Attendi mentre estraggo gli articoli...


Riflessioni di Bruno Cancellieri su

Logica

114 articoli tratti dal blog "Il mondo visto da me"

Indice delle monografie | Indice degli articoli per anno

Logica e meccanica

La logica è la meccanica delle idee.

Parlare di estetica

Parlare di estetica è un fatto estetico, non logico.

Sul principio di non contraddizione

Il principio di non contraddizione irrigidisce le menti.

Un ossimoro vivente

Io sono un ossimoro vivente, una coerente contraddizione.

Capire il mondo

Capire il mondo significa capire le logiche che lo animano.

Cos'è la psicologia

La psicologia è lo studio delle logiche nascoste e inconsce.

Casualità vs. logica

Solo ciò che è casuale è illogico. Tutto il resto è logico.

Logiche inconsce

L'inconscio ha le sue logiche, che la coscienza non conosce.

Logica e comprensione

Per capire una persona non devi usare la tua logica, ma la sua.

Sulle motivazioni

Le motivazioni sono le logiche strategiche e tattiche della vita.

Sulle logiche dell'inconscio

Capire le logiche del proprio inconscio permette di correggerle.

Contraddizioni poetiche

Chi teme di contraddirsi non potrà mai scrivere una buona poesia.

Sulle logiche dell'autocensura

L'autocensura è indispensabile ma le sue logiche possono cambiare.

Logica e tempo

Il grave difetto della logica aristotelica è che non tiene conto del tempo.

Livelli di pensiero

Pensare al pensiero è pensare ad un livello logico superiore a quello di base.

Sulle logiche

Ogni logica può essere più o meno efficace, efficiente, sufficiente o erronea.

Disfunzioni fisiologiche vs. logiche

Le disfunzioni del comportamento umano possono avere cause fisiologiche o logiche.

Il tempo nelle logiche dell'inconscio

Nelle logiche dell'inconscio il passato, il presente e il futuro non sono distinti.

Logiche verbali e logiche non verbali

Al di fuori della coscienza verbale, il corpo funziona secondo logiche non verbali.

Coerenza e libertà

La coerenza costituisce una limitazione di libertà. La libertà di essere incoerenti.

Logiche dell'inconscio

Anche l'inconscio ha le sue logiche, e sono molto più rozze di quelle della coscienza.

Materialista logico-sentimentale

Sono un materialista logico-sentimentale, in quanto cerco di capire le logiche dei sentimenti.

Logiche del comportamento

Conviene osservare, analizzare e interpretare le logiche del comportamento sociale degli umani.

Elogio dell'incoerenza

I miei pensieri non sono coerenti e non voglio che lo diventino. Perché la coerenza è limitante.

Siamo tutti schiavi di noi stessi

L'uomo è schiavo di se stesso, cioè del proprio corpo, delle proprie memorie, delle proprie logiche.

Caso vs. logica

Le cose avvengono per caso oppure per effetto di una logica, oppure per un misto di entrambe le cause.

Perché avviene ciò che avviene

Le cose avvengono per caso, per una logica scritta da qualche parte, o per un misto di caso e logica.

Ragionamenti inconsci

L'inconscio non "ragiona" in termini di giusto o ingiusto, vero o falso, ma di piacevole o spiacevole.

La stupidità non è una spiegazione

La stupidità non è una spiegazione, dato che anche il comportamento di uno stupido segue delle logiche.

Su ciò che è «generale»

Il termine «generale» indica l'apice di una gerarchia, sia nel mondo militare che nella logica dei discorsi.

Unione, condivisione, gerarchie

Due persone sono unite nella misura in cui condividono certe gerarchie etiche, estetiche, logiche e politiche.

Storia vs. logica

Una storia è un tipo di logica. Infatti una logica consiste in una sequenza lineare di eventi e/o di operazioni.

Forme e formule

Per riprodurre un fenomeno ci sono due modi. Copiarne la forma o copiare la formula che ha generato la sua forma.

Io, il caso e la necessità

Davanti a me, le due cose da cui la vita discende e dipende: il caso e la necessità, ovvero la libertà e la logica.

Bias confermativo

Se prendiamo in considerazione solo ciò che conferma le nostre idee possiamo dimostrare tutto e il contrario di tutto.

Logica razionale vs. logica cibernetica

La logica razionale (aristotelica) riguarda l'essere, la logica cibernetica (software) riguarda le relazioni e il fare.

La logica non è una scienza esatta

La logica non è una scienza esatta se le parole che essa usa non hanno un significato univoco e universalmente condiviso.

Intelligenza e contraddizioni logiche

Un effetto della scarsità di intelligenza è l'incapacità di rilevare contraddizioni logiche nei discorsi e nelle narrazioni.

Cos'e l'organizzazione

Organizzazione è ciò che fa la differenza tra disordine e ordine. Organizzare significa imporre delle logiche agli elementi di un sistema.

Ostacoli logici

La logica di un essere umano è un percorso ad ostacoli: ci sono assiomi, postulati e cognizioni che non possono essere messi in discussione.

Caso, logiche e leggi

Tutto ciò che non è casuale segue una o più logiche e leggi. Il problema è conoscere tali logiche e tali leggi. A volte è impossibile conoscerle tutte.

Scopo della psicoterapia

Lo scopo della psicoterapia dovrebbe essere il cambiamento di certe logiche cerebrali disfunzionali, consce o inconsce, di tipo cognitivo, emotivo o motivo.

Cosa desidero capire

Ciò che più desidero capire è il senso (cioè la logica) di ogni comportamento umano, anche di quelli che mi sembrano più insensati, più terribili, più repellenti.

Logiche nascoste

Nelle menti umane ci sono logiche (ovvero volontà, richieste e offerte) nascoste in quanto volutamente celate o mistificate, e logiche nascoste in quanto inconscie.

Logica del comportamento

Ogni comportamento segue una logica, più o meno conscia e/o inconscia, volontaria e/o involontaria, semplice e/o complessa, razionale e/o irrazionale, conoscibile e/o inconoscibile.

La logica della felicità

L'uomo passa la vita a imparare e disimparare la logica della felicità, ovvero quali situazioni, pensieri e comportamenti aumentano il suo grado di felicità e quali lo diminuiscono.

Ragionamenti inconsci

Mentra la coscienza ragione, l'inconscio fa lo stesso, ma seguendo logiche diverse. I risultati dei due ragionamenti, e le conseguenti motivazioni, possono perciò essere contrastanti.

Logiche e conseguenze

Possiamo capire solo in parte le logiche per cui facciamo ciò che facciamo (e non facciamo ciò che non facciamo) e le relative conseguenze. Perché tali logiche sono per lo più inconsce.

Logiche del piacere e del dispiacere

L'uomo quasi mai conosce le logiche inconsce per cui certe cose gli piacciono e altre cose non gli piacciono. Il fine della psicologia dovrebbe essere proprio quello di rivelare tali logiche.

Logica dell'inconscio

L'inconscio ha una logica, ma diversa da quella dell'io cosciente. Conoscere il proprio inconscio significa conoscere la sua logica, ovvero i programmi secondo i quali prende le sue decisioni.

Logica razionale vs. logica cibernetica

La logica razionale è spaziale, quella cibernetica temporale. Lo spazio è statico e tangibile, il tempo è dinamico e intangibile. Perciò è più difficile padroneggiare la logica cibernetica che quella razionale.

Razionalità dell'assurdo

Anche le cose più assurde, le più misteriose e le meno prevedibili, nella misura in cui non sono casuali, seguono certe logiche. Logiche sconosciute, inconsce, ma pur sempre logiche e, in quanto tali, razionali.

Bisogno di coerenza

Tra le tante cose che differenziano gli umani, c'è la misura del bisogno di essere logicamente coerenti. In certe persone tale bisogno è quasi del tutto assente, in altre è tanto potente da prevalere su altri bisogni.

Campi della filosofia

La filosofia si divide in logica, etica ed estetica, che sono tra loro intrecciate. Infatti possiamo parlare di logica dell'etica, logica dell'estetica, etica della logica, etica dell'estetica, estetica della logica ed estetica dell'etica.

Filosofia e psico-logia

Nella conoscenza non c'è solo l'aspetto logico e quello sentimentale, ma anche quello psico-logico, ovvero quello che riguarda il campo delle logiche nascoste e inconsce. Per questo per me una filosofia che non sia anche psicologia è insufficiente.

Logica semplice vs. logica complessa

Alla domanda se una certa asserzione sia vera, la logica semplice risponde con un sì o con un no, mentre la logica complessa risponde: "a volte sì e a volte no, e in una certa misura che dipende da ...". Certe persone capiscono solo la logica semplice.

Quattro categorie di piacere

Ci sono quattro categorie di piacere: il piacere estetico, il piacere etico, il piacere logico, e il piacere fisico. Bello è ciò che piace esteticamente, buono è ciò che piace eticamente, geniale è ciò che piace logicamente, voluttuoso è ciò che piace fisicamente.

Capacità di astrazione

Un’astrazione è un nome assegnato ad una determinata combinazione di altri nomi, allo scopo di evocare la combinazione stessa. La capacità di astrazione è più o meno grande da persona a persona; è innata ma può essere sviluppata attraverso un apprendimento appropriato.

Sui danni delle credenze contraddittorie

Ritenere vere affermazioni contraddittorie danneggia la mente in quanto inibisce il funzionamento di quelle sue parti che rivelerebbero le contraddizioni stesse. In altre parole, le credenze contraddittorie riducono l'intelligenza. È il caso di molte credenze religiose e superstiziose.

Cos'è la nostra vita?

La nostra vita è il risultato di un enorme numero di eventi microscopici e macroscopici che avvengono simultaneamente, in ogni momento, nel nostro organismo e al di fuori di esso. Alcuni di tali eventi sono casuali, altri seguono logiche innate o apprese di cui siamo per lo più inconsapevoli.

Le ragioni dei disaccordi

Il disaccordo tra due persone non dipende quasi mai da errori di logica o contraddizioni nelle argomentazioni di una delle parti o di entrambe, ma da differenze nei punti di vista, sentimenti, valori, presupposti, definizioni e paradigmi cognitivi rispetto ai quali vengono sviluppati i ragionamenti.

Il gioco del poeta

Il poeta è un giocatore di parole. Il gioco consiste nel mettere insieme parole in modo bello e suggestivo. Parole che da sole avrebbero solo un significato letterale, inserite in un bella composizione evocano emozioni libere dai vincoli della coerenza logica e contribuiscono ad una coerenza estetica.

Vocabolari che piangono

Ogni volta che qualcuno dice "problematica" intendendo "problema", o "tipologia" intendendo "tipo", un vocabolario piange. Confondere tipi logici diversi, direbbe Gregory Bateson, è un sintomo di schizofrenia. Infatti "tipologia" significa un insieme di "tipi" e "problematica" un insieme di "problemi".

Sul pensiero trascendente

Il pensiero trascendente può avere una funzione costrittiva e/o liberatoria rispetto alle libertà e ai vincoli del pensiero logico razionale. È costrittivo quando è dogmatico, assoluto, esclusivo, determinato, semplice; è liberatorio quando è possibilista, relativista, inclusivo, indeterminato, complesso.

Nulla è irrazionale

Anche l'irrazionale ha una logica. E ogni logica è razionale. In altre parole, l'irrazionale non esiste. Tutto è razionale, anche ciò che troviamo assurdo perché non riusciamo a capirne il senso o le cause. Ciò che chiamiamo irrazionale è qualcosa che segue una logica diversa dalla nostra e che non riusciamo a capire.

Azioni e reazioni

Se io, in quanto ente, subisco un'azione da parte di un altro ente, posso ignorare tale azione o reagire ad essa in certi modi. L'eventuale reazione può essere volontaria o involontaria, consapevole o inconsapevole, ma mai casuale, bensì programmata. In altre parole, la reazione segue necessariamente certe logiche consce o inconsce.

Fuga dalla logica

Quando la logica sembra soffocarci, il pensiero poetico, magico, spirituale, trascendentale, ebbro di bellezza, viene in nostro aiuto per liberarci dalle catene della razionalità. Che quel pensiero sia illusorio non ha allora alcuna importanza, dato che i suoi effetti ansiolitici ed esaltanti sul nostro umore sono reali e misurabili.

Caso, libertà e libero arbitrio

Le cose avvengono per caso e/o per effetto di leggi e/o di logiche (cioè programmi). Questo vale anche per l'esercizio del libero arbitrio. Solo il caso è veramente libero nel senso di imprevedible. Le leggi e le logiche possono offrire margini di libertà se prevedono o consentono una o più scelte casuali accanto a quelle obbligate.

Discorsi che non spiegano

Molti discorsi servono solo a stabilire ciò che è buono e ciò che è cattivo, ciò che è bello e ciò che è brutto, ciò che è vero e ciò che falso, ciò a cui si deve ubbidire e ciò a cui ci si deve ribellare, senza spiegare perché una cosa sia più o meno buona o cattiva, bella o brutta, vera o falsa, oggetto di obbedienza o di ribellione.

Logiche degli eventi

Se non capiamo la logica per cui certi eventi accadono, non dobbiamo pensare che essi non seguano una precisa logica. Tutto avviene secondo una logica, anzi, secondo una combinazione di logiche, tranne gli eventi casuali. In realtà anche questi seguono una combinazione di logiche microscopiche, complesse, imprevedibili e non predefinite.

Contro la logica aristotelica

Il problema con la logica aristotelica e il suo principio di non contraddizione è che l'essere è sempre relativo, mai assoluto, per cui, diversamente da quanto affermava Aristotele, una cosa può essere uguale a x e diversa da x allo stesso tempo, o essere uguale a x solo in una certa misura, a seconda del punto di vista, del contesto, del momento ecc.

Caso, leggi fisiche e leggi logiche

Qualunque comportamento o evento non casuale è determinato da una legge fisica e/o logica. Un algoritmo (anche detto programma, procedura, routine, software ecc.) è una legge logica a cui un computer o un essere vivente obbedisce in un certo momento. Tuttavia certi comportamenti o eventi sono parzialmente casuali e parzialmente determinati da leggi fisiche e/o logiche.

Leggi fisiche e logiche mentali

Il comportamento di ogni essere vivente è determinato da leggi fisiche e da logiche mentali. Le prime sono immutabili, le seconde mutabili, pur essendo soggette alle prime. Infatti una logica mentale non può cambiare in modo totalmente libero, ma solo entro certi margini di libertà determinati da certe leggi fisiche. In altre parole, ogni libertà è limitata da leggi fisiche.

Il perché del piacere e del dolore

Perché a certe persone piacciono certe cose e altre cose no? E' una domanda che pochi si fanno e a cui è molto difficile rispondere. D'altra parte molti pensano che porsi certe domande sia insensato e inutile. Eppure io ritengo che conoscere almeno in parte la risposta a questa domanda potrebbe aiutarci a vivere meglio, perché credo che il piacere e il dolore seguano delle logiche inconsce.

Capire mediante l'inibizione della logica e del senso critico

Per capire certi comportamenti umani per noi incomprensibili o repellenti, forse è sufficiente questo semplice esperimento mentale: immaginare di avere un pulsante premendo il quale per un certo tempo vengono inibiti il proprio senso critico e la propria capacità di rilevare incoerenze logiche, e premere tale pulsante ogni volta che non capiamo il comportamento di una o più persone o ne siamo disgustati.

Sulle logiche del cervello

Le logiche cerebrali sono costituite da costrutti del tipo «se x, allora z« dove z può corrispondere a «starò bene» o «starò male«, «avrò piacere», o «avrò dolore», e x può corrispondere a un certo evento, a una certa azione, a un certo comportamento proprio o altrui.

In altre parole, una logica serve a prevedere o a determinare cosa succederà al soggetto o ad altri se si verificano certe condizioni.

Il livello dell'io

L'io deve salire di livello rispetto al resto della mente, ovvero al resto del software che ci governa. Non deve perciò dire "io voglio x e non voglio y", ma "il mio software vuole x e non vuole y". Non deve dire "io e te non siamo d'accordo, ma i nostri software non sono d'accordo. Non "io amo x", ma "il mio software ama x". Non "io odio y", ma "il mio software odia y". Non "io penso x", ma "il mio software pensa x".

Formula del libero arbitrio (autogoverno)

A mio avviso, il libero arbitrio viene esercitato sulla base di una logica conscia o inconscia che può essere formulata con l'espressione seguente,  dove "x" e "z" sono persone particolari, "y" azioni particolari e "k" eventi particolari.

Se io | x [non] fare le azioni y nel breve | medio | lungo termine, a me | x | z [non] succederanno gli eventi k nel breve | medio | lungo termine.

La logica dello stupido

Non è che uno stupido pensi in modo illogico. Infatti ciò che determina il grado di intelligenza di un pensiero non è la sua logicità o razionalità, ma la sua complessità. Intendo dire che anche i più stupidi pensano in modo logico, ma la loro logica è più semplice di quella con cui pensano i più intelligenti. Infatti questi, nei loro ragionamenti, prendono in considerazione concetti e collegamenti logici che gli altri ignorano.

Logiche di interazione

Le interazioni tra esseri umani non sono casuali, ma seguono certe logiche che risiedono nelle rispettive menti. Tali logiche, che evolvono con le esperienze e con l'apprendimento del soggetto, coinvolgono e riguardano le sue cognizioni, i suoi sentimenti e le sue motivazioni. La psicologia dovrebbe occuparsi principalmente di decifrare queste logiche nell'uomo in generale, in gruppi e tipi di persone, e in individui particolari.

Sulla "percezione sinottica"

Le neuroscienze ci insegnano che i neuroni attivi allo stesso tempo stabiliscono forti connessioni tra di loro. Questo conferma l'importanza della "percezione sinottica" (termine da me coniato), ovvero della percezione simultanea di vari oggetti materiali o simbolici. In poche parole, non è tanto importante ciò che percepiamo, quanto ciò che percepiamo "insieme", perché la concomitanza permette la formazione di connessioni "logiche".

Sul diritto di non amare

Se io ho il diritto di non amare alcuna persona, ogni persona ha il diritto di non amarmi. Occorre dunque chiederci se possiamo o dobbiamo concederci tale diritto, ovvero tale libertà.

Il cristianesimo ci obbliga ad amare gli altri come noi stessi, e ci fa sentire in colpa se non li amiamo.

Io penso che tale obbligo non sia sano né realistico, e che sia contro natura, anche per il semplice fatto che l'amore, come ogni sentimento, è involontario.

Domande per comprendere ogni comportamento umano

Per comprendere il comportamento di qualunque essere umano occorre chiedersi:


  • quali sono i suoi bisogni?

  • quali sono le sue logiche (metodi, tattiche e strategie) per soddisfare i suoi bisogni?

  • con chi si relaziona e interagisce per soddisfare i suoi bisogni?

  • quali bisogni non riesce a soddisfare?

  • quanto è consapevole dei suoi bisogni e delle sue logiche di soddisfazione?


Psicologia: bisogni e logiche di soddisfazione

La psicologia dovrebbe essere lo studio dei bisogni umani e delle logiche consce e ancor più inconsce adottate per la loro soddisfazione.





Libertà vs. logica

A mio parere il cosiddetto libero arbitrio non è libero in quanto noi scegliamo sempre in base ad una logica (conscia o inconscia), e precisamente quella che riteniamo (consciamente o inconsciamente) più adatta e appropriata per soddisfare i nostri bisogni. Insomma la scelta è obbligata in base ai nostri bisogni e alle nostre logiche di soddisfazione. Quindi noi siamo liberi da un punto di vista esterno, ma "regolati" da logiche da un punto di vista interno. Anche se cambiamo una logica lo facciamo seguendo una (altra) logica.

Immaginazione creativa realistica

La meditazione è una specie di immaginazione non creativa. La fantasia è una specie di immaginazione non realistica. La religione è una combinazione di meditazione e fantasia.

L'immaginazione che preferisco è creativa e realistica. Consiste nel prevedere cose nuove possibili, utili, piacevoli e realizzabili.

È un'attività che richiede apprendimento, esercizio, stimoli, e il superamento di inibizioni conformiste, della resistenza al cambiamento e della paura di avventurarsi in percorsi mentali inesplorati e logiche alternative.

Logiche nascoste

Il comportamento di un essere umano segue logiche diverse da quelle che esso presume di conoscere e che dichiara a se stesso e agli altri.

Dobbiamo perciò distinguere le logiche presunte da quelle reali, che sono normalmente nascoste, negate, rimosse, anche perché contraddicono quelle presunte, e sono censurate dall’inconscio in quanto considerate immorali e/o politicamente sconvenienti.

Compito della psicologia e della filosofia dovrebbe essere quello di decifrare, analizzare e interpretare le logiche reali nascoste del comportamento umano.

La colpa di Aristotele

Logica aristotelica: "Se questo è vero, il contrario è falso; non ci sono altre possibilità".

Logica non-aristotelica: "Questo è vero in certi casi, in altri casi è vero il contrario; nulla è vero o falso in assoluto".

(Il corsivo è una mia sintesi, basata sul pensiero di Alfred Korzybski).

Qual'è la vostra logica preferita? Qual'è la logica che usate normalmente, inconsapevolmente?

Per quanto mi riguarda, preferisco la prima ma seguo spesso la seconda. Quanti danni ha fatto Aristotele con la sua logica!

Intelligenza, coscienza, motivazioni, previsioni e logica informatica (se... allora... altrimenti...

Forse la coscienza, l'intelligenza, la volontà, l'inconscio, sono computer biologici che prevedono continuamente le conseguenze di possibili eventi, azioni, decisioni, pensieri propri e altrui (e delle loro mancanze), e determinano motivazioni e sentimenti sulla base dei risultati dei loro calcoli consci e inconsci.

La logica delle previsioni potrebbe essere quella fondamentale di ogni software: se... allora... altrimenti... (if-then-else).

Le previsioni possono essere tanto più complesse e raffinate quanto maggiore è il grado di intelligenza e di cultura del soggetto.

Comprendere l'incomprensibile

Quando sentiamo un discorso, se supponiamo a priori che esso sia sensato, logico, fondato e plausibile, ci sforziamo di comprenderlo, e alla fine necessariamente lo comprendiamo facendo, se necessario, forzature, omissioni, salti illogici, distorsioni e/o attribuendo significati arbitrari e di comodo alle parole usate.

Se invece ammettiamo, sin dall'inizio, che quel discorso possa essere falso, illogico e/o assurdo, allora non abbiamo bisogno di forzature, omissioni, salti illogici, distorsioni o di attribuire significati arbitrari alle parole, e forse per buone ragioni non comprendiamo quel discorso se esso è alla fonte falso, infondato, illogico o insensato.

Meta come meta

La nostra meta dovrebbe essere il livello meta. Infatti, crescere intellettualmente comporta il salire al livello meta in ogni attività mentale in cui ciò sia possibile. Esempi:

  • Metapensiero: pensiero sul pensare.

  • Metaidea: idea sulle idee.

  • Metadomanda: domanda sul fare domande.

  • Metalogica: logica sulle logiche.

  • Metaapprendimento: apprendere ad apprendere.

  • Metaschema mentale: Uno schema mentale di cui fanno parte degli schemi mentali.

  • Metainganno: inganno sull'inganno, ad esempio negare l'inganno.

  • Metaillusione: illusione sull'illusione, ad esempio illudersi di non essere illusi.


Collegamenti e isolamenti neurali e logici

Il sistema nervoso umano è un'immensa rete che collega migliaia di miliardi di neuroni, ovvero una enorme quantità di idee. Tuttavia alcune zone di tale sistema non sono collegate, cioè non si attivano mai simultaneamente, col risultato che sono mutuamente escluse dall'attenzione.

Ciò può essere dovuto a inibizioni post-traumatiche, a proibizioni moralistiche o ad abitudini alla separazione (di contesti, ambiti, categorie, temi, discipline ecc.) apprese in ambienti didattici.

Essere mentalmente liberi e creativi significa non avere preclusioni nei collegamenti neurali, ovvero essere in grado di collegare (logicamente, causalmente, esteticamente ecc.) tutto con tutto, cioè ogni idea con qualsiasi altra, se ciò può rivelarsi utile o piacevole.

Ragione e logiche

La ragione, intesa come verità razionale oggettiva e universale, non esiste. Esistono ragioni, cioè logiche individuali, consce e inconsce, più o meno efficaci ed efficienti, per la soddisfazione dei bisogni propri e altrui. Una di queste logiche, che qui vi propongo, consiste nell'idea che noi umani abbiamo bisogno gli uni degli altri, cioè della reciproca cooperazione, ma che gli altri possono costituire un pericolo, un inconveniente, un ostacolo per la soddisfazione dei nostri bisogni. Ciò è dovuto alla naturale competizione per le posizioni gerarchiche più alte e per le risorse più limitate ed ambite. Le nostre logiche consce dovrebbero essere dunque finalizzate a trovare la relazione ottimale tra noi e gli altri, il giusto compromesso tra il dare e il ricevere, tra il prendere e il lasciare, tra l'egoismo e l'altruismo.

Sul cattivo uso del verbo essere e la tirannia delle parole

Vi consiglio la lettura di questo articolo sul (cattivo) uso del verbo essere, che parla, tra l'altro, del pensiero di Alfred Korzybski, uno dei miei principali maestri, oggi purtroppo dimenticato, e ignorato nel mondo accademico.

Citazione dal documento: "Le reazioni linguistiche, indispensabili per poter comunicare e trasmettere esperienze, pensieri e scoperte da un individuo all’altro e da una generazione all’altra, se non si accompagnano alla consapevolezza della loro natura di “astrazioni” e quindi della loro impossibilità di fungere da sostituto di ciò che intendono rappresentare, finiscono con il generare il fenomeno – sicuramente malsano – della «tirannia delle parole»""

https://agon.unime.it/files/2016/02/0705.pdf

La logica dei teologi

La logica dei teologi è questa: siccome la sacra scrittura è indiscutibilmente buona, giusta e vera (altrimenti non la definiremmo sacra) allora, quando leggiamo brani esplicitamente cattivi, ingiusti e falsi, dobbiamo assumere che queste qualità ripugnanti siano solo apparenti, e che vi sia un modo di interpretare il testo in modo che ciò che è cattivo si dimostri buono, ciò che è ingiusto si dimostri giusto, ciò che è falso si dimostri vero.

I teologi sono fantastici arrampicatori su specchi, ma se si parte dall’assioma che siano persone rispettabili e sapienti, allora dobbiamo credere nelle loro acrobatiche interpretazioni.

Per il credente Dio è un punto di partenza, un assioma. Per l’ateo è un punto di arrivo a cui non si arriva mai.

Sulla razionalizzazione delle reazioni emotive

Nella comunicazione tra due persone, ognuna reagisce alle espressioni, cioè ai messaggi volontari e involontari, dell’altra. Prima che la reazione diventi cognitiva, ovvero razionale, essa è emotiva, e si può ridurre ad un piacere o un dolore, ovvero a una attrazione o una repulsione più o meno grandi.

La persona reagente cerca poi di giustificare razionalmente, cioè di razionalizzare, di spiegare razionalmente, la reazione emotiva.

Nel caso in cui la reazione emotiva è gradevole, la razionalizzazione è del tipo: sono d’accordo, condivido, comprendo, accetto, ci credo ecc.. Nel caso in cui la reazione emotiva è sgradevole, la razionalizzazione è del tipo: non sono d’accordo, non condivido, non comprendo, non accetto, non ci credo ecc..

Successivamente vengono cercati argomenti logici a sostegno della propria razionalizzazione, argomenti che sono spesso affetti da bias cognitivo.

Il problema dell'ambivalenza

L'uomo è un animale ambivalente che però proibisce e condanna l'ambivalenza propria e altrui chiamandola incoerenza, contraddizione, esitazione, errore, tradimento.

Una stessa cosa o persona può essere vera e falsa, buona e cattiva, attraente e repellente, in situazioni diverse e persino nella stessa situazione, ma la nostra cultura aristotelica è polarizzante, premia la scelta decisiva, la presa di parte pro o contro, e punisce i giudizi e i sentimenti ambivalenti considerandoli illogici, assurdi, indecisi, irresponsabili, immorali, infedeli, asociali ecc.

Per la nostra salute mentale e la nostra felicità dovremmo rispettare l'ambivalenza, che ci distingue da tutti gli altri animali ed è una proprietà del pensiero complesso. Infatti, più una persona è semplice o stupida, meno essa è ambivalente.

Blaise Pascal è stato uno dei pochi filosofi che hanno accettato e rispettato l'ambivalenza umana come un dato di fatto naturale.

Gli algoritmi del cuore

Non so cosa intendesse esattamente Pascal dicendo che “il cuore ha le sue ragioni che la ragione non conosce”. Da parte mia, io intendo le “ragioni del cuore” come delle logiche in senso informatico, ovvero algoritmi, che involontariamente e inconsciamente determinano le nostre emozioni, i nostri sentimenti e le nostre motivazioni, e in particolare gioie e sofferenze a seconda delle situazioni, e attrazioni e repulsioni verso particolari persone, oggetti, idee, azioni, messaggi ecc.

Infatti, a mio avviso, i sentimenti e le emozioni non sorgono in modo casuale né in modo sempre uguale, ma come risposte particolari a stimoli (o percezioni) particolari, secondo “programmi” che sono in parte innati e in parte acquisiti.

Tali programmi possono cambiare (entro certi limiti e con certi tempi) nel corso della vita attraverso le esperienze, ed essere modificati volontariamente mediante psicoterapie o autoterapie.

Libertà, caso e necessità

La libertà è per definizione assenza di vincoli, e in natura non esiste qualcosa che non abbia qualche vincolo, nemmeno l'io cosciente e tanto meno l'inconscio. Quindi la libertà è sempre, più o meno, limitata e condizionata.

La libertà è fondata sulla scelta di un agente tra un certo numero di opzioni (margini di libertà). Il problema è dunque non tanto se la libertà esista o non esista, o quanto sia limitata o estesa, ma come avviene la scelta su cui essa si fonda; cioè chi/cosa agisce (cioè effettua) la scelta, e secondo quali criteri/logiche/leggi.

Una scelta non soggetta a criteri/logiche/leggi, è casuale per definizione, in quanto chiamiamo casuali i fenomeni che non seguono criteri/logiche/leggi, oppure che li seguono ad un livello infinitamente piccolo (come nel caso delle dinamiche atomiche, subatomiche e molecolari) e perciò imprevedibile, e comunque non controllabile da un'intelligenza.

Caso e/o necessità. Non c'è altro che spieghi perché avviene ciò che avviene.

Mente, livelli logici e argomenti (agenti mentali)

Cognizioni, sentimenti e motivazioni (che io chiamo indifferentemente soggetti, oggetti, argomenti o agenti mentali) si formano e si esprimono a vari livelli logici, dal più generale al più elementare.

In altre parole, un argomento (cognitivo, sentimentale o motivazionale) di un certo livello logico è tributario (in senso funzionale) di uno o più argomenti di livello superiore ed è "servito" da uno o più argomenti subordinati.

Ogni argomento può dunque essere al tempo stesso soggetto e oggetto di transazioni, ovvero funzionalmente servitore e fruitore rispetto ad altri argomenti.

Ogni argomento ha una o più funzioni in senso biologico e/o sociale.

Gli argomenti di un discorso riflettono la struttura logica della mente di chi lo proferisce.

Gli argomenti sono prevalentemente inconsci, ma alcuni possono essere parzialmente consci. Tuttavia difficilmente ci si rende conto del fatto che un argomento logico è anche un agente mentale che contribuisce automaticamente a determinare il proprio comportamento.

La logica dell'inconscio

L’inconscio funziona secondo una logica, ovvero non a caso e non per una libera volontà interna o esterna. Se non conosciamo o non comprendiamo la sua logica non è tanto perché è inconscia, quanto perché è molto diversa da quella del nostro io cosciente.

Se ci aspettiamo di comprendere la logica dell’inconscio secondo i paradigmi della nostra logica cosciente, saremo sempre delusi, confusi e frustrati. La logica inconscia è infatti molto più rudimentale e arcaica (in termini evoluzionistici) rispetto a quella cosciente.

L’inconscio, infatti, non è analitico e non ha il senso della misura, ma reagisce in modo grossolano a certe percezioni attivando emozioni e sentimenti di attrazione o repulsione univoci, anche se a volte conflittuali.

Per l’inconscio una cosa è buona o cattiva, bella o brutta, vera o falsa, in assoluto, senza mezze misure, sempre o mai, dovunque o in nessun luogo.

L’inconscio funziona come un software che ha come obiettivo la soddisfazione dei bisogni primari del suo portatore, tra cui quello di sopravvivere, di riprodursi e di far parte di una società, con qualunque possibile strategia.

Inconscio e automatismi

Il mio concetto di inconscio è più ampio di quello freudiano (pur includendolo) e in esso io metto qualsiasi automatismo percettivo, logico, pulsionale, psicomotorio, sentimentale, emotivo, omeostatico, metabolico ecc.

Ogni automatismo è regolato da una logica, o software, ovvero da strutture di informazioni passive e attive, e questa logica può essere strutturata in modo più o meno “sano” nel senso di più o meno adatto alla soddisfazione dei bisogni primari della persona., giacché tale è lo scopo delle logiche che animano la vita.

La psicoterapia o l’automiglioramento consistono nell’individuare gli “errori” ovvero i “disturbi” o le “patologie” nelle logiche inconsce, ovvero negli automatismi, e correggere gli "errori" attraverso un opportuno training terapeutico e/o esperienziale fino alla formazione di automatismi alternativi permanenti più adatti, cosa che richiede un certo tempo biologico più o meno lungo, in quanto disimparare è molto più difficile che imparare.

A tale proposito segnalo il libro “Inconscio e ripetizione. La fabbrica della soggettività” di Tiziano Possamai.

The 10 Commandments of Logic


  1. Thou shalt not attack the person’s character, but the argument. (Ad Hominen fallacy)

  2. Thou shalt not misrepresent or exaggerate a person’s argument in order to make them easier to attack. (Straw Man fallacy)

  3. Thou shalt not use small numbers to represent the whole. (Hasty Generalization fallacy)

  4. Thou shalt not argue thy position by assuming one of its premises is true. (Begging the Question fallacy)

  5. Thou shalt not claim that because something occurred before that it must be the cause. (Post Hoc/False Cause fallacy)

  6. Thou shalt not reduce the argument down to two possibilities. (False Dichotomy fallacy)

  7. Thou shalt not argue that because of our ignorance the claim must be true or false. (Ad Ignoratum fallacy)

  8. Thou shalt not lay the burden of proof onto the person who is questioning the claim. (Burden of Proof Reversal fallacy)

  9. Thou shalt not assume that “this” follows from “that” when there is no logical connection. (Non Sequitur fallacy)

  10. Thou shalt not claim that because a premise is popular that it must be true. (Bandwagon fallacy),


Se x, allora z

Ogni logica è basata sul costrutto procedurale «Se x, allora z». Credo che questo valga per il sistema nervoso umano, così come per i computer. L’argomento (x) del «se» può essere una qualsiasi percezione, compresi sentimenti ed emozioni, e in questo la logica di un computer (che non ha sentimenti, né emozioni) differisce da quella di un essere umano. L’argomento del «allora» (z) è invece un’azione.

Infatti, come diceva Henri Laborit, lo scopo del cervello è l’azione, e io penso che sia più corretto dire che il suo scopo è la decisione, o scelta, di quale azione agire, ovvero di quali comandi inviare ai vari organi del corpo.

Insomma le azioni sono determinate da logiche, ovvero da costrutti «Se x, allora z», che insieme costituiscono “programmi”, il cui scopo è la vita, cioè il mantenimento in vita dell’organismo in cui sono memorizzati.

In base a quanto ho scritto sopra, la vita procede secondo cicli del tipo “se faccio certe cose, se mi dedico a certi progetti, se adotto un certo stile di vita, se seguo certi modelli culturali, ecc, allora ne risulterà una gratificazione per me, cioè un piacere, una soddisfazione, un benessere, un miglioramento della mia condizione. Alla fine del ciclo, se la “ricompensa” non arriva, ci si sente frustrati, delusi, depressi, affranti, arrabbiati, angosciati, o altri sentimenti dolorosi o sgradevoli.

In quale fase di quale ciclo mi trovo adesso?

Sul cosiddetto libero arbitrio

Il cosiddetto libro arbitrio non è realmente libero in quanto è finalizzato alla soddisfazione dei bisogni dell'essere vivente che lo esercita, ed è limitato dalle/alle opzioni disponibili in tal senso.

Sebbene in teoria un essere vivente potrebbe fare qualsiasi cosa, in pratica può fare solo una delle cose corrispondenti alle opzioni di comportamento (cioè di interazione) ad esso "note" (consciamente o inconsciamente) e realmente praticabili.

Un essere vivente, infatti, non fa nulla per caso, ma qualsiasi cosa faccia consiste in un comportamento programmato, o nel risultato di una ricerca creativa mirata comunque alla soddisfazione di qualche bisogno programmato.

I bisogni di un essere vivente, come pure i mezzi e le strategie per soddisfarli, sono sempre programmati. Alcuni programmi sono innati, altri appresi nel corso della vita dell'individuo.

Il cosiddetto libero arbitrio è dunque in realtà un arbitrio programmato, in quanto consiste in scelte regolate da programmi. Le logiche di tali programmi tengono conto delle situazioni in cui l'individuo si trova momento per momento, ovvero dello stato di soddisfazione dei vari bisogni, e delle opportunità di soddisfarli, considerate come tali dal proprio sistema nervoso, ovvero dalla mente che in esso risiede. In tal senso si può parlare di omeostasi dei bisogni, e dei sentimenti ad essi associati.

Per concludere, il concetto di libero arbitrio è imprescindibile da quello di bisogno, e lo stesso si può dire del concetto di sentimento.

Livelli logici nelle interazioni

Quando si pensa o si interagisce con enti esterni, lo si può fare a diversi livelli logici, ovvero di astrazione.

Il primo livello, quello più basso, riguarda l’effettiva soddisfazione di un bisogno o il tentativo di soddisfarlo, ovvero uno scambio concreto di energie, informazioni, oggetti, beni o sostanze, come, ad esempio, in un rapporto sessuale, di accudimento, in un servizio, un baratto o un'azione violenta.

Il secondo livello riguarda una prima astrazione dell’interazione con un certo interlocutore, ovvero una discussione sulle possibili transazioni, che può comportare la negoziazione di una particolare interazione.

Il terzo livello riguarda la relazione continuativa con una certa persona o entità, ovvero una tipologia di interazioni possibili con essa e il loro svolgimento nel tempo e nello spazio.

Il quarto livello riguarda una tipologia di relazioni con qualunque cosa, persona o entità concreta o astratta nell'universo, a qualunque livello di astrazione.

Ogni umano è caratterizzato dal livello logico massimo a cui è in grado di pensare e interagire. Tale livello può cambiare con l'educazione, l'esercizio della filosofia e le esperienze.

Quando si dialoga, è importante che gli interlocutori comunichino allo stesso livello logico, altrimenti è difficile che si comprendano.

Credo che questa riflessione, ispiratami dalla lettura di Gregory Bateson ("tipi logici", "livelli di apprendimento" ecc.), appartenga, ovvero pertenga, al quarto livello logico.

Sull'inefficacia del principio di non contraddizione

Un esempio di inefficacia del principio aristotelico di non contraddizione? La nocività o sicurezza dei vaccini. Secondo il principio di non contraddizione, un vaccino è nocivo “O” sicuro, non può essere al tempo stesso nocivo “E” sicuro. 

Dopo che una persona si è fatta vaccinare, passato un certo periodo di tempo, si saprà se per essa ci sono stati effetti nocivi, di che tipo e in quale misura. Secondo la logica non-aristotelica, il vaccino è a priori nocivo e sicuro al tempo stesso, perché in certi casi non ha effetti nocivi e in altri casi li ha. Dipende.

Nella logica non aristotelica ad ogni affermazione (che non sia una formula matematica o una convenzione condivisa) va aggiunto “dipende” o “in certi casi” o “in una certa misura”. Da cosa dipende, ovvero in quali casi, e in quale misura un vaccino è sicuro o nocivo? Dipende dal tipo di vaccino, dalla costituzione fisica e dalla salute pregressa del vaccinato, dallo stato di conservazione del vaccino, dell'effetto nocebo, ecc. Inoltre bisogna tener conto della gravità degli eventuali effetti nocivi. Se essi si riducono ad un mal di testa o a un raffreddore, essi vengono trascurati.

A posteriori viene fuori che in una certa percentuale statistica un certo vaccino è stato nocivo in modo "abbastanza" grave. Questa percentuale può essere  più o meno grande. Se la percentuale è molto bassa (per esempio meno di dieci casi su un milione), si può dire, per convenzione, che il vaccino sia sicuro, altrimenti si può dire, sempre per convenzione, che esso sia nocivo. Tuttavia, a priori, quel vaccino è sicuro e nocivo allo stesso tempo.

La contraddizione come conflitto, arma di competizione, minaccia  e catastrofe esistenziale

Contraddire un discorso equivale a dire che esso è falso, cioè che afferma come vere cose non vere o inesistenti.

Ogni umano ha paura di essere contraddetto da altri o di contraddire se stesso, perché ogni contraddizione equivale ad una diagnosi di stupidità, di ignoranza, di incapacità o di mala fede.

Ciò è dovuto al fatto che dimostrare di essere stupido, ignorante, incapace o bugiardo implica dimostrare di non essere degno di far parte della società (o di esserlo meno di altri) e per l’inconscio essere esclusi dalla società equivale ad una condanna a morte.

Una contraddizione costituisce un conflitto tra due affermazioni, che si negano e tendono a distruggersi reciprocamente, e,  di riflesso, un conflitto tra i due agenti che le sostengono. Questi possono essere due persone oppure l’io cosciente e l’inconscio, due componenti dell’io cosciente, o due componenti dell’inconscio.

Gli esseri umani non perdono occasione per contraddirsi l’un l’altro, per dimostrare di saperla più lunga degli altri, di essere più degni di altri di far parte della società. Cercano in tal modo di dimostrare di essere più autorevoli e perciò di meritare un posto più alto di altri nella gerarchia dell’intelligenza e della dignità sociale. La contraddizione tra umani è dunque uno strumento di competizione sociale.

Per quanto riguarda la coscienza di se stessi, rendersi conto di fare affermazioni contraddittorie induce a perdere la fiducia in se stessi, e questa perdita è per l’individuo una catastrofe esistenziale. Infatti non aver fiducia in se stessi implica non poter contare su se stessi, sulle proprie capacità cognitive, ed essere esposti ad ogni derisione, disprezzo ed emarginazione da parte di coloro che dimostrano meno auto-contraddizioni.

La puara della contraddizione corrisponde a ciò che io chiamo "bisogno di coerenza", essendo la coerenza il contrario della contraddizione.

Per concludere, la contraddizione può essere un’arma di competizione e una minaccia di emarginazione sociale. Per questo siamo tutti così preoccupati di non “cadere” in qualche contraddizione e di non essere contraddetti dagli altri. Insomma, la contraddizione è una delle maggiori causa di ansia per gli esseri umani.

Emozioni anticipate

Le emozioni umane [1] possono essere suscitate non solo da situazioni contestuali, come un premio o una punizione ottenuti nel presente, ma anche da situazioni e condizioni previste, e quindi attese, (consciamente o inconsciamente) in un momento futuro.

Suppongo infatti che nella mente umana esista qualche meccanismo automatico e involontario di previsione (ovvero anticipazione) di piaceri e dolori, vantaggi e svantaggi, ricompense e punizioni sociali ecc. capace di suscitare emozioni come se le situazioni previste fossero attuali.

L'uomo infatti, a differenza degli altri animali, è capace di vivere una realtà virtuale, immaginaria, simulata, prevista, non solo cognitivamente, ma anche emotivamente e "motivamente", nel senso che può essere accompagnata da emozioni e motivazioni "reali".

È per questo che possiamo sentirci euforici, depressi, ansiosi, terrorizzati, malinconici, allegri, soddisfatti, insoddisfatti anche senza che sia avvenuto "realmente" qualcosa che lo giustifichi, se non una previsione (prefigurazione o anticipazione) conscia o inconscia di situazioni o eventi desiderati o indesiderati.

Ad esempio, il senso di colpa rientra, a mio parere, in tale processo anticipatorio. Suppongo infatti che esso consista nella previsione (fatta da un meccanismo involontario) di una punizione da parte di un'autorità (o di un'intera comunità) per un comportamento ritenuto (consciamente o inconsciamente) immorale o asociale. Il concetto freudiano di "super-io" mi sembra corrispondere a tale meccanismo.

Nel prevedere un evento futuro si possono fare due tipi di errore: considerare probabile qualcosa di improbabile, e considerare nocivo qualcosa che non lo è. Ovviamente le previsioni possono essere influenzate anche da esperienze passate più o meno felici.

Quando proviamo un'emozione che ci sembra non giustificata razionalmente dovremmo pertanto chiederci da quale logica anticipatoria essa potrebbe essere suscitata. Ricostruendo tale logica (in una sorta di "reverse engineering") possiamo valutare razionalmente la sua validità (cioè attendibilità) ed eventualmente correggerla alla luce di considerazioni razionali.

Nota 1: in questo articolo per "emozione" s'intende sia "emozione" che "sentimento".

Logica, pensiero, classi, appartenenze

Una logica (cioè un pensiero, giacché un pensiero è sempre un esercizio logico) definisce certe classi di enti, stabilisce l'appartenenza di certi enti a certe classi e trae le "logiche" conseguenze cognitive ed emotive nella considerazione degli enti considerati.

"Essere" significa infatti "appartenere" a certe classi, e può essere coniugato nelle sei persone grammaticali come segue.

  • Io appartengo a certe classi, dunque io sono certe cose.

  • Tu appartieni a certe classi, dunque tu sei certe cose.

  • Esso/essa appartiene a certe classi, dunque esso/essa è certe cose.

  • Noi apparteniamo a certe classi, dunque noi siamo certe cose.

  • Voi appartenete a certe classi, dunque voi siete certe cose.

  • Essi/esse appartengono a certe classi, dunque essi/esse sono certe cose.

Ogni essere vivente costruisce le sue classi secondo le proprie esperienze e i propri interessi, e le usa secondo i propri bisogni e desideri.

Le classi sono gli elementi logici fondamentali di ogni modello di pensiero, giacché il pensiero non è normalmente libero, ma segue dei modelli logici.

Allo scopo di diffondere e condividere una certa conoscenza della realtà, le culture e le scienze tentano di costruire classi universali, cioè modelli di "verità" uguali per tutti, e non mutevoli, ma le classi che propongono sono tra loro discordi, incomplete, fallibili, favoriscono interessi particolari più o meno onesti, e sono in continua evoluzione. Ciò avviene perché le classi sono prodotte e usate da menti umane per soddisfare i bisogni dei propri corpi, secondo le proprie esperienze.

Chiediamoci dunque quanto siano valide ed efficaci le classi che usiamo quando pensiamo, rispetto alla soddisfazione dei bisogni nostri e altrui.

Sulla logica

Definizione di “logico” dal vocabolario Treccani (sono qui omessi i significati riguardanti la matematica e l’elettronica):

  • che riguarda la relazione e la concatenazione delle idee, la coerente derivazione di una dall’altra

  • che è conforma alla logica e, in senso più ampio, che si attiene ad un coerente, ordinato e conseguente modo di ragionare e di disporre i fatti, le idee, le nozioni

  • razionale, conforme alla ragione, al buon senso

Definizione di “logica” dal vocabolario Treccani:

  • Nel pensiero greco classico, la scienza del logos, ossia del pensiero in quanto viene espresso; in particolare, in Aristotele, teoria della connessione tra proposizioni (cioè del sillogismo, argomentazione che consta di due premesse e di una conclusione), che si generalizza in seguito come la teoria o l’indagine relative alle condizioni di validità dei procedimenti di inferenza di un giudizio da un altro.

In informatica, “logica” è sinonimo di programma, algoritmo, procedura, ovvero sequenza di passi eseguiti da un calcolatore in ciascuno dei quali viene eseguita un’operazione o viene fatta una domanda o un test dalla cui risposta dipende un’operazione o un’altra (se è verificata una certa condizione fai una certa azione, altrimenti non fare nulla, o fai una certa altra azione). Una logica informatica costituisce quindi un processo decisionale dove vengono prese delle decisioni in base a delle situazioni. Io credo che qualcosa di simile avvenga anche nella mente umana, sia in quella conscia che in quella inconscia.

È importante distinguere una logica “binaria”, da una logica "non binaria" ovvero misurata, probabilistica o a grandezze continue.

Nella logica binaria la situazione in base alla quale viene presa una decisione ha solo due stati possibili (vero o falso), come pure l’azione da eseguire (fare o non fare una  certa cosa).

Nella logica non binaria, ovvero misurata o probabilistica, la situazione in base alla quale viene presa una decisione ha un numero di valori non finito, in un continuum da un minimo a un massimo, così come l’azione da fare può essere ponderata (in un continuum da un minimo ad un massimo) in funzione della misura della situazione, ovvero della variabile indipendente usata come criterio decisionale.

La mente umana, specialmente quella inconscia, tende a fare valutazioni e prendere decisioni in senso binario (vero/falso, ovvero sempre vero o sempre falso, fare o non fare, ovvero fare completamente o non fare affatto). La mente razionale scientifica, invece, fa normalmente valutazioni, previsioni e prende decisioni in senso probabilistico, ovvero “misurato”.

Elogio delle contraddizioni

Quasi tutti temiamo le contraddizioni. Infatti, quando critichiamo qualcuno, cerchiamo e mettiamo in evidenza le sue contraddizioni (anche quando non ci sono o sono solo apparenti), mentre cerchiamo di dimostrare che nei nostri ragionamenti non ve ne sono. Infatti crediamo che una contraddizione in un pensiero sia indice di errore, di stupidità o di follia del pensatore.

Aristotele, col suo principio di non contraddizione, anche detto del "terzo escluso", ha trasformato il timore della contraddizione in una solida teoria filosofica e ne ha fatto un fondamento della cosiddetta verità.

In realtà, a mio parere, un pensiero che non ammette contraddizioni è falso, in quanto deforma e semplifica la realtà rappresentandola in modo riduttivo, e perciò illusorio. Infatti il principio di non contraddizione non si applica alla realtà in sé, ma al linguaggio che la descrive, il quale è sempre riduttivo se afferma qualcosa in modo assoluto, cioè senza specificare i limiti e le condizioni di validità dell'affermazione stessa.

Prendiamo ad esempio una moneta. Una persona X dice che quella moneta reca l’immagine di una certa persona A, mentre una persona Y dice che quella moneta reca l’immagine di una certa persona B diversa da A. Una persona Z dice che se X ha ragione, Y ha necessariamente torto, e viceversa. Ebbene, Z è in errore perché X e Y potrebbero avere entrambe ragione, cioè aver detto entrambe la verità, pur essendo le loro affermazioni contraddittorie. Infatti la moneta, essendo dotata di due facce, potrebbe recare in una faccia l’immagine di A e nell’altra l’immagine di B.

Qualsiasi affermazione dipende da certe presupposti (cioè condizioni, contesti, situazioni, assiomi ecc.). Questi possono essere di vario tipo: semantici, culturali, temporali, spaziali, quantitativi, statistici, visuali, strutturali ecc.  Ne consegue che un’affermazione può essere contraddetta da una opposta se esse sono basate su presupposti diversi o indefiniti, cioè se partono da punti di vista diversi.

Infatti, pensieri e affermazioni non possono abbracciare e descrivere l’intera realtà (in ogni spazio, in ogni tempo, in ogni contesto ecc.), ma solo una piccola parte di essa. Tuttavia normalmente non ci preoccupiamo di definire i limiti dell’ambito dei nostri pensieri, e sarebbe comunque difficile, anche volendo, definire tali limiti. In altre parole, dietro ogni testo (cioè dietro ogni affermazione) c’è un contesto che raramente viene definito, né esplicitamente né implicitamente.

Insomma, le contraddizioni all'interno di un discorso o nel confronto tra due discorsi sono normali e sane, mentre l’assenza di contraddizioni è a mio avviso indice della fallacia e/o dell'incompletezza di qualunque affermazione che non sia corredata da complementi di informazione circostanziali, condizionali, relativi o limitativi.

Per quanto ne so, il primo autore che ha messo in discussione il principio aristotelico di non contraddizione è stato Alfred Korzybski, con la sua “semantica generale” e la sua “logica non-aristotelica”. Purtroppo il pensiero di Korzybski non ha ottenuto i riconoscimenti e la diffusione che merita, forse perché mette in discussione le fondamenta epistemologiche della cultura accademica, in quanto basata sulla logica aristotelica.

Così, ancora oggi, noi umani litighiamo contraddicendo e/o accusando l'un l'altro di contraddizioni, senza accorgerci del fatto che la nostra paura delle contraddizioni ci induce in errore.

A mio parere, i filosofi più illuminati sono quelli che amano, coltivano e cercano le contraddizioni in ogni discorso, in quanto indizi di verità e di completezza.

Cosa ci dice Gregory Bateson nel suo libro “Dove gli angeli esitano”

Cosa ci ha voluto dire Gregory Bateson con il suo ultimo libro “Dove gli angeli esitano”, scritto poco prima di morire? Qualche giorno fa mi sono posto questa domanda in modo perentorio e questa è la mia risposta, che vorrei condividere con voi, anzi, mettere in discussione con voi.

Dagli aneddoti e dai metaloghi sul senso del sacro narrati nel libro, mi sembra che emerga un conflitto molto profondo, direi esistenziale, tra due concezioni della ragione, l’una che la considera come una risorsa, l’altra come una minaccia, per la vita e la società.

Il sacro è considerato (da chi lo riconosce come tale) una cosa di importanza vitale, assoluta e fondamentale, insostituibile, indiscutibile, non un diversivo, non uno dei tanti aspetti della vita, non un’opzione tra tante. Il sacro, sia come idea, sia nelle sue manifestazioni rituali, è visto dai suoi adoratori come qualcosa a cui rivolgersi per conservare e difendere la propria identità e integrità non solo morale e sociale, ma direi perfino sistemica.

Contro chi questa integrità vuole difendersi? Semplicemente contro la ragione, la razionalità, il ragionare, la logica, il giudizio critico, l’utilitarismo e cose di questo genere. A tal proposito ritengo che gli esseri umani possano essere sommariamente divisi in due grandi categorie: i razionalisti e gli spiritualisti, gli uni contro gli altri armati.

La questione fondamentale che sottende il libro, a mio avviso, riguarda il valore e il disvalore della ragione, il bene e il male che da essa può scaturire. La posizione di Gregory a tale riguardo credo sia “centrista” non essendo lui né razionalista né spiritualista (o essendo entrambe le cose) , anche se era spesso considerato spiritualista dai razionalisti e razionalista dagli spiritualisti. A tal proposito voglio azzardare l’ipotesi che Gregory abbia scritto “Dove gli angeli esitano” proprio per riequilibrare la sua posizione, troppo sbilanciata a favore del razionalismo nelle pubblicazioni precedenti, con particolare riguardo alla sua celebrazione della cibernetica.

Non vi è dubbio che gli enormi danni che l’uomo ha fatto all’ambiente naturale e a se stesso siano imputabili alla sua ragione, in quanto libera dai vincoli della natura stessa. Voglio dire che, in un certo senso, la ragione è contro-natura (compresa la stessa natura umana), in quanto considera la natura una sua proprietà di cui può disporre come vuole, ignorandone le esigenze.

Gli obiettivi della ragione sono essenzialmente utilitaristici. Si tratta di risolvere dei problemi e di soddisfare dei bisogni con la massima produttività, ovvero col massimo risultato, il minimo sforzo/costo e nel minimo tempo, senza limiti, senza impedimenti, anzi, superando senza esitazione ogni limite e impedimento che dovessero presentarsi.

Non è così che funziona la natura. Infatti l’evoluzione naturale procede casualmente senza seguire alcuna logica o finalità, se non quelle scritte nei codici genetici, mutabili molto raramente e casualmente. Tuttavia, mentre l’evoluzione naturale assicura una certa stabilità alle specie che sopravvivono, la ragione può essere molto distruttiva in tempi brevi, specialmente a causa della competizione tra gli esseri umani, che, al fine di prevalere gli uni sugli altri, possono usare mezzi sempre più potenti e distruttivi, di cui nessun’altra specie vivente può disporre.

D’altra parte il progresso umano, ovvero l’evoluzione culturale, sono interamente dovuti alla ragione. Di conseguenza, a mio giudizio, con qualche eccezione, i razionalisti coincidono tipicamente con i progressisti, e gli spiritualisti con i conservatori. Infatti il sacro si alimenta con i propri riti, che non hanno nulla di creativo, di progressista, sono perfettamente e assolutamente ripetitivi e conservatori, come dogmatiche sono le relative credenze.

L’ordine sociale e morale degli spiritualisti (cioè dei fautori del sacro) è di natura sostanzialmente sentimentale/emotiva, vale a dire fondato sull’amore e sul timore, sulla venerazione dell’autorità religiosa e sulla sottomissione intellettuale ad essa. L’ordine sociale e morale dei razionalisti (cioè dei detrattori del sacro) è invece di natura essenzialmente logica e utilitaristica. Ne consegue una difficoltà di convivenza e di cooperazione tra persone che non appartengono alla stessa categoria “esistenziale”.

Dopo questa lunga digressione, torno alla domanda con cui ho esordito: cosa ci vuole dire Gregory con le pagine che stiamo leggendo? Ebbene, in poche parole, credo ci voglia dire che la ragione deve guardarsi da se stessa e muoversi con cautela, esitando ogni volta che propone qualche cambiamento ad un sistema (sia naturale che culturale) che si è formato senza di essa o con poco di essa, perché il cambiamento potrebbe rompere un’integrità che la ragione stessa potrebbe non essere in grado di sostituire con una più sana e altrettanto forte.

Tuttavia, per Bateson (e anche per me) la ragione non va demonizzata, non va combattuta in quanto ragione, ma va educata al rispetto della natura, compresa la natura umana, compreso il rispetto del sacro, perché senza il contributo della ragione il sacro da solo ci riporterebbe indietro nell’evoluzione culturale.

Sul pensiero logico

Tra i vari modi in cui un umano può pensare ce n’è uno che chiamerei «pensiero logico».

Si tratta di una sequenza tipica della logica dei sistemi informatici, avente la struttura “if-then-else”, cioè: se una certa ipotesi X è vera, allora sono vere certe conseguenze Y, altrimenti sono vere certe altre conseguenze Z.

Il pensiero logico risponde a domande come le seguenti:

  • Se cado da un’altezza di 20 metri, quali saranno le conseguenze?

  • Se sposo la persona X quali saranno le conseguenze? E se non la sposo?

  • Se supero un certo esame universitario, quali saranno le conseguenze? E se non lo supero?

  • Se vinco un terno al lotto, quali saranno le conseguenze? E se non lo vinco?

  • Se ciò che X dice è vero, quali sono le conseguenze? E se ciò che X dice è falso?

  • Se Y crede che ciò che X dice è vero, quali sono le conseguenze? E se Y crede che ciò che X dice è falso?

Nel pensiero logico è dunque fondamentale il concetto di verità, nel senso dell’essere e del non essere, dell’accadere e del non accadere, del verificarsi e del non verificarsi di una certa condizione, situazione, fatto o ipotesi.

Nel pensiero logico è anche fondamentale il concetto di conseguenza, nel senso di verità causata. Una logica può essere dunque definita come una relazione di causalità tra due verità: una verità causante e una verità causata.

Per quanto sopra, possiamo dire che una logica è giusta, o corretta, se è vero che ad una certa verità consegue una certa altra verità sempre e comunque, oppure solo in certi contesti.

Il pensiero logico può anche procedere al contrario, cioè, dato una certa verità, stabilire quale altra verità l’abbia causata.

Riepilogando, il pensiero logico esprime un rapporto di causalità tra due verità.

Qual è l’utilità di stabilire un rapporto di causalità tra due verità? Un’utilità è quella di prevedere il futuro date certe condizioni, cosa fondamentale per la sopravvivenza e per la soddisfazione dei bisogni. Un’altra utilità è quella di agire su certe cause (eliminandole o modeandole) per evitare il ripetersi di certe conseguenze.

Mentre esercitiamo il pensiero logico, la logica che applichiamo non è quasi improvvisata, né casuale, ma è normalmente la replica di un rapporto di causalità predefinito, cioè memorizzato nella nostra mente.

In altre parole, il pensiero non è quasi mai originale, ma è quasi sempre la ripetizione consapevole o inconsapevole di un “pensiero” inconscio, tratto dalla “mappa mentale”. Con tale nome intendo un deposito di “nozioni” (concetti, parole, forme, sensazioni ecc.) tra loro collegate da relazioni causali.

Una nozione può essere collegata causalmente ad una o più altre nozioni in modo monodirezionale o bidirezionale. Il collegamento causale monodirezionale tra una nozione A e una nozione B implica che A è la causa di B, o il contrario, a seconda della direzione. Se il collegamento causale tra A e B è bidirezionale, la relazione è circolare, nel senso che A è causa di B, ma B è allo stesso tempo causa di A. In altre parole, nel collegamente bidirezionale le nozioni si influenzano reciprocamente.

Una delle due nozioni collegate causalmente può essere un’emozione. In tal caso possiamo dire che la nozione A causa l’emozione B, laddove una nozione può consistere in un evento o in una situazione. Analogamente si può dire che un’emozione A può causare un evento o una situazione B.

Una delle due nozioni collegate causalmente può essere una motivazione. In tal caso possiamo dire che la nozione A causa la motivazione B, oppure che la motivazione A causa la nozione B.

Io chiamo “mappa cognitivo-emotivo-motiva” la mappa mentale sopra definita, intendendo per “nozione” (cioè per qualsiasi elemento della mappa) un oggetto concreto o astratto, una persona, un evento, una situazione, un’emozione o una motivazione.

Riepilogando, ogni nozione (di qualsiasi tipo) può essere collegata causalmente (nella memoria conscia o inconscia del soggetto) con una o più altre nozioni di qualsiasi tipo, in modo monodirezionale o bidirezionale, e il pensiero logico consiste nella rievocazione sequenziale di alcune di tali nozioni e dei relativi collegamenti.

Naturalmente, i collegamenti causali memorizzati nel cervello di un certo individuo possono essere più o meno realistici, ovvero più o meno veri. Possiamo dire che costituiscono verità presunte per l’individuo in cui si sono costruite.

Da tali collegamenti dipende il comportamento dell’individuo, ovvero le sue scelte comportamentali, dato che l’individuo sceglie normalmente di comportarsi in modo da ottenere conseguenze desiderate piuttosto che indesiderate. Il calcolo delle conseguenze per ogni opzione di comportamento dipende dunque dalla mappa cognitivo-emotiva-motiva del soggetto.

In tale ottica si potrebbe dire che la saggezza è la capacità di calcolare correttamente le conseguenze delle diverse situazioni e dei diversi comportamenti, vale a dire di non considerare negative conseguenze che sono in realtà positive, e viceversa, e di dubitare che una conseguenza abbia una sola causa, o che una causa abbia una sola conseguenza.

Per concludere, chi desidera aumentare il proprio grado di saggezza dovrebbe chiedersi se i suoi “calcoli consequenziali” siano corretti o errati, e se possano essere migliorati. In altre parole il cultore della saggezza dovrebbe chiedersi: è proprio vero che ad A consegue B? Oppure: è proprio verso che solo A è causa di B? Oppure: è proprio vero che ad A consegue soltanto B?