconsci esterni e interni e limitate e mistificate dai nostri disturbi e disagi mentali, e dal nostro inconscio in generale?

In ogni caso, se vogliamo esercitare il libero arbitrio dobbiamo prima rilevare le possibili opzioni, perché solo tra esse possiamo scegliere volontariamente e consapevolmente cosa fare o dove dirigere la nostra attenzione.

Si può affermare che per ogni opzione esista anche l'opzione negativa, cioè il non fare una certa cosa, quindi non esiste mai una opzione unica, tranne l'opzione di non fare nulla di nulla, ma, come già detto, un menu con una sola opzione non è un menu, ma una scelta obbligata. Perciò il menu più breve è quello in cui ci sono solo due opzioni: fare una cosa x e non farla.

Maggiore è il numero di opzioni più è difficile la scelta, a volte fastidiosa o addirittura dolorosa. Forse per questo, per amore della semplicità e per evitare responsabilità, preferiamo ridurre al minimo le opzioni tra cui scegliere, o lasciare che altri scelgano per noi.

La soluzione adottata dai più è quella di non porsi il problema del libero arbitrio e della responsabilità che è ad esso collegata, e di agire senza riflettere sulle proprie scelte, senza chiedersi se siano le migliori possibili, elogiando la spontaneità dell'agire e criticando o temendo coloro che riflettono abitualmente prima di scegliere cosa fare, i cosiddetti freddi calcolatori.

Siamo tutti schiavi e padroni

Non ha senso scegliere se essere schiavi o padroni come se si trattasse di condizioni mutuamente esclusive, perché siamo inevitabilmente sia schiavi che padroni di forze a noi esterne e interne.

Per "essere padrone" intendo essere capace di autogovernarsi, di volere e scegliere liberamente come comportarsi nei confronti di se stessi e degli altri. Per "essere schiavo" intendo la necessità di sottostare alle leggi della natura e agli impulsi interni, ovvero di soddisfare bisogni che non abbiamo scelto di avere.

Le proporzioni tra l'agire come schiavi e l'agire come padroni sono variabili momento per momento in modo poco controllabile e poco prevedibile.

La nostra libertà è comunque molto limitata e consiste essenzialmente nel "giocare" col caso per sfuggire alla programmazione del comportamento. Questo può avvenire pensando, facendo e vedendo cose parzialmente casuali. Infatti, prendere una decisione seguendo una
logica predefinita in cui non c'è una componente casuale, è un atto di obbedienza nei confronti della logica stessa, ovvero di un'abitudine. La differenza tra agire come schiavo o come padrone dipende da come viene scelta la logica a cui sottomettersi e il rigore con cui si obbedisce ed essa, ovvero se la scelta è libera, consapevole e revocabile oppure impulsiva e/o inconscia.

Si tratta quindi di scegliere quanta casualità introdurre in un processo altrimenti causale, ovvero quanto si vuole essere creativi.  Infatti la creatività è basata sul caso, ovvero sulla capacità di riconoscere l'utilità di particolari combinazioni di cose o idee modificate casualmente.

Concludendo, siamo sempre schiavi e padroni simultaneamente nel senso che in noi convivono agenti mentali "schiavi" e agenti mentali "padroni" ovvero "giocatori". I primi prevalgono sempre, ma lasciamo un certo spazio ai secondi, la cui estensione varia di momento in momento. Questo spazio consiste nel farsi, ogni tanto, guidare dal caso piuttosto che dalle abitudini. Infatti essere padroni significa scegliere liberamente da chi o cosa farsi guidare. Questo si ottiene chiedendo consiglio al caso su cosa fare per poi decidere se accettare o rifiutare il consiglio stesso.

I nostri limiti

Essere liberi di fare qualcosa non significa essere capaci di farla o avere la possibilità di farla.

Siamo infatti limitati da diversi fattori, come i seguenti.

  • Le leggi, la morale comune e la nostra autocensura che ci proibiscono certi comportamenti.

  • Il nostro corpo fisico, che è vulnerabile, ammalabile, ed ha una resistenza e una forza muscolare limitate, che diminuiscono con la vecchiaia

  • I limiti delle nostre capacità mentali (intelligenza, memoria, creatività ecc.).

  • La nostra ignoranza e i nostri errori cognitivi.

  • Le nostre emozioni, specialmente l'amore e la paura, l'attrazione e la repulsione, che ci vincolano e inibiscono.

  • La competizione e i conflitti con altre persone.

  • La nostra dipendenza dagli altri

  • La nostra paura della solitudine.

  • La scarsità delle risorse naturali, economiche e umane, e il disordine e l'inequità in cui sono distribuite.

  • L'imprevedibilità dei comportamenti altrui, nostri e del futuro in generale.

  • L'incontrollabilità e imprevedibilità dei nostri bisogni.

  • Il determinismo dei nostri processi mentali che limita il nostro libero arbitrio.

  • La morte, che prima o poi incontreremo.

Sono limiti enormi e incalcolabili, che ci lasciano poche opzioni e angusti margini di libertà. Tuttavia siamo responsabili di come utilizziamo le libertà, le capacità, le possibilità e le risorse di cui disponiamo.

Le nostra libertà e capacità sono molto meno limitate nei campi della fantasia, immaginazione, suggestione, astrazione, speculazione intellettuale, produzione formale, artistica, etica ed estetica e in tutto ciò che è immateriale, ovvero informativo o informatico.

E' importante non  dimenticare e non sottovalutare i nostri limiti per non farci del male, per non cadere in modo irreversibile e irrecuperabile. A che serve continuare a sbattere la testa contro le sbarre della nostra gabbia se queste sono infrangibili? Possiamo invece attraversarle con la nostra immaginazione e invenzione, che ci può condurre in qualunque luogo esistente o inesistente, del passato, presente o futuro, con compagni di viaggio reali o immaginari.

Sul cosiddetto libero arbitrio

In ogni momento, in ogni umano avvengono simultaneamente un gran numero di scelte (ovvero vengono prese decisioni) volontarie e involontarie, consapevoli e inconsapevoli, che influenzano il proprio futuro.

Nessuna di queste scelte è libera, dato che nemmeno la volontà lo è, in quanto è il risultato di scelte involontarie (non si può volere ciò che si vuole).

Siamo obbligati a scegliere, e non possiamo non scegliere, se non su qualche raro dilemma.

Ogni scelta, anche la scelta di non scegliere, produce delle conseguenze. Anche la continuità senza variazioni di una situazione è una conseguenza prodotta da certe scelte.

Il modo in cui un umano sceglie (consciamente o inconsciamente, volontariamente o involontariamente) è determinato dalla propria costituzione fisica e mentale (che include propria memoria) e dalle informazioni che il suo corpo (che include la mente) riceve dall'esterno al momento della scelta e che circolano al suo interno.

Ogni umano è dunque schiavo della propria costituzione e dei propri meccanismi di scelta, ma ha dei poteri, come ogni schiavo. D'altra parte, il poter scegliere e il poter fare ciò che si è scelto di fare non implica che la scelta sia libera.

Molti ritengono che una scelta non è libera solo se è determinata da fattori esterni alla persona, ma occorre considerare che vi sono fattori decisionali interni alla persona, che non fanno parte dell'io, e che quindi sono esterni rispetto ad esso. Principalmente si tratta di fattori emotivi, e le emozioni sono involontarie.

Paradossalmente, la consapevolezza della propria schiavitù esistenziale (siamo tutti schiavi di noi stessi e del nostro ambiente) può aiutare a fare scelte migliori per soddisfare i propri bisogni, dei quali siamo anche schiavi.

Insomma, siamo schiavi dei nostri bisogni e dei nostri meccanismi di soddisfazione dei bisogni stessi.

Una delle scelte più importanti che facciamo continuamente riguarda quali bisogni soddisfare e quando soddisfarli, e quali bisogni non soddisfare.

Infatti, per soddisfare certi bisogni dobbiamo rinunciare a soddisfarne certi altri, per cui i bisogni sono organizzati gerarchicamente e strumentalmente (nel senso che ogni bisogno, se soddisfatto, può facilitare la soddisfazione di altri bisogni).

L'illusione della libertà di pensiero

La libertà non esiste in natura, se non come illusione della mente umana. Si potrebbe dunque dire che sia un concetto inventato dall'uomo.

Prendiamo ad esempio un animale "in libertà". La sua libertà è relativa al fatto che esso non si trova chiuso in una gabbia, ma in senso lato esso non è affatto libero, bensì soggetto alle leggi della natura, ovvero della necessità e del caso, cioè alle leggi della fisica e della biologia, tra cui la funzione dei suoi istinti, che determinano i suoi comportamenti, i quali essendo così determinati, non sono liberi (come volevasi dimostrare).

Lo stesso vale per l'essere umano e in particolare per la sua attività pensante, la quale non è libera ma soggetta a leggi e meccanismi a cui il pensiero non può sfuggire nemmeno quando si sforza di farlo pensando al suo stesso pensare (metapensiero).

Il pensiero, infatti, può solo essere casuale o causale (o una combinazione dei due casi), ovvero "determinato" da qualcosa a lui interno o esterno, tra cui, come vedremo sotto, passivamente da esso stesso.

A ben vedere, un pensiero non è mai veramente casuale, anche quando si sforza di esserlo. Se infatti decido di pensare qualcosa "a caso", ho due possibilità per farlo: scelgo la cosa a cui pensare al mio interno oppure al mio esterno. Se la scelgo al mio interno, la scelta è limitata sia dal contenuto della mia memoria, sia dai suoi meccanismi di ricordo o richiamo e dai bias che tendono a farmi ricordare e dimenticare certe cose piuttosto che altre. Se la scelgo al mio esterno, per esempio usando un computer generatore di parole casuali, allora il pensiero non è libero, ma soggetto alla scelta operata da un ente esterno, cioè il computer o, più ingenerale, dagli stimoli offerti dall'ambiente.

Rassegnamoci dunque al fatto che i nostri pensieri non sono liberi ma determinati dallo stato e dai meccanismi della nostra mente e dell'ambiente che ci circonda, ovvero da un insieme di leggi, condizioni e stimoli interni ed esterni.

Tra queste condizioni c'è il pensiero stesso, dato che il pensiero si "svolge" normalmente in senso seriale, e ogni sua parte è determinata da quelle precedenti, con cui essa deve essere coerente. Se così non fosse, il pensiero sarebbe incoerente, ovvero assurdo, errato e quasi sempre inutile.

Possiamo dunque dire che una delle condizioni che limitano la libertà di pensiero sia il bisogno di coerenza, e, di converso, che l'unico modo per tentare di liberare il pensiero sia quello di permettergli di essere incoerente, almeno in parte.

Essere, appartenere e i limiti della libertà

Ogni appartenenza ha le sue regole, cioè i suoi obblighi e divieti formali e sostanziali, che non sono altro che limitazioni della libertà del soggetto. Malgrado ciò, o forse grazie a ciò, l'Uomo non può fare a meno di appartenere a qualcuno o qualcosa, e ha giustamente paura della libertà assoluta perché questa corrisponde al nulla, all'indifferenziato, alla morte.

L'Uomo ha infatti bisogno di una libertà relativa, all'interno di limiti imposti dalle sue appartenenze. Essere significa appartenere. Essere qualcosa o qualcuno significa appartenere alla categoria rappresentata da quella cosa o da quella identità, nella sua particolare definizione, cioè delimitazione formale e sostanziale. Una cosa che non è delimitata non esiste. Per questo la libertà totale, cioè l'assenza di limiti, specialmente in un essere umano, fa paura.

Prendiamo ad esempio lo spazio vuoto intergalattico. Non ne conosciamo i limiti esterni, ma esso ha comunque dei limiti interni, che sono costituiti dalla presenza di corpi e materie celesti. Infatti, dove è presente un corpo celeste, lo spazio non è vuoto ma occupato, e questo rappresenta un suo limite. Se lo spazio fosse completamente e infinitamente vuoto, se non contenesse né corpi celesti né materia in alcun punto, esso non esisterebbe in quanto non sarebbe né visibile né misurabile.

L'essere si definisce dunque dai suoi limiti. Chiedermi "chi sono" equivale a chiedermi quali siano i miei limiti, ovvero i miei obblighi e i miei divieti, ovvero ciò che posso e che non posso fare, pensare, esprimere. L'unico modo per raggiungere la libertà assoluta è morire. Finché siamo in vita siamo limitati non solo dalla nostra costituzione fisica, ma anche da quella psichica, specialmente dal bisogno di appartenenza sociale presente in ogni essere umano come bisogno primario, cioè scritto nel nostro DNA.

Quando percepiamo le altre persone e ci chiediamo chi siano, cioè a quali tipi umani o identità appartengano, in fondo ci chiediamo quali siano le loro regole di funzionamento, ovvero i loro limiti, ciò che da essi ci possiamo e non ci possiamo aspettare. E quando non riusciamo a rispondere a queste domande, quando non riusciamo a intuire i limiti di una persona e quella ci sembra totalmente indefinita, cioè libera, quindi anche priva di freni morali, quella persona ci fa paura e preferiamo evitarla o contribuire a distruggerla.

Per essere integrati nella società dobbiamo quindi mostrare di essere soggetti a delle regole, a obblighi e divieti, di avere dei limiti. Ma dobbiamo mostrarlo anche a noi stessi per non impazzire. Pazzia è infatti non sapere più chi siamo. Se non abbiamo limiti che ci definiscono non siamo niente e nessuno, non esistiamo nemmeno come persone, siamo solo ammassi di cellule senza umanità, siamo dei mostri.

Per concludere, ammesso che il libero arbitrio esista e che siamo in grado, in qualche misura, di esercitarlo, questo non può consistere nell'esercizio della libertà assoluta, ma nello scegliere a quali regole sociali sottometterci, cioè a quale etica ed estetica conformarci, per non impazzire, per non morire.

Sulla libertà (e il controllo) del pensiero

Quando si parla di “libertà di pensiero” s’intende generalmente un diritto civile, non la libertà intrinseca dell’attività pensante. A tal proposito io credo che il pensare non sia libero, ma determinato da logiche inconsce.

Chiediamoci infatti come vengono “scelti”, tra infinite possibilità, i nostri pensieri, cioè chi decide, momento per momento, a cosa dobbiamo (o vogliamo) pensare, e a cosa non pensare.

Qualcuno potrebbe rispondere che è l’io cosciente che decide a cosa la mente deve pensare e a cosa non pensare. Ammesso e non concesso che ciò sia vero, dovremmo allora chiederci su quali basi e con quale logica tale scelta viene effettuata. Possiamo a tal proposito ipotizzare che l’io scelga i pensieri che ritiene più utili per risolvere problemi o soddisfare bisogni del momento. Oppure che scelga i pensieri più piacevoli o meno spiacevoli.

Tuttavia, il fatto è che, per poter effettuare una scelta, è necessario che vi siano opzioni disponibili e accessibili, e che queste siano note, ovvero che di esse sia abba “coscienza”, cioè consapevolezza, nel momento della scelta. Non importa se tale consapevolezza ci sia stata in un momento passato, l’importante è che essa ci sia al momento della scelta.

Il vero problema non riguarda infatti la libertà di scegliere tra opzioni di cui siamo consapevoli, ma quali siano le opzioni che si presentano alla mente nel momento della scelta. Più precisamente, la questione riguarda i meccanismi che determinano l’emergere delle opzioni alla coscienza. Infatti, le opzioni, cioè le cose a cui potremmo pensare sono virtualmente infinite, ma solo di un piccolo numero di esse possiamo essere consapevoli in un dato momento.

Ebbene, io sono dell’idea che la scelta delle opzioni del pensiero da far emergere alla coscienza non possa essere che involontaria e inconscia. Se ciò è vero, il pensiero non è libero, ovvero non è volontario, nella sua parte fondamentale, cioè nella configurazione delle sue opzioni, che costituiscono le tappe del suo percorso.

Detto ciò, sono anche dell’idea che in una certa misura sia possibile controllare indirettamente il proprio pensiero mediante la preparazione di una lista o configurazione di opzioni di pensiero appositamente scelte. In pratica, si tratta di raccogliere in un foglio o uno schermo di computer una serie di parole, frasi o immagini, che possono evocare certi pensieri; poi nel momento della scelta di cosa pensare, possiamo osservare quegli evocatori, e scegliere tra di essi quelli a cui rivolgere la nostra attenzione in quanto opzioni di pensiero. Si tratterebbe, in sostanza, di suggerimenti di pensieri, senza i quali la scelta delle cose a cui pensare verrebbe fatta “liberamente” dal nostro inconscio secondo le sue logiche.

In altre parole, quando ci viene in mente qualcosa che riteniamo utile “tenere” a mente, cioè pensare, possiamo registrarla come testo, immagine, audio o video, e tenere quella registrazione a portata di mano o bene in vista nella nostra abitazione o nel nostro ambiente di lavoro, come suggerimento di cose a cui pensare. E’ un po’ come raccogliere souvenir e circondarsi di essi.

Un altro modo per sfuggire alla tirannia dell’inconscio nella scelta dei nostri pensieri, è quello di pensare in modo casuale e determinato da cause esterne. Per esempio, usando un generatore di numeri casuali, possiamo scegliere a caso una pagina di un’enciclopedia e usarla come insieme di suggerimenti per i nostri pensieri.

Il problema (e la paura) della responsabilità

Il concetto di responsabilità è uno dei più problematici per l'umanità. Su di esso si basano l'etica, la politica e le dinamiche interpersonali. Essere responsabili di una situazione significa, infatti, avere avuto o avere ancora il potere e la libera volontà di determinarla nel bene o nel male.

L'Uomo tende ad assegnare ad una o più persone la responsabilità di qualunque cosa accada al mondo ad eccezione dei fenomeni puramente naturali. Molti pensano, infatti, che tutto ciò che accade avvenga per volontà di qualcuno, cioè di un essere umano o gruppo di esseri umani, oppure di Dio o altra entità spirituale.

E' difficile, per molti, ammettere che quasi tutto ciò che avviene nel mondo non è determinato dalla libera volontà umana né da quella divina. Infatti la volontà umana è in gran parte non libera ma deterministica, e quella divina è questione di fede e non è dimostrabile razionalmente. Ne consegue che quasi tutti cercano di dimostrare di non essere responsabili dei mali della società e di avere molti più meriti che demeriti.

Essere considerati responsabili di un male verso una o più persone è pericoloso e spaventoso, perché a ciò è associata l'idea di meritare perciò una punizione da parte del danneggiato o del resto della società, che, nei casi più gravi, potrebbe consistere nell'emarginazione sociale, violenze, pene detentive o perfino nella morte.

Siccome i mali della società sono sotto gli occhi di tutti, è importante avere un alibi per dimostrare di non esserne responsabili o corresponsabili. E allora, specialmente se si pensa che nulla avvenga per colpa di nessuno, è giocoforza che se noi non siamo responsabili del male, qualcun altro debba esserlo. Da qui la tendenza a cercare, non in noi stessi ma negli altri, i responsabili dei mali della società, cioè delle nostre sofferenze e di quelle altrui.

A tale scopo ci sono tantissime tesi, idee, congetture, teorie, e ideologie (politiche, economiche, storiche, religiose, spirituali, scientifiche ecc.) da cui si evince che certe persone non siano responsabili dei mali che affliggono la società, mentre lo siano altre persone. Tali supposizioni, deresponsabilizzanti per i loro proponenti e seguaci, sono sempre state popolari perché rispondono al bisogno di ogni essere umano di avere un alibi rispetto ai mali della società.

Da un punto di vista psicologico, il nostro bias cognitivo ci presenta una visione del mondo parziale e distorta in modo da essere deresponsabilizzanti per noi.

Da un punto di vista psicoanalitico, possiamo supporre che ognuno di noi tenda a rimuovere nell'inconscio ogni "prova" che potrebbe indebolire il nostro alibi rispetto ai mali della società.

La mia opinione è che ogni essere umano libero e capace di intendere e di volere sia, in proporzione alle sue capacità e possibilità, corresponsabile dei mali della società, a meno che non possa dimostrare di battersi efficacemente contro di essi (questo vale anche per la mia persona).

Infatti io credo che la responsabilità morale di un individuo non consiste solo nell'astenersi dal fare cose nocive come rubare, uccidere, mentire, ma include anche l'obbligo di impegnarsi attivamente, produttivamente, per il bene comune e il miglioramento della società.

Secondo me, per migliorare la società è indispensabile che i veri responsabili dei suoi mali ammettano la loro responsabilità o corresponsabilità e cerchino di migliorare il proprio comportamento, oppure che un'adeguato numero di persone combattano efficacemente per costringere i responsabili dei mali a correggersi.

Mi aspetto che gli argomenti che ho esposto in questo articolo siano sgraditi alla maggior parte della gente perché tendono a responsabilizzare ogni essere umano rispetto ai mali della società e a demistificare ogni tesi deresponsabilizzante.

Per questo mi aspetto una secca opposizione difensiva e controffensiva ai miei argomenti da parte dei più, consistente soprattutto in accuse, verso la mia persona, di arroganza, presunzione, ingenuità, ignoranza e mancanza di credenziali accademiche, anziché una pacifica discussione sulla fondatezza o infondatezza razionale delle idee che ho esposto.


Vedi anche Il peccato originale laico e la sua rimozione.

Libero arbitrio e interazioni

Il libero arbitrio consiste, a mio parere, nella capacità di scegliere gli input e gli output del proprio corpo inteso come sistema. Gli input e gli output possono consistere in informazioni, energie e sostanze. Le informazioni possono essere, ad esempio,  segnali, comandi, dati, narrazioni, forme ecc., le energie movimenti, trasferimenti e trasformazioni di materia e di energia, e le sostanze alimenti e altri agenti chimici.

In molti casi la libera scelta di un certo input comporta la scelta obbligata di un certo output e viceversa, nel senso che l'oggetto della scelta è in realtà l'attivazione o l'arresto di una certa interazione. Questa, a sua volta, comporta per definizione certi input e certi output secondo particolari algoritmi o procedure. Infatti, normalmente, ad un certo input (cor)risponde un certo output, e un certo output provoca un certo input come feedback (con un certo grado di aleatorietà).

In generale possiamo dunque dire che il libero arbitrio consiste nella capacità di scegliere quale interazione iniziare (o interromperre) tra il proprio corpo e il mondo esterno (di cui fanno parte altre persone, animali, computer, oggetti ecc.), oppure tra il proprio io cosciente e il resto del proprio corpo (come ad esempio quando si pensa, si immagina, si riflette, si scrive e/o vengono rievocate certe memorie). Possiamo pertanto distinguere le interazioni rispettivamente in esterne e interne, tenendo conto del fatto che ogni interazione esterna ne comporta normalmente qualcuna interna, e viceversa.

Ad esempio, possiamo scegliere se restare nel posto dove siamo oppure spostarci in un altro, se continuare a guardare nella stessa direzione o guardare in una diversa, se stare soli o in compagnia, se essere comunicativamente "chiusi" oppure interagire con una certa persona o più di una, se continuare ad interagire con una certa persona o smettere di farlo, se partecipare ad un evento sociale o no, se fare o non fare un certo viaggio, se leggere un certo libro o giornale o un altro, se vedere un certo film oppure un altro, se ascoltare un certo programma alla radio oppure un altro, se cercare il silenzio o certi suoni, se bere una certa bevanda oppure un'altra o astenersi dal bere (lo stesso dicasi per il mangiare), se mettere in ordine il proprio ufficio o no, se iscriversi alla facoltà di filosofia o a quella di fisica, se continuare ad oziare o cominciare una particolare attività, se continuare a fare ciò che stiamo facendo oppure fermarci o cambiare attività ecc.

Il libero arbitrio consiste dunque, a mio parere, nella scelta (libera e consapevole) tra interagire e non interagire, con chi o cosa interagire, in quali modi, dove, quando e fino a quando.

Una tale scelta è comunque solo parzialmente libera in quanto è più o meno dettata dalla situazione. In altre parole, il cosiddetto "libero" arbitrio è sempre parzialmente condizionato da circostanze più o meno volute, caratterizzate da certi vincoli ed opportunità, e determinate da cause spesso indipendenti dalla nostra volontà. L'arbitrio è infatti libero non più del giocatore che sceglie quali carte giocare tra quelle che gli sono capitate per caso.

Suppongo che l'uomo sia il solo animale capace di libero arbitrio, ovvero in grado di scegliere consapevolmente le proprie interazioni (esterne e interne) tra le opzioni a sua disposizione e di cui è al momento consapevole.

Inoltre, dato che una modalità di interazione può essere istintiva o appresa, nel secondo caso, per poter interagire in un certo modo, è necessario aver imparato a farlo. Ne consegue che quanti più modi di interagire uno ha appreso, tanto più è grande la sua libertà di scelta e viceversa.

Per definizione, il libero arbitrio è cosciente. Infatti, sebbene sia l'uomo che gli altri esseri viventi scelgano continuamente, automaticamente, involontariamente e inconsciamente le loro interazioni esterne e interne, la specie umana sembra essere l'unica capace di fare alcune di tali scelte in modo volontario e consapevole, anche se ciò avviene, a mio avviso piuttosto raramente.

La conclusione di questo discorso è che, in certi momenti (più o meno rari) noi possiamo fare una meta-scelta, ovvero, scegliere se scegliere consciamente o inconsciamente, volontariamente o involontariamente, le nostre interazioni sia esterne che interne. Per esempio, dovendo fare un discorso in pubblico, possiamo scegliere se parlare "a braccio" oppure leggere un testo che abbiamo precedentemente preparato per l'occasione.

Non sto asserendo che sia sempre meglio scegliere consciamente e volontariamente piuttosto che il contrario, ma che possiamo farlo se lo vogliamo, ovvero se siamo consapevoli che, così facendo, possiamo meglio soddisfare i nostri bisogni al momento e/o in seguito.

Dividere per riunire

Per capire le ragioni del proprio disagio psichico, ovvero della propria infelicità, conviene fare una doppia operazione. Prima di divisione e poi di riunione, o integrazione. Questo perché probabilmente il disagio è dovuto ad una separazione (ovvero ad una non comunicazione e non cooperazione) tra entità importanti della nostra persona la cui cooperazione è essenziale per la sopravvivenza e il benessere. Una separazione di cui non siamo consapevoli, o che non ci è chiara, e che è necessario risolvere ristabilendo una sana e naturale integrazione tra parti che collaborano come dovrebbero, per motivi che non conosciamo.

Dicendo che prima occorre dividere, non intendo che dovremmo operare una separazione pratica, ma una teorica, ovvero dovremmo riconoscere, vedere, capire l'esistenza di una separazione già in atto e di cui non ci siamo ancora accorti. Perché si può operare una unificazione tra parti disgiunte solo se siamo consapevoli della loro separazione.

Le parti di cui dobbiamo riconoscere la separazione (per poi risolverla) sono innanzitutto due sezioni fondamentali in cui possiamo, a mio parere, dividere la nostra persona: l'io cosciente e il resto del corpo, il quale "resto" è inconscio per definizione, se per "io cosciente" intendiamo la (sola) parte cosciente della nostra persona, ovvero la nostra coscienza o consapevolezza.

Quanto ho appena detto implica che l'io cosciente è parte integrante del corpo, e non qualcosa di spirituale o metafisico, che appartiene ad un altro mondo o ad una dimensione del nostro mondo che non è soggetta alle leggi della natura. In altre parole, la mente (compreso l'io cosciente è parte) fa parte del corpo, e la persona, individuo, coincide con il suo corpo.

Il nostro obiettivo è dunque la giusta comunicazione e cooperazione tra l'io cosciente e il resto del corpo, ovvero ciò che possiamo chiamare il "corpo inconscio".

L'io cosciente è un'entità misteriosa di cui sappiamo sempre meno, dato che tutto ciò che la scienza "scopre" sulla mente fa parte del "corpo inconscio". Col progresso scientifico, infatti, il "mistero" della coscienza si riduce mentre aumenta la conoscenza "non misteriosa" dei meccanismi prevedibili o misurabili.

Suppongo che l'io cosciente sia la sede del libero arbitrio, dato che questo è cosciente per definizione. Tuttavia le opzioni tra cui l'io cosciente sceglie ogni volta che prende una decisione gli vengono fornite dai meccanismi del corpo inconscio. Quindi il libro arbitrio è solo parzialmente libero. Dato che un io cosciente non dotato di libero arbitrio non servirebbe a nulla, e quindi non avrebbe "senso" nemmeno da un punto di vista evoluzionistico, possiamo ipotizzare che l'io cosciente e il libero arbitrio siano la stessa cosa, ovvero che i loro nomi siano sinonimi.

Nei nostri discorsi potremmo dunque sostituire il pronome "io" con la parafrasi "il mio libero arbitrio".

L'io cosciente è inoltre capace di sentire il piacere e il dolore, sia in forma reale, cioè attuale, qui ed ora, sia in forma virtuale, cioè come ricordo o come anticipazione. È plausibile che senza tale capacità, l'io cosciente non servirebbe a nulla. Infatti possiamo ipotizzare che l'io cosciente sia il luogo in cui (e da cui) il libero arbitrio ordina al corpo resto del corpo cosa fare per ridurre il dolore e accrescere il piacere (siano essi attuali o futuri, reali o virtuali).

Coscienza, volontà e sentimento sembrano dunque intimamente intrecciati. Infatti, a mio parere, ciascuno di essi non avrebbe ragione di esistere senza gli altri due. Suppongo che questa triade coincida con l'io cosciente e che ogni suo componente sia soggetto a impulsi (provenienti dal resto del corpo) che sono il risultato di meccanismi inconsci e non controllabili direttamente (dall'io cosciente), se non mediante l'uso di farmaci o droghe particolari.

Quanto sopra è riassumibile in una semplice formula: io cosciente = sentimento + coscienza + volontà.

Nella mia visione dell'uomo (e di noi stessi) ho dunque "separato" dal resto del corpo la coscienza, la volontà, e il sentimento, e li ho poi riuniti nell'io cosciente.

Grazie a questa divisione e riunificazione, di cui siamo ora consapevoli, possiamo migliorare la cooperazione tra queste tre componenti, e tra la triade e il resto del corpo, a condizione che riconosciamo i rispettivi ruoli naturali.

La cosa più importante è capire che l'io cosciente è al servizio del resto del corpo, e non viceversa.

Infatti sarebbe assurdo, oltre che patologico, un atteggiamento autoritario da parte dell'io cosciente rispetto al resto del corpo, come se il cuore volesse stabilire e ordinare cosa debbano fare gli altri organi, invece di limitarsi a servirli pompando il sangue di cui essi hanno bisogno.