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Una stampante 3D è una dimostrazione pratica di come certe informazioni possano dare forma alla materia. Un'altro esempio è il DNA. Altri esempi sono le religioni, le ideologie, gli insegnamenti e i costumi, che danno forme alla storia umana.
Una materia può avere una forma che può essere automaticamente percepita da una mente, che da essa può automaticamente trarre una informazione a cui può automaticamente associare un certo valore e provocare automaticamente una certa reazione che dipende dal valore associato.
Il fenomeno della masturbazione è di grande importanza filosofica in quanto rivela come certi pensieri, o la visione di certe immagini, possono provocare reazioni fisiologiche identiche a quelle provocate da interazioni fisiche reali con persone reali. In altre parole, l'immaginazione può causare cambiamenti fisici nel corpo dell'immaginatore. Insomma, l'informazione, sebbene immateriale, può trasformare la materia.
La vita è il risultato di particolari relazioni e interazioni tra certi tipi di informazione e certi tipi di materia.
La vita ha dunque bisogno (ovvero necessità) di informazione (di particolari tipi di informazione) e di materia (di particolari tipi di materia).
L'informazione "informa", ovvero dà forma alla materia, la rende viva.
La vita nasce, si sviluppa e si mantiene solo se certi tipi di informazione interagiscono in certi modi con certi tipi di materia.
D'altra parte l'informazione ha bisogno (ovvero necessità) di materia per essere scritta e comunicata.
La vita inizia grazie all'informazione costituita dal codice genetico, nel quale sono scritte le relazioni tra informazioni e materie che permetteranno alla vita stessa di svilupparsi, evolversi, riprodursi e poi estinguersi per consentire la vita delle sue riproduzioni.
L'uomo evoluto, ovvero il saggio, è colui che "sa" di quali tipi di informazione e di quali tipi di materia ha bisogno, di quali non ha bisogno e quali gli sono nocivi. Il saggio è dunque colui che "sa" vivere, ma anche morire al momento giusto.
Secondo voi, perché spesso spiritualisti e materialisti si snobbano o si disprezzano reciprocamente? Che male fanno gli spiritualisti ai materialisti se i primi si limitano a credere che dopo la morte risusciteranno e saranno immortali e premiati con un soggiorno eterno in paradiso? Ovviamente nessuno. E che male fanno i materialisti agli spiritualisti se i primi si limitano a pensare che dopo la loro morte nulla resterà di loro se non degli atomi che si ricombineranno in altri modi? Ovviamente nessuno. E allora come spiegare l’ostilità tra le due categorie di persone?
Mi sono venute in mente tre ipotesi di risposta, che possono essere mutuamente esclusive o sommabili.
La prima ipotesi è che i membri di ciascuna categoria presumono di essere stati precedentemente snobbati o disprezzati da quelli dell’altra. In altre parole le due categorie si snobbano o si disprezzano reciprocamente per una sorta di reazione difensiva, in quanto attribuiscono all'altra il primo atteggiamento sprezzante.
La seconda ipotesi è più complessa ma forse più convincente.
Io suppongo infatti che il motivo dell'ostilità sia logico-razionale, sistemico, competitivo e inconscio, e cercherò di spiegarlo con un esempio. Prendiamo due persone A e B, che la pensano in modo opposto in tema di finitudine e di spiritualità. In A avviene questo “ragionamento inconscio”: se B avesse ragione e io torto, allora B sarebbe superiore a me intellettualmente e perciò B sarebbe titolato a occupare posti più alti rispetto al mio nella gerarchia della comunità. Questa prospettiva è sgradita ad A, che perciò si sforzerà di dimostrare di aver ragione e che B ha torto, per dedurre da ciò una propria supremazia intellettuale. Un ragionamento inconscio analogo a parti invertite avviene in B. Insomma ipotizzo che si tratti di una questione di competizione per "meritare" i posti più alti, più prestigiosi e di maggior potere nella gerarchia formale o informale della comunità.
Una terza ipotesi, ispirata dalla lettura di “Massa e potere” di Elias Canetti, è che i due gruppi rivali vedono ciascuno nell’altro un pericolo per la conservazione e l’integrità del proprio gruppo sociale (caratterizzato da una certa credenza e fondato su di essa), col rischio di restare orfani del gruppo stesso, isolati socialmente, e di frustrare in tal modo il proprio bisogno di appartenenza sociale.
Che ne dite di queste mie ipotesi?